ARCHIVIO ONLINE di Marco BAVA , per un Nuovo Modello di Sviluppo

 

 

 

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Marco Bava: pennarello di DIO, perseverante autodidatta con coraggio e fantasia , decisionista responsabile.

 

 

Il regolamento (UE) 2021/953 del 14 giugno relativo all'introduzione del certificato COVID digitale esclude l'obbligo vaccinale stabilendo anzi il principio di non discriminazione di coloro che non sono vaccinati, specificando che il possesso di un certificato di vaccinazione non deve costituire una condizione preliminare per l'esercizio del diritto di libera circolazione.

Tuttavia la scelta del governo francese – che altri Stati (come quello italiano) hanno annunciato di voler replicare – di prevedere l'obbligatorietà del passaporto sanitario per l'accesso a ogni luogo con più di 50 persone introduce una discriminazione nei fatti, in quanto impone delle restrizioni allo svolgimento della vita quotidiana dei cittadini, come l'ingresso in bar, negozi, trasporti pubblici, e così via.

Lo svolgimento di tali attività infatti costringerebbe il cittadino a sottoporsi a test per la rilevazione del SARS-CoV-2 con una frequenza insostenibile dal punto di vista sia organizzativo sia economico (visto che in nazioni come l'Italia il costo del tampone è a carico del cittadino), non lasciando dunque altra soluzione che la vaccinazione.

Alla luce di ciò si chiede dunque alla Commissione se misure come quelle annunciate dal governo francese non costituiscano una violazione del principio di non discriminazione più volte assicurato dalla stessa Commissione ed esplicitato nel sopra menzionato regolamento 2021/953.

 

 

QUANDO  FINALMENTE SI SCOPRIRA' CHE IL VACCINO PER IL COVID NON VACCINA PERCHE'  IL VIRUS E' ANTIGENICO, NON ACCETTA VACCINI, E CHE IL DECRETO sul GREEN PASS DRAGHI e' illegale e antidemocratico, secondo il regolamento (UE) 2021/953 che stabilisce  il principio di non discriminazione di coloro che non sono vaccinati, specificando che il possesso di un certificato di vaccinazione non deve costituire una condizione preliminare per l'esercizio del diritto di libera circolazione, continueranno a decidere quelli che ora sbagliano. E' successo in Italia depo il fascismo per mantenere il contrtollo da parte degli antifascisti con gli ex fascisti. Ecco perche' l'ITALIA e' il paese dei signorsi. Le maggioranze hanno tutti i poteri mentre le minoranze hanno il solo potere di liberta' di manifestazione del dissenso. A chi manifesta e' stato imposto il green pass , non si puo' anche imporre come quando manifestare ! Quanti fumatori ci sono fra gli infetti e morti di Covid ? Non lo vogliono dire. Perche' ?

Mb

Commissione Dubbio e Precauzione | Live streaming [08|12|2021]

https://youtu.be/_ZLFlY7y_2w

UN NUOVO PARTITO PER IL GOVERNO DELLA DEMOCRAZIA

La scienza avanza sempre ed è venuto in nostro aiuto un altro virus. È la combinazione dei batteri e del virus che insieme riesce a dare la malattia. E sin dall’inizio il lavoro di alcuni ha dimostrato che un antibiotico avrebbe potuto fermare il virus. I virus non sono sensibili agli antibiotici. Era un batterio e questo batterio è stato trovato da una equipe italiana, dal dottor Carlo Brosnia. E si tratta di lavori recenti che non sono ancora stati pubblicati. Ci sono già delle immagini ? Ci sono delle immagini di batteri intestinali pieni di virus. Questa è una malattia nata da batteri e virus che va combattuta anche con l’igiene ?

 Non è solo il vaccino a curare: è una combinazione di cure che curerà questa malattia. Questo vaccino non cammina da solo. C’è stato un enorme errore di strategia. Contrariamente a quello che era stato detto, questi vaccini non proteggono assolutamente. È quello che sta venendo fuori piano piano. Questo è riconosciuto a livello scientifico oggi ? Non sono solo gli esperimenti scientifici che lo dicono ma anche gli esami sui malati ? Invece di proteggere, può succedere che favorisca altre infezioni ? La proteina che è stata utilizzata nei vaccini in realtà è tossica ?

 

 

COSTITUZIONE ITALIANA

Articolo 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale [cfr. XIV] e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso [cfr. artt. 29 c. 2, 37 c. 1, 48 c. 1, 51 c. 1], di razza, di lingua [cfr. art. 6], di religione [cfr. artt. 8, 19], di opinioni politiche [cfr. art. 22], di condizioni personali e sociali.

E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Articolo 4

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Articolo 32

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

 

Fonti di finanziamento della FONDAZIONE GIMBE

La Fondazione GIMBE è un’organizzazione indipendente senza scopo di lucro e non riceve alcun finanziamento pubblico.

La Fondazione GIMBE realizza i propri scopi statutari grazie a:

Abbiamo lavorato con...

Fondazioni

Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus
Fondazione Poliambulanza - Istituto Ospedaliero
Fondazione Roma Sanita'
 

Internazionali

Istituto per la Sicurezza Sociale
 

Enti e Organi del SSN e della PA

Agenas
Agenzia Sanitaria Regionale Emilia Romagna
Istituto Superiore di Sanità
Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna G. Pegreffi
Sardegna Ricerche
 

Università

Università degli Studi di Bologna - Facoltà di Medicina e Chirurgia
Università degli Studi di Catania - Facoltà di Medicina e Chirurgia
Università degli Studi di Firenze - Scuola di Specializzazione in Pneumologia
Università degli Studi di Messina - Scuola di Specializzazione in Pediatria
Universita' degli Studi di Milano - Facolta' di Medicina e Chirurgia
Universita' degli Studi di Padova
Università degli Studi di Padova - Facoltà di Medicina e Chirurgia
 

Aziende Sanitarie Locali

ASL 1 Imperiese
ASL 2 Savonese - Ospedale Santa Corona
ASL 3 Genovese
ASL 4 Chiavarese
ASL di Milano
ASL NO
ASL Oristano
ASREM - Azienda Sanitaria Regionale Molise
ASS n.2 Isontina
ASUR Zona Territoriale 13 Ascoli Piceno
Azienda per i Servizi Sanitari n. 4 Medio Friuli
Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari Provincia Autonoma di Trento
Azienda Sanitaria dell'Alto Adige
Azienda Sanitaria dell'Alto Adige - Comprensorio Sanitario di Bolzano
Azienda Sanitaria Firenze
Azienda Sanitaria Locale 2 - Lanciano - Vasto - Chieti
Azienda Sanitaria Locale 8 Cagliari
Azienda Sanitaria Locale BN1
Azienda Sanitaria Locale di Carbonia
Azienda Sanitaria Locale di Lanusei
Azienda Sanitaria Locale di Matera
Azienda Sanitaria Locale Teramo
Azienda Sanitaria Locale TO2 - Torino Nord
Azienda Sanitaria Locale VC
Azienda Sanitaria Provinciale di Messina
Azienda ULSS 1 Belluno
Azienda ULSS 12 Veneziana
Azienda ULSS 13 Mirano
Azienda ULSS 2 Marca Trevigiana
Azienda ULSS 3 Bassano del Grappa
Azienda ULSS 5 Ovest Vicentino
Azienda ULSS 7 Pieve di Soligo
Azienda ULSS 9 Treviso
Azienda Unità Sanitaria Locale Modena
Azienda Unità Sanitaria Locale n. 5 Spezzino
Azienda Unita' Sanitaria Locale Roma F
Azienda USL 11 Empoli
Azienda USL 3 Pistoia
Azienda USL 4 Prato
Azienda USL di Bologna
Azienda USL di Ferrara
Azienda USL di Piacenza
Azienda USL di Ravenna
Azienda USL di Reggio Emilia
Azienda USL di Rimini
Azienda USL Imola
Azienda USL Roma E
Azienda USL Valle d'Aosta
Comprensorio Sanitario di Merano
 

Strutture di Ricovero

AO Legnano
Arcispedale S. Maria Nuova - Azienda Ospedaliera di Reggio Emilia
Azienda Ospedaliera Complesso Ospedaliero San Giovanni - Addolorata
Azienda Ospedaliera di Avellino - San Giuseppe Moscati
Azienda Ospedaliera di Padova
Azienda Ospedaliera di Rilevo Nazionale e di Alta Specializzazione - Garibaldi - San Luigi - San Currò - Ascoli - Tomaselli
Azienda Ospedaliera di Torino - Ordine Mauriziano
Azienda Ospedaliera Istituti Ospedalieri di Cremona
Azienda Ospedaliera Niguarda Ca'Granda
Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti Villa Sofia - Cervello
Azienda Ospedaliera Regionale San Carlo - Potenza
Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini
Azienda Ospedaliera Santa Maria - Terni
Azienda Ospedaliera Specializzata in Gastroenterologia Saverio de Bellis
Azienda Ospedaliera Spedali Civili di Brescia
Azienda Ospedaliera Universitaria di Genova - San Martino
Azienda Ospedaliera Universitaria Meyer
Azienda Ospedaliero - Universitaria Policlinico - Vittorio Emanuele
Azienda Ospedaliero Universitaria di Catanzaro - Mater Domini
Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna - Policlinico S. Orsola - Malpighi
Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara - Arcispedale S. Anna
Azienda Socio Sanitaria Territoriale di Lecco
Casa di Cura Privata - Di Lorenzo
Casa di Cura Privata - Nomentana Hospital
Casa di Cura Privata - San Giacomo s.r.l.
Centro di Riferimento Oncologico
Centro Riabilitazione Motoria INAIL
Fondazione Stella Maris
I.R.C.C.S. Eugenio Medea - Associazione La Nostra Famiglia
I.R.C.C.S. Materno Infantile Burlo Garofolo
ISMETT
Istituto Clinico Humanitas
Istituto Europeo di Oncologia
Istituto Giannina Gaslini - Ospedale Pediatrico IRCCS
Istituto Ortopedico Rizzoli
Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori (I.R.S.T.) S.r.l.
Istituto Tumori Giovanni Paolo II - IRCCS Ospedale Oncologico di Bari
Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza
Ospedale Classificato Villa Salus
Ospedale di Pietra Ligure - Santa Corona
Ospedale Pediatrico Bambino Gesù
Presidio Ospedaliero Sant’Elia
 

Società e Associazioni Scientifiche

A.Ps.I.A. - Associazione Psicoterapia Infanzia e Adolescenza
AIFI - Associazione Italiana Fisioterapisti
AIFI - Associazione Italiana Fisioterapisti - Sezione Lazio
AIFI Sardegna
AIGO - Associazione Italiana Gastroenterologi & Endoscopisti Digestivi Ospedalieri
AISF
AITN - Associazione Italiana Tecnici di Neurofisiopatologia
AIUC Onlus - Associazione Italiana Ulcere Cutanee
AMD - Associazione Medici Diabetologi
AME - Associazione Medici Endocrinologi
AMIQA - Associazione Italiana per il Miglioramento della Qualità e per l'Accreditamento dei soggetti erogatori di assistenza sanitaria
ANUPI TNPEE - Associazione Nazionale Unitaria Terapisti della Neuro e Psicomotricita' dell'Eta' Evolutiva Italiani
Cooperativa Sociale Medicina del Territorio - MEDI-TER
FASTeR - Federazione delle Associazioni Scientifiche dei Tecnici di Radiologia
Gada + Eurosets + Getinge + Medtronic
GSTM-Gruppo di Studio della Terapia Manuale e Riabilitazione Muscoloscheletrica
Keiron - As.Me.G. Veneto
SIED
SIFO - Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie
SIGENP - Societa' Italiana Gastroenterologia Epatologia e Nutrizione Pediatrica
SIGOs - Società Italiana Geriatri Ospedalieri
SIMG - Società Italiana di Medicina Generale
SIMLA - Societa' Italiana di Medicina Legale e delle Assicurazioni
SIN - Societa' Italiana di Neonatologia
SIN - Società Italiana di Neurologia
SIRU - Societa' Italiana della Riproduzione Umana
SISET - Società Italiana per lo Studio dell'Emostasi e Trombosi
SNAMID - Società Nazionale per l’Aggiornamento del Medico di Medicina Generale
SNO - Societa' dei Neurologi, Neurochirurghi, Neuroradiologi Ospedalieri
UNP - Unione Nazionale Pediatri
 

Ordini e Collegi Professionali

Collegio IPASVI Bolzano
Collegio IPASVI Milano - Lodi
 

Media

Il Pensiero Scientifico Editore Srl
Il Sole 24 Ore Sanità
MIDIA srl
 

Industria

3M Italia
Abbott Italia S.r.l.
Abbvie srl
AstraZeneca Spa
Biogen Idec Italia S.r.l.
Celgene srl
Chiesi Farmaceutici Spa
Covidien Italia Spa
Daiichi Sankyo Spa
Doc Generici Srl
Genzyme Srl
GlaxoSmithKline Spa
Janssen-Cilag Spa
MSD Italia srl
Pfizer Italia Srl
Roche Spa

Shire Italia Spa
Sofar Spa
Takeda Italia Farmaceutici Spa
Teva Pharma Italia Srl
Valeas Spa Industria Chimica e Farmaceutica
 

Altro

AIOP Giovani
Associazione Atlante
ASSOGENERICI - Associazione Nazionale Industrie Farmaci Generici e Biosimilari
COGEST M.& C. Srl
Consorzio ISMESS
EGAS - Ente per la gestione accentrata dei servizi condivisi
EOM Italia srl
Etna Congressi s.r.l.
Fondazione Sigma-Tau
INAIL - Sovrintendenza Medica Regionale Emilia Romagna
IntraMed Communications Srl
Noesis s.r.l.
Planning Congressi Srl
Spazio Congressi S.r.l.
Umbria Servizi Innovativi S.p.A.
UPMC ITALY srl

DA https://www.gimbe.org/pagine/370/it/fonti-di-finanziamento

 

Dr. Rand Paul on Martin Luther King Jr. Day
 
When one sees an injustice so great, he must make a choice — to continue tolerating the injustice or make sacrifices in the name of stopping it. Thankfully for us, Dr. Martin Luther King Jr. chose the path less traveled.
 
On this Martin Luther King Jr. Day, let us celebrate the life and legacy of Dr. King, and keep building the kind of America that is worthy of memory and that our children — of every race, creed and color — deserve.
 
Dr. Rand Paul Challenges Dr. Fauci on his Authoritarian Claim that he Solely Represents Science
 
The idea that a government official would claim to solely represent science and that any criticism of that official would be considered a criticism of science itself, is quite dangerous.

Last Tuesday, I challenged Dr. Anthony Fauci, Director of the National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) on his authoritarian claim that he unilaterally represents science.

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In a recently released email exchange with Dr. Collins, Dr. Fauci conspired, to create “a quick and devastating published takedown of three prominent epidemiologists from Harvard, Oxford, Stanford and label them, “fringe.”
 
Instead of engaging with the epidemiologists on merits, Dr. Fauci and Dr. Collins sought to smear and discredit any questions, opinions, and concerns they had. This is not only antithetical to the scientific method; it is the epitome of cheap politics that Dr. Fauci continues to prioritize over any questions surrounding COVID-19.
 
While Dr. Fauci continues to deflect from answering questions, I will continue to demand answers, and promise to thoroughly investigate the origins of COVID-19 once Republicans take back the Senate majority in 2022.
 
You can watch my full remarks and questions to Dr. Fauci HERE.
 
Dr. Rand Paul on U.S. Supreme Court Decision to Block Biden’s Vaccine and Testing Mandates
 
On Thursday, the Supreme Court blocked President Biden’s unlawful and unconstitutional vaccine and testing mandates for businesses across the U.S.
 
Under Biden’s vaccine and testing mandates, Kentucky risked losing up to 34 percent of its labor force, not to mention it would have cost Kentucky businesses at least $50 million.
 
People have the right to make their own healthcare decisions, and Biden’s command that working Americans and private businesses submit to his mandate upon penalty of loss of livelihood is a flagrant abuse of power that would have destroy Kentucky’s economy and work force.
 
While I have been outspoke against these mandates from the beginning and even more recently I joined fellow lawmakers in filing a amicus brief to the Supreme Court in opposition, I am thankful the Supreme Court ruled in a 6-3 decision to reject this unamerican federal takeover of individual freedom.
 
You can learn more about the cost of vaccine mandates in Kentucky by reading my committee’s report HERE.

 

 

11.11.21

Da quando Draghi e' diventato Presidente del Consiglio gli ho scritto queste lettere a cui non ha mai dato nessuna risposta

https://onedrive.live.com/?authkey=%21AFcMjDOYOAZIuQQ&id=A9BE3F8B29C04651%21890&cid=A9BE3F8B29C04651

giudicate voi se Draghi e' il caso che diventi Presidente della Repubblica o resti Presidente del Consiglio anche in considerazione del fatto che molto probabilmente scatenando la tempesta perfetta per scatenare la guerra civile passerà alla storia per aver scatenato una guerra civile per la furbata del green pass.

31.08.21

Dopo una pausa dal 30.10,20 al 31.08.21 ho deciso di aggiornare questo sito perche’ l’apertura del semestre bianco Draghi pare cambiato. Mi sembra meno indipendente nelle scelte giuste rispetto a quelle piu’ opportune per la Sua elezione a Presidente della Repubblica.

Se un Presidente della Repubblica dovrebbe essere indipendente e super partes non essere riconosciuto tale se si comporta in modo dipendente dal consenso nazionale del M5S-PD ed internazionale della Merkel.

Il tema fondamentale e’ la gestione dei rapporti con la Cina di  Xi Jinping, che nasconde le verita’ piu’ scomode, come i Talebani, per cui  aspira ad influenzare l’occidente ad avere rapporti guidati da Lui. Ed ecco che i soliti collaboratori interessati cinesi non perdono l’occasione per mettersi a disposizione : Conte, Prodi e soprattutto la Merkel che controlla l’Europa, strumento degli interessi tedeschi. Infatti Performance fuori scala dell'azienda che coproduce il vaccino per il Covid con Pfizer

Il boom dei vaccini fa decollare i conti di Biontech e traina anche il Pil tedesco. Nel secondo trimestre la piccola società di biotecnologie, che insieme a Pfizer ha sviluppato il primo siero contro il Covid-19, ha realizzato ricavi per 5,3 miliardi di euro, contro i 41,7 milioni del secondo trimestre 2020: nel primo semestre i ricavi sono stati pari a 7,3 miliardi, contro i 69,4 milioni dello stesso periodo dello scorso anno. Un incremento spettacolare, che la stessa società in una nota attribuisce «alla rapida crescita dell'offerta del vaccino Covid-19 nel mondo».

Ma a rendere eccezionale questa performance, come ha fatto notare l'economista tedesco Sebastian Dullien, è il fatto che i risultati della sola Biontech sono «in grado di far aumentare il Pil della Germania di 0,5 punti percentuali». Un risultato definito «decisamente straordinario per una startup».

Dullien, professore di economia internazionale alla Htw-Università di scienze applicate di Berlino e direttore dell'istituto di studi macroeconomici Imk, ha argomentato le sue affermazioni in una serie di tweet. «Solitamente, in quanto studioso di macroeconomia non commento i risultati delle singole società. Tuttavia, può capitare in certi casi che i risultati di alcune aziende siano tali da avere una rilevanza macroeconomica, e Biontech è uno di questi rari esempi».

Facendo alcuni «rapidi calcoli», Dullien ha spiegato: «Biontech ha stimato che i ricavi provenienti dai vaccini contro il Covid-19 per il 2021 ammonteranno a 15,9 miliardi di dollari, cifra che rappresenta circa lo 0,5% del prodotto interno lordo tedesco», mentre lo scorso anno le vendite della società non avevano raggiunto livelli significativi.

 

Quest' anno, pur ammettendo la presenza di una componente estera - materiali acquistati oltreconfine - che non impatta sul Pil tedesco, secondo Dullien «la maggioranza dei ricavi viene realizzata in Germania, e per questo influisce direttamente sul prodotto interno lordo della nazione». Un caso più unico che raro. «Non ho memoria», scrive l'economista, «di un'altra società che abbia avuto un impatto paragonabile sul prodotto interno lordo della Germania».

Nemmeno Volkswagen, un colosso «che genera ricavi ben più importanti e che tra il 2018 e il 2019 ha visto crescere il fatturato di 18 miliardi di euro». Tuttavia, osserva Dullien, «in questo caso l'incremento è stato determinato da cambiamenti nei processi produttivi fuori dalla Germania, e per questo non ha influito sul Pil, al contrario di quanto accade per la gran parte dei ricavi di Biontech».

Questo essenzialmente per due ragioni: «In primis, Biontech realizza 1 miliardo di dosi di vaccino all'anno nello stabilimento di Marburg, e il valore aggiunto viene conteggiato nel Pil tedesco. In secondo luogo, la società ha siglato un accordo con Pfizer per la compartecipazione agli utili, e anche questi profitti vengono conteggiati nel prodotto interno lordo tedesco.

Un vaccino inutile per chi lo assume,  secondo Baric

 

Torino 19.07.21

 

ALL’ECC.MA Procura Generale di Torino

 

 Oggetto: probabile responsabilita’  della prof.ssa Shi del laboratorio virologico di Wuhan e di Xi Jinping, capo della Repubblica Popolare Cinese, nella creazione e diffusione di patogeni che hanno cambiato la loro antigenicita’ e qualsiasi vaccino o anticorpo contro il virus della Sars non avrebbe protetto le persone da questo nuovo virus

 

Il sottoscritto Marco BAVA, nato a TORINO il 07.09.57  email: marcobava@pec.ordineavvocatitorino.it

rappresenta che :

 

Ho raccolto, ed ordinato una serie di informazioni che ho denominato: doppia pistola fumante;  sulle origini del virus  Sars-CO-2, da cui emergono probabili responsabilita’ della prof.ssa Shi del laboratorio cinese di Wuhan nella creazione e diffusione di patogeni che hanno cambiato la loro antigenicita’ e qualsiasi vaccino o anticorpo contro il virus della Sars non avrebbe protetto le persone da questo nuovo virus

In un regime come quello cinese e’ ovvio che la  prof.ssa Shi condivida tale responsabilita’ con il capo dello stato Xi Jinping in quanto il laboratorio e’ statale e la stessa non si sa piu’ dove sia.

  1. Nel 1983 viene identificato il virus dell’HIV . Simon Wain-Hobson dell’Istituto Pasteur di Parigi e’ stato il primo a vedere la sequenza alla fine del 1984. Con il Sars-Cov-2 abbiamo avuto la sequenza in 10 giorni per la sequenza di fuoco genetica che oggi abbiamo. Si puo’ modificare un virus come si vuole.
  2. 2004 la Francia di CHIRAC dopo l’epidemia Sars del 2003 , stipula un’accordo intergovernativo per la lotta contro le malattie infettive emergenti .
  3. Nel 2011 in Olanda all’Universita’ Erasmus di Rotterdam e in contemporanea all’Universita’del Wisconsin negli Usa, per rendere piu’ contagioso il virus dell’influenza aviaria H5N1, un patogeno molto aggressivo che ha una letalita’ del 60% secondo l’Oms, ma che nell’uomo non si trasmette efficacemente per via aerea. Grazie a modifiche del virus e passaggi da un animale all’altro i ricercatori erano riusciti a fare in modo che i furetti in laboratorio si contagiassero solo attraverso un flusso d’aria senza contatti. I risultati erano talmente pericolosi che le riviste Science e Nature ne hanno vietato la pubblicazione per piu’ di 1 anno. All’Universita’ di Hannover lavora il prof.Osterhaus che era a capo dell’equipe olandese che sostiene che all’epoca eravamo nel mezzo di una epidemia di aviaria in cui l’H5N1 era un virus devastante per i volatili ma nel sud-est asiatico si ammalassero anche delle persone che venivano infettate dal pollame che morivano al 50%. Ma il virus non si trasmetteva in modo efficace da persona a persona . Per cui finanziati anche dall’NHI abbiamo costruito un laboratorio piu’ sicuro in 6 anni ma ad oggi non ci sono norme internazionali codificate.
  4. Nel 2012 6 uomini erano entrati in una miniera di rame abbandonata nello Yunnan per pulirla, era piena di guano. Pochi giorni dopo si erano  ammalati ti polmonite e 3 di loro erano morti. Il primo minatore aveva 63 anni, ed e’ morto dopo 12 giorni. Il secondo dopo 1 mese il 3° dopo 100 giorni. I sintomi erano febbre alta, tosse e dolore agli arti. Tutti, tranne uno facevano fatica a respirare. Tutti e 3 avevano gi anticorpi GM segno di una infezione virale recente. I test li aveva fatti il laboratorio di Wuhan. Si trattava di un coronavirus ed il dr.Nanshan aveva concluso che si trattava di polmoniti virali. Per 4 volte i ricercatori di Wuhan sono andati nella miniera per capire quali virus fossero presenti nei pipistrelli. Il collegamento fra RATG13 ed i casi di polmonite .
  5. Nel 2013 in una grotta di una miniera di rame abbandonata nello Yunnan viene  ritrovato il virus RATG13 - RABT-COV-4991.
  6. Il 12 luglio 2014 un laboratorio di massima sicurezza del CDC di Atlanta scambia inavvertitamente l’H5N1 , il virus della AVIARIA, per un ceppo di un virus dell’influenza inviandolo ad un altro laboratorio di ricerca. Tre giorni prima in un laboratorio vicino a Washington durante le pulizie le pulizie in un ripostiglio vengono trovate sei fiale con il virus del vaiolo dimenticate in una scatola dal 1950. Qualche settimana prima 80 dipendenti di un laboratorio  del CDC si infettano con batteri vivi dell’antrace.
  7. Nell’ottobre 2014 Obama blocca i fondi agli esperimenti di “gain of function” e chiede a tutti i paesi una pausa di valutazione.
  8. Nel 2015 la professoressa Shi si rivolge al prof.Baric , dell’Universita’ del North CAROLINA , uno dei maggiori esperti nella creazione di virus sintetici. Insieme i due scienziati costruiscono un virus ibrido la chimera innestando una proteina presa dal virus dei pipistrelli sul virus della Sars ricavato dai topi. E ne esce un super virus dannoso per l’uomo realizzato un Usa finanziato dal Dipartimento della Salute degli Usa , che dimostra che la proteina Spike e’ in grado di legarsi al recettore umano ed infettare le cellule direttamente. Nei data base c’erano le sequenze di molti Coronavirus di pipistrelli simili alla Sars, identificati in Cina. In quel bacino si immaginano dei ceppi che sarebbero potuti crescere bene nelle cellule umane. Da questi esperimenti e’ emerso che esistono dei ceppi nei pipistrelli che sono preprogrammati per saltare da una specie all’altra. Si puo’ sintetizzare chimicamente la sequenza del virus in laboratorio e poi ricreare il virus. Grazie ai fondi americani i ricercatori di Wuhan hanno partecipato ad esperimenti come la chimera del 2015 con il virus della Sars. Gli stessi autori del paper tra cui il prof.Baric e la prof.ssa Shi  a scrivere che :”Non e’ possibile prevedere la pericolosita’ del nuovo virus che si vuole creare come la chimera SHC014-MA15.”(NATURE-MEDICINE A SARS-like cluster of circulating bat coronavirus shows potenzial for human emergence.)
  9. Quindi nel 2015 la prof.ssa Shi, responsabile del laboratorio di Wahan si rivolge al prof.Baric dell’Universita’ del North Carolina , esperto sia nella costruzione di virus sintetici, sia di coronavis. Insieme i due scienziati costruiscono un virus ibrido , la famosa chimera di cui aveva parlato il Tg Leonardo, tornato a circolare in rete qualche tempo fa: “Dei ricercatori cinesi innestano una proteina presa dai pipistrelli sul virus della Sars ricavato di topi e ne esce un super virus che potrebbe colpire l’uomo.”

Realizzato in Usa con il finanziamento anche dell’agenzia del dipartimento della Salute degli Usa l’esperimento aveva dimostrato che la proteina Spike era in grado di legarsi al ricettore umano e infettare le cellule direttamente , come sostiene il prof.Baric protagonista di questa ricerca :””Nei data base c’erano le sequenze di molti Coronavirus dei pipistrelli simili alla Sars. Erano virus identificati in Cina. In quell’enorme bacino si potevano immaginare dei ceppi che sarebbero potuti crescere bene nelle cellule umane. La domanda nella comunita’ scientifica era : se emerge un nuovo ceppo e’ in grado di causare una epidemia ? o deve passare attraverso una serie di mutazioni ? A questo serviva l’esperimento del 2015. Ora sappiamo che nei pipistrelli esistono dei virus che sono preprogrammati per saltare da una specie all’altra. Se lo fanno si riprodurranno bene negli esseri umani . In quel caso non abbiamo avuto accesso ai virus in Cina. Avevamo solo la sequenza. Si puo’ sintetizzare chimicamente la sequenza del virus in laboratorio e poi ricreare il virus.” Dopo l’esperimento con il prof.Baric nel 2017 il team di Wuhan pubblica le sequenze di 11 nuovi Coronavirus di tipo Sars identificati ancora nel sud della Cina , nello Yunnan. Ricombinando alcuni di questi virus in un progetto sempre cofinanziato dal governo americano i ricercatori costruiscono 8 diverse chimere e due di loro sono in grado di infettare le cellule umane. La prova ancora una volta che i Coronavirus dei pipistrelli sono pronti a fare il salto senza passare da un altro animale. Nel 2015 c’erano due team al mondo molto bravi a creare virus chimerici ed entrambi lavoravano su Coronavirus simili alla Sars. Uno era in North Carolina sotto il prof.Baric e l’altro a Wuhan sotto la prof.ssa Shi. Entrambi hanno sviluppato tecniche per combinare due parti diverse di virus diversi in un unico virus. Si usa lo scheletro di un virus e la proteina Spike di un altro virus. Entrambi i due team sono diventati bravi a fare questi esperimenti. E a farlo senza lasciare traccia. Questi esperimenti sono stati fatti per capire quanto aggressivi e pericolosi fossero i Coronavirus, con la scusa di essere pronti a combattere una eventuale pandemia che invece potrebbero aver cagionato con una ennesima fuga accidentale , dopo quelle dal laboratorio di Wahan. Erano quindi giustificati a fin di bene , ma il team del prof.Baric e della prof.sssa Shi avevano avvertito il mondo del fatto che erano in grado di creare dei patogeni piu’ pericolosi e che questa era un tipo di ricerca rischiosa. Baric sostiene che “L’unica funzione in piu’ che abbiamo dato al virus e’ che abbiamo cambiato la sua antigenicita’ e qualsiasi vaccino o anticorpo contro il virus della Sars non avrebbe protetto le persone da questo nuovo virus nel caso fosse apparso in futuro .”

L’intervista al prof.Baric e’ stata fatta dalla giornalista LISA LOTTI per la     trasmissione Presadiretta nella puntata  Sars-Cov-2:identikit di un Killer del 15 settembre 2020.

  1. Nel 2016 un articolo parla del RABT-COV-4991, firmato anche dalla professoressa Shi a capo del gruppo dell’istituto di Virologia di  Wuhan.”Coexistence of multiple coronaviruses in several bat colonies in an abandoned mineshaft” aveva descritto 152 virus che aveva identificato nella miniera abbandonata nello Yunnan. Il 4991 era l’unico beta Coronavirus del tipo Sars con caratteristiche molto diverse : un nuovo ceppo.
  2. Nel 2017,  il 23 febbraio 2017  il primo ministro Francese Cazenueve inaugura il laboratorio  scientifico di Wuhan, il primo di classe P4 in Asia,  che nasce da una collaborazione del mondo scientifico francese e degli USA. La Francia aveva venduto le strumentazioni alla Cina e a dirigere i lavori per la realizzazione dell’impianto , un cubo di 3000 mq. E’ capace di resistere ad un terremoto di magnitudo 7, sta sopra l’area esondabile, e con telecamere di controllo in tutta l’area circostante . Entro il 2017 il team di Wuhan pubblica le sequenze di 11 nuovi Coronavirus di tipo SARS identificati ancora nel sud della Cina, nello Yunnan. Ricombinando alcuni di questi virus sempre cofinanziato dal governo americano i ricercatori costruiscono otto diverse chimere di cui due di loro sono in grado di infettare le cellule . I Coronavirus dei pipistrelli possono infettare direttamente l’uomo.  Un articolo di “Nature” uscito nel 2017, poco prima dell’inaugurazione del laboratorio di Wuhan riferivano che molti membri dello staff cinese , fra cui la prof.ssa Shi, avevano studiato al P4  di Lione il gemello di Wuhann, e c’era il timore che un patogeno fuoriuscisse dall’impianto  in quanto il virus della Sars era sfuggito 4 volte dai laboratori : nel settembre 2003 Singapore, a dicembre 2003 a Taiwan; 2 volte ad aprile 2004 a Pechino .  Inoltre sotto la presidenza di Trump riprende a finanziare gli esperimenti nel mondo.
  3. “Nel 2017 e nel 2018 dal laboratorio di Wuhan vengono prodotte delle sequenze relative allo stesso virus RaTG13. Grazie ai fondi americani i ricercatori di Wuhan hanno partecipato ad esperimenti come quello del 2017 con diversi ceppi di pipistrelli.
  4. Nel 2018 due ufficiali dell’ambasciata statunitense a Pechino visitano l’impianto di Whan, e rilevano una grave carenza di tecnici e ricercatori addestrati per operare in sicurezza. Gene Olinger, direttore scientifico di una societa’ americana che cerifica i livelli di sicurezza dei laboratori P3 e P4 nel mondo sostiene che oltre all’incidente di contenimento quello classico e’ che un tecnico puo’ infettarsi senza sapere di essere contagiato o si rifiuti di ammettere di aver avuto un incidente attraverso l’uso errato dei dispositivi di sicurezza personale. Gli incidenti capitano purtroppo nonostante gli aiuti al personale dato dagli Usa per aprire i laboratori.
  5. Nel 2019 grazie alla rivista Science si viene a sapere che dei lavori erano stati autorizzati 2 progetti sul virus dell’influenza aviaria perche’ si trasmettesse piu’ facilmente nei furetti, senza che se ne sapesse nulla.  Quindi si sarebbe diffuso piu’ facilmente nei mammiferi . Nel febbraio 2019 Antoine  Izambard giornalista del settimanale francese Challenger ha visitato il laboratorio di Wuhan, e nel suo libro France-Chine les liaison dangereuses, racconta in un capitolo come la collaborazione fra Francia e Cina non sia mai partita perche’ la Cina era molto poco trasparente e la Francia non si fidava. Pechino metteva 44 milioni di dollari e i francesi fornivano tecnologie e scafandri e le stanze a tenuta stagna come quelle dei sottomarini. Ma i francesi non hanno mai messo piede a Wuhan. La Cina decide da sola quello che si fa nel laboratorio di Wuhan.
  6. Fine luglio 2019 la prof.ssa Shi dice in un’intervista a Science,  che ha studiato il virus dei pipistrelli a Wuhan , ma nessuno pipistrello era portatore di CORONAVIRUS simile alla Sars
  7. Dal 12 settembre 2019  e’ inacessibile dal web la pagina intera che la prof.ssa Shi aveva messo a disposizione della comunita’ scientifica con un ricco database specializzata in virus di pipistrelli , di roditori che conteneva dati relativi a piu’ di 20.000 campioni, con informazioni molto dettagliate come le coordinate GPS del luogo del campionamento il tipo di virus trovato e se era stato sequenziato o isolato cioe’ fatto crescere in culture cellulari. Il database prevedeva un accesso tramite password per consultare i dati dei virus non ancora pubblicati prima con l’obbligo solo di non divulgare le informazioni fino alla loro pubblicazione.
  8. il 30 dicembre 2019 all’istituto di Virologia di Wuhan arrivano i campioni di 2 pazienti colpiti da una polmonite atipica.
  9. il 3 febbbario 2020 su “Nature” esce articolo “A pneumonia outbreak associated with a new coronavirus of probabile bat origin” in cui si informa la comunita’ scientifica che l’istituto di Virologia di Wuhan ha trovato un virus originato dai pipistrelli che condivide con il nuovo Coronavirus il 96,2% del genoma. E’ il coronavirus piu’ vicino al Sars-Cov-2. Questo virus viene chiamato Bat CoV RaTG13, perche’ trovato in un pipistrello nella zona sud-ovest della Cina e il laboratorio di Wuhan ne sequenzano l’intero menoma. Monali Rahalkar e’ una microbiologa indiana di scienze e tecnologia del Governo indiano, che appena e’ uscito l’articolo su “Nature comincia l’indagine su RATG13 e mette in relazione la sequenza di un gene che corrispondeva al RATG13 con RABT-COV-4991. NESSUN animale e’ risultato positivo al Sars-Cov2 Perche’ la prof.ssa Shi ha  cambiato il nome dello stesso virus da RABT-COV-4991 a RATG13 ?
  10. Il 16 marzo 2020 la prof.ssa Shi Zhengli e’ la prima ed unica volta che racconta in prima persona a una giornalista di Scientific American “How China’s Bat Woman Hunted Down Viruses from Sars to the New Coronavirus “
  11. Nell’APRILE 2020 si scopre l’esistenza di 2 vecchie tesi una di LAUREA ed una di Dottorato, che raccontano come nel 2012, nella stessa miniera dove e stato scoperto il nuovo virus RATG13 delle persone erano morte di polmonite. La professoressa Shi fino ad aprile 2020 faceva parte di un grande progetto internazionale di ricerca lanciato dagli Usa.
  12. Il 20 aprile del 2020 hanno sospeso il finanziamento del progetto a Whan.
  13. nel MAGGIO 2020, il laboratorio di Wuhan ha caricato sui database altre sequenze relative allo stesso virus. Sono 33 e coprono diverse parti del genoma fra cui il gene della proteina Spike che permette il virus di entrare nelle cellule umane e replicarsi.
  14. Dal GIUGNO 2020 e’ stata rimossa dal web la pagina intera che la prof.ssa Shi aveva messo a disposizione della comunita’ scientifica con un ricco database specializzata in virus di pipistrelli , di roditori che conteneva dati relativi a piu’ di 20.000 campioni, con informazioni molto dettagliate come le coordinate GPS del luogo del campionamento il tipo di virus trovato e se era stato sequenziato o isolato cioe’ fatto crescere in culture cellulari. Il database prevedeva un accesso tramite password per consultare i dati dei virus non ancora pubblicati prima con l’obbligo solo di non divulgare le informazioni fino alla loro pubblicazione.
  15. L’8 luglio 2020 EcoHealth Alliance ha ricevuto una lettera dell’NIH in cui l’agenzia americana propone di riattivare i fondi se un team indipendente ispeziona i laboratori di Wuhan. Morin Miller e’ una epidemiologia della Columbia University che ha collaborato per anni con EcoHEALTH Alliance e con la professoressa Shi in un progetto  per la prevenzione degli spillover ed afferma che  EcoHealth Alliance ha ricevuto una lettera e una settimana dopo il loro progetto e’ stato cancellato da Antony Fauci responsabile dell’NIH che  successivamente ha finanziato con 7,5 milioni di $ su un nuovo progetto sulle malattie infettive emergenti senza esperimenti di “gain of function” e di genetica inversa. Patner scientifici  sono Usa, Thailandia e Singapore.
  16. Fine luglio 2020 rispondendo a domande della rivista “Science” la professoressa Shi ha confermato che conoscevano la sequenza intera del virus da 2 anni ma ora il campione non c’e’ piu’ con la scusa che dopo l’ultimo sequenziamento si e’ esaurito. Le chimere hanno fornito ai virus dei pipistrelli la capacita’ di infettare le cellule umane, che in natura non avevano.

CONCLUSIONI

Sars-Cov-2 e’ stato preadattato all’uomo. Il Coronavirus che causa il Covid-19 e’ abile ad infettare le cellule umane . Secondo il prof.Nikolai Petrovsky dell’Universita’ di Adelaide, ha analizzato l’interazione fra la proteina Spike di Sars-Cov-2 e il recettore umano ACE2 che e’ la serratura che il virus usa per entrare nelle nostre cellule. Il Sars-Cov-2 ha una chiave per entrare nelle cellule umane. Ma e’ molto meno efficace per entrare nel recettore dei pipistrelli. Analizzando la proteina SPIKE che e’ la parte del virus che si lega al recettore umano, ha un sito di taglio per l’enzima umano della furina  che facilita il contagio tra uomini. Le tecniche moderne per inserire o apportare modifiche ai geni non lasciano tracce. Fra le caratteristiche anomale di Sars-cov-2 c’e’ il sito di taglio della furina. La furina e’ un enzima che taglia le proteine umane per attivarle e renderle funzionanti. Sars-COV-2 e’ l’unico coronavirus in grado di ingannare la cellula per entrare. La Sars dei pipistrelli non ha la sequenza segnale riconosciuta da questo enzima. Ci sono 2 amminoacidi che devono essere presenti in un ordine particolare affinche’ la furina riconosca la proteina.

Il virologo Numberg e’ stato il primo nel 2006 ad inserire il sito di taglio per la furina nella Sars. Senza creare un virus pericolo ha dimostrato che la proteina Spike favoriva l’entrata   del virus nella cellula umana. Quindi si tratta di una ingegneria genetica da laboratorio usando le tecnologie di genetica inversa si puo’ costruire una copia dell’intero genoma virale manipolarlo in laboratorio metterlo nelle cellule e nelle giuste condizioni si genera un nuovo virus uguale ad uno naturale. Che si replica come un virus naturale.

C’erano 2 team al mondo molto bravi a creare virus chimerici ed entrambi lavorano su coronavirus simili alla Sars: North Carolina sotto prof.Baric e l’altro a WUHAN sotto la prof.ssa Shi. Entrambi hanno sviluppato tecniche per combinare due parti diverse di due virus diversi in uno unico: si usa lo scheletro di un virus e la proteina SPIKE di un altro. Senza lasciare traccia. Questi esperimenti sono stati fatti per capire quanto aggressivi e pericolosi i fossero i Coronavirus per poter essere pronti a combattere una pandemia.

BARIC e la SHI hanno dato al virus una funzione in piu’ cambiando la sua antigenicita’ per cui qualsiasi vaccino o anticorpo contro il virus della della Sars non avrebbe protetto le persone da questo nuovo virus. Quindi entrambi i team di Barrric e della Shi erano in grado di creare dei patogeni piu’ pericolosi che cambiando la loro antigenicita’ a qualsiasi vaccino o anticorpo contro il virus della Sars non avrebbe potuto proteggere le persone da questo nuovo virus.  Ci sono milioni di sequenze di virus.

I rapporti scientifici fra Wuhan ed USA prima della pandemia erano strettissimi. Il governo americano e’ stato uno dei maggiori finanziatori sulla Sars dell’istituto di Virologia di Wuhan.  3,7 milioni di dollari dal 2014 al 2020 per sorvegliare catalogare i virus dei pipistrelli del sud della Cina con l’organizzazione EcoHealth Alliance e altri istituti del Paese. Questi esperimenti di “gain of function” sono pericolosi perche’ di fatto potenziano i virus dando loro nuove capacita’ attraverso il “guadagno di funzione” rendendoli piu’ contagiosi o aggressivi per motivi di studio determinando il punto debole del virus puo’ permettere agli scienziati di identificare nuovi bersagli antivirali. Da 10 anni si fa questa nuova ricerca senza che la popolazione lo sappia,

Il prof.Amir Attaran   fa parte  del Cambridge    Working Group un gruppo di un centinaio di scienziati ed esperti in campo etico e legale  che si batte per la sospensione dei lavori di “gain of function” per non sono serviti per difenderci da nessun virus, che si cura con terapie classiche ma tempestive.

Secondo il prof.Richard Ebright biologo molecolare della Rutgers University quello che si faceva a Whan negli ultimi anni insieme all’organizzazione americana EcoHealth Alliance era una ricerca di gain of function che potrebbe produrre nuovi potenziali virus pandemici.

Basta il codice genetico anzi un frammento lo si puo’ iniettare direttamente o si puo’ mettere questa porzione di codice genetico di Sars-Cov-2 dentro un altro virus innocuo da usare come navicella nel corpo.

                                               PQM

Il sottoscritto chiede che codesta Ecc.ma Autorità giudiziaria verifichi se esistano estremi di reato per i fatti sopra indicati.

Chiede di essere informato a norma dell’art. 408 c.p.p di un’eventuale richiesta di archiviazione.

Con deferenza.

Marco BAVA

 

Un vaccino dalle proprieta’ piu’ conosciute da chi ne fa la promozione, come una bottiglia d’acqua, che dai suoi produttori.

Infatti come l’acqua in bottiglia il vaccino e’ sempre piu’ caro e con un’efficacia che nessuno controlla, rispetto alle acque potabili.

Ma utile alla Cina visti i ritardi nelle spedizioni dai porti cinesi a quelli europei e americani salgono a livelli mai visti. Così come i prezzi, da capogiro. Un caso di Covid e la Cina ha deciso di chiudere uno dei terminal del porto di Ningbo, il terzo più grande al mondo, mettendo in crisi ancora di più la già ingolfata catena delle spedizioni. Proprio mentre il periodo di maggior picco dell'anno si avvicina.

C'è da far arrivare in tempo sugli scaffali la merce per il Natale. E potrebbe non essere così facile. Dopo la chiusura di Yantian a fine maggio, durata quasi un mese, si rischia di rivivere un incubo, con il sistema marittimo mondiale che lotta per gestire una domanda senza precedenti. «Il fatto che le navi accumulino ritardi e che ora siano in aumento i focolai nei principali centri di produzione cinesi potrebbe avere conseguenze di vasta portata per lo shopping natalizio», ha spiegato Josh Brazil, dell'americana project44. Ma è solo una parte del problema.

Dal cibo all'elettronica, dall'abbigliamento all'arredamento soffrono tutti. Se due anni fa un container di 40 piedi (cioè lungo 12 metri) da Shanghai a Rotterdam costava 2.100 dollari, oggi si arriva a 13.700. «In 30 anni prezzi così non li avevo mai visti », spiega Fabio Ciardi, branch manager a Pechino della Savino Del Bene, primo spedizioniere italiano con una decina di uffici in tutta la Cina. «Per un container sulla Shanghai- Genova oggi bisogna sborsare 12.800 dollari. Due anni fa eravamo tra i 1.500 e i 2mila».

Dopo il lungo lockdown della scorsa primavera e la crescita incredibile della domanda sulle rotte dalla Cina e dai Paesi asiatici nella prima metà dell'anno l'export cinese verso l'Ue è cresciuto del 25,5%, quello verso gli Usa del 17,8% si è prodotto un ingorgo mai visto. Ma più si esporta meno container ci sono, più la domanda si alza più i prezzi delle spedizioni crescono, come quelli della merce.

ARTICOLO INTEGRALE:

https://www.repubblica.it/esteri/2021/08/14/news

Draghi punta al Quirinale e quando ci sara’ arrivato dove puntera’ ?

Come si comportera’ ? Con queste premesse non posso che essere preoccupato  visto che rinnovare i pronto soccorso , assumere medici per l’assistenza domiciliare, ed investire nella telemedicina invece che sul Ponte sullo stretto di Messina.

 

 

 

 

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Dal Vangelo secondo Luca Lc 21,5-19
“In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». 
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine». 
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. 
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».”

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche e meteriologiche  imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12; 29.03.13;

 

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Marco Bava: pennarello di DIO, perseverante autodidatta con coraggio e fantasia , decisionista responsabile.

Sono quello che voi pensate io sia (20.11.13) per questo mi ostacolate.(08.11.16)

La giustizia non esiste se mi mettessero sotto sulle strisce pedonali, mi condannerebbero a pagare i danni all'auto.

(12.02.16)

TO.05.03.09

IL DISEGNO DI DIO A VOLTE SI RIVELA SOLO IN ALCUNI PUNTI. STA' ALLA FEDE CONGIUNGERLI

PADRE NOSTRO CHE SEI NEI CIELI SIA SANTIFICATO IL TUO NOME VENGA IL TUO REGNO, SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ COME IN CIELO COSI IN TERRA , DAMMI OGGI LA POSSIBILITA' DI NON COMMETTERE ERRORI NEL CERCARE DI REALIZZARE NEL MIGLIOR MONDO POSSIBILE IL TUO VOLERE.

TU SEI GRANDE ED IO NON SONO CHE L'ULTIMO DEI TUOI SERVI E DEI TUOI FIGLI .

SIGNORE IO NON CONOSCO I TUOI OBIETTIVI PER ME , FIDUCIOSO MI AFFIDO A TE.

Difendo il BENE contro il MALE che nell'uomo rappresenta la variabile "d" demonio per cui una decisione razionale puo' diventare irrazionale per questa ragione (12.02.16)

Non prendo la vita di punta faccio la volonta' di DIO ! (09.12.18)

La vita e' fatta da cose che si devono fare, non si possono non fare, anche se non si vorrebbero fare.(20.01.16)

Il mondo sta diventando una camera a gas a causa dei popoli che la riempiono per irresponsabilità politica (16.02.16)

I cervelli possono viaggiare su un unico livello o contemporaneamente su plurilivelli e' soggettivo. (19.02.17)

L'auto del futuro non sara' molto diversa da quella del presente . Ci sono auto che permarranno nel futuro con l'ennesima versione come : la PORSCHE 911, la PANDA, la GOLF perche' soddisfano esigenze del mercato che permangono . Per cui le auto cambieranno sotto la carrozzeria con motori ad idrogeno , e materiali innovativi. Sara' un auto migliore in termini di sicurezza, inquinamento , confort ma la forma non cambierà molto. INFATTI la Modulo di Pininfarina la Scarabeo o la Sibilo di Bertone possono essere confrontate con i prototipi del prossimo salone.(18.06.17)

La siccità e le alluvioni dimostrano l'esistenza di Dio nei confronti di uomini che invece che utilizzare risorse per cercare  inutilmente nuovi pianeti dove Dio non ha certo replicato l'esperienza negativa dell'uomo, dovrebbero curare l'unico pianeta che hanno a disposizione ed in cui rischiano di estinguersi . (31.10.!7)

L'Italia e' una Repubblica fondata sul calcio di cui la Juve e' il maggiore esponente con tutta la sua violenta prevaricazione (05.11.17)

La prepotenza della FIAT non ha limiti . (05.11.17)

I mussulmani ci comanderanno senza darci spiegazioni ne' liberta'.(09.11.17)

In Italia mancano i controlli sostanziali . (09.11.17)

Gli alimenti per animali sono senza controllo, probabilmente dannosi,  vengono utilizzati dai proprietari per comodita', come se l'animale fosse un oggetto a cui dedicare il tempo che si vuole, quando si vuole senza alcun rispetto ai loro veri bisogni  alimentari. (20.11.17)

Ho conosciuto l'avv.Guido Rossi e credo che la stampa degli editori suoi clienti lo abbia mitizzato ingiustificatamente . (20.11.17)

L'elicottero di Jaky e' targato I-TAIF. (20.11.17)

La Coop ha le agevolazioni di una cooperativa senza esserlo di fatto in quanto quando come socio ho partecipato alle assemblee per criticare il basso tasso d'interesse dato ai soci sono stato o picchiato o imbavagliato. (20.11.17)

Sono 40 anni che :

1 ) vedo bilanci diversi da quelli che vedo insegnati a scuola, fusioni e scissioni diverse da quelle che vengono richieste in un esame e mi vengono a dire che l'esame di stato da dottore commercilaista e' una cosa seria ?

2) faccio esposti e solo quello sul falso in bilancio della Fiat presentato da Borghezio al Parlamento sia andato avanti ?

 (21.11.17)

La Fornero ha firmato una riforma preparata da altri (MONTI-Europa sono i mandanti) (21.11.17)

Si puo' cambiare il modo di produrre non le fasi di produzione. (21.11,17)

La FIAT-FERRARI-EXOR si sono spostate in Olanda perche' i suoi amministratori abbiano i loro compensi direttamente all'estero . In particolare Marchionne ha la residenza fiscale in Sw (21.11.17)

La prova che e' il femore che si rompe prima della caduta e' che con altre cadute non si sono rotte ossa, (21.11.17)

Carlo DE BENEDETTI un grande finanziere che ha fallito come industriale in quanto nel 1993 aveva il SURFACE con il nome QUADERNO , con Passera non l'ha saputo produrre , ne' vendere ne' capire , ma siluro' i suoi creatori CARENA-FIGINI. (21.11.17)

Quando si dira' basta anche alle bufale finanziarie ? (21.11.17)

Per i consiglieri indipendenti l'indipendenza e' un premio per tutti gli altri e' un costo (11.12.17)

La maturita' del mercato finanziario e' inversamente proporzionale alla sottoscrizione dei bitcoin (18/12/17)

Chi risponde civilmente e penalmente se un'auto o un robot impazziscono ? (18/12/17)

Non e' la FIAT filogovernativa, ma sono i governi che sono filofiat consententogli di non pagare la exit-tax .(08.02.18) inoltre la FIAT secondo me ha fatto più danni all'ITALIA che benefici distruggendo la concorrenza della LANCIA , della Ferrari, che non ha mai capito , e della BUGATTI (13.02.18).

Infatti quando si comincia con il raddoppio del capitale senza capitale si finisce nella scissione

Tesi si laurea sull'assoluzione del sen.Giovanni Agnelli nel 1912 dal reato di agiotaggio : come Giovanni Agnelli da segretario della Fiat ne e' diventato il padrone :

https://1drv.ms/b/s!AlFGwCmLP76phBPq4SNNgwMGrRS4

 

Prima di educare i figli occorre educare i genitori (13.03.18)

Che senso ha credere in un profeta come Maometto che e'un profeta quando e' esistito  Gesu' che e' il figlio di DIO come provato  per ragioni storiche da almeno 4 testi che sono gli evangelisti ? Infatti i mussulmani  declassano Gesu' da figlio di DIO  a profeta perché riconoscono implicitamente l'assurdità' di credere in un profeta rispetto al figlio di DIO. E tutti gli usi mussulmani  rappresentano una palese involuzione sociale basata sulla prevaricazione per esempio sulle donne (19.03/18)

Il valore aggiunto per i consulenti finanziari e' solo per loro (23.03.18)

I medici lavorerebbero gratis ? quante operazioni non sono state fatte a chi non aveva i soldi per pagarle ? (26.03.18 )

lo sfregio delle auto di stato ibride con il motore acceso, deve finire con il loro passaggio alla polizia  con i loro autisti (19.03.18)

Se non si tassa il lavoro dei robot e' per la mancata autonomia in termini di liberta' di scelta e movimento e responsabilita' penale personale . Per cui le auto a guida autonoma diventano auto-killer. (26.04.18)

Quanto poco conti l'istruzione per l'Italia e' dimostrato dalla scelta DEI MINISTRI GELMINI FEDELI sono esempi drammatici anche se valorizzati dalla FONDAZIONE AGNELLI. (26.04.18) (27.08.18).

Credo che la lotta alla corruzione rappresenti sempre di piu' un fattore di coesione internazionale perche' anche i poteri forti si sono stufati di pagare tangenti (27/04/2018).

Non riusciamo neppure piu' a produrre la frutta ad alto valore aggiunto come i mirtilli....(27/04/2018)

Abbiamo un capitalismo sempre piu' egoista fatto da managers che pensano solo ad arraffare soldi pensando che il successo sia solo merito loro invece che di Dio e degli operai (27.04.18)

Le imprese dell'acqua e delle telecomunicazioni scaricano le loro inefficienze sull'utente (29.05.18)

Nel 2004 Umberto Agnelli, come presidente della FIAT,  chiese a Boschetti come amministratore delegato della FIAT AUTO di affidarmi lo sviluppo della nuova Stilo a cui chiesi di affiancare lo sviluppo anche del marchio ABARTH , 500 , A112, 127 . Chiesi a Montezemolo , come presidente Ferrari se mi lasciava utilizzare il prototipo di Giugiaro della Kubang che avrebbe dovuto  essere costruito con ALFA ROMEO per realizzare la nuova Stilo . Mi disse di si perche' non aveva i soldi per svilupparlo. Ma Morchio, amministratore delegato della FIAT, disse che non era accettabile che uno della Telecom si occupasse di auto in Fiat perche' non ce ne era bisogno. Peccato che la FIAT aveva fatto il 128 che si incendiava perche' gli ingegneri FIAT non avevano previsto una fascetta che stringesse il tubo della benzina all'ugello del carburatore. Infatti pochi mesi dopo MORCHIO  venne licenziato da Gabetti ed al suo posto arrivo' Marchionne a cui rifeci la proposta. Mi disse di aspettare una risposta entro 1 mese. Sono passati 14 anni ma nessuna risposta mi e' mai stata data da Marchionne, nel frattempo la Fiat-Lancia sono morte definitivamente il 01.06.18, e la Nissan Qashai venne presentata nel 2006 e rilancia la Nissan. Infatti dal 2004 ad oggi RENAULT-NISSAN sono diventati i primi produttori al mondo. FIAT-FCA NO ! Grazie a Marchionnne nonostante abbia copiato il suo piano industriale dal mio libro . Le auto Fiat dell'era CANTARELLA bruciavano le teste per raffredamento insufficente. Quella dell'era Marchionne hanno bruciato la Fiat. Il risultato del lavoro di MARCHIONNE e' la trasformazione del prodotto auto in prodotto finanziario, per cui le auto sono diventate tutte uguali e standardizzate. Ho trovato e trovo , NEI MIEI CONFRONTI, molta PREPOTENZA cattiveria ed incompetenza in FIAT. (19.12.18)

(   vedi :  https://1drv.ms/w/s!AlFGwCmLP76pg3LqWzaM8pmCWS9j ).

La differenza fra ROMITI MARCHIONNE e' che se uno la pensava diversamente da loro Romiti lo ascoltava, Marchionne lo cacciava anche se gli avesse detto che aumentando la pressione dei pneumatici si sarebbero ridotti i consumi.

FATTI NON PAROLE E FUMO BORSISTICO ! ALFA ROMEO 166 un successo nonostante i pochi mezzi utilizzati ma una richiesta mia precisa e condivisa da FIAT : GUIDA DIRETTA.  Che Marchionne non ha apprezzato come un attila che ha distrutto la storia automoblistica italiana su mandato di GIANLUIGI GABETTI (04.06.18).

Piero ANGELA : un disinformatore scientifico moderno in buona fede  su auto elettrica. auto killer ed inceneritore  (29.07.18)

Puoi anche prendere il potere ma se non lo sai gestire lo perdi come se non lo avessi mai avuto (01.08.18)

Ho provato la BMW i8 ed ho capito che la Ferrari e le sue concorrenti sono obsolete ! (20.08.18)

LA Philip Morris ha molti clienti e soci morti tra cui Marchionne che il 9 maggio scorso, aveva comprato un pacchetto di azioni per una spesa di 180mila dollari. Briciole, per uno dei manager più ricchi dell’industria automotive (ha un patrimonio stimato tra i 6-700 milioni di franchi svizzeri, cifra che lo fa rientrare tra i 300 elvetici più benestanti).E’ stato, però, anche l’ultimo “filing” depositato dal manager alla Sec, sul cui sito da sabato pomeriggio è impossible accedere al profilo del manager italo-canadese e a tutte le sue operazioni finanziarie rilevanti. Ed era anche un socio: 67mila azioni detenute per un investimento di 5,67 milioni di dollari (alla chiusura di Wall Street di venerdì 20 luglio 2018 ). E PROSSIMAMENTE  un'uomo Philip Morris uccidera' anche la FERRARI .   (20.08.18) (25.08.18)

verbali assemblee italiane azionisti EXOR :

https://1drv.ms/f/s!AlFGwCmLP76pg3Y3JmiDAW4z2DWx

verbali assemblee italiane azionisti FIAT :

https://1drv.ms/f/s!AlFGwCmLP76phApzYBZTNpkGlRkq

 

Prodi e' il peccato originale dell'economia italiana dal 1987 (regalo dell'ALFA ROMEO alla FIAT) ad oggi (25.08.18)

L'indipendenza della Magistratura e' un concetto teorico contraddetto dalle correnti anche politiche espresse nelle lottizzazioni delle associazioni magistrati che potrebbe influenzarne i comportamenti. (27.08.18)

Ho sempre vissuto solo con oppositori irresponsabili privi di osservazioni costruttive ed oggettive. (28.08.18)

Buono e cattivo fuori dalla scuola hanno un significato diverso e molto piu' grave perche' un uomo cattivo o buono possono fare il bene o il male con consaprvolezza che i bambini non hanno (20.10.18) 

Ma la TAV serve ai cittadini che la dovrebbero usare o a chi la costruisce con i nostri soldi ? PERCHE' ?

Un ruolo presidenziale divergente da quello di governo potrebbe porre le premesse per una Repubblica Presidenziale (11.11.2018)

La storia occorre vederla nella sua interezza la marcia dei 40.000 della Fiat come e' finita ? Con 40.000 licenziamenti e la Fiat in Olanda ! (19.11.18)

I SITAV dopo la marcia a Torino faranno quella su ROMA con costi doppi rispetto a quella francese sullo stesso percorso ? (09.12.18)

La storia politica di Fassino e' fatta dall'invito al voto positivo per la raduzione dei diritti dei lavoratori di Mirafiori. Si e' visto il risultato della lungimiranza di Fassino , (18.12.18)

Perche' sono investimenti usare risorse per spostare le pietre e rimetterle a posto per giustificare i salari e non lo sono il reddito di cittadinanza e quota 100 per le pensioni ? perche' gli 80 euro a chi lavora di Renzi vanno bene ed i 780 euro di Di Maio a chi non lavora ed e' in pensione non vanno bene ? (27.12.18)

Le auto si dividono in auto mozzarella che scadono ed auto vino che invecchiando aumentano di valore (28.12.18)

Fumare non e' un diritto ma un atto contro la propria salute ed i doveri verso la propria famiglia che dovrebbe avere come conseguenza la revoca dell'assistenza sanitaria nazionale ad personam (29.12.18)

Questo mondo e troppo cattivo per interessare altri esseri viventi (10.01.19)

Le ONG non hanno altro da fare che il taxi del mare in associazione per deliquere degli scafisti ? (11.02.19)

La giunta FASSINO era inutile, quella APPENDINO e' dannosa (12.07.19)

Quello che l'Appendino chiama freno a mano tirato e' la DEMOCRAZIA .(18.07.19)

La spesa pubblica finanzia le tangenti e quella sullo spazio le spese militari  (19.07.19)

AMAZON e FACEBOOK di fatto svolgono un controllo dei siti e forse delle persone per il Governo Americano ?

(09.08.19)

LA GRANDE MORIA DI STARTUP e causato dal mancato abbinamento con realta' solide (10.08.!9)

Il computer nella progettazione automobilistica ha tolto la personalizzazione ed innovazione. (17.08.19)

L' uomo deve gestire i computer non viceversa, per aumentare le sue potenzialita' non annullarle  (18.08.19)

LA FIAT a Torino ha fatto il babypaking a Mirafiori UNO DEI POSTI PIU' INQUINATI DI TORINO ! Non so se Jaky lo sappia , ma il suo isolamento non gli permette certo di saperlo ! (13.09.19)

Non potro' mai essere un buon politico perche' cerco di essere un passo avanti mentre il politico deve stare un passo indietro rispetto al presente. (04.10.19)

L'arretratezza produttiva dell'industria automobilistica e' dimostrata dal fatto che da anni non hanno mai risolto la reversibilità dei comandi di guida a dx.sx, che costa molto (09.10.19)

IL CSM tutela i Magistrati dalla legge o dai cittadini visti i casi di Edoardo AGNELLI  e Davide Rossi ? (10.10.19).

Le notizie false servono per fare sorgere il dubbio su quelle vere discreditandole (12.10.19)

L'illusione startup brucia liquidita' per progetti che hanno poco mercato. sottraendoli all'occupazione ed illude gli investitori di trovare delle scorciatoie al alto valore aggiunto (15.10.19)

Gli esseri umani soffrono spesso e volentieri della sindrome del camionista: ti senti piu' importante perche' sei in alto , ma prima o poi dovrai scendere e cedere il posto ad altri perche' nessun posto rimane libero (18.10.19)

Non e' logico che l'industria automobilistica invece di investire nelle propulsione ad emissione 0 lo faccia sulle auto a guida autonoma che brucia posti di lavoro. (22.10.19)

L'intelligenza artificiale non esiste perche' non e' creativa ma applicativa quindi rischia di essere uno strumento in mano ai dittatori, attraverso la massificazione pilotata delle idee, che da la sensazione di poter pensare ad una macchina al nostro posto per il bene nostro e per farci diventare deficienti come molti percorsi dei navigatori  (24.11.19)

Quando ci fanno domande per sapere la nostra opinione di consumatori ma sono interessati solo ai commenti positivi , fanno poco per migliorare (25.11.19)

La prova che la qualità della vita sta peggiorando e' che una volta la cessione del 5^ si faceva per evitare i pignoramenti , oggi lo si fa per vivere (27.11.19)

Per combattere l'evasione fiscale basta aumentare l'assistenza nella pre-compilazione e nel pagamento (29.11.19)

La famiglia e' come una barca che quando sbaglia rotta porta a sbattere tutti quanti (25.12.19)

Le tasse sull'inquinamento verranno scaricate sui consumatori , ma a chi governa e sa non importa (25.12.19)

Il calcio e l'oppio dei popoli (25.12.19)

La religione nasce come richiesta di aiuto da parte dei popoli , viene trasformata in un tentativo di strumento di controllo dei popoli (03.01.20)

L'auto a guida autonoma e' un diversivo per vendere auto vecchie ed inquinanoroti , ed il mercato l'ha capito (03.01.20)ttadini

Il vero potere della burocrazia e' quello di creare dei problemi ai cittadini anche se il cittadino paga i dipendente pubblico per risolvere dei problemi non per crearli.  Se per denunciare questi problemi vai fuori dal coro deve essere annientato. Per cui burocrazia=tangente (03.01.20)

Gli immigrati tengono fortemente alla loro etnina a cui non rinunciano , piu' saranno forti le etnie piu' queste  divideranno l'Italia sovrastando gli italiani imponendoci il modello africano . La mafia nigeriana e' solo un esempio. (05.01.20)

La sinistra e la lotta alla fame nel mondo sono chimere prima di tutto per chi ci deve credere come ragione di vita (07.01.20)

Credo di avere la risposta alla domanda cosa avrebbe fatto Eva se Adamo avesse detto di no a mangiare la mela ?  Si sarebbe arrabbiata. Anche oggi se non fai quello che vogliono le donne si mettono contro cercando di danneggiarti. (07.01.20)

Le sardine rappresenta l'evoluzione del buonismo Democristiano  e la sintesi fra Prodi e Renzi,  fuori fa ogni logica e senza una proposta concreta  (08.01.20)

Un cavallo di razza corre spontaneamente e nessuno puo' fermarlo. (09.01.20)

PD e M5S 2 stampelle non fanno neppure una gamba sana (22.01.20)

non riconoscere i propri errori significa sbagliare per sempre (12.04.20)

la vera ricchezza dei ricchi sono i figli dei poveri, una lotteria che pagano tutta la loro vita i figli ai genitori che credono di non avere nulla da perdere  ! (03.11.21)

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

Sopravvaluta sempre il tuo avversario , per poterlo vincere  .Mb  15.05.13

Torino 08.04.13

Il mio paese l'Italia non crede nella mia teoria economica del valore che definisce

1) ogni prodotto come composto da energia e lavoro:

Il costo dell'energia può tendere a 0 attraverso il fotovoltaico sui tetti. Per dare avvio la volano economico del fotovoltaico basta detassare per almeno 20 anni l'investimento, la produzione ed il consumo di energia fotovoltaica sui tetti.

2) liberalizzazione dei taxi collettivi al costo di 1 euro per corsa in modo tale da dare un lavoro a tutti quelli che hanno un 'auto da mantenere e non lo possono piu fare per mancanza di un lavoro; ed inoltre dare un servizio a tutti i cittadini.

3) tre sono gli obiettivi principali della politica : istruzione, sanita', cultura.

4) per la sanità occorre un centro acquisti nazionale  ed abolizione giorni pre-ricovero.

vedi PRESA DIRETTA 24.03.13

chi e' interessato mi scriva .

Suo. MARCO BAVA

 

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

  28. SE LE FORZE DELL'ORDINE INTERVENISSERO DI PIU'PER CAUSE APPARENTEMENTE BANALI CI SAREBBE MENO CONTENZIOSO: CHIAMATO IL 117  PER UN PROBLEMA BANALE MI HA RISPOSTO : GLI FACCIA CAUSA ! (02.04.17)

  29. GRAN PARTE DEI PROFESSORI UNIVERSITARI SONO TRA LE MENTI PIU' FRAGILI ED ARROGANTI , NON ACCETTANO IL CONFRONTO E SI SENTONO SPIAZZATI DIVENTANO ISTERICI ( DOPO INCONTRO CON MARIO DEAGLIO E PIETRO TERNA) (28.02.17)

  30. Spesso chi compera auto FIAT lo fa solo per gratificarsi con un'auto nuova, e basta (04.11.16)

  31. Gli immigrati per protesta nei centri di assistenza li bruciano e noi dobbiamo ricostruirglieli  affinché  li redistruggono? (18.10.20)

  32. Abbiamo più rispetto per le cose che per le persone .29.08.21

     

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

IL TRIBUNALE DI  TORINO E LA CONSOB NON MI GARANTISCONO LA TUTELA DEL'ART.47 DELLA COSTITUZIONE

Oggi si e' tenuta l'assemblea degli azionisti Seat tante bugie dagli amministratori, i revisori ed il collegio sindacale, tanto per la Consob ed il Tribunale di Torino i miei diritti come azionista di minoranza non sono da salvaguardare e la digos mi puo' impedire il voto come e quando vuole, basta leggere la sentenza SENT.FIAT Mb

 

Tweet to @marcobava

08.03.16

 

TEMI STORICI :

 

VIDEO DELLA TRASMISSIONE TV
Storie italiane
Puntata del 19/11/2019

SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI

https://www.raiplay.it/video/2019/11/storie-italiane-504278c4-8e8c-4b79-becc-87d5c7a67be6.html

 

10° Convegno
 
La grafopatologia in ambito giudiziario
L’applicazione della grafologia in criminologia, nelle malattie neurologiche e psichiatriche nel contesto giudiziario
 
Roma, 7 Dicembre 2019
 
Auditorium Facoltà Teologica “S. Bonaventura”
Via del Serafico 1 - Roma

 
alle ore 17,50
 
Vincenzo Tarantino
Gino Saladini
 
Elio Carlos Tarantino Mendoza Garofani
Grafologo giudiziario, esperto in fotografia forenseGiornalista, Criminologo
 
Il “suicidio” di Edoardo Agnelli: aspetti medico-legali criminologici e grafopatologici.

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

 PERCHE' TORINO HA PAURA DI CONOSCERE LA VERITA' SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI ?

Il prof.Mario DE AGLIO alcuni anni fa scrisse un articolo citando il "suicidio" di EDOARDO AGNELLI.  Gli feci presente che dai documenti ufficiali in mio possesso il suicidio sarebbe stato incredibile offrendogli di esaminare tali documenti. Quando le feci lui disconobbe in un modo nervoso ed ingiustificato : era l'intero fascicolo delle indagini.

A Torino molti hanno avuto la stessa reazione senza aver visto ciò che ha visto Mario DE AGLIO ma gli altri non parlano del "suicidio" di Edoardo AGNELLI ma semplicemente della suo morte.

Mb

02.04.17

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRI SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

Thanks again,

Jennifer

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 
NON DIMENTICARE CHE:

Le informazioni contenute in questo sito provengono
da fonti che MARCO BAVA ritiene affidabili. Ciononostante ogni lettore deve
considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti
e per l'uso che fa di queste di queste informazioni
QUESTO SITO non deve in nessun caso essere letto
come fonte di specifici ed individualizzati consigli sulle
borse o sui mercati finanziari. Le nozioni e le opinioni qui
contenute in sono fornite come un servizio di
pura informazione.

Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.


MARCO BAVA

 

 

  ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA

 

SITI SOCIETARI

 

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Ø     http://www.gruppozucchi.com

M&C SITO :  http://www.mecinv.com/

 

 

La ringraziamo sinceramente per il Suo  interesse nei confronti di una produzione duramente colpita dal recente terremoto, dalle stalle, ai caseifici fino ai magazzini di stagionatura. Il  sistema del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano sono stati fortemente danneggiati con circa un milione di forme crollate a terra a seguito delle ripetute scosse che impediscono a breve la ripresa dei lavori in condizioni di sicurezza. Questo determina di conseguenza difficoltà nella distribuzione del prodotto “salvato”, che va estratto dalle “scalere” accartocciate, verificato qualitativamente e poi trasferito in opportuni locali prima di poter essere posto in vendita. Abbiamo perciò ritenuto opportuno mettere a disposizione nel sito http://emergenze.coldiretti.it tutte le informazioni aggiornate relative alla commercializzazione nelle diverse regioni italiane anche attraverso la rete di vendita degli agricoltori di Campagna Amica.

 

Cordiali saluti.

