ARCHIVIO ONLINE di Marco BAVA , raccolta deleghe per le assemblee degli azionisti e costituzione di parte civile gratuita degli azionisti nei procedimenti penali per un Nuovo Modello di Sviluppo

 

Sommario (Frame)
NUOVO MODELLO DI SVILUPPO (EX CIVILTA' COSTITUZIONALE)
COMMENTI VISITATORI
ECOLOGIA-AMBIENTE-ALIMENTAZIONE
ECONOMIA
DIRITTO-GIUSTIZIA
TOPINO-NOVARA
EDOARDO AGNELLI
Marco BAVA
RELIGIONE-VATICANO
ARCHIVIO STORICO PAGINE PRINCIPALI  E LINK
VIDEO-ASSEMBLEE-LEZIONI-CONVEGNI
TORINO
REGIONE PIEMONTE
PIANI INDUSTRIALI DI Mb
TECNOLOGIA
STEFANO MONTANARI
PROPOSTE AL GOVERNO E PETIZIONI AL PARLAMENTO EU
REPORT-RAI-TV
ESPOSTI FATTI DA MARCO BAVA
BEPPE SCIENZA
RACCOLTA DELEGHE ED ASSEMBLEE AZIONISTI
INTERVENTI MARCO BAVA ASSEMBLEE AZIONISTI
COSTITUZIONI DI PARTE CIVILE DI MARCO BAVA
NORMATIVE
CROWDFUNDING
HORIZON 2020

 

 

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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondato da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE ! Dopo per ragioni di spazio il sito e' diventato www.marcobava.it

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12; 29.03.13;

 

 

Archivio personale online di Marco BAVA

OPINIONI ai sensi art.21 Costituzione

 per un nuovo modello di sviluppo

 

UDIENZE PUBBLICHE 

IN CORSO

1) PROCESSO IPI-COPPOLA: IL 23.06.11 TRIBUNALE TORINO 1^SEZ.PENALE HA SANCITO LA SUA INCOMPETENZA TERRITORIALE SPOSTANDO LA COMPETENZA SU MILANO  IN CUI SI CELEBRERA' IL PROCESSO QUANDO SARA' RESO NOTO.

IPI 25.02.13

Ipi: verso la dichiarazione di prescrizione aggiotaggio Coppola
Borsa Italiana
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 25 feb - Si avvia a una dichiarazione di prescrizione il processo al tribunale di Milano a carico di Danilo Coppola e ...

2)il 28.03.14  CONTINUA a ROMA il processo Coppola-SEGRE+ALTRI MI SONO COSTITUITO parte civile come azionista di minoranza BIM.

4) Processo MPS 1e 2 SIENA MI .

5) Processo Premafin MI

6) PROCESSO A TORINO A CARICO AMMINISTRATORI SEAT 01.03.17 E 10.03.17 AULA 37

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

Sopravvaluta sempre il tuo avversario , per poterlo vincere.Mb  15.05.13

Torino 08.04.13

 

Il mio paese l'Italia non crede nella mia teoria economica del valore che definisce

1) ogni prodotto come composto da energia e lavoro:

Il costo dell'energia può tendere a 0 attraverso il fotovoltaico sui tetti. Per dare avvio la volano economico del fotovoltaico basta detassare per almeno 20 anni l'investimento, la produzione ed il consumo di energia fotovoltaica sui tetti.

2) liberalizzazione dei taxi collettivi al costo di 1 euro per corsa in modo tale da dare un lavoro a tutti quelli che hanno un 'auto da mantenere e non lo possono piu fare per mancanza di un lavoro; ed inoltre dare un servizio a tutti i cittadini.

3) tre sono gli obiettivi principali della politica : istruzione, sanita', cultura.

4) per la sanità occorre un centro acquisti nazionale  ed abolizione giorni pre-ricovero.

vedi PRESA DIRETTA 24.03.13

chi e' interessato mi scriva .

Suo. MARCO BAVA

 

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

TEMI STORICI :

 

MESSA IN COMMEMORAZIONE DELLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI il 18.11.17 ORE 18 CHIESA S.MARIA GORETTI TORINO V.PCOSSA ANG V.ACTIS

 

Edoardo, l’Agnelli cancellato dall’album di famiglia

 

Una messa di suffragio a Ginevra e una commemorazione islamica a Teheran. A sedici anni dalla sua tragica morte, sul figlio dell'Avvocato prosegue la damnatio memoriae. Cosa non nuova nella secolare storia della schiatta - di GIGI MONCALVO

Sedici anni fa, il 15 novembre, moriva Edoardo Agnelli, il figlio primogenito di Gianni e Marella. Aveva 46 anni. Il suo corpo venne trovato riverso sulle pietre accanto al torrente Stura ai piedi di un pilone dell’autostrada Torino-Savona, nei pressi di Fossano. Quel viadotto portava il nome di un indimenticato generale dei Carabinieri, Franco Romano, precipitato nell’elicottero su cui viaggiava nel dicembre 1998. Il generale, che ha lasciato una moglie e un figlio che vivono a Torino, tra l’altro era amico di Edoardo.

Questo sedicesimo anniversario avrà la caratteristica crudele e tremenda delle altre analoghe ricorrenze: l’oblìo. Edoardo è stato letteralmente cancellato dalla famiglia, o da quel poco che resta degli Agnelli (coloro che portano questo cognome per nascita oggi sono solo otto, di cui appena tre del ramo-Gianni e cinque del ramo-Umberto, in attesa che Andrea e Deniz Akalin incrementino il numero). Per ricordare Edoardo, come negli anni scorsi, non ci sarà nulla, o ben poco. Non troverete sulla Stampa, o sul Corriere della Sera o su Repubblica (di cui John Elkannè da poco diventato il secondo  azionista dopo Carlo De Benedetti) nemmeno poche righe di necrologio. Eppure Jacky non dovrebbe sborsare nemmeno un cent essendo il proprietario…

Nelle pagine di cronaca cittadina non ci sarà nemmeno una breve che annuncia una messa di suffragio. Anche perché tale cerimonia, nemmeno in privato, ci sarà, almeno in Italia. La madre di Edoardo, donna Marella, ha letteralmente cancellato dalla sua mente questa ricorrenza e probabilmente ha tentato di farlo anche con molti ricordi per lei sgradevoli. L’unica funzione di suffragio di cui si è avuta notizia si svolgerà, col rito greco-ortodosso, ad Allaman, sulle sponde del lago di Ginevra, nella piccola cappella privata che allinea alcune icone dipinte da Margherita de Pahlen, la sorella di Edoardo. Lei, il marito Sergee i cinque figli manderanno il consueto mazzo di rose rosse al cimitero di Villar Perosadove c’è la tomba di Edoardo.  Lapo? Lasciamo perdere. L’anno scorso, proprio in questo anniversario, inondò i social media di repliche alle osservazioni ironiche di Diego Della Valle sul fatto che gli Elkann erano più portati alle discoteche che al lavoro… Per zio Edoardo non sprecò nemmeno un tweet. Perfino la Juventus, allineata e prona ai voleri dell’azionista di maggioranza (ma Andrea perché non si fa valere?), ha dato una “coltellata” alla memoria: da anni sul sito ufficiale del club non c’è un ricordo di Edoardo che pure era stato consigliere di amministrazione, sedeva spesso in panchina con Trapattoni e litigò di brutto con Giampiero “Marisa” Boniperti chiedendo che la Coppa sporca di sangue vinta a Bruxelles venisse restituita e la partita col Liverpool rigiocata. Ma il sito del club non è nuovo a cadute di stile: non c’è mai nemmeno una riga nell’anniversario della morte dell’avvocato Vittorio Chiusano, il vero e unico “avvocato dell’Avvocato” che fu presidente della Juve per molti anni.

La ex-famiglia Agnelli non solo dimentica ma cancella letteralmente le figure “scomode” o considerate tali. È accaduto perfino con Virginia Bourbon del Monte, la mamma di Gianni e dei suoi sei fratelli e sorelle (Clara, Susanna, Cristiana, Maria Sole, Giorgio e Umberto), considerata “colpevole” di aver amato Curzio Malaparte, di essere morta in circostanze non commendevoli, ma soprattutto di aver frequentato il Generale Karl Wollf che fu, dal febbraio all'ottobre del 1944, il Governatore Militare e il Comandante supremo delle SS e della Polizia nel nord d’Italia. Fu proprio in virtù di questi rapporti tessuti con pazienza da Virginia Agnelli con il mondo cattolico che il generale Wollf, il 10 maggio 1944, ebbe un incontro segreto in Vaticano con Papa Pio XII, organizzato da Virginia con i buoni uffici, almeno sul fronte tedesco, del colonnello Eugene Dollmann, comandante della piazza di Roma e abituale frequentatore di casa Agnelli al Bosco Parrasio. Lo scopo di Virginia venne raggiunto:  evitare spargimenti di sangue al momento del ritiro delle truppe tedesche incalzate dagli alleati ormai sbarcati fin da gennaio ad Anzio. E, soprattutto, la revoca dell’ordine di distruggere le grandi bellezze della capitale dopo la resa. A Karl Wolff e al generale Wilhelm Burgdorf il Führer aveva affidato l’Operazione Rabat, ovvero di rapire il Papa. E Wollf, nel corso di quell’incontro, informò di persona ilPapa. Chissà perché gli Agnelli hanno sempre voluto “nascondere” le loro collusioni col fascismo (quando Gianni da soldato ebbe il primo incidente d’auto alla gamba vicino alla Linea Gotica viaggiava su un’auto del comando nazista guidata da un soldato tedesco…), pur avendo la coscienza sporca, non hanno mai perdonato a Virginia le sue “collusioni”, anche se a fin di bene, coi nazisti a Roma. Infatti, quell’episodio salvò molte vite umane e soprattutto impedì la distruzione dei monumenti più importanti della Città Eterna. Un comportamento un po’ strano, soprattutto quello del capostipite Senatore Giovanni Agnelli di cui è possibile vedere ancor oggi le immagini su youtubementre in camicia nera rende omaggio al Duce in visita agli stabilimenti della Fiat a Torino. Il nonno di Gianni era solito ripetere, a chi gli chiedeva se fosse fascista o antifascista: “Sono sia l’una che l’altra cosa. A Torino sono anti-fascista perché ci sono gli operai, i sindacati e il partito comunista. A Roma invece sono fascista perché c’è il Duce e ci sono i ministri che mi devono firmare le commesse per la guerra”.

Virginia Agnelli non è stata mai sufficientemente ricordata e onorata, edifici o scuole che le sono intitolate portano il nome di suo marito Edoardo insieme al suo. Non c’è una via che la ricordi, a parte una stradina periferica di Roma, lo stesso Gianni non partecipò ai funerali della madre. La versione ufficiale dice che era in Scandinavia per stipulare accordi commerciali, in realtà era stato il nonno a farlo partire e non perché temesse che il processo di epurazione in corso contro lui e Vittorio Vallettapotesse coinvolgere anche il nipote prediletto. Il testamento “segreto” del Senatore, scritto alcuni anni prima della morte e reso noto dopo la sua scomparsa, dimostrò quanto egli detestasse l’affascinante e indomabile nuora al punto da lasciarle poche briciole (con la clausola che venissero versate dai figli…) e nemmeno un tetto sotto il quale abitare. Per fortuna, Virginia era già morta da poco più di un mese e le fu risparmiata quest’ultima umiliazione. È stato cancellato anche Giorgio, il secondo figlio maschio di Virginia, il fratello numero sei –nato il 12 maggio 1929 –, morto a Rolle in Svizzera nel 1965 alla vigilia del suo trentaseiesimo compleanno. Era stato ricoverato in un ospedale psichiatrico dopo che Gianni e Susanna firmarono una richiesta di internamento e chiamarono i carabinieri per farlo portare via. 

Tornando a Edoardo Agnelli l’aspetto più paradossale di questo sedicesimo anniversario è che il defunto è stato commemorato solo a Teheran. Lo annuncia la giornalista iraniana Amani Raziesu ParsToday. Nel sito è raffigurato un manifesto commemorativo in cui una grande forbice taglia in due una foto con la figura di Edoardo. Dunque i tentativi di speculazione sulla sua presunta e mai provata conversione alla religione islamica continuano.

Ad alimentare tutto questo, e soprattutto la inopinata cancellazione del proprio parente, è proprio e anche il silenzio del nipote di Edoardo, John Elkann. Il quale dimostra davvero di non avere cuore per il suo sfortunato zio. E pensare che la sua ascesa “al trono” è stata favorita, non solo da Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, ma proprio grazie alla scomparsa di Edoardo e dal tipo di “ostacolo” che egli rappresentava in quanto figlio ed erede legittimo. Nella sua ultima famosa intervista a Paolo Griseri del Manifesto (15 gennaio 1998, due anni e dieci mesi prima della morte), Edoardo confermava per l’ennesima volta che, in caso di morte del padre, avrebbe fatto valere quanto previsto dalle leggi successorie italiane. Quindi, indipendentemente da ciò che c’era scritto nel testamento, avrebbe fatto valere la sua “legittima” e cioè sarebbe divenuto proprietario delle azioni della “Dicembre” e dell’“Accomandita Giovanni Agnelli” e non del corrispettivo in denaro come aveva previsto il padre, su suggerimento dei due “grandi vecchi”. Che Edoardo avesse un pacchetto di azioni delle due casseforti rappresentava un “pericolo” da evitare ad ogni costo. Si pensi che cosa sarebbe accaduto della “Dicembre” e della governance del Gruppo se Edoardo fosse stato ancora in vita dopo la morte di Gianni Agnelli. Le sue azioni ereditate e sommate a quelle della sorella avrebbero potuto determinare e condizionare certi incredibili atteggiamenti che donna Marella ha avuto in sede di successione privilegiando uno solo degli otto nipoti e dando una autentica pugnalata alla schiena alla figlia. Edoardo in vita e Margherita avrebbero potuto far cambiare idea alla madre e impedirle di consegnare il gruppo a un giovane, imberbe e inesperto nipote, a scapito anche dell’altra co-erede e degli altri sette nipoti?

John sembra aver dimenticato queste cose, e in questo periodo è occupato soltanto a far credere una cosa insostenibile e smentita da ogni documento: e cioè che egli abbia ceduto a Lapo e Ginevra una parte delle azioni della “Dicembre”. Non è vero, non può e non potrà mai farlo. Solo in caso di sua morte lo statuto prevede che i suoi figli possano diventare soci ereditando le quote del padre. E Lavinia? Anche lei potrà, ma solo a una condizione: che Gabetti, Grande Stevens padre e figlia, e Cesare Ferrero, siano d’accordo e votino a suo favore. John è uno che quando vuole dimentica, ma molto più spesso ricorda fin troppo bene. Non ha mai dimenticato quel che disse il povero Edoardo al Manifesto. Pochi giorni prima, nel dicembre 1997, c’erano stati i funerali di Giovannino, il figlio di Umberto, e il giovane John era stato imposto dal nonno Giovanni nel cda della Fiat, nonostante avesse solo 22 anni e nemmeno la laurea, tra il mormorio e le proteste degli altri soci. Edoardo non nascose nulla di se stesso quando disse, ad esempio, con ironia:  “Francesco d’Assisi era uno che soffrì molto perché era considerato un matto e venne esautorato anche dall’amministratore del suo ordine”. Edoardo aggiunse: “Allo stato attuale ho scelto di lavorare all’interno della famiglia, con il mio nome e cognome. Non ho cambiato paese e abito (…)”. 

Edoardo, in quella sua ultima intervista, dà una risposta netta sul suo, e di suo padre, “nipotino” Jacky: “Considero quella scelta uno sbaglio e una caduta di stile, decisa da una parte della mia famiglia, nonostante e contro le perplessità di mio padre, che infatti all’inizio non voleva dare il suo assenso. Non si nomina un ragazzo pochi giorni dopo la morte di Giovanni Alberto, per riempire un posto. Se quel posto fosse rimasto vacante per qualche mese, almeno il tempo del lutto, non sarebbe successo niente. Invece si è preferito farsi prendere dalla smania con un gesto che io considero offensivo anche per la memoria di mio cugino”. Edoardo, e questo è un passaggio fondamentale, afferma che suo padre nutriva perplessità per quella scelta su Jaky. Sostiene che l’Avvocato “in un primo tempo non voleva dare il suo assenso”. Forse era davvero questa la realtà. 

Il giornalista del Manifesto pone una domanda inevitabile dopo quel giudizio molto duro pronunciato da Edoardo a proposito di Jaky: “Formulato da lei potrebbe far pensare a una volontà di rivincita per non essere stato chiamato a ricoprire quell’incarico”. Ma Edoardo rincara la dose: “Ripeto che non ho alcuna intenzione di candidarmi. Ma, se fosse dipeso da me, non avrei operato quella sostituzione in tempi così stretti, né avrei fatto quella scelta. Una scelta negativa per la Fiat e per lo stesso ragazzo, un ragazzo in gamba che rischia di venire sacrificato in un gioco più grande di lui. Io ho grande rispetto per la Fiat e per i suoi manager, che sono molto bravi. Ma come si giustifica, di fronte a un’assemblea di azionisti, la presenza in consiglio di un ragazzo di 22 anni? Quali consigli può dare sulle strategie aziendali?”.

Griseri fa osservare che l’Avvocato si è già trovato a fronteggiare questo problema, nessuno dimentica come rumoreggiava la sala il giorno in cui venne annunciata la cooptazione di Jaky. Il nonno, allora, aveva risposto in prima persona, infastidito, prendendo il microfono, interrompendo i lavori e ricordando agli scettici e ai perplessi che egli stesso aveva ricoperto quell’incarico proprio a ventidue anni. “Ma erano altri tempi – replica Edoardo – e c’era un altro spirito, lo spirito di mio bisnonno, il fondatore della Fiat. Oggi invece una parte della mia famiglia si è fatta prendere da una logica barocca e decadente. Senza offesa per nessuno, siamo vicini al gesto di Caligola che nominò senatore il suo cavallo. La Fiat è un’azienda seria, non un club per ventenni. E poi quella designazione fa male al ragazzo. Se lei – chiede Edoardo - avesse un  figlio di vent’anni lo metterebbe in una situazione del genere? Un posto in consiglio di amministrazione deve essere il coronamento di una vita in azienda, non può essere dato così”.

Per saperne di più leggere Agnelli Segreti e I Lupi e gli Agnelli di Gigi Moncalvo, reperibili su www.gigimoncalvo.it o gigimoncalvo@gmail.com

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

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 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

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TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

LA DICEMBRE società semplice e' il timone di comando del gruppo Elkan.

Come scrive Moncalvo nel suo libro AGNELLI SEGRETI da pag.313 in poi, attraverso la Dicembre Grande Stevens controlla di fatto Jaky e la figlia di Grande Stevens Cristina ne prenderà il controllo quando Jaky morirà mentre ai suoi figli verrebbe liquidata solo la quota patrimoniale nominale.

La proposta di società ad Edoardo nel 1984-86 non si sa come sia cambiata statutariamente in quanto il documento del mio link

http://www.marcobava.it/DICEMBRE/DICEMBRE%201984.pdf

e' l' unico che sia stato dato ad Edoardo sino al 2000 quando fu ucciso proprio perche' non voleva ne' accettare l' esclusione dalla Dicembre ne' di condividerla con Grande Stevens padre e figlia , Gabetti, e Ferrero perché estranei, ne' di darne il controllo a Jaky perché inadatto , come aveva dichiarato al Manifesto con Griseri nel 1998.

Tutto ciò l' ho detto già anni fa alla giornalista Borromeo cognata di JAKY al fine che ne parlasse con la sorella, o non ha capito, o ha creduto alle bugie che le hanno detto per tranqullizzarla.

Io credo che sia nell 'interesse di tutti che vengano chiariti al più` presto sia il contenuto dello statuto della dicembre e le conseguenze che ne derivano.

 

 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

  1. Edoardo Agnelli , martire dell' Islam - p. 1 - YouTube

    www.youtube.com/watch?v=bs3bTPhHRUw
    21/feb/2010 - Caricato da IslamShiaItalia

    Video della televisione iraniana sulla tragica fine di Edoardo Agnelli - I° parte. http://www.islamshia.org ...

  1. Edoardo Agnelli: documentario sulla sua vita prodotto da I.R.I.B. ...

    www.youtube.com/watch?v=SE83XD2ykFo
    20/nov/2011 - Caricato da Maggini-Malenkov

    Iran/ Italia; si celebra l'anniversario del martirio di Edoardo Agnelli Teheran - Oggi 16 ... You need Adobe Flash Player to watch this video.

 

http://www.youtube.com/watch?v=aASbXZKsSzE

 

 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRI SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

Thanks again,

Jennifer

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

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TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

 

Gli Agnelli e quella società fantasma per la legge italiana

 

La 'Dicembre', fondata nel 1984, ha una visura falsa oppure vecchia di 30 anni. Dall'ostracismo a Edoardo al potere di John: quanti intrighi dietro la società.

 

di 

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17 Novembre 2016

 

Quando ha letto su Repubblicache la società 'Dicembre' della famiglia Agnelli era controllata da John, Lapo e Ginevra Elkann, Gigi Moncalvo, autore di tre libri sul patrimonio dei proprietari della Fiat ora Fca (Agnelli Segreti, I Lupi e gli Agnelli e I Caracciolo), ha fatto un salto sulla sedia: «Una balla colossale, un primo caso di piaggeria del quotidiano di Eugenio Scalfari nei confronti dei nuovi proprietari».
Del resto, la Dicembre, la prima scatola cinese e “controllante” dell'impero Agnelli, poi distribuito tra Giovanni Agnelli & co, Exor e Fca, è un rebus difficile da risolvere.
Anzi, è una vera e propria storia all'italiana di come una delle famiglie più importanti del Paese abbia potuto concludere affari nella totale omertà e compiacenza delle istituzioni per più di 30 anni.
DATI RISALENTI A 30 ANNI FA. Ora le società degli Agnelli stanno migrando in Olanda ma dal 1984, anno di fondazione della Dicembre, nessuno ha potuto mai sapere chi fossero i soci e le rispettive quote della cassaforte di famiglia.
Ancora adesso, se si fa una ricerca alla Camera di commercio, compare una visura con dati risalenti appunto a tre decenni fa.
E pensare che nel 2015 il presidente della Camera di commercio di Torino, Vincenzo Ilotte, ha premiato Gianluigi Gabetti, azionista della Dicembre, come Torinese dell'anno.
Moncalvo, che ha lavorato a lungo sulla vicenda, l'ha ricostruita passo dopo passo, incrociando inchieste della procura di Milano e disposizioni testamentarie dell'Avvocato.
ALLA NASCITA CAPITALE DI 100 MLN DI LIRE. L'atto costitutivo della società è del 15 dicembre 1984.
Risulta che il capitale sia poco inferiore ai 100 milioni di lire (99.980.000).
I soci sono Gianni Agnelli (99,96 milioni di lire), Marella Caracciolo (10 mila lire), Umberto Agnelli (1.000 lire), Gianluigi Gabetti (1.000 lire), Cesare Romiti (1.000 lire).
Il 13 giugno 1989, con un nuovo atto del notaio Ettore Morone, al culmine della guerra tra Umberto e Romiti, l'Avvocato farà uscire entrambi dalla Dicembre e le loro due azioni passeranno a Franzo Grande Stevens e a sua figlia Cristina (che ha solo 29 anni).
MONCALVO: «AZIONARIATO FALSO O VECCHIO». Da notare, spiega Moncalvo, che «Agnelli preferirà dare un'azione a Cristina e suo padre piuttosto che far entrare i suoi due figli, Edoardo e Margherita».
Questa uscita di Romiti dall'azionariato, «avvenuta nel 1989 e ciononostante ancora presente tutt’oggi nei documenti ufficiali, è una delle prove che nel 2016 nel registro delle imprese presso la Camera di commercio di Torino il dato sull'azionariato della Dicembre è falso o vecchio».
John, presidente di Fca, il principale azionista, non è nemmeno indicato in quel registro in cui ogni società, per legge, dovrebbe comunicare ogni variazione societaria, statutaria e azionaria..Un nuovo atto del 3 aprile 1996 registra l’ingresso tra i soci di John e sua madre Margherita, entrambi con azioni pari a 5 miliardi di lire.
La quota di Marella sale da 10 mila lire a 5 miliardi e 10 mila lire.
Ed entra un altro nuovo socio, Cesare Ferrero, con una azione.
IL 25% A GIANNI AGNELLI. Gianni Agnelli, oltre al suo 25%, mantiene per sè l'usufrutto delle tre quote di moglie, figlia e nipote.
«C'è da notare l'articolo 7 dello statuto», evidenzia Moncalvo, «sulla successione di un socio. È quello inserito per impedire che Edoardo, in caso di morte del padre, possa ereditare di diritto una quota della Dicembre ed entrare tra gli azionisti. È una norma contraria al diritto successorio italiano che prevede la legittima per gli eredi. Lo stesso Edoardo aveva detto che, in caso di morte del padre, avrebbe fatto valere i suoi diritti successori previsti dalla legge».
Tuttavia, non ci sarà bisogno dell'articolo 7, perché Edoardo morirà nel 2000, tre anni prima di Gianni.
LO STRAPOTERE DI JOHN ELKANN. Ma non è tutto. «Va evidenziato anche l'articolo 8, per le cessioni delle quote a terzi», prosegue Moncalvo. «Nel caso in cui John volesse lasciare quote a sua moglie e ai suoi figli, sarebbero necessari due voti dei soci principali, cioè il suo e quello di Marella, e due degli altri quattro. Ma Marella è molto anziana: se non fosse in condizioni buone di salute e per caso dovesse morire, dove troverebbe John il secondo voto che gli è necessario per far entrare nuovi soci?».
La storia non finisce qui. Grazie al raffronto dei modelli unici presentati all'Agenzia delle entrate dal 2002 al 2007 si riesce a capire come è cambiato l'azionariato in aeguito alla morte dell'Avvocato.
Dopo il 24 gennaio 2003, infatti, vengono modificati i patti sociali.
LA MODIFICA ALL'ARTICOLO 7. In questo documento c'è la nuova composizione azionaria (prima che Margherita venga liquidata) e la modifica importantissima dell'articolo 7.
«È importante», spiega Moncalvo, «perché prevede che solo i figli di John (ma non sua moglie) potranno subentrare nella quota societaria del padre, ma soltanto quando questi morirà. La moglie potrà avere denaro (e poco in relazione al valore effettivo della Dicembre) quando resterà vedova».
In deroga a ciò, Lavinia Elkann potrà entrare nella Dicembre purchè non si sia separata e «a condizione che vi acconsentano le maggioranze previste per le modifiche dei presenti patti sociali».
Con John in vita, invece, non può entrare nessun nuovo socio.  
41 MLN DI PLUSVALENZA, 6 EURO DI CAPITALE. Infine si arriva al 2008, cioè all'ultima dichiarazione dei redditi nota, allegata agli atti dell'inchiesta dei pm Eugenio Fusco e Gaetano Ruta, poi archiviata per mancanza di collaborazione delle autorità giudiziarie svizzere.
Da questo documento emerge che gli azionisti sono John (58,706%), Marella (41,294%), Ferrero, Gabetti e i due Franzo Grande Stevens (un'azione ciascuno).
Spiega Moncalvo: «Quello è il primo anno, dopo la morte di Agnelli, in cui la Dicembre dichiara al fisco una plusvalenza: ammonta a 41.442.655 euro, di cui imponibili per 25.245.883, per una tassazione di 3.155.735 euro. Nella visura della Camera di commercio questa società, che nel 2007 sul 2006 ha avuto una plusvalenza di 41 milioni, ha un capitale sociale di appena 6,20 euro, diviso tra Marella con 10 azioni e Gabetti e Romiti con una…». 

 

 

 

 

 

DINASTIA DELLE QUATTRORUOTE

A “Dicembre” i segreti degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo


Pubblicato Giovedì 11 Ottobre 2012, ore 7,50

È in cima alla catena di comando che controlla Fiat, ma per 17 anni è stata “fuorilegge”. E non è l’unica stranezza. Viaggio in tre puntate di Gigi Moncalvo nel sancta sanctorum della Famiglia

E pensare che parlano, ogni due per tre, di trasparenza, limpidezza, casa di vetro, etica, valori morali. In quale categoria può essere catalogato ciò che stiamo per raccontare, e che solo su queste pagine web potete leggere? E’ una storia che riguarda la “cassaforte di famiglia”, cioè la “Dicembre società semplice”, che detiene – tanto per fare un esempio - il 33%, dell’“Accomandita Giovanni Agnelli & C. Sapaz”, cioè controlla quella gallina dalle uova d’oro che quest’anno ha consentito agli “eredi” - senza distinzioni tra bravi e sfaccendati – di spartirsi 24,1 milioni di euro (rispetto ai 18 milioni del 2011) su un utile di 52,4. “Dicembre” di fatto è la scatola di controllo dell'impero di famiglia, ed è dunque – proprio attraverso l’Accomandita - l'azionista di riferimento di Exor, la superholding del gruppo Fiat-Chrysler.

 

Non ci crederete ma la “Dicembre”, nonostante questo pedigree, fino al luglio scorso non risultava nemmeno nel Registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino, nonostante la legge ne imponesse l’iscrizione. La “Dicembre” è una delle società più importanti del paese, dato che, controllando dall’alto la piramide dell’intero Gruppo Fiat, ha ricevuto dallo Stato centinaia di miliardi di euro di fondi pubblici. Ebbene per i registri ufficiali dell’ente presieduto da Alessandro Barberis, un uomo-Fiat, non... esisteva. Quindi lo Stato erogava miliardi a una società la cui “madre” non risultava nemmeno dai registri e che ha violato per anni la legge.

 

“Dicembre” è stata costituita il 15 dicembre 1984 con sede in via del Carmine 2 a Torino (presso la Fiduciaria FIDAM di Franzo Grande Stevens), un capitale di 99,9 milioni di lire e cinque soci: Giovanni Agnelli (col 99,9% di quote), sua moglie Marella Agnelli (10 azioni per un totale di 10 mila lire) e infine Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti e Cesare Romiti, con una azione ciascuno da mille lire. Come si vede fin dall’inizio Gianni Agnelli considerava la “Dicembre” appannaggio del proprio ramo famigliare. Poco più di quattro anni dopo, il 13 giugno 1989, c’è un primo colpo di scena: escono Umberto e Romiti e vengono sostituiti da Franzo Grande Stevens e da sua figlia Cristina. Gianni Agnelli “dimentica” di avere due figli, Edoardo e Margherita, e privilegia invece Stevens e la sua figliola, a scapito perfino di suo fratello Umberto Agnelli. Se si prova – come ho fatto io - a chiedere al notaio Ettore Morone notizie e copie di questo “strano” atto, risponde che “non li ha conservati e li ha consegnati al cliente”. Non vi fornisce nemmeno il numero di repertorio. Forse a rogare sarà stata sua sorella Giuseppina?

 

La “Dicembre” torna a lasciare tracce qualche anno più tardi, il 10 aprile 1996: c’è un aumento di capitale (da 99,9 milioni a 20 miliardi di lire), entrano tre nuovi soci (Margherita Agnelli, John Elkann, e il commercialista Cesare Ferrero), le quote azionarie maggiori risultano suddivise tra Gianni Agnelli, Marella, Margherita e John (di professione “studente” è scritto nell’atto) col 25% ciascuno, con l’Avvocato che ha l’usufrutto sulle azioni di moglie, figlia e nipote. Tutti gli altri restano con la loro singola azione che conferisce un potere enorme. Siamo nel 1996, come s’è visto, e nel frattempo è entrata in vigore una legge (il D.P.R. 581 del 1995) che impone l’iscrizione di tutte le società nel registro delle imprese. A Torino se ne fregano. Anche se la “Dicembre” ha un codice fiscale (96624490015) è come se non esistesse… Gabetti, Grande Stevens e Ferrero, così attenti alla legge e alle forme, dimenticano di compiere questo semplicissimo atto. Né si può pretendere che fossero l’Avvocato o sua moglie o sua figlia o il suo nipote ventenne, a occuparsi di simili incombenze.

 

La Camera di Commercio si “accorge” di questa illegalità solo quattordici anni dopo, il 23 novembre 2009. La Responsabile dell’Anagrafe delle Imprese, Maria Loreta Raso, allora scrive agli amministratori della “Dicembre” e li invita a mettersi in regola. Non ottiene nessun riscontro. Ma la signora, anziché rivolgersi al Tribunale e chiedere l’iscrizione d’ufficio, non fa nulla. Fino a che nei mesi scorsi un giornalista, cioè il sottoscritto, alle prese con una ricerca di dati per un suo imminente libro (Agnelli segreti, Vallecchi Editore) cerca di fare luce su questa misteriosa “Dicembre” e si accorge dell’irregolarità. Si rivolge alla Camera di Commercio, la dirigente in questione fa finta di non sapere ciò che sa dal 2009 e comincia a chiedere documenti e dati che già ben conosce. Il giornalista fornisce copia dell’atto di aumento di capitale del 1996 e indica il numero di codice fiscale, ma la Camera di Commercio pone ostacoli a ripetizione: vogliono l’atto costitutivo, quello inviato è una fotocopia, ci vuole quello autenticato dal notaio Morone. Passano i mesi, vengono fornite tutte le informazioni, il giornalista comincia a diventare fastidioso. La signora Raso non può più fare a meno di rivolgersi, con tre anni di ritardo, al Tribunale. Il giornalista va, fa protocollare le domande, sollecita e scrive. E finalmente il 25 giugno di quest’anno la dottoressa Anna Castellino, giudice delle Imprese del Tribunale di Torino, ordina l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre”, in quanto socia della “Giovanni Agnelli & C. Sapaz”. L’ordinanza del giudice viene depositata due giorni dopo. La Camera di Commercio ottemperato all’ordinanza del Giudice in data 19 luglio 2012. Possibile che ci voglia un giornalista per far mettere in regola la più importante società italiana “fuorilegge” da ben 17 anni e che oggi ha come soci di maggioranza John Elkann e  sua nonna Marella, con il solito quartetto Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia? Ma perché tanta segretezza su questa società-cassaforte? E’ il tema della nostra prossima puntata.    

 

 

RETROSCENA DI CASA REALE

Quei lupi a guardia degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Venerdì 12 Ottobre 2012, ore 8,32

Chi ha in mano le chiavi della cassaforte di “Dicembre”, società semplice con la quale si comanda la Fiat-Chrysler? Nell’ombra si stagliano le figure di Gabetti e Grande Stevens. Seconda puntata

GRANDI VECCHI Grande Stevens e Gabetti

Dunque, la “Dicembre” dal 19 luglio è finalmente iscritta al registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino – dopo che in via Carlo Alberto hanno dormito per 14-16 anni. Ma una domanda è d’obbligo: perché tanta segretezza? Chi sono coloro che vogliono restare nell’ombra al punto che nel novembre 2009 non avevano nemmeno risposto a una richiesta di regolarizzazione., ai sensi di legge, se n’erano sonoramente “sbattuti” ed erano talmente sicuri di sé e potenti al punto che la Camera di Commercio, al cui vertice siede un loro uomo, non fece nulla dopo che la propria richiesta era stata snobbata e ignorata? Prima di arrivarci, precisiamo che la sanzione che poteva essere loro comminata per l’irregolarità, era del tutto simbolica e irrisoria: appena 516 euro.

La domanda diventa dunque questa: che cosa c’era e c’è di così segreto da nascondere – è l’unica spiegazione possibile – al punto da indurre i soci della “Dicembre”, che riteniamo essere sicuramente in possesso di 516 euro per pagare la sanzione, a evitare di rendere pubblici gli atti della società, come prescrive la legge?

 

Qui viene il bello. Questi signori, infatti, così come se ne sono “sbattuti” allora, ugualmente se ne “sbattono” oggi. E, fino ad ora, stanno godendo - ma speriamo di sbagliarci - ancora una volta della tacita “complicità” della Camera di Commercio. Infatti, l’iscrizione che noi siamo riusciti ad ottenere si basa solo su un documento: l’atto costitutivo del 15 dicembre 1984. Da esso risultano cinque soci: Giovanni Agnelli (che nell’atto viene definito “industriale”), sua moglie Marella Caracciolo (professione indicata: “designer”), Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti, Cesare Romiti. La società in quel 1984 aveva sede a Torino in via del Carmine 2, presso la FIDAM, una fiduciaria che fa capo all’avv. Franzo Grande Stevens, il cui studio ha lo stesso indirizzo. Il capitale sociale ammontava a 99 milioni e 980 mila lire ed era così suddiviso: Giovanni Agnelli aveva la maggioranza assoluta con un pacco di azioni pari a 99,967 milioni di lire, la consorte possedeva 10 azioni per un totale di diecimila lire, gli altri tre soci avevano una sola azione da mille lire ciascuna. Una curiosità: donna Marella a proposito di quella misera somma di diecimila lire dichiarò in quell’atto che “è di provenienza estera ed è pervenuta nel rispetto delle norme valutarie” arrivando in Italia il giorno prima tramite Banca Commerciale Italiana.

 

 

Questo, dunque, è l’unico documento che al momento da pochi mesi compare nel Registro delle Imprese. Possibile che la Camera di Commercio – presieduta dall’ex dirigente Fiat, Alessandro Barberis - non si sia ancora accorta che quell’atto, essendo vecchio di ben ventotto anni, è stato superato da alcuni eventi non secondari e che lo rendono, così come l’iscrizione, inattuale e anacronistico? Ad esempio, nel frattempo c’è stata l’introduzione dell’euro e la morte di due dei cinque soci (Gianni e Umberto Agnelli, deceduti rispettivamente nel gennaio 2003 e nel maggio 2004)? Possibile che Barberis e i suoi funzionari non si siano accorti di questo, così come del fatto che Romiti ha lasciato il Gruppo da quasi vent’anni, e non chiedano agli amministratori della “Dicembre” un aggiornamento, ordinando l’invio dei relativi atti? Tanto più - e qui vogliamo dare un aiuto disinteressato alla ricerca della verità onde evitare inutili fatiche altrui - che qualche “mutamento”, e non di poco conto, in questi anni è avvenuto nella “Dicembre” e l’ha trasformata da cassaforte del ramo-Gianni Agnelli a qualcosa di ben diverso e non più controllabile dalla Famiglia “vera” dell’Avvocato. Vediamo alcuni passaggi, dato che ciò aiuterà a capire quali sono, forse, i motivi all’origine di tanta ancor oggi inspiegabile segretezza.

 

Appena quattro anni dopo la costituzione, e cioè il 13 giugno 1989 (repertorio notaio Morone n. 53820), escono dalla società due grossi calibri come Umberto Agnelli e Cesare Romiti. Al loro posto entrano l’avv. Grande Stevens e, colpo di scena, sua figlia Cristina, 29 anni. Non è un po’ strano che vengano “fatti fuori” nientemeno che Romiti, che in quel periodo contava parecchio, e nientemeno che il fratello dell’Avvocato, e vengano sostituiti non tanto da un nome “di peso” come quello di Grande Stevens, ma addirittura anche dalla giovane rampolla di quest’ultimo, addirittura a scapito dei due figli di Gianni, e cioè Edoardo e Margherita?

Alla luce anche di questo, non ritiene la Camera di Commercio che sia bene cominciare a farsi consegnare dalla società da pochi mesi registrata d’imperio da un giudice, anche tutti gli atti relativi al periodo tra il 1984 e il 1989 che portarono a quel misterioso “tourbillon” che vede Gianni togliere di mezzo il fratello e il potente amministratore delegato Fiat, e tagliar fuori anche i propri figli per far entrare invece un avvocato e sua figlia, mettendoli a fianco del già sempiterno Gabetti?

 

 

Andiamo avanti. Della “Dicembre” non ci sono tracce - a parte un misterioso episodio avvenuto tra la Svizzera e il Liechtenstein -, fino al 10 aprile 1996. Quel giorno, sempre nello studio notarile Morone, avvengono quattro fatti importantissimi: l’ingresso di tre nuovi soci, l’aumento di capitale, il trasferimento della sede (dal numero 2 al numero 10 sempre di via del Carmine, questa volta presso “Simon Fiduciaria”, sempre di Grande Stevens), ma soprattutto la modifica dei patti sociali. Accanto a Gianni Agnelli e a sua moglie, a Gabetti, a Grande Stevens e figlia, entrano nella “Dicembre”: Margherita Agnelli (figlia di Gianni), John Philip Elkann (nipote di Gianni e figlio di Margherita, professione indicata: “studente”), e il commercialista torinese Cesare Ferrero. Il capitale viene aumentato di venti miliardi di lire, che vanno ad aggiungersi a quegli iniziali 99,980 milioni di lire. Gianni Agnelli mantiene il controllo col 25% di azioni proprie, e con l’usufrutto a vita di un altro 74,96% riguardante le azioni intestate a moglie, figlia e nipote. Ancora una volta è platealmente escluso Edoardo, il figlio di Gianni. Gli viene preferito il cuginetto che ha da poco compiuto vent’anni. Gli altri quattro azionisti hanno un’azione da mille lire ciascuno. Ma assumono (e si auto-assegnano col misterioso e autolesionistico assenso dell’Avvocato) una serie di poteri enormi, sia a loro favore sia contro i soci-famigliari di Gianni.

 

 

Prima di tutto viene previsto che se un socio dovesse morire (l’Avvocato allora aveva 75 anni ed era da tempo molto malato), la sua quota non passa agli eredi ma viene consolidata automaticamente in capo alla società con conseguente riduzione del capitale. Agli eredi del defunto spetterà solo una somma di denaro pari al capitale conferito. Vale a dire: appena 5 miliardi di lire per il 25% di quota dell’Avvocato, una somma spropositatamente inferiore al valore reale. Senza pensare alla violazione del diritto successorio italiano. L’altra clausola “folle” sottoscritta dall’Avvocato riguarda il trasferimento di quote a terzi. Infatti, se uno degli azionisti principali, alla sua morte o prima, dovesse decidere di cedere la propria quota, o una parte di essa, a terzi esterni alla “Dicembre”, ci sono due sbarramenti. E’ necessario il consenso della maggioranza del capitale. E, oltre a questo, deve esserci il voto a favore di quattro amministratori: due dei quali fra Marella, Margherita e John, e due fra il “quartetto” Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia. Insomma Gianni Agnelli ha consegnato ai quattro il controllo assoluto della situazione a scapito di se stesso e dei propri famigliari. Il quartetto degli “estranei” (Margherita li chiama “usurpatori”) ha aperto la strada, oltreché alla loro presa di potere, a scenari di vario tipo. Primo. Se l’Avvocato muore, suo figlio Edoardo non eredita quote della “Dicembre” ma viene tacitato con pochi miliardi. Dovrebbe fare un’azione legale contro la violazione della legge successoria italiana e rivendicare la legittima, anche per la quota di sua spettanza della “Dicembre”.

 

Secondo scenario. Se Edoardo morisse prima di suo padre - come poi avverrà, facendo pensare ad autentiche “capacità divinatorie” da parte di qualcuno -, il problema non si verrebbe a porre. E se invece – terzo scenario -, come poi è avvenuto (prova evidente che nella “Dicembre” c’è qualche chiaroveggente in grado di prevedere o condizionare il futuro), l’Avvocato morisse e il suo 25% passasse a moglie e figlia, basterà impedire un’alleanza tra le due, farle litigare, dividerle, oppure convincere la “vecchia” ad allearsi col giovane nipotino, ed ecco che figlia e vedova dell’Avvocato perderanno il controllo della “Dicembre”.

 

Chi sono i vincitori? Chi ha scelto il giovane rampollo, che deve tutto a due tragedie famigliari (la morte del cugino Giovannino per tumore e la strana morte dello zio Edoardo trovato cadavere sotto un cavalcavia) per poterlo meglio “burattinare” e comandare? Chi ha impedito in tal modo che Marella, Margherita e John invece si potessero alleare per comandare insieme o scegliere qualcuno della famiglia, o non qualche estraneo, per la sala di comando? Chi ha scelto di “lavorarsi” John e Marella, certo più malleabili e meno determinati di Margherita?

 

Un mese dopo la morte dell’Avvocato viene approvato un atto (24 febbraio 2003) che sancisce il nuovo assetto azionario della “Dicembre”. Al capitale di 10.380.778 euro, per effetto della clausola di consolidamento viene sottratta la quota corrispondente alle azioni di Gianni (cioè 2.633.914 euro). In tal modo il capitale diventa di 7.746.868 euro e risulta suddiviso in tre quote uguali per Marella, Margherita e John, pari a 2,582 milioni di euro ciascuno (quattro azioni da un euro continuano a restare nelle salde mani del “Quartetto di Torino”). Il “golpe” viene completato lo stesso giorno con la sorprendente donazione fatta dalla nonna al nipote del pacco di azioni che gli permettono al giovanotto di avere la maggioranza assoluta, una donazione fatta da Marella in sfregio ai diritti (attuali ed ereditari) della figlia e degli altri sette nipoti: John arriva in tal modo a controllare una quota della “Dicembre” pari a 4.547.896 euro, sua nonna mantiene una quota pari a 2.582.285 euro, la “ribelle” Margherita - l’unica che aveva osato muovere rilievi e chiedere chiarezza e trasparenza - viene messa nell’angolo con una quota pari a 616.679 euro. Tutto questo fino al 2003. Poi, con l’accordo di Ginevra del febbraio 2004 tra madre e figlia, Margherita uscirà definitivamente dalla “Dicembre”, quasi un anno dopo aver partecipato a un gravoso aumento di capitale.

 

Ma oggi la situazione, specie per quanto riguarda i patti sociali, qual è? John comanda davvero o no? Nel caso in cui, lo ripetiamo come nel precedente articolo, dovesse decidere di ritirarsi in un monastero o gli dovesse accadere qualcosa (come allo zio Edoardo?) chi potrebbe diventare il padrone della cassaforte al vertice dell’Impero Fiat? I bookmakers danno favorito Gabetti, ma non fanno i conti con Grande Stevens, il vero azionista “di maggioranza”, anche se con due sole azioni, grazie proprio a quella mossa del 1989 con cui fece entrare anche sua figlia….

 

Qualcuno potrebbe obiettare che oggi tra i soci della “Dicembre” ce ne potrebbero essere alcuni  nuovi, potrebbero essere i fratelli di John, cioè Lapo o Ginevra. Ma, grazie alla clausola di sbarramento approvata nel 1996, il “Quartetto” ha votato a favore dell’ingresso (eventuale) di uno o due nuovi soci o li ha bocciati? Ecco perché forse esiste tanta segretezza. Non sarebbe bene che dai registri della Camera di Commercio risultasse qualcosa di attuale e di aggiornato? Che cosa aspetta la Camera di Commercio a chiedere e pretendere ai sensi di legge che gli amministratori, così limpidi e trasparenti, della “Dicembre”, forniscano al più presto tutti i documenti? Dobbiamo di nuovo attivare le nostre misere forze e chiedere l’intervento del Tribunale di Torino e confidare nell’intervento della dottoressa Anna Castellino o di qualche suo collega? Oppure bisogna aspettare altri 15 anni?

 GLI AGNELLI SEGRETI

Dicembre dei “morti viventi”

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 13 Ottobre 2012, ore 8,21

Agli atti la società-cassaforte della famiglia, grazie alla quale controllano la Fiat-Chrysler, risulta ancora composta da Gianni e Umberto Agnelli. Compare persino Romiti. E tutti tacciono

La Stampa no, o almeno, non ancora. Invece anche (o perfino?) il Corriere della Sera si è accorto della “stranezza” - diciamo così – riguardante il fatto che la Dicembre, la società-cassaforte che un tempo era della famigliaAgnelli, anzi più esattamente del ramo del solo Gianni, e che si trova alla sommità dell’ImperoFiat (ora Exor), ha impiegato ben diciassette anni, dal 1995, per mettersi in regola con la legge in vigore da allora. La Dicembre - la cui data di nascita risale al 1984 -, finalmente è “entrata nella legalità”, e – come prevede una legge del 1995 – finalmente risulta iscritta nel Registro delle Imprese. Pur trattandosi di una società non da poco, dato che la si può considerare la più importante, finanziariamente e industrialmente del nostro Paese, la Camera di Commercio di Torino ha impiegato parecchi anni prima di accorgersi dell’anomalia, di quel vuoto che figurava nei propri registri (nonostante quella società avesse il proprio codice fiscale). Possibile che il presidente della CCIAA Alessandro Barberis, che ha sempre lavorato in Fiat, ignorasse l’esistenza della “Dicembre”? Come mai l’arzillo settantacinquenne entrato in azienda a 27 anni, rimasto in corso Marconi per trentadue anni, e poi diventato per un breve periodo, che non passerà certo alla storia, direttore generale di Fiat Holding nel 2002, e infine amministratore delegato e vicepresidente nel 2003, non ha mai fatto nulla per sanare questa irregolarità? Possibile che ci sia voluto un giornalista rompiscatole e che fa il proprio dovere, per convincere, con un bel pacchetto di corrispondenza, l’austero organismo camerale sabaudo a rivolgersi al Tribunale affinché ordinasse l’iscrizione d’ufficio. Finalmente, il 19 luglio scorso, ciò è avvenuto e l’ordine del Giudice Anna Castellino (che porta la data del 25 giugno) è stato eseguito.

 

Grandi applausi si sono levati dalle colonne del Corriere ad opera di Mario Gerevini che, in un articolo del 23 agosto, non ha avuto parole di sdegno per gli autori di questa illegalità ma ha parlato, generosamente e con immane senso di comprensione, di una semplice e banale “inerzia dettata dalla riservatezza”. Poi ha ricostruito tutta la vicenda, a modo suo e con parecchie omissioni importanti, e ha avuto di nuovo tanta comprensione, anche per la Camera di Commercio: si era accorta dell’anomalia, anzi del comportamento fuorilegge, fin dal 23 novembre 2009, aveva “già inviato una raccomandata alla Dicembre invitandola a iscriversi al registro imprese, come prevede la legge. Senza risultato. Da lì è partita la segnalazione al giudice”. Il che dimostra come in due righe si possano infilare parecchie menzogne e non si accendano legittimi interrogativi. Dunque, quella raccomandata di tre anni fa non sortì alcuna risposta. E la Camera di Commercio di fronte a questo offensivo silenzio, anziché rivolgersi subito al Tribunale, non ha fatto nulla, se non una grave omissione di atti d’ufficio. Non è dunque vero che “da lì è partita la segnalazione al giudice” dato che al Tribunale di Torino non impiegano ben tre anni per emettere un’ordinanza in un campo del genere. E’ stato invece necessaria, questa la verità, una ennesima raccomandata di un giornalista che intimava ai sensi di legge alla signora Maria Loreta Raso, responsabile dell’Area Anagrafe Economica, di segnalare tutto quanto al giudice. Visto che non lo aveva fatto a suo tempo come imponeva il suo dovere d’ufficio e, soprattutto, la legge.

 

Gerevini aggiunge che “fino a qualche tempo fa chi chiedeva il fascicolo della Dicembre allo sportello della Camera di commercio si sentiva rispondere: «Non esiste». All'obiezione che è il più importante socio dell'accomandita Agnelli, che è stata la cassaforte dell'Avvocato (ora del nipote), che è più volte citata sulla stampa italiana e internazionale, la risposta non cambiava. Tant'è che dal 1996 a oggi non risulta sia mai stata comminata alcuna ammenda per la mancata iscrizione”. Giusto, è proprio così. Ma Gerevini, rispetto al sottoscritto, per quale ragione non ha mai pubblicato un rigo su questa scandalosa vicenda, non ha informato i lettori, non ha denunciato pubblicamente questa anomalia e illegalità che ammette di aver toccato con mano? Non pensa, il Gerevini, che sarebbe bastato un piccolo articolo sul suo autorevole giornale per smuovere le acque? No, ha continuato a tacere, e a sentirsi ripetere “non esiste” ogni volta in cui bussava allo sportello della Camera di Commercio chiedendo il fascicolo della “Dicembre”. Come mai certi giornalisti delle pagine economiche, e non solo, spesso – come dicono i colleghi americani - “scrivono quello che non sanno e non scrivono quello che sanno? Forse ha ragione Dagospia che, riprendendo la notizia, la definisce “grave atto di insubordinazione e vilipendio del Corriere al suo azionista Kaky Elkann (così impara a smaniare con Nagel di far fuori De Bortoli)”? Questo retroscena conferma che il direttore del Corriere, per ora, non ha osato andare oltre tenendo in serbo qualche cartuccia, in caso di bisogno?

 

Gerevini dice che “la latitanza” della Dicembre ora è finita. Non è vero. La Camera di Commercio, infatti, nonostante sapesse tutto fin dal 2009, ha “preteso” che il giornalista che rompeva le scatole con le sue raccomandate inviasse ai loro uffici l’atto costitutivo della “Dicembre”. Fatto. Ma, a questo punto, non si è accontentata del primo esaustivo documento inviato sollecitamente, bensì ha preteso, forse per guadagnare qualche mese e nella speranza che il notaio Ettore Morone non la rilasciasse, una copia autenticata. Si è mai vista una Camera di Commercio, che nel 2009 ha già fatto – immaginiamo – un’istruttoria su una società non in regola, ed è rimasta immobile dopo che si sono fatti beffe della sua richiesta di regolarizzare la società, chiedere a un giornalista, e non agli amministratori di quella società, i documenti necessari, visto che i diretti interessati non si sono nemmeno curati a suo tempo di rispondere? Invece è andata proprio così.

 

A Torino tutto è possibile. Anche che la “Dicembre” figuri (finalmente) nel Registro delle Imprese ma solo sulla base dei dati contenuti nell’atto costitutivo del 1984 e cioè con due morti come soci, Giovanni e UmbertoAgnelli, e con un terzo socio, Cesare Romiti, che da anni ha lasciato la Fiat e che venne fatto fuori dalla “Dicembre” nel 1989, cioè ventitré anni fa. Non solo ma il capitale della società risulta ancora di 99 milioni e 980 mila lire, allineando come azionisti Giovanni Agnelli (99 milioni e 967 mila lire), Marella Caracciolo (10.000 lire, e dieci azioni), e infine Umberto Agnelli, Cesare Romiti e Gianluigi Gabetti (ciascuno con una azione da mille lire). Non pensano alla Camera di Commercio che sia opportuno, adesso che l’iscrizione è avvenuta, aggiornare questi dati fermi al 15 dicembre 1984, scrivendo alla “Dicembre” e intimandole di consegnare tutti i documenti e gli atti che la riguardano dal 1984 a oggi? Che cosa aspettano a richiederli? Forse temono che il loro sollecito rimanga di nuovo senza riscontro? Dall’altra parte, che cosa aspettano quei Gran Signori di Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, che danno lezioni di etica e moralità ogni cinque minuti, a mettersi in regola? E il grande commercialista torinese Cesare Ferrero, anch’egli socio della “Dicembre”, non sente il dovere professionale di sanare questa anomalia, anche se i suoi “superiori” magari non sono del tutto d’accordo? Ora nessuno di loro può continuare a nascondersi. E quindi diventa molto facile dire: ora che vi hanno scovato, ora che sta venendo a galla la verità, non vi pare corretto e opportuno mettervi pienamente in regola? Ora che perfino il vostro giornale ad agosto vi ha mandato questo “messaggio cifrato” non ritenete di fare le cose, una volta tanto, in modo trasparente, chiaro, limpido, evitando la consueta “segretezza” che voi amate chiamare riserbo, anche se la legge in casi come questi non lo prevede? Oppure volete che sia di nuovo un giudice a ordinarvi di farlo? E Jaky Elkann non ha capito quanto sia importante, per sé e per il proprio personale presente e futuro, che le cose siano chiare e trasparenti, nel suo stesso interesse? 

 

Il Corriere non va diretto al bersaglio come noi e non fa i nomi e cognomi: inarcando il sopracciglio, forse per mettere in luce l’indignazione del suo direttore Ferruccio De Bortoli, l’articolo di Gerevini fa capire che è ora di correre ai ripari: “L'interesse pubblico di conoscere gli atti di una società semplice che ha sotto un grande gruppo industriale è decisamente superiore rispetto a una società semplice di coltivatori diretti (la forma giuridica più diffusa) che sotto ha un campo di granoturco”. Dopo di che, trattandosi del primo giornale italiano, ci si sarebbe aspettati qualche intervento di uno dei coraggiosi trecento e passa collaboratori “grandi firme”, qualche indignata sollecitazione tramite lettera aperta al proprio consigliere di amministrazione Jaky Elkann (lo stesso che oggi controlla la Dicembre), un editoriale o anche un piccolo corsivo nelle pagine economiche o nell’inserto del lunedì, dando vita a un nutrito dibattito seguito dalle cronache sull’evolversi, o meno, della situazione e da una sorta di implacabile countdown per vedere quanto avrebbe impiegato la società a mettersi completamente in regola, con i dati aggiornati, e la Camera di Commercio a fare finalmente il suo mestiere.

 

Niente di tutto questo. E adesso? Non solo noi nutriamo qualche dubbio sul fatto che la società si metta al passo con i documenti. E, qualcuno ben più esperto di noi e che lavora al Corriere,  dubita perfino che la “Dicembre” accetti supinamente un’altra ordinanza del giudice. Ma a questo punto, svelati i giochi, la partita è iniziata e se la società di Jaky Elkann si rifiuta di adempiere alle regole di trasparenza è di per sé una notizia. Che però dubitiamo il Corriereavrà il coraggio di dare. Anche perché la posta in palio è altissima: che cosa potrebbe succedere se, ad esempio, Jaki – che è il primo azionista con quasi l’80%, mentre sua nonna Marella (85 anni) detiene il 20% - decidesse di farsi monaco o gli dovesse malauguratamente accadere qualcosa? Chi diventerebbe il primo azionista del gruppo? Non certo una anziana signora, con problemi di salute, che vive tra Marrakech e Sankt Moritz? A quel punto, ad avere – come già di fatto hanno – prima di tutti la realegovernance attuale della cassaforte sarebbero Gabetti e Grande Stevens, con Cristina, la figlia di quest’ultimo, e Cesare Ferrero a votare insieme a loro per raggiungere i quattro voti necessari come da statuto (anche se rappresentano solo 4 azioni da un euro ciascuna) per sancire il passaggio delle altre quote e la presa ufficiale del potere. Ecco, al di là di quella che sembra un’inezia – l’iscrizione al registro delle imprese e l’aggiornamento degli atti della società – che cosa significa tutta questa storia. Ci permettiamo di chiedere: ingegner John Elkann, a queste cose lei ha mai pensato? E perché le tollera?

ALMENO SUA COGNATA BEATRICE BORROMEO GIORNALISTA DEL FATTO NON L’HA MAI INFORMATA DI UNA MIA TELEFONATA DI BEN 2 ANNI FA ? Mb

 

 

Agnelli segreti
Ju29ro.com
Con Vallecchi ha pubblicato nel 2009 “I lupi & gli Agnelli”. Il 24 gennaio del 2003, a 82 anni di età, moriva
Gianni Agnelli. Nei prossimi mesi, c'è da ...

 

 

Agnelli: «Bisogna cambiare il calcio italiano»

Al Centro Congressi del Lingotto partita l'assemblea dei soci della Juve seguila con noi. Il presidente bianconero: «Bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno»

·                            Agnelli sul calcio italiano

·                            VIDEO «Nasce il polo Juve»

·                            VIDEO «Dobbiamo dare il meglio»

·                            VIDEO «350 mln per la Continassa»

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VIDEO Agnelli: Sogno Champions

 

 

TORINO - Stanno via via arrivando i piccoli azionisti della Juventus al Centro Congressi del Lingotto dove, alle 10.30, avrà inizio l'assemblea dei soci del club bianconero. In attesa che Andrea Agnelli apra i lavori con la sua lettera agli azionisti, la relazione finanziaria annuale unisce ai numeri la passione. Nelle pagine iniziali sono contenute le immagini salienti dell'ultimo anno, iniziato con il ritiro di Bardonecchia, proseguito con l'inaugurazione dello Juventus Stadium, la conquista del titolo di campione d'inverno e del Viareggio da parte della Primavera, e culminato con la vittoria dello scudetto e della Supercoppa. Due dei cinque nuovi volti del Consiglio di Amministrazione della Juventus non sono presenti nella sala 500 del Lingotto. L'avvocato Giulia Bongiorno è impegnata in una causa mentre il presidente del J Musuem, Paolo Garimberti, è fuori Italia per il Cda di EuroNews, ma comunque in collegamento in videoconferenza. Maurizio Arrivabene, Assia Grazioli-Venier ed Enrico Vellano sono invece in platea, come gli ad Beppe Marotta e Aldo Mazzia e il consigliere Pavel Nedved.«Da troppi anni aspettavamo una vittoria sul campo - scrive Agnelli - ma il 30° scudetto e la Supercoppa sono ormai alle nostre spalle ed è più opportuno guardare al futuro, con la consapevolezza di aver intrapreso la strada giusta per la nostra società». La sfida all'Europa è lanciata.

AGNELLI SU CONTE -  «Conte? Noi siamo felici di Conte perché è il miglior tecnico che ci sia in circolazione e ce lo teniamo stretto». 

AGNELLI SU DEL PIERO -  "Alessandro Del Piero è nel mio cuore, nei nostri cuori come uno dei più grandi giocatori di sempre della Juve": lo ha detto Andrea Agnelli rispondendo a una domanda sull'ex capitano bianconero. "L'anno scorso - ha aggiunto Agnelli - ciò che è successo qui in assemblea è stato un tributo, perché avevamo firmato l'ultimo contratto ed era stato lui stesso a dire che sarebbe stato l'ultimo. Ora lui ha scelto una nuova esperienza, ricca di fascino: porterà sempre con sè la Juventus"."Per il futuro - ha detto Agnelli su un eventuale impiego di Del Piero nella società bianconera - non chiudo le porte a nessuno. Oggi la squadra è completa, lavora quotidianamente per ottenere gli obiettivi di vincere sul campo e di ottenere un equilibrio economico finanziario. Sono soddisfatto di tutte le persone, quindi - ha concluso - come si dice, squadra che vince non si cambia". 

«BISOGNA CAMBIARE, E SUBITO, IL CALCIO ITALIANO» - Ecco il discorso con cui Andrea Agnelli ha aperto i lavori dell'assemblea degli azionisti: «Signori azionisti, la Juventus è campione d’Italia, per troppo tempo i presidenti hanno dovuto affrontare questa assemblea senza avere nel cuore il calore che una vittoria porta con sé. Nella stagione che ci porterà a celebrare il 90° anno del coinvolgimento della mia famiglia nella Juventus,credo sia opportuno riflettere insieme sul fatto che la Juventus ha sempre promosso i cambiamenti. E' una missione alla quale questa gestione non intende sottrarsi. Quando ho ricevuto l'incarico di presidente avevo in testa chiarissimi alcuni passaggi. Il primo è cambiare la società e la squadra, un percorso in continua evoluzione, ma in 30 mesi abbiamo bruciato le tappe. Churchill diceva: i problemi della vittoria sono più piacevoli della sconfitta ma non meno ardui, lo scudetto non ci deve far dimenticare il nostro mandato, vincere mantenendo l'equilibrio finanziario. Il bilancio presenta numeri su cui riflettere, la perdita è dimezzata, e contiamo di proseguire nel percorso di risanamento».Poi il finale, con il presidente bianconero ad affrontare un tema assai caro come quello delle riforme.«Dopo 17 anni di attesa lo Juventus stadium è una realtà davanti agli occhi di tutti e sta dando i suoi frutti sia nei risultati sportivi sia in quelli economici. Dal Museum al College, sono tanti i fronti di attività come la riqualificazione dell’area della Continassa che ospiterà sede e centro di allenamento. Il cammino procede nella giusta direzione, 'la vita è come andare in bicicletta, occorre stare in equilibrio', diceva Einstein. E qui arriviamo al secondo punto: bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno. Riforma dei campionati, riforma Legge Melandri, riforma del numero di squadre professionistiche e del settore giovanile. Riforma dello status del professionista sportivo, tutela dei marchi, legge sugli impianti sportivi, riforma complessiva della giustizia sportiva, queste le tematiche su cui vorremmo confrontarci. Bob Dylan diceva: 'I tempi stanno cambiando' e non hanno smesso, la Juventus non intende affossare come una pietra». 

PAROLA AGLI AZIONISTI - Prima di passare al voto di approvazione del bilancio 2011-12, la parola è passata agli azionisti. Molti gli interventi: alcuni si sono complimentati con il presidente e i dirigenti per le vittorie, ma in tanti hanno sollevato dubbi sulla campagna acquisti. In particolare sono state fatte domande sul caso Berbatov, su Iaquinta e Giovinco. «Speriamo che immobile non faccia la fine di Giovinco, ceduto a 6 e pagato 11 milioni, spero che si compri Llorente» ha detto l'azionista Stancapiano. Gli ha fatto eco un altro socio bianconero: «Abbiamo comprato due punte spendendo parecchi milioni: Bendtner non l’abbiamo ancora visto, Giovinco ce l’avevamo in casa. Anziché prendere Giovinco, potevamno tenerci Boakye o Gabbiadini, che sono per metà nostri, almeno fino a gennaio per capire se sono da Juve». E c'è chi ha ricordato anche Alessandro Del Piero: «Auguri di buon lavoro al bravo e simpatico Del Piero che per tanti anni ha onorato la nostra squadra: Alex fatti onore anche in Australia». 

L'AZIONISTA BAVA - Dirompente l'intervento dell'azionista Bava che ha chiesto di conoscere gli stipendi netti dei giocatori, l'andamento dell'inchiesta sulla stabilità dello stadio, se ci sono giocatori coinvolti nel calcioscommesse, se la società ha prestato soldi ai giocatori, e in particolare a Buffon, per pagare debiti di gioco. Infine si è dichiarato contrario allo stipendio di 200 mila euro che la società elargisce a Pavel Nedved. Dopo che gli è stata tolta la parola perché ha sforato i minuti a disposizone, Marco Bava ha movimentato l'assemblea urlando e fermando i lavori. Nel suo discorso di apertura, Andrea Agnelli non ha parlato di Alessandro Del Piero. Ma nel libro che presenta il rendiconto di gestione, la Juventus ha dedicato una doppia pagina all'ex capitano bianconero, nella quale si ricordano tutti i suoi successi. Alla fine campeggia anche un "Grazie Alex" a caratteri cubitali. E alcuni azionisti si soffermati su Alex chiedendo perché non gli è stato trovato un posto in società.

APPROVA IL BILANCIO E LA BATTUTA DI AGNELLI - È stato approvato il Bilancio dell'esercizio 2011/12. Agnelli prende la parola alla fine della discussione del primo punto all'ordine del giorno: "In Italia, noi juventini siamo la maggioranza, ma ci sono anche tanti, tantissimi anti-juventini, perché la Juventus è tanto amata, ma anche tanto odiata. E' c'è molto odio nei nostri confronti ultimamente". Applausi dell'assemblea. 

LE RISPOSTE DI MAZZIA - L'ad della Juventus Aldo Mazzia ha risposto alle domande di carattere economico rivolte dagli azionisti bianconeri. In particolare, ha spiegato l'operazione Continassa.«Abbiamo acquisito il diritto di superficie per 99 anni, rinnovabile, su un'area di 180 mila metri adiacente allo Juventus Stadiun, per il costo di 10 milioni e mezzo. Questa cifra comprende anche il diritto di costruire lottizzando l’area a nostra disposizione. L'investimento complessivo ammonterà a 35-40 milioni: oltre ai 10,5 e a un milione per le opere di urbanizzazione, il residuo servirà per costruire la sede e il centro sportivo. La copertura finanziaria sarà in parte coperta dal Credito Sportivo che, il giorno dopo la presentazione del progetto, ci ha contattato manifestando interesse a finanziare l'opera. L'obiettivo è quello di arrivare al minimo esborso possibile, dotando il club di due asst importanti». Per quanto riguarda il titolo in Borsa, Mazzia ha sottolineato che «il prezzo lo fa il mercato: rispetto al valore di 0,14 euro al momento dell'aumento del capitale, oggi vale circa il 43% in più. Questo apprezzamento deriva dai miglioramenti sportivi ma soprattutto economici».

PAROLA A COZZOLINO - Azionista Cozzolino: "I consiglieri per me devono essere tutti di provata fede juventina. La Juventus è una trincea mediatica. E il Cda della Juve è più visibile di quello di Fiat. Mi rivolgo a Bongiorno, non sarà più l'avvocato che ha difeso Andreotti, ma quella che siede nel Cda juventino. Non mi convince la sua vicinanza a quegli ambienti romani e antijuventini, che hanno appoggiato il mancato revisionismo su Calciopoli. La dottoressa Grazioli-Venier la conosco poco, certo, il doppio cognome alla Juventus non porta bene... Paolo Garimberti si è sempre professato juventino ed è presidente del nostro museo, nel suo curriculum abbondano incarichi importanti nei media. Eppure non ricordo neppure un articolo a difesa della Juventus nel periodo calciopoli quando era a Repubblica e quando era presidente della Rai perché non ha arginato la deriva antijuventina della tv di Stato? Mazzia, si sa, era granata, ma in fondo lo era anche Giraudo. Le ricordo comunque che Giraudo esultava allo stadio quando segnava la Juventus, si dia da fare anche lei".

GIULIA BONGIORNO NEL CDA JUVE - Si passa al secondo punto all'ordine del giorno: nomina degli organi sociali. Si vota per rinnovare il Cda e si parla dei compensi ai consiglieri (25mila euro all'anno ad ognuno dei consiglieri). Il Consiglio proposto è: Camillo Venesi, Andrea Agnelli, Maurizio Arrivabene, Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Assia Grazioli-Venier, Giuseppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved, Enrico Vellano. Agnelli ringrazia i consiglieri uscenti, fra cui c'è l'avvocato Briamonte. 

DIECI CONSIGLIERI - L'assemblea degli azionisti Juventus ha votato la nomina dei 10 componenti del Cda bianconero. Il Consiglio avrà un mandato di tre anni e ogni consigliere percepirà 25 mila euro l'anno. Del Cda fanno parte Andrea Agnelli, Beppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved e Camillo Venesio, tutti confermati, e le new entry Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Enrico Vellano, Assia Grazioli-Venier e Maurizio Arrivabene.

 

Marina Salvetti
Guido Vaciago

 

 

 

 

 

- TROPPA GENTE VUOLE FARSI PUBBLICITÀ SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI 

 

 

Lettera 2
caro D'Agostino, trovo il tuo sito veramente informato ,serio,ed equilibrato,fosse tutta così la comunicazione in Italia !!!!! Dopo questa piccola premessa volevo dirti alcune cose su Edoardo agnelli.Tutto quello detto scritto da vari personaggi ,giornalisti,scrittori presunti amici lo trovo molto superficiale ma solo per il fatto di farsi un Po di pubblicità o altro, ma li conosceva davvero questa gente ? Dubito molto non avendoli mai visti accanto ad edo .In questi anni ho sentito tutto ed il contrario di tutto e volevo intervenire prima ,ma solo sul tuo sito, perché ti riconosco una sicura onesta intellettuale.

 

Negli ultimi 20 anni di vita di Edoardo sono stato il suo vero amico accompagnandolo in tutte le parti del mondo,e assistendolo nel suo lavoro,c erano con noi a volte anche altri amici sempre sinceri e che stavano al loro posto non pronti,come ora a farsi pubblicità ogni volta che esce il nome dello sfortunato amico.Finisco dicendoti che,la mattina del 15 novembre 2000 giorno del fatale incidente ,edoardo fece ,prima ,solo 4 telefonate ed una era al sottoscritto come tutte le mattine 
.Ti ringrazio per la tua cortese attenzione e buon lavoro con sincera stima 
Fabio massimo cestelli

CARO MASSIMO CESTELLI , DETTO DA EDOARDO CESTELLINO, io parlo con le sentenze tu forse lo fai usando il linguaggio delle note dell'avv Anfora ? Mb

 

 


Giuseppe Puppo

3 h · 

Ringraziando Marco Bava per l'avviso che mi ha fatto utile per l'ascolto in diretta, segnalo - a tutti voi, ma, mi sia concesso, a Marco Solfanelli in particolare, in quanto editore del mio nuovo libro dedicato agli ultimi sviluppi, "Un giallo troppo complicato", in fase di stampa - che questa mattina il programma "Mix 24" su Radio24 del Sole 24 ore - emittente nazionale - condotto da Giovanni Minoli si è lungamente occupato del caso della tragica morte di Edoardo Agnelli, mistero italiano ancora irrisolto, dai tanti risvolti importanti quanto inquietanti, con ciò - ed è particolarmente degno di nota - rilanciandolo all'attenzione generale. 
In sostanza, egli ha riadattato per il mezzo radiofonico la puntata del suo programma televisivo "La storia siamo noi" andato in onda tre anni fa, pure però con un'aggiunta significativa, un'intervista a Jas Gawronski, amico dell' "avvocato" Gianni Agnelli, in cui ha fatto affermazioni molto forti sul controverso rapporto padre-figlio, che è una delle chiavi di lettura di dirompente efficacia per la comprensione dell'intero caso. 
Sia la puntata televisiva di tre anni fa, sia il programma odierno di Minoli sono facilmente rintracciabili e consultabili sul web. 
Per il resto, a fra pochi giorni per le mie ultime, sconvolgenti acquisizioni che, oltre al riesame per intero della complessa questione, sono dettagliate in "Un giallo troppo complicato"... Grazie a tutti.

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Giuseppe Puppo http://www.radio24.ilsole24ore.com/player.php?channel=2

 

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Giuseppe Puppo http://ildocumento.it/mistero/edoardo-agnelli-dixit.html

 

Edoardo Agnelli - L`ultimo volo (La Storia Siamo Noi) | Il documentario in streaming

ildocumento.it

Edoardo Agnelli muore il 15 novembre del 2000. Ripercorriamo la vita del rampoll...Altro...

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Gianni Agnelli e Marella Caracciolo raccontati da Oscar De La Renta: vidi l'Avvocato piangere per ...

Blitz quotidiano

ROMA – Con l'aneddotica su Gianni Agnelli si potrebbero riempire intere emeroteche. ... Lo so, c'è chi sostiene il contrario, ma è una stupidaggine.

 

 

Edoardo, l’Agnelli da dimenticare

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Lunedì 17 Novembre 2014, ore 17,12
 

Non un necrologio, una messa, un ricordo per i 14 anni dalla scomparsa del figlio dell'Avvocato. Se ne dimentica persino Lapo Elkann, troppo indaffarato a battibeccare a suon di agenzie con Della Valle. E la sua morte resta un mistero - di Gigi MONCALVO

 

Il 15 novembre di quattordici anni fa, Edoardo Agnelli – l’unico figlio maschio di Gianni eMarella – moriva tragicamente. Il suo corpo venne rinvenuto ai piedi di un viadotto dell’autostrada Torino-Savona, nei pressi di Fossano. Settantasei metri più in alto era parcheggiata la Croma di Edoardo, l’unico bene materiale che egli possedeva e che aveva faticato non poco a farsi intestare convincendo il padre a cedergliela. L’unica cosa certa di quella vicenda è che Edoardo è morto. Non sarebbe corretto dire né che si sia suicidato, né che sia stato suicidato, né che sia volato, né che si sia lanciato, né che sia stato ucciso e il suo corpo sia stato buttato giù dal viadotto. Nel mio libro Agnelli Segreti sono pubblicati otto capitoli con gli atti della mancata “inchiesta” e delle misteriose e assurde dimenticanze del Procuratore della Repubblica diMondovì, degli inquirenti, della Digos di Torino. Tanto per fare alcuni esempi non è stata fatta l’autopsia, né prelevato un campione di sangue o di tessuto organico, né un capello, il medico legale ha sbagliato l’altezza e il peso (20 cm e 40 kg. In meno), non sono state sequestrate le registrazioni delle telecamere di sorveglianza della sua villa a Torino, gli uomini della scorta non hanno saputo spiegare perché per quattro giorni non lo hanno protetto, seguito, controllato come avevano avuto l’ordine di fare dalla madre di Edoardo. Nessuno si è nemmeno insospettito di un particolare inquietante rivelato dalla Scientifica: all’interno dell’auto di Edoardo (equipaggiata con un motore Peugeot!) non sono state trovate impronte digitali né all’interno né all’esterno. Ecco perché oggi si può parlare con certezza solo di “morte” e non di suicidio o omicidio o altro. 

 

Dopo 14 anni l’inchiesta è ancora secretata – anche se io l’ho pubblicata lo stesso, anzi l’ho voluto fare proprio per questo -, e nessun necrologio ha ricordato la morte del figlio di Gianni Agnelli. Nella cosiddetta “Royal Family” i personaggi scomodi o “contro” vengono emarginati, dimenticati, cancellati. Basta guardare che cosa è successo alla figlia Margherita, “colpevole” di aver portato in tribunale i consiglieri e gli amministratori del patrimonio del padre: Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron (il capo del “family office” di Zurigo che amministrava il patrimonio personale di Gianni Agnelli nascosto all’estero). Margherita, quando ci sono dei lutti in famiglia, viene persino umiliata mettendo il suo necrologio in fondo a una lunga lista, anziché al secondo posto in alto, subito dopo sua madre, come imporrebbe la buona creanza. Per l’anniversario della morte di Edoardo nessun necrologio su laStampa né sul Corriere – i due giornali di proprietà di Jaky -, né poche righe di ricordo, nemmeno la notizia di una Messa celebrativa. Edoardo, dunque,  cancellato, come sua madre, comeGiorgio Agnelli, uno dei fratelli di Gianni, rimosso dalla memoria per il fatto di essere morto tragicamente in un ospedale svizzero. E cancellato perfino come Virginia Bourbon del Monte, la mamma di Gianni e dei suoi fratelli: Umberto, Clara, Cristiana, Maria Sole, Susanna, Giorgio. Gianni non andò nemmeno ai funerali di sua madre nel novembre 1945. Tornando a oggi Edoardo è stato ricordato da un paio di mazzi di fiori fatti arrivare all’esterno della tomba di famiglia di Villar Perosa (qualcuno ha forse negato l’autorizzazione che venissero collocati all’interno?) da Allaman, in Svizzera, da sua sorella Margherita e dai cinque nipoti nati dal secondo matrimonio della signora con il conte Serge de Pahlen (si chiamano Pietro, Sofia, Maria, Anna, Tatiana). Margherita ha fatto celebrare una Messa privata a Villar Perosa, così come a Torino ha fatto l’amico di sempre, Marco Bava.  

