ARCHIVIO ONLINE di Marco BAVA , raccolta deleghe per le assemblee degli azionisti e costituzione di parte civile gratuita degli azionisti nei procedimenti penali per un Nuovo Modello di Sviluppo

 

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Dal Vangelo secondo Luca Lc 21,5-19
“In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». 
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine». 
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. 
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».”

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12; 29.03.13;

 

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Marco Bava: pennarello di DIO, perseverante autodidatta con coraggio e fantasia , decisionista responsabile.

Sono quello che voi pensate io sia (20.11.13) per questo mi ostacolate.(08.11.16)

La giustizia non esiste se mi mettessero sotto sulle strisce pedonali, mi condannerebbero a pagare i danni all'auto.

(12.02.16)

TO.05.03.09

IL DISEGNO DI DIO A VOLTE SI RIVELA SOLO IN ALCUNI PUNTI. STA' ALLA FEDE CONGIUNGERLI

PADRE NOSTRO CHE SEI NEI CIELI SIA SANTIFICATO IL TUO NOME VENGA IL TUO REGNO, SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ COME IN CIELO COSI IN TERRA , DAMMI OGGI LA POSSIBILITA' DI NON COMMETTERE ERRORI NEL CERCARE DI REALIZZARE NEL MIGLIOR MONDO POSSIBILE IL TUO VOLERE.

TU SEI GRANDE ED IO NON SONO CHE L'ULTIMO DEI TUOI SERVI E DEI TUOI FIGLI .

SIGNORE IO NON CONOSCO I TUOI OBIETTIVI PER ME , FIDUCIOSO MI AFFIDO A TE.

Difendo il BENE contro il MALE che nell'uomo rappresenta la variabile "d" demonio per cui una decisione razionale puo' diventare irrazionale per questa ragione (12.02.16)

Non prendo la vita di punta faccio la volonta' di DIO ! (09.12.18)

La vita e' fatta da cose che si devono fare, non si possono non fare, anche se non si vorrebbero fare.(20.01.16)

Il mondo sta diventando una camera a gas a causa dei popoli che la riempiono per irresponsabilità politica (16.02.16)

I cervelli possono viaggiare su un unico livello o contemporaneamente su plurilivelli e' soggettivo. (19.02.17)

L'auto del futuro non sara' molto diversa da quella del presente . Ci sono auto che permarranno nel futuro con l'ennesima versione come : la PORSCHE 911, la PANDA, la GOLF perche' soddisfano esigenze del mercato che permangono . Per cui le auto cambieranno sotto la carrozzeria con motori ad idrogeno , e materiali innovativi. Sara' un auto migliore in termini di sicurezza, inquinamento , confort ma la forma non cambierà molto. INFATTI la Modulo di Pininfarina la Scarabeo o la Sibilo di Bertone possono essere confrontate con i prototipi del prossimo salone.(18.06.17)

La siccità e le alluvioni dimostrano l'esistenza di Dio nei confronti di uomini che invece che utilizzare risorse per cercare  inutilmente nuovi pianeti dove Dio non ha certo replicato l'esperienza negativa dell'uomo, dovrebbero curare l'unico pianeta che hanno a disposizione ed in cui rischiano di estinguersi . (31.10.!7)

L'Italia e' una Repubblica fondata sul calcio di cui la Juve e' il maggiore esponente con tutta la sua violenta prevaricazione (05.11.17)

La prepotenza della FIAT non ha limiti . (05.11.17)

I mussulmani ci comanderanno senza darci spiegazioni ne' liberta'.(09.11.17)

In Italia mancano i controlli sostanziali . (09.11.17)

Gli alimenti per animali sono senza controllo, probabilmente dannosi,  vengono utilizzati dai proprietari per comodita', come se l'animale fosse un oggetto a cui dedicare il tempo che si vuole, quando si vuole senza alcun rispetto ai loro veri bisogni  alimentari. (20.11.17)

Ho conosciuto l'avv.Guido Rossi e credo che la stampa degli editori suoi clienti lo abbia mitizzato ingiustificatamente . (20.11.17)

L'elicottero di Jaky e' targato I-TAIF. (20.11.17)

La Coop ha le agevolazioni di una cooperativa senza esserlo di fatto in quanto quando come socio ho partecipato alle assemblee per criticare il basso tasso d'interesse dato ai soci sono stato o picchiato o imbavagliato. (20.11.17)

Sono 40 anni che :

1 ) vedo bilanci diversi da quelli che vedo insegnati a scuola, fusioni e scissioni diverse da quelle che vengono richieste in un esame e mi vengono a dire che l'esame di stato da dottore commercilaista e' una cosa seria ?

2) faccio esposti e solo quello sul falso in bilancio della Fiat presentato da Borghezio al Parlamento sia andato avanti ?

 (21.11.17)

La Fornero ha firmato una riforma preparata da altri (MONTI-Europa sono i mandanti) (21.11.17)

Si puo' cambiare il modo di produrre non le fasi di produzione. (21.11,17)

La FIAT-FERRARI-EXOR si sono spostate in Olanda perche' i suoi amministratori abbiano i loro compensi direttamente all'estero . In particolare Marchionne ha la residenza fiscale in Sw (21.11.17)

La prova che e' il femore che si rompe prima della caduta e' che con altre cadute non si sono rotte ossa, (21.11.17)

Carlo DE BENEDETTI un grande finanziere che ha fallito come industriale in quanto nel 1993 aveva il SURFACE con il nome QUADERNO , con Passera non l'ha saputo produrre , ne' vendere ne' capire , ma siluro' i suoi creatori CARENA-FIGINI. (21.11.17)

Quando si dira' basta anche alle bufale finanziarie ? (21.11.17)

Per i consiglieri indipendenti l'indipendenza e' un premio per tutti gli altri e' un costo (11.12.17)

La maturita' del mercato finanziario e' inversamente proporzionale alla sottoscrizione dei bitcoin (18/12/17)

Chi risponde civilmente e penalmente se un'auto o un robot impazziscono ? (18/12/17)

Non e' la FIAT filogovernativa, ma sono i governi che sono filofiat consententogli di non pagare la exit-tax .(08.02.18) inoltre la FIAT secondo me ha fatto più danni all'ITALIA che benefici distruggendo la concorrenza della LANCIA , della Ferrari, che non ha mai capito , e della BUGATTI (13.02.18).

Infatti quando si comincia con il raddoppio del capitale senza capitale si finisce nella scissione

Tesi si laurea sull'assoluzione del sen.Giovanni Agnelli nel 1912 dal reato di agiotaggio : come Giovanni Agnelli da segretario della Fiat ne e' diventato il padrone :

https://1drv.ms/b/s!AlFGwCmLP76phBPq4SNNgwMGrRS4

 

Prima di educare i figli occorre educare i genitori (13.03.18)

Che senso ha credere in un profeta come Maometto che e'un profeta quando e' esistito  Gesu' che e' il figlio di DIO come provato  per ragioni storiche da almeno 4 testi che sono gli evangelisti ? Infatti i mussulmani  declassano Gesu' da figlio di DIO  a profeta perché riconoscono implicitamente l'assurdità' di credere in un profeta rispetto al figlio di DIO. E tutti gli usi mussulmani  rappresentano una palese involuzione sociale basata sulla prevaricazione per esempio sulle donne (19.03/18)

Il valore aggiunto per i consulenti finanziari e' solo per loro (23.03.18)

I medici lavorerebbero gratis ? quante operazioni non sono state fatte a chi non aveva i soldi per pagarle ? (26.03.18 )

lo sfregio delle auto di stato ibride con il motore acceso, deve finire con il loro passaggio alla polizia  con i loro autisti (19.03.18)

Se non si tassa il lavoro dei robot e' per la mancata autonomia in termini di liberta' di scelta e movimento e responsabilita' penale personale . Per cui le auto a guida autonoma diventano auto-killer. (26.04.18)

Quanto poco conti l'istruzione per l'Italia e' dimostrato dalla scelta DEI MINISTRI GELMINI FEDELI sono esempi drammatici anche se valorizzati dalla FONDAZIONE AGNELLI. (26.04.18) (27.08.18).

Credo che la lotta alla corruzione rappresenti sempre di piu' un fattore di coesione internazionale perche' anche i poteri forti si sono stufati di pagare tangenti (27/04/2018).

Non riusciamo neppure piu' a produrre la frutta ad alto valore aggiunto come i mirtilli....(27/04/2018)

Abbiamo un capitalismo sempre piu' egoista fatto da managers che pensano solo ad arraffare soldi pensando che il successo sia solo merito loro invece che di Dio e degli operai (27.04.18)

Le imprese dell'acqua e delle telecomunicazioni scaricano le loro inefficienze sull'utente (29.05.18)

Nel 2004 Umberto Agnelli, come presidente della FIAT,  chiese a Boschetti come amministratore delegato della FIAT AUTO di affidarmi lo sviluppo della nuova Stilo a cui chiesi di affiancare lo sviluppo anche del marchio ABARTH , 500 , A112, 127 . Chiesi a Montezemolo , come presidente Ferrari se mi lasciava utilizzare il prototipo di Giugiaro della Kubang che avrebbe dovuto  essere costruito con ALFA ROMEO per realizzare la nuova Stilo . Mi disse di si perche' non aveva i soldi per svilupparlo. Ma Morchio, amministratore delegato della FIAT, disse che non era accettabile che uno della Telecom si occupasse di auto in Fiat perche' non ce ne era bisogno. Peccato che la FIAT aveva fatto il 128 che si incendiava perche' gli ingegneri FIAT non avevano previsto una fascetta che stringesse il tubo della benzina all'ugello del carburatore. Infatti pochi mesi dopo MORCHIO  venne licenziato da Gabetti ed al suo posto arrivo' Marchionne a cui rifeci la proposta. Mi disse di aspettare una risposta entro 1 mese. Sono passati 14 anni ma nessuna risposta mi e' mai stata data da Marchionne, nel frattempo la Fiat-Lancia sono morte definitivamente il 01.06.18, e la Nissan Qashai venne presentata nel 2006 e rilancia la Nissan. Infatti dal 2004 ad oggi RENAULT-NISSAN sono diventati i primi produttori al mondo. FIAT-FCA NO ! Grazie a Marchionnne nonostante abbia copiato il suo piano industriale dal mio libro . Le auto Fiat dell'era CANTARELLA bruciavano le teste per raffredamento insufficente. Quella dell'era Marchionne hanno bruciato la Fiat. Il risultato del lavoro di MARCHIONNE e' la trasformazione del prodotto auto in prodotto finanziario, per cui le auto sono diventate tutte uguali e standardizzate. Ho trovato e trovo , NEI MIEI CONFRONTI, molta PREPOTENZA cattiveria ed incompetenza in FIAT. (19.12.18)

(   vedi :  https://1drv.ms/w/s!AlFGwCmLP76pg3LqWzaM8pmCWS9j ).

La differenza fra ROMITI MARCHIONNE e' che se uno la pensava diversamente da loro Romiti lo ascoltava, Marchionne lo cacciava anche se gli avesse detto che aumentando la pressione dei pneumatici si sarebbero ridotti i consumi.

FATTI NON PAROLE E FUMO BORSISTICO ! ALFA ROMEO 166 un successo nonostante i pochi mezzi utilizzati ma una richiesta mia precisa e condivisa da FIAT : GUIDA DIRETTA.  Che Marchionne non ha apprezzato come un attila che ha distrutto la storia automoblistica italiana su mandato di GIANLUIGI GABETTI (04.06.18).

Piero ANGELA : un disinformatore scientifico moderno in buona fede  su auto elettrica. auto killer ed inceneritore  (29.07.18)

Puoi anche prendere il potere ma se non lo sai gestire lo perdi come se non lo avessi mai avuto (01.08.18)

Ho provato la BMW i8 ed ho capito che la Ferrari e le sue concorrenti sono obsolete ! (20.08.18)

LA Philip Morris ha molti clienti e soci morti tra cui Marchionne che il 9 maggio scorso, aveva comprato un pacchetto di azioni per una spesa di 180mila dollari. Briciole, per uno dei manager più ricchi dell’industria automotive (ha un patrimonio stimato tra i 6-700 milioni di franchi svizzeri, cifra che lo fa rientrare tra i 300 elvetici più benestanti).E’ stato, però, anche l’ultimo “filing” depositato dal manager alla Sec, sul cui sito da sabato pomeriggio è impossible accedere al profilo del manager italo-canadese e a tutte le sue operazioni finanziarie rilevanti. Ed era anche un socio: 67mila azioni detenute per un investimento di 5,67 milioni di dollari (alla chiusura di Wall Street di venerdì 20 luglio 2018 ). E PROSSIMAMENTE  un'uomo Philip Morris uccidera' anche la FERRARI .   (20.08.18) (25.08.18)

verbali assemblee italiane azionisti EXOR :

https://1drv.ms/f/s!AlFGwCmLP76pg3Y3JmiDAW4z2DWx

verbali assemblee italiane azionisti FIAT :

https://1drv.ms/f/s!AlFGwCmLP76phApzYBZTNpkGlRkq

 

Prodi e' il peccato originale dell'economia italiana dal 1987 (regalo dell'ALFA ROMEO alla FIAT) ad oggi (25.08.18)

L'indipendenza della Magistratura e' un concetto teorico contraddetto dalle correnti anche politiche espresse nelle lottizzazioni delle associazioni magistrati che potrebbe influenzarne i comportamenti. (27.08.18)

Ho sempre vissuto solo con oppositori irresponsabili privi di osservazioni costruttive ed oggettive. (28.08.18)

Buono e cattivo fuori dalla scuola hanno un significato diverso e molto piu' grave perche' un uomo cattivo o buono possono fare il bene o il male con consaprvolezza che i bambini non hanno (20.10.18) 

Ma la TAV serve ai cittadini che la dovrebbero usare o a chi la costruisce con i nostri soldi ? PERCHE' ?

Un ruolo presidenziale divergente da quello di governo potrebbe porre le premesse per una Repubblica Presidenziale (11.11.2018)

La storia occorre vederla nella sua interezza la marcia dei 40.000 della Fiat come e' finita ? Con 40.000 licenziamenti e la Fiat in Olanda ! (19.11.18)

I SITAV dopo la marcia a Torino faranno quella su ROMA con costi doppi rispetto a quella francese sullo stesso percorso ? (09.12.18)

La storia politica di Fassino e' fatta dall'invito al voto positivo per la raduzione dei diritti dei lavoratori di Mirafiori. Si e' visto il risultato della lungimiranza di Fassino , (18.12.18)

Perche' sono investimenti usare risorse per spostare le pietre e rimetterle a posto per giustificare i salari e non lo sono il reddito di cittadinanza e quota 100 per le pensioni ? perche' gli 80 euro a chi lavora di Renzi vanno bene ed i 780 euro di Di Maio a chi non lavora ed e' in pensione non vanno bene ? (27.12.18)

Le auto si dividono in auto mozzarella che scadono ed auto vino che invecchiando aumentano di valore (28.12.18)

Fumare non e' un diritto ma un atto contro la propria salute ed i doveri verso la propria famiglia che dovrebbe avere come conseguenza la revoca dell'assistenza sanitaria nazionale ad personam (29.12.18)

Questo mondo e troppo cattivo per interessare altri esseri viventi (10.01.19)

Le ONG non hanno altro da fare che il taxi del mare in associazione per deliquere degli scafisti ? (11.02.19)

La giunta FASSINO era inutile, quella APPENDINO e' dannosa (12.07.19)

Quello che l'Appendino chiama freno a mano tirato e' la DEMOCRAZIA .(18.07.19)

La spesa pubblica finanzia le tangenti e quella sullo spazio le spese militari  (19.07.19)

AMAZON e FACEBOOK di fatto svolgono un controllo dei siti e forse delle persone per il Governo Americano ?

(09.08.19)

LA GRANDE MORIA DI STARTUP e causato dal mancato abbinamento con realta' solide (10.08.!9)

Il computer nella progettazione automobilistica ha tolto la personalizzazione ed innovazione. (17.08.19)

L' uomo deve gestire i computer non viceversa, per aumentare le sue potenzialita' non annullarle  (18.08.19)

LA FIAT a Torino ha fatto il babypaking a Mirafiori UNO DEI POSTI PIU' INQUINATI DI TORINO ! Non so se Jaky lo sappia , ma il suo isolamento non gli permette certo di saperlo ! (13.09.19)

Non potro' mai essere un buon politico perche' cerco di essere un passo avanti mentre il politico deve stare un passo indietro rispetto al presente. (04.10.19)

L'arretratezza produttiva dell'industria automobilistica e' dimostrata dal fatto che da anni non hanno mai risolto la reversibilità dei comandi di guida a dx.sx, che costa molto (09.10.19)

IL CSM tutela i Magistrati dalla legge o dai cittadini visti i casi di Edoardo AGNELLI  e Davide Rossi ? (10.10.19).

Le notizie false servono per fare sorgere il dubbio su quelle vere discreditandole (12.10.19)

L'illusione startup brucia liquidita' per progetti che hanno poco mercato. sottraendoli all'occupazione ed illude gli investitori di trovare delle scorciatoie al alto valore aggiunto (15.10.19)

Gli esseri umani soffrono spesso e volentieri della sindrome del camionista: ti senti piu' importante perche' sei in alto , ma prima o poi dovrai scendere e cedere il posto ad altri perche' nessun posto rimane libero (18.10.19)

Non e' logico che l'industria automobilistica invece di investire nelle propulsione ad emissione 0 lo faccia sulle auto a guida autonoma che brucia posti di lavoro. (22.10.19)

L'intelligenza artificiale non esiste perche' non e' creativa ma applicativa quindi rischia di essere uno strumento in mano ai dittatori, attraverso la massificazione pilotata delle idee, che da la sensazione di poter pensare ad una macchina al nostro posto per il bene nostro e per farci diventare deficienti come molti percorsi dei navigatori  (24.11.19)

Quando ci fanno domande per sapere la nostra opinione di consumatori ma sono interessati solo ai commenti positivi , fanno poco per migliorare (25.11.19)

La prova che la qualità della vita sta peggiorando e' che una volta la cessione del 5^ si faceva per evitare i pignoramenti , oggi lo si fa per vivere (27.11.19)

Per combattere l'evasione fiscale basta aumentare l'assistenza nella pre-compilazione e nel pagamento (29.11.19)

La famiglia e' come una barca che quando sbaglia rotta porta a sbattere tutti quanti (25.12.19)

Le tasse sull'inquinamento verranno scaricate sui consumatori , ma a chi governa e sa non importa (25.12.19)

Il calcio e l'oppio dei popoli (25.12.19)

La religione nasce come richiesta di aiuto da parte dei popoli , viene trasformata in un tentativo di strumento di controllo dei popoli (03.01.20)

L'auto a guida autonoma e' un diversivo per vendere auto vecchie ed inquinanoroti , ed il mercato l'ha capito (03.01.20)ttadini

Il vero potere della burocrazia e' quello di creare dei problemi ai cittadini anche se il cittadino paga i dipendente pubblico per risolvere dei problemi non per crearli.  Se per denunciare questi problemi vai fuori dal coro deve essere annientato. Per cui burocrazia=tangente (03.01.20)

Gli immigrati tengono fortemente alla loro etnina a cui non rinunciano , piu' saranno forti le etnie piu' queste  divideranno l'Italia sovrastando gli italiani imponendoci il modello africano . La mafia nigeriana e' solo un esempio. (05.01.20)

La sinistra e la lotta alla fame nel mondo sono chimere prima di tutto per chi ci deve credere come ragione di vita (07.01.20)

Credo di avere la risposta alla domanda cosa avrebbe fatto Eva se Adamo avesse detto di no a mangiare la mela ?  Si sarebbe arrabbiata. Anche oggi se non fai quello che vogliono le donne si mettono contro cercando di danneggiarti. (07.01.20)

Le sardine rappresenta l'evoluzione del buonismo Democristiano  e la sintesi fra Prodi e Renzi,  fuori fa ogni logica e senza una proposta concreta  (08.01.20)

Un cavallo di razza corre spontaneamente e nessuno puo' fermarlo. (09.01.20)

PD e M5S 2 stampelle non fanno neppure una gamba sana (22.01.20)

non riconoscere i propri errori significa sbagliare per sempre (12.04.20)

 

 

Come creare un meeting su Zoom? In un periodo in cui è richiesto dalla società il distanziamento sociale, la nota app per le videoconferenze diventa uno strumento importante per molte aziende e privati. Se partecipare a un meeting è un processo estremamente semplice, che non richiede neppure la registrazione al servizio, discorso diverso vale per gli utenti che desiderano creare un meeting su Zoom.

Ecco dunque una semplice guida per semplificare la vita a coloro che hanno intenzione di approcciare alla piattaforma senza confondersi le idee.

Come si crea un meeting su Zoom

Dopo aver scaricato e installato Zoom, e aver effettuato la registrazione, si dovrà dunque effettuare l’accesso premendo Sign In (è possibile loggare direttamente con il proprio account Google o Facebook, comunque). A questo punto, bisogna procedere in questo modo:

  • Fare tap su New Meeting (pulsante arancione)
  • Scegliere se avviare il meeting con la fotocamera accesa o spenta, tramite il toggle Video On
  • Premere Start a Meeting

A questo punto è stata creata la videoconferenza, ma affinché venga avviata è necessario invitare i partecipanti. Per proseguire sarà necessario quindi:

  • Fare tap su Participants (nella parte in basso dello schermo)
  • Premere su Invite
  • Scegliere il mezzo attraverso cui inviare il link di partecipazione ai mittenti (tramite e-mail o messaggio, per esempio)

Una volta invitati gli utenti, chi ha creato il meeting avrà la possibilità di fare tap su ognuno di essi per utilizzare diverse funzioni: per esempio si potranno silenziare, piuttosto che chiedergli di attivare la fotocamera, eccetera.

Zoom, anche su dispositivi mobile

Zoom (immagine: Zoom).

Facendo tap sul pulsante Chats (in basso a sinistra dello schermo), inoltre, si potranno inviare messaggi di testo a tutti i partecipanti o solo a uno di essi. Una volta terminata la videoconferenza, la si potrà chiudere facendo tap sulla scritta rossa End in alto a destra: si potrà in ultimo scegliere se lasciare il meeting (Leave Meeting), permettendo agli altri di continuare a interagire, o se scollegare tutti (End Meeting).

 

 

Windows File Recovery recupera i file cancellati per sbaglio

È la prima app di questo tipo realizzata direttamente da Microsoft.

A tutti - beh, a quanti non hanno un backup efficiente - sarà capitato di cancellare per errore un file, non solo mettendolo nel Cestino, ma facendolo sparire apparentemente per sempre.

Recuperare i file cancellati ha tante più possibilità di riuscire quanto meno la zona occupata da quei file è stata sovrascritta, ed è un lavoro per software specializzati.

Fino a oggi, l'unica possibilità per i sistemi Windows era scegliere programmi di terze parti. Ora Microsoft ha rilasciato una piccola utility che si occupa proprio del recupero dei file.

Si chiama Windows File Recovery ed è disponibile gratuitamente sul Microsoft Store.

Si tratta di un programma privo di interfaccia grafica: per adoperarlo bisogna quindi superare la diffidenza per la linea di comando che alberga in molti utenti di Windows.

L'utility ha tre modalità base di funzionamento. Default, suggerita per i drive Ntfs, si rivolge alla Master File Table (MFT) per individuare i segmenti dei file. Segment fa a meno della MFT e si basa invece sul rilevamento dei segmenti (che contengono informazioni come il nome, la data, il tipo di file e via di seguito). Signature, infine, si basa sul tipo di file: non avendo a disposizione altre informazioni, cerca tutti i file di quel tipo (Microsoft consiglia questo sistema per le unità esterne come chiavette Usb e schede SD).

Windows File Recovery è in grado di tentare il recupero da diversi filesystem - quali Ntfs, exFat e ReFS - e per apprendere il suo utilizzo Microsoft ha messo a disposizione una pagina d'aiuto (in inglese) sul sito ufficiale.

Qui sotto, alcune schermate di Windows File Recovery.

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Leggi l'articolo originale su ZEUS News - https://www.zeusnews.it/n.php?c=28141

 

Bloatbox ripulisce Windows 10 dalle app indesiderate

Bastano pochi clic per eliminare tutto il bloatware preinstallato.

Leggi l'articolo originale su ZEUS News - https://www.zeusnews.it/n.php?c=28201

Non si può dire che Windows 10 sia un sistema operativo essenziale: ogni nuova installazione porta con sé, insieme al sistema vero e proprio, tutta una serie di applicazioni che per la maggior parte degli utenti si rivelano inutili, se non fastidiose, senza contare le aggiunte dei singoli produttori di Pc.

Rimuoverle a mano una a una è un compito tedioso, ma esiste una piccola applicazione che facilita l'intera operazione: Bloatbox.

Nata come estensione per Spydish, app utile per gestire le informazioni condivise con Microsoft da Windows 10 e più in generale le impostazioni del sistema che coinvolgono la privacy, è poi diventata un software a sé.

Il motivo è un po' la medesima ragione di vita di Bloatbox: non rendere Spydish troppo "grasso" (bloated), ossia ricco di funzioni che, per quanto utili, vadano a incidere sulla possibilità di avere un'applicazione compatta, efficiente e facile da usare.

Bloatbox si scarica da GitHub sotto forma di archivio .zip da estrarre sul Pc. Una volta compiuta questa operazione non resta altro da fare che cliccare due volte sul file Bloatbox.exe per avviare l'app.

La finestra principale mostra sulla sinistra una colonna in cui è presente la lista di tutte le app installate in Windows, tra cui anche quelle che normalmente non si possono disinstallare - come il Meteo, Microsoft News e via di seguito - e quelle installate dal produttore del computer.

Ciò che occorre fare è selezionare quelle app che si intende rimuovere e, quando si è soddisfatti, premere il pulsante , che le aggiungerà alla colonna di destra, dove si trovano tutte le app condannate alla cancellazione.

A questo punto si può premere il pulsante Uninstall, posto nella parte inferiore della colonna centrale, e il processo di disinstallazione inizierà.

L'ultima versione al momento in cui scriviamo mostra anche, nella colonna di destra di un pratico link per effettuare una "pulizia generale" di una nuova installazione di Windows 10, identificato dalla dicitura Start fresh if your Windows 10 is loaded with bloat....

Cliccandolo, verranno aggiunte all'elenco di eliminazione tutte le app preinstallate e considerate bloatware. Chiaramente l'elenco può essere personalizzato a piacere rimuovendo da esso le app che si intende tenere tramite il pulsante Remove selected.

 

 

 

 

 

Archivio personale online di Marco BAVA

OPINIONI ai sensi art.21 Costituzione

 per un nuovo modello di sviluppo

 

UDIENZE PUBBLICHE 

IN CORSO

1) Processo MPS  2 SIENA MILANO .

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

Sopravvaluta sempre il tuo avversario , per poterlo vincere  .Mb  15.05.13

Torino 08.04.13

Il mio paese l'Italia non crede nella mia teoria economica del valore che definisce

1) ogni prodotto come composto da energia e lavoro:

Il costo dell'energia può tendere a 0 attraverso il fotovoltaico sui tetti. Per dare avvio la volano economico del fotovoltaico basta detassare per almeno 20 anni l'investimento, la produzione ed il consumo di energia fotovoltaica sui tetti.

2) liberalizzazione dei taxi collettivi al costo di 1 euro per corsa in modo tale da dare un lavoro a tutti quelli che hanno un 'auto da mantenere e non lo possono piu fare per mancanza di un lavoro; ed inoltre dare un servizio a tutti i cittadini.

3) tre sono gli obiettivi principali della politica : istruzione, sanita', cultura.

4) per la sanità occorre un centro acquisti nazionale  ed abolizione giorni pre-ricovero.

vedi PRESA DIRETTA 24.03.13

chi e' interessato mi scriva .

Suo. MARCO BAVA

 

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

  28. SE LE FORZE DELL'ORDINE INTERVENISSERO DI PIU'PER CAUSE APPARENTEMENTE BANALI CI SAREBBE MENO CONTENZIOSO: CHIAMATO IL 117  PER UN PROBLEMA BANALE MI HA RISPOSTO : GLI FACCIA CAUSA ! (02.04.17)

  29. GRAN PARTE DEI PROFESSORI UNIVERSITARI SONO TRA LE MENTI PIU' FRAGILI ED ARROGANTI , NON ACCETTANO IL CONFRONTO E SI SENTONO SPIAZZATI DIVENTANO ISTERICI ( DOPO INCONTRO CON MARIO DEAGLIO E PIETRO TERNA) (28.02.17)

  30. Spesso chi compera auto FIAT lo fa solo per gratificarsi con un'auto nuova, e basta (04.11.16)

  31. Gli immigrati per protesta nei centri di assistenza li bruciano e noi dobbiamo ricostruirglieli  affinché  li redistruggono? (18.10.20)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

IL TRIBUNALE DI  TORINO E LA CONSOB NON MI GARANTISCONO LA TUTELA DEL'ART.47 DELLA COSTITUZIONE

Oggi si e' tenuta l'assemblea degli azionisti Seat tante bugie dagli amministratori, i revisori ed il collegio sindacale, tanto per la Consob ed il Tribunale di Torino i miei diritti come azionista di minoranza non sono da salvaguardare e la digos mi puo' impedire il voto come e quando vuole, basta leggere la sentenza SENT.FIAT Mb

 

Tweet to @marcobava

08.03.16

 

 

  

COSTITUENDA ASSOCIAZIONE PER UN

NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

 

 

SI ACCETTANO ISCRIZIONI

STATUTO

mailto:nuovomodellodisviluppo@email.it

  

 

FRA GLI OBETTIVI :

1) RIUSO TOTALE

2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...

3) TELELAVORO

4) Commercio equo-solidale.

5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN  

6) COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE DEGLI AZIONISTI NEI PROCESSI PER REATI SOCIETARI

 IL 31.10 15  la sentenza del PROCESSO CONTRO GERONZI E CRAGNOTTI PER ESTORSIONE NEI CONFRONTI DI PARMALAT ha ammesso il danno per i soci Parmalat .     

SENT CRAGN MOTIV 1 MOTIV 2 MOTIVAZ 3

 

 

  

COSTITUENDA ASSOCIAZIONE:

NO-ISIS.cloud

www.no-isis.cloud

per non fare diventare l'ITALIA un'hotspot europeo dell'immigrazione in quanto bisogna resistere come italiani nel nostro paese dando agli immigrati un messaggio forte e chiaro : ogni paese puo' svilupparsi basta impegnarsi per farlo con le risorse disponibili e l'intelligenza , che significa adattamento nel superare le difficolta'.

Inventarsi un lavoro invece che fare l'elemosina.

Quanti miracoli ha fatto Maometto rispetto a Gesu' ?

SI ACCETTANO ISCRIZIONI : STATUTO

PROGR ELET

scrivere a :

mailto:no-isis@outlook.con

@mbnoisis

www.facebook.com/No-isiscloud-1713403432283317/

obiettivi:

1) esame d'italiano e storia italiana per gli immigrati

2) lavori socialmente utili

3) pulizia e cucina autonoma

3 gennaio 1917, Suor Lucia nel Terzo segreto di Fatima: Il sangue dei martiri cristiani non smetterà mai di sgorgare per irrigare la terra e far germogliare il seme del Vangelo.  Scrive suor Lucia: “Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva grandi fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo intero; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l’Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo in una luce immensa che è Dio: “Qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti” un Vescovo vestito di Bianco “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”. Vari altri vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della croce c’erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio”. interpretazione del Terzo segreto di Fatima era già stata offerta dalla stessa Suor Lucia in una lettera a Papa Wojtyla del 12 maggio 1982. In essa dice:  «La terza parte del segreto si riferisce alle parole di Nostra Signora: “Se no [si ascolteranno le mie richieste la Russia] spargerà i suoi errori per il mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte” (13-VII-1917). La terza parte del segreto è una rivelazione simbolica, che si riferisce a questa parte del Messaggio, condizionato dal fatto se accettiamo o no ciò che il Messaggio stesso ci chiede: “Se accetteranno le mie richieste, la Russia si convertirà e avranno pace; se no, spargerà i suoi errori per il mondo, etc.”. Dal momento che non abbiamo tenuto conto di questo appello del Messaggio, verifichiamo che esso si è compiuto, la Russia ha invaso il mondo con i suoi errori. E se non constatiamo ancora la consumazione completa del finale di questa profezia, vediamo che vi siamo incamminati a poco a poco a larghi passi. Se non rinunciamo al cammino di peccato, di odio, di vendetta, di ingiustizia violando i diritti della persona umana, di immoralità e di violenza, etc. E non diciamo che è Dio che così ci castiga; al contrario sono gli uomini che da se stessi si preparano il castigo. Dio premurosamente ci avverte e chiama al buon cammino, rispettando la libertà che ci ha dato; perciò gli uomini sono responsabili».