Ufficio relazioni esterne Coldiretti

 

 

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http://www.uibm.gov.it/

 

http://www.obiettivonews.it/

 

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http://controsservatoriovalsusa.org/

 

http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/price-sensitive/home.html?lang=it

 

http://www.societaquotate.com/

 

 

 

http://smarthyworld.com/renault.html

http://www.turbo.fr/renault/renault-avantime/photos-auto/

http://avantimeitalia.forumattivo.it/

http://it.wikipedia.org/wiki/PSA_ES_e_Renault_L7X

http://www.avantime-club.eu/

http://www.centropestelli.it/  scuola di giornalismo torinese

www.foia.it x la trasparenza

http://www.lingottoierieoggi.com la storia del lingotto

www.ipetitions.com PETIZIONI

http://www.casa.governo.it GUIDA AGEVOLAZIONI CASA

http://www.comune.torino.it/ambiente/bm~doc/report-siti-procedimenti-di-bonifica_informambiente.pdf AREE EX SITI INDUSTRIALI TORINESI DA BONIFICARE

 

 

www.siope.it

 www.rinaflow.it

 

http://news.centrodiascolto.it

http://motori.corriere.it/prezzi-auto/

http://europa.eu/epso/index_it.htm

http://www.lavoro24.ilsole24ore.com/

http://www.huffingtonpost.it/

http://oggiespatrio.it/

http://www.renaultavantime.com/

http://www.solodownload.it/

http://it.miniradioplayer.net/

www.wefightcensorship.org

http://offertesottocosto.blogspot.it/

http://www.dinoferrari.altervista.org/homepage.htm

http://www.pergliavvocati.it/

 

http://www.opzionezero.org/

 

http://www.frontisgovernance.com/index.php?lang=it

 

 

 

 

http://www.maquantospendi.it/ rimborsi parlamentari M5S

 

 

 

 

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LE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI

BOSSI PRODI DE BENEDETI GIANNI AGNELLI SCALFARI 1 SCALFARI 2 PANELLA GIANNI AGNELLI 2

ORIGINALI CUSTODITI DALLA BIBLIOTECA DI SETTIMO TORINESE

SE VUOI AVERE UNA COPIA  DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI  :

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COMODATO EA COMODATO D'USO DI VILLA SOLE DOVE VIVEVA EDOARDO AGNELLI

DOCUMENTi SULLA DICEMBRE SOCIETA' SEMPLICE CHE CONTROLLA STELLANTIS

DICEMBRE 2021

DICEMBRE 1984

 

il mio libro sui Piani INDUSTRIALI

Libro Mb

LA MIA TESI DI LAUREA IN GIURISPRUDENZA SUL PROCESSO AL SENATORE AGNELLI  PER AGIOTAGGIO

CON SENTENZA NEL 1912

TESI SEN AGNELLI

 

VEDETE  COME LAVORA UIBM

CACAO&MIELE\7228-REG-1547819845775-rapp di ricerca.pdf

 

Il potere segreto. Perché vogliono distruggere Julian Assange e Wikileaks

 

NESSUNA RISPOSTA AI MIEI COMMENTI

2021 sono nella cartella NUOVO MODELLO DI SVILUPPO  sotto-cartela  POTERI FORTI 2021 e ERA DRAGHI

2020 sono nella cartella NUOVO MODELLO DI SVILUPPO  sotto-cartela  ERA GIUSEPPE CONTE

 

 FATTI NO BLA BLA BLA  DELLA STAMPA PER CONDIZIONARE LA VITA DELLE PERSONE CHE NON PENSANO PRIMA DI AGIRE :

 

 

19.01.22

 

  1. UNA ABILE SPUGNA : «Qui o si risolve il conflitto di interessi o continueremo a prenderlo in quel posto», scriveva Beppe Grillo sul suo blog il 24 gennaio 2007. «Il conflitto d'interesse è un mestiere», era titolato quel post in cui Grillo attaccava, nell'ordine: lo psiconano (ossia Berlusconi), Confalonieri, Fassino, Frattini, Dario Franceschini, reo di aver escogitato una proposta di soluzione del conflitto d'interessi berlusconiano che, a detta di Grillo, era peggiore di quella di Frattini e cioè era complice del Cavaliere. «Tutto il Sistema – scriveva Grillo - è in conflitto di interessi: banche, pubbliche amministrazioni, università, informazione, mercato dei farmaci, calcio, Autorità di garanzia, cooperative, partiti».
    E ora, la Nemesi: i conflitti d'interessi di Grillo, breve rassegna (politica, non penale). I due casi Moby e Philip Morris (la procura arriva alla vicenda Grillo-Onorato attraverso l'indagine sui rapporti commerciali della Casaleggio associati con alcune multinazionali come Philip Morris e Moby, appunto) sono la punta emersa dell'iceberg: un «accordo di partnership» con il sito beppegrillo.it (per il 2018 e 2019, 120 mila euro all'anno) e una consulenza per la Casaleggio Associati (Davide Casaleggio non è indagato) erano alla base di una serie di pagamenti effettuati dalla Moby spa di Vincenzo Onorato, ritenuti sospetti dall'Unità di informazione finanziaria di Bankitalia già nel 2019, quando La Stampa li scoprì, e trasmessi alla Guardia di Finanza. Il contratto con la Casaleggio era di 600 mila euro in tutto per tre anni a partire dal 2018, e poi prevedeva anche premi di risultato di 250 mila euro se fossero stati raggiunti alcuni obiettivi per il primo anno e altri 150 mila per il secondo. Il documento dell'Uif ipotizzava che quei contratti fossero, testuale, «il tentativo di sensibilizzare una forza politica di governo a sostenere la campagna per modificare le norme sull'imbarco dei marittimi sulle navi italiane».
    Se sia così, diranno i giudici. Per gli inquirenti, l'accordo era «volto ad acquisire visibilità, con finalità pubblicitarie, per il proprio brand sul blog Beppegrillo.it, nonché attraverso canali redazionali social della Beppe Grillo srl, avvalendosi del loro supporto redazionale». E qui i possibili conflitti d'interessi di Grillo incrociano la Casaleggio associati, perché tutti i canali online di Grillo erano notoriamente gestiti lì.
    La Stampa pubblicò la lista delle fatture pagate dalla Philip Morris in consulenze alla Casaleggio, poco meno di due milioni e quattrocentomila euro lordi (Davide Casaleggio rispose che non esisteva nessun conflitto d'interessi perché «io non firmo decreti, né voto leggi, e non ho mai fatto ingerenze»). L'azienda Deliveroo, scrisse Il Fatto, sponsorizzava eventi della Casaleggio (mentre il M5S si mostrava impegnato per i rider senza arrivare a nulla, e i rider andarono a protestare proprio sotto la sede milanese della srl). Come anche Flixbus, i bus a basso costo; Fonarcom, il fondo per la formazione dei lavoratori. Davide Casaleggio scrisse al Fatto quotidiano ricordando, non senza una punta di veleno: «Anche Il Fatto quotidiano si rivolse alla Casaleggio associati per avviare la sua presenza online».
    Linkiesta elencò una serie di soggetti che avevano avuto rapporti commerciali con la srl che curava all'epoca il blog di Grillo, e il cui presidente gestiva anche la piattaforma online del M5S: dal Gruppo GeMS a Banca Intesa, Moleskine, Expedia, per citarne solo alcuni. Le partnership sono state tantissime, da Microsoft in giù. Huawei, a una domanda de La Stampa, negò di aver avuto rapporti con il blog di Grillo o con Casaleggio srl. La Stampa pubblicò consulenze della Casaleggio per colossi farmaceutici come Gilead. Tutto legittimo, ma in questi rapporti influiva anche in qualche modo la prospettiva di indirizzare gli atti legislativi del M5S? Nel 2020, la Grillo srl è andata in rosso. I «ricavi delle vendite e delle prestazioni» sono scesi da 240.538 euro (del 2019) a 57.939 euro. Un'epoca, forse, si sta chiudendo.
  2. NON E' QUESTIONE DI SALARIO MINIMO MA DI PROGRAMMARE LE STRUTTURE CHE DRAGHI NON HA SAPUTO FARE : Sul lavoro povero «non si può rimanere senza fare niente», sostiene il ministro del Lavoro Andrea Orlando. I numeri, del resto, parlano chiaro: già prima dello scoppio della pandemia ben un quarto delle retribuzioni orarie individuali in Italia erano basse, ovvero inferiori al 60% del valore mediano, mentre più un lavoratore su dieci si trovava in condizioni di povertà. «Non c'è ancora il dato sul 2020 ma credo che ci sarà una accentuazione del fenomeno. Sicuramente con la pandemia la situazione non è migliorata», ha spiegato ieri Orlando. Che presentando la ricerca sul lavoro povero del task force di esperti ministeriali coordinata dall'economista dell'Ocse Andrea Garnero, ha annunciato di voler porre con urgenza la questione del salario minino (assieme a quello della rappresentanza) alle parti sociali.
    Già oggi ci sarà un primo passaggio con un incontro dedicato al lavoro di qualità. «Vedremo i numeri che emergono sul fronte del mercato del lavoro, socializzeremo anche questo e lo offriremo alla riflessione delle parti sociali», ha aggiunto il ministro. Che in questo modo intende preparare il terreno in vista dell'imminente passaggio parlamentare della direttiva europea sul salario minimo che avverrà a breve. Passaggio «assolutamente cruciale e che può avere esisti diversi in base allo sviluppo che sarà il dialogo sociale. Credo che sia molto importante dare una base anche al Parlamento per potersi pronunciare», ha spiegato.
    Cinque le proposte elaborate dalla «commissione Garnero» e anticipate da la Stampa il 27 dicembre: un pacchetto unico che oltre alla garanzia di minimi salariali (sia estendendo la validità dei contratti nazionali sia introducendolo per legge) prevede il rafforzamento degli strumenti di vigilanza documentale delle amministrazioni pubbliche, l'introduzione di integrazioni del reddito (in-work benefit), incentivi alle imprese a pagare salari adeguati con forme di accreditamento o pubblicazione dei nomi delle aziende che non rispettano la normativa sul lavoro e la revisione dell'indicatore Ue di povertà lavorativa.
    In via sperimentale Garnero suggerisce di sperimentare il salario minimo «nei settori di maggior crisi, in un numero limitato di settori»: si tratterebbe di «un intervento parziale e non esente da problemi e complessità» che permetterebbe però di dare una prima risposta in quei settori in cui la situazione è più urgente lasciando il tempo al dibattito politico e sociale di maturare una conclusione.
  3. CINGOLANI UN MINISTRO MOLTO POCO INDIPENDENTE ED INNOVATIVO : NUCLEARE INVECE CHE IDROGENO : Sul tavolo ci sono tra gli 8 e i 10 miliardi di euro. A tanto ammonta il totale delle risorse su cui il governo potrebbe contare per ridurre i rincari di luce e gas. Domani al consiglio dei ministri dovrebbe approdare un nuovo «decreto ristori», che potrebbe comprendere anche un nuovo intervento per calmierare gli aumenti stellari delle bollette in questo inizio anno, ma già si prevede che il grosso delle nuove misure verrà adottato più avanti. Riguarderà innanzitutto il secondo trimestre dell'anno, dopo che per il primo trimestre il governo ha già impegnato 3,8 miliardi di euro, posto che i prezzi delle materie prime energetiche (ieri il petrolio ha toccato un nuovo record a 84,99 dollari al barile) non scenderanno tanto rapidamente come si prevedeva a fine anno. Il pressing dei partiti su Draghi e sul Mef è però «fortissimo, e non solo da parte delle Lega ma di tutti i partiti», spiegavano ieri sera fonti di governo, e quindi tutto può succedere. «L'obiettivo è avere un decreto già questa settimana» è tornato a ripetere ieri Matteo Salvini.
    Dopo aver aiutato le famiglie e le piccole imprese, la nuova emergenza riguarda le industrie più grandi, le energivore in particolare (vetrerie, fonderie, industrie siderurgiche, meccaniche, cartiere, cementifici, produttori di ceramica, ecc.) molte delle quali a rischio chiusura a causa dell'esplosione dei costi.
    Oggi al Mise il ministro dello Sviluppo Giancarlo Giorgetti incontrerà in videoconferenza tutti i loro rappresentanti per fare il punto della situazione e raccogliere suggerimenti. Ed è nei loro confronti che già domani potrebbe essere varato un intervento tampone per tagliare immediatamente i loro costi, attingendo di nuovo dai proventi extra frutto delle aste per la CO2 (7-800 milioni circa). Tutto il resto verrebbe poi rinviato quanto meno a fine mese puntando a mettere in campo innanzitutto misure più corpose da attuare nel secondo trimestre dell'anno, ma anche interventi di tipo strutturale di lungo periodo.
    Stando al ministro per la Transizione Ecologica Roberto Cingolani sono quasi 10 i miliardi che si potrebbe utilizzare senza la necessità di ricorrere ad un nuovo scostamento di bilancio. Cifra che il Mef in via informale conferma. Tre miliardi potrebbero arrivare dalla cartolarizzazione degli oneri di sistema sulle bollette, 1,5 miliardi dalle aste Ets, 1,5 miliardi dalla riduzione degli incentivi sul fotovoltaico, da 1 a 2 miliardi dal taglio agli incentivi sull'idroelettrico, 1,5 dalla negoziazione a lungo termine delle rinnovabili. Ed in questo modo non ci sarebbe nemmeno bisogno di intervenire sugli extraprofitti dei produttori di energia come è stato ipotizzato sino ad ora. Soluzione a cui lo stesso Draghi aveva accennato parlando di un contributo straordinario, ma non facile da strutturare, con molti profili delicati da valutare (innanzitutto la reazione del mercato sulle società quotate) e per questo data in qualche modo in stallo.
    Diversi parlamentari ieri hanno notato che Cingolani durante la sua audizione ieri non ne ha mai fatto cenno. «I prossimi due mesi saranno fondamentali per capire la direzione da prendere – ha spiegato il ministro davanti alle commissioni Industria e Attività produttive di Camera e Senato -. Stiamo analizzando tutti gli scenari possibili. Al momento le bollette costano 50 miliardi, se 10 sono Iva, 12 circa sono oneri, il resto è il prezzo dell'energia e noi dobbiamo capire come migliorare il costo per i cittadini».
    Detto questo, Cingolani non crede che si potranno «tirare fuori soldi cash ogni trimestre per le bollette, come abbiamo fatto finora. Per il nostro paese, e per l'intera Europa, è arrivato il momento di una strategia strutturale», compreso il taglio dell'Iva sulle bollette cui si dovrà ragionare con Bruxelles. Inoltre si sta studiando la possibilità di riproteggere in futuro i clienti vulnerabili prevedendo per loro il passaggio automatico alle tariffe di maggior tutela anche quando ci sarà il libero mercato.
    Sul lungo periodo, invece, per Cingolani per calmierare il caro-energia l'Italia deve accelerare sulle rinnovabili, ma per poterlo fare «serve un patto di collaborazione con le Regioni che gestiscono le aree. Sennò non sarà possibile raggiungere l'obiettivo di 70 nuovi gigawatt di rinnovabili da qui al 2030». Quanto al rischio black-out ha spiegato che «se l'inverno permane a questo livello credo si possa essere ottimisti. In Europa in alcuni Paesi ci potrebbero essere difficoltà. Francamente in Italia, a meno di un febbraio glaciale, non corriamo rischi, anche se le riserve sono meno piene»
  4. QUESTA E' SOLO LA FACCIATA PER AGIRE , COME SEMPRE , AL PEGGIO PER L'UMANITA': PAROLE NON FATTI : Caro Ceo, alla base del capitalismo c'è un costante "reinventarsi"; per non rischiare di essere soppiantate da nuovi concorrenti, le aziende devono continuamente evolversi, di pari passo con il mondo che le circonda. La pandemia ha, per così dire, messo il turbo per quasi tutte le imprese a un'evoluzione dell'ambiente operativo che era già in atto. Sta cambiando il modo in cui le persone lavorano e il modo in cui i consumatori acquistano. Sta dando vita a nuove attività e distruggendone delle altre. Soprattutto, sta accelerando a ritmi incredibili il modo in cui la tecnologia sta rimodellando la vita e il business. L'accesso al capitale, per trasformare le idee in realtà, per le società innovative, quelle che cercano di adattarsi a questo ambiente, è più agevolato che mai. Inoltre, la relazione tra un'impresa, i suoi dipendenti e la collettività è in fase di ridefinizione.
    Nessun rapporto ha subito più modifiche a causa della pandemia di quello tra datori di lavoro e dipendenti. Negli Stati Uniti e nel Regno Unito, il tasso di licenziamento è ai massimi storici. E proprio negli Stati Uniti stiamo assistendo a una delle maggiori crescite salariali degli ultimi decenni. È positivo che i lavoratori stiano cogliendo queste nuove opportunità: dimostra la loro fiducia nella crescita economica.
    Il nuovo mondo del lavoro
    Se, da un lato, il ricambio della forza lavoro e l'incremento delle retribuzioni non sono un tratto trasversale di ogni regione o settore, in tutto il mondo i dipendenti stanno chiedendo qualcosa di più ai loro datori di lavoro, incluse una maggiore flessibilità e mansioni più significative. Sebbene l'uscita dalla pandemia per le aziende sia un'occasione di ricostruzione, i Ceo si trovano davanti a un paradigma radicalmente diverso da ciò a cui eravamo abituati. La normalità prevedeva che i dipendenti andassero in ufficio cinque giorni alla settimana. Raramente si parlava di salute mentale sul luogo di lavoro e i salari della manodopera a basso e medio reddito crescevano a malapena. Quel mondo non esiste più. (…)
    Le maggiori richieste dei lavoratori nei confronti dei loro datori di lavoro è un tratto essenziale di un capitalismo efficace. Favorisce la prosperità e crea un clima più competitivo per i talenti, spingendo le aziende a creare ambienti migliori e più innovativi per i loro dipendenti – azioni che, a loro volta, le aiuteranno a generare maggiori profitti per gli azionisti. Le società che agiscono in questo modo stanno già raccogliendo i frutti di quanto seminato. La nostra ricerca mostra che le società che hanno instaurato legami solidi con i loro dipendenti hanno registrato livelli più bassi di turnover e rendimenti più alti nel corso della pandemia. (…)
    Creare un ambiente come quello prospettato è più complesso che mai, e va oltre le questioni legate alla retribuzione e alla flessibilità. Oltre a sovvertire il rapporto con il luogo fisico in cui lavoriamo, la pandemia ha anche fatto luce su questioni come l'uguaglianza etnica, l'assistenza all'infanzia e la salute mentale, rivelando il divario tra le aspettative generazionali sul lavoro. Questi temi ora sono al centro della scena. (...)
    Le nuovi fonti di capitale che alimentano le turbolenze di mercato
    Da quarant'anni a questa parte, stiamo assistendo a un boom nella disponibilità di capitale. Oggi, le attività finanziarie globali ammontano in totale a 400 trilioni di dollari. Questa crescita esponenziale porta con sé rischi e opportunità sia per gli investitori sia per le imprese, e significa che le banche da sole non sono più le uniche custodi delle fonti di accesso ai finanziamenti.
    Le imprese giovani e innovative non hanno mai goduto di un accesso più facile al capitale. Non c'era mai stato così tanto denaro a disposizione per far sì che le nuove idee diventassero realtà. Grazie a tutto ciò, si sta sviluppando un panorama dinamico e innovativo. Significa che quasi ogni settore può contare su un elevato numero di startup dirompenti che cercano di spodestare i leader di mercato. Se non vogliono perdere competitività a favore di realtà più piccole e dinamiche, i Ceo delle società consolidate devono comprendere questo contesto in continuo divenire e l'eterogeneità delle fonti di capitale a disposizione.
    Capitalismo e sostenibilità
    La maggior parte degli stakeholder - dagli azionisti, ai dipendenti, ai clienti, fino alle comunità e ai regolatori - ora si aspettano che le imprese giochino ognuna il proprio ruolo nel prendere parte al processo di decarbonizzazione dell'economia globale. Poche cose avranno un impatto sulle decisioni di allocazione del capitale più di quanto lo avrà l'efficacia con cui gestirete la futura transizione energetica globale.
    Sono passati due anni da quando ho scritto che il rischio climatico è un rischio di investimento. E, in questo breve periodo, abbiamo assistito a uno spostamento epocale del capitale. Gli investimenti sostenibili hanno ormai raggiunto i 4 trilioni di dollari. Sono aumentate anche le azioni, e le ambizioni, a favore della decarbonizzazione. Questo è solo l'inizio: il massiccio spostamento verso gli investimenti sostenibili è ancora in fase di accelerazione. Che si tratti di capitale che viene convogliato in nuove imprese incentrate sull'innovazione energetica, o di capitale che si trasferisce dagli indici tradizionali verso portafogli e prodotti più personalizzati, assisteremo a una maggiore mobilità del denaro.
    Ogni impresa e ogni settore ne usciranno trasformati a causa dalla transizione verso un mondo a zero emissioni. La domanda ora è: voi sarete tra coloro che guideranno il cambiamento o tra chi sarà guidato?
  5. LA REALTA' : La tassa minima globale rischia di subìre dei ritardi. Dopo essere stata approvata dal G20 a trazione italiana nello scorso autunno, la messa a terra è frenata da un gruppo di Paesi europei guidati da Polonia e Ungheria. La negoziazione è appena iniziata, e l'obiettivo di arrivare a metà anno con la piena adozione. Netto il monito di Valdis Dombrovskis, vice presidente della Commissione Ue: «Dovrebbe essere fatta al più presto».
    L'imposta minima globale al 15% continua a far discutere. Oggetto del contendere sono i due pilastri, il primo legato alla riallocazione dei profitti delle multinazionali, in via indipendente da dove operano, il secondo riguardo all'aliquota di base. Commissione europea e Francia, che guida la presidenza di turno dell'Ue, spingono per limare le differenze, ma Budapest e Varsavia vogliono che i due pilastri vengano adottati nello stesso momento. «La Polonia non può sostenere un'introduzione unilaterale da parte dell'Ue di una tassa minima globale, riducendo la competitività dell'Ue, lasciando dietro di sé il primo pilastro», ha affermato il vice ambasciatore della Polonia presso l'Ue, Arkadiusz Plucinski.
    La diplomazia è al lavoro, come ha spiegato il ministro dell'Economia Daniele Franco. «Credo che l'accordo globale sulla tassazione minima sia parte dello sforzo per rafforzare il ruolo dell'Ue nel mondo e la sua competitività, evitando la concorrenza sleale e stabilendo condizioni di parità per le nostre aziende», ha osservato Franco, evidenziando che, nel trasporre l'intesa in Ue, «è importante limitare il più possibile le deviazioni dal modello dell'Ocse». Scostamenti che quasi tutti, Roma e Parigi in primis, vogliono evitare.
  6. LE SOLITE CONTRADDIZIONI TEDESCHE : Corre per 1.230 chilometri sotto il mar Baltico uno dei fili d'acciaio che tiene legate Mosca e Berlino, si chiama Nord Stream 2 e sembra attualmente una valigia molto pesante, impossibile da abbandonare e al tempo stesso da portare avanti. Il nuovo gasdotto da 11 miliardi di dollari per la fornitura di gas dalla Russia alla Germania (55 miliardi di metri cubi l'anno è la portata stimata) avrebbe dovuto essere in funzione già nel 2019, ma è stato completato a settembre scorso. E proprio mentre a Berlino si insediava il nuovo governo Scholz, a dicembre il Nord Stream 2 è stato sospeso per sei mesi: l'unico azionista, la società russa Gazprom, è anche il distributore del gas, e questo viola la normativa europea. Un margine che permette all'esecutivo tedesco a guida socialdemocratica di prendere tempo, perché quella del Nord Stream 2 - che promette di riscaldare 26 milioni di case tedesche a un prezzo accessibile - è tutt'altro che una questione di puro business di privati, come ha provato a spiegare negli scorsi giorni il cancelliere. A ogni centimetro di tubo, la pipeline ha vaste conseguenze geostrategiche. È una battaglia politica campale, che ha la questione Ucraina al centro, mette sotto sforzo le relazioni con gli Usa e potrebbe offrire a Putin la leva sulla sicurezza energetica europea, consentendogli di mettere il suo stivale sulla trachea dell'Europa. La media Ue di dipendenza dal gas russo è al 30%, le forniture arrivano a 14 Stati, molti dei quali, per di più orientali, dipendono per il 70% da Mosca.
    «Non abbiamo altra scelta che difendere le nostre regole comuni (la sicurezza ai confini, ndr), anche se questo avrà un alto prezzo economico», ha detto la ministra degli Esteri Baerbock ieri a Mosca, all'incontro con l'omologo Lavrov. Ma ha anche parlato di «cooperazione tra i due Paesi per l'enorme potenziale sulle rinnovabili» e «dell'importanza del gas» per il passaggio all'era delle energie pulite. A rafforzare la linea anche il collega Habeck, ministro dell'Economia: «Abbiamo bisogno di gas. I russi hanno bisogno di valuta estera perché il loro Stato possa funzionare». Se dunque Scholz minaccia sanzioni a Mosca, qualora il Cremlino dovesse usare l'energia come arma, il blocco del Nord Stream 2 costringerebbe Berlino a rivedere massicciamente i propri piani di transizione green: un mix di gas e rinnovabili, per arrivare ad alimentarsi all'80% con fonti energetiche pulite entro il 2030. Il cancelliere e il suo partito (Spd), poi, dal canto loro, restano sostenitori del gasdotto, a differenza dei compagni verdi di coalizione - ironicamente allineati con i repubblicani statunitensi sul Nord Stream 2 -.
    Per molto tempo, la Germania è stata il partner preferito della Russia in Occidente. Le relazioni tedesco-russe hanno radici profonde e sono persino sopravvissute alla devastazione della Seconda guerra mondiale. Ieri, di certo, Baerbock ha sperimentato quanto sia diventato gelido il rapporto. «Per il prossimo futuro, il gas naturale rimarrà parte del mix energetico tedesco - spiega Rafael Loss, analista dell'Ecfr -. Anche durante la guerra fredda, la Germania occidentale riceveva gas dall'Urss -. E ora considera la Russia un fornitore affidabile». Ma aggiunge: «Non c'è alcuna garanzia che la Russia non userà l'energia come arma anche contro la Germania». La produzione di gas all'interno dell'Ue è in forte calo. La stessa Germania ha pochissimi giacimenti di gas naturale - coprirebbe da sola il 5% dei consumi -. «La battaglia interna al governo tedesco per una chiara posizione su come reagire a una escalation militare russa è tutt'altro che risolta - dice Gustav Gressel, senior Policy Fellow dell'Ecfr -. L'opinione pubblica tedesca è riluttante a impegnarsi in misure più dure e deve essere convinta che il Paese debba pagare davvero un prezzo per difendere l'intera sicurezza europea»
  7. ADESSO LA LEGA ASPETTA IL CAVALLO DI RITORNO PER LA VOTAZIONE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA : Dalla maggioranza Ursula alla maggioranza Metsola. Nonostante alcune prevedibili defezioni, regge il patto di coalizione tra popolari, socialisti e liberali. Ma i confini della maggioranza si espandono verso destra. La maltese è stata eletta alla prima votazione con ben 458 voti, grazie anche al sostegno ricevuto da molti eurodeputati conservatori (tra cui quelli di Fratelli d'Italia) e sovranisti (tra cui quelli della Lega).
    I primi hanno ritirato all'ultimo dalla corsa il loro candidato, una mossa che ha permesso di incassare una vicepresidenza: è stato eletto il lettone Roberts Zile, anche grazie all'attivismo di Raffaele Fitto che ha lavorato tutto il giorno per raccogliere voti. La Lega è invece rimasta a bocca asciutta: Mara Bizzotto non ha ottenuto i consensi necessari e dunque i sovranisti saranno nuovamente esclusi dall'ufficio di presidenza. Non ce l'ha fatta nemmeno il grillino Fabio Massimo Castaldo, sconfitto all'ultima votazione dai candidati dei Verdi (Heidi Hutta) e della sinistra radicale (Dimitrios Papadimoulis).
    Per il resto il pacchetto delle vice-presidenze conferma l'accordo di coalizione: tre vanno al Ppe, tre ai liberali di Renew Europe e cinque ai socialisti-democratici. L'unica italiana è Pina Picierno, che ha incassato 527 preferenze. «Questa elezione è avvenuta in un momento molto difficile per me, per il mio gruppo, per il Parlamento e credo per tantissimi cittadini – spiega l'esponente del Pd -. Sono convinta che il nostro compito sia quello di onorare la memoria di David Sassoli portando a termine il lavoro fin qui svolto, in tempi che si annunciano difficili. La nostra Unione è ancora troppo marginale di fronte alle grandi sfide del mondo e tutte queste sfide possono trovare adeguate risposte in un solo luogo: il Parlamento europeo».
    I socialisti dovrebbero incassare anche la guida della conferenza dei presidenti di commissione, sin qui presieduta da Antonio Tajani. Inoltre il Pd manterrà con Irene Tinagli la presidenza della commissione Affari economici, posizione che diventerà cruciale quando bisognerà discutere la riforma del Patto di Stabilità.
  8. INCOSCIENZA TOTALE : Il saluto nazista, lo sguardo feroce, la testa rasata, giacca nera e cravatta grigia. Come se non fossero passati dieci anni, dieci anni di dolore e lutto, Anders Breivik, il terrorista di estrema destra che nel 2011 uccise 77 persone tra Oslo e Utøya, si è presentato ieri nella palestra del carcere di Skien per partecipare a un'udienza per la sua libertà vigilata. Già, come aveva fatto in passato - quando aveva protestato per le condizioni inumane in cui era costretto (in cella non aveva videogiochi abbastanza aggiornati) e aveva richiesto il rilascio anticipato per buona condotta - Breivik insiste: vuole uscire di prigione, perché «Ormai non rappresento più alcun pericolo per la società», ha fatto dire ai suoi avvocati il norvegese Oystein Storrvik e lo svedese di ultradestra Per Oberg. Che possa lasciare il carcere modello è improbabile, ma come largamente previsto alla vigilia dell'udienza, Breivik ha riempito ancora una volta l'aula di un tribunale dei suoi deliri, catturando di nuovo l'attenzione del mondo e, c'è da scommetterci, galvanizzando la galassia suprematista che in lui e nei suoi vaneggiamenti vede un esempio. Esattamente ciò che temevano sopravvissuti e familiari delle vittime.
    Stavolta, in mano, sulla giacca e su una 24 ore nera, aveva tre cartelli, tutti con la stessa scritta in inglese: «Cessate il vostro genocidio conto le nostre nazioni bianche». La sentenza è attesa non prima di domani, ma le chance che la domanda venga accolta sono remote, in un Paese che ancora oggi non riesce a superare il trauma di Utøya. Il 22 luglio 2011, il neonazista fece prima esplodere una bomba vicino alla sede del governo a Oslo, uccidendo otto persone, poi ne sterminò altre 69, per lo più adolescenti, aprendo il fuoco su un campo estivo dei giovani laburisti sull'isola di Utøya.
    Breivik non si è mai pentito. Ieri, durante l'udienza, ha interrotto la procuratrice, Hulda Karlsdottir - che stava elencando la lunga lista di vittime e delle circostanze in cui sono morte - sentendo il bisogno di sottolineare che «il 72% di loro erano quadri del partito laburista».
    «Vediamo saluti nazisti, odio e propaganda di destra nella palestra del carcere di Skien - dice uno dei sopravvissuti, Tarjei Jensen Bech -. Per noi che siamo sopravvissuti al terrore è sconvolgente che un terrorista torni sotto i riflettori, e riapra cicatrici visibili e invisibili».
    Nel corso degli anni, l'ormai 42enne, che in prigione vive in tre celle con tv e dvd, videogiochi e una macchina da scrivere, ha ammesso soltanto di essersi fatto "radicalizzare" da altri e di essere stato solo un burattino del movimento neonazi Sangue&Onore, cui ha imputato la reale responsabilità degli attacchi.
  9. I TANTI VOLTI DELLA MAFIA : Secondi solo alla Lombardia per grado di infiltrazione della ‘ndrangheta al Nord, penultimi nel riutilizzo dei beni confiscati alla stessa malavita. È il triste (doppio) record del Piemonte, regione bucata in lungo e in largo da boss, picciotti e colletti bianchi, la cui storia giudiziaria è disseminata da più di 20 operazioni contro la mafia calabrese negli ultimi 12 anni. Cosi evoluta nel contrasto al radicamento del crimine organizzato, cosi indietro nella percezione (e non certo una novità) e negli investimenti sui beni portati via ai capibastone.
    In questo scenario si staglia un durissimo comunicato di Libera contro le mafie, associazione fondata da don Luigi Ciotti che sul tema ha competenze specifiche e impegno ampiamente dimostrato. Nel mirino dei volontari finisce la legge 14 del 2007, istituita come strumento normativo per sostenere il riutilizzo dei patrimoni mafiosi confiscati. «Per l'ennesimo anno non è stata finanziata». Precisazione: «Non è la prima volta che accade perché dall'insediamento della giunta Cirio che nessun bando a sostegno dei Comuni per il riutilizzo di questi immobili è stato predisposto».
    Ma cosa accade quanto la pancia di questa legge rimane senza bandi che sono poi gli strumenti attuativi? «Che la legge è praticamente svuotata di ogni effetto» replica Josè fava, referente regionale di Libera. Che aggiunge. «Ciò costringe i Comuni su cui insistono gli immobili a trovare fondi in autonomia per dare un futuro e in un periodo di forti ristrettezze economiche per i sindaci è sempre più complicato trovare risposte per riattivare progetti di riutilizzo».
    Ergo, l'accusa. Diretta, forte: «La giunta regionale dimostra di non considerare la lotta alle mafie una priorità politica nonostante i dati fotografino uno scenario preoccupante». Quale? In Piemonte, a settembre 2021, risultano 322 beni confiscati in via definitiva, ma solo il 21,1% pari a 68 unità, è stato utilizzato. L'8,4% (27 unità) è stato destinato a enti e associazioni ma non ancora non utilizzato. In conclusione, il 70% dei beni non è stato assegnato a nessuno e figura ancora nel patrimonio dell'agenzia nazionale beni confiscati.
    Sullo sfondo della polemica restano le storie dei beni sottratti ai boss da anni che nessuno vuole. Come il caso della villa di Cuorgnè, appartenuta a Giovanni Iaria, già condannato in Minotauro: una struttura sontuosa che il Comune, in assenza di fondi extra-autonomi, non vuole prendere in carico. «Un fatto grave - sottolinea il consigliere regionale Pd Diego Sarno - perché adesso bisognerà rimettere i soldi approvando il bilancio di previsione e questo avverrà inevitabilmente tra alcuni mesi, forse in primavera. Un'occasione persa per il terzo anno consecutivo Nell'era Chiamparino, i bandi furono pubblicati i soldi furono utilizzati tutti». Dalla Regione sottolineano che i bandi partiranno a inizio anno. Due settimane fa c'è stata una riunione con il nuovo Prefetto e con i comuni interessati per fare il punto sulla situazione. Anche se già a novembre, durante un question time in Consiglio regionale, c'era stata la promessa che entro fine dicembre questi bandi sarebbero dovuti partire ma poi il termine non è stato rispettato. «Al fine di disporre di risorse sufficienti e finanziare le attività di recupero dei beni confiscati alla criminalità organizzata, abbiamo richiesto una variazione di bilancio che trasferisca le risorse riferite al 2021, pari a 300 mila euro, sull'annualità 2022 in aggiunta a quelle già stanziate per l'anno prossimo, pari a 150 mila euro», hanno specificato anche in una nota gli assessori Maurizio Marrone e Marco Gabusi.
  10. SOLITA SMENTITA :Vito Crimi, senatore del M5s, fino a qualche mese fa reggente del partito fondato da Beppe Grillo e all’epoca dei fatti sottosegretario all’editoria del governo Conte I, replica su affaritaliani.it alle indiscrezioni uscite stamattina sul Fatto Quotidiano che lo coinvolgono nell'inchiesta Gedi (le abbiamo riportate qui).
    “Quando ero sottosegretario con delega all'Editoria, ho incontrato chiunque avesse chiesto di incontrarmi, alla luce del sole, nel mio ufficio, previa registrazione all'ingresso, anche rappresentanti di gruppi editoriali, visto il ruolo che ricoprivo. Se avessi incontrato i vertici del gruppo Gedi, quindi non ci sarebbe stato nulla di strano. Ma non è mai avvenuto nè ho avuto incontri o contatti con nessuno dei nomi al centro dell'inchiesta di cui ho letto sulla stampa.

    Mi sembra comunque surreale anche solo immaginare che i vertici di Gedi potessero cercare una sponda con me, che sul tema dell'Inpgi, dei prepensionamenti e del finanziamento ai giornali, ho fatto delle battaglie di verità, tanto da aver denunciato in più di un'occasione l'abuso che veniva fatto di questi strumenti da parte dei grandi giornali, che si difendevano sostenendo di non accedere ai finanziamenti pubblici diretti, ma in realtà tacevano tutte le forme indirette di finanziamento di cui han sempre goduto con la compiacenza di tutta la politica.

    E il gruppo Gedi era in prima linea, con tutti i suoi strumenti, ad attaccare il mio operato, ora a maggior ragione si comprende perchè questo accanimento contro la mia persona.

    Sono ben lieto che la magistratura faccia piena luce, ed io sono a piena disposizione per qualsiasi chiarimento. È interessante osservare che una volta vengo dipinto come nemico della libertà di stampa e un’altra volta ancora come colui che fa da sponda agli interessi di qualche grande gruppo editoriale. La verità è che con grande attenzione ho lavorato per un settore in difficoltà cercando di imprimere una trasparenza che sono lieto comincia ad esserci, anche se ci è voluta la magistratura a farlo. Avevamo anche avviato gli Stati Generali per la riforma del settore, ai quali con il cambio di governo non ho più potuto, purtroppo, dare seguito.

    La verità è che ero scomodo in quel ruolo per gli interessi di alcuni gruppi editoriali, e per questo motivo la politica compiacente ha fatto di tutto per togliere da quel ruolo il Movimento 5 Stelle. Ho operato sempre con rettitudine e lealtà al mio mandato istituzionale”.

 

 

19.01.22
  1. LA FERRARI SA COME FARE RICERCA MA NON SA COSA RICERCARE PERCHE' MANCA LA SENSIBILITA' SUL FUTURO DEL MERCATO CHE SARA' FATTO DALLA FORTE CONCORRENZA.
  2. UN PROBLEMA CHE OCCORRE RISOLVERE : I primi usavano lo spray urticante per creare il caos. E nel caos rubare tutto quel che potevano. Ma ancora non li chiamavano baby gang. Gli ultimi fanno rapine in centro città, senza neanche provare a nascondere il viso. Organizzano risse. Maxi risse. Si muovono in branchi. Senza capi né regole. Dalla gang entri ed esci come e quando vuoi. «Bande fluide» le chiama chi se ne intende. Un giorno ci sei, il giorno dopo vai con altri a fare danni altrove.
    I primi hanno fatto due morti e mille feriti cinque anni fa. Era giugno. C'era la finale di Champions League tra Real Madrid e Juventus proiettata su un maxi schermo nella piazza-salotto di Torino. La piazza San Carlo dei bar storici, delle banche, del passeggio. Spararono il gas e la gente fuggì, calpestando tappeti di vetri, cadendo, sfregiandosi. È perdendo la vita. Da allora è accaduto di tutto. Accade di tutto.
    Eccola qui la Torino criminale che ha messo da parte le bande che sparavano in mezzo alla strada in guerre di camorra e mafia, ha accantonato come pezzi d'antiquariato i grandi rapinatori che assaltavano i furgoni portavalori con il kalashnikov in braccio e quelli che organizzavano i rapimenti. Le «baby gang» sono l'ultima emergenza criminale. Le «bande fluide» che ritrovi ovunque: a far rapine in centro, oppure la notte di capodanno a Milano a molestare e violentare le ragazze.
    «Un fenomeno nato dal disagio sociale. Dall'esclusione. Dalla difficoltà di integrazione» dicono a Barriera di Milano, ex quartiere operaio diventato il simbolo di quanto sia complicata la strada verso l'inclusione e l'integrazione tra nuovi e vecchi torinesi. Case popolari e famiglie di ogni etnia. Corso Giulio Cesare come spina dorsale: in 500 metri trovi negozi gestiti da persone di almeno 30 nazionalità.
    Lì dietro, nelle strade traverse, sono nate e cresciute le prime baby gang. Il collante era musica. Chi la faceva cantava - e ballava - il disagio. Imitava oppure clonava i trapper delle banlieue francesi più che quelli del Bronx. Insomma era più periferia e lungomare di Nizza che deserti metropolitani newyorchesi. C'era e c'è più francese come lingua comune in queste bande, più bambarà come lingua che unisce che spanglish. Al massimo trovi l'italiano mescolato all'arabo: una lingua nuova che ancora non è stata battezzata con un nome.
    Ecco, bisogna partire da quel giorno in piazza San Carlo per parlare di baby gang. Allora erano ragazzini figli di gente arrivata dal Maghreb a caccia di soldi. Bisogna guardare a quella storia e poi fiondarsi al primo autunno di pandemia, quando le baby gang - da qualcosa di impalpabile, più intuito che dimostrato - diventano un fenomeno che puoi toccare la notte in cui assaltano il centro durante una manifestazione anti lockdown. Ne arrestano una trentina, dai 15 ai 27 anni. Quella notte è stata la banlieue che è entrata in centro a Torino ed è andata a prendersi ciò che non può permettersi di comprare nei negozi. È la prima volta che - apertamente - si parla di nuove forme di criminalità minorile. Piccoli spacciatori di periferia che diventano altro. Hanno storie tutte uguali. Padri in galera oppure spariti. Sfratti in arrivo. Il lavoro che non c'è. E madri che fanno fatica a mettere insieme il pranzo con la cena lavando gli scalini dei palazzi del centro. E loro, i ribelli di seconda generazione, sono lì nel mezzo con il profilo Instagram zeppo di foto con la merce rubata. Che fanno i bulli e cantano con la musica sparata a tutto volume.
    «È un problema di criminalità, ma prima di tutto sociale. Vanno date risposte per evitare derive» diceva allora Luca Deri, presidente della Circoscrizione 7 di Torino. Ma intanto le gang erano già formate. E poi si sono clonate anche in altre periferie. E nei Comuni della cintura. Dalle botte ai luna park, alle spedizioni punitive come quella di quasi 200 ragazzi che si affrontano a Nichelino il passo è breve. Sabato scorso in piazza c'erano da una parte le baby gang locali e dall'altra c'erano «quelli di Barriera» arrivati in massa con gli autobus della Gtt per vendicare un amico picchiato. Baby gang che si muovono sulle note del trap torinese: «L'aroma del sangue che ho in bocca, le prime botte, le armi. E frate...». Per carità, questa è soltanto musica che prova a farsi strada. Ma tante volte diventa bandiera per la rivalsa. La forza del branco. Anzi dei branchi.
    «In un certo tipo di affermazioni emerge con chiarezza quella che chiamo "la sindrome dello specchietto retrovisore". Questi ragazzi si vedono in un futuro prossimo nella stessa situazione che vivono oggi. Non vedono prospettive, quindi esorcizzano le loro paure con la forza: il senso è prendersi qualcosa che loro credono inarrivabile» commenta nelle pagine di cronaca di questo giornale Georgia Zara, docente del dipartimento di Psicologia dell'università di Torino. Che parla di «delinquenza fisiologica». Ma mai di allarme sociale.
    Eppure adesso le baby gang fanno paura. Più degli scippatori. Più degli spacciatori. Sono l'emergenza con la «E» maiuscola. In centro attorno alla zona dell'Università, vanno a caccia di ragazzini. Gli portano via tutto ciò che ha valore. Telefonini, ovvio. E poi giubbotti felpe firmate. Soldi. Ne hanno arrestati quattro o cinque, ma è poca roba. Uno va in galera e tre ne arrivano. Sono maghrebini, per lo più. Parlano italiano. Abitano in zona Barriera. Baby gang fotocopia. Figlie - ideali - degli assaltatori del centro di un anno fa. Allora ne avevano presi una trentina. Ma quella notte in via Roma a saccheggiare erano molti, ma molti di più. —
  3. UNA GUERRA SOSPESA  :Gli Houthi colpiscono Abu Dhabi, confermando il cambio di strategia nella lunga guerra in Yemen, che prevede l'inasprimento dello scontro con gli Emirati. In seguito al raid, che ha causato tre morti, due operai indiani e un pakistano, e sei feriti, è stata ordinata la sospensione dei voli in entrata e uscita dallo scalo del Golfo. Si tratta del più grande snodo di transito della regione, crocevia di affari oltre che meta turistica ambita. Gli attacchi sono avvenuti inoltre in un giorno in cui dirigenti del settore energetico di tutto il mondo si riunivano nella capitale per una conferenza annuale e durante la visita programmata dal presidente sudcoreano Moon Jae-in. A essere colpite sono state tre autocisterne di carburante nella zona industriale di Musaffah, vicino agli impianti di stoccaggio della società petrolifera Adnoc, mentre un incendio è divampato all'interno dell'aeroporto della capitale. Nasr al-Din Amir, vice capo del ministero dell'Informazione degli Houthi, ha affermato che sono previsti nuovi attacchi.
    Dalle prime rilevazioni sembra confermato l'uso di velivoli senza pilota, sebbene riferiscono a La Stampa fonti militari i velivoli potrebbero essere decollati da unità della marina iraniana in navigazione nel Golfo dell'Oman, o da basi delle milizie filo-iraniane in Iraq. Le stesse che la scorsa settimana hanno minacciato di attaccare gli Emirati come ritorsione per aver «interferito» nelle elezioni irachene in chiave anti-sciita. Lo spostamento dell'offensiva su Abu Dhabi arriva in risposta alla recente escalation in Yemen, dove la scorsa settimana la Brigata dei Giganti – una forza guidata da un nipote del defunto presidente Ali Abdullah Saleh, ucciso dai ribelli filo iraniani – ha inviato truppe sul fronte di Marib cambiando gli equilibri sul terreno. Questa forza, sostenuta dagli Emirati, - spiega il sito Expartibus - ha causato la perdita dell'intera provincia di Shabwa avvenuta la scorsa settimana minando gli sforzi dei ribelli di catturare il polo petrolifero di Marib, ultima città sotto il controllo del governo nel nord dello Yemen.
    Gli Emirati hanno per anni assunto un ruolo più defilato nel conflitto, annunciando due anni fa il ritiro parziale dalla guerra in Yemen che dura da sette anni e ha causato 377 mila morti. Ma negli ultimi giorni, spiega un funzionario statunitense, hanno intensificato gli sforzi di coordinamento con i sauditi (proprio mentre questi ultimi sono impegnati in colloqui con l'Iran) per unificare le forze yemenite sul terreno e ribaltare i progressi computi dagli Houthi. I quali, nell'ultimo anno, hanno sviluppato versioni avanzate dei loro droni, rafforzato la capacità missilistica e intensificato le operazioni fuori dal campo di battaglia yemenita. I miliziani, nelle ultime settimane hanno sequestrato una nave battente bandiera emiratina al largo delle coste dello Yemen, mentre secondo le Nazioni Unite migliaia di armi sono state sequestrate lungo le rotte che collegano lo Yemen all'Iran.
  4. DIFFICILE UNA INTEGRAZIONE CON LA CINA VISTI I DANNI CHE CONTINUEREMO A PAGARE PER IL VIRUS CINESE:Globalizzazione, libero commercio, autentico multilateralismo, cooperazione sul Covid-19, smantellamento dei muri, dialogo e non scontro. Il repertorio sembra quello del 2017 e Xi Jinping lo dispiega in collegamento da Pechino. Come l'anno scorso, il World Economic Forum di Davos si svolge in modalità virtuale e viene aperto da un discorso del presidente cinese, che ha di fronte a sé due appuntamenti cruciali: i Giochi Invernali e il 20° Congresso del Partito comunista che lo incoronerà leader per la terza volta e «nuovo timoniere».
    Ecco perché il volto mostrato è ancora una volta quello accomodante. Bisogna «aprire senza isolarsi e promuovere la costruzione di un'economia mondiale aperta», dice Xi, convinto che nonostante correnti contrarie «la direzione globale dell'economia non è cambiata e non cambierà». Eppure, il mondo non è più quello del 2017. L'Occidente non vede più la Belt and Road e la penetrazione tecnologica di Pechino come opportunità, ma come minacce. «Il mondo di oggi è lontano dall'essere tranquillo», riconosce Xi, che individua negli Stati Uniti la causa delle tensioni geopolitiche. Se a Davos dice che «la Storia ha dimostrato più volte che lo scontro non risolve problemi e porta a conseguenze catastrofiche», durante le celebrazioni per il centenario per il Pcc aveva affermato che chiunque avesse provato a prevaricare e soggiogare la Cina si sarebbe trovato «in rotta di collisione con una grande muraglia d'acciaio forgiata da oltre 1,4 miliardi di cinesi».
    La diplomazia del vaccino viene utilizzata da Xi per sottolineare l'altruismo di Pechino e non a caso è stata ribadita la promessa di inviare in Africa un miliardo di dosi. Nessuna nuova promessa, invece, sul fronte ambientale. Gli obiettivi fissati su emissioni e neutralità carbonica, ha detto Xi, «non possono essere realizzati da un giorno all'altro».
    A poche decine di minuti di distanza da Xi è intervenuto Narendra Modi, il rivale geograficamente più vicino di Pechino. Le tensioni tra i due giganti asiatici vanno dall'aspetto commerciale a quello strategico, come dimostrato dai recenti scontri lungo il confine conteso, e rischiano nel prossimo futuro di essere acuiti dalla questione della successione del Dalai Lama. Il premier indiano ha scelto di porre l'accento proprio sullo sviluppo sostenibile, affermando che nel Paese il 40% dell'energia dovrà essere prodotta da fonti rinnovabili e ribadendo l'obiettivo dell'azzeramento delle emissioni di CO2 entro il 2070. Ha poi annunciato che Nuova Delhi firmerà diversi accordi di libero scambio, citando l'avvio del negoziato per la conclusione di un accordo con il Regno Unito, alla ricerca di partner asiatici nel post Brexit. «È il momento migliore per investire in India», ha detto Modi.
    L'obiettivo (complicato) dell'India è quello di sostituirsi almeno in parte al ruolo della Cina, sfruttando la favorevole contingenza geopolitica che la vede individuata come primo vero argine all'ascesa di Pechino. Xi, da parte sua, si dice «ottimista» sul trend economico dopo che ieri è stato reso noto che nel 2021 il Pil è cresciuto dell'8,1%, ma l'Ufficio nazionale di statistica avverte che per il 2022 l'economia «deve affrontare la triplice pressione della contrazione della domanda, dello choc dell'offerta e del calo delle aspettative». A questo va aggiunta la questione demografica, con il tasso di natalità al livello più basso dal 1949, e le conseguenze della pandemia. La strategia zero Covid e le relative restrizioni stanno causando incertezze interne e sulle catene di approvvigionamento. Le autorità hanno indicato come possibile responsabile dell'importazione di Omicron una lettera "contaminata" spedita dal Canada. Globalizzazione sì, ma meglio senza posta.

 

 

 

 

18.01.22
  1. VISTA LA STORIA DI BERLUSCONI E LA SUA AUTOCANDIDATURA  A PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA  SAREBBE OPPORTUNO IL CONTROLLO DEI CONTI CORRENTI DEI GRANDI ELETTORI PRIMA E DOPO IL VOTO.
  2. PERCHE' E' GENERICA E NON SCIENTIFICA, CON AUTORE E DATA DI PUBBLICAZIONE,   LA CITAZIONE DEGLI STUDI CITATI DA LOCATELLI NELLA CONFERENZA STAMPA CON DRAGHI ?
  3. DAL 2020 IL POTERE SANITARIO ITALIANO E' STATO GESTITO MALE E CON AGGRESSIVITA' VIOLENZA ED IMPOSIZIONI NEI CONFRONTI DI CHI VOLEVA CAPIRE NEI CONFRONTI DELL'OPERATO DI CONTE, DRAGHI, SPERANZA , LOCATELLI E PREGLIASCO.
  4. BASTA CON L'INTOLLERANZA CHE PREGLIASCO MANIFESTA NEI DIBATTITI TELEVISIVI DOVE URLANDO BASTA ! CON AGGRESSIVITA' E MINACCIA !
  5. LA COLPA E' SEMPRE DEGLI ALTRI :    «Viviamo in cinque in due camere cucina. Anzi, in sei, perché da qualche mese è tornato con noi anche il figlio di mia moglie, che fino a qualche tempo fa era a Milano». E lo sfratto quando lo avete avuto? «Nel 2019: l'ultimo accesso dell'ufficiale giudiziario è del 12 gennaio: quella casa adesso la dobbiamo proprio lasciare».
    Questa è la storia di Dario, 29 anni, tre bimbi (uno di 9 uno si 6 e uno di 4). L'ultimo contratto di lavoro è del 2018. Da quel momento è stato un disastro. «Lavoravo guidando i carrelli. Poi mi hanno chiesto di fare un corso. E alla fine mi hanno lasciato a casa. Mia moglie fa pulizie ad ore. In nero. Il disastro è cominciato esattamente in quel momento. Poi è arrivata anche la pandemia, e poi è stata una frana su tutta la linea».
    Oggi Dario campa come può con lavori a giornata in nero. Per dire: in mattinata sarà a montare i banchi al mercato di corso Brunelleschi. Certezze di trovare un ingaggio? Nessuna. Se va bene, invece, porta a casa una banconota di 20 euro e magari una borsa di frutta e verdura che gli regaleranno a fine giornata.
    Pagare l'affitto? Impossibile. «La casa costa è nel quartiere Barriera, e costa 470 euro al mese. In inverno poi bisogna pagare il riscaldamento. Noi non ce la facciamo: aspettiamo che il Comune ci venga incontro offrendoci una soluzione adatta alle nostre esigenze. Attenzione, però: non voglio una reggia. Ma camera e cucina non bastano. Siamo in sei» racconta Dario.
    Il resto è storia di una vita sempre sull'orlo del baratro. E con l'incubo di non riuscire a mettere qualcosa nel piatto. Racconta: «Io all'inizio di questo Calvario ho provato a dare al padrone di casa quel che riuscivo. E lui, che è una persona per bene, aveva accettato quell'accordo. Mettevo da parte un po' di soldi e pagavo. Poi non ce l'ho fatta più: devo pensare ai bambini a vestirli e mandarli a scuola. E allora sono arrivati gli ufficiali giudiziari». Scusi, l'auto ce l'ha? «Certo. Ma da 20 giorni mi è scaduta l'assicurazione. La uso così: mi serve. Se mi fermano? Pazienza. Io di soldi non ne ho più».
  6. LA FORZA DELLA LEGGE RISPETTO A QUELLA SANITARIA, UN MINISTRO DA DIMETTERE DA ANNI :Il Tar del Lazio ha annullato la circolare del ministero della salute, aggiornata al 26 aprile 2021, che delineava la cura domiciliare del coronavirus. Tradotto in altri termini significa che ha accolto il ricorso del Comitato Cura Domiciliare Covid-19 che riteneva inadeguata «la vigilante attesa e l'uso esclusivo del paracetamolo escludendo altre cure nei primi giorni dell'insorgere della malattia».
    Per la sentenza del Tar è infatti «onere imprescindibile di ogni sanitario di agire secondo scienza e coscienza, assumendosi la responsabilità circa l'esito della terapia prescritta quale conseguenza della professionalità e del titolo specialistico acquisito».
    Una sentenza che fa discutere, perché non mancano le critiche da parte di chi ritiene che si tratti di un provvedimento di fatto già superato. A partire dall'assessore regionale del Lazio alla Sanità Alessio D'Amato: «Con l'ampia diffusione del vaccino il pronunciamento del Tar ha un effetto nullo: con la maggior parte della gente immunizzata il contagio provoca conseguenze assai meno gravi rispetto al passato. La maggior parte dei malati sono addirittura asintomatici e quindi non richiedono pesanti cure farmaceutiche. E inoltre, con la diffusione delle cure monoclonali e antivirali il discorso della vigilante attesa era comunque già venuto meno».
    Di sentenza scavalcata dalla nuova fase del Covid parla anche Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici. «Il responso del Tar non cambia di fatto nulla - osserva-. Innanzitutto perché il protocollo del ministero della Salute è ampiamente superato in quanto all'epoca in cui venne emanato si sostenevano la vigilante attesa e l'uso del paracetamolo perché non c'erano cure specifiche come quelle attuali dei monoclonali e degli antivirali». Anelli sostiene, inoltre, che «la sentenza non stabilisce che i medici possono prescrivere tutto ciò che vogliono, ma devono attenersi alle condizioni individuali del paziente per capire ciò di cui ha bisogno. Per capirci, è considerata inopportuna la somministrazione dell'idrossiclorochina e dell'azitromicina, ritenuti ininfluenti per la cura del Covid ma che invece sono andati a ruba, e spesso si stenta a trovarli per darli a chi soffre di altre patologie». Secondo il dottor Anelli «contro il Covid non esistono cure specifiche, dipende dai sintomi del paziente, e in fondo anche con il vecchio protocollo, prima della sentenza del Tar, il medico era tenuto a intervenire in base ai limiti prescrittivi e deontologici».
    Anche per Silvestro Scotti, segretario nazionale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg in sigla) la sentenza del Tar «non aggiunge nulla di nuovo. Il ricorso sarebbe anche potuto non essere presentato perché i medici agiscono sempre assumendosi le responsabilità e in modo specifico in base ai sintomi del paziente. Non esiste una cura standard al Covid, ma terapie individuali. Infine non va dimenticato che la circolare del ministero della Salute era basata su delle raccomandazioni e non su linee guida che devono passare attraverso l'autorizzazione dell'Istituto Superiore della Sanità».
    Su quest'ultimo aspetto insiste anche il vicesegretario nazionale Fimmg, Pier Luigi Bartoletti: «A parte che quelle del protocollo ministeriale non erano linee guida, ma solo delle indicazioni, non credo proprio che alcun medico si sia attenute ad esse. Perché la personalizzazione delle cure è il principio fondamentale dell'approccio medico. Va ribadito che contro il Covid non c'è un rimedio universale. Senza tralasciare, poi, il fatto che in questi due anni il contagio da coronavirus si è modificato due-tre volte, come probabilmente avverrà in futuro e quindi non si possono stabilire terapie assolute. Attualmente, inoltre, difficilmente possono curarsi a casa coloro che non sono vaccinati perché i loro sintomi richiedono per la maggior parte dei casi assistenza in ospedale. Come succede anche ai malati più fragili che necessitano di monoclonali e antivirali»
  7. APRIRE GLI OCCHI : Dicono che fossero 150 o forse addirittura duecento persone. Ragazzini. Molti minorenni, qualcuno appena più grande. Ma di poco. E che l'appuntamento fosse stato deciso in chat, Instagram, oppure Tellonym: un grande classico. Erano le 19 e in piazza, a Nichelino, hanno iniziato a picchiarsi come se non ci fosse un domani.
    A quell'ora - di sabato - qui è ancora tutto un fermento. Bar pieni. Traffico. Centri commerciali che stanno per chiudere. Nichelino è periferia Sud di Torino. Quasi 50 mila abitanti. Casette e palazzoni. La gente si è chiusa in casa. I bar hanno abbassato le serrande. E gli altri in piazza che si inseguivano, urlavano e si picchiavano con tutto quel che trovavano. E si prendevano a pugni e a calci e si inseguivano. Mezz'ora di assoluta follia. Mentre arrivavano i carabinieri e i rinforzi chiamati dalla centrale. Mentre le sirene correvano da una parte all'altra: davanti al municipio, no nelle strade adiacenti. No, da un'altra parte ancora.
    Qualcuno adesso parla di scene stile «Gangs of new York», il film di Martin Scorsese. Altri tirano fuori la storia delle baby gang che da qualche mese sono diventate l'ennesima emergenza di Torino. Ma quella dell'altra sera a Nichelino è prima di tutto una rissa fotocopia di quelle che sono capitate in giro per l'Italia negli ultimi due anni. Maxi scontri. Appuntamenti fissati via web. Per divertimento oppure per pareggiare i conti di torti veri o presenti.
    Ecco, a Nichelino deve essere andata più o meno così. Cento ragazzini per parte. quelli del posto e gli altri arrivati da Torino. Dicono dal quartiere Barriera di Milano, scampolo di città che è diventato emblema di strada difficile dell'integrazione. La terra delle bande che hanno saccheggiato il centro un anno fa, durante una notte di assoluta follia in occasione di una manifestazione contro il lockdown. Il quartiere da cui venivano gli otto nove torinesi coinvolti negli stupri e violenze la notte di Capodanno a Milano, a due passi dal Duomo. Baby gang. Come quelle che rapinano i coetanei in centro a Torino, in piazza Castello, proprio davanti alla prefettura.
    Ecco, a Nichelino dicono che fossero stranieri. Arrivati sugli autobus di linea, in massa. Con in mente l'idea di una spedizione punitiva, contro i ragazzi di Nichelino, colpevoli di aver picchiato un loro amico alle giostre. Scaramucce. L'altra sera invece no: botte da orbi. C'era chi si menava e chi con il telefono alzato immortalava per poi mostrare agli amici «l'evento».
    Più o meno la stessa scena che raccontava - qualche mese fa - Manuel un ragazzo di Piacenza. Testimone di quella che è - forse - la prima maxi rissa che si ricordi. «Ne parlavano a scuola, era tutto programmato. Io non ho partecipato. Ma ho visto, ero in piazza. E sono scappato quando è arrivata la polizia».
    Raccontavano la stessa cosa i ragazzi a Gallarate. Era l'inizio di gennaio di due anni fa. Di Covid ancora non se ne parlava: era un fenomeno solo cinese. Si scontrarono in cento o forse di più. Le immagini si trovano ancora sul web. Livorno, Napoli, Padova, Bologna: sempre la stessa storia, foto e video postati per mostrare le proprie gesta. Ed è per questo che l'altra notte i carabinieri hanno sequestrato un po' di telefoni ai sessanta che sono stati fermati e identificati. Servirà?
  8. SE E' COSI A 14 ANNI COSA SARA' A 18 ? Nelle ore dopo la rissa, sui social sono piovuti filmati e post che raccontavano gli sguardi d'odio e le parole di guerra dei ragazzini coinvolti. Poco più che bambini, dai 13 ai 16 anni, vogliosi di «rispetto» e di raccontare che «quelli» non dovevano più permettersi di alzare troppo la testa. Tra coloro che erano in piazza sabato sera, c'era anche Davide.
    Quattordici anni appena compiuti, di casa a Nichelino, non è stato «attivo» nell'organizzazione della resa dei conti e nemmeno, assicura, «ha alzato le mani su qualcuno». Ma era lì, perché alcuni suoi amici gli avevano chiesto di andare con loro. Per fare gruppo e farsi forza uno con l'altro, perché «quelli di Barriera stanno venendo giù a fare i fenomeni. E se ne devono tornare a casa sanguinanti». Cosa c'è dietro tanta violenza? «So che tra un gruppo dei ragazzi nostri, di Nichelino, e uno di Torino non corre buon sangue. È così da tanto tempo. L'anno scorso si erano già affrontati, pare per questioni legate a una ragazza contesa. E a piccoli giri di spaccio. Ma non ne so di più. A Natale però è successo altro».
    Cioè? «I torinesi sono spuntati una sera al Luna Park davanti al nostro centro commerciale. E ancora una volta sono venuti alle mani con i nichelinesi». Il motivo? «Il fatto che durante la rissa dell'anno scorso un ragazzo di 16 o 17 anni avesse picchiato un tredicenne. Una cosa insomma da vendicare: qualcuno ha cominciato a provocare, dicendo che avrebbe dovuto prendersela con uno della sua taglia e non con uno più piccolo». Racconto che, se confermato dalle indagini, darebbe seguito all'ipotesi del regolamento di conti, proprio in seguito allo scontro di inizio 2021.
    Del resto, tra i commenti apparsi su Instagram nelle ore seguenti la rissa, ci sono post che lasciano poco spazio alle interpretazioni: «Eravate felici dopo aver preso di mira un ragazzino di dieci anni? Aspettavate di vederne uno e attaccarlo in venti?». La testimonianza di Davide trova già un primo riscontro. Durante l'alterco capitato al Luna Park, due ragazzini di Torino sarebbero poi scappati per evitare il peggio, trovando rifugio a casa di un amico di Nichelino. Così hanno evitato di essere raggiunti e pestati. Una volta tornati nel loro quartiere è partita l'idea della vendetta.
  9. ERRORI RIPETUTI E RIPETIBILI : È il corpo, qui, a resistere, prima della mente.
    Il corpo dei soldati in battaglia, delle vittime di guerra con i monconi di braccia e di gambe, i corpi dei bambini che si trascinano lugubri in cerca di qualcosa da vendere in cambio di cibo. E i corpi delle donne su cui, ovunque, si scrive la storia degli uomini che si fanno la guerra.
    La resistenza di Anisa è il suo volto senza velo, i capelli che le scendono sulle spalle e poi lunghi si ammorbidiscono fino a metà della schiena. Le ciocche si colorano del castano scuro della giovinezza, la radice, invece, ha il bianco dei suoi cinquantasette anni. Le sfumature del capo di Anisa sembrano seguire i decenni che la sua vita ha attraversato: il colpo di stato di Mohammed Daoud Khan nel 1973, l'abolizione della monarchia, la proclamazione della Repubblica, e le guerre infinite, l'invasione sovietica, i mujaheddin, il primo Emirato islamico, nel 1996, la guerra americana, l'occupazione, e poi di nuovo, oggi, l'Afghanistan dei taleban.
    Per ogni capitolo della storia, Anisa, ha una fotografia: una la vede sorridente nell'abito bianco del matrimonio, un'altra indossa un completo estivo mentre balla in un giardino fiorito a Kabul negli anni Settanta, una ancora mostra i suoi folti capelli neri, cotonati e tenuti fermi sul lato destro della fronte da una spilla d'argento, seduta sorridente accanto all'anziana madre, dell'ultima - che trascina con cura fuori dalla velina protettiva - Anisa indica le gambe scoperte.
    Sono le sue, ha vent'anni. Lavora per il Ministero delle Miniere e del Petrolio. Intorno altre due donne, sono in piedi e parlano, sostengono plichi di carta con l'avambraccio.
    L'immagine le trattiene nei loro gesti quotidiani: il lavoro, la relazione col mondo, la bellezza che irraggia tutto intorno.
    Sono passati più di trent'anni da quella fotografia, Anisa vive ancora a Kabul, oggi indossa un paio di pantaloni felpati, due maglioni e una sciarpa a proteggerla dal freddo, sulle unghie i resti di uno smalto rosso steso troppo tempo fa e sul volto un'armatura di bellezza, viva ma mai esibita, portata addosso con l'eleganza e la fermezza di chi non si è mai rassegnata a coprirla: piuttosto chiusa in casa, dice il campo di battaglia che è il suo corpo, ma coperta mai.
    È la resistenza di Anisa, che non ha mai voluto vedere il mondo dalle grate di un burqa.
    Lo sguardo radioso delle fotografie di giovinezza si è trasformato in una disposizione austera e vigile. Ha tutto sotto controllo: i nipoti privati della scuola che siedono nell'unica stanza calda della casa, la nuora che prima lavorava come consulente per l'Undp, l'Agenzia per lo Sviluppo delle Nazioni Unite, e oggi passa le giornate a sgranare melograni e i due figli, Mustafa e Omid. Il primo era un funzionario della agenzia nazionale di sicurezza afghana, l'intelligence del governo fuggitivo di Ghani, il secondo un «combat interpreter», interprete di combattimento, dell'esercito americano.
    Il primo ha perso il lavoro, il secondo si nasconde.
    La loro dunque, più che un'abitazione, è un rifugio. La casa, quella vera, l'hanno abbandonata in fretta il 2 settembre quando un vicino li ha informati che stessero arrivando i taleban per portare via Omid, cominciavano le retate casa per casa per far sparire tutti quelli che avevano lavorato con le truppe statunitensi e quelle della Nato.
    Il nome di Omid era tra i primi della lista. Così sono scappati.
    Sua madre ha portato via le fotografie e lui le lettere di raccomandazione, una per ogni missione compiuta con l'unità operativa dei marines con cui lavorava. Le sfoglia, le legge: «Le forze statunitensi ringraziano Mahmoud Omid per il coraggio dimostrato sul campo. Lui da oggi, non è solo un collaboratore delle truppe ma un amico, perciò raccomandiamo il suo inserimento nel programma Siv».
    Omid è uno dei 20 mila afghani che hanno chiesto di trasferirsi negli Stati Uniti attraverso il programma Siv, il visto speciale di immigrazione americana. La prima domanda l'aveva presentata alla fine del 2020, i mezzi e gli uomini sul risiko afghano erano già stati spostati, gli accordi di Doha tra l'amministrazione Trump e i taleban avevano stabilito vincitori, vinti e esclusi, restava solo da definire la data, reale, del ritiro delle truppe. I generali suoi amici sostenevano la sua richiesta di visto con lettere e telefonate, attestati e medaglie, la richiesta però è stata rigettata: troppo severi i requisiti di controllo, troppo spinosa la prova del poligrafo, la macchina della verità. Omid ha superato le prime due selezioni e fallito l'ultima, come centinaia di altri interpreti. Il poligrafo ha notato una sospetta alterazione del respiro, le emozioni che muovevano gli aghi sul diagramma indicavano un livello di stress non compatibile con gli standard richiesti, sul grafico burocratico della verità il turbamento di Omid poteva rappresentare un «pericolo per la sicurezza statunitense», così da «amico dei marines» è diventato uno dei left behind, i lasciati indietro.
    Nei giorni della rabbia dell'aeroporto, Omid ha dormito con sua madre in una tenda per una settimana, aveva con sé solo la cartellina trasparente con le lettere di raccomandazione: «guardate qui, sono uno dei vostri, diceva ai marines che presidiavano l'ingresso».
    Ma non c'è stato niente da fare. Mentre i soldati decollavano via, Omid ha visto la partenza dell'ultimo volo da terra, dallo scalo in cui il caso e il caos hanno separato i salvati e gli abbandonati. Ha pianto, ha voltato le spalle all'aeroporto, ha cambiato numero di telefono e ha cominciato una vita da fuggiasco.
    Le sue giornate oggi hanno mantenuto una disciplina da campo militare, si sveglia, si lava e si veste come se dovesse uscire per andare alla base. Ma non ci va. Resta chiuso nella sua stanza e studia. La prova che la vita di prima c'è stata davvero è nelle lettere che non sono servite a niente e in qualche giga di memoria del suo telefono: in una foto è in uniforme, in volo su un Chinook americano verso Helmand, in un'altra abbracciato ai marines, mentre gli consegnano l'attestato di coraggio per aver salvato la vita alle forze speciali statunitensi e quelle afgane. L'ha fatto due volte, nel 2017 intercettando e facendo arrestare un membro della rete Haqqani che si era infiltrato nell'esercito afghano, e nel 2019, traducendo delle conversazioni di un gruppo di taleban sotto controllo nel distretto di Kabul10, che stavano organizzando un attacco kamikaze all'ambasciata statunitense.
    Ecco perché, quando i taleban lanciavano un attacco contro gli eserciti occidentali nei villaggi, il mandato era uccidere per primi i traduttori, ed ecco perché, quando hanno preso Kabul, prima di punire gli altri nemici, le minoranze religiose ed etniche, i giornalisti e le donne, hanno cercato gli interpreti: perché erano la bocca e le orecchie degli americani, le spie degli occupanti, peccato più esecrabile dell'apostasia.
    I taleban non hanno perdonato loro di essere stati il ponte tra le forze di occupazione e la comunità, lo stesso ponte di cui per vent'anni le forze di occupazione hanno sottovalutato l'importanza. Gli americani combattevano contro i gruppi terroristici, inauguravano scuole e cliniche, costruivano strade, pozzi e parvenze di istituzioni nel tentativo di conquistare le menti e i cuori delle persone, senza sapere però per quali valori battessero quei cuori e quali tradizioni proteggessero le menti.
    Così, quando Omid oggi, nelle sue giornate fatte di niente, riflette su quale sia stato il principale errore degli occidentali, non parla di tattiche e strategie militari, dice piuttosto che nelle conversazioni che aveva coi soldati mancasse il cuore del problema, la cosa più difficile da tradurre: la cultura della diversità. «Con la forza delle armi puoi conquistare qualche chilometro quadrato ma è con l'autorevolezza e il rispetto dei valori altrui che la trattieni», dice.
    È anche per questo che gli Stati Uniti e gli alleati hanno perso la guerra afghana, perché insieme alle nozioni geografiche, alle catene montuose in cui si nascondevano i taleban, alle traiettorie seguite dall'Isis Khorasan sulla strada che unisce Kabul a Jalalabad e Jalalabad al Pakistan, era necessario costruire un'alfabetizzazione culturale, sapere che non si rifiuta mai una tazza di té verde in una casa afghana perché è lì che scorre l'ospitalità, che in un villaggio rurale rivolgersi direttamente a una donna equivalga a violare gravemente una rigida norma di comportamento, che non si tenda la mano per salutarle, ma che in segno di riguardo si porti la mano al petto, chinando leggermente il capo, che scambiarsi versi del Corano, a mo' di saluto, sia tradizione condivisa e non estremismo religioso.
    Così per vent'anni gli afghani e le forze di occupazione hanno parlato lingue tra loro intraducibili, da un lato quella della società afghana che vedeva le sue campagne trasformate in campi di battaglia, le case disintegrate, i campi inutilizzabili, i figli e i mariti feriti, amputati o morti, dall'altro quella delle truppe di combattimento prima sempre più corazzate poi sempre più in ritirata, nelle basi militari blindate per paura di essere attaccate o nella Green Zone, fortino e altare dell'occupazione. Per gli afghani delle campagne, l'unico contatto con l'Occidente è avvenuto così, parlando lingue che non si sono mai comprese, mentre i taleban raccoglievano consensi, tra i due mali - ha cominciato a pensare la gente - meglio il minore, quello che almeno conosce la cultura della comunità. In mezzo lo sforzo vano degli interpreti come Omid, i ponti tra le culture, i traditi, i lasciati indietro.
  10. LE BUGIE DI TRUMP SORRETTE DA QUELLE DI FAUCI SUL VIRUS CINESE FINANZIATO DAGLI USA PER FINI MILITARI ? «Trump è un sintomo dei malesseri americani, un prodotto delle divisioni laceranti che pervadono la società e il sistema politico statunitense». Stephen Marche è scrittore e saggista, il suo ultimo libro si intitola «The Next Civil War», è uscito pochi giorni fa e ha un sottotitolo intrigante: «Dispacci dal futuro americano». Marche ha intervistato oltre duecento fra esperti, analisti, leader militari, storici, politici e ha applicato modelli predittivi. I dispacci dal futuro ci dicono che gli Stati Uniti stanno volgendo al termine, e non è questione di quando ma anche di come, sostiene lo scrittore.
    Non c'è un po' di catastrofismo in tutto ciò?
    «Tutto può succedere, nessuno ha la sfera di cristallo, ma i germi del declino sono visibili».
    Quali sono e quale ingranaggio si è inceppato?
    «Non c'è più il collante che per decenni ha tenuto insieme il mosaico americano, gli Sioux con i Seminole, i bianchi con i neri, i ricchi con i poveri, etnie diverse accomunati da due cose: la Costituzione e l'idea che la libertà alla fine aiuta a conseguire la felicità. La Carta americana è il frutto del genio, anziché porre al centro questioni come la religione o altri principi morali, si fonda sulla forza di un sistema politico capace di far convivere le differenze originando così quella ricerca di libertà e creatività, economica e spirituale, che è il nocciolo del Paese».
    Perché questo meccanismo non funziona più?
    «Il sistema politico sta collassando perché l'impianto costituzionale è troppo vecchio. Diceva Jefferson che le Costituzioni devono cambiare quando è necessario per stare al passo con i tempi; la nostra ha quasi 240 anni e mostra tutta l'età. Lo scollamento con la realtà ha portato la gente a perdere la fiducia nelle istituzioni. La popolarità del Congresso è scesa al 10%, alla Corte suprema, scelta dal presidente e che oggi non riflette la composizione della popolazione, è lasciato il compito di decidere cose importantissime per la nazione. Gli squilibri del sistema di voto sono pericolosi: nel 2040 il 30% degli americani controllerà con il loro voto il 70% del Senato».
    Sui repubblicani è calata l'onda trumpiana, l'ex presidente parla sempre di Maga, la sua idea di Make American Great Again. Non ha spaccato il Paese e poi i Repubblicani?
    «Trump è un sintomo della crisi non la causa e questa è una delle argomentazioni che più fatico a spiegare negli ambienti della sinistra americana. Io non credo che se nel 2016 Hillary Clinton avesse vinto le elezioni, le forze che minano la stabilità e la crescita della nazione oggi sarebbero vinte. L'unità cui tutti tendono è una chimera. Non c'è stata con Obama e con Bush. Anzi, fenomeni come l'iper-partigianeria, la polarizzazione del Paese in stati blu e rossi, l'affiliazione quasi tribale a democratici o ai repubblicani, la violenza contro lo Stato federale, le diseguaglianze economiche, la nascita di movimenti di estrema destra anti-governo nazionale sono ben presenti e non dipendono da Trump».
    Trump chiudendo il comizio ha detto: «Nel 2024 ritorneremo alla Casa Bianca». Dietro quel ritorneremo c'è lui?
    «Mi fido di quanto raccolto in ambienti vicini a lui, quindi direi di sì. Ma dipende tutto da lui, se deciderà di ripresentarsi nessuno fra i repubblicani oserà opporsi».
    Quando ha avuto la percezione di questa deriva verso la «guerra civile»?
    «Il giorno dell'insediamento di Trump nel 2017. C'era il caos a Washington, gruppi di "opposte tifoserie" a scontrarsi, insultarsi, bisticciare. Poi la sera è successa una cosa emblematica».
    Ovvero?
    «Sono andato a un party a Georgetown: c'era un giovane funzionario di basso livello del Dipartimento dell'Agricoltura. Aveva tolto le foto dei precedenti presidenti dall'ufficio. Gli chiesi il perché. "Non c'è più un governo", rispose. In quel momento ho capito che il sistema era fallito. Se anche un funzionario pubblico ragiona con categorie tribali non c'è soluzione».
    E se dal nulla spuntasse un nuovo leader? Qualcuno in grado di emozionare l'America, di farne riscoprire l'unità e ridare smalto a quel motto «E pluribus Unum»?
    «I leader nascono perché il popolo li spinge e perché il sistema li riconosce. Siamo ormai oltre a questa fase, non c'è un guaritore della nazione. Anche perché i poteri del presidente sono limitati. Come ho scritto nella prefazione del mio libro: il problema non è chi è al potere, ma le strutture del potere stesso».
  11. SOLO LA VERITA' PUO' SALVARE L'AMERICA : La decisione del ministro della Giustizia americano, Merrick Garland, di rinviare a giudizio undici militanti e dirigenti del gruppo terroristico Oath Keepers, incluso il fondatore Stewart Rhodes, per insurrezione armata contro i poteri dello Stato aggrava la difficile situazione politica degli Stati Uniti, in un decisivo anno elettorale con il voto di Midterm a novembre. L'accusa, rivolta nella storia del Paese di rado, contro nazionalisti portoricani, fondamentalisti islamici e, in passato, contro sospetti di socialismo, comunismo, nazismo, alza il tono polemico tanto più che Garland, nominato da Barack Obama alla Corte Suprema e stoppato dall'ostruzionismo al Senato dei repubblicani di Mitch McConnell, medita se estendere l'inchiesta anche all'ex presidente Donald Trump, sospettato di aver tramato con i rivoltosi, Oath Keepers inclusi, durante l'attacco al Campidoglio dell'Epifania 2021. L'ex vicepresidente Mike Pence, che ruppe con Trump legittimando il voto a Joe Biden, potrebbe, a sua volta, essere interrogato, o dai pubblici ministeri o dalla Commissione parlamentare di inchiesta.
    D'istinto Donald Trump reagisce alla pressione, i magistrati di New York già lo indagano per irregolarità fiscali, a modo suo, animando in Arizona il primo rally in vista delle elezioni che potrebbero ridare ai repubblicani la maggioranza a Camera e Senato, paralizzando di fatto Biden, la cui popolarità scema, tra inflazione e Covid. Trump si è circondato, in Arizona, della leva di destra del partito, che considera Pence un traditore, come il giudice conservatore Kavanaugh che, alla Corte Suprema ha votato per l'obbligo vaccinale a medici e infermieri, e Biden un usurpatore.
    Il candidato trumpiano alla carica di governatore, Kari Lake, vuole arrestare i dirigenti che hanno certificato i risultati in Arizona per Biden, sostituendoli con un politico locale, Mark Finchem, che era tra i rivoltosi di Washington. Al comizio presente anche il deputato Paul Gosar, noto per avere postato online un video in cui minaccia di morte la deputata di sinistra Alexandria Ocasio-Cortez e lo stesso Biden, con sullo sfondo la tempesta in arrivo, icona della setta ribelle QAnon.
    L'Arizona è, da sempre, campo di battaglia prediletto per Trump. Là veniva eletto la sua nemesi, il senatore repubblicano John McCain, uno dei pochi a contrastare la conquista del partito da parte di Trump, ma dallo stato vengono anche gli estremisti che diffondevano la disinformazione su Obama nato fuori dagli Stati Uniti, ineleggibile quindi alla Casa Bianca. Un loro manipolo portò falsi documenti a Trump, ancora businessman, che prese a farne propaganda vigorosa.
    Il meeting di Florence, Arizona, conferma dunque, come anticipato da La Stampa nei giorni scorsi, la strategia trumpiana: rinnegare ogni mediazione istituzionale, non accettare in nessun modo, come pure i decani del Grand Old Party repubblicano, i senatori McConnell e Lindsey Graham han fatto, la legittimità della vittoria di Biden, tenere il Paese sulla corda fino al 2024 e tornare alla Casa Bianca per un secondo, ancor più radicale, mandato.
    La scelta irriducibile lascia a Biden la sola chance di far campagna, a sua volta, su posizioni progressiste, ma pone un dilemma cruciale ai repubblicani. L'assalto dei descamisados all'aristocratico bastione dei Rockefeller e dei Bush moltiplica le primarie di oratori focosi, capaci di strappare l'applauso virtuale delle chat online, ma che poi rischiano di spaventare gli elettori centristi e indipendenti, per ora delusi da Biden, ma incerti davanti al remake Trump II La Vendetta. «Di solito - nota il consulente repubblicano Chuck Coughlin, veterano Gop - alle nostre primarie si candidano in due, massimo tre, adesso sono ben cinque», con il rischio che il frazionamento della base nomini un estremista, preda poi dei democratici. In Virginia, un candidato non legato all'ex presidente, Glenn Youngkin, ha vinto la carica di governatore, rifuggendo dal trumpismo e parlando di scuola, giustizia, economia. È l'agenda con cui lo stato maggiore Gop vorrebbe umiliare Biden, a novembre e nel 2024, forte dei numeri nei sondaggi, ma per tornare a questo pragmatismo conservatore serve prima battere in casa Donald Trump, derby assai tosto.
  12. LE CARENZE DEL MINISTRO SPERANZA LA FORZA DEL BUONSENSO : Lei deve essere ricoverata per il Covid, ma non sa a chi affidare i tre figli minorenni. E alla fine, senza volerlo, trova delle «tate» molto particolari: i vigili urbani. Il marito è all'estero per lavoro. Nessun parente prossimo e nemmeno un vicino di casa che volesse «rischiare» di prendersi in casa i piccoli, potenzialmente positivi. Quando arriva l'ambulanza i sanitari hanno certificato come la donna dovesse andare subito in ospedale. A quel punto è nato il problema. Alla porta di casa bussano agli assistenti sociali e gli agenti di polizia locale. Si è tentato di capire se in una struttura temporanea di Torino per minori ci fosse spazio. «Siamo pieni, non c'è posto», la risposta disarmante dall'altro capo del telefono. Alla fine, per fare in modo che quei tre ragazzini di 14, 4 e appena un anno non rimanessero soli, l'unica soluzione è che qualcuno dei presenti s'improvvisasse baby sitter. Ci hanno pensato i vigili: un agente è rimasto lì per quattro ore, protetto con una tuta di sicurezza anti-contagio e mascherina Ffp2.
    La vicenda è accaduta sabato pomeriggio a Beinasco. È stata la più grande dei tre fratelli a chiamare il 112, quando ha visto la madre peggiorare di salute. Da giorni non stava bene: tipici sintomi da Covid. All'arrivo dei medici, le analisi non hanno fatto altro che confermare le ipotesi. La donna aveva la febbre alta ed era positiva: bisognava trasferirla subito al San Luigi. Il marito era in Francia per lavoro e non sarebbe riuscito a tornare a casa in tempi rapidi. Nonostante il tampone negativo fatto ai tre figli della coppia, nessun vicino ha dato disponibilità ad ospitarli. L'assenza di zii o parenti anche di secondo grado, ha costretto i soccorritori ad un piano di emergenza per fare in modo che quei minori non venissero abbandonati a loro stessi.
    «Non avevamo scelta, qualcuno doveva rimanere lì, in attesa che il padre rientrasse in Italia - spiega il comandante della polizia locale, Sergio Florio - visto che non sapevamo se la madre sarebbe uscita presto dall'ospedale. Così ci siamo guardati e abbiamo deciso che un agente di pattuglia sarebbe rimasto con loro. Abbiamo fatto i baby sitter - sorride - ma era per una buona causa. Non potevamo lasciare da sola quella famiglia in un momento così delicato».
    Il padre dei tre fratelli, rintracciato, è partito subito per tornare a casa il prima possibile, mentre le condizioni della mamma sono migliorate nelle ore successive. «Alla donna è stato fatto un trattamento medico per farle calare la febbre - aggiunge il comandante dei vigili - In questo modo è riuscita a tornare a casa già in serata». Lei stessa sapeva che i suoi bambini erano soli e appena si è sentita meglio ha firmato per uscire e rientrare intorno alle 21. Ha ringraziato con le lacrime agli occhi il vigile-baby sitter, in attesa del marito che sarebbe arrivato un paio d'ore dopo.
  13. NON  CI SONO SOLUZIONI :Nicola Munno è il titolare del Caffè Blanco di Nichelino. Sabato pomeriggio ha chiuso prima, per evitare che i teppisti mettessero in pericolo i suoi clienti. «Eravamo verso la fine di una giornata come tante - racconta Munno - stavo facendo alcuni caffè quando ho guardato fuori dalla porta per qualche secondo. Sentivo dei rumori strani: urla e insulti. Mi sono avvicinato e ho capito subito cosa stava succedendo».
    Cos'ha visto?
    «Giovanissimi correre all'impazzata: erano tanti e e si vedeva perfettamente che erano molto agitati. Poco dopo ho visto arrivare le prime pattuglie dei carabinieri e allora mi sono detto che dovevo chiudere, perché si rischiava grosso».
    Quindi che cosa ha fatto?
    «Prima ho abbassato la serranda dell'ingresso: volevo evitare che qualcuno di quegli esagitati entrasse nel mio locale e mettesse in pericolo i miei clienti. Cercando anche di preservare un posto per cui ho fatto tanti sacrifici. Poi ho invitato tutte le persone che erano qui a uscire dalla porta posteriore. Sarebbero stati più al sicuro se avessero preso la strada secondaria che incrocia quella parte laterale del bar».
    Erano spaventati?
    «Beh, si può capire che qualcuno avesse un groppo in gola: sono state fasi un po' concitate. Ho una lunga esperienza in questo campo e purtroppo ho dovuto già fronteggiare dei problemi in passato legati a disordini. Quindi so riconoscere se una situazione può portare a determinate conseguenze. E sabato il rischio era di vedere il mio locale finire preda di un gruppo di teppisti».
  14. TUTTI CIECHI ?    Una serata di guerriglia urbana a Nichelino. Un regolamento di conti tra bande di ragazzi minorenni che si sono date appuntamento in piazza Aldo Moro. A scontrarsi, nel tardo pomeriggio di sabato, almeno 130 giovanissimi, secondo i primi rilievi, ma potrebbero essere stati molti di più.
    La metà di loro sono arrivati da Torino, quartiere Barriera di Milano. Saliti sull'autobus 35 hanno attirato l'attenzione degli autisti, che hanno capito le intenzioni bellicose del gruppo. Quei ragazzi, la maggior parte originari del Nord Africa, non li avevano mai visti e non promettevano nulla di buono. Intorno alle 19 sono quindi partite le prime segnalazioni ai carabinieri. Nel frattempo, però, le baby gang rivali avevano già cominciato ad affrontarsi nella piazza, teatro di uno scontro simile già un anno fa. Quella volta i ragazzi bloccarono pure la strada e alcune macchine rischiarono di investirli.
    La rissa è stata organizzata via social e avrebbe origine da un alterco tra alcuni componenti delle due fazioni durante il periodo natalizio, al luna park di Nichelino. La faida tra i minorenni della cittadina e quelli del quartiere a Nord di Torino non è comunque nuova e ieri sera è stato organizzato l'ennesimo regolamento di conti.
    Alcuni dei giovani che hanno partecipato alla guerriglia di sabato non hanno nemmeno 13 anni. Si sono armati di bastoni, cocci di bottiglia e rami di alberi trovati lungo la strada. Volevano essere sicuri di non farsi trovare impreparati. L'arrivo in forza dei carabinieri ha permesso di disperdere le due fazioni. I militari, oltre alle pattuglie della compagnia di Moncalieri, sono stati coadiuvati da camionette di altri reparti. Non si poteva rischiare di perdere il controllo della situazione e bisognava avere rinforzi pronti in caso di necessità. Alla fine le forze dell'ordine sono riuscite a identificare 60 minorenni. E hanno sequestrato diversi telefoni cellulari nella speranza di riuscire a ricostruire con esattezza la dinamica dei fatti.
    Le bande si sono poi divise in piccoli gruppi che hanno continuato a cercare di malmenare i rivali, lungo le altre strade in direzione del centro. Due ragazzi sono finiti in ospedale con escoriazioni e ferite. Non sono gravi, se la caveranno con pochi giorni di prognosi. I giovani si sono poi diretti verso la piazza del municipio, dove hanno dato vita a ulteriori scontri. Alcuni bar hanno dovuto far uscire i clienti dal retro, per sicurezza. Tra questi Michela, 17 anni da compiere: «Il barista ci ha fatto vedere che nella piazza di fronte stava succedendo di tutto e che per la nostra sicurezza dovevamo uscire dalla porta posteriore. Ho chiamato mio padre: ero molto spaventata perché non sapevo se rischiavo di trovarmi in mezzo, facendo una strada piuttosto che un'altra. Sono rimasta ferma finché non è venuto a prendermi».
    Intorno alle 21 la situazione è tornata alla normalità, con i mezzi dei carabinieri sotto il Comune a presidiare la zona stabilmente. Il timore è che le due anime di questa guerra infinita ci riproveranno, con il rischio che qualcuno si faccia davvero molto male.