 

Tutto qui. I due nipoti di Edoardo, Jaky e Lapo, hanno dimenticato l’anniversario. Lapo ha trascorso la giornata a inondare agenzie e social network di stupidaggini puerili su Diego Della Valle. Invece di contestare in modo convincente e solido i rilievi del creatore di Hogan, Fay e Tod’s (“L'Italia cambierà quando capirà quanto male ha fatto questa famiglia al Paese"),  il fratello minore di Jaky, a corto di argomentazioni, ha detto tra l’altro: "Una macchina può far sognare più di un paio di scarpe”.  Evidentemente Sergio Marchionnenon gli ha ancora comunicato che la sua più strepitosa invenzione è stata quella della “fabbrica di auto che non fa le auto”. E al tempo stesso, evidentemente il fratello di Lapo non gli ha ancora spiegato che la FIAT (anzi la FCA) ha smesso da tempo di produrre auto in Italia, eccezion fatta per pochi modelli di “Ducato” in  Val di Sangro o qualche “Punto” a Pomigliano d’Arco con un terzo di occupati in meno, o poche “Maserati Ghibli” e “Maserati 4 porte” a Grugliasco (negli ex-stabilimenti Bertone ottenuti in regalo, anziché creare linee di montaggio per questi modelli negli stabilimenti Fiat chiusi da tempo: a Mirafiorilavorano un paio di giorni al mese 500 operai in cassa integrazione a rotazione su 2.770). Oggi FCA produce la Panda e piccoli SUV in Serbia, altri modelli in Messico, Brasile, Polonia (Tichy), Spagna (Valladolid e Madrid), Francia.

 

Eppure Lapo una volta davanti alle telecamere disse di suo zio Edoardo: «Era una persona bella dentro e bella fuori. Molto più intelligente di quanto molti l'hanno descritto, un insofferente che soffriva, che alternava momenti di riflessività e momenti istintivi: due cose che non collimano l'una con l'altra, ma in realtà era così». A Villar Perosa "ci sono state tante gioie ma anche tanti dolori". Dice Lapo: «Con tutto l'affetto e il rispetto che ho per lui e con le cose egregie che ha fatto nella vita, mio nonno era un padre non facile... Quel che si aspetta da un padre, dei gesti di tenerezza, non parlo di potere... i gesti normali di una famiglia normale, probabilmente mancavano». E poi riconosce quanto abbia pesato su Edoardo l'indicazione di far entrare Jaky nell'impero Fiat: «Credo che la parte difficile sia stata prima, la nomina di Giovanni Alberto. Poi, Jaky è stata come una seconda costola tolta. Ma Edoardo si rendeva conto che non era una posizione per lui».

 

Questo è vero solo in parte. Certo, Edoardo annoverava tra gli episodi che probabilmente vennero utilizzati per stopparlo e rintuzzare eventuali sue ambizioni, pretese dinastiche o velleità successori, anche la virtuale “investitura” – attraverso un settimanale francese – con cui venne mediaticamente, ma solo mediaticamente e senza alcun fondamento reale, concreto, sincero, candidato suo cugino Giovanni Alberto alla successione in Fiat. In realtà non c’era nessuna intenzione seria dell’Avvocato di addivenire a questa scelta, nessuno ci aveva nemmeno mai pensato davvero, se non Cesare Romiti per spostare l’attenzione dai guai giudiziari e dalle buie prospettive che lo riguardavano ai tempi dell’inchiesta “Mani Pulite”. Il nome del povero Giovannino venne strumentalizzato e dato in pasto ai giornali, una beffa atroce, mentre le vere intenzioni erano ben altre e quel nome così pulito e presentabile veniva strumentalizzato con la tacita approvazione di suo zio Gianni (lo rivela documentalmente  in un suo libro l’ex direttore generale Fiat, Giorgio Garuzzo).

 

Edoardo non conosceva in profondità questi retroscena, aveva anch’egli creduto davvero che la scelta del delfino fosse stata fatta alle sue spalle, si era un poco indispettito, non per la cooptazione del cugino, o perché ambisse essere al posto suo, ma perché riteneva che non ci fosse alcun bisogno di anticipare i tempi in quel modo, tanto più che a quell’epoca Giovannino era un ragazzo non ancora trentenne. C’era un altro punto che lo infastidiva: il fatto che Giovannino non lo avesse informato direttamente, i rapporti tra loro erano tali per cui Edoardo si aspettava che fosse proprio lui a dirglielo, prima che la notizia uscisse sui giornali. L’equivoco venne risolto in fretta. Giovannino non appena venne a conoscere l’irritazione di Edoardo per questo aspetto formale della vicenda, volle subito vederlo, si incontrarono, chiarirono tutto, il figlio di Umberto gli spiegò come stavano davvero le cose, e come stessero usando il suo nome senza che potesse farci nulla. Edoardo si indispettì ancora di più contro l’establishment della Fiat e si meravigliò che il padre di Giovannino non avesse reagito con maggiore durezza. Ma Umberto, francamente, che cosa avrebbe potuto fare? Stavano, per finta, designando suo figlio per il posto di comando e lui poteva permettersi di piantare grane?  

 

 

Poi Giovannino morì e al suo posto, pochi giorni dopo il funerale nel dicembre 1997, nel consiglio di amministrazione della Fiat venne nominato John Elkann, che di anni ne aveva appena ventidue e nemmeno era laureato. Edoardo, nella sua ultima illuminante intervista a Paolo Griseri de il Manifesto (15 gennaio 1998), dà una risposta netta sul suo, e di suo padre, “nipotino” Jaky: “Considero quella scelta uno sbaglio e una caduta di stile, decisa da una parte della mia famiglia, nonostante e contro le perplessità di mio padre, che infatti all’inizio non voleva dare il suo assenso. Non si nomina un ragazzo pochi giorni dopo la morte di Giovanni Alberto, per riempire un posto. Se quel posto fosse rimasto vacante per qualche mese, almeno il tempo del lutto, non sarebbe successo niente. Invece si è preferito farsi prendere dalla smania con un gesto che io considero offensivo anche per la memoria di mio cugino”. Edoardo, e questo è un passaggio fondamentale, afferma che suo padre nutriva perplessità per quella scelta su Jaky. Sostiene che l’Avvocato “in un primo tempo non voleva dare il suo assenso”. Forse era davvero questa la realtà. Forse Gabetti e Grande Stevens già stavano tramando per mettere sul trono, dopo la morte dell’Avvocato, una persona debole, giovane, inesperta, fragile e quindi facilmente manovrabile e condizionabile. Le trame si erano concretizzate tra la fine dell’inverno e la primavera del 1996 e la vittoria di Gabetti e Grande Stevens era stata sancita nello studio del notaio Morone di Torino il 10 aprile. Fu quello il momento in cui Edoardo venne, formalmente, messo alla porta, escludendo il suo nome dall’elenco dei soci della “Dicembre”. Anche se, in base al diritto successorio italiano, al momento della morte di suo padre Edoardo sarebbe entrato di diritto, come erede legittimo, nella “Dicembre”. La società-cassaforte che ancor oggi controlla FCA, EXOR, Accomandita Giovanni Agnelli e tutto l’impero. Una società in cui Gabetti e Grande Stevens (insieme a sua figlia Cristina) e al commercialista Cesare Ferrero posseggono una azione da un euro ciascuno che conferisce poteri enormi e decisivi.

 

Al di là di questo, c’era un’immagine che dava un enorme fastidio a Edoardo: che suo padre si circondasse in molte occasioni pubbliche, e private, di Luca di Montezemolo. In quanti hanno detto, almeno una volta: “Ma Montezemolo, per caso, è figlio di Gianni Agnelli?”. Comunque sia, un figlio, un vero figlio, che cosa può provare nel vedere suo padre che passa più tempo con un estraneo (perché è certo: Luca non è figlio dell’Avvocato, anche se ha giocato a farlo credere) piuttosto che con lui? Ad esempio in occasioni pubbliche come lo stadio, i box della formula 1 durante i Gran Premi, per le regate di Coppa America, in barca, sugli sci, in altre mille occasioni. Un giorno di novembre del 2000 un signore di Roma era nell’ufficio di Gianni Agnelli a Torino per parlare d’affari. All’improvviso si aprì la porta, entrò Edoardo come una furia ed esclamò: “Sei stato capace di farmi anche questo! Hai fatto una cosa per Luca che per me non hai mai fatto in tutta la mia vita. E non saresti nemmeno mai stato capace di fare”. Sbattè la porta e se ne andò. Una settimana dopo è morto.    

  

Comunque sia, ecco perché Jaky non ha voluto ricordare nemmeno quest’anno suo zio Edoardo. Ma Lapo, che ha vissuto una vicenda per qualche aspetto analoga a quella dello zio e che per fortuna si è conclusa senza tragiche conseguenze (l’overdose a casa di Donato Brocco in arte “Patrizia”, la scorta che anche in questo caso “dimentica” di seguirlo, proteggerlo, soccorrerlo, e infine dopo l’uscita dal coma Lapo “costretto” a vendere le sue azioni per 168 milioni di euro), non avrebbe dovuto, non deve e non può dimenticarsi di zio Edoardo. E’ proprio vero: questi giovanotti, autonominatisi “rappresentanti” della Famiglia Agnelli” mentre invece sono solo degli Usurpateurs, non sanno nemmeno in certi casi che cosa voglia dire rispetto, rimembranza, memoria, dolore, culto dei propri parenti scomparsi.

 

www.gigimoncalvo.com

 

 

Gabetti, premio fedeltà (agli Agnelli) neppure a loro ! Mb

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 12 Dicembre 2015, ore 7,30
 

"Torinese dell'anno" il manager che per oltre mezzo secolo ha tenuto le fila dell'impero finanziario della Famiglia e ancora oggi ne custodisce i segreti più reconditi. Il caso della "Dicembre" e gli slurp (incauti) di Ilotte - di GIGI MONCALVO

Nei giorni scorsi Vincenzo Ilotte, che da un anno ha ereditato dall’ex dipendente Fiat,Alessandro Barberis, la presidenza della Camera di Commercio di Torino, ha accantonato tutti gli impegni di lavoro e ha dedicato molto del suo tempo per la cosa cui teneva e tiene di più: correggere, rivedere, aggiustare, il “libretto” che riguarda il “Torinese dell’anno”, Gianluigi Gabetti, che verrà premiato domenica. I problemi maggiori per Vincenzo sono venuti, non solo dal proprio ufficio stampa, ma soprattutto dal premiato, il quale ha voluto controllare tutto, sistemare ogni virgola, verificare come era stato impaginato il libretto, quali caratteri di stampa e quale carta erano stati scelti, con quale e quanto spazio erano state pubblicate le foto che egli aveva graziosamente selezionato e fornito: lui alla scrivania molto giovane con una riproduzione alle spalle (un quadro di Ben del 1969 con la scritta: “N’importe qui peut avoir une idée”), una immagine di Gabetti con suo figlio e Ilotte in piena salivazione, GLG con Elserino Piol a New York, alle spalle (come sempre) di  Gianni Agnelli che non lo guarda, con Umberto Agnelli, con Lindon Johnson, con David Rockefeller, conPertini e il marchese Diana che gli conferiscono il cavalierato del lavoro, con Marchionne e infine con la sua creatura, con tanto di braccia sulle spalle, Jaki Elkann. A proposito del quale Gabetti ha preteso fosse scritta la sua nota teoria che non trova riscontro in alcun atto ufficiale o in alcuno scritto del defunto Gianni Agnelli: “successore designato” (da chi?).

 

Con l’aggiunta di alcune falsità storiche. Ad esempio su Marchionne: “…in perfetta sintonia Gabetti e John Elkann chiamano Sergio Marchionne ad assumere la carica di Amministratore Delegato della FIAT…”. A proposito dell’equity-swap, che non viene mai chiamato con tale nome - anche perché evoca una circostanza, cioè una condanna penale e amministrativa e una prescrizione che se uno è innocente non solo dovrebbe aver rifiutato ma che invece è stata ben accolta – l’ufficio stampa di Gabetti (pardon, di Ilotte) glissa e mente: “Tocca a Gabetti il compito di difendere l’integrità del controllo della FIAT dalle speculazioni, mediante un complesso di operazioni messe in opera con l’avvocato Franzo Grande Stevens, che si concludono con un buon esito, permettendo così lo straordinario rilancio del Gruppo”. Ilotte farebbe bene a consigliare ai suoi ghost-writer di informarsi meglio: non dico di chiedere la versione del dottor Giancarlo Avenati Bassi ché sarebbe pretendere troppo, ma almeno di evitare termini come “complesse operazioni”. In questo passaggio emerge la prova che Gabetti ha corretto di suo pugno, facendo aggiungere il nome di Grande Stevens cui evidentemente ancora non ha perdonato quei vecchi guai e nella sua mente ultranovantenne è sempre convinto che in quel periodo fu Franzo a eseguire e a seguire i suoi ordini mentre egli, come sempre, nascondeva la mano e mandava avanti l’altro.

 

Ciò che, soprattutto, non va perduta, è però la testimonianza firmata da Gabetti in persona, dal titolo “Le radici della mia Torinesità”. Con il che rinnega la sua amata Ginevra, dove ha fatto andata e ritorno più volte per quanto riguarda il passaporto e la residenza, specie fiscale, in rue Jean Calvin nella città vecchia, e soprattutto aMurazzano, il paesino in provincia di Cuneodove è cresciuto e ancora abita. Gabetti sulla sua “torinesità” la prende molto alla larga, ma cita e quindi subliminalmente ti induce a pensare di essere come loro, i benefattori dell’Ordine Mauriziano che crearono l’Ospedale, i Savoia che vollero la Palazzina di Caccia di Stupinigi, i benemeriti del Monte di Pietà, “da cui sorse l’Istituto San Paolo”, coloro che vollero l’Università, l’Accademia delle Scienze e l’Istituto Galileo Ferraris, per arrivare fino “a Don Giovanni Bosco, Padre Giuseppe Cottolengo e molte altre figure spirituali”. E lui, Gianluigi, arriva fa pensare proprio – almeno nelle sue intenzioni – a San Giovanni Bosco e al Padre Cottolengo. Quando si dice la modestia!

 

LEGGI QUI L'AGIOGRAFIA DI GABETTI

 

Comunque sia, dopo tanta fatica alla fine il difficoltoso “parto” del libretto è avvenuto, e il risultato è davvero sorprendente. Sia per quello che il premiato, Gianluigi Gabetti, ha scritto di sé che per le clamorose omissioni che lo stesso insignito, ma soprattutto Ilotte hanno fatto emergere, anche se questo verbo può sembrare una contraddizione trattandosi di omissioni, silenzi, vere e proprie “omertà”. Va bene che Ilotte è un esperto di chiusure-lampo e che l’azienda di famiglia (cui stranamente dedica poche righe nel suo curriculum in cui ha fatto cancellare, chissà perché, il suo luogo di nascita e ha perfino ignorato la fondamentale e illustre figura imprenditoriale paterna), ma questa volta la chiusura è stata davvero ermetica, proprio all’altezza dei prodotti della Divisione Fonderia della “2A” di Santena, quella in cui si producono le famose zip, oltreché parti dei propulsori di autocarri.

 

Che cosa è accaduto? Ilotte forse non sa o fa finta di non sapere che la persona che ha scelto di premiare ha commesso una serie di gravi irregolarità e mancanza di riguardi, oltreché autentiche violazioni di legge, proprio nei confronti della Camera di Commercio, cioè proprio l’ente che ha deciso di sceglierlo come “cittadino benemerito”. Invece di perdere tempo a correggere, impaginare, lusingare, lisciare il pelo al noto “lupo” (in contrapposizione con gli agnelli, sia con la a maiuscola che minuscola), il presidente Ilotte doveva, avrebbe dovuto fare una cosa semplicissima. Ed è ancora in tempo a farla, così si rende conto della sola che ha propinato al buon nome di Torino e della Camera di Commercio. Deve chiamare la sua dipendente, dottoressa Maria Loreta Raso, dirigente responsabile del “Registro delle Imprese”, e chiederle: “Dato che ho deciso di premiare Gabetti, vuole per cortesia verificare in archivio se è tutto in regola per quanto riguarda costui?”. La dott. Raso aveva di fronte due opzioni: rispondere subito (poiché ben conosce la situazione) oppure guadagnare tempo, fingere di consultare le carte in archivio e dopo un po’ dare al presidente Ilotte l’agognata (da lui) risposta. Che era ed è la seguente: “Beh, guardi, caro Presidente, farebbe meglio a cambiare la scelta del premiato perché nei nostri confronti non è stato molto corretto né serio”.

 

Ilotte si sarebbe probabilmente inalberato, visto che la macchina era ormai avviata e non si poteva revocare la designazione e mandare al macero le copie del libretto così ricco di peana e di ditirambi, e si sarebbe pentito – come è ancora in tempo a fare – per la sua scelta, dettata tra l’altro, pensate un po’ ma lo ha scritto egli stesso, dal fatto che “grazie all’amicizia fraterna con suo figlioAlessandro, ho potuto frequentarlo durante ormai quasi mezzo secolo e poter così ricevere numerosi stimoli…”. Il che significa che, avendo Ilotte quarantanove anni di età, ha cominciato a frequentare Gabetti senior fin da quando il futuro presidente della Camera di commercio era nella culla e lanciava i primi vagiti. E la frase che Gabetti gli ripeteva (“Non perdere l’abbrivio”) non si sa a quale fase della vita di Ilotte si riferisca. Alla prima infanzia, quando ha smesso di gattonare e ha mosso i primi passi? Oppure quando era impegnato sul vasino? O invece quando andava all’asilo o alle elementari? Chissà. Comunque Ilotte cresceva e Gianluigi Gabetti continuava a esortarlo instancabilmente: “Non perdere l’abbrivio”. Per questo Ilotte ha sempre preferito le discese, le spinte, coloro che gli tiravano la volata, l’appoggio, il rinculo su muro di gomma che fungeva da propulsore, sempre per prendere l’abbrivio e soprattutto non perderlo. Ilotte scrive di aver scelto Gabetti “in deroga allo stile di riservatezza che ci contraddistingue” (riferendosi alla Camera di Commercio). E conclude con un autentico osanna per il premiato, sottolineando che ha contribuito “con lungimirante visione alla continuità dell’azienda e alla creazione di occupazione e innovazione”. Ilotte dall’alto della sua carica istituzionale dovrebbe ben sapere, contrariamente alla Stampa che lo sa ma non lo scrive, quanti giorni al mese viene aperto lo stabilimento di Mirafiori e per quanti, a rotazione, dei migliaia di cassaintegrati. Per non parlare di quel che resta degli altri stabilimenti…. Dovrebbe spiegare che cosa ha fatto, come presidente, per salvare l’indotto FIAT vessato, costretto a spostarsi dove FCA produce (Serbia, Polonia, Spagna, Francia, Messico, Brasile, Stati Uniti) e ormai ridotto ai minimi termini (lui dovrebbe saperlo dato che la sua azienda fornisce pezzi all’IVECO).

 

Ma torniamo alla dottoressa Raso e alla Camera Commercio presa in giro, così come il Tribunale e i Giudici delle Imprese, dal dottor Gabetti. Il premiato, in qualità di socio e amministratore della “Dicembre società semplice” - un’invenzione di Grande Stevens che racchiude la ex cassaforte della ex famiglia Agnelli, in cui oggi non figura più nessuno che porti questo cognome - ha sempre rifiutato di fornire, come impone la legge, i dati, gli atti, gli statuti, la composizione societaria, la quantità di azioni detenute dai singoli soci, che la Camera di Commercio nel corso di ventitré anni ha chiesto a lui e agli altri componenti della “Dicembre”. Il dottor Gabetti, di cui è noto il rilevante e preminente ruolo nella “cassaforte”, non ha nemmeno mai risposto alle lettere raccomandate che la dottoressa Raso gli ha inviato chiedendo di mettersi in regola e di fornire al “registro delle Imprese” presso la Camera di Commercio i dati riguardanti quella importante società che controlla dall’alto tutto l’impero ex-Fiat. E quindi anche EXOR, FCA, Accomandita Giovanni Agnelli, Juventus, e via discorrendo. Per quale ragione il dottor Gabetti, torinese dell’anno, non ha mai risposto alle richieste della Camera di Commercio, le ha ignorate, ha violato la legge? Per quale ragione ci sono volute ben due ordinanze del Giudice delle Imprese (prima la dottoressa Anna Castellino, 25 giugno 2012, e poi il dottor Giovanni Liberati, 24 maggio 2013, ha avuto bisogno di un ordine del Tribunale) per riuscire a ottenere l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre” e soltanto nel 12 luglio 2012 ad opera, pensate un po’ del giornalista che qui scrive? Come mai, Gabetti non ha ottemperato alle fasi successive completando la documentazione mancante visto che il sottoscritto, a causa della “reticenza” del notaio Ettore Morone, ha potuto avere un solo documento rogato dallo stesso, nonostante richieste e interventi perfino del Notariato Nazionale? Chi ha “richiamato” e “tirato le orecchie” al notaio rimproverandogli di avermi mandato tale documento, e gli ha fatto scrivere una risposta successiva, di fronte alle richieste di altri documenti, che ha fatto ridere l’intero notariato italiano? E cioè (27 marzo 2012): “Gli atti da Lei richiesti non sono stati da me conservati, in quanto consegnati da me al cliente. Non ne ho quindi la materiale disponibilità e non mi è conseguentemente possibile rilasciarne copia”. E non rilascia nemmeno il numero di repertorio e nemmeno come lo ha archiviato. Il che fa sorgere una domanda: ma l’archivio dello studio Morone in quale stato è? Donna Giuseppina vuole parlare lei col suo adorato fratel Ettore?

 

Bene, a fronte di tutto questo, il presidente Vincenzo Ilotte se va a dare un’occhiata al registro delle Imprese di cui egli è, tra l’altro responsabile, troverà che la “Dicembre società semplice”, la più importante, ricca e illustre società che ricadono sotto la sua giurisdizione torinese, una società che ogni anno incassa milioni di euro di dividendi da EXOR e Accomandita Giovanni Agnelli, risulta registrata in questo singolare modo: “Codice Fiscale 96624490015. Sede legale: via del Carmine 2 (dove c’è lo studio Grande Stevens) -  Soci: CARACCIOLO Marella, anni 88; GABETTI Gianluigi, anni 91; ROMITI Cesare, anni 92”. La società risulta fondata nel 1984. Tutti sanno che Romiti non ha più nulla a che fare con la Fiat dal 1998, da ben diciassette anni. Ma non solo questo dimostra quanto sono aggiornati, e come li tiene aggiornati, il presidente Ilotte. Attenzione al colpo di scena. Il pacchetto azionario risulta così suddiviso (valori espressi ancora in lire): CARACCIOLO Marella, 10 azioni da mille lire ciascuna per un totale di 10.000 lire: GABETTI Gianluigi, una azione da mille lire; ROMITI Cesare, una azione da mille lire”. Totale: 12 azioni per un controvalore di euro 6,20. Questo vorrebbero farci credere Gabetti & C. E allora presidente Ilotte, quando sul palco premierà il torinese dell’anno, prenda l’abbrivio e in nome della limpidezza, della trasparenza, della legge, del suo dovere istituzionale gli chieda: «Senta, Gabetti, a parte questa “marchetta” che io e lei stiamo facendo su questo palco davanti a tutta questa bella gente, quand’è che finalmente si decide a mandare tutti gli atti riguardanti la “Dicembre”, la sua “Dicembre”, al mio ufficio, come prevede la legge?». Dai, Ilotte prenda l’abbrivio. E, soprattutto – come le ha detto Gabetti in questo mezzo secolo - non lo perda.

 

Post Scriptum: Se poi vuole, glieli forniamo noi i nomi e le quote societarie della “Dicembre”. In tal modo anche Jaki Elkann - tra una pausa e l’altra di quelle gare contro Lavinia, con la sua amata e inseparabile playstation, perfino quando sono allo stadio per vedere la Juve - verrà finalmente a sapere che cosa “rischia” ad avere nella “Dicembre” come soci, anche se con una sola azione, i signori  Gabetti, Grande Stevens Franzo, Grande Stevens Cristina, Ferrero Cesare. Stia sereno, neh!

 

 

 

 

 

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La ringraziamo sinceramente per il Suo  interesse nei confronti di una produzione duramente colpita dal recente terremoto, dalle stalle, ai caseifici fino ai magazzini di stagionatura. Il  sistema del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano sono stati fortemente danneggiati con circa un milione di forme crollate a terra a seguito delle ripetute scosse che impediscono a breve la ripresa dei lavori in condizioni di sicurezza. Questo determina di conseguenza difficoltà nella distribuzione del prodotto “salvato”, che va estratto dalle “scalere” accartocciate, verificato qualitativamente e poi trasferito in opportuni locali prima di poter essere posto in vendita. Abbiamo perciò ritenuto opportuno mettere a disposizione nel sito http://emergenze.coldiretti.it tutte le informazioni aggiornate relative alla commercializzazione nelle diverse regioni italiane anche attraverso la rete di vendita degli agricoltori di Campagna Amica.

 

Cordiali saluti.

Ufficio relazioni esterne Coldiretti

 

 

ENI-REPORT

 

28.04.13

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Report, puntata 7 aprile 2013: lo Stato fallimentare
Investire Oggi
Proprio mentre sul web infiamma la polemica per la richiesta di risarcimento intrapresa dalla compagnia energetica nazionale a seguito dell'inchiesta Eni di Report (è anche partita la raccolta firme, Report: firma la petizione per il diritto di ...

 

Report - La Congregazione e l'Eni 07/04/2013
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16.12.12

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A2A-REPORT

 

02.12.12

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ALITALIA-REPORT

 

07.04.13

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MPS-REPORT

 

09.12.12

 

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Auto e Moto d’Epoca 2013

 

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Veicoli d'interesse storico, la fiscalità e il redditometro;
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Veicoli d'interesse storico e collezionistico: circolazione e fiscalità 

 

 

 

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http://www.comune.torino.it/ambiente/bm~doc/report-siti-procedimenti-di-bonifica_informambiente.pdf AREE EX SITI INDUSTRIALI TORINESI DA BONIFICARE

 

 

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Niente multe se l'autovelox non è ben segnalato

Una sentenza del giudice di pace accetta il ricorso per apparecchi non adeguatamente segnalati in prossimità degli incroci.

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TomTom GO Mobile: navigazione gratis per Android

TomTom ha rilasciato l'app GO Mobile per Android in versione freemium, cioè gratuita per chi percorre fino a 75 km al mese.

http://www.motori.it/tecnica/19173/tomtom-go-mobile-navigazione-gratis-per-android.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-22+TomTom+GO+Mobile%3a+navigazione+gratis+per+Android

 

Carburanti: arriva OsservaPrezzi, l'app del MISE

Si chiama OsservaPrezzi ed è l'app gratuita voluta dal MISE per consentire agli automobilisti di conoscere in mobilità i prezzi dei carburanti.

http://www.motori.it/attualita/19174/carburanti-arriva-osservaprezzi-lapp-del-mise.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-23+Carburanti%3a+arriva+OsservaPrezzi%2c+l'app+del+MISE

 

03.06.14 

 

 

 

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Marco Bava: pennarello di DIO, perseverante autodidatta con coraggio e fantasia , decisionista responsabile.

Sono quello che voi pensate io sia (20.11.13) per questo mi ostacolate.(08.11.16)

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(12.02.16)

TO.05.03.09

IL DISEGNO DI DIO A VOLTE SI RIVELA SOLO IN ALCUNI PUNTI. STA' ALLA FEDE CONGIUNGERLI

PADRE NOSTRO CHE SEI NEI CIELI SIA SANTIFICATO IL TUO NOME VENGA IL TUO REGNO, SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ COME IN CIELO COSI IN TERRA , DAMMI OGGI LA POSSIBILITA' DI NON COMMETTERE ERRORI NEL CERCARE DI REALIZZARE NEL MIGLIOR MONDO POSSIBILE IL TUO VOLERE.

TU SEI GRANDE ED IO NON SONO CHE L'ULTIMO DEI TUOI SERVI E DEI TUOI FIGLI .

SIGNORE IO NON CONOSCO I TUOI OBIETTIVI PER ME , FIDUCIOSO MI AFFIDO A TE.

Difendo il BENE contro il MALE che nell'uomo rappresenta la variabile "d" demonio per cui una decisione razionale piu' diventare irrazionale per questa ragione (12.02.16)

La vita e' fatta da cose che si devono fare, non si possono non fare, non si vorrebbero fare.(20.01.16)

Il mondo sta diventando una camera a gas a causa dei popoli che la riempiono per irresponsabilità politica (16.02.16)

I cervelli possono viaggiare su un unico livello o contemporaneamente su plurilivelli e' soggettivo. (19.02.17)

 

  

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1) esame d'italiano e storia italiana per gli immigrati

2) lavori socialmente utili

3) pulizia e cucina autonoma

3 gennaio 1917, Suor Lucia nel Terzo segreto di Fatima: Il sangue dei martiri cristiani non smetterà mai di sgorgare per irrigare la terra e far germogliare il seme del Vangelo.  Scrive suor Lucia: “Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva grandi fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo intero; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l’Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo in una luce immensa che è Dio: “Qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti” un Vescovo vestito di Bianco “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”. Vari altri vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della croce c’erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio”. interpretazione del Terzo segreto di Fatima era già stata offerta dalla stessa Suor Lucia in una lettera a Papa Wojtyla del 12 maggio 1982. In essa dice:  «La terza parte del segreto si riferisce alle parole di Nostra Signora: “Se no [si ascolteranno le mie richieste la Russia] spargerà i suoi errori per il mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte” (13-VII-1917). La terza parte del segreto è una rivelazione simbolica, che si riferisce a questa parte del Messaggio, condizionato dal fatto se accettiamo o no ciò che il Messaggio stesso ci chiede: “Se accetteranno le mie richieste, la Russia si convertirà e avranno pace; se no, spargerà i suoi errori per il mondo, etc.”. Dal momento che non abbiamo tenuto conto di questo appello del Messaggio, verifichiamo che esso si è compiuto, la Russia ha invaso il mondo con i suoi errori. E se non constatiamo ancora la consumazione completa del finale di questa profezia, vediamo che vi siamo incamminati a poco a poco a larghi passi. Se non rinunciamo al cammino di peccato, di odio, di vendetta, di ingiustizia violando i diritti della persona umana, di immoralità e di violenza, etc. E non diciamo che è Dio che così ci castiga; al contrario sono gli uomini che da se stessi si preparano il castigo. Dio premurosamente ci avverte e chiama al buon cammino, rispettando la libertà che ci ha dato; perciò gli uomini sono responsabili».

04.02.17l

L'ISIS secondo me sta facendo delle prove di attentato con l'obiettivo del Vaticano con un attacco simultaneo da terra con la tecnica dei camion e dal cielo con aerei come a NY l'11.09.11.

 - PER AFFRONTARE LA CRISI DEI PROFUGHI, L’ITALIA HA GIÀ SBORSATO 8,4 MILIARDI - INSIEME ALL’EMERGENZA TERREMOTO, PUO’ MANDARE ALL’ARIA I PIANI DEL GOVERNO SUL DEBITO PUBBLICO - DALL’INIZIO DELL’ANNO SONO OLTRE 7 MILA I PROFUGHI SBARCATI IN ITALIA: DI QUESTO PASSO SI BATTERÀ OGNI RECORD

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Mario Sensini per il “Corriere della Sera”

 

Ieri le motovedette della Guardia costiera ne hanno sbarcati 623: 251 a Porto Empedocle e 372 a Lampedusa. Stamattina è attesa ad Augusta la Nave Acquarius, con a bordo altri 783 migranti. Negli ultimi due giorni ne sono stati soccorsi nel mare del Canale di Sicilia, e accolti in Italia, circa 1.600.

 

Ieri la Marina libica ne ha bloccati altri 400 a poche miglia da Sabrata, e nonostante gli accordi tra Tripoli ed il governo italiano, criticati anche dalla Cei, e i nuovi impegni presi dai leader europei al vertice di Malta, il flusso dei disperati dalle coste libiche verso il nostro Paese non si arresta.

 

SPESA RECORD

Dall' inizio dell' anno sono oltre 7 mila i profughi sbarcati in Italia, e di questo passo si batterà ogni record. Quello dei migranti accolti (176 mila nel 2016), ma anche quello della spesa pubblica necessaria per il soccorso e l' accoglienza, che secondo il governo contribuisce in modo determinante, insieme all' emergenza dovuta al terremoto, a mandare fuori linea il debito pubblico. Fino al punto di spingere Bruxelles a valutare una procedura d' infrazione alle regole sui conti pubblici. Il che sarebbe una doppia beffa per l' Italia, che da anni lamenta lo scarso impegno degli altri Paesi nel fronteggiare i flussi migratori.

 

 

In un rapporto appena inviato alla Commissione Europea sui "fattori rilevanti" che influenzano l' andamento del debito pubblico, il ministero dell' Economia sottolinea che quest' anno la spesa per l' immigrazione rischia di arrivare al record storico di 4,2 miliardi di euro. Nel 2016, al netto dei contributi della Ue (che sono stati pari ad appena 120 milioni) sono stati spesi 3,3 miliardi. Per il 2017 ne sono stati stanziati 3,8 e senza tener conto dei 200 milioni del «Fondo per l' Africa» per investire nei Paesi da cui partono i flussi di immigrazione più importanti.

 

Ma quella prevista in bilancio è una cifra che «se il trend degli ultimi mesi dovesse continuare», si legge nel Rapporto, potrebbe crescere di altri quattrocento milioni.

La crisi costa 8 miliardi Si spenderà il triplo rispetto alla media degli anni tra il 2011 e il 2013, prima dell' esplosione della crisi migratoria: tra 2,9 e 3,2 miliardi in più. Se poi si considera la maggior spesa in termini cumulati la dimensione dei costi sostenuti dall' Italia per l' emergenza assume proporzioni gigantesche. Secondo il ministero dell' Economia, dal 2014 al 2017 lo Stato avrà speso tra 8 e 8,4 miliardi di euro in più rispetto al periodo 2011-2013.

 

Così cresce il debito L' Italia pretende che questa spesa sia considerata «eccezionale» e dunque non conteggiata nel calcolo del disavanzo annuale monitorato per verificare il rispetto degli impegni di bilancio. La Commissione, però, è disposta a riconoscere come «eccezionale» non tutta, ma solo la spesa eccedente rispetto all' anno prima. In ogni caso, che pesi o meno sul deficit pubblico, la spesa si scarica sul debito.

 

Nel 2017, sottolinea il rapporto, la spesa per l' accoglienza è stimata in 2,3 miliardi di euro (1,9 l' anno scorso), quella per il soccorso in mare e i trasporti sarà pari a 860 milioni di euro (nel 2016 furono 913).

L' assistenza sanitaria costerà 250 milioni, l' educazione (nel 2016 sono arrivati anche 26 mila minori non accompagnati) 310 milioni.

Riforma sostenuta da una maggioranza trasversale: «Non razzismo, ma realismo» Case Atc agli immigrati La Regione Piemonte cambia le regole Gli attuali criteri per le assegnazioni penalizzano gli italiani .

Screening pagato dalla Regione e affidato alle Molinette Nel Centro di Settimo esami contro la Tbc “Controlli da marzo” Tra i profughi in arrivo aumentano i casi di scabbia In sei mesi sono state curate un migliaio di persone.

Il Piemonte è la quarta regione italiana per numero di richiedenti asilo. E gli arrivi sono destinati ad aumentare. L’assessora Cerutti: “Un sistema che da emergenza si sta trasformando in strutturale”. Coinvolgere maggiormente i Comuni.In Piemonte ci sono 14.080 migranti e il flusso non accenna ad arrestarsi: nel primo mese del 2017 sono già sbarcati in Italia 9.425 richiedenti asilo, in confronto ai 6030 dello scorso anno e ai 3.813 del 2015. Insomma, serve un piano. A illustrarlo è l’assessora all’Immigrazione della Regione Monica Cerutti, che spiega come la rete di accoglienza in questi anni sia radicalmente cambiata, trasformando il sistema «da emergenziale a strutturale».

La Regione punta su formazione e compensazioni mentre aumentano i riconoscimenti In Piemonte 14 mila migranti Solo 1200 nella rete dei Comuni A Una minoranza inserita in progetti di accoglienza gestiti dagli enti locali umentano i riconoscimenti delle commissioni prefettizie, meno rigide rispetto al passato prossimo: la tendenza si è invertita, le domande accolte sono il 60% rispetto al 40% dei rigetti. Non aumenta, invece, la disponibilità a progetti di accoglienza e di integrazione da parte dei Comuni. Stando ai dati aggiornati forniti dalla Regione, si rileva che rispetto ai 14 mila migranti oggi presenti in Piemonte quelli inseriti nel sistema Sprar - gestito direttamente dai Comuni - non superano i 1.200. Il resto lo troviamo nelle strutture temporanee sotto controllo dalle Prefetture. Per rendere l’idea, nella nostra regione i Comuni sono 1.2016. La trincea dei Comuni Un bilancio che impensierisce la Regione, alle prese con resistenze più o meno velate da parte degli enti locali: il termometro di un malumore, o semplicemente di indifferenza, che impone un lavoro capillare di convincimento. «Di accompagnamento, di compensazione e prima ancora di informazione contro la disinformazione e certe strumentalizzazioni politiche», - ha precisato l’assessora Monica Cerutti riepilogando le azioni previste nel piano per regionale per l’immigrazione. A stretto giro di posta è arrivata la risposta della Lega Nord nella persona del consigliere regionale Alessandro Benvenuto: «Non esistono paure da disinnescare ma necessità da soddisfare sia in termini di sicurezza e controllo del territorio, sia dal punto di vista degli investimenti. Il Piemonte ha di per sé ben poche risorse, che andrebbero utilizzate per creare lavoro e risolvere i problemi che attanagliano i piemontesi, prima di essere adoperate per far fare un salto di qualità all’accoglienza». Progetti di accoglienza Tre i progetti in campo: «Vesta» (ha come obiettivo il miglioramento dei servizi pubblici che si relazionano con i cittadini di Paesi terzi), “Petrarca” (si occupa di realizzare un piano regionale per la formazione civico linguistica), “Piemonte contro le discriminazioni” (percorsi di formazione e di inclusione volti a prevenire le discriminazioni). Inoltre la Regione ha attivato con il Viminale un progetto per favorire lo sviluppo delle economie locali sostenendo politiche pubbliche rivolte ai giovani ivoriani e senegalesi. Più riconoscimenti Come si premetteva, aumentano i riconoscimenti: 297 le domande accolte dalla Commissione di Torino nel periodo ottobre-dicembre 2016 (status di rifugiato, protezione sussidiaria e umanitaria); 210 i rigetti. In tutto i convocati erano mille: gli altri o attendono o non si sono presentati. I tempi della valutazione, invece, restano lunghi: un paio di anni, considerando anche i ricorsi. Sul fronte dell’assistenza sanitaria e della prevenzione, si pensa di replicare nel Centro di Castel D’Annone, in provincia di Asti, lo screening contro la tubercolosi che dal marzo sarà attivato al Centro Fenoglio di Settimo con il concorso di Regione, Croce Rossa e Centro di Radiologia Mobile delle Molinette.

INTANTO :«Non sono ipotizzabili anticipazioni di risorse» per l’asilo che Spina 3 attende dal 2009. La lunga attesa aveva fatto protestare molti residenti e c’era chi già stava perdendo le speranze. Ma in Circoscrizione 4, in risposta a un’interpellanza del consigliere della Lega Carlo Morando, il Comune ha messo nero su bianco che i fondi dei privati per permettere la costruzione dell’asilo non ci sono. Quella di via Verolengo resta una promessa non rispettata. Con la crisi immobiliare, la società Cinque Cerchi ha rinunciato a costruire una parte dei palazzi e gli oneri di urbanizzazione versati, spiegò mesi fa l’ex assessore Lorusso, erano andati per la costruzione del tunnel di corso Mortara. Ad ottobre c’è stata una nuova riunione. L’esito è stata la fumata nera da parte dei privati. «Sarà necessario che la progettazione e la realizzazione dell’opera vengano curate direttamente dalla Città di Torino», scrive il Comune nella sua risposta. Senza specificare come e dove verranno reperiti i fondi necessari, né quando si partirà.

 

Tunisia. Frattini: "Proporremo immigrazione circolare" - Il portale dell ...

www.stranieriinitalia.it/.../tunisia-frattini-qproporremo-immigrazione-circolareq.html
20 gen 2011 - L'immigrazione "circolare" è quella in cui i migranti, dopo un certo periodo di lavoro all'estero, tornano nei loro Paesi d'origine. Un sistema più ...

Tutto è iniziato quando è stato chiuso il bar. I 60 stranieri che erano a bordo del traghetto Tirrenia diretto a Napoli volevano continuare a bere. L’obiettivo era sbronzarsi e far scoppiare il caos sulla nave. Lo hanno fatto ugualmente, trasformando il viaggio in un incubo anche per gli altri 200 passeggeri. In mezzo al mare, nel cuore della notte, è successo di tutto: litigi, urla, botte, un tentativo di assalto al bancone chiuso, molestie ai danni di alcuni viaggiatori e persino un’incursione tra le cuccette. La situazione è tornata alla calma soltanto all’alba, poco prima dell’ormeggio, quando i protagonisti di questa interminabile notte brava hanno visto che sulle banchine del porto di Napoli erano già schierate le pattuglie della polizia. Nella nave Janas partita da Cagliari lunedì sera dalla Sardegna era stato imbarcato un gruppo di nordafricani che nei giorni scorsi aveva ricevuto il decreto di espulsione. Una trentina di persone, alle quali si sono aggiunti anche altri immigrati nordafricani. E così a bordo è scoppiato il caos. Il personale di bordo ha provato a riportare la calma ma la situazione è subito degenerata. Per ore la nave è stata in balia dei sessanta scatenati. All’arrivo a Napoli, il traghetto è stato bloccato dagli agenti della Questura di Napoli che per tutta la giornata sono rimasti a bordo per identificare gli stranieri che hanno scatenato il caos in mezzo al mare e per ricostruire bene l’episodio. «Il viaggio del gruppo è stato effettuato secondo le procedure previste dalla legge, implementate dalle autorità di sicurezza di Cagliari – si limita a spiegare la Tirrenia - La compagnia, come sempre in questi casi, ha destinato ai passeggeri stranieri un’area della nave, a garanzia della sicurezza dei passeggeri, non essendo il gruppo accompagnato  dalle forze di polizia. Contrariamente a quanto avvenuto in passato, il gruppo ha creato problemi a bordo per tensioni al suo interno che poi si sono ripercosse sui passeggeri». A bordo del traghetto gli agenti della questura di Napoli hanno lavorato per quasi 12 ore e hanno acquisito anche le telecamere della videosorveglianza della nave. Nel frattempo sono scoppiate le polemiche. «I protagonisti di questo caos non sono da scambiare con i profughi richiedenti asilo - commenta il segretario del Sap di Cagliari, Luca Agati - La verità è che con gli sbarchi dal Nord Africa, a cui stiamo assistendo anche in questi giorni, arrivano poco di buono, giovani convinti di poter fare cio’ che vogliono una volta ottenuto il foglio di espulsione, che di fatto è un lasciapassare che garantisce loro la libertà di delinquere in Italia. Cosa deve accadere per far comprendere che va trovata una soluzione definitiva alla questione delle espulsioni?»  In ostaggio per ore Per ore la nave è stata in balia dei sessanta scatenati, che hanno trasformato il viaggio in un incubo per gli altri 200 passeggeri  21.02.17

Istituto comprensivo Regio Parco La crisi spegne la musica in classe Le famiglie non pagano la retta da 10 euro al mese: a rischio il progetto lanciato da Abbado, mentre la Regione Piemonte finanzia un progetto per insegnare ai bambini italiani la lingua degli immigrati non viceversa.

01.03.17

 

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IL VALORE DELL'ITALIA RISPETTO ALLA FRANCIA

Un bottino da tre miliardi per i ladri di cibo Dai preziosi limoni di Amalfi alle nocciole tonde del Piemonte, tutti i prodotti Igp nel mirino di bande specializzate In Puglia si organizzano ronde per proteggere le olive e in Emilia le forme di formaggio vengono trasferite nei cave

“Armi chimiche sui civili a Mosul” L’ultima atrocità dell’Isis in rotta Un funzionario Onu: tracce di gas mostarda nelle persone ricoverate .

“Innocente ma arrestato cinque volte a Bruxelles Mi credevano l’uomo con il cappello delle stragi” La storia di Faycal, accusato di far parte del commando jihadista “Ora mi sento prigioniero. E ho denunciato la polizia per molestie” .

“Soldi a Fillon per far incontrare Putin e il capo della Total” Si allarga l’inchiesta sul Penelope-Gate, spuntano accuse per falso e truffa Lascia ministro di Hollande, aveva fatto assumere le figlie teenage.

L’AD DI IMPREGILO COINVOLTO NELL’INCHIESTA SUL TERZO VALICO Indagato Salini, il re dei costruttori “Escludete mio cugino dall’appalto”.

Ecco l’hub della scienza che nascerà nell’area di Expo L La prima pietra in estate, la struttura sarà pronta nel 2024 a prima pietra dello Human Technopole verrà posata quest’estate. L’ultima nel 2024, e poi il polo biotech che sorgerà a Rho-Pero, nel primo hinterland milanese, in una parte dell’area di Expo 2015, sarà operativo e a pieno regime per i 1500 ricercatori e addetti che ci lavoreranno, con l’obiettivo di farlo diventare il più grande hub italiano della scienza. È questo il cronoprogramma presentato da Giuseppe Bonomi, amministratore delegato di Arexpo, la società «regista del progetto e che si occuperà dello sviluppo, insieme ad altri attori», che ieri con Stefano Paleari, presidente del comitato di coordinamento Human Technopole, ha illustrato a Palazzo Pirelli a Milano il masterplan della città della scienza. «Questo progetto rappresenta un ulteriore passo importante verso la realizzazione del Parco della Scienza, del Sapere e dell’Innovazione: Human Technopole farà da “catalizzatore” di altri insediamenti incentrati sul settore biomedico, della salute e della qualità della vita». Sarà proprio il progetto del polo scientifico a “condizionare” poi l’intero masterplan di tutta l’area Expo, un milione di metri quadri (di cui la capacità massima edificatoria è di 480 mila mq) in cui sorgerà anche il campus scientifico dell’Università Statale di Milano – che nelle parole di Bonomi e Paleari resta «un valore per Human Technopole» – e per il quale alcuni colossi come Bayer, Roche, Nokia, l’ospedale Galeazzi di Milano e i laboratori della Scala hanno dimostrato il loro interesse. Restano i simboli di Expo Human Technopole, che avrà anche 4 mila metri quadri di verde, sorgerà davanti all’Albero della Vita di Expo. «È stata una scelta simbolica la nostra», ha spiegato Paleari, ricordando che l’opera di Marco Balich «è stata vista da 20 milioni di persone nel mondo, di tutte le etnie e fasce sociali». Ma il vero perno di tutto il centro scientifico sarà Palazzo Italia. «Lo abbiamo fatto anche per motivi pratici, e non solo perché Palazzo Italia è stato, con l’Albero della Vita, l’anima di Expo: questo edificio sarà il primo ad essere pronto ed attrezzato, a giugno 2018, quando enLa cittadella della scienza milanese si estenderà per 35 mila metri quadri di superficie lorda, di cui ventimila saranno occupati da due nuovi edifici, mentre gli altri tre saranno quelli ereditati da Expo. «Abbiamo voluto adottare l’approccio insediativo, facendo sì che si creasse un mix tra ciò che ereditavamo dall’Esposizione Universale e quello che invece volevamo realizzare di nuovo», ha spiegato Bonomi. Come già predisposto dall’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova guidato da Roberto Cingolani, i cinque edifici ospiteranno i sette grandi laboratori del centro di ricerca (genomica oncologica, neuro genomica, nutrizione e alimentazione, big data, scienze della vita, analisi delle decisioni e nanotecnologie), oltre a quattro “facilities”, edifici dedicati alla ricerca. Il primo dei nuovi palazzi sarà pronto a giugno del 2019, mentre il secondo nel 2021. I conti del progetto Il costo complessivo del progetto ad oggi non è dato sapersi, ma in legge di stabilità del 2017 sono già stati stanziati 80 milioni di euro. Il masterplan presentato ieri è definitivo e sarà inserito nella lettera di invito per le società che parteciperanno alla gara per il progetto di tutta l’area ex Expo: l’impresa che vincerà (presentando il business plan migliore) si occuperà dello sviluppo del masterplan e pagherà una concessione ad Arexpo della durata di 99 ann.

Alibaba e Alfa Romeo hanno siglato ieri un accordo con l’apertura su Tmall del flagship store della casa automobilistica, segnando il record di vendite di 350 modelli di Giulia Milano limited edition (foto) in soli 33 secondi durante il “Tmall Super Brand Day”, promozione online di Alibaba. Rodrigo Cipriani Foresio, managing director per il Sud Europa di Alibaba, ha spiegato: «L’alleanza strategica siglata tra Alfa Romeo e la piattaforma Tmall del gruppo Alibaba è stata celebrata da un record: in 33 secondi sono state vendute 350 Giulia Milano. La scelta di lanciare questo modello in esclusiva sulle piattaforme di Alibaba testimonia ancora una volta la volontà del gruppo di continuare a lavorare a fianco di grandi brand come Alfa Romeo per portare il meglio del made in Italy ai consumatori cinesi, la cui domanda per prodotti stranieri continua a crescere». La Giulia Milano è stata venduta a un prezzo di 62.900 dollari. Fca ha inoltre aggiunto sulla piattaforma altre 60 autovetture Quadrifoglio Verde, il modello da oltre 500 cavalli, al prezzo di 148.000 dollari. A.

Q uali scomodi «compiti a casa» ci lascia quest’emozionante, partecipata, Giornata della memoria e dell’impegno? Direi una duplice presa di coscienza. La prima è che non possiamo essere cittadini senza conoscere il nostro passato anche nei suoi aspetti più dolorosi e oscuri, come quelli legati ai delitti e alle stragi di mafia. Una società smemorata è una società irresponsabile, come lo è una società che ricorda solo per convenzione e ricorrenza di calendario. Memoria viva, civile, condivisa è solo quella che genera cambiamento, che pone le condizioni per non ripetere gli stessi errori e per ribellarsi alle passate ingiustizie. Un giudice integerrimo come Bruno Caccia non è morto per avere una lapide o parole di circostanza, ma per un ideale di democrazia che sta a noi realizzare. Ecco allora che la Giornata finisce stasera e ricomincia domani e domani ancora, perché l’impegno per la democrazia è impegno per la vita: la nostra e quella degli altri. La seconda eredità è la consapevolezza che le mafie non sono solo un fatto criminale, ma innanzitutto sociale, culturale e politico. Che gode di complicità e protezioni da un lato, di scarso senso civico e indifferenza per il bene comune dall’altro. Non possiamo sperare di contrastarle se prima non sconfiggiamo la mafia dentro di noi che si chiama corruzione. La corruzione è l’anticamera delle mafie, ed è una peste che oggi si manifesta nell’intreccio sempre più stretto fra criminalità organizzata, politica e economica. Rompere quest’intreccio è compito della politica ma anche nostro. Servono lavoro, scuola, servizi sociali, serve una società più fedele alla Costituzione. Ma serve innanzitutto un risveglio delle coscienze, una maggiore responsabilità di ciascuno di noi. E su questo la Giornata ci ha dato molti motivi di speranza. I veri protagonisti a Locri, e in 4000 luoghi d’Italia, sono stati i giovani. La loro presenza, la loro attenzione, il loro sguardo pulito sono la nostra più grande responsabilità. Non possiamo più illuderli o compiacerli con un’attenzione di maniera, che non sfoci in opportunità concrete di lavoro e di vita. Sarebbe peggio che un errore, sarebbe un suicidio. Saranno infatti i giovani, esclusi oggi dal futuro, a fornirci le coordinate del futuro, tracciare il cammino verso un mondo più umano e più giusto.

Chiamparino rischia di trovarsi con una maggioranza risicata Contro le firme false del Pd l’ultimo assalto della leghista Se il Tar le darà ragione, fuori 8 democratici dal Consiglio regionale BEPPE MINELLO Una nuova assemblea Se il Tar accogliesse il ricorso, 8 consiglieri del Pd dovrebbero lasciare l’aula di Palazzo Lascaris e dalla redistribuzione dei seggi ne trarrebbero vantaggio più di tutti i grillini che diventerebbero, con 12 componenti, il gruppo più numeroso dell’assemblea mentre Chiamparino manterrebbe una maggioranza risicata REPORTERS 1000 firme La lista del Pd di Torino resta valida se si dimostra che almeno 1000 delle 1209 firme raccolte sono valide 27 consiglieri Se escono gli 8 consiglieri Pd, la redistribuzione dei seggi ne darebbe ancora 27 (sono 33) a Chiamparino Tutti, dal primo all’ultimo, ostentano ottimismo: «Al 99% nulla accadrà». Ma quell’1 per cento inquieta. Oggi il Tar affronta l’annesimo attacco di Patrizia Borgarello, l’ex-consigliera provinciale della Lega che ha fatto una ragione di vita il riuscire a ribaltare il voto delle Regionali del 2014 che portarono Chiamparino e il centrosinistra a guidare la Regione dopo il ribaltone del leghista Roberto Cota. Sentenza veloce Dunque, oggi, o comunque velocemente come pretende la legge elettorale, i giudici di corso Stati Uniti potrebbero decidere di accogliere le tesi della Borgarello e del suo legale, Anna Franchino, e cancellare tutti gli eletti del Pd a Torino. Che significherebbe togliere alla maggioranza 8 voti ai 33 che controlla, «licenziando» da Palazzo Lascaris esponenti di primo piano, a cominciare dal presidente del gruppo Pd, Davide Gariglio, e Mauro Laus, numero uno dell’assemblea piemontese. E poi gli assessori Pentenero, i presidenti Gallo e Valle, il vice di Laus, Boeti, e Andrea Appiano e Elio Rostagno. Un terremoto politico. Perché nella successiva redistribuzione dei seggi tolti al Pd il gruppo grillino salirebbe a 12 consiglieri diventando il primo partito in Regione. Certo, ci sarebbe ancora l’appello, ma chi reggerebbe una situazione simile? Le urne diventerebbero un’opzione. Anche se Chiamparino potrà comunque contare su un numero sufficienti di consiglieri: 26 o 27 (su 51) a seconda delle simulazioni. La prima, elaborata dal Csi, assegna un seggio all’Ncd che, nel 2014, non riuscì a entrare a Palazzo Lascaris. Ncd che oggi si chiama Alleanza popolare e che verrebbe rappresentata dall’eterno Giampiero Leo. Leo è già in «panchina» il quale, fatte le premesse di rito («Credo che il Tar non cambierà nulla; con una situazione politica così tormentata andare a elezioni anticipate sarebbe folle») ribadisce il suo «eccellente rapporto con Chiamparino che con Ghigo ha segnato il periodo d’oro di Torino» e , dunque, «sì» lo sosterrà senza se e senza ma. Una seconda simulazione, che arriva dai Moderati di Mimmo Portas, «corregge» quella del Csi là dove assegna un secondo seggio a Fratelli d’Italia e quindi a Roberto Ravello. Per la simulazione dei Moderati, il seggio verrebbe invece assegnato al loro Paolo Musarò, che affiancherebbe Maria Carla Chiapello , eletta nel listino, e Giovanni Maria Ferraris, diventato assessore allo Sport. Insomma, Chiamparino avrebbe ancora 27 voti e l’opposizione 24. Oddio, appello a parte, immaginate il clima da rissa che si creerebbe da quel momento alla primavera del 2019 quando scadrà naturalmente la legislatura. Perchè la prospettiva di 12 grillini sui banchi dell’opposizione galvanizzerebbe la già abbastanza galvanizzata pattuglia del M5s che attacca su tutto, pure il recente via libera al grattacielo è stato motivo di critiche più o meno fondate. In più, il Pd è diviso dalla vicenda congressuale e anche se tutti hanno parole di pace, i due consiglieri bersaniani, Walter Ottria e Silvana Accossato, hanno già costituito il nuovo gruppo di Movimento democratico e progressisti.Quattro processi Il destino di un partito è legato a due firme Un processo penale già chiuso, uno civile a sentenza forse a fine anno, un altro davanti al Tar e quello di oggi ancora davanti al Tar. Ce n’è abbastanza per far girare la testa a chiunque provi a spiegare cosa potrebbe accadere oggi in corso Stati Uniti. A sentire il professor Vittorio Barosio, avvocato del Pd, assisteremo all’estremo tentativo dell’ex-consigliera provinciale della Lega, Patrizia Borgarello e del suo avvocato Sara Franchino, di annullare la lista degli eletti Pd a Torino sostenendo che le 308 firme dichiarate false nel procedimento penale al termine del quale 9 esponenti democratici patteggiarono la pena, devono essere considerate false anche dalla giustizia civile del Tar. Se ciò avvenisse, ed è ciò che verrà deciso oggi dai giudici del Tribunale amministrativo, verrebbe cancellata la lista Pd di Torino che di firme ne aveva raccolte 1209 le quali, decurtate delle 308 oggetto del processo penale, scenderebbero sotto la soglia di mille firme richieste dalla legge perché una lista sia valida. Una pretesa, quella della coppia Borgarello-Franchino apparentemente logica. Ma il Tar, precedentemente alla sentenza del giudizio penale e sempre tirato in ballo dall’ex-consigliera leghista che chiedeva l’annullamento delle elezioni, aveva stabilito, tra le altre cose, che «solo» 211 firme erano state contestate con precisione: «specificatamente dedotte» è il termine tecnico. Tra queste 211 «solo» 169 sono anche comprese fra quelle giudicate fasulle dal successivo procedimento penale. Per le rimanenti 42, per le quali non venne presentata nessuna denuncia penale, il sospetto che siano fasulle è legittimo ma, a giudizio del Tar, dev’essere un procedimento ad hoc a stabilirlo. Borgarello e Franchino si sono rivolte al Consiglio di Stato per contestare la decisione ma sono state respinte. Hanno quindi presentato la querela di falso il cui esito si dovrebbe sapere verso la fine dell’anno. Facciamo due conti: 1209 meno 169 porta le firme a sostegno della lista Pd di Torino a 1040 ed è quindi da considerare ancora valida. Ma a fine anno, alla sentenza della querela di falso, si saprà anche quante delle altre 42 firme sono realmente taroccate. Dunque: perché vincano Borgarello e Franchino dovranno essere 41 (1040-41= 999 firme e il Pd di Torino è cancellato); perchè vincano Barosio e il Pd sono sufficienti 40 falsi: 1040- 40=1000 firme valide e il Pd è salvo. Un margine irrisorio che hanno spinto la Borgarello a tentare nuovamente la sorte, oggi, davanti al Tar.

22.03.17

 

 

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I DUBBI SUI PRESIDENTI AMERICANI

L’Fbi: “Indaghiamo sui legami tra lo staff di Trump e la Russia” Il direttore Comey ascoltato al Congresso nega che Obama abbia ordinato intercettazioni Ma la Casa Bianca non ritratta e rilancia: nessuna prova del coinvolgimento di Mosca .

Quell’intreccio tra 007 e politica che spaventa i presidenti Usa Il capo più potente fu Hoover: compilava dossier su tutti e fu accusato di insabbiare l’indagine sull’omicidio JFK.

Lo zar e l’Operazione scompiglio per paralizzare l’America I legami tra Putin e il presidente Usa fra spie e ricatti a luci rosse Dalla caduta di Flynn ai dubbi su Sessions: così vacilla il potere. Pericoli futuri Il direttore del Federal Bureau of Investigation ha anticipato che le manovre russe non si sono esaurite: «Si potrebbero ripetere alle elezioni di Midterm del 2018 e anche nelle presidenziali del 2020» Ç Europa nel mirino Il numero uno della Nsa ha messo in guardia l’Euoropa: «Mosca sta ripetendo nel Vecchio Continente quello che ha fatto con noi nel 2016.: usa false notizie e hacker per influenzare il voto in Francia e Germania» Ç I blitz di Putin I direttori di Fbi e Nsa sono d’accordo nel definire le azioni del Cremlino come la «manovra coperta più efficace di sempre riuscendo a seminare caos e discordia negli Stati Uniti».

Gli hacker di Mosca A giugno 2016 hacker russi si infiltrano nei pc del Comitato democratico e il mese successivo diffondono informazioni riservate attraverso la piattaforma WikiLeaks 1 Il caso Flynn A febbraio il consigliere per la Sicurezza Flynn si dimette per le telefonate (in un primo tempo negate) con l’ambasciatore russo Kislyak 2 Sessions nella bufera Il ministro della Giustizia Sessions nega in Senato di aver avuto contatti con l’ambasciatore russo in campagna elettorale. Poi ritratta, ammettendo due incontri 3 Il consigliere e i russi Carter Page, consigliere per la politica estera di Trump durante la campagna elettorale, aveva contatti con i russi e fece un viaggio a Mosca a luglio. Trump l’ha poi scaricato .

Campi in Libia per fermare i migranti L’intesa siglata a Roma durante il summit Europa-Africa alla presenza del premier Sarraj Da maggio pattugliamenti nel Mediterraneo con motovedette italiane e personale di Tripol.

“L’Europa sanzionerà i Paesi che rifiutano le quote” L’ultimatum del commissario Avramopoulos: l’Italia non deve ritenersi sola in questa emergenza

LA LOTTA CONTRO LO SPRECO Oltre un terzo dell’acqua si perde nella rete idrica Non tutta quella che paghiamo in bolletta arriva fino alle nostre case Unica nota positiva: negli ultimi tre anni ne risparmiamo l’8,4% in più L’acqua è una risorsa sempre più indispensabile, ma l’Italia continua a sprecarne troppa. Lo dicono i dati Istat elaborati dall’Ispra relativi al 2015: esaminando 116 capoluoghi di provincia si ha una perdita media del 35,4% dell’acqua che viene immessa in rete, con molte zone che superano il 60%. Tra queste ci sono le città di Cosenza, dove si arriva al 76,9%, Frosinone col 71,9%, Tempio Pausania col 68,6%, mentre le perdite minori si segnalano a Macerata col 6,6%, Udine con l’8,8% e Mantova al 9,6%. Il dato non risparmia le grandi città, ad esempio Torino, dove nel 2015 si è disperso il 24,6% dell’acqua, pari a ben 99,4 litri pro capite al giorno, e Milano, dove si perde il 12,2% che equivale a 55,2 litri quotidiani per persona. Scendendo verso sud, a Roma è sprecato il 42,9% dell’oro blu, mentre Napoli si ferma al 34,3%: per la capitale sono quasi 196 litri per abitante persi al giorno, mentre per ogni napoletano se ne disperdono 133,2. Situazione in miglioramento per i consumi, che nel 2015 a livello nazionale sono stati pari a 162,4 litri per abitante al giorno, in calo dell’8,4% rispetto al 2012. Tra i capoluoghi, la maggior diminuzione percentuale si è avuta a Massa, col 36%, mentre Monza è la città col maggiore aumento, del 69%, ed è anche quella che consuma di più, con 230,4 litri per abitante al giorno, mentre Vibo Valentia con 98,4 litri è all’ultimo posto. Consumi elevati si segnalano anche a Sondrio, Pavia, Milano, Lodi, Viterbo, Torino, Catanzaro e Bergamo, tutte superiori a 190 litri pro capite quotidiani, mentre le altre città più virtuose sono Arezzo, Tempio Pausania, Agrigento, Caltanissetta, Sassari, Cosenza, Lanusei, Andria e Reggio Emilia, tutte sotto i 120. Negli ultimi anni hanno abbassato i consumi anche Catania (-32,6%) e Cosenza (-31,9%), mentre li hanno aumentati Viterbo (+35,6%) e Verbania (+19,0%). A Torino si è passati da 218,9 litri pro capite consumati nel 2012 ai 197,6 del 2015, a Milano da 230,7 a 209,3 litri, mentre a Roma c’è stato un calo da 212,1 litri a 181 e a Napoli da 161,3 fino a 154,8 litri quotidiani ad abitante. Grazie al primo dato, spiegano gli esperti dell’ente pubblico ambientale, si comprendono le abitudini delle popolazioni che vivono negli agglomerati urbani, visto che la diminuzione dei consumi è spesso legata a un uso più consapevole della risorsa acqua, alla maggiore efficienza degli elettrodomestici e all’uso del riduttore di flusso nei rubinetti, mentre le perdite di rete portano «un aumento del prelievo di acqua alla fonte, da cui consegue sia un impoverimento della risorsa sia l’esposizione di alcuni territori a disservizi cronici». Nel report viene sottolineato come eccessive perdite di rete possano diventare «un problema sanitario in quanto l’interruzione dell’erogazione dell’acqua può mandare in depressione le condotte con conseguente infiltrazione di detriti, terriccio e liquami dal sottosuolo». Oltre a questo rischio, è ben presente anche quello legato ai pesticidi, presenti sia nelle acque superficiali che sotterranee, con un esame che ha riguardato 54 capoluoghi per un totale di 160 punti di monitoraggio. Il 16,2% dei siti (26 stazioni) ha livelli di concentrazione superiore ai limiti ambientali e riguarda 18 città. Nei campioni che superano i limiti sono spesso presenti miscele di sostanze, fino a un massimo di 34, e tra queste le più ricorrenti sono l’insetticida imidacloprid e l’erbicida glifosate (cercato solo in Lombardia e Toscana). Nelle acque superficiali, campioni contaminati sono stati segnalati in punti di monitoraggio di Biella, Como, Lecco, Milano, Cremona (2), Bergamo, Brescia, Pavia, Mantova, Parma, Ravenna, Pistoia (3), Pisa, Arezzo e Rieti, mentre per quelle sotterranee a Vercelli, Novara, Milano (ben 11 stazioni), Brescia (3), Pordenone (3), Ferrara (2), Chieti e Ragusa (5).

Mangiare una bistecca fiorentina è come bere 100 vasche da bagno il caso O gni giorno ha la sua pena, recita l’adagio. Ma ogni giorno può anche avere più Giornate. Mondiali o internazionali. Ieri era quella della felicità, oggi della poesia, domani dell’acqua. E a seguire, giovedì, quella della meteorologia, venerdì quella «per il diritto alla verità sulle gravi violazioni dei diritti umani e per la dignità delle vittime», sabato quella «di commemorazione delle vittime della schiavitù e della tratta transatlantica degli schiavi». Gran finale, per marzo, lunedì 27 con la Giornata mondiale del teatro. Ma non si pensi che marzo detenga il record: con «sole» dodici Giornate è preceduto da ottobre (17) e maggio (16). E tanti giorni, evidentemente insensibili all’impenetrabilità dei corpi, possono contenere più Giornate: oggi, per esempio, oltre che la poesia si celebrano anche le foreste. E il 1° maggio? Vi credevate che fosse soltanto la festa dei lavoratori, invece è pure la Giornata mondiale della risata. Mentre il 21 giugno è la Giornata della Sla, ma anche della «lotta a leucemia, linfomi e mielomi» e (forse per risollevarsi il morale) della musica. Ma meglio di tutti va al 2 ottobre: Giornata a) della nonviolenza; b) del sorriso; c) dei nonni; d) degli angeli custodi. Occasioni importanti per sensibilizzare sui tanti problemi del nostro mondo, accanto ad altre - come dire? - «fantasiose». Ma una bulimia celebrativa che fa singolare e forse non casuale contrasto con la propensione a dimenticare tutto e in fretta, e che in qualche caso può essere un modo comodo per risciacquarsi la coscienza e poi tutto come prima. Su un vecchio manifesto dell’8 marzo era scritto «8 marzo, festa della donna. E tutti gli altri giorni?». Ecco, va bene sempre. Dal sorriso alla schiavitù il supplizio delle giornate Il punto 6,6% Macerata Con il 6,6% Macerata è il capoluogo in cui viene dispersa meno acqua nel trasporto -36% Massa La città toscana è quella in cui si è avuto il calo minore nei consumi -69% Monza È la città in cui c’è stato il calo di consumi più consistente 16,2% Inquinati La percentuale di siti risultati inquinati dai pesticidi Fonte di vita L’acqua è un bene prezioso, l’Italia ne perde ogni anno un terzo nei meandri dei suoi acquedotti Un caffè Una tazzina di caffè contiene 75 millilitri di liquido ma in realtà ha un valore di acqua virtuale pari a 140 litri. Questo a causa della produzione, dell’imballaggio e del trasporto Un hamburger La carne è uno dei prodotti a più alto consumo di acqua virtuale visto che la vita di una mucca è molto più lunga di quella di una mela. Un hamburger vale per esempio 2400 litri Una T-shirt Non solo prodotti alimentari, anche gli oggetti hanno una valore in termini di acqua virtuale. Per esempio indossando una T-shirt stiamo vestendo qualcosa come 2700 litri di «oro blu» Una patata Ci sono prodotti che hanno un basso impatto, per esempio le coltivazioni. La loro vita è breve e, come per il pascolo confrontato all’allevamento, sfrutta soprattutto l’acqua piovana.

LE FRASI IL GIORNO DOPO LA VISITA DI MATTARELLA E IL RICORDO DELLE VITTIME DEI CLAN Scritte sulla chiesa antimafia “Più lavoro, meno sbirri” Sui muri del Vescovado di Locri un attacco anche contro don Ciott.

Lanciano, il bambino è autistico tre scuole gli rifiutano l’iscrizione La madre si è rivolta al sindaco e alla polizia Il ministero ha subito avviato gli accertamenti.

Asti Telefono Arancione, aiuti a 50 imprenditori in difficoltà In un anno di attività con il Telefono arancione, l’associazione San Giuseppe Imprenditore ha gestito 50 casi di imprenditori e aziende in difficoltà. E’ il primo bilancio dell’associazione fondata da Lorenzo Orsenigo, ex imprenditore obbligato al concordato per tutelare i suoi 180 dipendenti. Dalle vicende personali l’idea del Telefono arancione (02-3790.4770), servizio di ascolto e aiuto per imprese in difficoltà, gestito da ex imprenditori e professionisti con il supporto degli operatori del call center Phonetica: «Stiamo aiutando decine di titolari d’azienda ad affrontare il dramma della crisi e del fallimento – ha spiegato Oresenigo durante l’incontro ad Asti – Oltre 200 le chiamate ricevute, una cinquantina i casi presi in carico». Ora un nuovo progetto: l’Accademia di San Giuseppe. «Il 23% dei leader di aziende famigliari ha più di 70 anni e deve affrontare il tema della successione aziendale – ha spiegato Sandro Feole, commercialista e responsabile dello staff tecnico-giuridico del Telefono Arancione – L’Accademia si pone proprio in questa fase, per trasmettere valori e metodi fondati su forme di buona imprenditoria, per aiutare nella gestione del passaggio generazionale».

La gara prevista nel 2018 Parco della Salute, 18 milioni per bonificare l’area Avio-Oval Un investimento di 18 milioni, a fronte di una gara che partirà nel 2018, per garantire la sicurezza e quindi il riutilizzo di quella che è stata un’area industriale. Tappa dopo tappa comincia il percorso che porterà alla nascita del Parco della Salute di Torino, il futuro polo ospedaliero, didattico e di ricerca previsto in zona Lingotto. Ieri la giunta regionale, su proposta dell’assessore alla sanità Antonio Saitta, ha approvato una modifica al documento di programmazione dell’insediamento. La delibera prevede una nuova articolazione degli interventi previsti, con la ridefinizione di una specifica voce riguardante la bonifica dell’area AvioOval, sulla quale sorgerà l’opera. Tema delicato, quello delle bonifiche: fanno fede le polemiche che tuttora chiamano in causa quelle effettuate sotto la superficie del terreno che ospita il grattacielo destinato ad accorpare tutti gli uffici della Regione. Nello specifico, la bonifica verrà effettuata attraverso una gara di appalto dal valore di 18 milioni e 480 mila euro, in gran parte finanziata con fondi statali ex articolo 20 (per 17 milioni e 600 mila euro) e con un contributo regionale di 880 mila euro. Dall’assessorato alla sanità, in corso Regina Margherita, precisano che non si tratta di un aumento di spesa: il costo rientra fra quelli già previsti per la realizzazione del Parco della Salute. La procedura del bando di gara anticiperà quella per l’individuazione del soggetto privato che si occuperà della costruzione e della gestione della parte non sanitaria del complesso. La documentazione con la nuova articolazione degli interventi verrà ora, come da prassi, inviata al nucleo di valutazione del Ministero della Salute. «Con questa delibera aggiungiamo un nuovo importante tassello verso l’avvio del Parco della Salute – commenta l’assessore Saitta -. Dopo l’individuazione della stazione appaltante nell’azienda ospedaliera universitaria Città della Salute e dopo la pubblicazione dell’avviso di consultazione preliminare per individuare l’advisor che seguirà gli aspetti giuridici, legali ed economici connessi alle procedure. L’obiettivo, per quanto riguarda le bonifiche dell’area, è di far partire effettivamente la gara all’inizio del 2018». Come si premetteva, sarà un percorso parallelo alla ricerca dell’advisor. La Città della Salute, proprio in qualità di stazione appaltante, ha pubblicato un avviso di consultazione preliminare per individuare l’advisor esterno che seguirà l’azienda sanitaria in tutti gli aspetti di natura giuridica, legale ed economica connessi alla formulazione delle procedure di gara: in questo modo un ente terzo garantirà la trasparenza di tutti gli atti e tutelerà anche dal punto di vista finanziario l’intera operazione, oltre a fornire assistenza per i primi due anni di gestione del contratto. Un percorso parallelo, anche, alla ricerca dei finanziamenti privati indispensabili per integrare la quota pubblica: i prossimi mesi diranno se l’interesse ultimamente manifestato verso il progetto da alcuni grandi fondi di investimento si concretizzerà o meno.

21.03.17

 

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VOGLIA DI SICUREZZA

Il Palazzo di Giustizia senza pm Così i reati restano impuniti Tempio Pausania, il tribunale è in emergenza organico: “Ma nessuno ci ascolta.

20.03.17

 

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RENZI DICEVA

L’allarme del Viminale sugli sbarchi Le previsioni del governo: “Quest’anno gli arrivi saranno 70 mila in più del 2016” Accoglienza da ripensare: il piano di 2,5 migranti per mille residenti non basterà. Motovedette italiane-libiche Già da aprile la guardia costiera libica potrebbe cominciare a pattugliare le proprie acque territoriali con le 10 motovedette riparate e messe a disposizione dall’Italia. «C’è bisogno di risultati», ha ribadito ieri, in una riunione al Viminale, il comitato misto Italia-Libia. 15.852 da inizio anno Numero dei migranti sbarcati dal primo gennaio 2017 a ieri (14 marzo 2017) +67% rispetto al 2016 Nei primi 73 giorni del 2016 gli sbarchi erano stati 9,496: l’aumento è del 66,93% 181.436 in tutto il 2016 Nell’anno scorso si è registrato il record di sbarchi sulle coste italiane 521 già morti nel 2017 Vittime in mare al 5 marzo secondo l’Organizzazione internazionale delle migrazioni.