Le storie degli immigrati occupanti che cercano di farsi mantenere insieme alle loro famiglie , non lavoro come gli immigrati italiani all'estero:

1)  Mi trovavo all'opedale per prenotare una visita delicata , mentre stato parlando con l'infermiera, una donna mi disse di sbrigarmi : era di colore.

2) Mi trovavo in C,vittorio ang V.CARLO ALBERTO a Torino, stavo dando dei soldi ad un bianco che suonava una fisarmonica accanto ai suoi pacchi, arriva un nero in bici e me li chiede

3) Ero su un bus turistico e' salito un nero ha spostato la roba che occupava i primi posti e si e' messo lui

4) Ero in un team di startup che doveva fare proposte a TIM usando strumenti della stessa la minoranza mussulmana ha imposto di prima vedere gli strumenti e poi fare le proposte: molto innovativo !

5) FINO A QUANDO I MUSSULMANI NON ACCETTANO LA PARITA' UOMO DONNA , ANCHE SE LO SCRIVE IL CORANO E' SBAGLIATO. E' INACCETTABILE QUESTO PRINCIPIO CHE CI PORTA INDIETRO.

6) perche' lITALIA deve accogliere tutti ? anche gli alberghi possono rifiutare clienti .

09.01.19

Tutti i nulllafacenti immigrati Boeri dice che ne abbiamo bisogno : per cosa ? per mantenerli ?

04.02.17l

L'ISIS secondo me sta facendo delle prove di attentato con l'obiettivo del Vaticano con un attacco simultaneo da terra con la tecnica dei camion e dal cielo con aerei come a NY l'11.09.11.

 - PER AFFRONTARE LA CRISI DEI PROFUGHI, L’ITALIA HA GIÀ SBORSATO 8,4 MILIARDI - INSIEME ALL’EMERGENZA TERREMOTO, PUO’ MANDARE ALL’ARIA I PIANI DEL GOVERNO SUL DEBITO PUBBLICO - DALL’INIZIO DELL’ANNO SONO OLTRE 7 MILA I PROFUGHI SBARCATI IN ITALIA: DI QUESTO PASSO SI BATTERÀ OGNI RECORD

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Mario Sensini per il “Corriere della Sera”

 

Ieri le motovedette della Guardia costiera ne hanno sbarcati 623: 251 a Porto Empedocle e 372 a Lampedusa. Stamattina è attesa ad Augusta la Nave Acquarius, con a bordo altri 783 migranti. Negli ultimi due giorni ne sono stati soccorsi nel mare del Canale di Sicilia, e accolti in Italia, circa 1.600.

 

Ieri la Marina libica ne ha bloccati altri 400 a poche miglia da Sabrata, e nonostante gli accordi tra Tripoli ed il governo italiano, criticati anche dalla Cei, e i nuovi impegni presi dai leader europei al vertice di Malta, il flusso dei disperati dalle coste libiche verso il nostro Paese non si arresta.

 

SPESA RECORD

Dall' inizio dell' anno sono oltre 7 mila i profughi sbarcati in Italia, e di questo passo si batterà ogni record. Quello dei migranti accolti (176 mila nel 2016), ma anche quello della spesa pubblica necessaria per il soccorso e l' accoglienza, che secondo il governo contribuisce in modo determinante, insieme all' emergenza dovuta al terremoto, a mandare fuori linea il debito pubblico. Fino al punto di spingere Bruxelles a valutare una procedura d' infrazione alle regole sui conti pubblici. Il che sarebbe una doppia beffa per l' Italia, che da anni lamenta lo scarso impegno degli altri Paesi nel fronteggiare i flussi migratori.

 

 

In un rapporto appena inviato alla Commissione Europea sui "fattori rilevanti" che influenzano l' andamento del debito pubblico, il ministero dell' Economia sottolinea che quest' anno la spesa per l' immigrazione rischia di arrivare al record storico di 4,2 miliardi di euro. Nel 2016, al netto dei contributi della Ue (che sono stati pari ad appena 120 milioni) sono stati spesi 3,3 miliardi. Per il 2017 ne sono stati stanziati 3,8 e senza tener conto dei 200 milioni del «Fondo per l' Africa» per investire nei Paesi da cui partono i flussi di immigrazione più importanti.

 

Ma quella prevista in bilancio è una cifra che «se il trend degli ultimi mesi dovesse continuare», si legge nel Rapporto, potrebbe crescere di altri quattrocento milioni.

La crisi costa 8 miliardi Si spenderà il triplo rispetto alla media degli anni tra il 2011 e il 2013, prima dell' esplosione della crisi migratoria: tra 2,9 e 3,2 miliardi in più. Se poi si considera la maggior spesa in termini cumulati la dimensione dei costi sostenuti dall' Italia per l' emergenza assume proporzioni gigantesche. Secondo il ministero dell' Economia, dal 2014 al 2017 lo Stato avrà speso tra 8 e 8,4 miliardi di euro in più rispetto al periodo 2011-2013.

 

Così cresce il debito L' Italia pretende che questa spesa sia considerata «eccezionale» e dunque non conteggiata nel calcolo del disavanzo annuale monitorato per verificare il rispetto degli impegni di bilancio. La Commissione, però, è disposta a riconoscere come «eccezionale» non tutta, ma solo la spesa eccedente rispetto all' anno prima. In ogni caso, che pesi o meno sul deficit pubblico, la spesa si scarica sul debito.

 

Nel 2017, sottolinea il rapporto, la spesa per l' accoglienza è stimata in 2,3 miliardi di euro (1,9 l' anno scorso), quella per il soccorso in mare e i trasporti sarà pari a 860 milioni di euro (nel 2016 furono 913).

L' assistenza sanitaria costerà 250 milioni, l' educazione (nel 2016 sono arrivati anche 26 mila minori non accompagnati) 310 milioni.

Riforma sostenuta da una maggioranza trasversale: «Non razzismo, ma realismo» Case Atc agli immigrati La Regione Piemonte cambia le regole Gli attuali criteri per le assegnazioni penalizzano gli italiani .

Screening pagato dalla Regione e affidato alle Molinette Nel Centro di Settimo esami contro la Tbc “Controlli da marzo” Tra i profughi in arrivo aumentano i casi di scabbia In sei mesi sono state curate un migliaio di persone.

Il Piemonte è la quarta regione italiana per numero di richiedenti asilo. E gli arrivi sono destinati ad aumentare. L’assessora Cerutti: “Un sistema che da emergenza si sta trasformando in strutturale”. Coinvolgere maggiormente i Comuni.In Piemonte ci sono 14.080 migranti e il flusso non accenna ad arrestarsi: nel primo mese del 2017 sono già sbarcati in Italia 9.425 richiedenti asilo, in confronto ai 6030 dello scorso anno e ai 3.813 del 2015. Insomma, serve un piano. A illustrarlo è l’assessora all’Immigrazione della Regione Monica Cerutti, che spiega come la rete di accoglienza in questi anni sia radicalmente cambiata, trasformando il sistema «da emergenziale a strutturale».

La Regione punta su formazione e compensazioni mentre aumentano i riconoscimenti In Piemonte 14 mila migranti Solo 1200 nella rete dei Comuni A Una minoranza inserita in progetti di accoglienza gestiti dagli enti locali umentano i riconoscimenti delle commissioni prefettizie, meno rigide rispetto al passato prossimo: la tendenza si è invertita, le domande accolte sono il 60% rispetto al 40% dei rigetti. Non aumenta, invece, la disponibilità a progetti di accoglienza e di integrazione da parte dei Comuni. Stando ai dati aggiornati forniti dalla Regione, si rileva che rispetto ai 14 mila migranti oggi presenti in Piemonte quelli inseriti nel sistema Sprar - gestito direttamente dai Comuni - non superano i 1.200. Il resto lo troviamo nelle strutture temporanee sotto controllo dalle Prefetture. Per rendere l’idea, nella nostra regione i Comuni sono 1.2016. La trincea dei Comuni Un bilancio che impensierisce la Regione, alle prese con resistenze più o meno velate da parte degli enti locali: il termometro di un malumore, o semplicemente di indifferenza, che impone un lavoro capillare di convincimento. «Di accompagnamento, di compensazione e prima ancora di informazione contro la disinformazione e certe strumentalizzazioni politiche», - ha precisato l’assessora Monica Cerutti riepilogando le azioni previste nel piano per regionale per l’immigrazione. A stretto giro di posta è arrivata la risposta della Lega Nord nella persona del consigliere regionale Alessandro Benvenuto: «Non esistono paure da disinnescare ma necessità da soddisfare sia in termini di sicurezza e controllo del territorio, sia dal punto di vista degli investimenti. Il Piemonte ha di per sé ben poche risorse, che andrebbero utilizzate per creare lavoro e risolvere i problemi che attanagliano i piemontesi, prima di essere adoperate per far fare un salto di qualità all’accoglienza». Progetti di accoglienza Tre i progetti in campo: «Vesta» (ha come obiettivo il miglioramento dei servizi pubblici che si relazionano con i cittadini di Paesi terzi), “Petrarca” (si occupa di realizzare un piano regionale per la formazione civico linguistica), “Piemonte contro le discriminazioni” (percorsi di formazione e di inclusione volti a prevenire le discriminazioni). Inoltre la Regione ha attivato con il Viminale un progetto per favorire lo sviluppo delle economie locali sostenendo politiche pubbliche rivolte ai giovani ivoriani e senegalesi. Più riconoscimenti Come si premetteva, aumentano i riconoscimenti: 297 le domande accolte dalla Commissione di Torino nel periodo ottobre-dicembre 2016 (status di rifugiato, protezione sussidiaria e umanitaria); 210 i rigetti. In tutto i convocati erano mille: gli altri o attendono o non si sono presentati. I tempi della valutazione, invece, restano lunghi: un paio di anni, considerando anche i ricorsi. Sul fronte dell’assistenza sanitaria e della prevenzione, si pensa di replicare nel Centro di Castel D’Annone, in provincia di Asti, lo screening contro la tubercolosi che dal marzo sarà attivato al Centro Fenoglio di Settimo con il concorso di Regione, Croce Rossa e Centro di Radiologia Mobile delle Molinette.

INTANTO :«Non sono ipotizzabili anticipazioni di risorse» per l’asilo che Spina 3 attende dal 2009. La lunga attesa aveva fatto protestare molti residenti e c’era chi già stava perdendo le speranze. Ma in Circoscrizione 4, in risposta a un’interpellanza del consigliere della Lega Carlo Morando, il Comune ha messo nero su bianco che i fondi dei privati per permettere la costruzione dell’asilo non ci sono. Quella di via Verolengo resta una promessa non rispettata. Con la crisi immobiliare, la società Cinque Cerchi ha rinunciato a costruire una parte dei palazzi e gli oneri di urbanizzazione versati, spiegò mesi fa l’ex assessore Lorusso, erano andati per la costruzione del tunnel di corso Mortara. Ad ottobre c’è stata una nuova riunione. L’esito è stata la fumata nera da parte dei privati. «Sarà necessario che la progettazione e la realizzazione dell’opera vengano curate direttamente dalla Città di Torino», scrive il Comune nella sua risposta. Senza specificare come e dove verranno reperiti i fondi necessari, né quando si partirà.

 

Tunisia. Frattini: "Proporremo immigrazione circolare" - Il portale dell ...

www.stranieriinitalia.it/.../tunisia-frattini-qproporremo-immigrazione-circolareq.html

20 gen 2011 - L'immigrazione "circolare" è quella in cui i migranti, dopo un certo periodo di lavoro all'estero, tornano nei loro Paesi d'origine. Un sistema più ...

Tutto è iniziato quando è stato chiuso il bar. I 60 stranieri che erano a bordo del traghetto Tirrenia diretto a Napoli volevano continuare a bere. L’obiettivo era sbronzarsi e far scoppiare il caos sulla nave. Lo hanno fatto ugualmente, trasformando il viaggio in un incubo anche per gli altri 200 passeggeri. In mezzo al mare, nel cuore della notte, è successo di tutto: litigi, urla, botte, un tentativo di assalto al bancone chiuso, molestie ai danni di alcuni viaggiatori e persino un’incursione tra le cuccette. La situazione è tornata alla calma soltanto all’alba, poco prima dell’ormeggio, quando i protagonisti di questa interminabile notte brava hanno visto che sulle banchine del porto di Napoli erano già schierate le pattuglie della polizia. Nella nave Janas partita da Cagliari lunedì sera dalla Sardegna era stato imbarcato un gruppo di nordafricani che nei giorni scorsi aveva ricevuto il decreto di espulsione. Una trentina di persone, alle quali si sono aggiunti anche altri immigrati nordafricani. E così a bordo è scoppiato il caos. Il personale di bordo ha provato a riportare la calma ma la situazione è subito degenerata. Per ore la nave è stata in balia dei sessanta scatenati. All’arrivo a Napoli, il traghetto è stato bloccato dagli agenti della Questura di Napoli che per tutta la giornata sono rimasti a bordo per identificare gli stranieri che hanno scatenato il caos in mezzo al mare e per ricostruire bene l’episodio. «Il viaggio del gruppo è stato effettuato secondo le procedure previste dalla legge, implementate dalle autorità di sicurezza di Cagliari – si limita a spiegare la Tirrenia - La compagnia, come sempre in questi casi, ha destinato ai passeggeri stranieri un’area della nave, a garanzia della sicurezza dei passeggeri, non essendo il gruppo accompagnato  dalle forze di polizia. Contrariamente a quanto avvenuto in passato, il gruppo ha creato problemi a bordo per tensioni al suo interno che poi si sono ripercosse sui passeggeri». A bordo del traghetto gli agenti della questura di Napoli hanno lavorato per quasi 12 ore e hanno acquisito anche le telecamere della videosorveglianza della nave. Nel frattempo sono scoppiate le polemiche. «I protagonisti di questo caos non sono da scambiare con i profughi richiedenti asilo - commenta il segretario del Sap di Cagliari, Luca Agati - La verità è che con gli sbarchi dal Nord Africa, a cui stiamo assistendo anche in questi giorni, arrivano poco di buono, giovani convinti di poter fare cio’ che vogliono una volta ottenuto il foglio di espulsione, che di fatto è un lasciapassare che garantisce loro la libertà di delinquere in Italia. Cosa deve accadere per far comprendere che va trovata una soluzione definitiva alla questione delle espulsioni?»  In ostaggio per ore Per ore la nave è stata in balia dei sessanta scatenati, che hanno trasformato il viaggio in un incubo per gli altri 200 passeggeri  21.02.17

Istituto comprensivo Regio Parco La crisi spegne la musica in classe Le famiglie non pagano la retta da 10 euro al mese: a rischio il progetto lanciato da Abbado, mentre la Regione Piemonte finanzia un progetto per insegnare ai bambini italiani la lingua degli immigrati non viceversa.

 Qui Foggia Gli sfollati di una palazzina crollata nel 1999 vivono in container di appena 24 mq Qui Messina Nei rioni Fondo Fucile e Camaro San Paolo le baracche aumentano di anno in anno Donne e bambini Nei rioni nati dopo il sisma le case sono coperte da tetti precari, spesso di Eternit Qui Lamezia Terme Oltre 400 calabresi di etnia rom vivono ai margini di una discarica a cielo aperto  Qui Brescia Nelle casette di San Polino le decine di famiglie abitano prefabbricati fatiscenti Da Brescia a Foggia, da Lamezia a Messina. Oltre 50 mila italiani vivono in abitazioni di fortuna. Tra amianto, topi e rassegnazione Caterina ha 64 anni e tenacia da vendere. Con gli occhi liquidi guarda il tetto di amianto sopra la sua testa: «Sono stata operata due volte di tumore, è colpa di questo maledetto Eternit». Indossa una vestaglia a righe bianche e blu. «Vivo qui da vent’anni. D’estate si soffoca, d’inverno si gela, piove in casa e l’umidità bagna i vestiti nei cassetti. Il dottore mi ha detto di andare via. Ma dove?». In fondo alla strada abita Concetta, che tra topi e lamiere trova la forza di sorridere: «A ogni campagna elettorale i politici ci promettono case popolari, ma una volta eletti si dimenticano di noi. Sono certa che morirò senza aver realizzato il mio sogno: un balcone dove stendere la biancheria». Antonio invece no, lui non ride. Digrigna i denti rimasti: «Gli altri li ho persi per colpa della rabbia. In due anni qui sono diventato brutto, mi vergogno». Slum, favela, bidonville: Paese che vai, emarginazione che trovi. Un essere umano su sei, nel mondo, vive in una baraccopoli. In Italia sono almeno 53 mila le persone che, secondo l’Istat, abitano nei cosiddetti «alloggi di altro tipo», diversi dalle case. Cantine, roulotte, automobili e soprattutto baracche. Le storie di questi cittadini invisibili (e italianissimi) sono raccontate nel documentario «Baraccopolis» di Sergio Ramazzotti e Andrea Monzani, prodotto da Parallelozero, in onda domenica sera alle 21,15 su Sky Atlantic Hd per il ciclo «Il racconto del reale». Le baraccopoli sono non luoghi popolati da un’umanità sconfitta e spesso rassegnata. Donne, uomini, bambini, anziani. Vittime della crisi economica o di circostanze avverse. Vivono in stamberghe all’interno di moderni ghetti al confine con quella parte di città degna di questo nome. Di là dal muro la civiltà. Da questo lato fango, calcinacci, muffa, immondizia, fogne a cielo aperto. A Messina le abitazioni di fortuna risalgono ad oltre un secolo fa, quando il terremoto del 1908 rase al suolo la città. Qui l’emergenza è diventata quotidianità. Fondo Fucile, Giostra, Camaro San Paolo. Eccoli i rioni del girone infernale dei diseredati. Legambiente ha censito più di 3 mila baracche e altrettante famiglie. I topi, invece, sono ben di più. A Lamezia Terme oltre 400 calabresi di etnia rom vivono ai margini di una discarica. Tra loro c’è Cosimo, che vorrebbe andare via: «Non per me, ma per mio figlio, ha subìto un trapianto di fegato». A Foggia gli sfollati di una palazzina crollata nel 1999 vivono nei container di 24 mq. Andrea abita invece nelle casette di San Polino a Brescia, dove un prefabbricato fatiscente è diventato la sua dimora forzata: «Facevo l’autotrasportatore. Dopo due ictus ho perso patente e lavoro. I miei figli non sanno che abito qui. Non mi è rimasto nulla, nemmeno la dignità». Sognando un balcone «Il mio sogno? È un balcone dove stendere la biancheria», dice la signora Caterina nIl documentario «Baraccopolis» di Sergio Ramazzotti e Andrea Monzani, prodotto da Parallelozero, andrà in onda domani sera alle 21.15 su Sky Atlantic Hd per il ciclo «Il racconto del reale». Su Sky Atlantic Il documentario 3 domande a Sergio Ramazzotti registra e fotografo “Così ho immortalato la vita dentro quelle catapecchie” Chi sono gli abitanti delle baraccopoli? «Sono cittadini italiani, spesso finiti lì per caso. Magari dopo aver perso il lavoro o aver divorziato». Quali sono i tratti comuni? «Chi finisce in una baracca attraversa fasi simili a quelle dei malati di cancro. Prima lo stupore, poi la rabbia, il tentativo di scendere a patti con la realtà, la depressione, infine la rassegnazione». Cosa ci insegnano queste persone? «È destabilizzante raccontare donne e uomini caduti in disgrazia con tanta rapidità. Sono individui come noi. La verità è che può succedere a chiunque». Baraccopolid’Italia

01.03.17

GLI ITALIANI AIUTANO più FACILMENTE GLI EXTRACOMUNITARI RISPETTO AGLI ITALIANI.

 

 

CORRISPONDENZA sulla Xylella fastidiosa con la UE luglio 2018

XYLELLA\18-07-31-ARES 4037967.pdf

XYLELLA\18-07-31-ARES 4037967-cover.pdf

 

 

 

TEMI STORICI :

 

IL 16.11.19 alle ore 18 nella CHIESA S.MARIA GORETTI SI TERRA' LA MESSA IN COMMEMORAZIONE  DI EDOARDO AGNELLI

VEDI QUI LE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI

 https://1drv.ms/f/s!AlFGwCmLP76pgSdXDIwzmDgGSLkE

 

 

VIDEO DELLA TRASMISSIONE TV
Storie italiane
Puntata del 19/11/2019

SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI

https://www.raiplay.it/video/2019/11/storie-italiane-504278c4-8e8c-4b79-becc-87d5c7a67be6.html

 

10° Convegno
 
La grafopatologia in ambito giudiziario
L’applicazione della grafologia in criminologia, nelle malattie neurologiche e psichiatriche nel contesto giudiziario
 
Roma, 7 Dicembre 2019
 
Auditorium Facoltà Teologica “S. Bonaventura”
Via del Serafico 1 - Roma

 
alle ore 17,50
 
Vincenzo Tarantino
Gino Saladini
 
Elio Carlos Tarantino Mendoza Garofani
Grafologo giudiziario, esperto in fotografia forenseGiornalista, Criminologo
 
Il “suicidio” di Edoardo Agnelli: aspetti medico-legali criminologici e grafopatologici.

 

 

L'OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI A CHI HA GIOVATO ?

04.07.19

E’ da poco uscito per Diarkos il libro di Antonio Parisi che risponde all’evocativo titolo Gli Agnelli. Il libro racconta gli aspetti più controversi e oscuri della famiglia che per oltre un secolo ha di fatto regnato sull’economia e su buona parte della politica italiana ed europea. Parisi pone l’attenzione in particolare sulla morte di Edoardo Agnelli, il figlio “scomodo” dell’Avvocato, trovato senza vita sotto un cavalcavia il 15 novembre del 2000.

Ricorderete quell’episodio come forse ricorderete i difficili rapporti tra Edoardo e il padre. Parisi va oltre e pubblica una serie di documenti che mettono in dubbio l’inchiesta (frettolosa) che sancì come suicidio la causa della morte di Edoardo. L’autore rimette tutto in gioco mostrando le incongruenze dell’epoca, i verbali, le testimonianze.

Trovate qui la recensione completa del libro.

 

Antonio Parisi ha risposto alle mie domande di

Un libro coraggioso quello che hai appena pubblicato, che parte da una morte che i torinesi ricordano bene: quella di Edoardo Agnelli. Una morte ancora oggi avvolta da molti dubbi. Perchè hai deciso di riportare all’attenzione questa storia?

Ritengo che al pari di altri casi irrisolti, la morte di Edoardo Agnelli vada chiarita. Credo che in maniera forse un po’ frettolosa si è parlato di suicidio. Ci sono però almeno una ventina di dati che contrastano contro questa ipotesi. Tra questi lo stato del corpo del povero Edoardo, che fu ritrovato dopo essere precipitato da 80 metri di altezza, sostanzialemente intatto e con i mocassini ai piedi. Gli esperti mi hanno spiegato che dopo una caduta da quella altezza persino gli scarponcini ben allaciati degli alpinisti, volano via. Tra l’altro, come ormai acclarato dalla documentazione, mi chiedo perché non fu eseguita l’autopsia su Edoardo. Edoardo, spesso infangato in vita, era invece una persona che aveva avuto una vita difficile e problematica. Era buono Edoardo, studioso di religione ma forse disprezzato in famiglia. Nel libro si raccontano alcuni episodi in cui si comprende come veniva trattato. Una volta cercarono con un trucco di fargli firmare la sua cessione dei diritti Fiat. Toccanti alcune sue lettere al padre, l’avvocato Giovanni Agnelli. Altre di queste lettere sono dure: in una, chiamando il padre “Presidente della Fiat”, gli contesta un comportamento penalmente rilevante, rammentandogli che “scopo della Fiat è costruire automobili, non incrementare la corruzione in Italia”.

Nel libro non ci sono illazioni e nemmeno ipotesi. Ci sono documenti, ci sono le evidenze sulle contraddizioni dell’epoca. Mi sembra che tu non voglia convincere il lettore ma portarlo a ragionare, a porsi domande…

Io faccio il giornalista e pertanto debbo mantenermi il più possibile ancorato alla realtà dei fatti. Questo lo posso fare solo attraverso le documentazioni legali e attraverso le testimonianze di persone. Di carte ne ho consultate a bizzeffe e qualcuna è pubblicata nel libro. Tra le persone che ho intervistato c’è un malgaro di Fossano, Luigi Asteggiano, il quale afferma che il corpo era già sul greto del fiume, dove fu ritrovato, alle 8 del mattino. Secondo l’inchiesta invece Edoardo si sarebbe buttato dal viadotto “Romano” dell’autostrada Torino-Savona alle 10 del mattino. C’è una contraddizione importante. Qualcuno ha indagato in tal senso? L’amico di Edoardo, Marco Bava, prendendo spunto da queste contraddizioni ha cercato di far riaprire il caso. Dopo la pubblicazione del mio libro, Bava dice che ci potrebbero essere novità. Vedremo.

Ti occupi della morte di Edoardo e della famiglia Agnelli da anni. Hai avuto difficoltà nel trovare un editore disposto a pubblicare questo libro? O pressioni esterne perchè non venisse pubblicato?

Sono anni che mi occupo del caso e questo grazie a due persone. Uno il già citato Marco Bava e l’altro il giornalista Giuseppe Puppo. Quest’ultimo aveva scritto il libro “80 metri di mistero” sulla morte di Edoardo. Io intervistai Puppo preparando diversi articoli e realizzando anche un servizio televisivo sul libro. In breve mi trovai coinvolto anche emotivamente nella vicenda. Proprio a seguito della mia “competenza” sul caso, e la conoscenza approfondita sulle grandi “famiglie” europee, l’editore Diarkos mi ha chiesto di scrivere Gli Agnelli. Molti colleghi mi dicono che se fosse stato vivo l’avvocato Giovanni Agnelli non sarei riuscito a pubblicare il libro. Non so se veramente è così. Certo è che ci sono stati preoccupanti depistaggi da parte di sedicenti ambienti giudiziari ed investigativi di cui do conto nel libro e nelle note. Però voglio ricordare tre episodi non piacevoli. Il primo riguarda l’articolo da me scritto per il settimanale OGGI, con intervista ad Asteggiano. La proprietà della testata allora era riconducibile insieme con tutto il gruppo RCS agli Agnelli. Ebbene dopo quell’articolo clamoroso, pur pubblicato, io sostanzialmente non ho più collaborato con la testata, tra l’altro diretta da un grande giornalista come Umberto Brindani. Il secondo episodio si è verificato durante la realizzazione del mio servizio TV sulla morte di Edoardo. Volevo intervistare a Fossano l’uomo dell’agenzia funebre che aveva rimosso il corpo. Volevo sapere se ricordava lo stato del cadavere. Ero con Bava, Puppo con al seguito la telecamera e gli operatori. Ci vuoi credere? L’uomo si è barricato nel locale dove aveva le casse da morto e si è rifiutato di parlarci. Intanto i passanti cambiavano strada: avevano paura di essere intervistati. Non sembrava di essere in Piemonte, piuttosto avevo l’impressione di essere nella Sicilia di qualche anno fa.

L’ultimo fattaccio, si è verificato un po’ di tempo fa. Ero in compagnia di un collega del gruppo Rcs. Giravamo per Roma con una mia autovettura Nissan Serena e ci siamo fermati per prendere un caffe in prossimità della centralissima Piazza del Popolo. Avevo lasciato in macchina attrezzature fotografiche del valore di alcune miglia di euro ma anche una vecchia borsa, con dentro uno strano e corposo dossier sugli Agnelli giuntomi dal Brasile. Il contenuto di quelle carte era a dir poco delicato. Ebbene, entriamo con il collega nel bar posto a pochi metri, dopo qualche minuto siamo tornati alla vettura: abbiamo trovato i vetri rotti ma mentre le attrezzature erano state lasciate al loro posto, era sparita la borsa con il dossier. Per fortuna si trattava solo di fotocopie.

Nel libro allarghi poi il campo ad altri misteri nella storia/saga della famiglia Agnelli. Come mai secondo te è una storia così piena di lati oscuri?

Vi sono diversi misteri. Tra questi quello della morte del vero fondatore della Fiat, il conte Emanuele Cacherano di Bricherano, suicidatosi la sera prima di un consiglio di amministrazione Fiat in cui voleva chiedere conto a Giovanni Agnelli (nonno dell’avvocato Gianni Agnelli) circa l’amministrazione della Fiat, che fallì nel 1908. Vi sono misteri nella fine del papà dell’avvocato, Edoardo, morto il 14 luglio 1936,con la testa mozzata. Racconto della morte della madre dell’avvocato, la principessa Virginia di Borbone, morta anche lei con il collo spezzato mentre corre dall’amante. Anche il fratello dell’avvocato ebbe una fine oascura. Si tratta di Giorgio Agnelli, la cui morte è molto simile a quella del nipote Edoardo. Qualcuno potrebbe forse parlare di karma familiare e dell’azienda. In verità non solo gli Agnelli hanno una storia piena di tragedie e lati oscuri ma anche molte altre dinastie, si pensi alla famiglia Kennedy.

Gli Agnelli sono in fondo stati (o sono ancora?) gli ultimi regnanti d’Italia e di Torino. La Mole è ancora oggi legata a filo doppio a questa famiglia?

Dopo che Torino, nel 1865, perse il ruolo di capitale del Regno d’Italia, era in qualche modo alla ricerca di un riscatto. Non bastava a Torino la presenza di alcuni membri della famiglia reale, strategicamente lasciati nella ex capitale da Casa Savoia, ci voleva di più. Questo ruolo fu in qualche modo assunto dagli Agnelli, soprattutto dopo la caduta della monarchia nel 1946. Anzi nella Repubblica gli Agnelli sono stati una sorta di surrogato della regalità in Italia. Debbo dire che Gianni Agnelli e sua moglie donna Marella, in qualche modo il ruolo lo hanno svolto bene. Oggi però questo legame tra gli Agnelli è la Mole, credo non esista più. Quella sorta di magia che si era creata tra la famiglia e la città, credo sia perso.

Il libro mette in luce ovviamente le magagne della dinastia. Torino ha però avuto anche del buono dagli Agnelli?

C’è chi accusa gli Agnelli di aver sfruttato la città di Torino e l’Italia intera. Secondo me però la storia non è fatta solo di ombre ma anche di luce. Gli Agnelli hanno contribuito a far girare la “ruota” economica di Torino ed anche a dare un certo fascino alla città. Ora che non ci sono più credo si noti il “vuoto”.

Esiste nel mondo a tuo avviso una famiglia non regnante con una storia tanto importante e lunga come quella degli Agnelli?

Ci sono famiglie non regnanti che hanno per molti decenni occupato scranni economici di tutto rispetto. Si pensi ai Rockfeller, la cui storia si intreccia, tra l’altro, con quella dell’avvocato Agnelli. Vi sono i già citati Kennedy e vi sono poi altre famiglie potentissime di banchieri, che appaiono poco ma dal potere immenso, addirittura incalcolabile. Tra questi i Rothschild.

Speri che il tuo libro possa dare una mano a riaprire il caso della morte di Edoardo Agnelli?

Io spero di si. Secondo Bava, che ha inviato diversi esposti agli inquirenti, questa potrebbe essere la volta buona per riaprire l’inchiesta. Lo merita la memoria di Edoardo, il senso di giustizia che deve animare tutti, lo meritano i sacrifici di Bava e del collega Puppo, il quale ha dovuto lasciare Torino e trasferirsi a Lecce, dove dirige un apprezzato quotidiano on line.