 

17.01.22
  1. IL NEPOTISMO DI GIANNI LETTA ZIO DI ENRICO 1 A  GIANNI LETTA 0 PER IL DIAVOLO  BERLUSCONI
  2. QUESTE LE PERDITE PER INVESTIMENTI :    Reti porta a porta e fondi comuni uccidono i clienti di costi: parola di Mediobanca
    Articolo di Beppe Scienza sul Fatto Quotidiano di lunedì 1 novembre 2021 a pag. 13
    | Danni del risparmio gestito
    fondi comuni mediobanca Esg azimut

    Belli gli investimenti Esg? Sono l’ultima moda, con Esg che significa “environmental, social e corporate governance”, ovvero nel rispetto dei valori ambientali, sociali e di una corretta amministrazione aziendale. Belli soprattutto per chi l’anno scorso è riuscito a raschiare via la bellezza del 6,3% dal patrimonio di un fondo comune, come Azimut con Equity Global Esg.

    Che dire poi dei fondi obbligazionari? Nel 2020 le reti di vendita porta a porta, quotate in Borsa, si sono accaparrate dal 45 all’89 per cento del rendimento dei portafogli. Essendo stato un anno buono, qualcosina è rimasta pure agli investitori. Ma costi fissi nell’ordine dell’1,2-1,9% conducono strutturalmente a perdite nette, con gli attuali tassi vicini allo zero.

    In realtà i venditori di fondi spingono a più non posso i clienti nei fondi azionari, per potergli addebitare commissioni più alte, che il rendimento sia positivo o negativo. Tanto paga Pantalone, ovvero il risparmiatore. Sempre per le stesse reti porta a porta (Anima, Azimut, Banca Generali, Banca Mediolanum e Fineco) risultano per lo stesso periodo costi dal 4,5 al 2,2 per cento, con Azimut che sfigura in negativo in cima alla classifica. A gonfiare i guadagni delle reti, ma anche delle banche, contribuiscono le c.d. commissioni di performance, magari congegnate ad usum delphini, cioè affinché i gestori possano incassarle anche collezionando figure barbine.

    I dati sopra riportati non sono di associazioni di consumatori, spesso amiche dell’industria del risparmio gestito a dispetto dei proclami bellicosi. Il paradosso, in un certo senso la vera notizia, è che provengono dal profondo interno dell’establishment finanziario, cioè da Mediobanca. Non però dal suo ufficio studi, la cui spietata indagine annuale sui fondi comuni venne affossata due anni fa (vedere Articolo sul FQ del 25-1-2021, p. 13). La ricerca (Italian Asset Gatherers 1-10-2021), che non è pubblica ed è in inglese, è invece di Gian Luca Ferrari di Mediobanca Securities, che ha analizzato le società in questione nell’ottica non dei loro clienti, bensì dei loro azionisti.

    La morale è che i costi addossati ai clienti dalle reti porta a porta sono così esorbitanti che tali società non possono fare affidamento per il futuro su margini di guadagno così alti. Non sarebbero sostenibili alla lunga commissioni stratosferiche, che arrivano a sottrarre ai risparmiatori anche più della metà dei guadagni di Borsa. Questi finiranno per aprire gli occhi.

    Io però ho una minore fiducia illuministica di Ferrari. Pure io credo che la diffusione del sapere, delle informazioni ecc. tenda a migliorare la società. Ma le forze contrarie sono potenti. Vedi in particolare la cosiddetta educazione finanziaria, che è stata subappaltata alle banche ed è degenerata in un’attività di propaganda a loro vantaggio, purtroppo col beneplacito della Banca d’Italia.

    Beppe Scienza
  3. INACCETTABILE PIU' SOLDI ALLA INCLUSIONE E COESIONE 19,1 MILIARDI CHE ALLA SANITA' 15,6    Mentre i partiti discutono animatamente del candidato giusto per il Quirinale, il treno del Recovery Plan procede già fra qualche intoppo. Ieri è partito il primo bando di gara per far arrivare la banda ultralarga in sette milioni di abitazioni, per un appalto da 3,7 miliardi. Per le offerte c'è tempo fino a metà marzo per lavori da realizzare entro il 2026. Ma nel frattempo – è accaduto pochi giorni fa – è andata deserta un'altra gara minore per permettere l'arrivo di internet veloce nelle isole minori. Il 2022 sarà l'anno decisivo, non solo perché il governo deve attuare il doppio degli obiettivi di quest'anno – da 51 si sale a 102 – che valgono complessivamente quaranta miliardi di euro. I prossimi mesi saranno il banco di prova della capacità del sistema Italia di spendere le risorse alle quali sta attingendo grazie alla Commissione europea.
    Al ministero del Tesoro e nelle strutture tecniche di Palazzo Chigi c'è preoccupazione per circa un terzo dei fondi, quelli che dovranno essere spesi direttamente dagli enti locali. Qui e là appaiono già le prime crepe. Ci sono ritardi burocratici su progetti territoriali al ministero degli Interni, dell'Istruzione e della Sanità. Il presidente dell'Anci Antonio Decaro insiste nell'invocare personale qualificato che ancora non c'è. Per questa ragione a Palazzo Chigi e al Tesoro si preparano all'extrema ratio: l'uso di poteri sostitutivi. Li contempla esplicitamente il decreto 77 dell'anno scorso che regola la governance del piano di resilienza. L'articolo 12 scrive esplicitamente che «in caso di mancato rispetto degli obblighi finalizzati all'attuazione del Piano, il presidente del Consiglio assegna un termine per provvedere di trenta giorni». Se passato il termine non accade nulla, «il Consiglio dei ministri nomina uno o più commissari ad acta».
    Per le strutture tecniche dei ministeri l'uso di questi poteri sarà inevitabile e ripetuto. Spesso i bandi del piano valgono poche decine di milioni, ma per interventi rilevanti. Basti qui citare il caso del pieno ripristino della linea Acqui-Genova, un bando da 87 milioni grazie al quale rimettere in sesto una linea danneggiata da una frana vent'anni fa. Stanno arrivando decine di bandi per la realizzazione di piccole e grandi infrastrutture, dalle ciclovie turistiche agli asili. Ogni mancato o ritardato intervento sarà notato dagli uffici della Commissione, la quale potrebbe per questo bloccare l'invio dei fondi conquistati con le riforme.
    Il Recovery Plan è un enorme e complesso cantiere ad ogni livello. Proprio ieri, dopo settimane di ritardi e di tensioni con Palazzo Chigi, la ministra della Giustizia Marta Cartabia è riuscita a far partire i gruppi di lavoro per la riforma del processo civile, una delle più attese dall'Europa. Di gruppi ne sono stati necessari ben sette, con 73 fra professori universitari, avvocati e magistrati. Ciascun gruppo dovrà intervenire su materie complessissime come arbitrati, digitalizzazione del processo, velocizzazione di primo grado, appello e cassazione, in materia di lavoro e famiglia. Di qui all'estate il governo deve fare ben altro: riformare la disciplina degli appalti e la concorrenza, per citare i capitoli più delicati e da anni oggetto di richiami da parte di Bruxelles. In caso di difficoltà, le regole europee contemplano la possibilità di rivedere il cronoprogramma concordato con l'Unione: è quanto sta accadendo con Romania e Repubblica Ceca. Una fonte tecnica ben informata spiega però che l'Italia, primo beneficiario dei fondi, non può permettersi di arrivare a tanto con leggerezza: prima si tenterà ogni altra strada, sia rispetto agli obiettivi da raggiungere, sia nell'uso dei poteri sostitutivi verso gli enti locali inadempienti. Almeno un terzo dei fondi del Recovery sono destinati al Sud, e da Sud arriveranno i problemi più grandi. Per chi siederà a Palazzo Chigi dopo l'elezione del nuovo Capo dello Stato ci sarà molto, molto lavoro. —
  4. KO MACRON : A tre mesi dalle presidenziali, Emmanuel Macron ha voluto fare un regalo all'elettorato francese. Il Governo ha imposto un aumento delle tariffe dell'energia, che scatterà il primo febbraio, limitato al 4%, invece del 35% che sarebbe stato determinato dalle quotazioni del mercato. Una bella notizia per i francesi. Molto meno per Edf, il colosso energetico pubblico, di gran lunga il più grosso produttore e distributore di energia in Francia, che dovrà sobbarcarsi il costo di questa misura, stimato al momento fra 7,1 e 8,4 miliardi di euro di perdite, per un gruppo che ha già i suoi problemi (e un indebitamento di oltre 42 miliardi).
    In reazione, nella sola giornata di venerdì l'azione di Edf (Électricité de France) ha ceduto il 14,6%, scendendo sotto i nove euro. Lo stop agli aumenti in bolletta di Macron (che Mario Draghi potrebbe imitare in Italia) obbligherà il colosso francese a cedere una quota ulteriore (il 20%) della sua produzione energetica nucleare a prezzo calmierato ai concorrenti più piccoli.
    Ma le brutte notizie per Edf non finiscono qui. In uno dei reattori della centrale nucleare di Penly, ferma attualmente per la revisione decennale, sono stati individuati problemi di corrosione. Secondo la radio Europe 1, lo stesso sarebbe avvenuto nelle centrali di Chooz e di Civaux, il cui blocco è stato prolungato. Sono adesso cinque i reattori (sui 56 esistenti) a essere fermi per problemi di corrosione: corrispondono al 12% della produzione di elettricità totale. Intanto, nei giorni scorsi era già giunto l'ennesimo rinvio dell'inaugurazione dell'Epr di Flamanville. Si tratta di una centrale di quarta (e ultima) generazione. Edf iniziò a costruire questo prototipo in quella località della Normandia nel 2007. Doveva finirlo nel 2012, per un totale di tre miliardi di euro di spesa. Ma, di rinvio in rinvio, la centrale è ancora in costruzione. I costi sono già saliti a 12,4 miliardi.
    Ormai, doveva essere inaugurata alla fine del 2022. E invece è stato appena deciso un nuovo rinvio, al secondo trimestre 2023 (e un rialzo del budget, a 12,7 miliardi). Per affrontare finanziariamente tutti questi problemi, è probabile che Edf, controllata all'84% dallo Stato francese, vada verso un nuovo aumento di capitale.

 

16.01.22
  1. CI SONO VOLUTI 43 MORTI E 4 ANNI AI BENETTON PER CAPIRE COSA AVEVANO PERMESSO CHE ACCADESSE :Un'occasione di discontinuità, la sfida più grande di tutta una vita. Così Alessandro Benetton, alla prima uscita pubblica dopo la designazione a presidente della holding di famiglia, definisce il suo arrivo alla guida di Edizione. Già la scelta del mezzo, il canale personale aperto su Youtube da due anni per i suoi #caffèconalessandro rilanciati anche su Instagram, e delle citazioni (lo Spider-Man di «da grandi poteri derivano grandi responsabilità») segnano un approccio inedito per il presidente di una holding con partecipazioni per 12 miliardi di euro.
    Sul disastro del ponte Morandi il figlio di Luciano fa i conti pubblicamente. Sa bene «quanto pesi ora il mio cognome, che in questo periodo a tanti non piace», e offre ai suoi 65 mila follower divisi tra le due piattaforme una lettura schietta dei fatti: «Quella è una vicenda tragica che peserà per sempre – scandisce –. Sono stati commessi degli errori, alcuni molto gravi e prima del crollo, cioè quando si è scelto di dare troppe deleghe alle persone sbagliate. Non smetterò mai di rinnovare la mia vicinanza alle famiglie delle vittime. Avremmo dovuto subito chiedere scusa, a prescindere dal fatto che Edizione deteneva solo poco più del 30% di Atlantia ».
    E allora, assicura, è arrivato il tempo di cambiare strada: «Ho sempre fatto tutto di testa mia e stavolta ho visto un'occasione di discontinuità per reinterpretare l'approccio industriale che ci ha caratterizzato come famiglia nel tempo – dice parlando della decisione di dire sì alla presidenza – quando mi è stata presentata l'occasione di avere un peso reale nelle decisioni del gruppo ho scelto di compierla, non voglio stare in panchina, voglio lanciarmi in questa nuova sfida portandomi dietro tutto quello che ho imparato in trent'anni di lavoro». Non da solo, ma contando «sui miei cugini e su manager qualificati, punteremo sui giovani e sul lavoro di squadra, su innovazione e sostenibilità. Dobbiamo tornare a ragionare e operare come si faceva un tempo, ma con una nuova stella polare: quella della sostenibilità, intesa nel concetto ampio del termine, sociale e globale».
    Benetton spiega poi la scelta dei social network per una sorta di discorso di accettazione della carica dal divano in jeans e maniche di camicia, tra riflessioni sui drammatici errori del passato e aspettative per il futuro: «Perché un imprenditore di 55 anni fa video online? Per testardaggine – sorride Benetton –, così come a 28 anni scelsi di fare questo lavoro per i fatti miei. Poi tengo al contatto diretto, allo share value e a rimanere aggiornato con i cambiamenti. Anche questo è accettare le sfide del futuro.
  2. ERA ORA : Iren cresce nelle energie rinnovabili acquisendo in Puglia per 166 milioni di euro il maggiore parco fotovoltaico d'Italia. Iren ha sede e a Reggio Emilia e raggruppa le ex municipalizzate di Torino, Genova, Parma, Piacenza e Reggio.
    Ieri il gruppo, con il tramite della controllata Iren Energia, ha firmato con la società European Energy un accordo vincolante di acquisto del 100% di Puglia Holding, che controlla a sua volta varie aziende intestatarie di diverse autorizzazioni di costruzione e gestione di parchi fotovoltaici nelle località di San Vincenzo e Montevergine in provincia di Foggia, e di Palo del Colle in provincia di Bari.
    Gli impianti acquisiti hanno una capacità installata complessiva di 121,5 MegaWatt e nel complesso consentono una produzione di energia elettrica di circa 180 GigaWatt/ora all'anno. L'indice di redditività Ebitda al pieno della operatività è valutato in 15 milioni di euro. Iren e Europea Energy hanno firmato anche un accordo per possibili operazioni congiunte nelle rinnovabili in Puglia, Lazio e Sicilia. L'operazione di ieri permette a Iren di crescere nelle energie rinnovabili, con l'obiettivo al 2030 di 2,2 GigaWatt di nuova capacità installata "verde".
    Dice il presidente di Iren, Renato Boero: «Siamo fiduciosi di poter concludere ulteriori operazioni di questo tipo nei prossimi mesi, accelerando la decarbonizzazione delle attività». Secondo l'amministratore delegato Gianni Vittorio Armani, «aumentare la produzione di elettricità da fonte rinnovabile rende Iren più competitiva, offrendo un prodotto sostenibile a prezzi vantaggiosi per i clienti». —
  3. NEPPURE IL PRNN PUNTA SULLA SANITA' . PERCHE' ? «È veramente peculiare che a due anni dalla prima ondata si riceva una lettera che è una fotocopia di quella di marzo 2020 in cui si dicono le stesse cose: sospendete tutta la chirurgia tranne le urgenze e l'oncologica». Il professor Mario Morino, direttore del dipartimento di Chirurgia della Città della Salute di Torino, ha coordinato un tavolo tecnico voluto dal ministero della Salute per elaborare un piano per smaltire gli interventi accumulati nei mesi di blocco delle chirurgie. Poi, però, con questa nuova ondata tutto si è fermato di nuovo.
    Sbagliato interrompere di nuovo gli interventi?
    «Non si può continuare a penalizzare le patologie chirurgiche perché anche quelle che possono sembrare non urgenti possono diventare fortemente critiche se si continua a procrastinare. Ci sono tantissime patologie che se si rimandano troppo comportano danni: le persone possono non guarire, guariscono peggio o hanno una qualità della vita bassa. Un esempio è la chirurgia maxillofacciale. Se si interviene presto, i giovani che hanno palatoschisi o labbro leporino guariscono bene ma se vengono rinviati hanno risultati pessimi. Invece non si opera più dall'inizio del 2020. Per non parlare del ritardo nell'individuazione dei tumori».
    Ma l'oncologia non dovrebbe essere garantita?
    «È garantita ma sono state chiuse per lunghissimi periodi tutte le attività di diagnosi. Questo vuol dire che lo screening è saltato. Nel 2020 alla Città della Salute è stato operato il 25% in meno di tumori alla mammella al primo stadio e il 35% di tumori del colon. Vediamo tumori più tardivi perché non si va più dal medico se ci sono piccoli campanelli d'allarme. Il Covid ci ha travolti tutti. Ma si può essere travolti per tre mesi. Se lo si è per due anni c'è qualcosa che non funziona».
    Perché si reagisce di nuovo chiudendo le sale operatorie?
    «I malati chirurgici sono diventati malati di seconda categoria. Nella prima ondata la motivazione è stata che c'erano troppi ricoveri in rianimazione e si è dovuto usare la sala operatoria come rianimazione. Questo, nell'emergenza, è un motivo accettabile. Ma due anni dopo, visto che sono stati stanziati anche dei fondi per migliorarsi, la reazione di chiudere di nuovo le chirurgie non si giustifica».
    Cosa ha fatto il Piemonte da quando è scoppiata la pandemia per risolvere i suoi punti deboli strutturali?
    «Ha solo aumentato l'offerta di posti letto in terapia intensiva. E la dimostrazione è proprio la lettera arrivata a fine dicembre 2021 in cui si dicono le stesse cose del 2020. Invece ritengo che il sistema chirurgico, meglio modulato, può dare delle risposte più ampie».
    Cosa proponete?
    «Con il gruppo di lavoro voluto dal ministero abbiamo individuato quattro azioni. La prima è dare delle linee guida alle Regioni per evitare che vadano in ordine sparso. Il secondo punto è la richiesta di investire anche sulla chirurgia e non solo sulla rianimazione».
    Qualche esempio?
    «Usare i fondi della legge Balduzzi, che aveva previsto che il 5% di tutti guadagni dell'attività intramoenia venissero accantonati in ospedale per investirli nella riduzione delle liste d'attesa. Nessun ospedale lo ha ancora fatto ma con questi soldi si potrebbero pagare gli straordinari. Terzo, non abbiamo un elenco oggettivo e verificato delle liste d'attesa. Cioè non sappiamo quanti interventi e di quale tipo dobbiamo fare se non struttura per struttura ma con il rischio che ci siano duplicazioni tra le prenotazioni. Se si avessero dati si potrebbe investire in funzione delle necessità verificabili. L'ultima cosa è la vaccinazione perché chi non si vaccina toglie personale sanitario alle persone che devono essere curate».
  4. HA RAGIONE MA I SINDACATI NON LO HANNO AIUTATO : È rimasto l'ultimo baluardo in difesa dei lavoratori ex Embraco, che ormai contano i giorni al licenziamento.
    L'arcivescovo, Cesare Nosiglia, gioca tutte le carte per evitare la fine più tragica di un'epopea iniziata oltre quattro anni fa. Lo fa con una lettera scritta «col cuore aperto di pastore» per lanciare un appello «alle imprese del nostro territorio e in particolare a quelle che si richiamano alla dottrina sociale della Chiesa che potrebbero avere un ruolo attivo nell'assorbire parte del personale ex Embraco».
    Una richiesta «impegnativa» ammette lo stesso Nosiglia, ma « io credo che, dopo 4 anni ... sia necessario che il mondo cattolico si impegni a cercare insieme una soluzione. Quando parliamo di lotta alla povertà, dobbiamo pensare a queste 400 famiglie che stanno scivolando verso la miseria. Ogni impresa potrebbe impegnarsi in questo: ma sono certo che quelle che vivono il lavoro, e la vita, partendo da una ispirazione cristiana sanno quanto il Vangelo e il magistero della Chiesa, in primis di papa Francesco, indichino una strada da compiere come obbligo, se si vuole che il Signore sostenga e benedica tali imprese». Prosegue il vescovo: «Il ministero dello Sviluppo Economico, nella persona anche del ministro Giorgetti, ha più volte detto che se ci fosse qualche impresa che si fa avanti per la ex Embraco sarebbe agevolata da parte del ministero stesso. Ma finora non si sono avute risposte».
    L'arcivescovo punta il dito contro un certo mondo di imprenditori, manager ed economisti, accusandoli di porsi come «profeti» di regole del mercato «che non si possono infrangere né modificare, e che determinerebbero l'intero ordine mondiale. Ma poi l'esperienza quotidiana mi insegna che le cose non stanno esattamente così. Anzi, le nostre società si caratterizzano proprio per il confronto continuo, e non sempre pacifico, tra certe regole economiche e le spinte della politica, i bisogni delle persone, le idee vecchie e nuove che emergono dalla società»
    Per questo, prosegue la lettera, «quando sento parlare di regole economiche immutabili, sono a volte un po'diffidente o perplesso. I profeti di queste leggi sembrano tenere in ben scarso conto la complessità dei meccanismi sociali e degli stessi processi economici».
    Il risultato è che «oggi i lavoratori della ex Embraco rischiano tutto, e ci interpellano perché operiamo concretamente. Chiedono quella risposta che il Governo non vuole dare, e di cui si assumerà comunque la responsabilità».
  5. LA BUFALA DEL NUCLEARE PER INTERESSI PRIVATI ? :Chi pensa che il sistema economico, nella fase attuale di parossismo consumista post-pandemico sia riformabile, è purtroppo smentito da ciò che sta accadendo in questi mesi che hanno seguito la conferenza sul clima di Glasgow (COP26).

    In particolare, mi riferisco alla scelta dell’Unione Europea di inserire il nucleare nella lista delle tecnologie sulle quali indirizzare gli investimenti green; ciò include anche gli ingenti capitali stanziati per il Next Generation Plan, e teoricamente potrebbe interessare anche gli investimenti del nostro Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Quindi se un risparmiatore chiederà al proprio consulente finanziario di investire sulle energie green, non saprà se i suoi soldi finanzieranno impianti fotovoltaici oppure qualche progetto nucleare, magari pochi chilometri al di fuori dei nostri confini nazionali.

    Le difficoltà e le contraddizioni emerse nella COP26 nel definire gli obiettivi di uscita dalle fonti fossili sono state subito colte al volo dal settore nucleare, un settore in profonda crisi a livello mondiale, che ha scatenato un’ampia controffensiva politica e mediatica. L’aumento dei prezzi dell’energia è stato un booster potentissimo di questa controffensiva, colto subito al volo da parti politiche avvezze alla cattura di facili consensi fondati su fake news. Proviamo a spiegare la falsità delle motivazioni portate dai sostenitori di questa scelta.

    La centrale termonucleare è solo un elemento di un lungo processo che va analizzato attraverso una classica life cycle analysis:

    Upstream: costruzione della centrale, produzione e fornitura dei materiali necessari;

    Funzionamento della centrale: estrazione dell’uranio, raffinazione, arricchimento degli isotopi utili, produzione delle barre di combustibile, produzione di elettricità, stoccaggio provvisorio del combustibile esaurito, riprocessamento, gestione della sicurezza;

    Downstream: smantellamento della centrale, gestione delle scorie.

    I sostenitori di tale scelta, nelle loro valutazioni, trascurano la maggior parte delle attività elencate e si riferiscono quasi esclusivamente al funzionamento della centrale. Le emissioni e i costi delle altre operazioni dell’upstream vengono ampiamente sottostimate, mentre quelle del downstream, essendoci pochissimi casi di smantellamento a fine vita e assenza disoluzioni consolidate e definitive per la gestione dei rifiuti radioattivi, vengono sostanzialmente ignorate.

    I sostenitori di un ritorno del nucleare tendono a minimizzare il problema delle scorie riferendosi solo al loro limitato volume. Per la presenza di elementi con radioattività elevatissima e con il più alto peso specifico di tutta la tavola di Mendeleev, il volume è un fattore assai poco rilevante; le scorie nucleari, infatti, per la loro pericolosità, vanno conservate in luoghi sicuri e controllati per centinaia di anni e per i materiali contenenti Plutonio ed altri elementi transuranici (prodotti dall’uomo e non esistenti in natura) per decine di migliaia di anni. Per dare un’idea della gravità del problema ricordiamo che la civiltà umana data circa 11.000 anni; l’enormità del problema creato è confermata dal fatto che, a 60 anni dallo sviluppo industriale delle centrali nucleari, non c’è ancora una soluzione provata e consolidata.

    Un altro aspetto sottostimato scaturisce dal considerare l’estrazione dell’uranio alle condizioni attuali, in cui sono disponibili miniere ad alto tenore e a bassa profondità. Oggi l’energia nucleare contribuisce per circa il 10% alla produzione mondiale di elettricità, che a sua volta rappresenta circa il 20% dei consumi finali di energia, costituiti per l’80% da energia termica; quindi, il nucleare dà un contributo complessivo agli usi finali di energia di circa il 2%. Per dare un contributo significativo alla sostituzione dei combustibili fossili dovrebbe crescere significativamente.

    In uno studio di Manfred Lenzen (Lenzen et alii, Life-Cycle Energy Balance and Greenhouse Gas Emissions of Nuclear Energy, Sidney University, 2006) si evidenzia come le emissioni di gas serra relative al kWhel nucleare siano fortemente influenzate dal tenore di uranio delle miniere, che determina la quantità di energia fossile necessaria alla produzione delle barre di combustibile che alimentano le centrali; e quindi le relative emissioni di gas serra. Nella tabella seguente tratta dallo studio citato sopra si riporta il confronto fra le varie fonti energetiche.
    nucleare

    Dalla tabella si vede come la quantità di gas serra emessi per la produzione di un kWhel nucleare nel 2006 era il triplo dell’eolico, quadruplo dell’idroelettrico e inferiore al fotovoltaico; è importante sottolineare che nel frattempo l’innovazione tecnologica del settore fotovoltaico ha portato a un forte aumento dell’efficienza e quindi già oggi le emissioni del kWhel prodotto dalle migliori tecnologie, che presentano rendimenti superiori al 40% e minor utilizzo di materiali, sono inferiori a quelle del nucleare.

    Ipotizzando una crescita della produzione di energia nucleare del 4% annuo, le emissioni di gas serra del kWhel nucleare triplicheranno entro il 2050 a causa della necessità di approvvigionarsi da miniere a minor tenore di uranio. (Ethan S. Warner and Garvin A. Heath Life, Cycle Greenhouse Gas Emissions of Nuclear Electricity Generation: Systematic Review and Harmonization, in Industrial Ecology, 17/04/2012). Dal momento che le emissioni di gas serra di eolico e fotovoltaico non dipendono dalla fonte primaria (il vento e il sole) ma esclusivamente dalle tecniche di realizzazione degli impianti, esse non potranno che migliorare. In particolare, per l’utilizzo del fotovoltaico giocheranno un ruolo importante i nuovi materiali già in corso di avanzata sperimentazione.
    La IV generazione nucleare

    Una grande pubblicità si sta facendo riguardo alla IV generazione di reattori nucleari, definendoli puliti, economici e intrinsecamente sicuri. Nonostante gli enormi sforzi fatti negli ultimi trent’anni da alcuni governi mondiali per finanziare la ricerca in tal senso, per rivitalizzare un settore nucleare drammaticamente in declino, i vantaggi dichiarati con grande enfasi in questi giorni, hanno il gusto amaro di un colossale green washing, offrendo al pubblico un’immagine di qualcosa di già provato e concreto, che possa offrire da subito la soluzione tanto agognata di energia pulita, abbondante, poco costosa e già realizzabile.

    Purtroppo, così non è; attualmente si tratta solo di ipotesi di lavoro, basate su interessanti e lunghi processi di ricerca, che stanno convergendo su alcuni prototipi di realizzazione in base ai quali sarà possibile valutare il soddisfacimento delle promesse. Dal momento che le prime tre generazioni di reattori, negli ultimi 60 anni non hanno dato risposte convincenti su nessuno dei problemi rimasti aperti, lasciando in eredità a noi ed alle generazioni future costi incogniti e comunque elevatissimi, mi sembra assai imprudente e prematuro dare tanto credito a queste nuove promesse. Per esser più espliciti, le diverse ipotesi allo studio nella cosiddetta IV generazione di reattori nucleari, non sono esenti dall’utilizzo di isotopi altamente radioattivi del Torio, dell’Uranio e del Plutonio, per cui chi sta conducendo tali ricerche, prima di lanciare operazioni di propaganda, dovrebbe responsabilmente presentare rapporti chiari e scientificamente provati su: sicurezza, impatto ambientale dell’upstream, del funzionamento ordinario della centrale e del downstream ed una valutazione reale dei costi delle suddette fasi. Senza questo non ha senso parlarne come soluzione per abbassare il costo dell’energia e mitigare un problema reale, concreto, drammatico ed attuale come i cambiamenti climatici.

    Per questo è irresponsabile la propaganda che ne stanno facendo alcune forze politiche su valutazioni economiche false in quanto non confortate da dati oggettivi. Quei governi che da 60 anni versano fiumi di denaro pubblico su un settore che non ha prodotto i risultati promessi, dovrebbero spiegare in base a quali valutazioni sono invece così avari nel finanziare la ricerca sulle nuove tecnologie per le energie rinnovabili, le più abbondanti, sicure ed eterne, e sono altrettanto assidui nell’ostacolarne la diffusione.

    Anche il nostro governo dovrebbe ben valutare ad orientare il proprio impegno economico verso le tecnologie più promettenti: per i prossimi decenni le energie rinnovabili e nel lungo termine, in campo nucleare, la fusione che potrebbe costituire solo nell’ultimo quarto di secolo una importante opzione.

    In conclusione possiamo affermare che:

    Non ci sono dati per sostenere che la scelta nucleare possa abbassare il costo del kWhel, anzi ci sono fondati motivi per ritenere che lo renderà sempre più costoso;
    Investimenti nella IV generazione di reattori presentano attualmente troppi rischi finanziari;
    La scelta nucleare probabilmente ridurrà moderatamente le emissioni di CO2 nei primi 25-30 anni di funzionamento delle nuove centrali, per poi tornare ad aumentarle nella stessa misura delle fonti fossili negli ultimi 25-30 anni di funzionamento;
    La mancanza di una soluzione provata e praticabile per lo stoccaggio definitivo delle scorie la rende assolutamente insostenibile;
    I rischi di una forte espansione necessaria a dare un contributo significativo ai consumi mondiali di energia permangono molto elevati e sono destinati a crescere con il numero di siti che verranno impegnati e di popolazione che ne sarebbe affetta;
    I tempi di realizzazione del numero di nuove centrali necessarie non è compatibile con gli obiettivi di mitigazione, né al 2030 né al 2050.
  6. L'EGOISMO FRANCESE :   Le criticità preannunciate da RTE, l’operatore delle rete di trasmissione, a fine dicembre si sono concretizzate. La produzione elettrica della Francia si è inevitabilmente scontrata con le difficoltà del periodo e il governo si prepara oggi a tamponare una possibile emergenza. Come? Con un decreto, oggi in fase di consultazione, che permetterebbe alle due centrali a carbone ancora funzionanti di lavorare più della “norma”.

    Per comprendere cosa stia succedendo è necessario fare un passo indietro.

    Come per molti altri Paesi europei, l’energia è un sorvegliato speciale. In questi mesi la corsa al rialzo dei prezzi del gas e gli stoccaggi dello stesso a livelli inferiori rispetto al passato, hanno fatto sudare freddo più di un governo. Ma per la Francia, paese a forte penetrazione nucleare (>70%), la situazione appare più complessa.

    Il gas, infatti, fornisce alla nazione appena il 6% del mix elettrico. E, almeno inizialmente, ha prodotto un impatto più limitato rispetto ad altri paesi europei, lasciando a nucleare ed eolico la maggior parte del lavoro. È la stessa RTE a confermarlo spiegando come durante la prima parte del periodo invernale (fino ai festeggiamenti di fine anno), la fornitura di energia elettrica è stata assicurata in condizioni normali.

    “Da allora – scrive il TSO – la crisi energetica europea è peggiorata con un continuo aumento dei prezzi del gas, che ha portato a incrementi nei prezzi dell’elettricità (in termini di prezzi osservati sui mercati delle borse elettriche europee). Anche se il sistema elettrico francese dipende poco dai combustibili fossili, è fortemente interconnesso con i suoi vicini e quindi risente di questa impennata dei prezzi. Questa situazione è stata accentuata, in Francia, dagli episodi di debole produzione eolica degli ultimi mesi, ma soprattutto dalla contemporanea indisponibilità di molti reattori nucleari”.
    Le interruzioni, programmate e non, del nucleare francese

    Attualmente una dozzina dei 56 reattori francesi sono in manutenzione. Per la maggior parte si tratta di interventi pianificati ma ritardato a causa della pandemia. Tuttavia per quattro di essi – i più potenti della flotta nucleare transalpina – il fermo segue il rilevamento di alcuni guasti. Uno stop inaspettato che priva la nazione di quasi il 10% della sua capacità nucleare (61 GW) proprio nel momento in cui ha più bisogno di elettricità. E che con molta probabilità non si esaurirà a breve.

    “In queste condizioni, la Francia si trova spesso da novembre in una situazione di importazione di elettricità, sebbene sia tradizionalmente un esportatore”, scrive RTE. “Livelli molto significativi di importazioni, prossimi alle capacità tecniche massime, sono stati ad esempio registrati il 20, 21 e 22 dicembre 2021″.

    La soluzione di Parigi almeno nel breve periodo sarà quella di aumentare la produzione termoelettrica da carbone. Il decreto, redatto dal Ministero della Transizione Energetica, dovrà essere votato a fine gennaio. In caso positivo consentirà di innalzare “il tetto di emissione di gas serra per gli impianti che producono energia elettrica da combustibili fossili”. Nel dettaglio, le centrali elettriche di Cordemais e di Saint-Avold, limitate dal 1 gennaio 2022 alle emissioni di CO2eq di 700 ore di funzionamento l’anno, avranno come nuova soglia le 1.000 ore/anno. Teoricamente fino al 28 febbraio 2022. E restando ferma la chiusura definitiva della centrale di Saint-Avold nel mese successivo.

 

 

 

 

15.01.22
  1. CONTE E DRAGHI HANNO CHIUSO L'ITALIA ALLA CONOSCENZA , AL DIALOGO, ED ALLA DEMOCRAZIA.
  2. È morto il conte Pio Teodorani Fabbri, marito di Maria Sole Agnelli, una delle sorelle dell'Avvocato Gianni Agnelli. Aveva 97 anni, si è spento ieri mattina nella casa di Torre di Pietra, vicino Roma, dove da tempo viveva con la moglie. Maria Sole Agnelli, 96 anni, è la quarta figlia di Edoardo Agnelli e di Virginia Bourbon del Monte e sorella oltre che del presidente della Fiat Gianni di Clara, Susanna, Giorgio, Cristiana e Umberto Agnelli. Maria Sole sposò in prime nozze, il conte Ranieri Campello della Spina da cui ebbe i figli Virginia, Argenta, Cintia e Bernardino. Una volta rimasta vedova, in seconde nozze, sposò il conte Pio Teodorani Fabbri, da cui ha avuto il figlio Eduardo. I funerali saranno il 17 gennaio alle 15 nella chiesa di San Domenico a Cesena. Io ricordo con affetto le nostre frequenti telefonate durante la tempesta Marchionne sulla Fiat causata da GABETTI ed accettata dalla famiglia, che non ha difeso Monttezemolo licenziato ingiustamente in 3 giorni da MARCHIONNE perche' dissentiva dallo scorporo e quotazioni Ferrari.
  3. L'ALLEANZA PUTIN-XI SOTTOMETTERA' L'EUROPA VACCINATA DELL'ERA DRAGHI. CONTENTI ? Energia e sicurezza nazionale sono una cosa sola. E l’Italia si trova oggi “in una situazione di vulnerabilità”. L’allarme arriva dal Copasir. In una relazione che chiude l’indagine conoscitiva sulla sicurezza energetica del Paese il comitato parlamentare di controllo dell’intelligence avvisa: la sicurezza energetica nazionale è esposta a minacce esterne. La dipendenza dell’Italia dagli approvvigionamenti dalla Russia e dalle supply chain cinesi preoccupa gli 007.
    Di qui l’invito del comitato a “realizzare un piano nazionale di sicurezza nazionale con la più ampia condivisione, in modo che possa restare valido ed indirizzare le scelte strategiche che il Paese dovrà compiere in questo settore nel lungo periodo”, si legge in una nota del presidente Adolfo Urso e della vicepresidente e relatrice dell’indagine Federica Dieni.

    Il rapporto del Copasir parla di “minacce asimmetriche” anche nel mondo dell’energia. La tempesta dei prezzi energetici che da mesi scuote i mercati europei può colpire con particolare violenza il comparto italiano e avere ripercussioni sulla sicurezza. Nella road map tracciata a termine di una lunga serie di audizioni – dall’Autorità delegata Franco Gabrielli e i direttori di Dis, Aisi e Aise ai principali operatori pubblici e privati del settore e le autorità di regolamentazione – il comitato individua una serie di priorità.

    Fra queste “la necessità di tutelare gli approvvigionamenti tenendo conto della dipendenza dall’estero; la necessità di proteggere le infrastrutture critiche di fornitura; lo sviluppo delle fonti rinnovabili connesso con l’individuazione delle criticità legate a questo ambito anche in termini di risorse tecnologiche e materie prime necessarie per il loro sfruttamento”.

    Sul fronte dei rifornimenti di gas, l’invito è diversificare le fonti di approvvigionamento per evitare che questa risorsa si trasformi “in uno strumento di pressione nei confronti dei Paesi europei”. Il mercato non basta. “Il conseguimento di una maggiore autonomia nella produzione va osservata anche sotto il profilo del contesto geopolitico in cui si trovano i Paesi dai quali avviene l’approvvigionamento della gran parte del gas naturale che giunge in Italia”.
    L’Italia dipende tanto, troppo dai rubinetti di Mosca, avvisa il comitato di Palazzo San Macuto: la Russia vanta il 42% dell’approvvigionamento estero del nostro Paese, seguita da Algeria (14%), Qatar (11%), Norvegia (9%), Libia (8%) e Olanda (2%).


    “Il nostro Paese, in quanto forte importatore di energia, risulta particolarmente sensibile a una serie di minacce di natura esogena, che vanno attentamente monitorate, legate anche alla situazione geopolitica”, si legge nel documento.
    Come allentare la presa? Le fonti di energia rinnovabili (Fer) da sole non sono sufficienti. Ad oggi coprono solo il 20,2% del mercato nazionale a fronte del 40,6% del gas naturale e del 33,1% del petrolio. Non solo: il passaggio alle rinnovabili al centro dei piani europei per la transizione ecologica avrà implicazioni non indifferenti per la sicurezza nazionale.
    A suonare il campanello d’allarme sono i Servizi segreti italiani auditi dal comitato nei mesi scorsi. “L’aumento dell’uso di Fer garantisce una produzione di energia autoctona ma contemporaneamente può generare nuove dipendenze da Paesi esportatori di materie prime o di componentistica necessarie allo sfruttamento delle Fer e questo fattore va tenuto in considerazione nello sfruttamento del mix energetico che alimenterà il Paese e nella sua evoluzione nel tempo”. Tradotto: scommettere oggi tutto sulle rinnovabili significa dare un vantaggio competitivo a Paesi come la Cina che detengono gran parte delle materie prime necessarie.
    “In particolare nei settori dell’energia eolica e della produzione di batterie sussiste la necessità di disporre di materie prime, quali le terre rare, la cui estrazione avviene in aree geografiche come l’Africa dove nel tempo si è registrata una presenza e un’intensa attività cinese che si manifesta anche nelle operazioni connesse con la raffinazione di tali materie prime, fase indispensabile al loro impiego negli impianti produttivi”.

    Come uscirne? Da una parte, avvisa il Copasir, l’Italia deve dotarsi di un “Piano di sicurezza energetica nazionale” che “riconosca le sue specificità e tenda al decremento della dipendenza energetica del Paese e all’incremento della sua competitività in questo ambito”.
    Dall’altra l’invito è a puntare sulle propre risorse per navigare la crisi energetica e mettere al sicuro la filiera. A partire dal gas naturale, che “grazie alla flessibilità degli stoccaggi può garantire continuità nella produzione di energia elettrica”.
    Una risorsa di cui il Paese non è di certo a corto. Da Natale l’Italia ha perfino invertito il trend, iniziando a esportare gas naturale in direzione di Svizzera, Olanda e Germania ma anche Francia. Oggi gran parte arriva dall’estero, dalla Russia come dai giacimenti mediterranei presidiati dall’Eni, e dall’Azerbaijan attraverso il gasdotto Tap.
    Ma il Paese ha le carte in regola per rilanciare la produzione autoctona, spiega la relazione del Copasir, che definisce il gas naturale “una risorsa irrinunciabile nel breve-medio termine” per tre motivi.

    Uno: c’è un’infrastruttura imponente, 264.000 chilometri, che peraltro è eco-friendly perché “risulta in massima parte già predisposta o adattabile” al trasporto dell’idrogeno. Due: l’Italia “risulta all’avanguardia nelle tecnologie di realizzazione di turbine a gas per la produzione di energia elettrica”. Tre: il Paese non deve trovare per forza altri giacimenti, può tornare a sfruttare a pieno regime quelli che già ci sono, “in modo da raddoppiare la quota nazionale da poco più di quattro a circa nove miliardi di metri cubi all’anno”.

    Quanto al nucleare, il comitato presieduto da Urso sospende il giudizio. Nel paragrafo dedicato alla fonte di energia al centro di un braccio di ferro nel governo Draghi il Copasir parla di “importanti presidi sia nel campo scientifico sia in quello industriale” in Italia ma aggiunge che “ogni ipotesi di ordine applicativo resta legata a valutazioni di ordine politico”.
  4. CON UN GOVERNO BLOCCATO LA SPECULAZIONE FESTEGGIA : Tra aumenti delle materie prime e rincari dell'energia «la situazione è diventata insostenibile», spiega Alberto Balocco, presidente e amministratore delegato del gruppo cuneese che produce dolci da ricorrenza e biscotti. «Questo - spiega - è un momento mai visto prima a memoria d'uomo. Noi trasformiamo le cosiddette soft commodity agricole e abbiamo già attraversato dei momenti in cui ci sono state tensioni su fattori di costo a causa di una siccità o di un brutto raccolto, ma adesso l'impazzimento è generale. Si parla tanto della pasta, che però è fatta di due soli ingredienti, la semola e l'acqua, noi invece di prodotti ne trasformiamo più di uno: la farina, il latte e tutti i suoi derivati come la panna ed il burro, e poi uova, zucchero e gli olii vegetali».
    E quali aumenti ci son stati?
    «La farina costa circa il 40% in più dell'anno passato, l'olio vegetale è su del 30%. Il burro a sua volta ha toccato dei livelli pazzeschi, basta guardare le quotazioni dei futures e vedere che cresce del 50%. Il cioccolato, anche a causa del rincaro del burro, è salito del 20%, mentre lo zucchero è quello che in questo momento dà meno fastidio perché cresciuto solo del 10-15%».
    Questi rincari da cosa dipendono? Speculazione o cosa?
    «È un insieme di diversi fattori. C'è innanzitutto un problema di domanda e offerta, che nell'ambito delle soft commodity è sempre a rischio, perché come è avvenuto l'estate scorsa basta che la siccità colpisca il Nord America o l'Ucraina che è subito una tragedia. Ma la siccità può colpire un Paese e una singola produzione, mentre in questo momento il problema di fondo è legato all'onda lunga del Covid, perché la ripresa dell'economia ha fatto esplodere i costi dei noli visto che, non solo bisognava soddisfare la domanda che ripartiva, ma occorreva anche cercare di ricostituire le scorte che nel frattempo si erano azzerate ovunque. Cosa certamente con facile da fare contemporaneamente».
    Una tempesta perfetta?
    «Si è creato un ingolfamento pazzesco del sistema per cui non c'erano più materie prime, non c'erano più trasporti e non si trovavano nemmeno più i container».
    Il latte però non ha problemi di raccolta.
    «Vero. Ma le mucche vengono e nutrite coi mangimi, in particolare mais e quando sale il prezzo del grano automaticamente sale quello. E se salgono tutti due assieme salgono i costi del mangime. Poi, per mungere le mucche occorre elettricità e di conseguenza quando il costo della luce triplica in un semestre automaticamente i costi degli allevamenti esplodono, molte stalle sono costrette a chiudere e si creano delle storture clamorose».
    Ha evocato il caro energia, per voi altro bel problema.
    «Devastante perché ragioniamo su diversi milioni in più all'anno di incremento dei costi. Se a questo aggiungiamo l'aumento pazzesco delle materie prime - anche l'anidride carbonica che noi usiamo per raffreddare gli impasti è schizzata e oggi costa il triplo di un anno fa - e quelli dei trasporti su gomma esplosi a loro volta perché col Covid con si trovavano più camionisti e pure quelli degli imballaggi, vediamo che è una vera tragedia».
    Per cui alla fine anche voi aumentate i prezzi.
    «Non possiamo non farlo. Siamo costretti a riversare tutti i rincari sui consumatori finali, perché l'aumento dei costi che dobbiamo sostenere è tale che altrimenti rischia di far chiudere anche i produttori più forti. E non posso nemmeno rivalermi sui miei fornitori, perché altrimenti non scaricano la merce e io devo fermare gli impianti. Per rimediare bisognerebbe che funzionasse il meccanismo domanda/offerta».
    Lei che li produce non vorrà mica suggerire ai consumatori di comprare meno biscotti per far scendere i prezzi?
    «Non dico questo, anche perché i biscotti costano meno del pane. Però se a livello aggregato gli acquisti dei prodotti che sono rincarati troppo scendessero, probabilmente chi in questo momento sta speculando la smetterebbe di strozzarci tutti».
  5. IL POTERE DELLA CATIA BASTIOLI  C'E MA NON SI VEDE : Scatta lo stop alla plastica monouso. Entra in vigore oggi il decreto legislativo 196, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 30 novembre scorso, che recepisce la Direttiva europea «Sup» (Single Use Plastic) del 2019. Addio agli oggetti usa e getta e agli attrezzi da pesca non biodegradabili e non compostabili.
    Niente più piatti e bicchieri di plastica, bastoncini per le orecchie, posate e bacchette, cannucce, aste da attaccare a sostegno dei palloncini, agitatori da cocktail, buste e pacchetti. Messi al bando pure i contenitori per alimenti e liquidi, tazze, coppette da caffè, bicchieri per frullati in polistirene espanso (ovvero il polistirolo, un materiale rigido e leggero). La stretta non finisce qui e continuerà in futuro. A partire dal 2025, le bottiglie devono contenere almeno il 25% di plastica riciclata e il 30% dal 2030.
    Il decreto, emanato «con l'intento di promuovere la transizione verso un'economia circolare con modelli imprenditoriali, prodotti e materiali innovativi e sostenibili», punta a promuovere l'uso di plastica riciclata «idonea al diretto contatto alimentare». Vengono fissate multe sostanziose per i trasgressori, da 2.500 a 25 mila euro. Ma gli effetti di questa legge non saranno così repentini. Per esercenti e produttori, sarà infatti possibile vendere le scorte esistenti fino a esaurimento.
    Inoltre, per promuovere l'uso di prodotti alternativi a quelli vietati, il decreto stabilisce agevolazioni per le aziende che ne fanno uso, sotto forma di credito d'imposta, nel limite massimo di nove milioni di euro per il prossimo triennio. Sono previste campagne di sensibilizzazione, e gradualmente anche regole per lo smaltimento. Entro un anno, il ministero della Transizione ecologica dovrà indicare con un decreto i criteri ambientali minimi per i servizi di ristorazione, così come i criteri per l'organizzazione di eventi e produzioni cinematografiche e televisive.
    Le associazioni ambientaliste criticano però il governo, accusandolo di aver creato deroghe e «trucchi» per aiutare le imprese ad aggirare le restrizioni. Secondo il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani, in queste ultime settimane «stanno comparendo prodotti in plastica molto simili a quelli monouso ma "riutilizzabili" per un numero limitato di volte, come indicato nelle confezioni. Un modo, a nostro avviso, per aggirare il bando che porta a un incremento dell'utilizzo di plastica, piuttosto che a una sua diminuzione».
    Greenpeace attacca «l'approccio miope che favorisce solo una finta transizione ecologica», perché viene sostituito un materiale con un altro (biodegradabile e compostabile) o promuovendo soluzioni basate sul riutilizzo. Un'ulteriore violazione, sostiene l'organizzazione ecologista, è l'esclusione dall'ambito di applicazione della direttiva dei prodotti dotati di rivestimento in plastica con un peso inferiore al 10% dell'intero prodotto. Su questa tipologia di articoli i dettami comunitari non hanno fissato alcuna deroga. Perciò, «c'è il concreto rischio che venga avviato l'iter per una procedura d'infrazione», avverte Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace Italia.
    L'ex ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, promotore del programma Mediterraneo #PlasticFree, si appella al premier Mario Draghi: «Mancano i decreti attuativi e le ordinanze virtuose di molti comuni rischiano di essere annullate dai Tar. Occorre obbligare i ministeri inadempienti ad agire subito e chiedere a tutte le istituzioni, le imprese e i cittadini di seguire le nuove normative. Rinvii e deroghe stanno azzoppando la strategia di Bruxelles. Occorre una forte spinta dal governo».
    Un giudizio negativo arriva anche da Assorimap, l'associazione riciclatori e rigeneratori di materie plastiche: «La direttiva è stata snaturata, non c'è alcun incentivo per il riciclo meccanico della plastica, trascurando così un settore che costituisce il cuore dell'economia circolare»
  6. DOVEVA SOLO ESSERE IL TRAMPOLINO CON I SOLDI PUBBLICI PER EVELINA E CHIAMPARINO VOLUTO DA GIANNI AGNELLI:   Trenta milioni a disposizione per la manutenzione degli impianti delle Olimpiadi del 2006, «mai usati»: è un altro degli elementi che fa parlare di «una colpa gravissima e inescusabile, ai limiti del dolo eventuale». Emergono ulteriori dettagli dal procedimento della procura regionale della Corte dei Conti, che ha messo sotto la lente l'abbandono del patrimonio olimpico, chiamando a rispondere chi avrebbe dovuto gestirlo e mantenerlo in buone condizioni, ma non lo avrebbe fatto, creando un presunto danno erariale di 17, 5 milioni per il deprezzamento delle strutture.
    Sono 29 le persone che devono rispondere alle contestazioni mosse dai pm contabili, tra imprenditori, politici e amministratori, inclusi quelli che hanno avuto un ruolo nella Fondazione XX Marzo e in Parcolimpico Srl. Ad aggravare la posizione di tutti, si legge nelle carte della Corte dei Conti, ci sono quei 29 milioni che il commissario liquidatore dell'Agenzia per i Giochi olimpici di Torino 2006 ha versato nel bilancio dello Stato a fine del 2018 «in quanto non usati per l'utilizzo e il riutilizzo delle opere delle Olimpiadi». Sostanzialmente, i soldi per le manutenzioni sarebbero stati resi indietro anziché utilizzati. Circostanza che fa parlare i magistrati di «una totale incapacità non solo di programmare modi, tempi e forme di riutilizzo degli impianti, ma anche di spendere in maniera efficiente e corretta le risorse a disposizione». Oltre al fatto che «i pur costosi interventi manutentivi che figurano sulla carta» si sono «rivelati completamente inadeguati anche a garantire la conservazione del patrimonio immobiliare».
    Due punti che fanno presumere «una concreta responsabilità amministrativa a carico degli organi di governance della Fondazione, ma anche direttamente della società Parcolimpico, che aveva in custodia e gestione esclusiva il patrimonio immobiliare pubblico». Ma il passaggio che più interessa i magistrati è quello dei soldi mai spesi: «Le gravissime omissioni programmatorie» hanno «determinato negli anni un surplus di risorse di quasi 30 milioni». E, ancora, dopo aver sentito i responsabili della Società di committenza regionale, la Corte dei Conti ha rilevato «una situazione di totale mancanza di manutenzioni straordinarie su alcuni impianti».
    Le conclusioni sono durissime: «Il mancato utilizzo di risorse messe a disposizione dallo stato per mezzo dell'Agenzia costituisce un ulteriore elemento rafforzativo di una colpa gravissima ed inescusabile, ai limiti del dolo eventuale». Vale a dire che, sempre secondo la magistratura contabile, chi aveva quei soldi e non li ha spesi sapeva che c'era quantomeno un grosso rischio di mandare gli impianti in malora: «Si è accettato, in scienza e coscienza, che una serie di condotte inerti e silenti, consistenti nelle mancate programmazioni di interventi manutentivi e di valorizzazione, potessero condurre a un deprezzamento definitivo degli impianti»
  7. LA CORTE DEI CONTI DOVREBBE INTERVENIRE SUBITO ANCHE SU CORTINA E MLANO :«Sono davvero amareggiato e deluso perché adesso, dopo quindici anni, la Corte dei Conti salta fuori con la storia della mancata manutenzione delle strutture olimpiche e va in cerca di colpevoli e responsabili. E questo dopo che tutti e, ripeto, tutti, a cominciare dallo Stato e poi dai vertici di Coni, Fisi e Toroc sapevano benissimo quale sarebbe stato il probabile destino della pista del bob, del free style o del trampolino per il salto: l'abbandono».
    Il campione olimpico Piero Gros, ex sindaco di Sauze d'Oulx e membro del cda della Fondazione XX Marzo dal 2008 al 2012, non è arrabbiato. Di più.
    Quindi la gestione «lacunosa» delle opere, come contesta la Corte, alla fine, non è colpa di nessuno?
    «Guardi, prima di tutto vorrei leggere attentamente le carte per capire meglio, ma avverto già fin da ora che non accetto rimproveri da nessuno. Perché in passato, almeno dei tentativi per un restyling degli impianti io e altri operatori, tra cui Ivo Ferriani, il presidente della Federazione internazionale di bob e skeleton, li avevamo presentati».
    Cioè?
    «Con milione e mezzo avremmo rilanciato anche turisticamente la pista del bob. Sarebbero stati formati dei piloti per accompagnare gli amanti dell'adrenalina in una discesa da brivido sullo slittino. Avevamo calcolato pure una ventina di posti di lavoro. Si poteva creare un'attrazione. Ma i soldi, ovviamente, avrebbe dovuto investirli un ente superiore, perché i Comuni montani non hanno simili disponibilità. Sa chi ha risposto alla nostra proposta? Nessuno. E sa perché?».
    Perché?
    «Non interessa. Quello che contano sono gli investimenti. Infatti ora si vogliono spendere 60 milioni per un nuovo tracciato per il bob a Cortina in vista delle Olimpiadi invernali del 2026. E poi che ne sarà? Finirà come quello di Sansicario visto che in Italia ci saranno due o tre atleti che praticano questa disciplina e grazie ai gruppi militari. Come il salto dal trampolino, per citare un altro sport che non attira anima viva».
    Scusi ma allora le strutture, nel post olimpico, come dovevano essere gestite?
    «Come le ho detto prima: attraverso la promozione concreta di attività, oppure smontate e amen. Altro che inchiesta per scarsa manutenzione».
    Ma possibile che nessuno nel 2006 avesse previsto tutto questo?
    «Ripeto, le Olimpiadi invernali hanno permesso al mondo di scoprire la Valsusa e sono state un successo incredibile a livello di organizzazione. Ma già allora dissi che per il bob sarebbe, per esempio, stato meglio disputare le gare sulle Alpi francesi senza devastare un territorio ed espropriare terreni».
    E nessuno l'ha ascoltata?
    «Ma figuriamoci. Con la Fondazione ci trovavamo una volta o due l'anno e io non volevo nemmeno il gettone di presenza. Sono stato uno sportivo di un certo livello, avevo esperienza, cercavo di dare dei consigli ma niente: tempo sprecato».
    Insomma la notizia dell'inchiesta la ferisce nel profondo, si può dire?
    «Beh certo perché se lei va nel comprensorio di Innsbruck, dove c'è il trampolino ci sono un museo, un negozio, un maxischermo che proietta immagini e anche la targa che ricorda la mia medaglia d'oro nello slalom speciale del 1976 e quelle di tutti gli altri atleti che hanno trionfato. Da noi nelle Valli Olimpiche non è rimasto nulla».

 

14.01.22
  1. DAVIDE SASSOLI ERA LA SPERANZA DI UN FUTURO UNITARIO DELL' EUROPA.
  2. QUANTA ENERGIA SI CONSUMA INUTILMENTE PER LE CRYPTOVALUTE ?
  3. LA PROVA DEL MENEFREGHISMO POLITICO : La maggioranza è stata battuta in commissione Affari costituzionali al Senato su un emendamento al decreto Covid, proposto dal M5s, che chiedeva di consentire alle parafarmacie di fare test molecolari e antigenici rapidi anti-Covid. Contro la modifica, che ha avuto 13 voti contrari e 11 favorevoli, si è schierato tutto il centrodestra e Italia viva. L'emendamento presentato da Gianluca Castaldi, primo firmatario, aveva avuto il parere positivo del governo e del relatore del provvedimento, Nazario Pagano di Forza Italia. Insorge il leader del Movimento Giuseppe Conte: «Quando la politica abbandona il buon senso e agisce per finalità diverse dal bene comune, a pagare il conto più salato sono sempre i cittadini». Ma, aggiunge, «per il Movimento non finisce qui».
  4. L'ASSISTENZIALISMO SI FONDA SUL CLIENTELISMO :Qualcuno di loro ha «distrattamente» dimenticato di dichiarare le condanne per 'ndrangheta. O – nel caso delle mogli – sono stati omessi i dettagli – chiamiamoli così - sul casellario giudiziale dei mariti «decorato» da pronunce per associazione a delinquere di stampo mafioso. Altri ancora, più banalmente, hanno presentato domanda prima di essere arrestati continuando a percepire il beneficio fiscale anche da «nuovi giunti» in carcere eludendo le specifiche norme che prevedono la sospensione ai detenuti. L'iter giudiziario è quasi scontato: denuncia, richiesta di rinvio a giudizio, processo e - in attesa di sentenza - immediata sospensione dell'erogazione delle somme percepite.
    Il fatto è che nella rete degli indebiti - per i pm - percettori del reddito di cittadinanza tesa della Dda di Torino non sono finiti soltanto criminali di stirpe mediocre e di modesto cabotaggio. Ci sono invece boss della ‘ndrangheta di rilevante lignaggio (circa una dozzina), eredi di casati mafiosi noti da decenni sulla scena della malavita organizzata, assassini che si sono macchiati di vere e proprie esecuzioni al Nord, membri del Crimine, la struttura superiore delle cosche, una Camera alta (e altra) all'interno della stessa organizzazione che disegna (e governa) le parabole di tutti gli affiliati. I capi dei capi, insomma. I fascicoli sono generati da accertamenti svolti dal Nucleo di polizia economica della Guardia di Finanza e dal nucleo investigativo dei carabinieri di Torino.
    Come sia stato possibile ad esempio che un membro del clan Marando, originario di Platì ma con radicate (e datate) proiezioni a Volpiano nel Torinese e a Corsico e Buccinasco nel Milanese sia riuscito ad accaparrarsi l'aiuto dello Stato è spunto di profonda riflessione. Figura tra gli autori gli autori della cosiddetta strage degli Stefanelli, tre morti, uccisi a Volpiano nel giugno del 1997 i cui corpi non sono mai stati trovati. Nel 1998 fu arrestato dai carabinieri, processato e condannato a 30 anni. Di recente è uscito dal carcere ed è finito in quegli elenchi. Eppure è stato tra le persone del clan oggetto di una maxi confisca patrimoniale per milioni di euro: soldi che la sua famiglia aveva messo insieme recitando un ruolo da monopolista nel traffico internazionale di cocaina. E questo al netto degli omicidi maturati in una faida tra cosche (per cui ha scontato 22 anni di carcere) e di un patteggiamento per mafia nel processo Minotauro. La procura ha trasmesso la sua denuncia a Roma per competenza territoriale perché è lì che il boss era riparato dopo la scarcerazione salvo poi trasferirsi in Lombardia.
    Ai magistrati di Ivrea sono state segnalate invece le posizioni di un potentissimo esponente della famiglia Agresta, già autore in passato di sequestri di persona a Torino tra cui quello del giovane impresario edile Carlo Bongiovanni, 28 anni all'epoca dei fatti, avvenuto in corso Galileo Ferraris. Aveva patteggiato una condanna per 416 bis nel processo Minotauro e come lui un altro boss, definito il «biscazziere» dei potenti fratelli Adolfo e Aldo Cosimo Crea («i capi di Torino») è finito nei controlli che la guardia di finanza ha effettuato sui detenuti del carcere delle Vallette mesi fa. Su un centinaio di detenuti che percepivano l'aiuto economico, c'era anche lui. Nelle maglie della magistrati torinesi è finito infine un membro del Crimine, Benvenuto Praticò, detto «Paolo», ma sulla vicenda c'è un colpo di scena. Si sa che l'altro ieri è stato prosciolto dalle accuse nell'udienza preliminare. Pare abbia spiegato – ma il condizionale è d'obbligo – che non si sia accorto della causa ostativa relativa alle sue condanne per mafia, non facilitato in questo dalla complessità dei documenti da compilare. Manca il dolo, niente condanna. Per capire meglio abbiamo raggiunto il suo legale Fabrizio Voltan, che al telefono replica: «Di questa vicenda non intendo parlare».
  5. LA 2^ GENERAZIONE  ENTRERA' IN POLITICA PORTANDO IN ITALIA  IL MODELLO AFGHANISTAN :Un giubbotto di colore verde scuro, una felpa giallo fluo e un paio di jeans chiari. Li indossava in piazza Duomo Abdelrahman Ahmed Mahmoud Ibrahim, il diciottenne di origini egiziane, da due anni a Milano, che ieri è stato fermato dai poliziotti della Squadra mobile, con l'accusa di aver preso parte alle violente aggressioni della notte di Capodanno.
    Ibrahim è stato notato per caso da alcuni agenti mentre passeggiava vicino alla Questura. Subito è stato identificato e accompagnato negli uffici. Nell'appartamento in cui vive, sembrerebbe col padre e con altri connazionali, vicino a via Imbonati, nella zona nord di Milano, non era stato trovato. C'erano i suoi vestiti, riconosciuti dalle ragazze sentite dagli investigatori diretti da Marco Calì.
    Ibrahim è arrivato in Italia nell'agosto del 2019 per raggiungere il padre ed è in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno. Nei mesi scorsi, per un controllo di routine, era già stato identificato in piazza Duomo. Il suo avvocato, Jacopo Viola, che ieri lo ha difeso nel corso dell'interrogatorio davanti al gip Raffaella Mascarino, dice che «lavora come manovale nell'edilizia».
    I magistrati lo hanno fermato perché c'è il rischio che scappi via: «non ha fornito l'indirizzo di casa e si è presentato sprovvisto dei documenti». Per di più, «è pienamente a conoscenza delle indagini contro di lui». Ma anche perché potrebbe rifarlo, potrebbe violentare altre ragazze. Non c'è dubbio, per i magistrati, che abbia partecipato alle «aggressioni sfociate in violenze sessuali di gruppo» in cui il branco «ha agito con la consapevolezza di poter approfittare dei festeggiamenti per il Capodanno per garantirsi l'impunità». E ancora: «La particolare efferatezza e brutalità delle condotte paiono sufficienti per ritenere che Ibrahim se non soggetto a misura restrittiva, potrebbe compiere altri gravi delitti della stessa indole, approfittando nuovamente della forza intimidatrice del branco». Peraltro, secondo gli investigatori, «la spiccata pericolosità dell'indagato emerge anche dal fatto a pochi minuti di distanza, si è reso responsabile di due diversi episodi di violenza». Quello vicino alla Loggia dei Mercanti e l'altro, in galleria Vittorio Emanuele. In quest'ultimo caso – ricostruiscono gli inquirenti – era stato lui ad avvicinare le vittime per primo. E, «davanti al rifiuto delle ragazze, ha incitato un gruppo di uomini, ad accerchiarle e ad aggredirle». C'è infine il rischio, per i pm, che con gli amici Ibrahim possa ora «intimidire le persone offese e costringerle a ritirare le accuse».
    Il diciottenne ha negato tutto: «È vero ero in piazza per festeggiare con gli amici. Ho visto la ressa, una ragazza che sputava in faccia a uno, ma io non l'ho toccata», avrebbe spiegato al giudice che ora dovrà decidere se convalidare il suo fermo. Nel frattempo il difensore ha chiesto che venga fatto uscire dal carcere di San Vittore, per tornare a casa, ai domiciliari.
  6. DIRITTO DI CITTADINANZA  DIRITTO DI RIVENDICARE TUTTO: «Quando sono arrivate le forze dell'ordine con scudi e manganelli, la massa di aggressori si è dileguata. Barbara era lì che cercava di coprirsi con il giubbino stretto sul petto. Non aveva più i vestiti addosso. Era nuda, rannicchiata per terra, piena di lividi, i pantaloni abbassati alle caviglie. È stata soccorsa da un operatore che l'ha aiutata a rialzarsi». Barbara (nome di fantasia), 19 anni, è una delle nove vittime del branco che, la notte di Capodanno, ha seminato il panico in piazza Duomo.
    «Posso dire che tutto intorno era uno schifo, c'erano molti ragazzi e chiunque passasse si prendeva la libertà di mettere le mani addosso. Io e Barbara abbiamo chiesto di essere lasciate in pace, ci siamo dirette dai nostri amici per cercare protezione e aiuto. Infatti, una volta raggiunti anche loro sono intervenuti per allontanare i ragazzi molesti che continuavano a trattenerci per le spalle, come per accompagnarci contro il nostro volere».
    Non è servito, non è bastato. Perché il branco – quaranta, cinquanta ragazzi tra i 16 e i 25 anni – le «toccavano ovunque sul corpo, spintonandole e passandole da uno all'altro», si legge nel provvedimento con cui ieri sono stati fermati due dei presunti aggressori accusati a vario titolo di violenza sessuale di gruppo, rapina e lesioni: Abdallah Bouguedra, 21 anni, che vive a Torino e Abdelrahman Ahmed Mahmoud Ibrahim, 18 anni, da due a Milano. Il primo è accusato della pesantissima aggressione vicino alla Loggia dei Mercanti, nei confronti di Barbara e della sua amica. Il secondo anche di quella vicino alla galleria Vittorio Emanuele, ai danni di quattro ragazze palpeggiate, strattonate, spinte a terra, derubate. I due indagati – scrivono l'aggiunto Letizia Mannella e il pm Alessia Menegazzo – hanno aggredito le giovani vittime «utilizzandole a proprio piacimento e per soddisfare le proprie pulsioni, in spregio a ogni forma di rispetto della persona».
    Barbara e la sua amica avevano raggiunto piazza Duomo per festeggiare con alcuni conoscenti la mezzanotte. Mancavano dieci minuti all'una quando insieme si sono staccate dal gruppo per cercare un bagno. Il primo ad avvicinarle sarebbe stato Bouguedra. Ha puntato Barbara. Voleva a tutti i costi il suo numero di cellulare. «Col braccio le cingeva le spalle, insisteva». Alla fine la diciannovenne, nella speranza di levarselo di torno, gli ha dato il suo contatto Instagram. E proprio grazie al social, la polizia è riuscita poi a risalire all'identità dell'aggressore.
    Le ragazze hanno avuto paura, si sono dirette verso gli amici che intanto avevano notato qualcosa di strano e si stavano avvicinando. Non hanno fatto in tempo. Presto le due vittime sono state assalite dal branco, che continuava a spingerle, a toccarle. Hanno provato a restare vicine, a proteggersi l'un l'altra, ma non ci sono riuscite.
    Una di loro è stata soccorsa da un'amica che è riuscita a spingerla fuori dalla «massa di uomini». Barbara, no. È stata trascinata via, si è persa al centro del gruppo di ragazzi che la stava violentando. Racconta l'amica: «Ho urlato, provavo a cercarla, sono salita su un muretto per individuarla ma l'ho persa di vista».
    Anche una passante, che col suo cellulare ha filmato tutto, ha provato a farsi spazio nella folla, ad aiutarla. Ma non è riuscita a raggiungerla fino all'arrivo della polizia. E così altri due amici che sono stati «sopraffatti da un numeroso gruppo composto da trenta, quaranta ragazzi» mentre altri cinque erano riusciti ad afferrare Barbara, a portarla via. L'hanno sollevata da terra tenendola per le braccia e le gambe. Le hanno strappato i vestiti di dosso. Le hanno messo le mani ovunque, mentre lei piangeva e si disperava e gli amici assistevano impotenti.
    Uno di loro si è anche rotto un dito per provare a difenderla. Un altro è corso a chiamare la polizia per provare a chiedere aiuto. E all'arrivo degli agenti il gruppo di aggressori si è dileguato lasciando la diciannovenne a terra, in lacrime. «Non sapevamo come aiutarla. L'abbiamo coperta con un cappotto fino all'arrivo dei soccorsi». È finita alla Mangiagalli con lividi, graffi, tumefazioni su tutto il corpo.
    Poco prima che Barbara finisse a terra, a mezzanotte e mezza, un centinaio di metri più in là, vicino alla galleria Vittorio Emanuele, altre quattro ragazze erano state accerchiate. Tra i primi ad avvicinarle questa volta c'era Ibrahim, il 18enne fermato a Milano. Ha insistito, ci ha provato, poi è andato a chiamare il resto del branco. Il modus operandi era sempre lo stesso. Le ragazze sono state spinte, strattonate, derubate una del cellulare, un'altra della borsetta. Toccate, palpeggiate. «La violenza era tale – scrivono i pm – che si sono ritrovate per terra con i collant strappati, la gonna sollevata. Due di loro sono riuscite a divincolarsi dalla ressa. Le altre due sono finite sull'asfalto. «La mia amica urlava, io ero pietrificata dalla paura e non riuscivo a dire nulla». E ancora, racconta la vittima: «Avevo il terrore di essere calpestata» mentre il branco continuava a toccarla. Lei, distesa, piangeva, si dimenava, chiedeva aiuto.
  7. PRESENTE E FUTURO CHE LA POLITICA VUOLE IGNORARE : Muscoli e selfie. Abdallah Bouguedra, 21 anni, la notte di Capodanno ha scelto di stare dalla parte degli stupratori, mettendosi spontaneamente a capo di un branco improvvisato. Dopo aver sollevato come un bilanciere da palestra una delle ragazze inseguite e acciuffate tra la folla di piazza Duomo, aver partecipato a spogliarla urlando in un misto di esaltazione e follia, ha picchiato un diciottenne che aveva cercato di fermare da solo quella ferocia collettiva, cercando di difendere la giovane, sua amica. Non conta nulla che tutt'e due siano nati in Italia da genitori di origini nordafricane. E che tutt'e due siano cresciuti in palazzi di periferia. Quella sera hanno scelto da che parte stare. Il primo andando a caccia di un trofeo di violenza, il secondo rimediando la frattura di un dito e scegliendo il coraggio dell'umanità.
    «Abdallah ha l'aria del bravo ragazzo, non può essere stato lui a fare quelle cose. Non è possibile, vi sbagliate» commenta l'amico commerciante che gestisce un kebab a due passi da casa sua. Eppure l'altra mattina gli investigatori della Squadra Mobile sono venuta qui, si sono presentati all'alba con un decreto di perquisizione e il preciso obiettivo di rovistare nel suo armadio. Alla ricerca di un giubbotto rosso «Blauer» e un paio di jeans strappati «DSquared2». E li hanno trovati. Gli indumenti trovati sono identici a quelli filmati in piazza e descritti dalle vittime. Abdallah, raccontano per lui le fotografie che pubblica sui social, ama le boutique del centro e i negozi degli outlet. Magliette glamour, bei vestiti. E ne sfoggia parecchi. «È un bel ragazzo e sa di esserlo. Ma ha una bella famiglia alla spalle» dice un amica. Il 12 settembre dello scorso anno si è scattato una foto in giacca e cravatta di fronte al Duomo di Milano.
    Ha tre sorelle e un fratellino piccolo. Pochi giorni fa Abdallah era nel cortile del suo palazzo a registrare un buffo video su Tik Tok. Mostra il suo ciuffo ribelle e i capelli biondi tinti, barbetta incolta. Nel 2019 ha dato la maturità. C'è un breve video di quell'anno. Fa le flessioni in classe: le mani sul banco e i piedi incollati alla parete, mentre una compagna fa finta di sorreggerlo e un altro lo stuzzica colpendolo con un piede. Dopo il diploma ha fatto un anno di Università, senza troppa convinzione poi si è preso una pausa. «Ora sta facendo lavoretti saltuari, di recente anche a Milano».
    Nel suo profilo Istagram ha quasi mille follower. Un viaggio in treno, al tavolo di un bar per un aperitivo, in camicia con una birra in mano. Ma soprattutto c'è la sua passione per il fisico. Lui in palestra. Lui di fronte allo specchio che si scatta un selfie. Lui che mostra i bicipiti. Lui che solleva i pesi e gioca sulle sue origini: «50 sbavature di marocchino».
    Anche quelle immagini sono servite alla polizia per rintracciarlo. Frequenta la palestra Mcfit alle spalle di Porta Palazzo. «Troppo spesso bro» scrive un suo fan. «Talmente enormi da non stare nella foto» commenta Abdallah mostrandosi con un amico di palestra. In un altra pagina, ancora immagini di muscoli. «Innamorato di me e me narciso» dice la canzone Ca$hmere di Marracash e Gue, postata con una delle sue storie. Ma ci sono anche cuori e dediche. Per la mamma: «La prima a credere in me prima ancora di me stesso». Come può essere lo stesso ragazzo?
    «Andate via altrimenti chiamiamo i carabinieri» dicono al citofono di casa, per allontanare i giornalisti. Abdallah è partito da qui per raggiungere Milano, la notte di Capodanno. Da un palazzo grigio, isolato, che nemmeno il parco attorno riesce a renderlo bello. Estrema periferia Nord, quartiere Barca, si trova persino più a Nord di Barriera di Milano, il quartiere di Torino che si è conquistato suo malgrado l'accostamento alle banlieue. Quella notte ha pubblicato una foto scattata in Galleria Vittorio Emanuele, di fronte all'albero di Natale gigante. Indossava il giubbotto rosso e jeans strappati. La firma della sua violenza.
  8. I PRIVILEGI REALI :  Accerchiato dall'opposizione e dal suo stesso partito, un Boris Johnson contrito ha ammesso per la prima volta di aver partecipato ad una festa nel giardino di Downing Street durante il lockdown, e si è scusato «con tutto il cuore» con i cittadini britannici.
    «Conosco bene la rabbia che provano verso di me e il mio governo quando pensano che chi fa le regole poi non le rispetti», ha detto nel silenzio gelido della Camera dei Comuni durante il Question Time. «Abbiamo fatto degli errori e me ne assumo la responsabiltà».
    Raramente si è visto un Johnson così penitente e sottotono. Nessuna delle sue famose battute, nessun tentativo di allegerire la situazione. Ha assistito impassibile mentre deputati impietosi ne chiedevano le dimissioni. Il Primo Ministro, pur scusandosi ripetutamente, ha detto di aver implicitamente considerato il party del 20 maggio 2020 come un «evento di lavoro» cui ha partecipato per 25 minuti per ringraziare il suo staff degli sforzi compiuti durante la pandemia. Idea che mal si concilia con la mail mandata dal suo collaboratore che invitava i partecipanti a «portare una bottiglia per un drink socialmente distanziato» (mail di cui lui però non sarebbe stato al corrente). Johnson ha ammesso che «con il senno di poi» sarebbe stato meglio «trovare un altro modo per ringranziarli». Per Starmer, il leader laburista, la difesa di Johnson «è talmente ridicola da risultare offensiva».
    L'ammissione è arrivata dopo settimane di risposte evasive e mezze smentite riguardo a vari party che si sarebbero tenuti negli uffici governativi in violazione delle regole. Gli farà probabilmente guadagnare un po' di tempo, ma potrebbe non bastare a salvarlo da un partito sempre più ostile. Il cancelliere Rishi Sunak, da molti visto come probabile successore, era marcatamente assente durante il Question Time, impegnato in una visita ad una fabbrica a chilometri di distanza dal dramma di Westminster. Chi era presente si è espresso con toni duri. Per il deputato Douglas Ross, leader dei Tory in Scozia, la posizione di Johnson «non è più sostenibile»; per il suo collega Roger Gale, il premier è «un morto che cammina».
    Se Johnson riuscirà nell'immediato a sopravvivere allo scandalo, molto del suo futuro dipenderà dall'esito di un'inchiesta interna: se dovesse concludere che Johnson ha mentito al parlamento, la festa per lui sarebbe davvero finita.
  9. LA LEGGE INGIUSTA : Le slot machine potrebbero tornare anche nei bar, malgrado la legge approvata dalla Regione lo scorso luglio le avesse "liberalizzate" solo nelle sale gioco, nei tabacchi e nelle ricevitorie. Il tutto dopo un parere dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, che ha mandato in cortocircuito l'impianto normativo di piazza Castello. Pronunciandosi su un dubbio sollevato dall'avvocato Luca Giacobbe per conto del titolare di un bar ha sancito che per come sono formulati il testo della legge e le relative spiegazioni non c'è ragione di impedire ai bar che avevano le macchinette nel 2016 di presentare nuova istanza per rimetterle. Peraltro la stessa Agenzia ha sconfessato il governo piemontese, che aveva detto di aver studiato insieme alle dogane la formulazioHIARISCAne.
    Secondo i sussurri di Palazzo Lascaris in effetti un dirigente dell'Adm avrebbe collaborato con la Regione sui testi esplicativi. Ma il direttore l'ha sconfessato. E adesso? La pronuncia – che non è formale – ovviamente non supera la legge, ma apre la strada a una pioggia di richieste da parte dei bar ed eventuali ricorsi. Anche per questo la Regione ha chiesto un pronunciamento ufficiale all'Agenzia. Ma nel frattempo si riapre la bufera politica. Marco Grimaldi, capogruppo di Luv: «La legge produrrà una moltiplicazione incontrollata delle macchinette, oltre alla megasanatoria per le grandi sale slot e scommesse che non hanno rispettato le regole». Per i consiglieri regionali Pd Rossi e Sarno sarebbe «gravissimo rimettere le slot nei bar». Anche il Movimento 5 Stelle parla della necessità «urgente di modificare la legge per evitare il ritorno delle slot nei bar» . Pure sul fronte della maggioranza qualcosa si muove. Perché il faticoso accordo di luglio 2021 raggiunto tra la Lega (favorevole alla liberalizzazione) e Fratelli d'Italia (contrari) si basava anche sul "no" alle macchinette nei bar. Così da parte dell'assessore Fdi agli Affari Legali Maurizio Marrone sarebbe arrivata già la disponibilità verso le minoranze a cambiare il testo e chiudere la questione una volta per tutte.
  10. FINALMENTE SI CHIARISCA CHE I POLITICI NON POSSONO PRENDERE DECISIONI PER OPPORTUNITA' POLITICA CONTRO  GLI INTERESSI PUBBLICI : Non ci sono solo gli imprenditori dello spettacolo Giulio Muttoni, Giuseppe Muttoni e Roberto de Luca insieme al management attuale e passato di Parcolimpico e della Fondazione XX marzo tra coloro chiamati a rispondere del danno erariale causato dall'abbandono e della scarsa (o inefficace) manutenzione degli impianti nel periodo post-olimpico che hanno generato un deprezzamento delle strutture per 17,5 milioni. L'invito a rispondere alle contestazioni riguarda altre 26 persone tra cui molti politici e amministratori locali che nel tempo hanno avuto un ruolo all'interno della Fondazione stessa.
    Tra questi figurano l'ex sindaco di Sestriere e attuale consigliere regionale della Lega Walter Marin (già consigliere del cda dal 2008 al 2013 e presidente della Fondazione dal 2015 al 2018), Mauro Meneguzzi sindaco di Sauze D'Oulx e consigliere d'amministrazione dal 2008 al 2015, Luca Salvai sindaco di Pinerolo, Franco Capra attuale primo cittadino di Claviere, Giuseppe Ferrari, per molti anni vice direttore generale del Comune di Torino e già presidente del cda di Parcolimpico fino allo scorso marzo. E ancora: Francesco Avato già sindaco di Bardonecchia, l'ex campione olimpico Pietro Gros componente del cda della fondazione dal 2008 al 2012, l'ex assessore regionale Andrea Bairati e altri. Per loro non è stato deciso alcun sequestro conservativo dei beni, a differenza di Muttoni e degli altri sei, ma l'invito a controdedurre «contiene – si legge agli atti del procedimento della procura regionale della Corte dei Conti – una contestazione di responsabilità all'incuria, inerzia, lacunosa gestione delle opere» nel periodo post-olimpico.
    Dovranno spigare nel dettaglio perché, nel momento in cui prestavano la loro opera nella struttura direttiva della Fondazione «non hanno avviato un'azione di risarcimento del danno contro Parcolimpico, detentore e gestore di tutti gli impianti, e non hanno esercitato l'azione di responsabilità contro gli amministratori della stessa società».
    Le contestazioni, che si fondano a loro volta sugli accertamenti (delegati ed eseguiti) del nucleo di polizia economica della Guardia di Finanza, sono riferite - in via prevalente - a Fondazione e Parcolimpico srl, società investita della manutenzione dei beni. Una società, secondo la Corte, «priva di qualunque requisito di professionalità» per farsi carico degli impianti e alla cui costituzione ci sono diverse ombre, sempre secondo i magistrati che parlano di «una procedura opaca e per più aspetti fuori dagli schermi normativi tipici».
    Ma è la Fondazione che «avrebbe dovuto emanare atti di conservazione del bene pubblico ancor di più visto che insisteva in loro la piena consapevolezza dell'acquiescenza da parte dei delegati alla cura degli impianti (Parcolimpico srl)». Quest'ultima «si è limitata e continua a garantire la gestione minima solo laddove da essa discendano profitti più o meno immediati».
  11. BILANCIO POSITIVO PER CHI INCASSATO I SOLDI PUBBLICI :  Sergio Chiamparino, per cinque anni sindaco della Torino post Giochi (2006-2011) e poi per altri cinque come presidente del Piemonte è l'amministratore pubblico che per più tempo si è occupato dell'eredità olimpica: «Io continuo a dare un giudizio positivo delle ricadute dei Giochi sia dal punto di vista immateriale che materiale e sono convinto che il bilancio, a sedici anni dall'evento, debba essere fatto con una valutazione allargata che contestualizzi le scelte che erano state fatte e il perché alcune abbiano avuto esiti diversi».
    La Corte dei Conti, però, mette nel mirino la Fondazione 20 marzo e anche Regione, Comune e Provincia per non aver chiesto conto dello stato degli impianti.
    «Guardi io non ho elementi per fare una valutazione sull'indagine della Corte dei Conti. Dunque, non so nulla e non dico nulla. Politicamente, però, dico che è necessario fare un bilancio complessivo delle ricadute di tutti quegli investimenti pubblici».
    E questo bilancio complessivo che cosa dimostrerebbe?
    «Il complesso degli investimenti olimpici ha costituito un potente antidoto keynesiano nel momento, forse più acuto, della crisi industriale della città. Era il 2006, la Fiat era in grandissima difficoltà. Ci sono fior di studi che dimostrano come il Pil dell'area torinese e del Piemonte abbia sostanzialmente tenuto grazie agli effetti di bilanciamento delle Olimpiadi. E a questo dato aggiungo anche le ricadute immateriali: il ritrovato orgoglio di Torino e dei suoi abitanti».
    Va beh, aggiungiamo il turismo ma...
    «Lei ironizza, ma le ricadute turistiche sono state quelle più evidenti e di lunga durata. Le Olimpiadi hanno fatto fare un balzo in avanti che poi si è consolidato anno dopo anno. Solo la pandemia ha frenato quel percorso di crescita»
    Il problema però sono gli impianti e l'accusa di scarsa manutenzione.
    «Beh una parte dei villaggi olimpici e di quelli media sono stati riconvertiti in alloggi di edilizia popolare o residenziale e altri sono diventati studentati universitari ponendo le basi per la crescita degli iscritti dei nostri atenei».
    Va bene, ma gli altri villaggi e l'ex Moi?
    «La crisi dei subprime del 2008 non l'aveva prevista nessuno e questo ha sostanzialmente fatto cadere le potenzialità urbanistiche e la loro valorizzazione sul mercato. Vale per le palazzine dove, poi, per fortuna, si sono trasferite l'Arpa e il Coni. Paghiamo ancora oggi gli effetti di quella crisi ma devo dire che per quanto riguarda gli impianti polivalenti della città credo che siano stati fatti tutti gli sforzi possibili per utilizzarli al meglio fino a consentire, da ultimo, lo svolgimento delle Atp Finals ».
    Per il trampolino e il Bob, invece le cose sono andate diversamente: perché?
    «Bisogna contestualizzare quello che è successo. Il loro utilizzo post olimpico si era basato su impegni verbali e strette di mano con i vertici del Coni».
    Cioè?
    «Ieri ne ho parlato con Castellani. I vertici del Coni avevano dichiarato di essere pronti a fare dell'impianto dei trampolini di Pragelato la Coverciano delle nevi. C'era un progetto per coinvolgere il liceo di Oulx come struttura scolastica per i giovani a servizio del comprensorio sciistico e sportivo. I trampolini furono potenziati con delle strutture baby pensate in quella chiave. C'era un impegno su un progetto che non è stato mantenuto. Lo stesso discorso vale anche per la pista da bob».
    Colpa del Coni?
    «Non voglio colpevolizzare nessuno perché, lo ripeto, le condizioni di partenza si possono modificare e anche i protagonisti possono cambiare».
    E quindi?
    «Quando la prima location per il bob è stata abbandonata a causa dell'affioramento dell'amianto ci siamo attivati per verificare la possibilità di utilizzare la pista di Albertiville. In una riunione con l'allora ministro della Funzione pubblica, Franco Frattini, ci venne spiegato che le Olimpiadi erano italiane e non francesi e che la pista di Cortina era inutilizzabile e che c'era bisogno di una struttura moderna che potesse diventare la casa non solo dei nostri atleti ma anche di quelli delle altre nazioni. Anche in questo caso questa progetto si è arenato».
  12. INTOCCABILE PER I POLITICI: Marouane El Messaoui pretende, gli altri eseguono. Funziona così dalle parti del centro, nella zona che le "baby gang" hanno scelto come loro "piazza". Ed è andata così il 9 dicembre quando un sedicenne, suo connazionale, è stato avvicinato dal branco in un fast-food e alla polizia ha raccontato: «Maru ha voluto il mio giubbotto per farsi una foto. Era un Moncler nero con i colori della bandiera francese, che ai miei era costata anche un bel po'. Me l'ha rubato». Perché gliel'ha consegnato? «Ero intimorito. Era con altri più grandi di me e diceva che mi avrebbe preso a botte. Ho temuto ritorsioni. Maru lo conosciamo tutti, sappiamo come fa». Come? Rapina, minaccia, sbeffeggia. «Hai freddo? - l'aveva deriso, mentre in lacrime lo pregava di ridargli il Moncler - Non sono problemi miei. La tua giacca e i tuoi guanti sono così caldi. Con quello che hai in tasca mi pulisco le scarpe». La polizia? «Chiamala pure, non mi possono fare niente». La pensava così, l'altra sera è stato arrestato.
    Marouane, nato in Marocco e residente nel canavese, ha 20 anni e qualche guaio alle spalle. Arresti e denunce per resistenza e reati contro il patrimonio che agli occhi di quelli delle "gang" sono "medaglie". Così Marouane è considerato una sorta di capo. Un leader che organizza, dispone, coordina. E i più piccolo lo seguono. Questa la ricostruzione degli agenti del commissariato Centro, coordinati da Cecilia Tartoni, che l'hanno arrestato su misura cautelare per due rapine aggravate. Quella del 9 dicembre, appunto. E un'altra di due settimane prima.
    Marouane si «sente al di sopra della legge». Lo raccontano gli amici, lo testimoniano i fatti. Il 31 ottobre, in via Sant'Ottavio, cinque adolescenti vengono minacciati dalla gang che vuole cellulari e vestiti griffati. Arrivano le volanti, identificano i presenti. Marouane chiama a raccolta i suoi, fronteggia i poliziotti, cerca di sfilare la pistola a un agente.
    Il 28 novembre, poi, c'è la rapina a due gemelli di 17 anni: «Sono arrivati in dieci. Quello più grande mi ha bloccato con il braccio intorno al collo e l'altra mano la teneva in tasca, come se avesse un coltello. Diceva che dovevamo stare zitti. Ad un certo punto ha sferrato un pugno a mio fratello che cercava di difendermi. Gli altri mi hanno preso il giubbotto, la felpa, l'i-phone». Gli agenti del commissariato Centro hanno analizzato i video delle telecamere di sorveglianza della zona, raccolto le testimonianze delle vittime, perquisito le case dei complici del ragazzo, sequestrato cellulari e computer, scandagliato foto, video e profili social. Incrociato tag e filmati su Tik-Tok. E ai poliziotti, le vittime l'hanno descritto per filo e per segno: «Capelli rasati ai lati e sopra ricci, un piercing al sopracciglio». E ancora. «È lui che mi ha derubato» ha detto quello del giubbotto. Che tramite amici di amici è riuscito a risalire a dei tag su Instagram. «Maru lo conoscono tutti». Ha la sua banda, questa la ricostruzione degli inquirenti coordinati dal pm Paolo Scafi. Il gip Claudio Ferrero, nell'ordinazanza della misura cautelare, parla di «elevata prognosi di recidivanza specifica». Modo tecnico per riassumere il curriculum criminale del giovane. Gli arresti domiciliari e le altre misure alternative al carcere appaiono «inidonee», non si può «fare affidamento sul rispetto volontario delle prescrizioni».
    Marouane El Messaui, difeso dall'avvocato Alberto Gandini, è considerato uno dei leader delle gang. Il plurale è necessario, perché, a sfidarsi in centro a "suon" di rapine sembrano essere quattro o cinque gruppi. Da novembre ad oggi, durante dei servizi mirati al contrasto alle "baby gang", gli agenti del commissariato Centro hanno identificato 237 persone, di cui 101 minori perlopiù italo-marocchini. Due gli arresti, 18 le denunce.
  13. NON ARRENDERSI MAI :  Dieci chilometri, ma è come se fossero dieci anni luce. Dieci chilometri, ovvero la distanza che separa Magnano - piccolo comune in provincia di Biella - da Albiano, provincia di Torino. La distanza che separa la Comunità di Bose da questo cascinale in aperta campagna, dove i camion di un'impresa edile vanno vengono dal cortile e i muratori spaccano vecchie pareti e portano nuovi mattoni.
    Un tempo questa casale che ha terra e stanze e un grossa dependance era cascina. Poi - raccontano da queste parti - è diventato la sede di un campo volo. Domani, anzi, un domani che non è neanche troppo lontano sarà la nuova casa, la nuova vita, e forse anche la sede di una nuova comunità per padre Enzo Bianchi. L'ex priore della comunità monastica di Bose. Il cattolico che non risparmia critiche ai cattolici, il fondatore - 56 anni fa - della comunità da cui è stato allontanato con decreto della Santa Sede. Se n'è andato che la primavera era già arrivata a Bose per trasferirsi a Torino, in una casa di mezza collina, un piccolo ritiro dal quale ha continuato a parlare a chi non lo ha mai abbandonato. A chi in questi mesi ha letto i suoi Tweet, nei quali citava spesso la parola «solitudine». La solitudine di un uomo che ha ritenuto di aver subito un'ingiustizia. Alla quale, però, non si è mai opposto.
    Oggi si scopre che padre Enzo Bianchi non si è mai arreso. Anzi. Chi lo conosce bene lo ha sempre detto. «È un vulcano, una forza della natura, oltre che un uomo di Chiesa e di pensiero: tornerà a far sentire la sua voce». E così è stato. Poco prima di Natale è apparso alla chiesa di San Secondo. Duecento persone a sentirlo parlare. Ad annuire quando diceva «l'Eucarestia, così com'è oggi allontana i giovani». E ancora: «Bisogna cambiare linguaggi». Sdrammatizzava: «Io ho provato a farlo a Bose, e non mi ha portato molta fortuna». Poi, in privato, confidava agli amici che voleva far qualcosa qui, a Torino, o nel torinese.
    Una nuova comunità? Con i monaci cacciati e con quelli pronti a voltare le spalle a Bose, e seguirlo? Si disse che stavano cercando uno spazio adatto in giro per l'Italia. Oggi la sede c'è. Ed è questo bel cascinale, dal quale quasi puoi immaginare di sentire gli echi di Bose. I silenzi e le preghiere, di quel luogo culla dell'ecumenismo. Il casale è stato acquistato da padre Enzo Bianchi nel luglio scorso. È un posto perfetto. Non grande come Bose, ma in qualche modo intimo. Fin suggestivo. Lontano da tutto. Intuisci in lontananza il campanile delle parrocchiale e la massa del castello di Albiano. Dove vive un altro prelato amato-temuto-ammirato e oggi ormai vicino al secolo di vita, monsignor Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, ex presidente di Pax Christi internazionale. Uomo del dialogo e delle forti prese di posizione.
    Dicono che Bettazzi e padre Enzo Bianchi si siano incontrarti qualche giorno fa, proprio lì, in quel castello. Ma i temi di quel dialogo sono segreti. Non li sa e non ne parla nessuno: tantomeno i diretti interessati. Attenti entrambi ad evitare polemiche inutili, chiacchiericci e «si dice» di varia natura. Al di là delle supposizioni quel che conta oggi è il progetto di padre Bianche. È quello che - impropriamente - qualcuno già chiama la nuova Bose. La casa dell'uomo del dialogo che ha abbandonato la sua creatura di gioventù senza mai lasciarsi andare a polemiche e sbuffi. E pure pronto a frenare gli amici che volevano - pubblicamente - difenderlo.
    Bianchi ha taciuto e si è mosso. Ha comprato il cascinale. Qui nascerà - forse- una nuova comunità. O uno scampolo di quella vecchia continuerà in modo autonomo il suo cammino.
  14. IL SOPPRUSO RIMARRA' : Da qualche ora hanno una data di scadenza. Il 12 agosto: entro quel giorno le vele del Filadelfia, che da luglio sovrastano lo stadio nascondendo ai residenti in zona parte del panorama, dovranno essere rimosse. Non si potrà andare oltre: questo hanno comunicato l'altro giorno i tecnici della commissione di vigilanza del Comune al Torino, che quei tendoni grigi e granata aveva posizionato in estate per nascondere da occhi indiscreti gli allenamenti degli uomini di Juric. Una decisione arrivata dopo una lunga serie di sopralluoghi, fatti – anche – dopo le tante proteste dei cittadini che abitano nei palazzi di via Spano e via Filadelfia, che dal momento dell'installazione chiedono di rimuovere quei tendoni.
    Un'ordinanza, spiegano dal Comune, arriverà al momento opportuno. Ma attenzione: nella comunicazione dell'altro giorno c'è una postilla che potrebbe cambiare le carte in tavola. È la stessa Città a spiegare che, più avanti, il Toro avrà la possibilità di superare la dead line di agosto. In che modo? Rendendo più solido, sul piano strutturale, lo scheletro su cui le tele sono fissate. Per farlo il club granata dovrà chiedere l'autorizzazione ai vigili del fuoco, cosa che per il momento non ha fatto. Ma la soluzione, a quanto si apprende, è già al vaglio della società di Cairo, che quelle vele ritiene indispensabili.
    «Sono strutture provvisorie: così come sono fatte non possono restare lì più di un anno» ha scritto – in sintesi – il Comune l'altro giorno al club granata, che per altro aveva già comunicato l'intenzione di tenerle intorno al Filadelfia non più di una stagione, quella attuale. E poiché erano state installate ad agosto 2021, entro agosto 2022 dovranno essere smantellate. Una richiesta dettata dal fatto che, è stato appurato nel corso dei controlli, lo scheletro cui sono fissate non è abbastanza solido da reggere troppo a lungo la loro presenza. Un punto, questo, su cui per altro da mesi battono nel quartiere dove, oltre al tema della visibilità – venuta a mancare –, è stato più volte sottolineato quello della sicurezza, legato al fatto che quei tendoni – fissati allo scheletro metallico solo nella parte alta – «svolazzano» quando soffia il vento.
    «Da qui spia Oronzo Canà» uno degli striscioni ironici affissi nei mesi scorsi sui balconi dai residenti contro quelle vele, a loro dire precauzione eccessiva della società di Cairo. Lamentele tali che, nelle settimane successive, era arrivata anche una petizione di protesta, che però il Comune aveva ritenuto non ammissibile. Anche l'amministratore di un condominio di zona aveva scritto alla Città, sottolineando come i tendoni togliessero luce e aria ai residenti. Era stato lui a porre l'accento sulla pericolosità dei tendoni, a suo dire instabili soprattutto nei giorni di maltempo. Che qualcuno li ritenesse pericolosi era per altro emerso pochi giorni dopo l'installazione, quando a intervenire per una verifica sui teli, in una serata di forte vento, erano stati i vigili del fuoco, contattati da un residente.
    Nulla di tutto ciò, però, ha smosso il Toro. Secondo la società di Cairo è imprescindibile la presenza di una barriera che impedisca di osservare dai balconi le sedute della squadra di Juric. Anzi: nel club granata hanno visto di buon occhio la comunicazione dell'altro giorno del Comune, che di fatto ha confermato – dopo tante verifiche – la bontà delle vele, tanto da autorizzarne l'uso fino alla prossima estate. E la prossima? Nelle prossime settimane si valuterà se e come consolidare la struttura metallica esistente.
  15. UN SEGNALE GRAVE : Per entrare hanno rotto il vetro della porta di sicurezza. Poi, una volta all'interno, hanno distrutto ogni cosa con sistematica e insensata brutalità. È successo al centro d'incontro di via Anglesio 23, dove i vandali sono penetrati tra venerdì sera, giorno in cui il centro è stato usato per l'ultima volta, e martedì. Quando i volontari arrivati sul posto per rimuovere le luci di Natale si sono trovati davanti allo scempio. Tavoli ed armadi rovesciati, sedie rotte, porte fracassate. Una furia distruttrice che non ha risparmiato neppure i bagni e la piccola cucina. Oltre 4 mila euro di danni è il risultato di quello che è stato un puro atto di spregio, come dimostra la bacheca insozzata di escrementi.
    «Non hanno preso niente, c'è stata solo distruzione- evidenzia Antonio Martella, presidente del centro d'incontro - Se avessero voluto rubare qualcosa avrebbero preso il televisore, invece di romperlo, ma hanno solamente voluto colpirci». In passato c'erano già stati episodi di vandalismo, più o meno gravi, ma tutti limitati alla zona esterna. Qualche oggetto rotto, qualche serratura bloccata, il cancello abbattuto. Nulla di questa portata.
    «Distruggere uno spazio pubblico significa attaccare tutta la comunità, colpendo in questo caso proprio le categorie più fragili: gli anziani, per i quali il centro è un importante punto di incontro, e i bambini, che lo utilizzano per il doposcuola» commenta Valerio Lomanto, presidente della Circoscrizione 6. E aggiunge: «Io e i coordinatori competenti ci adopereremo fin da subito per permettere alle associazioni che frequentano il Centro di installare un sistema di videosorveglianza, affinché fatti simili non avvengano più e perché gli eventuali responsabili siano consegnati alla giustizia». Infatti, anche se un evento così grave è fortunatamente insolito per la zona, mai stata al centro di questo tipo di problematiche, negli ultimi tempi si sono verificati episodi preoccupanti. A cominciare dalle macchine incendiate la notte di capodanno per arrivare alla crescente apprensione dei comitati di quartiere, che riferiscono di un clima teso e della presenza, per le strade, di persone mai viste, forse dedite allo spaccio. Una escalation di violenza e insicurezza che potrebbe aver toccato il culmine con la devastazione del centro.
    Una devastazione alla quale i volontari, però, non si sono arresi. Non appena la polizia ha terminato i sopralluoghi e dato loro il via libera, infatti, oltre 20 persone hanno lavorato fino a notte inoltrata per ripulire e rimettere a posto le sale, rimuovendo vetri e strutture danneggiate e rialzando ciò che era stato rovesciato e gettato a terra. Rimangono ancora danni da risanare, in particolare i bagni, ma la volontà di chi vive questi spazi è forte. Promette Martella: «Ci tireremo su le maniche e ricostruiremo»