Sotto accusa le navi delle Ong “Usate come taxi dagli scafisti” Il 40% dei salvataggi è effettuato da organizzazioni umanitarie Inchieste di tre procure sui presunti contatti con i trafficanti . L’accusa di Frontex, l’agenzia europea che si occupa dei confini dell’Unione europea, è a pagina 32 del Rapporto Risk Analysis 2017: «È chiaro che le missioni al limite e occasionalmente all’interno del limite delle 12 miglia, in acque libiche, hanno conseguenze non desiderate». E cioè che per gli scafisti è fin troppo facile stipare all’inverosimile i gommoni, e mandarli in mare addirittura senza acqua da bere, senza carburante, senza salvagente. Tanto ci sono le navi delle Ong lì pronte. Il direttore di Frontex, Fabrice Leggeri, è andato oltre: «Le Ong non collaborano con noi». Già, perché collaborare con le polizie europee, questa è Frontex, va contro la filosofia di molte Organizzazioni non governative. Così accade che gli scafisti preferiscano spedire i gommoni in bocca alle navi umanitarie evitando quelle della missione militare europea Eunavfor Med: quest’ultime, infatti, hanno salvano i migranti, ma poi affondano barconi e gommoni (380 imbarcazioni distrutte), e individuano gli scafisti (110 soggetti) che consegnano alla magistratura italiana. Dato che non sono poliziotti, invece, i volontari non affondano i gommoni, e si è saputo che spesso gli scafisti restano in area per recuperarli. InolGasparri, condiviso della maggioranza. «Durante il 2015 e i primi mesi del 2016 - scrivono - i trafficanti hanno istruito i migranti ad effettuare telefonate via satellite al Maritime Rescue Coordination Centre di Roma per avviare salvataggi mirati in alto mare. Le operazioni di salvataggio sono state principalmente effettuate dalle forze del- 160 per barcone Nel 2016 la media di persone caricate è salita a 160, contro le 90 del 2015 12 miglia È l’ampiezza massima delle acque territoriali, oltre cui le missioni non dovrebbero spingersi tre, li inzeppano più di prima: se nel 2015 ogni gommone portava una media di 90 persone, nel 2016 si è balzati a 160. Lo spazio delle taniche di acqua e di carburante ora è per i disgraziati. Il problema è stato portato all’attenzione del Parlamento nei giorni scorsi, con un ordine del giorno dei senatori di Forza Italia, Paolo Romani e Maurizio l’ordine italiane, Eunavfor Med o Frontex, con le navi Ong coinvolte in meno del 5 per cento dei casi. Dal mese di giugno 2016 il modello è stato invertito. Il numero di telefonate satellitari per Roma è diminuito drasticamente al 10% e le operazioni di soccorso delle Ong sono oltre il 40 per cento di tutti i salvataggi». In effetti c’è stata una vera impennata dei salvataggi in mare a cura delle Ong: 1.450 persone nel 2014, 20.063 nel 2015, 46.796 nel 2016. Tutti migranti che finiscono in Italia. Almeno tre Procure indagano (Palermo, Catania e Trapani). Nel capoluogo etneo il procuratore Carmelo Zuccaro sta studiando la situazione: «Stiamo acquisendo dati - dice - e non appena avranno un senso compiuto li porterò alla Commissione parlamentare Schengen». Potrebbe accadere il 24 marzo. Zuccaro distingue tra le Ong «di chiara fama» e quelle sconosciute. «Ci sono tantissime Ong che sono nate per l’occasione, molte in Germania». La procura avrebbe a disposizione rapporti riservati di Frontex con informazioni raccolte anche in Libia, dei servizi segreti, e della Marina militare italiana.

Il dispaccio segreto degli Stati Uniti “L’Italia si riprenderà solo nel 2025” Il crudo report a Washington prima dell’ultima visita di Renzi di ottobre “La riforma costituzionale sbloccherà piani importanti, banche vulnerabili. F a tremare i polsi, la previsione dell’ambasciatore americano a Roma John Phillips: «Di questo passo, l’economia italiana non tornerà ai livelli pre crisi almeno fino al 2025». Dieci anni di vacche magre, che «allargheranno ulteriormente il gap tra il Paese e i suoi pari europei meglio performanti». Un giudizio che impressiona per la sua gravità, mentre l’Italia si divide in scontri e diatribe fuori dal tempo, e per la sua vicinanza, dato che sta in un rapporto scritto appena sei mesi fa. È il 4 ottobre del 2016, quando Phillips invia al segretario di Stato John Kerry questo cable classificato Secret, che La Stampa ha ottenuto nel rispetto delle leggi americane. S’intitola «Italy: Scenesetter for the Official Visit of PM Matteo Renzi, October 18», e serve a preparare la Casa Bianca per la visita del premier, e l’ultima cena di Stato offerta da Obama. L’Europa traballa sotto il peso della Brexit e dell’ondata populista, l’America va verso la sorprendente elezione di Donald Trump, e l’Italia si prepara a votare nel referendum costituzionale. L’appoggio di Washington per Renzi è netto, perché lo vede come una delle poche ancore di stabilità rimaste, e sul referendum va oltre la politica: «Se approvata, la riforma costituzionale restituirebbe anche all’esecutivo la competenza esclusiva per le grandi infrastrutture, l’energia e altri progetti di sviluppo di interesse nazionale. Sotto il sistema attuale - spiega Phillips - il governo centrale e quelli locali condividono “competenze concorrenti”. La derivante sovrapposizione burocratica dà a ciascuna autorità locale un potere di veto de facto, che risulta in costi elevati e imprevedibili, e frequenti ritardi per i grandi progetti. Ciò complica i tentativi dell’Italia di attirare investimenti stranieri e aggiornare la rete delle infrastrutture». Dunque Washington appoggia il referendum anche per ragioni economiche molto concrete: «Questa riforma dovrebbe sbloccare progetti critici che l’opposizione regionale ha ritardato per anni, come la Trans Adriatic Pipeline e la diffusione nazionale dell’high speed broadband (la banda larga, ndr)». Il paragrafo intitolato «Economy Slowly Recovering from Recession» spiega nel dettaglio le preoccupazioni degli americani: «L’Italia è emersa da tre anni di recessione nel primo trimestre del 2015, ma il Pil rimane oltre nove punti sotto il suo picco pre crisi, e resta ben al di sotto della media europea. Il 27 settembre il governo ha abbassato l’obiettivo di crescita, a causa del significativo apprezzamento dell’euro, la continua assenza di inflazione e l’incertezza globale seguita alla Brexit. Come lascito della crisi finanziaria, Roma ha aumentato il debito pubblico a 2,1 trilioni di euro, cioè il 132% del Pil, un livello secondo solo alla Grecia». Phillips chiarisce anche il motivo concreto della preoccupazione: «La capacità fiscale dell’Italia resterà severamente limitata per decenni, incluse nuove spese per la difesa». Quindi segue la raggelante previsione sull’economia, che non si riprenderà almeno fino al 2025. Phillips nota che Roma è una forte sostenitrice della Transatlantic Trade and Investment Partnership, cioè l’accordo per i liberi commerci tra Usa e Ue che Obama sostiene. L’America è il suo primo mercato fuori dall’Europa, e quello che cresce più velocemente: «Le esportazioni chiave verso gli Usa sono le auto, come la Jeep Renegade e la Fiat 500, i prodotti farmaceutici e i macchinari industriali». Purtroppo, però, «l’Italia è solo all’ottavo posto nell’Eurozona come destinazione degli investimenti diretti americani, nonostante compagnie come Amazon, Apple, Ge, Cisco e Ibm LAPRESSE / SIPA USA I NODI DEL PAESE PAOLO MASTROLILLI INVIATO A NEW YORK Retroscena abbiano annunciato operazioni di grande profilo nel 2016. Il clima degli investimenti è difficile per la burocrazia ingombrante e un sistema sclerotico della giustizia civile. Renzi ha fatto progressi nell’attuare riforme strutturali e misure per stimolare la crescita, ma l’applicazione è a macchia e molto resta ancora da fare». L’ambasciatore sottolinea che «la Brexit ha provocato uno shock nei mercati finanziari e nel settore bancario italiano». Secondo Phillips «le banche sono particolarmente vulnerabili agli shock esterni, perché i loro bilanci sono appesantiti da prestiti non performanti che costituiscono il 17% del totale». Per fortuna «non ci sono segni di una corsa agli sportelli o crisi di liquidità. Il sistema bancario rimane solido e, con l’eccezione del Monte dei Paschi di Siena, ha fatto meglio di quanto ci si aspettasse negli “stress test” europei». La prospettiva, però, resta incerta: «Ci vorranno anni, e un solido ritorno alla crescita, affinché le banche italiane si ottimizzino». Con queste premesse, il 18 ottobre Renzi viene ricevuto alla Casa Bianca. Poco dopo Trump vince le presidenziali, il referendum costituzionale viene bocciato e il premier si dimette, nonostante Barack gli chieda di rimanere. I problemi però restano gli stessi, perché tutti gli ambasciatori americani degli ultimi venti anni, Sembler e Spogli inviati da Bush, Thorne e Phillips da Obama, hanno condiviso queste riflessioni bipartisan. Probabilmente le ripeterà anche Lew Eisenberg, il finanziere scelto da Trump per Via Veneto, ma intanto l’Italia si divide su altro.

Francia, indagato Fillon “Appropriazione indebita” Il candidato dei Repubblicani incriminato per gli incarichi a moglie e figli E Macron va sotto inchiesta per una trasferta extralusso a Las Vegas.Tra scandali e sospetti nA gennaio «Canard Enchaîné» scrive che Penelope avrebbe intascato 800 mila euro lordi in 8 anni come assistente parlamentare del marito. Ma si tratterebbe di un impiego fittizio nLo scandalo si allarga a due dei cinque figli di Fillon: tra il 2005 ed il 2007 guadagnarono come assistenti parlamentari 84.000 euro a testa mentre erano studenti nDopo essersi scusato con i suoi elettori, il 5 marzo Fillon parla davanti a 40 mila persone a Trocadero. Il giorno dopo il partito repubblicano gli conferma l’appoggio .

Erdogan alza il tiro contro L’Aja “Colpevole della strage di Srebrenica” Il presidente accusa anche la Germania: ospita i terroristi L’appello al mondo islamico: aiutate la Turchia a proteggersi.

MOSCA NEGA, MA GLI USA CONFERMANO LA PRESENZA DI DRONI E DI UN AEREO DA TRASPORTO Libia, truppe speciali russe inviate in soccorso di Haftar I militari sarebbero arrivati in una base dell’Egitto occidentale L’uomo forte di Tobruk riconquista i terminal petroliferi sulla costa.

COLLINS, EX COMMISSIONE “Il Sant’Uffizio respinse il tribunale per i pedofili” In una lettera aperta al cardinale Gerhard L. Mueller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, pubblicata dal National Catholic Reporter, l’irlandese Marie Collins ribatte a un’intervista del capo dell’ex Sant’Uffizio, chiarendo perché il 1° marzo lei, ex vittima di abusi di un sacerdote, si è dimessa dalla Commissione pontificia. Collins replica a Mueller su quello che lui chiama «progetto» su un «tribunale dei vescovi» che coprono i preti pedofili annunciato nel 2015 in seno alla Congregazione, accantonato «dopo un dialogo intenso fra vari dicasteri coinvolti nella lotta contro la pedofilia nel clero». «Era solo un progetto, dice?», chiede Collins, ricordando l’annuncio vaticano del 10 giugno 2015 circa «l’istituzione di una nuova Sezione Giudiziaria nella Congregazione per la Dottrina della Fede e la nomina di personale stabile che presterà servizio nel Tribunale Apostolico» e l’approvazione da parte del Papa che aveva anche autorizzato «risorse sufficienti per tali fini». E aggiunge: «La Commissione pontificia l’ha raccomandato, il Consiglio dei cardinali e il Papa l’hanno approvato, e poi è stato respinto dalla sua Congregazione».

I CONTI 2016 DI VOLKSWAGEN MEGLIO DEL PREVISTO NONOSTANTE IL PESO DEL DIESELGATE COSTATO FINORA 23 MILIARDI Müller disegna la nuova Vw Auto elettriche e su misura L’ad non esclude alleanze. “Ma con Marchionne oggi non ci sono contatti” .

LA TECNOLOGIA DEGLI IMPULSI LASER Pc 100 mila volte più veloci con gli elettroni addomesticati nImpulsi di laser ultraveloci aprono la strada a dispositivi elettronici 100 mila volte più potenti di quelli attuali e rendono più vicina la nascita di un’elettronica basata sulla luce. Lo studio dell'università tedesca di Marburgo segna un importante passo in avanti per i computer quantistici del futuro. Per la prima volta è stato messo sotto controllo il movimento, spesso caotico, degli elettroni, «avvolgendoli» in lampi di luce. Questi si verificano all'interno di un cristallo semiconduttore e hanno una velocità da record: appena 100 milionesimi di miliardesimo di secondo.

Esperti a confronto “La tiroide lavora meglio assumendo sale iodato” «Quando abbiamo una gomma a terra l’auto non si può muovere. Ma anche se è sgonfia rischiamo di avere un incidente. Allo stesso modo, anche una tiroide che non funziona a dovere può risultare pericolosa per l’organismo». Con questa metafora automobilistica Ezio Ghigo, docente di Endocrinologia e Direttore della Scuola di Medicina dell’Università di Torino, ha fatto il punto sulle problematiche di questa ghiandola, troppo spesso sottovalutata ma fondamentale per l’organismo. L’occasione è stata offerta dall’incontro «Come mantenere in salute la tiroide: una farfalla delicata» organizzato da La Stampa al Centro Congressi dell’Unione Industriali. Insieme a Ghigo c’erano i maggiori rappresentanti dell’endocrinologia torinese: Emanuela Arvat, docente universitario e primario di Endocrinologia Oncologia della Città della Salute di Torino, Nicola Palestini, del Dipartimento di Chirurgia Città della Salute, Fabio Orlandi, professore associato e Primario di Endocrinologia dell’Ospedale Gradenigo Humanitas, Paolo Limone, primario di Endocrinologia dell’Ospedale Mauriziano, Rita Morales, medico di Medicina Generale. «La funzione della tiroide è fondamentale per l’accrescimento e lo sviluppo nonché per normali funzioni nervose, cardiovascolari e metaboliche» ha ancora sottolineato Ghigo. «Ciò che conta - ha ribadito Rita Morale- è sapere che il medico di medicina generale è il primo punto di riferimento per individuare eventuali problemi e poi attivare le contromisure». Fabio Orlandi ha ricordato invece una volta di più l’importanza dell’assunzione del sale iodato, soprattutto in Piemonte dove storicamente ci sono state aree in cui si sviluppavano gozzi legati proprio alla carenza di iodio, il «carburante» per la tiroide. «Assumere sale iodato, senza esagerare, rappresenta il modo migliore per far lavorare correttamente la tiroide e ridurre il rischio che, proprio per il superlavoro legato alla carenza di iodio, si creino noduli».

Valli di Lanzo Trovata una lupa uccisa a fucilate Contro i lupi si comincia a sparare. L’altro giorno i carabinieri del Gruppo Forestale di Torino hanno rinvenuto la carcassa di una lupa adulta nei boschi di località «Cornala» di Monastero di Lanzo. Per gli investigatori l’esemplare è stato «abbattuto da dei colpi di arma da fuoco». I dubbi che restano dovrebbero essere fugati stamattina, dai veterinari dell’Università di Torino che effettueranno l’autopsia sull’animale. Stessa zona I resti sono stati ritrovati nella stessa zona, tra i boschi di Coassolo e Monastero dove, alcuni giorni fa, un branco di lupi avrebbe addirittura sbranato prima un capriolo e poi un volpino, lungo le rive del torrente Tesso. E, così, riesplode la polemica tra chi, come i cacciatori e gli allevatori, vede questi predatori come un flagello in continua crescita; e gli ambientalisti, da sempre impegnati nella tutela del lupo, protetto dalla legge. «Fuori controllo» Non ha dubbi Alessandro Bassignana, il vice presidente regionale di Federcaccia. «Ora ci chiediamo quanti siano veramente i lupi sulle montagne del Piemonte e del Torinese – allarga le braccia Bassignana -. Secondo noi la situazione è completamente fuori controllo perché, ultimamente gli avvistamenti dei lupi e il ritrovamento di carcasse, sono sempre più frequenti. È ora che del “problema lupo” se ne occupi seriamente la politica. E poi a Giaveno è stato dimostrato che possono attaccare l’uomo, questo vuol dire che stanno mutando anche il loro comportamento, non hanno più paura dell’uomo». Per l’assessore regionale all’Agricoltura Giorgio Ferrero: «Il tema è molto serio e delicato, anche perché il numero dei capi che si spostano sulle Alpi sarebbe in leggero aumento. Ma non si può certo sparare ai lupi, perché più che un atto di bracconaggio è un atto di banditismo molto pericoloso». Tra un mese i risultati Ancora qualche settimana e saranno pronte le statistiche elaborate dagli esperti, che serviranno a redigere una stima della presenza del lupo sulle Alpi. Il primo dato preciso e affidabile sulla diffusione degli animali. «Sarà il coronamento di due anni di intenso lavoro, portato avanti da circa 500 operatori specializzati appartenenti a tutto il mondo istituzionale Corpo Forestale, Città Metropolitana, Regioni, i Parchi e i Comparti Alpini – precisa Francesca Marucco, il responsabile scientifico del progetto Life Wolfalps -. Sono stati analizzati geneticamente 1500 campioni, solo con uno sforzo del genere si può pensare di fare una stima dei lupi presenti sull’arco alpino.

Politecnico Il portale online per scoprire oggetti intelligenti Lo speed date della ricerca propone 116 progetti Un portale online che permetta alle aziende di conoscere i brevetti e la ricerca più avanzata con cui aggiornare la propria produzione. Si chiama Knowledge share ed è stata lanciata dal Politecnico insieme a Intesa Sanpaolo. Già raccoglie le idee più varie: dal drone componibile che si può stampare in 3D alla mano bionica passando per un sistema di diagnosi prenatale automatica. Sono i progetti presentati ieri alle aziende (ben 116) dal Poli, con una sorta di speed date della ricerca: una delle iniziative, alla seconda edizione, volute per non lasciare in un cassetto i brevetti. Ma il progetto del portale è destinato a espandersi rapidamente: perché l’idea è quella di coinvolgere gli altri atenei italiani e realizzare un’unica piattaforma con schede che mostrino prototipi e utilità della ricerca. «Un elenco di potenzialità a cui le aziende e chiunque sarà interessato potrà attingere», spiega il vicerettore Emilio Paolucci. Il portale ha l’appoggio del Netval, che raccoglie 56 università e sei enti di ricerca. Il Poli, da solo, deposita tra i 40 e i 50 brevetti l’anno. Un numero cresciuto notevolmente negli ultimi anni. Ieri l’ateneo ha fornito i risultati della prima edizione dello speed date con le aziende: nel 2016 per 15 brevetti sono stati attivati contratti e progetti congiunti. Tema di quest’anno era l’Industria 4.0, e ha partecipato con i suoi brevetti anche Tim. Pierpaolo Marchese, referente dell’azienda, ha indicato le priorità nella rete 5G, che proprio a Torino sarà sperimentata come prima città in Italia, nei big data, le moli di dati che ogni giorno produciamo, e negli «oggetti intelligenti». Secondo il Poli, i settori più richiesti dal mercato sono elettronica e Ict, «ma anche architettura, soprattutto progettazione». I brevetti vanno dall’aerospazio, con una tecnica che permette di misurare tutti i parametri di volo con un apparato molto piccolo, a un sandwich di alluminio che contiene un sistema antigelo nei pannelli alari. C’è l’ambito biomedicale, con l’esoscheletro robotizzato per la riabilitazione delle gambe e l’orologio da polso che in realtà è un elettrocardiografo, o ancora una tecnica ecografica innovativa dell’idratazione dei pazienti. Ci sono i fanghi che derivano da scarti di lavorazione da usare nell’edilizia, e la carrozzina capace di salire le scale. Ma, dicono dall’ateneo, «azienda e ateneo fanno un percorso insieme prima di arrivare a mettere un prodotto sul mercato». All’incontro erano presenti Fabio Spagnuolo di Intesa Sanpaolo, Dario Gallina dell’Unione Industriale di Torino e Fabrizio Gea di Confindustria Piemonte, che ha parlato degli «hub» che nasceranno in ogni regione per assistere le aziende nel passaggio all’Industria 4.0: «Il trasferimento tecnologico dalle università è il modello che useremo negli hub».L’Università rinnova l’intesa con il Technion L’asse di ricerca e conoscenza che collega Torino ad Haifa Tra i progetti, pomodori che resistono alla siccità e lotta ai tumori.

Circoscrizione 5/ Madonna di Campagna Dalla sopraelevata da abbattere crollano pezzi di intonaco .

15.03.17

 

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RENZI = TRUMP ROVINANO I LORO PAESI. GO HOME !

L’ex procuratore di Torino Bruno Caccia venne ucciso perché osò «sbattere» fuori dal suo ufficio alcuni `ndranghetisti che «cercavano un approccio per convincerlo ad aggiustare indagini e processi», ma lui era «inavvicinabile e incorruttibile». Sarebbe racchiuso in queste parole il movente dell’omicidio avvenuto nel 1983, come ricostruito ieri dalla testimonianza del giovane pentito Domenico Agresta nel processo milanese a carico di Rocco Schirripa, arrestato nel dicembre 2015 come uno degli esecutori materiali del delitto e che ebbe come mandante Domenico Belfiore, già condannato in via definitiva all’ergastolo. Storia criminale Domenico Agresta, 28 anni, è l’ultimo collaboratore di giustizia che ha affidato i suoi segreti alla Dda di Torino. Fa dichiarazioni dirompenti: «La mia famiglia mi ha abbandonato completamente. Nessuno mi viene a trovare più». E così, se mai qualcuno avesse ancora dubbi sull’esistenza dell’altissimo livello di infiltrazione e radicamento delle cosche mafiose di origine calabrese nel tessuto sociale, produttivo, politico-economico del Nord Ovest, da ieri - dopo la deposizione fiume del più giovane pentito della’ndrangheta -, quei dubbi, non ci sono più. Ha dato una lucida ricostruzione di 30 anni di mafia, passata pressoché indenne per tre secoli. Al processo Caccia, che si celebra a Milano, sul banco degli imputati c’è - per ora - solo Rocco Schirripa, manovale delle ‘ndrine accusato di avere fatto parte del commando che uccise l’allora procuratore. Agresta si esprime in un italiano fluente, sceglie i termini con cura, è esauriente. Ha una memoria di ferro. Conferma, interrogato dal pm Marcello Tatangelo, di avere sentito dal padre Saverio Agresta che Schirripa e Franco D’Onofrio hanno ucciso il procuratore. «C’era anche Cosimo Crea che gli ha risposto: “E vi pare che non le so queste cose compare Saverio?» Spiega che D’Onofrio (indagato per omicidio a piede libero) è già negli anni Ottanta saldamente legato alla ‘ndrina Belfiore: «Quando Mimmo fu arrestato, D’Onofrio si occupava del mantenimento della famiglia» del boss mandante. Spiega che D’Onofrio è un esponente di altissimo rilievo della ’ndrangheta (“Ha la crociata e ha retto anche il locale di Moncalieri”); un punto di riferimento a livello nazionale. Altre rivelazioni Poi disegna la linea di comando del racket, passando dal padre Saverio, dallo zio Antonio e prima ancora dal nonno Domenico: «Da 100 anni gli Agresta sono ‘ndranghetisti». Per chiudere con le alleanze con la famiglia Crea, con i Belfiore, i Mazzaffero. Poi racconta delle paure di Renato Macrì, protetto dagli Agresta ma malvisto dalle famiglie alleate, che teme di essere ucciso. «Quelli sparavano quando tu non eri ancora nato» gli disse il boss in carcere. Quelli sono Schirripa e D’Onofrio, con il loro delitto eccellente stampato nella memoria collettiva dei mafiosi. Con Placido Barresi, il mediatore, «i calabresi lo portavano sul palmo di mano, come un Dio», con i suoi 12 delitti, la sua finta dissociazione «senza coinvolgere nessuno», solo un modo «per non scontare l’ergastolo», un modo elegante per sfuggire alla galera. Agresta ha fatto riferimento ad altri fatti di sangue in cui D’Onofrio e Schirripa sarebbero coinvolti. Non fa nomi di vittime: «Ho parlato con Torino, non posso dire altro»

Tribunale Pasionarie No Tav assolte per il sit-in Due storiche attiviste del movimento No Tav, Nicoletta Dosio e Marisa Meyer, 71 e 72 anni, della Valle di Susa, sono state assolte dall’accusa di aver improvvisato una manifestazione di protesta all’interno del cantiere di Chiomonte. Il 20 settembre 2014 le due donne parteciparono a una visita ispettiva di una delegazione guidata dall’europarlamentare Eleonora Forenza. La Dosio si ammanettò al trenino di servizio usato dagli operai per lavorare nel tunnel, poi si sedette sul selciato; la Meyer le restò accanto, in piedi. Al sit-in, che come ha sottolineato la difesa «durò cinque minuti e diciannove secondi», prese parte anche la Forenza, che però non è stata imputata. «L’accusa - spiegano gli avvocati Valentina Colletta e Danilo Ghia - era di inosservanza dei provvedimenti dell’autorità perché qualcuno ordinò alle donne di allontanarsi. Ma quel “qualcuno” era un tecnico di Ltf (la società che si occupava dei lavori -ndr) e non c’erano problemi di ordine pubblico. Gli operai, peraltro, in quel momento erano in pausa.

BRACCIO DI FERRO ALLA FARNESINA “Sgradito a Trump” L’ambasciatore italiano adesso rischia il posto A un anno dalla nomina Varricchio sembra in bilico: “Vicino ai democratici” Il diplomatico cerca la sponda di Renzi. L’ipotesi del cambio con Londra. I DOCUMENTI DEL DIPARTIMENTO DI STATO “Renzi dovrà temere i suoi” Il dossier premonitore degli Usa I dispacci inviati a Washington nel 2014, alla vigilia dell’insediamento del nuovo governo “L’agenda è ambiziosa, ma la vera sfida sarà la divisione all’interno del suo stesso partito.

“Viola adesso ha un’altra famiglia” Respinto il ricorso dei genitori-nonni I coniugi di Alessandria continueranno a non vedere la loro bimba di 7 anni

La Scozia non rinuncia al suo sogno Nuovo referendum per l’indipendenza La leader accusa: non vogliamo la vostra Brexit, via l’iter per la secessione nel 2019 La Camera boccia gli emendamenti approvati dai Lord: ok formale per l’addio all’Ue.Theresa e Nicola, il duello tra nemiche perfette Carriera, istruzione e ideali: due premier agli antipodi «La Scozia diventerà indipendente prima della mia morte». Settembre 2014, lo Scottish National Party ha appena perso il referendum per la secessione e Nicola Sturgeon ha sostituito il primo ministro dimissionario Alex Salmond. La sconfitta brucia ancora, ma lei rilancia da subito il sogno indipendentista. La tenacia – testardaggine secondo gli avversari – è una dote che le riconoscono da quando era ragazzina. È anche per questo che si è trasformata nella nemica numero uno di Theresa May. Una rivale temuta e rispettata: dopo la successione a Cameron, la premier britannica ha voluto incontrare Nicola Sturgeon prima di tutti gli altri leader. Accomunate da una passione sfrenata per le scarpe (meglio se con tacco), sono agli antipodi sul resto. A iniziare dalla formazione scolastica. La 46enne First Minister scozzese, di origini umili, è stata la prima in famiglia a iscriversi all’università. May, 60 anni, è invece cresciuta nell’Oxfordshire e ha studiato al St Hugh’s college di Oxford, università nota come «sforna premier». Anche la militanza politica le divide. L’impegno di Sturgeon inizia prestissimo. Ha 16 anni - la Scozia non ha ancora guadagnato l’autonomia - quando si iscrive all’Snp. May scende in campo solo nel 1986, alla soglia dei 30 anni, dopo aver lavorato alla Banca d’Inghilterra. Nel 1997 viene eletta a Westminster. Sturgeon, candidata per due volte a Londra, deve invece attendere il 1999 per entrare nel neonato Parlamento scozzese. Scala subito le gerarchie e diventa prima ministro ombra per l’istruzione, la salute e la giustizia e poi fidato braccio destro di Alex Salmond, di cui prende il posto dopo il fallimento del referendum per l’indipendenza. Dal 2014 è riuscita nella missione di rianimare l’Snp, che ha guadagnato 100 mila nuovi militanti (quadruplicando la sua base), e ha riavvicinato alla politica giovani disaffezionati. E sotto la sua guida il partito indipendentista scozzese è diventato il terzo a Westminster dietro Tory e Labour. Una cosa in comune però ce l’hanno: entrambe rifiutano l’etichetta di «Iron Lady», allontanando l’eredità di Margaret Thatcher.

Il ministro turco per l’Europa, Omer Celik, ha minacciato di voler rivedere l’accordo con l’Ue sui profughi. Una ritorsione, secondo alcuni, dopo che i Paesi europei hanno impedito a ministri di Ankara di tenere comizi in vista del referendum sul presidenzialismo. Il ministro per l’Europa ha esplicitamente detto di voler riconsiderare il passaggio dell’accordo con l’Ue che riguarda il transito sul territorio dei profughi. L’intesa prevede tra l’altro che i profughi giunti irregolarmente sulle isole greche siano riportati in Turchia in cambio di aiuti economici Il caso M.

L’ex presidente della Generalitat catalana Artur Mas è stato condannato a due anni di inabilitazione dal tribunale di Barcellona. L’uomo forte della regione che vuole diventare nazione, paga l’organizzazione del referendum informale del 9 novembre 2014 sull’indipendenza, formalmente vietato dal Tribunale costituzionale. Mas farà ricorso a Strasburgo. Per questo atto di disobbedienza sono state condannate anche altri due membri della governo Mas, la vicepresidente Joana Ortega (21 mesi) e l’assessore Irene Rigau (un anno e mezzo). La sentenza arriva nel pieno dello scontro: il governo indipendentista, grazie alla maggioranza assoluta nel parlamento di Barcellona (di seggi, ma non di voti) sta portando avanti le leggi sulla secessione, facendo molta attenzione a evitare i veti della giustizia spagnola. Il culmine del processo sarà il referendum, proclamato senza data («entro settembre») e già dichiarato illegale dal governo centrale. A differenza nel 2014 questa consultazione viene presentata come vincolante, se vince il sì partirà la repubblica catalana. In questo contesto il processo ad Artur Mas è la scintilla perfetta per far rinsaldare il sentimento nazionalista, un po’ scalfito da scandali di corruzione e dalla faticosa convivenza tra le forza di governo.

INCHIESTA PORTO D’IMPERIA Seconda assoluzione per Bellavista Caltagirone L’imprenditore romano Francesco Caltagirone Bellavista, 78 anni, assolto anche in Appello nel maxi-processo per la costruzione del Porto turistico di Imperia: confermata la sentenza di primo grado contro la volontà della procura generale, che aveva chiesto 6 anni di carcere. Cade ancora l’ipotesi che, a Torino, il pg Giancarlo Avenati Bassi aveva ereditato dalle indagini della procura di Imperia e poi trasmesse nel capoluogo piemontese per l’impossibilità di formare un tribunale a Imperia: quella di una «truffa colossale» architettata per «arricchire Caltagirone e i suoi amici» con un’infrastruttura che «non si voleva nemmeno completare». Norme aggirate per affidare l’appalto senza gara alla società Acquamare (emanazione del gruppo caltagironiano Acqua Pia Antica Marcia), far lievitare il corrispettivo da 160 a 209 milioni, elaborare un contratto di permuta che innalzava ulteriormente il valore a 338 milioni a fronte di 77 milioni di costi. I giudici del tribunale di Torino, nel 2014, scrissero che questa ipotesi «era inficiata da equivoci». Assoluzione anche per Carlo Conti (ex direttore generale del Comune di Imperia), Stefano Degl’Innocenti (ex manager Acqua Marcia), Delia Merlonghi (ex rappresentante legale Acquamare), Emilio Morasso (ex direttore lavori). Prescritta l’accusa che era costata all’ex presidente di Porto di Imperia, Paolo Calzia, 300 euro di ammenda. Unico condannato (pena ridotta a sei mesi e 15 giorni): Andrea Gotti Lega: ha avuto cariche in Acquamare nonostante fosse interdetto.

MALE TUTTI I SETTORI TRANNE L’ENERGIA. GLI ANALISTI: MA A FEBBRAIO LA PRODUZIONE AUMENTERÀ DELL’1,3% Industria, è il peggior calo dal 2012.

LA START-UP DELLO STATO EBRAICO HA UN ACCORDO CON BMW. NETANYAHU ESULTA: “È IL NOSTRO GENIO” Intel, 15 miliardi per l’auto senza pilota Il colosso Usa acquista l’israeliana Mobileye. Quaranta veicoli in strada entro il 2017.ù

Addio a De Lutiis, storico dei servizi segreti È morto a Roma, a 75 anni, Peppino De Lutiis, storico dei servizi segreti italiani e tra i maggiori studiosi delle vicende del terrorismo. È stato tra l’altro coordinatore dei consulenti della Commissione parlamentare su stragi e terrorismo e consulente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul dossier Mitrokhin. Il suo libro sulla storia dei servizi italiani, più volte aggiornato, è un testo scientifico di riferimento ancora oggi. Tra gli altri titoli, Il golpe di Via Fani e, assieme ad altri, Venti anni di violenza politica in Italia.

La svolta nelle indagini Ritrovati in un magazzino a Udine gli endoscopi rubati negli ospedali Pronti per essere spediti in Est Europa. I carabinieri del Nas sulle tracce della banda.

14.03.17

 

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RENZI IMMOBILE COME UNA CARIATIDE

La svolta dall’«io» al «noi» dura solo un giorno Il punto FRANCESCO BEI n«Sto bene, benissimo». Ieri c’era anche il ministro dello Sport Luca Lotti al Lingotto. «Non ce l’ho fatta a venire prima - ha spiegato dietro le quinte - non sta bene mia suocera: questi sì sono problemi seri...». Sottinteso, non come l’inchiesta Consip che lo vede indagato. Mercoledì in Senato sarà votata la mozione di sfiducia nei suoi confronti. «Mi difenderò, sto preparando il discorso». [F. SCH.] IL MINISTRO INDAGATO PER L’INCHIESTA CONSIP Lotti: «Problemi? Sì, mia suocera malata» ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO Non sarò neanche tanto stupido da credere che il mondo possa crescere se non parto da me Matteo Renzi ex premier e candidato alla segreteria del Pd La citazione di Brunori Sas In chiusura del suo discorso ieri Matteo Renzi ha citato la canzone Il costume da torero di Brunori Sas, pseudonimo di Dario Brunori (in foto), cantautore calabrese di 39 anni. Una citazione inusuale che è stata anche l’unica del suo intervento conclusivo al Lingotto FABIO MARTINI TORINO Retroscena È durata una manciata di ore la promessa di Renzi di passare dall’autoreferenziale “io” al “noi”. Liquidata con fastidio come una fissazione di qualche editorialista, la disputa sui pronomi nascondeva in realtà una questione politica decisiva: è stato oppure no un errore il voler fare tutto da solo, il non ascoltare nessuno o pochi intimi (sempre i soliti, quelli con la C aspirata), l’aver rottamato, oltre ai vecchi dirigenti, anche il partito? Sembrava che l’ex segretario avesse compreso, ieri tuttavia ha tenuto il punto: «Diciamocelo senza giri di parole: si deve dire “io” per poter dire “noi”. Senza “io” non si va da nessuna parte». Tradotto: senza di me non andate da nessuna parte. Che sarà anche vero, ma sa tanto di Marchese del Grillo: io so’ io e voi... L’incontro che non ti aspetti Il 16 enne zittisce il leader “Non sappiamo comunicare” nCi voleva un ragazzo di 16 anni per mandare in crisi Renzi. «Facciamo le proposte giuste ma le comunichiamo con il fischietto per cani». Colpito e affondato. Renzi l’ha ammesso: «Mi sono sentito un po’ in difficoltà». Mai successo, e il capolavoro è tutto suo: Federico Lobuono, 16 anni, da Roma. «Pischello in cammino». Parole sue.

.H ogeweyk è un quartiere speciale che sorge alle porte di Amsterdam, nel piccolo comune di Weesp. Un unicum che da anni studiano esperti di tutto il mondo, e che gli esterni possono visitare solo su prenotazione e a pagamento. C’è chi lo critica, paragonandolo a un Truman Show, e chi lo elogia perché permette di vivere una vita più normale. Ora quel modello, rivisitato, arriva in Italia: è in costruzione a Monza e a Roma e i lavori potrebbero partire entro l’estate a Cardano al Campo (Va). Li chiamano «villaggi Alzheimer» perché sono dedicati a persone affette da questa demenza senile (in Italia sono 600.000, le strutture potranno accoglierne meno di 300) e propongono un superamento delle Rsa (residenze sanitarie assistenziali), che chiudono l’esistenza nello spazio di un corridoio o poco più. L’idea dei villaggi è quella di ampliare quello spazio riproducendo all’interno - perché sono recintati - la quotidianità del pre-malattia. Case in condivisione E allora ecco che, innanzitutto, non si vive in corsia ma in una vera casa, da 8-10 persone, in cui seguire il proprio ritmo, alzandosi a orari diversi e cucinando insieme. Inoltre, sorvegliati da strumenti tecnologici, si può uscire da soli. L’area protetta, di diverse migliaia di metri quadri, prevede infatti di ricreare un piccolo borgo, con un supermercato, un bar, una chiesa, un parrucchiere, un parco e un teatro-cinema in cui girare liberamente, e un’ulteriore zona da raggiungere con gli operatori, rigorosamente senza divisa. «Oggi chi si ammala ha due possibilità: il centro diurno o il nucleo Alzheimer in una casa di riposo - osserva Roberto Mauri, presidente della Cooperativa La Meridiana, che inaugurerà nel 2018 a Monza il villaggio “Il paese ritrovato” -. Non sono sufficienti, rimane scoperta quella fase, che può essere lunga e logorante, in cui la persona è attiva dal punto di vista motorio ma la malattia è in uno stadio medio-avanzato». Il modello olandese I tre progetti italiani prendono a modello il villaggio di Weesp, costruito nel 2009, ma hanno differenze sostanziali. Quello della Capitale, che sorgerà - dopo anni di ritardi burocratici - «nel 2018 nel quartiere della Bufalotta e sarà gratuito per gli utenti», spiega la Fondazione Roma che lo sta realizzando, ricalca l’esperienza olandese nella scelta della suddivisione per «generi sociali» dei malati. Sono stati individuati tre profili (culturale-cosmopolita-creativo, tradizionale-conservatore e urbano-sociale), in base ai quali arredare le case e raggruppare le persone. Una classificazione che in Olanda ha ricevuto critiche, «ma non è un criterio rigido - sottolinea la Fondazione - serve solo per ricreare ambienti simili alle case degli ospiti». Nelle due strutture lombarde, invece, le abitazioni saranno sì una diversa dall’altra, per facilitarne il riconoscimento, ma non caratterizzate. E se in quella di Monza si privilegia «la tranquillità» e non sarà permesso l’ingresso di esterni (solo familiari, volontari e visitatori programmati), a Cardano si punta sull’integrazione. «Non volevamo creare un ghetto dorato in cui chiudere chi ha l’Alzheimer - sottolinea il dottor Marco Predazzi, presidente della Fondazione Il Melo e anima del “Villaggio A” di Cardano -. Lo scambio con l’esterno è fondamentale: supermercato e negozi saranno aperti a tutti». Il capitolo scottante riguarda i costi.  Un bozzetto dei negozi del villaggio «Il paese ritrovato» di Monza. Sabato la posa della prima pietra, apertura nel 2018 Una delle piantine del «Villaggio A» di Cardano al Campo, con aree in cui girare da soli o con l’operatore. Inaugurazione nel 2019 I progetti dei borghi, che apriranno fra il 2018 e il 2019 2,5 mln con problemi L’Istat stima che nel 2013 circa 2,5 milioni di anziani avessero limitazioni funzionali. Oggi, sottolinea l’Auser, per la prima volta la copertura di servizi e interventi per anziani non autosufficienti presenta tutti segni negativi 600.000 con Alzheimer L’Adi (Alzheimer’s Disease International) ha stimato a livello mondiale per il 2015 oltre 9,9 milioni di nuovi casi di demenza all’anno, cioè un nuovo caso ogni 3,2 secondi. In Italia i malati di Alzheimer sono 600.000. I tre villaggi in costruzione potranno accogliere meno di 300 persone SALUTE ELISABETTA PAGANI INVIATA A MONZA le si aggira sugli 9-10 milioni di euro, che a Monza arrivano principalmente da «tre famiglie illuminate», a Varese da un imprenditore e a Roma dalla Fondazione. Poi, però, ci sono i costi di gestione. «Gli investitori ci sono in questo settore ma dobbiamo creare un modello sostenibile e replicabile - spiega Mauri -. In Olanda il costo al giorno per persona si aggira sui 220 euro, coperti dallo Stato. Noi non dobbiamo superare i 110, sperando che il pubblico ci dia un contributo di almeno un quarto. Il resto? Le famiglie». Luci, aromi e orologi Per abbattere i costi si riduce il personale, sostituendolo con la tecnologia. «A Monza gli ospiti saranno 64, i dipendenti - tra medici, infermieri, os, animatori, fisioterapisti - una settantina». Avranno uno smartphone con cui monitorare gli ospiti. «Con esperti di diverse università stiamo studiando varie soluzioni - spiega Alberto Attanasio, coordinatore del progetto di ricerca - tra cui un cerotto o un orologio in grado di geolocalizzare la persona e rilevarne, misurando battiti o livello di ossigenazione, lo stato di stress». Verranno poi usati colori, aromi e luci per facilitare gli spostamenti. «Di notte, ad esempio, si attiveranno piste luminose per il bagno e uno speciale lampadario illuminerà il gabinetto» continua Attanasio. «In casa il rapporto uno a uno con un malato di Alzheimer è devastante, chi lo prova lo sa - sottolinea Mauri -. E allora cosa succede? C’è il nucleo Alzheimer ma per i malati può essere uno choc. “Qui son tutti matti, dove mi avete portato?” è la prima reazione. Se diventano violenti devono essere sedati o tenuti a letto. In un ambiente diverso, un borgo in cui muoversi e interagire, i livelli di stress diminuiscono». «Un malato di Alzheimer va controllato, è ovvio - aggiunge Predazzi - ma in queste strutture innovative può riprendere i suoi ritmi. L’artificio c’è, ma serve, paradossalmente, a rendere reale la vita». domande a Gabriella Salvini Porro «Esperienze positive ma care perché lo Stato non fa nulla» «I villaggi Alzheimer sono iniziative positive perché propongono soluzioni nuove, più decorose, per chi si ammala e aiutano a far conoscere il problema» osserva Gabriella Salvini Porro, presidente della Federazione Alzheimer Italia. «Il guaio, però, sono i costi». I villaggi in costruzione in Lombardia stanno ancora facendo i conti, ma secondo le stime le famiglie potrebbero spendere più di 70 euro al giorno. «Certo, una soluzione non alla portata di tutti. E questo perché purtroppo da parte delle istituzioni non c’è nessuna attenzione al problema». In Olanda lo Stato ha investito molto nel progetto. «In Olanda appunto. L’Italia non ha messo un euro nel Piano nazionale demenze, ed è una tragedia perché ci ammaliamo sempre di più e diventiamo sempre più vecchi. Uno Stato dovrebbe pensare al futuro dei propri cittadini, dovrebbe pensare in grande». Come giudica i villaggi Alzheimer? C’è chi li critica. «In generale penso siano soluzioni buone, interessanti. È però importante vedere qual è l’idea di fondo. Conosco bene il progetto di Cardano al Campo (Va) e mi piace perché punta sull’inclusione». Perché è recintato ma aperto alla cittadinanza? «È progettato in modo da creare scambi con l’esterno. Supermercato e ristorante sono aperti al pubblico, ed è giusto. Dobbiamo cambiare il nostro approccio: le persone con demenza sono persone prima che malati». 21,4% gli anziani .

L’Italia è tra i Paesi più vecchi d’Europa: il 21,4% della popolazione ha più di 65 anni, rispetto a una media Ue del 18,5% (dati Eurostat). Nel 2050 l’Istat prevede che gli anziani in Italia saranno il 34,3% L

Bassi costi e riserve piene Così il petrolio scende L’accordo Opec non basta: sale la produzione negli Usa Gli esperti: Mercato a rischio con aumenti disordinati .Oleodotti e giacimenti minerari Trump non si fida degli sceicchi e punta all’autonomia energetica Il presidente vuole dettare le regole e mobilita il Paese “Dobbiamo essere indipendenti dalle nazioni ostili”.nIn febbraio l’economia americana crea 235.000 posti di lavoro, una cifra superiore ai 200.000 stimati dagli analisti. L’aumento si è verificato nonostante il congelamento della assunzioni federali e il taglio degli occupati nell’industria delle vendite al dettaglio. Tutti gli altri settori dell’economia sono invece cresciuti, consentendo al tasso di disoccupazione di scendere al 4,7%. In aumento anche i salari, saliti del 2,8%. Completano il quadro positivo il calo al 9,2% del tasso di chi ha smesso di cercare un’occupazione o che lavorano part-time perché non trovano un lavoro a tempo pieno. E dal ritorno al 60% per la prima volta dal 2009 del tasso degli occupati sul totale della popolazione. .

“La cura da 20 mila euro l’anno sarà gratuita per 1800 malati” Melazzini (Aifa): Tolvaptan rimborsato ai pazienti sui quali ha efficaci.

CRISI DIPLOMATICA DOPO IL COMIZIO NEGATO A ROTTERDAM AL MINISTRO DEGLI ESTERI La furia di Erdogan: l’Olanda la pagherà Sale la tensione tra Ankara e L’Aja. Il presidente turco minaccia ritorsioni. Rutte: non ci faremo ricattareS e n’è andato tre giorni fa in un letto d’ospedale. E con lui sprofonda ancora di più nel silenzio uno dei più grandi misteri sull’assassinio del Procuratore di Torino Bruno Caccia. Narcotrafficante, fu in grado – a cavallo degli anni Ottanta e Novanta - di mettere insieme i cartelli della cocaina del Sud America che inviavano tonnellate di polvere bianca verso la sua seconda casa: la Spagna. Rocco Piscioneri, 66 anni, nato a Caulonia (Reggio Calabria), titolare - trent’anni fa - di una concessionaria di auto in corso Giulio Cesare, è morto all’antivigilia della sua deposizione al processo bis che si sta celebrando contro Rocco Schirripa, imputato dell’omicidio Caccia, Il tumore alla gola, per il quale era stato scarcerato dal giudice di sorveglianza due anni fa non gli ha lasciato scampo. Ma è una morte pesante questa nell’economia del processo in corso a Milano. Già perché oltre a Domenico Belfiore, allo stesso Schirripa e a Placido Barresi (non indagato), Piscioneri era l’unico che conosceva la verità su quella sera. Gliel’avrebbe confidata proprio Schirripa a novembre 2015. Erano a casa del panettiere imputato di omicidio, a Torrazza Piemonte, quando è arrivata la finta lettera inviata dai poliziotti. Schirripa è andato nel pallone e gli avrebbe raccontato tutto «cioè di essere stato l’autore materiale dell’omicidio» come scrive il gip nell’ordinanza di custodia cautelare Le intercettazioni spiegano bene quanto la sua posizione possa essere determinante nel risiko delle indagini. Piscioneri, era stato scarcerato per «gravi motivi di salute» ottenendo una sospensione temporanea della pena. Nel novembre 2015 a casa di Schirripa. Ed era venuto a conoscenza della lettera e dei dettagli dell’omicidio: Dopo l’arreso di Rocco Schirripa, Piscioneri scomRocco Schirripa È in carcere sospettato di essere l’autore materiale dell’omicidio del Procuratore Bruno Caccia, commesso nel 1983 ANSA L’omicidio in Assise a Milano Testimone nel processo Caccia muore a due giorni dall’udienza Malato da tempo, Rocco Piscioneri era considerato un personaggio chiave GIUSEPPE LEGATO La storia nÈ un giorno importante nel processo/bis a Rocco Schirripa. Dalle 9.30 in Corte D’Assise sarà sentito, per la prima volta in un’udienza pubblica, Domenico Agresta, «Mc Donald» l’ultimo collaboratore di giustizia della Dda di Torino. Figlio di Saverio Agresta e Anna Marando, ha 28 anni e ha riferito di aver appreso in carcere dal padre e da altri boss della ‘ndrangheta «che sono stati Schirripa e Franco D’Onofrio a farsi (a uccidere) il Procuratore». Da quel giorno D’Onofrio è indagato per omicidio dal pm Marcello Tatangelo ed è stato recentemente sentito dagli inquirenti negando qualsiasi coinvolgimento in quel delitto. In aula a Milano Depone il collaboratore di giustizia pare nel nulla. Riappare un mese dopo, in Questura. Ma non parla. E cosi farà di fronte alla Corte d’Assise e negherà tutto: «Non so nulla di lettere della Questura. Quella sera non ero con Rocco». Da quel momento il silenzio. Poi la morte. c .

13.05.17

 

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UNO STATO CHE NON SERVE PIÙ I SUOI CITTADINI MA GLI IMMIGRATI CHE NON PASSANO DAI CORRIDOI UMANITARI MA DALL'ILLEGALITA'.

Spendiamo 3 miliardi per farmaci salvavita che la mutua non passa Il caso Tolvaptan: a carico dello Stato in Ue, non è rimborsato in Italia La testimonianza di una famiglia: “La terapia ci costa 20.000 euro l’anno. N on solo in Europa non è mai stata introdotta una regolamentazione di prezzi e rimborsi dei farmaci, ma in Italia succede perfino che le cose varino da regione a regione», spiega l’economista sanitario Francesco Moscone, ordinario alla Brunel University di Londra. «E così su 93 farmaci per malattie rare approvati dall’Agenzia europea per i medicinali, 67 sono in commercio in Italia ma 26 di loro non sono rimborsabili, quindi sono a totale carico dei malati analizza -. Ma è la necessità, più della convenienza economica, a dover determinare l’inserimento di un farmaco nella fascia C. Oggi non è così». Il rene policistico è una delle malattie genetiche più comuni ed è la principale causa genetica di insufficienza renale. Perché in Italia i pazienti devono pagarsi interamente il farmaco Tolvaptan? «Anche se in Italia non esiste una cultura della valutazione economica avanzata come nel Regno Unito, l’accesso alla terapia dipende sempre dagli studi costi-efficacia, ed è caratterizzata da una forte disuguaglianza territoriale. La questione,invece, non può essere soltanto di economia sanitaria: è un fatto doloroso e tragico che tocca le singole persone e le loro famiglie. L’efficacia clinica deve venire prima della convenienza economica». Differenze tra Regioni? «Sì. Malgrado l’autorizzazione avvenga a livello centrale, l’accesso alla cura farmacologica non è omogeneo sul territorio nazionale a causa delle differenti politiche di contenimento dei costi. Questo è il problema più grave: i prontuari cambiano tra regioni, province autonome e ospedali. C’è l’autonomia dei sistemi sanitari. A seconda delle condizioni economiche delle Asl, le singole regioni possono o meno distribuire gratis i farmaci di fascia C». Cosa non funziona ora nella politica sanitaria? «Serve un immediato cambio di mentalità. Per valutare i farmaci c’è bisogno di un approccio sociale: nella valutazione va incorporato il beneficio che questo farmaco ha sulla qualità e le aspettative di vita del paziente e di chi lo assiste. Non basta il contenimento dei costi. È urgente una battaglia morale ad ogni livello istituzionale sulla tutela della dignità umana, anche in contrapposizione alle logiche utilitaristiche dell’economia. L’Agenzia nazionale dei servizi sanitari deve monitorare le persistenti disuguaglianze. A causa della forte discriminazione sul territorio nazionale, i pazienti che vivono in alcune regioni, specie del Sud, hanno minore accesso a screening e cure farmacologiche. Ciò spinge molti a migrare da una regione all’altra per ottenere la terapia necessaria. Si crea così un’iniqua lotteria regionale al posto di una sanità ad unica velocità». Tra i Paesi dell’Ue non c’è uniformità sui rimborsi? «No, assolutamente. Scontiamo un’inaccettabile variabilità in Europa nei criteri di rimborsabilità: in alcuni sistemi sanitari i prezzi dei farmaci rimborsabili sono regolamentati, in altri Paesi i prezzi vengono lasciati al libero mercato. Come l’Aifa in Italia e la Nice in Inghilterra, in ciascun Paese è un’agenzia nazionale a stabilire il metodo e i criteri per ritenere conveniente il rimborso di un farmaco. Manca una normativa europea che regoli i prezzi e i rimborsi dei farmaci, costringendo ogni Stato ad avviare una contrattazione diversa con le aziende farmaceutiche. va tutelato l’interesse dei più vulnerabili, spesso bambini». In Italia quali variazioni ci saranno? «Coi nuovi Livelli essenziali di assistenza ( Lea) è in atto la revisione dell’elenco delle malattie che hanno diritto all’esenzione. Potrebbero essere riconosciute 110 nuove malattie, tra cui la miastenia grave e la sclerosi sistemica progressiva. Sulla rimborsabilità del Tolvaptan, la questione è tutt’altro che chiusa. Ora è doverosa una revisione per i 25mila malati di rene policistico».

Il muro di Trump con il Messico un affare per le imprese ispaniche Delle 600 società iscritte al bando per la costruzione della barriera al confine il 10% sono gestite da latinos. Che dicono: “Opera inutile, ma ci darà lavoro. 21 miliardi di $ Sono quelli stimati per la realizzazione della barriera fra Usa e Messico. Ad ora sono stati stanziati 20 milioni sufficienti per erigere appena 2 miglia di muro 62 per cento Sono gli americani che, secondo un sondaggio del Pew Research Center, si oppongono alla costruzione del muro con il Messico. Gli ispanici contrari sono l’83 per cento.

Palermo, clochard bruciato vivo L’assassino confessa: “Ero geloso” L’omicida è un benzinaio. È stato incastrato dalle telecamere di una Missione.

Contro gli sprechi a scuola in mensa si mangia la metà Asti, il cibo avanzato va alla Caritas.

Il tema delle “false vendite” non riguarda soltanto la distribuzione attraverso il canale Di Source Ltd, bensì anche altre società…». A scorrere il provvedimento con il quale venerdì sono stati perquisiti i vertici del Sole 24 Ore, si capisce che la partita tra la procura e i manager dell’impresa editoriale è appena cominciata. A quanto pare infatti le vendite del quotidiano finanziario della Confindustria non erano gonfiate solo grazie alla società inglese dietro cui si nascondeva buona parte del management del gruppo, ma anche, è il sospetto, con il contributo di altre società «ancora oggetto di approfondimento». Ovvero: «La Johnsons Holding Srl e le sue controllate Johnsons Inflight News Italia srl, P Publishing srl, Johnsons International News Italia Srl e la Edifreepress srl». «E’ emerso peraltro - scrivono gli inquirenti - che buona parte delle copie diffuse tramite il canale Edifreepress non perveniva ai destinatari ma fosse destinata direttamente al macero». L’amministratore di questa società, Massimiliano Massimi, ha raccontato che «addirittura da fonti interne del Sole 24 Ore gli suggerivano quante copie ordinare in acquisto…». Gli investigatori spiegano che «rispetto a tutte queste società, si siano riscontrati rapporti contrattuali del tutto squilibrati», accertando come il rapporto di fatturazione attiva e passiva in capo al gruppo del Sole fosse «sempre sistematicamente in perdita per quest’ultima società». Infine, dopo aver sottolineato come nel gruppo esistesse un problema di «governance», con «la sovrapposizione di funzioni tra Benedini e Treu e il ruolo preponderante del direttore editoriale del quotidiano Napoletano, sempre presente a tutti i Cda pur non essendo componente dello stesso e in grado di condizionare fortemente i lavori e le scelte gestionali», i magistrati mettono in luce come l’indagine stia accertando altri aspetti di «mala gestio» del gruppo, altri arricchimenti non giustificati, altre società dietro cui si muovono personaggi da identificare, artefici di operazioni poco chiare. In particolare, «emergono, oltre ai profili connessi alla distribuzione delle copie, anche ulteriori elementi di anomalia nella gestione sociale» in relazione ad alANSA Venerdì le perquisizioni della Guardia di Finanza presso la sede del Sole 24 Ore a Milano cune operazioni straordinarie che «meritano adeguato approfondimento»: «sono la cessione della GPP Business Media e i finanziamenti intercompany a 24Ore Cultura srl». E in attesa che il direttore Roberto Napoletano oggi annunci di volersi autosospendere (rischiando di invelenire ulteriormente i rapporti con la redazione e l’intero quotidiano) e lunedì si svolga un Consiglio d’amministrazione straordinario, l’inchiesta che lo vede indagato per false comunicazioni sociali e lo individua come «amministratore di fatto» del giornale per aver dichiarato il falso nei bilanci, sembra voler fare un salto di qualità che potrebbe riservare sorprese ancora più amare di quelle appena annunciate. Nel provvedimento si spiega infatti che le false poste ascritte nelle «higlights» di bilancio del Sole sia nella relazione finanziaria semestrale del 2015 sia nel resoconto intermedio di gestione dello stesso anno, sempre entusiastici riguardo l’andamento delle vendite («ricavi a doppia cifra», «vendite in controtendenza»…) servivano per «assicurare» al direttore Napoletano, all’ex Ad Donatella Treu e all’ex presidente Benito Benedini, nonché a «terzi», «un ingiusto profitto». Derivato in parte dagli accordi per gli abbonamenti gonfiati acquistati, con una cresta di 3 milioni di euro, dalla società inglese Source Ltd, «società riconducibile a soggetti che operavano all’interno del gruppo Sole 24 Ore, anche con posizione dirigenziale apicale» e con un’attività «radicalmente fittizia».

Guerriglia contro Salvini Lui: “Denuncio De Magistris” Molotov e auto in fiamme a Napoli. In piazza mezza giunta comunale.

“Uber ha spiato la nostra Google car” La denuncia di Mountain View: un ex manager ha consegnato ai rivali i segreti del progetto Google tenta di mandare fuori strada Uber nella corsa delle auto senza pilota. Si fa rovente il clima nella Silicon Valley, dove la competizione per la messa su strada dei «droni a quattro ruote» ha travalicato le tradizionali barriere dell’«automotive», per entrare di prepotenza nei laboratori dell’eccellenza tecnologica. E nelle aule dei tribunali, come conferma Waymo, la divisione per lo sviluppo di auto che si guidano da sole del colosso di Mountain View, che si è rivolta alla Giustizia Usa per fermare Uber e il medesimo progetto di sviluppo di auto senza pilota. La battaglia è furiosa, tanto più che Google aveva investito in Uber 258 milioni di dollari nel 2013. L’accusa mossa da Waymo è che il colosso dell’App di vetture con conducente è illegittimo, perché trae fondamento da una serie di «segreti di design rubati». Alcune settimane fa la società aveva avviato un’azione legale contro Anthony Levandowski, che per Google aveva sviluppato anche la «self driving car». Il manager è accusato di aver scaricato 14 mila documenti riservati prima di lasciare il suo incarico lo scorso anno per creare Otto, società di prototipi di auto senza conducente acquisita poi da Uber per 680 milioni. Secondo Waymo, l’ex capo progettista aveva sottratto una serie di informazioni relative a tecnologie chiave nello sviluppo del progetto. Accuse contenute nella denuncia presentata alla corte federale di San Francisco dalla controllata di Mountain View, da otto anni impegnata in un piano di progettazione, inizialmente in segreto, di auto che si guidano da sole. Contro Levandowski ci sarebbero prove pesanti, tra cui alcune similitudini del linguaggio utilizzato nello scambio di email e nei rapporti con parti terze. Riscontri ai quali la società di San Francisco ha risposto prendendo tempo. «Consideriamo seriamente le accuse contro Otto e i dipendenti Uber, e approfondiremo la questione», ha dichiarato un portavoce di Uber senza però dare seguito a quanto detto. Ecco allora che Waymo si è rivolta di nuovo al giudice William Alsup, il togato designato a seguire il caso, per costringere Uber a restituire i 14 mila file «indebitamente sottratti». I legali della controllata di Google hanno inoltre chiesto al giudice di ordinare a Uber la sospensione dell’utilizzo di due tecnologie, il «foglio a circuiti integrati» e il «sistema a sensori laser», dal momento che si tratterebbe proprio di quelle applicazioni trattate nella documentazione presumibilmente rubata. Infine è stato chiesto che Uber venga interdetta temporaneamente dall’utilizzo di qualsiasi tecnologia derivante da brevetti e patenti depositate da Waymo. Se i legali della società riuscissero a convincere la Corte del furto di Levandowski e le sue ambizioni «unmanned», sarebbe un duro colpo. Mentre Google si candiderebbe a divenire interlocutore privilegiato nello sviluppo delle auto del futuro.La California accelera L’auto senza pilota debutterà entro il 2018 Non serviranno più uomini a bordo per i test sui veicoli.

12.03.17

 

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DORMIRE SERVE AL CERVELLO PER NON FARCI SBAGLIARE

Nel ghetto ribelle di Malmö dove vacilla il modello Svezia Viaggio nella città con più immigrati del Paese, in cui si parlano 28 lingue diverse Crescono reati, violenze e antisemitismo, sale il consenso dei partiti della destra.

Stakanovisti della sanità Non c’è soltanto l’Italia arrogante dei furbetti: ecco storie e volti di chi non si tira mai indietro.“Ho lavorato 24 ore di fila ma ho salvato tre bambini.

Escluso cedimento strutturale Ipotesi errore umano per il crollo sull’A14 Un errore umano. La causa del crollo del cavalcavia sull’A14 in provincia di Ancona, che ha provocato la morte dei coniugi Antonella ed Emidio Diomede, potrebbe essere la sistemazione sbagliata dei martinetti. Si tratta di una sorta di cric idraulici utili a sopraelevare la trave del ponte: eccessivamente alzati potrebbero aver fatto scivolare la trave determinandone la caduta. È questa la pista più accreditata dalla Procura di Ancona, anche se ovviamente non si escludono altre ipotesi ma sempre relative alla pila di martinetti che potrebbero essere saltati per una possibile scarsa qualità. Il danno ai martinetti si è peraltro concentrato solo su un lato del ponte, che si è poi inclinato sul lato opposto. Escluso invece il sospetto di un cedimento strutturale. E intanto le indagini registrano un’ulteriore accelerazione: l’ipotesi del disastro colposo. Il reato è al vaglio del pm Irene Bilotta che per il momento ha aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio colposo plurimo. Sequestrati numerosi documenti inerenti gli appalti e i subappalti dei lavori di innalzamento del ponte per adeguarlo all’ampliamento dell’autostrada a tre corsie. Da una parte, si cerca di chiarire l’esatto passaggio di consegne fra le varie società. Dall’altra, la Polstrada Marche, agli ordini del comandante Alessio Cesareo, sta raccogliendo tutti gli elementi utili a capire se l’eventuale responsabilità del presunto errore sia da addebitare ai progettisti o agli esecutori dei lavori. Anche nel caso di uno spropositato elevamento dei martinetti, peraltro, non sono da accantonare a priori potenziali errori dei progettisti. Determinante sarà la perizia disposta dalla Procura. Nel cantiere lavoravano almeno due ditte, «ma ce ne sono anche altre che stiamo cercando di individuare». Lo precisano il procuratore di Ancona Elisabetta Melotti e il pm Bilotta. Oltre alla Delabech srl di Roma, impegnata in subappalto per conto della Pavimental, società controllata di Autostrade, c’era anche il Gruppo Nori srl di Castelnuovo di Porto. Ma quest’ultima in realtà si occupava solo della pavimentazione del cavalcavia, non dell’innalzamento. In ogni caso Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), allontana il dubbio «di un problema di corruzione». E il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, pur riconoscendo la drammaticità dell’evento, sottolinea: «Abbiamo un buon sistema stradale, soprattutto autostradale. Ci sono grandi problemi di manutenzione del territorio, ci stiamo lavorando con un progetto di lunga lena coordinato da Renzo Piano. Sappiamo benissimo che l’Italia ha bisogno di manutenzione del territorio ma non caverei da un singolo episodio valutazioni sul sistema autostradale»

Si tratta in Comune e Regione “Dehors, basta vincoli” Esercenti in rivolta contro il regolamento Richiesta al Comune: sanatoria per quelli abusivi S e fino agli Ottanta invitare un torinese a pranzo in un dehors non era un’impresa semplice, oggi questa rigidità sabauda ha smesso di esistere. E accade l’esatto contrario: l’esplosione del numero di tavoli e sedie all’aperto in città è la fotografia di una Torino che sta cambiando. E per adeguarsi a questo cambiamento, secondo i commercianti, è necessario modificare il regolamento comunale sui dehors. «L’attuale normativa, che obbliga gli esercenti ad avere almeno una delle quattro pareti aperte, è assurda e superata - dice Fulvio Griffa, presidente della Fiepet, la federazione dei pubblici esercizi della Confesercenti -: per questo è necessaria una modernizzazione. Abbiamo presentato al tavolo di discussione in Comune diverse proposte di snellimento burocratico e amministrativo per l’installazione delle strutture davanti ai locali». La prima proposta, condivisa da Ascom e Confesercenti, è quella di regolarizzare i dehors con le quattro pareti chiuse, oggi abusivi, ma evitando che vengano considerati un manufatto edilizio. Perché in questo caso, secondo i regolamenti attuali, rientrerebbero nella categoria dei «padiglioni», come quello presente in piazza Paleocapa. La cui realizzazione ha costi esorbitanti e insostenibili per la maggior parte dei commercianti, perché implica un ampliamento della superficie di somministrazione e un conseguente aumento delle tasse. «Se il Comune farà una nuova regolamentazione al riguardo - dice Claudio Ferraro, direttore Epat Torino e provincia - questo si deve tradurre nel mantenimento dei costi attuali, senza aggravi».

Ferrari, i 70 anni dell’auto in rosso Così è nato un simbolo dell’Italia Il 12 marzo del ’47 usciva la 125 S, prima vettura prodotta a Maranello Dalla 24 Ore di Le Mans alla Formula 1, l’evoluzione del sogno del Drake .

LA COOPERAZIONE STRATEGICA RUOTA ATTORNO AL MARCHIO SKODA. L’OBIETTIVO È DI ARRIVARE ALLE PRIME PRODUZIONI CONGIUNTE NEL 2019 Volkswagen guarda all’India: intesa con Tata La casa tedesca si dichiara colpevole di frode per il “dieselgate” negli Usa e paga 4,3 miliardi di dollari .

Manifestazione contro Salvini Nei guai il poliziotto tradito dalla bodycam nUn agente del reparto mobile rischia un’inchiesta per falsa testimonianza dopo avere reso, in tribunale, una versione dei fatti diversa da quella emersa dal filmato della stessa telecamera che indossava per servizio. I giudici, al termine di un processo per gli scontri di piazza di due anni fa, hanno condannato una decina di giovani autonomi ma hanno anche trasmesso gli atti in procura per valutare la posizione del poliziotto. L’episodio risale alla dimostrazione contro Matteo Salvini: ci fu una carica delle forze dell’ordine, in via XX settembre, e i manifestanti risposero piazzando cassonetti in mezzo alla strada e lanciando oggetti. L’agente arrestò uno degli autonomi e, al processo, disse di non conoscerlo. Ma le bodycam registrarono le fasi dell’intervento. Come sottolineato dagli avvocati difensori, l’agente lo chiamò per nome e, ai colleghi che si congratularono con lui, disse «l’ho preso: è quello che il primo maggio mi ha dato una botta in testa». Gli imputati sono stati condannati a pene variabili fra i 9 e i 14 mesi.

La proverbiale tigna dei militanti radicali l’ha vinta ancora una volta. Dopo 443 giorni e un parere nientemeno che di Raffaele Cantone («E dategli ’sti dati!» dice l’Autorità anticorruzione), Giulio Manfredi, dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta, può finalmente cantare vittoria. Per gli appassionati della materia, è ora possibile spigolare nel lungo elenco di dipendenti regionali che, negli anni, hanno ricevuto incentivi per diverse attività, compresi quelli relativi al Palazzo Unico della Regione (in tutto 1,15 milioni) in costruzione, anzi no, bloccato da oltre un anno per il fallimento della ditta costruttrice. Un blocco che Piazza Castello tenta inutilmente da tempo di superare per far ripartire il cantiere e finire finalmente l’opera. Manfredi che s’è battuto per ottenere dagli uffici regionali, dove lui stesso lavora, il lungo elenco, giustifica l’impegno profuso sostenendo che, essendo «la trattativa fra l’amministrazione regionale e la cooperativa modenese Cmb arrivata a una fase cruciale, è proprio in questi momenti che vanno assicurate la massima trasparenza e la massima informazione possibili». Discorso ineccepibile. Tanto quanto la replica di Aldo Reschigna, vicepresidente della giunta, che da mesi sputa sangue per far ripartire i lavori. Che dice Reschigna? Ricorda che gli incentivi sono previsti dalla legge, non dalla Regione; che non riguardano solo il grattacielo «ma tutto ciò che è incentivabile, sempre per legge» e che i «premi» sui quali si vuole far aleggiare un’aura di sospetto risalgono al periodo della giunta Cota (e comunque erano ovviamente previsti dalla legge anche all’epoca). Se poi qualcuno intende surrettiziamente collegare i premi al blocco dei lavori, ricordi «che lo stop è nato dal fallimento della ditta appaltatrice». Nell’elenco compaiono: Luigi Robino, all’epoca «Responsabile unico procedimento» per la realizzazione del grattacielo; Carlo Savasta, ex direttore dei lavori del grattacielo; Maria Grazia Ferreri, ex direttrice del Patrimonio regionale. Robino, Savasta e Ferreri sono stati rinviati a giudizio nell’ambito dell’inchiesta sulla costruzione del grattacielo.

Seul destituisce Park Al voto tra le violenze Corea del Sud, impeachment della presidente per corruzione E gli Usa accelerano la costruzione della difesa missilistica.

Mazzette al Coni con i soldi dei paralimpici per la presidenza della Federazione bocce De Santis avrebbe voluto corrompere Rizzoli: “Non ti ricandidare”.

cott Pruitt, nuovo direttore dell’Agenzia per la Protezione ambientale Usa (Epa), ha detto che le emissioni di diossido di carbonio, il CO2 , non sono un fattore determinante nel cambiamento climatico. «Misurare con precisione l’impatto dell’attività umana sul clima è molto difficile. Non sono d’accordo nel dire che si tratti di un fattore primario nel riscaldamento globale». Praticamente l’intera comunità scientifica mondiale riconosce che la combustione dei derivati di petrolio, gas e carbone abbia contribuito in maniera determinate all’aumento delle temperature e all’accelerazione del disgelo delle calotte artiche. Trump ha più volte messo in dubbio tali ricerche, arrivando a sostenere che il cambiamento climatico è una «bufala», creata dalla Cina per rendere meno competitiva l’economia Usa

“Salviamo la vita ai pedoni con le strisce intelligenti a led” Azienda alessandrina importa il progetto dalla Spagna Il progetto La «Blindo Office Energy» di Valenza importa le strisce pedonali che si accorgono della presenza di un pedone e si illuminano a led intimando agli automobilisti di fermarsi.

Proprio mentre la Gdf entrava nello stabile di via Monte Rosa, nella stessa sede del Sole 24 Ore era in corso una riunione con le banche creditrici. A loro i rappresentanti del Sole, guidati dall’ad Franco Moscetti, avrebbero chiesto di considerare una parziale conversione dei crediti in capitale, visto che il gruppo ha bisogno di puntellare il proprio patrimonio finito in tensione anche oltre i probabili 100 milioni di aumento di capitale, per cui si va organizzando un consorzio di garanzia. Sulla conversione le banche si sono ripromesse di discutere insieme una linea comune. Ma la proposta avrebbe già trovato un ostacolo in Intesa Sanpaolo, primo creditore del gruppo, che non avrebbe intenzione di prendere in considerazione l’ipotesi. Tra gli altri principali creditori ci sono Bpm, Popolare di Sondrio e Credito Valtellinese.

In tribunale Nel palazzo più amato dai ladri, il basista dei furti era il custode Svaligiati alloggi e il caveau dell’istituto al piano terr.

L’allarme al convegno dell’Istituto Zooprofilattico Cinghiali: campi devastati e carni infette “Cacciatori professionisti come a Berlino.

11.03.17

 

 

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FLAT TAX = LA TASSA PER BRIATORE PUO' SALVARE L'OSPEDALE DI VERDI ?

L’uomo del Billionaire e la flat tax Briatore: adesso anch’io potrei tornare in Italia “Ho amici stranieri che ci stanno pensando”.

“L’opera più bella” di Verdi rischia di andar perduta Chiude l’ospedale che il maestro costruì a Piacenza.

NE BENEFICERANNO 400 MILA FAMIGLIE CUI ANDRANNO 480 EURO AL MESE Ok alla legge contro la povertà Parte il reddito di inclusione.

Già spesi 20 milioni Fra tre anni completata la bonifica di Balangero È la più grande d’Europa Mancano più o meno tre anni al termine della bonifica dell’ex Amiantifera di Balangero. Per ripristinare il sito di quella che fu la cava di estrazione più grande d’Europa, fallita nel 1990, sono già stati spesi oltre 20 milioni di euro. «Ora stiamo riempiendo le vecchie gallerie con 3 mila metri cubi di rifiuti di amianto, si tratta, per lo più del polverino che era contenuto in due grossi silos» – spiega il geologo Massimo Bergamini, il direttore della Rsa, la società che si sta occupando del recupero ambientale della miniera. Intanto l’ultima conferenza dei servizi ha dato parere favorevole ad altri due progetti che impegneranno tutto il 2017. «Si tratta della messa in sicurezza permanente delle discariche di materiale accumulato in decenni di estrazione – specifica Bergamini – lavori di ingegneria naturalistica per i quali occorreranno circa 4 milioni e mezzo di euro». Altri due milioni di euro serviranno invece per la realizzazione di un buco dove verranno «messi a dimora», ovvero tombati, 60 mila metri cubi di scarti del minerale. L’altra trance di lavori riguarda i 40 mila metri quadrati di capannoni ancora intrisi di asbesto che, nel corso degli anni, si sono afflosciati su se stessi. «Ci sono 9 mila tonnellate di ferro da recuperare e ripulire – prevede Franco Musso, sindaco di Coassolo e presidente della Rsa –. Dei vecchi fabbricati resterà in piedi solo una parte, in cemento armato». Il punto interrogativo più grosso è legato al futuro dell’area. Per auto finanziarsi c’è in progetto la realizzazione di un laboratorio permanente della Rsa che metta a disposizione le competenze assimilate in questi anni dai professionisti della società. Tecnici che, nell’ex Amiantifera, hanno maturato un’esperienza pilota in materia di trattamento del minerale killer. Questo in attesa dell’installazione di un mega impianto fotovoltaico su uno dei versanti della cava, con il posizionamento di 21 mila e 300 pann.L’assessore ai grillini: «Li troveremo a Bruxelles» “Amianto: niente fondi sul bilancio regionale” La bocciofila non si fa più. Ma la battaglia è sui circa 250 mila euro risparmiati. La Circoscrizione chiede, con un documento approvato solo dal Pd, che restino sul territorio. Invece finiranno probabilmente nel calderone del bilancio comunale. All’ex fabbrica Fiamca di via Carrera sono previsti un giardino, gattile e orti urbani. La passata giunta comunale aveva deciso di fare una bocciofila: fino a 250 mila euro in più, che dovevano essere attinti dai fondi che i privati della Dimar corrispondono al Comune per i permessi per costruire un supermercato (a cui dal Movimento si erano opposti). Sulla bocciofila c’è un braccio di ferro tutto interno al Pd: l’ex consigliere comunale Guido Alunno la voleva, per l’attuale consiglio bastano le esistenti. E c’è anche un giallo: la Circoscrizione sostiene di non essere stata consultata nella decisione finale, la delibera comunale del 30 gennaio dice l’opposto. Sia come sia, la bocciofila è saltata. I 250 mila euro risparmiati «riqualifichino la zona: aree verdi e giochi inclusivi per disabili», chiede il Pd, che ha anche dubbi sulla coesistenza tra gattile e orti. Ma dall’assessorato di Sergio Rolando replicano: «Con i problemi di bilancio, quei fondi servono a noi». Tra i consiglieri 5 Stelle della Quattro c’è chi, chiedendo l’anonimato, si dice contrariato. Nicola Santoro, capogruppo, difende la scelta, e insinua: «Forse c’è chi li vorrebbe dare alle associazioni amiche, è meglio darli al Comune. Non sarà la soluzione ottimale ma, dato il bilancio, dobbiamo ingoiare qualche rospo». 

Effetto Trump sui migranti Dimezzati gli arrivi illegali Crollano i fermi al confine col Messico. Ma chi vuole entrare ha solo cambiato tattica.LA LOTTA AL TERRORISMO ISLAMICO Washington invia i marines per l’assalto finale a Raqqa Intesa con Mosca, mille soldati Usa sul terreno per la guerra all’Isis .

“Io, narcotrafficante per disperazione reclutato davanti al videopoker” Il viaggio Cagliari-Torino di un disoccupato: “Quei 10 mila euro per mia figlia”.Quando i padroni della cocaina sfruttano le vittime della crisi Cosa Nostra mandava le signore, oggi la selezione è più spiccia.