 

 

Il falco e il gabbiano

Condotto da Enrico Ruggeri

Da lunedì a venerdì ore 15.05 e 4.00 e sabato ore 22:00

Edoardo Agnelli, la solitudine dell'erede

 

 

https://podcast-radio24.ilsole24ore.com/radio24_audio/2019/190603-falcogabbiano-s.mp3

 

1-L'auto di Edoardo non aveva le luci accese e le porte aperte

2-Franchini , addetto all'autostrada,  non poteva vedere nulla per ragioni di prospettiva

3-Giovannino non era l'erede designato ma Jaky a causa di un'intervista traanello su Mediobanca fatta da Friedman

4 - I pompieri non sono mai stati neppure chiamati

5- Boscardini non ha eseguito nulla tantomeno i RIS di Parma

6-Non c'e' alcuna prova sui tabulati che E.A abbia chiamato gli amici. La parola di Gelasio Caetani d'Aragona e Lupo Rttazzi (cugino ed amico di E.A) contro i tabulati.

6- Le prove con il telepass le fanno le scorte non E.A.

7-Sull'auto non sono state trovate impronte quindi  E.A non si e' mai

8-C'e' un teste che sia voi  sia Garofano ex Ris che il questore di Torino Cavaliere avete voluto ignorare perche' rivelava la menzogna del suicidio che anche voi avete sposato.

Mb 25-06-19

 

 

Agnelli Segreti puntata 1 "Il silenzio" - Gigi Moncalvo - YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=GluwLstPQVk
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

Perché nessun giornale e nessuna televisione ha mai parlato di quello che accadde veramente poco ...

 

Agnelli Segreti puntata 2 "Il rendiconto" - Gigi Moncalvo - YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=0NFdL6Pky2U
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

I momenti precedenti la morte dell'Avvocato, le stanze di villa Frescot precluse a Margherita, il muro di ...

 

Agnelli Segreti puntata 3 "La Dicembre" - Gigi Moncalvo - YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=qUSrkoqsznk
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

Il primo colpo di scena ai danni di Margherita riguarda la decisione di sua madre Marella, che non ...

 

Agnelli Segreti puntata 4 "Un grande mistero alla Camera ... - YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=YdFSP0y_Zd4
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

Agnelli Segreti puntata 4 "Un grande mistero alla Camera di Commercio di Torino" - Gigi Moncalvo ...

 

Agnelli Segreti puntata 5 "Le lettere segrete"- Gigi Moncalvo - YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=dVa9RYIuKbs
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

Puntata dedicata alle lettere più "segrete" e riservate della storia del patrimonio di Gianni Agnelli ...

Agnelli Segreti puntata 6 "Nei paradisi fiscali" - Gigi Moncalvo - YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=dV13XpJ7Hg4
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

Margherita Agnelli continua la sua ricerca di informazioni sul patrimonio di suo padre custodito all ...

 

Agnelli Segreti puntata 7 "Grande Stevens non poteva non ... - YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=NRk5wky5pU8
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

Margherita Agnelli entra in possesso dei documenti di una importante ... puntata 7 "Grande Stevens ...

 

Agnelli Segreti puntata 8 "Condizioni inaccettabili" - Gigi Moncalvo ...

https://www.youtube.com/watch?v=-_ctVS2R8KA
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

In questa puntata Margherita Agnelli, nel suo esposto alla magistratura, illustra lo “strano” comportamento ...

 

Agnelli Segreti puntata 9 "Estorsione" e "truffa"? - Gigi Moncalvo ...

https://www.youtube.com/watch?v=lu4AwXQ0mQE
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

L'esposto alla magistratura di Margherita Agnelli ci rivela e illustra i retroscena della spartizione del ...

 

Agnelli Segreti puntata 10 "I due accordi capestro" - Gigi Moncalvo ...

https://www.youtube.com/watch?v=Kec3oy8jJVA
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

Margherita Agnelli scrive una lettera a sua madre nel tentativo estremo di riallacciare i rapporti e ...

 

Agnelli Segreti puntata 11"Niente pace, solo guerra..." - Gigi Moncalvo ...

https://www.youtube.com/watch?v=OBEwZqMvE4A
23 apr 2018 - Caricato da Gigi Moncalvo

Margherita aggiunge una sua postilla autografa all'accordo transattivo con sua madre: "Accetto, ma ...

 

 

 

DOPO E.A RAFFAELLO BUCCI

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-be95167b-3325-4adb-9ff1-90ad235c26c4.html

 

MAFIA E STADI

Biglietti Juve: termini scaduti, e due boss tornano liberi

Corriere Torino20 Dec 2019Massimiliano Nerozzi

Per la scadenza dei termini (di fase) di custodia cautelare, sono tornati in libertà Saverio e Rocco Dominello, padre e figlio di 64 e 43 anni, condannati in primo e secondo grado per associazione mafiosa, nell’ambito dell’inchiesta «Alto Piemonte», sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in regione e nella curva sud juventina. Lo ha disposto la seconda sezione della corte d’appello, che dovrà fissare comunque un nuovo giudizio, dopo la pronuncia della corte di Cassazione. I giudici avevano confermato l’impianto accusatorio dei pubblici ministeri della Dda, Monica Abbatecola e Paolo Toso, ritoccando però alcune posizioni nella sentenza d’appello. Annullando con rinvio la condanna dell’ex tifoso Fabio Germani (avvocato Michele Galasso) e quella per tentato omicidio di Saverio e Rocco, un fatto che dovrà essere riqualificato dall’appello bis: come chiesto dai difensori, gli avvocati Giuseppe Del Sorbo e Domenico Putrino (e dall’ex difensore, l’avvocato Stefano Caniglia). Saverio Dominello era stato condannato a 8 anni e 8 mesi di reclusione (anche per alcuni episodi di estorsione), Rocco a 5 anni, «con il tentato omicidio qualificato come reato più grave», spiega l’avvocato Putrino, «quello annullato dalla Cassazione». Per questo, sono scaduti i termini di custodia cautelare relativi alla fase processuale e così, verso sera, hanno lasciato il carcere di Torino (Rocco), e quello di Voghera (Saverio). Erano stati arrestati il 2 luglio 2016. A occhio, hanno pesato i mesi passati tra la pronuncia della Cassazione (19 aprile) e il deposito delle motivazioni (27 settembre). Vista la possibilità di un successivo ricorso per Cassazione, i due resteranno in libertà anche dopo la celebrazione dell’appello bis.
 

L'AVVERTIMENTO

Le dichiarazioni generiche del tifoso, impiegato alla Telecontrol, hanno lasciato perplessi il pm Monica Abbatecola e il capo della mobile di Torino Marco Martino. Ma che Bucci abbia fatto scena muta o che sia stato reticente non lo ha creduto chi, subito dopo, o magari appena prima dell' interrogatorio, lo avrebbe minacciato. Questo, almeno, è il sospetto degli investigatori, che ora sono chiamati ad accertare perché, poche ore dopo la deposizione come testimone, Ciccio Bucci si sia gettato da un viadotto della Torino-Savona

lo stesso SOTTO IL QUALE FU TROVATO  Edoardo Agnelli il 15.11.2000.

Una firma che inizia con la morte del gen.Romano a cui il viadotto viene intitolato .

DENUNCIA AL COLLEGIO SINDACALE JUVENTUS ED ALLA CONSOB:

dal CORRIERE DELLA SERA DEL 11.07.16

Due testimoni: uno morto, l' altro scomparso. Entrambi decisivi per rendere esplicite le considerazioni del gip Stefano Vitelli che nella sua ordinanza scrive: «Non si può concludere senza fare riferimento al preoccupante scenario che vede alti esponenti di un' importantissima società calcistica a livello nazionale e internazionale consentire di fatto un bagarinaggio abituale e diffuso come forma di compromesso con alcuni esponenti del tifo ultrà ("voi non create problemi... e noi vi facciamo guadagnare con i biglietti delle partite").

Rocco Dominello, all' epoca 38 anni, figlio di Saverio, appartenente alla cosca Pesce/Bellocco di Rosarno (il gotha della 'ndrangheta), si offre di fare da mediatore. Non chiama un criminale, né un picchiatore da stadio. Telefona ad Alessandro D' Angelo, «security manager» della Juventus. «Io voglio che voi state tranquilli e che noi siamo tranquilli e che viaggiamo insieme, allora se il compromesso è questo a me va bene! Se gli accordi saltano, ognuno faccia la propria strada». Gli accordi sono: la società (o almeno alcuni suoi dirigenti apicali) concede i biglietti che gli ultrà (o la criminalità) sfruttano per il bagarinaggio; in cambio, ottiene la calma nei rapporti con i tifosi.

Secondo l' inchiesta della Procura di Torino, tra le tribune di quello stadio, si sarebbero invece intrecciati, tra 2013 e 2014, torbidi accordi tra alcuni dirigenti della società (non indagati), ultrà e 'ndrangheta.

Il 23 ottobre 2013 si gioca Real Madrid-Juve (Champions League). E qui emerge una figura chiave dell' inchiesta. Fabio Germani: fondatore di «Bianconeri d' Italia», organizzazione no profit di tifosi. È lui che ha accreditato il giovane Dominello ai piani alti della Juve. Ed è sempre lui che, prima della partita di Champions, contatta Giuseppe Marotta, amministratore delegato bianconero. Marotta fa avere a Germani una busta di biglietti, recapitata all' hotel «Principi», raccomandando «massima riservatezza». Negli stessi giorni Dominello smercia 10 biglietti e se li fa pagare (750 euro) con un assegno intestato alla Juventus, più 200 euro in contanti, che sono il suo guadagno.

Storicamente i gruppi ultrà hanno una primaria fonte di guadagno. Quando le partite sono da tutto esaurito, hanno comunque i biglietti. Potere e guadagni che solo le società possono concedere (o meno). Secondo i pm e il gip torinesi, in questo caso è stata direttamente la 'ndrangheta a «fondare» un gruppo ultrà (i «Gobbi») per entrare nel business del bagarinaggio. Ma ogni tanto qualcosa va storto.A gennaio 2014 un tifoso manda una mail alla Juve lamentandosi di aver pagato 640 euro un biglietto per Juve-Real Madrid. La società scopre che quel tagliando rientra nella quota «nera» trattata da Rocco Dominello. Allora Stefano Merulla, responsabile «ticket office» del club, chiama il suo contatto Germani e si lamenta: «L' hai portato tu e l' hai presentato in un certo modo... non so che mestiere faccia, ma ho la percezione che abbia un' influenza abbastanza forte nella curva.
 

Come dire: lucrare sì, ma con cautela. Dalle carte si comprende che alcuni dirigenti della Juve probabilmente non avevano idea dello spessore criminale dell' interlocutore. Il security manager però, spiega il gip, «trovava comunque un espediente per aggirare i divieti ufficiali a favore di Dominello».

Il 15 febbraio 2014, in un bar di via Duchessa Jolanda a Torino, gli investigatori seguono un incontro tra Germani, Dominello e Marotta. Secondo la ricostruzione, i tre parlano di un provino alla Juve per il figlio di Umberto Bellocco, del clan di Rosarno (il ragazzo non verrà preso).
Per entrare nella curva dello Stadium, il picciotto Giuseppe Sgrò ha avuto il benestare del padrino e rassicura i suoi sottoposti: «Noi abbiamo le spalle coperte, abbiamo i cristiani che contano». Gli uomini della 'ndrangheta organizzano anche una «tavola rotonda» con gli altri ultrà per sancire il loro ingresso. Per un interesse che, di calcistico, non ha nulla: «Non ho un ca... da fare e mi butto dentro gli stadi. Se prendiamo soldi, che ca... me ne frega a me?».

 

Io non intendo suicidarmi ed eventuali incidenti potrebbero non essere causali. Mb

 

 

 

 

L'OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI:

IL 16.11.17 Gigi Moncalvo ha scritto:
"Il 15 novembre di diciassette anni fa moriva Edoardo Agnelli, unico figlio maschio e uno dei tre legittimi eredi (insieme a sua madre Marella e a sua sorella Margherita) di Gianni Agnelli. E quindi del gigantesco impero economico e, soprattutto, dell’immenso patrimonio (specie all’estero) accumulato dal defunto, scomparso il 24 gennaio 2003, poco più di due anni dopo suo figlio. Anche in questa ricorrenza sarà possibile verificare come sia stato completamente cancellato il figlio “scomodo” dell’Avvocato, a partire da alcuni esponenti di quel poco che resta dell’ex Royal Family. Da anni nessun necrologio, nemmeno sui giornali della Casa, nessuna breve notizia per ricordarlo, nemmeno una messa celebrativa. Anche quest’anno solo un mazzo di fiori inviati dalla sorella nella tomba di famiglia del cimitero di Villar Perosa, e una messa celebrata col rito greco-ortodosso nella cappella di casa Agnelli-De Pahlen ad Allaman sulle rive del lago di Ginevra.
A parte questo, nemmeno un tweet (a meno che non lo scriva dopo aver letto questo articolo) di Lapo Elkann, nipote di Edoardo, che in genere è un prodigo e instancabile facitore di cinguettii telematici. Niente neppure sul sito ufficiale della Juventus, di cui Edoardo era stato consigliere. Ma in questo caso è in buona compagnia, poiché da lungo tempo il club bianconero ha dimenticato perfino di ricordare il famoso e vero “Avvocato dell’Avvocato” – altro che Franzo Grande che si è auto-attribuito questo appellativo… - , cioè Vittorio Chiusano (scomparso nel periodo tra la morte di Gianni, prima, e poi di Umberto Agnelli), per anni consigliere, poi vicepresidente e, dal 1990 al 2004, presidente della società calcistica (con lui vivo “Calciopoli” sarebbe andata ben diversamente…)
UN MOVENTE MAFIOSO - Questo anniversario della morte di Edoardo Agnelli coincide con una notizia clamorosa che, in qualche modo, rende ancora più fitto ma finalmente tenta di svelare il mistero che circonda quell’avvenimento, aprendo nuovi scenari finora sconosciuti: la comparsa in scena di un movente e di una esecuzione mafiosa. Finora sulla morte di Edoardo gli interrogativi erano questi. Fu un suicidio, come si è voluto ostinatamente far credere arrivando perfino a occultare molte verità e molti dati di fatto? Un suicidio eventualmente procurato, e da chi? Oppure, tesi fino al momento meno probabile, si trattò addirittura di un omicidio? La lacunosa e quasi inesistente inchiesta venne condotta superficialmente sia dalla Procura della Repubblica di Mondovì (il corpo di Edoardo venne trovato nei pressi di Fossano, ai piedi di un viadotto dell’autostrada Torino-Savona), sia dalla Digos di Torino (che “dimenticò” perfino di sequestrare le videoregistrazioni delle telecamere del perimetro di Villa Sole, la casa di Edoardo nella collina torinese, e interrogò in modo blando gli uomini della scorta accontentandosi di una versione scritta, prefabbricata e identica, predisposta dal Gruppo Orione, cioè la security della Fiat). Tutto ciò ha messo una pietra tombale sulla ipotesi di reato su cui l’allora Procuratore di Mondovì, Riccardo Bausone (da tempo in pensione) aprì un fascicolo: “istigazione al suicidio”. Un titolo cui non corrispose alcun atto concreto. Infatti, in questa direzione sarebbe stato ovvio interrogare per primi i genitori di Edoardo, la sorella Margherita, il cognato Serge de Pahlen (con cui quel giorno fatale ci doveva essere un incontro a Torino), lo zio Umberto Agnelli e l’altro zio (l’editore Carlo Caracciolo, con cui ci fu un’ultima telefonata prima della morte), e anche i due stretti collaboratori di Gianni Agnelli, cioè Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, che avevano avuto e avevano contatti con lo scomparso, specie il primo in ambito IFI. Invece niente. Non solo, ma a contribuire alla tesi del suicidio erano stati in questi anni certi atteggiamenti della famiglia o comunque degli ambienti Fiat che, specie nelle versioni accreditate dall’ufficio-stampa, enfatizzavano la versione “ufficiale”, manipolavano notizie di agenzia, “suggerivano” interviste con parenti ed esperti di parte, e stroncavano (non è dato sapere su ordine di chi…) ogni tentativo serio di arrivare alla verità e di mettere in dubbio ciò che si è voluto far credere per diciassette anni instillando nell’opinione pubblica solo la parola “suicidio”.
CINQUANTA LACUNE NELL’INDAGINE - Nel mio introvabile libro “Agnelli Segreti” (lo potete acquistare su www.gigimoncalvo.it), dopo aver esaminato con attenzione il fascicolo giudiziario che era secretato, avevo ricostruito una cinquantina di punti oscuri che erano in forte contrasto con la tesi del suicidio. Per cui, conclusi, che era ed è meglio definire il tutto con l’unica cosa certa: la morte di Edoardo. Dopo aver letto quella parte del mio libro, e alcuni documenti successivi, Margherita Agnelli aveva inviato un dossier (insieme al fascicolo giudiziario) ai suoi legali per esaminare se fosse possibile chiedere la riapertura del caso, un po’ come è avvenuto a Siena in tempi recenti e per un lasso di tempo più vicino alla morte, da parte della vedova di Davide Rossi, il capo della comunicazione del Monte dei Paschi, anch’egli scomparso a seguito di un misterioso “suicidio”. Dopo l’archiviazione da parte della Procura di Siena, ora, dopo una inchiesta condotta dalle “Iene”, la Procura di Genova (competente per le indagini sui magistrati senesi) non ha riaperto le indagini, ma solo un fascicolo, senza però alcuna ipotesi di reato. Ma, nel caso di Edoardo, l’apporto che avrebbe potuto dare un’inchiesta tv non c’è mai stato (a parte un encomiabile tentativo qualche anno fa nel programma “Complotti” di Giuseppe Cruciani). Ed è andato semmai in senso contrario, come dimostra uno scambio di e-mail con la Procura di Mondovì, allorché “La Storia siamo noi” di Giovanni Minoli, allo scopo di visionare i documenti secretati e di filmarne alcune parti, scrisse al magistrato: “Dal fascicolo (dov’è vero che emergono alcune lacune nell’indagine svolta) il nostro medico legale neutrale sosterrà l’ipotesi della caduta in piedi (dal tipo di fratture riportate e dall’altezza rilevata dopo la caduta che risultava 20 cm in meno) confermando in sostanza l’ipotesi del suicidio”. Era incredibile: prima ancora di esaminare il fascicolo e farlo leggere ai loro “esperti”, i responsabili del programma avevano già una tesi sostenuta dal «nostro medico legale», ovviamente “neutrale”: dirà che non ci sono dubbi, Edoardo si è suicidato. E aggiungerà perfino che uno dei punti più “strani” dell’esame così poco approfondito del cadavere (scrissero una misura di 20cm inferiore all’altezza reale di Edoardo…) verrà spiegato così: Edoardo è caduto «in piedi», e a causa del violento impatto, il suo corpo si è accorciato di 20 centimetri! Ecco risolto “scientificamente” il mistero dell’errata indicazione da parte del medico legale di Fossano. Prima di morire Edoardo era alto 1,90cm, dopo la morte è diventato un metro e 70 (anche se nel referto medico, sbagliato, c’è scritto 1,75 e quindi “l’accorciamento” sarebbe stato di 15cm). Davvero interessante, per quello che era stato annunciato come un «documentario anglosassone» dal «linguaggio asciutto».
NON CI SONO IMPRONTE - Margherita Agnelli si è affidata a un pool di investigatori italiani e stranieri. I quali sono partiti da un dato: nel rapporto della polizia scientifica di Cuneo, che ha esaminato l’auto di Edoardo (una Fiat Croma grigio metallizzata, targata TO66917V appartenuta a Gianni Agnelli e su cui era montato un motore Peugeot), emerge un dato incredibile, e mai utilizzato come spunto per ulteriori indagini: “Sulle superfici esterne dell’autovettura” non sono emerse “linee di impronte papillari latenti”. Vale a dire: non c’era nessun impronta digitale. Né sulla maniglia, né sul comando di apertura del portellone posteriore (che era aperto). E nemmeno all’interno dell’abitacolo: né sul volante, né sulle chiavi di accensione, né sulla leva del cambio, né sui tasti del telefono, né nella bottiglia d’acqua accanto al posto di guida. Com’è possibile che non ci fossero impronte, dato che Edoardo non indossava mai i guanti? Trentatré fotografie documentano il lavoro della scientifica. Esaminandole con strumenti sofisticati, gli investigatori privati hanno tratto una sola conclusione: tutte le impronte sono state cancellate. Si è trattato quindi, almeno per questo aspetto, di un lavoro compiuto da esperti criminali che potrebbero aver portato l’auto sul viadotto e l’hanno poi ripulita? C’era anche Edoardo su quell’auto e da lì qualcuno lo ha lanciato nel vuoto? Gli investigatori hanno elencato una serie di elementi che potrebbero far pensare a questo. Era difficile per Edoardo parcheggiare così bene l’auto, scendere, armeggiare per salire sull’alto guard-rail tipo jersey, e gli era impossibile muoversi con agilità dato il peso che egli aveva raggiunto e la necessità di far uso di un bastone per una recente caduta in Scozia. Possibile che fosse riuscito a salire da solo su quella barriera e a scavalcarla senza che nessuno delle centinaia di automobilisti che transitavano sulle due carreggiate dell’autostrada notasse nulla?
IL MOVENTE MAFIOSO? – Se la evidente e incontestabile cancellazione delle impronte su tutte le superfici dell’auto rivelava un lavoro di autentici professionisti del crimine, occorreva ripercorrere alcuni avvenimenti accaduti nel gruppo FIAT e cercare di contestualizzarli con un eventuale movente plausibile avente come bersaglio proprio Edoardo, uno degli anelli più deboli della famiglia. Sono stati incrociati numerosi dati e controllate moltissime circostanze specie di carattere finanziario. Gli investigatori si sono soffermati su una vicenda del 1997, allorché IFIL Spa, la società di investimento controllata dagli Agnelli (tramite l’IFI), con un portafoglio di 5 miliardi di odierni euro, gestita da Umberto Agnelli e Gabriele Galateri di Genola, portò a compimento una strana operazione in uno dei settori-chiave delle sue partecipate (che spaziavano su oltre cento società, nel settore bancario, calcistico, turistico). IFIL a un certo punto decise di vendere una parte cospicua di una di queste società. E scelse (o fu “consigliata” o “costretta” a scegliere?) un signore che non aveva alcuna dimestichezza col business di quel settore, anzi il contrario. Si trattava di un piccolo fornitore di parti elettriche per le auto Fiat, proprietario di un piccolo impianto con pochi addetti. Un signore che non aveva mai manifestato alcuna propensione per quel tipo di business che gli veniva affidato da IFIL. Che, addirittura, per incoraggiarlo ad accettare attraverso il San Paolo gli garantì cospicui finanziamenti. Venne costituita una finanziaria ad hoc, e quel signore cominciò a scegliere tra i suoi parenti prossimi gli improvvisati manager per gestire quel grosso affare.
UNA SCALATA - Tutto sembrava filare per il meglio ma nel 1999 a Torino si accorsero che qualcosa non andava. Forse avevano scelto quel nome come “testa di legno” o semplice esecutore di ordini, ma invece quel piccolo imprenditore doveva essersi montato la testa, aveva fatto investimenti e acquisizioni ben al di là di quello che IFIL voleva, a poco a poco aveva osato scalare alcune società e stava diventando padrone assoluto (o si comportava come tale) di tutto quel settore dove IFIL voleva continuare a regnare. Non era possibile che costui si permettesse di portare via ciò che gli era stato fiduciariamente affidato e si appropriasse di beni non suoi, per di più senza alcun rispetto per una potenza come IFIL. Cercarono di convincerlo a fermarsi, ma ormai la macchina era lanciata. Allora ordinarono alle banche di chiudergli i rubinetti del credito e farlo rientrare. La lotta si scatenò su più fronti e il teatro delle operazioni si concentrò in Sicilia, dove tutto era avvenuto nel corso degli anni, e arrivò fino a denunce, fallimenti, curatele, amministrazioni controllate, blocchi delle attività. Con l’intervento della magistratura, i rischi di denunce per appropriazione indebita, falso in bilancio, bancarotta fraudolenta cominciarono a lambire i parenti stretti del piccolo imprenditore che comparivano come amministratori delle varie società. Uno o una di questi si confidava continuamente con una persona di fiducia (un fidanzato, una fidanzata, un amico, un’amica?). E a un certo punto annunciò: “Questi di Torino se la stanno prendendo con me. Ma devono stare attenti: non sanno che cosa significa e quali conseguenze può avere toccare me o qualcuno della mia famiglia”). Gli investigatori hanno rintracciato questo o questa testimone che avrebbe firmato una lunga dichiarazione giurata e fornito date, circostanze e particolari su questa vicenda. Concludendo con questa affermazione: “In seguito le cose precipitarono. E la frase che ricordo bene fu questa: “Adesso hanno esagerato. E allora sai che ti dico? Visto che se la sono presa con qualcuno di noi, gli faremo vedere che cosa siamo capaci di fare al qualcuno di loro, a qualcuno della loro famiglia!”.
Da qui sarebbe nata la “vendetta”, il desiderio di “fargliela pagare” a quelli di Torino, fino ad arrivare al bersaglio più vulnerabile, più fragile, meno protetto, affidando il “lavoro” a una squadra di professionisti, quelli che cancellano le impronte. Questa ricostruzione riguarda geograficamente e per molti aspetti, del passato e del presente, la zona di Castelvetrano, terra mediterranea, terra di vini marsala, in provincia di Trapani. Il luogo da cui regna, ancor oggi indisturbato, sull’immenso impero che ha creato Matteo Messina Denaro, la primula rossa di “Cosa Nostra”. Basta incrociare i dati su alcune persone originarie di Castelvetrano, molto ben collegate da anni col boss, basta legare alcune parentele con gli amministratori di certe società, per arrivare alle conclusioni cui sono giunti gli investigatori di Margherita Agnelli.
IL DUBBIO DI MARGHERITA AGNELLI - E adesso? La sorella di Edoardo è di fronte a una strada, la stessa che le si presentò anni fa quando cominciò la sua lunga battaglia per avere trasparenza sul patrimonio di suo padre: andare avanti o fermarsi? Andare avanti significherebbe presentare un dossier alla magistratura, chiedere la riapertura del caso, arrivare perfino alla richiesta di riesumazione del corpo di Edoardo per fare quell’autopsia (a diciassette anni dalla morte è ancora possibile e potrebbe dare qualche risultato interessante) che incredibilmente la Procura di Mondovì non volle ordinare, chiudendo la (cosiddetta) inchiesta in pochi giorni e trascurando ogni pista. Margherita Agnelli, stando a chi le è vicino, sembra aver commentato così le conseguenze che la sua decisione potrebbe provocare: “Già mi hanno insultata, cancellata, diffamata per il solo fatto di aver osato andare in Tribunale per chiedere il rendiconto dei beni di mio padre. Il mio figlio primogenito non mi parla da anni, non mi ha nemmeno invitato al battesimo dei suoi tre figli, né alla festa per il suo decimo anniversario di matrimonio, nonostante si svolgesse a Villar Perosa, che tra l’altro è casa mia, dato che mio padre me l’ha lasciata in eredità. Cosa succederebbe se ora chiedessi di riaprire il caso riguardante il povero Edoardo? Mi direbbero, come minimo, che questa eventuale mia iniziativa è la conferma che sono impazzita, che non ci sono più con la testa, che sono incontrollabile, che di me non ci si può fidare, che ha fatto bene la mia famiglia a rompere i ponti con me, che bisogna che qualcuno mi fermi, che non ho limiti….. Ne vale la pena? E’ il prezzo che devo pagare per conoscere finalmente un po’ di quella verità che da anni sto cercando sulla morte misteriosa del mio povero fratello?”. Come darle torto."

IO LE DO TORTO ! Mb

IL 17.11.18 ORE 18 CHIESA S.MARIA GORETTI TORINO V.P.COSSA ANG V.ACTIS

Edoardo, l’Agnelli cancellato dall’album di famiglia

Una messa di suffragio a Ginevra e una commemorazione islamica a Teheran. A sedici anni dalla sua tragica morte, sul figlio dell'Avvocato prosegue la damnatio memoriae. Cosa non nuova nella secolare storia della schiatta - di GIGI MONCALVO

Sedici anni fa, il 15 novembre, moriva Edoardo Agnelli, il figlio primogenito di Gianni e Marella. Aveva 46 anni. Il suo corpo venne trovato riverso sulle pietre accanto al torrente Stura ai piedi di un pilone dell’autostrada Torino-Savona, nei pressi di Fossano. Quel viadotto portava il nome di un indimenticato generale dei Carabinieri, Franco Romano, precipitato nell’elicottero su cui viaggiava nel dicembre 1998. Il generale, che ha lasciato una moglie e un figlio che vivono a Torino, tra l’altro era amico di Edoardo.

Questo sedicesimo anniversario avrà la caratteristica crudele e tremenda delle altre analoghe ricorrenze: l’oblìo. Edoardo è stato letteralmente cancellato dalla famiglia, o da quel poco che resta degli Agnelli (coloro che portano questo cognome per nascita oggi sono solo otto, di cui appena tre del ramo-Gianni e cinque del ramo-Umberto, in attesa che Andrea e Deniz Akalin incrementino il numero). Per ricordare Edoardo, come negli anni scorsi, non ci sarà nulla, o ben poco. Non troverete sulla Stampa, o sul Corriere della Sera o su Repubblica (di cui John Elkannè da poco diventato il secondo  azionista dopo Carlo De Benedetti) nemmeno poche righe di necrologio. Eppure Jacky non dovrebbe sborsare nemmeno un cent essendo il proprietario…

Nelle pagine di cronaca cittadina non ci sarà nemmeno una breve che annuncia una messa di suffragio. Anche perché tale cerimonia, nemmeno in privato, ci sarà, almeno in Italia. La madre di Edoardo, donna Marella, ha letteralmente cancellato dalla sua mente questa ricorrenza e probabilmente ha tentato di farlo anche con molti ricordi per lei sgradevoli. L’unica funzione di suffragio di cui si è avuta notizia si svolgerà, col rito greco-ortodosso, ad Allaman, sulle sponde del lago di Ginevra, nella piccola cappella privata che allinea alcune icone dipinte da Margherita de Pahlen, la sorella di Edoardo. Lei, il marito Sergee i cinque figli manderanno il consueto mazzo di rose rosse al cimitero di Villar Perosadove c’è la tomba di Edoardo.  Lapo? Lasciamo perdere. L’anno scorso, proprio in questo anniversario, inondò i social media di repliche alle osservazioni ironiche di Diego Della Valle sul fatto che gli Elkann erano più portati alle discoteche che al lavoro… Per zio Edoardo non sprecò nemmeno un tweet. Perfino la Juventus, allineata e prona ai voleri dell’azionista di maggioranza (ma Andrea perché non si fa valere?), ha dato una “coltellata” alla memoria: da anni sul sito ufficiale del club non c’è un ricordo di Edoardo che pure era stato consigliere di amministrazione, sedeva spesso in panchina con Trapattoni e litigò di brutto con Giampiero “Marisa” Boniperti chiedendo che la Coppa sporca di sangue vinta a Bruxelles venisse restituita e la partita col Liverpool rigiocata. Ma il sito del club non è nuovo a cadute di stile: non c’è mai nemmeno una riga nell’anniversario della morte dell’avvocato Vittorio Chiusano, il vero e unico “avvocato dell’Avvocato” che fu presidente della Juve per molti anni.