 

13.01.22
  1. PERCHE' E' MORTO SASSOLI ?
  2. DRAGHI E' UN BANCHIERE NON E' CERTO UN ESPERTO DI POLITICA INDUSTRIALE PER CUI NON SA GESTIRE I PARAMETRI ECONOMICI E DI SVILUPPO DEL PAESE ATTRAVERSO IL SISTEMA INDUSTRIALE. PER CUI LE RISORSE DI FATTO SONO SPRECATE DA DRAGHI PER CREARE IL CONSENSO ALLA SUA NOMINA DI PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, INDEBITANDO INUTILMENTE GLI ITALIANI .
  3. LA VERITA' SUL COSTO DEL GAS : Il sistema produttivo italiano pagherà nel 2022 una bolletta energetica di 37 miliardi, quasi il doppio dei 20 del 2021. Lo denuncia il vicepresidente di Confindustria Maurizio Marchesini: «È un livello insostenibile per le nostre imprese. Il governo agisca subito, è una tempesta perfetta». D'altra parte, si è saputo ieri che da un paio di settimane l'Italia, pur importando il 95% del gas che consuma, ne esporta anche una quota verso Svizzera, Germania e Paesi Bassi, perché in questo momento il metano in Italia costa meno che nel resto d'Europa. Lo si deve alla disponibilità nel nostro Paese di ampie riserve che quest'inverno non sono state granché intaccate, grazie a temperature basse in assoluto ma superiori alle medie stagionali, e all'entrata in funzione del gasdotto Tap, che ci porta 8 miliardi di metri cubi di gas dall'Azerbaigian.
  4. ILLUSIONE O CRACK FINALE :Un Paese che allo stesso tempo risparmia, ma che nel quale il 28% delle persone non può sostenere una spesa improvvisa da 1.000 euro. La fotografia della Consob sulle abitudini d'investimento delle famiglie italiane nel 2021 traccia un'Italia divisa, con diseguaglianze in aumento. Nel frattempo cresce però l'interesse verso trading online e criptovalute, + 28% rispetto al pre-Covid. E il presidente della Consob, Paolo Savona, ammette che la tutela dei risparmiatori sta diventando sempre più difficile.
    Gli italiani continuano a far quadrare i conti con fatica. La percentuale di intervistati finanziariamente fragili, ovvero in difficoltà con spese fisse e ricorrenti, «è pari al 39% del campione», avverte la Consob. Inoltre, «il 46% dei partecipanti all'indagine è indebitato, per finanziare l'acquisto o la ristrutturazione dell'abitazione e/o per affrontare spese correnti». Ancora, il 36% degli intervistati non sa come impiegare le proprie disponibilità.
    C'è poi un fenomeno che si può collegare con quanto verificato in altri Paesi causa lockdown e restrizioni dovuti alla pandemia. Negli ultimi anni, sottolinea la Consob, in Italia è cresciuto l'interesse verso i mercati azionari e il trading online. L'ultimo biennio ha segnato infatti un aumento rispetto al numero di azioni di trading: le transazioni sono state 41 miliardi - contro i 31 del 2019 pre-Covid. L'incremento si è registrato anche rispetto all'ammontare negoziato, con acquisti lordi cresciuti di 144 miliardi di euro.
    La novità del 2021 sono però le ricerche sul web relative alle criptovalute. Un numero sempre maggiore si informa su piattaforme di trading e valute digitali, anche se poi solo meno del 5% ha Bitcoin e affini in portafoglio. L'obiettivo costante, secondo Savona, dovrebbe essere combattere l'ignoranza finanziaria.
  5. ERA TUTTO PREDIBILE DALLA PRIMA CONFERENZA STAMPA ALLA CAMERA DI COMMERCIO MA LA POSSIBILITA'  DI INCASSO DI FONDI PUBBLICI HA CHIUSO LA BOCCA A MOLTI PRESENTI PRIMA DI TUTTI CHIAMPARINO POI EVELINA , CHE CI CAMPA AMCORA OGGI, E DOMANI E DOPODOMANI ,  MA NON A ME: È un maxi danno erariale da 17 milioni e mezzo quello che la Corte dei Conti contesta ai vertici della Fondazione XX Marzo 2006, all'intero cda espressione di tutti gli enti proprietari degli impianti, al presidente e al vicepresidente e a Parcolimpico srl gestore delle strutture costruite peri Giochi del 2006 e da allora «sottoutilizzate, non utilizzate e manutenute male».
    Il deprezzamento dei beni del post olimpico è stato possibile, ed è avvenuto – secondo i magistrati contabili – a causa di condotte connotate «da dolo eventuale o in alternativa da colpa gravissima e inescusabile» e ha creato «una ricaduta di immagine per la stessa Repubblica Italiana compromessa da scellerate omissioni, inerzia e incuria». Sotto il faro della Corte dei Conti sono finiti così Giulio e Giuseppe Muttoni, i re dei concerti che hanno trasformato Torino, fino al 2016, nella capitale del rock internazionale e nella veste - rispettivamente - di ex e attuale membro del cda. C'è Roberto De Luca, già numero uno di Live Nation e amministratore di Parcolimpico dal 2010 in poi, Paolo Bellino amministratore dal 2006 al 2010, Giorgio Giani presidente del cda e Daniele Donati, procuratore. Nei loro confronti è scattato ieri mattina un sequestro «conservativo» da 17,5 milioni, pari al danno contestato. Il decreto è firmato da Cinthia Pinotti presidente della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti che ha accolto l'istanza formulata dal procuratore regionale Quirino Lorelli.
    Il provvedimento, scattato sui beni degli interessati e sui conti correnti, e «non era ritardabile per il rischio di un ulteriore peggioramento della situazione degli impianti alla luce della proporzione/sproporzione - è scritto nelle carte - tra il danno patrimoniale cagionato e la situazione economica dei presunti responsabili».
    Si legge negli atti di istruttoria del provvedimento che «le palazzine 2 e 3 dell'ex Villaggio Olimpico hanno ricevuto, una manutenzione mediocre, assente addirittura per i trampolini di Pragelato, scadente per le arcate ex Moi, inesistente per l'impianto di Biathlon di Cesana, non pervenuta per l'Half Pipe di Bardonecchia, mediocre per il Villaggio olimpico valsusino. Queste omissioni di lavori di mantenimento dei beni («un obbligo, civile penale e contabile» ricordano i magistrati) avrebbero creato «deprezzamenti dei cespiti di proprietà» e si accompagnano anche a una «volontaria scelta di abbandono del gestore». Il fenomeno non ha riguardato periodi limitati «o momenti di particolare difficoltà della Fondazione XX Marzo o di Parcolimpico srl, ma costituisce un modo di agire sistematico dei responsabili che si sono succeduti: con la loro insipienza - si legge - hanno messo in atto un totale, impietoso abbandono degli impianti sportivi, il cui stato era ampiamente documentato (esposti fin dal 2014, segnalazioni qualificate, articoli di stampa) e ne ha compromesso irrimediabilmente il valore».
    Nell'atto d'accusa il management della Fondazione - l'ente pubblico nato dopo i Giochi, ancora proprietario del 10% delle quote del gestore Parcolimpico, «ha la principale responsabilità», scrivono i magistrati contabili. «Perché avrebbe dovuto emanare atti di conservazione del bene pubblico ancor di più visto che insisteva in loro la piena consapevolezza dell'acquiescenza da parte dei delegati alla cura degli impianti (Parcolimpico srl)». Quest'ultima «si è limitata e continua a garantire la gestione minima solo laddove da essa discendano profitti più o meno immediati». Il riferimento è al PalaAlpitour, definito, al termine degli accertamenti eseguiti dalla Guardia di Finanza «in buono stato manutentivo fatta eccezione per la copertura del tetto». Ancora la procura della Corte dei Conti: «La Fondazione non ha mai inteso revocare gli affidamenti ottenuti peraltro con gare opache (vi era stata un'inchiesta dei pm poi archiviata), non ha promosso giudizi risarcitori per le mancate manutenzioni, non ha escusso garanzie e non le ha pretese da Parcolimpico». Ed essendo «i vertici stimati professionisti nessuna scusante può essere lamentata sulla mancata conoscenza degli obblighi».
    Infine insistono rilievi sulla «mancata richiesta di risarcimento del danno da parte della Fondazione e degli amministratori della Regione, della Provincia e del Comune contro Parcolimpico» e sul «mancato uso delle risorse pubbliche stanziate per la tutela degli impianti e degli immobili».
    Il provvedimento mette in forte discussione una narrazione che pareva consolidata negli ultimi anni e cioè che - al netto del periodo Covid - i bilanci della Fondazione dopo anni di perdite milionarie, erano tornati in attivo dopo l'ingresso dei privati con tanto di utili distribuiti tra gli enti pubblici detentori di quote.
  6. PERCHE' DA 40 ANNI , DALL'OMICIDIO CACCIA, L 'NADRANGRETA COMANDA IN PIEMONTE ? Traffici di droga, di armi, contatti con il mondo politico, affari nel movimento terra, ingerenze nella kermesse internazionale Cheese, amicizie compromettenti con carabinieri e guardie penitenziarie del carcere di Saluzzo, presunti omicidi (non contestati). E potere.
    Il marchio della ‘ndrangheta su Bra (che mal digerisce il tema, così come già fu anni fa per Torino, Aosta e tanti altri Comuni alle prese con il clamore mediatico attorno agli arresti di mafia) è quello di una dinastia lineare di fratelli emigrati decenni fa dal piccolo centro di Sant'Eufemia d'Aspromonte (Rc) per colonizzare la fetta criminale della Granda. Una scalata criminale di successo. A tal punto da essere sintetizzata in una intercettazione telefonica tra indagati che è l'estratto di un romanzo di malavita: «Vedi che è quarant'anni che è qua, è arrivato che aveva 15 anni. E quando è arrivato, ha incominciato a sparare a tutti, a quei tempi lì gambizzava a destra e sinistra e li teneva tutti sotto; tremavano tutti per lui. Oggi fa le cose pulite perché è stato in galera, mica è stupido». Il (presunto) pistolero ritratto dalle cimici è Salvatore Luppino, per tutti "Turi", capo assoluto della «mala» cittadina secondo i pm Dionigi Tibone e Paolo Cappelli. Ieri il processo a suo carico (e di altri sette) è entrato nel vivo con la deposizione del collaboratore di giustizia Domenico Agresta attraverso cui si è ricostruito il tentativo di mettere le mani sull'anticamera delle Langhe: «I Luppino – ha detto – erano molto vicini alla mia famiglia. Compravano droga da noi, una volta sono andato personalmente a Bra per riscuotere da Turi un debito di 500 milioni di vecchie lire che aveva con mio nonno fondatore del locale di Volpiano negli anni Settanta. Era maturato nell'ambito del traffico di eroina. Fu lui a raccontarmi di aver ammazzato una persona con cui aveva litigato a Bra in una carrozzeria buttandolo fuori strada per farlo sembrare un incidente e di aver sparato, ferendolo di striscio, a un marocchino per questioni di droga». Questi ultimi fatti non sono contestati all'imputato, ma nei capi d'accusa che lo accompagnano e che ieri la Corte presieduta dal giudice Marco Dovesi ha analizzato in base al racconto del pentito, c'è il ritratto di quest'uomo, che deteneva la dote di "Santa". Un boss militare, ma anche moderno: «Decideva le strategie finalizzate a garantire l'appoggio elettorale ai candidati e manteneva i contatti con esponenti del mondo politico ed amministrativo locale». E ai fini della ricostruzione della sua caratura non molto rileva il, pur avvenuto, proscioglimento dell'ex amministratore Massimo Borrelli, già vicesindaco di Bra, inizialmente accusato di voto di scambio politico mafioso proprio coi Luppino. Perché la ‘ndrangheta – che ciò si concluda o meno con una contestazione di reato – trova forza nella relazioni esterne. Che con il mondo politico ci furono e sono agli atti. La consapevolezza soggettiva di chi li ha tenuti è altra questione. Uno dei giovani Luppino si candidò finanche alle elezioni. E quando la famiglia voleva uno stand a Cheese lo ottenne nonostante i termini per le domande fossero scaduti. Proprio grazie alla politica.
  7. RINNNOVAMENTO INGANNATO :
  8. Rischia di far discutere la decisione del sindaco di Nichelino, Giampiero Tolardo, di nominare come proprio portavoce Michele Pansini, ex assessore e vice sindaco negli ultimi anni del suo scorso mandato. Tesserato Pd, Pansini di professione fa l'avvocato e non si è candidato alle ultime elezioni. La sua capacità non è in discussione, vista l'ampia esperienza nell'amministrazione comunale. Costerà però alle casse comunali 30 mila euro all'anno lorde, come recita il decreto del primo cittadino datato 30 dicembre. Tolardo ha valutato di dotarsi di «un portavoce con compiti di collaborazione per i rapporti politico-istituzionali con gli organi di informazione. Una figura che coniuga un'elevata competenza professionale con un rapporto di fiducia». È la prima volta che Nichelino ha un portavoce ufficiale cosa che, ad esempio, nella vicina Moncalieri c'è da tempo. Ma mentre nella Città del Proclama non esiste un ufficio stampa, a Nichelino hanno fatto le cose in grande. Sempre a fine anno 2021, con un secondo provvedimento è stata nominata un'altra figura legata alla comunicazione comunale. Si tratta di un «collaboratore del sindaco e degli assessori, con funzioni di supporti nell'esercizio di indirizzi e controllo politico». La sua presenza in Comune è legata al mandato di Tolardo e collaborava con il primo cittadino già durante la campagna elettorale. In municipio percepirà uno stipendio lordo di poco più di 20 mila euro all'anno. Per finire, l'anno scorso è stato assunto anche un nuovo addetto stampa attraverso un concorso pubblico. Anche qui, stipendio simile di 20 mila euro lordi annui. Tre professionisti, in totale, per un impianto di comunicazione da città capoluogo di provincia.
    Il tema del portavoce era stato già affrontato in uno degli ultimi Consigli comunali, dove l'opposizione aveva chiesto lumi. Le voci giravano da giorni e si voleva capire i contorni (anche politici) della questione. Una nuova interrogazione in materia verrà presentata. Consiglio comunale teatro, prima di capodanno, anche di un'altra accusa da parte della minoranza sempre legata alla gestione dei soldi pubblici. Sabino Novaco (Rinnovamento Democratico) aveva puntato il dito sui 60 mila euro che palazzo civico aveva speso per il videomapping in occasione dell'inaugurazione del nuovo palazzo comunale. Si tratta di un video proiettato sulla facciata del palazzo comunale, che «racconta» gli aspetti principali della città. Un'idea avuta già dalla vicina Moncalieri, per il taglio del nastro della nuova viabilità in centro storico. Novaco spiegava che «la cifra non giustificava il servizio prodotto». Quel video fu riprodotto sul municipio dal 18 al 24 dicembre, tre volte al giorno. Tolardo ribatté in Consiglio: «La nostra città deve alzarsi culturalmente e uscire dall'immaginario collettivo che certe cose non gli appartengono. Il videomapping ha avuto molto successo.

 

 

 

 

 

 

12.01.22
  1. OSSERVAZIONI SULLA CONFERENZA STAMPA DI DRAGHI: GLI STUDI CITATI DA LOCATELLI COME SONO IDENTIFICABILI SCIENTIFICAMENTE ? TAPPARE LA BOCCA A CHI VUOLE FARE DELLE DOMANDE SULLA CANDIDATURA A PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NON E' DEMOCRATICO. SE LA VULNERABILITA' E' OVER 50 PERCHE' SI DICE LA STESSA COSA PER I MINORI ? I DATI DISAGGREGATI AD UNITA' NON SONO MAI FORNITI PER CUI I DATI DICHIARATI NON SONO CONTROLLABILI. INVITARE A VACCINARSI PER OMICRON CON UN NON VACCINO STUDIATO PER OMEGA E' ASSURDO. QUANTI SONO I NON VACCINATI FRA I MORTI ? QUANTI SONO I FUMATORI FRA I MORTI ? PERCHE' QUESTI DATI NON VENGONO MAI DATI ? LA GESTIONE DI UN GOVERNO E LA SUA INFORMAZIONE DEVONO ESSERE IMPARZIALI NON PARZIALI. HO UN CERVELLO CHE PENSA NON USO IL CERVELLO DI LOCATELLI  PER PENSARE .
  2. IL PIANO PANDEMICO NON C'E' PERCHE' NON E' PUO' ESSERE SOSTITUITO DAL PIANO VACCINALE. LA VACCINAZIONE E' UNA COPERTURA DEGLI ERRORI NELLA GESTIONE DEL PIANO PANDEMICO. E LA LOTTA AI NON VACCINATI, PERCHE' VOGLIONO CAPIRE, LO DIMOSTRA.
  3. NON CREDO IN UN ERRORE DI DRAGHI A NON FARE LA CONFERENZA STAMPA: E' STATO A VEDERE LE REAZIONI E PREPARARSI LE RISPOSTE.
  4. PREVISIONI CON CONCLUSIONI SOGGETTIVE E NON MOTIVATE: I CONTATTI SONO PERICOLOSI PER TUTTI, COME I FATTI DIMOSTRANO
    Ricoveri più probabili
    L'analisi dei dati dell'Iss compiuta dal matematico Giovanni Sebastiani, dell'Istituto delle applicazioni del calcolo "Mauro Picone" del Cnr, parla chiaro. «La vaccinazione riduce della metà la possibilità di infettarsi rispetto a una persona non vaccinata, anche nel caso di vaccinazione incompleta o di somministrazione dell'ultima dose da oltre 4 mesi. Mentre il rischio è quattro volte minore per chi ha fatto il booster». Nel periodo 3 dicembre 2021-2 gennaio 2022, per il quale è possibile avere i dati Iss scorporati tra chi il vaccino l'ha fatto e chi no, tra i No Vax si sono contati circa 4 casi di positività ogni cento persone, tra i vaccinati 2 e tra i «boosterati» poco meno di uno.
    Ossia, se oggi l'incidenza dei casi settimanali ogni 100 mila abitanti per la popolazione generale è di 1. 954 contagi, per i non vaccinati raddoppia. Questo vuol dire che ogni sette giorni 211 mila non immunizzati si contagiano, un ritmo che in 25 settimane, poco più di 5 mesi, potrebbe portare tutti i No Vax ad infettarsi. Rischiando non poi così meno rispetto al passato.
    «I non vaccinati – spiega sempre Sebastiani – hanno una probabilità di finire in un reparto di medicina quattro volte maggiore rispetto a chi ha una sola dose di vaccino, rischiano circa 13 volte tanto rispetto a chi ha fatto la seconda dose da non più di quattro mesi e il pericolo è 15 volte maggiore se confrontato a quello di chi ha fatto il booster». Il pericolo è poi maggiore se si considerano i ricoveri in terapia intensiva. Qui nel periodo considerato (19 novembre-19 dicembre 2021) sono finiti intubati 180 No Vax ogni milione di persone, mentre sono 20 quelli che non hanno concluso il ciclo vaccinale e solo 6 i vaccinati con la seconda dose da meno di 4 mesi o con il booster. Non cambiano molto le proporzioni parlando di decessi. «Il rischio di morte per i non vaccinati è circa 20 volte superiore di quello a cui è esposto chi ha fatto la terza dose o solo la seconda da non più di quattro mesi», dice il matematico del Cnr.
    Lo scorso anno la letalità da Covid certificata dall'Iss era al 3, %. L'ultimo report dello stesso istituto indica una percentuale di decessi sui casi totali scesa al 2,1%. Ma considerando che dal 19 novembre al 19 dicembre si sono contati 176 morti di Covid ogni milione di No Vax, 50 tra chi aveva fatto la seconda dose da oltre 4 mesi e soltanto 10 tra gli immunizzati con la dose ter, ecco che per i resistenti al vaccino il tasso di letalità si riavvicina a quello delle prime ondate.
    Nuova variante ormai al 90%
    Resta ora da capire in che misura e fino a quando la curva dei contagi continuerà a salire. Ieri in Italia si è superato il tetto dei due milioni di attualmente positivi, anche se, come dopo ogni weekend, i nuovi contagi sono scesi da 155 a 101 mila. Mentre la pressione sugli ospedali continua a salire, con 11 letti in più occupati nelle terapie intensive e ben 693 nei reparti di medicina, dove avanti di questo passo in una ventina di giorni potremmo arrivare ai 25 mila ricoverati dell'ondata dell'autunno 2020, quando i vaccini erano solo una speranza. I dati della flash survey lanciata dall'Iss la scorsa settimana saranno elaborati e diffusi nei prossimi giorni, ma i sequenziamenti effettuati nei più importanti laboratori di analisi dicono che oramai circa il 90% delle infezioni è targato Omicron. A guardare l'incidenza di ricoveri e decessi tra i non vaccinati si direbbe che, in assenza della barriera anticorpale alzata dai vaccini, la nuova variante non sia poi così meno tenera della vecchia Delta. «Ma i numeri del rapporto dell'Iss – spiega uno dei più esperti tecnici del ministro Speranza – vanno soppesati bene perché ricoveri e decessi si riferiscono sempre a casi di infezioni verificatesi due o tre settimane prima, quando la Delta era ancora ben presente, mentre gli ultimi studi inglesi sembrano confermare una minore incidenza di morti e ricoveri indotti da Omicron». La speranza alla quale si aggrappano medici e pazienti No Covid alla ricerca disperata di posti letto.
  5. TALMENTE NON FUNZIONA IL VACCINO CHE : L'Agenzia europea per il farmaco sta valutando la domanda di autorizzazione per l'entrata in commercio dell'antivirale Paxlovid, il farmaco della Pfizer per il trattamento del Covid-19 negli adulti e negli adolescenti. Lo ha annunciato la stessa Ema che, in una nota, ha spiegato che questa pillola - da assumere entro cinque giorni dai primi sintomi - «riduce la capacità di SARS-CoV-2 di moltiplicarsi nell'organismo». La domanda presentata da Pfizer è per il trattamento del Covid da lieve a moderato in pazienti adulti e adolescenti (di età pari o superiore a 12 anni con un peso di almeno 40 kg) e ad alto rischio di progressione verso la malattia grave. L'Ema, prosegue la nota, «valuterà i benefici e i rischi di Paxlovid in tempi ridotti e potrebbe emettere un parere entro poche settimane, a seconda se i dati presentati siano sufficientemente solidi o se siano necessarie ulteriori informazioni». Per quanto riguarda i più piccoli, «il comitato per i medicinali per bambini dell'Ema ha emesso il suo parere sul piano di indagine pediatrica dell'azienda, che descrive come il medicinale dovrebbe essere sviluppato e studiato per l'uso nei bambini». Intanto, Albert Bourla, l'amministratore delegato di Pfizer, ha annunciato che un vaccino specifico contro la variante Omicron sarà «pronto a marzo» e che l'azienda «ha già iniziato a produrre le dosi». Bourla ha spiegato che il vaccino sarà efficace anche contro le altre varianti in circolazione e che non è ancora chiaro se sia necessario o meno un vaccino specifico per l'Omicron o come questo verrebbe utilizzato, ma Pfizer avrà pronte alcune dosi poiché alcuni Paesi vogliono comunque il farmaco pronto il prima possibile. «La speranza - ha ribadito - è riuscire a ottenere qualcosa che dia una protezione migliore, in particolare contro le infezioni, perché la protezione contro i ricoveri e la malattia grave in questo momento è adeguata con gli attuali vaccini con la terza dose».
  6. I VACCINATI  SONO PORTATORI DI VIRUS  COME TUTTI :Dopo aver definito in passato il ricorso al vaccino anti Covid «un atto d'amore», nell'ampio discorso di ieri al Corpo diplomatico Papa Francesco lo ha messo sul piano di «obbligo morale», sia per sé che verso gli altri. Nella tradizionale udienza di inizio d'anno agli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede, il Pontefice ha parlato molto di pandemia: «Laddove si è svolta un'efficace campagna vaccinale - ha detto - il rischio di un decorso grave della malattia è diminuito». Per questo, Francesco ritiene «importante che possa proseguire lo sforzo per immunizzare quanto più possibile la popolazione», con «un molteplice impegno a livello personale, politico e dell'intera comunità internazionale. Anzitutto a livello personale. Tutti abbiamo la responsabilità di aver cura della nostra salute, il che si traduce anche nel rispetto per la salute di chi ci è vicino. Rappresenta un obbligo morale».
  7. PRNN HA ASSEGNATO ALLA SANITA' MENO DI ALTRI PROGETTI, LE AMMINISTRAZIONI  SPRECHERANNO SOLDI CHE POTREBBERO ESSERE INVESTITI IN SANITA' OPERATIVA NON EDILIZIA COME A TORINO : C'è la pandemia dei contagiati dal Covid, che sempre più numerosi, soprattutto se No Vax, finiscono in ospedale. E c'è la pandemia non meno grave di chi il virus non ce l'ha ma che è costretto a rinviare ricoveri e interventi anche importanti. Per asportare un tumore o sostituire una valvola cardiaca che non va più, tanto per capire.
    A lanciare l'allarme è la Società italiana di chirurgia (Sic), che denuncia: nelle regioni si stanno tagliando tra il 50 e l'80% dei ricoveri. Questo perché «le aziende sanitarie sono costrette a destinare ampi spazi di ricovero ai pazienti Covid, mentre le terapie intensive sono occupate in gran parte dai pazienti No Vax».
    «Con i posti letto di chirurgia dimezzati, il blocco dei ricoveri programmati, le terapie intensive riconvertite per i pazienti Covid, infermieri e anestesisti delle sale operatorie trasferiti ai reparti per positivi, l'attività chirurgica in tutta Italia si è dimezzata e in alcuni casi si è ridotta a un quinto, riservando ai soli pazienti oncologici e di urgenza gli interventi. Ma spesso non è possibile operare neanche i pazienti con tumore perché non si ha la disponibilità del posto di terapia intensiva nel postoperatorio», spiega il presidente della Sic, Francesco Basile. «Nel 2021 non siamo riusciti, nonostante l'impegno delle autorità sanitarie e dei chirurghi, a smaltire le liste di attesa accumulate nel 2020 per patologie chirurgiche in elezione - continua - e ciò anche se in molte regioni si sono organizzate sedute operatorie aggiuntive. Adesso le liste d'attesa torneranno ad allungarsi a dismisura». Secondo Basile ci troviamo praticamente nella stessa situazione del 2020, «che ha portato come conseguenza 400 mila interventi chirurgici rinviati, un notevole aumento del numero dei pazienti in lista d'attesa e, ciò che è più pesante, all'aggravamento delle patologie tumorali che spesso sono giunte nei mesi successivi in ospedale ormai inoperabili».
    E il campanello d'allarme suona anche per bambini e teenager, tra i quali è boom di ricoveri da Covid. Che anche in questo caso finiscono per togliere letto e medici a chi malato di altro avrebbe comunque diritto alle cure. Mentre la vaccinazione tra i più piccoli arranca, con per ora solo il 16,4% di immunizzati con la prima dose nella fascia 5-11 anni, i pediatri denunciano: «Sono in aumento i ricoveri nella fascia d'età sotto i 19 anni: i casi sono passati da 1.024.963 del 28 dicembre a 1.182.094 del 5 gennaio, e nello stesso arco di tempo di una settimana i ricoveri sono saliti da 9.423 a 10.082, ovvero oltre 600 in più», spiega allarmata la presidente della Società italiana di pediatria (Sip), Annamaria Staiano. Nella fascia 6-11 anni, «i casi passano nello stesso periodo da 343.634 a 392.040, i degenti da 1.605 a 1.711, dunque oltre 100 in più in 7 giorni, le intensive da 38 a 39 ed i decessi sono 9. Di fronte a questi dati - conclude - va ribadito alle famiglie che l'unica vera arma che abbiamo a disposizione è quella dei vaccini».
    Intanto la pressione sugli ospedali aumenta e con i letti in più occupati ieri dai pazienti Covid in questo momento due regioni, Piemonte e Calabria, lunedì finirebbero in fascia arancione. La prima con il 31,7% dei letti di medicina e il 22,3% di quelli in terapia intensiva occupati, la seconda con tassi di occupazione del 36,2% e del 20,1%, hanno entrambe scavallato le soglie che colorano di arancione, fissate rispettivamente al 30% e al 20%. A rischio di fare la stessa fine è anche la Liguria, che con il 38,8% ha ampiamento rotto gli argini nei reparti di medicina ma con il 19% è ancora un punto sotto la soglia di sicurezza delle terapie intensive. In pericolo anche la Valle d'Aosta, che per i letti in area medica al 46,5% occupati da pazienti Covid sarebbe addirittura in rosso lockdown, ma si salva avendo «solo» il 18,2% dei letti occupati nelle terapie intensive.
    A livello nazionale dall'11% del 24 dicembre si è passati al 17% dei letti occupati in terapia intensiva, mentre in area medica siamo oramai a un letto su quattro occupato da pazienti Covid, certifica l'Agenas, l'Agenzia pubblica per i sevizi sanitari regionali. Ma l'Italia ancora quasi tutta in giallo, con 4 regioni ancora in bianco, secondo i medici ospedalieri del sindacato Anaao è un abbaglio, perché i tassi di occupazione dei posti letto sarebbero stati tenuti bassi spostando letti dai reparti non di area medica a quelli Covid. Senza contare che i medici e gli infermieri che ruotano intorno a quei letti sempre gli stessi restano. Finendo così per negare il diritto alla salute a chi malato di Covid non è.
  8. DA QUANDO MONTI HA DISINVESTITO IN SANITA' PUBBLICA E' SUCCESSO SPESSO : La «macchia» sui polmoni gliela hanno scoperta per caso, un paio di mesi fa. «Avevo male alle braccia: pensavo a un problema legato alla cuffia dei rotatori delle spalle. Sono andato a fare un controllo e hanno scoperto due macchie nei polmoni», racconta. Origine oncologica. Da operare.
    Era la metà di ottobre e il signor Armando, 74 anni, ex vigile del fuoco, un fisico da fare invidia, palestra, nuoto, mai un giorno fermo con le mani in mano, l'ultima sigaretta fumata trenta o quaranta anni fa, ha allargato le braccia: «Va bene, operatemi». Gli avevano fissato anche la data. A gennaio. Il Covid allora non aveva ancora monopolizzato reparti. Di Omicron ovviamente non se ne parlava. E il signor Armando era tornato a casa non tranquillo, ma tutto sommato sereno. Tranquillizzato dalle parole dei medici: «Vedrà si risolverà tutto con questo piccolo intervento».
    Poi, la scena è cambiata. In tutto il Paese. E all'ospedale dove avrebbero dovuto effettuare quell'intervento in laparoscopia - il Giovanni Bosco di Torino - sono arrivati centinaia di malati di Covid. Reparti riconvertiti. Interventi rimandati. E il signor Armando è finito pure lui nell'elenco delle persone a cui l'intervento è stato spostato. «Era il 3 di gennaio, una settimana fa, quando mi hanno chiamato dall'ospedale. Mi hanno spiegato che non potevano fare altrimenti, considerando ciò che sta accadendo», racconta. E si è arrabbiato? «No, non mi sono adirato. Insomma: la situazione è sotto gli occhi di tutti. L'emergenza sanitaria è palese. È ovvio che i medici fanno ciò che possono. E poi io non sono in pericolo di vita. Il mio intervento è stato posticipato. Me ne faccio una ragione». E nel frattempo che cosa fa? «Nel frattempo ho sospeso tutta l'attività fisica. Ecco, vorrei tornare a muovermi un po'. Sa, io ho ancora tanta energia, e voglio vivere, voglio tornare a camminare e a nuotare! Nel frattempo me ne sto qui tranquillo e aspetto che mi chiamino dall'ospedale».
    In questa storia va raccontato anche un altro aspetto. Armando e sua moglie - tre dosi di vaccino lui, tre dosi lei - da qualche giorno sono positivi al Covid. Non stanno male. Ma adesso sono barricati in casa. «Dove l'ho preso? Mi viene da pensare in ospedale: sono andato a fare un sacco di visite ed esami. Potrebbe essere lì. E poi l'ho portato a casa io. Pazienza. Passerà. Noi non siamo in pericolo di vita»
  9. IL CONDIZIONAMENTO MENTALE PUO' UCCIDERE:L'ultimo video lo aveva postato lo scorso 15 dicembre, sul suo canale Youtube. E forse solo allora Maëva Frossard aveva parlato con sincerità ai propri followers. MavaChou, lo pseudonimo di questa youtuber francese di successo, mostrava ormai le occhiaie sotto gli occhi limpidi e il viso appariva terribilmente stanco. Aveva spiegato che «da due anni non sono proprio in forma», giustificando le sue frequenti assenze virtuali. «Prima facevo una story e sorridevo comunque. Era come fare l'animatrice televisiva. Era un mestiere. Poi ho detto basta: è così difficile sorridere, quando hai male dentro». Alla fine di quell'intervento, la telecamera si era spenta. Per sempre.
    Perché Maëva, 32 anni, madre di quattro figli, non posterà più nulla e una settimana dopo si toglierà la vita. Da quando, agli inizi del 2020, si era separata dal marito, pure lui influencer, Adrien Czajczynski, una campagna di odio sui social l'aveva presa di mira e lui aveva attizzato la propria community contro di lei, utilizzando i social in questa diatriba coniugale, come avevano fatto assieme quando le cose andavano bene ed erano diventati il prototipo della famiglia felice della Francia profonda, in diretta dalla zona montagnosa dei Vosgi, dove vivevano, nell'Est. Dopo la morte di MavaChou un'inchiesta è stata aperta per «mobbing suscettibile di avere condotto al suicidio».
    I due si erano conosciuti online negli anni Duemila. Lui della Lorena, lei della regione di Ginevra. Nel 2015 Maëva e Adrien, che ormai vivevano a Batilly, appena 1200 anime nella Mosella, aprirono un vlog (contrazione di blog e video). La donna era alla sua quarta gravidanza e ne confidava le ansie e gli aneliti di serenità. Decine di migliaia di persone cominciarono a seguirli, per condividerne l'intimità familiare. Lei carina, espressiva, dolce e rassicurante, ballava e cantava dinanzi a Adrien, la barba rossa e un'aria da bonaccione. Passarono in tv, diventando un fenomeno, sorta di Ferragnez, con il glamour in meno.
    Ma con la separazione, la situazione precipitò. Iniziò una battaglia tra i due, a colpi di video. L'uomo descriveva i figli che piangevano, durante la notte, mentre la madre era assente, accusata di moltiplicare le avventure. Lei lo riconobbe: «Ho tradito Adrien». Si era fatta una nuova vita con un nuovo uomo. Due clan virtuali si materializzarono, uno contro l'altro e i toni erano violenti. Intanto la scuola frequentata dai quattro figli, di età compresa tra i cinque e i dieci anni, riceveva minacce, mentre degli sconosciuti fotografavano le auto parcheggiate davanti alla casa di lei, a caccia di supposti amanti. La situazione si degradò ancora di più al principio del 2021, quando Adrien parlò di «eventi gravi» che lo impedivano di lasciare i figli dall'ex moglie e il suo compagno Romain. Contro il quale sui social iniziarono a fioccare le accuse più o meno velate di pedofilia. Per cinque volte negli ultimi due anni Maëva aveva sporto denuncia per «bullismo» e «diffamazione», ma niente era stato fatto. In tanti, follower anonimi e codardi, nelle ore dopo l'annuncio della sua morte, hanno cancellato i loro post di odio contro Maëva. Che non c'è più.
  10. CONTINUANO A PERMETTERE DI DISTRUGGERE IL MONDO : Lo scorso novembre, alla conferenza sul clima di Glasgow, le parole dei delegati dei piccoli Stati insulari (Aosis), i primi condannati a scomparire a causa del riscaldamento globale, avevano commosso e colpito il mondo. Tutti ricordano l'appello di Simon Kofe, delle Tuvalu, Stato insulare polinesiano nell'Oceano Pacifico, che aveva inviato un videomessaggio al mondo con le gambe immerse nel mare fino alle ginocchia per denunciare i rischi legati al cambiamento climatico: «Per noi, per le piccole isole - aveva detto - si tratta di vita o di morte».
    Oggi, proprio una di quelle piccole isole minacciate dall'azione dell'uomo sulla natura, potrebbe cambiare - in peggio - la storia. Nauru, un puntino di foresta e spiagge bianche nell'Oceano Pacifico meridionale, 20 chilometri di superficie e diecimila abitanti, sta per spostare ancora un po' più in alto – meglio dire in basso - il limite di sfruttamento delle risorse naturali.
    Il presidente di Nauru, Lionel Aingimea, che grazie a una clausola della convenzione Unclos ha il controllo esclusivo su 75mila chilometri quadrati di fondali nella zona nordpacifica di Clarion-Clipperton (tra le Hawaii e il Messico), ha deciso che era il momento di sfruttarli, questi fondali. E si avvia, con una sussidiaria di The Metals Co (ex DeepGreen), la Nauru Ocean Resources, ad avviare - secondo una complessa catena di richieste e permessi - il progetto mineriario entro 18 mesi. Se Nauru riuscisse, come sembra, a mettere in atto il progetto, enormi bulldozer potrebbero scendere nell'ecosistema più grande e ancora incontaminato del mondo, il fondale marino, con danni irreversibili all'ecosistema. L'unico stop potrebbe arrivare dall'Isa, l'autorità internazionale dei fondali marini, che ha 18 mesi, appunto, per completare il suo "codice minerario" e (che avanza estremamente a rilento) e bloccare il progetto, ma che in 30 anni non è riuscita a stabilire nemmeno le regole per le estrazioni in alto mare.
    Dalle acque profonde si estrarrebbero cobalto, rame, nichel e manganese - materiali chiave delle batterie - da rocce delle dimensioni di una patata chiamate «noduli polimetallici» che si trovano sul fondo del mare a una profondità di 4-6 km, che verrebbero risucchiati usando enormi macchinari subacquei.
    La piccola Nauru, sfruttata fino all'osso per l'estrazione di fosfati dalle potenze coloniali durante il ventesimo secolo, ora si è messa un gigante minerario che ha come unico fine quello del guadagno, anche se cerca di raccontare un'altra storia: The Metals Co ha affermato che l'estrazione in acque profonde sarebbe un modo più pulito per procurarsi i metalli delle batterie, perchè produrrebbe meno rifiuti e meno emissioni rispetto all'estrazione terrestre. Le tecnologie di energia pulita come le batterie delle auto elettriche richiedono metalli, come il cobalto, che si trovano nei noduli in concentrazioni relativamente elevate. «Nauru fa parte di un'impresa pionieristica che potrebbe presto alimentare l'economia verde mondiale», si sente in un video prodotto dal governo di Nauru, mentre migliaia di firme si aggiungono ogni giorno alla moratoria contro lo sfruttamento dei fondali.
  11. MENEFREGHISMO TOTALE : Una feroce caccia all'oro sta distruggendo l'Amazzonia venezuelana. Tutto si svolge nell'Arco minerario dell'Orinoco, una regione di montagne e foresta tropicale che occupa il 10 per cento del territorio nazionale con più di settemila tonnellate presunte di oro e altri metalli come rame, diamanti e il coltan. La zona è da sempre preda di piccoli cacciatori d'oro artigianali ma da dieci anni a questa parte c'è stato un salto di qualità per grandezze delle miniere, investimenti e numero di persone occupate, provocando una vera depredazione della foresta vergine. Secondo le stime delle organizzazioni ecologiste indipendenti che vigilano la zona si sono persi 5.000 chilometri quadrati di foresta, senza che le autorità abbiano fatto nulla.
    La legge venezuelana proibisce l'attività mineraria non autorizzata e protegge, sulla carta, le riserve indigene e i parchi nazionali. Secondo la Raig (Rete amazzonica di informazione socio-ambientale) ci sono più di 1.700 miniere e solo una piccola parte di esse sono in regola. Mettendo insieme tutti i giacimenti si superano i 350 chilometri quadrati di superficie, due e volte mezzo l'estensione di Torino. La geografia della regione, con alberi alti 30 metri e la visibilità ridotta a causa della forte umidità che favorisce costanti addensamenti nuvolosi, rende ancora più difficile i controlli.
    Come avviene nell'Amazzonia brasiliana, è la connivenza delle autorità il principale ostacolo alla preservazione della foresta tropicale. Nel caso del Venezuela, però, lo sfruttamento dell'Arco dell'Orinoco è stato incentivato e promosso espressamente dal governo di Nicolas Maduro, che ha lanciato un ambizioso programma aperto anche ad investitori stranieri. Per Caracas l'oro è fondamentale di fronte all'incredibile svalutazione della moneta locale e all'erosione delle riserve nazionali. La crescente domanda globale e la crisi Venezuela hanno fatto il resto; sempre più indios e contadini della regione vanno a lavorare nelle miniere illegali per un pugno di dollari a settimana. È cambiata anche la forma di estrarre i metalli, già che ora si usano macchine perforatrici per spaccare la roccia, pompe per estrarre i residui dai fiumi, e l'impiego diffuso di mercurio e altri componenti chimici. Il risultato è un inquinamento massiccio dei corsi d'acqua, la moria di pesci con danni anche per la salute delle popolazioni locali.
    Quando viene interpellato, il governo venezuelano nega che stia tollerando lo scempio dell'ecosistema dell'Orinoco; Nicolas Maduro continua a ripetere che lo Stato ha migliorato i controlli e che le denunce ambientali fanno parte di una campagna internazionale di discredito contro il Venezuela. Sta di fatto che i metalli preziosi sono per Caracas il nuovo petrolio e che poco si fa, tra pubblico e privato, per controllare la maniera in cui vengono estratti. In un Paese devastato da crisi e corruzione la corsa all'oro è destinata ad aumentare. Un'altra ferita aperta per l'immensa Amazzonia.

 

11.01.22
  1. QUANDO SI ARRIVA A PENSARE E DIRE DA PARTE DEI GIORNALISTI DI REGIME (PARENZO) DI FAR PAGARE LE CURE AI NON VACCINATI, E' FINITO OGNI CONFRONTO ! ANCHE PERCHE' IO L'HO SEMPRE PENSATO PER I FUMATORI MA HO SEMPRE RITENUTO INOPPORTUNO SCRIVERLO E DIRLO ! SOLO L'ANNUNZIATA CERCA DI CONTINUARE AD USARE IL CERVELLO.
  2. I PARLAMENTARI ED I SENATORI CREDONO CHE IL LORO STIPENDIO NON SIA IN FUNZIONE DELLA DIFESA  DEI DIRITTI DEI CITTADINI E DELLA SOLUZIONE DEI PROBLEMI DEI CITTADINI E NELL'INTERESSE COMUNE, MA SIA UN RECUPERO DELLE LORO SPESE ELETTORALI.
  3. CONTRADDIZIONE MASSIMA DEI MEDICI SI HA QUANDO DICHIARANO CHE OMICRON E' MENO INFETTIVO E POI CHE I VACCINATI ABBATTE IL NUMERO DI RICOVERI. COME FA IL VACCINO DI DELTA AD ABBATERE I RICOVERI DI OMICRON ?
  4. VISTO CHE OMICRON HA VIARIATO ANCHE IL DNA DEL VIRUS L'RNA DEL VACCINO COME FA A FUNZIONARE VISTO CHE E' STATO PROGRAMMATO SU DELTA ? E ora preoccupiamoci pure di Deltacron, l'ultimo grido in fatto di varianti. Lo hanno scovato a Cipro, sabato scorso, grazie al dottor Leondios Kostrikis, che guida il team di scienziati che lavorano presso il laboratorio di biotecnologia e virologia molecolare dell'Università dell'isola. Già il nome che gli hanno dato è evocativo di un brutto mostriciattolo, una sorta di dr Frankenstein, metà Delta, metà Omicron. E va da sé che se prendesse la letalità del primo, e la contagiosità del secondo, saremmo tutti in guai seri.
    Per il momento, la scoperta cipriota è all'esame della comunità scientifica. Il dottor Kostrikis ne ha dato notizia all'istituto Pasteur di Parigi, che tiene d'occhio tutte le varianti che vengono alla luce sul pianeta, al quotidiano locale Cyprus Times e all'agenzia internazionale Bloomberg. Ovviamente mezz'ora dopo era una celebrità planetaria. Il nome sicuramente è azzeccato. E c'è chi fa dell'ironia. Nino Cartabellotta, della fondazione Gimbe, ad esempio: «Perché Deltacron e non Omelta?».
    Nessun allerta europeo
    La notizia di Deltacron ha ovviamente messo in allarme non solo i giornali e le opinioni pubbliche, ma anche le autorità sanitarie d'Europa. Cipro è a un passo da tutti noi. Per il momento, però, nessun allarme è stato diramato dalla Rete sanitaria europea. Il che non vuol dire che la cosa sia caduta nel nulla. Al contrario. La storia della variante Omicron, che fu scoperta pochissime settimane fa in Sudafrica, racconta che la pandemia può avere impressionanti accelerazioni in ogni momento.
    Molti i dubbi
    Ci sono però molte perplessità sulla scoperta cipriota. Il dottor Tom Peacock, virologo all'Imperial College di Londra, ha scritto su Twitter che a suo parere la variante Deltacron «sembra essere chiaramente una contaminazione. I veri ricombinanti tendono ad apparire solo poche settimane o mesi dopo che c'è stata una sostanziale co-circolazione». E secondo Giorgio Gilestro, professore di Neurobiologia anche lui all'Imperial College, sarà difficile che Deltacron possa scalzare Omicron: «Una variante ricombinante Delta/Omicron - ha scritto - si è quasi sicuramente già formata da qualche parte, ma il fatto che si formi non basta: deve essere anche più performante di Omicron per diffondersi e questo è molto difficile. Per nulla scontato». In pratica, non ci sono precedenti di virus che si fondino uno nell'altro dopo un periodo così ristretto di co-circolazione.
    Anche un illustre virologo greco, il dottor Gkikas Magiorkinis dell'Università di Atene, è scettico: «Le prime analisi indipendenti mostrano che si tratta di un errore tecnico del laboratorio nel processo di lettura del genoma». Si torna cioè all'ipotesi di una contaminazione tra campioni in laboratorio.
    Il dilagare delle varianti
    Vere o presunte che siano, l'incubo delle varianti incombe. Dapprima la Delta ha mostrato una contagiosità e una letalità maggiori della Alfa. Poi è arrivata Omicron. E al momento le due varianti circolano alla pari. «Mi preoccupa - dice Walter Ricciardi, professore ordinario di Igiene all'Università Cattolica e consulente del ministro Speranza - la combinazione tra Delta e Omicron, che produrrà un gennaio catastrofico con una fortissima pressione sugli ospedali. Non prevedo un lockdown, ma una serie di misure restrittive».
    Altre varianti accertate sono poi all'attenzione dell'Organizzazione mondiale di Sanità. Una è Lambda, che fu identificata in Perù e dall'estate scorsa è molto presente in Sudamerica. «Gamma» fu sequenziata in Brasile. Un'altra è Mu, trovata in Colombia. Poi c'è Ihu, che proverrebbe dal Camerun, e che però è stata isolata a Marsiglia: è ancora sotto osservazione e al pari di altre varianti viene monitorata dall'Oms. —
  5. LA PROVA DI FORZA DI DRAGHI E' FINITA CON LUI : La Francia non introdurrà l'obbligo del vaccino. «Non è il modo migliore di incoraggiare le persone a vaccinarsi» ha dichiarato il portavoce del governo, Gabriel Attal, difendendo la strategia del governo dopo che sabato circa 100 mila persone avevano manifestato a Parigi contro le misure restrittive. «Abbiamo scelto il Pass sanitario e poi quello vaccinale, lo confermiamo», ha detto. Le persone in Francia devono mostrare una prova di vaccinazione o un test negativo per entrare in ristoranti, bar o utilizzare i treni interregionali, ma con l'aumento dei casi di Omicron il Parlamento sta discutendo di escludere i test. «Dopo l'annuncio del Pass sanitario, 12 milioni di francesi sono andati a farsi vaccinare», ha ricordato, «e quando abbiamo annunciato la trasformazione della tessera sanitaria in tessera vaccinale c'è stato un nuovo aumento».
  6. UN PARLAMENTO GIUNTO AL CAPOLINEA : Napolitano, in un memorabile discorso subito dimenticato, avvisò il Parlamento che eravamo giunti ai supplementari,che la sua impotenza a decidere avrebbe condotto per forza, senza una reazione profonda e consapevole, a un mutamento sostanziale delle forme di governo. Non solo nessuna reazione è avvenuta, ma le crisi successive hanno non spogliato, scorticato il Re. Nessuna emergenza, che non sia forse una guerra-guerra, può giustificare lo stato di un Parlamento che non discute davvero neppure nel momento della conversione in legge dei decreti del Consiglio dei ministri. Credo che il futuro Presidente dovrà riprendere i moniti di Napolitano, chiedendosi tuttavia quali siano le cause storiche di una crisi tanto radicale. Io penso che esse stiano essenzialmente nello sfascio delle forme autonome di organizzazione della società civile, dei suoi corpi intermedi. Questi non sono riusciti a comprendere la grande trasformazione avvenuta a partire dalla fine della «guerra fredda» e a rappresentare le nuove faglie nel corpo sociale, le contraddizioni e i soggetti nuovi che ne emergevano. Una massa di individui non può partecipare realmente alla res publica, ai processi decisionali che la interessano. Una massa di individui può delegare e basta. Al Parlamento è finito con l'andare qualcuno di questa massa, e il Parlamento ha cessato di essere la scena di un confronto tra strategie e anche, perché no, visioni del mondo, confronto da cui soltanto possono nascere vere élite politiche. Mucchi di interessi particolari si rovesciano, senza mediazione, nel lavoro parlamentare – e la situazione può reggersi fino a quando non si presentano drammatiche emergenze, terrorismo una volta, crisi finanziaria un'altra, pandemia-endemia ora, e chissà cosa domani. Allora l'impotenza si fa palese, interviene il Presidente, il Presidente cerca l'uomo forte, l'uomo forte decide, il Parlamento converte. Come può un Parlamento legiferare senza che le sue parti siano radicate nelle parti della società? Se manca questa relazione risulta inevitabile, e salutare a volte, la concentrazione del potere nell'Esecutivo. I vecchi partiti hanno certo contribuito non poco a una tale trasformazione, rendendo ovunque potessero le Camere anticamere di loro proprietà. Ma rimaneva sempre una forma di potere politico. Ora la politica è commissariata. Ci si appella variamente alla Costituzione, senza, mi pare, comprendere che il suo spirito, ben oltre la lettera, afferma che una democrazia progressiva risulta concepibile soltanto se la partecipazione dei cittadini è attiva, propositiva, organizzata, capace di esercitare una critica continua dell'operato dei suoi stessi rappresentanti.
    Mi rileggo e dico: che nostalgie, vecchio mio! È il mondo globale oggi, la complessità dei problemi, la rapidità con cui le decisioni fondamentali vanno assunte, a rendere patetico il tuo appello. L'emergenza è permanente, non si tratta di passaggi, ma dello «stato delle cose». È uno stato in cui l'incertezza, l'insicurezza e tutte le ansie che ciò genera diventano fisiologiche – e più lo diventano, più il processo decisionale deve farsi rapido e stare in pugno a competenti e «scienziati». Necessitas non habet legem – c'è bisogno di tradurre? Azioni invece di deliberazioni, decisioni invece di discussioni – questo è richiesto, questo esigono i tempi nuovi. Non si tratta di parentesi da aprire per poi chiudere, ma del processo per cui vecchie forme di sovranità vengono prima sospese e poi sostituite. Bene, accetto la lezione – chiederei allora soltanto che ci si metta seriamente e coerentemente su questa strada. Smettiamola con le retoriche risorgimentali e prendiamo il toro per le corna: trasformiamo il presidenzialismo surrettizio e spurio in un progetto razionale, vediamo come bilanciarne il potere senza impedirlo, ridisegniamo Parlamento e Governo in una prospettiva di unità politica europea. Tutto, ma, per carità, non più emergenze rinnovate per decreto di settimana in settimana, non più governi di «salute pubblica», non più questo occasionale procedere in un'inflazione di norme tra stato di necessità e paure. Il mondo contemporaneo non consente ormai democrazie progressive? Lo ammettiamo? Bene – ma neppure sarà governabile attraverso intese spurie, fittizie tra forze politiche sempre più sradicate, che stanno insieme soltanto per la gestione di angosce grandi o piccole, ansiose di soffocare ogni parola non dico di critica, ma di dubbio. Costoro non saranno mai capaci di autentiche decisioni, che in quanto tali sono sempre costituenti, ma soltanto di protrarre sine die stati di emergenza, e cioè il proprio sopravvivere.
  7. QUANDO SARA' TOLTO L'OPPIO AI TALEBANI ? Mehran ha due occhi a mandorla che sorridono, nonostante tutto. Ha compiuto da poco nove anni, lontano 5.200 chilometri da quella che chiamava casa, ma non ha soffiato su nessuna candelina. «Aspetteremo a festeggiare fino a quando la famiglia non sarà riunita» spiega Farzana Amiri, la mamma di 29 anni. Lo scorso agosto, insieme al figlio, è scappata dall'Afghanistan. Una fuga senza il tempo di fare le valigie, giusto un bacio tra le lacrime al marito che non ha trovato posto a bordo del volo dell'aeronautica militare italiana. «È dovuto rimanere insieme ad altri familiari: ora sono in pericolo – racconta la donna – Mehran chiede sempre dove sono, speriamo che l'Italia permetta loro di arrivare qui al più presto».
    Farzana è una ginecologa, lavorava in una clinica fondata dalla Ong torinese International Help in una delle zone più povere di Kabul: i quartieri dove vive l'etnia Hazara, di cui lei fa parte, perseguitata da sempre, anche prima dell'arrivo dei taleban. «Da noi venivano le giovani che non potevano permettersi le cure private – racconta Farzana – In alcuni distretti del Paese ci sono ancora donne che muoiono a causa del parto». Insieme ad altri quattordici medici dava preziosi consigli a bambine non ancora ragazze e giovani donne. Spiegava che era necessario rispettare periodi di pausa tra una gravidanza e l'altra, allertava sui rischi della malnutrizione per il nascituro e insegnava i metodi contraccettivi. A volte cercava di convincere i mariti delle giovani costrette a sposarsi che era meglio attendere per avere figli: «Alcune ragazzine mi confidavano che avrebbero voluto studiare ma erano state obbligate dalle famiglie a un matrimonio combinato e i mariti facevano pressioni perché rimanessero incinte».
    La clinica era un faro in mezzo all'oscurantismo dell'Afghanistan, dove secondo la cultura popolare chi non ha molti figli non è ben voluto da Allah. I figli maschi sono un'assicurazione per la vecchiaia di genitori e nonni in un Paese dove non esiste un sistema previdenziale. I primi a opporsi al lavoro di Farzana e della clinica erano gli anziani e i più tradizionalisti: «Sostenevano che non avevamo rispetto per la cultura afghana. Ci accusavano di volerla corrompere imponendo valori occidentali», racconta la donna. Non sorprende dunque che alcuni di quegli abitanti abbiano esultato quando i talebani sono entrati trionfalmente a Kabul. Farzana e gli altri medici hanno capito subito che avevano i giorni contati e hanno cercato con ogni mezzo di lasciare il Paese: «Adesso la clinica è chiusa e molte donne mi scrivono chiedendomi a chi si possono rivolgere per ricevere le cure che assicuravamo alla comunità». Dalla fine di agosto si trova a Torino, dove sta cercando di ambientarsi grazie a un progetto della cooperativa Animazione Valdocco. Ma a volte, confida, sente un profondo senso di colpa: «Io mi sono salvata, ma non sono migliore di altre persone. In Afghanistan le donne rimaste non hanno neppure i soldi per mangiare. Nessuna di loro merita di essere abbandonata».
    La cucina italiana non la fa impazzire («troppo poco speziata», esclama sorridendo) e dice che la sua priorità, adesso, è imparare la lingua: «Poi vorrei al più presto tornare ad aiutare le donne da ginecologa». Intanto il Consiglio regionale del Piemonte le ha consegnato un premio che riconosce il suo impegno nella lotta per i diritti umani. Il sogno di Farzana è quello di tornare in un Afghanistan liberato dai taleban: «Ma adesso la situazione è drammatica. Sono contenta che mio figlio possa avere un futuro diverso da quello di migliaia di bambini afghani, il cui destino è segnato. Spero che il papà e i nonni di Mehran possano raggiungerci al più presto in Italia.
  8. ALTRA CONFERMA DEL BLUF DELLE CRYPTOVALUTE: Kemel Tokayev, veterano della «Grande Guerra Patriottica», sigla nella vecchia Unione Sovietica del secondo conflitto mondiale, padre dell'attuale presidente del Kazakhstan Kassym-Jomart Tokayev, scomparso nel 1986 a 63 anni, era un giallista, considerato dalla critica lo Sciascia, o il Simenon, del suo grande Paese, da solo pari a un quarto del territorio europeo. Eppure, nelle trame thriller costellate di colpi di scena, neppure Tokayev senior avrebbe immaginato la saga che da settimane anima la nazione, in Asia Centrale.
    La feroce repressione scatenata da Tokayev figlio contro la popolazione, «Sparate a vista! Eliminate i dissidenti!», in rivolta contro il caro bollette per l'aumento del prezzo di gas e petrolio, con centinaia di morti, migliaia di arresti e torture nelle celle dell'ex Kgb russo, allestite dal predecessore di Tokayaev, il leader postsovietico Nursultan Nazarbayev, è culminata con lo stop a Internet, per impedire ai ribelli di informarsi e comunicare tra loro. La misura, sperimentata da vari regimi, secondo il Commitee to Protect Journalist i più feroci censori sono Eritrea, Cina, Cuba, Iran, Vietnam, Arabia Saudita, ha però un effetto imprevisto, presto diffuso dalla capitale Nur-Sultan, alla città principale Almaty, alle periferie industriali a ridosso dei giacimenti di minerali preziosi, dall'uranio, di cui il Paese controlla una quota del 40% del mercato mondiale, alle terre rare indispensabili alle nuove tecnologie. Si ferma a sorpresa infatti anche la produzione di bitcoin, le criptovalute generate via computer, grazie a team di analisti che coniugano all'infinito algoritmi ad hoc.
    Le zecche di bitcoin in Kazakhstan, come Xive.io, fondata dall'imprenditore Didar Bekbau, consistono in giganteschi capannoni, dove computer di precisione, giorno e notte, lavorano a "mining", in gergo delle criptovalute "scavare in miniera", i dati necessari ai bitcoin, mentre poderosi apparati di aria condizionata ruggiscono per raffreddare le macchine, a rischio surriscaldamento.
    Ricco di carbone, il Kazakhstan vantava basse tariffe dell'energia, per attrarre investitori e aziende, presto occupando un quinto del conio virtuale di criptovalute e un record di "hashrate", unità di misura della produttività del conio digitale. La Cina del presidente Xi Jinping, altra piazzaforte delle "miniere" di bitcoin, dalla scorsa primavera ha stretto i freni alla finanza virtuale e decine di aziende hanno trasferito le zecche digitali in Kazakhstan. Solo per riscontrare, scrivevano i notisti economici, dal Financial Times a Fortune, già dall'autunno scorso, molti problemi. La spaventosa quantità di energia assorbita dalle fucine di criptovalute spinge in panne il "grid", la rete elettrica kazaka, aumentandone i prezzi e scatenando la popolazione.
    Da settembre 2021 a gennaio 2022, blackout quotidiani paralizzano i minatori bitcoin, impedendo però al contempo di scaldare e cucinare in casa e lavorare in officina e bottega. Così, in ottobre, Murat Shurebekov, viceministro dell'Energia dal nome di un celebre guerriero delle novelle di Tolstoj, divide, su ordine di Tokayev, le aziende di bitcoin in "Bianche" e "Grigie", quelle regolarmente registrate con il governo e quelle illegali. Solo che, e qui Tokayev padre, il giallista, avrebbe avuto materia per i suoi romanzi, "legale" a Nur-Sultan e Almaty significa in grado di pagare mazzette alla cleptocrazia locale, ancora in mano al clan dell'ex presidente Nazarbayev e dei suoi potenti generi. Chi corrompe ministri e viceministri continua a trasformare lo sporco, vecchio, carbone della prima rivoluzione industriale in effimeri bitcoin. Chi risparmia vede macchine e software fermarsi di botto.
    Il mercato dei bitcoin è caduto del 10%, tra miniere fisiche e non informatiche, tangenti, pressione della Russia di Putin che invia teste di cuoio a reprimere la rivolta, come ai tempi dell'Urss, arresto dell'ex capo dello spionaggio, Karim Massimov, fedele a Nazarbayev, mentre gli analisti nerd occidentali scoprono quanto sia "fisico" il "virtuale". Una legione di commentatori, cresciuta dopo la rivoluzione web, stenta a prendere atto della materialità della rete, i milioni di metri cubi di cemento, acciaio, vetro che ne garantiscono i server, i milioni di chilometri di cavi che li rendono capillari, la quantità di energia - più volte il ministro Roberto Cingolani ha provato, sul tema, a sensibilizzare la nostra opinione pubblica - che il web richiede, la corsa allo spazio, con i satelliti per la comunicazione, Gps, monitoraggi.
    Giusto ieri l'altro, l'ex capo delle forze armate britanniche, ammiraglio Sir Tony Radakin, ammoniva, in un discorso, come Vladimir Putin abbia pronto un piano di sabotaggio contro la Nato, con la sua flotta di sommergibili che, senza usare armi tradizionali, si limita a recidere la rete di cavi sommersi in mare, «per fermare la rete di comunicazione internazionale».
    Il web, nato nel 1966 - oggi si tende a dimenticarlo, nella propaganda soft delle piattaforme - come infrastruttura militare del Pentagono, Arpanet, Advanced Research Projects Agency Network, è fragile, esposta ad attacchi di malfattori, lobby e militari e va dunque regolata e protetta. Le banche centrali, a lungo distratte dal boom criptovalute, un po' per snobismo, un po' per ritardo culturale, ricevono dal Kazakistan una sveglia brutale, perché la rete non è strumento di pace purtroppo, ma campo di battaglia futuro, strategico ed economico.
  9. LA GUERRA E' INIZIATA MA MANCA PAPA GIOVANNI :Sale ad almeno 164 il bilancio delle persone morte nei disordini che hanno travolto il Kazakhstan questa settimana, 103 delle quali solo ad Almaty, e dietro i quali si cela una lotta di potere tutta interna al Paese centroasiatico. Le autorità avevano finora denunciato la morte di 26 manifestanti e 16 membri delle forze di sicurezza e più di 2.000 persone ferite. Il tutto mentre continuano ad affluire truppe inviate sotto il cappello dei peacekeeper della «Collective Security Treaty Organization», un'alleanza militare di Russia, Bielorussia, Armenia, Kazakhstan, Kirghizistan e Tagikistan.
    Iniziano nel frattempo in salita i colloqui di Ginevra tra Mosca e Washington per tentare di disinnescare la crisi sull'Ucraina e allontanare la minaccia di un nuovo conflitto. Ieri, alla vigilia degli incontri bilaterali con il vice segretario di Stato Wendy Sherman alla guida della delegazione statunitense e il vice ministro degli Esteri Sergei Ryabkov in qualità di rappresentante per gli emissari di Mosca, il titolare di Foggy Bottom Antony Blinken ha messo in guardia la Russia dai «rischi di uno scontro», ove il dialogo e la diplomazia dovessero fallire. Avvertendo che in caso di aggressione all'Ucraina Mosca andrebbe incontro a «enormi conseguenze». Secondo il New York Times, l'amministrazione di Joe Biden e i suoi alleati stanno lavorando per mettere a punto una serie di durissime sanzioni finanziarie, tecnologiche e militari contro la Russia. Misure punitive che entrerebbero in vigore immediatamente dopo un'eventuale invasione dell'Ucraina, con l'obiettivo di rendere chiaro agli occhi del presidente Vladimir Putin quale sarà il costo da pagare per un'azione di forza contro Kiev. Mosca si è già detta «delusa» dai «segnali» fatti pervenire dagli Usa e anche dall'Ue, e afferma di non avere intenzione di fare «alcuna concessione» alle richieste americane. «E' fuori discussione - ha dichiarato Riabkov -. Siamo delusi dai segnali venuti in questi ultimi giorni da Washington, ma anche da Bruxelles». Ai colloqui di Ginevra seguirà mercoledì una riunione speciale del Consiglio Nato-Russia a Bruxelles, e il giorno successivo una sessione dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) a Vienna.
  10. BASTA RIASSEGNARE AD ALTRI  CHE ABBASSANO IL PREZZO DEL BIGLIETTO : Pressing all'Ue da parte delle compagnie aeree affinché cambino le regole che determinano la quota minima di voli che dà diritto a mantenere il proprio spazio negli scali europei. Il problema è quello dei cosiddetti "voli fantasma" ovvero delle tratte che le compagnie sono in qualche modo obbligate a fare, nonostante lo scarso numero di passeggeri a causa della pandemia, per mantenere i loro spazi di decollo e atterraggio negli aeroporti. Lufthansa ha dovuto operare 18 mila voli "non necessari" questo inverno per ottemperare alle regole europee, secondo cui una compagnia deve utilizzare il 50% - in termini di spazio e frequenza di decolli e atterraggi - degli slot disponibili che, in caso contrario, vengono riassegnati. Ed è proprio contro questa misura che le compagnie stanno puntando il dito. Il tema è anche ambientale. In una lettera alla Commissione Ue, il ministro dei Trasporti belga George Gilkinet ha chiesto una svolta, avvertendo che «mantenere voli fantasma indebolisce l'impegno a ridurre le emissioni». Per ora Bruxelles tiene il punto: «Le nostre regole danno alle compagnie la necessaria flessibilità per evitare voli senza passeggeri», ha sottolineato il commissario ai Trasporti, Adina Valean, ricordando come, questo inverno, il traffico aereo è pari al 77% dei livelli pre-Covid, vicino alla quota prevista del 79%.
  11. MATTEI HA SPIEGATO LE SUE RAGIONI CHI LO CONTESTA NO  : «Le parole pronunciate da Ugo Mattei esprimono con ogni evidenza una posizione personale e non rappresentano in alcun modo il sentire comune diffuso nella comunità universitaria». L'Università di Torino prende le distanze dal giurista Ugo Mattei, docente ordinario che arringa il popolo "No Pass". E sabato, in solitaria, dal palco in piazza Castello durante l'ennesimo presidio, annuncia la nascita di un «Comitato di liberazione nazionale» contro il «regime draghista» e le «leggi draghistissime» e invita alla resistenza contro il nuovo "dispotismo". «Dedico questa piccola lezione ai miei studenti che probabilmente non vedrò più», dice. Si paragona ai docenti che nel 1931 si rifiutarono di giurare al fascismo: «Farò quello che hanno fatto loro. Non giurerò al Green Pass». Per ora è in anno sabbatico, iniziato prima dell'introduzione del documento vaccinale.
    Immediata la reazione dell'Anpi Torino: «Indecente e inaccettabile la strumentalizzazione della Resistenza». UniTo «ringrazia chi, con dedizione e sacrificio, consente di governare l'incertezza di questi tempi e di affrontare concretamente le criticità che abbiamo di fronte, nel pieno rispetto delle regole e dei principi di legittimità scientifica». E relega le dichiarazioni di Mattei a «posizioni personali». In Ateneo, però, sono in tanti a chiedere una risposta più netta.
    Del "no" alle disposizioni governative per arginare i contagi, Mattei ne ha fatto una bandiera sin dall'inizio. Della pandemia? No, della sua campagna elettorale. Candidato sindaco alle amministrative con una lista civica, compare in piazza per la prima volta nel marzo 2021. Quando si discuteva delle chiusure e delle mascherine. «La libertà di opinione è sacrosanta ed è un diritto anche credere in stupidaggini» diceva. C'era poi stato il camper per la pubblicità elettorale con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il ministro della Salute Roberto Speranza e il premier Mario Draghi rappresentati dietro le sbarre di una prigione. I voti racimolati, comunque, sono stati pochi. Nelle scorse settimane ha fondato la "Commissione dubbi e precauzione". L'altro giorno la sua "lezione" al popolo No Pass.
    In molti, sotto il palco, erano senza mascherina. «È una museruola» dicono.
    Gli agenti della Digos, coordinati dal dirigente Carlo Ambra, hanno identificato 75 persone che verranno sanzionate per violazione delle norme anti-contagio. Multe anche per una decina di "No Pass" che ieri pomeriggio hanno organizzato un flash mob in via Lagrange. Anche qui niente mascherina e nessun distanziamento. Anche qui accuse al premier, al presidente della Regione Alberto Cirio e al sindaco Stefano Lo Russo: «Favoriscono la dittatura dei potentati economici finanziari e farmaceutici».
    Le iniziative sono al vaglio della Digos. E in Procura è stato aperto un fascicolo con una quindicina di indagati, tra cui diversi leader "no Pass" come Marco Liccione, per aver organizzato cortei vietati dai decreti anti-contagio e per istigazione a disobbedire alle leggi dello Stato.