Tondini al risparmio e sabbia di mare: così cede il nostro cemento armato Il paradosso nel Paese con i ponti degli antichi romani G li antichi romani costruivano per l’eternità, gli italiani per l’immediato futuro. E spesso neanche per quello. Associandoci con tristezza al dolore per le vittime, questa è la prima riflessione che viene spontanea confrontando le infrastrutture antiche della Penisola con quelle moderne e contemporanee. Siamo il Paese in cui resistono egregiamente, e sono ancora percorribili, perfino con i camion, ponti fabbricati in pietra duemila anni fa e crollano quelli recenti in cemento armato, anche senza terremoti e frane, dalla Lombardia alla Sicilia, con una regolarità impressionante. Stessa osservazione può essere fatta per le strade (l’Appia Antica ha 2300 anni), per i palazzi e per i monumenti. Se la tecnologia e i materiali sono migliorati decisamente, perché siamo funestati da crolli? Un prima risposta è che la progettazione e la realizzazione di un ponte, soprattutto se di grandi dimensioni (ma non solamente), non sono operazioni di routine. Nel 1940 il Tacoma Bridge (stato di Washington in Usa), lungo oltre un chilometro e mezzo, crollò appena sette mesi dopo la sua apertura perché non riuscì a resistere alle sollecitazioni laterali indotte dai «forti» venti (67 km/h) della regione. Sembra incredibile, ma il vento può far crollare un ponte dopo averlo fatto ondeggiare paurosamente come una frusta manovrata da un domatore (le immagini del Tacoma Bridge stupiscono ancora oggi, come un monito per chiunque costruisca ponti). Il ponte di Akashi (Giappone), con la campata unica più lunga del mondo (finora), fu ricostruito nel 1998 successivamente a un fortissimo terremoto che distrusse la città di Kobe tre anni prima e costrinse gli ingegneri a spostarlo e a ridisegnarlo, constatando che una delle due torri risultava dislocata di oltre un metro rispetto alla sua posizione iniziale. Dopo quello stesso terremoto un lunghissimo cavalcavia stradale giaceva in terra, completamente basculato su un lato. I ponti moderni sono costruiti in calcestruzzo armato, una miscela di cemento, acqua , sabbia e ghiaia che viene «armata» con sbarre di ferro e acciaio. Inventato per caso a metà del XIX secolo, è oggi il materiale di costruzione più diffuso nei Paesi moderni e permette arditezze ingegneristiche irrealizzabili con altri materiali, come grandi dighe e ponti. È un materiale che conosciamo tutti, ma quanto dura nessuno lo sa, sebbene gli inventori ne pronosticassero una vita eterna. I manufatti in calcestruzzo armato più antichi risalgono soltanto a un secolo e mezzo fa, dunque nessuno può sapere quanto resteranno in piedi, semplicemente perché non c’è stato tempo a sufficienza per osservarlo. Ma sappiamo benissimo che il calcestruzzo armato subisce l’onta del tempo, in particolare l’azione dell’acqua e dei sali corrosivi che possono aggredire l’armatura di ferro e comprometterne la resistenza alla trazione, principale motivo per cui è stata inventata l’armatura. A questi fattori generali, che valgono non solo per i ponti ma per tutti i manufatti in calcestruzzo armato, si aggiungono i soliti particolari del caso Italia. Per esempio la volontà di risparmiare tempo e denaro, riducendo la sezione dei tondini di ferro, imponendoli lisci invece che «costati» e utilizzando sabbia di mare (praticamente disponibile gratis) invece che di fiume. I sali aggrediscono una struttura metallica già meno robusta e la resistenza del manufatto decade verticalmente. Situazioni di questo tipo sono state registrate più volte nel caso del collasso di manufatti moderni a seguito di alcuni terremoti, come quello de L’Aquila del 2009. Infine nei crolli italiani si registrano con una frequenza, apparentemente maggiore che altrove, «errori» tecnici di vario tipo e natura. Si chiariranno le cause specifiche del crollo dell’impalcato sulla A14 e ci sono circostanze particolari che vanno considerate prima di formulare accuse (i lavori in corso, per esempio). E senz’altro le autostrade in Italia le sappiamo fare. Più in generale, però, fa impressione che il Paese in cui è stata coniata la parola pontefice (colui che realizza e difende i ponti, cioè quei collegamenti che una volta erano rari e strategici) veda crollare in meno di tre anni almeno quattro infrastrutture una di seguito all’altra. E fa ancora più impressione pensare che proprio qui da noi qualcuno voglia realizzare il ponte a campata unica più lungo del mondo sullo stretto di Messina, utilizzando un acciaio che ancora non esiste, con venti in quota a oltre 100 km/h, nella zona più sismica dell’intero Mediterraneo. Nel progetto preliminare gli ingegneri ragionano su una durata del manufatto di appena duecento anni, dieci volte meno di quanto poi sono durati (e durano) i ponti dei romani antichi. Forse meglio lasciar perdere.

Analisi Corea del Nord, Siria e Afghanistan L’America torna a mostrare i muscoli Il cambio di strategia per intimidire i nemici e gli avversari.

GIALLO SULLA MATRICE DELL’ATTACCO. BLINDATO IL CENTRO DELLA CITTÀ TEDESCA Aggressione a colpi di accetta Düsseldorf, terrore alla stazione Sette le persone ferite, tre gravi. Arrestato un trentaseienne dell’ex Jugoslavia.

10.03.17

 

 

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Sempre più anziani ma lo Stato li dimentica Siamo i più vecchi d’Europa, però i fondi per l’assistenza calano e le famiglie s’indebitano per pagare badanti. Cresce la protesta

In fabbrica dopo il trapianto viene licenziato in tronco Torino, immediato lo sciopero dei colleghi del 55enne Damiano, commissione Lavoro: mancanza di umanità. “Gettato come uno straccio Ma a questa azienda ho dato 27 anni della mia vita” Antonio Forchione: mi sono sentito umiliato.

In fuga con la moglie e i due figli il broker sparito da una settimana Banca Leonardo ha avviato le verifiche sui conti dei clienti: incerta la cifra rubata.

Il furto di dati alla Unifast di Settimo “Così ho smascherato il dirigente infedele che spiava i segreti aziendali” «Come l’ho scoperto? Per una fortuita coincidenza». Giovanni B., il manager della Unifast di Settimo vittima di un presunto caso di spionaggio industriale da parte di un dirigente (che ora respinge tutte le accuse), l’ex terrorista di Prima Linea Mauro Azzalin, 57 anni, di Rivoli, lo racconta ancora scosso: «Lui aveva dato le dimissioni nel febbraio 2016 dopo vent’anni di lavoro con noi. Ci eravamo lasciati senza particolari contrasti. Ci disse che avrebbe cercato un’occupazione in un settore diverso. Insomma, tutto normale». Ma un giorno qualsiasi, qualche tempo dopo, il manager torinese va a visitare un’azienda dello stesso settore e nota Azzalin in compagnia del responsabile dell’ufficio acquisti. «Ebbene, fu come una folgorazione. Appena rientrato in Unifast feci quello che non avevo mai fatto prima, cioè controllare i server interni, recuperare le sue mail, il traffico telefonico dalle schede aziendali, le spese di alberghi e ristoranti sostenute nei mesi precedenti e ci è crollato il mondo. C’erano tracce inequivoche di messaggi e post con i nostri rivali di sempre, compresa una grande multinazionale. Un piano già concepito nel 2015 e concluso con le dimissioni, per noi una sorpresa. I viaggi erano concentrati sulla sede di Ascoli Piceno della Bba, dove ora lavora il nostro ex dipendente. Li pagavano noi». Il secondo passaggio è ancora più traumatico perché i tecnici incaricati di controllare i pc scoprono che, proprio dalla sue ex postazione, sono stati distrutti 5 mila file, relativi al comparto progetti di Unifast. Un patrimonio incalcolabile e che avrà comunque, dice Giovanni B., tutelato dallo studio legale Bertolino, un impatto negativo sul fatturato. Un danno di milioni di euro. Ma del suo passato in una delle formazioni più sanguinarie del terrorismo rosso, lei era a conoscenza? «Assolutamente no. Non lo avrei mai assunto. Certo, si capiva che aveva idee particolari ma nessuno ci aveva fatto caso. Siamo tutti caduti dalle nuvole. Si era ben guardato di rivelare i suoi trascorsi». Mauro Azzalin, l’ex compagno «Latte» di Prima Linea, così battezzato per la sua giovanissima età negli anni di piombo, difeso dagli avvocati di fiducia Silvio Tavella e Corrado Sogno, respinge le accuse. E passa al contrattacco. Poche righe per spiegare che alcuni fatti sono «fuorvianti, inveritieri e fantasiosi». Poi: «Premesso che la vicenda non potrà che essere compiutamente trattata  Un passato in Prima Linea Il dirigente finito nella bufera è Mauro Azzalin, 57 anni, di Rivoli, ex terrorista di Prima Linea: l’uomo respinge tutte le accuse, dicendo che la ricostruzione dei fatti «è fantasiosa»

Tusk toglie la Ue a più velocità dalla Dichiarazione di Roma Il presidente del Consiglio europeo frena poiché teme la rivolta del blocco dell’Est La preoccupazione di Gentiloni per una spaccatura. Oggi il summit a Bruxelles .

Strasburgo bacchetta l’Italia “Male in accoglienza e rimpatri” Rapporto del Consiglio d’Europa sui migranti: il Paese non può farcela da solo.72 ore La permanenza massima negli hotspot è di 72 ore, ma a Lampedusa diversi minorenni erano lì da due mesi 2 Gli «economici» I migranti non vengono informati sui loro diritti e vengono «classificati» come economici anche se in arrivo da Paesi in guerra 3 Norme L’inefficacia della politica italiana in materia di rimpatri è considerata come uno dei punti deboli del suo sistema d’asilo .

Boom di sordi tra i giovani per i troppi decibel in cuffia In tre anni i ragazzi con problemi di udito sono balzati dal 3% al 4,2% Sotto accusa anche le discoteche. Le regole dell’Oms per proteggersi.“Meglio abbassare il volume Quando il danno è fatto non si torna più indietro” Lo specialista: “Curo sempre più adolescenti.

R evoca del sub appalto e diffida a rientrare nel cantiere del nuovo stadio Filadelfia. È costata carissima alla Smr Costruzioni, ditta edile con sede in via Gioacchino Solari a Torino, titolare di una parte dei lavori nel tempio del tifo granata in via Giordano Bruno, l’interdittiva antimafia emessa lo scorso 1° marzo dalla Prefettura. «C’è il rischio di infiltrazioni della ’ndrangheta e pericolo di condizionamento dell’impresa da parte della criminalità organizzata calabrese», si legge nel provvedimento notificato ieri alla stazione appaltante regionale Scr, estranea ai fatti. «Prestanome» Il titolare dell’attività è Mario Stumpo, nato a Caulonia (Rc) e residente a Torino. Incensurato. Scrive di lui la Prefettura: «Appare evidente che nonostante l’incarico formale di amministratore unico, Stumpo altro non sia che il prestanome del pregiudicato Ilario D’Agostino, capocantiere e dominus effettivo dell’impresa». Dunque il supervisore dei lavori di subappalto del Filadelfia, consistenti in opere strutturali in calcestruzzo, è un uomo notissimo alle cronache giudiziarie degli ultimi anni. D’Agostino, 55 anni, nato a Placanica (Rc) è stato condannato in primo grado a 8 anni e 6 mesi nel processo Pioneer, scaturito da un’indagine della Direzione investigativa antimafia per riciclaggio di capitali del narcotraffico legato ai cartelli della ’ndrangheta di Ciminà (cosca Spagnolo), un piccolo comune della Locride. Secondo le accuse, parte di quei soldi erano stati reimpiegati nell’acquisto di immobili confiscati in via definitiva dalla Procura. Milioni di euro erano transitati dalla ditta «Italia Costruzioni», titolare di tanti subappalti anche nei cantieri olimpici (Villaggio ex Moi, Palavela e Tav Torino-Milano nel tratto TorinoChivasso) per essere reinvestiti nell’economia lecita. E il dominus era proprio Ilario d’Agostino, condannato in Calabria per droga nel processo «Jonio», di nuovo arrestato nell’operazione Minotauro (assolto in primo grado, pende Appello e lo stralcio è stato trasferito Reggio Calabria) e oggi «sorvegliato speciale per via della sua notevolissima pericolosità sociale». Le amicizie Questo non gli ha impedito di coordinare il sub appalto del Filadelfia per diverse centinaia di migliaia di euro, da gennaio 2016 fino a ieri. D’Agostino e Stumpo si erano conosciuti ai tempi della «Italiana costruzioni» e dei cantieri olimpici. Stumpo era stato anche amministratore della società. Interrogato dai magistrati della Dda, aveva spiegato che era Controlli allo stadio Filadelfia Infiltrazione mafiosa nel cantiere Revocato il subappalto alla ditta Così la criminalità calabrese mirava a condizionare le imprese L’uomo chiave L’interdittiva antimafia è stata emessa lo scorso 1° marzo dalla Prefettura Il capo cantiere della Smr Costruzioni era Ilario D’Agostino, condannato in primo grado a 8 anni e 6 mesi di carcere nel processo Pioneer, per riciclaggio di capitali del narcotraffico stato D’Agostino a chiedergli di fare fa prestanome di quella realtà imprenditoriale poi destinataria di un’interdittiva antimafia firmata nel 2012 dal Prefetto. «Sulla base delle considerazioni appena fatte – c’è scritto nel provvedimento -, è ragionevole presumere che nella società Smr si riproduca lo stesso schema simulatorio volto a non far risultare il D’Agostino - pluripregiudicato - titolare di una società che sarebbe stata immediatamente interdetta dalle commesse pubbliche». E ancora: «Ritenuto che le scelte e gli indirizzi ella Smr possano essere di fatto significativamente condizionati da D’Agostino al quale la società può essere ricondotta si adotta il provvedimento di inerdittiva». Resta il tema dei tempi di accertamento e di istruttoria: Scr ha correttamente chiesto i controlli a gennaio 2016. Ci sono voluti 14 mesi. «Bisogna lavorare per accorciare i tempi», dice il senatore Pd Stefano Esposito, membro della commissione parlamentare antimafia. «Il rischio di infiltrazione della ’ndrangheta nei cantieri pubblici è altissimo. Suggerisco alle stazioni appaltanti di valutare procedure interne di verifica e controllo che consentano accertamenti più rapidi»

Il caso del feto trovato in un armadio “Ucciso dopo il parto” Mamma sotto accusa La donna sospettata di infanticidio e occultamento.«Pensavo fosse morto, per questo l’ho chiuso nel sacchetto e l’ho nascosto». Così si era difesa, davanti al pm Lisa Bergamasco, la madre del bambino appena nato e ritrovato cadavere, lo scorso ottobre, nell’armadio dell’abitazione in cui la donna viveva con altri due figli e il marito. A pochi mesi da quell’interrogatorio, la consulenza medico legale sul corpo del piccolo porta ora alla luce una nuova verità. Una verità che mette fortemente in dubbio il racconto della mamma. Le conclusioni a cui è arrivato il medico legale nominato dalla procura, Roberto Testi, sono state depositate nelle settimane scorse. E dall’esame emerge che la causa della morte «è un trauma cranico da schiacciamento» che ha determinato un’emorragia cerebrale. Non solo. «Il quadro lesivo non è compatibile con lesioni di parto, mentre è del tutto armonico con l’azione di terze persone». Insomma, per quanto faccia orrore leggerlo, l’asettico linguaggio medico spiega che il bambino è nato vivo e che gli è stata schiacciata la testa. A quel punto è stato chiuso nel sacchetto di nylon e nascosto nell’armadio, dove poi è stato trovato dai carabinieri. La tragedia La giovane madre peruviana, assistita dall’avvocato Enrica Goffi, è accusata di infanticidio e occultamento di cadavere. Con la donna, trentaseienne, è stato indagato anche il marito, accusato del solo reato di occultamento di cadavere. La tragedia si era consumata lo scorso 3 ottobre in un alloggio Atc del quartiere Borgo San Paolo. Al pm la donna aveva raccontato di essersi trovata da sola in casa con la figlia di cinque anni e di aver dato alla luce il bambino, un maschietto di 32 settimane e del peso di due chilogrammi e mezzo, mentre si trovava distesa sul pavimento e con la figlioletta accanto. A quel punto aveva spiegato di aver chiamato il marito, che stava rientrando a casa dopo essere andato a prendere il figlio più grande a scuola. Sarebbe stato lui, quindi, a chiamare i soccorsi perché la moglie stava male e aveva bisogno di aiuto. Una volta giunta in ospedale, al Maria Vittoria, i medici si sono subito accorti che la donna aveva partorito e così è partita la segnalazione ai carabinieri. Quando i militari sono piombati nell’alloggio di via Luserna di Rorà, ad attenderli c’erano il marito e i due bambini della coppia. L’uomo sapeva quello che era accaduto e che il suo ultimogenito era nell’armadio. Per questo motivo è accusato di occultamento di cadavere. Le dichiarazioni La giovane mamma ha sempre sostenuto di aver pensato che il figlio fosse morto durante il parto e di averlo nascosto proprio nell’armadio per toglierlo alla vista della figlioletta. Le prime risultanze mediche avevano già fatto in parte vacillare la versione della donna. L’esame istologico aveva infatti rivelato che il bambino era vivo quando è venuto alla luce. C’era, però, ancora da capire quando e come fosse morto. Ora si delinea un quadro drammatico: il piccolo è stato ucciso. Ma le indagini non possono dirsi concluse: resta il dubbio se sia stato o meno un gesto volontario.  In ospedale La tragedia risale allo scorso 3 ottobre, il marito rincasando aveva trovato la moglie in gravi condizioni Una volta giunta al Maria Vittoria i medici si erano accorti che la donna aveva  partorito.

Avvicendamento al vertice dell’Agenzia delle Entrate “Il Fisco non deve inseguire timbri e date mancanti ma scovare i veri evasori.

La lunga battaglia della preside contro l’ascensore guasto È malata ma non lascia la scuola: “Da un mese salgo con le stampelle.

Circoscrizione 8/ San Salvario Il Comune si tiene i soldi dell’asilo che non si fa più La giunta promette: lasceremo i fondi alla Circoscrizione .

09.03.17

 

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I FURBASTRI CONTINUANO A DANNEGGIARE IL  MONDO

Indagine biglietti, la Juve si difende “Mai incontrato boss mafiosi” Dopo le accuse del capo della Procura della Figc (che poi ritratta) il tweet di Agnelli: “Ciò che leggo è falso”. Ma è a rischio deferimento.

TANGENTI DALLE CASE FARMACEUTICHE Mazzette per i medicinali tra gli arrestati il nipote dell’ex ministro De Lorenzo Il filo della corruzione sanitaria lega, a distanza di venti anni, l’ex ministro alla Sanità Francesco De Lorenzo al nipote Francesco Izzo, primario all’ospedale oncologico Pascale di Napoli, arrestato ieri. Agli inizi degli Anni Novanta, lo zio venne travolto dalla maxinchiesta sulle tangenti pagate dalle case farmaceutiche. E oggi il nipote scivola sullo stesso terreno - avrebbe intascato mazzette da un informatore farmaceutico della Bayer - oltre a lucrare sui malati terminali acquistando materiale con un ricarico del 75 per cento. Con sprezzo nei confronti dei malati per i quali venivano acquistati, al solo scopo di guadagni illeciti, «il doppio delle confezioni di medicine antitumorali» anche se ne bastava metà dose. E ancora: prodotti oncologici comprati non con una gara pubblica ma a trattativa privata - con l’alibi dell’urgenza, della classificazione di prodotti «unici e infungibili» - distribuiti da una società riconducibile a sua moglie. Sia Izzo, sia la moglie Giulia Di Capua, sono agli arresti domiciliari. Stesso provvedimento per altre quattro persone, tra personale medico e amministrativo dell’ospedale dell’Asl 1 di Napoli. L’inchiesta della Finanza è coordinata dai pm Henry John Woodcock e Celeste Cerrano e dal procuratore aggiunto Alfonso D’Avino. Proprio lo stesso che, ironia della sorte, vent’anni fa fece arrestare De Lorenzo. Nelle 220 pagine dell’ordinanza del gip Maria Gabriella Pepe varie intercettazioni contro gli arrestati. Come quella in cui l’informatore scientifico, Marco Argenziano, garantisce una tangente di 10 mila euro a Izzo per raddoppiare un farmaco. E l’sms con cui Izzo comunica a Elia Abdondante, manager Asl 1, di essere riuscito a far assumere suo figlio per uno stage in banca..

L’ex compagno «Latte» (era il più giovane della formazione terrorista Prima Linea, smantellata a Torino negli Anni 80), alias di Mauro Azzalin, 57 anni, di Rivoli, ex manager dell’Unifast di Settimo Torinese, azienda che lavora nell’automotive a livello internazionale, è di nuovo nei guai. Questa volta per appropriazione indebita di documenti e prototipi protetti da brevetto e per la distruzione del prezioso archivio digitale della sua ex azienda, con 5 mila file. I trascorsi Il passato del guerrigliero «Latte», accusato di aver condotto un raid nello studio di un professionista torinese, era ormai dimenticato. Era stato arrestato da Digos e carabinieri assieme ai capi storici di Prima Linea, pure lui tradito dal comandante Ivan, il pluri-assassino e poi pentito Fabrizio Giai di Bussoleno, in Val Susa. Condannato a tre anni e sei mesi per la sua partecipazione a Prima Linea, si era rifatto una vita. Adesso è indagato da due procure, Ivrea (pm Chiara Molinari) e Torino (pm Andrea Padalino) e rischia anche sotto il profilo risarcitorio, con in ballo cifre da capogiro, più o meno 4 milioni di euro. I segreti È una complicata storia di spionaggio industriale, in cui sono coinvolti loro malgrado prestigiosi marchi italiani. E con il sospetto che sofisticate tecniche di produzione e lavorazioni di metalli siano state passate a imprese del Nord Europa. Nel corso di due perquisizioni, nella sua villa e infine nelle sede della società concorrente sarebbero stati recuperati i pc di Azzalin. Gli investigatori della polizia giudiziaria della procura e dei carabinieri del nucleo investigativo di Ivrea avrebbero già recuperato una serie di mail che confermerebbe lo scambio di informazioni e il passaggio di documenti riservati. Il manager si era dimesso nel febbraio 2016, poiché non era d’accordo sui piani decisi dal titolare, Giovanni B., tutelato dall’avvocato Pierfranco Bertolino: «Disse di aver trovato occupazione in un altro settore, ma poco dopo scoprimmo che era stato assunto da un’azienda italiana concorrente ed era in stretto contatto anche con un’azienda estera». Intanto, una segretaria rivela - giugno 2016 - di avere sorpreso Azzalin mentre si «allontanava con un grosso manufatto, molto ingombrante». Lui le disse che si trattava di un «ricordo» degli anni trascorsi alla Unifast, ma in realtà si trattava di un componente per una fabbrica che produce auto di lusso, realizzato per uno dei modelli più costosi. Tradito da una mail inviata per errore da un beneficiario L’ex terrorista di Prima Linea diventato una spia industriale È accusato di aver rubato i segreti dei prototipi da un’azienda Fabbrica Al centro della doppia inchiesta (come parte lesa) per spionaggio industriale c’è la Unifast di Settimo Torinese, specializzata, in lavorazioni di altissimo livello e precisione nel settore dell’automotive Da qualche tempo è stata venduta a un gruppo industriale tedesco È stato ritrovato in queste ultime ore e restituito ai proprietari del brevetto. Proprio nei magazzini della società rivale. Peccato però - nel frattempo - che le società italiane e straniere concorrenti, con ramificazioni in Germania e in Svizzera, stiano ora producendo un sofisticato prodotto identico a quello trafugato dall’ingegnere di Rivoli. I beneficiari Non si può escludere che altre importanti case automobilistiche siano venute in possesso, storici rivali dei marchi tricolori, con modalità ancora da accertare, del prezioso patrimonio tecnologico di Unifast. Poi, per un errore di trasmissione, veniva recapitata una mail, partita sempre dai concorrenti, sull’account Unifast di Azzalin. In sostanza un’ordine d’acquisto del componente trafugato a suo tempo. Nei file acquisiti risulterebbe la rete di contatti di Mauro Azzalin. Prima di andarsene, era riuscito a distruggere, usando i computer della sua ex postazione, migliaia di dati in modo «definitivo e irrecuperabile» compresi 5 mila file, tutti i progetti Unifast realizzati nel corso degli ultimi anni. Presto l’ex compagno «Latte» sarà sentito in procura dove potrà raccontare la «sua» verità. Le indagini continuano.

Gabrielli: duenuovi hotspot inSicilia nDue nuovi hotspot entro la fine del mese. Il capo della polizia Franco Gabrielli ha annunciato che le due strutture saranno operative in aggiunta alle quattro già esistenti (Lampedusa, Pozzallo, Trapani e Taranto). Le strutture saranno attive a Messina e a Mineo (Catania), già sede del più grande Centro per richiedenti asilo d’Europa. Gabrielli ha sottolineato che l’Italia «ha onorato gli impegni con l’Ue, ma l’Europa non ha rispettato i suoi sui ricollocamenti», ha detto. Intanto il ministro degli Esteri Angelino Alfano ha detto che l’Italia sta lavorando a «un accordo con il Niger, Paese che confina a Sud con la Libia e vede l’attraversamento di un numero di migranti che coincide con la grandissima parte di coloro che arrivano in Libia dal Corno d’Africa». «Se riusciremo a fare un accordo con il Niger - ha detto - potremo aiutare noi stessi e la Libia a regolare il transito».

Ungheria,stop aimigranti: imprigionatochichiede asilo Via libera del Parlamento alla detenzione: la legge ha effetto retroattivo La Corte di giustizia Ue: i singoli Paesi possono rifiutare i visti umanitari.  “Cani e bastoni per terrorizzarli” E ora il Paese Fortezza userà i container La denuncia delle Ong: nei campi al confine anche minorenni in condizioni disumane.

Snowden e gli altri WikiLeaks svela i trucchi della Cia Spia attraverso cellulari e televisori È la più grande fuga di notizie di sempre. I documenti risalgono al periodo 2013-2016 A Francoforte la base Usa degli 007 per monitorare l’Europa e lanciare cyber attacchi Persino il televisore, spento nel soggiorno di casa, era uno strumento che la Cia poteva usare per spiare. È una delle rivelazioni contenute negli 8761 documenti pubblicati da WikiLeaks, che svelano l’arsenale usato dalla Central Intelligence Agency per condurre le sue battaglie digitali. Un nuovo colpo all’apparato della sicurezza Usa, dopo lo scandalo provocato dall’ex agente della Nsa Edward Snowden, che obbliga ora l’amministrazione Trump a trovare il modo di tappare le falle aperte durante l’era Obama, nel pieno della disputa sulle incursioni russe per influenzare le presidenziali. L’organizzazione fondata da Julian Assange ha battezzato il suo scoop «Vault 7», dicendo che si tratta di documenti prodotti tra il 2013 e il 2016, «circolati fra ex hacker del governo e contractor in maniera non autorizzata». Uno di loro li ha passati a WikiLeaks, che li ha rivelati al mondo. Si tratta di milioni di codici, utilizzati per spiare sul web, sui telefoni, sulle tv. Ad esempio consentono di aggirare la criptazione su servizi come Signal, WhatsApp, Confide e Telegram, leggendo i messaggi prima che vengano nascosti. Stesso discorso per il sistema Android. Il programma «Weeping Angel», l’angelo piangente, permetteva invece di usare le smart tv della Samsung come strumenti di spionaggio, anche quando erano spenti: sembravano spenti, ma la Cia poteva attivarli per registrare e trasmettere le conversazioni e le comunicazioni che avvenivano nella stanza. Il sistema «Umbrage», invece, raccoglieva gli strumenti per lanciare cyber attacchi, anche rubando tecniche da avversari come gli hacker russi. Un capitolo riguarda pure l’Italia, perché cita il caso di Hacking Team. Quando nel 2015 l’azienda milanese di sorveglianza era stata pece americana, «Vault 7» in sostanza le spunta. Per ora l’organizzazione di Assange non ha pubblicato i codici, che consentirebbero di copiare l’arsenale, ma non esclude di farlo. Come nel caso di Snowden, quindi, gli Stati Uniti rischiano di perdere strumenti fondamentali nella lotta digitale per la sicurezza. Sul piano politico, il furto delle informazioni è avvenuto durante l’amministrazione Obama, ma ora imbarazza Trump per almeno due motivi. Il primo è che a pubblicarle è stato WikiLeaks, cioè il gruppo che lui aveva benedetto durante la campagna elettorale, perché in combutta con i servizi russi aveva reso note le mail imbarazzanti della sua rivale Hillary. Questi attacchi ora sono sotto inchiesta, proprio per determinare eventuali contatti tra Mosca e la campagna di Donald. Il secondo è che ora il presidente, passato da beneficiario a vittima delle rivelazioni, deve rimediare alla breccia e trovare il modo di chiudere i canali da cui arrivano i «leaks», per ristabilire la sicurezza nazionale. c BY NC Da alleato a nemico Trump aveva benedetto WikiLeaks durante la campagna elettorale perché aveva svelato le mail di Hillary Adesso lo mette in imbarazzo L’intelligence si fa sempre più attraverso la violazione di dispositivi connessi a internet. Anche quelli più insospettabili e domestici, come una smart tv. Se gli oltre 8 mila file diffusi dall’organizzazione di Assange verranno confermati come autentici, saranno avvalorate anche le preoccupazioni di molti esperti di sicurezza informatica, che da tempo lanciano moniti sulla vulnecessità di far andare il televisore così hackerato in una modalità di finto spegnimento, in modo da non far insospettire i suoi utenti. Il documento in questione risalirebbe al 2014 e comunque indica una modalità di infezione via Usb. Quindi necessariamente mirata. Questa vicenda, se confermata, apre scenari interessanti anche perché le vie degli oggetti smart (e delle loro falle) sono infinite. Altro dato in parte già noto, ma che emerge nettamente dai documenti pubblicati da WikiLeaks, è l’impegno – e l’investimento – messo dalla Cia per trovare, acquistare e scambiare vulnerabilità negli smartphone. Poi passate da un’agenzia all’altra. Ad esempio la Nsa avrebbe comprato degli attacchi per iOs, il sistema mobile di Apple, ribattezzati 8761 file Diffusi dall’associazione di Julian Assange rabilità dell’internet delle cose. Ovvero quei dispositivi connessi che possono tramutarsi nel cavallo di Troia con cui sferrare attacchi, violare sistemi, spiare conversazioni. Del resto, pochi giorni fa la Germania aveva addirittura messo al bando Cayla, una bambola interattiva perché considerata insicura, al punto da poter essere usata come uno strumento di spionaggio camuffato. Qualcuno forse ci aveva visto un eccesso di paranoia. Ora però, almeno secondo i documenti di WikiLeaks, la Cia avrebbe proprio sviluppato - insieme all’Mi5 britannico - un attacco per infettare le smart tv Samsung e utilizzarle come una microspia nel salotto delle persone. I documenti descrivono anche le problematiche tecniche: ad esempio la neEarth/Eve. Poi li avrebbe condivisi con la Cia. Ma anche con la Gchq, l’agenzia di intelligence britannica, omologa della Nsa. Ora sappiamo che anche la Cia ha un suo piccolo arsenale di attacchi per telefoni Android, così come una unità dedicata ai dispositivi Apple. Nel comunicato di ieri WikiLeaks descrive la capacità di questi attacchi di aggirare la protezione di alcune popolari app di messaggistica – come Signal o Whatsapp - che utilizzano una cifratura cosiddetta end-to-end, considerata la più sicura e quasi inespugnabile. Certo, il fatto che la Cia – come la Nsa – acquisti e accumuli codici di attacco che poi tiene nascosti per i propri scopi ha già riaperto negli Usa il dibattito su come dovrebbero comportarsi i governi di fronte alle vulnerabilità di software e sistemi. Perché ovviamente mantenerli aperti significa esporre un numero imprecisato di persone e infrastrutture ad attacchi, che possono arrivare anche da altri. Una vulnerabilità tenuta nascosta è infatti un asset per l’intelligence. Ma anche una falla - che potrebbe essere sfruttata da chiunque - per la sicurezza di milioni di utenti. La connessione dei dispostivi smart è il vero Cavallo di Troia degli hacker Siamo diventati vulnerabili perché sempre online E in futuro le falle sono destinate a moltiplicarsi il caso nIl «Trumpcare» è arrivato. I repubblicani ieri hanno diffuso il testo della legge con cui intendono rimpiazzare la riforma sanitaria di Obama. Diversi deputati del Gop hanno già avanzato riserve, che potrebbero complicarne l’approvazione. L’Affordable Care Act del 2010 obbligava i cittadini ad acquistare l’assicurazione sanitaria, offrendo però sussidi a chi non poteva permettersela. Il testo di Trump non è una rivoluzione: elimina l’obbligo di acquistare l’assicurazione ma offre incentivi fiscali per farlo. I crediti non sono proporzionali al reddito, ma basati sull’età. Obamacare imponeva ai grandi datori di lavoro di fornire l’assicurazione ai dipendenti e aveva allargato il Medicaid, l’assistenza garantita dallo Stato ai più poveri mentre Trumpcare cancella entrambi i provvedimenti. Ma concede 100 miliardi agli Stati per aiutare i più poveri. La nuova riforma poi salva i tre pilastri della precedente: i figli potranno restare a carico delle assicurazioni dei genitori fino a 26 anni d’età, sarà vietato negare le polizze a chi è già malato, o imporre tetti massimi di copertura. I dubbi di alcuni repubblicani, però, mettono a rischio l’approvazione al Senato, dove il partito di Trump ha una maggioranza di due soli voti. La riforma sanitaria di Trump Stop all’obbligo di assicurarsi netrata, la Cia aveva condotto un’analisi dei suoi materiali. In un tweet, Snowden ha commentato: «qui WikiLeaks ha roba genuinamente grossa. Sembra autentica». Dai file emerge anche che gli hacker avevano la loro base di spionaggio per Europa, Africa e Medio Oriente nel consolato americano di Francoforte, sotto copertura. Il danno delle rivelazioni ha un doppio aspetto, tecnico e politico. Sul primo punto, svelando le armi a disposizione dell’intelligenPanama Papers La maggiore fuga di notizie nella storia della finanza Ha scosso nel 2016 il mondo dei paperoni svelando i segreti delle società offshore usate dai ricchi: oltre 11 milioni di documenti segreti Edward Snowden La talpa del Datagate che ha rivelato i segreti della Nsa. Le rilevazioni del 2013 hanno agitato i rapporti diplomatici dell’amministrazione Obama con alcuni dei maggiori partner internazionali WikiLeaks Salita alle cronache nel 2010 con la pubblicazione di migliaia di file sulle «maggiori questioni mondiali». Documenti, inclusi cablogrammi diplomatici, che le erano costate le critiche di molti governi, soprattutto americano.

Al fronte di Mosul Cecchini ed edifici minati, scontro nel cuore della città Gli iracheni: “Fra due settimane avremo cacciato l’Isis.legge del contrappasso non è tanto l’ex pm - ritenuto a suo tempo un giustizialista - che finisce sotto inchiesta, ma la solidarietà di Fabrizio Cicchitto ad Antonio Ingroia. Indagato con l’accusa di peculato dai suoi ex colleghi di Palermo, Ingroia incassa la nota in cui l’esponente di Ncd lo definisce «vittima di un attacco giudiziario che appare per molti aspetti forzato»: «Apprezzo Cicchitto - replica l’ex procuratore aggiunto del processo sulla trattativa Stato-mafia -. Fra tanti garantisti a corrente alternata, lui almeno è coerente». Indennità non dovute, calcolate nel massimo (117 mila euro) sebbene i risultati della società da lui amministrata, Sicilia e-Servizi, che gestisce la piattaforma informatica della Regione Sicilia, fossero state appena 33 mila euro di utile. Rimborsi anch’essi indebiti, 30 mila euro per le trasferte effettuate in un paio d’anni da Roma - dove Ingroia risiede - a Palermo, dove c’è la sede dell’azienda. Somme che per di più l’amministratore unico dell’azienda di proprietà della Regione, voluto in quel posto strategico da Rosario Crocetta, si sarebbe autoliquidato. Gli dà addosso un altro ex magistrato, Luigi De Magistris, oggi sindaco di Napoli: «Mi auguro che abbia tutti gli elementi per chiarire la sua posizione, perché come contestazione è bruttina». Il nuovo Ingroia, oggi avvocato, dopo la fallimentare avventura in politica, dice che le accuse non stanno in piedi: «La legge è cambiata nel 2008, non c’è più il riferimento agli utili. Tra l’altro la mia gestione ha salvato Sicilia e-Servizi».

a legge del contrappasso non è tanto l’ex pm - ritenuto a suo tempo un giustizialista - che finisce sotto inchiesta, ma la solidarietà di Fabrizio Cicchitto ad Antonio Ingroia. Indagato con l’accusa di peculato dai suoi ex colleghi di Palermo, Ingroia incassa la nota in cui l’esponente di Ncd lo definisce «vittima di un attacco giudiziario che appare per molti aspetti forzato»: «Apprezzo Cicchitto - replica l’ex procuratore aggiunto del processo sulla trattativa Stato-mafia -. Fra tanti garantisti a corrente alternata, lui almeno è coerente». Indennità non dovute, calcolate nel massimo (117 mila euro) sebbene i risultati della società da lui amministrata, Sicilia e-Servizi, che gestisce la piattaforma informatica della Regione Sicilia, fossero state appena 33 mila euro di utile. Rimborsi anch’essi indebiti, 30 mila euro per le trasferte effettuate in un paio d’anni da Roma - dove Ingroia risiede - a Palermo, dove c’è la sede dell’azienda. Somme che per di più l’amministratore unico dell’azienda di proprietà della Regione, voluto in quel posto strategico da Rosario Crocetta, si sarebbe autoliquidato. Gli dà addosso un altro ex magistrato, Luigi De Magistris, oggi sindaco di Napoli: «Mi auguro che abbia tutti gli elementi per chiarire la sua posizione, perché come contestazione è bruttina». Il nuovo Ingroia, oggi avvocato, dopo la fallimentare avventura in politica, dice che le accuse non stanno in piedi: «La legge è cambiata nel 2008, non c’è più il riferimento agli utili. Tra l’altro la mia gestione ha salvato Sicilia e-Servizi»

Casinò vuoto, liti politiche e lavoro Il sistema Valle d’Aosta va in crisi Con il taglio dei trasferimenti da Roma rischiano di saltare vecchi equilibri di potere Il governatore è in bilico, il procuratore ai domiciliari. La disoccupazione sale all’8,9%.Hanno fatto una ristrutturazione esagerata da 110 milioni distribuendo soldi a pioggia, hanno assunto un capo del personale con la terza media, hanno dato liquidazioni d’oro e ora vogliono licenziare 264 di noi Una dipendente del Casino de la Vallée Lo sfogo rigorosamente dietro anonimato per il timore di perdere il posto di lavoro .

La casa più verde d’Italia regina di risparmio energetico Nel Novarese la “PassivHaus” consuma 1 euro al mq.

Free sbarca in Italia: abbasseremo del 10% le tariffe dei cellulari L’imprenditore Niel: “Faremo offerte senza inganni” Il gruppo francese investirà 100 milioni nel nostro Paese.

Il gasdotto sottomarino Israele-Italia sarà il più lungo del Mediterraneo Il ministro Steinitz: “A inizio aprile incontro Calenda per far decollare il progetto” .

08.03.17

 

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LA GIUSTIZIA DIVINA ARRIVERA' MA NON SO QUANDO

Croci sfregiate e chiese profanate Quel che resta dei cristiani in Iraq Dopo i massacri dell’Isis i fedeli sono fuggiti: “C’è stata una pulizia etnica” Ora qualcuno torna: non si può lasciare la terra dove sono sepolti i nostri cari.

“Il mio pollice tricolore per i giardini di Versailles” Da Alessandria alla reggia più famosa del mondo L’avventura di un appassionato di piante e di storia.

Il caso su «Specchio dei Tempi» Rispedito in India il farmaco anti-epatite Un malato: comprarlo in Italia costa 74 mila euro «Vogliamo curare tutti i malati, e non possiamo più aspettare. O la trattativa si sblocca, nell’interesse dei pazienti, o come Regioni siamo pronti ad estendere il principio di concorrenza anche ai nuovi farmaci per la cura dell’Epatite C». In altri termini: a metterli a gara per ottenere a parità di efficacia il prezzo più vantaggioso. L’annuncio di Antonio Saitta, assessore regionale alla Sanità e coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, arriva in una fase estremamente delicata. Un «assist» a Mario Melazzini, direttore generale dell’Aifa, l’Agenzia Italiana del Farmaco, impegnato in una trattativa nostop con le case farmaceutiche per ricontrattare i prezzi oggi proibitivi dei medicinali antiepatite. «Pieno sostegno a Melazzini», precisa Saitta. E a tutti i pazienti i quali, non rientrando nei criteri fissati da Aifa per accedere alla terapia in regime di rimborsabilità ma trovandosi a fronteggiare la malattia, cercano di procurarsi in ogni modo i farmaci salva-vita: a costo di ordinarli direttamente in India. Emblematico il caso di un lettore, pubblicato ieri su «Specchio dei Tempi», frustrato nelle sue speranze. «Il farmaco è arrivato a Milano il 13 febbraio, ad un costo inferiore a 2 mila euro. Pensate la gioia - racconta -. Solo che a Milano l’Ufficio di sanità aerea Usmaf non ha concesso il nulla osta sanitario allo sdoganamento e il 20 febbraio il farmaco è stato rimandato in India impedendomi di guarire. Per farlo dovrei pagare 74 mila euro: tanto dicono che costi il farmaco dell’Harvoni, con gli stessi principi attivi di quello indiano». Vicenda paradossale, che ripropone una situazione insostenibile e insieme ad altre, dello stesso tenore, compatta il fronte Regioni-Aifa: in assenza di un accordo sui prezzi, l’Agenzia si è già detta pronta a produrre in proprio i farmaci anti-epatite negli stabilimenti farmaceutici militari di Firenze. «L’obiettivo è allargare i criteri previsti da Aifa per garantire a tutti i pazienti la terapia in regime di rimborsabilità - spiega Loredano Giorni, direttore Farmaceutica della Regione -: operazione impossibile, se prima non si riduce il prezzo dei farmaci». L’assetto attuale non solo determina disparità tra malati e malati ma aumenta la confusione. Nel caso del nostro lettore, riflettono dalla Regione, probabilmente il farmaco è stato bloccato dall’Usmaf perchè si ravvisavano gli estremi di commerciabilità: operazione vietata dalla legge. Se si fosse recato in India, avesse acquistato il prodotto sulla base di una ricetta motivata, fatta da un medico in loco, e fosse rientrato in Italia con il farmaco in tasca forse nessuno avrebbe avuto da eccepire. In quel caso, è il ragionamento, si sarebbe configurato come uso personale. Insomma: la confusione, e gli equivoci, regnano sovrani. Da qui la possibilità di ricorrere alle gare, un altro spauracchio in aggiunta a quello prospettato da Aifa. A maggior ragione, considerato che ormai i farmaci brevettati sono più di uno. Molta acqua è passata sotto i ponti da quando la Regione Toscana tentò la strada della gara in solitaria: ora i tempi sono maturi, anche per questa soluzione.

L’ULTIMO TEST MISSILISTICO ERA STATO EFFETTUATO IL 12 FEBBRAIO La Corea del Nord sfida il mondo Lanciati 4 missili verso il Giappone Tre razzi sono caduti in mare a meno di trecento chilometri dalla costa Il premier Abe: “Raggiunto un nuovo livello di minaccia”. La Cina condanna il test .

Peugeot compra Opel Con 1,8 miliardi diventa la seconda in Europa Gli undici stabilimenti costano ai francesi 1,3 miliardi di euro Per le attività finanziarie altri 900 milioni (400 pagati da Bnp).

Android evolverà ancora e si trasformerà nel perfetto assistente virtuale” Il responsabile dei sistemi operativi di Google spiega come il robottino verde è arrivato a dominare il mercato degli smartphone e svela i progetti futuro.

Da Parigi parte l’Europa a più velocità Merkel: “Se ci fermiamo, crolla tutto” I piani dei leader di Francia, Italia, Germania e Spagna in vista delle celebrazioni di Roma Nuovo impulso all’integrazione, ma “ogni Paese deve poter avanzare ai propri ritmi” .

Appalti, Romeo accusa le coop “Tiziano Renzi? Mai incontrato” Il leader del Pd sfida Grillo: non abbiamo paura e non ci rassegniamo.

Le officine del pensiero riaprono il futuro di Torino La Fondazione Crt: da settembre mostre, concerti e start-up alle Ogr.

I l gigante che dorme è una lungo muro di pietre e portelloni di legno rovinati dall’acqua. È circondato dal silenzio e avvolto dall’oblio di una città che non ha ancora capito come rilanciare questo tempio della fatica chiamato Manifattura Tabacchi. Una storia conclusa nel 1997 quando, con la riforma dei Monopoli, si mise fine agli stabilimenti secolari specializzati nella produzione di sigari, tabacco da pipa e le spagnolette, le sigarette di oggi. Ma solo apparentemente. Perché in corso Regio Parco, dietro un cancello di ferro che sbarra l’accesso a un cortile, il gigante continua a vivere nei ricordi dei suoi operai in pensione che non hanno smesso di abitare la fabbrica dimenticata. Sono rimasti in due. Sotto fratto, ma senza alcuna voglia di fare le valigie. Nessun campanello e due buche delle lettere. «Abbiamo chiuso il cancello per fermare il via-vai di persone poco raccomandabili che passavano di qua», dice Francesco Viavattene, 69 anni, ex operaio specializzato dal 1966. Famiglia con tre generazioni di lavoratori in Manifattura. Erede di una delle tabacchine, le operaie che a mano arrotolavano le foglie di tabacco essiccato da trasformare in sigari. Davanti all’uscio di casa, sembra guardarsi alle spalle. Ma mira al passato remoto. «Questo cortile è abbandonato. Ma una volta era pieno dei bambini delle 30 famiglie dei dipendenti della Manifattura che vivevano qui». Abita nello stesso appartamento dal 1969 «Lo assegnarono a mia madre perché eravamo in otto – aggiunge -. Arrivavamo da Napoli dove già lavorava per il Monopolio. Ma per dormire non ci avevano affittato di meglio che un negozio». Il signor Viavattene ha spento per ultimo le luci dello stabilimento. «Facevo parte del pool che ha smontato le macchine. Poi, ci passarono al Ministero delle Finanze. Ho lavorato in corso Bolzano finché non mi hanno mandato in pensione». Ma non ha mai abbandonato la vecchia Manifattura. «Il Demanio mi ha ordinato di sgomberare entro il 2016. Ma non me ne vado», dice l’ex operaio che da anni rincorre l’acquisto di uno di questi appartamenti destinati alla manovalanza e che si trovano al 130 di corso Regio. Muri sbrecciati, veneziane traballanti, cancelli arrugginiti. Dalla strada il futuro della Manifattura è un’incognita ancora più del suo presente. I bandi per trovare investitori sono andati deserti. E la scorsa settimana, l’Università, che aveva promesso di costruire la Suism, ha deciso di restituire al Comune le chiavi, compresa quelle dell’area ex Fimit da bonificare dall’amianto. «È da vent’anni che fanno promesse che non rispettano – aggiunge Viavattene -. Io qua dentro ci Corso Regio Parco È lo storico indirizzo in cui a metà dell’Ottocento venne impiantata la gloriosa Manifattura Tabacchi farei un istituto di formazione come la Piazza dei Mestieri. Un’attrazione per la città». La nostalgia si nasconde dietro ogni angolo di questo gigante addormentato. «Quando trovo la porta aperta, mi faccio sempre un giro all’interno. Mi ricordo le quattro fasi della produzione. Le foglie arrivavano in treno e, dopo averle essiccate, erano tagliate e trasformate in sigarette». L’ex operaio è custode di un passato dimenticato. «Qualche anno fa alcuni alloggi furono occupati dagli squatter. Diedi subito l’allarme. Poi, murarono gli ingressi». L’ultimo abitante della Manifattura continua a vegliare come un padre sull’ex fabbrica e i suoi 60 mila metri quadrati di capannoni, scale, cortili e pozzanghere maleodoranti. Fortezza Bastiani assediata da un nemico ancora più terribile dei tartari. La minaccia è l’oblio di una città che sembra guardare altrove.

07.03.17

 

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TRUMP SANO DI MENTE ?

LA CASA BIANCA ANNUNCIA OGGI UN NUOVO BANDO CONTRO GLI IMMIGRATI Trump: “Indagate Obama ha abusato del suo potere”.

Arrivano nelle piazze i cartelli di tessuto che mangia lo smog Creati in provincia di Pavia da una start-up “Funzionano anche per pulire l’aria degli uffici”

VOLEVANO FARE CAMPAGNA PER CONVINCERE LE COMUNITÀ DELLE CITTÀ TEDESCHE. AD APRILE IL REFERENDUM COSTITUZIONALE Berlino vieta i comizi di ministri turchi Erdogan furioso: “Fate come i nazisti” Il leader attacca Merkel: non dia lezioni di democrazia, se vorrò andrò in Germania La replica: sfacciato. Anche Austria e Olanda decidono di bloccare gli eventi elettorali.

Bocchino consigliò a Romeo: dobbiamo incontrare anche Lotti Era l’uomo da convincere, il suggerimento venne dall’ex deputato di An

Così gli italiani hanno scritto il Codice civile per Pechino L’ex ministro Diliberto ha portato il diritto romano in Cina “E’ un lavoro enorme, dalla proprietà privata all’eredità” .

“Nel Foggiano la malavita ammazza La gente vive ogni giorno nella paura” Il questore (e scrittore di noir) Silvis: “L’Italia deve saperlo Uno scatto d’orgoglio della società civile è fondamentale.

Il duello fra Intesa e Mediobanca ora si sposta sui destini dello Ieo Messina con Rocca e Rotelli che vogliono l’istituto Il contro-piano di Nagel, la mediazione di Tronchetti.

06.03.17

 

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UN MONDO FATTO DA MOLTI TESTONI

Il presidente Trump si prepara ad annunciare in settimana la fine delle politiche sulle emissioni di gas volute dall’ex presidente Barack Obama, tra cui l’obbligo di ridurre entro il 2025 i consumi a 54 miglia per gallone (86,4 chilometri per 3,8 litri). L’Agenzia per la protezione dell’Ambiente (Epa) verso la fine del mandato di Obama aveva deciso di blindare gli standard sulle emissioni entro il 2025, ma secondo fonti vicine alla Casa Bianca questo provvedimento verrà cancellato. Le mosse di Trump per allentare le regole verdi arrivano dopo che a febbraio le principali associazioni Usa dell’auto avevano chiesto al presidente di rivedere il regolamento sull’efficienza dei carburanti.

FINANZIAMENTO ILLECITO AI PARTITI Aosta, ecco la nuova giunta Alle Finanze un condannato La «tempesta perfetta» che si sta abbattendo sulla Valle d’Aosta manda in briciole anche il governo regionale, peraltro dimissionario da quattro giorni. Nella più piccola Regione italiana, che già deve vedersela con una procura decapitata dall’arresto, un mese fa, del procuratore capo Pasquale Longarini, e su cui incombe lo spettro del crac per il Casinò di SaintVincent, ieri si è messo in moto anche il ribaltone, con la presentazione della sfiducia all’attuale presidente della Regione Augusto Rollandin. E la nuova giunta che si candida a guidare la Valle a sorpresa presenta tra gli assessori anche un condannato. A pesare è il processo sull’utilizzo illecito dei fondi destinati ai gruppi consiliari. La corte d’appello di Torino, lo scorso 14 febbraio, ha emesso 15 condanne, di cui 6 ad attuali consiglieri regionali. Per 4 di essi, condannati per peculato o per percezione indebita di sovvenzioni a danno dello Stato, scatterà la Legge Severino e quindi la sospensione dall’incarico, che deve ancora essere ufficializzata dalla presidenza del Consiglio dei ministri ma che secondo Rollandin ha già efficacia dal giorno della sentenza. Ma non è tutto. Il sistema valdostano prevede che, al momento della sfiducia alla giunta, sia già pronta la nuova squadra di governo. E tra i nomi degli assessori in pectore c’è quello di Albert Chatrian, condannato anche lui nel processo per finanziamento illecito al partito (non soggetto a Legge Severino) e destinato alle Finanze. Secondo il suo movimento, l’«Alpe», il ribaltone «non è che il primo passo di un rinnovamento reale di metodo e di princìpi nella politica valdostana». Ma le polemiche sono già partite

La Gran Bretagna potrebbe uscire dall’Ue nel 2019 «senza spendere un soldo». Lo stima uno studio della Camera dei Lord, destinato ad accrescere la tensione tra Londra e Bruxelles. Secondo l’analisi, il Regno Unito non avrebbe «obblighi legali», nè verso i 60 miliardi di euro definiti dalla Commissione europea, sia rispetto agli impegni sul budget sottoscritti da Cameron nel 2013.

La ricerca presentata a Nuova Delhi Un nuovo anticorpo per “bersagliare” il mieloma multiplo Il ruolo dell’Università di Torino nella scoperta P aul Ehrlich, cento anni fa, definì per la prima volta il concetto di “magic bullet”: un anticorpo in grado di colpire selettivamente una molecola delle cellule patologiche, preservando quelle normali. Nel caso del mieloma multiplo, ora il “proiettile magico” è stato trovato: si chiama “Daratumumab”; quando raggiunge la cellula del mieloma, il suo bersaglio molecolare, attiva una serie di processi che uccidono la cellula tumorale e al tempo stesso favoriscono un recupero del sistema immunitario del paziente. «Molto in sintesi, l’anticorpo si lega ad una molecola presente in forte concentrazione sulla superfice delle cellule del sangue, tumorali e non, attivando monociti/macrofagi che divorano la cellula patologica, nel senso letterale del termine», spiega il professor Fabio Malavasi, Dipartimento Scienze Mediche dell’Università di Torino. La molecola in questione - definita “molecola-bersaglio” perchè è il punto attacco dell’anticorpo, che attiva il sistema immunitario e al tempo stesso la distruzione della cellula - si chiama CD38 e per molti versi è complice del mieloma: ad esempio produce l’adenosina, sostanza in grado di compromettere il sistema immunitario. Malavasi, dopo anni di ricerche negli Stati Uniti e poi in Italia, l’ha studiata nelle sue principali caratteristiche. Un percorso affascinante, presentato ieri a Nuova Deli, che ha portato a risultati su vari fronti. L’anticorpo, certo: nel 2015 è stato approvato dalla Food and Drug Administration, nel 2016 è arrivato il via libera dell’Agenzia Europea del Farmaco. Ma le peculiarità di CD38, molecola che esiste da milioni di anni negli organismi viventi e da allora si è mantenuta quasi invariata, promettono di aprire nuovi filoni di ricerca. Un gruppo di studio internazionale, coordinato dal neurologo giapponese Haruhiro Higashida, ha dimostrato che i topolini privi del CD38 presentavano disturbi del comportamento con diagnosi di deficit della memoria sociale a breve termine. Psicologi, psichiatri ed endocrinologi hanno così osservato che modificazioni dei Molecola «antica» La ricerca ha permesso di individuare in CD38, una molecola di 900 milioni di anni, il punto di attacco dell’anticorpo per riattivare il sistema immunitario contro il tumore il caso quantitativi della molecola possono essere correlati a quadri patologici nell’uomo: come l’autismo. «Il che apre ampi degli scenari per CD38 - aggiunge Malavasi -: in futuro potrebbe avere applicazioni anche in psicologia o psichiatria». Siamo in un territorio per molti versi inesplorato, foriero di potenzialità per la medicina del presente e del futuro. Quando Ehrlrich definì il concetto di «proiettile magico” non poteva certo immaginare che sarebbe occorso più di un secolo per tradurlo in pratica. Oggi, fortunatamente, le nuove tecnologie consentono tempi celeri. Un esempio per tutti: negli Anni ’80, per isolare le popolazioni cellulari del sangue, ci voleva una settimana; oggi il processo richiede pochi minuti, con l’impiego di anticorpi monoclonali. Come il “Daratumumab”, anticorpo monoclonare specifico per la molecola CD38 dell’uomo. Una storia in divenire.

“Questo Iraq è ormai finito Noi curdi avremo uno Stato” Il leader del Kurdistan: “Sciiti e sunniti si combattono da secoli e non smetteranno Il Paese si dissolverà come la Cecoslovacchia. Gli arabi accettino l’indipendenza.

Il suo pianto disperato accompagna per intero la scena, ripresa dalla 13enne di origini messicane Fatima Avelica (nella foto mostra il filmato a un suo insegnante) con il telefonino dall’interno dell’automobile: gli agenti dell’Immigrazione Usa fermano l’auto con cui il papà, Romulo Avelica-Gonzales, 48 anni, immigrato messicano negli Usa da 20 anni ma senza documenti, la stava portando a scuola a Los Angeles. Poi prelevano il padre, lo ammanettano sul cofano della macchina e lo portano via. È uno dei tanti raid portati a termine dagli agenti su ordine della Casa Bianca. Nei prossimi giorni l’Amministrazione dovrebbe varerà un decreto che prevede di separare madri e figli che insieme attraversano illegalmente il confine Sud degli Usa. B.

La fuga di notizie sul caso Consip irrita la Procura I magistrati revocano la delega ai carabinieri del Noe dopo le indiscrezioni sulle vicende dei familiari di Renzi .

“Gestisce appalti troppo grandi così a vincere sono sempre gli stessi” Il Commissario anticorruzione Corradino: questo meccanismo genera anche appetiti criminali e strozza i piccoli imprenditori.

Alfredo Romeo - in carcere con l’accusa di corruzione nell’ambito dell’inchiesta Consip - alza la voce e punta il dito contro politici e giornalisti. Definisce le accuse «una strumentalizzazione politica della vicenda giudiziaria». E attraverso il suo legale, l’avvocato Carotenuto, denuncia: «Sono stato utilizzato in vista delle primarie del Pd». Mentre sulle dichiarazioni rese ai magistrati dal dirigente Consip Gasparri aggiunge: «E’ inattendibile, ha raccontato di alcuni incontri in via Pallacorda (sede romana di Romeo) mai avvenuti. Non vi sono riscontri, eppure c’erano le telecamere». «Inoltre - continua il legale - la Procura ha chiesto il sequestro di 100 mila euro promessi da Romeo a Gasparri: quei soldi che io sappia ancora non sono stati sequestrati, forse perché non c’è stato alcun pagamento?». «E’ tutto inventato di sana pianta», si è sfogato con il legale Alfredo Romeo. «Non ho vinto nessun appalto per un interessamento di Carlo Russo né di Tiziano Renzi, non so davvero come uscirne», ha concluso. In questa situazione quando lunedì andranno a interrogarlo in carcere il procuratore aggiunto Ielo e il pm Palazzi, Romeo potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere. .

Tessere gonfiate: altro caso a Messina Dopo due anni di commissariamento del partito, il Pd va verso la «rinascita» a Messina, anche se sulla nuova campagna di tesseramento, che si è chiusa il 28 febbraio, incombono dubbi e sospetti da parte di alcuni esponenti dem che hanno inoltrato segnalazioni alla commissione di garanzia del Nazareno. I dati ufficiali dovrebbero essere comunicati da Ernesto Carbone, commissario in carica da quasi due anni per scelta di Renzi, all’inizio della prossima settimana. Si parla di circa 6-7 mila tessere, un numero di gran lunga inferiore alle 20 mila dei tempi di Francantonio Genovese, ora in Forza Italia, ma quasi il doppio delle pre-adesioni, circa 3 mila.

05.03.17

 

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DIO NON PERDONA IL MALE FATTO AI BAMBINI

TROVATI I CORPI DI NEONATI E BIMBI DECEDUTI FRA IL 1925 E IL 1961 La fossa comune degli 800 piccoli irlandesi Svelato l’orrore dell’orfanotrofio cattolico.

«La mia storia dimostra che un uomo normale non può farsi un’isola», scherzava l’ingegnere Giorgio Rosa, l’uomo che si fece Repubblica, proclamando la nascita di uno Stato indipendente al largo di Rimini. Un sogno infranto, al quale ha pensato fino all’ultimo, prima di morire all’età di 92 anni nella sua Bologna. Era il 1968, piena rivoluzione sociale. «Ma io non avevo tempo per queste cose», diceva. Rosa fondò la Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose, una superficie di circa 400 metri quadrati ricavata su una piattaforma artificiale da lui costruita (e brevettata), ancorandola a quasi 12 km da Rimini, 500 metri oltre le acque territoriali italiane. Idioma ufficiale l’esperanto («Io non lo parlavo, ma era un modo per rimarcare la diversità dell’isola, per esaltarne la libertà»), emise francobolli e si dotò di una divisa monetaria, il Mil, mai battuta. Vi aprì un bar-ristorante, pensava a negozi. In Romagna stava sbocciando il turismo, quell’isola strana diventò un’attrazione. Ancorata nel maggio 1966, la Repubblica fu proclamata il Primo maggio 1968. «Eravamo in sei. Medici, commercialisti, gente normale» ricordava l’ingegnere. Ma il governo italiano, complice anche l’idea che Rosa volesse vendere carburante senza accise, ritenne che l’Isola minasse la sicurezza nazionale. Arrivò l’ordine di demolizione, fu organizzato un blocco navale, si mossero i servizi segreti. Poi, il 25 giugno 1968, l’assalto di carabinieri, finanza, Digos e ispettori delle Imposte, che presero possesso dello Stato, facendo “prigioniero” il custode. La Repubblica andò in esilio e proseguì nella battaglia legale. Ma non servì. Gli incursori fecero saltare la piattaforma con l’esplosivo. «Mi dissero che l’ordine era partito da Washington: costituivamo un precedente pericoloso», rivelò Rosa. Utopia amara..

I controlli nei grandi cantieri di Torino C’è un’impresa in odor di mafia che lavora al nuovo Filadelfia Provvedimento interdittivo del prefetto per una società subappaltatri.U n’interdittiva antimafia irrompe su uno dei grandi cantieri di Torino: quello per la realizzazione del nuovo stadio Filadelfia, il tempio del tifo granata. Il provvedimento è stata disposto lo scorso 1 marzo dalla Prefettura e la destinataria è la ditta Smr Costruzioni di Mario Stumpo. La conferma della misura arriva dal deputato Stefano Esposito: «Ho parlato con il prefetto. L’interdittiva è scattata a seguito delle procedure di controllo correttamente avviate dalla stazione appaltante Scr». C’è dunque un rischio di infiltrazione della ’ndrangheta su questo cantiere che ha ormai raggiunto il 90% dell’avanzamento lavori. Un rischio che si basa sulla possibilità di commistioni sospette ma non su rilevanze penali. La Smr di Stumpo è nata nel 2013 con una decina di dipendenti, ma nel bilancio 2016 ne conta una s e s s a n t i n a . Q u e s t o exploit occupazionale è in parte dovuto all’ultima commessa che la società ha rilevato e i cui lavori sono quasi terminati: un sub appalto per svariate centinaia di migliaia di euro di un’opera costata 6,2 milioni di euro finanziati quasi nella loro totalità da Comune di Torino e Regione Piemonte. Sui motivi che possano aver portato la Prefettura a emettere l’interdittiva a carico della ditta c’è massimo riserbo, ma per comprenderne il senso può essere utile analizzare alcuni fatti recenti. Pochi mesi fa la Dia ha effettuato un accesso al cantiere dello stadio e ci ha trovato dentro Ilario D’Agostino (anche con ruoli di responsabilità) nato a Placanica (Rc), 55 anni. Non è un uomo qualunque. Condannato per droga nel processo Jonio, riciclò i soldi della ’ndrangheta secondo i giudici di primo grado del processo Pioneer (pende Appello). E i sequestri paralleli al «penale» (poi diventati confische con le indagini del pm Antonio Rinaudo) riguardarono anche ditte attive nelle opere di Torino 2006: Palavela, Villaggio Olimpico Ex Moi, Tav (Alta velocità) nel tratto Torino-Chivasso e porto di Imperia in testa. Una di queste ditte è Italia Costruzioni. L’ipotesi di accusa è che D’Agostino - insieme ad altri - avesse messo su una sorta di lavatrice che avrebbe fatto leva su lavoratori pagati anche in nero con bilanci ostaggio di sovrafatturazioni, e vorticosi incroci finanziari. In quel processo (pm Roberto Sparagna), D’Agostino fu condannato a 8 anni e 6 mesi. Ha fatto ricorso. Nelle indagini patrimoniali della Dia comparve – senza contestazioni penali – anche Mario Stumpo, amministratore oggi della Smr. Un accenno, ma significativo. Perché nel momento in cui la Italia Costruzioni (la ditta di D’Agostino) ricevette una «visita» dell’Agenzia delle Entrate, cedette il ramo di attività per i lavori pubblici alla new entry Italiana Costruzioni srl, diretta proprio da Stumpo. In un’annotazione la Dia scrisse: «Tutti gli elementi raccolti convergono nel sostenere che la Italiana Costruzioni srl sia una società strumentalmente creata per le esigenze del sodalizio capeggiato da D’Agostino Ilario, che a tal fine avrebbe dato disposizioni di trasferirvi il settore operativo della Italia Costruzioni srl». Per l’antimafia Stumpo sarebbe stato «persona di estrema fiducia di D’Agostino». Non solo. «Fu direttore tecnico di quella ditta» anche se per un brevissimo periodo. Non ci fu alcun seguito penale ma oggi i due personaggi tornano nel cantiere del Toro. Di qui l’interdittiva. Dice Esposito: «Non bisogna delegare alla Procura la prevenzione. Il codice degli appalti avrebbe accorciato i tempi di verifica senza arrivare a lavori conclusi».

Le tessere Bip devono essere rinnovate “Pratiche inutili e tutti in coda” L’odissea dei disabili per viaggiare sugli autobus Devono convivere con un’invalidità, totale o parziale, e per usufruire di un diritto - la libera circolazione sui mezzi pubblici - sono richiesti di autocertificarla: ci sta. Non ci sta, invece, se l’obbligo dell’autocertificazione diventa una prassi da ripetere anno dopo anno. Perchè se è vero che, come replicano dalla Regione, nel corso del tempo alcune forme di invalidità temporanea possono migliorare o decadere, almeno in teoria, molte altre - diciamo pure la maggior parte - restano tali e quali. Nel peggiore dei casi, si aggravano. E allora non di capisce a quale titolo i disabili siano costretti a ribadire la propria condizione di disabili: sulla base degli stessi dati e per accedere al medesimo servizio. A sollevare il problema, in vista della scadenza delle tessere BIP che consentono ai disabili di circolare gratuitamente sulla rete dei trasporti in concessione regionale, è l’Apri - l’Associazione Retinopatici e Ipovedenti - nella persona del presidente, Marco Bongi. Il punto di partenza sono le istruzioni contenute nella lettera inviata dalla società 5T. Istruzioni piuttosto complesse, per usare un eufemismo. «Non comprendiamo il motivo per cui molti beneficiari dovranno nuovamente autocertificare la propria condizione di invalidità o cecità - commenta Bongi, segnalando il primo ostacolo : già l’anno scorso, al momento del primo rilascio, i portatori di handicap avevano dovuto caricare online tutte le certificazioni del caso». Oltretutto, si tratta di costringere persone già in difficoltà a redigere una dichiarazione sostitutiva di atto notorio corredata di fotocopia di un documento valido: «Chi soffre di problemi visivi quasi sempre non è in grado di fare queste operazioni in autonomia». E chi ha di questi problemi, viene da aggiungere, difficilmente se li lascia alle spalle da un anno all’altro. In realtà, replicano dall’assessorato ai Trasporti, l’autocertificazione, che l’anno scorso era stata chiesta a tutti, quest’anno viene chiesta solo a qualcuno. A chi? «A coloro che avevano certificato un’invalidità temporanea o nei casi in cui si registrano incongruenze tra i dati in possesso della Regione e quelli dell’Inps. «Molti beneficiari» per l’Apri, «qualche beneficiario» per la Regione: mistero. «I guai non finiscono qui - aggiunge Bongi -. Una volta prodotta l’autocertificazione, gli invalidi dovranno recarsi presso gli uffici indicati, fare la coda agli sportelli e ricaricare la tessera». Altro disagio: «Mentre a Torino Gtt ha facilitato l’operazione installando le macchine ricaricatrici su oltre 400 mezzi pubblici, fuori città la situazione è molto più difficile». La Regione conviene sul secondo problema, la ricarica, mentre precisa che l’autocertificazione può essere spedita. Dulcis in fundo: da maggio diventerà obbligatorio vidimare tutte le tessere BIP ad ogni corsa effettuata. «Purtroppo i lettori di tessera sono collocati in posizione diversa su ciascun bus, treno o pullman - aggiunge Bongi -. Come potrà un non vedente trovarle senza brancolare letteralmente nel buio?». Segue la richiesta di una certa tolleranza sull’obbligo di “bippare”, e sulle autocertificazioni. Quanto ai dispositivi per la ricarica, l’Apri si offre di ospitarli nelle proprie sedi. Burocrazia permettendo.

Il re degli appalti fa causa allo Stato “Voglio 85 milioni di risarcimento” L’imprenditore arrestato: escluso dopo aver vinto una gara.

La maxi tangente da 100 mila euro l’anno “Versameli a Dubai” “No, meglio Londra” Nell’informativa dei carabinieri le conversazioni tra Romeo e Russo Contatti con i servizi. Bocchino incontrò l’ex capo della Cia in Italia.

Da Sessions al genero Kushner I legami di Trump con i russi Già alla Convention di Cleveland incontri dello staff con l’ambasciatore Kislya Un diplomatico figlio dell’Urss fra lusso, ricevimenti e spionaggio Il ministro Lavrov: sembra il maccartismo, è una caccia alle streghe.

04.03.17

 

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GUARDIAMO AVANTI

La condanna di Strasburgo all’Italia “Il marito violento andava fermato” Udine, uccise il figlio e ferì la moglie. La Corte: pericolosità sottovalutata.

La lettera di 100 aziende che vogliono assumere i profughi Il prefetto apre agli imprenditori “L’integrazione passa dal lavoro” Saccone vede i rappresentanti di “Senza Asilo”: ma le regole si rispettano.

Abbandonati in mezzo alle sterpaglie o impigliati ai rami degli alberelli cresciuti sulle sponde del fiume: sono decine i rifiuti e i sacchetti in plastica che negli ultimi mesi si sono accumulati in lungo Po Antonelli. Sono una delle conseguenze più evidenti dell’alluvione avvenuta nello scorso mese di novembre, quando la forza dell’acqua ha raccolto e trascinato una grande quantità di spazzatura. Fra i punti più critici c’è quello che si trova in prossimità della passerella pedonale di piazza Chiaves, ma la stessa situazione è ben visibile anche nel tratto in direzione della Colletta e del parco del Meisino. Un problema che, proprio in questi giorni, sta facendo sollevare le proteste da parte di tanti residenti nel quartiere: «Bisogna evitare che tutti quei sacchetti finiscano in acqua causando un danno pesante per l’ambiente – dicono –: per questo motivo chiediamo che dal Comune vengano effettuati degli interventi urgenti di pulizia delle sponde, prima che si verifichi la prossima piena del fiume».

Quando Romeo si vantava “Ho trovato l’aggancio giusto e sono arrivato a Matteo” L’inchiesta si allarga, si attendono nuovi indagati .100 mila euro È l’ammontare delle tangenti pagate da Romeo a Marco Gasparri, dirigente di Consip 30 mila euro Romeo si appuntò sopra un pizzino «30 mila euro al mese» accanto alla lettera .

“Sessions mentì sulla Russia” Nei guai il ministro di Trump Nascosti nelle audizioni al Senato i colloqui con l’ambasciatore di Mosca Anche il genero del presidente, Kushner, incontrò il diplomatico a Manhattan.

L’embrione artificiale è stato ottenuto nell’università britannica di Cambridge da Sarah Harrison e da una veterana dell’embriologia, Magdalena Zernicka-Goetz, del Dipartimento di Fisiologia, Sviluppo e Neuroscienze, allieva del pioniere della biologia dello sviluppo John Gurdon La ricerca è stata in gran parte finanziata dal Wellcome Trust e dal Consiglio Europeo della ricerca.Le tappe di un embrione 1 Fecondazione Una volta che un ovulo di mammifero è stato fecondato da uno spermatozoo, si divide più volte per generare una piccola sfera di cellule staminali 2 Blastocisti Le cellule staminali embrionali (Ces), si riuniscono all’interno dell’embrione verso una delle estremità: questo stadio di sviluppo è noto come blastocisti 3 Placenta Gli altri due tipi di staminali nella blastocisti sono le staminali del trofoblasto (Tsc), che formeranno la placenta; e le staminali dell’endoderma primitivo, che formano il sacco vitellino.

La truffa degli inglesi in Spagna “Vacanze gratis a chi si ammala” Boom di reclami per finte intossicazioni: il rimborso è automatico.

04.03.17

 

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LA SPERANZA CHE AVANZA

Vittima di un sacerdote pedofilo lascia la commissione del Vaticano Irlandese, da ragazzina subì un abuso. Il Pontefice ha accettato la decisione.“Non potevo più rimanere Il Papa prende iniziative ma in Curia c’è chi si oppone” Marie Collins: il nostro lavoro sentito come interferenza.

“I poteri forti di Usa e Russia vogliono smantellare l’Europa” Allarme di Moscovici: vogliono dividerci. Ora l’Italia sia responsabile sui conti Brexit, schiaffo della Camera dei Lord alla May: deve garantire i cittadini europei.

Missili, portaerei e strategia così Pechino ora sfida gli Stati Uniti Il confronto da economico è diventato geopolitico, fino al rischio di un conflitto.

L’appello di chi ha ospitato i richiedenti asilo come tirocinanti “Lasciateci assumere i profughi Per le imprese sono una risorsa” Lettera di 100 aziende a prefetto e politica: senza permesso niente contrat.

Il re degli appalti pubblici arrestato per corruzione Svolta nell’inchiesta Consip, in carcere l’imprenditore Alfredo Romeo Il gip: lotta a suon di tangenti. Al setaccio i pizzini recuperati in discarica. Realizziamo il sogno di fare la differenza»: è lo slogan che campeggia sul sito della Consip, la centrale acquisti della Pubblica amministrazione, con azionista unico il Tesoro. Lo scopo della Consip è quello di rendere «più efficiente e trasparente» l’utilizzo delle risorse pubbliche. La Consip fissa anche il prezzo che, per legge, non può essere superato da un’amministrazione che voglia acquistare quel determinato bene o servizio. I sospetti sui magistrati e il rapporto incrinato col padre Il giorno nero dell’ex premier.Nelle intercettazioni spuntano i 60 mila euro alla fondazione di Renzi I pm: “Il padre Tiziano si faceva promettere soldi”. Lui: falso.Personaggio Quel babbo ingombrante in bilico tra partito e affari Una vita con la testa in politica, ma i piedi negli affari. Tiziano Renzi, il «babbo» per antonomasia, nasce nel 1951 a Reggello, in provincia di Firenze. Ha una società che si occupa di distribuzione, la Chil post, ma gli piace la vita pubblica. Lo si può definire un democristiano di sinistra. Racconta David Ermini che era uno dei pochi dc ad essere favorevole alla solidarietà nazionale, nel lontano 1978: «Tanta parte della nostra base democristiana era contraria, lui a favore. Io ero un ragazzino, Matteo avrà avuto tre anni, il babbo era uno dei pochi a favore della linea Moro e mi colpì per questo». Una linea coerente. È consigliere comunale a Rignano con la casacca dc dal 1985 al 1990, poi con il Ppi, quindi con la Margherita. Nel 2012, quando il figliolo si lancia nella sfida alle primarie contro Bersani, Tiziano Renzi è segretario del circolo del Pd. Si dimette perché indagato di bancarotta fraudolenta per il fallimento della sua ex società, ma nel 2016, dopo esserne uscito con tante scuse, torna ad essere segretario del circolo. Di lui si ricordano alcune uscite formidabili. «Il primo rottamato di mio figlio - disse al Tirreno nel settembre 2012 - sono io. Voglio lasciare perché ogni cosa che faccio la collegano a Matteo». Si potrebbe dire che c’era spazio per un solo Renzi in politica. Sulle tracce del facondo Tiziano, però, con il crescere del figlio, si sguinzagliano i segugi. Gli rinfacciano il rapporto con Valeriano Mureddu, un sardo residente a Rignano, che introduce il papà di Maria Elena Boschi, Pier Luigi, a casa del massone Flavio Carboni quando c’è da parlare di Banca Etruria. Oppure con Andrea Bacci, un altro imprenditore di Rignano, ex socio di Tiziano nella Raska service srl. O ancora con Luigi D’Agostino, indagato a Firenze per false fatturazioni, che assieme a Bacci costruisce outlet di lusso, e che hanno «babbo» Renzi per consulente. Pare che ci fosse la fila di chi voleva raggiungere il figlio. «A chi mi scrive in privato - si sfogò a un certo punto su Facebook - per rendermi latore di messaggi con Matteo, vi devo svelare un segreto: non lo vedo quasi mai e quando stiamo insieme abbiamo concordato che parliamo solo di cose familiari. La guerra di tessere tra dubbi di regolarità e sospetti su infiltrati Iscritti in aumento, polemiche a Napoli e in Puglia .

L’ONU DENUNCIA CRIMINI DI GUERRA «COMPIUTI DA TUTTE LE PARTI» NELL’ASSEDIO AD ALEPPO Le truppe di Assad riconquistano Palmira Strappato il Castello all’Isis, ora più vicino l’assalto a Raqqa.

IL GESTORE USA, GIÀ PRIMO SOCIO, SALE OLTRE L’8% Il fondo Capital Research scommette un miliardo sull’aumento di Unicredit Mustier: saremo indipendenti e non francesi.