La ex-famiglia Agnelli non solo dimentica ma cancella letteralmente le figure “scomode” o considerate tali. È accaduto perfino con Virginia Bourbon del Monte, la mamma di Gianni e dei suoi sei fratelli e sorelle (Clara, Susanna, Cristiana, Maria Sole, Giorgio e Umberto), considerata “colpevole” di aver amato Curzio Malaparte, di essere morta in circostanze non commendevoli, ma soprattutto di aver frequentato il Generale Karl Wollf che fu, dal febbraio all'ottobre del 1944, il Governatore Militare e il Comandante supremo delle SS e della Polizia nel nord d’Italia. Fu proprio in virtù di questi rapporti tessuti con pazienza da Virginia Agnelli con il mondo cattolico che il generale Wollf, il 10 maggio 1944, ebbe un incontro segreto in Vaticano con Papa Pio XII, organizzato da Virginia con i buoni uffici, almeno sul fronte tedesco, del colonnello Eugene Dollmann, comandante della piazza di Roma e abituale frequentatore di casa Agnelli al Bosco Parrasio. Lo scopo di Virginia venne raggiunto:  evitare spargimenti di sangue al momento del ritiro delle truppe tedesche incalzate dagli alleati ormai sbarcati fin da gennaio ad Anzio. E, soprattutto, la revoca dell’ordine di distruggere le grandi bellezze della capitale dopo la resa. A Karl Wolff e al generale Wilhelm Burgdorf il Führer aveva affidato l’Operazione Rabat, ovvero di rapire il Papa. E Wollf, nel corso di quell’incontro, informò di persona ilPapa. Chissà perché gli Agnelli hanno sempre voluto “nascondere” le loro collusioni col fascismo (quando Gianni da soldato ebbe il primo incidente d’auto alla gamba vicino alla Linea Gotica viaggiava su un’auto del comando nazista guidata da un soldato tedesco…), pur avendo la coscienza sporca, non hanno mai perdonato a Virginia le sue “collusioni”, anche se a fin di bene, coi nazisti a Roma. Infatti, quell’episodio salvò molte vite umane e soprattutto impedì la distruzione dei monumenti più importanti della Città Eterna. Un comportamento un po’ strano, soprattutto quello del capostipite Senatore Giovanni Agnelli di cui è possibile vedere ancor oggi le immagini su youtubementre in camicia nera rende omaggio al Duce in visita agli stabilimenti della Fiat a Torino. Il nonno di Gianni era solito ripetere, a chi gli chiedeva se fosse fascista o antifascista: “Sono sia l’una che l’altra cosa. A Torino sono anti-fascista perché ci sono gli operai, i sindacati e il partito comunista. A Roma invece sono fascista perché c’è il Duce e ci sono i ministri che mi devono firmare le commesse per la guerra”.

Virginia Agnelli non è stata mai sufficientemente ricordata e onorata, edifici o scuole che le sono intitolate portano il nome di suo marito Edoardo insieme al suo. Non c’è una via che la ricordi, a parte una stradina periferica di Roma, lo stesso Gianni non partecipò ai funerali della madre. La versione ufficiale dice che era in Scandinavia per stipulare accordi commerciali, in realtà era stato il nonno a farlo partire e non perché temesse che il processo di epurazione in corso contro lui e Vittorio Vallettapotesse coinvolgere anche il nipote prediletto. Il testamento “segreto” del Senatore, scritto alcuni anni prima della morte e reso noto dopo la sua scomparsa, dimostrò quanto egli detestasse l’affascinante e indomabile nuora al punto da lasciarle poche briciole (con la clausola che venissero versate dai figli…) e nemmeno un tetto sotto il quale abitare. Per fortuna, Virginia era già morta da poco più di un mese e le fu risparmiata quest’ultima umiliazione. È stato cancellato anche Giorgio, il secondo figlio maschio di Virginia, il fratello numero sei –nato il 12 maggio 1929 –, morto a Rolle in Svizzera nel 1965 alla vigilia del suo trentaseiesimo compleanno. Era stato ricoverato in un ospedale psichiatrico dopo che Gianni e Susanna firmarono una richiesta di internamento e chiamarono i carabinieri per farlo portare via. 

Tornando a Edoardo Agnelli l’aspetto più paradossale di questo sedicesimo anniversario è che il defunto è stato commemorato solo a Teheran. Lo annuncia la giornalista iraniana Amani Raziesu ParsToday. Nel sito è raffigurato un manifesto commemorativo in cui una grande forbice taglia in due una foto con la figura di Edoardo. Dunque i tentativi di speculazione sulla sua presunta e mai provata conversione alla religione islamica continuano.

Ad alimentare tutto questo, e soprattutto la inopinata cancellazione del proprio parente, è proprio e anche il silenzio del nipote di Edoardo, John Elkann. Il quale dimostra davvero di non avere cuore per il suo sfortunato zio. E pensare che la sua ascesa “al trono” è stata favorita, non solo da Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, ma proprio grazie alla scomparsa di Edoardo e dal tipo di “ostacolo” che egli rappresentava in quanto figlio ed erede legittimo. Nella sua ultima famosa intervista a Paolo Griseri del Manifesto (15 gennaio 1998, due anni e dieci mesi prima della morte), Edoardo confermava per l’ennesima volta che, in caso di morte del padre, avrebbe fatto valere quanto previsto dalle leggi successorie italiane. Quindi, indipendentemente da ciò che c’era scritto nel testamento, avrebbe fatto valere la sua “legittima” e cioè sarebbe divenuto proprietario delle azioni della “Dicembre” e dell’“Accomandita Giovanni Agnelli” e non del corrispettivo in denaro come aveva previsto il padre, su suggerimento dei due “grandi vecchi”. Che Edoardo avesse un pacchetto di azioni delle due casseforti rappresentava un “pericolo” da evitare ad ogni costo. Si pensi che cosa sarebbe accaduto della “Dicembre” e della governance del Gruppo se Edoardo fosse stato ancora in vita dopo la morte di Gianni Agnelli. Le sue azioni ereditate e sommate a quelle della sorella avrebbero potuto determinare e condizionare certi incredibili atteggiamenti che donna Marella ha avuto in sede di successione privilegiando uno solo degli otto nipoti e dando una autentica pugnalata alla schiena alla figlia. Edoardo in vita e Margherita avrebbero potuto far cambiare idea alla madre e impedirle di consegnare il gruppo a un giovane, imberbe e inesperto nipote, a scapito anche dell’altra co-erede e degli altri sette nipoti?

John sembra aver dimenticato queste cose, e in questo periodo è occupato soltanto a far credere una cosa insostenibile e smentita da ogni documento: e cioè che egli abbia ceduto a Lapo e Ginevra una parte delle azioni della “Dicembre”. Non è vero, non può e non potrà mai farlo. Solo in caso di sua morte lo statuto prevede che i suoi figli possano diventare soci ereditando le quote del padre. E Lavinia? Anche lei potrà, ma solo a una condizione: che Gabetti, Grande Stevens padre e figlia, e Cesare Ferrero, siano d’accordo e votino a suo favore. John è uno che quando vuole dimentica, ma molto più spesso ricorda fin troppo bene. Non ha mai dimenticato quel che disse il povero Edoardo al Manifesto. Pochi giorni prima, nel dicembre 1997, c’erano stati i funerali di Giovannino, il figlio di Umberto, e il giovane John era stato imposto dal nonno Giovanni nel cda della Fiat, nonostante avesse solo 22 anni e nemmeno la laurea, tra il mormorio e le proteste degli altri soci. Edoardo non nascose nulla di se stesso quando disse, ad esempio, con ironia:  “Francesco d’Assisi era uno che soffrì molto perché era considerato un matto e venne esautorato anche dall’amministratore del suo ordine”. Edoardo aggiunse: “Allo stato attuale ho scelto di lavorare all’interno della famiglia, con il mio nome e cognome. Non ho cambiato paese e abito (…)”. 

Edoardo, in quella sua ultima intervista, dà una risposta netta sul suo, e di suo padre, “nipotino” Jacky: “Considero quella scelta uno sbaglio e una caduta di stile, decisa da una parte della mia famiglia, nonostante e contro le perplessità di mio padre, che infatti all’inizio non voleva dare il suo assenso. Non si nomina un ragazzo pochi giorni dopo la morte di Giovanni Alberto, per riempire un posto. Se quel posto fosse rimasto vacante per qualche mese, almeno il tempo del lutto, non sarebbe successo niente. Invece si è preferito farsi prendere dalla smania con un gesto che io considero offensivo anche per la memoria di mio cugino”. Edoardo, e questo è un passaggio fondamentale, afferma che suo padre nutriva perplessità per quella scelta su Jaky. Sostiene che l’Avvocato “in un primo tempo non voleva dare il suo assenso”. Forse era davvero questa la realtà. 

Il giornalista del Manifesto pone una domanda inevitabile dopo quel giudizio molto duro pronunciato da Edoardo a proposito di Jaky: “Formulato da lei potrebbe far pensare a una volontà di rivincita per non essere stato chiamato a ricoprire quell’incarico”. Ma Edoardo rincara la dose: “Ripeto che non ho alcuna intenzione di candidarmi. Ma, se fosse dipeso da me, non avrei operato quella sostituzione in tempi così stretti, né avrei fatto quella scelta. Una scelta negativa per la Fiat e per lo stesso ragazzo, un ragazzo in gamba che rischia di venire sacrificato in un gioco più grande di lui. Io ho grande rispetto per la Fiat e per i suoi manager, che sono molto bravi. Ma come si giustifica, di fronte a un’assemblea di azionisti, la presenza in consiglio di un ragazzo di 22 anni? Quali consigli può dare sulle strategie aziendali?”.

Griseri fa osservare che l’Avvocato si è già trovato a fronteggiare questo problema, nessuno dimentica come rumoreggiava la sala il giorno in cui venne annunciata la cooptazione di Jaky. Il nonno, allora, aveva risposto in prima persona, infastidito, prendendo il microfono, interrompendo i lavori e ricordando agli scettici e ai perplessi che egli stesso aveva ricoperto quell’incarico proprio a ventidue anni. “Ma erano altri tempi – replica Edoardo – e c’era un altro spirito, lo spirito di mio bisnonno, il fondatore della Fiat. Oggi invece una parte della mia famiglia si è fatta prendere da una logica barocca e decadente. Senza offesa per nessuno, siamo vicini al gesto di Caligola che nominò senatore il suo cavallo. La Fiat è un’azienda seria, non un club per ventenni. E poi quella designazione fa male al ragazzo. Se lei – chiede Edoardo - avesse un  figlio di vent’anni lo metterebbe in una situazione del genere? Un posto in consiglio di amministrazione deve essere il coronamento di una vita in azienda, non può essere dato così”.

Per saperne di più leggere Agnelli Segreti e I Lupi e gli Agnelli di Gigi Moncalvo, reperibili su www.gigimoncalvo.it o gigimoncalvo@gmail.com

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI  :

 https://1drv.ms/f/s!AlFGwCmLP76pgSdXDIwzmDgGSLkE

 

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

 PERCHE' TORINO HA PAURA DI CONOSCERE LA VERITA' SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI ?

Il prof.Mario DE AGLIO alcuni anni fa scrisse un articolo citando il "suicidio" di EDOARDO AGNELLI.  Gli feci presente che dai documenti ufficiali in mio possesso il suicidio sarebbe stato incredibile offrendogli di esaminare tali documenti. Quando le feci lui disconobbe in un modo nervoso ed ingiustificato : era l'intero fascicolo delle indagini.

A Torino molti hanno avuto la stessa reazione senza aver visto ciò che ha visto Mario DE AGLIO ma gli altri non parlano del "suicidio" di Edoardo AGNELLI ma semplicemente della suo morte.

Mb

02.04.17

 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

LA DICEMBRE società semplice e' il timone di comando del gruppo Elkan.

Come scrive Moncalvo nel suo libro AGNELLI SEGRETI da pag.313 in poi, attraverso la Dicembre Grande Stevens controlla di fatto Jaky e la figlia di Grande Stevens Cristina ne prenderà il controllo quando Jaky morirà mentre ai suoi figli verrebbe liquidata solo la quota patrimoniale nominale.

La proposta di società ad Edoardo nel 1984-86 non si sa come sia cambiata statutariamente in quanto il documento del mio link

http://www.marcobava.it/DICEMBRE/DICEMBRE%201984.pdf

e' l' unico che sia stato dato ad Edoardo sino al 2000 quando fu ucciso proprio perche' non voleva ne' accettare l' esclusione dalla Dicembre ne' di condividerla con Grande Stevens padre e figlia , Gabetti, e Ferrero perché estranei, ne' di darne il controllo a Jaky perché inadatto , come aveva dichiarato al Manifesto con Griseri nel 1998.

Tutto ciò l' ho detto già anni fa alla giornalista Borromeo cognata di JAKY al fine che ne parlasse con la sorella, o non ha capito, o ha creduto alle bugie che le hanno detto per tranqullizzarla.

Io credo che sia nell 'interesse di tutti che vengano chiariti al più` presto sia il contenuto dello statuto della dicembre e le conseguenze che ne derivano.

 

 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

  1. Edoardo Agnelli , martire dell' Islam - p. 1 - YouTube

    www.youtube.com/watch?v=bs3bTPhHRUw
    21/feb/2010 - Caricato da IslamShiaItalia

    Video della televisione iraniana sulla tragica fine di Edoardo Agnelli - I° parte. http://www.islamshia.org ...

  1. Edoardo Agnelli: documentario sulla sua vita prodotto da I.R.I.B. ...

    www.youtube.com/watch?v=SE83XD2ykFo
    20/nov/2011 - Caricato da Maggini-Malenkov

    Iran/ Italia; si celebra l'anniversario del martirio di Edoardo Agnelli Teheran - Oggi 16 ... You need Adobe Flash Player to watch this video.

 

http://www.youtube.com/watch?v=aASbXZKsSzE

 

 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRI SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

Thanks again,

Jennifer

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

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TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

 

Gli Agnelli e quella società fantasma per la legge italiana

 

La 'Dicembre', fondata nel 1984, ha una visura falsa oppure vecchia di 30 anni. Dall'ostracismo a Edoardo al potere di John: quanti intrighi dietro la società.

 

di 

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17 Novembre 2016

 

Quando ha letto su Repubblicache la società 'Dicembre' della famiglia Agnelli era controllata da John, Lapo e Ginevra Elkann, Gigi Moncalvo, autore di tre libri sul patrimonio dei proprietari della Fiat ora Fca (Agnelli Segreti, I Lupi e gli Agnelli e I Caracciolo), ha fatto un salto sulla sedia: «Una balla colossale, un primo caso di piaggeria del quotidiano di Eugenio Scalfari nei confronti dei nuovi proprietari».
Del resto, la Dicembre, la prima scatola cinese e “controllante” dell'impero Agnelli, poi distribuito tra Giovanni Agnelli & co, Exor e Fca, è un rebus difficile da risolvere.
Anzi, è una vera e propria storia all'italiana di come una delle famiglie più importanti del Paese abbia potuto concludere affari nella totale omertà e compiacenza delle istituzioni per più di 30 anni.
DATI RISALENTI A 30 ANNI FA. Ora le società degli Agnelli stanno migrando in Olanda ma dal 1984, anno di fondazione della Dicembre, nessuno ha potuto mai sapere chi fossero i soci e le rispettive quote della cassaforte di famiglia.
Ancora adesso, se si fa una ricerca alla Camera di commercio, compare una visura con dati risalenti appunto a tre decenni fa.
E pensare che nel 2015 il presidente della Camera di commercio di Torino, Vincenzo Ilotte, ha premiato Gianluigi Gabetti, azionista della Dicembre, come Torinese dell'anno.
Moncalvo, che ha lavorato a lungo sulla vicenda, l'ha ricostruita passo dopo passo, incrociando inchieste della procura di Milano e disposizioni testamentarie dell'Avvocato.
ALLA NASCITA CAPITALE DI 100 MLN DI LIRE. L'atto costitutivo della società è del 15 dicembre 1984.
Risulta che il capitale sia poco inferiore ai 100 milioni di lire (99.980.000).
I soci sono Gianni Agnelli (99,96 milioni di lire), Marella Caracciolo (10 mila lire), Umberto Agnelli (1.000 lire), Gianluigi Gabetti (1.000 lire), Cesare Romiti (1.000 lire).
Il 13 giugno 1989, con un nuovo atto del notaio Ettore Morone, al culmine della guerra tra Umberto e Romiti, l'Avvocato farà uscire entrambi dalla Dicembre e le loro due azioni passeranno a Franzo Grande Stevens e a sua figlia Cristina (che ha solo 29 anni).
MONCALVO: «AZIONARIATO FALSO O VECCHIO». Da notare, spiega Moncalvo, che «Agnelli preferirà dare un'azione a Cristina e suo padre piuttosto che far entrare i suoi due figli, Edoardo e Margherita».
Questa uscita di Romiti dall'azionariato, «avvenuta nel 1989 e ciononostante ancora presente tutt’oggi nei documenti ufficiali, è una delle prove che nel 2016 nel registro delle imprese presso la Camera di commercio di Torino il dato sull'azionariato della Dicembre è falso o vecchio».
John, presidente di Fca, il principale azionista, non è nemmeno indicato in quel registro in cui ogni società, per legge, dovrebbe comunicare ogni variazione societaria, statutaria e azionaria..Un nuovo atto del 3 aprile 1996 registra l’ingresso tra i soci di John e sua madre Margherita, entrambi con azioni pari a 5 miliardi di lire.
La quota di Marella sale da 10 mila lire a 5 miliardi e 10 mila lire.
Ed entra un altro nuovo socio, Cesare Ferrero, con una azione.
IL 25% A GIANNI AGNELLI. Gianni Agnelli, oltre al suo 25%, mantiene per sè l'usufrutto delle tre quote di moglie, figlia e nipote.
«C'è da notare l'articolo 7 dello statuto», evidenzia Moncalvo, «sulla successione di un socio. È quello inserito per impedire che Edoardo, in caso di morte del padre, possa ereditare di diritto una quota della Dicembre ed entrare tra gli azionisti. È una norma contraria al diritto successorio italiano che prevede la legittima per gli eredi. Lo stesso Edoardo aveva detto che, in caso di morte del padre, avrebbe fatto valere i suoi diritti successori previsti dalla legge».
Tuttavia, non ci sarà bisogno dell'articolo 7, perché Edoardo morirà nel 2000, tre anni prima di Gianni.
LO STRAPOTERE DI JOHN ELKANN. Ma non è tutto. «Va evidenziato anche l'articolo 8, per le cessioni delle quote a terzi», prosegue Moncalvo. «Nel caso in cui John volesse lasciare quote a sua moglie e ai suoi figli, sarebbero necessari due voti dei soci principali, cioè il suo e quello di Marella, e due degli altri quattro. Ma Marella è molto anziana: se non fosse in condizioni buone di salute e per caso dovesse morire, dove troverebbe John il secondo voto che gli è necessario per far entrare nuovi soci?».
La storia non finisce qui. Grazie al raffronto dei modelli unici presentati all'Agenzia delle entrate dal 2002 al 2007 si riesce a capire come è cambiato l'azionariato in aeguito alla morte dell'Avvocato.
Dopo il 24 gennaio 2003, infatti, vengono modificati i patti sociali.
LA MODIFICA ALL'ARTICOLO 7. In questo documento c'è la nuova composizione azionaria (prima che Margherita venga liquidata) e la modifica importantissima dell'articolo 7.
«È importante», spiega Moncalvo, «perché prevede che solo i figli di John (ma non sua moglie) potranno subentrare nella quota societaria del padre, ma soltanto quando questi morirà. La moglie potrà avere denaro (e poco in relazione al valore effettivo della Dicembre) quando resterà vedova».
In deroga a ciò, Lavinia Elkann potrà entrare nella Dicembre purchè non si sia separata e «a condizione che vi acconsentano le maggioranze previste per le modifiche dei presenti patti sociali».
Con John in vita, invece, non può entrare nessun nuovo socio.  
41 MLN DI PLUSVALENZA, 6 EURO DI CAPITALE. Infine si arriva al 2008, cioè all'ultima dichiarazione dei redditi nota, allegata agli atti dell'inchiesta dei pm Eugenio Fusco e Gaetano Ruta, poi archiviata per mancanza di collaborazione delle autorità giudiziarie svizzere.
Da questo documento emerge che gli azionisti sono John (58,706%), Marella (41,294%), Ferrero, Gabetti e i due Franzo Grande Stevens (un'azione ciascuno).
Spiega Moncalvo: «Quello è il primo anno, dopo la morte di Agnelli, in cui la Dicembre dichiara al fisco una plusvalenza: ammonta a 41.442.655 euro, di cui imponibili per 25.245.883, per una tassazione di 3.155.735 euro. Nella visura della Camera di commercio questa società, che nel 2007 sul 2006 ha avuto una plusvalenza di 41 milioni, ha un capitale sociale di appena 6,20 euro, diviso tra Marella con 10 azioni e Gabetti e Romiti con una…». 

 

 

 

 

 

DINASTIA DELLE QUATTRORUOTE

A “Dicembre” i segreti degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo


Pubblicato Giovedì 11 Ottobre 2012, ore 7,50

È in cima alla catena di comando che controlla Fiat, ma per 17 anni è stata “fuorilegge”. E non è l’unica stranezza. Viaggio in tre puntate di Gigi Moncalvo nel sancta sanctorum della Famiglia

E pensare che parlano, ogni due per tre, di trasparenza, limpidezza, casa di vetro, etica, valori morali. In quale categoria può essere catalogato ciò che stiamo per raccontare, e che solo su queste pagine web potete leggere? E’ una storia che riguarda la “cassaforte di famiglia”, cioè la “Dicembre società semplice”, che detiene – tanto per fare un esempio - il 33%, dell’“Accomandita Giovanni Agnelli & C. Sapaz”, cioè controlla quella gallina dalle uova d’oro che quest’anno ha consentito agli “eredi” - senza distinzioni tra bravi e sfaccendati – di spartirsi 24,1 milioni di euro (rispetto ai 18 milioni del 2011) su un utile di 52,4. “Dicembre” di fatto è la scatola di controllo dell'impero di famiglia, ed è dunque – proprio attraverso l’Accomandita - l'azionista di riferimento di Exor, la superholding del gruppo Fiat-Chrysler.

 

Non ci crederete ma la “Dicembre”, nonostante questo pedigree, fino al luglio scorso non risultava nemmeno nel Registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino, nonostante la legge ne imponesse l’iscrizione. La “Dicembre” è una delle società più importanti del paese, dato che, controllando dall’alto la piramide dell’intero Gruppo Fiat, ha ricevuto dallo Stato centinaia di miliardi di euro di fondi pubblici. Ebbene per i registri ufficiali dell’ente presieduto da Alessandro Barberis, un uomo-Fiat, non... esisteva. Quindi lo Stato erogava miliardi a una società la cui “madre” non risultava nemmeno dai registri e che ha violato per anni la legge.

 

“Dicembre” è stata costituita il 15 dicembre 1984 con sede in via del Carmine 2 a Torino (presso la Fiduciaria FIDAM di Franzo Grande Stevens), un capitale di 99,9 milioni di lire e cinque soci: Giovanni Agnelli (col 99,9% di quote), sua moglie Marella Agnelli (10 azioni per un totale di 10 mila lire) e infine Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti e Cesare Romiti, con una azione ciascuno da mille lire. Come si vede fin dall’inizio Gianni Agnelli considerava la “Dicembre” appannaggio del proprio ramo famigliare. Poco più di quattro anni dopo, il 13 giugno 1989, c’è un primo colpo di scena: escono Umberto e Romiti e vengono sostituiti da Franzo Grande Stevens e da sua figlia Cristina. Gianni Agnelli “dimentica” di avere due figli, Edoardo e Margherita, e privilegia invece Stevens e la sua figliola, a scapito perfino di suo fratello Umberto Agnelli. Se si prova – come ho fatto io - a chiedere al notaio Ettore Morone notizie e copie di questo “strano” atto, risponde che “non li ha conservati e li ha consegnati al cliente”. Non vi fornisce nemmeno il numero di repertorio. Forse a rogare sarà stata sua sorella Giuseppina?

 

La “Dicembre” torna a lasciare tracce qualche anno più tardi, il 10 aprile 1996: c’è un aumento di capitale (da 99,9 milioni a 20 miliardi di lire), entrano tre nuovi soci (Margherita Agnelli, John Elkann, e il commercialista Cesare Ferrero), le quote azionarie maggiori risultano suddivise tra Gianni Agnelli, Marella, Margherita e John (di professione “studente” è scritto nell’atto) col 25% ciascuno, con l’Avvocato che ha l’usufrutto sulle azioni di moglie, figlia e nipote. Tutti gli altri restano con la loro singola azione che conferisce un potere enorme. Siamo nel 1996, come s’è visto, e nel frattempo è entrata in vigore una legge (il D.P.R. 581 del 1995) che impone l’iscrizione di tutte le società nel registro delle imprese. A Torino se ne fregano. Anche se la “Dicembre” ha un codice fiscale (96624490015) è come se non esistesse… Gabetti, Grande Stevens e Ferrero, così attenti alla legge e alle forme, dimenticano di compiere questo semplicissimo atto. Né si può pretendere che fossero l’Avvocato o sua moglie o sua figlia o il suo nipote ventenne, a occuparsi di simili incombenze.

 

La Camera di Commercio si “accorge” di questa illegalità solo quattordici anni dopo, il 23 novembre 2009. La Responsabile dell’Anagrafe delle Imprese, Maria Loreta Raso, allora scrive agli amministratori della “Dicembre” e li invita a mettersi in regola. Non ottiene nessun riscontro. Ma la signora, anziché rivolgersi al Tribunale e chiedere l’iscrizione d’ufficio, non fa nulla. Fino a che nei mesi scorsi un giornalista, cioè il sottoscritto, alle prese con una ricerca di dati per un suo imminente libro (Agnelli segreti, Vallecchi Editore) cerca di fare luce su questa misteriosa “Dicembre” e si accorge dell’irregolarità. Si rivolge alla Camera di Commercio, la dirigente in questione fa finta di non sapere ciò che sa dal 2009 e comincia a chiedere documenti e dati che già ben conosce. Il giornalista fornisce copia dell’atto di aumento di capitale del 1996 e indica il numero di codice fiscale, ma la Camera di Commercio pone ostacoli a ripetizione: vogliono l’atto costitutivo, quello inviato è una fotocopia, ci vuole quello autenticato dal notaio Morone. Passano i mesi, vengono fornite tutte le informazioni, il giornalista comincia a diventare fastidioso. La signora Raso non può più fare a meno di rivolgersi, con tre anni di ritardo, al Tribunale. Il giornalista va, fa protocollare le domande, sollecita e scrive. E finalmente il 25 giugno di quest’anno la dottoressa Anna Castellino, giudice delle Imprese del Tribunale di Torino, ordina l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre”, in quanto socia della “Giovanni Agnelli & C. Sapaz”. L’ordinanza del giudice viene depositata due giorni dopo. La Camera di Commercio ottemperato all’ordinanza del Giudice in data 19 luglio 2012. Possibile che ci voglia un giornalista per far mettere in regola la più importante società italiana “fuorilegge” da ben 17 anni e che oggi ha come soci di maggioranza John Elkann e  sua nonna Marella, con il solito quartetto Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia? Ma perché tanta segretezza su questa società-cassaforte? E’ il tema della nostra prossima puntata.    

 

 

RETROSCENA DI CASA REALE

Quei lupi a guardia degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Venerdì 12 Ottobre 2012, ore 8,32

Chi ha in mano le chiavi della cassaforte di “Dicembre”, società semplice con la quale si comanda la Fiat-Chrysler? Nell’ombra si stagliano le figure di Gabetti e Grande Stevens. Seconda puntata

GRANDI VECCHI Grande Stevens e Gabetti

Dunque, la “Dicembre” dal 19 luglio è finalmente iscritta al registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino – dopo che in via Carlo Alberto hanno dormito per 14-16 anni. Ma una domanda è d’obbligo: perché tanta segretezza? Chi sono coloro che vogliono restare nell’ombra al punto che nel novembre 2009 non avevano nemmeno risposto a una richiesta di regolarizzazione., ai sensi di legge, se n’erano sonoramente “sbattuti” ed erano talmente sicuri di sé e potenti al punto che la Camera di Commercio, al cui vertice siede un loro uomo, non fece nulla dopo che la propria richiesta era stata snobbata e ignorata? Prima di arrivarci, precisiamo che la sanzione che poteva essere loro comminata per l’irregolarità, era del tutto simbolica e irrisoria: appena 516 euro.

La domanda diventa dunque questa: che cosa c’era e c’è di così segreto da nascondere – è l’unica spiegazione possibile – al punto da indurre i soci della “Dicembre”, che riteniamo essere sicuramente in possesso di 516 euro per pagare la sanzione, a evitare di rendere pubblici gli atti della società, come prescrive la legge?

 

Qui viene il bello. Questi signori, infatti, così come se ne sono “sbattuti” allora, ugualmente se ne “sbattono” oggi. E, fino ad ora, stanno godendo - ma speriamo di sbagliarci - ancora una volta della tacita “complicità” della Camera di Commercio. Infatti, l’iscrizione che noi siamo riusciti ad ottenere si basa solo su un documento: l’atto costitutivo del 15 dicembre 1984. Da esso risultano cinque soci: Giovanni Agnelli (che nell’atto viene definito “industriale”), sua moglie Marella Caracciolo (professione indicata: “designer”), Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti, Cesare Romiti. La società in quel 1984 aveva sede a Torino in via del Carmine 2, presso la FIDAM, una fiduciaria che fa capo all’avv. Franzo Grande Stevens, il cui studio ha lo stesso indirizzo. Il capitale sociale ammontava a 99 milioni e 980 mila lire ed era così suddiviso: Giovanni Agnelli aveva la maggioranza assoluta con un pacco di azioni pari a 99,967 milioni di lire, la consorte possedeva 10 azioni per un totale di diecimila lire, gli altri tre soci avevano una sola azione da mille lire ciascuna. Una curiosità: donna Marella a proposito di quella misera somma di diecimila lire dichiarò in quell’atto che “è di provenienza estera ed è pervenuta nel rispetto delle norme valutarie” arrivando in Italia il giorno prima tramite Banca Commerciale Italiana.

 

 

Questo, dunque, è l’unico documento che al momento da pochi mesi compare nel Registro delle Imprese. Possibile che la Camera di Commercio – presieduta dall’ex dirigente Fiat, Alessandro Barberis - non si sia ancora accorta che quell’atto, essendo vecchio di ben ventotto anni, è stato superato da alcuni eventi non secondari e che lo rendono, così come l’iscrizione, inattuale e anacronistico? Ad esempio, nel frattempo c’è stata l’introduzione dell’euro e la morte di due dei cinque soci (Gianni e Umberto Agnelli, deceduti rispettivamente nel gennaio 2003 e nel maggio 2004)? Possibile che Barberis e i suoi funzionari non si siano accorti di questo, così come del fatto che Romiti ha lasciato il Gruppo da quasi vent’anni, e non chiedano agli amministratori della “Dicembre” un aggiornamento, ordinando l’invio dei relativi atti? Tanto più - e qui vogliamo dare un aiuto disinteressato alla ricerca della verità onde evitare inutili fatiche altrui - che qualche “mutamento”, e non di poco conto, in questi anni è avvenuto nella “Dicembre” e l’ha trasformata da cassaforte del ramo-Gianni Agnelli a qualcosa di ben diverso e non più controllabile dalla Famiglia “vera” dell’Avvocato. Vediamo alcuni passaggi, dato che ciò aiuterà a capire quali sono, forse, i motivi all’origine di tanta ancor oggi inspiegabile segretezza.

Appena quattro anni dopo la costituzione, e cioè il 13 giugno 1989 (repertorio notaio Morone n. 53820), escono dalla società due grossi calibri come Umberto Agnelli e Cesare Romiti. Al loro posto entrano l’avv. Grande Stevens e, colpo di scena, sua figlia Cristina, 29 anni. Non è un po’ strano che vengano “fatti fuori” nientemeno che Romiti, che in quel periodo contava parecchio, e nientemeno che il fratello dell’Avvocato, e vengano sostituiti non tanto da un nome “di peso” come quello di Grande Stevens, ma addirittura anche dalla giovane rampolla di quest’ultimo, addirittura a scapito dei due figli di Gianni, e cioè Edoardo e Margherita?

Alla luce anche di questo, non ritiene la Camera di Commercio che sia bene cominciare a farsi consegnare dalla società da pochi mesi registrata d’imperio da un giudice, anche tutti gli atti relativi al periodo tra il 1984 e il 1989 che portarono a quel misterioso “tourbillon” che vede Gianni togliere di mezzo il fratello e il potente amministratore delegato Fiat, e tagliar fuori anche i propri figli per far entrare invece un avvocato e sua figlia, mettendoli a fianco del già sempiterno Gabetti?