 

10.01.22
  1. LA CABINA DI REGIA NON ESISTE COME STRUTTURA DI GOVERNO PER CUI CABINA DI REGIA = GRAN CONSIGLIO DEL FASCISMO ? E DOPO ?
  2. IL NUCLEARE ED IL GAS LO AMMETTONO PER IL FUTURO IN EU NON IN CINA DOVE REALIZZANO CENTRALI IDROELETTRICHE E FOTOVOLTAICHE DA RECORD PER AVERE UN COSTO ENERGETICO VANTAGGIOSO RISPETTO AD UN EUROPA  POTENZIALMENTE CORRUTTIBILE DAL NUCLEARE.
  3. DOPO IL VACCINO DRAGHI E' CAMBIATO. QUAL'E' L'OBIETTIVO VERO DI DRAGHI ? MATTARELLA LA SA ? UGO MATTEI CE LO HA DETTO ! IO PENSO CHE SIA UN NUOVO ESERCITO EUROPEO IN AGGIUNTA ALLA NATO MA DA GESTIRE FRA 7 ANNI COME PRESIDENTE DEL CONSIGLIO EUROPEO E
  4. UGO MATTEI RAPPRESENTA LA VERA INDIPENDENZA : Fa lezione di storia versione «No Pass». Parla di diritto costituzionale per giustificare la ribellione alle disposizioni del governo. Professa la resistenza come principio guida delle folle che ripudiano il vaccino. E confessa «antipatia profonda» per La Stampa.
    È durato un'ora l'Ugo Mattei show, il comizio in solitaria a Torino, davanti a 500 persone, del giurista promotore della Commissione Dupre, Dubbi e precauzione. Il filosofo Massimo Cacciari e l'autore tv Carlo Freccero hanno dato forfait e il palco è rimasto a lui. Che lancia la fondazione di un «Comitato di liberazione nazionale» contro «il regime draghista» e le «leggi draghistissime». È un gioco di trasposizioni storiche: il presente, l'emergenza pandemica e le risposte del governo diventano elementi di paragone con il periodo nazi-fascista, i lager e la Resistenza. Rimandi che stridono con la memoria di chi quel periodo l'ha vissuto davvero e invita a non strumentalizzare la storia. L'Anpi di Torino insorge: «È intollerabile l'utilizzo indecente che il professore ritiene di poter fare della Resistenza. Il Cln è una storia di grandezze ed eroismi, di scelte coraggiose da cui è nata l'Italia democratica»». Mattei ribatte: «Non sostenere il paragone è da bigotti. Uso il termine regime a ragion veduta, nessuna dittatura si mostra come tale». Il professore strappa applausi. Che, chissà, un domani potrebbero tramutarsi in voti. Ci aveva già provato la scorsa estate: da candidato sindaco alle amministrative torinesi si era messo in testa al popolo del «No». Nell'urna non era stato premiato e la sua lista civica aveva racimolato 765 consensi. «Fondare un partito? Ne abbiamo già troppi», dice. Attacca il governo, gli imprenditori («Mussolini fu voluto da Confindustria») e i giornalisti. In particolare La Stampa, verso la quale dice di «nutrire profonda antipatia perché per prima ha iniziato ad attaccarmi». Rievoca la storia del giornale, citando la direzione di Concetto Pettinato nel 1943, nominato per volere di Mussolini. Quella era l'Italia della guerra e del dispotismo fascista. Mattei, però, non vede differenze. Sono «i giornali del potere». Ma specifica: «Se vogliono intervistarmi, ci sono».
    Ugo Mattei è docente universitario e il suo è un intervento ammaliante. Cavalca l'effetto delle citazioni e del linguaggio aulico. Sotto il palco la gente commenta: «Se lo dice il professore, così è». Prima e dopo, altri brevi interventi. Un dipendente dell'Avio, azienda mesi fa teatro di un presidio contro il Green Pass, si scaglia contro le mascherine: «Sono museruole». E contro le scuole: «Sono lager. Mio figlio ha 16 anni, l'ho ritirato dalla classe». Poi è il turno di un'insegnante delle medie, partita da Monza per essere a Torino: «I vaccinati si stanno ammalando. È la legge di Dio. Pentitevi!». A comizio finito, un gruppetto cerca di raggiungere il Comune. Attimi di tensione con la polizia: bandiere, slogan, insulti. Il popolo di Mattei si muove.
  5. NON SOLO BLA BLA BLA MA ANCHE CONTRADDIZIONI CHE PREGIUDICANO IL FUTURO : Il Decreto Milleproroghe 2022 approda in Parlamento per iniziare il suo percorso di conversione in legge. Dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il 30 dicembre 2021, il provvedimento è passato nelle mani delle Commissioni Affari costituzionali e Bilancio alla Camera pronto per il consueto processo di modifica.

    Come da tradizione, il Dl in questione riporta alcune disposizioni urgenti in materia di termini legislativi in un’ampia gamma di settori, dai concorsi pubblici al regime degli aiuti di Stato. Nel ricco corpus di articoli – 25 in tutto – fa capolino anche la transizione ecologica attraverso una serie di differimenti. A partire da quelli concessi allo sviluppo degli interconnector tramite il coinvolgimento dei grandi consumatori di energia.

    INTERCONNECTOR – Fin dal 2009 la normativa italiana permette alle aziende energivore nazionali di beneficiare di condizioni più vantaggiose sui costi dell’energia – mediante il meccanismo di import virtuale – a fronte di un loro impegno a finanziare la realizzazione di alcune linee di interconnessione fisica con l’estero. L’obiettivo? Realizzare un incremento 2500 MW della capacità di trasporto disponibile con i Paesi esteri – in particolare con quelli confinanti con il nord dell’Italia.

    “Tale meccanismo ha dispiegato positivamente i suoi effetti durante il periodo di validità della misura. Ad oggi, infatti, oltre ad aver permesso agli energivori di rimanere sul mercato e di avere parallelamente migliorato i cicli produttivi[…] è stato già investito circa un miliardo di euro per la realizzazione dell’interconnector con il Montenegro (200 MW)”, di quello con la Francia (350 MW) e per l’avvio dei lavori di quello con l’Austria (150 MW). In questo contesto il Decreto Milleproroghe 2016 prevede di estendere fino al 31 dicembre 2026 l’import virtuale. E prevede che l’ARERA aggiorni attraverso le proprie delibere l’elenco dei paesi esteri nei cui mercato gli assegnatari possono comprare l’energia elettrica oggetto del servizio di importazione virtuale.

    L’articolo dedicato alla transizione ecologica include anche la proroga della sospensione degli obblighi di etichettatura per gli imballaggi. Parliamo di un norma con diversi anni alle spalle e che, fin dal 2006, prevedeva che tutti gli imballaggi fossero opportunamente etichettati per facilitarne raccolta, riutilizzo, recupero e riciclaggio; nonché per dare una corretta informazione ai consumatori sulle sue destinazioni finali.

    In questo contesto il Decreto Milleproroghe 2022, estende di 6 mesi la sospensione introdotta per tutto il 2021 dal Milleproroghe dello scorso anno. E di conseguenza ammette che i prodotti privi dei requisiti di etichettatura già immessi in commercio al 1° luglio 2022 possano essere commercializzati fino all’esaurimento delle scorte. Infine incarica al Ministero della transizione ecologica di adottare, entro il 30 gennaio 2022, delle linee guide tecniche per le etichettature.

    Il provvedimento riporta alcune novità anche per i proventi dell’ETS, il mercato del carbonio europeo. Per la precisione il Dl interviene sul cosiddetto «Fondo per la transizione energetica nel settore industriale», fissando al 31 marzo 2022 il termine per l’erogazione delle risorse, per i costi sostenuti tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2020.
  6. CAMBIAMENTI IN EGITTO ? Alla fine si è materializzato all'uscita dell'aeroporto di Roissy, a Parigi. Ramy Shaath, militante palestinese e nel 2011 uno dei leader delle proteste al Cairo (ha vissuto tutta la sua vita in Egitto), stringeva in alto la mano di Céline Lebrun, la moglie, ricercatrice di nazionalità francese, che da più di 900 giorni, mentre lui restava chiuso nelle prigioni egiziane in condizioni disumane, si batteva per liberarlo. «Adesso, dopo due anni e mezzo – ha detto Ramy, che è apparso stanco, ma sollevato –, sono ancora determinato a lottare per la liberazione dei miei amici, rimasti in carcere. Per i diritti umani in Egitto e per una Palestina libera».
    Nato nel 1971, figlio di Safaa Zeitoun, militante egiziana, e di Nabil Shaath, dirigente palestinese (è stato anche ministro degli Esteri dell'Autorità), Ramy ha imboccato fin da giovane la strada della militanza. Nel 2011 è stato una delle figure più carismatiche della rivoluzione in Egitto ed è nel Paese il coordinatore del movimento Boycott Désinvestissement Sanctions, che chiede di boicottare Israele per sostenere la lotta dei territori palestinesi. Nella notte del 5 luglio 2019 la polizia piombò nell'appartamento di Shaath e della moglie. Lei venne subito rispedita n Francia e lui arrestato, sbattuto in celle di 25 metri quadrati con altri 13 detenuti, dormendo su una coperta per terra. Accusato di «avere fomentato disordini» e di «assistenza a gruppi terroristici», restava costantemente in detenzione preventiva, senza mai essere processato.
    Emmanuel Macron, alleato entusiasta dell'Egitto di Abdel Fattah al-Sisi (al quale l'anno scorso ha venduto 30 caccia Rafale, di produzione francese, per 4 miliardi di euro), ha comunque insistito con il presidente per la liberazione di Shaath. Questa si è concretizzata giovedì, ma Il Cairo gli ha imposto di rinunciare alla nazionalità egiziana, prima di consegnarlo a rappresentanti dell'Autorità palestinese. Ramy ha raggiunto in aereo Amman, per poi spostarsi a Parigi, dove lo aspettava la sua Céline. Patrick Zaki su twitter ha inneggiato all'«eroe egiziano-palestinese, che è di ritorno», aggiungendo le sue «congratulazioni alla combattente» Céline. Pure Zaki ha potuto lasciare il carcere, ma è dovuto restare al Cairo, in attesa di giudizio. Rischia cinque anni di carcere.
  7. NON DOBBIAMO SOTTOVALUTARE NESSUN SEGNALE: «Io vivo in una bolla liberal e respiro l'aria di Princeton dove vige il primato della legge. Di quel che succede fuori da questo piccolo universo so poco. Mi pare che ci siano milioni di americani che vivono in modo diverso, in un Paese diverso, si abbeverano a fonti di informazioni diverse e sono perlopiù evangelici bianchi. E io di quel mondo non sono mai stato parte». Michael Walzer sceglie la strada dell'ironia e del disincanto quando racconta l'America che dice di non vedere ma che in realtà sa cogliere e descrivere nelle pieghe più nascoste.
    Nel giorno in cui Biden affonda i colpi contro le bugie di Trump ricordando lo scempio contro la Costituzione e le istituzioni perpetrato il 6 gennaio del 2021, il filosofo ultraottantenne, coscienza della sinistra liberal americana e animatore di «Dissent», non nasconde la sua preoccupazione per il futuro dell'America. Barricato o meno nel suo studio di Princeton per Walzer «lo stato della democrazia americana è nei guai».
    Professore, da dove vengono questi pericoli?
    «Nazionalismo e populismo hanno preso il sopravvento negli ambienti della destra. C'è una parte di americani ormai sempre più devoti ai temi e ai toni diffusi dagli estremisti. Come si stessero preparando per un nuovo attacco che non sappiamo cosa sarà e dove e quando avverrà. Si respira un sentimento di disunione, di palpabile spaccatura dentro la società statunitense. E questo è terribile. Ma la cosa peggiore è un'altra».
    Quale?
    «La volontà e l'impazienza di moltissimi repubblicani di agguantare nuovamente il potere sfruttando proprio il sostegno degli estremisti. Stanno cavalcando una tigre senza rendersene conto. Invece dovrebbero ripudiare quelle frange populiste. Non riesco a credere che Romney e altri cosiddetti moderati del Partito repubblicano debbano per forza avere il sostegno degli estremisti per essere rieletti a Capitol Hill. Sono immagini che mi riportano a un passato lontano, terrificante».
    A cosa si riferisce?
    «Mi ricorda la debole repubblica di Weimar, i conservatori osservavano Hitler, lo consideravano quasi uno scherzo, un joker. Ma lo supportarono perché quella era la porta per il potere. Avevano torto, visto quanto è successo. E i repubblicani oggi sono così: deboli e per questo pericolosi. Pensano che l'unica strada per avere successo sia affidarsi al blocco dell'estrema destra cristiana e bianca».
    Questa è una fetta larga del Paese. Non più dominante a livello demografico ma sempre la più influente. Possiamo definire ancora gli Stati Uniti una nazione unica e indivisibile?
    «Gli Stati Uniti sono da sempre stati divisi su base etnica, sociale, religiosa, razziale. Ma ci sono sempre stati, e ben evidenti, dei tratti comuni a unire le diverse identità. La democrazia americana è un continuo tendere al rispetto della Costituzione e delle Istituzioni. Sono valori che trascendono. E questi ora sono messi in discussione. E' emerso un sentimento che potremmo definire "sub-nazionale", parziale, le differenze dominano e alimentano paura e risentimento nei confronti della Nazione».
    Biden ha detto che il 6 gennaio deve rappresentare un punto di rinascita. Sono i fatti dello scorso anno il punto di svolta?
    «Attenzione a non liquidare il 6 gennaio 2021 come la madre del risentimento e delle divisioni sociali in America. Ci sono responsabilità passate che risalgono anche ai tempi di Obama e della presidenza Clinton con la loro vicinanza al neoliberalismo. Sono gli anni in cui, pur essendoci presidenti di sinistra, c'è stato un arretramento delle politiche di welfare ed è stata imposta l'austerity - secondo criteri neoliberisti - che ha colpito le fasce più deboli della popolazione. La frustrazione di molti statunitensi affonda in quel periodo quando cominciano a diffondersi, come reazione, i germi del populismo e spuntano i demagoghi che oggigiorno sfruttano la rabbia della gente. Di cui il 6 gennaio è l'espressione più inquietante».
    All'appello manca il terzo presidente democratico degli ultimi 30 anni, Biden. Che giudizio ne dà a un anno quasi dall'insediamento?
    «È sempre stato un centrista eppure è sbarcato alla Casa Bianca con un programma dall'impronta New Deal. E' stato in grado di ricreare una coalizione con la "working class" e ha portato con sé a Washington consiglieri liberal. Eppure, fatica, poiché c'è un Congresso che non lo sostiene e ha una Corte suprema ostile, soprattutto sul tema dell'aborto. E poi ha un nemico in casa: la sinistra progressista, quella per intenderci capeggiata da Ocasio-Cortez. Dovrebbe sostenerlo, in fondo Biden ha vinto le elezioni con un programma in stile Sanders, il simbolo dei progressisti Usa. Se non lo sostengono la deputata AOC e gli altri, chi mai dovrebbe schierarsi con Biden?».
    Immagina il ritorno in campo di Trump nel 2024?
    «Credo che lui voglia candidarsi ma non ho la certezza che riuscirà. Ci sono altri esponenti nel campo repubblicano che hanno la stessa ambizione. Vorrebbero correre per la Casa Bianca con il programma di Trump ma senza le sue assurdità».
    Un nome?
    «Ron DeSantis, governatore 44enne della Florida».
  8. L'OPPIO HA SEMPRE REGNATO IN AFGANISTAN :La prima cosa che il professor Fahim Sadat fa al mattino, dopo aver pregato, è aprire la finestra e respirare l'aria del suo nuovo Paese, la Germania. Resta a guardare il ghiaccio ai bordi della strada, i campi arati, le persone che aspettano l'autobus per andare in fabbrica e gli adolescenti che camminano verso scuola. Poi chiude la finestra e torna nella vita del nuovo Fahim: il rifugiato.
    Fino allo scorso agosto era a capo del dipartimento di relazioni internazionali della Kardan University, a Kabul: un ateneo privato in cui ragazzi e ragazze studiavano assieme, sviluppavano progetti per un nuovo Afghanistan fatto di diritti civili, emancipazione femminile. Il 29 di agosto, due settimane dopo che i talebani senza sparare un colpo hanno preso il controllo di Kabul, era su un volo militare americano che lo ha portato via. Per ricordare quelle ore mostra l'ultima foto che ha scattato. Mentre la guarda non vede sé stesso in primo piano, né la coda di persone alle sue spalle, ma vede Kabul, i monti all'orizzonte, l'intensità dei suoi colori «la mia vita di prima era a pochi metri da me, e non esisteva già più». Dice di aver capito che la sua vita si fosse disintegrata quando i soldati americani lo hanno identificato non con il suo nome e cognome ma in base al peso scritto sul braccialetto che gli avevano fornito e che serviva a misurare la capienza che l'aereo poteva sopportare.
    Fahim Sadat è uno dei 120 mila cittadini afgani che gli Stati Uniti e gli alleati, insieme a un mosaico di gruppi privati e organizzazioni internazionali sono riusciti ad evacuare ad agosto.
    L'evacuazione è stata un risultato impressionante ma anche caotico, disordine che ha portato, oggi, migliaia di afgani a vivere in un limbo legale di faticosa gestione.
    I soli Stati Uniti hanno evacuato circa la metà del totale delle persone che hanno lasciato il Paese - 65 mila - ma 40 mila sono in basi militari all'estero da agosto in attesa che venga valutata la loro richiesta di protezione umanitaria. Anche Fahim Sadat ha trascorso un mese nelle basi militari statunitensi, prima in Arabia Saudita, poi in Spagna. Oggi ha una protezione umanitaria garantita dallo stato tedesco, un'assicurazione sanitaria, un permesso temporaneo con cui può spostarsi in Europa e un sussidio che gli consente di andare avanti a Nordhausen, nella Turingia roccaforte dell'Afd, il partito di ultradestra tedesco.
    A Kabul il professor Sadat si svegliava all'alba e dopo la preghiera preparava le sue lezioni, correggeva le tesi dei laureandi, e aspettava il suo autista che, con il veicolo blindato, l'avrebbe portato in facoltà, dove trascorreva tutta la giornata.
    Il rifugiato Fahim Sadat si sveglia sempre all'alba per pregare, ma poi torna nel suo letto di metallo, ha accanto un comodino con una manciata di libri, con cui trascorre il tempo. Il suo mondo finisce lì. Della vita di prima resta il computer, la sola cosa che ha potuto portare via.
    Quando descrive la vita di oggi, Fahim dice solo che è fatta di un grande, rumoroso, vuoto da riempire: «Ho lavorato duro per avere quello che avevo, mi chiedo se avrò ancora la tenacia, per mettermi a servizio di una nuova società che mi accoglie e mi respinge contemporaneamente». È affacciato alla finestra, attaccate al vetro due immagini, una raffigura Paperino e l'altra una luna e una stella, segno che quell'alloggio popolare, destinato ai rifugiati che giungono in Germania, fosse abitato da bambini, prima di lui. Bambini che avevano tentato di umanizzare un alloggio grigio, vuoto. L'altro segno di chi l'aveva abitata prima una sagoma a matita, disegnata dietro la porta della stanza. È un uomo di spalle, porta accanto una scritta, un interrogativo, che dice: sarò in grado di sognare ancora?
    Quando è iniziata la guerra, nell'autunno del 2001, Fahim era un ragazzino e viveva a Kunduz. La prima cosa che ricorda è il turbante nero che era stato costretto a usare, insieme alla veste tradizionale una volta insediato il primo emirato islamico. Poi la memoria visibile, Fahim bambino che scappa in campagna con la famiglia e il gruppo di coetanei con cui trascorreva le giornate a guardare i voli militari, le bombe che cadevano. Poi la memoria d'infanzia lascia spazio all'analisi, all'interpretazione. Quando la guerra è finita, e l'emirato islamico è stato deposto, a metà ottobre del 2001, per i ragazzini come lui, «improvvisamente il turbante e la veste tradizionale sono stati vietati, il curriculum dei bambini afgani liberati era fatto di libri nuovi, con programmi che non fossero legati solo alla lettura del Corano, ma ad una modernità doveva essere anche esposta, fatta di t-shirt e jeans. Oggi capisco che quegli oggetti sono stati la nostra nuova uniforme».
    Fahim ha studiato, si è laureato, ha imparato tre lingue, è stato, in sintesi, il prodotto perfetto del nuovo Afghanistan.
    Dopo il 15 agosto ha cominciato a ripensare le parole per descrivere la sua vita di prima, e oggi usa un'espressione che gli indurisce l'espressione del volto: l'intervento americano – dice- «è stato uno spot pubblicitario della democrazia lungo vent'anni. Ma una pubblicità che ha dei costi, e li elenca: 24 milioni di persone che ancora vivono in povertà, 3 milioni di bambini malnutriti, un'emergenza umanitaria che senza precedenti».
    La parola che usa con maggiore frequenza, nel raccontare il suo passato, è «artificiale».
    «Tutto dipendeva dagli Stati Uniti o dalla comunità internazionale. Senza il loro aiuto abbiamo dimostrato di non poter sopravvivere». Ogni giorno, da mezzogiorno alle quattro, Fahim frequenta un corso di lingua tedesca, tassello obbligato del suo percorso di integrazione nel paese. Prende i suoi libri sotto braccio, cammina per venti minuti fino all'edificio che ospita la scuola.
    È una grande novità, per lui, che a Kabul non camminava da anni per paura degli attentati.
    Si guarda intorno lungo la strada, non parla con nessuno, nessuno parla con lui. La condizione di studente lo lascia inquieto, fatica a imparare non perché non voglia ma perché un pezzo di sé sta pensando a come e quando tornare.
    Quando la lezione finisce Fahim, torna a casa con qualche parola nuova imparata, la busta della spesa, un po' di riso e the verde comprati nella bottega di Fatuallah, anche lui afgano, arrivato con l'ondata migratoria del 2015, che a Nordahusen ha fatto casa.
    Fahim ogni giorno si ferma qualche minuto da lui, parlano in dari, ricordano Kabul.
    Poi torna a casa, un palazzone grigio in periferia. Ci vivono 5 famiglie siriane, due irachene e due afgane. Apre il computer, guarda le notizie sulla la povertà della sua gente, non si commuove, ma nel parlarne gli si strozza la voce.
    Come chi cova un dolore e insieme, forse, un senso di colpa che non riesce a esprimere.
    Perciò esita, il tono della voce si abbassa, il respiro si dilata. Sussurra solo «è tutto troppo triste».
    Oggi l'ufficio di Fahim Sadat alla Kardan University è chiuso a chiave.
    Il suo nome è ancora sulla porta. Nessuno entra, e a nessuno è permesso rimuovere la targa.
    È un modo, per i pochi studenti rimasti, per dire che lo aspettano.
    È un modo, per il professor Sadat, di ricordare dove sia casa.
  9. LA PAZZIA DEL POTERE NON HA LIMITI : Sì. Abbiamo sbagliato a soffermarci soltanto sul come si sviluppava la guerra civile tra il governo centrale di Addis Abeba e i ribelli tigrini, a cercare sulla carta i fronti con le località perdute o riconquistate, a raccontare chi vinceva o arretrava. A scrivere articoli per chiarire se Lalibela e le sue meraviglie erano in piedi o distrutte. Dovevamo guardare invece dentro la guerra, mischia di tribù furiose e vendicative. Ad ogni costo. Questo era il nostro dovere. In quello che si annuncia come uno dei peggiori massacri del nostro tempo, la geopolitica passa in secondo piano. È la realtà della morte di massa, i massacri dei civili da entrambe le parti in lotta, le incitazioni omicide di un Premio nobel per la pace diventato messianista della vendetta, il primo ministro Abiy Ahmed, che dovevano monopolizzare la nostra attenzione, la morte come male umano irrimediabile, lo sprofondare di un popolo nel silenzio del suo abisso. Anche se nessuno è lì, e fin dall'inizio una spessa coltre di fumo copre il Tigray dove i fatti sono sistematicamente negati, manipolati, deformati, una quantità di episodi confermati da vittime e testimoni attendibili si possono raccontare, uno a uno, come parte di un meccanismo di deliberato annientamento. In Etiopia la distruzione è diventato qualcosa di assoluto, si presenta come mondo.
    Sono questi morti che sono delitto e colpa che ci riguardano perché sono ai vivi che si rivolge la loro tragedia imponendo che diventi memoria collettiva. Bisogna guardare negli occhi questo mondo della notte perché non lo copra, come vogliono i burattinai del massacro, l'inudibile, al tempo stesso silenzio e strepito.
    Ecco l'ultimo episodio, il bombardamento di un campo di profughi nel nord del Tigray. Sono due milioni, migranti di cui non riesce a occuparsi nessuno, perché i convogli umanitari sono bloccati o saccheggiati dai soldati etiopici o dalle bande della pulizia etnica. Cinquantasei i morti tra cui alcuni bambini, gli ultimi di una nazione mutilata, violata, dissanguata. Chissà se hanno mai saputo che chi ha ordinato di bombardarli e ucciderli è un Premio nobel…
    Ci sono le immagini delle vittime raccolte in una scuola della cittadina di Dedebit. Ma non raccontano quello che è accaduto prima. Non c'erano sirene per avvertire la gente nel campo dell'avvicinarsi degli aerei o dei droni venduti dalla Turchia, aiutarli a fuggire, a cercare riparo abbracciando la terra. Il bombardamento è come uno scossa improvvisa che viene dal suolo contro lo stomaco. Poi si alzano le prime grida disperate ma le urla sono lacerate da acuti sibili metallici. Le baracche, le tende del campo si squarciano come per gioco e si sollevano in aria. Zampilli di fumo salgono come funghi. Il bombardamento cessa di colpo. Qualcosa brucia. Ma come se nulla fosse stato il sole splende di nuovo glorioso e il paesaggio attorno è tranquillo e impassibile come se solo il campo fosse stato condannato da una sentenza oscura e crudele. Si raccolgono i morti.
    Dedebit non vi diceva niente fino a ieri quando si è macchiata di sangue. Non vi dicono niente Alamata, Korem, Mekni, Milazat, località del sud del Tigray che secondo le testimonianze raccolte dalle Nazioni Unite sono state massacrate dai raid aerei etiopici nell'ultima settimana di dicembre. L'unica cosa certa: i morti sono stati decine.
    E poi ci sono i massacri, la pulizia etnica, la caccia all'uomo, la radicalizzazione sanguinaria a cui si dedicano da parte di entrambi i contendenti, etiopici e i loro alleati eritrei e i tigrini. Amnesty e Human Rights hanno raccolto questa geografia punitiva, l'hanno documentata con testimoni, sopravvissuti, urlata alla coscienza internazionale. È seguito un silenzio di cancellerie e opinione pubblica che è la somma algebrica dei nostri egoismi planetari.
    A novembre e dicembre le milizie amahra che seguono i regolari come branchi di sciacalli per ripulire in silenzio le aree riconquistate si sono accanite contro la popolazione tigrina delle città di Adebai, Humera e Raywan. Hanno separato nuclei familiari e arrestato anziani, donne e anche minorenni. Poi hanno allontanato dalle città le donne, i bambini, gli anziani e gli ammalati. Alcuni degli sfollati sono riusciti ad arrivare nel Tigray centrale, di altri non si hanno più notizie. I testimoni hanno riferito di alunni portati via dalle scuole, di colonne di camion stipati di persone che lasciavano la città di Humera, di abitanti in fuga dalla città di Adebai attaccati con bastoni e oggetti appuntiti e di altri uccisi con armi da fuoco. Ci sono immagini satellitari di Abedai: gruppi di persone raggruppate in un centro di detenzione, macerie sulle strade, edifici in fiamme.
    Ancora. Tra il 28 e il 29 novembre scorso le truppe eritree che appoggiano i soldati di Addis Abeba hanno ucciso centinaia di civili inermi nella città di Axum, aprendo il fuoco nelle strade e massacrando persone casa per casa. Le immagini satellitari hanno individuato fosse comuni accanto a due chiese della città santa. Pochi giorni dopo si doveva celebrare presso santa maria di Sion una grande festa dei cristiani ortodossi.
    Ancora un massacro, ma questa vota i colpevoli potrebbero essere i ribelli tigrini: nella città di Mai-Kadra forse centinaia di civili, soprattutto lavoratori giornalieri, sono stati pugnalati o accoltellati a morte. Le truppe etiopiche erano passate all'offensiva e si stavano avvicinando a Mai-kadra. La Polizia speciale del Tigrè ha saldato i conti con gli amhara prima di ritirarsi.
    A Gawa Qanda un villaggio della zona di Wellega si sa il numero dei massacrati: 54. Miliziani dell'Esercito di Liberazione Oromo, alleati dei tigrini, dopo il ritiro delle truppe etiopiche, hanno saccheggiato il Paese, ucciso uomini, donne e bambini e distrutto quello che non potevano portare via.
  10. IL PROBLEMA DEL TEPPISMO-BULLISMO C'E:IMMIGRATI 2^ GENERAZIONE ? Sono state danneggiate tutte allo stesso modo, mandando in frantumi uno dei vetri laterali, spessi mezzo centimetro. Tredici le pensiline di bus e tram vandalizzate nelle ultime due settimane a Torino Nord e al confine Sud. Presi di mira corso Toscana, tra Madonna di Campagna e le Vallette, e corso Settembrini, dalla parte opposta della città, a Mirafiori.
    Lo hanno scoperto a cavallo di Capodanno i tecnici di Gtt, dai cui uffici l'altro giorno è partita una denuncia contro ignoti. Azione dovuta anche al fatto che, spiega l'azienda, siamo al culmine di un'escalation vandalica che prosegue da ottobre, con danneggiamenti in altre zone di Torino.
    È di gran lunga corso Settembrini, a Mirafiori, la strada colpita con più violenza. A Capodanno otto pensiline (su quindici totali) sono state danneggiate lungo questa via lunga meno di due chilometri, punteggiata di fabbriche ma senza palazzine residenziali o negozi, vivace di giorno ma spesso deserta la sera, in cui passano tre linee di mezzi pubblici: «Un atto inqualificabile, e non è il primo -, sottolinea il coordinatore alla Viabilità della Circoscrizione 2, Alessandro Nucera, riferendosi alle vandalizzazioni di qualche mese fa nella stessa strada -. Ci auguriamo che i responsabili siano presto individuati e puniti».
    Una nona fermata Gtt danneggiata, in zona Sud, è stata scoperta l'altro giorno in strada del Portone. A Madonna di Campagna e alle Vallette, invece, i vandali si sono accaniti la scorsa settimana sulle pensiline in corso Toscana lungo la linea 3: quattro quelle spaccate, nei due chilometri tra l'ospedale Amedeo di Savoia e il capolinea.
    L'ipotesi, per Gtt, è che i vetri siano stati rotti colpendoli con dei monopattini. Di sicuro a mandarli in frantumi sono stati oggetti pesanti, trattandosi di cristalli spessi e di grandi dimensioni (quelli in corso Settembrini di due metri e mezzo per uno e mezzo). Tutti gli spazi "vuoti" tra le cornici in plastica sono stati messi in sicurezza con nastro bianco e rosso. Prima i tecnici avevano ripulito marciapiedi e banchine, coperti da una distesa di schegge.
    Gtt ha già ordinato i vetri con cui sostituire quelli spaccati. Ma per il futuro non si esclude di cambiare materiale: potrebbero essere pannelli in plexiglas, più difficili da danneggiare ma che, se rotti, invece di andare in frantumi resterebbero attaccati alle cornici con punte pericolose per utenti e passanti. Una valutazione, a questo proposito, sarà fatta nelle prossime settimane

 

 

 

09.01.22
  1. LE BANCHE ORDINANO L'ITALIA ESEGUE: Un grafico con tre linee colorate sostiene che per l'economia italiana sarebbe meglio se Mario Draghi restasse a Palazzo Chigi. Se invece salisse al Quirinale, l'attuazione del Recovery Plan rallenterebbe; ritarderebbe ancor più se poi si andasse ad elezioni anticipate. La differenza si sentirebbe poco quest'anno, molto nei due successivi.
    Fa notizia anche che questa analisi arrivi dalla potentissima banca d'investimento Goldman Sachs, dove Draghi ha lavorato dal 2002 al 2005. Fa notizia anche che tra gli otto economisti di varie nazionalità che la firmano ce ne sia uno che la politica italiana la conosce bene, Filippo Taddei, prima impegnato nella sinistra Pd, poi consigliere economico di Matteo Renzi.
    Ma si può anche prenderla come segnale di valutazioni che circolano non soltanto dentro Goldman Sachs, anche in altri grandi operatori sui mercati finanziari. Si teme l'incertezza, invece si vede stabilità continuando come prima, dato che le doti di Draghi finora sono apparse più appropriate a un capo del governo, benché il prestigio adatto a un capo dello Stato non gli manchi.
    Con ironia, il dilemma viene riassunto dalla nota canzone dei Clash, vecchia di quarant'anni ma ancora un pezzo forte nelle discoteche, «Should I stay or should I go». Alla fine, il responso è che nel combinarsi delle convenienze dei vari partiti è leggermente più probabile lo «stay», ossia che Draghi rimanga presidente del Consiglio, piuttosto che «vada» al Quirinale.
    Mica facile, però continuare: «guidare il governo nel 2022 molto probabilmente si rivelerà più impegnativo che nel 2021» per l'ovvio motivo che le tensioni fra i partiti della eterogenea coalizione si faranno più aspre avvicinandosi alla fine della legislatura. Già nella legge di bilancio 2022 Draghi è stato costretto a inserire misure anti-crescita come pensioni anticipate e superbonus. Gli resta solo la forza di essere, per i partiti, insostituibile.
    A sostenere il ragionamento c'è una stima sui numeri dell'economia. Già nella migliore delle ipotesi a fine anno l'Italia, a causa delle ben note lentezze e inefficienze, sarà riuscita a spendere solo il 60% dei 39 miliardi di euro di sovvenzioni europee (la parte più ambita di NgEu, quella che non si dovrà restituire). Con Draghi al Quirinale e i tempi di formazione di un nuovo governo si calerebbe al 30%, in caso di voto anticipato forse addirittura sotto al 15%, verso il 10%. Insomma, meno soldi in giro, meno posti di lavoro.
    Chissà però se gli economisti di Goldman Sachs hanno riascoltato bene il testo di quella canzone. Verso la fine dice: «If I go there will be trouble, if I stay it will be double». Ovvero: se vado sono guai, se resto sono doppi guai. —
  2. NON VENDETTE MA UN PIANO PANDEMICO CON CURE DOMICILARI NON VACCINI INUTILI : «A commenti sessisti e misogini, purtroppo, mi sono dovuta abituare anche se fa sempre male: la gente pensa che io parli per farmi vedere, ma a me interessa solo spiegare quello che succede negli ospedali da due anni a questa parte, come lavoriamo noi operatori sanitari. Nulla di più». Martina Benedetti non ha neanche 30 anni, lavora come infermiera nella terapia intensiva dell'ospedale di Marina di Massa e in questi ventitré mesi di pandemia è sempre stata in corsia a salvare pazienti, «anche No Vax, ovviamente!»; a marzo 2020 ha fatto il giro del mondo il suo post su Instagram in cui si mostrava col viso segnato dalla mascherina, poco dopo, a dicembre è stata premiata da Gianni Letta con il premio letterario «Laurentum». Giovedì sera, però, dopo la notizia che la multa per gli over 50 che si rifiutano di vaccinarsi è di soli cento euro una tantum, ha scritto un post «di rabbia». E subito sono arrivati like e condivisioni, ma anche diversi commenti di insulti e minacce, tanto che ora Martina pensa di sporgere denuncia. Un utente, in particolare, le ha scritto di aver letto il suo post «grazie alla segnalazione dell'amico Giuseppe Povia da Telegram» e proprio la circolazione del suo nome – e probabilmente anche dei suoi contatti social, con il rischio che persino numero di telefono e indirizzo di casa siano finiti nelle peggiori chat dell'app usata dai gruppi No Vax – l'ha messa in guardia. «C'è un clima pesantissimo, completamente diverso rispetto a due anni fa».
    In che senso?
    «Durante la prima e seconda ondata c'era molta più solidarietà verso noi infermieri. Poi durante l'estate del 2021, quando scoppiò il dibattito sulla riapertura delle discoteche, mi esposi nuovamente dicendo che per me era un errore. Lì venni attaccata molto duramente da persone che vi lavoravano, mi dicevano "tu hai lavorato in questi mesi, ora lascia lavorare noi", come se io avessi lavorato in condizioni ottimali e non durante una pandemia. In quell'occasione capii che le cose erano cambiate».
    Il post dell'altra sera lo ha confermato. Cosa ha scritto?
    «Ho scritto che secondo me una multa da 100 euro è il prezzo della nostra salute. Perché per me è troppo poco, è una scelta assurda quella del governo perché ricade completamente su di noi».
    Cosa si sarebbe aspettata?
    «Almeno una sanzione di una mensilità. Se vado in auto senza cintura, mi fanno una multa molto più alta di 100 euro. Io avrei voluto una linea dura alla Macron e l'obbligo vaccinale per tutti: noi operatori sanitari, d'altronde, lo abbiamo già da molto tempo. Non vedo perché non estenderlo a tutti».
    In questi mesi ha mai avuto a che fare con i No Vax? Come si è comportata?
    «Assolutamente sì, mi sono capitati diversi pazienti non vaccinati. Con tutti ho cercato di parlare, di convincerli, ma ho notato qualcosa di molto interessante: nessuno, o meglio pochissimi tra loro, aveva davvero un forte sentimento contro i vaccini. Quasi tutti erano vittime di disinformazione, blogger sconosciuti, articoli che manipolano i dati a loro piacimento. E sa cosa? I No Vax con cui ho avuto a che fare erano tutti dai 50 anni in su e grandi amanti dei social network, che frequentano assiduamente».
    Ha mai pensato di cambiare lavoro?
    «Ho pensato di peggio. Era marzo 2020. Ricordo benissimo una scena: ero in cucina dove ho uno sgabello per arrivare a prendere le cose in alto. Ecco, salendoci ho pensato: "Speriamo di cadere e farmi male"».
    Come sono stati questi due anni di pandemia?
    «Durissimi. Ho visto più morti nelle prime settimane di pandemia che in tutta la mia carriera. Ho avuto molti momenti difficili, non mi vergogno a dire che sono andata dallo psicologo. Anzi, dico di più: è inaccettabile che abbiamo il bonus monopattino e non quello per lo psicologo. In questo preciso momento sono in una fase di motivazione e stanchezza molto forte. Psicologicamente è dura andare avanti, anche perché economicamente non è un lavoro che ti dà soddisfazioni».
    Non avete ricevuto un aumento dopo tutto il lavoro fatto?
    «No. Anzi pensi che noi che stiamo in Rianimazione non percepiamo neanche l'indennità di rischio biologico né quella di malattie infettive, che pure sarebbe bassissima, 5,14 euro lordi all'ora. È frustrante lavorare così»
  3. BERLUSCONI E' IL DIAVOLO : Mentre andavo a trovare Umberto Eco, il 13 marzo, le orecchie mi fischiavano da un pezzo.
    Che barba! Roma, Milano, Torino, erano piene di persone per bene che storcevano il naso davanti alla campagna de L'Espresso contro Silvio Berlusconi. Non dicevano, per carità, che era «vergognosa», come si tuonava tutti i giorni dal quartier generale di Forza Italia. No, obiettavano che quella campagna era tanto puntuale, martellante, ossessiva da risultare alla fine controproducente. Alcuni mi indicavano addirittura fra i tifosi inconsapevoli di Berlusconi. E costui amava ripetere che gli attacchi dei denigratori, specie se aspri, gli portavano nuovi consensi. L'Espresso stava dunque sbagliando tutto? Anche fra gli azionisti del settimanale c'era chi suggeriva di non fare di Berlusconi una vittima.
    Così, sapendo che anche Eco aveva qualche perplessità, e che d'altra parte non era minimamente sospettabile di inclinazioni berlusconarde, andai a trovarlo quella domenica pomeriggio. Già in altre occasioni, del resto, lo avevo pregato di segnalarmi con franchezza ciò che ne L'Espresso non gli piaceva. E lui, semisepolto fra i 30 mila volumi che tappezzano le pareti della sua casa milanese di piazza Castello, l'aveva fatto.
    Eco non mise in dubbio la legittimità di una serrata critica a Berlusconi. Anzi, trovò subito modo di precisare che considerava l'eventuale ascesa al potere politico di Berlusconi un evento quasi storico. «Se vince», osservò, «vuol dire che, per la prima volta nella loro storia recente, gli italiani fanno coincidere i loro comportamenti etico-politici con i comportamenti di consumo». Cioè? «Finora gli italiani compravano le pornocassette di Moana Pozzi, però mandavano le figlie dalle Orsoline. Adesso forse sono disposti a mandarle nei bordelli...». Eco scherzava, per sottolineare che si rendeva perfettamente conto della rilevanza del fenomeno Berlusconi. Capiva che si poteva ben scegliere di contrastare questo personaggio: del resto stava per rendere pubblica la sua scelta per i progressisti. Ma i tempi, i modi, i contenuti degli articoli de L'Espresso sotto il profilo dell'efficacia non lo convincevano.
    Anzitutto, disse, «gli attacchi de L'Espresso sono cominciati troppo presto. Molti mesi prima che Berlusconi formalizzasse il proprio ingresso in politica. Così L'Espresso ha contribuito a fare di Berlusconi un mito, sia pure cercando di dargli una connotazione negativa: gli ha riconosciuto in anticipo la qualifica di capo della destra italiana». Mentre Eco parlava, pensai che forse non aveva tutti i torti. Certo le critiche a Berlusconi erano cominciate in estate, quando i fatti non erano ancora esplosi, e troppa gente ancora non aveva gli strumenti per valutare la portata di quelle critiche. Ebbi il dubbio che L'Espresso avesse sprecato le sue munizioni, e che anzi Berlusconi se ne fosse servito per temprare i propri scudi protettivi, per imparare a far fronte a tutti gli attacchi che gli sarebbero giunti addosso durante la campagna elettorale. Ma, alla fine, mi risposi che non avevo proprio niente da rimproverarmi. Semplicemente, L'Espresso aveva scoperto prima di tutti che Berlusconi stava per entrare in politica; aveva capito che la sua sfida poteva risultare vittoriosa; e aveva preso tutto questo sul serio, raccontando fatti, svelando retroscena, esprimendo opinioni. Si era insomma comportato come ogni giornale che si rispetti davanti a una vicenda importante.
    La seconda obiezione di Eco fu che lo spazio dato a Berlusconi da L'Espresso era troppo. «Buona parte dei lettori de L'Espresso», spiegò, «già da tempo è orientata contro Berlusconi, e si annoia se tutte le settimane deve leggere le storie dei suoi debiti e delle sue bugie, del Caf e della P2: alla lunga, queste notizie piovono sul bagnato. L'altra parte dei lettori, quella non ostile a Berlusconi, non si fa certo convincere da attacchi troppo numerosi e insistenti; anzi, ne è infastidita».
    Un dosaggio eccessivo, dunque? Se avesse voluto fare campagna contro Berlusconi, Eco si sarebbe mosso diversamente. E qui spuntò l'obiezione sui contenuti, la terza. «Non avrei propinato ai lettori 10-20 pagine a numero. Avrei cercato i veri punti deboli di Berlusconi. E, una volta individuatili, avrei battuto solo su di essi. Anche con maggiore durezza, all'occorrenza; ma in modo più concentrato, più mirato».
    Per esempio? «Da quanto ho potuto osservare in questa campagna elettorale, un difetto di Berlusconi è l'incapacità di parare i colpi a sorpresa, le botte non previste. In casi del genere, Giulio Andreotti era pronto a opporre la propria maschera, l'impassibilità del potere. Un Pansa è bravissimo nello sferrare contrattacchi micidiali: si pensi al suo celebre scontro con Giuliano Ferrara a Il rosso e il nero. Berlusconi no, è troppo costruito, troppo programmato, ha un repertorio di idee e di battute troppo limitato. Dice sempre le stesse cose, e le dice bene soltanto se il contesto in cui si trova è amichevole, tranquillo. Il cazzotto improvviso lo fa barcollare. Lo si è visto quando la procura di Milano voleva arrestare Marcello Dell'Utri: questo evento lo ha colto completamente alla sprovvista, lo ha mandato nel pallone, lo ha fatto uscire dai gangheri. Credo che lo stesso Berlusconi conosca molto bene questa sua debolezza, e che per questo si sia dato la regola di rifuggire dai confronti diretti con gli avversari: lì non riesce a dare il meglio di sé».
    Dissi a Eco che forse il rifiuto dei confronti dipendeva anche dalla sconfinata presunzione di Berlusconi: egli si crede più in gamba di qualunque altro essere umano, e se si trova allo stesso livello di un avversario, anziché su di un palcoscenico sospeso sopra folle adoranti, si sente ingiustamente sminuito.
    Eco rifletté, poi ribadì: «Se L'Espresso voleva davvero mettere in difficoltà Berlusconi, doveva essere meno prevedibile. E dunque non tanto fornire prove esaurienti della fondatezza di tante accuse contro di lui, quanto mirare ai suoi talloni d'Achille. Per uno che trae parte della sua forza dalla sua storia di self-made-man, e dall'ottimismo che ne consegue, rivelarsi impreparato agli eventi, nervoso, irascibile può essere un disastro».
    Presi nota di tutto, ringraziai Eco e me ne andai. Ripensai a quel colloquio nei giorni successivi, quando fui costretto a incassare altre critiche. Valentino Parlato, del Manifesto, andava dicendo che involontariamente L'Espresso aveva dato una mano a Forza Italia. E al Corriere della Sera, lunedì 21 marzo, Indro Montanelli dichiarò: «Non posso credere che il mio amico Rinaldi abbia voluto portare delle fascine al fuoco di Forza Italia, ma la demonizzazione approda sempre al risultato contrario quando si esagera. Sono riusciti a fare di Berlusconi il protagonista della politica italiana».
    Lo stesso osservò Lucio Colletti. Idem Gianni Agnelli. L'Espresso quinta colonna di Berlusca! Fosse vero, ormai si potrebbe bisbigliare: missione compiuta. Ma non è vero, non è mai stato vero. Diciamoci la verità, amici: Berlusconi era forte, era fortissimo, i suoi voti li avrebbe presi in ogni caso. Si poteva fermarlo solo denunciando fin dall'inizio, davanti al Paese, l'assurdità di una situazione in cui il magnate della tv dava la scalata al governo impugnando come clave quelle reti tv che lo Stato gli ha concesso di possedere. Peccato che per mesi L'Espresso sia stato l'unico giornale a svolgere questa opera e che gli avversari politici di Berlusconi non abbiano aperto gli occhi in tempo. Quanto alla "demonizzazione", caro Indro, la parola non è la più adatta. L'Espresso, purtroppo, non ha demonizzato Berlusconi. Lo ha solo raffigurato, e tu lo sai bene, per quello che è.
  4. OMICIDIO DI STATO : Il governo autoritario del Kazakhstan si dice pronto a sparare per soffocare la protesta antigovernativa scoppiata nel Paese. Già giovedì la polizia aveva affermato di aver ucciso "decine" di manifestanti. Ieri il presidente Kassym-Jomart Tokayev ha escluso ogni ipotesi di mediazione e ha detto di aver autorizzato polizia e forze armate ad aprire il fuoco «per uccidere, senza avvertimento» nonostante gli appelli contro le violenze arrivati da più parti. «Che tipo di negoziazioni possono esserci con criminali e assassini?», ha dichiarato Tokayev, presidente di un Paese in cui il dissenso viene regolarmente represso. Tokayev ha bollato ancora una volta i manifestanti come «terroristi» e ha poi rivolto «un ringraziamento speciale» a Vladimir Putin, che lo ha appoggiato inviando nel Paese le truppe della Csto: un'alleanza militare guidata dalla Russia e di cui fanno parte sei repubbliche ex sovietiche.
    In questi giorni, il Kazakhstan è stato sconvolto dalle violenze e si sono registrati duri scontri tra polizia e manifestanti. Il ministero dell'Interno ha dichiarato che sono stati uccisi 26 dimostranti e 18 poliziotti e che 3.800 persone sono state arrestate. Ma si tratta di numeri che non possono essere verificati in maniera indipendente, mentre le interruzioni alle comunicazioni via Internet rendono difficile avere un quadro completo di questa drammatica situazione.
    «L'ordine costituzionale è stato per lo più ripristinato in tutte le regioni», ha detto Tokayev ieri mattina. Secondo la Reuters, la polizia pattuglia le strade di Almaty, ma nella principale città del Paese si sentono ancora spari. Ieri la France-Presse riportava che le forze di sicurezza avevano bloccato le aree strategiche della città e sparavano in aria se qualcuno si avvicinava, mentre il ministero della Difesa russo ha dichiarato che l'aeroporto di Almaty, dove nei giorni scorsi aveva fatto irruzione un gruppo di manifestanti, è «sotto il pieno controllo» delle forze governative e di quelle della Csto.
    Non è chiaro quanti soldati siano stati inviati in Kazakhstan dall'alleanza a trazione russa, ma l'Ap riporta che secondo alcuni media kazaki finora sarebbero arrivati 2.500 militari, tutti schierati ad Almaty.
    L'Ue giovedì ha sottolineato che «gli aiuti militari esterni riportano alla memoria situazioni che vanno evitate» e gli Usa hanno messo in guardia da «eventuali azioni che possano gettare le basi per una presa di controllo delle istituzioni del Kazakhstan». Appelli contro le violenze sono arrivati da Usa, Germania, Gran Bretagna, Francia e Italia, ma anche dall?Alta Commissaria Onu per i diritti umani Michelle Bachelet. Mentre il leader cinese Xi Jinping ha elogiato Tokayev per le «misure forti».
    Le proteste di questi giorni sono state scatenate dall'aumento del prezzo del Gpl: una decisione giudicata ingiusta dai manifestanti in un Paese ricco di idrocarburi come il Kazakhstan, dove tanti usano il Gpl come carburante per le auto. Le dimissioni dell'esecutivo e l'annuncio di prezzi calmierati del carburante non hanno però spento la protesta. Diversi osservatori ritengono infatti che il malcontento sia alimentato anche dalle diseguaglianze economiche nonché dall'avversione nei confronti di Nursultan Nazarbayev, l'ex presidente che per trent'anni ha governato il Paese stroncando il dissenso e ha continuato a mantenere un vasto potere anche dopo aver lasciato la poltrona di capo dello Stato a un suo "fedelissimo": Tokayev. «Vecchio, vattene!», scandivano infatti i manifestanti e, secondo i media, una statua del "Leader della Nazione" è stata abbattuta nei giorni scorsi a Taldykorgan. Da quando è iniziata la contestazione, Nazarbayev non è stato visto in pubblico e il Guardian e l'Afp riferiscono di rumors secondo cui potrebbe aver lasciato il Paese. Si tratta però appunto di voci non confermate, e l'agenzia di stampa statale bielorussa Belta afferma che Nazarbayev ha discusso della situazione in Kazakhstan con un altro alleato di Putin: Aleksandr Lukashenko, al potere in Bielorussia dal 1994 e il cui regime ha represso a colpi di manganello e con ondate di arresti le manifestazioni pacifiche antigovernative del 2020-2021. Di sicuro c'è che Tokayev ha rimosso Nazarbayev dall'importante carica di capo del Consiglio di sicurezza kazako e lo ha fatto proprio pochi giorni fa, nel pieno delle proteste.
  5. POLONIA SEMPRE MENO DEMOCRATICA: Dopo giorni di smentite Jaroslaw Kaczynski, leader del PiS e padre-padrone della Polonia, ha infine ammesso che il governo ha acquistato lo spyware Pegasus sviluppato dal Nso Group israeliano, ma ha negato che questo sia stato utilizzato per spiare gli oppositori. Kaczynski ha affermato che il software «è utilizzato dai servizi segreti in molti Paesi per combattere il crimine e la corruzione».
    La scorsa settimana Citizen Lab, un'organizzazione canadese di monitoraggio sulla cyber-sicurezza, aveva affermato che era stato utilizzato per prendere di mira figure di spicco dell'opposizione come il senatore Krzysztof Brejza, hackerato in vista delle elezioni di 3 anni fa: i suoi messaggi venivano cambiati e diffusi al pubblico per diffamarlo. Kaczynski ha negato aver fatto spiare esponenti dell'opposizione e che l'uso di Pegasus abbia avuto un ruolo nelle elezioni, ma le rivelazioni hanno scosso la Polonia, con goffi tentativi del governo di gettare acqua sul fuoco o smentire: il premier Morawiecki aveva definito le affermazioni di Citizen Lab«notizie false» e suggeriva che lo spionaggio avrebbe potuto essere stato commesso da un'intelligence straniera. Il vice ministro della Difesa Skurkiewicz aveva dichiarato che «il sistema Pegasus non è in possesso dei servizi polacchi».
  6. CONTROLLO DEL GREEN PASS NON DEL TERRITORIO : Dopo le baby gang in centro a Torino, ecco spuntare il caso di un rapinatore seriale di telefonini nella periferia Sud, al confine con Moncalieri. Tre gli episodi negli ultimi giorni. Le vittime sono tutti giovanissimi che vivono nella prima cintura. Aggrediti di sera in via Nizza, piazza Bengasi e corso Maroncelli.
    «Sono stato aggredito in piazza Bengasi, nei pressi della fermata dell'autobus – ha raccontato uno dei rapinati, 17 enne - Era buio e non ho fatto caso se mi stava seguendo. Aveva in mano una bottiglia rotta, l'ha alzata verso di me senza lasciarmi alcuna via di fuga. È stato tremendo. Voleva il mio telefonino ed era molto aggressivo: ho davvero temuto di finire male. Non ci ho pensato un minuto e gli ho dato quello che voleva: solo a quel punto si è allontanato. Non ho fatto caso se abbia raggiunto dei complici. Ero solo spaventato e non vedevo l'ora di andare a casa».
    Anche gli altri ragazzini derubati erano soli al momento dell'aggressione. In circostanze molto simili. Probilmente segue le vittime, agisce nei pressi delle fermate dei mezzi pubblici. Negli altri casi avrebbe usato un taglierino per convincere i ragazzini a non reagire. Uno di loro aveva appena ricevuto il cellulare in regalo, per Natale. Tutt'e tre i casi sono stati denunciati ai carabinieri: le descrizioni fatte dalle vittime contengono elementi in comune. Altezza, fisionomia, stesso modus operandi. Il rapinatore sarebbe un extracomunitario, armato e determinato. Le indagini sono in corso.
    I carabinieri hanno intensificato i controlli in tutta l'area, allargando il raggio anche su Moncalieri lungo via Sestriere e via Pininfarina. Al momento non si può escludere che anche altri giovani siano rimasti vittime dei rapinatori. Ragazzini che non hanno ancora denunciato nulla: magari per paura o vergogna. Ma una testimonianza in più può risultare determinante per le indagini e risalire ai responsabili.

 

08.01.22
  1. IL POTERE PUO' RENDERE ILLUSIONISTI TEMERARI E SPAVALDI. E' SUCCESSO PER MARCHIONNE, STA SUCCEDENDO PER DRAGHI. BASTA PRENDERNE ATTO E TRARNE LE CONCLUSIONI.
  2. LA VACCIANZIONE E' UN ATTO DI FORZA E SUPREMAZIA DEL POTERE SUI GOVERNATI.
  3. INVECE DI SCARICARE LE RESPONSABILITA' DELL'INNALZAMENTO DEI CONTAGI SUI NON VACCINATI PERCHE' NON SI HA IL CORAGGIO DI DIRE CHE IL VACCINO ATTUALE NON FUNZIONA PERCHE' E' DIVENTATO UNA RISPOSTA FARMACOLOGIA QUALSIASI DI FRONTE AD UNA VARIANTE SPECIFICA CHE OGGI NON HA UNA CURA SPECIFICA, E NON ESISTERA' MAI UN VACCINO PER I VIRUS CHIMERA COME IL COVID CHE VARIA CONTINUAMENTE. LO HA DETTO IL PAPA BARIC, LO STA DIMOSTRANDO OMICRON PIU' INFETTIVO MA MENO GRAVE. DI QUESTO DOVREBBE TENER CONTO UN PIANO PADEMICO CHE NON C'E DA ANNI E CHE NESSUNO STA FACENDO, SE NON CI SAREBBE LA PRIORITA' DELLE CURE DOMICILIARI
  4. NESSUNO E' PADRONE DELLA PROPRIA STORIA, NEPPURE GLI EBREI .
  5. I VERI INTERESSI DEL VACCINO : Tra festività natalizie, viaggi e cenoni in famiglia, con tutti i timori legati alla diffusione della variante Omicron, il business dei tamponi nelle ultime settimane si è moltiplicato con un giro d'affari che, in Italia, muove decine di milioni di euro al giorno.
    Tra file chilometriche e prenotazioni online, le richieste si sono raddoppiate, arrivando a un milione e 200 mila tamponi al giorno. Il 20 per cento sono test molecolari, l'80 per cento antigenici rapidi. Di questi ultimi, circa 800 mila – calcola Federfarma – vengono eseguiti dalle oltre 14 mila 500 farmacie che si sono messe a disposizione sul territorio.
    Numeri enormi, se si pensa che prima dell'ultima ondata i tamponi eseguiti in Italia erano tra i 500 mila e i 700 mila ogni 24 ore. A protestare sono soprattutto le associazioni dei consumatori, come Codacons che, a fine dicembre, ha presentato un esposto a centoquattro procure italiane per chiedere di far luce su chi «specula» sull'emergenza ritenendo che il «rincaro» delle farmacie sul prezzo d'acquisto di ogni singolo tampone sia del «328 per cento».
    Il costo calmierato concordato in un protocollo d'intesa col governo è di 15 euro a test antigenico per tutti, 8 euro solo per i ragazzi tra i 12 e i 18 anni (non ancora compiuti), mentre è gratuito per i fragili che, per via delle proprie patologie, non possono vaccinarsi.
    «È vero che le farmacie acquistano i tamponi a 3, 5 o 4 euro – spiega Marco Cossolo, presidente di Federfarma – ma per eseguirlo sostengono altre spese che sono facilmente quantificabili. C'è il lavoro del farmacista: circa 50 centesimi al minuto. Se si considera che per ogni tampone ci vogliono 15 minuti, sono 7, 50 euro. C'è il prezzo dei Dpi (camice usa e getta, mascherina e guanti): 1, 50 euro. E siamo già a 13 euro. Per non parlare del costo degli spazi, della loro sanificazione e della attività amministrativa che c'è dietro. Quel che resta in tasca a un farmacista sono due euro. Anche perché – si infervora Cossolo – il prezzo di 15 euro non lo abbiamo fatto noi ma è stato deciso dal presidente del consiglio, Mario Draghi, che è il più grande economista europeo».
    Diversi sono i costi dei tamponi antigenici fai da te che alla vigilia di Natale erano quasi introvabili in molte città italiane, come a Milano. «Il prezzo al pubblico varia dai 7, 90 ai 9, 90 euro mentre le farmacie li acquistano a 6 euro più il 5 per cento di iva, che non è applicata invece agli antigenici che vengono effettuati in sede», conclude Cossolo.
    E, di certo, non è a causa delle farmacie che i tamponi in Italia non vengano eseguiti gratuitamente come invece accade in altri Paesi del Nord Europa, per esempio la Germania. Anzi, sottolinea Andrea Mandelli, presidente della Federazione Ordini farmacisti italiani, «questa attività, che di sicuro non rappresenta il core business delle farmacie, è un'incombenza che si aggiunge a tutte le altre che ordinariamente vengono svolte e che in queste settimane in parte sono state abbandonate. Ci siamo messi a disposizione per fare i vaccini anti covid, quelli anti influenzali, i tamponi… Durante l'emergenza abbiamo dimostrato che la nostra professione è quella più flessibile e più vicina al cittadino».
    Il margine di guadagno di due euro a tampone non può essere considerato basso, visti anche i numeri dei test antigenici effettuati in Italia in questi giorni. Ma c'è da dire che varia a seconda del territorio e della città. E, in ogni caso, spiega Venanzio Gizzi, presidente Assofarm – farmacie comunali, «anche le farmacie sono delle aziende che devono garantire il loro equilibrio economico. In Italia abbiamo una sanità che viaggia a ventuno velocità, tante quante sono le nostre regioni. Prima del protocollo d'intesa per i test antigenici rapidi siglato ad agosto con il governo, ogni hub e ogni struttura applicava prezzi diversi. In alcuni casi molto alti. Ma nei 15 euro complessivi pagati ora dal cittadino ci sono anche i costi degli spazi e del personale: sono tutti investimenti sostenuti dalle farmacie. Siamo un presidio territoriale importante. Se non ci fossimo stati noi, che cosa sarebbe accaduto in questo periodo con i tamponi? Chi se ne sarebbe fatto carico? » .
    Ad ammettere che le spese ci sono è il presidente del Movimento difesa del cittadino, Antonio Longo. «Di sicuro con una richiesta così alta c'è chi sta speculando – sostiene – ma il problema qui è alla fonte. Perché c'è una questione relativa all'approvvigionamento soprattutto dei reagenti con cui i tamponi vengono processati, che sono prodotti principalmente all'estero. Il governo dovrebbe garantirli a un costo più basso, calmierato, per permettere alle farmacie di contenere il prezzo dei tamponi. Anche perché i tempi di attesa per effettuare i test stanno aumentando. E se da una parte è vero che le feste e i cenoni stanno per terminare, dall'altra bisogna pensare che tra qualche giorno si torna al lavoro, a scuola, soprattutto. Il problema è attuale e riguarda i prossimi sessanta giorni. E nessuno, almeno per il momento, sembra sollevarlo»
  6. DRAGHI NE' AL COLLE NE' AL GOVERNO , VOTO CON GIORGIO PARISI AL COLLE : Nella confusione di questi giorni una cosa si sta delineando: senza Mario Draghi a Palazzo Chigi la Lega vuole passare all'opposizione. Le barricate nel Consiglio dei ministri di mercoledì sono l'ennesimo segnale di una sofferenza che ormai coinvolge anche i ministri, ovvero l'ala più governista. L'obbligo vaccinale, si ragiona in via Bellerio, è l'ultimo prezzo pagato per la permanenza nell'esecutivo. Matteo Salvini evita di pronunciarsi, ma il suo giudizio sull'operato del premier sta peggiorando: la sua mediazione su Green Pass e vaccini viene vista troppo ammiccante verso la sinistra. Ieri il leader del Carroccio ha coinvolto Draghi sul tema del nucleare, spinto dal centrodestra e bocciato dagli altri: «Con chi sta? Col passato o col futuro?».
    Lo stesso Giancarlo Giorgetti, legato al premier da un rapporto di stima reciproca, ha capito da tempo che questo schema ha le ore contate. In una delle rare dichiarazioni pubbliche, sul palco di Atreju, il ministro dello Sviluppo economico ammoniva: «Nella prossima primavera, più che alle elezioni anticipate, saremo chiamati a votare dei referendum su temi molto divisivi, come giustizia e cannabis. Se ci aspetta un anno di campagna elettorale in cui ognuno fa propaganda per le proprie bandiere, si farà fatica a governare». In questi giorni Giorgetti è, privatamente, ancora più esplicito, ritenendo di fatto finita l'esperienza di questa maggioranza. Il ministro è ancora convinto che la scelta migliore sia mandare Draghi al Colle, una soluzione che ha come conseguenza la formazione di un nuovo governo. In questo esecutivo, si ragiona in via Bellerio, la Lega non ci sarà. Per il momento Salvini non appoggia il trasloco al Quirinale del premier, anche per non mostrarsi sleale con Silvio Berlusconi, («abbiamo la possibilità di eleggere una figura di centrodestra, non la vogliamo sprecare», spiega un dirigente), ma sono in tanti a credere che questa posizione cambierà con l'inizio delle votazioni. E se Draghi dovesse essere eletto, Salvini potrebbe tornare, con la coscienza a posto, nel terreno che più gli è congeniale: l'opposizione.
    Lo scenario di un anno in Consiglio dei ministri in preda all'instabilità è il peggiore per Salvini. Forza Italia, almeno ufficialmente, è sulla stessa linea: «Non appoggeremo nessun governo che non sia guidato da Draghi», ripete spesso Berlusconi. Alcuni la giudicano una tattica per fare pressione sul premier e spingere al tempo stesso la propria candidatura, ma questa, si pensa ad Arcore, sarebbe la formula migliore per ricompattare il centrodestra e provare a vincere le elezioni: «Piuttosto che avere tre ministri per un anno è meglio averne sei per cinque anni», ragiona un dirigente azzurro.
    Moratti e grillini
    La strategia di Salvini di questi ultimi giorni è di parlare solo di «temi concreti», come le bollette e dietro le quinte lavorare sui temi istituzionali, primo tra tutti il Quirinale. Il segretario sta cercando di essere il perno di una trattativa di fatto non partita davvero. Le sue telefonate agli esponenti degli altri partiti, non soltanto i leader, sono state numerose e discrete.
    Negli ultimi giorni si segnala una ritrovata sintonia con il Movimento 5 Stelle, pur nella difficoltà oggettiva di venire a capo del caos che regna da quelle parti. In particolare i leghisti hanno apprezzato due cose: la posizione contro l'obbligo vaccinale e l'apertura all'ipotesi di un presidente della Repubblica espressione del centrodestra, come i contatti tra Giuseppe Conte e Letizia Moratti, rivelati da La Stampa. Proprio il nome dell'ex sindaca di Milano è quello che Salvini vede più consono ai suoi criteri. Se l'operazione Draghi non dovesse risucchiare tutto, il segretario della Lega è pronto a cercare sponde audaci.
  7. SOLO BIDEN PUO'  E VUOLE FERMARE PUTIN: La situazione si fa sempre più preoccupante in Kazakhstan, dove si registrano violenti scontri tra polizia e manifestanti. I media riportano che si sentono esplosioni e spari ad Almaty, dove la polizia afferma di aver ucciso "decine" di manifestanti e secondo le autorità sarebbero state arrestate 2.300 persone. Il ministero dell'Interno sostiene che 18 agenti siano morti durante le proteste contro l'aumento del prezzo del Gpl e contro il governo. Si tratta però di dati che non possono essere confermati in maniera indipendente, e poco chiara resta in generale la situazione, anche a causa delle interruzioni delle comunicazioni via Internet. Di certo c'è che la Russia di Putin si è schierata con Tokayev, il presidente dell'autoritario Kazakhstan, e inviato soldati in questa repubblica ex sovietica ricca di idrocarburi e uranio. Era stato lo stesso Tokayev, mercoledì, a chiedere l'intervento della Csto, un'alleanza militare guidata da Mosca e di cui, oltre al Kazakhstan, fanno parte anche Bielorussia, Armenia, Tagikistan e Kirghizistan. Alcune ore dopo, l'alleanza ha fatto sapere dell'invio di soldati «per un periodo di tempo limitato al fine di stabilizzare la situazione». Non ha però specificato quanti militari saranno dispiegati per questa operazione, la prima azione congiunta della Csto dalla sua fondazione nel 1999 (anche se il Moscow Times scrive di «3.000 paracadutisti russi»).
    Tokayev ha parlato di «bande terroristiche» che «hanno ricevuto addestramento all'estero» e il ministero degli Esteri russo ha bollato la protesta come «un tentativo ispirato dall'esterno di minare la sicurezza» del Kazakhstan.
    Se il presidente turco Erdogan ha espresso il suo sostegno a Tokayev, l'Ue ha sottolineato che «gli aiuti militari esterni riportano alla memoria situazioni che vanno evitate». «Gli Stati Uniti e il mondo intero monitorano tutte le eventuali violazioni dei diritti umani», ha detto da parte sua il portavoce del Dipartimento di Stato Usa, Ned Price. Appelli contro le violenze e per una soluzione pacifica della crisi, oltre che da Bruxelles, sono arrivati da Usa, Gran Bretagna e Italia, ma anche dall'Alta Commissaria Onu per i diritti umani Michelle Bachelet. «Il diritto internazionale è chiaro: le persone hanno diritto alla protesta pacifica e alla libertà di espressione. Allo stesso tempo, i manifestanti, per quanto siano adirati o afflitti, non devonoricorrere alla violenza».
    Il Kazakhstan è un alleato della Russia, ma ha stretti rapporti con Pechino, dialoga con l'Occidente, e le maggiori compagnie energetiche occidentali estraggono nel suo territorio petrolio e gas. A far esplodere la protesta è stata la cancellazione del tetto per il prezzo del Gpl che ha subito fatto schizzare in alto le tariffe, ma secondo diversi osservatori dietro la rivolta ci sono anche le diseguaglianze socio-economiche, aggravate dalla pandemia, e il malcontento verso il potente ex presidente Nazarbayev, che ha governato il Paese per 30 anni reprimendo ogni forma di dissenso.
  8. DRAGHI MODELLO PUTIN: Lasciamo stare la soddisfazione maliziosa dei nostalgici dello stile comunicativo targato Conte-Casalino, con quelle ansiogene conferenze stampa alle nove della sera per annunciare provvedimenti già in vigore dal mattino dopo. E teniamo da parte anche la tifoseria opposta, quella del «va bene così, Draghi è Draghi», per la quale sul piazzale di Palazzo Chigi, l'altra sera, non è successo niente. Mettiamo da un canto gli uni e gli altri, insomma, e chiediamoci semplicemente: ma perché non è stato Mario Draghi a spiegare ai giornalisti – e attraverso loro al Paese – come mai l'Italia, prima in Europa, ha deciso il ricorso (seppur limitato agli ultracinquantenni) all'obbligo vaccinale?
    Ad annunciare la delicatissima scelta – un giro di boa e un evidente cambio di rotta – sono stati spediti in piazza Colonna tre ministri stravolti dalla durissima giornata, parziali nelle spiegazioni fornite e illuminati a malapena da qualche faro tv – alle nove della sera – in un buio che è parso subito malaugurante. Roberto Speranza, segnato in volto dall'uso prolungato di una mascherina troppo stretta, ha rassicurato e minimizzato la decisione del governo; Renato Brunetta, nervoso come sempre, ha tenuto solo a precisare – e a precisare più volte – che in Consiglio dei ministri tutto era stato deciso all'unanimità; e Patrizio Bianchi, infine, che la scuola era salva e che si resta in classe, come promesso: con protocolli diversi, però, e fino a un qualche nuovo ordine. Se vogliamo metterla sul piano estetico, della pura scenografia, un set e dei protagonisti sottotono per un annuncio che è subito rimbalzato in tutte le cancellerie europee; se passiamo al piano politico, invece, una scelta incomprensibile: o, al contrario, purtroppo prevedibile alla luce di una parabola – quella di Mario Draghi – che dalla vigilia di Natale in poi sembra aver cambiato decisamente corso. Se il presidente del Consiglio – pur regista attento delle sue rare uscite pubbliche – stavolta ha rinunciato a mostrarsi, è anche per effetto dello tsunami montante intorno al Colle del Quirinale. Il nervosismo è alle stelle. E anche una sola parola fuori posto può fare inopinatamente la differenza.
    A Draghi, per esempio, era parso carino il modo col quale – facendo gli auguri di Natale – aveva deciso di rispondere alle tante sollecitazioni che i partiti gli rivolgevano da mesi: ci dica se si sente candidato al Quirinale oppure no. Il premier, sorridendo, l'aveva messa così: «Sono un nonno al servizio delle istituzioni». Un modo di dire leggero, tranquillizzante, non assertivo: eppure è bastato a scatenare reazioni sospettose, tensioni malcelate e velenosissimi avvertimenti. Come se una sorta di bradisismo avesse improvvisamente preso a scuotere il palazzo del governo e il suo inquilino. In una fase così, deve aver pensato il premier-nonno, il silenzio è d'oro. Ma non è parsa una scelta azzeccata.
    D'altra parte, è vero, la giornata era stata durissima, con Pd, Lega e Cinquestelle impegnati a tenere il punto di partenza: si all'obbligo vaccinale, no a costrizioni, obbligo forse ma a questo e non a quello. Un bailamme che ha rischiato più volte di trasformarsi in rottura: e a differenza di certi decisionismi del passato, Draghi stavolta s'è dovuto fermare, per convincere e mediare. Anche questa una evidente novità.
    Alla fine, tirando di qua e mollando di là, il superbanchiere che sta imparando a camminare nel pantano della politica, il risultato l'ha ottenuto: ma ha preferito non rivendicarlo. Una decisione che non somiglia certo ad una dimostrazione di forza. E soprattutto una sottovalutazione del significato che avrebbe avuto la scelta opposta: parlare direttamente al Paese – e non solo al nostro Paese – per spiegare una delle mosse più importanti e divisive assunte in questa interminabile campagna contro la pandemia.
    Se questo è più o meno il quadro, è davvero arduo immaginare magici rasserenamenti. Del resto, la situazione – da confusa che era – si è fatta indecifrabile. Per dire: Pd, Lega e Forza Italia oggi sono assieme al governo, ma tra un mese potrebbero star già ragionando sulle liste con le quali sfidarsi in durissime elezioni. E Mario Draghi, che adesso è a Palazzo Chigi, tra trenta giorni potrebbe indifferentemente trovarsi ancora lì oppure al Quirinale. O magari esser tornato un "nonno" al servizio degli amati nipoti. Tutto traballerà fino all'elezione del nuovo Presidente. Anche il premier navigherà a vista: e naturalmente sa che non sempre gli basterà difendersi col silenzio. Ma questo è un altro discorso, ed un'altra partita: così difficile che non si riesce nemmeno a cominciare.
  9. L'EFFETTO DELL'OPPIO CHE MOLTI NON VOGLIONO VEDERE : Scrive il filosofo Emmanuel Lévinas nel suo Totalità e Infinito che la vera natura del volto, il suo segreto, consista nella domanda che rivolge, che è "al contempo una richiesta di aiuto e una minaccia".
    Il Volto è per Lévinas un appello che chiama a prendersi cura dell'esistenza di un altro che ci interroga, continuamente, e ci chiama a rapporto nell'incontro con la radicale distanza da noi.
    Da quando sono tornati al potere, lo scorso agosto, i taleban hanno imposto una interpretazione progressivamente più rigida della legge islamica, vietando alle donne l'accesso all'istruzione secondaria in molte province, impedendo ai tassisti di accettarle in auto se non accompagnate da un parente di sesso maschile, ostacolando la loro presenza al lavoro nel settore pubblico, fatta eccezione per le scuole primarie e gli ospedali, e bandendo la loro presenza da posizioni di governo e amministrative. Da ultimo, pochi giorni fa, i taleban hanno ordinato ai proprietari dei negozi di Herat, terza città più popolosa del Paese, di tagliare la testa ai manichini esposti nei negozi, sostenendo che le figure dei volti femminili rappresentino una violazione della legge islamica. Aziz Rahman, capo del Dipartimento per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio, ha rivendicato la decisione in una dichiarazione rilasciata a Afp: «Abbiamo chiesto ai commercianti di tagliare la testa ai manichini perché contrari alla Sharia, se si limiteranno solo a coprire il capo con un velo l'angelo di Allah non entrerà nei loro negozi o nelle loro case a benedirli». Il velo non basta, dice Rahman, l'immagine del volto va eliminata, distrutta. I negozianti hanno obbedito, come mostra un video diffuso sui social media, in cui un gruppo di uomini (che non si vedono) sega le teste ai manichini per poi accatastarle una accanto all'altra. Una continuazione ideale alle prime immagini che hanno segnato il ritorno dei taleban a Kabul, quelle delle vetrine dei negozi con i volti di donna cancellati dalla vernice nera secondo l'interpretazione del Corano che vieta qualsiasi riproduzione o immagine di fattezza umane. Il corpo è tabù, dice la vernice scura che li copre e li censura, il volto è tabù.
    Sul volto di donna, poi, il divieto è supremo, insindacabile. Cosa c'è su quei volti che i taleban non vogliono vedere? È solo lo scandalo del corpo femminile per i codici della loro interpretazione oscurantista dell'Islam o c'è anche il segno della fragilità del loro potere? «Il volto si sottrae al possesso, al mio potere» dice Lévinas, che disegna una relazione etica a partire dal Volto.
    Lévinas fonda la sua teoria dell'etica della società sul "faccia a faccia con l'altro", con un volto che abbiamo di fronte e che mai riusciremo ad afferrare per intero, riconducendolo a noi stessi.
    È lì che giace il presupposto delle relazioni umane, nella relazione con un Altro che nel solo atto di manifestarsi mette in crisi, è interrogativo e limite, e nel suo essere così ostinatamente, radicalmente diverso da chi guarda, sfugge al possesso, è resistente alla presa. E con la sua presenza diventa linguaggio, perché dice Lévinas, la prima parola del Volto che vedo e che mi è straniero è un'ingiunzione: «Tu non mi ucciderai» dice, non con il tuo ordine sociale, non con la tua oppressione, né con la vocazione al controllo.
    Il volto resiste al possesso, resiste al potere delle armi. Puoi distruggermi ma non puoi possedermi, pare dire, non puoi appropriarti di me.
    Ha a che fare questo con il corpo delle donne afghane, con i loro visi di cui è impedita la vista, con le teste dei manichini così insostenibili allo sguardo da dover essere rimossi? Sì, ha a che fare anche con loro perché nell'unicità dei loro volti queste donne ricordano ai taleban che possono essere segregate ma non possedute e contemporaneamente ricordano a noi occidentali che la responsabilità verso di loro consiste nel rispetto delle differenze, non nella foga di annullarle.
    Il destino delle donne afghane ha a che fare col potere degli uomini, col potere espresso dai taleban sulla nuova società afghana che vogliono costruire, ma ha a che fare anche con la responsabilità nell'affrontare conflitti che l'Occidente ha smesso di combattere faccia-a-faccia, come se l'atto del vedere, di affrontare il Volto di chi si vuole oppresso o sconfitto, fosse la costante di ogni guerra, ideologica o militare.
    Le guerre contemporanee non sono più, ormai da tempo, combattute contro qualcuno che si rischia di uccidere, ma contro sagome che sembrano non avere vita, sono combattute a una distanza che tutela lo sguardo, le sagome si muovono ma non possono guardarci, non possono imporre la violenta, radicale, rivendicazione dello sguardo e gli eserciti, indirizzando droni e armi di precisione contro di loro, non se ne sentono responsabili.
    Dove finisce la responsabilità?
    Esattamente dove dovrebbe iniziare, sull'ingiunzione che il volto reclama. Combattere senza guardare in faccia il nemico significa sottrarsi a quell'epifania che dice, come le donne coperte dal burqa, Non uccidere, tu non mi ucciderai.
    Dovremmo, prima di sentirci responsabili dei destini delle donne afghane, essere desiderosi di conoscere il volto che vorrebbero mostrare - non quello che noi vorremmo vedere - una volta alzato il burqa - e rispettare la loro alterità dai taleban ma anche la loro alterità da noi. L'altro è una ferita nella nostra compiutezza, sia quando tentiamo di combatterlo, sia quando tentiamo di accoglierlo. L'altro ci ferisce perché ci mostra, noi ci sentiamo feriti perché vederlo ci inchioda alla responsabilità che abbiamo di accoglierlo, o di combatterlo.
    Per questo dovremmo, prima di sentirci parti in conflitto, tentare di conoscere il volto delle società che consideriamo antagoniste, affrontare, sempre, la responsabilità del faccia-a-faccia. È difficile guardare in faccia il nemico che si uccide, talvolta intollerabile, così come è difficile guardare il volto di un essere umano che chiede aiuto, e rivendica una presenza di libertà con il proprio volto «differenza irriducibile che inquieta e che risveglia».
  10. COME PUO' ESSERCI PROGRESSO E SVILUPPO SE : Donald Trump descrive il cerimoniale di Washington come un teatrino Dem volto a celare la realtà, ovvero che Biden «ha completamente e totalmente fallito». «È tutta una distrazione», replica l'ex presidente in una nota, ribadendo che «i democratici vogliono fare loro questo giorno del 6 gennaio in modo da alimentare le paure e dividere il Paese».«Lasciamoglielo, perché l'America è in grado di vedere attraverso le loro bugie», chiosa Trump, che rinunciando al contro-sermone di Mar-a-lago rimanda tutti al comizio del 15 gennaio in Arizona. Appare del tutto a suo agio il tycoon nel ruolo di capo dell'opposizione in remoto, le cui parole giungono nel generale silenzio del Gop. Se dopo l'assalto fu abbandonato da gran parte degli alleati e dato per finito, oggi la sua leadership appare salda. E a suo sostengo arrivano i sondaggi: due terzi dei repubblicani non vedono il 6 gennaio 2021 come un attacco al governo e tre quarti dice che Biden è un presidente illegittimo. Retorica che si nutre del crollo dei consensi ai minimi storici dell'inquilino della Casa Bianca (44% alla fine del 2021), secondo solo a quello di Kamala Harris, sprofondata al 28%. Il tutto sullo sfondo del freddo cambio della guardia al podio tra vice e presidente nella cerimonia di ieri a Capitol Hill.
  11. ERA ORA NON SENTIAMO LA MANCANZA MA LA LIBERAZIONE DALLE BIZZE DI  CHIARA :Il metodo utilizzato è paragonabile a quello per verificare la positività al Covid.
    Solo che in questo caso al posto del tampone viene impiegato un feltrino imbevuto di una sostanza che reagisce a contatto con il biossido di azoto, vale a dire l'inquinante strettamente legato ai gas di scarico delle automobili. In un certo senso, è un po' come fare il tampone all'aria che tutti noi respiriamo. È l'obiettivo della quarta campagna "Che aria tira", il monitoraggio civico del comitato Torino Respira, che per tutto il mese di febbraio misurerà il livello di No2 per restituire una mappa - il più possibile dettagliata - del territorio cittadino. Una cartina di tornasole della nostra salute, soprattutto considerato l'aumento della quantità media di Pm10 registrata nel 2021 dalle stazioni di Arpa.
    Saranno trecento i campionatori installati in città, dalle strade più trafficate e di grande scorrimento, alle zone collinari e precollinari non direttamente esposte alle automobili. La metà delle provette verrà posizionata nelle vicinanze delle scuole di ogni ordine e grado. «Le misurazioni partiranno dal primo weekend di febbraio e andranno avanti per quattro settimane - spiega il fondatore di Torino Respira, Roberto Mezzalama -. Prendiamo in esame il biossido di azoto perché è facilmente individuabile con i campionatori passivi, ed è molto influenzato dai livelli del traffico».
    Molte zone critiche da monitorare si trovano nella zona Nord della città: la problematica piazza Baldissera tanto per cominciare, ma anche piazza Rebaudengo, via Reiss Romoli e l'area del parco Dora. A essere inclusi nelle misurazioni saranno le zone dei due impianti sportivi di Juventus e Toro, l'Allianz Stadium e il Grande Torino. «Terremo ovviamente d'occhio anche l'ambito degli ospedali, come il Gradenigo in corso Regina Margherita e le Molinette in corso Bramante. Parliamo di zone che in teoria dovrebbero essere più protetti, ma che invece, purtroppo, si rivelano sempre molto inquinati».
    Centocinquanta "tamponi" verranno effettuati anche in prossimità delle scuole, dove già lo scorso anno fu rilevata una concentrazione di No2 più alta di quella raccomandata dall'Organizzazione mondiale della sanità. «Torneremo a monitorare l'area del liceo Alfieri in corso Dante e dell'istituto Grassi in via Paolo Veronese - dicono dal comitato -. Cerchiamo di mettere almeno due campionatori negli stessi punti delle centraline Arpa, per avere un confronto dei dati raccolti nello stesso periodo».
    L'adesione alla campagna finisce il 9 gennaio, la richiesta va fatta sul sito www.torinorespira.it. Al momento, hanno dato l'ok a partecipare anche l'ordine dei medici (che ha invitato tutti gli associati a installare le centraline fuori dai propri studi), e quello degli avvocati. Poi le provette saranno trasferite in un laboratorio specializzato, per la verifica dei risultati.
  12. NON PARLO IO MA PENSO TUTTO QUELLO CHE : Maria Rita Gismondo, direttrice del laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell'ospedale Sacco di Milano, commenta con Affaritaliani.it le parole del presidente dell'Ordine dei medici di Napoli, Bruno Zuccarelli ("Prepariamo all'inferno, tornare presto a scegliere chi curare"). "Omicron è sicuramente molto, molto meno grave della precedente variante. Quello che aumenta le probabilità di ammalarsi in modo serio e di morire è che è molto infettiva, come dimostrano i numeri: gran numero di persone infettate ma bassa letalità".