Mps e quelle ombre sui Monti bond La perizia del tribunale sui derivati MILANO Retroscena O ttantuno pagine, fitte di numeri e potenzialmente dirompenti. È la relazione commissionata dalla Procura generale di Milano a Francesco Corielli e Roberto Tasca, periti del tribunale. La vicenda è ancora quella dei derivati Alexandria e Santorini e della loro contabilizzazione nei bilanci di Mps. Il prossimo 15 marzo ci sarà l’udienza per decidere sull’archiviazione chiesta dalla procura per Fabrizio Viola e Alessandro Profumo, inizialmente indagati per falso in bilancio. La perizia però va più in là. Il procuratore generale Felice Isnardi pone ai periti quattro domande. La contabilizzazione dei derivati e il loro impatto su un eventuale falso in bilancio, la valutazione del rischio sui bilanci, la classificazione nei portafogli della banca. E, da ultimo, l’impatto della contabilizzazione come derivati delle due operazioni per la procedura relativa ai Monti bond del 2011 e alla ristrutturazione di Mps approvata dalla Ue nel novembre del 2013. Dopo aver concluso che le differenze sui risultati portate dalla contabilizzazione come derivati di Alexandria e Santorini sono tali da far scattare il falso in bilancio fino all’esercizio del 2015, la risposta all’ultima domanda di Isnardi è quella più sorprendente. Secondo i periti del tribunale - gli stessi del processo in corso sempre a Milano contro la gestione di Giuseppe Mussari e Antonio Vigni - il via libera di Bruxelles agli aiuti di Stato per i Monti bond viene richiesta dal governo italiano e concessa da Bruxelles sulla base in sostanza di presupposti non corretti. Siamo nel 2012, lo spread dei titoli di Stato italiani è ancora in forte tensione, i titoli di Stato italiani non sono più sicuri e le banche subiscono le ripercussioni sui loro conti della situazione. Secondo la richiesta delle autorità italiane, i Monti bond servono a quello: a coprire un deficit patrimoniale derivante dalla perdita di valore dei Btp in portafoglio. La Ue, che pure analizza a fondo tutta la pratica, prende per buona la spiegazione di parte italiana. Ma non è così, dicono i periti. Era evidente già allora come la perdita della banca fosse l’effetto «delle rettifiche dell’avviamento pagato per l’acquisto di Antonveneta», delle svalutazioni sui crediti (leggi sofferenze che stavano affluendo). Sulla base delle regole allora in vigore, spiegano i periti, Mps non avrebbe avuto diritto ai Monti bond. Nel 2012, però, il bail in non è ancora in vigore e il destino di Mps, secondo i periti, avrebbe dovuto essere diverso. Ovvero, l’amministrazione controllata o la liquidazione. Come avvenuto ad esempio per Northern Rock.

Inaugurazione dell’anno della Giustizia amministrativa La crisi fa calare i ricorsi davanti al Tar Entro la fine dell’estate, gli uffici saranno trasferiti, con un risparmio di 100 mila euro l’anno .

Il degrado di via Germagnano e strada dell’Aeroporto Gli schedari dell’Università gettati vicino al campo rom Tre imprenditori denunciati dai vigili per smaltimento abusivo di rifiuti.

Nel mirino 88 milioni di imponibile Maxi evasione Rai Il Fisco ha incassato ma soltanto un terzo La Rai ha pagato. Ma soltanto in parte. Sette milioni di euro, «pari ad un terzo dell’importa richiesta» (interessi compresi) dall’Agenzie delle Entrate, come precisa la stessa Rai. L’accertamento riguarda un’evasione di Iva nel periodo 2006-2011. Da viale Mazzini spiegano che «i pagamenti sono stati eseguiti in data 6 febbraio 2017 e, dunque, con ampio anticipo rispetto al termine dei sessanta giorni dalla notifica dei predetti atti», che scadeva «il 27 febbraio 2017». La maxi-evasione Il Fisco voleva 16 milioni e 750 mila euro, centesimo più, centesimo meno. A tanto corrisponde l’Iva evasa su un’imponibile di 83 milioni e mezzo di euro. Questione chiusa. Ma c’è almeno un’altra contestazione, per la quale «Rai Pubblicità ha avviato un tentativo di dialogo con l’Agenzia delle Entrate al fine di chiarire la propria posizione ed individuare una soluzione idonea ad evitare il contenzioso», scrivono dagli uffici amministrativi dell’emittente di Stato. Ma il tentativo «non ha avuto esito positivo». E così, il contenzioso resta. Sull’entità, nessuna indicazione precisa. Si sa soltanto che ammonta a svariati milioni di euro. E poi, l’Agenzia delle Entrate vuole incassare anche le sanzioni previste per svariati milioni di euro. L’indagine Tutto ha origine dagli accertamenti fatti dall’Agenzia delle Entrate a Milano nel 2013. All’epoca, era una storia di società utilizzate come «filtro» per fatturare pubblicità, senza versare l’Iva. Nei guai era finito Daniele Gilardi, ex dipendente «Sipra», che aveva poi deciso di mettersi in proprio. Stesso mestiere, ma con la possibilità di guadagnare meglio, grazie alla mediazione per la vendita di pubblicità. Svariati milioni, poi, sono rimasti nelle tasche di Gilardi anziché finire nelle casse del Fisco, sotto forma di versamenti di Iva. Il meccanismo Le società utilizzate per l’intermediazione sono le stesse che hanno portato Guardia di finanza e Procura di Torino ad indagare. Come scrive anche la Rai, «Rai Pubblicità sarebbe risultata coinvolta, negli anni compresi tra il 2007 e il 2011, in una frode carosello posta in essere dalla società spagnola Tome Advertising Sl e da società italiane, tra le quali, Tome Group Advertising Media S.r.l. e Tome Advertising Group S.r.l.. Quest’ultime, avvalendosi di una cartiera (società che produce soltanto fatture, ndr), avrebbero attuato un meccanismo fraudolento teso ad evadere l’Iva sugli acquisti di spazi pubblicitari effettuati dai principali concessionari stabiliti nel territorio nazionale». Ma la procura torinese indaga anche sul periodo 2011- 2016. Per questo, ha messo sotto inchiesta undici personaggi, compresi vertici e dirigenti di Rai, Sipra e Rai pubblicità di quel periodo. Il sospetto è che possano sapere qualcosa di quel sistema di fatturazioni, considerato «sospetto» dagli inquirenti.

Mattoni e resti di cantieri, materassi, sacchi di immondizia. La bealera della Pellerina, il canale a lato di corso Appio Claudio, è di nuovo una discarica. Tra il canneto e la sponda, al di là del parapetto c’è un’area ideale per buttare i rifiuti. «Chiediamo una bonifica dell’area, sperando che in futuro venga vigilata e pulita regolarmente», dice Alberto Ciravegna del comitato spontaneo. Appare tramontata l’ipotesi di interrare il canale, per impedire agli incivili di usarlo come pattumiera. «L’intervento era stato promesso da Smat, ma ci è stato detto che non riescono per ragioni di bilancio». Smat, un anno fa, aveva manifestato non poche perplessità sulla natura dell’intervento, sostenendo che interrare vorrebbe dire togliere all’acqua un canale di sfogo. Ne era nato un braccio di ferro con l’amministrazione Fassino. In ogni caso quell’intervento sembra finito nel dimenticatoio e non sono state trovate altre soluzioni - si era ipotizzata una rete alta due metri - né, a giudicare dalla quantità di rifiuti accumulatisi, si provvede a pulire con frequenza.

01.03.17

 

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PERCHÉ GLI ANIMALI SONO TOTALMENTE MEGLIO DEGLI UMANI PARZIALI ?

Nel 2016 Sergio Marchionne, ad di Fca, ha percepito una retribuzione di circa 9,7 milioni di euro tra compenso base (3,6 milioni) e incentivo legato ai migliori risultati ottenuti (6,1 milioni). È quanto emerge nell’ «Annual Report 2016» di Fiat Chrysler Automobiles pubblicato ieri sera e depositato presso la Sec, la Consob americana. Nel 2015 il compenso di Marchionne era stato di circa 9,9 milioni di euro. Nel 2016 il presidente di Fca, John Elkann, ha ricevuto un compenso di circa un milione e 800 mila euro..Marchionne: “Rossa più potente, ma non so se basterà per il Mondiale”.

Migranti, l’incubo dei bambini Metà violentati durante il viaggio La denuncia Unicef: nel 2016 raddoppiati gli arrivi, ma uno su quattro scompare.I tutori volontari in prima linea A Palermo la “Grande madre” che ha adottato 480 piccoli profughi.

Un lettore scrive: «Voglio segnalarvi il furto della sedia a rotelle di mia moglie Anna, disabile grave. Nella notte del 20 di febbraio nell’androne del condominio di via Monte di Pietà 2, dove abitiamo, è stata rubata la sedia a rotelle di mia moglie Anna, sedia costruita su misura per Anna disabile grave e non vedente a causa di un grave incidente automobilistico avvenuto nel mese di luglio del 1993. «Chi ci ha rubato la sedia non può immaginare il danno che ci ha procurato. «Ma come si fa a rubare una sedia a rotelle a una disabile grave, che ne faranno mai.... sono sempre più convinto di vivere in un Paese incivile». GIACINTO FRACCALVIERI

Disastro ambientale Ottanta indagati per i veleni nella “Terra dei fuochi” E i comitati di Torino Nord chiedono nuovi controlli sui residenti S sono oltre 80 i presunti responsabili di fumi tossici e roghi nei campi di Germagnano, strada Aeroporto e corso Tazzoli, ora indagati dalla procura. Il reato contestato è il 674 del codice penale. Sono in genere uomini e donne che risiedono in modo stanziale nelle aree poste sotto sequestro a settembre per disastro ambientale dal pm Andrea Padalino e anche in zone diverse, dove sono nati anche campi «spontanei», cioè abusivi. Sono stati i vigili urbani del Nucleo nomadi, polizia e carabinieri, a identificare chi, materialmente, aveva incendiato rifiuti, plastiche e quant’altro all’esterno e all’interno delle baraccopoli della «terra dei fuochi» torinese. Pericolo amianto Tra i resti carbonizzati di sicuro ci sono anche residui industriali, vernici, olii combusti, auto e moto, tubi di plastica squarciati, elettrodomestici e vecchi pc. I campi rom utilizzati come discariche da italiani senza scrupoli in cambio di pochi soldi. Tra le scorie edili abbandonate illegalmente, lastre di amianto che, si sa, non si incendia ma si polverizza per il calore e basta respirare anche poche fibre volatili per ammalarsi, con il trascorrere del tempo, di asbestosi. L’Amiat è costretta a considerare i rifiuti come speciali. E il costo dello smaltimento è altissimo: decine di migliaia di euro. Un conto che il Comune deve pagare ogni volta. E questo spiega perché si formano montagne di immondizia; i rom, quando non ne possono più di miasmi e topi, incendiano. E il disastro è completo. Convivenza impossibile Nei campi di corso Tazzoli, la situazione è altrettanto grave. Racconta un residente di via Cimabue: «In meno di due anni, per 14 volte, mi sono messo in contatto con la polizia locale per segnalare fumi e roghi non lontano dalle nostre case. E devo dire che c’è sempre stata una risposta, anche se non sempre tempestiva. Com’è la situazione ora? Stazionaria. I fuochi continuano anche se diminuiti di numero. I vigili ci hanno detto di avere sorpreso, giorni fa, alcuni rom bruciare mobilio verniciato per alimentare le stufe delle casette di cartone. L’unica soluzione è lo sgombero definitivo. I quartieri residenziali non possono convivere con cumuli di rifiuti a cielo aperto, incendi, scene penose di bimbi e persone in condizioni igienico-sanitarie insostenibili. Per quanto mi riguarda, ho messo in vendita la mia casa. Noi ce andiamo». Un nuovo esposto La procura attende il rapporto finale dell’Arpa sull’esame di terra e aria, ma alcuni rilevatori si sono guastati e l’esito arriverà in ritardo. Sono quasi concluse le analisi delle divise e degli abiti degli operatori, a cura dei consulenti nominati dai vigili urbani che si sono sottoposti, in modo volontario, all’esame del capello nei laboratori del Centro Anti-doping di Orbassano. Lunedì i Comitati di Torino Nord hanno presentato, attraverso l’avvocato Erica Gilardino, un esposto alla magistratura in cui viene chiesto anche di avviare un’indagine epidemiologica sui residenti della zona di Germagnano. Qui, nel 2003, i periti avevano individuato una percentuale più alta di tumori, rispetto ad altri quartieri. L’ultimo incendio Il Comune ha cercato in ogni modo di arginare la piaga degli incendi dolosi. Ha persino sistemato dei cartelli, in cui vengono perentoriamente precisati i divieti. «Sono spariti in poche ore - spiega un operatore del Nucleo nomadi - rivenduti ai rottamai, purtroppo erano di metallo…». L’ultimo incendio è di lunedì, questa volta in strada Aeroporto. Le fiamme si sono levate da residui di plastiche, poi i residenti hanno gettato sul rogo sacchi di immondizia. Sono intervenuti una squadra di vigili del fuoco, una volante del 113 e i vigili urbani. Senza scorta, nei campi non si entra.

Il ragazzo che le vendeva al Pininfarina Caso merendine “È la scuola che deve pagare” Gli avvocati contro la multa di 5 mila euro Proteste in strada Davanti al Pininfarina di Moncalieri gli studenti espongono striscioni contro il loro compagno prima sospeso e poi premiato REPORTERS MARIA TERESA MARTINENGO La storia/1 10,2% Emirati Arabi Il secondo partner commerciale sono gli Emirati Artabi, seguiti dall’Arabia Saudita 68% Turchia Fra i Paesi islamici è la Turchia il maggior partner commerciale per l’export piemontese I l tema è il ragazzo che vendeva merendine all’Istituto Pininfarina di Moncalieri. Prima sospeso. Poi, nell’ordine, osannato, multato, inserito in un percorso imprenditoriale. E ancora premiato e poi punito. E chissà che altro ancora salterà fuori in questa storia. Che adesso riserva un’altra giravolta. Al centro c’è la multa da 5179 euro che i vigili urbani hanno notificato al padre del ragazzo perché il figlio aveva violato le leggi sul commercio. «Siamo una famiglia modesta come faremo a pagare. Cinquemila euro per gente come noi sono una fortuna» si sfogava quell’uomo un mese fa. «Può presentare ricorso» scriveva - in estrema sintesi - qualche giorno dopo che la storia della sanzione era finita sui giornali il comandante della polizia municipale di Moncalieri. Ora però la faccenda si fa interessante. Perché quella multa non doveva essere contestata al genitore. Lo dicono - attraverso un ricorso - gli avvocati Nicastro e Tinti che parlano apertamente di «profili di illegittimità» per quella sanzione. E i motivi sono due. Ecco il primo. Un minorenne non può essere sanzionato per quel tipo di irregolarità. E allora chi paga? Il papà? Non in questo caso. Perchè il fatto è accaduto - come certificato dal verbale della polizia municipale - all’interno dell’istituto Pininfarina. E chi ha l’obbligo di vigilanza a scuola? «Non certo il padre» sostengono gli avvocati. Per esclusione deve pagarla chi non ha - scusate la ripetizione - «vigilato» a scuola. La caccia al nome sarà il compito - ingrato - di chi dovrà pronunciarsi su questa faccenda. Insomma: qui rischiano di andarci di mezzo i vertici dell’Istituto tecnico. Perché, se uno vende per due anni merendine nei corridoi è difficile - non impossibile eh - che bidelli, insegnanti e direzione, o almeno uno di loro, non si sia accorto di nulla. Insomma: in ballo c’è quella frase che fa sempre un po’ rabbrividire: «l’onere della prova». Ovvero: se ti tirano in ballo sta a te dimostrare le tue ragioni. E non c’è soltanto la scuola nel mirino dell’ex Procuratore Tinti. Che adesso sembrerebbe puntare dritto anche sulla polizia municipale. Sollevando al questione dell’illegittimità della «perquisizione». I vigili, quel giorno di novembre di un anno fa, arrivarono al Pininfarina chiamati dalla presidenza. Aprirono gli zaini del ragazzo e contarono le merendine e le bibite. Perquisizione «arbitraria e illegittima» insistono gli avvocati. «Mio figlio era, ed è, un minorenne» diceva il padre nei giorno in cui gli venne consegnata la multa. «Hanno perquisito un minorenne che vendeva merendine. Lo hanno trattato peggio di uno spacciatore, di un delinquente». Insomma: le divise hanno messo paura al giovanotto. Che, 67 giorni dopo quel blitz a scuola, quando la storia era già oggetto di pettegolezzi, prese di posizione indignate, manifestazioni pro e contro, premi e tutto il resto, s’è visto arrivare a casa la sanzione. Da 5 mila e rotti euro. Senza sottilizzare troppo sui tempi lenti della burocrazia, gli avvocati adesso tirano in ballo accertamenti successivi. Annunciati ma che non sarebbero stati fatti, in quanto non ci sono atti che raccontino una storia differente. Il nuovo capitolo termina qui. Quello successivo sarà scritto da chi deve dare valutazioni tecniche-giuridiche-amministrative. E tutto questo perché le brioches della scuola costavano il doppio di quelle del supermercato.

Quell’iPad, sparito lo scorso gennaio da una villa sulla collina di Torino, loro assicurano di averlo regolarmente acquistato da un amico. Di certo, una volta scoperta la provenienza furtiva, hanno organizzato un vero e proprio ricatto per recuperare i soldi appena spesi. Prathvi Tiwari e Sai Kanishq Kona, studenti indiani di 18 e 20 anni, sono stati arrestati per estorsione. Bloccati dai carabinieri del Radiomobile davanti alla stazione di Porta Nuova, erano ancora in possesso del denaro che gli aveva appena consegnato la vittima del raggiro. È successo tutto domenica scorsa. La proprietaria del tablet, una donna di 36 anni, è stata contattata sul telefonino da uno dei ragazzi. Poi la conversazione è proseguita attraverso una serie di sms. «Ho comprato il tuo iPad, ma è bloccato. Non so nulla della sua provenienza: se lo rivuoi indietro, devi darmi 150 euro. Altrimenti devi darmi la password, in modo da poterlo sbloccare». La donna ha prima richiesto una fotografia del tablet, poi una seconda immagine per riconoscere chi glielo avrebbe riconsegnato e quindi ha confermato la possibilità di un incontro alla stazione ferroviaria. Prima di presentarsi insieme al marito, però, ha avvisato i carabinieri. Che hanno fotografato le tre banconote da 50 euro, oggetto dello scambio, e sono intervenuti soltanto quando si è concluso il passaggio di consegne. La coppia di studenti ha tentato in tutti i modi di scappare, poi si è arresa all’evidenza. Una volta in caserma, i due non hanno saputo chiarire chi e quando avrebbe ceduto loro il tablet. Di certo non l’hanno comprato in un negozio. La denuncia di furto, insieme all’elenco degli altri oggetti spariti dalla sua abitazione, era stata presentata dalla donna al comando di Barriera Casale, alla fine di gennaio.

Due testi in aula Nel processo a Picchioni il giallo del pc formattato Quella strana richiesta di formattare un computer e un tablet, in occasione di una perquisizione dei carabinieri nell’ambito di un’inchiesta per corruzione. Su questi aspetti si è sviluppata ieri l’udeinza del processo a Rolando Picchioni, ex presidente del Salone del Libro, imputato di calunnia ai danni di un conoscente Stefano Buscaglia, parte civile nel procedimento e difeso dal legale Vittoria Canavera. In aula sono stati sentiti due dipendenti della Fondazione del libro, Massimiliano Montaruli e Niccolò Gregnanini. A loro Picchioni aveva chiesto, durante le perquisizioni, di formattare rispettivamente l’ipad e il computer. «Era la prima volta che mi chiedeva una cosa simile. Io ho portato l’ipad a casa, ma non riuscito a fare nulla. E il giorno dopo l’ho consegnato ai carabinieri», ha detto Montaruli in una deposizione che il pm Gianfranco Colace ha definito «imprecisa e intermittente». Con vari «non ricordo». Anche Gregnanini, figlio del comandate dei vigili di Torino, ha confermato in aula di aver «formattato il computer senza fare domande. La segretaria di Picchioni una volta mi aveva raccontato che il direttore aveva avuto dei problemi con una persona, ma non ho voluto saperne di più. Non mi ha spiegato perché volesse formattare il pc, forse perché c’erano delle lettere del Vaticano». Picchioni, sentito nel 2014 in un’indagine per corruzione a carico di Paolo De March, dirigente dell’Inps di Chieri, aveva raccontato agli investigatori di essere stato vittima di un’estorsione proprio da parte di Buscaglia e aveva spiegato di aver chiesto la formattazione dei dispositivi elettronici per cancellare le tracce di questo episodio. Una circostanza che, però, secondo il pm non è vera. Da qui le accuse di calunnia. L’ ex patron del Salone del Libro è difeso dagli avvocati Gian Paolo e Valentina Zancan.

CRESCE LA TENSIONE DIPLOMATICA CON ANKARA. IL MINISTRO DEGLI ESTERI GABRIEL CONVOCA L’AMBASCIATORE Reporter arrestato in Turchia, rabbia a Berlino Proteste in Germania per il giornalista tedesco accusato di favorire il terrorismo. Merkel: misura sproporzionata.

Abu Omar, grazia parziale all’ex agente Cia De Sousa Mattarella concede lo sconto di pena. Annullata l’estradizione.

Un po’ di zucchero e pochi neuroni e la formica batte ogni robot Questa mente alternativa ispira nuove strategie automatizzate MARCO CAMBIAGHI UNIVERSITÀ DI TORINO A nche le formiche nel loro piccolo… hanno un grande cervello! Un cervello in grado di compiere scelte precise e modificarle al meglio in base all’ambiente in cui si trovano, nonostante dispongano di meno di un milione di neuroni in un millimetro cubo, appena la punta di uno spillo. Sono molte le realtà straordinarie che caratterizzano le formiche e il loro stile di vita. Con più di 14 mila specie che hanno colonizzato ogni continente, fatta eccezione per i Poli, la loro struttura sociale si è evoluta oltre 100 milioni di anni fa ed è diventata quella di maggiore successo ecologico fra gli insetti, definita con il termine «eusociale», come per le api e per le termiti. Il loro modo di sviluppare una società, per molti versi simile a quella umana, ha infatti catturato l’attenzione dei biologi, ma anche di molti filosofi: le formiche costruiscono città, organizzano delle vere e proprie stanze solo per i neonati, comunicano in modi sofisticati, fanno uso di speciali tecniche per la gestione dei rifiuti e pianificano anche battaglie con altri gruppi di formiche, seguendo strategie ben precise. Tuttavia, a un’osservazione poco attenta le formiche sembrano avere un comportamento semplice e perfino stereotipato. «Questo avviene solo se le guardiamo dal nostro punto di vista, antropocentrico», ci spiega Antoine Wystrach, ricercatore presso il Centro sulla cognizione animale dell’Università di Tolosa: è lui che ha dimostrato che le formiche non solo sono in grado di allontanarsi di parecchie centinaia di metri dal formicaio alla ricerca di cibo, utilizzando diversi segnali per orientarsi, ma anche che questi insetti riescono a valutare l’ambiente in cui si trovano per correggere il loro percorso in base alle necessità, attivando in contemporanea diverse regioni cerebrali. «Il cervello delle formiche - continua Wystrach - è formato da un gran numero di regioni specializzate, una modalità abbastanza tipica tra gli insetti. Specie diverse, infatti, presentano regioni più o meno sviluppate, come anche diverse connessioni tra queste stesse aree, in base alle caratteristiche che adottano più di frequente. Per esempio formiche, api e vespe presentano specifiche strutture cerebrali, i “corpi fungiformi”: sono regioni altamente correlate alla presenza di comportamenti complessi e molto sviluppate». Non è un caso che ci sono formiche note per essere eclPETOLOGIA formica del deserto andalusa Cataglyphis velox, obbligandola a compiere un determinato percorso per portare grossi pezzi di cibo nel formicaio e per il quale sono necessari diversi spostamenti che non sempre prevedono una t r a i e t t o r i a rettilinea. Nonostante continue modificazioni nel loro orientamento, le formiche del deserto riuscivano, comunque, a mantenere la direzione corretta. «Abbiamo dimostrato che utilizzano una serie di punti di riferimento nel cielo, come la posizione del sole, i gradienti di luce polarizzata e i gradienti cromatici (che noi non possiamo apprezzare), oltre a riferimenti terrestri, come la forma dell’orizzonte e particolari odori lasciati sul terreno». Un’ampia varietà di sostanze odorose è anche alla base della comunicazione tra molte specie di formiche, le quali utilizzano feromoni e diverse classi di idrocarburi per scambiarsi informazioni oppure per riconoscere gli individui della stessa colonia. «Cataglyphis velox - continua Wystrach - è una specie che comunica poco fuori dal nido, visto che le raccoglitrici sono per lo più solitarie. Una loro caratteristica peculiare, invece, è che la raccolta del cibo avviene solo nelle ore più calde della giornata: è un comportamento che a prima vista sembra controproducente, poiché più dispendioso in termini di energia. In realtà c’è una precisa strategia ecologica e questa risiede proprio nel fatto che la resistenza alle alte temperature permette di cercare il cibo quando le altre formiche sono al riparo dal caldo, diminuendo così la competizione». Tecniche e strategie raffinate, se pensiamo a insetti lunghi appena tra i 5 e i 14 millimetri: «Le abilità di navigazione di formiche e api - conclude Wystrach - sono davvero straordinarie, soprattutto considerando le minime quantità di energia che spendono: un pizzico di zucchero al giorno! Nessun Gps e ambienti naturali molto complessi e impegnativi, come i deserti o le foreste pluviali. Questi insetti possiedono quindi sistemi molto efficienti e la possibilità di comprenderne a fondo il funzionamento potrebbe aiutarci a migliorare i nostri sistemi di navigazione: quelli high tech e anche quelli robotici».  qui al 2020, anche tenendo conto dei rapidi mutamenti in settori quali ricerca e innovazione? E come sta andando per l’Italia? Abbiamo presentato 37mila progetti, ottenendo finanziamenti per 1 miliardo e 400 milioni. La percentuale di successo è dell’11,6%, contro una media europea del 13,3%. Siamo quindi al quinto posto nella classifica dei fondi ottenuti. Al primo posto c’è la Germania, che, presentando lo stesso numero di progetti, ha ottenuto 3 miliardi, con un tasso di successo del 15,7%. Le stesse domande che facciamo all’Europa dovremmo quindi farle anche a noi stessi: i risultati sono in linea con le aspettative di ricercatori, imprese e cittadini italiani? Gli investimenti rispecchiano priorità europee e nazionali o rispondono perlopiù a una logica redistributiva? Negli ultimi tempi si è molto discusso, soprattutto in relazione ai vaccini, di scienza e democrazia, lasciando spazio a un grossolano equivoco. Non è la scienza in sé a dover essere democratica: è chiaro che sarebbe ridicolo votare a maggioranza ipotesi e risultati scientifici, anche tra gli stessi ricercatori. D’altronde è accaduto nella storia che voci inizialmente minoritarie diventassero poi protagoniste di importanti cambi di paradigma. Ciò che dovrebbe essere davvero democratica è invece la discussione tra scienza e società: quella sulle strategie, gli investimenti e i potenziali benefici (pratici e culturali) per la collettività. O si ricomincia a parlare di questo o sarà sempre più difficile parlare di un’Europa unita in importanti, consapevoli ed efficaci sforzi di ricerca.  «trasferimento tecnologico»: otto sono americane, una cinese e una giapponese. Passiamo quindi alle aziende più innovative, giacché questo è uno dei temi chiave dell’investimento europeo. Solo due europee si collocano tra le prime 10: la svedese Ericsson al sesto posto e l’olandese Philips al nono. Delle altre, due sono cinesi (tra cui Huawei), due coreane, due giapponesi e due americane. E il quadro non appare in rapido miglioramento: anzi, soprattutto in tema di innovazione, appare peggiorato negli ultimi anni. Sarebbe interessante che rappresentanti politici e comunità scientifica europea potessero leggere alla luce di questo quadro le scelte fatte e quelle da fare: le direzioni in cui si è investito sono quelle giuste? È necessario qualche aggiustamento da cellenti «navigatori». «Di recente - ci spiega ancora Wystrach - abbiamo scoperto che alcune sono in grado di seguire una rotta prestabilita indipendentemente dai punti di orientamento. Tutto ciò richiede una rappres e n t a z i o n e dello spazio a b b a s t a n z a s o f i s t i c at a . Im m ag i n i a - mo, infatti, di dover andare dritti verso un punto, mentre il nostro corpo ruota su se stesso. Gli stimoli sensoriali si modificano continuamente e il controllo motorio delle sei zampe non è affatto banale». Il team ha dimostrato l’esistenza di queste caratteristiche

Con le suore di Orta San Giulio “Il nostro Medioevo tecnologico” In clausura restaurano tessuti antichi con scanner e microscopi “Ma per concludere un lavoro - sorridono - abbiamo tempi biblici.

Liberamensa, fa il pienone il ristorante dei carcerati I responsabili: Torino risponde in modo straordinario.

In tribunale l’immobiliarista raggirato Vendono un palazzo che non è loro Truffa da film al “ras delle soffitte” Lo sfogo di Giorgio Molino: “Avevano i documenti, sembrava tutto in regola”.

01.03.17

 

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UN MONDO IN AFFANNO

Isole cancellate e disastri ambientali È la sabbia il nuovo oro nero Essenziale per l’edilizia. In pochi anni la Cina ha usato più cemento che gli Usa in un secolo.Singapore è il primo importatore di sabbia al mondo: in 20 anni ne ha acquistata per un totale di 517 milioni di tonnellate, stabilendo un record mondiale di 5,4 tonnellate per abitante .

Condanna della Corte dei Conti: 1 milione e 267mila euro Maresciallo dovrà rimborsare lo Stato “Intascava gli indennizzi dei sinistri” Aveva sottratto un milione e 700 mila euro in nove anni dai Conti dell’Arma. E ora Marco Pintore, ormai ex maresciallo dei carabinieri, dovrà versare un milione e 267 mila euro al Ministero della Difesa per il danno patrimoniale e d’immagine. A stabilirlo la Corte dei Conti, che ha messo definitivamente la parola fine alla vicenda iniziata nel 2011. Quando, insospettiti dallo stile di vita del sottufficiale, i colleghi di Pintore hanno iniziato ad indagare. E così sono emersi gli ammanchi dai libri contabili gestiti dal maresciallo, in servizio presso gli uffici di piazza Carlina. Grosse somme che, in gran parte, riguardavano i rimborsi assicurativi degli incidenti in cui erano coinvolti, con ragione, i mezzi dei carabinieri di tutto il Piemonte e la Valle d’Aosta. Oltre 37mila euro, invece, erano stati sottratti dalla cassa di riserva della Legione, di cui il maresciallo era responsabile e aveva le chiavi. La vicenda Il trucco era semplice. E a spiegarlo agli investigatori è stato lo stesso Pintore, oggi 53enne, che ha confessato ogni cosa. Dal comando regionale di piazza Carlina, sede storica dell’Arma dal 1814, dipendono tutti i mezzi utilizzati dai carabinieri del Piemonte e della Valle d’Aosta. Alcune migliaia tra auto e moto. Ognuno a rischio incidente e ognuno assicurato. E il maresciallo aveva il compito di versare il denaro ricevuto come indennizzo dei sinistri alla Banca d’Italia, ottenendo in cambio una quietanza da inserire nelle singole pratiche. Un compito per cui, secondo le regole, non avrebbe dovuto essere da solo. «Ma – si legge nella sentenza del processo penale – la fiducia di cui l’imputato era circondato ha fatto sì che egli sia stato capace di ottenere i pagamenti presentandosi allo sportello» senza essere accompagnato da nessun altro. In pratica. Il sottufficiale incassava gli assegni in una filiale di Torino della Banca nazionale del Lavoro e poi, anziché andare alla Banca d’Italia, tratteneva i contanti. «Me ne sono appropriato», aveva confessato candidamente durante l’interrogatorio. Sembra per giocare in «borsa». La stessa «borsa» che poi avrebbe rovinato il suo piano. «Per un certo periodo – aveva spiegato Pintore – non ho avuto difficoltà a tenere in ordine i conti con i guadagni. Poi il mercato è crollato». E così il sottufficiale, per nascondere la malefatta, si era trovato a falsificare i libri contabili. Ad attirare l’attenzione, però, è stata la sua vita «sopra le righe», decisamente poco consona allo stipendio di un maresciallo. Pintore viaggiava su una Bmw bianca e trascorreva il tempo libero all’esclusivo golf club dei Roveri Royal Park all’interno del parco della Mandria. E così è iniziata l’inchiesta e il processo per peculato militare continuo e aggravato. Nel 2014 la Corte d’Appello militare gli aveva inflitto quattro anni e sei mesi di carcere.

Nel 2016 chiuse oltre 1700 attività, allarme giovani “Le imprese hanno perso un decennio” L’allarme della Camera di Commercio: le aziende torinesi ai minimi dal 2004.

L’affondo del M5S: ai parlamentari la pensione come agli altri lavoratori Di Maio presenta la proposta: «Bastano cinque minuti». Ma è scontro con il Pd .I punti La proposta di delibera che l’M5S sottopone agli uffici di presidenza di Camera e Senato punta ad «armonizzare il regime previdenziale dei parlamentari a quello dei lavoratori pubblici e privati» Il primo punto prevede che i trattamenti siano determinati sulla base dei metodi di calcolo previsti dalle leggi Dini e Fornero. Il diritto alla pensione matura poi in base alle norme dei fondi a cui i singoli parlamentari sono iscritti Il regolamento entra in vigore il giorno seguente la sua approvazione e «le disposizioni si applicano anche ai deputati o senatori in carica nel corso della XVII legislatura». L’attuazione concreta scatta poi dopo 30 giorni.La proposta Pd 500 euro al mese È ciò che mediamente verrebbe erogato con il reddito di inserimento da concedere ai nuclei familiari più poveri: in Italia sono 1,5 milioni 1 8.000 euro l’anno È la soglia di reddito fino alla quale verrebbe concesso il sussidio, però vincolato a molte condizioni. Già oggi per la sperimentazione (Sia) occorre presentare all’Inps la documentazione 2 4,5 miliardi di euro È il costo necessario a finanziare il progetto di Matteo Renzi. La delega in discussione al Senato mette a disposizione a regime già 1,8 miliardi di euro 3 La proposta M5S 780 euro al mese È la soglia di reddito minima proposta dai grillini. Ma più aumentano i componenti della famiglia, più sale il sostegno: si arriva fino a 37mila euro l’anno 1 9.360 euro l’anno La soglia sotto la quale verrebbe concesso il «reddito di cittadinanza» targato Grillo-Di Maio. Anche in questo caso però non c’è nessun automatismo, occorre rispettare alcune condizioni 2 15 miliardi di euro È il costo monstre all’anno della proposta secondo la stima fatta dall’Istat. Per un vero reddito di cittadinanza c’è chi ha calcolato necessari fino a 350 miliardi di euro .

Trump aumenta le spese militari 54 miliardi in più al Pentagono Svolta storica nel nuovo bilancio. Tagliati aiuti internazionali e ambiente.+10 per cento L’incremento delle spese per la difesa previsto dal primo bilancio del presidente Donald Trump 583 miliardi di dollari L’entità dell’ultimo bilancio del Pentagono di Barack Obama nel 2016 764 miliardi di dollari La somma reale delle spese militari Usa se si considerano tutte le voci connesse, dalle spese per i veterani alla cybersecurity.

GIA’ COSTRUITI 290 CHILOMETRI DI BARRIERE Turchia, un nuovo muro al confine con la Siria Mentre l’Ungheria prosegue la costruzione del muro al confine con la Serbia, con un costo previsto di 123 milioni di euro, anche la Turchia allestisce la sua barriera anti-immigrati. Ne ha completata metà, per un totale di 290 chilometri, al confine con la Siria. Lo ha reso noto Ergun Turan, presidente della Toki, l’ente di Ankara per l’edilizia pubblica, che coordina i lavori con i ministri della Difesa e delle Finanze. La barriera, composta da blocchi di cemento di tre metri di altezza e due di spessore, è sormontata da un metro di filo spinato. Oltre al muro, eretto con lo scopo dichiarato di aumentare la sicurezza evitando ingressi illegali, sono stati costruiti 260 km di strade e torri di controllo. Complessivamente, Turchia e Siria condividono un confine lungo 911 km. E sempre le ragioni di sicurezza, secondo il governo ungherese di Viktor Orban, sono quelle che hanno mosso a intensificare le protezioni con la Serbia. «Questa nuova barriera ridurrà praticamente a zero gli attraversamenti illegali della frontiera», ha detto Gyorgy Bakondi, consigliere per la sicurezza del premier conservatorpopulista Orban. Il nuovo muro sarà equipaggiato con telecamere di sorveglianza e a rilevamento termico, saranno inseriti sensori d’allarme ogni 15 centimetri. È previsto inoltre l’ampliamento dei centri di internamento, in cui verranno trattenuti i richiedenti asilo durante l’esame delle loro domande. Così l’Ungheria, dal 2015, tenta di fermare le migrazioni della cosiddetta «rotta balcanica».

28.02.17

 

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CAINO E' VIVO TRA DI NOI

IL FRATELLASTRO DEL LEADER NORDCOREANO AVVELENATO CON IL GAS NERVINO La fine di Kim tra misteri e complotti “Morto dopo venti minuti di agonia” «Una morte dolorosa durata 20 minuti». A 11 giorni dall’improvviso decesso del fratellastro del Brillante leader, il nordcoreano Kim Jongnam, all’aeroporto di Kuala Lampur, il risultato dell’autopsia viene diramato ai media dal ministro per la salute malese Subramaniam Sathasivam. Il volto del 45enne «esule» è stato cosparso di un veleno tanto pericoloso da essere vietato dalla Convenzione internazionale sulle armi chimiche che però la Corea del Nord non ha mai firmato. È il Vx, il più potente dei gas nervini. Il sito del dipartimento per la salute Usa lo definisce come un liquido poco volatile le cui proprietà bloccano l’enzima che funge da interruttore per le ghiandole. Significa spasmi tali da rendere impossibile anche la respirazione. La descrizione prosegue confermando quello che ha esposto il ministro della salute malese: bastano 10 milligrammi affinché l’avvelenamento sia letale e la dose somministrata al primogenito dei Kim era così alta da provocargli una paralisi e bloccargli cuore e polmoni. Le due donne riprese dalle telecamere a circuito chiuso dell’aeroporto sono arrivate alle spalle di Kim Jong-nam e, a mani nude, gli hanno cosparso il volto del liquido letale. Sono una vietnamita e un’indonesiana che, interrogate dalla polizia di Kuala Lampur, hanno sostenuto di essere state pagate 90 dollari per recitare una parte in quella che loro credevano fosse una candid camera. Le immagini recuperate dalle tv locali e reperibili su Internet le mostrano decise nel loro gesto e, soprattutto, nell’allontanarsi velocemente per dirigersi verso i bagni. Il Vx è un liquido oleoso che penetra attraverso i pori della pelle e che si può rimuovere lavandosi con acqua e sapone. Le ragazze sapevano e ora stanno mentendo? L’indonesiana racconta di aver vomitato nel taxi che l’ha portata via dall’aeroporto e di non essersi sentita bene per tutto il giorno. Sicuramente siamo di fronte a un piano ben congegnato. Gli inquirenti malesi parlano di otto nordcoreani coinvolti, tra cui un diplomatico che si dice si sia nascosto nella sua ambasciata e uno scienziato già in custodia della polizia. Come ogni volta che si parla della Corea del Nord, i punti oscuri di questa storia sono molti. Innanzitutto ancora nessuno ha riconosciuto formalmente il cadavere che viaggiava con un passaporto a nome Kim Chol. L’agenzia di stampa nordcoreana non ha fatto alcun accenno alla sua identità e non si sono presentati famigliari che ne hanno richiesto il corpo o che si sono resi disponibili all’esame del Dna. Inoltre, l’ambasciatore nordcoreano si è fermamente opposto all’autopsia sostenendo che l’uomo era in possesso di un passaporto diplomatico e pertanto non è soggetto alle leggi malesi. Il suo governo ha denunciato ogni passaggio dell’inchiesta accusando la Corea del Sud di aver convinto la Malesia ad infangare la reputazione di Pyongyang. Il capo dell’intelligence sudcoreana Lee Byung-ho è convinto che il mandante dell’esecuzione sia il Brillante leader in persona e ha rivelato, in una riunione parlamentare a porte chiuse, che l’ordine di assassinare Kim Jong-nam esiste da quando il fratellastro minore Kim Jong-un ha preso il posto del padre alla guida del «Paese eremita» nel 2011. Se questa ricostruzione venisse confermata, si tratterebbe di un’ulteriore prova di forza del giovane leader e testimonierebbe il suo controllo assoluto su agenti e fuoriusciti. È opinione condivisa che Kim Jong-nam fosse protetto direttamente dalla Cina e che venisse indicato dalle intelligence di molti Paesi come possibile alternativa in caso di «scomparsa» dell’imprevedibile fratellastro.

Contro lo spopolamento buoni spesa e negozio in Comune Iniziativa di un sindaco del Cuneese.

Sarraj: “Il patto con l’Italia punto di svolta nella lotta contro i trafficanti di uomini” Il premier libico: “Fondamentale il controllo dei confini meridionali La guerra con l’Isis non è ancora finita, minaccia il mondo intero”.Sotto assedio in Siria e Iraq il Califfo prepara l’offensiva tra guerriglia e nuovi obiettivi Perso il controllo su gran parte del territorio Al Baghdadi punta su kamikaze e attacchi all’estero.

Caso Consip Nell’inchiesta gli sms di Lotti a Emiliano Finiranno nel fascicolo dei pm romani titolari dell’inchiesta sugli appalti della Consip - la centrale di acquisti della pubblica amministrazione - gli sms ricevuti da Michele Emiliano, nei quali Luca Lotti suggeriva un incontro con l’imprenditore farmaceutico Carlo Russo, amico di Tiziano Renzi, il padre dell’ex premier.

Duello per abolire i vitalizi Di Battista: votate con noi Il Pd: ci copiate la proposta Il braccio di ferro in Parlamento rischia di portare allo stall.

“Metto tutti i Comuni in rete Per i cittadini una vita più facile” Il commissario per la trasformazione digitale Diego Piacentini: “I ritardi ci sono anche nel privato, ma qualcosa si sta muovendo” .Come cambia la pubblica amministrazione L’Anagrafe nazionale L’idea di creare un’unica anagrafe nazionale mettendo in rete le quasi ottomila anagrafi sparse per l’Italia è titanico, ma permetterà di risolvere molti problemi e si calcola che farà risparmiare milioni di euro 1 Identità digitale L’idea è semplificare. Lo Spid, il sistema pubblico di identità digitale, fornirà un’unica user name e un’unica password attraverso cui i cittadini potranno accedere a ogni servizio della pubblica amministrazione 2 Open data Il team sta da tempo lavorando affinché tutta la pubblica amministrazione abbia un approccio open data: fornire cioè tutti i dati della pa all’esterno in modo da creare conoscenza e innovazione .Dall’anagrafe unica alle App i progetti che cambiano la Pa Una banale modifica può far risparmiare 5 miliardi.

Carola Frediani, giornalista, scrive di tecnologie, cultura digitale, privacy e hacking. Ha pubblicato Dentro Anonymous (Informant 2012), Deep Web. La Rete oltre Google (Quintadicopertina 2015 e Stampa Alternativa 2016) e Attacco ai pirati. L’affondamento di Hacking Team: tutti i segreti del datagate italiano (con altri autori, La Stampa 2015). L’ultimo suo lavoro, Guerre di Rete (Laterza, 2017) racconta 9 storie vere tra hacking di Stato, spionaggio, ricercatori a caccia di software malevoli, gruppi parastatali o schiettamente criminali..

27.02.17

 

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FASSINO SEMPRE BUGIARDINO

Comune, l’istruttoria sui conti complica la manovra del 2017 Appendino: negli anni scorsi è stata dipinta una città che non esisteva Ottimista «Il primo passo che Torino deve compiere ora è lavorare tutti assieme per cambiare» ha detto ieri Chiara Appendino.

Circoscrizione 1/Centro Da Porta Susa al Valentino sulla super-pista ciclabile Allo studio un progetto per pendolari e universitari.

Nella stessa notte, quella tra giovedì e venerdì, i ladri sono entrati in azione sia nella sede che nella succursale della scuola media «Nigra». Prima si sono introdotti nella struttura in via Bianzè 7, poi in quella di corso Svizzera 51. In entrambi gli istituti, si sono accaniti solo contro le macchinette del caffè. Non hanno cercato di intrufolarsi in aule o uffici. Hanno forzato i distributori automatici e si sono portati via un bel gruzzolo di monetine: «E’ la quarta volta che succede negli ultimi due mesi», sbuffa Maurizio Tomeo, il dirigente scolastico. A sentire lui e gli operatori scolastici, a essere prese di mira sono sempre e solo le macchinette di merendine, bibite e caffè. Sia quelle al piano terra, come è successo l’altra notte, che le altre, ai piani superiori. «Non hanno mai rubato altro - dice il preside - . Non riesco proprio a capire il motivo di questi gesti». Poi, sconsolato, aggiunge: «Quel che è certo è che abbiamo un evidente problema di sicurezza». Su questo punto che si concentra Tomeo. Sottolineando che, sia in via Bianzè che in corso Svizzera, l’alloggio del custode è vuoto. Nel primo caso da settembre, quando l’ultimo sorvegliante è andato in pensione e il preside non ha trovato un sostituto: «Cercarlo, in questo momento, non avrebbe senso - dice - . Non so se la struttura è agibile: sto aspettando una verifica del Comune». Diverso il discorso per l’istituto in corso Svizzera: «Lì la custodia è inutilizzabile da un anno. Abbiamo chiesto a più riprese le risorse per rimetterla in sesto, ma non sono mai arrivate.

Venaria Andava a far la spesa durante la guardia medica Dottoressa dell’Asl To 3 rinviata a giudizio per peculato .

La richiesta dell’Agenzia delle Entrate Pubblicità Rai, il Fisco batte cassa “Evasi 18 milioni” Indagini su società a Panama e conti a Lugano U n buco da diciotto milioni di euro. Più more e spese legali. Secondo l’Agenzia delle Entrate, è l’Iva evasa dalla Sipra, nei 110 milioni di fatture emesse dal 2006 al 2011. Il termine per l’«adesione» ai rilievi degli ispettori scade in questi giorni, ma l’azienda (poi diventata Rai Pubblicità) non ha intenzione di pagare. Ritiene di essere in regola. Ma le contestazioni fatte dall’Agenzia delle Entrate sono all’origine delle ipotesi della procura, che ha messo sotto inchiesta undici personaggi per false fatturazioni. Tra loro, ci sono anche ex vertici della Rai, oltre a dirigenti delle agenzie di pubblicità dell’emittente di Stato. L’indagine Le tracce sono nella documentazione raccolta dalla Guardia di Finanza nel 2013, quando la procura milanese indagava sulla bancarotta di alcune società collegate a «Daniele Gilardi, ex dipendente Sipra e poi passato a al settore privato e diventato responsabile commerciale (fra le altre) della «Tome Group Advertising Mediasrl» e della «Tome Advertising Group srl». È lui l’uomo al centro dell’indagine avviata dopo alcune sentenze per bancarotta pronunciate dal tribunale di Milano per società utilizzate come intermediario per l’acquisto di pubblicità e fallite dopo aver fatto sparire l’Iva, mai arrivata allo Stato. La questione ha rilevanza fiscale e finisce all’Agenzia delle Entrate di Torino, dove «Sipra» e poi «Rai Pubblicità» hanno la sede amministrativa. Le indagini Nel 2013, però, c’è già un’indagine su «Gilardi Daniele più altri», affidate alla Guardia di Finanza del capoluogo meneghino. Nel 2015, i militari raccolgono elementi sufficienti a tratteggiare le attività di Gilardi. Oltre alla galassia delle ditte «Tome», ci sono un paio di società panamensi, con conti correnti alla «Deutsche Bank» di Lugano: sono la «Realmont develop inc» e la «Unicorn Investments interGli uffici È in via Cavalli a Torino la sede amministrativa della Rai, dove ha gli uffici l’agenzia di pubblicità che si ritrova a dover affrontare la maxi-richiesta di rimborso dell’Agenzia delle Entrate REPORTERS CLAUDIO LAUGERI Retroscena Il sudoku Medio Difficile un procedimento penale, poi diviso in vari rivoli, tra rinvii a giudizio e condanne con rito abbreviato. E poi, la procura ha deciso di inviare (per competenza) a Torino il materiale sulle operazioni estere dove era coinvolta l’agenzia pubblicitaria della Rai. Tocca ancora alla Guardia di Finanza lavorare su quelle società. In ballo ci sono 110 milioni di Iva evasa tra il 2006 e il 2016. Il Nucleo di Polizia Tributaria analizza conti, studia le operazioni. Per loro, un fatto è evidente: le fatture di alcune società sono fasulle, servono soltanto da paravento per far sparire i soldi dell’Iva all’estero. I militari riferiscono al pm Ciro Santoriello, che l’altro giorno decide per la perquisizione (e contestuale avviso di garanzia per fatturazioni false) a 11 personaggi, compresi «top manager» della Rai, di «Sipra» e «Rai pubblicità». La procura cerca risposte ad alcuni interrogativi: per quale motivo le agenzie pubblicitarie dalla Rai si sono rivolte a ditte estere nonostante i clienti da Soldi accumulati dalle società che non pagavano l’Iva Le indagini sulla pubblicità Rai puntano al tesoro in Svizzera soddisfare fossero italiani? come facevano «Sipra» e «R pubblicità» a non sapere ch quelle società non avevan nemmeno un ufficio? In pi pare che alcune fatture fossero «scorporate», distinguendo importi pari al totale del servizio e cifre pari a quelle previste per l’Iva. Per quale motivo? c BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISER REPORTERS Indagine della procura sulla ex Sipra Caccia al tesoro della pubblicità Blitz nella sede Rai di Torino D Perquisiti gli uffici amministrativi, undici manager sotto inchiesta ieci anni di fatture per operazioni inesistenti. Centodieci milioni di Iva evasa, soldi finiti chissà dove. E negli ultimi cinque, la «testa» dell’operazione era a Torino. È questo il nucleo dell’inchiesta del pm Ciro Santoriello sui contratti pubblicitari della Sipra (ora «Rai pubblicità»), che ha portato sott’inchiesta undici personaggi, compresi «top manager» dell’azienda radiotelevisiva di Stato come gli ex presidenti del consiglio d’amministrazione Lorenza Lei e Roberto Sergio, l’ex amministratore delegato di «Rai pubblicità» Fabrizio Salvatore Piscopo, ma anche gli ex amministratori di Sipra Aldo Reali, Mario Antonio Bianchi e Maurizio Braccialarghe, ex assessore alla Cultura del Comune di Torino. Perquisizioni e veleni Negli ultimi due giorni, i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria hanno perquisito le abitazioni degli undici personaggi sott’inchiesta (a Torino, Roma e Milano), oltre alle sedi della Rai del capoluogo piemontese e di alcune società coinvolte nella vicenda come «paravento» per le operazioni ritenute illegali. Ma in un ambiente come la Rai, l’intervento dei militari ha scoperchiato il pentolone dei veleni che sempre ribolle in occasione di accertamenti e inchieste della magistratura sulle attività dell’azienda radiotelevisiva di Stato. Non a caso, la notizia (con dovizia di nomi e particolari) è trapelata nella Capitale, nonostante il riserbo imposto di magistrati e finanzieri torinesi. Armi da sfruttare nella guerra per le poltrone che contano a viale Mazzini. Le ipotesi Tutto ha inizio nel 2013, con un controllo dell’Agenzia delle Entrate di Torino sulla Sipra per gli incassi del 2010. Alcuni contratti avevano attirato l’attenzione degli ispettori: riguardavano la vendita di spazi pubblicitari alla spagnola Tome Advertising Sl. Il pagamento dell’Iva spettava (nel proprio Paese) alla società iberica. Mai avvenuto. Questo passaggio serviva per evitare il contatto diretto con la Tome Advertising Group srl, gemella della società spagnola, ma con sede a Milano, come hanno scoperto i magistrati lombardi in un’inchiesta poi finita a Torino per competenza territoriale. A luglio dello scorso anno, gli ispettori hanno messo nero su bianco le proprie contestazioni a Sipra. Nello stesso tempo, la procura ha iscritto nel registro degli indagati Sergio, Reali e Piscopo, come vertici di Rai e Sipra nel periodo delle irregolarità. «Il mio cliente è estraneo alla vicenda, abbiamo già chiesto alla procura l’archiviazione del procedimento», spiega l’avvocato Giuseppe Zanalda, difensore dell’ex presidente Roberto Sergio. Di certo, i «top manager» dell’azienda radiotelevisiva di Stato sono finiti sott’inchiesta per il ruolo ricoperto. È possibile che sappiano ben poco del «giro» di fatture legato ai rapporti commerciali tra società di pubblicità. I risultati delle perquisizioni di questi giorni aiuteranno a chiarire anche questo. Gli sviluppi A partire dai conti del 2010, Agenzia delle Entrate e GuarLa Guardia di finanza ha perquisito due uffici e undici abitazioni  Retroscena dia di Finanza hanno ricostruito anche irregolarità dal 2006 al 2012. Prima «tranche». Poi, i militari hanno lavorato su altri contratti di viale Mazzini, tenuti e amministrati dagli uffici di via Cavalli 6. Ironia della sorte, a pochi passi dal Palagiustizia torinese. E così, sono spuntati altri scatoloni di contratti stipulati dal 2012 al 2016. Stesso «trucco», ma altre società. Questa volta, l’Iva sarebbe sparita attraverso aziende con sede (almeno di fatto) a Torino e provincia. Un fiume di denaro che la Guardia di Finanza ha incominciato a cercare. A partire dai conti correnti dove sono avvenuti i pagamenti, in Italia e all’estero. Due settimane fa, i militari hanno consegnato in procura un’informativa. Chiedevano al pm di intervenire. Temevano che qualcuno potesse far sparire documenti. E il denaro.  Il meccanismo Quelle società filtro tra la Spagna e la provincia torinese In principio era la «Tome Advertising Sl», sede in Spagna e legale rappresentante italiano: Daniele Gilardi, milanese, ex dipendente «Sipra». C’è anche il suo nome tra gli undici iscritti nel registro degli indagati per le fatture false. È di certo titolato a spiegare i conti della propria azienda. Non può non sapere. Anche perché, rappresenta il punto d’intersezione tra il p e r i o d o 2006-2012 e i l 2 0 1 2 - 2016. Il suo nome c’è sempre, anche se cambiano le società. Nel secondo periodo, salta fuori la «Hi Acquisitions Limited», sempre amministrata da lui e sempre c o i n v o l t a nel «giro» delle fatture fasulle. Ma dopo l’avvio dei controlli, meglio non convogliare tutte le operazioni su una sola società. E così, ecco pronte la «New Millenium Market Sl» e la «Best Options Media srl», che avevano come rappresentante commerciale Paolo Lage Pereira, casa a Milano, ma sede (almeno per la «Best») a Caluso. Il ruolo di Torino è centrale. Per qualsiasi evenienza, era più comodo avere un «appoggio» vicino alla sede amministrativa di Rai, «Si (poi «Rai pubblicità»). La è a viale Mazzini, ma il portaf gli è in via Cavalli, a To Per questo, procura e Guar di Finanza hanno cercato quadrare anche i contorni capoluogo piemontese. hanno ricostruito anche la ria delle società coinvolte no arrivati a individuare anche Claudio Marchesino, orig rio del Cuneese, trasferito ai p della Mole, cessore d lardi alla guida della «Hi q u i s i t i Ltd». Ma pe inquirenti da chiarire che il ruolo di cuni personagg gati all’agenzia pubbli- citaria dell’azienda radiotelevi di Stato. C Luciano G ni Bechis, procura per la pra», a lui torin procura e Guar dia di Finanza tengono che a avuto contatti con Gilar di o comunque con le società utilizzate per le fatture fasulle Lo stesso vale per Fabio romano, procuratore per pubblicità» dal 2014. Il r namento degli inquiren semplice: il meccanismo ziona con maggiore facilità due contraenti sono d’accor E poi, ci sono in ballo 110 milioni di euro. Abbastanza per ziare tutti gli appetiti. [CLA c  Maurizio Braccialarghe 110 milioni Secondo la procura, è l’Iva evasa attraverso le fatturazioni fasulle di società filtro 4 società Sono le aziende che hanno emesso le fatture false utilizzate per non pagare l’Iva allo Stato nL’articolo uscito ieri riguardo all’indagine d Guardia di finanza e Procura sui 110 milioni di Iva evasa. nL’articolo uscito il 10 febbraio sull’indagine avviata dalla procura sui vertici Rai Sulla Stampa national sa». Amministratori diversi, ma i loro utili finiscono tutti in Svizzera. E su quei conti, soltanto Gilardi è autorizzato a operare. Quando i militari studiano la documentazione inviata dalla procura (a sua volta ricevuta dal tribunale), scoprono che i soldi arrivano in banca e vengono poi ritirati (di solito in contanti) dal titolare. Lo scopo degli accertamenti commissionati dalla procura è di trovare beni che possano essere sequestrati per garantire il recupero (almeno parziale) di quanto gli inquirenti ipotizzano sia stato sottratto in modo illecito. Qualcosa c’è, poco più di tre milioni. Le perquisizioni Ma la sede di Sipra e Rai Pubblicità è a Torino, in via Cavalli, a pochi passi dal Palagiustizia. Parte di lì vortice delle fatture per 110 milioni di euro che ha generato i 18 milioni di Iva mai arrivati al Fisco. Così, il pm Ciro Santoriello firma i decreti di perquisizione per gli undici personaggi sotto inchiesta e un paio di società. Il compito è affidato ai finanzieri del Nucleo di Polizia tributaria, che raccolgono svariati scatoloni di documentazione. L’analisi sarà lunga. Cercano le tracce di contatti fra società. Studiano le fatture: alcune sembrano fatte apposta per scorporare gli importi di Iva, che poi qualcuno ha fatto sparire.

Addio vitalizi, il Pd apre al M5S “Siamo pronti al confronto” Renzi approva l’eliminazione dei privilegi di deputati e senatori I dubbi dei franceschiniani: “Attenti a inseguire sempre Grillo.Quella torta da 200 milioni all’anno Assegni che arrivano a superare i 7000 euro netti al mese a fronte di versamenti inadeguati L’Inps di Boeri è pronto a ricalcolare ogni singola posizione sulla base del sistema contribut

Stadio con l’incognita viabilità E ora anche la Lazio vuole il suo L’accordo ricompatta i grillini. I dubbi di Regione Lazio e Legambiente. Negli impianti diventati ruderi solo campioni di monnezza Dalla vela di Calatrava al Flaminio, passando per l’ippodromo vincolato Viaggio nel degrado delle strutture dismesse e dei cantieri abbandonati.Palazzetto dello Sport Un’immagine dell’area verde intorno all’impianto: travi arrugginite, erbacce, sporcizia e reti divelte Gli spalti del Flaminio Dopo un periodo dedicato al rugby, oggi è un rudere. Fuori solo camper ammaccati e carrelli del supermercato ricolmi di indumenti. Esosi La Città dello Sport di Calatrava doveva costare 60 milioni, se terminata sarebbe arrivata a costare 11 volte tanto.

Sedotti e abbandonati Lo Stato blocca i fondi ai ricercatori del Sud Le start up di “Social Innovation” senza soldi da oltre un anno I vincitori del bando pieni di debiti. Il Miur: difficoltà burocratiche.

Frédéric, la guardia del corpo di Le Pen tra saluti nazisti e simpatie per il Duce Chatillon incriminato in Francia per finanziamenti illeciti al Front National Amico di Marine fin dall’università, ora crea imbarazzo nella sua corsa all’Eliseo.Tutti i guai di Marine 1 Finanziamenti illeciti al Fn Nel 2015 Marine Le Pen finisce sotto inchiesta insieme a due stretti collaboratori e dirigenti del partito per finanziamenti illeciti al Front National 2 L’inchiesta sui fondi Ue L’indagine dei finanziamenti illeciti si somma a quella avviata dal Parlamento europeo pochi mesi prima sulle irregolarità di 20 assistenti del gruppo a Strasburgo e Bruxelles 3 Il no agli interrogatori Due giorni fa Le Pen dice che diserterà l’interrogatorio al quale è stata convocata per l’affaire sugli incarichi dei suoi assistenti a Strasburgo, nel quale è indagata l’amica Grise.

Ferrovie, autostrade e moschee Cinesi e arabi si dividono l’Etiopia Viaggio ad Addis Abeba tra cantieri finanziati da Pechino e donne velate Così Xi Jinping e monarchie del Golfo vanno alla conquista del Paese africano. Il maxi progetto La ferrovia Made in China di oltre 750 chilometri che unisce Addis Abeba al porto di Gibuti garantisce all’Etiopia uno sbocco sul mare .700 milioni Il costo (in dollari) della superstrada a tre corsie costruita dai cinesi che collega Modjo ad Hawassa.Made in Africa Tra il 2004 e il 2009 gli scambi tra la Cina e i Paesi africani sono cresciuti del 40% all’anno E nel 2015 Xi Jinping ha promesso al continente nero aiuti per 60 miliardi di dollari. Il risiko nel Golfo Le monarchie petrolifere puntano al controllo delle rotte commerciali tra il Golfo di Aden e il Mar Rosso Per questo combattono tra loro in Yemen .

Vinovo Mondo Juve, dopo 16 anni il Comune chiede i soldi “Pagateci 500 mila euro.

27.02.17

 

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PER 1 PUNTO MARTIN PERSE LA CAPPA

Uno stop obbligato che ridisegna gli equilibri del potere bancario Messina dovrà dare spiegazioni ai soci e recuperare credibilità Nagel rafforzato, ma Mustier potrebbe tentare il colpo su Mediobanca. Uno stop obbligato che ridisegna gli equilibri del potere bancario Messina dovrà dare spiegazioni ai soci e recuperare credibilità Nagel rafforzato, ma Mustier potrebbe tentare il colpo su Mediobanca.

Il numero uno mondiale dell’automobile, il gruppo tedesco Volkswagen, ha annunciato di aver realizzato un utile netto di 5,14 miliardi di euro nel 2016, dopo una pesante perdita nel 2015 a fronte dello scandalo dei motori diesel. L’anno precedente aveva accusato una perdita senza precedenti di 1,6 miliardi di euro a causa di accantonamenti effettuati per far fronte alle conseguenze delle sue frodi sui motori di 11 milioni di veicoli nel mondo. Per il 2016, anno in cui il fatturato del gruppo ha raggiunto il livello record di 217,3 miliardi di euro, Volkswagen propone ai suoi azionisti un dividendo in netto rialzo, pari a 2 euro per i titoli ordinari e 2,06 euro per le azioni privilegiate. Dopo il dieselgate Vw ha deciso di mettere un tetto ai compensi dei suoi top manager.

Pronta una norma anti-scorrerie Calenda: “Non siamo più fessi dei francesi” L’IPOTESI DI REATO È DI AGGIOTAGGIO NELLA SCALATA CHE HA PORTATO I FRANCESI AL 29,9% DEL GRUPPO ITALIANO. PARIGI: ESPOSTO INFONDATO L’ira di Vivendi per l’inchiesta Mediaset Dopo Bolloré indagato l’ad de Puyfontaine. La delusione del Biscione: i francesi abituati a comprare per vendere.Plusvalenza da 500 milioni Nelle carte dei pm l’accusa al finanziere bretone Misteriosi investitori all’estero per i titoli al ribasso.

Una plusvalenza illegale di oltre mezzo miliardo di euro realizzata con una compravendita di titoli avvenuta in buona parte all’estero attraverso misteriosi investitori, tra il luglio e il dicembre dell’anno scorso, approfittando prima del crollo (pilotato) e poi del rialzo quasi al doppio delle azioni Mediaset. Secondo le accuse presentate dai legali di Silvio Berlusconi in una recente memoria ora agli atti dell’inchiesta sulla scalata del gruppo televisivo da parte francesi di Vivendi - costata l’iscrizione sul registro degli indagati con l’accusa di aggiotaggio del presidente della società parigina Vincent Bolloré e del suo amministratore delegato Arnaud de Puyfontaine - sarebbe stato questo il vero motivo della disdetta nel luglio scorso dell’accordo per la vendita di Mediaset Premium ai francesi. L’altro motivo sarebbe da ricercarsi addirittura in una speculazione (call option) realizzatasi tra l’aprile del 2016, quando venne firmato l’accordo tra i due players, e il 26 luglio dello stesso anno, quando l’accordo venne ripudiato da Bolloré («Pensavamo di aver comprato una Ferrari, ci stavano vendendo una Fiat Punto»): in quel periodo qualcuno avrebbe comprato azioni Mediaset scommettendo sul loro ribasso, poi puntualmente avvenuto. E poi flussi di acquisiti costanti sempre appena al di sotto della soglia del 3 per cento (per evitare controlli Consob) fino a dicembre. In sostanza, il 70 per cento delle azioni poi finite in mano a Vivendi per realizzare quel pacchetto di titoli pari al 28 per cento di Mediaset, sarebbe stato contrattato all’estero, approfittando del crollo del titolo del Biscione (oltre il 20 per cento) causato proprio dalle dichiarazioni della società francese. Dunque non è solamente “un atto dovuto” la decisione della procura di Milano di iscrivere sul registro degli indagati Bolloré e de Puyfontaine, ma riguarda qualcosa di più concreto: un guadagno enorme realizzato illecitamente e il sospetto di un concerto occulto per arrivare ad ottenere posizioni di forza dentro il Biscione. Non è escluso a questo punto che i magistrati procedano anche con delle rogatorie all’estero per scoprire i beneficiari dei massicci acquisti di azioni al ribasso poi rivendute a Vivendi che a fine novembre scorso annunciò di voler aumentare la sua quota azionaria in Mediaset, facendo schizzare il prezzo dei titoli. Per una volta, il Cavaliere sarebbe davvero una vittima: i francesi, secondo le accuse dei suoi avvocati, avrebbero deliberatamente affossato l’affare Premium per deprezzare il titolo Mediaset e assicurarsi a prezzo di saldo una cospicua partecipazione nella società di Cologno Monzese. Stando ai comunicati analizzati dai pm, Vivendi inoltre sarebbe salita in un solo giorno, tra il 13 e il 14 dicembre, dal 12,32 per cento al 20 per cento acquistando 90 milioni e 718 mila azioni quando sul mercato non erano disponibili più di 83 milioni di titoli. Una differenza di 7 milioni di titoli che non trova spiegazioni e che potrebbero essere state negoziate in forza di precedenti accordi. Ora bisogna capire come reagirà Bolloré, la cui linea difensiva prevede di attestarsi su un acquisto di titoli che si sarebbe realizzato solo a partire da novembre. La Procura sta lavorando su documenti acquisiti in Vivendi per capire chi sarebbe il reale beneficiario dell’enorme plusvalenza. Tra i testimoni richiesti dai legali Mediaset, risulta anche Pier Silvio Berlusconi. Ma non si esclude che sia lo stesso Cavaliere un giorno a dover tornare in Procura e, ancora una volta, come “parte lesa”. Scherzi del destino.Fincantieri punta all’acquisizione del 66,67% di Stx France, a Saint-Nazaire, il ramo francese dei cantieri con proprietà sudcoreana, con 2.300 occupati. L’operazione vale 150/200 milioni. La società francese ha in portafoglio ordini di 10 navi più 4 in opzione. È stato siglato l’accordo preliminare tra l’azienda italiana e la corte centrale di Seul. Sull’operazione è intervenuto direttamente il governo francese che ha spiegato, di volere mantenere il 33%. “Gli italiani non possono prendersi il 50% dei cantieri Saint-Nazaire” Il ministro Sirugue: “Fincantieri è benvenuta, ma entri anche un altro investitore.

L’associazione «Azione Parmalat», che federa i piccoli azionisti del gruppo di Collecchio, ha presentato un esposto alla Consob chiedendo di «far cessare le campagne disinformative» di Lactalis in merito all’Opa su Parmalat. L’esposto prende lo spunto dalla campagna di stampa di Lactalis per spingere gli azionisti ad aderire alla sua Opa, accompagnata da telefonate ed e-mail agli azionisti individuali. «L’intera comunicazione dell’offerente è volta a convincere l’azionista ad aderire all’Opa, partendo dall’assunto che al termine dell’Opa le azioni Parmalat non saranno più quotate: questo è il messaggio fuorviante e scorretto che viene trasmesso con ogni mezzo di comunicazione», accusa Azione Parmalat. Invece, «se anche si arrivasse al delisting di Parmalat vi sono strumenti per l’azionista retail di uscire anche con altri tempi rispetto a quello del 10 marzo (termine dell’Opa) come invece sostiene l’Offerente».

Dopo gli accertamenti avviati dal ministro della Giustizia e dal procuratore generale della Cassazione, anche il Csm apre un’indagine sul caso della prescrizione dopo venti anni a Torino del processo per lo stupro di una bambina. Il Comitato di presidenza di Palazzo dei marescialli ha infatti accolto la richiesta del presidente del consigliere laico del Pg Giuseppe Fanfani di autorizzare l’apertura di una pratica sulla vicenda. A occuparsene sarà la Prima Commissione, competente sui trasferimenti d’ufficio per incompatibilità ambientale o funzionale dei magistrati. In primo grado per lo stupro della bambina di sette anni era stato condannato a 12 anni il convivente della mamma della vittima. Ma dai fatti alla sentenza di appello sono trascorsi due decenni.

ARRESTARONO IL GIOVANE, CHE MORÌ UNA SETTIMANA DOPO ALL’OSPEDALE PERTINI PER I POSTUMI DI UN «VIOLENTISSIMO PESTAGGIO» Caso Cucchi, sospesi i carabinieri accusati Roma, la decisione dell’Arma dopo la richiesta di rinvio a giudizio per omicidio preterintenzionale. La vicenda 1 L’arresto e la morte Il 15 ottobre 2009 Cucchi è fermato dai carabinieri durante dei controlli sui pusher. Dopo il processo per direttissima è arrestato. Cucchi muore all’ospedale Pertini il 22 ottobre 2 I processi In primo grado condannati 4 medici del Pertini, assolti 6 tra infermieri e guardie penitenziarie. Tutti assolti in Appello; la Cassazione chiede un nuovo processo per 5 medici, assolti nell’Appello bis 3 L’inchiesta bis Su richiesta dei familiari di Cucchi si riapre l’indagine. Il 17 gennaio 2017 è chiesto il rinvio a giudizio per omicidio preterintenzionale e abuso di autorità nei confronti di tre carabinieri .

Trump, sfida ai media “Sono nemici del popolo” Attacco alla Cnn: “Dà false notizie”. Esclusa dalla sala stampa E ai conservatori dice: smantelleremo questo tipo di Stato.

La procura francese specializzata nei casi di abusi finanziari ha formalmente aperto un’inchiesta su François Fillon, candidato gollista alle presidenziali del 23 aprile/7 maggio, per il caso dell’assunzione fittizia della moglie Penelope e dei figli quali assistenti parlamentari. Lo riferisce «Le Monde». Spetterà ora ad un giudice decidere se il candidato dei Les Repubblicains e i suoi congiunti dovranno essere incriminati, in una procedura che potrebbe durare diverse settimane e quindi sovrapporsi al voto, che lo vedeva, secondo gli ultimi sondaggi, comunque fuori dal ballottaggio. L’inchiesta preliminare era stata aperta il 25 gennaio e si riferiva alla denuncia, fatta dal settimanale Le Canarde Enchaine, che madame Fillon fosse stata retribuita quasi 900.000 euro nel corso di un decennio come assistente. Fillon assunse anche due dei suoi 5 figli sostenendo che fossero avvocati e suoi consulenti legali, ma in realtà dovevano ancora laurearsi. Le ipotesi d’accusa - come risulta dall’inchiesta preliminare finora in corso - riguardano i reati di appropriazione indebita e storno di fondi pubblici.

Tra i terremotati a rischio sfratto “Pronti a occupare gli hotel” A maggio scadono gli accordi, gli alberghi della costa: “Ora spazio ai turisti” Ma le casette per gli sfollati non ci sono: “Vogliamo sapere che fine faremo”. 23,5 miliardi La stima complessiva dei danni provocati dai terremoti nel Centro Italia 3000 casette Le costruzioni provvisorie da installare in 60 Comuni colpiti dal sisma. A oggi ne sono arrivate appena 18 11.632 sfollati Il totale delle persone che ha dovuto lasciare la propria abitazione. Di queste, circa 6000 sono ospitate lungo costa adriatica e lago Trasimeno. 28 maggio La scadenza fissata dal camping Le Mimose di Porto Sant’Elpidio: «Dopo quella data - spiega la titolare - dovremo avere le camere libere per ospitare la nostra clientela abituale». 5500 persone Sono gli sfollati che hanno bisogno di ospitalità nelle strutture costiere. Ma secondo i calcoli ufficiali i posti disponibili fino a fine anno sono al massimo 4300.

L’ispettore anti assenteisti faceva lo chef al ristorante Cento furbetti del cartellino indagati in uno degli ospedali di Napoli Al Loreto Mare medici col doppio lavoro e infermieri giocatori di tennis.Lo chef In teoria doveva controllare le presenze dei suoi colleghi, lavorando nell’ufficio Prass. Invece timbrava e a sua volta si allontanava dall’ospedale per seguire il suo secondo lavoro: chef al ristorante Doppio lavoro Uno dei medici scriveva tranquillamente su Facebook che lavorava nel centro diagnostico privato della sua famiglia, nonostante avesse un rapporto di esclusiva con l’ospedale Camici a rete Immancabile il dipendente dell’ospedale che faceva timbrare a un collega e poi, invece di lavorare, andava a giocare a tennis. Una figura già incontrata negli uffici pubblici Clonatori Non paghi dell’illecito commesso facendosi segnare presenti al lavoro, alcuni dipendenti non restavano a casa nell’ozio ma avevano avviato attività di clonazione di schede per la pay tv.70 mila Il numero degli interventi annuali che si effettuano al Loreto Mare. Il Cardarelli è grande sei volte e ne fa 120mila .3 strutture A Napoli dopo la chiusura di cinque ospedali sono rimasti solo tre pronto soccorso. Il Loreto Mare è uno di quelli.Sanremo (Im) Il 22 ottobre 2015 scatta l’operazione Stakanov al Comune di Sanremo: 35 arresti e 195 indagati. L’uomo che timbra in mutande e torna a dormire diventa l’emblema dei furbetti del cartellino Milazzo (Me) Il 3 ottobre 2016 vengono indagati 59 dipendenti del Comune di Milazzo. C’era chi durante l’orario di lavoro andava al bar, chi ad allenare una squadra di basket e chi a fare massaggi Giugliano (Na) Ancora 50 dipendenti comunali indagati al Comune di Giugliano di Napoli. Secondo le indagini alcuni di loro timbravano per colleghi assenti, altri andavano a giocare al Gratta&Vinci Nola (Na) Gli uffici giudiziari lo scorso 25 gennaio hanno inviato 63 avvisi di conclusione indagini nei confronti di altrettanti dipendenti comunali. Rappresentano un terzo dei dipendenti totali . Su cento azioni disciplinari solo tre si concludono con il licenziamento del colpevole Tre mesi per superare lo stop della Consulta al decreto Madia.

Contributi nelle casse di previdenza La mossa dei grillini contro i vitalizi Di Maio lancia la sfida a Renzi sulle pensioni di deputati e senatori La proposta del M5S: equiparare i parlamentari agli altri lavorato. Come funzionano 1 2 3 4 I vitalizi, che permettevano a un parlamentare di incassare fino a 5 volte quanto versava di contributi, sono stati aboliti nel 2011, sostituiti da una pensione calcolata con metodo contributivo. Per maturare il diritto deputati e senatori devono restare in carica per 5 anni effettivi e percepiscono la pensione dopo il compimento del 65esimo anno di età. In caso di fine anticipata della legislatura, le frazioni di anno contano come un anno intero se sono trascorsi più di 6 mesi. Per questo la data x scatterebbe a settembre. Anche i parenti spesso godono del privilegio. La Regione siciliana paga ogni anno 117 assegni di reversibilità. In Abruzzo i congiunti di 34 ex consiglieri ricevono ogni mese un assegno.

L’applauso dei tifosi in Campidoglio “Se saltava, non vi votavamo più” Sit-in non autorizzato, la Digos vuole identificare i manifestanti.

Il documento discusso al processo Rocco Florio Quel modulo per le firme Pd che attira i sospetti del pm C’è un modulo per la sottoscrizione della lista provinciale del Pd, oggetto dell’inchiesta sulle firme false delle ultime elezioni regionali, che ha del miracoloso. Il 18 aprile 2014 è stato portato avanti e indietro dal circolo Pd di via Colautti, nel quartiere Borgo Vittoria, ad un bar di via Genè, a due passi di Porta Palazzo, ritrovo abituale di dipendenti Gtt. Per raccogliere quattro firme, quel modulo ha percorso più di 13 chilometri su è giù per la città. È su questa singolare mobilità che ieri mattina sono stati sentiti in tribunale quattro firmatari di quel modulo, per il quale si trova imputato Rocco Florio, ex presidente della quinta Circoscrizione, l’unico dei dieci indagati per le firme false che ha scelto di non patteggiare ma di affrontare un processo. Quattro firme incrociate. L’insolita sequenza inizia con la sottoscrizione di Vincenzo Licciardi, frequentatore del bar e amico del titolare. In aula, di fronte al giudice, ha detto di aver firmato nel bar, ma non di fronte al responsabile certificatore, Rocco Florio. «Non l’ho mai visto». Poi il modulo parte alla volta della sede Pd, dove viene firmato da Antonino Creazzo, ex dipendente Gtt, tesserato Pd. «Ero con mia moglie ed ho firmato nella sede di via Colautti di fronte ai responsabili» ha dichiarato al giudice. Conosce il bar? «Ci vado qualche volta». Il modulo «magico», subito dopo, riparte e torna al bar, proprio di fronte alla stazione Gtt. La terza firma è del titolare del bar, Francisco Freda. «Ho firmato per altre occasioni, ma quella l’ho fatta nel bar», sostiene in aula. Quando era stato sentito dalla polizia giudiziaria durante le indagini, aveva detto di non ricordarsi le circostanze di quella firma. Ma ecco che il moL’inchiesta sulle firme false è relativa alle regionali del 2014 ANSA dulo a sostegno dei candidati della lista provinciale, guidata da Davide Gariglio, «ex di Gtt» ricordano in aula gli avvocati della nutrita schiera di parte civile, torna in via Colautti. Questa volta per dare la possibilità alla signora Lucia, consorte del signore Creazzo, di sostenere con la sua firma la lista dei candidati Pd. «Ho firmato nella sede del partito, c’era tanta gente» ricorda la signora. Il modulo, forse, deve aver utilizzato le corsie preferenzial.