Andiamo avanti. Della “Dicembre” non ci sono tracce - a parte un misterioso episodio avvenuto tra la Svizzera e il Liechtenstein -, fino al 10 aprile 1996. Quel giorno, sempre nello studio notarile Morone, avvengono quattro fatti importantissimi: l’ingresso di tre nuovi soci, l’aumento di capitale, il trasferimento della sede (dal numero 2 al numero 10 sempre di via del Carmine, questa volta presso “Simon Fiduciaria”, sempre di Grande Stevens), ma soprattutto la modifica dei patti sociali. Accanto a Gianni Agnelli e a sua moglie, a Gabetti, a Grande Stevens e figlia, entrano nella “Dicembre”: Margherita Agnelli (figlia di Gianni), John Philip Elkann (nipote di Gianni e figlio di Margherita, professione indicata: “studente”), e il commercialista torinese Cesare Ferrero. Il capitale viene aumentato di venti miliardi di lire, che vanno ad aggiungersi a quegli iniziali 99,980 milioni di lire. Gianni Agnelli mantiene il controllo col 25% di azioni proprie, e con l’usufrutto a vita di un altro 74,96% riguardante le azioni intestate a moglie, figlia e nipote. Ancora una volta è platealmente escluso Edoardo, il figlio di Gianni. Gli viene preferito il cuginetto che ha da poco compiuto vent’anni. Gli altri quattro azionisti hanno un’azione da mille lire ciascuno. Ma assumono (e si auto-assegnano col misterioso e autolesionistico assenso dell’Avvocato) una serie di poteri enormi, sia a loro favore sia contro i soci-famigliari di Gianni.

Prima di tutto viene previsto che se un socio dovesse morire (l’Avvocato allora aveva 75 anni ed era da tempo molto malato), la sua quota non passa agli eredi ma viene consolidata automaticamente in capo alla società con conseguente riduzione del capitale. Agli eredi del defunto spetterà solo una somma di denaro pari al capitale conferito. Vale a dire: appena 5 miliardi di lire per il 25% di quota dell’Avvocato, una somma spropositatamente inferiore al valore reale. Senza pensare alla violazione del diritto successorio italiano. L’altra clausola “folle” sottoscritta dall’Avvocato riguarda il trasferimento di quote a terzi. Infatti, se uno degli azionisti principali, alla sua morte o prima, dovesse decidere di cedere la propria quota, o una parte di essa, a terzi esterni alla “Dicembre”, ci sono due sbarramenti. E’ necessario il consenso della maggioranza del capitale. E, oltre a questo, deve esserci il voto a favore di quattro amministratori: due dei quali fra Marella, Margherita e John, e due fra il “quartetto” Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia. Insomma Gianni Agnelli ha consegnato ai quattro il controllo assoluto della situazione a scapito di se stesso e dei propri famigliari. Il quartetto degli “estranei” (Margherita li chiama “usurpatori”) ha aperto la strada, oltreché alla loro presa di potere, a scenari di vario tipo. Primo. Se l’Avvocato muore, suo figlio Edoardo non eredita quote della “Dicembre” ma viene tacitato con pochi miliardi. Dovrebbe fare un’azione legale contro la violazione della legge successoria italiana e rivendicare la legittima, anche per la quota di sua spettanza della “Dicembre”.

Secondo scenario. Se Edoardo morisse prima di suo padre - come poi avverrà, facendo pensare ad autentiche “capacità divinatorie” da parte di qualcuno -, il problema non si verrebbe a porre. E se invece – terzo scenario -, come poi è avvenuto (prova evidente che nella “Dicembre” c’è qualche chiaroveggente in grado di prevedere o condizionare il futuro), l’Avvocato morisse e il suo 25% passasse a moglie e figlia, basterà impedire un’alleanza tra le due, farle litigare, dividerle, oppure convincere la “vecchia” ad allearsi col giovane nipotino, ed ecco che figlia e vedova dell’Avvocato perderanno il controllo della “Dicembre”.

Chi sono i vincitori? Chi ha scelto il giovane rampollo, che deve tutto a due tragedie famigliari (la morte del cugino Giovannino per tumore e la strana morte dello zio Edoardo trovato cadavere sotto un cavalcavia) per poterlo meglio “burattinare” e comandare? Chi ha impedito in tal modo che Marella, Margherita e John invece si potessero alleare per comandare insieme o scegliere qualcuno della famiglia, o non qualche estraneo, per la sala di comando? Chi ha scelto di “lavorarsi” John e Marella, certo più malleabili e meno determinati di Margherita?

Un mese dopo la morte dell’Avvocato viene approvato un atto (24 febbraio 2003) che sancisce il nuovo assetto azionario della “Dicembre”. Al capitale di 10.380.778 euro, per effetto della clausola di consolidamento viene sottratta la quota corrispondente alle azioni di Gianni (cioè 2.633.914 euro). In tal modo il capitale diventa di 7.746.868 euro e risulta suddiviso in tre quote uguali per Marella, Margherita e John, pari a 2,582 milioni di euro ciascuno (quattro azioni da un euro continuano a restare nelle salde mani del “Quartetto di Torino”). Il “golpe” viene completato lo stesso giorno con la sorprendente donazione fatta dalla nonna al nipote del pacco di azioni che gli permettono al giovanotto di avere la maggioranza assoluta, una donazione fatta da Marella in sfregio ai diritti (attuali ed ereditari) della figlia e degli altri sette nipoti: John arriva in tal modo a controllare una quota della “Dicembre” pari a 4.547.896 euro, sua nonna mantiene una quota pari a 2.582.285 euro, la “ribelle” Margherita - l’unica che aveva osato muovere rilievi e chiedere chiarezza e trasparenza - viene messa nell’angolo con una quota pari a 616.679 euro. Tutto questo fino al 2003. Poi, con l’accordo di Ginevra del febbraio 2004 tra madre e figlia, Margherita uscirà definitivamente dalla “Dicembre”, quasi un anno dopo aver partecipato a un gravoso aumento di capitale.

Ma oggi la situazione, specie per quanto riguarda i patti sociali, qual è? John comanda davvero o no? Nel caso in cui, lo ripetiamo come nel precedente articolo, dovesse decidere di ritirarsi in un monastero o gli dovesse accadere qualcosa (come allo zio Edoardo?) chi potrebbe diventare il padrone della cassaforte al vertice dell’Impero Fiat? I bookmakers danno favorito Gabetti, ma non fanno i conti con Grande Stevens, il vero azionista “di maggioranza”, anche se con due sole azioni, grazie proprio a quella mossa del 1989 con cui fece entrare anche sua figlia….

Qualcuno potrebbe obiettare che oggi tra i soci della “Dicembre” ce ne potrebbero essere alcuni  nuovi, potrebbero essere i fratelli di John, cioè Lapo o Ginevra. Ma, grazie alla clausola di sbarramento approvata nel 1996, il “Quartetto” ha votato a favore dell’ingresso (eventuale) di uno o due nuovi soci o li ha bocciati? Ecco perché forse esiste tanta segretezza. Non sarebbe bene che dai registri della Camera di Commercio risultasse qualcosa di attuale e di aggiornato? Che cosa aspetta la Camera di Commercio a chiedere e pretendere ai sensi di legge che gli amministratori, così limpidi e trasparenti, della “Dicembre”, forniscano al più presto tutti i documenti? Dobbiamo di nuovo attivare le nostre misere forze e chiedere l’intervento del Tribunale di Torino e confidare nell’intervento della dottoressa Anna Castellino o di qualche suo collega? Oppure bisogna aspettare altri 15 anni?

 GLI AGNELLI SEGRETI

Dicembre dei “morti viventi”

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 13 Ottobre 2012, ore 8,21

Agli atti la società-cassaforte della famiglia, grazie alla quale controllano la Fiat-Chrysler, risulta ancora composta da Gianni e Umberto Agnelli. Compare persino Romiti. E tutti tacciono

La Stampa no, o almeno, non ancora. Invece anche (o perfino?) il Corriere della Sera si è accorto della “stranezza” - diciamo così – riguardante il fatto che la Dicembre, la società-cassaforte che un tempo era della famigliaAgnelli, anzi più esattamente del ramo del solo Gianni, e che si trova alla sommità dell’ImperoFiat (ora Exor), ha impiegato ben diciassette anni, dal 1995, per mettersi in regola con la legge in vigore da allora. La Dicembre - la cui data di nascita risale al 1984 -, finalmente è “entrata nella legalità”, e – come prevede una legge del 1995 – finalmente risulta iscritta nel Registro delle Imprese. Pur trattandosi di una società non da poco, dato che la si può considerare la più importante, finanziariamente e industrialmente del nostro Paese, la Camera di Commercio di Torino ha impiegato parecchi anni prima di accorgersi dell’anomalia, di quel vuoto che figurava nei propri registri (nonostante quella società avesse il proprio codice fiscale). Possibile che il presidente della CCIAA Alessandro Barberis, che ha sempre lavorato in Fiat, ignorasse l’esistenza della “Dicembre”? Come mai l’arzillo settantacinquenne entrato in azienda a 27 anni, rimasto in corso Marconi per trentadue anni, e poi diventato per un breve periodo, che non passerà certo alla storia, direttore generale di Fiat Holding nel 2002, e infine amministratore delegato e vicepresidente nel 2003, non ha mai fatto nulla per sanare questa irregolarità? Possibile che ci sia voluto un giornalista rompiscatole e che fa il proprio dovere, per convincere, con un bel pacchetto di corrispondenza, l’austero organismo camerale sabaudo a rivolgersi al Tribunale affinché ordinasse l’iscrizione d’ufficio. Finalmente, il 19 luglio scorso, ciò è avvenuto e l’ordine del Giudice Anna Castellino (che porta la data del 25 giugno) è stato eseguito.

 

Grandi applausi si sono levati dalle colonne del Corriere ad opera di Mario Gerevini che, in un articolo del 23 agosto, non ha avuto parole di sdegno per gli autori di questa illegalità ma ha parlato, generosamente e con immane senso di comprensione, di una semplice e banale “inerzia dettata dalla riservatezza”. Poi ha ricostruito tutta la vicenda, a modo suo e con parecchie omissioni importanti, e ha avuto di nuovo tanta comprensione, anche per la Camera di Commercio: si era accorta dell’anomalia, anzi del comportamento fuorilegge, fin dal 23 novembre 2009, aveva “già inviato una raccomandata alla Dicembre invitandola a iscriversi al registro imprese, come prevede la legge. Senza risultato. Da lì è partita la segnalazione al giudice”. Il che dimostra come in due righe si possano infilare parecchie menzogne e non si accendano legittimi interrogativi. Dunque, quella raccomandata di tre anni fa non sortì alcuna risposta. E la Camera di Commercio di fronte a questo offensivo silenzio, anziché rivolgersi subito al Tribunale, non ha fatto nulla, se non una grave omissione di atti d’ufficio. Non è dunque vero che “da lì è partita la segnalazione al giudice” dato che al Tribunale di Torino non impiegano ben tre anni per emettere un’ordinanza in un campo del genere. E’ stato invece necessaria, questa la verità, una ennesima raccomandata di un giornalista che intimava ai sensi di legge alla signora Maria Loreta Raso, responsabile dell’Area Anagrafe Economica, di segnalare tutto quanto al giudice. Visto che non lo aveva fatto a suo tempo come imponeva il suo dovere d’ufficio e, soprattutto, la legge.

 

Gerevini aggiunge che “fino a qualche tempo fa chi chiedeva il fascicolo della Dicembre allo sportello della Camera di commercio si sentiva rispondere: «Non esiste». All'obiezione che è il più importante socio dell'accomandita Agnelli, che è stata la cassaforte dell'Avvocato (ora del nipote), che è più volte citata sulla stampa italiana e internazionale, la risposta non cambiava. Tant'è che dal 1996 a oggi non risulta sia mai stata comminata alcuna ammenda per la mancata iscrizione”. Giusto, è proprio così. Ma Gerevini, rispetto al sottoscritto, per quale ragione non ha mai pubblicato un rigo su questa scandalosa vicenda, non ha informato i lettori, non ha denunciato pubblicamente questa anomalia e illegalità che ammette di aver toccato con mano? Non pensa, il Gerevini, che sarebbe bastato un piccolo articolo sul suo autorevole giornale per smuovere le acque? No, ha continuato a tacere, e a sentirsi ripetere “non esiste” ogni volta in cui bussava allo sportello della Camera di Commercio chiedendo il fascicolo della “Dicembre”. Come mai certi giornalisti delle pagine economiche, e non solo, spesso – come dicono i colleghi americani - “scrivono quello che non sanno e non scrivono quello che sanno? Forse ha ragione Dagospia che, riprendendo la notizia, la definisce “grave atto di insubordinazione e vilipendio del Corriere al suo azionista Kaky Elkann (così impara a smaniare con Nagel di far fuori De Bortoli)”? Questo retroscena conferma che il direttore del Corriere, per ora, non ha osato andare oltre tenendo in serbo qualche cartuccia, in caso di bisogno?

 

Gerevini dice che “la latitanza” della Dicembre ora è finita. Non è vero. La Camera di Commercio, infatti, nonostante sapesse tutto fin dal 2009, ha “preteso” che il giornalista che rompeva le scatole con le sue raccomandate inviasse ai loro uffici l’atto costitutivo della “Dicembre”. Fatto. Ma, a questo punto, non si è accontentata del primo esaustivo documento inviato sollecitamente, bensì ha preteso, forse per guadagnare qualche mese e nella speranza che il notaio Ettore Morone non la rilasciasse, una copia autenticata. Si è mai vista una Camera di Commercio, che nel 2009 ha già fatto – immaginiamo – un’istruttoria su una società non in regola, ed è rimasta immobile dopo che si sono fatti beffe della sua richiesta di regolarizzare la società, chiedere a un giornalista, e non agli amministratori di quella società, i documenti necessari, visto che i diretti interessati non si sono nemmeno curati a suo tempo di rispondere? Invece è andata proprio così.

 

A Torino tutto è possibile. Anche che la “Dicembre” figuri (finalmente) nel Registro delle Imprese ma solo sulla base dei dati contenuti nell’atto costitutivo del 1984 e cioè con due morti come soci, Giovanni e UmbertoAgnelli, e con un terzo socio, Cesare Romiti, che da anni ha lasciato la Fiat e che venne fatto fuori dalla “Dicembre” nel 1989, cioè ventitré anni fa. Non solo ma il capitale della società risulta ancora di 99 milioni e 980 mila lire, allineando come azionisti Giovanni Agnelli (99 milioni e 967 mila lire), Marella Caracciolo (10.000 lire, e dieci azioni), e infine Umberto Agnelli, Cesare Romiti e Gianluigi Gabetti (ciascuno con una azione da mille lire). Non pensano alla Camera di Commercio che sia opportuno, adesso che l’iscrizione è avvenuta, aggiornare questi dati fermi al 15 dicembre 1984, scrivendo alla “Dicembre” e intimandole di consegnare tutti i documenti e gli atti che la riguardano dal 1984 a oggi? Che cosa aspettano a richiederli? Forse temono che il loro sollecito rimanga di nuovo senza riscontro? Dall’altra parte, che cosa aspettano quei Gran Signori di Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, che danno lezioni di etica e moralità ogni cinque minuti, a mettersi in regola? E il grande commercialista torinese Cesare Ferrero, anch’egli socio della “Dicembre”, non sente il dovere professionale di sanare questa anomalia, anche se i suoi “superiori” magari non sono del tutto d’accordo? Ora nessuno di loro può continuare a nascondersi. E quindi diventa molto facile dire: ora che vi hanno scovato, ora che sta venendo a galla la verità, non vi pare corretto e opportuno mettervi pienamente in regola? Ora che perfino il vostro giornale ad agosto vi ha mandato questo “messaggio cifrato” non ritenete di fare le cose, una volta tanto, in modo trasparente, chiaro, limpido, evitando la consueta “segretezza” che voi amate chiamare riserbo, anche se la legge in casi come questi non lo prevede? Oppure volete che sia di nuovo un giudice a ordinarvi di farlo? E Jaky Elkann non ha capito quanto sia importante, per sé e per il proprio personale presente e futuro, che le cose siano chiare e trasparenti, nel suo stesso interesse? 

 

Il Corriere non va diretto al bersaglio come noi e non fa i nomi e cognomi: inarcando il sopracciglio, forse per mettere in luce l’indignazione del suo direttore Ferruccio De Bortoli, l’articolo di Gerevini fa capire che è ora di correre ai ripari: “L'interesse pubblico di conoscere gli atti di una società semplice che ha sotto un grande gruppo industriale è decisamente superiore rispetto a una società semplice di coltivatori diretti (la forma giuridica più diffusa) che sotto ha un campo di granoturco”. Dopo di che, trattandosi del primo giornale italiano, ci si sarebbe aspettati qualche intervento di uno dei coraggiosi trecento e passa collaboratori “grandi firme”, qualche indignata sollecitazione tramite lettera aperta al proprio consigliere di amministrazione Jaky Elkann (lo stesso che oggi controlla la Dicembre), un editoriale o anche un piccolo corsivo nelle pagine economiche o nell’inserto del lunedì, dando vita a un nutrito dibattito seguito dalle cronache sull’evolversi, o meno, della situazione e da una sorta di implacabile countdown per vedere quanto avrebbe impiegato la società a mettersi completamente in regola, con i dati aggiornati, e la Camera di Commercio a fare finalmente il suo mestiere.

 

Niente di tutto questo. E adesso? Non solo noi nutriamo qualche dubbio sul fatto che la società si metta al passo con i documenti. E, qualcuno ben più esperto di noi e che lavora al Corriere,  dubita perfino che la “Dicembre” accetti supinamente un’altra ordinanza del giudice. Ma a questo punto, svelati i giochi, la partita è iniziata e se la società di Jaky Elkann si rifiuta di adempiere alle regole di trasparenza è di per sé una notizia. Che però dubitiamo il Corriereavrà il coraggio di dare. Anche perché la posta in palio è altissima: che cosa potrebbe succedere se, ad esempio, Jaki – che è il primo azionista con quasi l’80%, mentre sua nonna Marella (85 anni) detiene il 20% - decidesse di farsi monaco o gli dovesse malauguratamente accadere qualcosa? Chi diventerebbe il primo azionista del gruppo? Non certo una anziana signora, con problemi di salute, che vive tra Marrakech e Sankt Moritz? A quel punto, ad avere – come già di fatto hanno – prima di tutti la realegovernance attuale della cassaforte sarebbero Gabetti e Grande Stevens, con Cristina, la figlia di quest’ultimo, e Cesare Ferrero a votare insieme a loro per raggiungere i quattro voti necessari come da statuto (anche se rappresentano solo 4 azioni da un euro ciascuna) per sancire il passaggio delle altre quote e la presa ufficiale del potere. Ecco, al di là di quella che sembra un’inezia – l’iscrizione al registro delle imprese e l’aggiornamento degli atti della società – che cosa significa tutta questa storia. Ci permettiamo di chiedere: ingegner John Elkann, a queste cose lei ha mai pensato? E perché le tollera?

ALMENO SUA COGNATA BEATRICE BORROMEO GIORNALISTA DEL FATTO NON L’HA MAI INFORMATA DI UNA MIA TELEFONATA DI BEN 2 ANNI FA ? Mb

 

 

Agnelli segreti
Ju29ro.com
Con Vallecchi ha pubblicato nel 2009 “I lupi & gli Agnelli”. Il 24 gennaio del 2003, a 82 anni di età, moriva
Gianni Agnelli. Nei prossimi mesi, c'è da ...

 

 

Agnelli: «Bisogna cambiare il calcio italiano»

Al Centro Congressi del Lingotto partita l'assemblea dei soci della Juve seguila con noi. Il presidente bianconero: «Bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno»

·                            Agnelli sul calcio italiano

·                            VIDEO «Nasce il polo Juve»

·                            VIDEO «Dobbiamo dare il meglio»

·                            VIDEO «350 mln per la Continassa»

·                             

VIDEO Agnelli: Sogno Champions

 

 

TORINO - Stanno via via arrivando i piccoli azionisti della Juventus al Centro Congressi del Lingotto dove, alle 10.30, avrà inizio l'assemblea dei soci del club bianconero. In attesa che Andrea Agnelli apra i lavori con la sua lettera agli azionisti, la relazione finanziaria annuale unisce ai numeri la passione. Nelle pagine iniziali sono contenute le immagini salienti dell'ultimo anno, iniziato con il ritiro di Bardonecchia, proseguito con l'inaugurazione dello Juventus Stadium, la conquista del titolo di campione d'inverno e del Viareggio da parte della Primavera, e culminato con la vittoria dello scudetto e della Supercoppa. Due dei cinque nuovi volti del Consiglio di Amministrazione della Juventus non sono presenti nella sala 500 del Lingotto. L'avvocato Giulia Bongiorno è impegnata in una causa mentre il presidente del J Musuem, Paolo Garimberti, è fuori Italia per il Cda di EuroNews, ma comunque in collegamento in videoconferenza. Maurizio Arrivabene, Assia Grazioli-Venier ed Enrico Vellano sono invece in platea, come gli ad Beppe Marotta e Aldo Mazzia e il consigliere Pavel Nedved.«Da troppi anni aspettavamo una vittoria sul campo - scrive Agnelli - ma il 30° scudetto e la Supercoppa sono ormai alle nostre spalle ed è più opportuno guardare al futuro, con la consapevolezza di aver intrapreso la strada giusta per la nostra società». La sfida all'Europa è lanciata.

AGNELLI SU CONTE -  «Conte? Noi siamo felici di Conte perché è il miglior tecnico che ci sia in circolazione e ce lo teniamo stretto». 

AGNELLI SU DEL PIERO -  "Alessandro Del Piero è nel mio cuore, nei nostri cuori come uno dei più grandi giocatori di sempre della Juve": lo ha detto Andrea Agnelli rispondendo a una domanda sull'ex capitano bianconero. "L'anno scorso - ha aggiunto Agnelli - ciò che è successo qui in assemblea è stato un tributo, perché avevamo firmato l'ultimo contratto ed era stato lui stesso a dire che sarebbe stato l'ultimo. Ora lui ha scelto una nuova esperienza, ricca di fascino: porterà sempre con sè la Juventus"."Per il futuro - ha detto Agnelli su un eventuale impiego di Del Piero nella società bianconera - non chiudo le porte a nessuno. Oggi la squadra è completa, lavora quotidianamente per ottenere gli obiettivi di vincere sul campo e di ottenere un equilibrio economico finanziario. Sono soddisfatto di tutte le persone, quindi - ha concluso - come si dice, squadra che vince non si cambia". 

«BISOGNA CAMBIARE, E SUBITO, IL CALCIO ITALIANO» - Ecco il discorso con cui Andrea Agnelli ha aperto i lavori dell'assemblea degli azionisti: «Signori azionisti, la Juventus è campione d’Italia, per troppo tempo i presidenti hanno dovuto affrontare questa assemblea senza avere nel cuore il calore che una vittoria porta con sé. Nella stagione che ci porterà a celebrare il 90° anno del coinvolgimento della mia famiglia nella Juventus,credo sia opportuno riflettere insieme sul fatto che la Juventus ha sempre promosso i cambiamenti. E' una missione alla quale questa gestione non intende sottrarsi. Quando ho ricevuto l'incarico di presidente avevo in testa chiarissimi alcuni passaggi. Il primo è cambiare la società e la squadra, un percorso in continua evoluzione, ma in 30 mesi abbiamo bruciato le tappe. Churchill diceva: i problemi della vittoria sono più piacevoli della sconfitta ma non meno ardui, lo scudetto non ci deve far dimenticare il nostro mandato, vincere mantenendo l'equilibrio finanziario. Il bilancio presenta numeri su cui riflettere, la perdita è dimezzata, e contiamo di proseguire nel percorso di risanamento».Poi il finale, con il presidente bianconero ad affrontare un tema assai caro come quello delle riforme.«Dopo 17 anni di attesa lo Juventus stadium è una realtà davanti agli occhi di tutti e sta dando i suoi frutti sia nei risultati sportivi sia in quelli economici. Dal Museum al College, sono tanti i fronti di attività come la riqualificazione dell’area della Continassa che ospiterà sede e centro di allenamento. Il cammino procede nella giusta direzione, 'la vita è come andare in bicicletta, occorre stare in equilibrio', diceva Einstein. E qui arriviamo al secondo punto: bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno. Riforma dei campionati, riforma Legge Melandri, riforma del numero di squadre professionistiche e del settore giovanile. Riforma dello status del professionista sportivo, tutela dei marchi, legge sugli impianti sportivi, riforma complessiva della giustizia sportiva, queste le tematiche su cui vorremmo confrontarci. Bob Dylan diceva: 'I tempi stanno cambiando' e non hanno smesso, la Juventus non intende affossare come una pietra». 

PAROLA AGLI AZIONISTI - Prima di passare al voto di approvazione del bilancio 2011-12, la parola è passata agli azionisti. Molti gli interventi: alcuni si sono complimentati con il presidente e i dirigenti per le vittorie, ma in tanti hanno sollevato dubbi sulla campagna acquisti. In particolare sono state fatte domande sul caso Berbatov, su Iaquinta e Giovinco. «Speriamo che immobile non faccia la fine di Giovinco, ceduto a 6 e pagato 11 milioni, spero che si compri Llorente» ha detto l'azionista Stancapiano. Gli ha fatto eco un altro socio bianconero: «Abbiamo comprato due punte spendendo parecchi milioni: Bendtner non l’abbiamo ancora visto, Giovinco ce l’avevamo in casa. Anziché prendere Giovinco, potevamno tenerci Boakye o Gabbiadini, che sono per metà nostri, almeno fino a gennaio per capire se sono da Juve». E c'è chi ha ricordato anche Alessandro Del Piero: «Auguri di buon lavoro al bravo e simpatico Del Piero che per tanti anni ha onorato la nostra squadra: Alex fatti onore anche in Australia». 

L'AZIONISTA BAVA - Dirompente l'intervento dell'azionista Bava che ha chiesto di conoscere gli stipendi netti dei giocatori, l'andamento dell'inchiesta sulla stabilità dello stadio, se ci sono giocatori coinvolti nel calcioscommesse, se la società ha prestato soldi ai giocatori, e in particolare a Buffon, per pagare debiti di gioco. Infine si è dichiarato contrario allo stipendio di 200 mila euro che la società elargisce a Pavel Nedved. Dopo che gli è stata tolta la parola perché ha sforato i minuti a disposizone, Marco Bava ha movimentato l'assemblea urlando e fermando i lavori. Nel suo discorso di apertura, Andrea Agnelli non ha parlato di Alessandro Del Piero. Ma nel libro che presenta il rendiconto di gestione, la Juventus ha dedicato una doppia pagina all'ex capitano bianconero, nella quale si ricordano tutti i suoi successi. Alla fine campeggia anche un "Grazie Alex" a caratteri cubitali. E alcuni azionisti si soffermati su Alex chiedendo perché non gli è stato trovato un posto in società.

APPROVA IL BILANCIO E LA BATTUTA DI AGNELLI - È stato approvato il Bilancio dell'esercizio 2011/12. Agnelli prende la parola alla fine della discussione del primo punto all'ordine del giorno: "In Italia, noi juventini siamo la maggioranza, ma ci sono anche tanti, tantissimi anti-juventini, perché la Juventus è tanto amata, ma anche tanto odiata. E' c'è molto odio nei nostri confronti ultimamente". Applausi dell'assemblea. 

LE RISPOSTE DI MAZZIA - L'ad della Juventus Aldo Mazzia ha risposto alle domande di carattere economico rivolte dagli azionisti bianconeri. In particolare, ha spiegato l'operazione Continassa.«Abbiamo acquisito il diritto di superficie per 99 anni, rinnovabile, su un'area di 180 mila metri adiacente allo Juventus Stadiun, per il costo di 10 milioni e mezzo. Questa cifra comprende anche il diritto di costruire lottizzando l’area a nostra disposizione. L'investimento complessivo ammonterà a 35-40 milioni: oltre ai 10,5 e a un milione per le opere di urbanizzazione, il residuo servirà per costruire la sede e il centro sportivo. La copertura finanziaria sarà in parte coperta dal Credito Sportivo che, il giorno dopo la presentazione del progetto, ci ha contattato manifestando interesse a finanziare l'opera. L'obiettivo è quello di arrivare al minimo esborso possibile, dotando il club di due asst importanti». Per quanto riguarda il titolo in Borsa, Mazzia ha sottolineato che «il prezzo lo fa il mercato: rispetto al valore di 0,14 euro al momento dell'aumento del capitale, oggi vale circa il 43% in più. Questo apprezzamento deriva dai miglioramenti sportivi ma soprattutto economici».

PAROLA A COZZOLINO - Azionista Cozzolino: "I consiglieri per me devono essere tutti di provata fede juventina. La Juventus è una trincea mediatica. E il Cda della Juve è più visibile di quello di Fiat. Mi rivolgo a Bongiorno, non sarà più l'avvocato che ha difeso Andreotti, ma quella che siede nel Cda juventino. Non mi convince la sua vicinanza a quegli ambienti romani e antijuventini, che hanno appoggiato il mancato revisionismo su Calciopoli. La dottoressa Grazioli-Venier la conosco poco, certo, il doppio cognome alla Juventus non porta bene... Paolo Garimberti si è sempre professato juventino ed è presidente del nostro museo, nel suo curriculum abbondano incarichi importanti nei media. Eppure non ricordo neppure un articolo a difesa della Juventus nel periodo calciopoli quando era a Repubblica e quando era presidente della Rai perché non ha arginato la deriva antijuventina della tv di Stato? Mazzia, si sa, era granata, ma in fondo lo era anche Giraudo. Le ricordo comunque che Giraudo esultava allo stadio quando segnava la Juventus, si dia da fare anche lei".

GIULIA BONGIORNO NEL CDA JUVE - Si passa al secondo punto all'ordine del giorno: nomina degli organi sociali. Si vota per rinnovare il Cda e si parla dei compensi ai consiglieri (25mila euro all'anno ad ognuno dei consiglieri). Il Consiglio proposto è: Camillo Venesi, Andrea Agnelli, Maurizio Arrivabene, Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Assia Grazioli-Venier, Giuseppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved, Enrico Vellano. Agnelli ringrazia i consiglieri uscenti, fra cui c'è l'avvocato Briamonte. 

DIECI CONSIGLIERI - L'assemblea degli azionisti Juventus ha votato la nomina dei 10 componenti del Cda bianconero. Il Consiglio avrà un mandato di tre anni e ogni consigliere percepirà 25 mila euro l'anno. Del Cda fanno parte Andrea Agnelli, Beppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved e Camillo Venesio, tutti confermati, e le new entry Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Enrico Vellano, Assia Grazioli-Venier e Maurizio Arrivabene.

 

Marina Salvetti
Guido Vaciago

 

 

 

 

 

- TROPPA GENTE VUOLE FARSI PUBBLICITÀ SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI 

 

 

Lettera 2
caro D'Agostino, trovo il tuo sito veramente informato ,serio,ed equilibrato,fosse tutta così la comunicazione in Italia !!!!! Dopo questa piccola premessa volevo dirti alcune cose su Edoardo agnelli.Tutto quello detto scritto da vari personaggi ,giornalisti,scrittori presunti amici lo trovo molto superficiale ma solo per il fatto di farsi un Po di pubblicità o altro, ma li conosceva davvero questa gente ? Dubito molto non avendoli mai visti accanto ad edo .In questi anni ho sentito tutto ed il contrario di tutto e volevo intervenire prima ,ma solo sul tuo sito, perché ti riconosco una sicura onesta intellettuale.