    "Abbiamo uno strumento importante per combattere il Covid e la Omicron e non capisco perché non venga utilizzato in modo corretto. Abbiamo il nuovo antivirale orale che però se continua a essere gestito in questo modo non si farà altro che ingolfare gli ospedali. Gli antivirali - spiega Gismondo - vanno gestiti dalla medicina territoriale, a casa. Se si aspetta che le persone finiscono al pronto soccorso si perde solo tempo annullandone l'efficacia. Come noto, il nuovo antivirale orale va utilizzato nei primi 2-4 giorni al massimo dai sintomi, altrimenti si perde tempo se vengono somministrati in ospedale. E' assurdo che si continuino a prendere decisioni sbagliando i tempi. Adesso il governo ha deciso per la vaccinazione obbligatoria per gli over 50, ma così arriviamo a febbraio-marzo, troppo tardi. L'obbligo vaccinale andava messo tre mesi fa per produrre oggi risultati importanti. I buoi continuano a scappare e la politica cerca di acchiapparne qualcuno".

    L'Omicron potrebbe davvero essere il "canto del cigno" del Covid come ha detto Pierpaolo Sileri, sottosegretario alla Salute? "Ce lo auguriamo. Le premesse ci sono tutte, ma non possiamo esserne certi. I virus riservano sempre sorprese, a volte positive e a volte negative. Ma le premesse ci sono affinché si passi alla fase di endemizzazione del Covid, cioè di una convivenza non eccessivamente aggressiva con il virus". In molti si chiedono quanti siano i vaccinati, anche con terza dose, morti di Covid e perché ogni giorni non vengano comunicati questi numeri... "Questo dato c'è nel rapporto periodico dell'Iss. Guardiamo al Sud Africa da dove proviene Omicron e dove la popolazione vaccinata è il 15-20%. In quel Paese, effettivamente, il tasso di mortalità è molto basso. In primo luogo in Sud Africa ci sono molti giovani e questa è la prova che i giovani rischiano molto, molto meno, ovviamente se sono in buona salute. L'altro elemento che emerge è che Omicron non porta a un numero significativo di decessi, in un Paese dove, ripeto, solo il 15-20% della popolazione ha concluso il ciclo vaccinale. Sicuramente Omicron è meno aggressiva", conclude Gismondo.
  13. DRAGHI GAME OVER : Lei mi dica che senso ha imporre un obbligo sopra i cinquant'anni? Per avere un effetto ci vorranno mesi! E’ fumo negli occhi. Se non si applicano misure di riduzione e di contenimento penso che fra qualche settimana si raggiungeranno picchi più alti, sicuramente. Il virus è in fase esponenziale

    Quindi è un “tana libera tutti” per chi ha meno di cinquant'anni e c'è di fatto un trattamento sanitario obbligatorio per chi è sopra i cinquant'anni, visto che parliamo di trattamento terapeutico obbligatorio...

    Esattamente. E poi mi scusi, se devono applicare il trattamento obbligatorio, se devono usare la legge del trattamento obbligatorio, mi permetta, il trattamento obbligatorio è legittimo soltanto quando uno effettivamente ne ha bisogno. Va bene? E’ chiaro? Se una persona è immunizzata o ha degli anticorpi alti perché deve farsi il vaccino?

    Appunto...

    Che bisogno ne ha? E le dico un'altra cosa: con tutte queste combinazioni di vaccini che ci sono state, tra una prima dose con un vaccino e una seconda con un altro e una terza con un altro ancora, come si fa a capire se una persona ne ha bisogno o meno?

    E’ un problema non da poco...

    E che fanno? Spostano la vaccinazione sul piano del trattamento obbligatorio? Non si può spostare la vaccinazione sul piano del trattamento obbligatorio perché il trattamento obbligatorio puoi farlo soltanto…

    ...se il soggetto rappresenta un pericolo reale

    ...eh sì, qui stiamo trattando le persone come un pericolo reale nei confronti di terzi o per sé

    Lei ci sta facendo capire che il governo gestisce le masse con la paura, altro che scienza. Abbiamo capito bene?

    E’ certo. E’ certo. Se tu obblighi una persona a vaccinarsi direttamente o indirettamente sennò perde il lavoro di fatto, non può lavorare, non può mantenere la famiglia, siamo in un trattamento sanitario obbligatorio

    Lei lo sa che per quello che sta dicendo verrà in qualche modo isolato dai media mainstream o rischia una condizione simile?

    Io sono favorevole alla vaccinazione obbligatoria per tutti ma se ha senso come le ho detto sopra. Chi ha gli anticorpi alti o è immunizzato non ne ha bisogno e…

    Valutando quindi caso per caso, immagino, la situazione clinica dei singoli

    …e vaccinazione tranne nei casi che devono essere esenti e ci sono. Però chiaramente la vaccinazione sopra i 50 anni è fumo negli occhi. Non serve a niente

    E’ dall'inizio che lei sta spingendo sul tracciamento delle persone, sulla riduzione della diffusione del virus. Perché questi appelli non li si fa anche al potere giudiziario? Siamo in una situazione di coercizione senza che neanche lo Stato si assuma le responsabilità di eventuali reazioni avverse...

    E’ certo. La penso così. Si poteva agire sulla scuola, chiudere gli stadi, limitare l'ingresso ai ristoranti e via dicendo. Ma in assenza di misure di mitigazione faremo correre ancora meglio il virus

 

 

 

TO.27.12.21

 

Caro prof.Mario Draghi

 

Dopo aver ascoltato la sua conferenza stampa di fine anno, credo che delle riflessioni debbano essere fatte.

Premetto che non sono un virologo  come non lo sono i politici  ed i giudici che decidono, i giornalisti ed i vip che ne parlano .

Ma il principio di precauzione e’ contenuto nell’art.191 del Trattato di funzionamento dell’Unione Europea, ed  e’ un fondamento cardine della medicina.

E’ semplicemente il fatto che la verita’ scientifica non puo’ essere inventata come quella politica.

Per cui quando si parla di precauzione teniamo conto del fatto che la scienza procede per approssimazione e la scienza e’ un dibattito fra maggioranze e minoranze non valutabili quantitativamente come per la verita’ politica, ma qualitativamente .

Esempio per il mesotelioma pleurico a Casale Monferrato causato dall’uso dell’amianto come materiale da costruzione si e’ nascosto che esistevano gruppi di scienziati molto scettici ed allarmati che sostenevano il rischio cancerogeno nell’uso dell’amianto. Siccome erano minoranza non sono stati presi in considerazione, attraverso i soliti strumenti di corruzione fra scienza e politica ; 50 anni dopo ci siamo trovati con una epidemia di mesotelioma pleurico che poteva essere evitata attraverso l’applicazione dl principio del dubbio e della precauzione che all’epoca non era codificata mentre oggi lo e’ nel trattato europeo.

Il  dubbio e’ il fondamento della scienza .

In questa situazione di epidemia il principio di precauzione e’ stato del tutto sospeso in una  sperimentazione a livello mondiale dal computo instabile.

Mentre la vaccinazione ci ha salvato dalle grandi epidemie come il vaiolo e la poliomenite,  i vaccini covid (virus grande 100 nanometri), sono delle terapie geniche che vengono approvate senza seguire interamente il protocollo sulla sperimentazione degli effetti collaterali , hanno di fatto  bloccato  le terapie.

Infatti il sito del Ministero della Salute disconoscendo le cure domiciliari che sono stati messi a punto nei centri di ricerca come il Mario Negri , prof.Rebuzzi, che ha continuato a consigliare una vigile attesa.

In qualsiasi patologia con la vigile attesa si puo’ solo arrivare ad un peggioramento da terapia intensiva ed anche al decesso.

Quello che fa la differenza e’ la diagnosi precoce.  Attendere , in sanita’, vuol dire avere meno probabilita’ di cura con esito positivo.

E questo e’ un principio da tener conto , quando come prevedo, gli attuali vaccini generici non dovessero essere efficaci per le varianti.

Nella sanita’ non esistono bacchette magiche.

Quindi la invito a verificare indipendentemente da Brusaferro e Locatelli i dati da lei comunicati in conferenza stampa dei 2/3 di non vaccinati fra i morti e le terapie intensive . Perche’  il suo grande potere racchiude anche  la sua grande responsabilita’ storica, non di Brusaferro, Locatelli e Speranza , se tra 40 anni i bambini che lei fara’ vaccinare dagli 0 anni in poi , avranno dei danni alla salute, che le motivero’ se avra’ voglia di leggere sino infondo questa email.

Sulla percezione del paese dei media posso ricordale quante previsioni elettorali hanno sbagliato .

Quanti morti ha procurato la vigile attesa in Italia ?

Quanti ricoverati in terapia intensiva avremmo potuto risparmiare se L’AIFA, non avesse perso mesi per autorizzare i monoclonali salvavita o con la terapia del plasma proposta e sperimentata dal dr.De Donno ?

Quando un virus muta il vaccino non ha mai avuto successo.

Quindi il virus si sposta tranquillamente da un vaccinato all’altro.

Per cui i  coronavirus come l’influenza non sono efficacemente vaccinabili.

Per cui i vaccinati positivi aumentano a fronte di una costanza di non vaccinati. Cosi pure le morti. Se i non vaccinati sono costanti non dovrebbe crescere il numero di morti e contagiati . Per cui questa crescita e’ la dimostrazione che l’effetto gregge non esiste. Un’altra riprova e’ data dai paesi completamente vaccinati come Gilbilterra ed Israele continuano ad avere un gran numero di contagi eppure non vi sono non vaccinati.

Per cui l’idea dell’effetto gregge nel caso del Covid un’assurdità’.

Sulla maggiore contagiosita’ ci sono  evidenze :

1.     indiretta per cui se il virus fosse contrastato dai vaccini dovremmo trovarci una popolazione piu’ vaccinata con meno contagi e viceversa; invece i contagio e’ aumentato di 10 volte.

2.     il numero dei contagiati che non erano vaccinati nella prima ondata e’ uguale al numero di contagiati non vaccinati  di adesso;

Ma all’aumentare del numero di vaccinazioni il numero dei contagi e’ maggiore.

L’ipotesi evoluzionista sostiene che la contagiosità aumenta e la mortalita’ deve diminuire.

Per cui con il susseguirsi delle varianti la mortalita’ e’ sempre piu’ bassa.

Quindi il virus diventa meno aggressivo non per il vaccino-non-vaccino ma per equilibrio dinamico.

Per cui in prospettiva ci saranno sempre piu’ varianti sempre meno letali e piu’ contagiose

Quale evidenza scientifica garantisce che gli attuali vaccini servano anche per le varianti ?

Se non dovessero funzionare ce lo direbbe ?

A me pare che i vaccini attuali non stanno contrastando Omicron in paesi super vaccinati come Israele e Gran Bretagna.

Per cui i richiami  forse diventano utili, per un periodo determinato,  se saranno in funzioni delle varianti. Fare richiami per varianti superate che senso ha ?

 

Per quanto concerne l’autorizzazione del vaccino covid nella fascia 5-11 anni : Perche’ si saltano gli studi su vulnerabilita’ ed efficacia, la dose ottimale,  che l’AIFA richiede per la registrazione sicura di tutti gli altri farmaci ?

Chi ha scelto la dose ottimale ?  L’unico lavoro sulla sperimentazione del vaccino sui bambini 5-11 anni , parla di 2000 bambini , di cui meta’ vaccinati , meta’ no, quindi assai poco significava ed invalida nella sperimentazione scientifica pubblicabile a livello internazionale.

Con la legge 19 del 2017 LORENZIN  si imposero 10 vaccini ai bambini, basandosi di morti per morbillo in 5 anni spacciate per 1 anno. Da allora sono stati riconosciuti a 670 bambini danni da vaccino, per cio’ indennizzati dallo stato invece che dal produttore. Garattini il 19.04.17 dichiara al FATTO QUOTIDIANO “…poche voci indagano sulla tossicita’ dei farmaci. Gli studi fatti dall’industria farmaceutica ne portano solo una piccola parte: il 10% delle reazioni avverse ”.

Quindi l’approvazione del vaccino nei minori e’ stato approvato senza uno studio e nonostante persino uno studio della Pfizer facesse vedere una incidenza non trascurabile di effetti severi indesiderabili , entro un solo mese dalla vaccinazione : 0,6% fra i 12 ed i 15 anni e 1,7% fra 15 e 25 anni.

Inoltre la chiusura delle scuole non serve a contenere i contagi per un’errata interpretazione del principio di precauzione in quanto le scelte delle chiusure delle scuole non sono state fatte sulla base di solide evidenze scientifiche, e la chiusura della scuola doveva essere l’estrema razio da intraprendere quando le altre misure non avevano funzionato. Infatti nell’aprile 2021 le scuole sono state riaperte senza alcun rialzo dei contagi.

 

Forse sarebbe piu’ utile una educazione scolastica alla salute visto l’abbassamento dell’eta’ dei fumatori vista la mancanza di sensibilita’ dei docenti !

A proposito di fumatori : potete dare i dati dei fumatori fra i morti per covid ?

Lei ha visto gli ultimi dati del Iss sulla percentuale di vaccinati sui deceduti ?

Gli indici di rischio come vengono calcolati ?

Perche’ i dati non sono interpretati piu’ che manipolati ?

 

Passo ad un altro tema emerso dalla conferenza stampa sulla evasione fiscale.

Premetto che con la ex direttrice della Agenzia delle Entrate, Orlandi, mi e’ stato permesso di entrare nel vivo della fattura elettronica che ho cercato di promuovere per rendere la vita piu’ facile al contribuente, e  combattere efficacemente l’evasione fiscale. Entrambi gli obiettivi li considero parzialmente raggiunti in quanto da agosto solo ora , forse, sono riuscito a concordare un metodo di lavoro per 2 verifiche con l’agenzia delle entrate. Ci sono voluti 30 giorni per avere delle risposte per capire una cartella esattoriale. I call centrer della Agenzia delle Entrate sono irraggiungibili.

Solo trovandosi in queste situazioni si possono capire.

Perche’ pagare un commercialista per fare la denuncia dei redditi, o capire gli errori fatti ? Lasciamo ai commercialisti l’assistenza per i piani industriali.

 

La deterrenza della difesa europea come puo’ influire sulla sanzione gas ?

Di fatto la proposta di mediazione che Putin le ha avanzato  credo dimostri che piu’ la difesa europea conti l’autorevolezza personale, anche per il gas.

 

Concludo che senza una immediata produzione di idrogeno su tutto il territorio con tutti i fondi del Prnn , da distribuire sulla rete metanifere , l’industria italiana si ferma.

Solo cosi la crescita economica non sara’ parziale e tecnica in quanto un +6 dopo –9% causa Conte, fa –3% , non e’ un recupero strutturale. Questo spiega anche aumenti di occupazione a tempo determinato.

Il tasso di crescita diventa strutturale se i sostegni saranno sostituiti integralmente dagli incentivi alle energie rinnovabili per la produzione di idrogeno, alla formazione sanitaria e al 5G .

Ogni aiuto sia un incentivo per attenuare le differenze non un sostegno fine a se stesso.

Dare i soldi del Prnn ai Comuni e come usare i soldi del mutuo per andare al cinema.

Investire nella strategie italiane per lo spazio e’ come lavare l’auto in carenza d’acqua come hanno molti comuni in Italia.

La diatriba fra il suo ruolo di presidente del consiglio e della repubblica era presente sin dall’inizio del Suo mandato a febbraio, per cui ci sarebbe stato tutto il tempo per risolvere questa diatriba con la modifica costituzionale da repubblica parlamentare a quella presidenziale, ma lei ha tirato diritto come un treno , mai rispondendo, forse mai leggendo una mia email. Oggi mi permetto di porre a riflessione  di tutti  che  la candidatura a Presidente della Repubblica del premio nobel Giorgio Parisi, potrebbe essere una proposta che non sposterebbe gli equilibri politici, e potrebbe essere  condivisa da molti italiani ed anche a livello internazionale. Una mente aperta a risolvere in modo costruttivo i problemi dell’Italia. Nel frattempo si puo’ cambiare la costituzione da repubblica parlamentare a presidenziale se lo si vuole finalmente fare.

CHI HA MOLTO POTERE, PUO' PRENDERE DECISIONI CHE CREANO MOLTA SOFFERENZA AL PAESE E QUINDI PUO' GUADAGNARSI UN'INFERNO MOLTO CALDO.

Con ossequio.    

Marco BAVA

 

07.01.22
  1. Per me ci sono almeno 2 violazioni: al'art.3 della Costituzione in quanto di si crea una disugualianza fra i cittadini italiani e il regolamento (UE) 2021/953 del 14 giugno relativo all'introduzione del certificato COVID digitale che esclude l'obbligo vaccinale stabilendo anzi il principio di non discriminazione di coloro che non sono vaccinati, specificando che il possesso di un certificato di vaccinazione non deve costituire una condizione preliminare per l'esercizio del diritto di libera circolazione.
    Inoltre l'abbinamento allo stato di emergenza per giustificare questi provvedimenti non puo' essere dichiarato senza un dimostrazione oggettiva con dati dimostrabili e controllabili pubblici.
  2. LA DISCRIMINAZIONE PROGRESSIVA E' STATA LA BASE DEL FASCISMO E NAZISMO, UN GOVERNO DISCRIMINATORIO E' ANALOGO .
  3. LE BASI SCIENTIFICHE DI DRAGHI PER L'OBBLIGO VACCINALE DISCRIMINATORIO SONO LE STESSE PER CUI SALUTA IN CDM TOCCADO LE MANI ?
  4. DRAGHI E' LA VERSIONE CIVILE DEL MARCHIONNISMO : IL POTERE AD OGNI COSTO. IL QUIRINALE ED ALMENO 3 PRESIDENTI DEL CONSIGLIO SCELTI DA LUI AD OGNI COSTO PER TUTTI.
  5. IL GOVERNO DRAGHI OGGI RAPPRESENTA IL PARAVENTO DEGLI INTERESSI DELLE BANCHE SULL'ITALIA.
  6. LE BANCHE ITALIANE SONO CONTROLLATE DA BLACK ROCK E NON VOGLIONO LO SVILUPPO DELL'ITALIA.
  7. L'ECONOMIA ITALIANA E' IN MANO A BLACK ROCK , DRAGHI DELLA SUA SMISURATA AMBIZIONE CONTROLLATA IN APPARENZA.
  8. LE STORIE DEGLI INSUCCESSI INDUSTRIALI DI DE BENEDETTI IN OLIVETTI E DI MARCHIONNE IN FIAT SONO STATI TRASFORMATI  IN SUCCESSI.
  9. L'UNICO GRANDE SUCCESSO INDUSTRIALE DI DE BENEDETTI E' STATA LA PANDA. COME PER HITLER FU IL MAGGIOLINO.
  10. MALAFEDE : Dopo l'ultima stretta imposta dal Cdm non sono tardate ad arrivare le reazioni degli esperti alla lotta al Covid. Per il microbiologo dell'università di Padova Andrea Crisanti «Siamo all'improvvisazione. L'obbligo agli over 50 non si può imporre senza una revisione del consenso informato». Non solo: «C'è anche un problema di carattere giuridico - osserva - perché lo si fa per impedire la malattia, ma non per limitare la trasmissione. Questo diventa un obbligo terapeutico, è una novità assoluta nella sanità pubblica». Il microbiologo conclude: «Mi sembra solo frutto del panico. Tra l'altro lo si impone a tutti, anche a persone che magari non ne avrebbero bisogno è una autentica follia».
    L'infettivologo Matteo Bassetti dell'ospedale San Martino di Genova, invece, è convinto: «L'obbligo del vaccino anti-Covid per gli over 50 è una soluzione intelligente. Sarebbe stato più utile questa estate, ora è un po' tardi». Ora la nuova variante viaggia a una velocità tale che è sempre in vantaggio rispetto al vaccino: «Se avessimo affrontato la Omicron con il 95% di vaccinati, sarebbe stata minore la pressione sul Sistema sanitario - conclude l'infettivologo - detto questo una legge in questo senso ci pone avanti anche a livello europeo rispetto agli altri Paesi. Saremo, come nel caso dell'obbligo a scuola voluto dalla Lorenzin, tra i primi. Un ottima notizia per il Paese: meglio tardi che mai».
  11. CARO DRAGHI ADDIO QUIRINALE, ED ELEZIONI : Messaggi, telefonate, comunicati, minacce: la prova generale del grande caos che attende il governo nelle prossime settimane è andata in scena ieri. C'è il Quirinale sullo sfondo e la Lega si preparava alla battaglia da tempo. Non è certo la prima volta che sulle misure anti Covid il Carroccio si smarca, si impunta e arriva al limite della rottura con il governo, ma stavolta c'è una differenza: Matteo Salvini, al di là dei risultati ottenuti, può esibire l'unità delle sue truppe. I protagonisti dello scontro di ieri in Consiglio dei ministri, ma anche in cabina di regia, sono stati i ministri, ovvero la parte della Lega considerata, specie dai fedelissimi del segretario, una sorta di opposizione interna, in un partito dove il centralismo democratico vige da sempre.
    Il discorso vale soprattutto per Giancarlo Giorgetti, l'uomo che Mario Draghi ha sempre considerato l'interlocutore privilegiato all'interno del governo, protagonista di retroscena spesso maliziosi e che nelle ultime settimane si invece allineato con la strategia di Salvini. Una metamorfosi solo apparente per chi conosce il ministro, ma che ha stupito il premier.
    Ieri, il ministro dello Sviluppo economico non era presente in Consiglio dei ministri, bloccato da motivi familiari (dei quali ha informato Draghi), ma, pur nell'assenza, Giorgetti ha voluto rimarcare l'appoggio alla linea del partito, rappresentato dal ministro del Turismo, Massimo Garavaglia, spirito tutt'altro che barricadero, che ieri però ha portato avanti la battaglia con una fermezza che ha stupito i colleghi del governo.
    Con l'altra ala critica del partito, ovvero i governatori, si era trovato un accordo nel corso degli ultimi giorni. Massimiliano Fedriga presidente del Friuli Venezia Giulia, con una linea lontana a quella di Salvini su Green Pass e vaccini, ha ottenuto che il Carroccio non si irrigidisse sul No all'obbligo vaccinale. La cronaca della giornata di ieri mostra bene l'evoluzione del confronto interno alla Lega. In cabina di regia Garavaglia si presenta una proposta: sì all'obbligo ma solo per gli over 60, ovvero la fascia d'età più a rischio. Si tratta di un tentativo di mediazione con la maggioranza, «per non bloccare il Paese», frutto appunto di un confronto interno tra le anime del Carroccio.
    La cabina di regia, alla presenza di Mario Draghi, trova un accordo di massima sull'obbligo agli over 60 che si estende gradualmente fino agli over 50, a metà febbraio. Per la Lega tutto sommato è una soluzione digeribile. Poi, però, a riunione finita, i ministri del Carroccio Garavaglia e Stefani ricevono la bozza del decreto che il Consiglio dei ministri dovrà discutere da lì a poco, scoprendo alcune misure, come l'obbligo di super Green pass anche per andare in banca, dal parrucchiere o dall'estetista. Di fatto è un obbligo generalizzato e si apre la battaglia. A Consiglio dei ministri ancora in corso i tre ministri leghisti, compreso Giorgetti quindi, diffondono una nota: «Siamo responsabilmente al governo ma non acquiescenti a misure, come gli obblighi che incidono profondamente sulla libertà al lavoro che è tutelata dalla costituzione o a misure senza fondamento scientifico visto che la maggioranza assoluta dei ricoverati Covid ha ben più di 60 anni». Un messaggio durissimo che accende le tensioni. Garavaglia si coordina con Salvini e dopo vari interventi, («troppi», dice una ministra a fine lavori) ottiene lo stralcio della parte più indigesta, il super Green Pass per i servizi essenziali.
    A tarda sera i ministri sono soddisfatti, il pericolo è scampato, una rottura con il governo a pochi giorni dall'inizio della partita del Quirinale avrebbe rischiato di dividere le truppe che fanno fatica a marciare unite. «La Lega è più compatta che mai», dice un dirigente del partito, con il tono di chi sta dando una notizia.
  12. DRAGHI ESAGERA E SBAGLIA, SBANDA, VA FUORI PISTA, SQUALIFICATO : La mediazione prodotta sulle misure anti-Covid dopo una lunga e faticosa trattativa dà l'idea di una maggioranza di governo sfibrata che si appresta a votare per il Quirinale senza la minima voglia di compattarsi, travolta dall'emergenza, divisa sui provvedimenti più sensati da adottare. Sono stati giorni duri per Mario Draghi, forse i suoi più difficili. E le prossime settimane potrebbero essere anche peggio sul fronte sanitario e politico. L'incognita del virus si sovrappone e condiziona l'altra incognita: la partita complicatissima sul Colle.
    La giornata di ieri è stata emblematica, un assaggio di cosa potrebbe succedere in Parlamento nei giorni in cui deputati e senatori saranno chiamati a scegliere il prossimo presidente della Repubblica. Ma anche la deriva che potrebbe avere il governo da febbraio in poi, a prescindere se sarà Draghi a guidarlo, o qualcun altro. Una giostra impazzita di veti politici che il premier ha dovuto governare optando per restrizioni tra le più rigide di Europa. Un esperimento per i grandi Paesi democratici, perché infrange un tabù: l'obbligo vaccinale, seppur circoscritto, da oggi è realtà. Ci sono voluti giorni per arrivarci nonostante Pd, Forza Italia, Italia Viva, Leu, e in un primo momento anche il M5S (poi irretito nelle sue contraddizioni), spingessero in questa direzione. Draghi si è convinto quando gli esperti del ministero della Salute gli hanno presentato un quadro inquietante sulle proiezioni della curva della contagiosissima variante Omicron. A questa velocità il virus dilaga e rende difficile difendere gli ospedali, in cui finiscono non solo i cinque milioni circa di non vaccinati. C'è un problema di terze dosi che è diventato evidente e che provoca contraccolpi drammatici sulle persone più anziane e con più fragilità. Il ragionamento che è stato fatto a Draghi e che a sua volta ieri Draghi ha fatto ai ministri è semplice. Molti italiani hanno disertato le terze dosi, alcuni le hanno ritardate, chi per pigrizia, chi per passare tranquillo le feste, chi per stanchezza, chi perché ha letto che Omicron potrebbe essere un raffreddore o poco più. Non è così, hanno spiegato gli epidemiologi. Si è creato un buco, tra la seconda e la terza dose, che può essere pericoloso, se non addirittura fatale, per le persone in là con l'età e quelle che presentano patologie.
    Gli anticorpi, ormai è noto, con il passare dei mesi si indeboliscono. È necessario estendere il più possibile il booster nella popolazione, in modo da non lasciare improvvisamente scoperto, durante la riacutizzazione dei contagi fatti schizzare da Omicron, chi era immunizzato. Una strada obbligata: per «preservare il buon funzionamento delle strutture ospedaliere» e «mantenere aperte le scuole e le attività economiche», ha detto Draghi all'inizio del Cdm. Per non chiudere tutto, per non finire in lockdown, per garantire la scuola in presenza va «rallentata» la curva dei contagi e «vogliamo spingere gli italiani che non si sono vaccinati a farlo». L'obbligo per gli over 50 è l'arma estrema: intervenendo sulle classi di età che sono più a rischio ospedalizzazioni si riduce la pressione sugli ospedali e, molto semplicemente, «salviamo vite».
    Non è stato facile, però, arrivare a questo epilogo. Ogni partito si è presentato a Palazzo Chigi con una proposta differente. Il fronte dei rigoristi, Dario Franceschini del Pd e Renato Brunetta di Fi su tutti, era pronto a estendere l'obbligo a tutti i maggiorenni. E ha rilanciato a 40 anni per rispondere alla Lega che insisteva per restare sopra i 60. Il compromesso finale che ha sminato la minaccia leghista di non votare il decreto è il doppio binario: vaccinazione obbligatoria per disoccupati e pensionati sopra i 50 anni, e Super Green Pass con la stessa asticella anagrafica per i lavoratori.
    Alla riunione dei ministri non c'era Giancarlo Giorgetti. Un'assenza che politicamente rende evidente la distanza e il disagio del numero due della Lega, consapevole delle difficoltà del governo, ma convinto anche che in alcuni settori aziendali, dai trasporti all'edilizia, dove ci sono molti no vax, il Pass rafforzato avrebbe bloccato interi servizi. Il via libera del M5S invece è arrivato con una telefonata di Giuseppe Conte a Draghi. Il presidente dei 5 Stelle è stato per ore incerto se confermare il sì all'obbligo. È stata la sua vice, la senatrice Paola Taverna, a persuaderlo. Ma al premier ha chiesto anche di accelerare sui ristori e di dare ampio spazio allo smart working.
    Distinguo e malumori dei partiti che complicano il lavoro di Draghi e di fronte ai quli non può che scommettere tutto sulla spinta alla vaccinazione. La terza dose è fondamentale. «Folks, get vaccinated» ha twittato il presidente americano Joe Biden. Lo stesso messaggio allarmato ha lanciato Boris Johnson. Leader che sono finiti nella tempesta per il diluvio di nuovi contagi. Come hanno notato, non senza una certa apprensione, a Palazzo Chigi.
  13. SE DRAGHI PREFERISCE L'INGLESE GAME OVER : Gaetano Azzariti, docente di diritto costituzionale all'università La Sapienza di Roma, questo decreto cambia la valutazione di costituzionalità delle misure anti -Covid?
    «La differenza fondamentale è che per la prima volta non si fa riferimento al rischio di contagiare gli altri e alla necessità di preservare lo stato di salute degli altri, bensì alla condizione personale, quella anagrafica».
    Con quali conseguenze?
    «Le limitazioni possono - anzi devono - essere imposte per garantire l'interesse della collettività alla salute. Per gli obblighi vaccinali su base generazionale sarebbe necessario chiarire quali siano i criteri scientifici a sostegno di tale scelta. Qui mi pare piuttosto che siano state adottate valutazioni prevalentemente politiche».
    Quali sono i parametri costituzionali da valutare?
    «Il diritto a non accettare un trattamento sanitario può essere compresso, a tutela della salute collettiva, purché nel rispetto del principio di eguaglianza, che vieta discriminazioni, e dei criteri di ragionevolezza e proporzionalità».
    Come si declinano?
    «Principalmente in base al rischio di contagiare gli altri. E infatti l'obbligo è stato già introdotto per certe categorie valutando che le loro attività espongono non solo se stessi ma l'intera comunità a un rischio sanitario alto».
    Una valutazione simile si può fare su base anagrafica?
    «Anche se si volesse adottare il decreto al fine di garantire il diritto fondamentale dell'individuo alla propria salute, non mi sembra ci siano i presupposti».
    Perché?
    «Si è detto che gli over 80 sono statisticamente più colpiti. Poi gli over 65. Ora siamo agli over 50. Qual è il fondamento scientifico? Se poi dovessimo valutare le potenzialità di contagiare gli altri, mi sembra di capire che siano le fasce d'età più giovani quelle più esposte. Non sono uno scienziato, ma il criterio adottato mi pare più frutto di una contrattazione politica che di un'analisi sanitaria».
    È un problema?
    «Massimo rispetto per la contrattazione politica. Come diceva Pertini, si può decidere legittimamente di riempire granai o arsenali. Ma di fronte alla necessità di garantire diritti costituzionali, la discrezionalità del legislatore ha limiti rigorosi».
    Ci saranno ricorsi No Vax?
    «Inevitabili, fino alla Corte costituzionale».
    Prima c'è la firma del capo dello Stato sul decreto.
    «Sarebbe meglio non metterlo in mezzo in soluzioni così controverse».
    Alternative?
    «L'obbligo generalizzato sarebbe la scelta più lineare. Capisco la difficoltà di renderlo effettivo ma almeno usciremmo dal gioco dell'età».
    Il Green Pass cambia natura?
    «Sono possibili imposizioni indirette, com'è il Green Pass: non ti obbligo ma ti impedisco certe attività se non ti vaccini. Ora si elimina il tampone e s'impone il super Green Pass ai lavoratori. Allora se si vuole imporre il vaccino ci si assuma la responsabilità di un obbligo chiaro. Se non posso lavorare, la libertà di non vaccinarsi è di fatto un'ipocrisia».
  14. CHIUNQUE  MINACCIA DEVE ESSERE CERCATO INDAGATO E PROCESSATO : Finalmente il governo si muove verso l'unica misura in grado di limitare i danni che il SARS-CoV-2 potrà ancora causare al nostro Paese: l'obbligo vaccinale. Si muove seguendo una strada che abbiamo imparato a conoscere, forse un po' tortuosa, forse eccessivamente graduale, rischiando così di essere sempre tardiva e allo stesso tempo estenuante per cittadini; ma una strada con una direzione chiara, che porta verso la vaccinazione per tutta la popolazione. L'obbligo per adesso riguarderà solo le persone dai 50 anni in su, poiché in questa fascia di età la malattia Covid19 si manifesta mediamente in forma più severa rispetto ai più giovani. Una misura quindi volta a proteggere gli ospedali, garantendone il buon funzionamento per tutti i cittadini. Sarà sufficiente? È probabile di sì, a patto però che, una volta vaccinati tutti gli over 50, si accettino alti livelli di circolazione virale tra gli under 50 non vaccinati. Purtroppo però far circolare e replicare il virus si porta sempre dietro la possibilità che esso cambi ancora e ancora, in modi che, come abbiamo sperimentato con Omicron, non possiamo prevedere. Quindi va benissimo l'obbligo per gli over 50 ma probabilmente è solo un primo passo verso una vaccinazione obbligatoria per tutti. Anche perché ormai i vaccini sono stati ampiamente utilizzati, sono sicuri, proteggono efficacemente dalla malattia severa e quindi chi li rifiuta lo fa per ignoranza o stupidità. E permettere che ignoranza e stupidità tengano sotto scacco un intero Paese è inaccettabile. Così come è inaccettabile il clima di odio e violenza che queste persone che si definiscono No Vax tentano di generare. Nel loro delirio complottista, i No Vax hanno scelto noi scienziati come nemici, bersagli della loro rabbia inutile. Due giorni fa ho ricevuto una lettera di minacce a me e alla mia famiglia, accompagnata da un proiettile, in cui mi si chiede di dichiarare pubblicamente che i bambini non devono essere vaccinati. Ecco a cosa siamo arrivati! E questo anche grazie a quella parte della politica che strizza l'occhio a chi grida «giù le mani dai bambini» o stupidaggini di questo tipo. Siamo al punto che si rischia di finire sotto scorta per aver parlato di scienza e salute, per aver detto che tra una malattia potenzialmente grave e un vaccino sicuro non c'è discussione che tenga. L'amarezza è ovviamente tanta: sono due anni che tra laboratorio e divulgazione faccio del mio meglio per accompagnare gli italiani in questa tempesta, per rassicurarli, per dare loro informazioni corrette. E so che questo impegno ha un senso, che raccontare le ragioni scientifiche alla base delle decisioni politiche è importante, che la persuasione è sempre lo strumento migliore perché basato su fiducia e libertà. Ma di fronte a gente che è così stupida, cattiva, violenta, meschina da arrivare alle minacce non c'è nulla da fare se non imporre la strada della razionalità. Mi auguro quindi davvero che questo passo del governo sia accolto da tutto il mondo politico senza discussioni e che i cittadini italiani continuino a sostenere le decisioni basate sulla scienza, sul buon senso, sulla solidarietà e sulla convivenza civile. Per quanto mi riguarda, continuerò a fare la mia parte al meglio delle mie possibilità: fare e parlare di scienza, con serietà e responsabilità.
  15. SE DRAGHI VA AL QUIRINALE POTRA' SCEGLIERE 3 SUCCESSORI: «Salvini ha accettato lo schema di Enrico, serve un accordo su due fronti: Quirinale e governo». Un dirigente dem bene informato sintetizza così la novità che sarebbe maturata in queste ore, frutto di colloqui anche tra lo stesso segretario e il leader della Lega. Salvini si sarebbe deciso anche dopo l'avviso "uber alles" del segretario Pd sulle conseguenze che avrebbe sul governo una forzatura sul nome Silvio Berlusconi al Colle. Neanche la Lega si può permettere, una crisi, viste le pressioni dei ceti produttivi del nord, zoccolo duro dell'elettorato del Carroccio. E del resto, anche fonti leghiste confermano che la linea è di «cercare un accordo complessivo», come dice un dirigente del partito.
    Il problema da superare è l'ostinazione del Cavaliere, che sarebbe convinto di poter contare sui 505 grandi elettori necessari a partire dalla quarta votazione. Anche ieri Antonio Tajani su Repubblica ha ripetuto che «l'ipotesi A è Berlusconi e l'ipotesi B è la prima lettera del suo cognome». Una determinazione che verrà verificata al vertice del centrodestra della prossima settimana, quando gli alleati chiederanno al leader di Fi di dire una parola chiara almeno durante la riunione, perché magari pubblicamente per motivi tattici si prenderà ancora tempo per annunciare la decisione. E al Pd sono convinti che in quell'occasione riemergeranno le tensioni fra Lega e Forza Italia.
    Lo scetticismo degli alleati, però, è forte. Un deputato della Lega conferma: «Noi lavoriamo per un patto che tiene insieme Quirinale-Governo, non c'è dubbio. E Salvini - assicura - sarebbe contento di avere Giorgetti premier, vorrebbe dire avere la Lega alla guida di palazzo Chigi». Il fatto che questo comporti l'accantonamento della candidatura di Berlusconi è nelle cose, aggiunge «Ma oggettivamente come si può pensare di eleggere Berlusconi? Immagino che anche lui sia consapevole che non è possibile. E se non è consapevole, ci penserà Gianni Letta a spiegarglielo».
    E gli stessi dubbi sulle chance del Cavaliere si ascoltano tra le file di Fdi. «Lui è determinato - dice un dirigente del partito - e noi saremo leali nel sostenerlo. L'importante è che la stessa lealtà e la stessa unità ci sia anche se poi non dovessero esserci i numeri per eleggere Berlusconi…». Il timore, appunto, è che il Cavaliere possa reagire reclamando mani libere, in caso di fallimento della sua scalata al Quirinale. Di sicuro, il Pd è pronto alle barricate per stoppare l'eventualità del Cavaliere al Colle. Letta ripete che con una forzatura sul suo nome il governo cade, «ci sarebbe un big bang, la maggioranza non reggerebbe», dicono al Nazareno. Tanto che Andrea Cangini, Fi, lancia un appello: «I leader di partito da oggi in poi ragionino con grande senso di responsabilità e trovino il modo di siglare - chiunque sarà il presidente del Consiglio, e io auspico sia Draghi - un patto di fine legislatura serio, con l'impegno a rispettarlo con onore».
    Ma Salvini si starebbe convincendo della necessità di un patto sul Colle e sul Governo, anche perché se fosse eletto Draghi avrebbe speranza di piantare una grande bandiera su palazzo Chigi, promuovendo al ruolo di premier Giancarlo Giorgetti, uno dei candidati del toto-nomi che gira nei palazzi. Di Maio, che sta tenendo colloqui con tutti e che è il vero punto di riferimento del mondo M5s per gli altri partiti, è convinto di poter sostenere anche una salita di Draghi al Colle, perché il nuovo governo che verrà lo vedrebbe tra i ministri in campo. E sono diversi i nomi dei candidati a sostituire l'ex presidente della Bce come premier. Si potrebbe puntare su un tecnico - come Cartabia o Franco - ma i partiti stanno anche pensando di mettere un politico, in quel caso. Fabio Rampelli, Fdi, stoppa Dario Franceschini, «ipotesi che fa rabbrividire». Ma, oltre a Giorgetti, si parla anche di David Sassoli e dello stesso Di Maio.
    Nel Pd, peraltro, Matteo Orfini ha annunciato che alla direzione del 13 gennaio proporrà di schierare il partito per il bis Mattarella fin dall'inizio. Enrico Borghi gli risponde che si deve partire dal metodo, ma Letta non ha vissuto la proposta come un atto ostile: Mattarella risponderebbe al profilo che il segretari Pd ha in mente, ma - è il ragionamento - non si può non tenere conto della volontà di lasciare più volte espressa dal capo dello Stato. In ogni caso, Letta alla direzione non farà nomi, indicherà un profilo e su quello chiederà un mandato a trattare.
  16. UN LIBRO CHE IL PAPA DOVREBBE LEGGERE PRIMA DI PONTIFICARE: Papa Bergoglio è tornato a sottolineare l'inverno demografico italiano. Cani e gatti, per l'egoismo di molti, avrebbero occupato in molte famiglie il posto dei figli. Ma l'egoismo non è l'unica spiegazione delle culle vuote per Alessandro Rosina, ordinario di Demografia alla Cattolica di Milano che nel libro Crisi demografica, politiche per un Paese che ha smesso di crescere propone soluzioni concrete per invertire il declino.
    Cani e gatti hanno soppiantato il desiderio di un figlio?
    «Il numero desiderato di figli è in linea con gli atri Paesi ma in Italia si ha un terzo in meno dei figli che si vorrebbero avere. I giovani rimandano per la difficoltà di conciliare lavoro e famiglia, soprattutto dal lato femminile, per la difficoltà di avere un percorso lavorativo non discontinuo e si ritrovano a 40 anni a vedere che le prospettive ormai non hanno consentito la realizzazione di paternità e maternità, e magari compensano con un cane e un gatto. Ma questo fa capire in ogni caso la voglia di avere qualcuno di cui occuparsi».
    Quando è cominciata la crisi demografica in Italia?
    «C'è stato un crollo molto consistente tra la metà degli Anni 70 e la metà degli 80. Siamo scesi sotto il fatidico numero che rappresenta l'equilibrio tra generazioni, la media di due figli per donna, l'1.5. Le scelte di lavoro e di vita non sono andate insieme come è accaduto in altri Paesi, le coppie hanno dovuto posticipare le scelte, rinviando la nascita di un figlio. Questo ha prodotto squilibri, l'aumento della popolazione anziana e la diminuzione di quella giovanile che dovrebbe subentrare e sostenere il welfare. L'Italia è il Paese che si trova da più lungo tempo sotto la media di 1,5 figli per donna. E adesso siamo ancora scesi: a 1,24».
    È per egoismo che non facciamo figli?
    «Non possiamo dire che gli italiani siano più egoisti dei francesi, dei tedeschi o dei finlandesi. È che nel nostro Paese mancano le condizioni per favorire una scelta. La Germania nel primo decennio del 2000 era nelle nostre stesse condizioni ma è riuscita a invertire la tendenza perché ha fatto politiche più solide e robuste di noi a sostegno delle famiglie».
    È una crisi irreversibile?
    «Se non ci sono condizioni adeguate, percorsi che aiutino i giovani a rendersi autonomi rispetto alle famiglie di origine, politiche per conciliare lavoro e famiglia, servizi sociali adeguati, anche i desideri che ci sono si indeboliscono e il rischio è quello che le difficoltà si trasformino in un visione al ribasso del desiderio di diventare genitori. Inoltre, come conseguenza della denatalità passata si stanno riducendo le coppie in potenziale età riproduttiva, quindi le potenziali madri. Nel 2021 le donne di 35 anni erano 334mila, 100mila in meno delle donne di 45 anni ma 50mila in più delle ragazze di 25 anni».
    C'è ancora tempo?
    «Siamo nell'ultimo momento possibile per intervenire. Il rimbalzo che ci può essere dall'uscita dalla pandemia con il recupero dei progetti che l'emergenza ha portato a sospendere, la ripresa della natalità come uscita dalla depressione potrebbe esserci solo se unita a politiche familiari all'altezza».
    Cosa dovremmo fare?
    «Occuparci dei percorsi dei giovani per l'autonomia, facilitando le politiche abitative, il lavoro, i servizi per l'infanzia e il congedo di paternità, fondamentale per un cambiamento culturale. Dobbiamo ispirarci al meglio che si è fatto in altri Paesi, avendo a disposizione un Pnrr che apra prospettive nei confronti del futuro. L'Italia destina meno spesa sociale sulle politiche familiari, nel 2018 appena l'1,1 del Pil contro una media europea del 2,4 e il 3,3% tedesco».
    Chi ha tre bambini ha il triplo di possibilità di scivolare nella povertà assoluta. Basta l'assegno unico?
    «L'assegno unico va nella direzione giusta. Parte alla nascita a va avanti fino a 21 anni. Lo strumento in sé è giusto ed è quello che serve. Deve essere potenziato, l'auspicio è che sia un punto di partenza, perché per portaci alle migliori esperienze europee non possiamo pensare che i servizi per l'infanzia possano fermarsi al 33%: devono arrivare almeno al 50, come in Francia e Svezia»
  17. L'ESEMPIO DI GOMORRA CHE MOLTI GENITORI NON VOGLIONO VEDERE : «Erano una ventina. Ci hanno presi a calci e pugni sul petto, sul volto. Volevano cellulare e portafoglio, sono riusciti ad andarsene con un cappellino» dice Mario, 15 anni. Poi arriva Francesco, di 17: «Mi hanno avvicinato mentre stavo tornando a casa. Mi hanno chiesto se volevo vedere le loro mosse di karate. Uno di loro mi ha sferrato un pugno sul viso e mi ha preso il telefono dalla tasca. Gli altri hanno lanciato in aria la mia bici». Denunce che si susseguono a decine da novembre, da quando il centro di Torino è diventato la piazza delle baby gang. Giovani, la maggior parte minorenni.
    «Arrivano dalle periferie. Rapinano i coetanei per ottenere ciò che non possono permettersi», spiega il questore Vincenzo Ciarambino, che due mesi fa ha intensificato i controlli per arginare i blitz.
    Vestiti firmati, cellulari di ultima generazione, qualche banconota per andare a pranzo nei locali di tendenza. Tutto ciò che agli occhi di un adolescente è uno status symbol. E i genitori? Quando ci sono, si ritrovano «impotenti», dice il questore, «e ripetono che con i loro figli non sanno davvero più cosa fare».
    Agiscono in "branco", pose e atteggiamenti da gangster. Quattro o cinque gruppi, sostengono gli inquirenti. Che si sfidano: quella delle rapine è una sorta di gara. Si ritrovano nella zona universitaria, aspettano le vittime: adolescenti, proprio come loro, ma che ritengono più fortunati e più ricchi. Li terrorizzano, li derubano, spesso li picchiano. Una volta a casa, si celebrano sui social: selfie con il bottino.
    L'ultimo attacco, uno dei più violenti, tra botte e ostentazione di machismo, è avvenuto lunedì scorso ai danni di tre quindicenni. «Ci hanno accerchiate in dieci, maschi e femmine – racconta Sofia –. Uno di loro ha dato una pacca sul sedere a una mia amica, lei ha reagito ed è stato il caos». Due ragazze del gruppo «ci hanno afferrate per i capelli e prese a botte. Uno di loro, poi, ha spento una sigaretta sulla testa della mia amica». Infine la minaccia: «Se vi becchiamo di nuovo sono guai».
    Tornerete in centro? Risponde la madre di Sofia: «Non bisogna lasciarsi intimorire. Certo, è necessario fare attenzione, ma non si può nemmeno lasciare la strada ai balordi».
    Le giovani si sono rivolte alle forze dell'ordine. Un'altra denuncia, l'ennesima. La polizia e i carabinieri del comando provinciale di Torino hanno intensificato i controlli nell'area. Piani preventivi, presenza sul territorio. Oltre 150 ragazzi identificati in due mesi, decine i denunciati e gli arrestati. E il questore si prepara a usare lo strumento del daspo urbano per allontanare i denunciati dal centro.
    Ci sono le baby gang. Ma ci sono gli adulti che osservano in disparte. Com'è successo a Sofia e alle sue amiche: «Ci hanno aggredite in pieno centro. Erano le 18,30 di una giornata di festa, in giro era pieno di gente. Alla scena hanno assistito tanti adulti, potevano essere i nostri genitori. Eppure nessuno ci ha aiutate, nessuno è intervenuto. La polizia? L'abbiamo chiamata noi quando siamo riuscite a scappare».
  18. PAROLE SU CUI IL PAPA DOVREBBE RIFLETTERE PRIMA DI MANDARE MESSAGGI PERICOLOSI PER LA NATALITA' NON GESTITA : «Il centro di Torino non è frequentato da gente come noi. Lì sono ricchi, stanno bene. E più li vedi e più pensi a come vivi tu». Soufiane, 17 anni, il 27 novembre a Torino con alcuni amici ha rapinato tre coetanei. È stato arrestato in flagranza dai carabinier i.
    Perché ha aggredito quei ragazzi?
    «Invidia. Volevo quell'oggetto che agli occhi degli altri avrebbe potuto farmi essere più bello, più importante. Sono stato uno sciocco».
    Come avete agito?
    «Di bande ce ne sono un po'. Ci si ritrova vicino al fast food e si va in giro in gruppo. Se becchi qualcuno, lo prendi. Io però non ho mai picchiato nessuno. Quella è stata l'unica rapina che ho fatto ed è stato orribile».
    Orribile perché l'hanno scoperta?
    «Per il volto di quei ragazzi. Li ho visti che tremavano, erano spaventati. Ho sbagliato e con quelli che erano con me non voglio avere più nulla a che fare. Non li sento più e non ho più intenzione di frequentarli».
    Chi sono?
    «Gente del mio quartiere. C'è chi non ha la mamma, chi non ha il papà oppure ha i genitori in carcere. Io rispetto a loro sono fortunato. I genitori li ho, mi vogliono bene e li ho delusi. Per invidia. Conosco i loro sacrifici, ma ho dovuto sbagliare per rendermi conto di ciò che ho. Vivere qui, però, è dura».
    In che senso?
    «Siamo in cinque in 30 metri quadrati. Non abbiamo nemmeno il campanello. Ogni giorno esco di casa e vedo i muri scrostati, i tubi rotti. Un ragazzo qui come dovrebbe crescere? Io e i miei fratelli di certo non diventeremo avvocati. Ma a quelli cosa vuole che importi».
    A chi si riferisce?
    «Alla gente importante, a chi sta in alto. Di noi non importa nulla a nessuno. Io ho sbagliato e chiedo scusa. Ho capito che i problemi non si risolvono così. Anzi, così ci si mette solo nei guai. Ora voglio pensare ad altro».
    Quali progetti?
    «A studiare, prendere la qualifica, trovare una fidanzata, mettere su famiglia e fare un figlio».
    Cosa gli insegnerà?
    «Che bisogna pensare bene a ciò che si fa, perché poi la si paga»
  19. PURTROPPO BIDEN NON HA IL VOLTO DELLA MAGGIORANZA DEGLI AMERCANI : «C'è molta preoccupazione per il futuro della democrazia negli Stati Uniti». È questa, in sintesi, la fotografia di Moisés Naím, guru di politica e senior associate del Carnegie Endowment for International Peace, ad un anno di distanza dagli accadimenti di Capitol Hill.
    La data del 6 gennaio 2021 rappresenta un punto di rottura per la storia politica degli Stati Uniti. Ad un anno di distanza che lettura si può dare di quegli eventi?
    «Due sono le coordinate sulle quali si può tracciare il grafico della rivolta. La prima è che si è trattato della manifestazione più chiara, potente e traumatica della polarizzazione che paralizza gli Stati Uniti. La seconda è l'assoluto controllo che Donald Trump ha del partito repubblicano, in particolare su deputati e senatori. Gli stessi che hanno rischiato la vita durante i drammatici istanti dell'aggressione a Capitol Hill sono ora disposti a dire che quello che è accaduto non è stato così grave. Addirittura, qualcuno è arrivato a dire che si è trattato solo di una visita o di un tour di interesse turistico del Congresso».
    Una polarizzazione del confronto in realtà è in atto da tempo nel Paese….
    «Si, ma è stato compiuto un salto. La polarizzazione spesso si interpreta come distanziamento della narrativa del bisticcio permanente politico, il 6 gennaio 2021 invece c'è stata un'organizzazione di gruppi e poteri che stava convertendo la polarizzazione in uno strumento per impedire la certificazione del nuovo presidente e la transizione pacifica del potere in una democrazia».
    Ci sono ancora rischi per la democrazia?
    «Si certo i rischi sono nascosti, e passano da cose molto specifiche a cose molto opache. I repubblicani trumpisti vogliono prendere il controllo delle assemblee statali e locali che sono quegli organi che certificano i voti e le procedure elettorali. C'è una strategia deliberata, sistematica e molto ben finanziata che sta radicandosi negli Stati e nelle città per infiltrarsi nei governi locali con i suoi candidati per raggiungere due obiettivi, limitare l'accesso alle votazioni dai gruppi che avversari e controllare il processo di conteggio dei voti».
    Secondo lei è da escludere il ritorno di Trump alla politica attiva?
    «No assolutamente, è fortemente probabile che Trump torni a fare politica a Washington, anche nell'ambito della corsa presidenziale».
    Cosa ha sbagliato Biden in questo primo anno di presidenza?
    «La dimostrazione più evidente dell'incompetenza è stato il ritiro dall'Afghanistan. Biden ha fissato le date di exit strategy, Biden ha deciso come uscirne, Biden avrebbe potuto prolungare la missione o estendere le scadenza per il ritiro. E invece Biden è andato avanti a modo suo e ha combinato un disastro. Era chiaro che lasciare un Paese dove si è stati "boots on the ground" per venti anni nell'ambito di una missione militare sarebbe stato comunque traumatico, caotico, complicato, ma nessuno pensava che sarebbe stato così disastroso. È stato una catastrofe un autogol che ha danneggiato l'immagine di Biden e il prestigio degli Stati Uniti».
    C'è dell'altro?
    «Il secondo fallimento è che, dopo tanto entusiasmo e slancio per le tematiche ambientali e sociali, i programmi dell'amministrazione sono in stallo. Biden non è riuscito a creare all'interno del suo partito, dove è anche il leader, una coalizione che gli permetta di far passare la sua agenda. Ed è caduto nel ridicolo con un solo senatore che condiziona l'intera agenda politica degli Stati Uniti con conseguenze mondiali».
    Che tipo di risposte si possono dare sui rivoltosi affinché ciò non avvenga più?
    «La prima è far capire all'opinione pubblica americana che queste persone non sono statisti che stanno usando la politica in maniera peculiare, ma sono criminali che stanno infrangendo la Costituzione e hanno tentato di fare un colpo di Stato. Se le loro responsabilità fossero confermate dalla Commissione in termini di partecipazione ai moti sediziosi, dovranno essere processati e arrestati. La seconda è impedire quel processo di infiltrazione delle istituzioni locali in chiave di controllo delle elezioni nazionali».
    Cosa si aspetta da questo anniversario?
    «Oggi si entra nel vivo della campagna elettorale per le elezioni di metà mandato, e dove c'è una forte probabilità che il partito democratico perda una o entrambe le Camere. Mi aspetto pertanto una battaglia feroce per il controllo del Congresso».
    Pensa che Washington abbia imparato la lezione del 6 gennaio o viva in una sorta di bolla?
    «Dipende che intende per Washington visto che non si tratta di un monolite. Non c'è dubbio che un anno fa c'è stato uno choc del sistema, non c'è dubbio che la gente che si occupa e segue la politica sia rimasta spaventata e si stia organizzando. A mio avviso c'è molta preoccupazione per il futuro della democrazia negli Stati Uniti».
  20. SONO 2 SU 3  GLI AMERICANI CONTRO BIDEN , PECCATO : L'economia sarà anche in ripresa ma l'America nel 2022 rimarrà un Paese spaccato dal punto di vista politico e culturale. La variante Omicron ha creato ulteriori divisioni nella società e ha aizzato con un vigore persino maggiore le proteste della folla no-vax e dei teorici del complotto di destra che ormai dominano buona parte del Partito Repubblicano. Vale la pena ricordare che mentre in Italia quasi il 90 per cento della popolazione ha completato il ciclo vaccinale, gli Usa sono fermi al 62 per cento, non di più. Si può ancora entrare in negozi, ristoranti e aeroporti, anzi, ci si può addirittura imbarcare su un volo senza aver ricevuto una singola dose. In Florida due settimane fa ho visto delle persone rifiutarsi rabbiosamente di indossare la mascherina in un supermercato.
    Le «medaglie al merito»
    Fattore particolarmente disturbante, essere un no vax è diventato ormai uno status politicizzato al massimo grado: per molti è una medaglia al merito, per quanto persino l'ex presidente in persona abbia raccomandato di farsi vaccinare.
    Coloro che tendono a sposare le tesi anti vacciniste sono spesso, negli Stati del Sud, gli stessi esponenti della destra sociale che esultano e fanno il tifo per la Corte Suprema che marcia decisa verso la decisione di concedere ai singoli Stati la facoltà di rendere illegale l'aborto. Spesso sono i "nativisti" che vogliono chiudere i confini e sbattere la porta in faccia agli immigranti; sono coloro che temono che nel giro di pochi anni i bianchi non saranno più la maggioranza degli americani.
    La Grande Bugia
    Ancora più preoccupante per la democrazia è il fatto che uno stupefacente numero di repubblicani, decine di milioni di americani, credano ancora fermamente alla Big Lie, la Grande Bugia, ovvero l'accusa del tutto priva di fondamento lanciata da Trump secondo la quale ci sarebbero stati brogli alle elezioni e Joe Biden non sarebbe un presidente eletto in modo legittimo. Dai sondaggi più recenti emerge che il 71 per cento dei repubblicani sostengono le false rivendicazioni di Trump di essere il vero vincitore dell'elezione del 2020. Questo non è un Partito Repubblicano razionale: è una massa di adepti di una setta. I moderati vengono messi ai margini a forza di purghe. È passato un anno da quel 6 gennaio in cui i sostenitori di Trump hanno razziato il Campidoglio e adesso i repubblicani minimizzano l'insurrezione, si concentrano efficacemente sulle loro guerre culturali e sulle loro politiche identitarie, i temi elettorali con cui puntano a riprendere il controllo della Camera dei Rappresentanti e del Senato a novembre, con le elezioni di mid term. Ed è probabile che ci riusciranno.
    Anche perché attivisti del calibro di Steve Bannon e trumpiani vari hanno svolto un'incessante ed efficiente opera di eradicazione dal Partito Repubblicano di chiunque criticasse l'insurrezione dello scorso gennaio. Un certo numero di Stati a trazione repubblicana ha anche introdotto "suppression laws" studiate per rendere più difficile alla popolazione nera povera esprimere il proprio voto alle urne. Stanno letteralmente riscrivendo e ridisegnando i collegi elettorali in modo da strappare seggi ai democratici nel 2022 e poi nel 2024.
    La prova generale
    La Grande Bugia e l'introduzione delle "suppression laws" sono le armi principali che vengono utilizzate per erodere i diritti civili, le prassi e le istituzioni della nostra democrazia. C'è chi teme che gli eventi del 6 gennaio 2021 non siano stati che la prova generale per altre violenze che ci aspettano in futuro. Potrebbero sembrare paure eccessive, ma riflettete su questo: un anno dopo che una folla pro Trump ha saccheggiato il Campidoglio un sondaggio effettuato dal «Washington Post» ha rivelato che all'incirca un americano su tre, il 33%, ritiene che la violenza contro il governo possa essere giustificata. Tra i repubblicani la percentuale sale al 40%.
    Il leader debole
    Ci sono ormai due nazioni separate: da una parte un'America che crede alle falsità e non percepisce alcuna minaccia alla democrazia, dall'altra parte i democratici. Ma Joe Biden si sta dimostrando un leader debole, incostante. Il suo partito è squarciato dal conflitto intestino che divide l'Estrema Sinistra dai moderati. La variante Omicron si è rivelata una sfida terribile. Il presidente annaspa.
    Il suo indice di gradimento crolla mentre i repubblicani gli danno la colpa dell'inflazione galoppante, del tasso di criminalità, della cattiva risposta alla pandemia. Il Paese si starà anche godendo una fase di ripresa economica, ma più di due terzi dei suoi abitanti, il 69%, non approvano il modo in cui Biden sta gestendo l'inflazione, mentre più della metà, il 57%, condanna come sta gestendo l'economia nel suo complesso.
    Il mese scorso Biden non è riuscito a far approvare il suo piano legislativo da 1.750 miliardi di dollari per aumentare la spesa sociale e finanziare la decarbonizzazione, ed è un fallimento che rappresenta un vero disastro per i democratici. Non che il presidente si sia distinto neppure in politica estera: per adesso i ricordi più vividi che ha lasciato sono la débâcle di Kabul e i goffi tentativi di contenere la Cina.
    E tra poco tutti potremo vedere come se la sarà cavata nella partita a scacchi geopolitica a cui sta giocando Vladimir Putin.
    Il Congresso in bilico
    È questo il contesto in cui l'America fa il suo ingresso nel 2022. Sarà il classico "anno vissuto pericolosamente"? Con ogni probabilità, sarà un anno in cui Biden perderà uno o entrambi i rami del Congresso, lasciandoli in mano a un partito che non crede più nei riti e nelle regole della democrazia. È vero che i presidenti possono sempre programmare un ritorno in grande stile, una "Fase Due" del loro mandato, ma di solito questo accade dopo una sconfitta alle elezioni di midterm. Provate a immaginare un anno che si chiude con una Camera e un Senato sotto controllo repubblicano, con un Biden ferito, ridotto a un'anatra zoppa, e con un Donald Trump o un qualche surrogato trumpiano che dalla plancia di comando del Partito Repubblicano lancia un'altra campagna elettorale in salsa nazionalista-populista per il 2024.
    Non sarebbe per niente una buona notizia. Né per l'America né per il mondo.
  21. NON SI SA COME FINIRA' : Dilaga la protesta in Kazakhstan. Migliaia di persone sono scese in strada sfidando lo stato di emergenza imposto dalle autorità della repubblica dell'Asia centrale, e ad Almaty, la più grande città del Paese, i dimostranti hanno preso d'assalto il palazzo che ospita l'amministrazione comunale e che ieri appariva in fiamme. Un corrispondente dell'Afp sul posto racconta che i poliziotti hanno usato granate stordenti e lacrimogeni ma non sono riusciti a impedire ai manifestanti di fare irruzione nell'edificio, mentre la Bbc riporta che un gruppo di dimostranti sarebbe entrato nel terminal dell'aeroporto di Almaty. La situazione in generale è però tutt'altro che chiara, anche perché il Kazakhstan ha interrotto l'accesso a Internet e alla rete dei telefoni cellulari.
    Kassym-Jomart Tokayev, presidente dell'autoritario Kazakhstan, ha minacciato una risposta «dura» e ha parlato di «massicci attacchi contro le forze dell'ordine». Poi, in serata, ha annunciato di aver chiesto all'alleanza militare Csto a trazione russa di «aiutare» a reprimere le proteste affermando che siano guidate da «bande terroristiche» che «hanno ricevuto un ampio addestramento all'estero». Il ministero dell'Interno - stando all'agenzia russa Tass - sostiene che otto poliziotti siano morti.
    La Russia, alleata del Kazakhstan, da parte sua ha auspicato «una soluzione pacifica a tutti i problemi attraverso il dialogo» e ha affermato di non volere interferenze esterne nelle vicende kazake. La Casa Bianca ha subito respinto le «folli accuse russe» secondo cui ci sarebbero gli Usa dietro le proteste e ha chiesto «moderazione» alle autorità kazake, mentre l'Ue ha invitato «le parti ad agire con responsabilità e moderazione e ad astenersi da azioni che potrebbero portare a un'ulteriore escalation di violenza».
    Il Kazakhstan ha negli idrocarburi la colonna portante della propria economia, e ad accendere il malcontento è stata la decisione del governo di cancellare il tetto massimo stabilito per il prezzo del Gpl: una mossa che ha subito fatto raddoppiare le tariffe di questa fonte d'energia che tanti usano per le loro automobili. Da anni non si registravano proteste così massicce in Kazakhstan, dove le manifestazioni antigovernative vengono regolarmente represse dalla polizia. Le proteste sono iniziate domenica a Zhanaozen - una città dell'Ovest del Paese dove nel 2011 la polizia sparò contro i manifestanti uccidendo almeno 16 persone - ma si sono presto estese a macchia d'olio. Tokayev dapprima ha ordinato lo stato d'emergenza ad Almaty, nella capitale Nur-Sultan, e nella provincia occidentale di Mangistau dal 5 al 19 gennaio, ma ha poi esteso la misura a tutto il territorio nazionale.
    La presidenza kazaka ha alternato il bastone alla carota. Ha annunciato che il governo guidato da Mamin si è dimesso e che il vice premier Smailov sarà momentaneamente a capo dell'esecutivo finché non sarà formato un nuovo consiglio dei ministri. Tokayev ha pure affermato che i prezzi del Gpl torneranno a scendere con un limite di 50 tenge al litro (circa 10 centesimi di euro) e ha ordinato provvedimenti simili anche per la benzina, il diesel e altri beni di consumo «socialmente importanti». Questo non ha però fermato la protesta, che secondo diversi osservatori ormai non riguarda più soltanto il Gpl ed è diretta soprattutto contro il padre-padrone del Paese, il potente Nursultan Nazarbayev e il suo establishment. I dimostranti scandivano infatti anche slogan contro l'ex presidente che per trent'anni ha governato il Paese reprimendo ogni forma di dissenso e diffondendo il culto della propria personalità. Nazarbayev nel 2019 si è dimesso e ha lasciato la presidenza a un suo "fedelissimo", Tokayev appunto, ma ha mantenuto un grande potere restando alla testa del partito Nur Otan, che controlla il Parlamento, e facendosi riservare l'incarico di capo del Consiglio di sicurezza. Ieri però Tokayev ha detto che prenderà personalmente la guida del Consiglio di sicurezza del Kazakhstan, un Paese dove estraggono petrolio e gas le maggiori compagnie energetiche mondiali.
  22. GLI ERRORI DI PUTIN, E QUELLI DI DRAGHI , CAUSATI DA TROPPO POTERE : Quella che era iniziata come una rivoluzione di piazza, con elementi di colpo di palazzo, rischia di diventare in poche ore una guerra non solo civile. I regimi autoritari collassano spesso all'improvviso, una caratteristica tipica dei sistemi che impediscono la libera circolazione di informazioni critiche non solo fuori, ma anche al proprio interno. La trasformazione, in poche ore, di una protesta contro l'aumento dei prezzi del gas in una rivolta politica che abbatte monumenti al "padre della patria" Nursultan Nazarbayev e chiede di cambiare regime, fa pensare a una crisi in corso da tempo, e di cui le sanguinose repressioni delle manifestazioni negli anni precedenti erano soltanto la punta dell'iceberg. E la prontezza con la quale gli oligarchi si sono imbarcati sui loro jet privati per cercare la fuga dimostra che gli azionisti del regime hanno avuto nei confronti della sua capacità di rimanere in piedi la stessa fiducia dimostrata, poche ore dopo, dal presidente Kasym-Zhomart Tokaev, che ha chiesto l'intervento delle truppe del Patto di difesa collettiva tra sei Stati ex sovietici, in altre parole, l'invasione della Russia.
    Gli Usa, la Turchia e gli Emirati Arabi – uno dei partner principali del Kazakhstan – si sono subito schierati contro un intervento. La Cina mantiene un silenzio che potrebbe significare un assenso, pur di non rischiare una destabilizzazione al confine con lo Xinjiang, con gli uiguri una minoranza influente in Kazakhstan. Visto da Mosca, un intervento militare a sostegno del regime traballante del Kazakhstan riporterebbe ufficialmente Vladimir Putin nel tanto agognato ruolo di restauratore dell'impero sovietico. I canali Telegram dei propagandisti del Cremlino stanno già fantasticando di un ritorno del Kazakhstan - finora più che equidistante da Mosca, in un equilibrio tra Pechino, Washington e Ankara - sotto l'ala russa.
    Una tentazione alla quale tutta la storia precedente di Putin rende difficile resistere. Anche perché Tokaev - che ha approfittato della protesta per eliminare l'ancora troppo presente Nazarbayev e i suoi fedelissimi, per accorgersi subito dopo di stare cavalcando una tigre – ha chiesto aiuto da «terroristi addestrati all'estero».
    Putin non ha mai creduto alla spontaneità di una protesta popolare, kazakha, ucraina o libica che fosse, attribuite sempre alle trame di Washington. Da ieri lo "scenario kazakho" - un passaggio di potere consensuale dal vecchio leader che resta a supervisionare il suo delfino – ipotizzato anche per il Cremlino non è più in discussione: i saccheggi ad Almaty, e i soldati che si arrendono ai manifestanti non fanno che confermare a Putin che il potere non va né ceduto, né spartito. In questo ha la solidarietà di un altro dittatore traballante, Aleksandr Lukashenko, che ieri ha telefonato sia a Putin che a Tokaev per sollecitare un'invasione.
    La decisione di ridiventare il "gendarme d'Europa" (e dell'Asia, in questo caso) rischia però di trasformarsi nello spazio postsovietico in un'alleanza di autocrati falliti, di cui Mosca si assumerebbe le spese politiche ed economiche. Con un "satellite" così importante che rientra nella sua orbita, il negoziato sulla "nuova Yalta" che il Cremlino vuole iniziare tra pochi giorni con la Casa Bianca assumerebbe un formato completamente diverso, permettendo a Putin di parlare a nome di una serie di protettorati che possiedono una "sovranità limitata" dalla potenza militare russa, resuscitando la "dottrina Brezhnev" che aveva portato alle invasioni di Ungheria e Cecoslovacchia. Ma il Kazakhstan è grande nove volte l'Italia, ha una popolazione giovane e istruita, e una società laica e industrializzata. Non è un nemico della Russia, ma nemmeno un suo vassallo, e già Nazarbayev aveva iniziato ad allontanarsi dopo il 2014 temendo che Mosca potesse ripetere lo scenario della Crimea anche nel Nord russofono del Kazakhstan. Un'invasione accenderebbe sentimenti antirussi di una protesta che si è già mostrata pronta a combattere. Invece della tensione montata artificialmente dal Cremlino sul fronte occidentale con l'Ucraina, la Russia rischia di aprire un fronte molto più pericoloso, e soprattutto reale, a Oriente.
  23. UNA SCOPERTA SERIA ED IMPORTANTE : La carenza di un enzima, la ciclofillina A, induce la sclerosi laterale amiotrofica (Sla). È il risultato di uno studio pubblicato sull'autorevole rivista scientifica Brain dall'Istituto Mario Negri e dalla Città della Salute di Torino che apre nuovi scenari terapeutici. Studi precedenti avevano già evidenziato che la stragrande maggioranza dei pazienti affetti da Sla presentano anomalie nella proteina Tdp-43, che ha un ruolo importante nei processi cellulari. Il nuovo studio ha evidenziato che l'enzima ciclofillina A (Ppia) è fondamentale per il corretto funzionamento di Tdp-43. Infatti, l'assenza di ciclofillina A nel modello animale induce una malattia neurodegenerativa che è simile alla Sla e provoca l'accumulo anomalo della proteina Tdp-43 .
    Lo studio è stato coordinato da Valentina Bonetto dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri con il gruppo di ricerca del Centro regionale esperto per la Sla dell'ospedale Molinette della Città della Salute e Dipartimento di Neuroscienze Università di Torino, coordinato dal professor Andrea Calvo.
    «Abbiamo osservato - spiega Laura Pasetto dell'Istituto Mario Negri – che quando Ppia è assente il modello animale sviluppa i sintomi della Sla con una progressiva disfunzione motoria, disinibizione e alterazioni del comportamento in associazione alla morte dei motoneuroni ed alterazioni di Tdp-43». «Inoltre abbiamo identificato un paziente Sla con una rara mutazione nel gene Ppia – spiega Calvo – che rende la proteina disfunzionale. Questa mutazione è importante perché ci dà delle indicazioni su quali possano essere i processi cellulari alterati nei pazienti». Quindi come prospettiva futura, conclude Bonetto, «abbiamo pensato di sviluppare un approccio terapeutico che miri a ripristinare queste funzioni. Ora dobbiamo tornare in laboratorio per validarlo».