Isis, caccia ai copti nel Sinai Decine di famiglie in fuga Sei le vittime in un mese. Video dei jihadisti: “Sono la nostra preda preferita”.

PRIMI RAID IRACHENI IN SIRIA. LE TRUPPE DI BAGHDAD A MOSUL OVEST Autobomba fa strage di civili e ribelli a Est di Aleppo: 55 morti nPer la prima volta nel quadro della guerra all’Isis l’aviazione irachena ha condotto raid aerei in Siria, coordinandosi col governo di Damasco, contro obiettivi jihadisti a ridosso del confine tra i due Paesi. A Mosul, le forze di Baghdad sostenute da militari americani sul terreno e da raid aerei sono penetrate nel primo quartiere di Mosul ovest. In Siria invece l’Isis ha rivendicato l’esecuzione di un sanguinoso attentato dinamitardo che ha ucciso decine di vittime tra civili e miliziani. L’autobomba di Susiyan, nei pressi di al Bab, ha ucciso circa 55 persone e ne ha ferite altre cento.

Kim Jong-nam potrebbe essere stato ucciso col gas nervino: sono le conclusioni preliminari dell’autopsia fatta sul corpo del fratellastro del leader nordcoreano Kim Jong-un, ucciso il 13 febbraio all’aeroporto di Kuala Lumpur. In particolare, secondo la polizia malese, si tratterebbe del famigerato «agente Vx», utilizzato già in passato dai sicari di Pyongyang. E anche una delle due donne che attaccarono Kim Jong-nam all’aeroporto ha mostrato sintomi di malessere, come vomito ripetuto, per il contatto con l’agente Vx. il Vx è l’agente nervino più letale mai creato, cento volte più del Sarin. Utilizzato come arma chimica, è stato classificato dalle Nazioni Unite come arma di distruzione di massa e la sua produzione e approvvigionamento sono stati messi al bando con la convenzione sulle armi chimiche del 1993. Stati Uniti e Russia sono gli unici Paesi ad aver ammesso di possedere scorte di Vx, ma si sospetta che faccia parte degli arsenali di molti altri Paesi, come per esempio Siria, Corea del Nord e Iraq, che si ritiene lo abbia utilizzato nel 1998 nella strage di Halabja, quando furono sterminati cinquemila curdi e, prima, durante la guerra contro l’Iran.

L’allerta del ministero ai poliziotti: “Basta foto sui social, è pericoloso” Sul sito “Cacciaallosbirro” i moduli per schedare gli agenti Provvedimenti disciplinari per chi non rispetta la direttiva.

L’Amalfitano. Così Enrico Cuccia, il più potente dei suoi assistiti, aveva soprannominato Carlo D’Urso, avvocato di stirpe e charme napoletano nato nel 1943 da Sandro e Clotilde Serra di Cassano (lei morì in un incidente lasciando Sandro e 3 figli maschi: Mario, futuro senatore, Carlo e Luigi che sposerà Inès de La Fressange). Altri salotti. Per anni villa D’Urso in Costiera con terrazza vista Amalfi fu la meta di tanti loro celebri amici, da Margareth d’Inghilterra, agli Agnelli, a Jacqueline Kennedy. Intanto, Carlo quarta generazione dei D’Urso avvocati (prima di lui suo padre, nonno Mario e il bisnonno Alessandro) che era approdato a Milano giovane praticante nello studio del mitico civilista, Cesare Grassetti, si conquistava un posto di rilievo nel gotha degli avvocati d’affari. Legale di fiducia e saggio consigliere d’imprenditori e banchieri (da Colaninno ai Garavoglia della Campari, da Alessandro Profumo ai Falck a Vincenzo Maranghi), D’Urso per anni ha ricoperto importanti incarichi societari (in Che Banca, Premafin, Gruppo Banca Leonardo, Inter). In Mediobanca tra una fusione e l’altra l’austero Cuccia (è morto nel 2000 a 92 anni) si divertiva con l’ironico e riservatissimo avvocato tanto che Chicca, la bastardina di D’Urso e di sua moglie, Giovanna Albertini, non solo aveva libero ingresso nel salotto buono del capitalismo italiano ma nello studio di Cuccia s’accovacciava senza timore nè rimbrotti sulla poltrona del «padrone dei padroni». Piccoli, inediti aneddoti per ricordare un fascinoso personaggio (Carlo D’Urso è scomparso nel febbraio 2015) che, nella competitiva capitale economica, ha saputo coltivare prestigiose relazioni e incarichi senza cedere a narcisistiche lusinghe. Non a caso in sua memoria alcuni dei suoi più cari amici capeggiati da Francesco Baggi Sisini, editore della «Settimana Enigmistica» e Gerardo Braggiotti, presidente di Banca Leonardo hanno avuto la felice idea - alla quale ha aderito la moglie Giovanna - d’istituire il «Premio di studio Carlo D’Urso». Palazzo Greppi, lunedì 27 febbraio. Cerimonia per l’assegnazione della seconda borsa di studio di 10 mila euro a un laureato da non più di 3 anni con il massimo dei voti con una tesi in diritto commerciale all’Università Statale di Milano. «D’Urso era un avvocato curioso, capace di ascoltare i suoi colleghi con il garbo di un gran signore. Si affascinava alle tesi più ardite, ma aveva la vocazione di individuare quella vincente. Soprattutto era l’avvocato più capace di entrare in empatia con il proprio assistito non solo quando assisteva persone fisiche ma anche quando si trattava d’importanti società», ha sottolineato Guido Rossi, l’illustre giurista padre della legislazione antitrust che presiede la commissione giudicatrice del Premio composta da Gianroberto Villa, Matteo Rescigno, Emanuele Rimini e, su designazione della famiglia, dall’ultimo dei D’Urso avvocati, Francesco, figlio primogenito di Carlo. Rossi&D’Urso colleghi anche d’empatia nerazzurra. Album di bei ricordi: il consigliere D’Urso alla trionfale trasferta a Madrid con Moratti, Tronchetti Provera e consorti per la Champions League. In verità, da ragazzo l’Amalfitano amava l’equitazione (sopravvissuto a una grave malattia sfidando i medici si mise a montare a cavallo); fu poi contagiato dalla passione per l’Inter da Giovanna e dalle loro figlie, Albertina e Alessandra (già nazionale di sci). I fondatori del Premio non hanno dimenticato questo lato D’Urso: i candidati devono distinguersi «in ambiti culturali, lavorativi» e persino «sportivi». Nel 2016, il primo a conquistare la borsa di studio è stato Ruggero Rudoni, 25 anni, praticante da Valerio Onida e Barbara Randazzo. Vincitore in ottobre anche del concorso per un dottorato di ricerca in Diritto costituzionale all’Università di Torino (prof. Enrico Grosso) Ruggero prima d’immergersi nei codici è stato un promettente calciatore. Ruolo? Terzino sinistro, nella Primavera del Genoa.

Ranieri tradito dai suoi eroi “Il mio sogno è morto” Vardy&C decisivi per l’esonero: “Desideravo solo restare al Leicester”.

N el giorno in cui inaugura il suo anno giudiziario la Corte dei Conti invia un siluro a Palazzo Civico. La sezione di Controllo - che si occupa di verificare i bilanci degli enti pubblici - ha avviato una istruttoria sui conti del Comune di Torino, in particolare sul rendiconto del 2015 e sul previsionale del 2016, entrambi redatti dalla giunta allora guidata da Piero Fassino. E ha spedito una durissima relazione. I magistrati contabili fotografano una situazione delicatissima. Il Comune sarebbe in disavanzo, cioè in rosso, già dall’inizio del 2015, ma si sarebbe comportato come se non lo fosse, dichiarando invece avanzi di bilancio (cioè conti in positivo) in realtà inesistenti. Di conseguenza nel 2015 molte spese vincolate si sarebbero trovate scoperte: i fondi destinati a determinati capitoli di spesa, e iscritti a bilancio, in realtà non esistevano più perché già impiegati in passato per altre finalità. Secondo i magistrati contabili ci sarebbe quindi stato un uso anomalo delle risorse. Ma la Città avrebbe tirato dritto, prevedendo comunque di sostenere esborsi per cui non aveva le risorse; o, almeno, doveva trovarle. Il risultato? Secondo la Corte un disavanzo che supera i 300 milioni nel 2015 e si conferma della stessa entità l’anno dopo. Entrate sovrastimate Questa situazione, non affrontata nel 2015, si è trascinata all’anno successivo, diventando ancora più grave. Il Comune ha continuato ad applicare avanzi che secondo i magistrati non esistevano. Peggio: era perfettamente consapevole di trovarsi pesantemente in rosso quando un mese prima delle elezioni ha varato il bilancio 2016. Eppure ha agito nel solco degli anni precedenti, facendo pes a n t e m e n t e ricorso alle anticipazioni di tesoreria (cresciute esponenzialmente) e di fatto indebitandosi per ottenere soldi da spendere che in quel momento non aveva in cassa. E, oltretutto, avrebbe sovrastimato di molto le entrate: mettendo a bilancio gli incassi dell’anno (cioè i soldi di tasse e multe effettivamente pagate dai torinesi) non avrebbe considerato - come dovrebbe - il fatto che non tutti pagano, o non lo fanno nei tempi Diverso il discorso per Gtt e Infra.to: la Corte dei Conti di fatto chiarisce la contesa sui mutui accesi dalle due aziende partecipate al 100% da Palazzo Civico per costruire la linea 1 del metrò e per acquistare i tram della linea 4. La Città dal 2014 ha pagato le rate solo in parte, sostenendo che si tratterebbe di contributi a posteriori. E il gruppo di lavoro comunale incaricato da Appendino di verificare la situazione ha concluso che le somme non pagate (circa 30 milioni) non sono debiti fuori bilancio. La magistratura contabile la pensa esattamente al contrario: il Comune si era preso l’impegno di finanziare quelle opere. La manovra del 2017 La giunta di Chiara Appendino si trova ora in una situazione scomoda perché il siluro della Corte arriva nel bel mezzo del rush finale per predisporre il bilancio del 2017. E la sindaca non potrà non tenere conto di questi pesanti rilievi e attuare almeno una parte delle correzioni indicate dai magistrati contabili, cosa che richiederà misure probabilmente molto pesanti.  Stabiliti, e dunque quel che viene effettivamente riscosso è sempre inferiore al 100% di quel che dovrebbe incassare. Invece la Città avrebbe ipotizzato di incassare entro l’anno tutti i proventi delle multe e delle tasse (cosa impossibile) e l’avrebbe fatto al solo scopo di far risultare un fondo cassa non negativo. Debiti e banche C’è poi il delicatissimo tema delle partecipate e dei debiti contratti con le banche. Nel 2015 e nel 2016 il Comune ha firmato alcune lettere di patronage (in sostituzione di fideiussioni vere e proprie) con cui si è fatto garante perché le aziende che controlla o di cui detiene quote ottenessero, rinnovassero o mantenessero i finanziamenti delle banche. Nel farlo, avrebbe firmato garanzie molto vincolanti, secondo i magistrati, e che espongono la Città al rischio di dover rispondere alle banche qualora per qualche motivo le partecipate non riuscissero a far fronte ai debiti contratti.

È stata salvata appena in tempo la bambina nata l’8 febbraio all’ospedale Maria Vittoria di Torino, affetta da una gravissima insufficienza respiratoria a cui si è aggiunta una polmonite da inalazione di liquido amniotico. Condizioni gravissime a cui la piccola avrebbe potuto resistere solo poche ore, ma da cui è riuscita a uscire grazie al lavoro di squadra tra gli ospedali torinesi e a un tipo di terapia che normalmente viene usata solo per gli adulti. Che la situazione fosse disperata i medici del Maria Vittoria lo hanno capito subito, per questo hanno deciso di contattare gli anestesisti del Regina Margherita. Il gruppo di medici di Città della Salute, diretto dal dottor Giorgio Ivani, è arrivato all’ospedale per impiantare l’Ecmo, un sistema «in grado di ossigenare il sangue aspirato da una grossa vena e restituirlo al paziente da una pompa esterna». Una sorta di sistema respiratorio parallelo e esterno, che aveva trovato il suo principale utilizzo durante l’epidemia di H1N1: un metodo che, in questa occasione, è stato usato per la prima volta su un bambino. «Questa esperienza inedita, che ha consentito di salvare la vita ad una neonata, apre ampie possibilità di trattamento delle insufficienze respiratorie neonatali e pediatriche per i pazienti ricoverati in ospedali non provvisti di Ecmo Center», spiegano da Città della Salute. Dopo il trattamento i medici hanno verificato le condizioni di salute della piccola, cercando di capire se il sistema respiratorio potesse funzionare in autonomia. Soltanto a quel punto la bambina è stata trasferita al centro di riferimento del Regina Margherita, dove è rimasta per sei giorni. Da qui, dopo che le macchine che le permettevano di respirare sono state staccate perché non più necessarie, la piccola paziente è stata fatta tornare al Maria Vittoria. Quello di Torino è uno dei pochi ospedali di riferimento in Italia per l’Ecmo.

25.02.17

 

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DIO CI ASSISTE SEMPRE COMUNQUE NONOSTANTE NESSUNO SI SIA ACCORTO CHE TRUMP SIA PAZZO

Circoscrizione 2/ Mirafiori Sud Torino La classe è vuota razziati gli zaini degli studenti.

Protesta degli addetti del Martini “Ospedali meno puliti con i tagli al personale” n«Con questo nuovo contratto rischiamo di non offrire i soliti standard di sicurezza igienica negli ospedali». La denuncia arriva dalle Rsa del Martini che si occupano delle pulizie. L’appello che ha portato anche allo stato di agitazione proclamato dai sindacati, potrebbe non toccare solo l’ospedale di zona Pozzo Strada, ma anche quelli di Città della Salute. Il contratto è passato dalla Manutencoop alla Dussman. «Colpa di un cambio di appalto che ha annunciato un taglio degli orari di lavoro del 40% per i dipendenti full time e del 33% per quelli a mezzo servizio - spiegano gli operatori -. Come effetto porterà a un crollo degli stipendi di 700 persone e a ripercussioni sulla qualità delle pulizie»

Quarant’anni dopo la posa della targa in via Po dedicata a Roberto Crescenzio “Nessun ideale può giustificare la tragedia dell’Angelo Azzurro” Una cerimonia che arriva dopo quarant’anni, ma trova, ad accoglierla, una commozione per nulla scalfita dal tempo. È quella che ha accompagnato, ieri , la posa in via Po della targa in memoria di Roberto Crescenzio, lo studente lavoratore di 22 anni morto carbonizzato per le molotov lanciate durante un corteo di Lotta Continua che incendiarono il bar Angelo Azzurro il primo ottobre 1977. La tragedia avvenne di fronte al numero 46 e lì da ieri c’è una targa in ricordo di questo ragazzo che, ridotto a una sagoma nera in fin di vita fu portato fuori dal bar sopra una sedia. Alla cerimonia hanno partecipato il vicepresidente del consiglio regionale, Nino Boeti, il presidente del Consiglio comunale, Fabio Versaci, il presidente dell’Associazione italiana vittime del terrorismo, Roberto Della Rocca, la cugina della vittima, Federica Marchioro, e gli ex consiglieri regionale e comunale Giampiero Leo e Silvio Viale. L’episodio dell’Angelo Azzurro fu l’epilogo di una manifestazione di protesta per l’uccisione a Roma, il 30 settembre di quell’anno, del militante di Lotta Continua Walter Rossi, per mano neofascista. A Torino nel mirino c’era la sede dell’Msi, in corso Francia 19, ma tra lanci di molotov e bulloni il corteo viene poi disperso. Una parte della sinistra extraparlamentare si diresse verso via Po, con volti coperti e molotov colpì il bar-discoteca considerato il «covo dei fascisti». Roberto Crescenzio, 22 anni, riportò ustioni tanto gravi da morirne due giorni dopo. «Né un’ideologia, né l’anelito verso qualsiasi ideale - ha detto il presidente della Sala Rossa - può giustificare quanto accaduto. Ed è fuorviante sottilizzare sulla terminologia da utilizzare per ricordare questo giovane», con un evidente riferimento alle recenti polemiche riguardo la dicitura impressa sulla targa. La scritta voluta dall’associazione delle vittime del terrorismo era infatti stata contestata, soprattutto dall’area degli ex Pci che avrebbero preferito la dicitura «vittima della violenza politica», il brodo di coltura, a loro giudizio, da cui si sviluppò il terrorismo. «Credo non si possa considerare - ha detto Boeti - un danno collaterale, come si dice ora quando si bombardano le città per colpire i terroristi e vengono coinvolti anche dei civili. Perché chi buttò quelle molotov sapeva che danno fanno l’alcol e il fuoco insieme». Dalla cugina di Crescenzio il grazie della famiglia e un appello: «Mi auguro che umanità e tolleranza abbiano sempre il sopravvento. Mi domando come si possano compiere azioni così atroci con tanta leggerezza».  L’inaugurazione con le istituzioni e la cugina Una cerimonia per ricordare la drammatica morte .

Il progetto L’Alveare che dice sì! da Torino si allarga all’Italia La spesa a km 0 ora è social e dà un reddito a chi l’organizza La start up favorisce lo scambio diretto tra produttori e consumatori.

In aula testimoniano due ex imputati Il processo al bluff per la rinascita della De Tomaso E’ il giorno del processo al grande bluff dell’industria piemontese, forse il più grande degli ultimi vent’anni in terra sabauda: il rilancio del marchio «De Tomaso» progettato dall’imprenditore Gianmario Rossignolo e dal figlio Gianluca, ma sprofondato in un crac da 60 milioni di euro condito da truffe alle Regioni Piemonte e Toscana con fideiussioni fasulle per ottenere finanziamenti europei legati alla formazione professionale. Una vicenda che ha cambiato la vita anche a un migliaio di dipendenti. Cento hanno deciso di costituirsi Parte civile. Nella maxiaula 3 del Palagiustizia torinese, i giudici chiamano i nomi dei dieci imputati. Uno soltanto è presente (il commercialista Fabio Pasquini). La vicenda è complessa. I primi tasselli del mosaico arrivano da due coimputati, che hanno già scelto di «patteggiare»: il consulente finanziario Christian Limonta (due anni), l’ex direttore generale Massimiliano Alesi (stessa pena). Il progetto «Sono amico di Gianluca Rossignolo da vent’anni. Quando mi ha chiesto di fare il direttore finanziario della società, ho accettato», racconta Alesi davanti ai giudici. Nel suo curriculum ci sono esperienze da amministratore delegato della filiale italiana della Sony (fino al 2005) e poi come titolare di una «società specializzata nella produzione di televisori da incasso». Ma dopo qualche tempo, sì è ritrovato «a fare un mestiere che non era il mio. Dovevo trovare fondi, fideiussioni». Alesi, però, è rimasto con i Rossignolo fino all’aprile 2011, quando proprio loro gli hanno chiesto di dare le dimissioni. Galeotta l’ennesima richiesta di fideiussione, rifiutata anche a causa «di un problema che avevo con il Banco di Desio, relativo a un paio di assegni». Nulla di particolare, ma tanto era bastato a indurre le assicurazioni «Generali» a rifiutare la polizza. Alesi racconta anche i lavori di ristrutturazione del capannone di Grugliasco, «ma soltanto la parte dedicata a uffici. Degli impianti, non so nulla». C’è, poi, tutta la storia del marchio «Fissore» ceduto alla «Tas» di Giuliano Malvino. «Se ho capito bene, la moglie era una Fissore e lui ci teneva per motivi affettivi». Secondo il pm Vincenzo Pacileo, quel passaggio di mano fu una sorta di truffa nella truffa, con sopravvalutazioni senza aderenza con la realtà. E i contatti per la vendita dell’azienda? «Ci furono contatti con un acquirente indiano e poi due con aziende cinesi. Quella indiana era più solida, una banca ha anche certificato la capacità di investire di quell’interlocutore», dice Alesi. Con i cinesi, però, la storia era diversa. «Un giorno Gianluca (Rossignolo, ndr) mi ha fatto vedere un mandato di pagamento. Credeva fosse risolto tutto, ma l’ho messo in guardia. Qualcosa non funzionava se dopo tre giorni la cifra non era ancora sul conto». Le fideiussioni Poi, tocca a Limonta. E’ rimasto bruciato dal fallimento «Lehman Brothers» e l’amico Ramon Rotini (pure lui imputato) lo ha coinvolto nel progetto. «Lui aveva bisogno di un mediatore creditizio, a me serviva un modo per chiudere qualche debito», spiega. Così, sono diventati amici d’affari. E poi, complici. «Sono stato ingenuo a non verificare quello che diceva», aggiunge. L’ingenuità gli è valsa 20 mila euro, ma lui pensava che gli avrebbe fruttato tre volte tanto. Sui conti a suo nome sono passati quasi due milioni di euro, serviti ad acquistare «una Bentley, una Lexus e una moto Mv Agusta per Rotini. Per me c’era una Mini, ma aveva lo sterzo bloccato e l’abbiamo mandata indietro»

La vicenda del buco da 9,6 milioni Finpiemonte, in Regione è scontro sul presidente I 5 Stelle: Gatti va sospeso. La De Santis: piena fiducia «La vicenda di Gatti presenta contorni complessi e a tratti preoccupanti. Auspichiamo venga fatta piena chiarezza in particolare per i risvolti che toccano Finpiemonte e la sua gestione. Al momento riteniamo sia il caso che il presidente Chiamparino e l’assessore competente De Santis sospendano l’incarico al dottor Gatti finché non sarà fatta luce su tutti i risvolti dell’intero caso». Lo scrive il gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle in Piemonte, dopo l’inchiesta della «Stampa» sul buco da 9,7 milioni di euro in cui è stato coinvolto - come imprenditore - il presidente della finanziaria regionale che ha da poco ottenuto la licenza bancaria. Una vicenda iniziata nel 2010 che si è conclusa alla fine di maggio del 2016 di fronte al tribunale fallimentare. «Si tratta di una vicenda personale, è una storia come possono capitare a tutti» replica l’assessore regionale alle attività produttive Giuseppina De Santis, che conferma la più «assoluta fiducia nell’onorabilità del presidente». Il caso, secondo l’assessore, «non ha alcun legame con Finpiemonte». È la posizione dello stesso Gatti, che ha precisato di essersi impegnato in prima persona per evitare il fallimento della società. Il caso ruota attorno alla Gem immobiliare, società che nel 2010 compra due immobili a Collegno. Il progetto è quello di vendere la palazzina e trasformare in una palestra il capannone. Ma il Comune di ziario che manda in crisi la società. La vicenda approda nelle aule del tribunale fallimentare e si chiude solo alla fine del maggio scorso, quando viene approvato il concordato preventivo. A comprare gli asset della Gem è una società di Roma che si occupa di servizi informatici, che subentra ad un’altra società torinese fornitrice della pubblica amministrazione e destinataria dei finanziamenti di Piemonte.  Un capannone nella prima cintura torinese, un permesso negato per aumentare i volumi, un buco da dieci milioni di euro e il presidente di Finpiemonte, la finanziaria regionale che ha da poco ottenuto la licenza bancaria. Sono gli ingredienti e i protagonisti di una storia, che si è trascinata per qualche anno fino ad approdare nelle aule del tribunale fallimentare, prima di arrivare - almeno temporaneamente - a conclusione l’estate scorsa. «Per quanto mi riguarda è una vicenda conclusa - dice Fabrizio Gatti, presidente in Finpiemonte -. Sono stato socio non amministratore e mi sono prodigato per fare in modo che fornitori e banche potessero avere soddisfazione. La società rischiava di fallire» Siamo a Collegno, a due passi da corso Francia e dalla metro. Nel 2010 la Autorimessa Pellini vende capannone e palazzina uffici in via Antonelli. Si fa avanti la Gem Immobiliare, il cui azionista di maggioranza è «schermato» da una fiduciaria (prima Ersel poi Corefi). A dicembre 2010 Gem firma il preliminare con Pellini con già in tasca gli accordi per fare un bell’affare. Il capannone, dopo la ristrutturazione, diventerà una palestra superattrezzata da affittare ad una catena già attiva in varie parti d’Italia. La palazzina uffici verrà invece venduta dopo i lavori con un la vendita della palazzina - che dovrebbe diventare la sede della società - e incassa la caparra. Un anno dopo, dicembre 2012, arriva la doccia fredda: Il Comune di Collegno non concede l’autorizzazione per i lavori e il cambio di destinazione della palazzina e quel pezzo dell’affare salta. Resta la palestra, ma la mancata vendita a Geodata creerà «una situazione di tensione finanziaria dell’impresa che si è tradotta in una crisi». Partono le cause e le azioni esecutive dei creditori e la faccenda finisce al tribunale fallimentare. I debiti Finpiemonte, al quale fa capo, secondo i documenti del tribunale, l’85% della Gem Immobiliare. La storia è ingarbugliata: alcuni fornitori hanno fatto causa, Geodata reclama la caparra, il Comune vuole i soldi e A Collegno L’ex capannone dell’autorimessa Pellini, trasformato in palestra dalla Gem che ha anche acquistato la palazzina uffici La struttura doveva essere trasformata nella sede di Geodata, ma il Comune non ha mai concesso il cambio di destinazione REPORTERS nLe linee guida della liquidazione di Eurofidi sono state presentate ieri pomeriggio durante l’assemblea dei soci, dov’è stata fatta una relazione sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria del più grande consorzio di garanzia fidi in Italia. Dalla riunione è emerso che sono stati avviati contatti con cinque confidi italiani a cui si intende vendere le garanzie di Eurofidi, pari a oltre 1 miliardo di euro. Questo comporterebbe anche il trasferimento di un’ottantiUna soluzione per 80 dipendenti Eurofidi, i liquidatori puntano ai soldi del Fondo di garanzia Fabrizio Gatti aveva puntato su una palestra nella prima cintura Il buco milionario del presidente di Finpiemonte L’investimento a Collegno finisce in tribunale. “Vicenda finita, mi sono impegnato per evitare il fallimento” GIANLUCA PAOLUCCI La storia e Arezzo. È il 30 dicembre 2014 quando Csp fa avere la sua manifestazione d’interesse con l’impegno a investire fino a sei milioni di euro. Cosa ci fa una società di consulenza informatica con una palestra?

Ci sono vari modi per raccontare questa vicenda: un gesto di generosità da parte di una donna nei confronti di uno sconosciuto, al quale ha donato il rene permettendogli di cominciare una nuova vita, e il superamento di una nuova frontiera della robotica applicata alla chirurgia. In realtà l’intervento eseguito con successo lunedì scorso all’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino è un mix di entrambi gli aspetti: il fattore umano, compresa la competenza dei professionisti che si sono avvicendati durante l’operazione, e quello tecnologico. Caso limite Risultato: per la prima volta al mondo un robot - il “Da Vinci”, un gioiello da due milioni di euro prodotto in esclusiva da un’azienda americana - è stato impiegato per espiantare un rene posizionato non sul retro ma sul davanti, nella parte bassa dell’addome, a seguito di una rara anomalia congenita; situazione resa ancora più ostica da una situazione anatomica vascolare complessa. Un calvario per la signora Silvana, residente nel Novarese, che dopo aver convissuto senza particolari problemi con questa anomalia fino a 45 anni da un anno e mezzo accusava dolori lancinanti, con ripetute infezioni. E al tempo stesso un rebus per i numerosi medici dai quali si era recata: diversi dei quali, avevano detto chiaramente di non sentirsi di intervenire. Troppi rischi. Poi l’approdo alle Molinette e le prime riflessioni da parte di professionisti forti di una lunga esperienza nella trapiantologia renale (il primo intervento nell’ospedale di corso Bramante data al 1981), ma a loro volta perplessi di fronte ad una situazione inedita: un rene funzionante ma collocato in una posizione “impossibile” e con una struttura vascolare che rendeva impraticabile l’autotrapianto (cioè l’espianto e la ricollocazione dell’organo nella sede naturale). Ricorso al robot Da qui la decisione di ricorrere al sofisticatissimo robot, in uso alle Molinette dal 2007, che ha minimizzato i rischi per la paziente nella fase della rimozione permettendo di recuperare il rene. Due obiettivi in uno. Un colpo di fortuna ha voluto che un paziente di 51 anni di Cuneo, con le caIl “Da Vinci” Il professor Paolo Gontero con il robot «made in Usa» in uso dal 2007 alla Città della Salute ratteristiche vascolari idonee a ricevere il rene, fosse sottoposto a dialisi in attesa di trapianto. Walter e Silvana, due persone sconosciute l’un l’altra, unite da un medesimo destino. Una soluzione sperata da tutti: in primis dalla signora, decisa a dare con questo gesto di generosità un senso alle sue sofferenze. Lavoro di squadra La sequenza di interventi si è consumata in una “staffetta chirurgica”. La «nefrectomia» è stata eseguita con tecnica robotica dal professor Paolo Gontero, direttore dell’Urologia universitaria, con il dottor Alessandro Greco e agli anestesisti Alessandra Davi ed Elisabetta Cerutti. «L’aiuto del robot ha permesso l’accuratezza chirurgica necessaria in un intervento così delicato», spiega Gontero. Il dottor Maurizio Merlo - direttore della Chirurgia vascolare ospedaliera, che insieme al dottor Aldo Verri ed agli anestesisti.

Il Piemonte produce il 64% del fatturato italiano Dalla cassiera 2.0 al barista La carica degli automi che sta cambiando la città.

A DECISIONE DOPO LA SCONFITTA DI SIVIGLIA IN CHAMPIONS: FATALI I RISULTATI IN PREMIER E I RAPPORTI CON DIRIGENTI E GIOCATORI Ranieri licenziato, favola senza lieto fine Il Leicester esonera l’allenatore dello storico titolo: “Cambio doloroso”. Mancini in pole per sostituirlo .

Panasonic ai dipendenti “Lavorate meno” Venendo dal Giappone sembra un paradosso. «Siate efficienti e meno occupati», è il motto con il quale la Panasonic raccomanda ai circa 100 mila dei suoi impiegati nel Sol Levante di non trattenersi in ufficio oltre le 8 di sera, concentrandosi sulla produttività, evitando le tradizionali lunghe giornate sul luogo di lavoro. Le direttive sottoscritte a fine gennaio dal presidente Kazuhiro Tsuga, e già in vigore, sono rivolte a tutto lo staff dell’azienda: dai manager, ai capi dipartimento e i capi divisione, ai quali si chiede di limitare lo straordinario a un massimo di 80 ore al mese. Secondo gli standard della Panasonic la giornata lavorativa non dovrebbe superare le 7 ore e 45 minuti.

FRANCESI NEL 2016 HANNO INVESTITO 1,3 MILIARDI PER LA SCALATA Vivendi non molla: “Ottimisti su Mediaset” L’ad de Puyfontaine e i paletti dell’Agcom: “Non controlliamo né Telecom Italia, né il Biscione”.

CAPITAL RESEARCH E GLI ARABI DI AABAR CONFERMANO LA LORO QUOTA, LE FONDAZIONI VENGONO RIDIMENSIONATE Unicredit incassa l’aumento Banca in mano ai grandi fondi Adesioni al 99,8%, già raccolti 12,97 miliardi. Axa nega ogni interesse su General.

Su Flixbus tra ingegneri e studenti “In treno avremmo speso il triplo” Viaggio a bordo del bus low cost: “Un disastro se lo tolgono” E il governo fa retromarcia sulla norma che minaccia il servizio.

Dai pontefici ai grillini l’eterno ritorno del rito dei palazzinari Parnasi rischia un rifiuto. E Caltagirone torna a sperare.

Il Cda Rai: tetto anche per gli artisti Compenso massimo 240 mila euro Dopo ore di discussione, la decisione: il limite vale anche per i conduttori e per le star Diaconale: “Norma da rivedere”. Siddi: “Perdiamo competitività”. Annunziata: “Obbedisco.

“Scelta obbligata” che evita i ricorsi Ora il cerino passa al governo Possibile una circolare del Tesoro per alzare i compensi ai divi e ad alcuni top manager finiti sotto la mannaia.1,42 milioni Flavio Insinna per una stagione su Rai 1 incassa un milione e 420 mila euro Il contratto del conduttore scadrà il 24 luglio 2017 1,8 milioni Piero Angela ha confermato la sua collaborazione fino al 31 agosto 2017 In quattro anni ha incassato 1 milione 800 mila euro. 1,5 milioni È il compenso annuo di Antonella Clerici che ha appena rinnovato il suo rapporto di esclusiva con la Rai per due anni.

Un errore Angelo Massaro adesso ha 51 anni Il 15 maggio del 1996 fu arrestato con l’accusa di aver ucciso un uomo per un regolamento di conti “Vent’anni in cella da innocente per una parola fraintesa” Angelo Massaro fu condannato per omicidio: chi ha sbagliato pagherà.

Un nuovo ambulatorio dedicato alla salute delle persone con sindrome di Down sarà attivo da marzo presso l’Ospedale Molinette, grazie alla collaborazione tra la direzione di Città della Salute, la Geriatria del professor Isaia, il Dipartimento di Medicina (dottor Torchio) e la Neuropsichiatria dell’Asl To2 (dottor Keller). L’ambulatorio, che viene presentato alle famiglie alle 17, nell’aula magna delle Molinette, corso Bramante 88, si collega a quello Pediatrico del Regina Margherita per la Sindrome di Down. Il progetto è stato promosso dalle associazioni Cepim, Air Down e Associazione Down con l’intento di costruire una più solida rete di sostegno per la persona con disabilità che diventa adulta.

Viverone Contromano e ubriaco per 10 chilometri sulla A-4.

24.02.17

 

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LA GIUSTIZIA ARRIVERA' ANCHE A TORINO FINALMENTE ?

Il progetto Una cooperativa di ex detenuti per gestire il bar del Palagiustizia Ex detenuti dietro il bancone del bar. Al Palagiustizia. È questa la soluzione che hanno in mente i funzionari di Palazzo civico per far riaprire i battenti al locale chiuso da metà giugno. Per il Comune, quel bar è un buco nero. Passata da una società finita in fallimento a una che ha tenuto aperto sei mesi senza pagare, negli ultimi tre anni la gestione dei 507 metri quadrati al piano terra del Palagiustizia ha fruttato a Palazzo civico una bella sfilza di zeri. L’idea è di riuscire a mettere qualche cifra davanti alla sfilza di zeri incassati finora. Ma l’ostacolo maggiore è la base d’asta: 130 mila euro, soltanto per il canone d’affitto. Nell’ultimo appalto, la «Service Companies srl» aveva rilanciato fino a 205 mila. Vinto. E mai pagato. Le altre ditte che avevano partecipato alla gara si sono rifiutate di subentrare, neppure al prezzo da loro stesse offerte per vincere l’appalto. Basterebbe abbassare quella soglia, ma non è così facile. La cifra è stabilita in base a stime fatte da esperti. Non è possibile cambiarla a piacimento, senza rischiare gli strali della Corte dei Conti. E così, ecco l’idea che può ribaltare la situazione: affidare la gestione a una cooperativa sociale, per unire l’utile al socialmente utile. Il modello potrebbe essere la gestione del bar del carcere, affidato al progetto «Liberamensa» della cooperativa «Ecosol». Fa lavorare detenuti e ex detenuti, con l’obiettivo di favorire il reinserimento nella società. Un quadro di questo tipo potrebbe consentire un «ritocchino» alla base d’asta, per rendere appetibile l’appalto. Palazzo civico ha già avviato i contatti con il ministero della Giustizia, per studiare un protocollo d’intesa legato all’iniziativa. La gara per l’assegnazione dovrà essere, comunque, a livello nazionale, per garantire la massima concorrenza e convenienza per l’Amministrazione, come prevede la legge. Tutto potrebbe essere pronto entro una decina di giorni. E poi, c’è l’inchiesta della procura sull’ultimo appalto. E’ scaturita un anno fa da un’interpellanza dei consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle. La Guardia di Finanza (coordinata dal pm Enrica Gabetta) ha fatto il resto. I militari hanno raccolto documenti, interrogato personaggi, studiato procedure e composizioni societarie. L’indagine è ancora aperta. Ma non per molto.  Chiuso Il bar dentro il Palazzo di Giustizia è chiuso da giugno, dopo sei mesi di gestione con incasso zero da parte del Comune È stato avviato con il ministero un protocollo per l’iniziativa.

I nodi della giustizia “Mi scuso a nome dello Stato per lo stupro prescritto” Il ministro Orlando: un’ispezione per ricostruire la dinamica «Chiedo scusa a nome dello Stato, anche se naturalmente il ministero non ha dirette competenze. In fondo rappresentiamo complessivamente il sistema giustizia e se succedono questi episodi non possiamo che, con poche parole, scusarci». Lo ha detto a Matrix Andrea Orlando, ministro della Giustizia, dopo la prescrizione del reato di abusi sessuali a danno di una bambina, avvenuto 20 anni fa e andato in prescrizione nei giorni scorsi a Torino. «Ho disposto un’ispezione per ricostruire la dinamica che ha portato a questo tremendo risultato per lo Stato e per le persone coinvolte», ha spiegato. «Noi stiamo lavorando per allungare la prescrizione e comunque per modificarla in modo da consentire che i processi che si sono celebrati in primo grado arrivino fino in fondo. Però in questo caso davvero si tratta di una situazione specifica, perché ci troviamo di fronte ad un tipo di reato che ha una prescrizione molto lunga». Frasi che non hanno in nessun modo il sapore della giustificazione. «Non solo non mollerò, ma seguirò con grandissima attenzione questa vicenda perché spero almeno si possa spendere qualche parola in più nei confronti della vittima. Parole che oggi non abbiamo avuto e che non siamo stati in grado di spendere». Il ministro non è stato il solo a muoversi. In campo il Csm Il procuratore generale della Corte di Cassazione Pasquale Ciccolo «sta già provvedendo a richiedere informazioni per capire cosa è successo», come ha reso noto, durante il plenum del Csm, la consigliera laica Elisabetta Alberti Casellati. Nel plenum del Csm, si è espresso anche il vicepresidente Giovanni Legnini: «Siamo tutti preoccupati dall’esito del procedimento penale, con la prescrizione per un fatto gravissimo di violenza carnale. Credo che dovremmo fare un monitoraggio delle situazioni come questa che rischiano di minare la credibilità e l’autorevolezza del sistema giustizia». Anche l’Associaizone nazionale magistrati (Anm) ha espresso «sconcerto per il ritardo del giudizio di secondo grado. Pur nella consapevolezza delle oggettive difficoltà in cui versano gli uffici giudiziari, l’epilogo doloroso della vicenda giudiziaria denota una carenza organizzativa radicata negli anni e un’inadeguata valutazione delle priorità nella trattazione dei processi, soprattutto in relazione alla gravità e alla delicatezza dei fatti da giudicare». Durante il processo, il procuratore generale Giorgio Vitari e il giudice Paola Dezani si erano scusati pubblicamente. Ma questo episodio di «malagiustizia» è soltanto la spia di un malessere che affligge il sistema. E non solo a Torino. In un’intervista a La Stampa, il procuratore generale Saluzzo aveva messo l’accento sul carico di lavoro imponente da affrontare con risorse inadeguate. E aveva proposto alcune soluzioni: allargare il bacino delle depenalizzazioni, allungare i tempi della prescrizione e riformare il sistema dei ricorsi in appello.

Fabrizio Gatti aveva puntato su una palestra nella prima cintura Il buco milionario del presidente di Finpiemonte L’investimento a Collegno finisce in tribunale. “Vicenda finita, mi sono impegnato per evitare il fallimento”.

Libia, la cellula tunisina guida la riscossa dell’Isis Dopo la fuga da Sirte, i jihadisti si riorganizzano a Sud e nell’Ovest Patto con Al Qaeda , sabotaggi e guerriglia per minare la sicurezza.

Il boss della ’ndrangheta star del web pubblica l’ultimo post e si dilegua Perse le tracce di Vincenzo Torcasio, “u Giappone”: doveva tornare in cella ieri.

Liberato il dissidente simbolo della lotta a Putin “In cella mi hanno torturato, lascerò la Russia” Ildar Dadin era stato incarcerato per la controversa “legge anti proteste” .

L’ELEMOSINIERE AD AMATRICE Il Papa fa la spesa dai produttori terremotati .

Progetto pilota del Comune Pasti freschi anche alle scuole elementari per arginare la grande fuga dalle mense.

Il provvedimento del Tribunale su quattro società e depositi finanziari Partecipò al rapimento Castagno Sequestrato il tesoro del boss Le indagini patrimoniali della Dia svelano il patrimonio di Francesco Ietto .

Traffico di stupefacenti Da Torino alla Sardegna la droga viaggiava nei blocchi di cemento.

Oggi a Ivrea Processo al re della coca latitante in Brasile Nicola Assisi, da San Giusto a Fortaleza trafficando droga.

23.02.17

 

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IL FALLIMENTO DELLA MENTALITA' SCOLASTICA LIMITATA OSCURANTISTICA

D al mercatino abusivo delle merendine alla casa delle start-up. Dopo le minacce di sospensione, il premio della fondazione Einaudi a Roma, il 6 in condotta che rischia di pesare come una condanna, la multa da 5 mila euro, per il ragazzo di Moncalieri pizzicato a smerciare snack sottocosto a scuola, arriva la soluzione più ovvia, quella che può trasformare un diciassettenne con una buona idea, se ne avrà voglia, in un piccolo imprenditore innovativo. Domani sera, attorno alle 18, lo studente inizierà un percorso organizzato dall’Unione industriale di Torino: si chiama «Officina gruppo giovani imprenditori», pesca negli istituti e offre ai giovani l’opportunità di imparare a fare impresa nell’ambito dell’alternanza scuola- lavoro. Teoria e pratica Non prevede soltanto teoria: in programma ci sono incontri con i big dell’hi-tech e laboratori nell’incubatore I3p del Politecnico. «Quando abbiamo letto le notizie sul giovane di Moncalieri siamo entrati in contatto con il preside. Crediamo che le scuole non abbiamo abbastanza visione imprenditoriale e, dunque, ci siamo messi a disposizione con il nostro percorso. Il ragazzo lavorerà assieme a noi e ad alcuni studenti del Politecnico e dell’Università» racconta Alberto Barberis, presidente del gruppo Giovani Industriali Torino. L’esordio della nuova avventura è con la serata dedicata al Fintech, il futuro della finanza, presenti l’ex general manager Uber Benedetta Arese Lucini e Carozzi di Tibana. Il laboratorio «L’obiettivo è fargli capire che essere imprenditori significa lavorare duro, rispettare le regole. Cercheremo di trasmettergli il significato di fare impresa» dice Barberis. Ma il programma è più strutturato: oltre agli incontri, l’incubatore I3p seguirà il ragazzo come se dovesse aprire una startup: assieme ad altri sei giovani dovrà crearsi un team, fare un piano strategico, magari trasformando in qualcosa di concreto l’idea che lo ha trasformato in un caso nazionale. Se davvero vorrà lanciare un negozio, lo farà con l’assistenza di chi ogni giorno s’inventa soluzioni per il futuro. Nei corridoi della cittadella politecnica, infatti, condividono cervelloni della ricerca e startupper in grado di competere coi talenti globali. Qualcosa di molto simile a quanto immaginato dall’avvocato Bruno Tinti, che con il suo collega Gianmaria Nicastro s’è fatto carico di seguire le disavventure legali del ragazzo. «Mi torna in mente la frase di chi diceva che, nel nostro Paese anche uno come Bill Gates sarebbe ancora nel suo garage». Ecco, qui, il garage, è ben strutturato. Il tutto, ovviamente, con il via libera del preside. «La convenzione tra l’Istituto che dirigo e il Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria - spiega Stefano Fava, che guida l’istituto Pininfarina di Moncalieri – ha l’obiettivo principale di ridurre i tempi di inserimento dello studente nel mondo del lavoro. Considero progetti come questo, di alternanza scuola-lavoro, molto utili per educare i ragazzi a diventare imprenditori di se stessi, con ricadute positive anche in termini di sviluppo del territorio, grazie all’apertura di nuove imprese e attività commerciali.

«Leggo dell’ennesima diatriba taxisti-Uber. Non voglio entrare nel merito della polemica di chi ha ragione e chi no. Mi limito a una constatazione semplice e veloce da verificare. «Sono abituato a viaggiare spesso per lavoro e ogni volta utilizzo il taxi per gli spostamenti fra aeroporti e ufficio. All’estero utilizzo per pagare le corse la carta di credito. In ogni Paese del mondo: in Romania, Germania, Spagna, Francia, Inghilterra non ho mai avuto problemi. Il taxista ha un comodo pos che collega al telefono et voilà, pagamento fatto e ricevuta che mi arriva sulla email. Ora, provate a pagare un taxi in Italia con la carta di credito. Quasi nessuno è attrezzato o la accetta. «Per me poter pagare con carta di credito è obbligatorio per le policy della mia azienda e dunque, in Italia, nelle due città in cui funziona il servizio, io sono obbligato dagli stessi taxisti a utilizzare il servizio Uber. «Quando in Italia le caste smetteranno di autoproteggersi e inizieranno a pensare ai clienti allora forse potremo dire di essere un Paese civile»

Un super-metrò di 176 chilometri La svolta green dell’Arabia Saudita Un progetto da 10 miliardi per alleggerire la dipendenza da traffico e petrolio .Da zero a 6 linee in pochi anni La Babele Nei cantieri lavorano 50 mila persone di 38 Paesi diversi AHMED FARWAN/AFP 10 miliardi Il costo (in dollari) delle prime due linee della metropolitana che dovrebbero entrare in servizio nel 2019 176 chilometri La lunghezza della rete metropolitana In totale ci saranno sei linee e 85 stazioni Quello di Riad è il primo metrò dell’Arabia Saudita 1,16 milioni I passeggeri che usufruiranno della metro Si stima che la nuova infrastruttura permetterà di risparmiare 620 mila litri di benzina.

Start-up e università d’élite la chiave del boom israeliano Il Paese guida la lista Ocse per fondi dati alla ricerca.

L’OBIETTIVO È ARRIVARE A 1,2 MILIONI DI BARILI ENTRO FINE ANNO La Russia mette le mani sul petrolio della Libia Accordo per l’esplorazione e la produzione del greggio La mossa del Cremlino per aumentare l’influenza nel Paese.

NON E VERO : La Corte d’appello è diventato il vero collo di bottiglia dei processi italiani». Non ha dubbi il procuratore generale di Torino Francesco Saluzzo, che parla all’indomani delle scuse fatte in aula da giudice e procura per l’udienza fissata dopo nove anni di «purgatorio», quando ormai l’accusa di violenza sessuale (a una bambina di 7 anni) era prescritta. Per questa vicenda, il ministero ha annunciato l’invio degli ispettori al Palagiustizia del capoluogo piemontese. Come è possibile che accadano episodi del genere? «La situazione è disastrosa. Ci sono 20 mila fascicoli pendenti in Corte d’Appello, con il numero di giudici che abbiamo è impensabile smaltirli in tempi brevi. Ma qualcosa è stato fatto». Cioé? «Da quando è arrivato Soprano (Arturo, presidente della Corte d’Appello, ndr), la situazio è cambiata. Ha una formazione da penalista, si è reso subito conto della situazione. Ha avviato un monitoraggio, ha redistribuito i fascicoli e predisposto che fossero fissati con criteri priorità, in base alla gravità dei reati, oppure alla presenza di detenuti, o anche persone sottoposte in precedenza a misure cautelari. Così, è saltato fuori quel fascicolo, vecchio oltre ogni ragionevole misura». C’è qualche rimedio? «Lo ripeto, il giudizio d’appello è diventato il collo di bottiglia dei processi italiani. E sarà sempre peggio finché le impugnazioni in appello saranno così tante. La previsione di non poter alzare la pena nel processo di secondo grado senza una impugnazione della procura si presta a un uso strumentale, con intento dilatorio, magari in attesa della prescrizione». Colpa degli avvocati? «Sia chiaro, gli avvocati utilizzano uno strumento del tutto legittimo offerto dall’ordinamento. Fanno il loro mestiere, nulla da dire. Il problema è un altro». Quale? «Bisogna riuscire a scoraggiare gli appelli mirati soltanto alla dilazione temporale. Forse, uno strumento c’è». Dica... «Ho annunciato ai colleghi l’intenzione di aumentare gli appelli “incidentali” della procura generale. In questo modo, il rischio di una condanna più alta nel processo di secondo grado potrebbe scoraggiare gi appelli con mero intento dilatorio». Sarebbe sufficiente? «No, ma sarebbe un deterrente. Servirebbero anche altri cambiamenti». Tipo? «Una seria opera di depenalizzazione. Lo so, è brutto dirlo, riguarda condotto che portano con se anche un carico di riprovazione sociale. Ma bisogna avere il coraggio di riservare la Giustizia penale a ciò che ha una certa importanza». Ma non ci sono già il patteggiamento e i processi con rito abbreviato a sfoltire? «Ma no. Con una prescrizione portata a 7 anni e mezzo, a chi interessano? Un termine così breve significa far morire il bambino nella culla. O al massimo, appena svezzato». E quindi? «Servono riforme sulle regole per l’appello e sulla prescrizione. Ma questo compito non tocca alla magistratura. Il legislatore deve chiedersi se vuole un sistema che funziona oppure questo pantano, nel quale ci agitiamo tutti i giorni». c “In Appello migliaia di fascicoli pendenti Servono le riforIl ministero della Giustizia ha avviato accertamenti sul caso del «proscioglimento per prescrizione» del violentatore di una bambina, il cui procedimento penale è durato vent’anni. caso clamoroso di lentezza che diventa ingiustizia. «Un fatto che fa ribollire il sangue» dice Andrea Orlando. Due giorni fa il giudice della corte d’appello Paola Dezani, si è scusata con il popolo italiano nell’emettere la sentenza. In primo grado l’uomo era stato condannato a 12 anni di carcere dal tribunale di Alessandria. Nel frattempo la vittima della violenza è diventata «adolescente, ragazza e donna e non ha visto soddisfatto il diritto a una risposta in termini giudiziari» ha detto con profondo rammarico il procuratore generale del Piemonte, Francesco Saluzzo. Gli arretrati Gli ispettori ministeriali dovranno capire perché si è arrivati a questo stallo giudiziario, a fronte di un reato tanto grave. Dal Tribunale di Alessandria gli atti processuali sono arrivati a Torino per il secondo grado, ma sono trascorsi nove anni per fissare il processo. L’udienza di secondo grado è stata fissata soltanto nel 2016, quando il presidente della corte d’appello, allarmato per la lentezza di troppi procedimenti, li ha redistribuiti. Ma la prescrizione era ormai già intervenuta. «Al presidente della corte d’appello di Torino Arturo Soprano - osserva Saluzzo - bisogna dare atto che è intervenuto in maniera energica, affrontando di petto una situazione spaventosa. Ha disposto una ricognizione dei fascicoli giacenti, il cui numero supera le ventimila unità, e ha organizzato le sezioni in modo che finalmente potessero essere trattati. Il paradosso è che se il processo per violenza sessuale si è prescritto dopo vent’anni è perché, dopo essere Le toghe nella bufera In primo grado l’uomo accusato di aver violentato una bambina era stato condannato a 12 anni di carcere dal tribunale di Alessandria: la corte d’Appello ha fissato il processo di secondo grado solo nel 2016 quando ormai il reato era prescritto Le scuse dei giudici e dei politici per i tribunali lumaca Corte d’Appello lenta, arrivano gli ispettori La “resa della giustizia” di fronte al caso della violenza sessuale prescritta dopo 20 anni senza processo rimasto a lungo in un armadio, è potuto arrivare in aula». Le reazioni «La prescrizione per violenza sessuale ai danni di una bambina dopo vent’anni di processo lascia a dir poco sconcertati. È un caso di incuria e negligenza gravissimo, auspico che i titolari dell’azione disciplinare vadano fino in fondo nell’accertare responsabilità per un ritardo inescusabile». Così dice Donatella Ferranti, presidente della commissione Giustizia alla Camera. «Non posso che esprimere dolore per un tempo troppo lungo per attendere una decisione sull’accusa di violenza su una minore», aggiunge invece Anna Rossomando, deputata del Pd in Commissione giustizia. Gli altri fascicoli I fascicoli prescritti alla corte d’appello di Torino sono il 42%. Il dato, relativo ai procedimenti definiti con sentenza o «fuori udienza», si riferisce all’anno giudiziario 2015-2016. Il processo più lungo concluso così sarebbe durato 22 anni. Riguarda una rapina commessa in un minimarket di Biandrate, in provincia di Novara. Il fatto è del 1994 e il bottino del colpo, regolarmente riportato nelle carte, è espresso in lire: un milione e mezzo. Il presunto rapinatore, un italiano, fu condannato in primo grado nel 2005 a Novara: 4 anni e 2 mesi di carcere. L’appello si è celebrato il 3 giugno 2016: i giudici, non senza disappunto, hanno dichiarato il reato prescritto. Lo scorso 2 dicembre, invece, è stato discusso un caso di molestie sessuali ai danni di una bimba di 12 anni che risaliva al 2008. La parte lesa, ormai ventenne, ha rifiutato di prendere parte all’udienza dopo essere stata contattata da un avvocato; il suo legale precedente, fra il primo grado e l’appello, aveva lasciato la professione.me” Il procuratore generale di Torino dopo il processo finito in fumo Sono passati vent’anni da quando una bimba fu violentata .

22.02.17

 

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LA NON DEMOCRAZIA DI CHI VA AL  POTERE

Il Club degli investitori cede la maggioranza di IndaBox L’app che ti fa ritirare i pacchi al bar macina record e finisce a Poste Italiane IndaBox, la prima azienda italiana specializzata nel ritiro dei prodotti acquistati su internet e che permette ai consumatori di ritirare i pacchi in bar, edicole e tabaccai preferiti, è finita sotto il controllo di Poste Italiane. Ieri, infatti, il Club degli Investitori, il più grande network regionale di business angel in Italia, infatti annunciato, al cessione delle sue quote, il 56,77 per cento della società. In tre anni la start up è passata da 92 punti di vendita - il primo finanziamento del Club è del 2013 - ad oltre 3000 luoghi di ritiro, una crescita resa possibile anche grazie ai 415 mila euro di finanziamenti ottenuti. La piattaforma digitale nasce dall’esigenza personale di Giovanni Riviera, co-fondatore del progetto insieme a Michele Calvo, e dal suo bar di fiducia nel centro di Torino: che sia sotto casa, vicino all’ufficio o nei pressi della palestra, l’idea è di depositare la merce in un posto fidato e sempre presidiato. In poco tempo il servizio si è diffuso in tutto il territorio nazionale, anche perchè sempre più persone che comprano on line poi non possono aspettare a casa la consegna domestica. Giancarlo Rocchietti, presidente del Club degli Investitori, spiega: «Fin da subito i soci del Club hanno creduto nelle potenzialità di questo progetto che, in un triennio, è cresciuto fino ad espandersi su tutto il territorio nazionale, andando a colmare un vuoto “logistico” nato dal trend del millennio dell’acquisto online». Dal suo punto di vista l’investimento ha permesso di «trasformare la società da semplice start up a vera e propria azienda, mettendo le basi per imporsi come leader di mercato». E così non solo sono aumentati i punti vendita ma IndaBox ha stretto partnership tra gli altri con Carrefour e Ip. I ricavi sono cresciuti di anno su anno e anche il gradimento per la semplicità d’uso e convenienza del servizio. IndaBox, una volta scelto l’esercizio commerciale ideale, si fa carico della spedizione. Il cliente segnala sul sito o via app (iOS e Android) il punto selezionato e quando il corriere scarica il pacco riceve l’avviso via email e sms. Il costo del servizio è di tre euro, con la somma divisa equamente tra IndaBox e il punto vendita, e per attivarlo bisogna acquistare dei crediti. Adesso è arrivata Poste Italiane. Il Club - fondato nel 2008 e a cui aderiscono 100 soci - MAURIZIO TROPEANO Oltre 3000 punti di ritiro Nel 2013 quando il Club degli investitori decise di sostenere IndaBox la start up aveva 92 punti per ritirare i pacchi acquistati on line, adesso ha superato i 3000 luoghi in tutta Italia non fornisce informazioni sul valore dell’importo ottenuto dalla exit ma spiega che l’operazione è stata conclusa alla fine dell’anno scorso. Per il Club si tratta della seconda operazione conclusa nel 2016. La prima è stata la quotazione a maggio sull’Aim di Londra di Directa Plus, azienda italiana nel portfolio del Club, tra i più grandi produttori e fornitori di materiali a base grafene al mondo. Secondo Rocchietti «questo conferma che il processo di screening, di selezione e di scelta degli imprenditori su cui puntare, si sta rivelando efficace».

AL VIA LE INIZIATIVE PER LA GIORNATA MONDIALE DEDICATA A CHI SOFFRE DI PATOLOGIE CHE COLPISCONO POCHE PERSONE Il grido dei malati rari: “Non siamo invisibili” In Italia sono oltre mezzo milione. L’Istituto superiore di sanità: manca equità nell’accesso ai medicinali e servizi.Quel giro d’affari miliardario sulla ricerca dei farmaci orfani Le multinazionali incassano fiumi di soldi pubblici per sperimentare le cure.

Vietata la piazza del Campidoglio ai Cinquestelle anti-sindaca L’accusa dei militanti romani che non vogliono l’impianti.

E il trattore va (da solo) L’industria si prepara alla sfida dell’agricoltura 4.0 Cnh Industrial lancia il primo modello al mondo a guida autonoma.In futuro più droni e realtà aumentata per proteggere le coltivazioni In Italia l’agritech è agli albori: in Piemonte e Lombardia al via le sperimentazioni su risaie e campi di pomodoro.

L’allarme dei sindacati dei vigili del fuoco: mezzi vecchi e logori Quel camion dei pompieri che ha “raggiunto” la Luna In servizio da 22 anni ha percorso 500 mila chilometri per soccorsi.

PALERMO, DICIOTTO ANNI Gettarono in mare i migranti Condannati Li gettarono in acqua per fare spazio sul gommone sovraccarico: una caccia all’uomo legata per sopravvivere, i “nemici” selezionati sulla base di etnia e nazionalità, in modo da alleggerire l’imbarcazione e cercare di arrivare a destinazione. Per la strage di 12 ghanesi e nigeriani, uccisi nel Canale di Sicilia nell’aprile 2015, ieri la Corte d’assise di Palermo ha inflitto cinque condanne a 18 anni e una a 4 anni, nei confronti di colui che è stato indicato come lo scafista del gruppo. Otto gli assolti. La tesi iniziale dell’accusa, basata su testimonianze unanimi, raccolte dalla Squadra mobile al momento dello sbarco a Palermo, aveva ricollegato quel che avvenne a motivi religiosi, una sorta di caccia al cristiano organizzata dai musulmani. Non andò così, secondo i giudici: il collegio presieduto da Alfredo Montalto ha accolto infatti solo in parte le richieste dei pm Renza Cescon, Claudio Camilleri e Marina Ingoglia, che avevano proposto una decina di condanne all’ergastolo. I condannati a 18 anni sono gli ivoriani Ousmane Camara, di 21 anni, Hamed Doumbia, 23, Kabine Konate, di 31; del Mali è Mohamed Kantina, 26 anni, mentre Morizio Mouri, 25, è della Guinea Bissau; 4 anni per Seckou Diop, anche lui originario della Costa d’Avorio. Assolti gli altri ivoriani Jean Baptiste Nabie, di 20 anni, e Abubacar Keit, di 22, Aboubakar Sidibe, 28, Moustafa Toumadi, 21 anni, Moussa Kamagnate, 21 anni, Kaba Somauro, di 31, Abbas Biliti, di 21. Kante Bakadialy, 21 anni, assolto, è senegalese. Drammatiche le testimonianze dei sopravvissuti, alcuni connazionali delle vittime. Le deposizioni erano state cristallizzate in un incidente probatorio, che serve quando si può temere che i testi ritrattino, siano intimiditi o possano sparire. Gli stessi imputati avevano confermato che alcuni passeggeri, ghanesi e nigeriani, cristiani, erano finiti in acqua, ma senza che loro li avessero spinti: mentre i dodici buttati a mare, secondo i giudici, sarebbero stati «selezionati» di giorno ed eliminati di notte. Camara, uno dei condannati, secondo il testimone Augustin, aveva «gettato in mare due ghanesi, poi aveva cercato di gettare fuori bordo anche me». L’assassino era stato però morso all’alluce da una delle due sue vittime, «che disperatamente cercava di resistere». «L’indagato Camara - aveva scritto la polizia - ha in effetti un’evidente fasciatura all’alluce del piede destro». .

Il secondo bando Infratel per la realizzazione della rete in fibra nelle aree bianche, quelle a fallimento di mercato, parte «orfano» del principale operatore telefonico. Telecom ha infatti deciso di disertare la gara, andando avanti da sola nella copertura del 95% delle abitazioni del Paese, e lasciando così sostanzialmente campo libero al principale concorrente OpEn Fiber, la società di proprietà di Enel e Cassa Depositi e Prestiti (Cdp). Telecom ha deciso di disertare e di procedere in solitudine con la posa della fibra anche in molte delle aree bianche che sono oggetto del bando.

Indagine della Guardia di Finanza Era al sicuro in banca il tesoretto dei riciclatori degli ori rubati nelle case.

In vendita tra due mesi Debutta il monopattino creato dalla start-up del Poli nMentre la città doveva fare i conti con il blocco, all’Aero Club si è tenuto il primo test drive dei motorini elettrici e dei monopattini di Nito, con la pedana di legno a simboleggiare il ritorno alla natura. Nito sta per Nuova Industria Torinese, una start up fondata da Cesar Mendoza, ex direttore dello Ied, e incubata dal Politecnico. «Il monopattino non è un giocattolo - precisa Mendoza -, è un mezzo per spostarsi in città. Abbiamo anche le motociclette pieghevoli, che stanno nel baule. Quattro modelli saranno in vendita tra due mesi con duecento pezzi ciascuno, prezzi accessibili e consentono forti risparmi sui consumi. Ma soprattutto il motore elettrico inquina molto meno». Gli scooter vanno fino a 45 chilometri l’ora, la ricarica dura 3-4 ore. E poi c’è il monopattino, il cui slogan si può riassumere «Sii il motore di te stesso». .

Nella sua esperienza quasi ventennale la Scialuppa, la fondazione anti-usura voluta dalla fondazione Crt ha fornito consulenza gratuita a circa 13 mila persone e ha garantito la copertura di prestiti per circa duemila persone stanziando 34 milioni. Adesso Ernesto Ramojno, il presidente della Onlus, ha deciso di mettere a frutto il lavoro del gruppo di volontari e di pubblicare un volume - curato da Rodolfo Bosio - per cercare di prevenire il fenomeno - il giro d’affari degli strozzini è stato stimato dall’Eurispes in 80 miliardi l’anno - attraverso un uso responsabile del denaro. Il testo si può consultare gratuitamente on line - www.lascialuppacrtonlus.org - e i volontari dell’associazione lo distribuiranno gratuitamente durante gli incontri organizzati nelle scuole superiori. Il volume è stato presentato ieri mattina nel corso di un seminario sul sovra-indebitamento a cui ha partecipato anche la sindaca di Torino. Chiara Appendino ha confermato l’impegno della città nella battaglia contro le ludopatie. Per Gianfranco Quaglia, presidente di Fondazione Crt, «l’usura è una delle tante fragilità che contraddistinguono questo sistema sociale». Ramojno ha sottolineato come il fenomeno sia in crescita: nel 2016 la Scialuppa Crt ha gestito 793 richieste d’aiuto: 61% delle persone in difficoltà ha tra i 36 e i 55 anni.

21.02.17

 

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POLITICI ITALIANI COMPLICI DELLA GHETTIZZAZIONE DELL'ITALIA.

Truffavano gli anziani per pagarsi le Maldive Affari d’oro di quattro bande napoletane in tutta l’Italia.

“La nostra cascina è come l’Arca di Noè con filiera a metri 0” Alessandria, l’autosufficienza con l’high tech Potesse viaggiare nel tempo. il biblico Noè sarebbe stupefatto di quanto Elisa Gastaldi e il marito Luca Benicchi hanno saputo riprodurre nel secondo millennio. In effetti, la loro cascina «Impero», un angolo di azzurro nella campagna di Castelnuovo Scrivia, ultimo lembo di Piemonte prima della Lombardia, è una mini arca di Noè di animali e vegetali autoctoni quasi completamente autarchica al punto che i proprietari ormai non fanno più la spesa alimentare da tempo immemore. «Abbiamo creato la nostra fattoria proprio per tornare alle origini ma non volevamo fare il “solito” museo del tempo che fu. Volevamo - spiegano Luca ed Elisa all’unisono mentre ti accompagnano nel loro piccolo mondo solo in apparenza antico - fare i contadini, cioè i custodi della memoria di questa terra coltivando prodotti autoctoni in via di estinzione sfruttando le tecnologie moderne». Un obiettivo centrato al primo colpo perché la loro Elilu (acronimo dei loro nomi) o agricoltura da circo è un inno alle biodiversità: in pochi ettari si trovano 350 tipi di vegetali alcuni molto rari altri quasi spariti come il gualdo (un’erba usata dal «signor Lewis» per colorare i jeans), l’elicriso (un po’ il curry made in Italy) e tante altre piante da frutto che permettono all’agriturismo collegato (Mangià ad campagna) di offrire qualità diverse dello stesso frutto per tutta la stagione. Se il mondo vegetale è importante (lo si capisce dalle pannocchie multicolori e multiqualità frutto degli incroci naturali realizzati nei campi dai due padroni di casa), non da meno è quello animale perché le bestie allevate da Elisa e Luca sono frutto della tradizione, come la mucca Tortonese o la Cabanina, le galline bionde piemontesi o il maiale nero di è un bene prezioso e per renderla migliore ad Elilu si è costruito un potabilizzatore di nuova generazione che rende più buona quella attinta dai pozzi, un po’ come i pannelli solari sul tetto che garantiscono autonomia energetica per l’attività della cascina, dove un ruolo importante è rappresentato da una filiera «a metri 0»: senza uscire dall’edificio si passa dalla stalla alla rivendita attraversando ambienti sterilizzati e puliti, quasi asettici, dove si creano il formaggio, il pane o il gelato. L’orgoglio di Elisa e Luca (lei storica dell’arte, lui ormai ex esperto di marketing del territorio) è però la Scuola di multifunzionalità agricola familiare: «In pratica insegniamo ad altre famiglie il nostro percorso per riprodurre il nostro modello», spiegano i due giovani all’ombra di una Madonna del Grano la cui cappella è stata realizzata da un maestro d’ascia locale con una trave del tetto di una cascina a metà strada tra il Novecento di Bernardo Bertolucci e una location proveniente dal futuro. In realtà sono i tempi moderni dove sono i giovani a portare avanti le tradizioni dei vecchi. c BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI PIER PAOLO CERVONE FINALE LIGURE MAURIZIO IAPPINI CASTELNUOVO SCRIVIA (AL) Elisa Gastaldi e il marito Luca Benicchi nella loro cascina Ieri e oggi I «Bagni Elios» e la terrazza dove nacque una delle canzoni italiane più famose al mondo Garlasco, rappresentato da una scrofa che farebbe impallidire la mamma di Peppa Pig tanto è dolce e socievole. Elilu non è però la solita rappresentazione bucolica che richiama il mondo dei Quaccheri: in pochi metri quadrati di cascina, i proprietari hanno lavorato semenze e frutti antichi con mezzi moderni, come i silo che contengono il grano San Pastore (cereale ormai raro) che sfruttano il principio dell’azoto liquido. O come il biodigestore che trasforma in acqua ai limiti della potabilità quella di fogna, perché l’acqua.

VARESE, SONO SORELLE DI 5 E 4 ANNI Gravi le due bambine aggredite dai pitbull Proprietaria denunciata Sessanta giorni di prognosi per “scalpatura” del capo e un’operazione per sanare le ferite al volto e alla testa. Sono queste le condizioni delle due sorelline di cinque e quattro anni aggredite venerdì pomeriggio da due pitbull a Olgiate Olona (Varese. Una delle due, trasportata in elicottero a Monza, è stata ricoverata con prognosi riservata per ferite plurime al volto. Non è in pericolo di vita. Gravi anche le condizioni della sorella, trasportata in ambulanza all’ospedale di Legnano, anche lei vittima di morsi al capo. I due cani sono di un’amica della madre delle bimbe. Sarebbero riusciti a uscire da un recinto dove la padrona li teneva rinchiusi. La maggiore, trasportata in ambulanza all’ospedale di Legnano (Milano), dopo le prime cure è stata ricoverata nel reparto di pediatria, con ferite al viso e alla testa: uno dei cani le ha asportato con un morso gran parte del cuoio capelluto. La minore, quattro anni, dopo essere stata presa in carico dal Pronto soccorso pediatrico della Fondazione del San Gerardo di Monza e ricoverata in prognosi riservata, è stata per le gravi ferite al volto e alla teVARESE ANSA Uno dei due pitbull sta. L’aggressione alle due bimbe è avvenuta in casa di amici di famiglia dove si erano recate con la mamma. I due cani della proprietaria erano in un recinto dove vengono tenuti abitualmente, dal quale sono riusciti ad uscire. La donna. 45 anni, è stata denunciata per omessa custodia e lesioni colpose aggravate; al momento non è accusata di aver in prima persona messo a contatto le bimbe con i suoi due cani. La denuncia è un atto dovuto per permettere all’autorità giudiziaria di definire l’esatto dinamica dei fatti. Fondamentale per la ricostruzione dell’accaduto sarà la testimonianza della madre delle due bambine.

L’assassinio del procuratore Bruno Caccia Il terzo uomo ponte tra terroristi e clan dei catanesi E riemergono collaborazioni tra malavita e servizi Bisogna tornare al 12 giugno del 1987. In via Valperga Caluso quasi all’angolo con via Madama Cristina c’è un’auto con due giovani a bordo, 27 e 30 anni. Precedenti per banda armata. Fanno parte del microcosmo terrorista nato dalla frantumazione di Brigate Rosse e Prima Linea, una lunga scia di sangue fino alla fine degli Anni 80. La sigla è Colp: acronimo di Comunisti organizzati per la liberazione del proletariato. Un poliziotto della scorta del dottor Remo Urani, medico alle Nuove e oggetto di pesanti intimidazioni dall’area brigatista, si accorge che qualcosa non va. Quei due – secondo lui – non sono lì per caso. E Urani non è un medico qualsiasi. Ebbe un ruolo rilevante nel pentimento di Francesco Ciccio Miano, punta di diamante del clan dei catanesi, con uno scopo preciso: aiutare le forze di polizia – ha raccontato il fratello di Ciccio, Roberto Miano - a individuare il covo del comandante Sirio, la primula rossa di Prima Linea ormai allo sbando, al secolo Sergio Segio. Scattano gli arresti. In manette finiscono due rapinatori professionisti, Francesco Canonico e Vincenzo Mecca. Il primo è organico ai Colp ed è latitante: deve scontare 12 anni anche per un vecchio assalto portato a termine con un militante allora semi-sconosciuto. Il suo nome – riportano le cronache - è Franco D’Onofrio, il secondo indagato, oggi, per il delitto del procuratore capo Bruno Caccia. Ma c’è altro: poche ore dopo la Digos ferma anche Maria Concetta D’Onofrio, commessa, allora 27 anni, che aveva coperto la latitanza di Canonico. E’ la sorella di Franco. E, per completare il puzzle: Urani è l’uomo che era in contatto con Miano nei momenti cruciali della sua azione più nota, quando riuscì a registrare la confessione di Domenico Belfiore: «Per Caccia dovete ringraziare noi». «Quel registratore gliel’ho dato io», disse Urani al processo confermando i contatti coi servizi segreti. Perché lo fece? «Ero molto affezionato a Caccia». La storia si sgonfia 24 ore dopo, ma i fatti restano. Questo frammento di cronaca può essere importante nel prosieguo del processo a Rocco Schirripa? Lo spiega l’avvocato Mauro Anetrini che difende Schirripa con il collega Basilio Foti: «Risulta da quegli atti che la collaborazione di Miano coi servizi inizia nel 1982 con l’incarico di collaborare alla cattura di Segio: diede a sua volta incarico al fratello Roberto e ai membri della sua organizzazione di assecondare le richieste che gli erano state fatte. La dichiarazione è negli atti fin dall’87, quando Roberto Miano, interrogato dai magistrati Laudi e Saluzzo, raccontò il fatto. Non è dunque vero che la collaborazione tra Urani e Miano cominciò nell’83 dopo l’omicidio del dottor Caccia, ma risale a ben prima dell’agguato e per altre esigenze: catturare un terrorista». Non sappiamo quali elementi gli investigatori abbiano potuto raccogliere sull’eventuale ruolo di D’Onofrio in questo delitto. Ma per la prima volta, dopo anni di illazioni e false piste, ci sarebbe una labile traccia che porta verso l’ultrasinistra che aveva scelto il terrorismo come arma politica. Per la cronaca quello di Milano resta il processo a Schirripa e – il clima appare chiaro – la Corte non farà sconti e deroghe per allargare troppo il perimetro del dibattimento.

Superstizione, denaro e vendette Così l’India dà la caccia alle streghe Le donne vengono linciate e sepolte vive: sono i capri espiatori di epidemie o malattie Spesso vengono uccise dai parenti per sottrarre case o terreni agricoli di pochi ettari.

Forse ispirato dallo slogan delle proteste in onda oggi (President’s Day) in tutti gli Usa, Barack Obama torna sulla scena politica con «Indivisible» un pamphlet che raccoglie istruzioni per la «resistenza» (pacifica) anti-Trump. Un’iniziativa di cui si è fatto cannoniera mediatica «Organizing for Action», il club creato dall’ex presidente americano. Obama si candida a diventare il «Che» della mobilitazione anti-presidenziale seguendone - alla lontana - le orme. Ernesto Guevara tornò alla ribalta subito dopo la rivoluzione cubana pubblicando la «Guerra di guerriglia», libro guida per migliaia di guerriglieri di Paesi in lotta contro il sistema. Una lotta pacifica nel caso di Obama, che ai suoi «guerriglieri» suggerisce: «Attaccate i politici repubblicani quando ritornano nei loro Stati, metteteli sotto pressione, spingeteli a dire “no” alle politiche di Trump, incluse le misure anti-immigrati, la costruzione del muro con il Messico e, ovviamente, l’Obamacare». Obama chiama i suoi fedelissimi alla “resistenza” .

Nella Grecia ostaggio della crisi fra ospedali al collasso e miseria Di questa tragedia si conosce bene l’inizio, e non va mai dimenticato. Anni di scelte politiche sciagurate, posti pubblici regalati a pioggia, armatori tenuti al riparo da ogni legge, l’enorme evasione Malgrado i due salvataggi della Ue, il Paese ristagna: stipendi da fame carenza di liquidità e disoccupazione. Il premier Tsipras: “Basta sacrifici.

Sarà ancora una volta una riunione dedicata alla Grecia quella dell’Eurogruppo in calendario per oggi. La data era stata indicata come il termine ultimo per trovare un accordo sulla prossima tranche (la terza) di aiuti nell’ambito del terzo programma, deciso nella drammatica estate del 2015. I tentativi di trovare un accordo fra istituzioni internazionali e Atene non sono finora arrivati a conclusione. Finora, i 36 miliardi già erogati (su 86 complessivi entro l’estate del 2018) sono tutti di provenienza europea (dal fondo «salva Stati» Esm). Ma sul tavolo dei ministri ci sarà anche la situazione economica dell’Eurozona, così come è stata fotografata dalle ultime previsioni della Commissione. Potrebbe essere l’occasione di affrontare anche la questione dei conti pubblici italiani, in attesa che, probabilmente mercoledì, l’esecutivo diffonda il suo rapporto sul debito pubblico del nostro Paese, da cui dipende la decisione sull’eventuale procedura di deficit eccessivo.

Mosul, scatta l’offensiva finale “Spazzeremo via Al Baghdadi” Schierati caccia e tank per riconquistare l’area occidentale in mano all’Isis I jihadisti nascosti nei tunnel. Generale Usa: è un’operazione da incubo .

Da Israele ai sauditi, tutti contro l’Iran “Mina la stabilità del Medio Oriente” Teheran respinge le accuse: basta attacchi, pretendiamo rispetto.