 

Negli ultimi 20 anni di vita di Edoardo sono stato il suo vero amico accompagnandolo in tutte le parti del mondo,e assistendolo nel suo lavoro,c erano con noi a volte anche altri amici sempre sinceri e che stavano al loro posto non pronti,come ora a farsi pubblicità ogni volta che esce il nome dello sfortunato amico.Finisco dicendoti che,la mattina del 15 novembre 2000 giorno del fatale incidente ,edoardo fece ,prima ,solo 4 telefonate ed una era al sottoscritto come tutte le mattine 
.Ti ringrazio per la tua cortese attenzione e buon lavoro con sincera stima 
Fabio massimo cestelli

CARO MASSIMO CESTELLI , DETTO DA EDOARDO CESTELLINO, io parlo con le sentenze tu forse lo fai usando il linguaggio delle note dell'avv Anfora ? Mb

 

 


Giuseppe Puppo

3 h · 

Ringraziando Marco Bava per l'avviso che mi ha fatto utile per l'ascolto in diretta, segnalo - a tutti voi, ma, mi sia concesso, a Marco Solfanelli in particolare, in quanto editore del mio nuovo libro dedicato agli ultimi sviluppi, "Un giallo troppo complicato", in fase di stampa - che questa mattina il programma "Mix 24" su Radio24 del Sole 24 ore - emittente nazionale - condotto da Giovanni Minoli si è lungamente occupato del caso della tragica morte di Edoardo Agnelli, mistero italiano ancora irrisolto, dai tanti risvolti importanti quanto inquietanti, con ciò - ed è particolarmente degno di nota - rilanciandolo all'attenzione generale. 
In sostanza, egli ha riadattato per il mezzo radiofonico la puntata del suo programma televisivo "La storia siamo noi" andato in onda tre anni fa, pure però con un'aggiunta significativa, un'intervista a Jas Gawronski, amico dell' "avvocato" Gianni Agnelli, in cui ha fatto affermazioni molto forti sul controverso rapporto padre-figlio, che è una delle chiavi di lettura di dirompente efficacia per la comprensione dell'intero caso. 
Sia la puntata televisiva di tre anni fa, sia il programma odierno di Minoli sono facilmente rintracciabili e consultabili sul web. 
Per il resto, a fra pochi giorni per le mie ultime, sconvolgenti acquisizioni che, oltre al riesame per intero della complessa questione, sono dettagliate in "Un giallo troppo complicato"... Grazie a tutti.

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Giuseppe Puppo http://www.radio24.ilsole24ore.com/player.php?channel=2

 

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Giuseppe Puppo http://ildocumento.it/mistero/edoardo-agnelli-dixit.html

 

Edoardo Agnelli - L`ultimo volo (La Storia Siamo Noi) | Il documentario in streaming

ildocumento.it

Edoardo Agnelli muore il 15 novembre del 2000. Ripercorriamo la vita del rampoll...Altro...

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Gianni Agnelli e Marella Caracciolo raccontati da Oscar De La Renta: vidi l'Avvocato piangere per ...

Blitz quotidiano

ROMA – Con l'aneddotica su Gianni Agnelli si potrebbero riempire intere emeroteche. ... Lo so, c'è chi sostiene il contrario, ma è una stupidaggine.

 

 

Edoardo, l’Agnelli da dimenticare

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Lunedì 17 Novembre 2014, ore 17,12
 

Non un necrologio, una messa, un ricordo per i 14 anni dalla scomparsa del figlio dell'Avvocato. Se ne dimentica persino Lapo Elkann, troppo indaffarato a battibeccare a suon di agenzie con Della Valle. E la sua morte resta un mistero - di Gigi MONCALVO

 

Il 15 novembre di quattordici anni fa, Edoardo Agnelli – l’unico figlio maschio di Gianni eMarella – moriva tragicamente. Il suo corpo venne rinvenuto ai piedi di un viadotto dell’autostrada Torino-Savona, nei pressi di Fossano. Settantasei metri più in alto era parcheggiata la Croma di Edoardo, l’unico bene materiale che egli possedeva e che aveva faticato non poco a farsi intestare convincendo il padre a cedergliela. L’unica cosa certa di quella vicenda è che Edoardo è morto. Non sarebbe corretto dire né che si sia suicidato, né che sia stato suicidato, né che sia volato, né che si sia lanciato, né che sia stato ucciso e il suo corpo sia stato buttato giù dal viadotto. Nel mio libro Agnelli Segreti sono pubblicati otto capitoli con gli atti della mancata “inchiesta” e delle misteriose e assurde dimenticanze del Procuratore della Repubblica diMondovì, degli inquirenti, della Digos di Torino. Tanto per fare alcuni esempi non è stata fatta l’autopsia, né prelevato un campione di sangue o di tessuto organico, né un capello, il medico legale ha sbagliato l’altezza e il peso (20 cm e 40 kg. In meno), non sono state sequestrate le registrazioni delle telecamere di sorveglianza della sua villa a Torino, gli uomini della scorta non hanno saputo spiegare perché per quattro giorni non lo hanno protetto, seguito, controllato come avevano avuto l’ordine di fare dalla madre di Edoardo. Nessuno si è nemmeno insospettito di un particolare inquietante rivelato dalla Scientifica: all’interno dell’auto di Edoardo (equipaggiata con un motore Peugeot!) non sono state trovate impronte digitali né all’interno né all’esterno. Ecco perché oggi si può parlare con certezza solo di “morte” e non di suicidio o omicidio o altro. 

 

Dopo 14 anni l’inchiesta è ancora secretata – anche se io l’ho pubblicata lo stesso, anzi l’ho voluto fare proprio per questo -, e nessun necrologio ha ricordato la morte del figlio di Gianni Agnelli. Nella cosiddetta “Royal Family” i personaggi scomodi o “contro” vengono emarginati, dimenticati, cancellati. Basta guardare che cosa è successo alla figlia Margherita, “colpevole” di aver portato in tribunale i consiglieri e gli amministratori del patrimonio del padre: Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron (il capo del “family office” di Zurigo che amministrava il patrimonio personale di Gianni Agnelli nascosto all’estero). Margherita, quando ci sono dei lutti in famiglia, viene persino umiliata mettendo il suo necrologio in fondo a una lunga lista, anziché al secondo posto in alto, subito dopo sua madre, come imporrebbe la buona creanza. Per l’anniversario della morte di Edoardo nessun necrologio su laStampa né sul Corriere – i due giornali di proprietà di Jaky -, né poche righe di ricordo, nemmeno la notizia di una Messa celebrativa. Edoardo, dunque,  cancellato, come sua madre, comeGiorgio Agnelli, uno dei fratelli di Gianni, rimosso dalla memoria per il fatto di essere morto tragicamente in un ospedale svizzero. E cancellato perfino come Virginia Bourbon del Monte, la mamma di Gianni e dei suoi fratelli: Umberto, Clara, Cristiana, Maria Sole, Susanna, Giorgio. Gianni non andò nemmeno ai funerali di sua madre nel novembre 1945. Tornando a oggi Edoardo è stato ricordato da un paio di mazzi di fiori fatti arrivare all’esterno della tomba di famiglia di Villar Perosa (qualcuno ha forse negato l’autorizzazione che venissero collocati all’interno?) da Allaman, in Svizzera, da sua sorella Margherita e dai cinque nipoti nati dal secondo matrimonio della signora con il conte Serge de Pahlen (si chiamano Pietro, Sofia, Maria, Anna, Tatiana). Margherita ha fatto celebrare una Messa privata a Villar Perosa, così come a Torino ha fatto l’amico di sempre, Marco Bava.  

 

Tutto qui. I due nipoti di Edoardo, Jaky e Lapo, hanno dimenticato l’anniversario. Lapo ha trascorso la giornata a inondare agenzie e social network di stupidaggini puerili su Diego Della Valle. Invece di contestare in modo convincente e solido i rilievi del creatore di Hogan, Fay e Tod’s (“L'Italia cambierà quando capirà quanto male ha fatto questa famiglia al Paese"),  il fratello minore di Jaky, a corto di argomentazioni, ha detto tra l’altro: "Una macchina può far sognare più di un paio di scarpe”.  Evidentemente Sergio Marchionnenon gli ha ancora comunicato che la sua più strepitosa invenzione è stata quella della “fabbrica di auto che non fa le auto”. E al tempo stesso, evidentemente il fratello di Lapo non gli ha ancora spiegato che la FIAT (anzi la FCA) ha smesso da tempo di produrre auto in Italia, eccezion fatta per pochi modelli di “Ducato” in  Val di Sangro o qualche “Punto” a Pomigliano d’Arco con un terzo di occupati in meno, o poche “Maserati Ghibli” e “Maserati 4 porte” a Grugliasco (negli ex-stabilimenti Bertone ottenuti in regalo, anziché creare linee di montaggio per questi modelli negli stabilimenti Fiat chiusi da tempo: a Mirafiorilavorano un paio di giorni al mese 500 operai in cassa integrazione a rotazione su 2.770). Oggi FCA produce la Panda e piccoli SUV in Serbia, altri modelli in Messico, Brasile, Polonia (Tichy), Spagna (Valladolid e Madrid), Francia.

 

Eppure Lapo una volta davanti alle telecamere disse di suo zio Edoardo: «Era una persona bella dentro e bella fuori. Molto più intelligente di quanto molti l'hanno descritto, un insofferente che soffriva, che alternava momenti di riflessività e momenti istintivi: due cose che non collimano l'una con l'altra, ma in realtà era così». A Villar Perosa "ci sono state tante gioie ma anche tanti dolori". Dice Lapo: «Con tutto l'affetto e il rispetto che ho per lui e con le cose egregie che ha fatto nella vita, mio nonno era un padre non facile... Quel che si aspetta da un padre, dei gesti di tenerezza, non parlo di potere... i gesti normali di una famiglia normale, probabilmente mancavano». E poi riconosce quanto abbia pesato su Edoardo l'indicazione di far entrare Jaky nell'impero Fiat: «Credo che la parte difficile sia stata prima, la nomina di Giovanni Alberto. Poi, Jaky è stata come una seconda costola tolta. Ma Edoardo si rendeva conto che non era una posizione per lui».

 

Questo è vero solo in parte. Certo, Edoardo annoverava tra gli episodi che probabilmente vennero utilizzati per stopparlo e rintuzzare eventuali sue ambizioni, pretese dinastiche o velleità successori, anche la virtuale “investitura” – attraverso un settimanale francese – con cui venne mediaticamente, ma solo mediaticamente e senza alcun fondamento reale, concreto, sincero, candidato suo cugino Giovanni Alberto alla successione in Fiat. In realtà non c’era nessuna intenzione seria dell’Avvocato di addivenire a questa scelta, nessuno ci aveva nemmeno mai pensato davvero, se non Cesare Romiti per spostare l’attenzione dai guai giudiziari e dalle buie prospettive che lo riguardavano ai tempi dell’inchiesta “Mani Pulite”. Il nome del povero Giovannino venne strumentalizzato e dato in pasto ai giornali, una beffa atroce, mentre le vere intenzioni erano ben altre e quel nome così pulito e presentabile veniva strumentalizzato con la tacita approvazione di suo zio Gianni (lo rivela documentalmente  in un suo libro l’ex direttore generale Fiat, Giorgio Garuzzo).

 

Edoardo non conosceva in profondità questi retroscena, aveva anch’egli creduto davvero che la scelta del delfino fosse stata fatta alle sue spalle, si era un poco indispettito, non per la cooptazione del cugino, o perché ambisse essere al posto suo, ma perché riteneva che non ci fosse alcun bisogno di anticipare i tempi in quel modo, tanto più che a quell’epoca Giovannino era un ragazzo non ancora trentenne. C’era un altro punto che lo infastidiva: il fatto che Giovannino non lo avesse informato direttamente, i rapporti tra loro erano tali per cui Edoardo si aspettava che fosse proprio lui a dirglielo, prima che la notizia uscisse sui giornali. L’equivoco venne risolto in fretta. Giovannino non appena venne a conoscere l’irritazione di Edoardo per questo aspetto formale della vicenda, volle subito vederlo, si incontrarono, chiarirono tutto, il figlio di Umberto gli spiegò come stavano davvero le cose, e come stessero usando il suo nome senza che potesse farci nulla. Edoardo si indispettì ancora di più contro l’establishment della Fiat e si meravigliò che il padre di Giovannino non avesse reagito con maggiore durezza. Ma Umberto, francamente, che cosa avrebbe potuto fare? Stavano, per finta, designando suo figlio per il posto di comando e lui poteva permettersi di piantare grane?  

 

 

Poi Giovannino morì e al suo posto, pochi giorni dopo il funerale nel dicembre 1997, nel consiglio di amministrazione della Fiat venne nominato John Elkann, che di anni ne aveva appena ventidue e nemmeno era laureato. Edoardo, nella sua ultima illuminante intervista a Paolo Griseri de il Manifesto (15 gennaio 1998), dà una risposta netta sul suo, e di suo padre, “nipotino” Jaky: “Considero quella scelta uno sbaglio e una caduta di stile, decisa da una parte della mia famiglia, nonostante e contro le perplessità di mio padre, che infatti all’inizio non voleva dare il suo assenso. Non si nomina un ragazzo pochi giorni dopo la morte di Giovanni Alberto, per riempire un posto. Se quel posto fosse rimasto vacante per qualche mese, almeno il tempo del lutto, non sarebbe successo niente. Invece si è preferito farsi prendere dalla smania con un gesto che io considero offensivo anche per la memoria di mio cugino”. Edoardo, e questo è un passaggio fondamentale, afferma che suo padre nutriva perplessità per quella scelta su Jaky. Sostiene che l’Avvocato “in un primo tempo non voleva dare il suo assenso”. Forse era davvero questa la realtà. Forse Gabetti e Grande Stevens già stavano tramando per mettere sul trono, dopo la morte dell’Avvocato, una persona debole, giovane, inesperta, fragile e quindi facilmente manovrabile e condizionabile. Le trame si erano concretizzate tra la fine dell’inverno e la primavera del 1996 e la vittoria di Gabetti e Grande Stevens era stata sancita nello studio del notaio Morone di Torino il 10 aprile. Fu quello il momento in cui Edoardo venne, formalmente, messo alla porta, escludendo il suo nome dall’elenco dei soci della “Dicembre”. Anche se, in base al diritto successorio italiano, al momento della morte di suo padre Edoardo sarebbe entrato di diritto, come erede legittimo, nella “Dicembre”. La società-cassaforte che ancor oggi controlla FCA, EXOR, Accomandita Giovanni Agnelli e tutto l’impero. Una società in cui Gabetti e Grande Stevens (insieme a sua figlia Cristina) e al commercialista Cesare Ferrero posseggono una azione da un euro ciascuno che conferisce poteri enormi e decisivi.

 

Al di là di questo, c’era un’immagine che dava un enorme fastidio a Edoardo: che suo padre si circondasse in molte occasioni pubbliche, e private, di Luca di Montezemolo. In quanti hanno detto, almeno una volta: “Ma Montezemolo, per caso, è figlio di Gianni Agnelli?”. Comunque sia, un figlio, un vero figlio, che cosa può provare nel vedere suo padre che passa più tempo con un estraneo (perché è certo: Luca non è figlio dell’Avvocato, anche se ha giocato a farlo credere) piuttosto che con lui? Ad esempio in occasioni pubbliche come lo stadio, i box della formula 1 durante i Gran Premi, per le regate di Coppa America, in barca, sugli sci, in altre mille occasioni. Un giorno di novembre del 2000 un signore di Roma era nell’ufficio di Gianni Agnelli a Torino per parlare d’affari. All’improvviso si aprì la porta, entrò Edoardo come una furia ed esclamò: “Sei stato capace di farmi anche questo! Hai fatto una cosa per Luca che per me non hai mai fatto in tutta la mia vita. E non saresti nemmeno mai stato capace di fare”. Sbattè la porta e se ne andò. Una settimana dopo è morto.    

  

Comunque sia, ecco perché Jaky non ha voluto ricordare nemmeno quest’anno suo zio Edoardo. Ma Lapo, che ha vissuto una vicenda per qualche aspetto analoga a quella dello zio e che per fortuna si è conclusa senza tragiche conseguenze (l’overdose a casa di Donato Brocco in arte “Patrizia”, la scorta che anche in questo caso “dimentica” di seguirlo, proteggerlo, soccorrerlo, e infine dopo l’uscita dal coma Lapo “costretto” a vendere le sue azioni per 168 milioni di euro), non avrebbe dovuto, non deve e non può dimenticarsi di zio Edoardo. E’ proprio vero: questi giovanotti, autonominatisi “rappresentanti” della Famiglia Agnelli” mentre invece sono solo degli Usurpateurs, non sanno nemmeno in certi casi che cosa voglia dire rispetto, rimembranza, memoria, dolore, culto dei propri parenti scomparsi.

 

www.gigimoncalvo.com

 

 

Gabetti, premio fedeltà (agli Agnelli) neppure a loro ! Mb

 

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 12 Dicembre 2015, ore 7,30
 

"Torinese dell'anno" il manager che per oltre mezzo secolo ha tenuto le fila dell'impero finanziario della Famiglia e ancora oggi ne custodisce i segreti più reconditi. Il caso della "Dicembre" e gli slurp (incauti) di Ilotte - di GIGI MONCALVO

Nei giorni scorsi Vincenzo Ilotte, che da un anno ha ereditato dall’ex dipendente Fiat,Alessandro Barberis, la presidenza della Camera di Commercio di Torino, ha accantonato tutti gli impegni di lavoro e ha dedicato molto del suo tempo per la cosa cui teneva e tiene di più: correggere, rivedere, aggiustare, il “libretto” che riguarda il “Torinese dell’anno”, Gianluigi Gabetti, che verrà premiato domenica. I problemi maggiori per Vincenzo sono venuti, non solo dal proprio ufficio stampa, ma soprattutto dal premiato, il quale ha voluto controllare tutto, sistemare ogni virgola, verificare come era stato impaginato il libretto, quali caratteri di stampa e quale carta erano stati scelti, con quale e quanto spazio erano state pubblicate le foto che egli aveva graziosamente selezionato e fornito: lui alla scrivania molto giovane con una riproduzione alle spalle (un quadro di Ben del 1969 con la scritta: “N’importe qui peut avoir une idée”), una immagine di Gabetti con suo figlio e Ilotte in piena salivazione, GLG con Elserino Piol a New York, alle spalle (come sempre) di  Gianni Agnelli che non lo guarda, con Umberto Agnelli, con Lindon Johnson, con David Rockefeller, conPertini e il marchese Diana che gli conferiscono il cavalierato del lavoro, con Marchionne e infine con la sua creatura, con tanto di braccia sulle spalle, Jaki Elkann. A proposito del quale Gabetti ha preteso fosse scritta la sua nota teoria che non trova riscontro in alcun atto ufficiale o in alcuno scritto del defunto Gianni Agnelli: “successore designato” (da chi?).

 

Con l’aggiunta di alcune falsità storiche. Ad esempio su Marchionne: “…in perfetta sintonia Gabetti e John Elkann chiamano Sergio Marchionne ad assumere la carica di Amministratore Delegato della FIAT…”. A proposito dell’equity-swap, che non viene mai chiamato con tale nome - anche perché evoca una circostanza, cioè una condanna penale e amministrativa e una prescrizione che se uno è innocente non solo dovrebbe aver rifiutato ma che invece è stata ben accolta – l’ufficio stampa di Gabetti (pardon, di Ilotte) glissa e mente: “Tocca a Gabetti il compito di difendere l’integrità del controllo della FIAT dalle speculazioni, mediante un complesso di operazioni messe in opera con l’avvocato Franzo Grande Stevens, che si concludono con un buon esito, permettendo così lo straordinario rilancio del Gruppo”. Ilotte farebbe bene a consigliare ai suoi ghost-writer di informarsi meglio: non dico di chiedere la versione del dottor Giancarlo Avenati Bassi ché sarebbe pretendere troppo, ma almeno di evitare termini come “complesse operazioni”. In questo passaggio emerge la prova che Gabetti ha corretto di suo pugno, facendo aggiungere il nome di Grande Stevens cui evidentemente ancora non ha perdonato quei vecchi guai e nella sua mente ultranovantenne è sempre convinto che in quel periodo fu Franzo a eseguire e a seguire i suoi ordini mentre egli, come sempre, nascondeva la mano e mandava avanti l’altro.

 

Ciò che, soprattutto, non va perduta, è però la testimonianza firmata da Gabetti in persona, dal titolo “Le radici della mia Torinesità”. Con il che rinnega la sua amata Ginevra, dove ha fatto andata e ritorno più volte per quanto riguarda il passaporto e la residenza, specie fiscale, in rue Jean Calvin nella città vecchia, e soprattutto aMurazzano, il paesino in provincia di Cuneodove è cresciuto e ancora abita. Gabetti sulla sua “torinesità” la prende molto alla larga, ma cita e quindi subliminalmente ti induce a pensare di essere come loro, i benefattori dell’Ordine Mauriziano che crearono l’Ospedale, i Savoia che vollero la Palazzina di Caccia di Stupinigi, i benemeriti del Monte di Pietà, “da cui sorse l’Istituto San Paolo”, coloro che vollero l’Università, l’Accademia delle Scienze e l’Istituto Galileo Ferraris, per arrivare fino “a Don Giovanni Bosco, Padre Giuseppe Cottolengo e molte altre figure spirituali”. E lui, Gianluigi, arriva fa pensare proprio – almeno nelle sue intenzioni – a San Giovanni Bosco e al Padre Cottolengo. Quando si dice la modestia!

 

LEGGI QUI L'AGIOGRAFIA DI GABETTI

 

Comunque sia, dopo tanta fatica alla fine il difficoltoso “parto” del libretto è avvenuto, e il risultato è davvero sorprendente. Sia per quello che il premiato, Gianluigi Gabetti, ha scritto di sé che per le clamorose omissioni che lo stesso insignito, ma soprattutto Ilotte hanno fatto emergere, anche se questo verbo può sembrare una contraddizione trattandosi di omissioni, silenzi, vere e proprie “omertà”. Va bene che Ilotte è un esperto di chiusure-lampo e che l’azienda di famiglia (cui stranamente dedica poche righe nel suo curriculum in cui ha fatto cancellare, chissà perché, il suo luogo di nascita e ha perfino ignorato la fondamentale e illustre figura imprenditoriale paterna), ma questa volta la chiusura è stata davvero ermetica, proprio all’altezza dei prodotti della Divisione Fonderia della “2A” di Santena, quella in cui si producono le famose zip, oltreché parti dei propulsori di autocarri.

 

Che cosa è accaduto? Ilotte forse non sa o fa finta di non sapere che la persona che ha scelto di premiare ha commesso una serie di gravi irregolarità e mancanza di riguardi, oltreché autentiche violazioni di legge, proprio nei confronti della Camera di Commercio, cioè proprio l’ente che ha deciso di sceglierlo come “cittadino benemerito”. Invece di perdere tempo a correggere, impaginare, lusingare, lisciare il pelo al noto “lupo” (in contrapposizione con gli agnelli, sia con la a maiuscola che minuscola), il presidente Ilotte doveva, avrebbe dovuto fare una cosa semplicissima. Ed è ancora in tempo a farla, così si rende conto della sola che ha propinato al buon nome di Torino e della Camera di Commercio. Deve chiamare la sua dipendente, dottoressa Maria Loreta Raso, dirigente responsabile del “Registro delle Imprese”, e chiederle: “Dato che ho deciso di premiare Gabetti, vuole per cortesia verificare in archivio se è tutto in regola per quanto riguarda costui?”. La dott. Raso aveva di fronte due opzioni: rispondere subito (poiché ben conosce la situazione) oppure guadagnare tempo, fingere di consultare le carte in archivio e dopo un po’ dare al presidente Ilotte l’agognata (da lui) risposta. Che era ed è la seguente: “Beh, guardi, caro Presidente, farebbe meglio a cambiare la scelta del premiato perché nei nostri confronti non è stato molto corretto né serio”.

 

Ilotte si sarebbe probabilmente inalberato, visto che la macchina era ormai avviata e non si poteva revocare la designazione e mandare al macero le copie del libretto così ricco di peana e di ditirambi, e si sarebbe pentito – come è ancora in tempo a fare – per la sua scelta, dettata tra l’altro, pensate un po’ ma lo ha scritto egli stesso, dal fatto che “grazie all’amicizia fraterna con suo figlioAlessandro, ho potuto frequentarlo durante ormai quasi mezzo secolo e poter così ricevere numerosi stimoli…”. Il che significa che, avendo Ilotte quarantanove anni di età, ha cominciato a frequentare Gabetti senior fin da quando il futuro presidente della Camera di commercio era nella culla e lanciava i primi vagiti. E la frase che Gabetti gli ripeteva (“Non perdere l’abbrivio”) non si sa a quale fase della vita di Ilotte si riferisca. Alla prima infanzia, quando ha smesso di gattonare e ha mosso i primi passi? Oppure quando era impegnato sul vasino? O invece quando andava all’asilo o alle elementari? Chissà. Comunque Ilotte cresceva e Gianluigi Gabetti continuava a esortarlo instancabilmente: “Non perdere l’abbrivio”. Per questo Ilotte ha sempre preferito le discese, le spinte, coloro che gli tiravano la volata, l’appoggio, il rinculo su muro di gomma che fungeva da propulsore, sempre per prendere l’abbrivio e soprattutto non perderlo. Ilotte scrive di aver scelto Gabetti “in deroga allo stile di riservatezza che ci contraddistingue” (riferendosi alla Camera di Commercio). E conclude con un autentico osanna per il premiato, sottolineando che ha contribuito “con lungimirante visione alla continuità dell’azienda e alla creazione di occupazione e innovazione”. Ilotte dall’alto della sua carica istituzionale dovrebbe ben sapere, contrariamente alla Stampa che lo sa ma non lo scrive, quanti giorni al mese viene aperto lo stabilimento di Mirafiori e per quanti, a rotazione, dei migliaia di cassaintegrati. Per non parlare di quel che resta degli altri stabilimenti…. Dovrebbe spiegare che cosa ha fatto, come presidente, per salvare l’indotto FIAT vessato, costretto a spostarsi dove FCA produce (Serbia, Polonia, Spagna, Francia, Messico, Brasile, Stati Uniti) e ormai ridotto ai minimi termini (lui dovrebbe saperlo dato che la sua azienda fornisce pezzi all’IVECO).

 

Ma torniamo alla dottoressa Raso e alla Camera Commercio presa in giro, così come il Tribunale e i Giudici delle Imprese, dal dottor Gabetti. Il premiato, in qualità di socio e amministratore della “Dicembre società semplice” - un’invenzione di Grande Stevens che racchiude la ex cassaforte della ex famiglia Agnelli, in cui oggi non figura più nessuno che porti questo cognome - ha sempre rifiutato di fornire, come impone la legge, i dati, gli atti, gli statuti, la composizione societaria, la quantità di azioni detenute dai singoli soci, che la Camera di Commercio nel corso di ventitré anni ha chiesto a lui e agli altri componenti della “Dicembre”. Il dottor Gabetti, di cui è noto il rilevante e preminente ruolo nella “cassaforte”, non ha nemmeno mai risposto alle lettere raccomandate che la dottoressa Raso gli ha inviato chiedendo di mettersi in regola e di fornire al “registro delle Imprese” presso la Camera di Commercio i dati riguardanti quella importante società che controlla dall’alto tutto l’impero ex-Fiat. E quindi anche EXOR, FCA, Accomandita Giovanni Agnelli, Juventus, e via discorrendo. Per quale ragione il dottor Gabetti, torinese dell’anno, non ha mai risposto alle richieste della Camera di Commercio, le ha ignorate, ha violato la legge? Per quale ragione ci sono volute ben due ordinanze del Giudice delle Imprese (prima la dottoressa Anna Castellino, 25 giugno 2012, e poi il dottor Giovanni Liberati, 24 maggio 2013, ha avuto bisogno di un ordine del Tribunale) per riuscire a ottenere l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre” e soltanto nel 12 luglio 2012 ad opera, pensate un po’ del giornalista che qui scrive? Come mai, Gabetti non ha ottemperato alle fasi successive completando la documentazione mancante visto che il sottoscritto, a causa della “reticenza” del notaio Ettore Morone, ha potuto avere un solo documento rogato dallo stesso, nonostante richieste e interventi perfino del Notariato Nazionale? Chi ha “richiamato” e “tirato le orecchie” al notaio rimproverandogli di avermi mandato tale documento, e gli ha fatto scrivere una risposta successiva, di fronte alle richieste di altri documenti, che ha fatto ridere l’intero notariato italiano? E cioè (27 marzo 2012): “Gli atti da Lei richiesti non sono stati da me conservati, in quanto consegnati da me al cliente. Non ne ho quindi la materiale disponibilità e non mi è conseguentemente possibile rilasciarne copia”. E non rilascia nemmeno il numero di repertorio e nemmeno come lo ha archiviato. Il che fa sorgere una domanda: ma l’archivio dello studio Morone in quale stato è? Donna Giuseppina vuole parlare lei col suo adorato fratel Ettore?

 

Bene, a fronte di tutto questo, il presidente Vincenzo Ilotte se va a dare un’occhiata al registro delle Imprese di cui egli è, tra l’altro responsabile, troverà che la “Dicembre società semplice”, la più importante, ricca e illustre società che ricadono sotto la sua giurisdizione torinese, una società che ogni anno incassa milioni di euro di dividendi da EXOR e Accomandita Giovanni Agnelli, risulta registrata in questo singolare modo: “Codice Fiscale 96624490015. Sede legale: via del Carmine 2 (dove c’è lo studio Grande Stevens) -  Soci: CARACCIOLO Marella, anni 88; GABETTI Gianluigi, anni 91; ROMITI Cesare, anni 92”. La società risulta fondata nel 1984. Tutti sanno che Romiti non ha più nulla a che fare con la Fiat dal 1998, da ben diciassette anni. Ma non solo questo dimostra quanto sono aggiornati, e come li tiene aggiornati, il presidente Ilotte. Attenzione al colpo di scena. Il pacchetto azionario risulta così suddiviso (valori espressi ancora in lire): CARACCIOLO Marella, 10 azioni da mille lire ciascuna per un totale di 10.000 lire: GABETTI Gianluigi, una azione da mille lire; ROMITI Cesare, una azione da mille lire”. Totale: 12 azioni per un controvalore di euro 6,20. Questo vorrebbero farci credere Gabetti & C. E allora presidente Ilotte, quando sul palco premierà il torinese dell’anno, prenda l’abbrivio e in nome della limpidezza, della trasparenza, della legge, del suo dovere istituzionale gli chieda: «Senta, Gabetti, a parte questa “marchetta” che io e lei stiamo facendo su questo palco davanti a tutta questa bella gente, quand’è che finalmente si decide a mandare tutti gli atti riguardanti la “Dicembre”, la sua “Dicembre”, al mio ufficio, come prevede la legge?». Dai, Ilotte prenda l’abbrivio. E, soprattutto – come le ha detto Gabetti in questo mezzo secolo - non lo perda.

 

Post Scriptum: Se poi vuole, glieli forniamo noi i nomi e le quote societarie della “Dicembre”. In tal modo anche Jaki Elkann - tra una pausa e l’altra di quelle gare contro Lavinia, con la sua amata e inseparabile playstation, perfino quando sono allo stadio per vedere la Juve - verrà finalmente a sapere che cosa “rischia” ad avere nella “Dicembre” come soci, anche se con una sola azione, i signori  Gabetti, Grande Stevens Franzo, Grande Stevens Cristina, Ferrero Cesare. Stia sereno, neh!

 

 

 

 

 

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La ringraziamo sinceramente per il Suo  interesse nei confronti di una produzione duramente colpita dal recente terremoto, dalle stalle, ai caseifici fino ai magazzini di stagionatura. Il  sistema del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano sono stati fortemente danneggiati con circa un milione di forme crollate a terra a seguito delle ripetute scosse che impediscono a breve la ripresa dei lavori in condizioni di sicurezza. Questo determina di conseguenza difficoltà nella distribuzione del prodotto “salvato”, che va estratto dalle “scalere” accartocciate, verificato qualitativamente e poi trasferito in opportuni locali prima di poter essere posto in vendita. Abbiamo perciò ritenuto opportuno mettere a disposizione nel sito http://emergenze.coldiretti.it tutte le informazioni aggiornate relative alla commercializzazione nelle diverse regioni italiane anche attraverso la rete di vendita degli agricoltori di Campagna Amica.

 

Cordiali saluti.

Ufficio relazioni esterne Coldiretti

 

 

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28.04.13

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Report, puntata 7 aprile 2013: lo Stato fallimentare
Investire Oggi
Proprio mentre sul web infiamma la polemica per la richiesta di risarcimento intrapresa dalla compagnia energetica nazionale a seguito dell'inchiesta Eni di Report (è anche partita la raccolta firme, Report: firma la petizione per il diritto di ...