 

06.01.22
  1. L'OBBLIGO VACCINALE OVER 50 E' LA PRIMA PROVA DI FORZA DI DRAGHI SUI CITTADINI.  SE DRAGHI SUPERA QUESTA PROVA IL LIVELLO D'IMPOSIZIONE NON PUO' CHE AUMENTARE. LE ALTRE RAGIONI SONO SCUSE .
  2. E' CHIARO CHE DRAGHI VUOLE IL QUIRINALE PER SCEGLIERE I PRESIDENTI DEL CONSIGLIO ED IMPORRE IL SUOI PROGRAMMI. I PARTITI SENZA LE ELEZIONI SONO SUOI SCHIAVI COME DIMOSTRA IL VOTO DI APPROVAZIONE ALLA PRIMA PROVA DI FORZA  DRAGHI.
  3. GLI ITALIANI  SE ACCETTANO LE PROVE DI FORZA DI DRAGHI , SARANNO SCHIAVI DEI DEBITI IMPRODUTTIVI CHE STANNO CONTRAENDO CON LE LOBBY DI POTERE EUROPEE.
  4. CHI TROPPO VUOLE NULLA STRINGE : La collezione di dolcevita neri di Elizabeth Holmes era la prova della sua ossessione per Steve Jobs, ne emulava lo stile di "leadership visionaria", tanto da descriversi come il suo alter ego al femminile, superstar autoproclamata di Silicon Valley. Lui alla guida di Apple, lei amministratrice delegata di Theranos, la creatura tecnologico-sanitaria definita "rivoluzionaria", grazie a un esame del sangue che con una sola goccia riconosceva una varietà di malattie. Innovazione spacciata come pionieristica con cui ha galvanizzato l'opinione pubblica, tanto da guadagnarsi le copertine dei rotocalchi con titoli come "La Ceo assetata di sangue". Ed invece la disonesta avidità praticata sulla pelle dei malcapitati le è stata fatale.
    Dopo il fallimento della startup avvenuto nel 2018, Holmes, 37 anni, è stata condannata ieri per frode e rischia fino a 20 anni di carcere per ognuno dei capi di imputazione (da scontare contemporaneamente) oltre ad una multa di 250 mila dollari. La giuria ha riconosciuto a suo carico quattro capi di accusa su undici al termine di un processo che l'ha vista imputata per truffa ai danni di investitori e pazienti. La stella decadente di Silicon Valley, è stata giudicata invece non colpevole di altri tre capi per frode ai pazienti che hanno utilizzato i suoi esami del sangue, mentre la giuria (otto uomini e quattro donne), dopo oltre 50 ore di camera di consiglio, non ha emesso alcun verdetto su tre denunce di frode agli investitori, riguardo le quali il giudice Edward Davila dovrebbe dichiarare l'errore giudiziario.
    I pubblici ministeri hanno chiamato a testimoniare 29 testimoni, ex dipendenti dell'azienda che hanno confermato come la donna e i suoi più stretti collaboratori ignorassero gli avvertimenti sull'attendibilità dei test di laboratorio. Investitori che hanno confermato le pratiche finanziarie fuorvianti applicate alle vendite, e pazienti che hanno denunciato i risultati sballati dei test, come ad esempio una donna positiva all'Hiv, o una incinta a cui era stato diagnosticato un aborto spontaneo. Elementi da cui è emersa la responsabilità di Holmes che il procuratore John Bostic, nell'arringa finale, ha descritto come spietata, assetata di successo, e accecata dalla volontà di non far fallire la start up fondata nel 2003.
    La sua storia è del resto quella di una visionaria forse, ma affamata di successo e denaro: figlia di un dirigente di Enron (protagonista della stagione degli scandali della Corporate America di inizio secolo) e di un'impiegata del Congresso, abbandona l'università di Stanford a soli 19 anni utilizzando i fondi delle tasse del college per finanziarsi. La sua Theranos (da therapy e diagnosis), promette di rivoluzionare l'industria dei laboratori per analisi mediche, riesce a convincere investitori d'eccezione come Ruperth Murdoch e i fondatori di Walmart, a scommettere sulla sua creatura, grazie anche al reclutamento nel Cda di profili di peso come gli ex segretari di stato Henry Kissinger e George Shultz. La sua è un'ascesa lampo: al suo apice, nel 2014, la start up viene valutata 10 miliardi di dollari, e la donna nel 2015 viene eletta tra le persone più influenti al mondo dalla rivista Time.
    La discesa inizia con una serie di articoli del Wall Street Journal che portano all'avvio di un'inchiesta. Nel 2018 la Sec accusa Theranos e Holmes di ingannare gli investitori con «ingenti frodi», lei se la cava pagando una multa di 500 mila dollari e subendo altre sanzioni. Nel giugno 2018 però, un gran giurì federale incrimina Holmes e il suo vice e fidanzato Ramesh Balwani, (che lei accuserà poi di violenze sessuali e manipolazioni psicologiche nei suoi confronti), di nove capi di frode e due capi di associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Lei tenta di scaricare le responsabilità su di lui, i procedimenti vengono separati e ieri giunge il verdetto. Holmes ricorrerà in appello, dicono gli esperti, in un processo che potrebbe durare anni, ma di lei rimane l'immagine dell'ultima apparizione in tribunale, spogliata del dolcevita nero, star decaduta della cultura pop di Silicon Valley.
  5. MA CUOMO NON SI TOCCA : L'ex governatore democratico di New York Andrew Cuomo esce indenne da una delle accuse più insidiose di molestie, oltre che da quelle di aver manipolato i numeri degli anziani morti per Covid nelle case di riposo. Il procuratore della capitale ha annunciato che non lo incriminerà per la difficoltà di provare le accuse in tribunale, pur ritenendo«credibile e cooperativa» Brittany Commisso, l'ex dipendente che lo aveva denunciato per averle toccato il seno quando erano soli in un ufficio alla fine del 2020. La vicenda ha però già affossato le possibili ambizioni presidenziali di Cuomo, che era salito alla ribalta nella prima fase dell'epidemia del Covid, con le sue conferenze quotidiane. Bisognerà invece aspettare oggi o domani per una decisione sull'altro grande caso, che vede il principe Andrea accusato di aggressione sessuale da parte di Virginia Giuffre.
  6. SEGNALI DA NON SOTTOVALUTARE:Se ci fermassimo ai numeri le cose sembrerebbero andare meglio, nonostante tutto. In un mondo piegato dalla pandemia e dai conflitti sociali, dopo un 2021 che ha visto il trionfo dei taleban in Afghanistan, le stragi in Etiopia, la crisi climatica che non si riesce – e non si vuole – fermare, le emergenze umanitarie, i numeri dei morti in guerra stano calando.
    Se ci fermassimo ai numeri, e confrontassimo quelli dei morti in guerra dell'anno appena passato con quelli, ad esempio, del 2014, quando la coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti iniziò a bombardare l'Isis in Siria e in Iraq, potremmo pensare di vivere in un periodo di relativa pace, con il numero di conflitti ad alta intensità in diminuzione. Nonostante il presidente russo Putin minacci l'Ucraina, gli Stati raramente entrano in guerra tra loro, raccontano le statistiche dell'Uppsala Conflict Data Program. I conflitti locali, insomma, infuriano più che mai, ma tendono ad essere di minore intensità. Per la maggior parte, le guerre del XXI secolo sono meno letali di quelle del XX secolo.
    Ma le morti in battaglia, dopotutto, raccontano solo una parte della storia.
    Il conflitto yemenita, ad esempio, uccide più persone della guerra, soprattutto donne e bambini, a causa della fame o di malattie. Milioni di etiopi soffrono di grave insicurezza alimentare e i combattimenti che coinvolgono gli islamisti nel Sahel non provocano migliaia di morti, ma milioni di sfollati. Ed è solo l'inizio: le guerre e i conflitti civili stanno costringendo alla fuga milioni di persone, costrette a lasciare i loro Paesi d'origine, soprattutto Siria, Venezuela, Afghanistan, Sud Sudan e Birmania.
    È questo lo scenario dipinto dal rapporto 2022 dell'International Crisis Group, che ha individuato i dieci conflitti più pericolosi di oggi e altrettante opzioni per evitare il disastro. Dall'Ucraina a Taiwan, «le correnti sotterranee in moto nel 2021 - si legge nel rapporto -, quest'anno potrebbero facilmente peggiorare». I conflitti più pericolosi di oggi, siano essi Ucraina, Taiwan o lo scontro con l'Iran, riguardano in qualche modo il mondo che lotta per un nuovo equilibrio, con gli Stati Uniti «più prudenti» e i rivali che cercano di vedere fino a che punto possono spingersi. Gli Stati si scontrano in guerre per procura, che Russia e Turchia che mantengono relazioni cordiali nonostante sostengano le parti in competizione nei conflitti siriano e libico. Gli Stati si fanno la guerra anche quando non scendono in trincea, con attacchi informatici, campagne di disinformazione, interferenze elettorali, coercizione economica e strumentalizzazione dei migranti. Il rischio è che «gli scontri locali accendano incendi più grandi».
  7. BLA BLA BLA  1 :La Germania non tornerà indietro sull'uscita dal nucleare, ma non è escluso che al livello europeo possa scegliere una linea morbida riguardo alla proposta di Bruxelles di includere il gas naturale e l'atomo tra le fonti di energia verde sulla spinosa questione della tassonomia.
    È questo il senso di un'indiscrezione uscita la notte di lunedì a Berlino e divulgata dall'agenzia Reuters. Fonti di governo avrebbero lasciato intendere che la Germania si asterrà alla votazione finale al Consiglio europeo dove il «delegated act» sulla tassonomia Ue approderà al termine del suo iter istituzionale. È troppo presto per parlarne, fanno presente fonti ministeriali a Berlino, che bollano come «pure speculazioni» le indiscrezioni di stampa. Il prossimo passo sarà presentare le modifiche al Paper europeo entro il 12 gennaio, così come faranno tutti gli Stati membri. Prima di arrivare al voto in Consiglio Ue c'è ancora tempo.
    Anche la cancelleria ufficialmente non commenta l'indiscrezione e rimanda alla posizione esposta dal portavoce di Scholz, Steffen Hebestreit, all'indomani dalla notizia sulla bozza dell'atto delegato di Bruxelles. «La Germania rifiuta l'uso pacifico dell'energia nucleare. A fine anno abbiamo appena chiuso tre centrali nucleari. Le ultime tre rimarranno in rete fino alla fine di quest'anno, quando saranno spente» ha precisato il portavoce del governo tedesco. «C'è stato un ampio dibattito nella società su questo tema in Germania negli ultimi 20, 25 anni che ha reso chiara l'eliminazione graduale» ha aggiunto il portavoce. Fonti ministeriali ribadiscono che non c'è alcun ripensamento sull'atomo. Insomma a fine 2022 il nucleare sarà un capitolo chiuso, come prevede il contratto di coalizione firmato poche settimane fa a Berlino da i tre partiti di governo. Nessuno al momento ha intenzione di ripensarci. Anche perché rimettere in discussione quella scelta significherebbe tagliare fuori i Verdi dal governo, e la coalizione è uno sgabello a tre gambe, con due non sta in piedi.
    Ma chiudere la strada al nucleare in Germania è una cosa, tolleralo al livello europeo è un'altra. Secondo la Frankfurter Allgemeine Zeitung, per esempio, il governo tedesco sapeva cosa stava per accadere. La Commissione Ue ha discusso a lungo sul nucleare con la Francia e sul gas naturale con la Germania. Nulla esclude ci possa essere stata una soluzione di compromesso che abbia previsto di includere tanto il gas naturale come il nucleare tra le fonti considerate accettabili e qualificate come green, almeno per una fase di transizione.
    La Germania del resto ha poche alternative. Avendo deciso di uscire dall'energia atomica già all'indomani del disastro di Fukushima del 2011 e dall'energia prodotta dal carbone al più tardi nel 2038 e idealmente già nel 2030, non le resta che puntare sul gas per far fronte ad un fabbisogno energetico in crescita.
    «Il governo concorda sul fatto che per il momento abbiamo bisogno del gas naturale come tecnologia ponte per poter rispondere alla volatilità delle rinnovabili» ha ricordato il portavoce Hebestreit. Per il ministro dell'Economia e del Clima, il verde Robert Habeck, «almeno la Commissione europea dice chiaramente che il gas da combustibili fossili è solo una transizione e deve essere sostituito dall'idrogeno verde». Nonostante le parole infuocate del fine settimana, quando aveva bollato la proposta come «preoccupante» accusando la Ue di «greenwashing», Habeck e i Verdi al governo sono consapevoli che il gas è un passaggio necessario.
    Della stessa opinione, per una volta, è il liberale nonché ministro delle Finanze Christian Lindner per il quale «la Germania ha realisticamente bisogno di moderne centrali a gas come tecnologia di transizione, perché stiamo rinunciando al carbone e al nucleare». Ma sul nucleare è fermo anche lui: «Ci atteniamo all'uscita dal nucleare tedesco»
  8. BLA BLA BLA  2 :Si apre lo scontro tra i Comuni dell'area nord e il capoluogo per la Metro 2. Perché, per dirla come la sindaca di Settimo Elena Piastra, «da troppi anni Torino e la Città metropolitana orientano azioni di sviluppo, investimenti, servizi, in tutte le direzioni tranne che verso queste zone». La questione della seconda linea del trasporto veloce si fa calda. Già, adesso sembra sempre più chiaro che centinaia di milioni pioveranno da Roma per realizzare l'infrastruttura. Settimo e San Mauro non vogliono rimanere fuori dai giochi. Così il fronte lo apre la stessa sindaca del primo: «Non è più accettabile che nei comuni attorno a Torino ci siano squilibri così marcati. L'assenza di infrastrutture nell'area nord non è una novità e il territorio rischia di diventare sempre più fragile, innescando disparità sociali importanti, rispetto ad altri». L'attacco non arriva da una persona qualunque. Già, perché il colore politico di Settimo e del capoluogo è lo stesso, oltre al fatto che Piastra è una sorta di simbolo tra i giovani amministratori del Pd. E lamenta come «nel dibattito politico e mediatico legato alla Metro 2 sia sparito il tratto che portava la linea fino a San Mauro e Settimo». In effetti quando sono arrivati gli ultimi aggiornamenti si è parlato della parte che parte da Rebaudengo e arriva fino in corso Novara (i lavori inizieranno nel 2024 e dureranno sei anni), primo tassello del più ampio tracciato, che proseguirà verso il centro città, con sette anni di lavoro per connettere Barriera di Milano al Politecnico, e poi scendere ancora. L'obiettivo di Piastra è riportare i due comuni in partita. Non è difficile capire perché. Secondo le previsioni di Systra la Metro 2 creerebbe uno spostamento di 12. 500 passeggeri all'ora in direzione sud, più altri 5.500 verso Nord Est e 1.500 verso Nord Ovest. Idem guardando alle diramazioni esterne al territorio comunale: la tratta verso Pescarito (quattro stazioni distribuite su 6,5 chilometri) attrarrebbe 6.500 spostamenti l'ora e quella per Orbassano (5,7 chilometri, 5 stazioni) addirittura 15 mila. «Settimo e tutto il quadrante sono fortemente penalizzati. Mancano collegamenti e se si vuole davvero incidere sulla lotta all'inquinamento qui più che mai serve l'arrivo della metro che potrebbe essere il vero nodo di interscambio per chi arriva da Milano, canavese e Val d'Aosta» prosegue Piastra, che chiede «che la progettazione del prolungamento della Metro 2 verso San Mauro e Settimo sia il primo punto all'ordine del giorno della Città metropolitana e si apra al più presto un tavolo di confronto»
  9. ECCO PERCHE' GRAN PARTE DELLA STAMPA SOSTIENE DAGHI:I numeri parlano chiaro. E povero senatore del M5S Vito Crimi, che credeva con la sua crociata di tre anni fa di spazzare via i contributi dello Stato ai giornali. Tutto cancellato. Tutto come prima, anzi di più. Nel 2021, quotidiani e periodici hanno ricevuto dallo Stato 386,6 milioni di euro. Lo dice il rapporto del Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria. L'incremento è del 120% negli ultimi due anni.

    ll rapporto illustra un paragone con altri 6 Paesi europei (Austria, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Norvegia, Regno Unito e Svezia). Secondo i dati raccolti l’Italia spende poco rispetto al suo Pil: lo 0,014%. Solo l’Austria risulta tenere più stretti i cordoni della borsa.

    Tuttavia, i 386 milioni sono una cifra indicativa. Scrive DataMediaHub, che ha analizzato nei dettagli il rapporto: "Tutto questo nonostante non venga preso in considerazione il valore dell’Iva agevolata al 4% che pare essere un importo non quantificabile dal Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria" E allo stesso tempo "non sono presi in considerazione neppure i dati sulla pubblicità legale, che tra il 2016 e il 2021 sono pari a circa 300 milioni di euro. Cifra tutt’altro che trascurabile, dove il maggior peso è proprio quello dei ricavi derivanti dall’obbligo per le pubbliche amministrazioni di pubblicazione degli avvisi di gara e aggiudicazione. E non vengono neppure presi in considerazione gli importi per i prepensionamenti dei giornalisti e del salvataggio dell’Inpgi, che secondo le stime del Fatto Quotidiano ammontano a ben 2,5 miliardi di euro. Come non sono conteggiate le sovvenzioni alle agenzie di stampa, che tante controversie hanno generato in questi anni".

    Infine, c'è da tenere conto dei contributi indiretti, e tra questi quelli dell'emergenza Covid. Tra i quali va conteggiata la cosiddetta forfetizzazione dei resi (i giornali invenduti), portata al 95%. In buona sostanza, significa che l’Iva, già di per sè agevolata al 4%, si paga solo sul 5% delle copie consegnate o spedite. Altri contributi Covid riguardano crediti d’imposta per campagne pubblicitarie, distribuzione ed acquisto carta.

 

 

 

 

05.01.22
  1. LA REALTA' CHE NON SI VUOLE VEDERE : «Noi imprenditori chiudiamo il 2021 con sentimenti contrastanti, prendendo atto di una ripresa consistente, ma sospesi tra speranze e inquietudini». Il presidente dell'Unione Industriali, Giorgio Marsiaj, racconta in una lunga lettera agli imprenditori associati prospettive e timori per l'anno che si è appena aperto. Partendo da un dato di fatto: Torino ha partecipato attivamente al grande recupero dell'economia, che è stato superiore al previsto. «Nell'ultimo trimestre, però, si sono evidenziati alcuni sintomi di rallentamento. Le speranze - scrive l'industriale - sono riposte nel Pnrr e nelle riforme. Il perdurante effetto Covid, tuttavia, rende tutto più incerto». Oltre al colossale impegno finanziario messo in campo dall'Ue che si sta concretizzando, c'è soprattutto «un oggettivo recupero di credibilità del sistema Paese», grazie all'autorevolezza del governo Draghi. Questo «ha importanti ricadute sulla vita di tutte le nostre aziende, perché la fiducia è uno dei fattori trainanti di un'economia che si muove nel mercato globale». La brillante ripresa del 2021 non deve tuttavia far dimenticare come dalla crisi finanziaria del 2008 l'Italia abbia accumulato un ritardo di circa dieci punti rispetto ai principali Paesi europei.
    «Sogno - dice Marsiaj - il 3% di incremento del Pil nel 2023 e nel 2024 grazie alle riforme, con particolare attenzione ai più deboli, aumentando l'inclusione sociale». Determinante per la ripresa è stata la capacità di reazione della manifattura. In questo quadro dinamico, sono emersi fattori inaspettati che suggeriscono prudenza nelle previsioni e impediscono pianificazioni a lungo termine. «Penso ad esempio alla rapidissima e ingestibile crescita prevista nel 2022 dei costi dell'energia elettrica (+150%) e del gas (+320%) come pure delle materie prime. Per ora- secondo il presidente dell'Unione Industriali - l'unica certezza è il fatto che dobbiamo affrontare grandi problemi produttivi». In particolare, l'auto sta vivendo un momento di difficoltà, ma l'Italia è l'unica a non prevedere alcun piano industriale specifico. «Una situazione estremamente preoccupante soprattutto per il nostro territorio, considerata l'accelerazione verso l'elettrificazione. La transizione verso obblighi già fissati sarà molto costosa, sia industrialmente sia socialmente, con il rischio di perdere 70 mila posti di lavoro in Italia. Le misure di sostegno faranno la differenza con i concorrenti».
    Un altro comparto trainante è quello aerospaziale, di cui Torino è leader con oltre 350 imprese, circa 20 mila occupati e 7 miliardi di fatturato. «È da questi punti forti che dobbiamo ripartire. La nostra vocazione è chiara. Non è a Roma che si giocherà il risultato del Pnrr, ma in ciascuna realtà locale», incita Marsiaj. Tra i progetti strategici, frutto della collaborazione tra pubblico e privato, che verranno attivati ci sono l'Smtc, la Città dell'Aerospazio e il Parco della Salute.
    «Inoltre voglio ribadire con forza che ritengo inaccettabile qualsiasi compromesso che giochi al ribasso con la salute e la sicurezza dei lavoratori, che sono la principale ricchezza delle aziende. Abbiamo tutte le capacità non solo di ripartire, ma di costruire un domani in cui la nostra città manterrà un ruolo centrale nella vita economica e sociale dell'Italia».
  2. LO SPRECO DI SOLDI E FIDUCIA : Il lancio è in programma per settembre dalla base di Bajkonur, Kazakhstan, con un razzo russo. Ma il "cuore" della missione che andrà a caccia di forme di vita marziana sarà Torino, che nel 2022 si trasformerà in una sorta di Pasadena, sede del celebre centro californiano della Nasa, dove vengono collaudati i rover marziani, facendoli marciare su terreni rosso ruggine che riproducono fedelmente la regione del pianeta prevista per l'atterraggio. L'area "marziana" di Torino comprende diverse tipologie di terreno, compresa quarzite e pozzolana di tufo vulcanico. La sede dei test e del Controllo Missione, è il Centro spaziale di Altec, con sede in corso Marche: «Siamo pronti, dopo due anni di ritardo causati sia dalla pandemia, che per qualche problema tecnico. Il lancio è previsto tra il 20 settembre e l'uno ottobre, con arrivo a Marte a giugno 2023», conferma Walter Cugno, vice presidente che dirige il dominio Scienza ed esplorazione di Thales Alenia Space Italia, primo contraente industriale dell'intero programma ExoMars, missione dell'Agenzia spaziale europea, realizzata con il supporto dell'Agenzia italiana. ExoMars è un programma spaziale che solo per il rover ha visto l'investimento di un miliardo di euro, il 40% dall'Italia, e che comprende la missione 2016, operativa in orbita marziana con il satellite Tgo, e quella di quest'anno con il rover battezzato Rosalind Franklin.
    I test con un gemello del rover destinato a Marte sono iniziati da tempo, ma il 2022 sarà decisivo per dare il via libero definitivo all'originale, realizzato dall'Europa in collaborazione con l'agenzia spaziale russa. Una volta partita la missione, entrerà in scena il Rocc (Rover Operation Space Center) di Torino: «È una struttura ampia e complessa – spiega Vincenzo Giorgio, ad di Altec – ed è sia un simulatore dell'ambiente marziano, sia l'insieme delle sale di controllo che permetteranno analisi dei dati telemetrici e degli obiettivi di esplorazione quotidiana del rover su Marte». La ricerca di vita sul Pianeta Rosso sarà effettuata dal rover soprattutto con una trivella in grado di perforare il suolo (dove è prevista la presenza di ghiaccio sotto la superficie), realizzata negli stabilimenti di Leonardo: «Il territorio piemontese – aggiunge Fabio Massimo Grimaldi – è per vocazione area dell'aerospazio. Tra Thales Alenia, Leonardo, PMI, Avio Aero e noi di Altec, produce un cluster di 15 mila addetti e 280 aziende. Poi c'è il network di imprese di alta gamma promosse dall'Unione Industriale nella rete Exclusive Brands Torino, di cui Altec fa parte. Ora siamo pronti per ExoMars 2022, procediamo nel lavoro dedicato alla Stazione spaziale internazionale e siamo pronti, a Torino, a cogliere le prossime sfide che ci attendono per il futuro dell'esplorazione spaziale».
    E all'orizzonte spunta la missione "Mars Sample Return", realizzata da Nasa ed Esa, che dovrà atterrare su Marte e raccogliere i campioni da riportare sulla Terra. È il preludio alle successive missioni con astronauti. Il lancio è in programma per il 2026, l'industria italiana e torinese ci sarà.
  3. PENSATO DALLA SINISTRA DELLA BRESSO, MOLTI SONO STATI PROCESSATI PER FURTO:«Il nuovo super-palazzo unico della Regione sarà pronto nel 2012; a cantiere avviato si costruirà un piano a settimana», Paolo Peveraro, vice presidente Regione Piemonte, giugno 2008.
    «Sarà il grattacielo più alto d'Italia, metri veri, misurati sul solaio e non sull'antenna come quello degli altri», Roberto Cota, presidente Regione Piemonte novembre 2011.
    «I materiali con cui sarà realizzata l'opera saranno trasparenti: una cornice ideale per chi lavora nella politica. Un'opera di ingegno architettonico è sempre un inno alla democrazia», Massimiliano Fuksas, architetto progettista, inizio 2008.
    Che storia, la storia del palazzo della Regione, che doveva consentire milionari risparmi sugli affitti, oltre che riunire tutti i dipendenti in un'unica sede. Ora, delle tre dichiarazioni sopra riportate - ma potrebbero essere molte di più quelle fatte di annunci e promesse - l'unica non verificabile è quella di Peveraro. Anche se il grattacielo sarà pur cresciuto di un piano a settimana (ma è tutto da vedere) resta il fatto che è ancora lì. Più vuoto di uno scatolone dei regali a feste passate.
    Stavolta, però, siamo al buono. A giugno: arrivano i dipendenti: è fatta. La Torre è finita. Accendete le luci.
    E poco importa che Milano si sia rubata un altro record: la torre Unicredit - quota 231 metri - ha ampiamente superato i 209 di Torino. E anche la tanto decantata attrazione turistica è andata a farsi benedire. Sulla trasparenza di cui parlava Fuksas beh, quel che non era chiaro lo hanno svelato le inchieste di Corte dei conti e Procura. Anche sulla questione parcella all'archistar del progetto. Che aveva chiesto un extra sulla progettazione (20 milioni) legato alla vigilanza. Poi l'istanza è stata ritirata. E anni dopo Fuksas disse che quello non era più il suo palazzo ma un'altra cosa. Per via dei materiali adoperati: cemento al posto del ferro e via dicendo.
    Che grattacielo di grattacapi che è stato il palazzo che doveva cambiare fisionomia al quartiere Lingotto. Non più ex fabbriche ma modernità. Non più capannoni ma linee morbide. Ma i vetri avevano difetti di fabbricazione (300 su circa 4 mila: ma li controllarono uno per uno e fu un lavoro delicatissimo, visto che quelle vetrate erano quelle degli affacci), i pavimenti che non andavano bene. Ancora i conti. E poi le imprese fallite. I ritardi: uno dietro l'altro.
    Per fortuna qualcosa è andato bene, alla fine. E anche se il palazzo non è più il più alto d'Italia, Torino ha il primato della prima rotonda (interamente sotterranea) in un sottopasso. Non ci andranno i turisti ma dovrebbe snellire l'uscita dai posteggi sotterranei. Adesso dicono che, all'ultimo piano, ci sarà un ristorante. E già si scommette sullo chef che andrà a cucinare lassù, a 209 metri d'altezza. Chissà.
    Per la cronaca: va ricordato che il palazzo - pensato all'inizio degli anni 2000 doveva costare 230 milioni. Poi sono un po' lievitati. Ma ci sta. Oggi il cantiere si chiude con una spesa di 336 milioni. E se i costi per gli affitti sono ancora di 15 milioni l'anno, ci siamo bruciati una novantina di milioni nei ritardi.
    Ma tutto è bene quel che finisce bene. Restano nella memoria oltre alle dichiarazioni roboanti e le foto di una banda di ragazzi pazzi per il parkour: andavano la notte a scalare la torre. E scattavano selfie a 209 metri d'altezza. Con loro, per la prima volta, abbiamo immaginato Torino da lassù. Grazie.
  4. SENZA UNA POLITICA INDUSTRIALE COME RESTITUIREMO I SOLDI DEL PRNN ? "E' dal febbraio 2020, con un question time all'allora Ministro De Micheli, e con una successiva interrogazione che non ha mai avuto risposta, (come abbiamo inutilmente chiesto chiarimenti su chi subentrato ai contratti che Air Italy ha o aveva con il Ministero della Difesa) che il Governo con urgenza dovesse convocare un tavolo di crisi del settore Aereo comprendente Alitalia, Air Italy e altre compagnie", afferma ad Affaritaliani.it il deputato di Fratelli d'Italia Salvatore Deidda.

    "Dopo un anno e mezzo, quasi 2, di silenzio, se non prevedendo, in emergenza, un anno la cassa integrazione straordinaria, il primo tavolo è stato convocato a ottobre 2021 ma senza alcun risultato e nessuna proposta del Governo. Qual é la strategia per il settore aereo nazionale? Non è stata prospettata nessuna visione strategica ai 2 soci di Air Italy, uno dei quali del Qatar, Stato con con cui intratteniamo diversi accordi commerciali e per la stessa Difesa".

    "Sono riusciuti a perdere, con la nuova compagnia Ita, pure il bando della continuità territoriale dalla e per la Sardegna, assegnata alla spagnola Volotea, compagnia che ha assunto nuovi dipendenti, escludendo il personale Air Italy o Alitalia. In due anni insomma - spiega Deidda - tra Governo Conte e Governo Draghi il settore aereo italiano ne esce a pezzi. Le uniche risposte politiche assistenziali che sono il preludio, alla disoccupazione. Nessuna visione, un dilapidare di professionalitâ e conoscenze di un settore strategico, come quello aereo, incominciato con il Governo Renzi e finito con Draghi", conclude.
  5. COMPLIMENTI AD ELON MUSK : Mentre la maggior parte dei costruttori automobilistici sta subendo forti cali di vendite, la Tesla non sembra risentire in alcun modo dei tanti problemi che affliggono il settore, a partire dalla carenza di semiconduttori. La Casa californiana, infatti, ha chiuso il 2021 con un nuovo record commerciale: le consegne si sono attestate a 936.172 unità, l’87,4% in più rispetto alle 499.550 del 2020.

    Trimestre in spolvero. Il traguardo è stato raggiunto grazie all’ennesimo sprint di fine anno. Nel terzo trimestre, le consegne sono state pari a 308.600 unità, in crescita del 70,9% rispetto alle 180.570 di un anno fa e del 27,9% rispetto al precedente record trimestrale di 241.300 unità registrato alla fine dello scorso ottobre. I dati, in crescita per il settimo trimestre consecutivo nonostante l’amministratore delegato Elon Musk abbia definito gli ultimi mesi un "incubo" a causa delle forniture problematiche, si sono dimostrati ancora una volta superiori alle attese degli analisti di Borsa: le consegne erano viste, in media, intorno alle 260 mila unità, anche se negli ultimi giorni le stime erano state riviste al rialzo per tener conto di alcune indicazioni positive provenienti soprattutto dalla Cina.

    Le attese per il 2022. In ogni caso, la Tesla è ancora abbastanza lontana dall’obiettivo del milione di consegne indicato dall’amministratore delegato Elon Musk qualche anno fa e poi cancellato a causa delle difficoltà produttive affrontate con la Model 3. Il traguardo, comunque, potrebbe essere superato quest’anno anche grazie all’avvio delle attività produttive negli impianti di Austin (Texas) e Grünheide (Germania). Le due fabbriche, oltre a sostenere le strategie di espansione della gamma (ad Austin è in programma la produzione dell’atteso Cybertruck), sono funzionali a raggiungere il target pluriennale di crescita della produzione e delle consegne di almeno il 50% l’anno.

 

04.01.22
  1. GLI AMERICANI PIU' CHE SENTIRE FAUCI DOVREBBERO CONSULTARE BARIC PER TROVARE UNA SOLUZIONE AL VIRUS.
  2. PIU' INACCETTABILE DI TUTTO : In pochi giorni, tra Natale e Capodanno, «si è registrata una vergognosa escalation di violenza ai danni dei nostri infermieri». La denuncia arriva da Antonio De Palma, presidente del sindacato Nursing Up, che si dichiara pronto a costituirsi parte civile a difesa dei colleghi. «Il vertiginoso aumento dei ricoveri, nel pieno della quarta ondata, rischia di generare una nuova paralisi in un sistema sanitario già barcollante con 2490 operatori sanitari contagiati». E di «clima negativo» parla anche Filippo Anelli, presidente dell'Ordine dei medici: «Temiamo che molte aggressioni verbali e minori non vengano denunciate. Le situazioni più rischiose sono nei pronto soccorso».
  3. L'ART.21 DELLA COSTITUZIONE DIMENTICATO PROPRIO DALLA STAMPA : Tre anni fa aveva già fatto parlare di sé per avere inserito nel bollettino parrocchiale un articolo in cui si criticava Greta Thunberg. Ora don Tarcisio Colombo, parroco di Casorate Primo (Pavia), provoca nuove polemiche per la sua omelia «No Vax» pronunciata in occasione della messa di fine anno. Diversi fedeli, ascoltando le sue parole, sono usciti dalla chiesa. Lui si difende dalle critiche: «Nella vita bisogna sapere ascoltare anche chi ha un'opinione diversa dalla propria. Se in questa fase storica si dice qualcosa di diverso sulla pandemia rispetto al sentire comune si viene additati come No Vax».
  4. PERCHE' ? È stata bocciata la richiesta del Movimento 5 Stelle, approvata dalla rete degli iscritti con un voto, di accedereper il 2022, al 2 per mille, previsto per i partiti. Lo ha deciso la Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo sui rendiconti dei partiti. La delibera è arrivata sotto l'albero di Natale, visto che è stata approvata il 23 dicembre. Per ottenere il 2 per mille che i cittadini possono liberalmente versare, recita la norma, si deve fra l'altro avere uno statuto interno che risponda a meccanismi di democrazia interna. Condizione essenziale per essere iscritti al registro dei partiti. La commissione, si legge nella delibera, respinge le richieste dei seguenti partiti: Alternativa, Coraggio Italia, Europeisti e M5S. A decidere sono stati cinque componenti, di cui uno designato dal primo presidente della Corte di cassazione, uno dal presidente del Consiglio di stato e tre designati dal presidente della Corte dei conti. Tutti i componenti sono scelti fra i magistrati dei rispettivi ordini giurisdizionali con qualifica non inferiore a quella di consigliere di Cassazione o equiparata. La Commissione è nominata, con atto congiunto dei presidenti del Senato e della Camera, pubblicato nella Gazzetta ufficiale. Con il medesimo atto è individuato tra i componenti il presidente della Commissione, che ne coordina i lavori. Ai componenti della commissione non è corrisposto alcun compenso o indennità per l'attività prestata. Per la durata dell'incarico i componenti della commissione non possono assumere o svolgere altri incarichi o funzioni. Il mandato è di quattro anni ed è rinnovabile una sola volta nel tempo.
  5. CINGOLANI CONFLITTO D'INTERESSI PER IL SUO RUOLO IN LEONARDO, CHE INVESTE NEL NUCLEARE : La Commissione europea che infrange il tabù del nucleare, inserendo l'energia elettrica prodotta grazie all'atomo al pari del metano tra le possibili fonti utili a favorire la transizione ecologica (la cosiddetta tassonomia) riaccende in dibattito in Italia e apre anche le prime crepe in Europa.
    Il nucleare di quarta generazione, pulito e sicuro, come stanno sperimentando Russia, Cina, Argentina e Stati Uniti, nel lungo periodo potrebbe infatti essere una delle carte che, assieme ad un uso ponderato del metano, consentirà al Vecchio continente di affrontare con meno problemi la fine della stagione dei combustibili fossili. E negli anni a venire potrebbe fornire un contributo importante alla soluzione dei problemi del nostro Paese, notoriamente squilibrato nel suo mix energetico a favore di petrolio e metano per la quasi totalità di importazione.
    L'eredità del 2011
    Certo pesa l'esito del referendum che nel 2011 ha segnato la fine del nucleare «made in Italy» e il rispetto della Costituzione viene ancora brandito da quanti continuano a tenere fermo il no all'atomo. Ne sa qualcosa il ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani, che solo per il fatto di aver suggerito nei mesi passati di fare attenzione agli sviluppi delle ricerche in corso sul fronte delle minicentrali è stato messo in croce per giorni e giorni dai 5 Stelle e da tutto l'ambientalismo tricolore. Inutile dire che ora Cingolani viva la decisione della Commissione Ue di classificare il nucleare tra le fonti green come una rivincita. Coi prezzi del gas alle stelle e la nuova stangata sulle bollette ha infatti buon gioco a dire «avete visto, che avevo ragione?». Il ministro ufficialmente non commenta le ultime novità, però fa capire di aspettarsi che tutti quelli che negli ultimi tempi gli hanno mostrato solidarietà e si sono detti d'accordo con lui uscissero allo scoperto, mettendoci pure loro la faccia.
    Inutile dire che sul fronte politico la tensione resta sempre molto alta. Attirandosi le stesse critiche ricevute del titolare del Mite, Matteo Salvini in questi giorni ha fatto sapere di voler inserire il nucleare tra le fonti previste dal piano sull'energia in chiave sovranista che di qui a breve la Lega presenterà a Draghi, Cingolani e agli alleati di governo. I 5 Stelle, invece, dopo le indiscrezioni arrivate da Bruxelles, hanno messo subito in chiaro che «sia il gas che il nucleare non possono essere dichiarati sostenibili e quindi verdi» e che «gli aiuti pubblici possono essere dati solo a tecnologie che rendano i cittadini europei più autonomi rispetto alle importazioni dall'estero», in pratica dunque solo alle rinnovabili.
    Tabarelli: dibattito folle
    «Quello della Ue è un atto scontato e ovvio, è dovuto», sostiene invece il presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli. «È una follia discuterne. Stiamo vivendo un raddoppio delle bollette, c'è uno shock energetico perché non c'è gas e il nucleare continua ad essere principale fonte per la produzione dell'energia elettrica in Europa».
    Intanto però Germania, Austria e Spagna hanno già espresso parere contrario alla proposta della Commissione europea di inserire nella tassonomia delle fonti green anche alcuni investimenti in impianti a gas e nucleari. «Se questi piani dovessero essere attuati, presenteremo un'azione legale», ha minacciato su Twitter il ministro del Clima austriaco Leonore Gewessler accusando la Commissione di «ambientalismo di facciata», col tentativo di «ripulire» il nucleare ed il gas naturale: «L'energia nucleare è pericolosa e non è una soluzione nella lotta ai cambiamenti climatici».
    Anche i tedeschi divisi
    Dura la presa di posizione anche del numero del due dell'Spd al Parlamento tedesco, Matthias Miersch, mentre nel governo di Berlino affiorano divisioni coi liberali a favore dell'atomo green ed i Verdi a loro volta contrari come l'Spd. A suo parere la Germania, che ha appena spento 3 centrali nucleare e fermerà entro l'anno le ultime tre, «dovrebbe esaurire tutte le possibilità per impedire di promuovere questa tecnologia a livello europeo. L'energia nucleare non è sostenibile e non ha assolutamente alcun senso economico». Stessi toni usati dalla vicepremier e ministro per la Transizione ecologica spagnola, Teresa Ribera: «La Spagna - ha spiegato ieri - è un fermo sostenitore della tassonomia verde come strumento chiave per avere riferimenti comuni che possono essere utilizzati dagli investitori per raggiungere la decarbonizzazione dell'economia e la neutralità climatica entro il 2050», ma includere il nucleare e il gas «sarebbe un passo indietro».
    Giudizi pesanti di cui Bruxelles dovrà tenere conto: nel caso entro il 12 la maggioranza dei paesi fosse a favore il piano entrerebbe in vigore il prossimo anno.
  6. CHI DI SPADA FERISCE DI SPADA PERISCE : «Chi vuol strappare il cuore a una democrazia, attacca i fatti. Questo fanno i nuovi autoritarismi nel mondo in cui viviamo»: il giudizio di Maria Ressa, giornalista filippino-americana Premio Nobel per la Pace 2020, è perfetto preambolo al Rapporto Internazionale sulla Libertà di Stampa, World Press Freedom Index, reso pubblico, a ridosso di Capodanno, da Reporter Senza Frontiere.
    Rsf, organizzazione di difesa dei media e del diritto all'informazione con base a Parigi, diffonde dal 2002, un questionario a giornalisti, avvocati, docenti, ricercatori di 180 Paesi, per raccogliere dati sull'accesso alla comunicazione indipendente, la repressione dei governi, le censure, i ricatti di lobby criminali, politiche o economiche, stilando infine una «classifica», dalle nazioni considerate, da chi risponde, più libere, a quelle relegate indietro.
    La prima, sconfortante, notizia viene da Hong Kong dove la Cina arresta giornalisti, chiude testate, intimidisce colleghi, reporter, attivisti. Hong Kong, a lungo animata da vivaci dibattiti, precipita dal diciottesimo posto in classifica a un tragico ottantesimo, sulla falsariga di Pechino, relegata al numero 177 su 180, davanti solo Turkmenistan, Corea del Nord ed Eritrea.
    Che il presidente cinese Xi Jinping, alla vigilia del Congresso del partito comunista, non molli la censura, lo provano gli arresti del 29 dicembre, alba dell'anno della Tigre, di sei colleghi del giornale Stand News, redatto in cinese tradizionale. In galera il direttore Patrick Lam Shiu-tung, il capo degli esteri Chung Pui-kuen, quattro ex membri del consiglio direttivo Denise Ho Wan-see, Margaret Ng Ngoi-yee, Chos Tat-chi, Christine Fang Meng-sang. Interrogato, poi rilasciato, Ronson Chan Long-sing, presidente dell'Associazione Stampa di Hong Kong.
    Il podio va ai Paesi scandinavi, prima Norvegia, poi Finlandia, Svezia e Danimarca, quinta Costarica. Gli Stati Uniti languono al numero 44, Rsf elogia l'amministrazione di Joe Biden dopo gli assalti ai media del predecessore Donald Trump, ma pesano i 400 cronisti aggrediti durante pubbliche manifestazioni e i 130 detenuti, dopo scontri, dalla polizia. È uno dei dati che influenzano il World Press Freedom Index, le intimidazioni contro gli operatori dell'informazione, e un Paese in cui la libertà di stampa è protetta dal Primo Emendamento alla Costituzione con rigidità, non sale in classifica.
    L'Italia, numero 41, è in giallo, sui cinque colori scelti come tavolozza di libertà, Bianco=Buona, Giallo=Abbastanza Buona, Arancione=Problematica, Rosso=Cattiva, Nero=Pessima. A non portare il nostro Paese in posizione migliore, ma «abbastanza buona», che descrive in modo adeguato la situazione attuale, tra persistenti conflitti di interesse, lobby politiche, media populisti legati a gruppi di pressione, sono i movimenti No Vax e No Greenpass, con le violenze di piazza contro i reporter e le calunnie e la disinformazione online sul Covid-19. Scrive il rapporto Rsf, con schiettezza ignorata da tanti in Italia, «in generale i media italiani hanno lavorato in libertà durante la pandemia…ma il problema maggiore per i giornalisti sono i negazionisti del coronavirus - schiera che raccoglie guerriglieri urbani, attivisti «no mascherine», neofascisti, teppisti, «anarchici» e infiltrati dalla criminalità comune - che di norma minacciano e attaccano fisicamente i reporter».
    A peggiorare la situazione in classifica per l'Italia non è dunque la censura - come si ostinano a dire online i leader intellettuali No Vax No Greenpass - ma la loro stessa violenza verbale e no, oltre «ai venti colleghi italiani sotto scorta per le minacce della mafia», da Roberto Saviano a Federica Angeli, «e agli attacchi ai comizi fascisti e 5 Stelle». Il World Press Freedom Index conferma così le denunce anticipate contro la disinformazione No Vax, No Greenpass dall'Italian Digital Media Observatory dell'Unione Europea, con le ricerche dei team NewsGuard e Pagella Politica www.idmo.it .
    Male l'Iran, n. 174, Cuba 171 e Arabia Saudita 170, la Russia degli oligarchi di Putin, con un fin generoso 150, malgrado «la crescente pressione sui media liberi ormai dal 2012 e l'arresto di Navalny», l'India nazionalista di Modi 142, con proteste ufficiali del governo contro il ranking Rsf, Israele al n. 86 ma meglio della Palestina 132. L'Ungheria di Orban indietro al n. 92.
    I critici del Rapporto Internazionale sulla Libertà di Stampa Rsf lamentano la mancanza di trasparenza sui questionari mandati a personalità selezionate in proprio, scontando la differenza tra culture che tendono a promuovere in pubblico i propri valori (Nord Europa) e culture che tendono a criticarli (Europa Latina), e certo non si tratta di precisione da cronometro in una finale olimpica. Ma non difendere il giornalismo libero a tutti i costi significa condannare a morte la democrazia, come conclude saggia la Nobel Ressa da Harvard: «Sembrava un sollievo l'elezione di Biden, ma il sistema non cambia, Facebook - ha rivelato il Wall Street Journal - lascia liberi i post della ultradestra per far profitti… per rimediare occorre che le piattaforme tecnologiche, il giornalismo e i cittadini crescano insieme. La tecnologia ha "creato il problema", deve ora rimediare: invece non guarda all'interesse generale, ma solo a quello degli azionisti di Borsa».
  7. I PADRONI DELL'OPPIO DECIDONO SULL'AFGANISTAN : «Da 117 giorni conto il tempo che mi separa dalla morte. Sono stato picchiato e minacciato il 7 settembre, mentre raccontavo in tv le proteste contro i taleban a Kabul. Vivo nascosto in due stanze con mia moglie Feroza che ha 17 anni, senza riscaldamento e con pochissimo cibo, ho perso il sonno e piango ogni notte. Vi scongiuro, fatemi uscire di qui. Nessuno mi aiuta, siamo abbandonati da tutti». Sami Rahman Rahmani vive assediato, con il terrore che vengano a prenderlo. L'unico appiglio di speranza, per questo giornalista di 27 anni che grida aiuto ai Paesi occidentali in quattro lingue da mesi, sono i social. Twitter, soprattutto, è l'unico ponte che gli è rimasto per farsi sentire fuori dalla prigione-Afghanistan da cui non è riuscito ad evadere durante le prime fughe di massa. «Ma anche lì i taleban mi danno la caccia - spiega -. Quando qualcuno di loro fa "following", gli studio il profilo e se riconosco messaggi di elogio per il regime, lo blocco. Se mi trovano, me la fanno pagare».
    Fino a quattro mesi fa, Sami lavorava come reporter a Shamshad tv, emittente in lingua pashtun, una delle poche che non è stata oscurata dopo l'arrivo degli islamisti, nel Paese che l'International Federation of Journalists ha decretato come il più ostile ai giornalisti nel 2021, con 9 uccisioni. Nella classifica mondiale per la libertà di stampa, l'Afghanistan è al 122 posto. «Sono giornalista da otto anni, a Shamshad tv ero impiegato da tre - continua -. Ho realizzato importanti interviste, l'ultima all'inviato speciale dell'ex presidente Ghani per il Pakhistan, Mohammed Omar Daudzai, e conducevo programmi politici ed economici. Ho ritratto i crimini e i soprusi dell'Isis prima e dei taleban, poi. Nel 2017, lo Stato islamico ha commesso un attentato alla nostra tv, con un morto e 20 feriti. Negli ultimi mesi, mi hanno minacciato più volte per i miei reportage sui taleban. Ho difeso con forza la democrazia, i diritti umani e i valori umani, e continuerò a farlo». Lui è uno dei 6.400 giornalisti che hanno perso il lavoro da metà agosto, il sessanta per cento di quelli impiegati fino all'estate. Le vittime della scure sono state soprattutto le donne, ne restano solo 410 in attività. Sami non rispettava le «11 regole del giornalismo» emanate dal ministero dell'Informazione e della cultura degli islamisti. Per chi si allontana dalle leggi della censura sono previste persecuzioni fino alla morte. Solo il giorno di Natale, un reporter, Javid Yousufi, è stato accoltellato in strada nella capitale, mentre un veterano di ArianaNews, Shahpoor Farahmand, è stato arrestato.
    Rivivendo gli ultimi mesi, Sami inizia a piangere. Parla in modo concitato, mentre registra messaggi vocali per descrivere le sue condizioni di vita oggi: «Molti dei nostri colleghi sono stati evacuati. Ho mandato centinaia di email alle Ong per farmi uscire, ma nessuna mi ha risposto. Non avrei mai immaginato che i taleban avrebbero preso Kabul», spiega. Quando è successo, a metà agosto, «ero in ufficio a preparare un servizio sulla caduta delle province. È arrivata la news che erano alle porte, ero molto spaventato. Mi sono alzato dalla sedia e ho iniziato a camminare verso casa. Non riuscivo a respirare, avevo la gola secca e un'ansia mai provata. Ho pensato per alcuni giorni a come uscire dall'Afghanistan. In aeroporto c'era il caos che sapete, ho dormito lì giorni, ma non mi hanno fatto salire su nessun aereo. Sono tornato a casa per paura di ritorsioni». Da settembre, Sami sta rintanato in due stanze con la moglie. «Ho pensato di ammazzarmi, ma devo badare ai figli di mio fratello morto in guerra, uno è malato». Da giornalista, guadagnava «300 dollari al mese, ora ho dovuto vendere anche il computer per mangiare», dice. E in uno degli ultimi messaggi disperati, torna a chiedere aiuto: «Maledico la mia professione. Ho 27 anni, sogno un master e l'università per Feroza, e invece finiremo per strada, se non mi uccideranno. Questa è la vita dei giovani afghani nemici dei taleban e abbandonati da tutti».
  8. CINGOLANI L'UOMO SBAGLIATO NEL POSTO SBAGLIATO GRAZIE A CONTE : Fondi destinati alle bonifiche e dirottati sulla produzione. Il nuovo anno per Taranto inizia con l'amaro in bocca. Il decreto Milleproroghe- non ancora convertito in legge- sposta 575 milioni previsti per il risanamento delle aree inquinate a favore di nuovi impianti per la decarbonizzazione nel ciclo dell'acciaio. In contemporanea, arriva la notizia della richiesta avanzata da Acciaierie d'Italia, la società pubblico-privata nata dall'accordo tra ArcelorMittal e Invitalia, affinché il ministero della Transizione ecologica riveda alcune norme in materia ambientale e sanitaria. «Tutto questo è inaccettabile» tuona il sindacato Usb, pronto a scendere in piazza venerdì, con un sit in all'ingresso della Prefettura del capoluogo ionico. «Gravissimo questo cambio di destinazione delle risorse sequestrate ai Riva» dice il coordinatore provinciale Franco Rizzo che parla di «vicinanza del governo non alla città, ma all'industria e alle ragioni del profitto». Per l'Unione sindacale di base, i fondi vanno recuperati da quelli europei, «così come dichiarato al Mise». Nel vertice del mese scorso tra ministero dello Sviluppo economico, sindacati e azienda era stato annunciato il piano industriale per produrre «acciaio green» con una stima di dieci anni per la decarbonizzazione e investimenti per 4,7 miliardi. Una tempistica giudicata troppo lunga da parti sociali e lavoratori. Quasi 11mila, di cui 8.200 solo a Taranto, a cui aggiungere l'indotto. Lo stesso ministro Giorgetti aveva parlato di un «quadro più complicato di quanto ci aspettassimo».
    Da otto giorni è scattata la nuova cassa integrazione per 13 settimane per un numero massimo di 3.500 unità. Le ultime indiscrezioni potrebbero avere un contraccolpo anche sui 1600 operai ex Ilva in quota all'amministrazione straordinaria ai quali dovevano essere affidati gli interventi di risanamento. E che ora tornano nell'incertezza. «Il Milleproroghe si trasforma nel 14° decreto salva Ilva: si sottraggono fondi per regalarli alla fabbrica assassina e mangia soldi» il commento del deputato tarantino e membro della commissione Ecomafie, Giovanni Vianello. «Si tratta della rimanenza di 1,3 miliardi nascosti dai Riva e scoperti dalla Guardia di Finanza, oggetto poi di un accordo e di un patteggiamento, confluiti nel patrimonio destinato ai commissari per le bonifiche», alcune già avviate, nelle aree interne ed esterne allo stabilimento.
    Intanto, preoccupazione anche dal fronte ambientalista che, per mercoledì, ha programmato una manifestazione di protesta. Peacelink fa sapere che Acciaierie d'Italia «vuole una revisione della Valutazione danno sanitario». I risultati emersi dalla Vds, infatti, avevano accertato un rischio cancerogeno inaccettabile per i residenti del rione Tamburi anche per una produzione di acciaio di 6 milioni di tonnellate annue. Al punto che Angelo Bonelli, co-portavoce nazionale di Verdi Europa, annuncia il doppio ricorso alla Procura e alla Corte di Giustizia europea. «A Taranto è in corso un golpe contro la salute»: la società «beneficierà di interventi economici con soldi pubblici».
    Tutto questo mentre, nelle scorse settimane, si è registrato lo scioglimento anticipato del consiglio comunale con la caduta del sindaco Rinaldo Melucci che, più volte, aveva usato la linea dura contro la fabbrica. Adesso la città è sotto la guida del commissario prefettizio che, al suo insediamento, ha dichiarato: «Pensare che un'amministrazione locale debba entrare in conflitto con lo Stato significa non conoscere le regole della democrazia. Il comune di Taranto è più Stato di qualunque altro».
    Come si legge nella relazione del Milleproroghe, questi soldi possono essere impiegati «per interventi di decarbonizzazione ed elettrificazione del ciclo produttivo dello stabilimento siderurgico di Taranto». Ma anche la regione Puglia, che da tempo spinge per una produzione senza carbone, attraverso Mino Borraccino -consigliere del presidente Emiliano delegato per Taranto- chiede che «le risorse sottratte ai Riva debbano servire per le bonifiche e il risarcimento della città che piange morti da anni». E adesso Taranto spera in un passo indietro durante l'iter parlamentare di conversione in legge del decreto.
  9. I VIGILI INVECE DI MULTARE I DIVIETI DI SOSTA USINO GLI OPACIMETRI E CONTROLLINO LE CATEGORIE IN CIRCOLAZIONE:Nell'eterna lotta sui blocchi auto i principali contestatori della misura sostengono che sia inutile, malgrado la comunità scientifica si sia espressa in modo sostanzialmente unanime sull'argomento. Eppure c'è anche un'altra voce nel dibattito, quella di chi dice che i blocchi sono inutili se non vengono fatti rispettare. È il caso del Comitato Torino Respira, voce dell'ambientalismo cittadino che ogni anno realizza e campiona dati per report sulla qualità dell'aria, e che anni fa aveva fatto partire l'esposto per cui sono finiti indagati sindaci, presidenti di regione, assessori e predecessori di tutti questi, la cui posizione è al vaglio per capire se abbiano fatto quanto in loro potere per migliorare l'aria che i cittadini respirano.
    Il Comitato, guardando ai dati sulla mobilità forniti dal Comune di Torino, ha scoperto che nella settimana dal 14 al 23 dicembre (quando sono scattati i blocchi per le auto per l'accensione del semaforo rosso, a causa delle concentrazioni di Pm10 troppo alte) il traffico nella nostra città è calato di pochissimo. Circa un -3,13% di veicoli in circolazione, per un totale di -0,16% di chilometri percorsi e un +0,44% di accessi in Ztl. Il tutto malgrado le limitazioni avrebbero dovuto lasciare a casa centinaia di migliaia di auto, moto, camion e furgoni che, invece, si sono spostati tranquillamente, come se niente fosse. «Limitare il traffico è la cosa più importante da fare se si vuole ridurre l'inquinamento dell'aria nell'area metropolitana torinese – scrivono dal Comitato – Ma i blocchi non raggiungono questo obiettivo». E questo perché «la riduzione dei veicoli è stata minima. Allora qual è il problema? Forse i controlli sono insufficienti? Forse sono necessarie misure più drastiche?».
    Inoltre in risposta ai dati forniti dalla lettera dei sindaci ai loro colleghi dissidenti – «speriamo che il tavolo dell'aria dia qualche risposta, ne va della salute dei torinesi» – la sigla ambientalista ne dà altri, ancora più pesanti: «Il traffico causa oltre il 70% delle emissioni di ossidi di azoto a Torino e oltre il 60% nell'area metropolitana. E non il 45%, che è la media regionale, almeno secondo i dati dell'inventario emissioni regionale Irea del 2015.
  10. FINALMENTE : I blocchi alle auto non si toccano. È questa la posizione, ferma, espressa dal sindaco di Torino Stefano Lo Russo e da altri 24 primi cittadini di hinterland e provincia, di centrosinistra, che hanno firmato una missiva in risposta ai colleghi (di centrodestra, guidati dal primo cittadino di Venaria, Fabio Giulivi) secondo cui le limitazioni per il traffico, messe in campo per arginare i pericolosi livelli di inquinamento, sono inutili. Il tutto malgrado facciano parte del Protocollo istituito tra le regioni padane a seguito delle sanzioni per i livelli troppo alti di smog, arrivate dall'Ue.
    «Non è sostenibile, a nostro avviso, affermare che i blocchi del traffico siano inutili, a maggior ragione in un momento in cui le condizioni meteo evidenziano come sia necessario agire con la massima urgenza e con misure strutturali per fronteggiare i pesanti effetti dei cambiamenti climatici», iniziano i sindaci.
    «Il traffico – proseguono nella lettera – è la causa del 45% delle emissioni di ossidi di azoto e l'inquinamento atmosferico è il primo fattore responsabile di decessi per questioni ambientali in Europa e anche nei nostri territori». Dati forniti dalla comunità scientifica che da anni si occupa del problema, quindi «inoppugnabili», motivo per cui, scrivono i sindaci (con Stefano Lo Russo primo firmatario), «mettere in contrapposizione misure di tutela della salute, quali quelle delle recenti disposizioni statali sull'utilizzo del Green Pass sul trasporto pubblico locale, con il superamento delle limitazioni accettate da tutti», «rischia di lanciare un messaggio assai pericoloso per la credibilità delle istituzioni, gettando ulteriormente in confusione cittadini e operatori economici».
    Certo, i sindaci spiegano di essere «consapevoli delle difficoltà del trasporto pubblico locale, aggravate anche dalla situazione pandemica che stiamo vivendo». Ma la ricetta alternativa non può essere un liberi tutti sull'utilizzo dei veicoli. Piuttosto, la ricerca di una quadra. «E per questo riteniamo utile convocare urgentemente un "Tavolo dell'aria" congiuntamente all'Agenzia metropolitana dei trasporti per definire azioni condivise immediate che affrontino il tema del sovraffollamento è il salto di corse subito dopo le festività natalizie».
  11. UN CASO DI COSCIENZA : Una manciata di spiccioli per comprare della carbonella e un pacchetto di sigarette regalato. Se la strada è tutto ciò che ti ha lasciato la vita ma non ti sei ancora arreso alla sua disumana ferocia, l'ultima notte dell'anno è solo una notte come le altre: fredda, solitaria, da trascorrere rannicchiato sotto le coperte in una baracca di lamiera impregnata dall'odore di un braciere, con la mente impegnata a sperare che l'indomani qualcosa di buono accadrà. Magari un'altra manciata di spiccioli per comprare ancora un po' di carbonella per riscaldarsi, o un pugno di sigarette per illudere il tempo vuoto. «Vorrei trovare un lavoro e trovarmi una casa vera».
    Ecco come è stato il Capodanno di Mohamed. Da circa un anno vive in una baracca ai margini del parco Sempione, di fronte all'area cani. Un materasso, un mucchio di coperte, un grosso orsacchiotto nell'angolo. «Prima qui c'era solo immondizia. Ho ripulito tutto e mi sono costruito la baracca. Di notte fa freddo, mi scaldo con un braciere, se non posso comprarmi la carbonella cerco del legno da spaccare». Origini marocchine: ha superato la quarantina ed è in Italia da oltre vent'anni. «Faccio lavoretti in giro, raccolgo ferro e alluminio e lo rivendo. Uso i pochi soldi che ricavo per comprarmi da mangiare. Non rubo, non spaccio, e non lo voglio fare. Se potessi trovarmi un lavoro lascerei subito questo posto. Anzi mi vogliono mandare via, ma non ho altri luoghi dove andare. Qui sto bene. Non faccio male a nessuno».
    Aiuta gli addetti dell'Amiat a tenere pulito il parco, raccoglie i rifiuti lasciati in giro, le bottiglie di birra, sostituisce i sacchetti dei rifiuti nei contenitori. «Saluto tutti quelli che passano. Anche quelli che non mi salutano e mi vorrebbero allontanare da qui». I proprietari dei cani, per raggiungere l'area riservata agli animali, passano di fronte alla sua baracca. Con alcuni ha fatto amicizia. «Qualcuno mi dà un mano, mi porta da mangiare, e io ricambio tenendo pulito il parco». Si sente quasi un guardiano, e lo fa seriamente. «Una sera ho salvato un uomo che era stato aggredito da un rapinatore. Ho preso una catena e gliel'ho data sulla schiena. Così l'ho fatto scappare. Poi ho aiutato l'altro a rialzarsi. Mi ha ringraziato».
    Aveva un cellulare ma gliel'hanno rubato. «Qualcuno è entrato nella baracca e me l'ha portato via, mentre dormivo. Non me ne sono accorto». Ha due figli e una ex moglie in Slovacchia. «Non sento i miei figli da mesi. Vorrei tanto rivederli, ma sono senza documenti. Anche se ho il permesso di soggiorno in regola». Legami interrotti, lavori perduti, errori. «Non so leggere né scrivere, ma conosco cinque lingue. Avessi studiato non mi troverei qui».
    Per alcuni anni ha convissuto con una donna a Orbassano. Accudiva suo padre affetto da una malattia cronica. Poi lui è morto e quella relazione è finita. «La mia ex convivente mi ha strappato il passaporto per dispetto, ha chiamato i carabinieri e mi ha sbattuto fuori casa. È successo più o meno un anno fa. Da allora mi sono trasferito qui, in questo parco perché conosco della gente in zona. A volte faccio dei lavori a Porta Palazzo». Che cosa vorresti dal nuovo anno? «Un lavoro, solo un lavoro per lasciare la strada. Faccio di tutto»

 

03.01.22
  1. I GENITORI COMPRANO IL CONSENSO DEI FIGLI  CONDIZIONATO AI DONI CHE RICEVONO ?
  2. PUTIN NON SI E' MAI FERMATO : C'è l'Africa dei cinesi, tutta materie prime e contratti con qualche ambizione imperialistica ma ancora timida, per metà sì e per metà ni; c'è l'Africa francese ormai decadente e azzoppata da penurie di bilancio impegnata a perderla, si spera, con un certo garbo; c'è l'Africa jihadista efficacemente votata all'andirivieni del convertire, destabilizzare e nuocere. E poi c'è l'Africa della «Wagner», compagnia privata di mercenari russi e armato fantasma di Putin, tutta baccano di kalashnikov e luccichio di miniere, che sta silenziosamente riempiendo gli spazi lasciati in bianco dai vecchi padroni del continente. Un'altra pista, con Siria e Ucraina, del revival imperiale sovietico. Perché si cura del saccheggio di risorse ma anche del controllo politico dei piccoli caudilli locali. I veri-falsi mercenari della Wagner non assomigliano certo ai politicamente ottusi mastini della guerra delle ultime convulsioni dell'Africa bianca.
    Dalla Libia al Mozambico, dal Centrafrica al Sudan al Sahel, ormai i russi spuntano ovunque, in battaglia e nei palazzi presidenziali, hanno lacchè nei ministeri che contano, che in Africa son quelli che controllano le materie prime. Attenti: il soft power di Putin, dalla forma molecolare, impressionista e diffratta è già ingombrante, offre una alternativa ai piccoli despoti africani con cui un tempo bastava una telefonata da Parigi o Washington perché si dileguassero ammansiti.
    Il Mali è un esempio: ufficialmente i russi non ci sono, sono un fantasma. Ma in realtà sono lì da ottobre chiamati dalla giunta al potere per fronteggiare i jihadisti e garantire «sicurezza». Si dice che il capo dell'aeronautica li preferisca a quegli arroganti dei francesi. Un dispetto a Parigi che sta ritirando l'Armée. La fattura sarà pesante: dieci milioni di dollari al mese per mille uomini. Ma a Bamako, come sempre con la Wagner, è arrivata anche la intendenza: ovvero un gruppo di geologi che fanno prospezioni nella promettente zona aurifera di Menankoto, nel Sud. Sotto le concessioni ci saranno le firme di società minerarie russe, legate ovviamente alla Wagner. Parigi ha fatto scorrere molta saliva diplomatica e inchiostro militare minacciando ritorsioni. Poi si è rassegnata a coabitare coi russi. Gli americani si disinteressano.
    Forse bisognava analizzare meglio quanto è accaduto in Centrafrica. A maggio del 2020 lo stadio «Boganda» di Bangui è stracolmo, non per una partita di calcio. Migliaia di persone aspettano di vedere in film: «Touriste». L'azione non manca: battaglie, agguati, sparatorie nella savana, gli eroi «salvatori dell'Africa», sono i russi della Wagner, i cattivi sono neri e indigeni, i ribelli del Centrafrica, feroci, bruttissimi e per di più musulmani. Muoiono a migliaia tra gli applausi e le maledizioni del pubblico. Anche qualcuno degli amici russi muore: ma eroicamente come nelle tavole di Achille Beltrame, fino all'ultimo respiro da una mano ai volenterosi soldatini del presidente Toudéra. Cinema patriottico staliniano ed effetti speciali. Successo.
    Il film è stato prodotto per il Centrafrica da un personaggio tipico dell'era putiniana, autoritario e opportunista, violento e carrierista, Evgeni Prigojine. Se si evoca il nomignolo, «il cuoco del Cremlino», gli si fa torto. Non c'è nulla da ridere sulla sua gastronomia autocratica: l'uomo che ha fatto i soldi nella Mosca malavitosa degli anni Novanta con fast food e hot dogs (ma è anche finito in galera per truffa e sfruttamento della prostituzione) è un intimo di Putin. Al Cremlino entra non certo dalle cucine per il catering, che gli rende contratti di miliardi. È lui che ha preso in mano la gestione imprenditoriale della Wagner, all'inizio affidata a happening muscolari di ottusi ex militari delle forze speciali e barbe finte del Gru. Con Prigojine la Wagner è diventata un successo politico e imprenditoriale, l'Africa è il suo esotico businnes, una occasione da non perdere.
    A Bangui ha salvato il presidente ma cura anche l'immagine: è un posto dove metter radici, le guerre si vincono prima di tutto nelle teste di quelli che stanno a guardare. Fa infatti distribuire una rivista gratuita, «Il foglio volante del presidente», ha creato una radio e distribuito per i bambini un cartone animato di successo: la storia di un simpatico orso russo che viene a salvare gli animali della foresta messi in pericolo dalle iene. Anche i pargoli congetturano l'allusione. Non è sfuggita al «cuoco» nemmeno la ghiotta sponsorizzazione del concorso di miss Centrafrica.
    A Bangui ormai mancano solo i soviet per respirare il remake degli anni Sessanta. Quelli della Wagner sul campo di battaglia funzionano? Hanno ricacciato i temibili ribelli della Coalizione dei patrioti. Non fatevi ingannare, sono banditi anche loro, fanno capo all'ex presidente Bozizé. Il copione africano: tribù, politici canaglie, potere e appunto miniere.
    La Wagner ha solo copiato un ordito di buon tessuto: quello della Cia che usava soldati privati per eliminare nel cortile di casa presidenti e regimi antipatici. I metodi dei russi sono brutali. Li inseguono accuse di requisizioni abusive, stupri, sequestri, torture esecuzioni sommarie. Fabbricano vedove e orfani, sono un incubo senza sonno. In fretta hanno adottato i metodi delle guerre africane. Il governo di Bangui non può permettersi di indagare sulle accuse. Le candeggia attribuendo violenze e delitti… ai ribelli. La Wagner mette paura anche alle sgangherate fanterie alleate: se sono poco combattive i russi le spingono all'attacco con raffiche di mitra. Chi non si presenta in caserma in orario è considerato disertore: son cose mai viste in Africa, neppure al tempo dell'Empire.
    I russi giorno dopo giorno stringono i bulloni del controllo politico. Al vecchio palazzo dove Bokassa, paranoico Nerone equatoriale copiava le follie napoleoniche e conservava in frigorifero gli avversari fatti a pezzi, comandano i discreti ma autoritari manager delle società russe. Piazzano ai ministeri i loro simpatizzanti locali come nei bei tempi dell'Urss. Sono già passati alla «stabilizzazione» ovvero al controllo delle dogane e dell'esercito dove sono loro che distribuiscono decorazioni e saccheggi.
    Lo stesso modello è applicato nei Paesi che hanno chiesto aiuto alla Wagner (e al Cremlino). In Sudan dove i mercenari hanno dato una mano nel 2013 a tenere a bada le piazze in rivolta. Tre società russe sono state pagate con vaste concessioni minerarie.
    In Libia i mercenari a fianco di Haftar (tra i 600 e i duemila nel periodo della fallita offensiva contro Tripoli) hanno impiegato armamenti pesanti come droni, carri armati e cacciabombardieri. Hanno costruito la Maginot di sabbia che, esaurita la commedia delle elezioni democratiche, segnerà il nuovo confine cirenaico. Un investimento in geopolitica e petrolio.
    Scenario più complesso in Mozambico dove i mercenari sono stati chiamati nell'agosto del 2019 dal governo per liberare la provincia di Cabo Delgado invasa da un gruppo jihadista. Bisognava salvare le succulente vene petrolifere che imbottiscono le prospezioni delle grandi compagnie, compresa l'Eni. Anche qui la mandibola mineraria ha attirato i guerrieri a contratto. I jihadisti si sono rivelati però un avversario troppo duro: i russi, mal organizzati, hanno subito perdite. Ma ad uccidere alcuni mercenari sarebbero stati i soldati mozambicani per vendicare violenze e saccheggi.

 

02.01.22
  1. IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA HA CITATO " non fermatevi, non scoraggiatevi, prendetevi il vostro futuro perché soltanto così lo donerete alla società», con un chiaro riferimento alle parole del professor Pietro Carmina , vittima del recente, drammatico crollo di Ravanusa («Non siate spettatori ma protagonisti della storia che vivete oggi. Sporcatevi le mani, mordetela la vita... Voi non siete il futuro, siete il presente»). «Siamo pronti ad accogliere un nuovo anno, ed è un momento di speranza. Guardiamo avanti, sapendo che il destino dell’Italia dipende anche da ciascuno di noi» Peccato che quando cio' avviene come la critica costruttiva sul vaccino ai minori di Mattei venga oscurata ed ostggiata.
  2. LA FERRARI NON POTRA' SOPRAVVIVERE DA SOLA , ERA GIUSTO TENERLA NELLA FIAT. L'HO DETTO NELL'ASSEMBLEA DI SCORPORO MA TUTTI SE NE SONO FREGATI. PER CUI LA SARA' CONFERITA A PEUGEOT. LA STORIA DELLA FERRARI LO DIMOSTRA. LE FIAT HA COMPERATO LA FERRARI  CHE STAVA PER ESSERE COMPERATA DALLA FORD. CON UNA GESTIONE MOLTO INTELLIGENTE E PERSONALE GIANNI AGNELLI HA LASCIATO MOLTA LIBERTA' AD ENZO FERRARI  INFATTI L'ULTIMO SUCCESSO VERO DELLA FERRARI FU LA F40, VOLUTA DA FERRARI E GHIDELLA.  LA LAMBORGHINI STAVA FALLENDO POI DI CAPUA HA PRESO I CONTATTI CON PIECH ED E' RIUSCITO A SALVARE E RILANCIARE LA LAMBORGHINI.
  3. SE PARLA ANCHE L'ITALIANO POTREBBE ESSERE MEGLIO DI MARCHIONNE PER JAKY : C'è un astro nascente all'interno di Exor. La fedelissima di John Elkann, Suzanne Heywood, consigliera di amministrazione del settimanale The Economist è due giorni membro del Cda di Juventus.

    Suzanne Cook Heywood, 53 anni è nata a Southampton, tre figli, è laureata in Scienze all’Università di Oxford con dottorato a Cambridge. Da ragazza ha trascorso più di dieci anni (dal 1976 al 1986) navigando per il mondo con la sua famiglia, sulle orme del capitano James Cook, con una goletta chiamata Wavewalker.

    Poi la rapida ascesa nel mondo economico e finanziario britannico. Nel 1997 è senior partner della McKinsey & Company ricoprendovi altri ruoli strategici. Ha lavorato per il governo britannico al ministero del Tesoro, con alcuni ruoli di supporto alla segreteria finanziaria e al cancelliere. Ha occupato inoltre la carica di vicepresidente alla Royal Opera House dal dicembre 2019 al luglio 2020, ed è uno dei membri del Trust della Royal Academy of Arts.

    Dal 2016 entra nell'orbita dirigenziale aziendale della famiglia Agnelli, divenendo nello stesso anno prima managing director di Exor e poi nel luglio 2018 presidente di Cnh Industrial. Nel marzo 2020 è stata anche ceo ad interim di Cnh Industrial in seguito alle dimissioni di Hubertus Mühlhäuser.

    Da amministratrice di The Economist a Gedi? Per ora nessuno ci vuole scommettere. Ma occhio, Suzanne ha una storia professionale internazionale di altissimo profilo, ha conoscenza del mondo editoriale, la stima di John Elkann ed è una donna di poche parole e molti fatti.
  4. PAOLA SEVERINO E' UN ABILE AVVOCATO : "Nuovi guai per la famiglia Agnelli, questa volta legati all'editoria. La Procura di Roma ha condotto un'inchiesta che ha portato al sequestro di 30 milioni di euro dai conti della holding. L'accusa - si legge sulla Verità - è di truffa all'Inps, ai proprietari di Gedi vengono contestate irregolarità nei prepensionamenti di numerosi dirigenti. Non si tratta quindi solo del maxi prelievo monstre da 1,25 miliardi scattato per una maxi frode sui bonus fiscali nel settore dell'edilizia, avvenuto il 23 dicembre scorso. Ma ci sarebbe anche altro.

    La Procura di Roma - a quanto risulta a La Verità - avrebbe ordinato un sequestro di oltre 30 milioni nei confronti del gruppo Gedi. I dipendenti coinvolti nel presunto broglio, sarebbero addirittura una settantina. L'avvocato dell'azienda, l'ex ministro della Giustizia Paola Severino, si sarebbe affrettata a far aprire un conto ad hoc su cui Gedi avrebbe già versato i fondi oggetto del sequestro, evitando che venissero colpiti i patrimoni personali degli indagati".