Raggi, dietrofront sullo stadio dopo il no della soprintendenza La sindaca e il vincolo dei Beni culturali sull’area: “Dossier da rivedere” Ipotesi di un nuovo progetto. Ma società e costruttori ricorreranno al Tar.

LA NUOVA FRONTIERA I chimici dei narcos a caccia di molecole fuori dalla black list Sostanze killer ma non dichiarate illegali La polizia: “È come inseguire i fantasmi.

L’allarme di Bill Gates Un virus geneticamente modificato è più facile da realizzare ed uccide molte più persone di un’arma nucleare. Ma nessun Paese al mondo è ancora preparato in modo adeguato contro il bioterrorismo. Lo ha detto Bill Gates parlando a Monaco.

Intorno a mezzogiorno del 26 febbraio 1993 un furgone imbottito di esplosivo salta in aria nel parcheggio sotterraneo del World Trade Center a New York. Nei piani di Omar Abdel Rahman l’esplosione doveva causare il crollo della Torre Nord, che avrebbe poi investito quella Sud, in un tragico effetto domino. Duplice l’obiettivo: uccidere migliaia di civili e mettere in ginocchio l’economia Usa. Ma l’attentato fallisce: l’ordigno costruito non è abbastanza potente ed è stato piazzato nel luogo sbagliato. Muoiono comunque sei persone (nelle Torri Gemelle ce n’erano 200 mila) e oltre mille rimangono ferite.

Mani hi-tech e gambe robotizzate Ecco dove nasce l’uomo bionico S Pontedera, viaggio nell’istituto di biorobotica della Scuola Sant’Anna .30 per cento I dottorandi del dipartimento di biorobotica della Scuola Sant’Anna che hanno origini straniere Il dipartimento è stato premiato come il migliore laboratorio italiano di ingegneria dall’Agenzia nazionale per la valutazione dell’Università e della Ricerca.

20.02.17

 

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LA STORIA CHE INSEGNA A CHI VUOLE IMPARARE

Lama cacciato dall’ateneo di Roma Il Pci nel Palazzo, gli indiani in strada Quarant’anni fa, mentre l’Italia sta per entrare nel periodo più cupo degli Anni di Piombo nasce l’ultimo movimento”rivoluzionario”, che chiuderà per sempre la stagione del ’68.

“Ho compiuto 100 anni e sono la memoria delle staffette partigiane” La vita avventurosa di Maria, eroina di Verbania “Fui la testimone dell’eccidio di Fondotoce”

A Villa Torlonia il punteruolo rosso distrugge le palme delle Canarie Non vengono eseguiti i trattamenti per curarle e neppure abbattuti i tronchi già morti.

Annamaria Franzoni dovrà pagare 275mila euro di parcelle all’avvocato Carlo Taormina per la difesa nel processo di Cogne che finì nel 2008 con una condanna delle madre del piccolo Samuele a 16 anni di carcere. A dare ragione all’avvocato è stata il giudice del tribunale civile di Bologna Giuseppina Benenati. L’intera cifra, comprensiva di Iva, interessi e cassa di previdenza avvocati, si aggira intorno ai 400mila euro. L’avvocato Taormina aveva chiesto una cifra decisamente più alta: un milione di euro. Tanto che starebbe valutando la possibilità di fare ricorso per vedersi riconosciuta una somma superiore. I coniugi Lorenzi, dal canto loro, sostenevano che l’avvocato aveva pattuito la gratuità della prestazione e avevano chiesto a loro volta 200mila euro di danni per il loro coinvolgimento nel processo Cogne Bis. Il giudice, però, ha deciso diversamente. Non c’è infatti traccia dell’accordo sulla gratuità della prestazione sostenuta dai coniugi Lorenzi. Marito e moglie sarebbero «caduti nell’equivoco sulla gratuità dell’avvocato Carlo Taormina ma per loro disattenzione posto che per qualsiasi incarico il cliente è tenuto al pagamento di tutte le attività svolte dal professionista fino al momento della sua revoca». Per quanto riguarda il Cogne Bis, il giudice ha stabilito che l’attività difensiva è stata svolta con puntualità e diligenza, così come l’attività processuale «di volta in volta condivisa con i suoi assistiti». Per stabilire l’entità della cifra da corrispondere all’avvocato Taormina per la sua attività difensiva il tribunale civile aveva affidato una consulenza tecnica all’avvocato Marco D’Apote che ha quantificato l’ammontare delle parcelle che spetterebbe al collega. La sentenza è esecutiva e probabilmente sarà appellata dai coniugi.

MINORANZE NEL MIRINO DEGLI ESTREMISTI SUNNITI DI AL BAGHDADI Pakistan, massacro dell’Isis al tempio sufi Kamikaze durante la preghiera, tra 72 vittime anche 20 bambini. Autobomba a Baghdad, è strage di sciiti.

Lee Jae-yong, vicepresidente di Samsung Electronics ed erede della prima conglomerata sudcoreana, accusato di corruzione, frode e spergiuro, è stato arrestato, secondo quanto scrive l’agenzia sudcoreana Yonhap. L’arresto è avvenuto poco dopo che la Corte centrale distrettuale di Seul ha dato l’ok. Lee avrebbe versato o promesso circa 37,5 milioni di dollari alla confidente Choi Soon-sil in cambio di un’ampia copertura politica. Lee ha evitato l’arresto a gennaio, quando il giudice aveva respinto la richiesta dei pubblici ministeri. La vicenda è legata allo scandalo di corruzione e altri reati che ha coinvolto il presidente della Repubblica Park Geun-hye (ora sotto impeachment) e la sua fidata confidente Choi Soon-sil (in arresto), che avrebbe approfittato della sua posizione influente per ottenere finanziamenti in cambio di protezione politica. Per la procura Lee avrebbe erogato o promesso fondi a Choi per 36,3 milioni di dollari in modo da avere nel 2015 il via libera dei fondi pensione pubblici a un’operazione di riordino del gruppo Samsung, funzionale al trasferimento dei poteri dal padre Lee Kunhee al giovane rampollo.

Marine Le Pen è accusata di aver firmato un contratto falso al Parlamento europeo. I siti di informazione Marianne e Mediapart rivelano un documento confidenziale trasmesso alla giustizia francese dall’Olaf - l’ufficio antifrode Ue -, secondo cui la leader di Fn «ha prodotto al Parlamento europeo un contratto di lavoro apparentemente falso per l’impiego fittizio del signor Thierry Légier», il suo bodyguard personale. L’Olaf, nel documento di 28 pagine, conferma inoltre irregolarità riguardanti la sua assistente, Catherine Griset, per cui è confermata l’accusa di essere stata stipendiata con soldi dei contribuenti europei, quando lavorava per il partito in Francia. Quanto a Légier, nel 2009 venne stipulato un «primo contratto di 4 mesi», seguito da un secondo, dall’1 ottobre al 31 dicembre 2011. «All’epoca - si legge - il guardaspalle di Le Pen incassava una remunerazione mensile di 7.237 euro netti» per un contratto a tempo parziale equivalente a «9.649 euro a tempo pieno». Citati da Marianne, gli inquirenti Ue ritengono sia uno stipendio «estremamente elevato». Le Pen avrebbe detto di non aver mai dato quei 41.500 euro al suo fedelissimo, ma di averli usati per mettersi in regola con il Parlamento europeo per risarcire vecchi impiegati..

Indagato il papà di Renzi “Mediatore di tangenti” Appalto Consip, presto l’interrogatorio. E lui: “Sono trasparente”. Introdotto dalla legge Severino, i reato di traffico di influenze è disciplinato dall’art. 346 bis del codice penale il quale prevede che chiunque, sfruttando relazioni esistenti con un pubblico ufficiale, indebitamente fa dare o promettere a sé o ad altri denaro o altro vantaggio patrimoniale, come prezzo della propria mediazione illecita, è punito con la reclusione da uno a tre anni. La stessa pena si applica a chi indebitamente dà o promette denaro o altro vantaggio patrimoniale. La gara pubblica da 2,7 miliardi nL’inchiesta che coinvolge Tiziano Renzi riguarda l’appalto «Fm4» del valore di 2,7 miliardi di euro bandita nel 2014. Si tratta della fornitura pluriennale dei servizi gestionali di uffici pubblici, università e centri di ricerca. La Consip è la concessionaria dello Stato che si occupa degli acquisti di beni e servizi della pubblica amministrazione.

LA DIFESA DI LUCIANO D’ALFONSO: SONO TRANQUILLO E MI AUGURO CHE GLI ACCERTAMENTI SIANO VELOCI Appalti truccati post sisma Indagato il governatore Acquisiti gli atti della gara per il palazzo della Regione Abruzzo .

Spunta un terzo uomo per l’omicidio Caccia È un ex di Prima Linea affiliato alle cosche Il nome dell’ultimo assassino del procuratore lo ha fatto un boss .Svelato il nome del secondo indagato per l’omicidio Caccia L’ex di Prima Linea imprenditore a Nichelino tradito da un pentito D’Onofrio era già stato arrestato nell’inchiesta Minotauro.

Raggi e i dubbi su Romeo “Può essere un infiltrato”.

Dopo l’esposto del sindacato di polizia su via Germagnano “Avvelenati dal campo rom” Nuovi esami sui vigili urbani Nei capelli tracce di stagno 10 volte superiori ai limiti di legge.

“Prima gli alleati” Tillerson frena le ambizioni russe Incontro a Bonn fra Lavrov e il nuovo segretario di Stato “Mosca rispetti le intese su Kiev”. Mattis: noi pilastro Nato.L’Italia vuole Mosca al G8 n«È un auspicio che superandosi il tema delle sanzioni si possa tornare al formato G8, quello è l’obiettivo a cui si lavora». Lo ha detto il ministro degli Esteri Angelino Alfano, rispondendo ad una domanda a margine del G20 di Bonn, ma ribadendo che «non è maturo il tempo in vista del vertice di Taormina il prossimo maggio». In ogni caso, ha aggiunto, «solo uno stupido può pensare che i rapporti tra Usa e Russia, Ue e Russia debbano restare freddi».

Trump attacca l’intelligence “Al servizio dei democratici” Le agenzie non danno tutte le informazioni al Presidente E Donald annuncia un nuovo bando contro gli immigrati Le agenzie nel mirino La National Security Agency si occupa della sicurezza nazionale. Protegge da attacchi di qualunque tipo e proteggere dati messaggi che transitano attraverso uffici governativi, Casa Bianca, Pentagono, ambasciate. A capo dell’Nsa c’è il generale Keith B. Alexander dal 2005 Nsa nAlexander Acosta, 48 anni, già direttore della National Labor Relations Boar, è la nuova nomina avanzata da Trump per il posto di segretario al Lavoro dopo il ritiro di Andy Puzder: è il primo ispanico scelto dal presidente per la sua amministrazione. Trump ha sottolineato la preparazione di alto livello del suo candidato con una laurea in legge ad Harvard, ma soprattutto ricordando che Acosta in passato ha superato il «test» del Senato per ben tre conferme. Segretario al Lavoro Acosta, il primo ispanico nel governo di Donald  La Defense Intelligence Agency è specializzata nella difesa e nell’intelligence militare. Informa circa le intenzione e le capacità militari dei governi stranieri. Dal 2015, a capo della Dia, nominato da Obama, c’è il generale dei Marines Vincent R. Stewart. Dia Il Federal Bureau of Investigation è il principale braccio operativo del Dipartimento di Giustizia: ha sotto la propria giurisdizione oltre duecento categorie di reati federali e ciò lo rende di fatto il maggiore ente di polizia giudiziaria Usa. L’avvocato repubblicano James Comey ne è direttore dal 2014. Fbi L’United States Secret Service si occupa della protezione del Presidente. È diretto da Joseph P. Clancy, nominato da Obama nel 2015. Creato nel 1865 contro la falsificazione della valuta, dopo l’assassinio di McKinley (1901), oltre a contrastare i crimini informatici provvede a proteggere il Presidente e i suoi famigliari. Usss La Central Intelligence Agency rivolge le sue attività all’estero. Il compito principale della Cia è ottenere e analizzare le informazioni riguardanti la sicurezza nazionale provenienti da tutto il mondo. L’agenzia è diretta dal repubblicano Mike Pompeo dal gennaio 2017 Cia Il National Security Council è il principale organo che consiglia e assiste il presidente in materia di sicurezza nazionale e politica estera. Michael Flynn, il generale appena messo a capo del Nsa da Trump, è finito sotto accusa in quanto «ricattabile dalla Russia». Si è dimesso il 13 febbraio.

Portò farmaci dall’India Il tribunale gli dà ragione “Lo fece per salvarsi” La sentenza storica su un pensionato affetto da epatite.

Sequestro annullato nL’uomo aveva importato dall’India i farmaci che gli servivano a curare l’epatite. Le pillole gli sono sequestrate all’aeroporto di Ciampino. Ma il tribunale stabilisce che il reato esiste solo se i farmaci vengono commercializzati .L’Italia lancia la sfida alle pillole d’oro “Giù i prezzi o le produciamo noi” Trattativa serrata con i produttori. L’Aifa: la salute viene prima dei brevetti .

19.02.17

 

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SI VUOLE PIU' COMANDARE CHE FARE .

I dati del Registro Tumori È a Torino il record dei melanomi Oltre 600 casi l’anno tra città e provincia: un terzo dei malati ha meno di 50 a.

SPERIMENTAZIONE CON DROGHE, ALCOL E TABACCO Test sugli animali per altri tre anni Le associazioni: “Andremo in piazza” «Da giugno dell’anno scorso aspettiamo la relazione dell’istituto zooprofilattico della Lombardia su questo tipo di sperimentazione animale. L’aveva chiesta il ministro Lorenzin per decidere il blocco dei test su alcol, droghe e tabacco. Non si riesce ad avere quel documento». Si sfoga così Gianluca Felicetti, presidente della Lega antivivisezione, commentando la decisione del governo di prorogare di tre anni quel tipo di test sugli animali, proroga votata in Commissione Affari istituzionali del Senato e che ha scatenato la protesta del mondo animalista. Tutto inizia con i beagle di Green Hill, nel 2012 gli animalisti liberano gli animali dell’allevamento, i cani erano destinati alla sperimentazione sui danni dall’uso del tabacco. Da quella vicenda inizia la battaglia contro la sperimentazione animale per i test su droga, tabacco e alcol. E’ giusto sottolineare che in discussione non c’è la sperimentazione su farmaci salvavita o oncologici. «Gli animali non fumano, non si drogano e non bevono alcol. Come per la sperimentazione sui cosmetici esistono test alternativi - insiste Felicetti - Il governo ha inserito questa proroga nel mille proroghe che prevede il voto di fiducia e quindi diventerà legge. I test avrebbero dovuto diventare fuori legge il primo gennaio. Invece in commissione Affari Istituzionali una votazione bipartisan ha votato per altri tre anni di sperimentazioni». L’emendamento sotto accusa è quello De Biasi Cattaneo che all’inizio prevedeva 5 anni. «Gli sperimentatori sostengono che sia il tempo necessario per un progetto - aggiunge Felicetti - Non saranno contenti neanche loro». Nel pacchetto sono inseriti anche i test sugli xenotrapianti: organi di maiale inseriti nelle scimmie. «Una pratica – aggiunge il presidente della Lav – alla quale non credono neanche i medici. Allora perché proseguirla?». Il calvario degli animali sottoposti ai test prevede iniezioni di droghe nell’addome o nel cervello, choc acustici o tattili con pinze e piastre ustionanti. In Germania «si spendono 50 milioni di euro per la sperimentazione non animale. In Italia? Cinquecentomila euro». Secondo Felicetti è soprattutto questo il problema, non «che non esistono metodi alternativi, perché all’estero ci sono. Come c’erano 10 anni fa per i cosmetici, ora nessuno di noi rischia un danno al viso con cosmetici non testati sugli animali». La battaglia degli animalisti si sposterà in piazza: il 25 e 26 marzo e l’1 e 2 aprile la Lav chiama associazioni e sostenitori nelle principali città per ottenere dal prossimo Governo la destinazione di almeno il 50% dei fondi previsti per la ricerca, a sostegno dello sviluppo e della convalida dei metodi di ricerca che non fanno uso di animal.

La Mani Pulite brasiliana fa tremare il Sudamerica Tangenti e appalti truccati, lo scandalo dilaga In fuga il peruviano Toledo. Coinvolti molti leader.Dilma Rousseff Il caso-tangenti pagate dall’azienda petrolifera brasiliana Petrobras ha travolto anche l’ex presidente, accusata per la nomina di un ministro Lula da Silva L’ex presidente brasiliano Lula è sotto processo, nell’ambito dell’inchiesta Lava Jato, come fulcro del sistema di corruzione legato alla Petrobra.L’inchiesta che sta facendo tremare le gambe del potere nella maggior parte degli Stati in Sudamerica si chiama operazione «Lava Jato», in italiano «Autolavaggio». È stata condotta dalla polizia federale del Brasile, iniziata il 17 marzo 2014 e ancora in corso, con l’obiettivo di indagare sul sistema delle tangenti pagate dall’azienda petrolifera statale Petrobras ai politici. L’avvio è stato dato dalle dichiarazioni del pentito Alberto Youssef. Il giro di tangenti si aggirerebbe sui 10.000 milioni di real brasiliani, 3 miliardi di euro. È la più grande operazione anti-corruzione nella storia del Brasile.

LA CRISI DELLE PROFESSIONALI Nessuno vuole fare l’elettricista e la scuola rischia di chiudere A Erba il caso della Romagnosi senza più allievi iscritti al nuovo anno Il preside: “C’è poca consapevolezza, usciti di qui l’impiego è assicurato” .Quasi la metà dei diplomati si pente della scelta fatta Lo stage è la carta vincente Il rapporto di Almadiploma e Almalaur.

Oggi il segretario di Stato Tillerson vede l’omologo russo Lavrov Non solo Flynn ha avuto contatti con Mosca Il presidente: l’intelligence vuol farmi fuori Le ipotesi da cui partire Annessione parziale nIl leader del partito di destra «Casa ebraica» Naftali Bennet propone l’annessione del 60% dei Territori e la creazione di autonomie palestinesi nel restante 40%. In alternativa l’annessione totale dando la cittadinanza ai palestinesi 1 Confederazione Caldeggiata dal presidente israeliano Reuven Rivlin questa soluzione prevede Israele come Stato e «un’entità» autonoma palestinese. Sarebbe comunque lo Stato ebraico a mantenere il controllo su esercito e confini 2 Mondo arabo nDa più parti in Israele si pensa a coinvolgere il mondo arabo nella trattava con i palestinesi. Ma il mondo arabo vuole prima di tutto il ritiro dai terrori occupati nel 1967 e la creazione di uno Stato palestinese a tutti gli effetti .

nLa Procura di Bologna ha notificato gli avvisi di fine indagine a 4 esponenti del M5S indagati per le firme irregolari raccolte durante le regionali del 2014. Tra loro, Marco Piazza, vicepresidente del Consiglio Comunale a Bologna..

Le preoccupazioni dell’Anp Così gli 007 Usa hanno preparato i palestinesi al cambio di rotta «Non ha senso accantonare la politica dei due Stati - ha detto Hanan Ashrawi, del comitato esecutivo dell’Olp -. Non possono dirlo senza un’alternativa». E l’alternativa, ha aggiunto, «è uno Stato unico con eguali diritti per tutti». È la posizione ribadita da Erekat, che si oppone «a ogni sistema discriminatorio nei confronti dei palestinesi». Se Stato unico deve essere, i palestinesi dovranno godere dei pieni diritti. Ma questo punto potrà rimanere uno Stato «ebraico»? Il rischio per gli ebrei di ritrovarsi in minoranza è una delle ragioni che ha frenato la leadership israeliana, assieme alle pressioni internazionali, dall’annettere una parte o tutta la Cisgiordania. I palestinesi non si fidano e vedono come principale minaccia gli insediamenti che, secondo Erekat, stanno portando «alla costruzione di uno Stato, due sistemi, cioè all’apartheid». E anche se i contenuti dei colloqui con Pompeo sono rimasti segreti c’è da scommettere che è stato questo il punto critico delle discussioni. I anche il capo negoziatore Saeb Erekat. Pompeo ha anticipato quello che poi ieri Trump ha chiesto a Netanyahu. Un freno ai nuovi insediamenti nei Territori. La mossa, assieme allo spostamento dell’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, che potrebbe scatenare una rivolta incontrollabile in Cisgiordania. Ne sono convinte le forze di sicurezza palestinesi che hanno passato le informazioni ai colleghi americani. E infatti, dopo la frenata sull’ambasciata, sono arrivate anche le richieste della Casa Bianca per lo stop alle 6 mila nuove case che il governo israeliano ha annunciato di voler costruire. Le contropartite offerte dagli americani non sono comunque sufficienti. Senza la prospettiva di uno Stato palestinese su tutta o quasi la Cisgiordania, la leadership moderata perde la sua carta più importante e rischia di essere travolta dagli oltranzisti, a cominciare da Hamas ora guidata da un «militare» come Yahya Sinwar. Il fuoco di sbarramento è cominciato prima ancora della conferenza alla Casa Bianca. Sul proscenio mondiale della Casa Bianca il duetto con Netanyahu. Dietro le quinte le trattative con i palestinesi per preparare il terreno alle «nuove soluzioni», cioè la fine della formula «due popoli, due Stati». È la parte difficile per il grande accordo che sogna il presidente americano Donald Trump. Senza la soluzione «due Stati» le posizioni si allontanano in maniera irrimediabile. Per questo martedì è arrivato a Ramallah, il giorno prima del summit alla Casa Bianca, il direttore della Cia Mike Pompeo. Un faccia a faccia con il presidente palestinese Abu Mazen, segreto ma fatto filtrare da fonti interne alla Muqata. Che hanno anche fatto trapelare come nei giorni scorsi il capo dell’intelligence palestinese, Majd Faraj, era a Washington per colloqui con «alti funzionari della sicurezza», cioè lo stesso Pompeo, in vista del vertice e di un possibile incontro fra il leader palestinese e il presidente americano. Assieme ad Abu Mazen c’era .

Nord Corea, caccia al commando che ha ucciso il fratellastro di Kim Sempre più intricato il giallo dell’omicidio in Malaysia di Kim Jong-nam Trovato il corpo di due donne sospettate. Arrestata una vietnamita Nord Corea, caccia al commando che ha ucciso il fratellastro di Kim Sempre più intricato il giallo dell’omicidio in Malaysia di Kim Jong-nam Trovato il corpo di due donne sospettate. Arrestata una vietnamita.

DECIMA NOTTE DI SCONTRI La rivolta delle banlieue arriva nel cuore di Parigi Parigi violenta. Per la prima volta dall’inizio delle proteste contro il fermo del ventiduenne Théo nella banlieue di Aulnay sous-Bois, a inizio febbraio, la guerriglia urbana è arrivata nel centro della capitale. Almeno 400 manifestanti si sono dati appuntamento ieri sera nel quartiere di Barbès-Rochechouart, alle pendici di Montmartre, per solidarizzare con il ragazzo brutalizzato da quattro agenti della Police Nationale e denunciare «il razzismo» e «le violenze». Protesta rapidamente degenerata con lancio di oggetti contro le forze dell’ordine, che hanno replicato con cariche e gas lacrimogeni. «Tutti odiano la polizia», «Polizia, stupratori, assassini», sono alcuni degli slogan scanditi dai manifestanti, di cui alcuni incappucciati o col volto coperto, tra le sirene e l’aria acre dei fumogeni. La stazione della metropolitana è stata chiusa e alcuni negozianti hanno abbassato le saracinesche. Scontri, fiamme, e vetrine rotte anche a Rouen. Sempre ieri, il numero uno della Polizia, Jean-Marc Falcone, aveva espresso indignazione dopo la pubblicazione di un manifesto firmato da decine di personalità, tra cui Eric Cantona e Omar Sy, per dire basta all’impunità dei «flics» (poliziotti) violenti. A meno di tre mesi dalle elezioni presidenziali, il presidente dell’Assemblée Nationale, Claude Bartolone, ha invece chiesto un rapporto indipendente sulle pratiche legate al mantenimento dell’ordine nel territorio della Francia. Dall’inizio delle rivolte legate alla vicenda di Théo sono state fermate 245 persone.

DOSSIER DELLA PROTEZIONE CIVILE ALL'UE Sisma, danni per 23,5 mld L’Italia aggiorna Bruxelles Danni per 23,5 miliardi: l’1,4% del Pil dell’Italia, sette volte più di quanto ci ha chiesto l’Ue per l’aggiustamento strutturale dei conti. È il “costo” delle oltre 53mila scosse di terremoto che negli ultimi sei mesi hanno devastato il centro Italia e la vita di oltre 500 mila persone, oltre a centinaia di morti Il dato è nel nuovo dossier trasmesso dalla Protezione Civile a Bruxelles: nel fascicolo sono indicati tutti i danni e i costi sostenuti per far fronte ai terremoti che a partire dal 24 agosto hanno interessato Abruzzo, Lazio, Umbria e Marche e che servirà alla Commissione per attivare il Fondo di solidarietà dell’Ue (Fsue), un salvadanaio costituito con lo scopo di sostenere gli Stati membri colpiti da catastrofi naturali. Che il bilancio fosse pesantissimo già dopo il 24 agosto, era chiaro, come era evidente che le scosse del 26 e 30 ottobre e quelle del 18 gennaio avessero ulteriormente aggravato la situazione: oltre 100 mila verifiche di agibilità e più di 30mila edifici privati inagibili, 12mila persone ancora assistite, borghi distrutti, 131 comuni inseriti nel cratere sismico, 3 decreti legge per far fronte alle prime emergenze e tentare di far ripartire l’economia, intere zone abbassate di 10 centimetri. I 23,5 miliardi includono sia i danni strutturali sia i costi affrontati per l’emergenza dal 24 agosto ad oggi: 14 miliardi rappresentano i danni veri e propri agli edifici, 3,1 miliardi i danni al patrimonio artistico, 2,7 a infrastrutture, reti di distribuzione quasi 500 milioni a attività produttive e agricoltura. I restanti 3,2 miliardi sono i costi sostenuti dall’Italia per far fronte all’emergenza.

L’audizione in Regione della professoressa Pronello “Gtt, TORINO una rete tutta da rivedere” parola della docente della Sorbona.

17.02.17

 

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PERDERE LA TESTA E' FACILE MA SI PUO' RITROVARE.

Berlino, Parigi e Roma all’Ue: stop allo shopping cinese Berlino, Roma e Parigi vogliono proteggere le imprese europee dalle acquisizioni cinesi nel settore dell’alta tecnologia. Per farlo, i tre governi hanno scritto una lettera alla commissaria europea del Commercio internazionale, Cecilia Malmstroem, chiedendo all’Europa di darsi regole più restittive. «L’obiettivo - si legge nel documento - è che la Germania e gli altri Paesi europei abbiano più possibilità di verificare, e se necessario impedire, acquisizioni di imprese in certi casi». Questo per evitare acquisizioni definite «sleali», che avvengono «con l’aiuto di risorse statali o per fare incetta in modo specifico di tecnologie strategiche». Berlino, Parigi e Roma vogliono «sollevare un dibattito a livello europeo».

Via libera all’accordo General Electric inaugura un laboratorio sui motori del futuro NEL POLI DI TORINO.

Contro gli sprechi nascono i “guardiani” di acqua e luce In un paese dell’entroterra ligure.

Roma, Berdini lascia e accusa “Raggi ha scordato la legalità” L’assessore all’Urbanistica si dimette: “La sindaca pensa solo allo stadio” La replica: non lavorava. Accordo con la società sul progetto di Tor di Valle,“Virginia commissariata da gruppi affaristici dentro e fuori il M5S” L’ex assessora Muraro: si deve slegare se vuole sopravvivere.

Il Pil 2016 cresce più delle attese Ma l’Fmi: l’Italia ci preoccupa Più lotta all’evasione per finanziare la manovra. Tensioni Renzi-Padoan.

Milleproroghe Ambulanti, rinvio al 2018 per la direttiva Bolkestein.

Bugie e coperture Le dimissioni di Flynn minacciano Trump Il consigliere per la Sicurezza mentì sui rapporti con il Cremlino Interrogato dall’Fbi. Sospetti sul coinvolgimento del presidente.

“Precedenti e polemiche È San Valentino ma nessuno porta in classe cuoricini, pensieri, piccoli doni. Sono rimasti a casa, nelle stanze di quindicenni storditi, all’improvviso, da una notizia di quelle che ti cambiano la vita. Quando la campanella suona nelle aule della scuola privata, tutti s’incamminano in un’unica direzione: le camere mortuarie dell’ospedale di Lavagna. Per salutare, subito, il compagno che si è gettato dalla finestra e ha messo fine alla sua esistenza, mentre la Finanza perquisiva la sua abitazione dopo avergli trovato in tasca un po’ di hashish all’uscita dalle lezioni. Lui l’aveva rivelato subito, con lo sguardo basso: «A casa ce n’è dell’altra». La visita delle Fiamme gialle, il rimprovero della madre, il gesto repentino di raggiungere il balcone e buttarsi giù, senza una parola. Accanto al corpo del figlio c’è il padre, un genitore che non lo lascia un secondo, che continua a toccarlo e non se ne vuole andare. «Mi chiedono se mi ritengo comunque un bravo padre - si sfoga - No, non lo sono stato. Non ho saputo capire mio figlio. Spero solo che questa tragedia serva perché non ne accadano delle altre. Ho detto all’allenatore della squadra che dica ai ragazzi come lui stesso, il parroco, noi genitori tutti siamo sempre pronti a capirli e a consigliarli, devono sentire quanto amore c’è intorno a loro». Lui non c’era, nell’appartamento della tragedia dove la madre del ragazzo vive con il nuovo compagno: «Se abbiamo parlato di quello che è accaduto? Sinceramente no, non troppo. Ci sarà il tempo per questo, ricostruiremo ogni pezzo. Ora è solo un grande strazio». Non punta il dito contro i finanzieri: «Cosa sarebbe stato opportuno oppure no non dobbiamo dirlo noi. Loro hanno fatto quello che dovevano». C’è, nel manifesto funebre, questa frase: «Un particolare ringraziamento al Corpo di Guardia di Finanza di Chiavari». È una frase asettica, non pare voler attizzare la polemica. Anche se, tra chi lo osserva sui muri, c’è chi vuol leggere una nota di critica. Anche la procura assolve subito l’operato dei finanzieri. Non ci sarà un’autopsia, non ci sarà un fascicolo con indagati. Formalder arrivare la Finanza in casa? Una ragazza con il maglione rosso racconta: «Lo conoscevo dalla quinta elementare, per anni abbiamo condiviso centri estivi e settimane bianche. C’era un malessere che lo tormentava. Con me ha fatto un discorso generale, senza parlare di fatti specifici. Ricordo una sua frase: “Tanto finisce tutto male”». Un’altra compagna di classe: «Lo conoscevo bene. A volte diceva che era stanco di vivere. Era molto intelligente, nonostante l’aria da spaccone era capace di fare discorsi profondi come nessun altro». Allora ha ragione Giorgio Schiappacasse, direttore del Sert della Asl 3 genovese: «È la stessa storia di quando si dice: si è ucciso per un brutto voto. Nessuno si uccide per un brutto voto, c’è qualcosa di più complesso alle spalle». Poi c’è, pesantissimo, il problema della droga nelle scuole. Quello che fa dire ai finanzieri: «Questa è stata una tragedia, ma sono le stesse famiglie a sollecitarci, a incitarci a scoprire chi offre gli stupefacenti ai loro figli». Il saluto Al suono della campanella tutti gli studenti della scuola privata di Genova si sono recati alle camere mortuarie per salutare il loro compagno morto suicida durante una perquisizione per droga “Sono stato un padre imperfetto non avevo capito mio figlio” Lo sfogo del genitore del sedicenne morto suicida per uno spinello A (GENOVA) Reportage che in questo caso non possa esser mosso alcun rimprovero né alla famiglia, né all’ambiente che lo circondava: era benvoluto da tutti. Davvero non so spiegarmi che cosa possa accadere nel cervello di un adolescente, in certi momenti». E poi, ancora, tante attività: anche sbandieratore al Palio dei Fieschi. C’era, in lui, un disagio più profondo, che si è sommato alla vergogna, di fronte alla madre, di vegio, un aiuto psicologico». Questa non è la storia dal finale tragico di un ragazzo abbandonato a se stesso, trascurato dalla famiglia e dalla società. Nemmeno senza amici: l’avevano scelto come protagonista del manifesto della campagna abbonamenti della squadra in cui giocava. L’avevano preferito ad altri proprio per la sua popolarità, perché era il beniamino di tutti. «Io credo - spiega il presidente - mente, nessuno ha sbagliato, nessuno ha fatto errori. Ma il procuratore capo Francesco Cozzi di Genova riflette: «Quando si effettua un atto di questo tipo nei confronti di persone fragili, fermo restando che in questo caso c’erano un genitore del giovane e si è svolto tutto in maniera regolare e trasparente, occorre prevedere a supporto di una persona che vive un’età fragile e fa uso di stupefacenti, quindi manifesta un disaDue pesi L’azione penale sui maggiorenni ha fini repressivi, mentre quella nei confronti di minorenni deve avere scopi di recupero C ristina Maggia è il procuratore minorile della Liguria e accetta d’intervenire sulla tragedia di Lavagna. La legge consentiva ai militari di perquisire ed è stato fatto con cautela. «Non ne dubito, ma quando ci si rapporta a soggetti così delicati occorre ulteriore sensibilità». Cosa si doveva fare? «Bastava chiamarci, siamo sempre reperibili e il confronto tra i magistrati e chi sta operando sul campo è fondamentale. Nessuno può avere la certezza che l’epilogo sarebbe stato migliore, ma perlomeno avremmo chiesto: “Che ragazzino è? Siete sicuri di voler perquisire la casa?”. Stiamo parlando di un incensurato che ha ammesso il possesso della droga, peraltro hashish e in quantità limitata. E che con ogni probabilità non sarebbe incorso in provvedimenti gravi, con il riconoscimento dell’uso personale». Lo spaccio davanti alle scuole è un problema serio. «Certo, il punto è quale strada si percorre per contrastarlo. Io comprendo e condivido la preoccupazione dei presidi, ma i passaggi successivi rischiano di sortire effetti storti: i dirigenti scolastici denunciano, le forze dell’ordine intervengono senza interpellare chi per professione approfondisce la devianza minorile. E soprattutto senza pensare alle potenziali conseguenze di operazioni che sugli adulti hanno tutt’altro esito». Ovvero? «L’azione penale sui maggiorenni ha fine repressivo, sui minorenni di recupero. Se ar- “Questi blitz sono inutili Una telefonata e avrei detto no a quella perquisizione” Il procuratore dei minori: “Dovevano chiamarci” dimento su uno studente con 10 grammi di hashish, moltissimi s’identificano in lui e le ricadute sono su ogni ragazzo della scuola. Se un sedicenne che studia, è un ragazzo modello e non ha precedenti con la giustizia, viene sorpreso con poco stupefacente, non reagisce come il criminale “cattivo”, ma sprofonda. Mentre la priorità è aiutarlo a riprendere la strada della correttezza, non sanzionarlo». Cosa si deve fare per tenere insieme esigenze non facilmente conciliabili? «Non servono blitz, ma indagini costruite, appostamenti che consentano d’individuare con certezza i pusher seriali per concentrarsi su di loro. Eppure quando dico certe cose durante i tavoli di coordinamento, noto facce sorprese sia fra gli esponenti delle forze dell’ordine che tra alcuni miei colleghi della magistratura ordinaria...». A Le forze di polizia intervengono senza pensare alle potenziali conseguenze Cristina Maggia Procuratore dei minori della Liguria resto quattro spacciatori maggiorenni la conseguenza è circoscritta a quelle persone, alle loro famiglie, al loro ambiente, è accettato e previsto. Ma se scatta qualche provveI controlli Da qualche anno si sono intensificati i controlli antidroga con unità cinofile nelle scuole Quando si effettuano interventi su persone così fragili non basta un genitore, servirebbe un aiuto specialistico Francesco Cozzi Procuratore capo di Genova Hanno detto C’era un malessere che lo tormentava Una volta mi disse: “Tanto finisce tutto male” La compagna Una delle amiche del ragazzo suicida Terni Nel marzo 2014 il professor Franco Coppoli dell’istituto geometri di Terni impedisce l’ingresso della polizia nella sua classe. Subisce un provvedimento disciplinare e viene sospeso per 12 giorni Bologna/1 L’8 marzo 2016 in una succursale dell’istituto Laura Bassi di Bologna blitz dei carabinieri. Trovati un paio di grammi di marijuana. Studenti e genitori protestano per la criminalizzazione degli allievi Bologna/2 Due giorni dopo la scena si ripete all’istituto Manzoni. Vicino a un motorino vengono trovati 6 grammi di hashish. Perquisizione a casa del proprietario, arrestato per altri cento grammi Firenze Il 31 gennaio 2015 il dirigente dell’istituto Marco Polo non fa entrare i cani antidroga denunciando questo genere di blitz come inutili forme di terrorismo: «Trovano quantità irrisorie, è tutto inutile» .

Patto fra Libia e Italia per fermare i flussi dei migranti dal Sud L’accordo fra il ministro Minniti e dieci sindaci del Fezzan “Vi aiutiamo a controllare il confine meridionale” .

FORSE COLPITO CON DEGLI AGHI TOSSICI, SI È SENTITO MALE POCO PRIMA DI IMBARCARSI VERSO MACAO Avvelenato in Malaysia il fratellastro di Kim Nord Corea, Kim Jong-nam ucciso da due “agenti donne” all’aeroporto di Kuala Lumpur. Aveva criticato il leader.Traditori, spie e dissidenti I sicari tornano alla ribalta Amici finiti sulla lista dei sospettati fatti uccidere dai leader In Russia Nemtsov fu assassinato a pochi passi dal Cremlino.

Sei anni di reclusione per Abderrahim Moutaharrik, il marocchino campione di kickboxing finito in carcere nell’aprile scorso con l’accusa di terrorismo per presunti legami con l’Isis, e 5 anni per sua moglie Salma Bencharki. Sono queste le pene inflitte dal gup di Milano Alessandra Simion, che ha condannato anche altri due presunti terroristi: un’altra donna e un giovane, fratello di un «martire» del Califfo morto in Siria.

Fini è indagato per riciclaggio Sequestrati 5 milioni ai Tulliani L’inchiesta nata dalla vicenda della casa di Montecarlo. L’ex leader di An: atto dovuto. Il factotum “Checchino”: “Elisabetta ti ha plagiato E mo’ Gianfranco, che fai?” L’ex braccio destro: è succube della mogli.

IL LEONE RECUPERA UN MILIARDO USCENDO DA 15 PAESI Generali, il Cda blinda la difesa da Intesa e accelera sul piano

La stretta del Fisco Piemonte, la caccia agli evasori vale 600 milioni Il giro di vite di Equitalia: nel 2016 le riscossioni aumentano del 13%, il doppio della media nazionale.

Comune e associazioni in rete Dai denti alle protesi La sanità auto-gestita che cura 3 mila poveri Ogni anno 12 mila prestazioni: “Serve l’aiuto di tutti.

Controlli in tutta la provincia Tra furbetti e rifiuti Blitz dei carabinieri negli ecocentri Il centro migliore a Volpiano, il peggiore a Chieri.

17.02.17

 

 

  

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 IL 31.10 15  la sentenza del PROCESSO CONTRO GERONZI E CRAGNOTTI PER ESTORSIONE NEI CONFRONTI DI PARMALAT ha ammesso il danno per i soci Parmalat .     

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STIAMO RASCHIANDO IL BARILE: LAVORIAMO PER GLI IMMIGRATI NON PER I NOSTRI FIGLI ?

L’auto Usa chiede aiuto a Trump sulle emissioni Auto Alliance, l’alleanza che raggruppa la maggior parte dei produttori di automobili negli Stati Uniti, ha chiesto al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di rivedere gli standard sulle emissioni di gas serra imposti sui veicoli dalla precedente amministrazione Obama. In particolare Auto Alliance ha inviato venerdì una lettera a Trump per chiedergli di allentare gli standard di efficienza nei consumi. Secondo l’associazione Usa la norma, voluta da Obama per fare in modo che le auto producano veicoli con un’autonomia di 54,5 miglia al gallone (87,70 Km per 3,78 litri) entro il 2025, «minaccia i livelli futuri di produzione, mettendo a rischio centinaia di migliaia, se non un milione, di posti di lavoro».

DOPO I TERREMOTI Tra camper e strutture ancora 12 mila sfollati nSono scese a 12.158 le persone assistite in centro Italia dalla Protezione Civile dopo i terremoti di agosto e ottobre 2016, gennaio 2017 e l’ondata di maltempo di metà gennaio. Di queste, 9.450 sono ospitate in alberghi e strutture ricettive, di cui più di 3.100 sul proprio territorio e poco più di 6.300 negli hotel sulla costa adriatica e al lago Trasimeno. Circa 750 persone sono ospitati in container, camper e prefabbricati rurali in questi mesi, mentre altri 1.950 si trovano in palazzetti, strutture allestite nel proprio Comune e negli alloggi realizzati in occasione di terremoti del passato in Umbria, Marche e Abruzzo.

LAVAGNA, POCO PRIMA DEL GESTO UNA VIOLENTA LITE CON LA MAMMA La Finanza a casa del 15enne “Ho dell’hashish”, poi si uccide Era stato fermato all’uscita del liceo. Si è gettato dal balcone davanti alla madre e ai militari.

Più 50% di sbarchi sul 2016 Il Viminale rassicura i Comuni “Il piano c’è, serve pazienza” Il governo: ma se il trend non cambia, è un problema.

REPORTAGE “Giusto respingere i migranti Qui c’è chi specula su di loro” A Vitulano tutti difendono il sindaco che ha fermato gli arrivi “Il problema sono gli agriturismi riconvertiti per fare business.

Cara Mineo La procura: processare Castiglione nLa Procura di Catania ha chiesto il rinvio a giudizio di 17 persone per turbativa d’asta nell’ambito dell’inchiesta sulla concessione dell’appalto dei servizi, dal 2011 al 2014, al Cara di Mineo. Tra loro c’è anche il sottosegretario all’Agricoltura Giuseppe Castiglione, in qualità di soggetto attuatore del Cara. Castiglione si difende: «Dimostrerò la mia innocenza, sono estraneo alle accuse», dice. Lega e grillini chiedono le sue dimissioni.

L’Ue: l’Italia è ultima nella crescita Più tempo per correggere i conti La Commissione: “Nessun ultimatum, positivi gli impegni presi dal governo Ma ci sono rischi per l’incertezza politica e le difficoltà delle banche.

Debito, tasse e burocrazia i mali dell’eterna Cenerentola Gli economisti: manca la spinta delle riforme, le imprese faticano ad andare all’estero e pesa anche l’invecchiamento della popolazione.

All’inaugurazione dell’anno giudiziario la Corte dei Conti lancia un allarme sulla corruzione. Ma non su quella guidata da organizzazioni criminali ma su una forma di corruzione «diffusa» e portata avanti dai singoli che si può combattere solo con una maggiore efficienza e trasparenza della pubblica amministrazione. Per al Corte è l’inefficienza a creare «ampie zone oscure nelle quali più facilmente si possono inserire e nascondere i conflitti di interesse e la corruzione».

Raggi, il lungo addio a Berdini Un pool per bocciare il suo lavoro E Marra annuncia: “Parlerò ai pm, ma solo a indagini concluse” .

Scontro fra le fazioni sulle firme false I 5 Stelle rischiano di perdere a Palermo Nuti: “Possiamo appoggiare chi abbiamo querelato?.

Hamas sceglie un falco A Gaza vince l’ala militare Yahya Sinwar, 22 anni in carcere, sostituirà Hanyeh come leader.

CRESCE L’INSODDISFAZIONE ANCHE PER IL CAPO DI GABINETTO PRIEBUS E IL PORTAVOCE SPICER Casa Bianca, in bilico la poltrona di Flynn Il consigliere per la Sicurezza ha mentito al vicepresidente Pence e trattato con i russi prima del mandato.

Il presidente peruviano Pedro Pablo Kuczynski ha chiesto al collega americano Donald Trump la consegna del suo predecessore Alejandro Toledo, ricercato per corruzione dalla giustizia di Lima. La richiesta è avvenuta durante una telefonata fra i due leader, ha reso noto il ministero degli Esteri peruviano. Toledo, 70 anni, potrebbe trovarsi a San Francisco. L’ex presidente peruviano è scomparso giovedì dopo che un giudice ha emesso contro di lui un mandato d’arresto internazionale. Toledo è accusato di aver intascato una tangente da 20 milioni di dollari dalla società brasiliana Odebrecht per il progetto di costruzione dell’autostrada Interoceanica fra Rio de Janeiro e Lima, durante il suo mandato da presidente (2001-2006). Toledo, la cui moglie ha la cittadinanza israeliana, era stato segnalato in partenza per Tel Aviv, ma Israele ha annunciato che gli avrebbe negato l’accesso nel paese. L’ex presidente è molto legato all’uomo d’affari israeliano Josef Maiman, che sarebbe anche lui coinvolto nello scandalo Odebrecht. A quanto ha riferito un alto funzionario israeliano al quotidiano Haaretz, Toledo non sarebbe salito a bordo dell’aereo che sabato sera doveva portarlo da San Francisco a Tel Aviv.

Bruxelles dà due mesi all’Italia per riportare lo smog nei limiti Oggi l’ultimatum della Commissione. Roma rischia una maxi multa.

I deputati rumeni hanno approvato all’unanimità la proposta di un referendum sulla corruzione dopo le proteste di massa che per quasi 2 settimane hanno paralizzato Bucarest ed altri centri del Paese, per costringere il governo del socialdemocratico Sorin Grindeanu a ritirare un decreto che aveva alzato all’equivalente di 44.000 euro la soma da cui scattava il reato di corruzione. Norma «ad personam» per il presidente del partito socialdemocratico, Liviu Dragnea, sotto processo per una sospetta mazzzetta da 24.000 euro. La revoca del provvedimento, avvenuta il 5 febbraio, non era bastata a decine di migliaia di persone che hanno proseguito protestare chiedendo le dimissioni dell’esecutivo. Ora si attende solo la data del referendum.

Una crepa nella grande diga In California scatta la fuga di massa File di auto sulle strade e bivacchi: in 200 mila costretti a lasciare le contee di Oroville L’allarme delle autorità: c’è il rischio di un’inondazione. Nuove piogge, allerta massima.

“Sottovalutato il pericolo a Nassirya” L’ex generale deve risarcire le vittime Il tribunale civile: Stano ignorò l’allarme dell’intelligence militare che mise in guardia da un camion già 20 giorni prima dell’attentato.

Il professore che insegna a difendersi dalle bufale A Torino come a Berkeley, la fisica aiuta a scoprire i “ bluff”

14.02.17

 

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LE RISORSE SONO LIMITATE GLI IMMIGRATI NO

Un treno per la notte Quei nuovi poveri sul regionale dormitorio In viaggio con stranieri, giovani e disoccupati da Milano ad Alessandria.

Il vitto e l’alloggio per l’imam è dai padri giuseppini Ad Asti un esempio di convivenza menti restituiva il gallo salutando il pretendente. E se in Egitto veniva nascosto nelle tombe dei bambini per accompagnarli nell’aldilà, nel Medioevo il fischietto veniva spesso attaccato alle pareti delle case per scacciare gli spiriti maligni. «Oggi tra i bambini è un gioco sempre meno conosciuto - dice Wanda Sorbilli -: per questo organizziamo laboratori nelle scuole della zona, e alla «fera dij subièt» di Moncalieri». Una realtà poco nota Il museo ospita anche centinaia di pezzi artistici contemporanei, a forma di lumaca, teatrino, bande e poliziotti, Garibaldi e Pinocchio. In certi casi sono vere e proprie sculture realizzate da centinaia di artisti e artigiani italiani che partecipano all’annuale concorso di «sculture sonore», intitolato a Nino Fiumara. Lui trent’anni fa ha fondato in via Carlo Alberto il museo, che nel 2006 si è trasferito nell’attuale sede. Oggi il museo di via Real Collegio è ancora una realtà poco conosciuta, che apre al pubblico la prima domenica di ogni mese e vive grazie ai volontari: «Stiamo infatti cercando di ingrandire la sede con la collaborazione del Comune, e l’augurio di avere delle insegne che segnalino le nostre collezioni». Collezioni che sarebbero piaciute ad AmeIntegrazione e accoglienza. Un binomio usato e abusato fino ad essere svuotato di senso, ma che in questo caso si guadagna, sul campo, la sua ragion d’essere. Lui, Abdessamad Latfaoui, nato 49 anni fa a Casablanca, è l’imam di Asti. Punto di riferimento per 4500 musulmani, si divide tra i richiedenti asilo, ospiti dei centri di accoglienza, i tre luoghi di culto islamico della città e l’attività nel carcere di Quarto. A fine giornata torna a dormire all’Istituto gestito dagli Oblati di San Giuseppe. «Un imam che mangia e dorme dai preti?» Sotto la barba nera che inizia ad imbiancarsi Abdessamad non trattiene un sorriso. «E ci sto benissimo. I giuseppini sono persone straordinarie. La nostra convivenza è solo uno dei tanti esempi di come si possa realizzare l’integrazione tra culture e religioni diverse. Il rapporto di amicizia e stima con il vescovo Francesco Ravinale è un altro esempio». In questi anni difficili, sia sul fronte del terrorismo sia su quello dell’immigrazione, lui mantiene la barra a dritta e scrive su Facebook: «Appello a tutti musulmani: siete troppo grandi per cadere nella trappola della guerra tra religioni o del conflitto tra civiltà. È solo geopolitica: lo chiede il mercato... Viva la pace, Rifiutiamo la violenza nella parola e nell’azione». Carattere riservato che rasenta la timidezza, non ama parlare molto di sé: «Sono nato per ascoltare», sottolinea, interrompendo le domande. Ma gli operatori sociali che lo conoscono da tempo tracciano di lui un ritratto lusinghiero. «Non è uno che si limita a guidare la preghiera - spiega Alberto Mossino, responsabile del Piam, la onlus astigiana che gestisce il centro rifugiati di Villa Quaglina-. In momenti di particolare difficoltà, soprattutto tra alcuni ragazzi, ha saputo smorzare i rancori, ricordando che, non a caso, la parola più ricorrente nel Corano è pazienza. È un grande mediatore, anche per noi».

IL PRESIDENTE USA RIVENDICA IL TRAVEL BAN BLOCCATO DAI GIUDICI. OGGI UN NUOVO ORDINE ESECUTIVO Donald tira dritto sui migranti “Ho mantenuto la promessa” Ma messicani rifiutano i rimpatri e ingolfano i tribunali con i ricorsi. L’amministrazione Trump ha deciso di non difendere più davanti alla giustizia la posizione presa dall’amministrazione Obama sugli studenti transgender. Quelle linee guida secondo cui ognuno può usare bagni o spogliatoi non secondo il sesso di nascita ma secondo la propria identità di genere. L’attuazione di tali linee guida è stata bloccata ad agosto da una corte distrettuale del Texas in seguito a una causa intentata da una decina di stati Usa. E ora la Casa Bianca vuole mettere fuori legge i Fratelli musulmani Al Congresso un piano per inserirli nella lista dei gruppi terroristi.Fuorilegge I Fratelli musulmani sono stati dichiarati fuorilegge da Bahrain, Egitto, Russia, Siria, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Tagikistan e Uzbekistan.La Fratellanza è la più vecchia e diffusa organizzazione islamista del mondo, con ramificazioni in ogni Paese del mondo islamico e in Occidente (America inclusa) .

Tra i guardacoste libici “Pochi mezzi, ma proviamo a fermare i migranti” Nella base di Tripoli: “Fiduciosi dell’aiuto italiano Ora non riusciamo a controllare neanche il terreno” .Le iniziative di Roma dopo il Memorandum Il primo passo sarà la consegna di 12 motovedette per le pattuglie. I bombardamenti della Nato contro Gheddafi hanno completamente polverizzato la flotta navale libica.Abbiamo gommoni per il pattugliamento che possono portare 18-20 persone. Sono più piccoli dei natanti usati per le traversate Ayoub Omar Ghasem Militare delle forze navali libiche .

“Qui non abbiamo speranza Per partire bastano i soldi” Con i giovani del Bale che sognano di raggiungere l’Europa La maggior parte si affida ai trafficanti. E in molti spariscono.

ACCOGLIENZA, TENSIONE NEL COMUNE DI VITULANO Il sindaco del Pd chiude la strada e impedisce l’arrivo dei migranti Protesta nel Beneventano: “Sono troppi, basta”. Poi il prefetto svuota l’agriturismo.Gli altri casi 1 Ferrara Lo scorso ottobre barricate a Gorino (frazione del Ferrarese) per impedire che dodici donne migranti siano accolte in una struttura 2 Treviso Quinto, nel Trevigiano, dopo giorni di proteste nel luglio 2015 riesce ad allontanare da un residence un centinaio di migranti: il prefetto li sposta in una ex caserma.

Al Baghdadi è fuggito da Mosul Il califfo Abu Bakr al-Baghdadi capo dell’Isis avrebbe lasciato Mosul sotto assedio per fuggire in Siria, forse a Raqqa. Lo ha detto a Sky Iraq il generale iracheno, Abdolkarim Khalaf, secondo il quale al-Baghdadi se ne sarebbe andato con alti gradi dell’Isis, lasciando a Mosul comandanti ritenuti «inesperti nella guerra».

Equitalia incassa 9 miliardi È record Volano gli incassi della riscossione di Equitalia che nel 2016 hanno sfiorato i 9 miliardi. Un risultato record nell’ultimo anno di piena operatività, prima dell’assorbimento da parte dell’Agenzia delle Entrate. Equitalia ha messo a segno nel 2016 un +6,17% rispetto al 2015, corrispondente a oltre mezzo miliardo in più di recupero di debiti dei cittadini con il fisco e con gli enti previdenziali

Torna la minaccia di default della Grecia e di uscita di Atene dall’euro. Lo spread fra i titoli greci e quelli tedeschi è salito a 700 punti, man mano che si accumulavano le difficoltà nelle trattative sugli aiuti da Ue e Fmi. Ci sono 7 miliardi di debito in scadenza a luglio e si teme un default. Ma già entro il 20 febbraio dovrà essere completata la revisione delle misure richieste per sbloccare i nuovi aiuti. Il via libera all’ulteriore pacchetto è arrivato, ma con una condizione pesante: il governo greco dovrebbe impegnarsi ad attuare nuove misure di austerità per 3,6 miliardi di euro. .

IL VETTORE È ESPLOSO DOPO AVER PERCORSO 500 CHILOMETRI La Nord Corea lancia la sfida a Trump Nuovo test missilistico verso il Giappone. Gli Usa pronti a fornire più difese a Seul e Tokyo.

Per i cristiani siriani la salvezza è il ritorno nelle catacombe Stretti cunicoli umidi e bui: “Luoghi di morte che odorano di vita.

Ha voluto lasciare traccia del suo passaggio a Roma e così ha pensato bene di incidere sul Colosseo il suo nome corredato dall’aggiunta dell’anno in corso: «Sabrina 2017». E tanto per dare il buon esempio, lo ha fatto davanti alla figlia minorenne e a due nipoti maggiorenni. Protagonista dell’atto vandalico, una turista francese di 45 anni che è stata denunciata dai carabinieri per danneggiamento aggravato su edifici di interesse storico e artistico. La donna avrebbe usato una monetina d’epoca per fare l’incisione sulla base di un’arcata nei pressi dell’ingresso visitatori, ma è stata vista dai carabinieri che sono subito intervenuti. Un ennesimo sfregio sull’Anfiteatro Flavio, il secondo in meno di un mese. Il 16 gennaio scorso infatti due brasiliani di 31 e 33 anni avevano scavalcato le recinzioni attorno al Colosseo ed erano entrati all’interno del monumento eludendo i sistemi di sorveglianza nella piazza. 

Ha rapito sua figlia strappandola alle braccia della madre, per «portarle via la cosa a lei più cara», punendola perché aveva «osato» lasciarlo. Ieri, grazie al lavoro delle autorità internazionali e all’insistenza della donna, Mohamed Kharat, 40 anni, siriano, è stato estradato in Italia, dove però non accenna a voler collaborare per permettere alla sua ex compagna di riabbracciare la figlia Emma Houda, sequestrata 6 anni fa da Vimercate (Monza), portata in Siria e poi in Turchia. «Ora rivoglio mia figlia, non sappiamo ancora dove sia», è il commento di Alice Rossini, dopo l’estradizione dell’ex compagno. Ci sono voluti sei anni perché Kharat fosse consegnato alle autorità italiane. Da quando quella mattina, a pochi giorni da Natale, Emma fu portata via da suo padre. Il 21 novembre scorso Kharat è stato arrestato e consegnato all’Interpol proprio in Turchia, da dove nelle ultime 48 ore, a quanto si apprende, è stato espulso e inviato in Grecia, ultimo paese dove era stato identificato. Dalla Grecia, in esecuzione di un mandato di cattura europeo, l’uomo è stato estradato in Italia. Atterrato a Roma, attualmente è detenuto nel carcere di Rebibbia.

Le cause del crack Maxi buco di Eurofidi Il pasticcio delle pratiche che ha creato la valanga I dati in un documento interno del novembre 20.

13.02.17

 

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LE LEGGI NON VALGONO PER GLI IMMIGRATI

Il caso del Pininfarina Multato di 5 mila euro il ragazzo che vendeva merendine a scuola Per i vigili violava le leggi sul commercio.

Le convenzioni nNel 2000 viene firmata la Convenzione sui diritti dell’Infanzia per contrastare il coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati. Aumenta l’età minima per arruolare soldati, da 15 a 18 anni nNel 1998 è stato ratificato lo statuto della Corte penale internazionale, che pone come crimine di guerra l’arruolamento di bambini sotto i 15 anni in forze armate nazionali e il loro utilizzo internazionale.La guerra non tornerà in Sri Lanka, ora vogliamo la pace, ma io sono controllata ogni mese dalla polizia Pratheepa Balasooryan Ex bambina soldato 33 anni . Colombia Psicologi, giochi e centri di recupero La seconda vita dei baby guerriglieri .

l tema del rapporto fra Trump e la Russia si complica, mentre Putin considera, dice la Nbc, di estradare l’ex agente Nsa Snowden, per due ragioni: primo, la Cnn dice che l’intelligence Usa ha trovato alcune conferme del dossier secondo cui il capo della Casa Bianca sarebbe ricattabile da Mosca; secondo, il consigliere per la Sicurezza Flynn aveva discusso il tema delle sanzioni con l’ambasciatore russo, prima di entrare in carica. Sul primo punto, l’intelligence avrebbe confermato che le chiamate descritte nel dossier fra Mosca e alcuni cittadini russi sono avvenute, e probabilmente possiede le registrazioni. Non ci sono le prove delle rivelazioni più imbarazzanti a sfondo sessuale, che renderebbero Trump ricattabile, ma l’inchiesta prosegue. La Casa Bianca ha smentito, accusando la Cnn di pubblicare «fake news». Sul secondo, se Flynn avesse discusso le sanzioni avrebbe violato la legge, e poi avrebbe mentito al vice presidente Pence a cui aveva assicurato di non averlo fatto. Il primo punto mette a rischio la presidenza, mentre il secondo minaccia il consigliere per la sicurezza nazionale

L’allarme infinito nei vagoni Un arresto al giorno Nonostante i convogli scortati, in Lombardia resta l’emergenza.

l daspo e i dubbi in periferia “Così si tutela solo il centro” La zona Sud-Est di Milano tra case occupate e spaccio “È giusto dare più poteri, ma servono uomini e mezzi.

L’assessore al cronista sulla sindaca e Romeo Berdini, nuovo audio: loro amanti tu usami come fonte anonima Una dopo l’altra, cade anche l’ultima delle tesi sostenute dall’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini per costruire una «verità alternativa» intorno al colloquio avuto con il giornalista de La Stampa Federico Capurso: «Lui non mi aveva detto di essere un giornalista - sostiene Berdini in un articolo pubblicato da Repubblica - Solo alla fine mi sono insospettito. E lui ha ammesso di fare il precario a La Stampa». Ora, è un inedito estratto di nove secondi della conversazione registrata, pubblicato sul sito de La Stampa a illuminare la verità dei fatti: «Questi erano amanti. Rimanga tra noi, poi lo utilizzi come un anonimo che ti ha detto…», si sente distintamente dire da Berdini, in riferimento alla relazione attribuita alla sindaca Virginia Raggi con il suo ex-capo staff Salvatore Romeo. E la raccomandazione, a scanso di equivoci, arriva dopo un minuto, su oltre sei di colloquio. Berdini, quindi, sapeva sin dall’inizio di parlare con un giornalista. Ma ad emergere è soprattutto la volontà di rendere pubblica la relazione tra Raggi e Romeo, tentando di nascondersi dietro l’anonimato dalle prevedibili reazioni che ci sarebbero state in Campidoglio. Non solo le bugie, dunque, ma anche l’ingenuità, della quale l’assessore si era ammantato in questi giorni, è perduta. Il castello di carte su cui si regge la permanenza di Berdini in Campidoglio subisce così un nuovo scossone. Un nutrito gruppo di consiglieri capitolini, nonostante tutto, chiedono a Raggi di tenere l’assessore al suo posto: «Ogni volta che dobbiamo sostituire qualcuno, dobbiamo concedere tempo al nuovo arrivato perché si ambienti, e il nostro lavoro viene rallentato. Così facciamo un passo avanti e tre indietro», è la linea di pensiero comune. Dall’altra parte, Raggi tentenna. Il tentativo di Berdini di usare un quotidiano per far passare un gossip sulla sua supposta relazione con Romeo è difficilmente perdonabile. Va trovato un sostituto, che al momento non c’è, e lo scouting prosegue senza particolari accelerazioni. Rimane in piedi la carta Raggi, con delle deleghe da caricarsi sulle spalle e uno stadio da fare. Il peso potrebbe iniziare a farsi sentire. Martedì intanto la Procura di Roma intende interrogare in carcere Raffaele Marra, l’ex capo del personale del Comune indagato, in concorso con la sindaca Raggi, per la promozione del fratello Renato.

Tripoli, manovre contro Sarraj “Il premier ha i giorni contati” Si muovono le brigate e le fazioni rivali: ha fallito Il leader indebolito cerca appoggi all’estero. I timori Usa.

DOVRÀ MONITORARE L’AFFOLLATO SANTUARIO MARIANO Un pastore di Francesco per le anime di Medjugorje.

Nobili e Giotti sotto inchiesta Eurofidi, indagati ex presidente e direttore generale Il reato ipotizzato: appropriazione indebita.

12.02.17

 

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IL SENSO DELLA MISURA CHE MANCA

Una trentina di studenti coinvolti: alcuni chiedono i danni La beffa del master cancellato L’Unicri: troveremo un rimedio Il corso è un’eccellenza per Torino. Nuove polemiche con l’Università Non siamo riusciti a terminare in tempo tutte le procedure che erano previste con l’ateneo partner Cindy Smith Direttore Unicri Torino Non abbiamo mai raggiunto un accordo e non potevano utilizzare il nostro logo Intendo querelarli Ugo Mattei Coordinatore Iuc Torino

Consegnata dal prefetto ai famigliari della vittima nel Giorno del Ricordo L’Anpi contesta l’onorificenza “Premiato un repubblichino” “Non merita la medaglia alla memoria del presidente Mattarella. L’impegno della Regione: entro fine 2017 Dopo 70 anni, gli esuli di Istria e Dalmazia avranno una casa loro.

’Agenzia Regionale per l’Ambiente analizza gli effetti dell’inquinamento dell’aria in un anno L’Arpa: 900 morti da smog Si avvicina la stretta sui diesel.Dal 2010 la situazione sta migliorando “Le polveri sottili accorciano la vita: 900 morti l’anno” L’Arpa: i decessi aumentano dopo i picchi di smog Sulla parete bianca della Sala delle Colonne del consiglio comunale gli esperti dell’Arpa, l’agenzia regionale di protezione ambientale, fanno scorrere slide con numeri, metodologie per leggere e mappare lo stato di salute dell’aria che si respira in città. Alcuni grafici fotografano l’andamento dell’inquinamento da polveri sottili e spesso le curve schizzano verso l’alto: «Ad ogni picco di emissioni nocive corrisponde pochi giorni dopo un analogo picco del numero di persone decedute». Ennio Cadum, direttore del centro regionale per l’epidemiologia e la salute ambientale di Arpa, non è abituato ad usare parole diplomatiche per descrivere questa situazione di emergenza e non lo ha fatto nemmeno ieri davanti ai consiglieri della commissione Ambiente della Sala Rossa. Del resto i numeri non lasciano margine per interpretazioni: «Abbiamo stimato - spiega Cadum - che in città ci siano circa 900 decessi l’anno causati dall’eccesso di presenza di polveri sottili e di questi ci sono almeno un centinaio di casi che si collocano a ridosso dei giorni dei picchi». Va detto che l’ultimo studio completo è del 2010 e lo stesso direttore del centro epidemiologico dell’Arpa riconosce che la situazione è migliorata, e lo dimostrano anche le foto del satellite, permettendo che l’aspettativa di vita per le persone che soffrono di bronchite cronica, diabete e cardiopatia si sia leggermente allungata. Detto questo, però, l’alto livello di polveri sottili e di quelle ultra-sottili (Pm2,5) accorciano la vita dei torinesi di 24 mesi rispetto alla soglia massima di tolleranza fissata dall’organizzazione mondiale della sanità. Un dato preoccupante se si tiene conto che per i soggetti a rischio della provincia di Torino le aspettative di vita si riducono «solo» di circa 9 mesi e a livello regionale è leggermente peggiore: 9,6 mesi. A livello nazionale il numero di decessi di persone a rischio collegate agli effetti dell’eccesso di inquinanti è stimato in oltre 34 mila persone. Secondo gli esperti gli effetti delle polveri inquinanti sono simili a quelli che verrebbero ne tra i metalli contenuti nelle polveri sottili e l’insorgenza del morbo dell’ Alzheimer. Quel che preoccupa gli esperti è il fatto che nel corso del 2016 la soglia annuale massima di Pm10, fissata in quaranta microgrammi, sia stata superata dalla stazione di Torino/Grassi. Senza dimenticare che tutte le stazioni non hanno rispettato la soglia di tolleranza giornaliera fissata in 50 microgrammi. Nel 2016 ci sono stati 86 giorni di sforamenti contro i 35 previsti. Il sessanta per cento dei quali è stato riscontrato nei tre mesi invernali. Lo pneumolgo “È un problema reale A rischio bimbi e anziani” Roberto Prota: le polveri inalabili colpiscono gli organi interni.

“24 banchieri guadagnano come 2292 neoassunti” «Con i bonus e i compensi guadagnati nell’ultimo anno da 24 grandi banchieri italiani, per un totale di 59.245.195 euro, si sarebbero potuti assumere in banca 2292 giovani». È quanto scrive in una nota Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi (sindacato dei bancari). Sileoni sottolinea che fra i beneficiari di quei 59 e passa milioni «ci sono anche i responsabili di alcuni dei maggiori dissesti finanziari del nostro Paese»; il sindacalista aggiunge che «un neoassunto percepisce 1900 euro lordi per 13 mensilità». Secondo Sileoni «è necessario che il sistema bancario sviluppi gli anticorpi per impedire che i manager ricevano stipendi milionari al di fuori di ogni logica di mercato e criterio di merito».

Gli hacker russi spiavano Gentiloni” Mosca frena: falso L’attacco alla Farnesina nel 2016 durato almeno 4 mesi La posta elettronica del personale del ministero degli Esteri e delle ambasciate è stata hackerata per almeno quattro mesi a partire dalla primavera scorsa, quando ministro era Paolo Gentiloni, oggi premier. Sospettata dell’attacco, svelato ieri dal quotidiano inglese «Guardian», è la Russia, che però prontamente reagisce e, per bocca della portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, Maria Zakharova, fa sapere che «non ci sono fatti che provano questa affermazione» e invita la parte italiana a «contattare direttamente i colleghi russi». da qualche giorno sull’argomento indaga la procura di Roma, ipotizzando contro ignoti i reati di accesso abusivo a un sistema informatico, procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, intercettazione illecita di comunicazione informatiche e spionaggio politico e militare. L’indagine è partita per una segnalazione del Cnaipic, il Centro nazionale anticrimine informatico della Polizia postale: si sospetta che l’aggressione venga dall’Est Europa perché il malware usato avrebbe caratteristiche molto simili a quelli di ingegneria informatica di quelle regioni. Dopo le polemiche delle settimane scorse sulle presunte interferenze russe sul voto americano, dopo che in questi giorni la stampa francese adombra l’ipotesi di interventi russi contro il candidato all’Eliseo Emmanuel Macron, una nuova ombra si allunga su Mosca: e sarebbe tanto più inquietante stavolta perché, se fosse confermato, si tratterebbe di un attacco fatto, come nota il «Guardian», «contro un Paese generalmente considerato poco ostile al Cremlino rispetto ai Paesi europei come la Germania e la Gran Bretagna». «Degli amici russi non ci si può fidare a occhi chiusi», commenta Fabrizio Cicchitto di Ncd, «è auspicabile che il ministero si munisca di piccioni viaggiatori», scherza. Da Sel, il capogruppo Arturo Scotto lo definisce «un fatto clamoroso» e chiede che il ministro Alfano vada in Parlamento a riferire sulla vicenda. In controtendenza il più grande ammiratore di Putin nel panorama politico italiano, il leghista Matteo Salvini: «Politicanti nascondono i loro problemi e le loro sconfitte dando la colpa agli “hacker russi”, qualunque cosa accada al mondo è colpa di Putin», dice. Altro che preoccuparsi: «Viva gli hacker russi». c Sarebbero stati quindi carpiti mail, contatti, notizie. Non le informazioni più sensibili e delicate, però, perché i pirati informatici non sarebbero riusciti ad accedere al livello dei dati «criptati», né nulla che riguardi la posta dell’allora titolare degli Esteri, perché, spiega un’anonima fonte del governo italiano al giornale inglese, lui «evitava di usare le mail». Una vicenda di cui, fanno sapere fonti della Farnesina, nel grande palazzone bianco sul lungotevere erano già informati da un po’: tanto che, dopo il primo attacco, misero in atto un intervento di «rafforzamento».

Trump e l’app anti intrusione nDopo le intrusioni nella posta elettronica che hanno sconvolto la campagna elettorale americana, anche i repubblicani si difendono. Alcuni membri dell’amministrazione Trump starebbero comunicando attraverso la app Confide, una chat con cui inviare messaggi criptati e che si autocancellano dopo essere stati letti. Lo scrive la media company Axios. Per un funzionario del partito, Confide «fornisce qualche copertura» ai politici, più attenti dopo lo scandalo delle email che ha coinvolto Hillary Clinton. Ad essere apprezzato della chat, lanciata sul mercato tre anni fa, è anche il fatto che renda difficile fare gli screenshot dei messaggi .

“Abbiamo inventato la stampante 3D in versione braille” Progetto ad Alessandria con Fastweb.

Stretta sui migranti irregolari E arriva il Daspo per le città Via libera al piano del governo: un nuovo Cie per ogni Regione Più poteri ai sindaci, possibili ordinanze contro prostitute e alcol .

Tra i migranti fermi in Libia “Il piano Ue non funziona I soldi finiranno ai trafficanti”.

Attacco sventato in Francia Arrestata jihadista di 16 anni Blitz a Montpellier: 4 in manette. In un video la ragazza giura fedeltà all’Isis Drone Usa uccide a Mosul il rapper Kassim, reclutatore del Califfo in Europa.

Così in Siria gli uomini di Al Baghdadi guidano i lupi solitari al martirio Le azioni pianificate a Raqqa e coordinate attraverso i social network.

Il Grande Oriente recupera le liste nIl Grande Oriente d’Italia (Goi) ha richiesto la restituzione delle carte che erano state sequestrate dall’allora procuratore di Palmi Agostino Cordova quando condusse l’inchiesta sulle logge massoniche. «I magistrati ci hanno autorizzato», spiega Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia. Il senatore Cinque Stelle Mario Michele Giarrusso, componente dell’Antimafia. «A questo si aggiunge il fatto che il Goi non ha dato all’Antimafia gli elenchi degli iscritti in Sicilia e in Calabria, la presidente Bindi dovrebbe dimettersi.

L’Inps: stop ai sussidi per i “cocopro” che perdono il lavoro Il ministero del Lavoro promette di rimediare “L’indennità entrerà nel decreto Milleproroghe” .“Mi ha aiutato a sopravvivere Ora quell’assegno non c’è più” Mario, collaboratore precario con dottorato, ha l’incarico di trovare un’occupazione agli altri.

Due manager condannati in primo grado, uno assolto. Si è chiuso a Pavia il processo per 27 morti di amianto alla Fibronit di Broni, ex operai della fabbrica e residenti della zona deceduti a causa del mesotelioma pleurico. Condannato per omicidio colposo a 4 anni l’ex ad Michele Cardinale, 74 anni; 3 anni e 4 mesi per Lorenzo Mo, 70 anni, ex direttore dello stabilimento. Assolto «per non aver commesso il fatto» l’ex consigliere di amministrazione Alvaro Galvani. A 13 anni dalla prima denuncia, le responsabilità di due dei cinque dirigenti ancora in vita (erano 10 in origine sotto accusa) sono riconosciute per la prima volta. Alle parti civili è stata riconosciuta una provvisionale di 20 mila euro a persona. Una prima vittoria per i parenti delle vittime, dopo l’assoluzione in appello di altri due dirigenti, Claudio Dal Pozzo e Giovanni Boccini. «Sentenza tardiva, ma ci rende giustizia», ha commentato Silvio Mingrino, che alla Fibronit ha perso i genitori. «Mio padre tornava dalla fabbrica con i vestiti coperti di polvere e mia madre li lavava», lei è morta nel 2008, lui nel 1999 e il suo caso è andato in prescrizione, come gran parte dei 280 contestati in origine. La città ha il peggior bilancio di vittime di amianto in Italia, 3 mila morti dagli Anni 70. «La stima non è definitiva», spiega l’avvocato Luca Angeleri, «ogni anno ci sono 50 nuovi casi di mesotelioma, il picco di malati durerà fino al 2025».

11.02.17

 

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LA BOMBA NUCLEARE FRANCESE  E L'ISIS , CI STANNO UCCIDENDO .

Ciriè, vittima uno studente di 14 anni Denuncia i bulli che lo perseguitano da 8 mesi Dopo botte, minacce e scherzi infamanti il ragazzo è dovuto andare in cura dallo psicologo.Il racconto di Luca “Costretto a subire umiliazioni e a mangiare escrementi nel panino”.

Esplosione nella centrale nucleare Paura nel Nord della Francia Incendio a Flamanville: cinque intossicati e un reattore spento per precauzione Poi rientra l’allarme. Il prefetto rassicura: “Non c’è nessun pericolo radioattivo” .Il pericolo arriva dai vecchi reattori Berlino li smantella, Parigi tira dritto Fermare gli impianti d’Oltralpe avrebbe costi enormi I rischi maggiori dalle zone di guerra dell’Ucraina. I eri il nucleare in Francia ha fatto paura: gli occhi erano puntati sulla centrale di Flamanville, in Normandia. Si è verificato un incidente, apparentemente senza gravi conseguenze. Ma ha ricordato che i rischi di un Paese, il più nuclearizzato del mondo, sono sempre lì, in agguato. Flamanville è anche l’amena località sulle rive della Manica dove è in corso la costruzione di un reattore di nuova generazione, l’Epr, che si è trasformato in un cantiere eterno e dispendiosissimo, al tiva dal 1977. Si trova sulle rive del Reno, davanti alla Germania, in una zona ad alto rischio d’inondazioni e pure sismico. François Hollande, già prima di essere eletto, nel 2012, aveva promesso che l’avrebbe fermata. Ma non è stato così. Fessenheim funziona ancora oggi e non è chiaro quando finalmente chiuderà i battenti. Mentre altre centrali troppo datate, come quelle di Blayais, di Bugey o del Tricastin, restano operative. I problemi del nucleare in Europa non si limitano alla Francia. I 128 reattori attivi nella Ue hanno un’età media di quasi 32 anni. La situazione più a rischio è forse in Bulgaria. Alla centrale di Kozloduy, quattro dei sei reattori inizialmente esistenti furono chiusi prima dell’adesione al’Unione europea: lo impose proprio Bruxelles. Ne restano operativi due, uno dei quali ha visto la sua licenza di 76 per cento Dell’energia totale prodotta in Francia arriva dal nucleare È il record europeo Sulla Manica La centrale nucleare di Flamanville si trova all’estremità nordoccidentale della Francia 1977 l’anno La centrale di Fessenheim è la più vecchia della Francia Le altre sono state costruite negli Anni 80 di là di ogni previsione iniziale. In realtà, non è tanto lì che i francesi guardano con apprensione per la sicurezza nucleare, ma verso Est, in Alsazia, a Fessenheim. L’impianto più (terribilmente) vecchio del Paese. Uno dei problemi maggiori dei reattori d’Oltralpe (sono 58 e generano il 76% dell’elettricità prodotta a livello nazionale) è che, in certi casi, sono così datati da diventare pericolosi. Arrestarli, però, rappresenta un costo enorme per Edf, il colosso che li gestisce (a controllo pubblico per l’85%) e per uno Stato sempre più indebitato. Tanto più che Edf va male, perché dopo l’incidente di Fukushima il made in France del settore si esporta sempre meno, senza contare quella mezza catastrofe tecnologica e finanziaria che si è rivelato l’Epr. E qui ritorniamo a Fessenheim. È la più vecchia centrale in Francia, operasfruttamento estinguersi nel novembre scorso (ma continua a funzionare). Rischi ancora maggiori riguardano un Paese che non fa parte della Ue, ma che si ritrova subito a ridosso della frontiera orientale: l’Ucraina, lo stesso del terribile incidente di Cernobil. Lì le difficoltà finanziarie e la guerra civile hanno provocato una riduzione degli investimenti nei 15 reattori ancora in funzione (assicurano oltre il 56% dell’elettricità prodotta). Nel dicembre 2014 nella centrale di Zaporizzja si è verificato uno dei più preoccupanti incidenti degli ultimi anni in Europa. La Germania, invece, dopo lo choc di Fukushima, è il Paese che più seriamente sta portando avanti il suo programma di smantellamento (restano ancora otto reattori operativi, il 16% della produzione di elettricità). Qui si prevede la fine definitiva del nucleare nel 2022, con un costo stimato a 47,5 miliardi. E così adesso le autorità tedesche fanno pressione sui vicini, perché, se non usciranno dall’atomo, almeno salvaguardino la sicurezza. Le polemiche non sono forti solo con la Francia, ma pure con il Belgio (sette reattori per il 37,5% dell’elettricità). Qui gli occhi sono puntati soprattutto sulla centrale Tihange, che negli ultimi anni funziona a singhiozzo. Quanto alla Svizzera, dopo Fukushima aveva deciso di uscire dal nucleare. Ma senza fissare un calendario preciso per la chiusura dei suoi cinque reattori. Lo scorso novembre si è tenuto un referendum per limitare la «vita» massima di un impianto a 45 anni. Ma è stato rigettato. La centrale elvetica di Beznau è operativa da 47 anni. È la più vecchia del mondo. E continuerà a funzionare.