 

Report - La Congregazione e l'Eni 07/04/2013
Rai.tv
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16.12.12

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A2A-REPORT

 

02.12.12

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ALITALIA-REPORT

 

07.04.13

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MPS-REPORT

 

09.12.12

 

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-8d9c77dd-a34f-4268-951d-34b2d830b2a7.html

 

 

 

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Auto e Moto d’Epoca 2013

 

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Veicoli d'interesse storico, la fiscalità e il redditometro;
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Norme per la circolazione dei veicoli storici;
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Veicoli d'interesse storico e collezionistico: circolazione e fiscalità 

 

 

 

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http://it.wikipedia.org/wiki/PSA_ES_e_Renault_L7X

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http://www.centropestelli.it/  scuola di giornalismo torinese

www.foia.it x la trasparenza

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www.ipetitions.com PETIZIONI

http://www.casa.governo.it GUIDA AGEVOLAZIONI CASA

http://www.comune.torino.it/ambiente/bm~doc/report-siti-procedimenti-di-bonifica_informambiente.pdf AREE EX SITI INDUSTRIALI TORINESI DA BONIFICARE

 

 

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http://motori.corriere.it/prezzi-auto/

http://europa.eu/epso/index_it.htm

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http://www.frontisgovernance.com/index.php?lang=it

 

 

Niente multe se l'autovelox non è ben segnalato

Una sentenza del giudice di pace accetta il ricorso per apparecchi non adeguatamente segnalati in prossimità degli incroci.

http://www.motori.it/attualita/19152/niente-multe-se-lautovelox-non-e-ben-segnalato.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-20+Niente+multe+se+l'autovelox+non+%c3%a8+ben+segnalato

 

TomTom GO Mobile: navigazione gratis per Android

TomTom ha rilasciato l'app GO Mobile per Android in versione freemium, cioè gratuita per chi percorre fino a 75 km al mese.

http://www.motori.it/tecnica/19173/tomtom-go-mobile-navigazione-gratis-per-android.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-22+TomTom+GO+Mobile%3a+navigazione+gratis+per+Android

 

Carburanti: arriva OsservaPrezzi, l'app del MISE

Si chiama OsservaPrezzi ed è l'app gratuita voluta dal MISE per consentire agli automobilisti di conoscere in mobilità i prezzi dei carburanti.

http://www.motori.it/attualita/19174/carburanti-arriva-osservaprezzi-lapp-del-mise.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-23+Carburanti%3a+arriva+OsservaPrezzi%2c+l'app+del+MISE

 

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ULTIMO AGGIORNAMENTO 15/08/2020 06.12.23

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TO.15.08.20

Signora
Vicepresidente esecutiva del Consiglio Europeo
Margrethe

 

La base M5S, io ho votato no a tutto,   ha deciso: alle 12 si è conclusa la votazione su Rousseau, con il via libera ai due quesiti proposti dal capo politico Vito Crimi. Sono 39.235 i voti favorevoli al quesito sul mandato zero (80,1%), mentre i sì alle alleanze sono stati 29.196 (59,9%).

Elezioni pilotate ? Controllore e controllato coincidono !

Che in ITALIA non vi sia trasparenza e' stato confermato dal presidente dell'Inps :

“Questa vicenda riguarda la sfera personale e non credo interessi ai lavori della Camera”.

Con questa dichiarazione non sapremo mai quale deputato  ha chiesto soldi stanziati per le partite iva che erano rimaste senza lavoro .

Risponde così il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, in audizione davanti alla commissione Lavoro della Camera sui cosiddetti ‘furbetti del bonus’, alla domanda del deputato di FdI, Walter Rizzetto, che gli chiedeva di confermare un’altra notizia, ovvero se ha ricevuto una telefonata da uno dei vice presidenti di Montecitorio (Ettore Rosato di Italia viva, ndr), per assicurarsi se ci fossero o meno parlamentari del suo partito di appartenenza nella lista dei deputati che hanno chiesto il bonus per i lavoratori autonomi.

D'altra parte se si vedono le ministre dell'istruzione della destra, Gelmini, che ha dato l'esame da avvocato da Brescia a Reggio Calabria, la non laurea della Fedeli del PD voluta da Jaky nella Fondazione Agnelli, si capisce che sono esempi di furbasti, che di preparazione :

1 - LETTERA DEL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE A “IL GIORNALE”

Con riferimento all'articolo pubblicato in data 12 agosto sul vostro quotidiano, a firma di Massimo Arcangeli e dal titolo Così la Azzolina si è auto-assunta, i cui contenuti sono stati ripresi anche nell'articolo pubblicato il 13 luglio a firma di Massimo Malpica, il ministero dell'Istruzione precisa quanto segue.

Pur di dimostrare che la ministra è stata già assunta dal ministero (auto-assunta è impossibile perché è l'Amministrazione che assume, non il ministro in carica, per la nota separazione dei poteri prevista dalla legge), l'autore confonde i numeri, sostenendo che lo scorrimento di quest' anno della graduatoria dei vincitori del concorso per dirigenti scolastici arriverà necessariamente alla posizione in cui si trova la ministra.

Secondo Arcangeli, infatti, gli 80 posti lasciati liberi da coloro che sono stati depennati dalla graduatoria nel 2019 andrebbero aggiunti ai 458 autorizzati per l'anno 2020. Non è così. Di quei posti liberati dai depennati, 61 sono stati utilizzati per scorrere la graduatoria fino a chiamare il candidato 2.045, in sostituzione dei rinunciatari (vedi avviso 28 agosto 2019 e graduatoria approvata con decreto n. 1229 del 7 agosto 2019).

Le restanti rinunce sono intervenute successivamente allo scorrimento, a ridosso dell'inizio dell'anno scolastico, quando non era più possibile fare scorrimenti. Quei posti, nel 2019, sono stati coperti con reggenze e ora sono stati conteggiati tra i 458 vacanti e disponibili per il prossimo anno scolastico.

Quindi, non è affatto corretto sommare i depennati del 2019 ai posti vacanti e disponibili del 2020. In conclusione, quest' anno si assumeranno 458 dirigenti scolastici. Conti alla mano, non si arriva alla posizione in cui si trova attualmente la ministra, la 2.543. Azzolina non risulterà, dunque, fra i nuovi assunti.
Salvo che non ci siano decine di rinunce. Si ricorda, infine, che l'autore dell'articolo, Massimo Arcangeli, è stato componente della Commissione che ha esaminato e promosso la dottoressa Azzolina durante la prova orale del concorso a dirigente scolastico.
Ufficio Stampa ministero dell'Istruzione

2 - RISPOSTA DI MASSIMO ARCANGELI

Rispondo alla nota del Ministero dell'Istruzione quanto all'«autoassunzione» di Lucia Azzolina a dirigente scolastico (torno a virgolettare autoassunzione per il necessario distanziamento «emotivo»), aggiungendo al quadro un elemento decisivo a conferma della mia ricostruzione.

1.L'avviso del 28 agosto 2019 (n. 38777), con cui si invitavano i candidati ds dal n. 1985 al n. 2045 a presentare istanza per scegliere una delle 17 regioni disponibili, informava del ricevimento di un limitato numero di rinunce senza quantificarle, presentando per giunta il processo come ancora in corso.

Nell'atto (come negli altri successivi) non si forniva alcun elenco nominativo degli aspiranti dirigenti scolastici rinunciatari, e dunque il rinvio ministeriale a quell'avviso non è pertinente.

2.«Le restanti rinunce», prosegue la nota del Miur, «sono intervenute successivamente allo scorrimento, a ridosso dell'inizio dell'anno scolastico, quando non era più possibile fare scorrimenti».

L'a. s. 2019-2020 si è concluso, ma la lista dei 3.420 candidati ds idonei è stata riproposta identica, senza gli 80 depennamenti dell'allegato al decreto del 9 ottobre 2019, nell'allegato al decreto del 6 agosto 2020.

Il Ministero avrebbe dovuto aggiornarla, ma non l'ha fatto: nell'elenco compaiono, fra il n. 41 e il n. 2043, tutti gli 80 candidati allora depennati. Il decreto del 9 ottobre, inoltre, non parlava di depennamenti conseguenti alle sole rinunce al ruolo (come avviene invece in tanti decreti emanati dalle direzioni generali degli uffici scolastici regionali), perché presumibilmente impedito dal rinvio all'art. 15, comma 4 del bando di concorso per i dirigenti scolastici (Gazzetta Ufficiale, 4a serie speciale, n. 90, 24 novembre 2017), in cui le cause di depennamento non si esaurivano nelle rinunce: «Sono altresì depennati dalla graduatoria coloro che, senza giustificato motivo, non prendono servizio nel termine indicato dall'USR con l'atto di invito alla sottoscrizione del contratto di cui al comma 3, o che non perfezionano l'assunzione con la presentazione, entro trenta giorni, dei documenti richiesti dal successivo art. 16 per l'assunzione medesima».

3.Precisa l'Avviso del Miur del 4 agosto 2020 (n. 23350): «per i candidati inclusi con riserva nella graduatoria generale di merito resta confermata l'assegnazione all'Ufficio Scolastico Regionale secondo la priorità di scelta ma non potranno essere assunti. Pertanto, per questi ultimi resta possibile solo l'accantonamento del posto nella regione prescelta in attesa della definizione del relativo contenzioso».

Scorrendo la graduatoria allegata al decreto del 6 agosto 2020 si scopre che 50 (dal n. 263 al n. 2442) dei 74 candidati contrassegnati con un asterisco, perché «ammessi con riserva in esecuzione di provvedimenti cautelari», precedono Azzolina in graduatoria. Secondo l'avviso del 4 agosto 2020, dunque, quei 50 candidati non saranno assunti. Se pure stiamo ai soli 2.045 ds immessi in ruolo il 1° settembre 2019, e vi sommiamo i 458 posti ora disponibili, otteniamo la risaputa cifra di 2.503.

La ministra dell'Istruzione è alla posizione n. 2543, e sono perciò 40 quelle che la dividono dall'ultima utile per l'assunzione. Anche in questo caso Azzolina sarebbe pertanto assumibile: da 2.543, sottraendo i 50 candidati che non lo sono, si ottiene 2.493, un numero al di sopra della posizione limite per ottenere il ruolo (ripeto: 2.503).

4.La nota del Miur giudica gravi e infondate le mie passate accuse a Lucia Azzolina, che riconfermo. La ministra, nel copiare interi brani da opere altrui nel lavoro per la Scuola di Specializzazione all'Insegnamento Secondario, discusso a Pisa (non una relazione di tirocinio ma una vera tesi, come mi confermò Stefano Malvagia, il funzionario che coordinava al tempo la segreteria della SSIS per la Toscana), e nelle tesi di primo e secondo livello, mettendo poi in vendita i tre elaborati su un sito internet, si è macchiata di plagio e ha violato il diritto d'autore. Massimo Arcangeli.

Poiche' il modello comportamentale e' del trasformismo furbastro di Renzi-Caleda, PARAGONE-Franceschini , Grillo, Dalema che:

se l'Italia avesse aggiornato i piani contro le pandemie, si sarebbero salvate diecimila persone. Diecimila morti in meno su un totale di 35 mila. «I protocolli erano inadeguati» e l'Italia non ha dato seguito alla richiesta dell'Organizzazione mondiale della sanità, formulata nel 2017, di rivedere le strategie in questa materia sensibilissima. Poi e arrivato il Covid, inatteso e fulmineo, e il Paese si e trovato impreparato.
È un atto d'accusa durissimo quello firmato dal generale dell'Esercito Pier Paolo Lunelli, oggi in pensione ma in passato comandante della Scuola per la difesa nucleare, batteriologica e chimica. Il documento, anticipato dal Guardian e presto sul tavolo dei magistrati, dice una verità molto semplice: il governo poteva e doveva fare di più. Non aveva la palla di vetro, davanti a un nemico di fatto sconosciuto, ma se avesse dato retta alle linee guida dell'Oms e del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, si sarebbe trovato a gestire la drammatica emergenza in un altro modo.

Il report conferma, sia pure indirettamente e su un altro versante, le carenze e le criticità già evidenziate da alcuni esperti nei mesi scorsi. L'esecutivo dichiarò alla fine di gennaio lo stato di emergenza, poi rimase un mese inerte, senza prendere le necessarie contromisure per fermare l'epidemia che stava arrivando dalla Cina.

Le mascherine, per toccare un tasto dolente, erano di fatto introvabili e in ogni caso venivano considerate uno strumento di cui si poteva benissimo fare a meno o da indossare solo in certe situazioni, in una casistica grottesca, confusa e incomprensibile. Non solo, pure i tamponi venivano centellinati e utilizzati solo per certificare la malattia conclamata e non per prevenirla e tagliare la strada al virus, prima che dilagasse come il nemico.

Tutti elementi da considerare nel giorno in cui arriva la notizia, diffusa dall'Eco di Bergamo, che la procura della città non ha trovato contraddizioni nel racconto del premier Conte, interrogato il 12 giugno, sulla mancata istituzione della zona rossa ad Alzano Lombardo e Nembro, alle porte della città. Ci furono ritardi, disguidi, estenuanti dialoghi fra Milano e Roma, ma non se ne fece nulla e la situazione precipitò.

Si possono attribuire precise e gravi responsabilità politiche a Palazzo Chigi e a Palazzo Lombardia, al governo e alla Regione. Si può riflettere sul tempo perso: Conte venne a sapere che il Cts voleva blindare quei comuni solo dopo due giorni, quando anche le ore e i minuti erano decisivi. Ma è arduo imbrigliare il tutto nel perimetro del codice penale. E suscita sconcerto l'idea di leggere la storia recente come un sterminato verbale di cronaca giudiziaria.

Per cui in Italia si prendono decisioni impossibili da realizzare per il grande menefreghismo politico, di origine fascista e molto copiato dagli italiani per cui il cervello e' un opzional inutile disattivato da media ed informazione in generale come da 30 anni ha diffuso Berlusconi in Tv con Arbore, anche in radio :

Estratto dell’articolo di Alessandra Ziniti per “la Repubblica”

Il suggerimento, neanche tanto velato, che arriva dal ministero della Salute è: se volete far presto e circolare liberamente in Italia arrivate già con un certificato di negatività. Scendendo da un aereo o da una nave provenienti da Spagna, Grecia, Croazia e Malta, non sarà affatto facile trovare tamponi rapidi in porti e aeroporti. Semplicemente perché, al momento, le Regioni non ne sono fornite e non hanno neanche il personale necessario.

E allora ci si dovrà autodenunciare e aspettare 48 ore per un tampone tradizionale il cui esito dovrebbe arrivare nel giro di altre 24 ore (previsione ottimistica). Nel frattempo toccherebbe stare in isolamento, come dice chiaramente l' ordinanza del ministro della Salute Speranza entrata in vigore ieri nel tentativo di neutralizzare i tanti focolai accesi da italiani di ritorno dalle vacanze all' estero.
[…] Per i prossimi giorni sarà quasi impossibile aver fatto un tampone antigenico allo sbarco. Le Regioni […] non sono attrezzate. Eccezion fatta per il Veneto e per il Lazio, nessuna si è ancora dotata dei test rapidi (ancora sperimentali e non validati) capaci di dare una risposta affidabile al 70 per cento entro 15-20 minuti. […]

[…] Fiumicino dovrebbe essere il primo scalo a partire, forse già entro 48 ore. […] Nei prossimi giorni - dicono dal ministero - «nei principali aeroporti, nei porti e linee di confine, in via sperimentale si potranno trovare postazioni per eseguire i test rapidi». Ma a Milano è la stessa Sanità aeroportuale a escluderlo: «Non si possono fare - spiegano dall' Usmaf - non ci sono aeroporti dove si possano fare accertamenti con tamponi, a meno di piccolissimi scali con 100 passeggeri al giorno, non certo i 6.000 previsti nel periodo di Ferragosto tra Malpensa e Linate». […]
[…] Basta tirare fuori i soldi però e la soluzione si trova. Pochi "fortunati" passeggeri sbarcati ieri mattina a Firenze hanno trovato subito fuori dallo scalo uno stand della Misericordia: in venti si sono messi in fila ma di tamponi rapidi ce n' erano solo cinque. A 82 euro con risultato in 24 ore. […] Ad Ancona, dove arrivano molti traghetti da Croazia e Grecia, non è stato fatto neanche un tampone […]

Infatti in ITALIA gli onesti si puniscono per educare tutti al fubertismo modello RENZI-CALENDA & C. :

Esistono date spartiacque nella vita di una persona. Quella di Arianna Virgolino è il 7 novembre 2019. Quel giorno il questore di Lodi la premiava per aver sventato una rissa da Far West a Casalpusterlengo. «Due ore dopo - racconta l'ex agente - consegnavo pistola, manette e distintivo e uscivo per sempre dalla Polizia: la sospensione mi è stata notificata nello stesso giorno dell'encomio per meriti di servizio».

Colpa di un tatuaggio che Arianna aveva cancellato due anni prima ma le è costato la carriera. Un cuore con coroncina sul polso, regalo per i 18 anni. «L'ho eliminato come prescrive la norma».

La sentenza del Consiglio di Stato che «condanna» Arianna e altri ex poliziotti nella sua situazione, è stata resa pubblica nei giorni scorsi. Arianna racconta la sua vicenda al Corriere . Quella di una promettente agente di polizia espulsa per «demeriti estetici».

«La cosa incredibile - racconta lei, 31 anni, mezza campana e mezza piemontese ora a Peschiera del Garda - è che in servizio non ho mai avuto quel tatuaggio, eliminato a colpi di laser (nove sedute a 200 euro l'una, ndr ) subito dopo aver superato le preselezioni».

A condannarla la sua sincerità: «Il tatuaggio era quasi sparito ma ho preferito essere corretta. Pensavo mi avrebbero apprezzato, invece mi hanno messo alla porta». Arianna viene dichiarata inidonea. Il Tar però le dà ragione, sospende il provvedimento, la riammette alla scuola di polizia.

Conclude l'addestramento, giura per la patria ed entra alla sottosezione di Guardamiglio della Polstrada di Lodi. Incarico tosto, 60 chilometri di autostrada, a caccia di narcos e incidenti. Una volta salva una ragazza incastrata e con quattro dita mozzate usando un braccialetto come laccio emostatico.

Poi la notte di Casalpusterlengo: «Io e i colleghi eravamo fuori servizio a bere: da una lite fra due ecuadoregni scoppiò l'inferno con latinos che si sfidavano a bottigliate. Li contenemmo a mani nude fino all'arrivo dei rinforzi». Un mese dopo il prefetto Marcello Cardona la premia per il gesto coraggioso; nello stesso giorno Roma le dà il benservito.

Il Consiglio di stato, IV sezione, rovescia la decisione del Tar: inidonea. «Ho consegnato il distintivo con la morte nel cuore. Amo questa divisa». Ora è nel limbo: sospesa, ma non licenziata, disoccupata. «Per pagare i legali ho venduto l'auto».

La sostengono il compagno (ispettore anche lui), il figlio di 8 anni («prega che la Polizia mi richiami»), le attestazioni di stima dai colleghi di tutta Italia: «Mi scrivono in tanti, sogno di tornare in servizio a Lodi». Con Arianna tre compagni di corso - Sara, Claudio, Valeria - combattono la stessa battaglia: «Vado avanti, non cerco nessuna forma di risarcimento, voglio solo poter tornare a servire il mio Paese».

Ed ancora :

Lei rifiuta di pagare il parcheggio agli abusivi e loro le danneggiano la macchina. Poi insieme alla sua amica, anziché fuggire, decide di chiamare i carabinieri. E li aspetta, sotto lo sguardo intimidatorio dei tre che, poche ore prima, le avevano chiesto i soldi. Poi racconta tutto sui social, con un video denuncia diventato virale. «Non è normale che sia normale» dice Marianna Panzarino con i suoi 25 anni e una notorietà guadagnata per caso. Una sera d' estate a Bari, al molo San Nicola, dopo una serata con amici. «Torno alla macchina, è danneggiata.
Perché non ho pagato il pizzo. Quel pizzo che è d' uso chiedere soprattutto in luoghi non sorvegliati dalle forze dell' ordine». Eppure questa è una zona centrale, a pochi passi dal centro e dal Lungomare. Sa benissimo che quella è la risposta al suo rifiuto. Del resto, ai parcheggiatori abusivi ha sempre detto no, ma mai erano andati oltre.
«Si avvicina un uomo che pretende un euro. Come faccio sempre, gli chiedo perché avrei dovuto darglielo e chi lo aveva autorizzato a stare lì. Risponde che vuole spiccioli. Mi squadra e continua a farlo mentre mi allontano senza dargli nulla. A fine serata, trovo la mia macchina graffiata». Lei e l' amica restano lì, gli abusivi le osservano a poca distanza. Hanno un atteggiamento minaccioso. A quel punto la scelta coraggiosa: chiamare le forze dell' ordine e aspettare.
«Spiego che ho un danno e chiedo un intervento per la presenza di questi uomini con fare intimidatorio. Ci fissavano e ci indicavano. Poi uno si è alzato e si è piantato davanti a noi». Nel frattempo Marianna decide di fare un video con il cellulare, raccontando tutto in tempo reale, mentre l' amica la riprende. «Sapevo che più aspettavamo e più la situazione diventava pericolosa. I carabinieri sono arrivati dopo una ventina di minuti».

I tre vengono identificati.

In questi casi, si può fare poco. «Il problema è che non è espressamente un reato, ma un' estorsione tacita. I militari mi hanno detto che avrei dovuto chiamarli subito, ma comunque i soldi non li avevo dati né il parcheggiatore mi aveva minacciata verbalmente. Ma sappiamo che funziona così». Marianna, che studia Giurisprudenza a Roma, è consapevole che l' accaduto sarà difficile da dimostrare in tribunale. Il suo scopo è un altro: denunciare una forma di illegalità diffusa e spesso tollerata. Da istituzioni e cittadini.

«Se alla fine ti danneggiano l' auto, ti senti anche in colpa per non aver piegato la testa». Il dispiacere vero è che, dei costi di riparazione, dovrà farsi carico sua mamma. «Sono una studentessa e gli unici soldi sono i suoi. Anzi, sono stata fortunata perché avrebbero potuto rompermi il vetro, rubare la macchina. Oltre all' impunità, mi fa rabbia che il tipo di danno sia stato a loro discrezione».

Tanti i commenti di sostegno al suo racconto, uno invece le lascia l' amarezza: «La prossima volta passa da casa che te li do io due spicci». Una mentalità difficile da scardinare. «Non è dare l' euro, è smettere di accettare passivamente le anormalità come normali e accendere riflessioni collettive che sono la miccia del cambiamento che spesso vorremmo e raramente costruiamo». È anche per questo che ha scelto di eliminare i commenti più violenti. Come le minacce di morte contro gli autori di quel gesto. «Altrimenti diventiamo come quelle persone che denunciamo».
Poi Marianna va oltre. «Non ritengo il parcheggiatore abusivo un delinquente. A volte è un indigente, altre è l' ultima ruota di un sistema criminale che è dietro di lui. Serve un intervento delle istituzioni, anche a livello legislativo. Noi cittadini non dobbiamo sentirci soli». Un richiamo alla responsabilità che sente molto, come dimostra il suo essere attivista per «Fridays For Future», il movimento di Greta Thunberg. «Nell' ultimo anno e mezzo mi sono dedicata all' emergenza climatica e infinite volte mi sono sentita dire che non si può fare niente. Non ci credo. Quindi figuriamoci se mi devo preoccupare di un piccolo sistema di abusivismo».

Marianna ha le idee chiare, al punto da essere pronta a correre il rischio una seconda volta. E scherzarci su. «Lì ci ritorno. Mia mamma non vorrebbe e, a dire il vero, la temo più dei parcheggiatori abusivi. Per lei avrei potuto dare questo euro anziché doverne sborsare adesso 200. Ma sono fatta così. Ritornerò e, se ci saranno di nuovo loro, andrò a cercarmi un altro parcheggio. Ma solo per rispetto a mia mamma che ha uno stipendio nella media, mi mantiene a Roma e non può permettersi anche queste spese».

Ed anche dei fondi europei che saranno bruciati nel nulla se rimarranno in mano a questa classe di furbastri che traggono il loro potere dagli USA di Bill GATES, JP MORGAN ed Obama.

(Estratto dell'articolo di Alberto Flores D’Arcais per “la Repubblica”)

«Ho solo un minuto, sessanta secondi Solo un piccolo minuto, ma che contiene l' eternità». È passata da poco la mezzanotte quando Alexandria Ocasio-Cortez, la giovane deputata democratica del Bronx, capofila dell' ala "socialista" al Congresso, lancia il suo post su Twitter.

Alla Convention - virtuale, ma non troppo - del partito (17-20 agosto) che eleggerà in modo ufficiale il ticket Joe Biden-Kamala Harris per (ri)conquistare la Casa Bianca, la star della sinistra e dei giovani avrà a disposizione un solo minuto. E sui social network è partita la rivolta.

Lei ha scelto l' arma dell' ironia, il tweet è una poesia di Benjamin E.Mays - pastore battista della South Carolina considerato il "fondatore intellettuale" dei diritti civili - che Elijah Cummings (il politico afro-americano morto lo scorso ottobre) recitò nel 1996 quando divenne deputato.

Con meno fair play l' hanno presa i militanti radicali (attivissimi sui social) che stanno vivendo la scelta di Kamala in modo contrastante e che temono che alla Convention - che verrà aperta da Michelle Obama - vengano messi in secondo piano i temi più cari all' ala sinistra dell' elettorato.

(…) Martedì 18 agosto il tema è "Leadership Matters" e la serata si concentrerà sui «leader e gli esperti, i veterani e gli attivisti, tutti coloro che cercano di unire e non dividere, e che si fanno avanti e non si tirano indietro»: ci sarà l' ex Segretario di Stato John Kerry, Bill Clinton e il "minutino" di Ocasio-Cortez. Il giorno successivo, "A More Perfect Union", vedrà sulla scena chi è impegnato a lavorare a fianco di Biden.

Sarà la serata di Kamala Harris, ma parleranno anche Hillary Clinton, Nancy Pelosi e la senatrice Elizabeth Warren, campione della sinistra. A chiudere, l' uomo che molti considerano il futuro Richelieu di Biden: Barack Obama.

Serata conclusiva il 20 con "America' s Promise", l' accettazione formale e il discorso di Biden, poi sul palco con tutta la famiglia come vuole la tradizione. Ocasio-Cortez e tutta la "Squad" (le giovani deputate che da due anni sono protagoniste di battaglie iper-progressiste al Congresso) sanno di avere una forza contrattuale all' interno del partito (insieme ai due numi tutelari Sanders e Warren) di cui Biden deve per forza tenere conto.

(…) La scelta di Kamala ha in parte rassicurato Wall Street e chi, come l' ala più moderata dell' elettorato o i sempre più numerosi "Repubblicani per Biden", vede nell' ex procuratrice della California una donna in grado di far rispettare regole e leggi.

Il ticket democratico sembra partito con il vento in poppa. Nelle prime 24 ore dall' annuncio della vice di Biden ha raccolto più di 26 milioni di dollari, con 150mila nuovi donatori. La promessa di di una campagna tutta contro Trump sembra aver rianimato la base democratica e le parole di Kamala non lasciano dubbi: «The Donald è un predatore seriale. Vincere questa gara sarà la mia sfida più difficile, ma siate certi: non ho paura di Donald Trump»

Che credo perderà perché troppo burattina in mano al burattinaio Obama chimato da Bill Gates uscito troppo allo scoperto con ID2020.

Inoltre il DELAWARE e' sempre il maggior paradiso fiscale americano, in cui non e' andata finora la maggioranza dei grandi elettori  presidenziali anche se i 26 miliardi di $ potrebbero essere un'esca invitante.

Infatti :

Anche Kamala Harris ha i suoi scheletri nell’armadio. Il DailyMail ha dedicato un lungo articolo alla relazione della candidata vicepresidente con Willie Brown, il primo sindaco nero di San Francisco.


La storia risale al 1993, quando Kamala Harris aveva 29 anni e Brown 60. Il politico californiano era sposato con Blanche, i due vivevano separati ma non avevano mai divorziato. Per qualche anno però la sua “compagna stabile” fu appunto la Harris, che poi scaricò quando fu eletto sindaco nel 1996. Il giorno dell’insediamento al suo fianco c’era appunto la moglie Blanche e non Kamala.

Cosa è successo in quegli anni? Di sicuro qualcosa che la Harris ha provato negli anni a rimuovere: di Brown ha detto “era un albatro appeso al mio collo”, eppure la sua rampante carriera politica deve molto a quel periodo e all’allora speaker dell’Assemblea del Golden State, che la nominò in due commissioni statali, facendole avere uno stipendio da quasi 170mila dollari l’anno.


Brown, che Clinton chiamava “Real Slick Willy” – il vero viscido Willy – era già noto per il suo amore per la bella vita, le auto sportive, e per essere stato nominato uno dei 10 uomini più sexy del mondo dalla rivista Playgirl. Nonostante i suoi 25 anni di matrimonio, avrebbe avuto molte amanti, tra cui appunto Kamala Harris


"La misura del suo stile di vita è che va a una festa con sua moglie sotto un braccio e la sua amante dall'altra", disse a People Magazine nel 1996 James Richardson, giornalista del Sacramento Bee.


Harris, in quegli anni, era considerata una diligente e capace procuratore "in ascesa" presso l'ufficio del procuratore distrettuale della contea di Alameda, dove aveva lavorato per i tre anni precedenti. Poi iniziò a frequentare Brown, che le regalò una Bmw e la introdusse negli ambienti politici californiani che contavano all’epoca, dove era conosciuta appunto come “la fidanzata di Brown”. Kamala si prese un anno di aspettativa per le nuove “occupazioni”.


I resoconti di stampa portati alla luce da DailyMail.com confermano che quando si è messo con Harris, Brown era apertamente separato da Blanche, un'insegnante di danza che aveva sposato nel 1958 e con cui aveva tre figli, ma da cui non aveva mai divorziato.


Anche per questo – e data la pubblicità del suo rapporto con Kamala – il giorno in cui Brown si è insediato come sindaco di San Francisco, consolidando la sua posizione di politico afroamericano più importante della California, è stata una sorpresa per molti vedere Blanche al suo fianco, la Bibbia in mano.

Brown "ha sbalordito i suoi amici annunciando che stava per lasciare Kamala", ha detto Richardson dell'episodio. Fino a quel momento invece, si erano fatte insistenti le voci di un matrimonio con la Harris.


Nonostante sia stata scaricata da Brown, Kamala ha continuato a godere del suo sostegno quando si è candidata lei stessa, venendo eletta come primo procuratore distrettuale nero di San Francisco nel 2004.


A quel punto Brown aveva affrontato un'indagine sulla corruzione dell'FBI per presunta distribuzione di contratti e appuntamenti cittadini redditizi ad amici e alleati politici. La sua elezione le ha provocato accuse di clientelismo, prontamente smentite da Harris che all'epoca usciva con il presentatore di talk show Montel Williams.


Sotto il fuoco dei suoi avversari, Terence Hallinan e Bill Fazio, Harris non ha esitato ad attaccare il suo ex “mentore”, etichettandolo appunto come un "albatro appeso al collo".


"Mi rifiuto di progettare la mia campagna intorno a Willie Brown", ha detto a SF Weekly. 'Non ho dubbi di essere indipendente da lui e che probabilmente in questo momento esprimerebbe un po' di paura per il fatto che non può controllarmi.


Harris è stata eletta procuratore generale della California nel 2010. Quando si è candidata al Senato nel 2016, Brown ha invitato il suo probabile avversario, Antonio Villaraigosa, a rimanere fuori dalla corsa.


Ora che è felicemente sposata con l'avvocato Doug Emhoff, Harris ha poco da dire su Brown, al punto che non menziona il suo nome nemmeno una volta nel suo libro di memorie del 2019, The Truths We Hold.


Brown, invece, ha molta voglia di parlare. Quando Kamala Harris ha annunciato la sua candidatura presidenziale nel gennaio 2019, ha scritto un articolo per il San Francisco Chronicle dal titolo: "Certo, ho frequentato Kamala Harris, e allora?"


'Sono stato tempestato di chiamate dai media nazionali sulla mia' relazione 'con Kamala Harris, soprattutto da quando è diventato ovvio che si sarebbe candidata alla presidenza", ha scritto Brown, che ora ha 86 anni. "Sì, ci siamo frequentati. Sono passati più di 20 anni. Sì, potrei aver influenzato la sua carriera nominandola a due commissioni statali quando ero presidente dell'Assemblea.