 

01.01.22
  1. Il il diritto all'informazione di fatto non e' salvaguardato da come conducono in Piemonte i tg regionali che sono di basso livello, ripetitivi ed ad disposizione dei poteri forti locali in particolare Camera di Commercio, Unione industriale, Banca INTESA S.PAOLO , per cui ritengo corretta la Sua riorganizzazione.
    Trovo inaccettabile che i conduttori possano scegliere la linea sulla informazione vaccinale no green pass. Cosa pago a fare il servizio pubblico ? Se il conduttore non lo vuole fare vada in un tv privata dove pero' viene fatto in particolare da Giletti e Giordano, Porro, Del Debbio.
    L'OSCURANTISMO della censura Monti-Mattarella deve essere pagata da me ? Si facciano una rete finanziata da loro da qualcuno che condivida la loro censura. Il loro ruolo non credo sia quello di censori sino a quando hanno cariche ed emolumenti pubblici per di piu' a vita.
  2. LE FESSERIE SUI GIORNALI : Enrico Carraro, presidente di Confindustria Veneto, non intende certo iscriversi al club degli "hater" di Greta Thunberg. Ma di fronte alle fabbriche italiane che smettono di lavorare per colpa dell'energia troppo cara e del gas che manca, mentre la Germania riapre le sue centrali a carbone e la Francia si tiene ben stretto il suo nucleare, Carraro non vede più margine: «Basta, non bisogna più mettersi in ginocchio ogni volta che Greta parla. La sua azione è stata meritoria per sensibilizzare il mondo al tema ambientale, ma non possiamo farci dettare in ogni dettaglio la politica energetica da una ragazzina».
    Se questo è un problema, non le sembra che gli industriali si sveglino tardi? È da anni che Greta non riceve altro che standing ovation.
    «Standing ovation da parte dei politici, non da parte degli industriali. Però è evidente che noi industriali abbiamo avuto la colpa di non farci sentire abbastanza mentre montava questa crisi energetica».
    Che cosa si è sbagliato, secondo la sua valutazione?
    «Puntare alla transizione energetica è giusto. Quando avremo l'idrogeno verde ogni problema sarà risolto. Ma i tempi imposti dalla politica per accontentare gli ambientalisti non sono realistici. Le energie alternative adesso non ci sono, e all'Italia tocca affrontare la crisi con le centrali a gas quando il gas non c'è. E non andiamo a cercarlo nell'Adriatico, dove ce ne sono 30 miliardi di metri cubi facili da estrarre».
    Veramente l'Europa vuol fare completamente a meno anche del metano in tempi brevi. E perciò nel settore non si investe quasi più.
    «Questo danneggia soprattutto l'Italia, mentre la Germania aumenta del 30% il consumo di carbone e la Francia può contare su decine di centrali nucleari».
    E adesso lei che cosa chiede di fare in Italia?
    «Il governo italiano deve prendere provvedimenti urgenti per alleviare la bolletta energetica delle famiglie ma soprattutto quella dell'industria. I settori più energivori, come l'acciaio, la carta, il cemento, la ceramica, la chimica, il vetro e la calce, fronteggiano un drammatico aumento dei costi dell'energia che sta mettendo a rischio la sopravvivenza di molte imprese. Molte hanno già deciso di fermarsi, ce ne sono che stanno allungando le ferie perché con questi prezzi dell'energia tenere le fabbriche aperte significa perdere soldi».
    Se servono provvedimenti immediati per far sopravvivere le industrie di che cosa dovrebbe trattarsi?
    «Provvedimenti di ogni tipo: bisognerebbe attingere alle riserve nazionali di gas e abbassare d'autorità i prezzi dell'elettricità e del metano. Mi risulta che in Germania un intervento politico di questo tipo ci sia stato. Invece in Italia da lunedì arriva l'ennesimo rincaro delle bollette. E non sarà temporaneo: prevedo prezzi altissimi dell'energia per tutto il 2022. Ma così le fabbriche chiudono».
    In questo momento e su questo tema lei avverte una leadership forte del presidente del Consiglio Mario Draghi?
    «Sinceramente no, non oggi, non in questi giorni».
    Dica la verità: voi industriali non siete un po' delusi da Draghi? La riforma della giustizia e quella del fisco sono solo dei primi abbozzi, la manovra economica sembra uguale alle altre, per l'energia non si fa abbastanza.
    «No, non siamo delusi. Draghi ha restituito all'Italia una credibilità internazionale che era andata persa. Senza di lui staremmo peggio».
  3. I DANNI DI CINGOLANI POTREBBERO CONTINUARE : C'è un numero che più di ogni altro spiega il problema: dei settanta miliardi di metri cubi di gas che consumiamo ogni anno, ne importiamo sessantasei. Per l'Italia è la più importante fonte di energia tradizionale, e di ogni male. Che il caro bollette sia la grana più complicata che c'è, Mario Draghi l'ha provato sulla sua pelle quando a ottobre ha tentato di convincere i partner europei ad una strategia comune. In queste ore i contatti fra il premier e il ministro Roberto Cingolani sono frequenti, ma una soluzione a portata di mano non c'è. Gli oltre otto miliardi stanziati per frenare l'aumento esponenziale dell'energia appaiono sempre più come la piccola toppa ad un buco che si allarga. Draghi ha sul tavolo tre opzioni: continuare a battere i pugni ai tavoli comunitari, fare pressione su Washington perché si sblocchi l'avvio del gasdotto Northstream 2, aumentare la produzione interna di idrocarburi.
    I numeri sugli aumenti delle bollette fanno impallidire ogni retorica sull'Europa green e gli investimenti in rinnovabili. Con la ripresa post Covid, sono emerse tutte le contraddizioni di un sistema di approvvigionamenti che, nel tentativo di salvaguardare l'ambiente (tagliando la produzione di carbone), sta danneggiando l'economia. Secondo le stime in possesso di Cingolani, gli ultimi aumenti delle tariffe faranno lievitare il costo complessivo per famiglie e imprese di quindici miliardi. Spiegava ieri il ministro a un collega di governo: «Questi numeri ci dicono che i problemi non si risolvono invocando solo più solare od eolico. Ora tutto sta nel capire se l'aumento del prezzo del gas si fermerà o meno, ma il problema si può risolvere solo a livello europeo».
    Fin qui Draghi dai partner ha ottenuto ben poco. Ha lanciato l'idea di acquisti comuni per calmierare i prezzi, trovandosi davanti il muro dei tedeschi e dei nordici. Ha provato almeno a ottenere il sì a scorte comuni, accettato solo su base volontaria. La prossima mossa sarà chiedere la riduzione delle imposte, regolate da accordi europei. Uno dei problemi è l'atteggiamento americano nei confronti del gasdotto Northstream 2, pronto per trasportare il gas russo in Europa attraverso la Germania senza passare dai confini ucraini. Il gasdotto, uno dei tanti strumenti in mano russa per rafforzare la dipendenza energetica europea, è pronto per funzionare. Manca il sì di Berlino alle ultime autorizzazioni, ed è un segreto di Pulcinella che quei sì sono bloccati da un veto americano che spera così di contenere l'escalation con l'Ucraina. Americani i quali - nel frattempo - hanno ripreso a vendere all'Europa gas liquido via nave fin qui destinato a Oriente. Nella partita energetica la forza di Putin è alimentata da un sistema di prezzi che fa dipendere gli aumenti dell'elettricità anzitutto da quelli del gas. E così, come ha spiegato qualche giorno fa Draghi, capita di scoprire che produttori di energia idroelettrica aumentano le tariffe come se nel frattempo si fosse prosciugata l'acqua nelle dighe.
    In momenti come questi a fare la differenza è la capacità di produrre in autonomia. La Francia, con i suoi 58 reattori nucleari, soddisfa la metà del suo fabbisogno. La maggioranza dei Paesi europei (Italia compresa) è a favore del nucleare di terza generazione, ma deve fare i conti con il governo di Berlino (tradizionale alleato di Mosca) che le centrali ha deciso di chiuderle. L'Italia è sempre schiacciata dalla mancanza di lungimiranza: oltre che dal gas russo e ucraino, le forniture dipendono da Libia e Algeria, due Paesi dove la pace non regna quasi mai. Cingolani vorrebbe per questo aumentare la produzione nazionale dagli attuali quattro miliardi di metri cubi di gas l'anno ad almeno otto. Per farlo, occorre trivellare di più nei giacimenti in Basilicata e nell'Adriatico settentrionale. Trivellazioni contro le quali si è sempre schierato il Movimento Cinque Stelle.
  4. CONFUSIONE INTERNAZIONALE : Omicron non si ferma e dilaga nel mondo dove, dalla Francia all'India, la nuova variante continua a far schizzare i contagi. E in tutti gli Stati si cerca di accelerare la corsa al vaccino e soprattutto alla terza dose. L'Austria, per abbattere il muro di scetticismo che ancora permane in una parte della popolazione sull'immunizzazione, potrebbe presto ricorrere alla più classica delle armi per sollecitare il booster: pagare 500 euro, in forma di bonus spesa, a chi andrà a farlo. La proposta è stata avanzata dai socialdemocratici e il governo di Oevp e Verdi si è detto pronto a parlarne. «È un segnale positivo», ha spiegato il cancelliere Karl Nehammer. Al momento, del resto, per quasi tutti gli esperti è la terza dose l'antidoto più efficace alla nuova variante che sta correndo in ogni angolo del mondo.
    La Francia per la prima volta dopo due giorni non ha battuto nuovamente il record di casi fermandosi a 206mila nuovi positivi, duemila in meno di 24 ore fa. Ma a crescere esponenzialmente sono i ricoveri: 18mila, quota che il Paese non raggiungeva da maggio scorso. La Gran Bretagna, dove i contagi viaggiano ormai sui 180mila quotidiani è pronta ad allestire ospedali da campo temporanei per fronteggiare e la crescente necessità di posti letto. La Germania, che ha classificato l'Italia come Paese ad alto rischio, ha registrato una drammatica escalation di decessi: 383 nelle ultime 24 ore.
  5. VI SEMBRA UN TEMA DA PRESIDENTE ?:  Non basta coprirli. Ora non vanno proprio fatti, oppure rimossi. Dopo l'aspetto «troppo effeminato» delle celebrità dello star system, nel mirino del governo cinese finiscono anche i tatuaggi dei calciatori. L'inchiostro sulla pelle non si concilia con le «caratteristiche cinesi», mantra che con Xi Jinping pervade non solo politica ed economia, ma sempre di più anche la vita sociale e culturale. E così nella vasta campagna di rettificazione del «nuovo timoniere» ci finisce un'industria già recentemente martoriata come quella del calcio.
    La China Sports Administration ha fatto sapere che d'ora in poi sarà «severamente vietato avere nuovi tatuaggi». Già nel 2018 era stato chiesto di coprirli durante le partite. Ora, però, i calciatori vengono invitati alla rimozione, procedimento costoso e doloroso. Chi non seguirà le regole non potrà essere convocato in nazionale. I tifosi si chiedono la sorte di giocatori come Wei Shihao, attaccante allenato fino a poco tempo fa da Fabio Cannavaro al Guangzhou. Ma il caso più celebre è quello del difensore Zhang Linpeng. Musulmano laico della minoranza etnica Hui, ha vinto tutto con il Guangzhou e ha all'attivo 80 presenze in nazionale. Ma è ricoperto di tatuaggi su braccia e collo, tendenza ricorrente tra i calciatori internazionali. E sempre più comune anche tra i giovani cinesi. Non a caso sono loro il bersaglio principale delle misure, visto che è stato disposto il divieto di convocazione di atleti tatuati in tutte le selezioni dall'under 20 in giù. Sui social cinesi alcuni utenti parlano di «politicizzazione dello sport» e temono risultati ancora più deludenti per una nazionale che con ogni probabilità mancherà per l'ennesima volta la qualificazione ai mondiali. Senza contare la crisi del campionato locale, con la fuga di massa delle star straniere e il fallimento dei detentori del Jiangsu di proprietà di Suning.
    Nella cultura cinese, i tatuaggi vengono solitamente accomunati alla criminalità organizzata, ma la stretta «stilistica» va ben oltre: lo scorso anno era stato chiesto a un torneo di calcio femminile universitario di escludere le giocatrici coi capelli tinti. Pechino vuole rettificare la società da abitudini e comportamenti giudicati «malsani», rafforzando l'educazione patriottica attraverso la depurazione dai simboli occidentali che rischiano di «corrompere» i valori del socialismo cinese. Ai calciatori viene chiesto di essere «un buon esempio» per la società. Già da tempo i giocatori più giovani vengono spediti in campi militari per esercitazioni ed «educazione del pensiero».
    La stretta tocca le celebrità di tutti i settori: cinema, televisione, musica, Internet. Agli uomini viene chiesto di tagliare i capelli e di avere un aspetto virile. I gruppi virtuali Lgbtq vengono chiusi e l'associazionismo fisico e digitale, compresi i fan club, vengono percepiti come una minaccia alla sicurezza nazionale. All'immagine deve fare seguito anche un messaggio corretto e armonico con la narrazione del Partito. Una narrazione in cui non c'è spazio nemmeno per un po' d'inchiostro su un braccio.
  6. E RENZI IGNORA TRATTANDOCI DA CRETINI : Un compound di lusso, con palestra e visite senza limitazioni dei familiari, in una struttura governativa. È la condizione in cui vivono almeno tre dei killer di Jamal Khashoggi, nonostante le rassicurazioni fornite dalla monarchia saudita che i responsabili dell'omicidio del giornalista, massacrato nel consolato di Istanbul perché critico del regime, avrebbero subito una pena esemplare. L'accusa è stata lanciata da testimoni diretti sul Guardian. E getta un'ulteriore ombra su Riad e il suo controverso dominus, il principe ereditario Mohamed bin Salman. Ritenuto dagli 007 americani mandante dell'operazione. I testimoni, che hanno parlato con una fonte collegata con l'intelligence saudita, hanno identificato tre assassini di Khashoggi. Condannati da un tribunale saudita insieme con altri esecutori a pene fino all'ergastolo. Si tratta di Salah al-Tubaigy, lo scienziato forense che avrebbe fatto a pezzi il giornalista dissidente dopo le torture, il 2 ottobre 2018. Mustafa al-Madani, la controfigura utilizzata per simulare l'uscita del giornalista incolume dal consolato di Riad a Istanbul, e Mansour Abahussein, accusato di guidare l'operazione. I tre sono stati visti «in alloggi a 7 stelle» in un complesso di sicurezza gestito dal governo a Riad. Anche il loro capo, Mohammed Al-Howairini, è stato visto utilizzare la palestra della struttura.

 

QUERELA DELLA ASTM QUE ASTM       OPP ARCH    RINVIO 1       RINVIO 2

CHE DERIVA DA:

TORINO 17.05.19
 
ALLA CONSOB

 
Il sottoscritto MARCO BAVA  socio ASTM segnala che in data 16.05.19 nel corso dell'assemblea degli azionisti ASTM il presidente Gross Pietro mi ha invitato "ad uscire e farmi curare " in quanto ritiene che i miei interventi siano degli sfoghi.
Inoltre nella votazione del cda il mio voto negativo e' stato considerato doppio per le 2 liste invece che essere conteggiato solo per 1^ sola lista.
Vi invito ad intervenire visto che il prof,Gross Pietro, uno degli uomini piu' potenti del paese,  e' solito apostrofarmi, come gia' segnalato senza che evidentemente siate intervenuti,  con frasi di scherno difronte all'uditorio a modo del pollice verso dell'imperatore romano al Colosseo nei confronti del gladiatore che era condannato a morte.
 
Marco BAVA 

 

 

 

 

MEMORANDUM ELETTORALE

LA TASSA NOVAMONT-BASTIOLI DI RENZI

Cosa dice la direttiva europea Quasi tre anni fa, il 29 aprile 2015, il Parlamento europeo ha approvato la direttiva 2015/720. Il testo ne modifica una precedente (94/62/CE), adottata per prevenire o ridurre l’impatto degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio sull’ambiente. Con questo atto, il Parlamento europeo, considerando che “le borse di plastica con uno spessore inferiore a 50 micron («borse di plastica in materiale leggero»), (…) diventano più rapidamente rifiuto e comportano un maggiore rischio di dispersione di rifiuti, a causa del loro peso leggero”, obbliga gli Stati membri ad adottare misure per diminuire in modo significativo il loro utilizzo. Secondo la direttiva europea per raggiungere questo scopo, gli Stati membri possono prevedere “il mantenimento o l’introduzione di strumenti economici nonché restrizioni alla commercializzazione (…)”. Le misure adottate, si legge ancora nella direttiva, includono l’una o l’altra delle seguente opzioni o entrambe, lasciando libertà di scelta ai singoli paesi: a) L’adozione di misure che assicureranno un livello di utilizzo annuale non superiore a 90 borse di plastica di materiale leggero per ciascun cittadino entro il 31 dicembre 2019 e a 40 borse di plastica di materiale leggero per persona entro il 31 dicembre 2025 o “obiettivi equivalenti in peso”. b) L’adozione di strumenti volti ad assicurare che, entro il 31 dicembre 2018, le borse di plastica in materiale leggero non siano fornite gratuitamente nei punti vendita di merci o prodotti, a meno “che non siano attuati altri strumenti di pari efficacia”. Le borse di plastica in materiale ultraleggero (ossia con uno spessore inferiore a 15 micron) possono essere escluse da tali misure. Entro il 27 novembre 2021, la Commissione europea presenterà poi al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull’efficacia delle misure adottate dai singoli paesi. La procedura d’infrazione aperta contro l’Italia A gennaio del 2017, la Commissione europea apre cinque procedure di infrazione verso l’Italia, tra cui quella per il “mancato recepimento della direttiva 2015/0720/UE (…) per quanto riguarda la riduzione dell’utilizzo di borse di plastica in materiale leggero”. Il recepimento della direttiva europea da parte dell’Italia L’Italia recepisce questa direttiva europea tramite la conversione in legge del decreto del 20 giugno 2017 che contiene “disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno”. Nel farlo, si modifica il decreto legislativo n.152 del 2006 che tratta di norme in materia ambientale. Le misure del decreto di questa estate puntano a favorire una riduzione dell’utilizzo di borse di plastica e a informare del loro impatto sull’ambiente tramite campagne di educazione ambientale e di sensibilizzazione dei consumatori. L’articolo 226-bis, “fatta salva comunque la commercializzazione delle borse di plastica biodegradabili e compostabili”, al comma 1 vieta la commercializzazione di quelle di plastica in materiale leggero che non hanno precise caratteristiche stabilite dalla legge, mentre al comma 2 stabilisce che non possono essere distribuite a titolo gratuito: “a tal fine il prezzo di vendita deve risultare dallo scontrino”. Con l’articolo successivo, poi — il 226 ter–, si avvia “una progressiva riduzione della commercializzazione delle borse di plastica in materiale ultraleggero (ndr cioè con uno spessore inferiore a 15 micron)” che non hanno precise caratteristiche, certificate da organismi accreditati, come la biodegradabilità e la compostabilità "secondo la norma armonizzata UNI EN 13432:2002". In base alla legge, la riduzione dovrà avvenire tramite questi passaggi: a) Dal 1º gennaio 2018, possono essere commercializzate esclusivamente le borse biodegradabili e compostabili e con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile non inferiore al 40%. b) Dal 1º gennaio 2020, possono essere commercializzate esclusivamente le borse biodegradabili e compostabili e con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile non inferiore al 50%. c) Dal 1º gennaio 2021, possono essere commercializzate esclusivamente le borse biodegradabili e compostabili e con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile non inferiore al 60%. Anche in questo caso, le borse di plastica in materiale ultraleggero non possono essere distribuite a titolo gratuito e devono avere il prezzo di vendita nello scontrino. Gli esercizi commerciali che violeranno la legge saranno puniti con una sanzione amministrativa pecuniaria da 2.500 a 25.000 euro. Il prezzo dei sacchetti e il costo medio all’anno a famiglia Nella legge dello scorso agosto non si stabilisce un prezzo dei sacchetti. Il Fatto alimentare scrive che i prezzi rilevati al 2 gennaio — in base ai primi dati diffusi da Assobioplastiche — si attestano prevalentemente su una media di 2 centesimi a busta, ma variano da 1 a 3 centesimi. Come spiegato da Polimerica non si tratta di una tassa, perché “i proventi (…) non finiranno nelle casse del tesoro,

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l provvedimento favorirà i produttori di bioplastiche, aggiungendo però che “Novamont non è l’unica azienda a produrre bioplastiche per film, anche se è il principale fornitore di polimeri biobased e compostabili in Italia” e che “uno dei competitor — solo per citare il più noto — è il gruppo tedesco BASF”. Bastioli, intervistata dal Corriere della sera, ha definito «oltraggiosa» la tesi secondo cui la scelta introdotta dal governo sia un regalo alla Novamont "che è a monte della filiera della bioplastica". A Repubblica, alla domanda del giornalista che chiedeva quanto avrebbe guadagnato l'azienda grazie alle biobuste, l'ad di Novamont ha risposto: «Noi nel 2016 abbiamo fatturato 170 milioni di euro, con circa una quota di mercato del 50% a livello europeo. Se invece parliamo dei numeri del business del bioplastico in Italia sono circa 450 milioni di euro totali, di tutte le imprese, che sono circa 150» aggiungendo che «dunque c'è una filiera integrata, ampia» e che «se il mercato crescerà anche noi potremmo ottimizzare le capacità produttive e potremmo avere anche noi la nostra fetta di mercato, se saremo bravi». Sulla sua partecipazione alla Leopolda nel 2011, Bastioli ha affermato che non fu Renzi a invitarla all'evento, ma Ermete Relacci: «mi disse che avevo un progetto interessante e dovevo presentarlo lì. Quando poi Renzi è diventato presidente me ne sono tenuta ben alla larga dalla Leopolda». "Cosa c'è da sapere" sull'infografica del Partito democratico Due giorni fa sulla pagina del Partito democratico è stata pubblicata una card per spiegare alcune questioni emerse nel dibattito intorno alla legge che stabilisce il pagamento dei sacchetti per la spesa. La stessa card presenta però delle semplificazioni che non permettono di inquadrare al meglio la questione di cui si sta discutendo. via Partito democratico Al punto 1) si legge che "l'Italia ha adottato una direttiva europea 2015/720) per evitare il rischio di infrazione". Il governo italiano ha infatti adottato la direttiva europea per non essere multata, dopo l'apertura dell'infrazione nel gennaio scorso. Bisogna però specificare che l'atto normativo europea del 2015 non obbligava gli Stati membri ad adottare una precisa soluzione per la riduzione dell'utilizzo dei sacchetti di plastica, ma lasciava libertà di scelta ai singoli paesi tra le varie opzioni presentate. È il governo italiano, così, che ha scelto quella specifica soluzione di cui si sta parlando in questi giorni. Il punto 2) non è chiaro. La legge parla di sacchetti biodegradabili a pagamento. Quindi come il pagamento possa incentiva il riciclo di vecchi sacchetti di plastica è oscuro. Al punto 3) e 4) si parla dei costi dei sacchetti. Nel punto 4 viene affermato che se un esercizio commerciale chiede "un contributo superiore ai due centesimi per sacchetto (...) è illegale". Nella legge (3 agosto 2017, n. 123 ) però non viene stabilito il costo del singolo sacchetto, quindi non si capisce come farlo pagare più di due centesimi possa risultare "illegale". Lo stesso sito d'informazione del Partito democratico, Democratica, in un articolo scrive che "non c’è un prezzo fissato dalla legge, perché la legge non può imporre un prezzo a un prodotto". I primi dati attuali del costo dei sacchetti provengono da Assobioplastiche e dicono che si attesta prevalentemente su una media di 2 centesimi a busta, ma variano da 1 a 3 centesimi Il Partito democratico ha poi rettificato "parzialmente il quarto punto della card", specificando che "imporre un prezzo superiore ai due centesimi per sacchetto non è illegale, ma è comunque ingiustificato". Sul punto 2) della card, il Pd, inoltre, ha spiegato "che il riciclo dei sacchetti si riferisce ad altri tipi di applicazioni, e non al riuso degli stessi sacchetti per nuovi acquisti di frutta e verdura". Aggiornamento 3 gennaio 2018, ore 20:10: l'articolo è stato aggiornato dopo un confronto sulla nostra pagina Facebook. Aggiornamento 4 gennaio 2018, ore 13:36: l'articolo è stato aggiornato specificando in chiaro ulteriori passaggi della legge italiana, con le dichiarazioni del Ministero dell'Ambiente, con quelle di Catia Bastioli ai media, con "le cose da sapere" sulla card del Partito democratico e la posizione del Ministero della Salute.

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Cosa dice la direttiva europea Quasi tre anni fa, il 29 aprile 2015, il Parlamento europeo ha approvato la direttiva 2015/720. Il testo ne modifica una precedente (94/62/CE), adottata per prevenire o ridurre l’impatto degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio sull’ambiente. Con questo atto, il Parlamento europeo, considerando che “le borse di plastica con uno spessore inferiore a 50 micron («borse di plastica in materiale leggero»), (…) diventano più rapidamente rifiuto e comportano un maggiore rischio di dispersione di rifiuti, a causa del loro peso leggero”, obbliga gli Stati membri ad adottare misure per diminuire in modo significativo il loro utilizzo. Secondo la direttiva europea per raggiungere questo scopo, gli Stati membri possono prevedere “il mantenimento o l’introduzione di strumenti economici nonché restrizioni alla commercializzazione (…)”. Le misure adottate, si legge ancora nella direttiva, includono l’una o l’altra delle seguente opzioni o entrambe, lasciando libertà di scelta ai singoli paesi: a) L’adozione di misure che assicureranno un livello di utilizzo annuale non superiore a 90 borse di plastica di materiale leggero per ciascun cittadino entro il 31 dicembre 2019 e a 40 borse di plastica di materiale leggero per persona entro il 31 dicembre 2025 o “obiettivi equivalenti in peso”. b) L’adozione di strumenti volti ad assicurare che, entro il 31 dicembre 2018, le borse di plastica in materiale leggero non siano fornite gratuitamente nei punti vendita di merci o prodotti, a meno “che non siano attuati altri strumenti di pari efficacia”. Le borse di plastica in materiale ultraleggero (ossia con uno spessore inferiore a 15 micron) possono essere escluse da tali misure. Entro il 27 novembre 2021, la Commissione europea presenterà poi al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull’efficacia delle misure adottate dai singoli paesi. La procedura d’infrazione aperta contro l’Italia A gennaio del 2017, la Commissione europea apre cinque procedure di infrazione verso l’Italia, tra cui quella per il “mancato recepimento della direttiva 2015/0720/UE (…) per quanto riguarda la riduzione dell’utilizzo di borse di plastica in materiale leggero”.

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Cosa dice la direttiva europea Quasi tre anni fa, il 29 aprile 2015, il Parlamento europeo ha approvato la direttiva 2015/720. Il testo ne modifica una precedente (94/62/CE), adottata per prevenire o ridurre l’impatto degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio sull’ambiente. Con questo atto, il Parlamento europeo, considerando che “le borse di plastica con uno spessore inferiore a 50 micron («borse di plastica in materiale leggero»), (…) diventano più rapidamente rifiuto e comportano un maggiore rischio di dispersione di rifiuti, a causa del loro peso leggero”, obbliga gli Stati membri ad adottare misure per diminuire in modo significativo il loro utilizzo. Secondo la direttiva europea per raggiungere questo scopo, gli Stati membri possono prevedere “il mantenimento o l’introduzione di strumenti economici nonché restrizioni alla commercializzazione (…)”. Le misure adottate, si legge ancora nella direttiva, includono l’una o l’altra delle seguente opzioni o entrambe, lasciando libertà di scelta ai singoli paesi: a) L’adozione di misure che assicureranno un livello di utilizzo annuale non superiore a 90 borse di plastica di materiale leggero per ciascun cittadino entro il 31 dicembre 2019 e a 40 borse di plastica di materiale leggero per persona entro il 31 dicembre 2025 o “obiettivi equivalenti in peso”. b) L’adozione di strumenti volti ad assicurare che, entro il 31 dicembre 2018, le borse di plastica in materiale leggero non siano fornite gratuitamente nei punti vendita di merci o prodotti, a meno “che non siano attuati altri strumenti di pari efficacia”. Le borse di plastica in materiale ultraleggero (ossia con uno spessore inferiore a 15 micron) possono essere escluse da tali misure. Entro il 27 novembre 2021, la Commissione europea presenterà poi al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull’efficacia delle misure adottate dai singoli paesi. La procedura d’infrazione aperta contro l’Italia A gennaio del 2017, la Commissione europea apre cinque procedure di infrazione verso l’Italia, tra cui quella per il “mancato recepimento della direttiva 2015/0720/UE (…) per quanto riguarda la riduzione dell’utilizzo di borse di plastica in materiale leggero”. Il recepimento della direttiva europea da parte dell’Italia L’Italia recepisce questa direttiva europea tramite la conversione in legge del decreto del 20 giugno 2017 che contiene “disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno”. Nel farlo, si modifica il decreto legislativo n.152 del 2006 che tratta di norme in materia ambientale. Le misure del decreto di questa estate puntano a favorire una riduzione dell’utilizzo di borse di plastica e a informare del loro impatto sull’ambiente tramite campagne di educazione ambientale e di sensibilizzazione dei consumatori. L’articolo 226-bis, “fatta salva comunque la commercializzazione delle borse di plastica biodegradabili e compostabili”, al comma 1 vieta la commercializzazione di quelle di plastica in materiale leggero che non hanno precise caratteristiche stabilite dalla legge, mentre al comma 2 stabilisce che non possono essere distribuite a titolo gratuito: “a tal fine il prezzo di vendita deve risultare dallo scontrino”. Con l’articolo successivo, poi — il 226 ter–, si avvia “una progressiva riduzione della commercializzazione delle borse di plastica in materiale ultraleggero (ndr cioè con uno spessore inferiore a 15 micron)” che non hanno precise caratteristiche, certificate da organismi accreditati, come la biodegradabilità e la compostabilità "secondo la norma armonizzata UNI EN 13432:2002". In base alla legge, la riduzione dovrà avvenire tramite questi passaggi: a) Dal 1º gennaio 2018, possono essere commercializzate esclusivamente le borse biodegradabili e compostabili e con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile non inferiore al 40%. b) Dal 1º gennaio 2020, possono essere commercializzate esclusivamente le borse biodegradabili e compostabili e con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile non inferiore al 50%. c) Dal 1º gennaio 2021, possono essere commercializzate esclusivamente le borse biodegradabili e compostabili e con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile non inferiore al 60%. Anche in questo caso, le borse di plastica in materiale ultraleggero non possono essere distribuite a titolo gratuito e devono avere il prezzo di vendita nello scontrino. Gli esercizi commerciali che violeranno la legge saranno puniti con una sanzione amministrativa pecuniaria da 2.500 a 25.000 euro. Il prezzo dei sacchetti e il costo medio all’anno a famiglia Nella legge dello scorso agosto non si stabilisce un prezzo dei sacchetti. Il Fatto alimentare scrive che i prezzi rilevati al 2 gennaio — in base ai primi dati diffusi da Assobioplastiche — si attestano prevalentemente su una media di 2 centesimi a busta, ma variano da 1 a 3 centesimi. Come spiegato da Polimerica non si tratta di una tassa, perché “i proventi (…) non finiranno nelle casse del tesoro, ma resteranno ad esercenti e grande distribuzione, a copertura dei maggiori costi dei sacchetti biodegradabili e biobased rispetto a quelli tradizionali”. L’Osservatorio di Assiobioplastiche ha calcolato inoltre che, stando ai dati dell’analisi Gfk-Eurisko presentati nel 2017, “ipotizzando che ogni spesa comporti l’utilizzo di tre sacchetti per frutta/verdura, il consumo annuo per famiglia dovrebbe attestarsi a 417 sacchetti, per un costo compreso tra 4,17 e 12,51 euro (considerando appunto un minimo rilevato di 0,01 e un massimo di 0,03 euro)”, riporta l’Ansa. Posso portarmi i sacchetti da casa, riutilizzandoli? Federdistribuzione — che riunisce le imprese distributive operanti nei settori alimentare e non alimentare — in un comunicato del 3 gennaio ha spiegato che sul tema è intervenuto il Ministero dell’Ambiente precisando “che la vigente disciplina ambientale non prevede il riutilizzo delle borse ultraleggere”. Per motivi igienico sanitari, quindi, si dovrebbe consentire solo l’utilizzo di quelle che sono “integre e conformi, al pari di quelle distribuite nei punti vendita”. Visto però che, continua Federdistribuzione, il Ministero dello Sviluppo Economico, in una circolare di dicembre scorso, “ha affermato (ndr salvo diverso avviso del Ministero della Salute) anche la possibilità per i consumatori di utilizzare nei punti di vendita sacchetti ultraleggeri ‘già in loro possesso’, risulterebbe, in linea teorica, possibile quest’ultima pratica solo alle seguenti condizioni: ● Utilizzo di sacchetti nuovi e integri. ● Utilizzo di sacchetti conformi a quanto indicato dalla normativa ambientale e igienico sanitaria. ● Utilizzo di sacchetti idonei al contatto con gli alimenti. ● Utilizzo di sacchetti con lo stesso peso dei sacchetti ultraleggeri distribuiti nei negozi dal 1° gennaio 2018, stante l’impossibilità di ritarare le bilance di volta in volta in base al diverso imballaggio del consumatore”. Il Ministero dell'Ambiente ha poi comunicato di star verificando con il Ministero della Salute «la possibilità di consentire ai consumatori di usare sporte portate da casa in sostituzione dei sacchetti ultraleggeri, convinti come siamo che il miglior rifiuto è sempre quello che non si produce», ha scritto il Sole 24 Ore. Il 4 gennaio il Ministero della Salute, tramite il segretario generale del dicastero Giuseppe Ruocco, ha annunciato che non esiste la possibilità di riutilizzare i sacchetti per la spesa di frutta e verdura per il rischio di eventuali contaminazioni, ma ha poi aggiunto di non essere contrario "al fatto che il cittadino possa portare i sacchetti da casa, a patto che siano monouso e idonei per gli alimenti". Ruoco ha poi continuato dicendo che l'esercizio commerciale "avrebbe ovviamente la facoltà di verificare l'idoneità dei sacchetti monouso introdotti". Se peso i singoli prodotti senza imbustarli, pago lo stesso i sacchetti? Sui social gira molto una foto in cui si vedono delle arance non imbustate con sopra attaccate le etichette del prezzo. Un tentativo per aggirare le nuove regole e non pagare il sacchetto. Ma, come spiegato da Maddalena Balacco su Pianeta Donna, “per legge e per comodità, la busta viene contata ogni qual volta si passa un codice a barre alimentare per alimenti sfusi sul lettore. Quindi, nel caso in oggetto, la persona avrà pagato una busta per ogni alimento, evidentemente andandoci a perdere”. Il Salvagente, verificando come funziona questo meccanismo facendo la prova in due supermercati di Roma, ha mostrato poi come, una volta arrivato al pagamento, nel primo caso "il cassiere ci ha stornato il costo del sacchetto prima ancora che lo chiedessimo" mentre nell'altro supermercato "ci è toccato pagare lo shopper fantasma". In un servizio di RaiNews, un dipendente Coop ha infatti spiegato che nel caso in cui si etichetti il prodotto senza imbustarlo, «la cassiera ha facoltà di stornare il costo del sacchetto e quindi ritorna il prezzo finito al chilo». Si tratta di un provvedimento “per far ricca la manager renziana”? Il Giornale ha pubblicato un articolo dal titolo “La tassa sui sacchetti di plastica fa ricca la manager renziana” in cui si domanda chi ci guadagna dal provvedimento. Il quotidiano, che parla di “coincidenze”, fa il nome di Catia Bastioli, amministratore delegato di Novamont, “l’unica azienda italiana che produce il materiale per produrre i sacchetti bio e detiene l’80%” del mercato. Nell’articolo Bastioli viene definita “una capace manager che ha incrociato più volte la strada del Pd e di Renzi": "Nel 2011 partecipa come oratore alla seconda edizione della Leopolda (...)”. Nel 2014, durante il governo Renzi, Bastioli viene nominata presidente di Terna (operatore di reti per la trasmissione dell'energia elettrica ) dopo essere stata indicata da Cassa Depositi e Prestiti (titolare del 29,8% del capitale sociale di Terna). Ruolo poi confermato anche nel 2017. Dieci anni prima, in Germania, le era stato conferito il premio "European inventor of the year" (istituito dall’Ufficio europeo dei brevetti) per i brevetti sulle bioplastiche. Un messaggio con un contenuto simile ha girato molto anche su diversi social. Sempre Polimerica spiega che è indubbio che il provvedimento favorirà i produttori di bioplastiche, aggiungendo però che “Novamont non è l’unica azienda a produrre bioplastiche per film, anche se è il principale fornitore di polimeri biobased e compostabili in Italia” e che “uno dei competitor — solo per citare il più noto — è il gruppo tedesco BASF”. Bastioli, intervistata dal Corriere della sera, ha definito «oltraggiosa» la tesi secondo cui la scelta introdotta dal governo sia un regalo alla Novamont "che è a monte della filiera della bioplastica". A Repubblica, alla domanda del giornalista che chiedeva quanto avrebbe guadagnato l'azienda grazie alle biobuste, l'ad di Novamont ha risposto: «Noi nel 2016 abbiamo fatturato 170 milioni di euro, con circa una quota di mercato del 50% a livello europeo. Se invece parliamo dei numeri del business del bioplastico in Italia sono circa 450 milioni di euro totali, di tutte le imprese, che sono circa 150» aggiungendo che «dunque c'è una filiera integrata, ampia» e che «se il mercato crescerà anche noi potremmo ottimizzare le capacità produttive e potremmo avere anche noi la nostra fetta di mercato, se saremo bravi». Sulla sua partecipazione alla Leopolda nel 2011, Bastioli ha affermato che non fu Renzi a invitarla all'evento, ma Ermete Relacci: «mi disse che avevo un progetto interessante e dovevo presentarlo lì. Quando poi Renzi è diventato presidente me ne sono tenuta ben alla larga dalla Leopolda». "Cosa c'è da sapere" sull'infografica del Partito democratico Due giorni fa sulla pagina del Partito democratico è stata pubblicata una card per spiegare alcune questioni emerse nel dibattito intorno alla legge che stabilisce il pagamento dei sacchetti per la spesa. La stessa card presenta però delle semplificazioni che non permettono di inquadrare al meglio la questione di cui si sta discutendo. via Partito democratico Al punto 1) si legge che "l'Italia ha adottato una direttiva europea 2015/720) per evitare il rischio di infrazione". Il governo italiano ha infatti adottato la direttiva europea per non essere multata, dopo l'apertura dell'infrazione nel gennaio scorso. Bisogna però specificare che l'atto normativo europea del 2015 non obbligava gli Stati membri ad adottare una precisa soluzione per la riduzione dell'utilizzo dei sacchetti di plastica, ma lasciava libertà di scelta ai singoli paesi tra le varie opzioni presentate. È il governo italiano, così, che ha scelto quella specifica soluzione di cui si sta parlando in questi giorni. Il punto 2) non è chiaro. La legge parla di sacchetti biodegradabili a pagamento. Quindi come il pagamento possa incentiva il riciclo di vecchi sacchetti di plastica è oscuro. Al punto 3) e 4) si parla dei costi dei sacchetti. Nel punto 4 viene affermato che se un esercizio commerciale chiede "un contributo superiore ai due centesimi per sacchetto (...) è illegale". Nella legge (3 agosto 2017, n. 123 ) però non viene stabilito il costo del singolo sacchetto, quindi non si capisce come farlo pagare più di due centesimi possa risultare "illegale". Lo stesso sito d'informazione del Partito democratico, Democratica, in un articolo scrive che "non c’è un prezzo fissato dalla legge, perché la legge non può imporre un prezzo a un prodotto". I primi dati attuali del costo dei sacchetti provengono da Assobioplastiche e dicono che si attesta prevalentemente su una media di 2 centesimi a busta, ma variano da 1 a 3 centesimi Il Partito democratico ha poi rettificato "parzialmente il quarto punto della card", specificando che "imporre un prezzo superiore ai due centesimi per sacchetto non è illegale, ma è comunque ingiustificato". Sul punto 2) della card, il Pd, inoltre, ha spiegato "che il riciclo dei sacchetti si riferisce ad altri tipi di applicazioni, e non al riuso degli stessi sacchetti per nuovi acquisti di frutta e verdura". Aggiornamento 3 gennaio 2018, ore 20:10: l'articolo è stato aggiornato dopo un confronto sulla nostra pagina Facebook. Aggiornamento 4 gennaio 2018, ore 13:36: l'articolo è stato aggiornato specificando in chiaro ulteriori passaggi della legge italiana, con le dichiarazioni del Ministero dell'Ambiente, con quelle di Catia Bastioli ai media, con "le cose da sapere" sulla card del Partito democratico e la posizione del Ministero della Salute.

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Diritti degli azionisti

La Direttiva 2007/36/EC stabilisce diritti minimi per gli azionisti delle societa' quotate in Unione Europea. Tale Direttiva stabilisce all'Articolo 9 il diritto degli azionisti a porre domande connesse ai punti all'ordine del giorno dell'assemblea e a ricevere risposte dalle societa' ai quesiti posti.

 

Considerando le difficolta' che spesso si incontrano nel proporre domande e nel ricevere risposte in tempo utile, in particolare per quanto riguarda gli azionisti individuali impossibilitati a partecipare alla assemblea, e considerando che talvolta vi e' poca chiarezza sulle modalita' da seguire per porre domande alle societa',

 

Ritiene la Commissione:

che il diritto degli azionisti a formulare domande e ricevere risposte sia adeguatamente garantito all'interno dell'Unione Europea?

che la possibilita' di porre domande e ottenere risposte solo nel caso l'azionista sia fisicamente presente nell'assemblea sia compatibile con la Direttiva 2007/36/EC?

 

In che modo la Commissione ritiene che le societa' quotate debbano definire e comunicare le modalita' per porre domande da parte degli azionisti, in modo da assicurare che tale diritto sia rispettato appieno? Sergio Cofferati

 

 

IL MIO LIBRO "L'USO DELLA TABELLA MB nei CASI DI PIANI INDUSTRIALI: FIAT, TELECOMITALIA ED ALTRI..." che doveva essere pubblicato da LIBRAMI-NOVARA nel 2004,  e' ora disponibile liberamente  CLICCA QUI 

 

In data 3103.14 nel corso dell'assemblea Fiat il presidente J.Elkann mi fa fatto allontanare dalla stessa dalla DIGOS impedendomi il voto eccone la prova:   

DOC DIGOS

 

Sentenze  

1) IL 21.12.12  alle ore 09.00 nel TRIBUNALE TORINO aula 80 C'E'  STATA LA SENTENZA DI ASSOLUZIONE  PER LA QUERELA DELLA  FIAT,  PER QUANTO DETTO nell'ASSEMBLEA FIAT 2008 .UN TENTATIVO DI IMBAVAGLIARMI, AL FINE DI VEDERE COME  DIFENDO I MIEI DIRITTI E DI TUTTI GLI AZIONISTI DI MINORANZA NELLE ASSEMBLEE .

 Mb

SCAPARONE     SENT Mb

il 24.11.14 alle ore 1200 si tenuto al TRIBUNALE DI TORINO aula 50 ingresso 19 l'udienza finale del mio processo d'appello in seguito alla querela di Fiat per aver detto il 27.03.2008 all'assemblea FIAT che ritengo "Marchionne un'illusionista temerario e spavaldo" e che "la sicurezza Fiat e' responsabile della morte di Edoardo Agnelli per omessa vigilanza". In 1° grado ero stato assolto anche in 2° e nuovamente sia FIAT che PG hanno impugnato per ricorso in Cassazione che mi ha negato la libertà di opinione con una sentenza del 14.09.15.

SOTTO POTETE TROVARE LA DOCUMENTAZIONE

SENT 2013   FIAT 2013  PM 2013 SENT 2015  FIAT 2015  PG 2015  SCA 14.11.14 SCA 24.11.14  SENT CASS

2) il 21 FEBBRAIO 2013  GS-GABETTI sono stati condannati per agiotaggio informativo.

SENTENZA DELLA CASSAZIONE SULL'ERRORE DEL TRIBUNALE DI TORINO NELL'ASSOLVERE GABETTI E GRANDE STEVENS

SENT CASS  SENT AP TO

 

Ifil-Exor: no risarcimento a parti civili, Consob punta a Cassazione

Borsa Italiana-21/feb/2013

Come parti civili si erano costituite la Consob e due piccoli azionisti, tra cui Marco Bava, noto per il suo attivismo in molte assemblee. "Non so ...

 

SU INTERNET IL  LIBRO DI GIGI MONCALVO  SULL'OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

PRES LIBRO   COP LIBRO DICEMBRE

Edoardo, un Agnelli da dimenticare

 

Marco Bernardini non ha le prove del suicidio io ho molte prove dell'omicidio che sono state illustrate in 5 libri di cui l'ultimo e' l'ultimo di Puppo :

EDOARDO AGNELLI, UN GIALLO TROPPO COMPLICATO - DIRITTO DI CRONACA

Ma Lapo ricorda il suo cane :

http://www.today.it/rassegna/morto-cane-lapo-elkann-comodino.html

 

 

La vostra voce in Europa - Consultazioni aperte - IT

 

 

www.italiachecambia.org

www.jobyourlife.com

www.osservatoriodannoallapersona.org

www.valserena.it PER PRODOTTI NATURALI

 rowdfundingbuzz.it

http:/fliiby.com/marcobava/?utm_source=in150&utm_medium=email&utm_campaign=life_cycle

http://paoloferrarocdd.blogspot.it/

 

Sarà operativa dal 9 gennaio la nuova piattaforma per la risoluzione alternativa delle controversie online messa in campo dalla Commissione europea. Gli organismi di risoluzione alternativa delle controversie (Adr) notificati dagli Stati membri potranno accreditarsi immediatamente, mentre consumatori e professionisti potranno accedere alla piattaforma a partire dal 15 febbraio 2016, all'indirizzo

http://ec.europa.eu/consumers/odr/

 

 

http://www.freevillage.it/ sito avv.Mario Piccolino ucciso il 29.05.15

 

VIDEO Mb

https://youtu.be/ACwrglgdOeA

https://youtu.be/gQoC1u6yWOM

https://youtu.be/pJ3Y_oSqMV8

https://youtu.be/cSQo3ljpM-Y

 

 

 

 http://www.barattobb.it/

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Videoinforma :  www marcobava.it

 

SE VUOI VEDERE COME VA IL MOND0 VAI SU : https://youtu.be/3sqdyEpklFU

 

Autovelox mobili: la multa non è valida se non sono segnalati
multe autovelox

La Cassazione ha confermato che anche gli autovelox posti sulle pattuglie delle varie forze dell’ordine devono essere adeguatamente segnalati.
Autovelox mobili: la multa non è valida se non sono segnalati

AUTOVELOX MOBILI - Subire una multa per eccesso di velocità non è certamente piacevole, soprattutto perché questo comporta la necessità di dover mettere mano al portafoglio per una spesa imprevista. Ci sono però delle situazioni in cui la sanzione può essere ritenuta non valida e quindi annullata, come indicata da una recente sentenza emessa dalla Corte di Cassazione. Che ha così chiarito i dubbi su cosa può accadere nel caso in cui l’autovelox presente in un tratto di strada non sia opportunamente segnalato: l’obbligo è valido anche per gli autovelox mobili montati sulle auto della polizia.

UNA LUNGA TRAFILA LEGALE - La vicenda trae origine da un’automobilista di Feltre (Belluno) aveva subito sei anni fa una multa per eccesso di velocità dopo essere stato sorpreso a 85 km/h in un tratto di strada in cui il limite era invece di 70 m/h. Una pattuglia della polizia presente sul posto dotata di autovelox Scout Speed aveva provveduto a sanzionarlo. L’uomo era però convinto di avere subito un’ingiustizia e aveva così deciso di fare ricorso. Alla fine, nonostante la trafila sia stata particolarmente lunga, è stato proprio il conducente a vincere fino ad arrivare alla sentenza della Cassazione emessa pochi giorni fa.

LA SENTENZA - Nella quale si legge: "In attuazione del generale obbligo di preventiva e ben visibile segnalazione, contempla la possibilità di installare sulle autovetture dotate del dispositivo Scout Speed messaggi luminosi contenenti l'iscrizione “controllo velocità” o “rilevamento della velocità”, visibili sia frontalmente che da tergo. Molteplici possibilità di impiego e segnalazione sono correlate alle caratteristiche della postazione, fissa o mobile, sicché non può dedursi alcuna interferenza negativa che possa giustificare, avuto riguardo alle caratteristiche tecniche della strumentazione impiegata nella postazione di controllo mobile, l'esonero dall'obbligo della preventiva segnalazione".

 

 SE LA

 

  

COSTITUENDA ASSOCIAZIONE:

NO-ISIS.cloud

www.no-isis.cloud

per non fare diventare l'ITALIA un'hotspot europeo dell'immigrazione in quanto bisogna resistere come italiani nel nostro paese dando agli immigrati un messaggio forte e chiaro : ogni paese puo' svilupparsi basta impegnarsi per farlo con le risorse disponibili e l'intelligenza , che significa adattamento nel superare le difficolta'.

Inventarsi un lavoro invece che fare l'elemosina.

Quanti miracoli ha fatto Maometto rispetto a Gesu' ?

SI ACCETTANO ISCRIZIONI : STATUTO

PROGR ELET

scrivere a :

mailto:no-isis@outlook.con

@mbnoisis

www.facebook.com/No-isiscloud-1713403432283317/

obiettivi:

1) esame d'italiano e storia italiana per gli immigrati

2) lavori socialmente utili

3) pulizia e cucina autonoma

3 gennaio 1917, Suor Lucia nel Terzo segreto di Fatima: Il sangue dei martiri cristiani non smetterà mai di sgorgare per irrigare la terra e far germogliare il seme del Vangelo.  Scrive suor Lucia: “Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva grandi fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo intero; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l’Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo in una luce immensa che è Dio: “Qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti” un Vescovo vestito di Bianco “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”. Vari altri vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della croce c’erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio”. interpretazione del Terzo segreto di Fatima era già stata offerta dalla stessa Suor Lucia in una lettera a Papa Wojtyla del 12 maggio 1982. In essa dice:  «La terza parte del segreto si riferisce alle parole di Nostra Signora: “Se no [si ascolteranno le mie richieste la Russia] spargerà i suoi errori per il mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte” (13-VII-1917). La terza parte del segreto è una rivelazione simbolica, che si riferisce a questa parte del Messaggio, condizionato dal fatto se accettiamo o no ciò che il Messaggio stesso ci chiede: “Se accetteranno le mie richieste, la Russia si convertirà e avranno pace; se no, spargerà i suoi errori per il mondo, etc.”. Dal momento che non abbiamo tenuto conto di questo appello del Messaggio, verifichiamo che esso si è compiuto, la Russia ha invaso il mondo con i suoi errori. E se non constatiamo ancora la consumazione completa del finale di questa profezia, vediamo che vi siamo incamminati a poco a poco a larghi passi. Se non rinunciamo al cammino di peccato, di odio, di vendetta, di ingiustizia violando i diritti della persona umana, di immoralità e di violenza, etc. E non diciamo che è Dio che così ci castiga; al contrario sono gli uomini che da se stessi si preparano il castigo. Dio premurosamente ci avverte e chiama al buon cammino, rispettando la libertà che ci ha dato; perciò gli uomini sono responsabili».

Le storie degli immigrati occupanti che cercano di farsi mantenere insieme alle loro famiglie , non lavoro come gli immigrati italiani all'estero:

1)  Mi trovavo all'opedale per prenotare una visita delicata , mentre stato parlando con l'infermiera, una donna mi disse di sbrigarmi : era di colore.

2) Mi trovavo in C,vittorio ang V.CARLO ALBERTO a Torino, stavo dando dei soldi ad un bianco che suonava una fisarmonica accanto ai suoi pacchi, arriva un nero in bici e me li chiede

3) Ero su un bus turistico e' salito un nero ha spostato la roba che occupava i primi posti e si e' messo lui

4) Ero in un team di startup che doveva fare proposte a TIM usando strumenti della stessa la minoranza mussulmana ha imposto di prima vedere gli strumenti e poi fare le proposte: molto innovativo !

5) FINO A QUANDO I MUSSULMANI NON ACCETTANO LA PARITA' UOMO DONNA , ANCHE SE LO SCRIVE IL CORANO E' SBAGLIATO. E' INACCETTABILE QUESTO PRINCIPIO CHE CI PORTA INDIETRO.

6) perche' lITALIA deve accogliere tutti ? anche gli alberghi possono rifiutare clienti .

09.01.19

Tutti i nulllafacenti immigrati Boeri dice che ne abbiamo bisogno : per cosa ? per mantenerli ?

04.02.17l

L'ISIS secondo me sta facendo delle prove di attentato con l'obiettivo del Vaticano con un attacco simultaneo da terra con la tecnica dei camion e dal cielo con aerei come a NY l'11.09.11.

Riforma sostenuta da una maggioranza trasversale: «Non razzismo, ma realismo» Case Atc agli immigrati La Regione Piemonte cambia le regole Gli attuali criteri per le assegnazioni penalizzano gli italiani .

Screening pagato dalla Regione e affidato alle Molinette Nel Centro di Settimo esami contro la Tbc “Controlli da marzo” Tra i profughi in arrivo aumentano i casi di scabbia In sei mesi sono state curate un migliaio di persone.

Il Piemonte è la quarta regione italiana per numero di richiedenti asilo. E gli arrivi sono destinati ad aumentare. L’assessora Cerutti: “Un sistema che da emergenza si sta trasformando in strutturale”. Coinvolgere maggiormente i Comuni.In Piemonte ci sono 14.080 migranti e il flusso non accenna ad arrestarsi: nel primo mese del 2017 sono già sbarcati in Italia 9.425 richiedenti asilo, in confronto ai 6030 dello scorso anno e ai 3.813 del 2015. Insomma, serve un piano. A illustrarlo è l’assessora all’Immigrazione della Regione Monica Cerutti, che spiega come la rete di accoglienza in questi anni sia radicalmente cambiata, trasformando il sistema «da emergenziale a strutturale».

La Regione punta su formazione e compensazioni mentre aumentano i riconoscimenti In Piemonte 14 mila migranti Solo 1200 nella rete dei Comuni A Una minoranza inserita in progetti di accoglienza gestiti dagli enti locali umentano i riconoscimenti delle commissioni prefettizie, meno rigide rispetto al passato prossimo: la tendenza si è invertita, le domande accolte sono il 60% rispetto al 40% dei rigetti. Non aumenta, invece, la disponibilità a progetti di accoglienza e di integrazione da parte dei Comuni. Stando ai dati aggiornati forniti dalla Regione, si rileva che rispetto ai 14 mila migranti oggi presenti in Piemonte quelli inseriti nel sistema Sprar - gestito direttamente dai Comuni - non superano i 1.200. Il resto lo troviamo nelle strutture temporanee sotto controllo dalle Prefetture. Per rendere l’idea, nella nostra regione i Comuni sono 1.2016. La trincea dei Comuni Un bilancio che impensierisce la Regione, alle prese con resistenze più o meno velate da parte degli enti locali: il termometro di un malumore, o semplicemente di indifferenza, che impone un lavoro capillare di convincimento. «Di accompagnamento, di compensazione e prima ancora di informazione contro la disinformazione e certe strumentalizzazioni politiche», - ha precisato l’assessora Monica Cerutti riepilogando le azioni previste nel piano per regionale per l’immigrazione. A stretto giro di posta è arrivata la risposta della Lega Nord nella persona del consigliere regionale Alessandro Benvenuto: «Non esistono paure da disinnescare ma necessità da soddisfare sia in termini di sicurezza e controllo del territorio, sia dal punto di vista degli investimenti. Il Piemonte ha di per sé ben poche risorse, che andrebbero utilizzate per creare lavoro e risolvere i problemi che attanagliano i piemontesi, prima di essere adoperate per far fare un salto di qualità all’accoglienza». Progetti di accoglienza Tre i progetti in campo: «Vesta» (ha come obiettivo il miglioramento dei servizi pubblici che si relazionano con i cittadini di Paesi terzi), “Petrarca” (si occupa di realizzare un piano regionale per la formazione civico linguistica), “Piemonte contro le discriminazioni” (percorsi di formazione e di inclusione volti a prevenire le discriminazioni). Inoltre la Regione ha attivato con il Viminale un progetto per favorire lo sviluppo delle economie locali sostenendo politiche pubbliche rivolte ai giovani ivoriani e senegalesi. Più riconoscimenti Come si premetteva, aumentano i riconoscimenti: 297 le domande accolte dalla Commissione di Torino nel periodo ottobre-dicembre 2016 (status di rifugiato, protezione sussidiaria e umanitaria); 210 i rigetti. In tutto i convocati erano mille: gli altri o attendono o non si sono presentati. I tempi della valutazione, invece, restano lunghi: un paio di anni, considerando anche i ricorsi. Sul fronte dell’assistenza sanitaria e della prevenzione, si pensa di replicare nel Centro di Castel D’Annone, in provincia di Asti, lo screening contro la tubercolosi che dal marzo sarà attivato al Centro Fenoglio di Settimo con il concorso di Regione, Croce Rossa e Centro di Radiologia Mobile delle Molinette.

INTANTO :«Non sono ipotizzabili anticipazioni di risorse» per l’asilo che Spina 3 attende dal 2009. La lunga attesa aveva fatto protestare molti residenti e c’era chi già stava perdendo le speranze. Ma in Circoscrizione 4, in risposta a un’interpellanza del consigliere della Lega Carlo Morando, il Comune ha messo nero su bianco che i fondi dei privati per permettere la costruzione dell’asilo non ci sono. Quella di via Verolengo resta una promessa non rispettata. Con la crisi immobiliare, la società Cinque Cerchi ha rinunciato a costruire una parte dei palazzi e gli oneri di urbanizzazione versati, spiegò mesi fa l’ex assessore Lorusso, erano andati per la costruzione del tunnel di corso Mortara. Ad ottobre c’è stata una nuova riunione. L’esito è stata la fumata nera da parte dei privati. «Sarà necessario che la progettazione e la realizzazione dell’opera vengano curate direttamente dalla Città di Torino», scrive il Comune nella sua risposta. Senza specificare come e dove verranno reperiti i fondi necessari, né quando si partirà.

 

Tunisia. Frattini: "Proporremo immigrazione circolare" - Il portale dell ...

www.stranieriinitalia.it/.../tunisia-frattini-qproporremo-immigrazione-circolareq.html

20 gen 2011 - L'immigrazione "circolare" è quella in cui i migranti, dopo un certo periodo di lavoro all'estero, tornano nei loro Paesi d'origine. Un sistema più ...

Tutto è iniziato quando è stato chiuso il bar. I 60 stranieri che erano a bordo del traghetto Tirrenia diretto a Napoli volevano continuare a bere. L’obiettivo era sbronzarsi e far scoppiare il caos sulla nave. Lo hanno fatto ugualmente, trasformando il viaggio in un incubo anche per gli altri 200 passeggeri. In mezzo al mare, nel cuore della notte, è successo di tutto: litigi, urla, botte, un tentativo di assalto al bancone chiuso, molestie ai danni di alcuni viaggiatori e persino un’incursione tra le cuccette. La situazione è tornata alla calma soltanto all’alba, poco prima dell’ormeggio, quando i protagonisti di questa interminabile notte brava hanno visto che sulle banchine del porto di Napoli erano già schierate le pattuglie della polizia. Nella nave Janas partita da Cagliari lunedì sera dalla Sardegna era stato imbarcato un gruppo di nordafricani che nei giorni scorsi aveva ricevuto il decreto di espulsione. Una trentina di persone, alle quali si sono aggiunti anche altri immigrati nordafricani. E così a bordo è scoppiato il caos. Il personale di bordo ha provato a riportare la calma ma la situazione è subito degenerata. Per ore la nave è stata in balia dei sessanta scatenati. All’arrivo a Napoli, il traghetto è stato bloccato dagli agenti della Questura di Napoli che per tutta la giornata sono rimasti a bordo per identificare gli stranieri che hanno scatenato il caos in mezzo al mare e per ricostruire bene l’episodio. «Il viaggio del gruppo è stato effettuato secondo le procedure previste dalla legge, implementate dalle autorità di sicurezza di Cagliari – si limita a spiegare la Tirrenia - La compagnia, come sempre in questi casi, ha destinato ai passeggeri stranieri un’area della nave, a garanzia della sicurezza dei passeggeri, non essendo il gruppo accompagnato  dalle forze di polizia. Contrariamente a quanto avvenuto in passato, il gruppo ha creato problemi a bordo per tensioni al suo interno che poi si sono ripercosse sui passeggeri». A bordo del traghetto gli agenti della questura di Napoli hanno lavorato per quasi 12 ore e hanno acquisito anche le telecamere della videosorveglianza della nave. Nel frattempo sono scoppiate le polemiche. «I protagonisti di questo caos non sono da scambiare con i profughi richiedenti asilo - commenta il segretario del Sap di Cagliari, Luca Agati - La verità è che con gli sbarchi dal Nord Africa, a cui stiamo assistendo anche in questi giorni, arrivano poco di buono, giovani convinti di poter fare cio’ che vogliono una volta ottenuto il foglio di espulsione, che di fatto è un lasciapassare che garantisce loro la libertà di delinquere in Italia. Cosa deve accadere per far comprendere che va trovata una soluzione definitiva alla questione delle espulsioni?»  In ostaggio per ore Per ore la nave è stata in balia dei sessanta scatenati, che hanno trasformato il viaggio in un incubo per gli altri 200 passeggeri  21.02.17

Istituto comprensivo Regio Parco La crisi spegne la musica in classe Le famiglie non pagano la retta da 10 euro al mese: a rischio il progetto lanciato da Abbado, mentre la Regione Piemonte finanzia un progetto per insegnare ai bambini italiani la lingua degli immigrati non viceversa.

 Qui Foggia Gli sfollati di una palazzina crollata nel 1999 vivono in container di appena 24 mq Qui Messina Nei rioni Fondo Fucile e Camaro San Paolo le baracche aumentano di anno in anno Donne e bambini Nei rioni nati dopo il sisma le case sono coperte da tetti precari, spesso di Eternit Qui Lamezia Terme Oltre 400 calabresi di etnia rom vivono ai margini di una discarica a cielo aperto  Qui Brescia Nelle casette di San Polino le decine di famiglie abitano prefabbricati fatiscenti Da Brescia a Foggia, da Lamezia a Messina. Oltre 50 mila italiani vivono in abitazioni di fortuna. Tra amianto, topi e rassegnazione Caterina ha 64 anni e tenacia da vendere. Con gli occhi liquidi guarda il tetto di amianto sopra la sua testa: «Sono stata operata due volte di tumore, è colpa di questo maledetto Eternit». Indossa una vestaglia a righe bianche e blu. «Vivo qui da vent’anni. D’estate si soffoca, d’inverno si gela, piove in casa e l’umidità bagna i vestiti nei cassetti. Il dottore mi ha detto di andare via. Ma dove?». In fondo alla strada abita Concetta, che tra topi e lamiere trova la forza di sorridere: «A ogni campagna elettorale i politici ci promettono case popolari, ma una volta eletti si dimenticano di noi. Sono certa che morirò senza aver realizzato il mio sogno: un balcone dove stendere la biancheria». Antonio invece no, lui non ride. Digrigna i denti rimasti: «Gli altri li ho persi per colpa della rabbia. In due anni qui sono diventato brutto, mi vergogno». Slum, favela, bidonville: Paese che vai, emarginazione che trovi. Un essere umano su sei, nel mondo, vive in una baraccopoli. In Italia sono almeno 53 mila le persone che, secondo l’Istat, abitano nei cosiddetti «alloggi di altro tipo», diversi dalle case. Cantine, roulotte, automobili e soprattutto baracche. Le storie di questi cittadini invisibili (e italianissimi) sono raccontate nel documentario «Baraccopolis» di Sergio Ramazzotti e Andrea Monzani, prodotto da Parallelozero, in onda domenica sera alle 21,15 su Sky Atlantic Hd per il ciclo «Il racconto del reale». Le baraccopoli sono non luoghi popolati da un’umanità sconfitta e spesso rassegnata. Donne, uomini, bambini, anziani. Vittime della crisi economica o di circostanze avverse. Vivono in stamberghe all’interno di moderni ghetti al confine con quella parte di città degna di questo nome. Di là dal muro la civiltà. Da questo lato fango, calcinacci, muffa, immondizia, fogne a cielo aperto. A Messina le abitazioni di fortuna risalgono ad oltre un secolo fa, quando il terremoto del 1908 rase al suolo la città. Qui l’emergenza è diventata quotidianità. Fondo Fucile, Giostra, Camaro San Paolo. Eccoli i rioni del girone infernale dei diseredati. Legambiente ha censito più di 3 mila baracche e altrettante famiglie. I topi, invece, sono ben di più. A Lamezia Terme oltre 400 calabresi di etnia rom vivono ai margini di una discarica. Tra loro c’è Cosimo, che vorrebbe andare via: «Non per me, ma per mio figlio, ha subìto un trapianto di fegato». A Foggia gli sfollati di una palazzina crollata nel 1999 vivono nei container di 24 mq. Andrea abita invece nelle casette di San Polino a Brescia, dove un prefabbricato fatiscente è diventato la sua dimora forzata: «Facevo l’autotrasportatore. Dopo due ictus ho perso patente e lavoro. I miei figli non sanno che abito qui. Non mi è rimasto nulla, nemmeno la dignità». Sognando un balcone «Il mio sogno? È un balcone dove stendere la biancheria», dice la signora Caterina nIl documentario «Baraccopolis» di Sergio Ramazzotti e Andrea Monzani, prodotto da Parallelozero, andrà in onda domani sera alle 21.15 su Sky Atlantic Hd per il ciclo «Il racconto del reale». Su Sky Atlantic Il documentario 3 domande a Sergio Ramazzotti registra e fotografo “Così ho immortalato la vita dentro quelle catapecchie” Chi sono gli abitanti delle baraccopoli? «Sono cittadini italiani, spesso finiti lì per caso. Magari dopo aver perso il lavoro o aver divorziato». Quali sono i tratti comuni? «Chi finisce in una baracca attraversa fasi simili a quelle dei malati di cancro. Prima lo stupore, poi la rabbia, il tentativo di scendere a patti con la realtà, la depressione, infine la rassegnazione». Cosa ci insegnano queste persone? «È destabilizzante raccontare donne e uomini caduti in disgrazia con tanta rapidità. Sono individui come noi. La verità è che può succedere a chiunque». Baraccopolid’Italia

01.03.17

GLI ITALIANI AIUTANO più FACILMENTE GLI EXTRACOMUNITARI RISPETTO AGLI ITALIANI.

 

 

 

SE VUOI SCRIVERTI UN BREVETTO CONSULTA dm.13.01.10 n33

13/01/2010 - Decreto ministeriale del 13 gennaio 2010, n. 33 - Uibm

 

 

 

CORRISPONDENZA sulla Xylella fastidiosa con la UE luglio 2018

XYLELLA\18-07-31-ARES 4037967.pdf

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Mutui, la prova della truffa Via a rimborsi per 16 miliardi

Dopo tre anni ecco la sentenza Ue sull'Euribor truccato da banche estere. Ma si può far causa pure alle italiane

Giuseppe Marino - Sab, 19/11/2016 - 15:52

La Commissione europea, tre anni dopo aver condannato quattro tra le più grandi banche europee per aver truccato il tasso di interesse che incide sui mutui di milioni di cittadini europei, ha finalmente tolto il segreto al testo della sentenza. E quel documento di trenta pagine potrebbe valere, solo per gli italiani che hanno un mutuo sulle spalle, ben 16 miliardi di euro di rimborsi da chiedere alle banche.

La storia parte con la scoperta di un'intesa restrittiva della concorrenza, ovvero un cartello, tra le principali banche europee. Lo scopo, secondo l'Antitrust europeo, era di manipolare a proprio vantaggio il corso dell'Euribor, il tasso di interesse che funge da riferimento per un mercato di prodotti finanziari che vale 400mila miliardi di euro. Tra questi ci sono i mutui di 2,5 milioni di italiani, per un controvalore complessivo stimabile in oltre 200 miliardi. L'Euribor viene calcolato giorno per giorno con un sondaggio telefonico tra 44 grandi banche europee, che comunicano che tasso di interesse applicano in quel momento per i prestiti tra banche. Il risultato del sondaggio viene comunicato all'agenzia Thomson Reuters che poi comunica il valore dell'Euribor agli operatori e al pubblico. L'Antitrust ha scoperto che alcune grandi banche, tra il 2005 e il 2008, si erano messe d'accordo per falsare i valori comunicati e manipolare il valore del tasso secondo la propria convenienza. «Alcune volte, -recita la sentenza che il Giornale ha potuto visionare- certi trader (omissis...) comunicavano e/o ricevevano preferenze per un settaggio a valore costante, basso o alto di certi valori Euribor. Queste preferenze andavano a dipendere dalle proprie posizioni commerciali ed esposizioni»

Il risultato ovviamente si è riflettuto sui mutui degli ignari cittadini di tutta Europa, che però finora avevano le unghie spuntate. Un avvocato di Sassari, Andrea Sorgentone, legato all'associazione Sos Utenti, ha subissato la Commissione di ricorsi per farsi consegnare il testo della sentenza dell'Antitrust che condanna Deutsche Bank, Société Genéralé, Rbs e Barclay's a pagare in totale una multa di oltre un miliardo di euro.

La Ue ha sempre rifiutato adducendo problemi di riservatezza delle banche, ma alla fine l'avvocato ha ottenuto una copia della sentenza, seppur in parte «censurata». E ora il conto potrebbe salire. E non solo per quelle direttamente coinvolte, perché il tasso alterato veniva applicato ai mutui variabili da tutte le banche, anche le italiane, che ora potrebbero dover pagare il conto dei trucchi di tedesche, francesi e inglesi. Sorgentone si dice convinto di poter ottenere i risarcimenti: «Secondo le stime più attendibili -dice- i mutuatari italiani hanno pagato interessi per 30 miliardi, di cui 16 indebitamente. La sentenza europea è vincolante per i giudici italiani. Ora devono solo quantificare gli interessi che vanno restituiti in ogni rapporto mutuo, leasing, apertura di credito a tasso variabile che ha avuto corso dal 1 settembre 2005 al 31 marzo 2009».

27.01.17

 

 

Come creare un meeting su Zoom? In un periodo in cui è richiesto dalla società il distanziamento sociale, la nota app per le videoconferenze diventa uno strumento importante per molte aziende e privati. Se partecipare a un meeting è un processo estremamente semplice, che non richiede neppure la registrazione al servizio, discorso diverso vale per gli utenti che desiderano creare un meeting su Zoom.

Ecco dunque una semplice guida per semplificare la vita a coloro che hanno intenzione di approcciare alla piattaforma senza confondersi le idee.

Come si crea un meeting su Zoom

Dopo aver scaricato e installato Zoom, e aver effettuato la registrazione, si dovrà dunque effettuare l’accesso premendo Sign In (è possibile loggare direttamente con il proprio account Google o Facebook, comunque). A questo punto, bisogna procedere in questo modo:

  • Fare tap su New Meeting (pulsante arancione)
  • Scegliere se avviare il meeting con la fotocamera accesa o spenta, tramite il toggle Video On
  • Premere Start a Meeting

A questo punto è stata creata la videoconferenza, ma affinché venga avviata è necessario invitare i partecipanti. Per proseguire sarà necessario quindi:

  • Fare tap su Participants (nella parte in basso dello schermo)
  • Premere su Invite
  • Scegliere il mezzo attraverso cui inviare il link di partecipazione ai mittenti (tramite e-mail o messaggio, per esempio)

Una volta invitati gli utenti, chi ha creato il meeting avrà la possibilità di fare tap su ognuno di essi per utilizzare diverse funzioni: per esempio si potranno silenziare, piuttosto che chiedergli di attivare la fotocamera, eccetera.

Zoom, anche su dispositivi mobile

Zoom (immagine: Zoom).

Facendo tap sul pulsante Chats (in basso a sinistra dello schermo), inoltre, si potranno inviare messaggi di testo a tutti i partecipanti o solo a uno di essi. Una volta terminata la videoconferenza, la si potrà chiudere facendo tap sulla scritta rossa End in alto a destra: si potrà in ultimo scegliere se lasciare il meeting (Leave Meeting), permettendo agli altri di continuare a interagire, o se scollegare tutti (End Meeting).

 

 

Windows File Recovery recupera i file cancellati per sbaglio

È la prima app di questo tipo realizzata direttamente da Microsoft.

A tutti - beh, a quanti non hanno un backup efficiente - sarà capitato di cancellare per errore un file, non solo mettendolo nel Cestino, ma facendolo sparire apparentemente per sempre.

Recuperare i file cancellati ha tante più possibilità di riuscire quanto meno la zona occupata da quei file è stata sovrascritta, ed è un lavoro per software specializzati.

Fino a oggi, l'unica possibilità per i sistemi Windows era scegliere programmi di terze parti. Ora Microsoft ha rilasciato una piccola utility che si occupa proprio del recupero dei file.

Si chiama Windows File Recovery ed è disponibile gratuitamente sul Microsoft Store.

Si tratta di un programma privo di interfaccia grafica: per adoperarlo bisogna quindi superare la diffidenza per la linea di comando che alberga in molti utenti di Windows.

L'utility ha tre modalità base di funzionamento. Default, suggerita per i drive Ntfs, si rivolge alla Master File Table (MFT) per individuare i segmenti dei file. Segment fa a meno della MFT e si basa invece sul rilevamento dei segmenti (che contengono informazioni come il nome, la data, il tipo di file e via di seguito). Signature, infine, si basa sul tipo di file: non avendo a disposizione altre informazioni, cerca tutti i file di quel tipo (Microsoft consiglia questo sistema per le unità esterne come chiavette Usb e schede SD).

Windows File Recovery è in grado di tentare il recupero da diversi filesystem - quali Ntfs, exFat e ReFS - e per apprendere il suo utilizzo Microsoft ha messo a disposizione una pagina d'aiuto (in inglese) sul sito ufficiale.

Qui sotto, alcune schermate di Windows File Recovery.

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Leggi l'articolo originale su ZEUS News - https://www.zeusnews.it/n.php?c=28141

 

Bloatbox ripulisce Windows 10 dalle app indesiderate

Bastano pochi clic per eliminare tutto il bloatware preinstallato.

Leggi l'articolo originale su ZEUS News - https://www.zeusnews.it/n.php?c=28201

Non si può dire che Windows 10 sia un sistema operativo essenziale: ogni nuova installazione porta con sé, insieme al sistema vero e proprio, tutta una serie di applicazioni che per la maggior parte degli utenti si rivelano inutili, se non fastidiose, senza contare le aggiunte dei singoli produttori di Pc.

Rimuoverle a mano una a una è un compito tedioso, ma esiste una piccola applicazione che facilita l'intera operazione: Bloatbox.

Nata come estensione per Spydish, app utile per gestire le informazioni condivise con Microsoft da Windows 10 e più in generale le impostazioni del sistema che coinvolgono la privacy, è poi diventata un software a sé.

Il motivo è un po' la medesima ragione di vita di Bloatbox: non rendere Spydish troppo "grasso" (bloated), ossia ricco di funzioni che, per quanto utili, vadano a incidere sulla possibilità di avere un'applicazione compatta, efficiente e facile da usare.

Bloatbox si scarica da GitHub sotto forma di archivio .zip da estrarre sul Pc. Una volta compiuta questa operazione non resta altro da fare che cliccare due volte sul file Bloatbox.exe per avviare l'app.

La finestra principale mostra sulla sinistra una colonna in cui è presente la lista di tutte le app installate in Windows, tra cui anche quelle che normalmente non si possono disinstallare - come il Meteo, Microsoft News e via di seguito - e quelle installate dal produttore del computer.

Ciò che occorre fare è selezionare quelle app che si intende rimuovere e, quando si è soddisfatti, premere il pulsante , che le aggiungerà alla colonna di destra, dove si trovano tutte le app condannate alla cancellazione.

A questo punto si può premere il pulsante Uninstall, posto nella parte inferiore della colonna centrale, e il processo di disinstallazione inizierà.

L'ultima versione al momento in cui scriviamo mostra anche, nella colonna di destra di un pratico link per effettuare una "pulizia generale" di una nuova installazione di Windows 10, identificato dalla dicitura Start fresh if your Windows 10 is loaded with bloat....

Cliccandolo, verranno aggiunte all'elenco di eliminazione tutte le app preinstallate e considerate bloatware. Chiaramente l'elenco può essere personalizzato a piacere rimuovendo da esso le app che si intende tenere tramite il pulsante Remove selected.

 

 

 

 

Il sito che installa tutte le app essenziali per Windows 10

Bastano pochi clic per ottenere un Pc perfettamente attrezzato, senza dover scaricare ogni singolo software.

Reinstallare il sistema operativo è solo il primo passo, dopo un incidente al Pc che abbia causato la necessità di ripartire da capo, tra quelli necessari per arrivare a riavere un computer perfettamente configurato e utilizzabile.

A quel punto inizia infatti il processo di configurazione e di installazione di tutte quelle grandi e piccole applicazioni che svolgono i vari compiti ai quali il computer è dedicato. Si tratta di un'operazione che può essere lunga e tediosa e che sarebbe bello poter automatizzare.

Una delle alternative migliori da tempo esistente è Ninite, sito che permette di selezionare le app preferite e si occupa di scaricarle e installarle in autonomia.


Da quando però Microsoft ha lanciato un proprio gestore di pacchetti (Winget) sono spuntate delle alternative che a esso si appoggiano e, dato che funziona da linea di comando, dette alternative si occupano di fornire un'interfaccia grafica.

Una delle più interessanti è Winstall, che semplifica l'installazione delle app dai repository messi a disposizione da Microsoft.

Winstall è una Progressive Web Application (Pwa), ossia un sito da visitare con il proprio browser e che permette di scegliere le app da installare sul computer; in questo senso, dal punto di vista dell'uso è molto simile al già citato Ninite.

Diverso è però il funzionamento: se Ninite scarica i singoli installer dei vari programmi, Winstall si appoggia a Winget, che quindi deve essere preventivamente installato sul Pc.

Inoltre offre una propria funzionalità specifica, che il suo sviluppatore ha battezzato Featured Pack.

Si tratta di gruppi di applicazioni unite da un tema o una funzionalità comune (browser, strumenti di sviluppo, software per i giochi) che si possono selezionare tutte insieme; Winstall si occupa quindi di generare il codice da copiare nel Prompt dei Comandi per avviare l'installazione.

In alternativa si può scaricare un file .bat da eseguire, che si occupa di invocare Winget per portare a termine il compito.

I Featured Pack sono infine personalizzabili: gli utenti sono invitati a creare il proprio e a condividerlo.

Leggi l'articolo originale su ZEUS News - https://www.zeusnews.it/n.php?c=28369

 

 

Cos’è e a cosa serve la pasta madre

La pasta madre è un lievito naturale che permette di preparare un ottimo pane, ma anche pizze e focacce. Conosciuta anche come pasta acida, la pasta madre è un impasto che può essere realizzato in diversi modi. Ad esempio, la pasta madre si può ottenere prelevando un impasto del pane da conservare grazie ai “rinfreschi”, oppure preparando un semplice impasto di acqua e farina da lasciare a contatto con l’aria, così che si arricchisca dei lieviti responsabili dei processi fermentativi che consentono la lievitazione di pane e altri prodotti da forno.

Gli impasti preparati con la pasta madre hanno generalmente bisogno di lievitare per diverse ore, ma il risultato ripaga dell’attesa: pane, pizze e focacce risulteranno infatti più gonfi, più digeribili, conservabili più a lungo e con un sapore decisamente migliore.

La pasta madre, inoltre, accresce il valore nutrizionale del pane e di altri prodotti da forno. Negli impasti preparati con la pasta madre diverse importanti sostanze rimangono intatte e, grazie alla composizione chimica della pasta madre, il nostro organismo riesce ad assimilare meglio i sali minerali presenti nelle farine.

I lieviti della pasta madre, poi, favoriscono la crescita di batteri buoni nell’intestino, favorendo un buon equilibrio del microbiota e migliorando così la digestione. È importante anche notare che il pane preparato con lievito naturale possiede un indice glicemico inferiore rispetto al pane realizzato con altri lieviti. Questo significa che quando i carboidrati presenti nel pane vengono assimilati sotto forma di glucosio, questo si riversa più lentamente nel flusso sanguigno, evitando picchi glicemici.

Oltre a conferire al pane proprietà organolettiche e nutrizionali migliori, la pasta madre presenta altri vantaggi. Grazie ai rinfreschi, si può infatti avere a disposizione questo straordinario lievito naturale a lungo; in più, la pasta madre può essere preparata con vari tipi di farine, anche senza glutine.

La dieta senza glutine è l’unica terapia per le persone celiache e per chi presenta sensibilità verso le proteine del frumento e in altri cereali come orzo e farro. Inoltre, ridurre il consumo di glutine può migliorare alcuni disturbi intestinali ed è consigliato anche a chi vuole seguire un regime alimentare antinfiammatorio.

 

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Nostra Madre Terra - Articoli

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Dai termovalorizzatori alla raccolta differenziata

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?azione=det&id=2548

 

Video Marco Bava Giuseppe Catizone 6 marzo 2009

http://video.google.it/videoplay?docid=-2712874453540054702&hl=it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  Videoinforma :  www marcobava.it