35 anni L’età dell’uomo indagato per apologia di terrorismo e invitato a seguire un corso di deradicalizzazione dal fondamentalismo Con il fucile Edmond Ahmetaj in un fermo immagine postato su Internet Rieducazione e un corso dall’imam per l’operaio che inneggiava all’Isis Il Tribunale di Bari: così imparerà che l’Islam non è terrorismo CARMINE FESTA BARI il caso G li agenti della Digos lo tenevano d’occhio dal novembre del 2015, dopo l’attentato terroristico al Bataclan di Parigi. Di Edmond Ahmetaj, 35 anni albanese di nascita e cittadino italiano residente a Noci (Bari), non convincevano gli spostamenti ma soprattutto la navigazione in Internet. Dopo accurate indagini Ahmetaj è stato indagato per apologia del terrorismo. E inoltre, e questa è una novità assoluta, l’uomo è stato invitato a seguire un corso di de-radicalizzazione dal fondamentalismo. Un corso sociale e religioso che Ahmetaj ha accettato di seguire. Sarà affidato a Sharif Lorenzini, presidente della comunità islamica pugliese, cui spetterà il compito di guidare Edmond in un percorso di studi che gli faccia comprendere la differenza tra Islam e terrorismo anche perché, come hanno documentato i poliziotti, Ahmetaj non si è mai avvicinato ad una moschea. Eppure il suo personal computer e il suo telefonino erano pieni di post inneggianti all’Isis, immagini che lo ritraggono anche a volto coperto mentre imbraccia il fucile, video e fotogrammi di esecuzioni di prigionieri. Non mancavano filmati di azioni terroristiche dei seguaci del Califfato con accusa ai governi occidentali di essere la vera fonte del terrorismo internazionale. L’uomo condivideva in rete immagini di terroristi, giocava con un videogioco simile ad «Assassin’s Creed» nel quale le voci originali sono sostituite da altre che esaltano l’Isis e accusano gli inglesi di aver distrutto il primo Califfato dell’impero ottomano. Nel computer del trentacinquenne è stato inoltre trovato il file con l’intervista del fondamentalista islamico inglese Anjem Choudary. Frasi condivise da Ahmetaj in cui Choudary minaccia l’Italia e invoca la conquista di Roma per imporre la sharia. Ce n’era abbastanza, dunque, per contestargli l’apologia del terrorismo. A Edmond Ahmetaj è stato vietato l’uso di Internet, è stato ritirato il passaporto e gli altri documenti con i quali sarebbe potuto espatriare. Il giovane albanese cittadino italiano inoltre non potrà allontanarsi da Noci, provincia di Bari, per i prossimi due anni. Per la Digos Edmond ha rivelato, in seguito all’indagine, una elevata pericolosità sociale che con tutta probabilità lo avrebbe portato a compiere atti di terrorismo. Tesi questa condivisa da Francesca Lamalfa, presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Bari che ha accolto con urgenza la proposta della Procura applicando per Ahmetaj due anni di sorveglianza speciale. Il tribunale di Bari gli ha inoltre proposto «un percorso di studi e di valori della religione islamica che consenta di acquisire elementi di conoscenza che gli permettano di comprendere gli insegnamenti religiosi senza confonderli con il fondamentalismo e la propaganda islamista». Così è scritto nel provvedimento che gli agenti della Digos gli hanno notificato. Ma è proprio sul percorso di de-radicalizzazione che è andato in scena uno scontro tra il Tribunale barese e la Procura generale che ha impugnato il provvedimento della sorveglianza speciale sostenendo che quel percorso non andava consigliato bensì imposto ad Ahmetaj. Il recupero, in buona sostanza, si otterrebbe solo così. Il Tribunale di Bari non ha accolto la tesi della Procura generale sostenendo che imporre all’uomo di frequentare la comunità islamica e di seguire gli insegnamenti di un imam configurerebbe l’ipotesi di violazione della libertà religiosa. Meglio, dunque, accogliere la richiesta della Dda barese con la sola proposta di de-radicalizzazione e non con l’imposizione del corso di studi finalizzato alla distinzione tra fede e terrorismo. Ma la Procura generale ha impugnato il provvedimento dinanzi alla Corte d’Appello ritenendo che la decisione del Tribunale «rischia di iscrivere la matrice religiosa del terrorismo internazionale fra le libertà religiose tutelate dalla Costituzione».   2 anni L’operaio, cittadino italiano di origini albanesi, non potrà allontanarsi da Noci (Bari) per i prossimi 24 mesi.

L’allarme ambientale alle Basse di Stura “Il rischio tumori era noto da 14 anni” Venti decessi sospetti nelle zone Nord della città di Torino . E arriva un nuovo esposto in Procura .378 piombo L’Arpa ha trovato 378 parti per milione di piombo contro le cento previste 12,2 stagno Nei terreni sono state riscontrate 12,2 parti per milione di stagno: il massimo di legge è 1 .

Tre milioni di euro su due conti svizzeri. Sono partite da lì le indagini sulle società «paravento» estere utilizzate per fare contratti con «Sipra» e «Rai pubblicità». Senza pagare l’Iva. L’inizio Settembre 2013. La Guardia di Finanza di Milano indaga sulla bancarotta di una galassia di società collegata a Daniele Gilardi, milanese, ex dipendente «Sipra», poi passato al settore privato e diventato responsabile commerciale (fra le altre) della «Tome Group Advertising Media srl» e della «Tome Advertising Group srl». Quelle due società avevano dirottato su altrettanti conti svizzeri i tre milioni individuati dai militari. In quel periodo, l’attenzione era concentrata sulle bancarotte, «pilotate» attraverso l’accumulo di debiti scaricate da altre aziende della «galassia» di Gilardi. In quelle cifre con molti zeri c’erano anche le varie «partite» di Iva non pagata. Le indagini Da quell’indagine è scaturito un procedimento penale, poi diviso in vari rivoli, tra rinvii a giudizio e condanne con rito abbreviato. E poi, la procura ha deciso di inviare (per competenza) a Torino il materiale sulle operazioni estere dove era coinvolta l’agenzia pubblicitaria della Rai. Tocca ancora alla Guardia di Finanza lavorare su quelle società. In ballo ci sono 110 milioni di Iva evasa tra il 2006 e il 2016. Il Nucleo di Polizia Tributaria analizza conti, studia le operazioni. Per loro, un fatto è evidente: le fatture di alcune società sono fasulle, servono soltanto da paravento per far sparire i soldi dell’Iva all’estero. I militari riferiscono al pm Ciro Santoriello, che l’altro giorno decide per la perquisizione (e contestuale avviso di garanzia per fatturazioni false) a 11 personaggi, compresi «top manager» della Rai, di «Sipra» e «Rai pubblicità». La procura cerca risposte ad alcuni interrogativi: per quale motivo le agenzie pubblicitarie dalla Rai si sono rivolte a ditte estere nonostante i clienti da Soldi accumulati dalle società che non pagavano l’Iva Le indagini sulla pubblicità Rai puntano al tesoro in Svizzera Le fatture Quelle di alcune società sono fasulle: servivano da paravento per far sparire i soldi dell’Iva all’estero soddisfare fossero italiani? E come facevano «Sipra» e «Rai pubblicità» a non sapere che quelle società non avevano nemmeno un ufficio? In più, pare che alcune fatture fossero «scorporate», distinguendo importi pari al totale del servizio e cifre pari a quelle previste per l’Iva. Per quale motivo?.

Processo per calunnia contro l’ex patron della Fondazione Salone del Libro Aula a porte chiuse per i segreti di Picchioni La testimonianza dell’esperto di comunicazione che aveva rifiutato le “avances” del presidente.Le tappe nNell’aprile 2014 i carabinieri avviano un’indagine su un ex dirigente dell’Inps di Chieri, in stretti rapporti con Rolando Picchioni. I carabinieri arrivano a perquisire anche gli uffici della Fondazione Salone del Libro, ritenendo di poter trovare elementi contro quel funzionario pubblico sotto inchiesta per corruzione nNel maggio 2015 Picchioni finisce sotto indagine per peculato: un uomo lo accusa di avergli chiesto di emettere una fattura da 80 mila euro per chiedergliene indietro 30 mila. Lui si dichiara innocente, ma l’indagine è tutt’ora in corso, ad opera dei carabinieri coordinati dal pm Gianfranco Colace nNel 2015 Picchioni firma due assegni (uno è per la parcella dell’avvocato di controparte) per l’imprenditore che gli aveva rifiutato il «favore» di emettere le fatture false. Poi, dichiara agli inquirenti che l’imprenditore gli aveva estorto quel denaro. Di qui, l’accusa di calunnia che lo ha portato davanti al giudice nNell’aprile del 2016 prende il via il processo a Picchioni. Nella prima udienza, l’ex presidente della Fondazione Salone del Libro ha anche incrociato il proprio accusatore, che si è costituito parte civile. Nell’udienza di ieri, proprio l’imprenditore era chiamato a testimoniare. Picchioni ha preferito non essere in aula.

Gestiva le pratiche antincendio di Torino Congelato il tesoro dell’ex pompiere che voleva bustarelle Sequestrati conti, case e auto per mezzo milione.

Sequestrati beni per 630 mila euro Avvocato riciclava i soldi della truffa per la vendita delle isole fantasma.

Traffico di droga Preso a Caselle l’ultimo latitante della banda del boss Trimboli Si chiama Hebert Oswaldo Bedregal Achahua ed è un trafficante peruviano di 43 anni. Risultava latitante da nove mesi, cioè da quando era destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al traffico transnazionale di sostanze stupefacenti. Nello specifico: fiumi di cocaina che viaggiavano, via mare, dal Sud America verso le coste italiane e poi fino a Torino. I carabinieri hanno acciuffato Bedregal Achahua la notte tra lunedì e martedì, appena è atterrato all’aeroporto di Caselle. Un viaggio forzato e che gli investigatori attendevano da giorni, visto che l’uomo è stato costretto a raggiungere il capoluogo per ragioni mediche: doveva sottoporsi all’asportazione del palloncino intragastrico che gli era stato inserito poche settimane prima di far perdere le proprie tracce. Erano stati i militari del Nucleo investigativo di Torino, lo scorso maggio, a smantellare l’organizzazione criminale (14 uomini tra italiani e peruviani) in capo a Giuseppe Trimboli, 67 anni di Gioiosa Ionica, figura di spicco della ’ndrangheta. L’inchiesta, chiamata «Operazione Sogno», era scattata nel marzo 2015. I carabinieri indagavano su un’importante partita di cocaina che sarebbe dovuto arrivare in Italia dalla Colombia. Da quelle ricerche si è arrivati all’organizzazione di Trimboli, che importava la droga nascosta nei container. Erano le stesse famiglie straniere a gestire una piantagione in Perù: così, dai campi, lo stupefacente arrivava in mano ai pusher di strada quasi senza passaggi di intermediazione.

Troppi parchi solo sulla carta Dossier Wwf sulle aree protette in Europa: metà sono svilite da attività illegali e cattiva gestione Le norme ci sono, ma spesso vengono eluse. Eppure le storie di successo esistono. Anche in Italia.Il piccolo paradiso di Torre Guaceto dove il turismo batte la pesca di frodo In quindici anni fauna ittica cresciuta del 400%. Boom di presenze estive.

Elicotteri, missioni e investimenti Londra-Roma, l’intesa militare c’è già Incontro tra Pinotti e Fallon per la Difesa comune.

Violenti scontri a Tripoli Le milizie si autoproclamano Guardia nazionale libica I veterani di Sirte nella capitale: noi alternativa ai soldati di Sarraj.

Egitto, sale il prezzo di olio e zucchero La crisi alimentare spaventa Al Sisi Nel 2011 i rincari della farina provocarono rivolte di massa.

Usa, altro stop a Trump La Corte d’Appello dice no al bando per i musulmani E la Casa Bianca bacchetta la sua consigliera “Pubblicità alla linea di abbigliamento di Ivanka”.

Ieri il legale Lanzalone al vertice tecnico La giravolta sulla stadio in mano all’avvocato genovese Grillo nel 2014 bocciò l’impianto. Di Battista: si farà.

Perché le frasi dell’assessore rischiano di inguaiare Raggi “Lei e Romeo sono amanti”, ha sostenuto l’urbanista Potrebbe essere ascoltato dai pm che indagano sulle polizza.

Con un post sul blog di Grillo, il sindaco di Livorno Filippo Nogarin ha annunciato di voler chiudere l’inceneritore: «Bonificheremo l’area e al posto di tutto questo realizzeremo un pratino all’inglese», scrive il primo cittadino. Grillo, con un tweet, ha lanciato una frecciata a Federico Pizzarotti, ex M5S: «Un vero sindaco, se lo promette, l’inceneritore lo chiude sul serio» Nogarin «.

Firme false, 14 grillini verso il processo I pm: “Nuti fu il regista dell’operazione” Palermo, rischiano il deputato e altre due parlamentari.

LA PROTESTA DEI COLLETTIVI DI ESTREMA SINISTRA CONTRO I DISPOSITIVI PER CONTROLLARE GLI INGRESSI NELL’ATENEO Guerriglia all’Università contro i tornelli Bologna, la polizia sgombera la biblioteca occupata. Barricate e scontri anche nelle strade del centro.

Fisco, incassi record dall’evasione e le entrate salgono a 450 miliardi Ma i conti tornano solo grazie ai 4,1 miliardi recuperati con l’operazione del rientro dei capitali .

Caso Kroll, assolto Tronchetti Provera .

Quest’anno servono 202 milioni per coprire il disavanzo La Regione riprende ad investire su viabilità e alloggi popolari.

10.02.17

 

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INTRIGHI E GIOCHI DI POTERE SEMPRE IN AGGUATO

Riforma sostenuta da una maggioranza trasversale: «Non razzismo, ma realismo» Case Atc agli immigrati La Regione Piemonte cambia le regole Gli attuali criteri per le assegnazioni penalizzano gli italiani .

Screening pagato dalla Regione e affidato alle Molinette Nel Centro di Settimo esami contro la Tbc “Controlli da marzo” Tra i profughi in arrivo aumentano i casi di scabbia In sei mesi sono state curate un migliaio di persone.

La città lungo lo Stura La terra dei veleni che assedia Torino Da via Germagnano a strada Aeroporto: due chilometri di discariche e roghi .

Indagine della procura sulla ex Sipra Caccia al tesoro della pubblicità Blitz nella sede Rai di Torino D Perquisiti gli uffici amministrativi, undici manager sotto inchiesta ieci anni di fatture per operazioni inesistenti. Centodieci milioni di Iva evasa, soldi finiti chissà dove. E negli ultimi cinque, la «testa» dell’operazione era a Torino. È questo il nucleo dell’inchiesta del pm Ciro Santoriello sui contratti pubblicitari della Sipra (ora «Rai pubblicità»), che ha portato sott’inchiesta undici personaggi, compresi «top manager» dell’azienda radiotelevisiva di Stato come gli ex presidenti del consiglio d’amministrazione Lorenza Lei e Roberto Sergio, l’ex amministratore delegato di «Rai pubblicità» Fabrizio Salvatore Piscopo, ma anche gli ex amministratori di Sipra Aldo Reali, Mario Antonio Bianchi e Maurizio Braccialarghe, ex assessore alla Cultura del Comune di Torino. Perquisizioni e veleni Negli ultimi due giorni, i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria hanno perquisito le abitazioni degli undici personaggi sott’inchiesta (a Torino, Roma e Milano), oltre alle sedi della Rai del capoluogo piemontese e di alcune società coinvolte nella vicenda come «paravento» per le operazioni ritenute illegali. Ma in un ambiente come la Rai, l’intervento dei militari ha scoperchiato il pentolone dei veleni che sempre ribolle in occasione di accertamenti e inchieste della magistratura sulle attività dell’azienda radiotelevisiva di Stato. Non a caso, la notizia (con dovizia di nomi e particolari) è trapelata nella Capitale, nonostante il riserbo imposto di magistrati e finanzieri torinesi. Armi da sfruttare nella guerra per le poltrone che contano a viale Mazzini. Le ipotesi Tutto ha inizio nel 2013, con un controllo dell’Agenzia delle Entrate di Torino sulla Sipra per gli incassi del 2010. Alcuni contratti avevano attirato l’attenzione degli ispettori: riguardavano la vendita di spazi pubblicitari alla spagnola Tome Advertising Sl. Il pagamento dell’Iva spettava (nel proprio Paese) alla società iberica. Mai avvenuto. Questo passaggio serviva per evitare il contatto diretto con la Tome Advertising Group srl, gemella della società spagnola, ma con sede a Milano, come hanno scoperto i magistrati lombardi in un’inchiesta poi finita a Torino per competenza territoriale. A luglio dello scorso anno, gli ispettori hanno messo nero su bianco le proprie contestazioni a Sipra. Nello stesso tempo, la procura ha iscritto nel registro degli indagati Sergio, Reali e Piscopo, come vertici di Rai e Sipra nel periodo delle irregolarità. «Il mio cliente è estraneo alla vicenda, abbiamo già chiesto alla procura l’archiviazione del procedimento», spiega l’avvocato Giuseppe Zanalda, difensore dell’ex presidente Roberto Sergio. Di certo, i «top manager» dell’azienda radiotelevisiva di Stato sono finiti sott’inchiesta per il ruolo ricoperto. È possibile che sappiano ben poco del «giro» di fatture legato ai rapporti commerciali tra società di pubblicità. I risultati delle perquisizioni di questi giorni aiuteranno a chiarire anche questo. Gli sviluppi A partire dai conti del 2010, Agenzia delle Entrate e GuarLa Guardia di finanza ha perquisito due uffici e undici abitazioni CLAUDIO LAUGERI MASSIMILIANO PEGGIO Retroscena dia di Finanza hanno ricostruito anche irregolarità dal 2006 al 2012. Prima «tranche». Poi, i militari hanno lavorato su altri contratti di viale Mazzini, tenuti e amministrati dagli uffici di via Cavalli 6. Ironia della sorte, a pochi passi dal Palagiustizia torinese. E così, sono spuntati altri scatoloni di contratti stipulati dal 2012 al 2016. Stesso «trucco», ma altre società. Questa volta, l’Iva sarebbe sparita attraverso aziende con sede (almeno di fatto) a Torino e provincia. Un fiume di denaro che la Guardia di Finanza ha incominciato a cercare. A partire dai conti correnti dove sono avvenuti i pagamenti, in Italia e all’estero. Due settimane fa, i militari hanno consegnato in procura un’informativa. Chiedevano al pm di intervenire. Temevano che qualcuno potesse far sparire documenti. Il meccanismo Quelle società filtro tra la Spagna e la provincia torinese In principio era la «Tome Advertising Sl», sede in Spagna e legale rappresentante italiano: Daniele Gilardi, milanese, ex dipendente «Sipra». C’è anche il suo nome tra gli undici iscritti nel registro degli indagati per le fatture false. È di certo titolato a spiegare i conti della propria azienda. Non può non sapere. Anche perché, rappresenta il punto d’intersezione tra il p e r i o d o 2006-2012 e i l 2 0 1 2 - 2016. Il suo nome c’è sempre, anche se cambiano le società. Nel secondo periodo, salta fuori la «Hi Acquisitions Limited», sempre amministrata da lui e sempre c o i n v o l t a nel «giro» delle fatture fasulle. Ma dopo l’avvio dei controlli, meglio non convogliare tutte le operazioni su una sola società. E così, ecco pronte la «New Millenium Market Sl» e la «Best Options Media srl», che avevano come rappresentante commerciale Paolo Lage Pereira, casa a Milano, ma sede (almeno per la «Best») a Caluso. Il ruolo di Torino è centrale. Per qualsiasi evenienza, era più comodo avere un «appoggio» vicino alla sede amministrativa di Rai, «Sipra» (poi «Rai pubblicità»). La testa è a viale Mazzini, ma il portafogli è in via Cavalli, a Torino. Per questo, procura e Guardia di Finanza hanno cercato di inquadrare anche i contorni nel capoluogo piemontese. Così, hanno ricostruito anche la storia delle società coinvolte e sono arrivati a individuare anche Claudio Marchesino, originario del Cuneese, ma trasferito ai piedi della Mole, successore di Gilardi alla guida della «Hi Acq u i s i t i o n s Ltd». Ma per gli inquirenti, c’è da chiarire anche il ruolo di alcuni personaggi legati all’agenzia pubblicitaria dell’azienda radiotelevisiva di Stato. Come Luciano Gianni Bechis, già procuratore per la «Sipra», anche lui torinese: procura e Guardia di Finanza ritengono che abbia avuto contatti con Gilardi o comunque con le società utilizzate per le fatture fasulle. Lo stesso vale per Fabio Belli, romano, procuratore per «Rai pubblicità» dal 2014. Il ragionamento degli inquirenti è semplice: il meccanismo funziona con maggiore facilità se i due contraenti sono d’accordo. E poi, ci sono in ballo 110 milioni di euro. Abbastanza per saziare tutti gli appetiti.

RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO PER IL MANAGER DEL GIGANTE PETROLIFERO Tangenti Eni in Nigeria: la Procura chiede di processare Descalzi La difesa dell’Ad: ”Nessuna prova del suo coinvolgimento, i pagamenti erano regolari” .La presunta tangente riguarda lo sfruttamento di un immenso giacimento nelle acque di fronte la Nigeria: un miliardo e 300 milioni di dollari, che per Eni sono un regolare versamento al governo nigeriano passato attraverso la Jp Morgan Chase. Descalzi, interrogato due volte, si è sempre difeso rivendicando l’estraneità ad accordi corruttivi e sostenendo di essere stato coinvolto nell’affare dall’allora Ad Paolo Scaroni al quale i mediatori nigeriani, Obu e Etete, sarebbero stati segnalati «dalla Nunziatura...». Ruolo da chiarire è quello dell’onnipresente Luigi Bisignani, già tra i protagonisti della famosa tangente Enimont e inquisito per la «P4», da cui sono state estratte intercettazioni per questa inchiesta.

I pm di Napoli Woodcock e Carrano hanno disposto una perquisizione negli uffici della Romeo Gestioni, dopo il ritrovamento di alcuni «pizzini» in una discarica di Roma, in cui l’imprenditore Alfredo Romeo avrebbe indicato l’importo e la «causale» di tangenti. È il nuovo atto dell’inchiesta sugli appalti irregolari a Napoli.

Mafia, il giudice ritarda le motivazioni di un anno Scarcerati i condannati Palermo, quattordici in libertà. Hanno pene fino a 10 ann.

Misterioso raid nello studio dell’avvocato Roberto D’Agostino, legale di Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo e superteste del processo sulla trattativa tra Stato e mafia. Ad accorgersi dell’intrusione è stato lo stesso legale. In particolare, è stato trafugato un vecchio pc, tralasciati invece oggetti e tecnologie di maggiore valore. Gli autori del raid avrebbero agito con perizia, sarebbero entrati forzando la porta d’ingresso, ma senza mettere a soqquadro l’ufficio. «Un vecchio pc di scarso valore economico - dice l’avvocato - vi erano tutti documenti relativi al processo trattativa».

FU ASSESSORE ALLA CASA IN LOMBARDIA, FECE CADERE LA GIUNTA FORMIGONI Comprò voti dalla ’ndrangheta Tredici anni all’ex Pdl Zambetti.

“Voglio la verità su Ilaria Indagini depistate per chiudere il caso” La mamma della giornalista uccisa in Somalia: trovare i responsabili .La sentenza del 13 gennaio del giudice di Perugia afferma che Ahmed Alì Ragge, accusatore di Hashi Omar Hassan «potrebbe essere stato coinvolto in un’attività di depistaggio di ampia portata di cui non era in alcun modo consapevole». Rage, fuggito dall’Italia, vive in Inghilterra con regolare permesso di soggiorno.

Delrio sulle emissioni “Controlli ok per Fca L’Italia sempre in regola” Nella vicenda delle emissioni auto «l’Italia non ha nulla da nascondere». Lo ha ribadito ieri il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, interpellato a margine di un’audizione alla Camera dei deputati. Il ministro ha fatto il punto sulla vicenda: a seguito del dieselgate del settembre 2015, il ministero delle Infrastrutture e Trasporti ha avviato da gennaio 2016 una campagna di verifica sulle emissioni di 18 veicoli (17 modelli)» e «dai nostri test al momento non è stata riscontrata alcuna presenza di dispositivi di manipolazione delle emissioni vietati, invece presenti su veicoli Volkswagen come ammesso dallo stesso produttore». «Parallelamente - ha ricordato Delrio - sono stati sottoposti a test 7 modelli Volkswagen per i quali è in corso un’indagine da parte della Procura di Verona. Complessivamente quindi i test del ministero riguardano 28 veicoli (24 modelli)». «Il rapporto di prova sui 18 veicoli - ha proseguito Delrio - oggi può considerarsi definitivo e se ne prevede a breve la pubblicazione della versione definitiva, ovvero completato anche dei risultati di alcune prove su veicoli Fca che al momento della pubblicazione del 27 luglio erano ancora in corso». Ottimismo sul contenzioso con la Germania: «Si risolverà positivamente». Il ministro poi è entrato nel dettaglio spiegando come sono stati effettuati i test: « È previsto dalla legge che una parte di questi test possano essere fatti con i tecnici del Ministero in laboratori certificati per cui anche in quello della Fiat, che è uno dei più avanzati: non è che li abbia fatti la Fiat su se stessa. Li ha fatti il ministero», ha concluso.

Sul web orgoglio e rassegnazione “Così pagherà tutto il Movimento” Tanti like sulla pagina della sindaca di Roma, ma in molti chiedono di scaricarla.

Condannato Navalny Putin si libera dell’ultimo oppositore Era accusato di truffa. Il blogger: sentenza politica Rischia di non potersi candidare alle presidenziali .Tribunale Alexey Navalny nel tribunale della città di Kirov dopo la condanna a cinque anni per truffa. Questa è la seconda tranche del processo del 2013 che l’aveva già visto condannato per truffa e appropriazione indebita, ma la Corte suprema aveva annullato il processo ordinandone uno nuovo.Boris Nemtsov Oppositore di Putin e amico di Aleksei Navalny era stato vicepremier con Eltsin. È stato ucciso a Mosca mentre passeggiava con la fidanzata Alexei Ulyukayev Ministro dell’Economia, viene arrestato per tangenti nel 2016. L’opposizione giudica l’arresto una purga per le sue idee liberali.L’impegno sociale Attivista e blogger Alexey Navalny è nato in Russia il 4 giugno del 1976 e ha studiato all’Università di Yale. Ha fondato il Partito del Progresso Ç L’attacco al potere Nel 2009 il suo impegno politico è cresciuto denunciando la corruzione del potere e organizzando grandi manifestazioni in tutto il Paese Ç Il primo arresto Nel luglio 2013 viene arrestato e accusato di truffa e appropriazione indebita. l’anno dopo è condannato a 5 anni ma sarà scarcerato presto Ç Sindaco di Mosca Navalny non si arrende e si presenta per le amministrative di Mosca sfidando il candidato del Cremlino. Ottiene il 27,4% dei voti Ç Presidenziali 2018 Ne 2016 annuncia che si presenterà alle presidenziali per sfidare Putin. La condanna di ieri potrebbe impedirgli di potersi candidare .

L’INCHIESTA Nel business delle fiction Rai un tesoro conteso da 200 milioni I contratti con le case di produzioni italiane ed estere per le serie tv Un documento rivela: nella seconda parte del 2016 spesi più di 90 milioni .

LA FINANZA NELLA SEDE DI TORINO E ROMA I top manager nel mirino “Fatture false per evadere l’Iva” Ci sono anche i «top manager» della Rai nell’elenco dei personaggi finiti sott’inchiesta per le fatture fasulle legate alla pubblicità. Il tutto, per evadere 110 milioni di Iva in dieci anni. Non sono ancora finite le perquisizioni della Guardia di Finanza (su ordine della procura di Torino), che l’altro giorno hanno già bussato alla porta degli ex presidenti del consiglio d’amministrazione Lorenza Lei e Roberto Sergio, dell’ex amministratore delegato di «Rai pubblicità» Fabrizio SalvatoCLAUDIO LAUGERI MASSIMILIANO PEGGIO re Piscopo, ma anche degli ex amministratori di «Sipra» Aldo Reali, Mario Antonio Bianchi e Maurizio Braccialarghe, già assessore alla Cultura del Comune di Torino con la giunta guidata da Piero Fassino. La tempesta giudiziaria segue di un paio d’anni l’inchiesta romana sulle presunte tangenti pagate dall’imprenditore David Biancifiori per ottenere appalti di fornitura di telecamere e altre apparecchiature elettroniche. Questa volta, nel mirino degli inquirenti ci sono le fatture pubblicitarie dal 2006 al 2016. All'origine dell'inchiesta torinese ci sono due elementi: un accertamento dell’Agenzia dell’Entrate torinese (dove hanno sede gli uffici amministrativi della Rai) e un’indagine della procura di Milano, poi trasferita per competenza ai piedi della Mole. Entrambe hanno in comune la «Tome Advertising Sl», società con il portafogli in Spagna e il cuore (e la mente) in Italia. A guidarla era Daniele Gilardi, ex dipendente Sipra, poi passato al settore privato. Ma sempre alimentato da soldi pubblici. Quando Agenzia delle Entrate e procura milanese hanno messo il naso negli affari della «Tome», Gilardi aveva torato in ballo altre società. Per prima la «Hi Acquisitions Ltd», che ha anche amministrato per qualche tempo. Poi, è toccato alla «New Millenium Market Sl» e alla «Best Option Media srl», gestite anche da altri personaggi finiti come lui sott’inchiesta. Il meccanismo era semplice: le società con sede (formale) all’estero acquistavano spazi pubblicitari dall’azienda di viale Mazzini e li rivendevano ad altre società italiane, «dimenticando» di pagare l’Iva nel Paese dove hanno sede. Un paravento, secondo Agenzia delle Entrate e finanzieri, che hanno ottenuto dal pm Ciro Santoriello un decreto di perquisizione per undici abitazioni e due sedi societarie. Cercavano documenti legati ai contratti e alle fatture false. Ma soprattutto, cercavano tracce dei soldi sottratti al Fisco. Sotto il naso dei «top manager».

Schulz, il politico della porta accanto con la passione per l’Europa unita L’ex presidente dell’Europarlamento sta per diventare leader della Spd e sfidare Merkel.

Molotov, auto in fiamme e arresti Quarta notte di guerriglia a Parigi Non si placa la violenza dopo il pestaggio del giovane Théo da parte di 4 poliziotti Il Parlamento annuncia il pugno duro: punizioni esemplari agli agenti responsabili.

Il flop del Bonus Cultura I diciottenni hanno speso il 6,3% dei soldi stanziati I ragazzi faticano a ottenere le credenziali per la card In 7 Comuni su 8 né musei né negozi convenzionati.“Sistema confuso e complicato Nessuno di noi riesce a usarlo.

OGGI IL DIRETTORE DELLA CIA POMPEO AD ANKARA PER DISCUTERE I DETTAGLI DELL’OPERAZIONE CONGIUNTA Trump: “Isis distrutto in sei mesi” L’impegno della Casa Bianca dopo l’accordo con la Turchia: riconquisteremo Raqqa e Mosul .

La matematica si impara anche giocando a carte Vercelli, calcoli veloci divertendosi con picche .

Il costo degli abbonamenti del servizio sulle linee ad Alta Velocità è un tema da affrontare in modo strutturale. Parola del ministro dei Trasporti. «L’obiettivo - ha spiegato Graziano Delrio - è quello di arrivare a una soluzione che individui un piano tariffario che preveda una contribuzione pubblica di parte degli oneri. L’uso dell’alta velocità sta diventato sempre più importante per i cittadini. Non si può rispondere è il mercato bellezza, perché questo è un mercato che non ci piace». Il ministro è intervenuto anche su Ntv. «Non è obbligata, ma a mio parere dovrebbe anche lei come Trenitalia offrire il servizio in abbonamento». Annuncio del ministro .

Il vincitore entro l’estate Metro 2, si aprono le buste Sfida tra dodici progettisti Una dozzina di società di progettazione e di ingegneria hanno partecipato alla gara del comune di Torino per la realizzazione del progetto preliminare della linea 2 della metropolitana. Le loro domande sono arrivate sul tavolo della commissione di gara e la prossima settimana «finalmente le buste saranno aperte», ha annunciato l’assessore comunale ai Trasporti, Maria Lapietra, nel corso della riunione della competente commissione della Sala Rossa. La valutazione delle domande da parte dei commissari, secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, dovrebbe concludersi entro l’estate con la scelta della società che poi dovrà elaborare il progetto preliminare individuando il tracciato con un percorso partecipato con il territorio. Poi sarà necessario fare una nuova gara per scegliere chi farà il progetto esecutivo e poi realizzerà l’opera. Ad oggi resta incerta la tempistica per l’apertura dei cantieri. La riunione della commissione è servita all’assessore per spiegare che «ora che, con Regione e Agenzia per la Mobilità è stato definito che sotto i 140 milioni per il trasporto di superficie non si scende, non c’è più l’urgenza di fare tagli ma si può pensare alla riorganizzazione del servizio». Lapietra ha indirettamente risposto alle domande dei consiglieri Pd (Carretta e Lorusso), della Lista Civica (Tresso) e della Lega Nord (Ricca) che chiedevano lumi sull’ipotesi di taglio delle fermate della linea 4 e della scelta di introdurre l’obbligo di bippare anche per gli abbonati. L’assessore ha spiegato che la riorganizzazione sarà modellata sui dati di carico delle diverse linee e per quanto riguarda la Quattro «entro il 2018 sarà completata la rete dei semafori intelligenti con la priorità al trasporto pubblico e questo permetterà così come successo con il 16 e il 3 di velocizzare i passaggi e di ottenere con le stesse risorse una corsa in più all’ora.

09.02.16

 

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LA CORRIDA : DILETTANTI ALLO SBARAGLIO

“La sindaca è impreparata Dall’inizio si è circondata di una corte dei miracoli” Lo sfogo di Berdini, assessore all’Urbanistica: intorno a lei una banda

Genova, il Pd scarica il sindaco Doria La giunta arancione è al capolinea La maggioranza si spacca, salta il salvataggio di Amiu.

FINANZIAMENTO DELLA CAMPAGNA 2012 Sarkozy a giudizio per le fatture false Ora rischia un anno.

2,7 milioni per 3 programmi 3 milioni per 2 anni Gli stipendi dei big 1 milione dagli extra 181 mila euro in più Conguagli fuori contratto Bruno Vespa A fronte di un minimo garantito di 1 milione e 800 mila euro nel secondo semestre 2016 ha incassato un milione per prestazioni eccedenti il contratto Fabrizio Frizzi Ha guadagnato 181 mila euro in più anche per prestazioni non previste dal contratto base nei primi cinque mesi del 2015 per programmi sia su Rai1 che su Rai2 Michele Santoro È l’importo complessivo che viene versato alla sua società di produzione, la «Zerostudios spa», a fronte della realizzazione di tre diversi programmi per Rai2 .313 mila euro di conguaglio -14 mila euro di «penale» 586 mila euro per gli extra Massimo Giletti Il conduttore de «L’arena» parte da un minimo garantito pari a circa 500mila euro lordi l’anno. Ma nel 2016 ha incassato ulteriori 313 mila per gli extra Carlo Conti Il contratto di Carlo Conti è a sei zeri. Ma a giugno la Rai ha trattenuto 14 mila euro dai suoi extra come penalità per aver partecipato ad «Amici» su Canale 5 Michele Guardì Un anno di lavori extra a partire da agosto 2015 hanno fruttato 586.184 euro all’autore e regista Michele Guardì («Unomattina» e «Mezzogiorno in famiglia.

“Ci avete rubato il futuro” L’accusa del giovane suicida Udine, trentenne si toglie la vita. I genitori pubblicano la sua lettera.

DOPO L’APPROVAZIONE DA PARTE DELLA KNESSET DI QUATTROMILA CASE COSTRUITE SU TERRE PRIVATE PALESTINESI L’Onu a Israele: nuovi insediamenti violano il diritto internazionale Guterres: “Superata la linea rossa”. Si allontana la soluzione dei due Stati.

08.02.16

 

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NO LIMITI

Colle Mattarella alle giovani toghe: non smarrite mai il senso del limite .

Un nuovo patto con il Pd Verdini: a noi la presidenza della commissione banche Renzi vede sfumare l’ipotesi del voto a giugno.

PREZZO DELLA BENZINA Ue: in Italia il pieno più caro Se non fosse per la Norvegia, l’Italia batterebbe un nuovo record: la benzina più cara. Il pieno più caro dell’Unione europea (la Norvegia non ne fa parte) è un primato dovuto principalmente alle tasse e accise che gravano sul carburante. A rivelarlo è lo studio Car Cost Index di LeasePlan, condotto in 24 Paesi del Vecchio Continente, che assegna all’Italia anche il secondo posto, dopo la Norvegia, per i costi di possesso di un’auto a benzina. «Sulla base di un chilometraggio annuale di 20 mila chilometri - precisa lo studio - la spesa media per la benzina in Europa è di 100 euro al mese, mentre vengono spesi 67 euro per il gasolio. L’Italia si situa al primo posto con 136 euro mensili per i veicoli alimentati a benzina. Con soli 54 euro al mese, invece, i conducenti della Russia possono godere del pieno più economico, grazie alle notevoli riserve petrolifere della nazione. Il Paese meno costoso per il diesel è invece la Polonia, con 49 euro al mese». Il Car Cost Index di LeasePlan analizza gli elementi che concorrono al costo totale dei veicoli nel segmento delle auto di piccole e medie dimensioni. In particolare la ricerca confronta tra loro il prezzo di acquisto, il costo di deprezzamento, la riparazione e manutenzione, l’assicurazione, le imposte e le spese di carburante. L’analisi effettuata basa i suoi risultati sui primi tre anni di costi operativi. In questo caso l’Italia sale sul secondo gradino del podio: con 678 euro spesi ogni mese, gli automobilisti italiani che guidano vetture a benzina sono secondi solo ai norvegesi (708 euro), precedono di un soffio i danesi (673 euro) e quasi doppiano gli ungheresi, a quota 364.

Suicida al supermarket Lo sgomento del paese tra silenzi e domande Niente social e pochi amici: la vita riservata di Giusy L a villa in mattoni rossi con gli infissi bianchi all’inglese ora assomiglia ad una specie di bunker. Al citofono non risponde nessuno, da dietro il finestrone ad un certo punto si scosta una tenda, si affaccia un viso per un istante e che subito dopo scompare. Silenzio. Fa vita riservata la famiglia di Marco Morando, quest’uomo che di mestiere fa il dentista, laureato in Medicina nell’87 e che di rado si vedeva in paese, a Bollengo, dove, sotto l’abitazione, ha il suo studio medico. Ogni tanto lo incontravano al bar, qualche volta nell’edicola. Un rapido saluto, poi via. Morando è il papà di Giusy Shari, la ragazza che sabato mattina si è tolta la vita a 26 anni davanti alle casse di un centro commerciale di Burolo, recidendosi la giugulare con il coperchio di una lattina di tonno davanti a decine di clienti in coda. Stava facendo la spesa con la mamma, Daria Ganio, che se l’è vista morire davanti agli occhi e che poi l’ha raccolta tra le braccia, impotente e senza poter fare nulla per strapparla alla morte. Una scena tremenda, che le rimarrà negli occhi per sempre, impossibile da dimenticare. «E come si fa, povera donna» sussurra il sindaco del paese, Luigi Ricca che, domenica pomeriggio, si è recato alla villa della famiglia Morando per porgere le proprie condoglianze e quelle del suo Comune. Il giorno dopo e il giorno dopo ancora questa terribile morte resta l’angoscia per un gesto che, ancora oggi, rimane inspiegabile e senza risposte, almeno per chi, questa storia la conosce soltanto dal di fuori. Domande su domande: cosa spinge una bellissima ragazza nel pieno della vita, i capelli biondi, il fisico slanciato, a quattro esami dalla laurea in Medicina, seconda di sette fratelli, una che avrebbe potuto avere tutto, insomma, a spegnere improvvisamente l’interruttore e a fare un gesto simile? Lo stress Dicono fosse stressata, dicono che lo studio la stesse mettendo particolarmente sotto pressione, dicono che la depressione, da un po’ di tempo, le stesse distruggendo l’anima e le avesse tolto il sonno e il sorriso. Lo hanno raccontato famigliari e amici ai carabinieri. «E’ quel senso di impotenza che a un certo punto di prende e non ti lascia più fino a distruggerti» confida un investigatore. Di lei si sa poco, anzi, pochissimo. Non aveva un profilo Facebook, non era attiva sui social, non aveva particolari amicizie. Casa e studio, l’alloggio a Torino, a pochi passi dall’Università, condiviso con la sorella. Ogni tanto, d’estate, faceva un salto al circolo Canottieri, al lago Sirio: «La veniva a prendere il padre quasi sempre» raccontano. I 6 fratelli sono stati anche loro sentiti dai carabinieri. Anche loro non usano Facebook, Twitter, poca vita sociale, qualche rara amicizia, moltissima riservatezza. Le esequie La data delle esequie non è ancora stata fissata. L’intenzione della famiglia è quella di cremare il corpo di Giusy Shari e di tenere le ceneri nell’urna riportandole a casa. In quella villa alla periferia di Bollengo, a pochi passi dalla statale che porta al lago di Viverone e sotto la collina del paese. Quella villa con il giardino curato, le finestre che risplendono e dove tutto è in ordine. 

Ambizioni militari e diplomazia Così Mosca tesse la sua tela in Libia Il doppio fronte del Cremlino: sta con Haftar ma media con Sarraj e l’Italia.

Migranti, Berlino appoggia il piano italiano E pensa di creare centri speciali in Tunisia.

LE ACCUSE: DAL PECULATO AL FAVOREGGIAMENTO DELLA PROSTITUZIONE Mazzette dai migranti, arrestato viceprefetto A Savona coinvolti un funzionario e un poliziotto. Permessi di soggiorno rapidi e sanzioni ridotte.

Attacco al cuore dell’Arabia Missile dallo Yemen su Riad I ribelli houthi filo-iraniani lanciano uno Scud diretto su una base Poi le minacce: questo era un test, abbiamo un arsenale per colpire.

L’Ue incalza l’Italia “Serve un’imposta sulle discariche” Bruxelles preme su smog, acque reflue e rifiuti E invoca una riforma della tassazione ambientale.

08.02.17

 

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CONTRADDIZIONI ED INTRIGHI

Niente polizze anti terremoto per chi vive in zone sismiche Senza legge e premi alti: difficile assicurarsi contro le calamità.

“Pace e amicizia nel mondo” Il Super Bowl di papa Francesco Videomessaggio registrato in spagnolo e sottotitolato in inglese Preparato per la finale di ieri notte del campionato di football americano.

Un altro schiaffo alla Casa Bianca Il bando ai rifugiati resta sospeso Una Corte d’appello federale rigetta il ricorso dell’Amministrazione allo stop Il Presidente: Paese in pericolo, se succede qualcosa prendetevela con i giudici. Quella finestra che lascia aperto il sogno americano dei migranti Ricercatori, lavoratori e familiari: corsa ai voli per gli Stati Uniti L’iraniano Nima: “Parto, al massimo mi rispediscono indietro”.

Sanità, banche ed energia Ecco dove Trump vuole ridurre le regole La ricetta per mantenere la crescita dell’economia: semplificare procedure, norme e burocrazia.Le priorità 1 2 3 Deregulation Trump ha firmato un ordine esecutivo che impegna le agenzie regolatorie a tagliare due regole per ogni nuova norma che verrà introdotta nel corso di quest’anno Crescita L’amministrazione vuole prolungare la fase espansiva dell’economia e cercare di tamponare la «fuga dal lavoro» da parte degli statunitensi maschi tra i 25 e 54 anni Energia Ha rimesso in moto gli oleodotti Keystone e Dakota Acces. E rivedrà una norma voluta da Obama a tutela dei rischi idrogeologici che ha reso più cara l’estrazione del carbone.

Nelle chat Marra-Romeo spunta “il nostro amico nella Finanza” Salvatore suggerisce a Raffaele: “Chiedi al militare di indagare sulla Muraro” Il futuro vicecapo di gabinetto: “Ho completato il lavoro chiesto da Virginia.

Il capogruppo Ferrara attacca la sindaca Assemblea M5S blindata Il fedelissimo di Lombardi “La Raggi doveva venire” .

Centrodestra, prove di unità C’è l’ipotesi di Zaia premier Il leader di Forza Italia allontana le urne: “Gentiloni ha cose da fare” E prende tempo per trovare un’intesa con la Lega e Fratelli d’Italia. «Renzi non si dimette perché ha un sacco di soldati da collocare, deve salvaguardare tante persone». Il governatore della Puglia, Michele Emiliano, dai microfoni di Sky Tg24, torna ad attaccare l’ex premier e chiede la convocazione del congresso Pd. Ma aggiunge: «La scissione? Sarebbe la più grande sconfitta, dobbiamo evitarla ad ogni costo». Emiliano .

LA VISITA DI MATTIS A TOKYO IRRITA IL GOVERNO CINESE Isole contese, la Cina avverte “L’America non si intrometta” Il capo del Pentagono: le Senkaku sono giapponesi. Pechino: così crea instabilità.

Circa 200 protestanti hanno sfilato ieri per le strade di Tokyo, nel quartiere di Shinjuku, per protestare contro le affermazioni revisionistiche di Toshio Motoya, il boss della catena di hotel Apa, circa 400 in tutta la nazione. Il magnate degli alberghi, in un suo libro, ha negato la fondatezza storica del Massacro di Nanchino, le atrocità che le truppe nipponiche commisero, tra uccisione di prigionieri e civili (300 mila), durante la seconda guerra sinogiapponese, tra il ’37 e il ’38. E intanto, la Cina ha invitato i tour operator a boicottare gli hotel.

NELL’ULTIMA SETTIMANA SONO MORTE 35 PERSONE NEGLI SCONTRI Autobomba in Ucraina uccide il capo dei filorussi I ribelli accusano Kiev.

IN AFGHANISTAN Valanghe sui villaggi: 100 morti Pesanti nevicate e valanghe hanno colpito nelle ultime 48 ore la regione montuosa fra Pakistan e Afghanistan, con un bilancio ancora incerto e provvisorio, ma già molto grave: almeno 100 morti. Le province più colpite dalle bufere di neve sono quelle afghane orientali di Badakhshan, Nangahar e Parwan, a nord di Kabul, dov’è stato chiuso il tunnel del Salang Pass. Anche l’aeroporto della capitale è chiuso per neve e ghiaccio sulle piste di atterraggio. Polizia e militari hanno soccorso automobilisti e passeggeri di almeno 250 veicoli intrappolati dalla bufera lungo la strada che collega Kabul a Kandahar, a sud. Nelle operazioni di soccorso sono impegnati anche i talebani, che combattono contro il governo centrale. Hanno pubblicato la notizia sul loro portale internet «La Voce della Jihad».

06.02.17

 

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GLI UMANI NON SONO UN BELL'ESEMPIO

O ra che questa tragedia si è consumata serve un pensiero per i genitori, ai quali deve andare la solidarietà di tutti». Il professor Vincenzo Villari, direttore di Psichiatria ospedaliera alle Molinette di Torino, dosa le parole a fronte di un caso le cui dinamiche difficilmente potranno essere appurate con certezza. Cosa si sente di dire ai genitori della ragazza? «Dovranno fare i conti con l’angoscia per non avere intercettato in qualche modo il malessere della figlia. Ecco: non si rimproverino. Non conosco il caso ma ci sono situazioni che non possono essere capite, e prevenute, perché non emergono. E se anche fosse stato, magari non sarebbe bastato. Avranno fatto tutto quello che potevano fare». Un caso terribile. «Evidentemente la ragazza, che data l’età era una giovane adulta, soffriva molto. Le cause del disagio psichico, che ultimamente si sta diffondendo, così come sta aumentando il ricorso agli antidepressivi, possono essere diverse. A fare la differenza è l’interazione della malattia, che può avere radici biologiche, con lo stress al quale tutti noi siamo sottoposti. Trattandosi di variabili individuali, sono difficili da prevedere. Ma chissà: in questo caso non si può nemmeno escludere una componente psicotica, una dissociazione dalla realtà». Tutti i testimoni parlano di un gesto improvviso. «Appunto. Solitamente la depressione è una malattia caratterizzata da un andamento lento mentre un gesto così improvviso e senza essere stato preceduto da segnali evidenti, per quello che ne sappiamo, potrebbe essere stato scatenato da una psicosi». Un atto plateale. «Il suicidio può avere cause molto diverse ma in ogni caso è un gesto di grande forza, oltre che di enorme disperazione: significa prevalere sul proprio istinto di sopravvivenza. È un gesto di enorme violenza, anche, che a volte viene esibita in un’ottica di colpevolizzazione verso il mondo». Spiegherebbe la scelta di farla finita in un luogo pubblico? «Può darsi. E non si tratterebbe di un atto di accusa verso una persona specifica ma, come dicevo, verso il mondo intero. Della serie: “Ecco, vi dimostro come sto male”. In questi casi la chiave di lettura non è tanto la violenza del fatto ma l’intreccio tra la vulnerabilità del soggetto, in un dato momento, e un evento anche lieve. Per questo ribadisco la necessità di stare vicino ai genitori, che a loro volta si trovano a vivere una situazione terribile». Quale messaggio si può lanciare a fronte di una tragedia di queste proporzioni? «Ogni storia è una storia a sè. Oltretutto pare che questa ragazza non fosse mai stata in cura da uno specialista, quindi non conosciamo i precedenti. In generale, e al di là del caso specifico, chi vive o manifesta un disagio non deve avere paura di chiedere aiuto. Nello stesso tempo la società deve cambiare». In che senso? «C’è ancora molto pregiudizio verso il malessere psichico, che non a caso spesso non viene compreso. Qualche tempo fa una mia paziente, sofferente di depressione, si è ammalata di cancro e mi ha detto che la sua vita, paradossalmente, è cambiata in meglio: ora tutti sono premurosi, e le offrono aiuto. Prima era sola con sè stessa».

Il gesto è stato immediato, istintivo. Ha afferrato una lattina di tonno dalla borsa della spesa, l’ha aperta e poi, stringendo tra le dita il coperchio di alluminio, si è recisa la giugulare morendo in pochi istanti. Giusy Shari Morando, 26 anni, studentessa al quarto anno di Medicina, quinta di sette fratelli, a quattro esami dalla laurea, è morta così, ieri mattina, uccidendosi davanti agli occhi della madre e di altre decine di persone ferme alle casse dell’ipermercato Carrefour di Burolo. Poi i soccorsi, l’arrivo del 118, il telo nero a coprire il cadavere. Intanto molti clienti hanno proseguito a fare la spesa, qualcuno ha addirittura scattato fotografie col cellulare, incurante di avere a due passi una ragazza che si era appena uccisa. Ci hanno pensato i sorveglianti, mossi anche da pietà, ad allontanare le persone, a chiedere rispetto. Solo quattro ore dopo le serrande del centro commerciale, ormai vuoto, si sono abbassate in segno di lutto. Questa, però, è la fredda cronaca. Un secondo dopo arrivano le domande. Soprattutto una, perché? Nessuno, tra chi la conosce, è in grado di spiegare un gesto tanto forte quanto inspiegabile ed eclatante. Una sottile ragione, allora, la si può cercare in quel malessere nero e buio che da un po’ le aveva incancrenito l’anima strappandole la serenità di un tempo. Sotto pressione Che avesse problemi psichici viene escluso dai genitori della ragazza, sentiti per diverse ore, ieri mattina dai carabinieri. Ma gli stessi investigatori confermano che fosse sotto stress e avesse problemi di depressione. Gli stessi famigliari, increduli e choccati, davanti ai militari hanno spiegato che Giusy Shari fosse sotto pressione a causa dello studio. Ma nulla, ieri, lasciava ipotizzare un epilogo così. «Si era alzata tranquilla e serena, abbiamo fatto colazione assieme e poi siamo andate a fare la spesa» ha spiegato la mamma ai militari. Una mattina come tante, insomma. Insieme, poi, le due donne hanno raggiunto il centro commerciale, hanno riempito il carrello e infine si sono avvicinate alle casse. Ed è qui che è successo tutto. La discussione A pochi passi dal rullo sul quale viene posato la spesa, deve essere accaduto qualcosa. C’è chi racconta, tra i dipendenti dell’ipermercato, di aver sentiTragedia al Carrefour di Burolo chiuso solo ore dopo Suicida al supermercato Ma la spesa non si ferma Studentessa di medicina di 26 anni si taglia la gola con una lattina Sotto choc Erano decine le persone in coda ieri mattina alle casse del Carrefour quando è accaduto il fatto. Alcuni testimoni: «Quella ragazza, per terra, con un filo di voce ha chiesto di essere salvata» to una discussione tra la ragazza e la madre. I carabinieri smentiscono, ci sono versioni discordanti, anche durante il verbale d’interrogatorio dei genitori e dei fratelli della vittima questo particolare non sarebbe emerso. Comunque, Giusy Shari ad un certo punto allunga la mano, afferra una lattina di tonno, la apre e con un gesto secco si recide la vena FOTO BARBARA TORRA GIAMPIERO MAGGIO che collega testa e cuore. Essendo una studentessa in medicina sapeva, evidentemente, come agire e che punto colpire. C’è stato un fuggi fuggi generale, c’è chi racconta che la donna, immersa in una pozza di sangue, abbia tentato di chiedere aiuto, come fosse un ultimo, disperato tentativo di tornare sui propri passi: «L’abbiamo sentita dire, con un filo di voce: “Salvatemi”». Interviene anche un medico che si trova a pochi passi, ma per la ragazza non c’è nulla da fare. Il centro commerciale viene chiuso per lutto. Studentessa modello Al citofono della villa in mattoni rossi in via Nigra a Bollengo, dove Giusy viveva, assieme ai genitori, non risponde nessuno. Papà stimato dentista, mamma impiegata all’Asl To4, altri 6 fratelli: la vita di questa ragazza riservata si divideva tra lo studio, l’Università, le giornate a Torino, nell’appartamento che condivideva con la sorella più grande, in settimana e questa bella casa alle porte del paese con il giardino curato e gli infissi bianchi all’inglese. «Un gesto inspiegabile e che lascia senza parole - commenta il sindaco, Luigi Ricca -, la vedevamo poco qui, ma di lei posso soltanto dire che era una bella ragazza, una brava studentessa. Davvero, non ci sono parole di fronte ad una morte così tragica e orribile al tempo stesso».

Confiscati i beni del finto vigile che derubava gli anziani Case vendute a prezzi gonfiati e gioielli Ecco come “pulivano” i soldi delle truffe Come si fa a vendere a 740 milioni di vecchie lire – era il 18 dicembre 1996 – una casa ereditata sette anni prima e valutata, nella stessa dichiarazione di successione, cento milioni? E quali ristrutturazioni possono aver trasformato un altro immobile, sempre a Nichelino, comprato nel 1986 per nemmeno dieci milioni, che sono diventati 130 nel giro di appena quattro anni? Gli investigatori della Squadra Mobile, incaricati dal tribunale di Torino ad occuparsi della confisca dei beni riconducibili a Giuseppe Grisetti, non hanno dubbi: è quella la tecnica utilizzati dall’uomo, e dai suoi familiari, per «pulire» il denaro ottenuto con i furti messi a segno nel corso degli anni. La condanna Il 29 settembre dello scorso anno Grisetti era stato condannato a due anni e dieci mesi di reclusione (gli sono poi stati concessi i domiciliari), perché giudicato colpevole di otto furti aggravati, sempre ai danni di anziani truffati e derubati all’interno delle proprie abitazioni, commessi tra il novembre 2014 e l’ottobre 2015. È lui il falso vigile urbano, sinto di 56 anni, che in più occasioni aveva svaligiato le case di pensionati soli, accanendosi su chi, anche dopo le denunce, continuava a ricascarci. Una condotta criminale che, nel tempo, ha coinvolto anche i suoi stessi parenti. Ecco perché il sequestro si è concentrato sui beni dell’intera famiglia. Un tesoro da 600 mila euro. Fatto di denaro contante, gioielli e orologi di marchi prestigiosi, polizze assicurative, alloggi e automobili. La motivazione Secondo il giudice Pietro Capello, il presidente della sezione Misure di prevenzione del tribunale che ha deciso la confisca, i Grisetti sono soggetti dediti «abitualmente» a commettere reati a danno delle «fasce deboli». Delitti gravi «non solo sotto il profilo patrimoniale, ma anche e soprattutto per le conseguenze patite dalle vittime in termini di perdita di autostima». Le indagini Due anni fa, quando Giuseppe Grisetti aveva ammesso di aver derubato di due donne, a Torino in via Gubbio e a Chieri tra le case del centro storico, erano scattati i sequestri. Così i poliziotti della Mobile, quelli veri, avevano trovato gioielli per 80 mila euro nascosti in diverse cassette di sicurezza: collane, orologi e monili schedati e fotografati per essere riconosciuti dalle vittime. Durante le perquisizioni, poi, erano saltate fuori anche le divise «di scena» dell’uomo. L’accusa di riciclaggio era stata subito impugnata dai legali di Grisetti, Mariangela Melotti e Cristina Botto. Che giudicavano il sequestro preventivo «un provvedimento patrimoniale eccessivo. Perché il nostro assistito ha già risarcito le vittime e in questo modo si colpisce una famiglia del tutto estranea alla vicenda». La ricostruzione degli inquirenti sembra avergli dato torto.

Moncalieri Sessantamila euro per i rom in albergo .Moncalieri Lavori da 1,5 milioni per l’argine sul Po.

L’Autorità Nazionale Anticorruzione vigilerà sulle gare Primo passo verso il nuovo Parco della Salute Parte il bando per cercare l’advisor esterno.

Scontro con la vecchia amministrazione dopo la relazione della Corte dei Conti Appendino: 30 milioni di spese in più Ma le rate dei mutui a InfraTo e Gtt pagate solo in parte dal 2014. E nemmeno la giunta grillina le ha versate.

Il crac della società Nel dissesto Eurofidi anche le garanzie all’azienda “controllata” I fondi concessi a un’attività che non poteva averli.

“Cerca lavoro e ti pago” Così il Friuli sperimenta il reddito di cittadinanza Come in Finlandia obbligo di aggiornarsi, durata 2 anni.

Giudice blocca il divieto ai rifugiati Ma la Casa Bianca: andiamo avanti Ripristinati visti e viaggi, battaglia legale dentro l’Amministrazione Il presidente: è ridicolo, se quelle persone entrano sarà morte e distruzione.

OLTRE 300 MILA IN PIAZZA PER PROTESTARE CONTRO IL GOVERNO Romania, vince la protesta Ritirato il decreto salva corrotti.

05.02.17

 

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LA FOLLIA UMANA DEL NUCLEARE NON E' FINITA

IL PRIMO CASO DI OPERAIO COLPITO DA TUMORE ARRIVA IN TRIBUNALE Livelli record di radiazioni nella centrale di Fukushima Un lavoratore impegnato nella bonifica della centrale nucleare A sei anni dal disastro della centrale nucleare di Fukushima, un tribunale giapponese ha accolto il ricorso di un operaio 42enne che ha contratto la leucemia dopo aver lavorato all’interno dell’impianto colpito prima dal terremoto e poi dallo tsunami. Il tecnico aveva trascorso sei mesi all’interno della centrale come saldatore per costruire le impalcature necessarie per isolare il reattore numero 4. I medici hanno calcolato che è stato sottoposto a una dose di radiazioni pari a circa 20 millisievert. Per la legge giapponese il rischio di sviluppare un cancro diventa alto se si riceve una dose di radiazioni di 100 millisievert in cinque anni. Quindi il tecnico sarebbe rimasto esposto a dosi di radiazioni molto vicine alla soglia di rischio e anche se i giudici hanno ritenuto che «il nesso causale tra la sua esposizione alle radiazioni e la sua malattia non è chiara», il lavoratore ha comunque diritto a un risarcimento. Da parte sua la Tepco, proprietaria dell’impianto di Fukushima, ha chiesto PECHINO al tribunale di rifiutare di aprire il caso perché non è dimostrabile il legame tra la leucemia e l’esposizione alle radiazioni. Ma mentre lo scontro va avanti in tribunale da quello che resta della centrale nucleare arrivano notizie più che allarmanti: all’interno del reattore numero due sono stare registrate radiazioni pari a 530 siever, una quantità talmente elevata da risultare fatale per gli esseri umani anche dopo pochi minuti di esposizione. L’impennata sarebbe dovuta a una falla di circa un metro quadrato che si è aperta lungo una grata metallica sotto il contenitore a pressione del reattore, un danno probabilmente causato dal combustibile esausto rilasciato dal contenitore. La nuova misurazione è stata giudicata dagli specialisti come «inimmaginabile», e supera di gran lunga il livello di 73 sieverts all’ora raggiunto precedentemente all’interno del reattore. Secondo l’Istituto giapponese di Scienze radiologiche un’esposizione di 4 sievert ucciderebbe una persona su 2, ma l’attuale livello di radiazioni nel giro di due ore distruggerebbe anche i robot che vengono impiegati nella centrale. Sono decine di migliaia i lavoratori che si sono alternati all’interno dell’impianto di Fukushima e questo fa pensare che il caso del saldatore 42enne non rimarrà certamente isolato.

Balzo dell’inflazione a inizio anno. Secondo l’Istat a gennaio l’indice dei prezzi al consumo è in aumento dello 0,2% rispetto al mese precedente e dello 0,9% rispetto a gennaio 2016. A dicembre il tasso di inflazione era stato dello 0,5%. Lo 0,9% è il tasso di inflazione più alto da oltre tre anni.

Pagati per cercare lavoro Così la Finlandia riscrive le regole dello Stato sociale Esperimento a Helsinki sul reddito di cittadinanza A duemila disoccupati 560 euro al mese per due anni.  I modelli degli altri Paesi Nei Paesi Bassi A Utrecht, nei Paesi Bassi, esiste un’entrata mensile garantita per i cittadini, a prescindere dalla loro condizione economica. È un esperimento limitato alla fetta più povera della popolazione, l’obiettivo è destinare il sussidio a tutti In Danimarca Il modello scandinavo prevede un sussidio tra i più ricchi: la base per un single over 25 è di 1.325 euro (escluso l’aiuto per l’affitto, che viene elargito a parte), ma bisogna accettare il lavoro se adeguato al curriculum

Sui migranti l’Europa approva l’accordo italiano con la Libia.

In vista delle celebrazioni per il Trattato di Roma La Merkel ora studia un’Unione a due velocità per il dopo Brexit .

Louvre, assalto col machete al grido di “Allah Akbar” Poliziotti sparano a un egiziano. Sul suo telefono scriveva: sarà battaglia.

L’AMMINISTRATORE DELEGATO MESSINA: TRE MILIARDI DI DIVIDENDI. IL TITOLO BALZA A PIAZZA AFFARI “Su Generali ci prenderemo tutto il tempo che serve” Intesa Sanpaolo: faremo una valutazione completa prima di decidere.

L’EX PATRIARCA PIËCH ACCUSA L’EX AD WINTERKORN Resa dei conti in Volkswagen sullo scandalo diesel negli Usa .Si complica sempre di più la posizione dell’ex Ceo di Volkswagen, Martin Winterkorn, nello scandalo Dieselgate. Stavolta a puntare il dito contro di lui è niente meno che l’ex patriarca di Vw, Ferdinand Piëch. Il quale a fine 2016 ha raccontato alla procura di Braunschweig che Winterkorn venne a sapere delle manipolazioni software molto prima di quanto abbia ammesso finora, scrive lo Spiegel. Piëch ha spiegato agli inquirenti che a fine febbraio del 2015 un informatore gli rivelò che Vw aveva un grosso problema negli Stati Uniti a causa del software per manipolare le emissioni e che le autorità Usa avevano già inviato informazioni in materia al gruppo. Piëch ne avrebbe parlato con Winterkorn, che negò l’esistenza di un simile documento dagli Usa. Il colloquio tra i due avvenne a inizio marzo a margine del Salone di Ginevra, riporta la Süddeutsche Zeitung, che indica anche il nome dell’informatore che svelò a Piëch i problemi negli Usa: l’ex ambasciatore israeliano in Germania, Avi Primor, una sua vecchia conoscenza. Winterkorn ha sempre sostenuto di essere venuto a sapere delle manipolazioni solo nel settembre 2015. Una versione che ha ribadito due settimane fa davanti la commissione d’inchiesta del Bundestag sulle manipolazioni dei motori diesel. La scorsa settimana la procura di Braunschweig ha esteso le indagini contro di lui, tirando in ballo anche il sospetto di frode: sono emersi indizi sufficienti che sia stato informato prima di quanto abbia dichiarato finora, ha notato la procura. ALESSANDRO ALVIANI BERLINO Se dovesse essere appurato che Winterkorn era al corrente delle manipolazioni da molto più tempo, gli azionisti che hanno querelato Volkswagen, accusandola di non averli avvertiti prima, avrebbero maggiori chance di essere risarciti. Il che aumenterebbe il conto per Vw, che finora ha speso per il Dieselgate circa 20 miliardi di euro negli Usa: solo a Braunschweig le cause di risarcimento ammontano a oltre 8 miliardi. Le accuse di Piëch, ad del gruppo Vw dal 1993 al 2002 e in seguito presidente del consiglio di sorveglianza, hanno un forte peso – tanto più se lette alla luce della sua improvvisa uscita da Vw due anni fa. Piëch ha trattato a lungo Winterkorn come un suo pupillo. Nell’aprile 2015 - cioè poche settimane dopo che avrebbe parlato con l’allora Ceo delle manipolazioni - prese però apertamente le distanze da lui, per ragioni mai del tutto chiarite. Piëch perse tuttavia lo scontro e a fine aprile si dimise

Le montagne di immondizia accumulata nel campo e spesso incendiata, i malati di cancro della zona e i veleni dimenticati: il campo rom di via Germagnano fa scoprire dure verità .Alle Basse di Stura La spianata dei veleni grande come venti piazza Vittorio È la zona delle discariche industriali da bonificare.

La relazione sull’ultimo biennio della passata amministrazione: allarme sui derivati La Corte dei Conti bacchetta Fassino “Inadeguato il piano partecipate” I giudici: sono troppe e in perdita. E sul bilancio: grave squilibrio strutturale .

A Nichelino nell’ottobre scorso Crollo a scuola, l’appalto era irregolare L’Autorità anticorruzione boccia il bando per la “Rodari”: ribasso eccessivo e subappalti sospetti .

Le accuse ai consiglieri in carica fino al luglio 2015 Bankitalia su Eurofidi “Patrimonio negativo e controlli scarsi” Avviato il procedimento sanzionatorio verso l’ex cda.Le sanzioni La Banca d’Italia è pronta a sanzionare i consiglieri in carica fino al luglio del 2015, con il cda presieduto da Massimo Nobili e il collegio sindacale guidato da Giandomenico Genta .

L’accordo di locazione potrebbe essere ventennale Filadelfia, trovata l’intesa Il Toro affitterà il “mito” La Fondazione con i 250 mila euro annui costruirà i lotti mancanti.

04.02.17

 

 

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GENTILONI NON E' UN RENZIBOY

Firmato il patto fra Libia e Italia “Fermeremo i flussi dei migranti” Sarraj vola a Roma per siglare il memorandum triennale con il premier Lotta al contrabbando e al traffico di esseri umani: sigillare le frontiere a Sud .

Gentiloni lancia la sfida all’Europa “Ora deve dare un segnale forte” Il capo del governo mette l’intesa sul tavolo del vertice di oggi a Malta L Irritazione con Tusk. Pressing sui francesi perché lascino Haftar.

Dall’Fbi all’Italia, una banca dati contro terrorismo e radicalismi .

Scambio di battute ad alta tensione durante il vertice di ieri ad Ankara tra Recep Tayyip Erdogan e Angela Merkel. Il botta è risposta si è scatenato quando la cancelliera ha sottolineato la minaccia rappresentata dal «terrorismo islamista», suscitando la reazione stizzita di Erdogan: «Non usi questa parola. Come presidente musulmano, non posso accettarla». Clima teso anche nelle dichiarazioni sulla situazione turca. «Bisogna fare di tutto per preservare la separazione dei poteri e la libertà di opinione», ha detto la cancelleria. Il presidente turco e Merkel si sono poi concentrati sul tema dei migranti e della lotta al terrorismo internazionale: «Come alleati Nato, la nostra cooperazione con la Germania deve continuare», ha concluso Erdogan. T.

I 12punti della Brexit Il governo presenta il Libro Bianco sui negoziati per l’uscita dalla Ue “Linea dura e nuovi accordi con i Paesi. Ma garantiremo i lavoratori” Dodici punti e 77 pagine, per illustrare la strategia e gli obiettivi del governo di Theresa May nei negoziati per il divorzio dall’Unione europea. Il «Libro Bianco» presentato in Parlamento conferma il progetto di Londra di una «hard Brexit», un taglio netto dal blocco che prevede l’uscita dal mercato unico e la promessa di riprendersi il controllo delle frontiere e delle leggi, ma anche di garantire i diritti dei cittadini comunitari già residenti nel Paese. «I giorni migliori sono davanti a noi», ha detto ai Comuni il ministro per la Brexit, David Davis, confermando il piglio ottimista (secondo alcuni anche troppo) del governo. Il «White Paper», sulla cui pubblicazione Downing Street ha tentennato per settimane, è piuttosto succinto per un documento del genere e non contiene novità rispetto al discorso programmatico con cui May aveva illustrato i piani del governo il mese scorso. Ma la premier era finita sotto pressione da parte di chi chiedeva un ruolo attivo del Parlamento in un momento cruciale nella storia del Paese. E cerca così di dimostrare che è pronta a tenere informati i deputati e coinvolgerli, almeno formalmente, in vista dei negoziati. Per l’opposizione laburista, il documento non offre nulla di nuovo e arriva troppo tardi per consentire un vero dibattito. May ha già detto che darà avvio alle procedure formali di divorzio ALESSANDRA RIZZO LONDRA entro la fine di marzo, invocando l’Articolo 50 del Trattato di Lisbona. «Questo documento non dice nulla», ha detto il ministro ombra per la Brexit, Keir Starmer. «È inaccettabile, così si sminuisce il ruolo di questa Camera». Ma finora, il Labour di Jeremy Corbyn ha messo su una resistenza assai flebile ai piani del governo sulla Brexit. Il documento ribadisce la visione di un Regno Unito «globale» e le intenzioni del governo per una «partnership strategica» con l’Ue e per un accordo che consenta uno scambio di merci e servizi il più libero possibile. Spiega che una delle prime priorità del governo è garantire lo status dei circa 3 milioni di cittadini comunitari che vivono nel regno, compresi centinaia di migliaia di italiani. Davis ha assicurato che Downing Street non ha alcuna intenzione di «buttare le persone fuori dalla Gran Bretagna». Ma né il ministro né il documento offrono dettagli sulla strategia del governo, che dovrà anche garantire i diritti reciproci di circa 900mila britannici sparsi per il Continente. Il documento arriva nel giorno in cui la Banca d’Inghilterra ha aggiornato al rialzo le stime per la crescita del Pil per quest’anno, ora indicate al 2% rispetto all’1,4% previsto precedentemente. Ciò nonostante, ha aggiunto il governatore Mark Carney, questo «non vuol dire che il referendum non abbia conseguenze», spiegando che «l’incertezza sull’assetto futuro sta pesando sugli investimenti». BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI 2 3 La premier britannica Theresa May 1 GARANTIRE Il massimo della certezza e della chiarezza possibile nell’approccio ai negoziati con gli Stati per l’Uscita dalla Ue RIPRENDERE Il controllo delle nostre leggi, mettendo fine alla giurisdizione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea sul Regno Unito RAFFORZARE L’unione britannica, definendo un patto per l’intero Regno, tenendo fede all’accordo di Belfast (pace in Irlanda) 4 TUTELARE I legami con l’Irlanda, conservando l’area di «common travel» con soluzioni pratiche che garantiscano i migranti 5 CONTROLLARE L’immigrazione, incluso il numero dei cittadini dei Paesi dell’Unione europea che entrano nel Regno Unito 6 ASSICURARE I diritti dei cittadini Ue residenti nel Regno Unito e dei cittadini britannici residenti nei Paesi Ue «quanto prima possibile» 7 PROTEGGERE I diritti vigenti dei lavoratori, non sovvertire le regole che regolano il mercato del lavoro e accrescere le tutele 11 10 12 REALIZZARE Un’uscita liscia e ordinata dalla Ue, con l’attuazione di nuovi accordi tra la Gran Bretagna e gli Stati europei COOPERARE Nella lotta contro il terrorismo, per preservare con la Ue la sicurezza europea e la giustizia nel mondo ASSICURARE Che il Regno Unito sia il luogo migliore per scienza e innovazione, collaborando con i partner della Ue 9 DEFINIRE Nuovi accordi commerciali con altri Paesi, secondo una strategia ambiziosa di libero scambio nel mondo 8 GARANTIRE Il libero commercio sui mercati europei, con una nuova partnership: accordo di libero scambio con la Ue

L’Italia manda il suo piano all’Ue “Lotta all’evasione e meno spesa” Padoan insiste sulla crescita: il Pil quest’anno salirà più dello 0,8% previsto .

La delusione di Bruxelles “Non è quello che ci aspettavamo Avevamo chiesto dettagli precisi” La mossa italiana percepita come un tentativo di allungare i tempi.

La regia di Renzi per una lettera senza le risposte attese dall’Unione Ma ora c’è il rischio che scatti la procedura d’infrazione.

Ci sono diversi modi di uccidere un giornale. Si può decidere di farla finita con un taglio secco, una decisione chiara e netta, oppure si può decidere di lasciare che si spenga a poco a poco senza che nessuno faccia nulla. Per l’Unità, evidentemente, è stata scelta la seconda opzione». Lo scrive in una nota il cdr dell’Unità. «L’azionista di maggioranza in queste settimane ha eluso ogni confronto rispondendo con gli insulti e le minacce alle più che legittime istanze della redazione. Il Pd nello stesso tempo non è andato oltre le rassicurazioni vuote sull’impegno per il futuro del giornale».

Germania, soldi ai migranti che vogliono tornare a casa Il governo amplia il piano di rimpatri: 1200 euro a chi lascia volontariamente il Paese Il progetto coinvolge 45 Stati, fra cui la Libia. Oggi Merkel vede Erdogan in Turchia .Sulle spalle di Berlino oltre la metà delle spese europee per i rifugiati Ma la Svezia investe più di tutti in rapporto al Pil, l’Italia è quarta.

Fra i profughi in fuga dal Gambia “Prigionieri della Libia in guerra” Lamine ha attraversato il deserto per finire in carcere a Tripoli “Arrivato sulla costa, il barcone per Lampedusa non c’era più”.

Usa contro Teheran per il test missilistico “Ora siete avvisati” La Casa Bianca: violato l’accordo sul nucleare Rohani accusa Trump: principiante della politica .

Israele smantella Amona “È un insediamento illegale” Duri scontri con gli abitanti durante lo sgombero Il premier Netanyahu promette: ne costruiremo un altro .

I due vescovi coraggio alla ricerca di cattolici nella giungla del Laos L’incontro col Papa dei due religiosi perseguitati e incarcerati che non si sono mai arresi al regime .

Riina jr padrino di battesimo Il vescovo contro il parroco: sbagli Polemica a Corleone: con i mafiosi maggiore severità .

Imparare a programmare il pc è più facile con il Lego Torino, corsi sperimentali a scuola in attesa del concorso mondiale