'E di certo l’ho aiutata con la sua prima corsa per procuratore distrettuale a San Francisco. Ho anche aiutato le carriere del presidente della Camera Nancy Pelosi, del governatore Gavin Newsom, della senatrice Dianne Feinstein e di una miriade di altri politici.


Brown ha iniziato la scorsa settimana esortando pubblicamente Harris a "rifiutare educatamente" l'offerta di Biden, dicendo che la Vice Presidenza era un vicolo cieco e che sarebbe stata più efficace come Procuratore Generale degli Stati Uniti.


Brown ha commentato l’offerta di Biden invitando Kamala Harris a "rifiutare educatamente", dicendo che la Vice Presidenza era un vicolo cieco e che sarebbe stata più efficace come Procuratore Generale degli Stati Uniti. Quando ha ignorato il suo consiglio, Brown ha cambiato tono, dicendo alla NBC Bay Area: "Come uomo di colore, sono assolutamente sbalordito".

https://youtu.be/hvnW1agxeYo
 
https://youtu.be/iewqv4fAN0E

Anche Trump ha i suoi scheletri nell'armadio :

Michael Cohen ha sganciato la bomba: giovedì ha pubblicato la prima parte del suo libro di memorie “Disloyal, The Real Real Donald Trump” in cui rivela particolari scottanti dei suoi anni al fianco del presidente come fedelissimo avvocato prima di diventare il suo nemico giurato ed essere condannato a 3 anni di carcere per evaso il fisco (1,4 milioni di dollari), mentito al Congresso sui suoi rapporti con i russi e violato la legge elettorale sul finanziamento.

«A parte sua moglie e i suoi figli, conoscevo Trump meglio di chiunque altro - ha scritto Cohen, sostenendo che è stato lui a spingerlo a candidarsi alla presidenza - In un certo senso, lo conoscevo meglio anche della sua famiglia perché sono stato testimone del vero uomo, negli strip club, in loschi incontri di lavoro e nei momenti in cui ha rivelato chi era veramente: un imbroglione, un bugiardo, un prepotente, un razzista, un predatore, un truffatore»

Nella prima parte del libro, che è stato pubblicato su DisloyalTheBook.com giovedì pomeriggio, Cohen afferma che Trump "non ha veri amici": «Non ha nessuno di cui si fidi per mantenere i suoi segreti. Per dieci anni io sono stato sempre lì per lui, e guarda cosa mi è successo». Un atto d’accusa verso Trump senza risparmiare un mea culpa: «Ho truffato per suo conto, derubato i suoi soci in affari, mentito a sua moglie Melania per nascondere le sue infedeltà , e fatto il prepotente con chiunque minacciasse il percorso di Trump al potere.

Dalle golden shower in un sex club a Las Vegas, alla frode fiscale, agli accordi con funzionari corrotti dell'ex Unione Sovietica, al mettere a tacere le amanti di Trump. Non ero solo un testimone dell'ascesa del presidente, io ero un partecipante attivo». Il riferimento alla golden shower potrebbe riferirsi a un viaggio con Trump in un club chiamato The Act il cui repertorio includeva la minzione di artisti sul palco.

Cohen continua: «Trump era colluso con i russi, ma non nei modi sofisticati immaginati dai suoi detrattori. Sapevo anche che l'indagine di Mueller non era una caccia alle streghe. Trump aveva imbrogliato alle elezioni, con la connivenza russa, come scoprirete in queste pagine, perché era disposto a fare qualsiasi cosa - e intendo qualunque cosa - per vincere».

Dice che Trump ha cercato di "insinuarsi" nel mondo di Putin e nella sua "cerchia di oligarchi miliardari corrotti": «Lo so perché ho gestito personalmente quell'accordo e ho tenuto Trump e i suoi figli strettamente informati di tutti gli aggiornamenti, anche se il candidato ha mentito apertamente al popolo americano dicendo: “Non c'è collusione russa, non ho rapporti con la Russia”».
Cohen chiarisce di sapere molte informazioni visto di essere stato per 10 anni l'ultima chiamata di notte e la prima al mattino di Trump e di entrare e uscire dal suo ufficio almeno 50 volte al giorno: «I nostri telefoni cellulari avevano le stesse rubriche, i nostri contatti era così sovrapposti che parte del mio lavoro consisteva nell'affrontare le infinite domande e richieste, grandi o piccole, degli innumerevoli ricchi e famosi conoscenti di Trump.

Ho chiamato tutte le persone con cui ha parlato, il più delle volte a suo nome come suo avvocato ed emissario, e tutti sapevano che quando parlavo con loro, era come se stessero parlando direttamente con Trump. So dove sono sepolti i suoi scheletri perché sono stato io a seppellirli. Mi aveva detto di essere uno di famiglia e io gli avevo creduto, cazzo».

Dopo aver collaborato con Mueller, Cohen racconta di come temesse per la sua vita e di come Trump agisca come un “boss della mafia” che non avrebbe mai ordinato di farlo fuori, ma lanciava messaggi ai suoi sostenitori: “Il presidente degli Stati Uniti mi voleva morto. Il presidente mi ha definito un ratto e ha twittato accuse contro di me, così come contro la mia famiglia.

Ho ricevuto centinaia di minacce di morte sul mio cellulare, sulla mia e-mail e persino per posta. Ero esattamente la persona di cui parlava Trump quando ha detto che poteva sparare e uccidere qualcuno sulla 5th Avenue e farla franca. Inoltre ha anche un controllo simile a quello di una setta sui suoi sostenitori, alcuni dei quali sono folli e disposti a fare qualsiasi cosa per compiacere o proteggere il presidente. Sapevo quanto fossero impegnati questi fanatici perché ero stato uno di loro».

Cohen, inoltre, ritiene che Trump voglia evitare la prigione diventando leader a vita e ha accennato a un Donald con mille paturnie, perso, solo e senza le persone di cui ha davvero bisogno: «Guardando Trump al telegiornale della sera nella sala giochi della prigione, quasi mi dispiace per lui.

Lo conosco così bene e conosco i suoi tic facciali. Vedo lo sguardo, si sente con le spalle al muro mentre si agita, inveisce e delira, alla ricerca di un protettore e difensore, qualcuno disposto a combattere sporco e distruggere i suoi nemici». Tra gli aspiranti adulatori disposti a infrangere le regole per lui ci mette Bill Barr, Jared Kushner, Rudy Giuliani e Mike Pompeo. «È solo un gangster che può rivelare i segreti della criminalità organizzata. È un uomo artefatto al cento per cento».

E poi torna a fare un mea culpa: «Il mio insaziabile desiderio di compiacere Trump per ottenere potere è stato il difetto fatale che ha portato alla mia rovina. Donald Trump e io eravamo simili; in questa brama di potere, io e il presidente eravamo anime gemelle. Ero così vulnerabile alla sua forza magnetica perché offriva un cocktail inebriante di potere, forza, celebrità e un completo disprezzo per le regole. Per Trump la vita è un gioco e tutto ciò che conta è vincere. Vedo il Partito Repubblicano e i seguaci di Trump che minacciano la costituzione e che seguono uno dei peggiori impulsi dell'umanità: il desiderio di potere a tutti i costi».

Infatti i brogli in USA sono ammessi:

Il Dipartimento di Giustizia Usa ha accusato la prestigiosa università di Yale di violare la legge sui diritti civili discriminando le domande di ammissione degli studenti asiatici e bianchi a favore di quelli afroamericani, usando la razza non come uno dei fattori, secondo quanto stabilito dalla Corte Suprema, ma come fattore predominante o determinante. E' la seconda offensiva dell'amministrazione Trump contro una università della Ivy League, dopo quella contro Harvard per una vicenda analoga.

Due anni fa l'amministrazione Trump aveva sostenuto la causa di un gruppo di studenti asiatici contro Harvard. Ora il Dipartimento di Giustizia ha ordinato a Yale, che respinge ogni accusa, di sospendere l'uso della razza o dell'origine nazionale nel processo di ammissione per un anno, dopo il quale dovrà chiedere l'ok del governo per cominciare ad riutilizzare questo fattore.

Questo sistema comportamentale ogni tanto ha i suoi costi:

Il conto salato dello scandalo Wirecard, finita in stato di insolvenza dopo aver rivelato un buco di 1,9 miliardi di euro, arriva nei bilanci delle banche esposte verso la società tedesca. In occasione dei risultati trimestrali, Commerzbank e Ing hanno svalutato completamente l’esposizione verso Wirecard, pari a circa 175 milioni di euro a testa, secondo quanto riporta Bloomberg, una cifra che supera la metà dei loro utili trimestrali.

E anche la Banca Verde, la francese Agricole ha registrato 110 milioni di euro di rettifiche. I tre istituti fanno parte di un consorzio di 15 banche complessive che ha accordato in tempi passati una linea di credito di 1,75 miliardi di euro a Wirecard, ‘tirata’ per il 90% dalla società.

Tra le banche esposte figurano l’olandese Abn Amro e la tedesca Landesbank Baden-Wuerttemberg, con un’esposizione stimata in 180 milioni di euro a testa, mentre Barclays, Dz Bank e Lloyds – sempre secondo Bloomberg – dovrebbero aver prestato 110 milioni ciascuna.

Il giallo Wirecard, trovato morto ex responsabile Asia

Infine lo scandalo bancario tedesco Wirecard si tinge di giallo: è stato trovato morto a Manila nelle Filippine l’ex responsabile per l’Asia della società di servizi finanziari, Chirsitan B. Ne riferisce Handelsblatt.

La causa della morte dell’ex-manager 44enne è sconosciuta al momento. Si sa, però, che era un uomo molto vicino al vice-amministratore delegato Jan Marsalek, attualmente in fuga. Secondo insider di Wirecard si sarebbe trattato di un referente importante per il fuggitivo vice-Ceo, il quale a sua volta si sarebbe procurato nelle Filippine – sempre secondo Handelsblatt – parecchio denaro contante.

Nonostante quello che non dicono i politici Toyota, Honda e Hyundai stanno già sperimentando veicoli a idrogeno grazie, in primis, alla tecnologia che rende possibile la miniaturizzazione delle celle a combustibile, invenzione che dobbiamo a William Grove e Christian Schönbein, i quali nel 1839 (proprio mentre cavalli, carbone e vapore muovevano l' umanità), sviluppavano un prototipo di pila che «mangiava» idrogeno e aria producendo poca elettricità ma, come scarto, soltanto acqua.

trattore allis chalmers trattore allis chalmers

Si sarebbe dovuto attendere il 1932 per vedere i progressi di Francis Bacon e il 1959 per quelli di Harry Ihrig, l' ingegnere della Allis Chalmers che costruì un trattore alimentato da pile a combustibile.

Ma il vero salto in avanti arrivò con i programmi spaziali Gemini e Apollo, momenti dai quali la ricerca ha accelerato fino a oggi, permettendoci di acquistare questa tecnologia per alimentare il camper o la casa, come avviene nel quartiere Hammarby Sjöstad di Stoccolma.

william grove william grove

Sempre riguardo l' autotrazione, assordati dalle (finte) spinte ecologiste per abbandonare motori diesel super efficienti per berlinette elettriche dall' autonomia scarsa, perdiamo di vista il fatto che le batterie non saranno il futuro, bensì una tecnologia transitoria verso mezzi che useranno combustibili come l' idrogeno e che già esistono, essendoci progetti e prototipi di Toyota, Honda, Hyundai, Bmw, eccetera.

L' idrogeno, anche combinato con altri gas, potrà contribuire a ripulire le nostre fonti energetiche planetarie sostituendole fino al 20% grazie all' applicazione in ambiti come le ferrovie, si veda l' esempio dei treni Coradia ilint in servizio in Germania e Giappone, oppure nella nautica come sta avvenendo in Norvegia, con la costruzione della prima nave da crociera a idrogeno liquido, il cui varo avverrà nel 2023.

treno a idrogeno coradia ilint treno a idrogeno coradia ilint

Passi avanti sono in corso anche nel settore aeronautico, dove l' azzeramento delle emissioni di CO2 mediante propulsione elettrica a idrogeno resta un traguardo a lungo termine (difficile raggiungere il rapporto peso potenza dei moderni motori a turboventole), ma non esiste costruttore che non abbia dedicato risorse a questi sviluppi, da Boeing ad Airbus passando per aziende che realizzano piccoli velivoli, ideali per contenere i costi degli esperimenti.

aerei a idrogeno 1 aerei a idrogeno 1

Oggi il trasporto aereo è responsabile del 3,6% delle emissioni di gas serra dell' Unione europea.

Sono in corso test per dimostrare l' efficacia dell' idrogeno i cui risultati teorici dicono che i nuovi velivoli potranno essere veloci come quelli tradizionali. Ma se le automobili a idrogeno potranno apparire già in questo decennio, per gli aeroplani ne serviranno almeno altri due o tre

«Entro il 2045 dovrebbe essere disponibile un aereo di volo a corto raggio», afferma Bart Biebuyck, direttore esecutivo della Fuel cells and hydrogen, una società pubblico privata nata per accelerare l' introduzione di queste tecnologie, «Ciò significa che sul suolo europeo sarà possibile collegare tutte le grandi città».

L' 8 giugno 2009 l' astronauta italiano Maurizio Cheli volò a bordo dello Skyspark, un ultraleggero costruito a Pordenone dalla Alpi aviation e trasformato con un serbatoio di idrogeno, una cella a combustibile e il motore elettrico dalla società Digisky e dal Politecnico di Torino.

Un volo che segnò anche il primato di velocità per aeroplani con propulsione non convenzionale.

Sappiamo però che per raggiungere questi obiettivi occorre migliorare la tecnologia di stoccaggio dell' idrogeno e il suo trasporto fino agli aeroporti, ma anche riprogettare gli interni degli aerei per integrare i nuovi sistemi di propulsione. Per questo dobbiamo ancora definire molti standard e regolamenti tecnici.

 Fino a oggi sono stati compiuti piccoli progressi: nel 2008 Boeing fece volare il primo aereo al mondo alimentato a idrogeno da un aeroporto vicino a Madrid.

Nel 2016 è decollato dall' aeroporto di Stoccarda il primo aereo a idrogeno a quattro posti, costruito in Germania dall' agenzia di ricerca aeronautica Dlr, dall' università di Ulm e dalla società H2fly.

marco alvera' rivoluzione idrogeno marco alvera' rivoluzione idrogeno

L' idea attuale è fondere insieme le componenti che permettono l' uso dell' idrogeno in volo, ovvero il serbatoio del gas, la cella a combustibile, il motore elettrico e l' elica o il compressore. Così facendo un aereo da 45 posti sarà in grado di raggiungere i 600 chilometri all' ora, rispetto agli 850 chilometri all' ora di un liner attuale, ma di volare per 2.500 chilometri senza emettere CO2.

Dalle discussioni nei talk show fino ai dibattiti sui social, quando si parla di cambiamento climatico e di misure per contrastarlo ci sentiamo spesso disorientati. Per capire quale potrebbe essere la soluzione, l' economia generata e quali le tecnologie e i meccanismi che permetteranno di favorire il cambiamento, Marco Alverà ha scritto per Mondadori (i ricavi vanno in beneficenza, il costo è 18,90 euro), il libro Rivoluzione idrogeno, la piccola molecola che può salvare il mondo.

 

marco alvera' 1 marco alvera' 1

Alverà, nato a New York nel 1975, ha lavorato in Eni, Enel e, dal 2016, è ad di Snam, tra le prime aziende a livello globale a sperimentare l' immissione di una miscela di idrogeno e gas naturale nella propria rete. È vice presidente di Fondazione Snam, che mette a disposizione le capacità del gruppo per promuovere lo sviluppo sociale dei territori italiani.

fondazione kenta fondazione kenta

Con il fratello Giorgio ha creato a Milano la Fondazione Kenta, no profit che sostiene l' arte, la scienza e la lotta alla povertà educativa. Si è laureato in economia e filosofia alla London school of economics e, sempre a Londra, ha iniziato la sua carriera in Goldman Sachs. «Con questo libro voglio contribuire al dibattito sulla lotta ai cambiamenti climatici», dichiara, «la sfida più importante per la nostra generazione, con una prospettiva costruttiva e ottimista, sottolineando il ruolo dell' idrogeno per il futuro del pianeta».

Niente sogni né illusioni, il libro è una mini guida semplice da comprendere nella quale viene spiegato «dove, come e quanto» l' idrogeno potrà aiutarci a migliorare il nostro ambiente naturale e di conseguenza la nostra vita. Il cambiamento climatico e l' inquinamento atmosferico sono i grandi problemi, ma le misure di mitigazione adottate fino a oggi non hanno portato i risultati sperati.

Per scongiurare il rischio di catastrofi naturali serve una decarbonizzazione planetaria, un approccio sovranazionale sui vari comparti energetici, in grado di promuovere il lavoro, le attività economiche e migliorare gli standard di vita.

Senza usare parole difficili né formule chimiche, Alverà ci fa riflettere sul fatto che l' idrogeno è l' elemento più abbondante dell' universo, dunque che può essere la soluzione da affiancare all' elettricità rinnovabile perché consente di trasformare l' energia solare ed eolica in un combustibile efficiente, facile da trasportare, stoccare, distribuire e utilizzare, con il grande vantaggio di essere illimitato e pulito. Ed è possibile fare molto di questo lavoro usando le infrastrutture esistenti.

 

auto a idrogeno auto a idrogeno

L' idrogeno in altre parole, può portare energie rinnovabili in settori complessi da «pulire» come l' industria, il riscaldamento e il trasporto pesante, dove l' impiego dell' energia elettrica è difficoltoso.

Può promuovere uno sviluppo più equo: molti Paesi produrranno energia a basso costo dal sole o dal vento, utilizzandola per alimentare il loro sviluppo e per esportarla. Ma soprattutto può contribuire a soddisfare in modo pulito il fabbisogno energetico di una popolazione in continua crescita, favorendo prosperità, produttività e sicurezza.

sinot aqua yacht a idrogeno 6 sinot aqua yacht a idrogeno 6

L' idea di fondo di Alverà - scrive Ferruccio de Bortoli nella prefazione - rilanciata anche dal vice presidente della Commissione europea Frans Timmermans, è quella di una partnership con l' Africa. Se soltanto si impiegasse lo 0,8% della superficie del Sahara con parchi solari per trasformare l' energia prodotta in idrogeno e trasportarla, si potrebbe soddisfare l' intero fabbisogno europeo.

phantom eye aereo a idrogeno phantom eye aereo a idrogeno

 «Le decisioni di oggi», scrive Alverà, «condizioneranno i prossimi 50 anni. Chissà se ci sveglieremo anche in Italia, dal nostro eterno presente». O almeno, se impareremo dalla storia tornando indietro di mezzo secolo e pensando agli anni Settanta, quando si ritenevano impossibili cose che si sono avverate.

aerei a idrogeno aerei a idrogeno

Mentre Epic Games azzarda. Apple risponde a muso duro. La casa che ha creato il gioco Battle Royal più famoso del mondo, Fortnite, ha deciso a sorpresa di permettere ai suoi utenti di accedere a un sistema di pagamento diretto. Anche su smartphone. E qui le cose si complicano, perché la mossa volutamente bypassa la commissione che ogni sviluppatore deve versare per ogni pagamento in-app per essere presente sugli Store di Android e Apple, pari al 30 per cento. Risultato? Apple poche ore dopo ha rimosso Fortnite dal suo App Store. E subito dopo anche Google ha eliminato il videogioco dal suo Play Store.

Tornando indietro, Epic Games ha annunciato uno sconto permanente. Chiamato «mega drop», permette di scegliere un sistema di pagamento diretto che abbassa il costo dei V-buck (i soldi virtuali di Fortnite), da 9,99 euro a 7,99 euro (per 1.000 v-bucks). Lo sconto vale su tutte le versioni: Pc, console e smartphone. Nel comunicato infatti si legge: «No, questa non è una semplice promozione passeggera... Questi sono prezzi scontati, per sempre! Siamo davvero felici di offrirti questi fantastici sconti e continueremo a cercare nuovi modi per proporre offerte di valore a tutti i giocatori di Fortnite».

E non usa giri di parole. L’idea del «mega drop» è proprio quella di evitare le commissioni degli Store: «Ad oggi se utilizzi le opzioni di pagamento Apple e Google applicano una commissione pari al 30% e in questo modo non potrai approfittare dello sconto fino al 20%. Se in futuro Apple o Google ridurranno le commissioni applicate sui pagamenti, Epic ti sconterà la riduzione della commissione applicata».

Poche ore dopo, interviene Apple, bloccando l’app sul suo App Store. Questo significa che chi ha già scaricato il gioco non potrà più usufruire degli aggiornamenti. Ma è ancora possibile utilizzare il sistema di pagamento in-app di Epic Games. Mentre chi vorrà scaricarlo, su un iPhone, non potrà più farlo.

«Oggi, Epic Games ha sfortunatamente violato le linee guida dell’App Store — si legge in una dichiarazione di Apple — che vengono applicate in modo eguale ad ogni sviluppatore e sono progettate per mantenere lo store sicuro per i nostri utenti». E ancora: «Epic ha abilitato una funzionalità della sua app che non è stata revisionata o approvata da Apple e lo ha fatto con l’esplicito intento di violare le linee guida di App Store relative ai pagamenti in-app».
Ci si mette poi anche Google, che segue la società di Cupertino e rimuove Fortnite dal suo Play Store. In questo caso, però, è ancora possibile per gli utenti scaricare il gioco sui dispositivi Android, attraverso il sito di Epic Games. Qui le regole sono meno rigide. E infatti era questa la modalità con cui si poteva accedere al videogioco da Android per circa due anni, quando la società aveva deciso di eliminarlo dal Play Store, per poi reinserirlo. Nella dichiarazione ufficiale di Google: «Mentre Fortnite rimane disponibile su Android, non possiamo più renderlo disponibile su Play perché viola le nostre politiche».
La polemica di Epic Games riguardo all’obbligo di versare commissioni agli Store non è dunque novità. Commissioni troppo alte e ingiustificate secondo il Ceo Tim Sweeney, che chiede da tempo un cambiamento nella gestione degli Store da parte di Apple e Google. Ma il dibattito è molto più ampio. Nel caso di Apple, non c’è modo di scaricare un’app su un iPhone se non si passa dall’App Store. Ed è proprio questo il motivo principale che ha portato Tim Cook a rispondere, in quanto testimone, all’audizione al Congresso che ha riunito le quattro società Big Tech accusate, in settori diversi, di monopolio.

Con eccezioni «convenienti», come quella riservata ad Amazon per la sua app Prime Video. Per cui le commissioni sono state abbassate dal 30 al 15 per cento. Una posizione considerata dominante che permette anche ad Apple di rifiutare sul suo Store app per abbonamenti in streaming di videogiochi come l’Xbox Game Pass o Google Stadia. Secondo Apple, impossibile controllare e approvare tutti i giochi all’interno. Secondo Microsoft e Google, un blocco per evitare servizi concorrenti al suo Apple Arcade.

Intanto Epic Games ha già fatto la sua prossima mossa, facendo causa ad Apple in California per concorrenza sleale nel mercato mobile. E ha fatto causa anche a Google, dove viene citato un caso più specifico: Big G avrebbe costretto le società OnePlus e Lg a rinunciare a un accordo per pre-installare Fortnite sui proprio smartphone. Epic Games non rinuncia però a un po’ d’ironia, per cercare aiuto dalla base di utenti. Appena dopo il blocco di Fortnite, ecco comparire online un video che riprende la celebre pubblicità di Apple «1984», e mette nei panni del Grande Fratello non più Ibm ma la stessa Apple.

Il video si chiama «Nineteen Eighy-Fortnite» e vede un uomo con la faccia a forma di mela parlare da un gigantesco schermo a un pubblico senz’anima, in bianco e nero. «Oggi celebriamo l’anniversario delle direttive di unificazione della piattaforma — dice — In cambio, abbiamo preso il nostro tributo, i nostri profitti, il nostro controllo. Questo potere è nostro e solo nostro. Noi prevarremo». E alla fine, come nella storica pubblicità di Apple, una donna getta un martello (ma questa è un piccone di Fortnite) nello schermo, distruggendolo. E infine un messaggio: «Epic Games ha sfidato il monopolio di App Store. In rappresaglia, Apple sta bloccando Fortnite su un miliardo di dispositivi. Unisciti nella lotta per impedire che il 2020 diventi il 1984».

Mentre sta accadendo tutto ciò continua la grande differenziazione fra i redditi per cui :Vi siete mai chiesti quanto tempo impiegherebbero i più importanti Ceo in ambito tech a guadagnare il vostro stipendio? Da oggi sarà ancora più semplice conoscere il risultato, grazie al calcolatore sviluppato da SimpleTexting, società specializzata nella comunicazione e nel marketing tramite sms.

L’azienda, con un post sul proprio sito, ha spiegato di aver ricavato le informazioni su stipendio, bonus, guadagni da azioni e altre forme di indennizzo dagli archivi SEC del 2019, ossia dalla Securities and Exchange Commission, l'ente federale statunitense preposto alla vigilanza della borsa valori. Grazie ai dati ricavati, saremo in grado di scoprire in quanto tempo i vari Elon Musk, Jeff Bezos o Mark Zuckerberg guadagnino l’equivalente di un nostro stipendio.

Per simulare i risultati, ci affidiamo a JobPricing che da anni stila Salary Outlook, un report su base semestrale che analizza il mercato retributivo italiano. In questo caso il Salary Outlook 2020 è aggiornato al secondo semestre del 2019: secondo i dati più recenti, la RAL (retribuzione annuale lorda) media in Italia è di 29.601 euro, pari a 35.066,68 dollari. Inserendo questa informazione nel calcolatore di SimpleTexting e scegliendo ad esempio Elon Musk, scoprirete che intascherà questa retribuzione lorda in appena 8 minuti. Ogni 60 secondi, infatti, il fondatore di Tesla e SpaceX guadagna 4.345 dollari.
Adesso proviamo con Jeff Bezos, fondatore di Amazon e uomo più ricco del mondo. Secondo Forbes ha un patrimonio netto di 113 miliardi di dollari, ma in quanto tempo guadagnerebbe l’equivalente di uno stipendio annuale lordo di un dirigente italiano?

Secondo il Salary Outlook 2020 di JobPricing, la Ral media in questo caso sale a 107.000 euro, pari a 126.757 dollari. Inutile dire che non c’è partita: Bezos, infatti, raggiunge facilmente questa cifra in meno di un minuto. Anzi con un giro completo di lancette, si trasforma in 149.353 dollari.

Affidandoci al Salary Outlook 2020, scopriamo invece che i lavoratori contrattualizzati come Quadri hanno una RAL media di 54.000 euro, pari a 63.970 dollari. Sapete quanto impiega Mark Zuckerberg per incassare questa cifra? Solamente 15 minuti.
Prendendo in esame gli impiegati, scopriamo che la RAL media è di 31.000 euro, equivalenti a 36.723 dollari. Per raggiungere questa cifra, Reed Hastings, Ceo di Netflix, ci impiega poco meno di 9 ore: insomma, giusto il tempo di farsi il binge watching di una stagione intera da 10 episodi.

La RAL media degli operai, invece, è di 24.000 euro, pari a 28.341 dollari. Satya Nadella, Ceo di Microsoft, impiega poco più di 5 ore per guadagnare la stessa cifra.

Che il confronto sia impari è evidente, allora prendiamo in esame la RAL media di un deputato italiano, che in un mese guadagna 10.435 euro lordi, escluse diaria e altri tipi di rimborso. Come indicato sul sito della Camera, questo stipendio - corrisposto per 12 mensilità - porta la retribuzione annua lorda a 125.220 euro, pari 148.341dollari.

Anche in questo caso il risultato è sorprendente se scegliamo Sundar Pichai: in poco più di un giorno, per l’esattezza 30 ore, il Ceo di Google e Alphabet è in grado di raggiungere questa cifra, con una media di 82 dollari al minuto e 4.925 dollari all’ora.

In conclusione, vediamo il confronto tra Tim Cook, Ceo di Apple, e Cristiano Ronaldo, calciatore della Juventus, con l’ingaggio più alto in Italia: 31 milioni di euro netti, quindi circa 60 milioni di euro lordi, pari a 71.078.700 milioni di dollari. In questo caso, rispetto ai risultati precedenti, il tempo si alza: per guadagnare questa cifra, Cook, infatti, impiega 207 giorni. Insomma, gliel’abbiamo resa più difficile, ma non così tanto.

Intanto si chiama Progetto Kuiper e costerà 10 miliardi di dollari. Un nome che non dice molto a chi non si occupa di astronomia, preso in prestito dalla "Fascia di Kuiper", regione del sistema solare oltre l'orbita di Nettuno.

Dietro il progetto (e il super-finanziamento) c'è però un nome molto più noto: quello di Amazon. La società di Jeff Bezos (l'uomo più ricco del mondo) ha avuto il via libera ufficiale dalla Federal Communications Commission per la costruzione della mega-costellazione satellitare, una rete di 3.236 satelliti che serviranno a garantire al mondo intero una connessione Internet.

Amazon lavorava al progetto da più di un anno, ora diventa ufficialmente il diretto concorrente di Starlink, la rete satellitare di SpaceX (la società di Elon Musk, il proprietario di Tesla) che di satelliti ne prevede 12mila e ne ha già messi in orbita più di un centinaio. Terzo contendente, in questa nuova battaglia commerciale nello spazio sarà OneWeb, la società di Greg Wyler che nonostante la bancarotta del marzo 2020, vuole andare avanti. (…)

Come per Starlink, anche questo primo servizio di Amazon sarà limitato geograficamente ad iniziare dall'America del Nord. Per Amazon è l'ultima sfida, che per Bezos significa la conquista dell'intero mondo commerciale.


(…) Per questa corsa alle mega-costellazioni satellitari non mancano i critici, soprattutto nel mondo degli astronomi e in quello accademico. Il timore è che queste migliaia di nuovi satelliti cambino il volto dello spazio e che possano danneggiare studi e ricerche.
Inoltre i satelliti di Musk (lanciati nel maggio 2019) provocano anche quello che gli astronomi definiscono "inquinamento luminoso" che disturba la visione di molti e affascinanti obiettivi astronomici: ad esempio i nuovi oggetti interstellari del sistema solare come Oumuamua (una roccia stranamente allungata individuata nel 2017 che proviene da un sistema stellare sconosciuto) o la cometa Borisov, individuata più di recente. C'è poi un altro pericolo ed è quello degli "incidenti spaziali". (…

Ma nessuna bara ha le tasche !

Ma l'opportunismo in ITALIA non tramonta mai :

Da qualche giorno Marco Rizzone si era inabissato. Pochi lo avevano sentito e quei pochi avevano notato qualcosa di strano. «Non era più lo stesso», conferma un grillino. Come se volesse nascondere qualcosa. E allora non è un caso se il suo profilo facebook, solitamente aggiornato più di una volta al dì, sia fermo a sei giorni fa. Ma la prova che fosse lui il grillino che aveva richiesto e ottenuto il bonus destinato a partita Iva e lavoratori autonomi, i vertici l’hanno avuta quando si sono accorti che solo due parlamentari non avevano sottoscritto la liberatoria sulla privacy.


E uno di loro era proprio “Marco”, classe ‘83, genovese come Beppe Grillo, non un’attivista della prima ora, ma uno di quelli che ha dovuto gareggiare nel collegio uninominale “Liguria-04” con un leghista come Edoardo Rixi. La sera del 4 marzo del 2018 Rizzone vince per un soffio. Un risultato, forse, inaspettato. «È uno di quei ragazzi si è ritrovato per caso parlamentare», racconta un viceministro 5 Stelle.


«POLEMIZZAVA SULLE RENDICONTAZIONI»

Alle 21 una nota del capo politico Vito Crimi dà la notizia: «In relazione alla vicenda del bonus da 600 euro, destinato a partite Iva, lavoratori autonomi e professionisti, ho deferito il deputato Marco Rizzone al Collegio dei probiviri chiedendo la sospensione immediata e massima severità nella sanzione».


Un minuto dopo nelle chat dei parlamentari si susseguono messaggi di stupore. «Sono sconvolto. Ditemi che non è vero», si lascia andare un deputato che ha conosciuto in questi due anni Rizzone, giorno dopo giorno. D’altro canto, quando varca l’ingresso di Montecitorio si fa notare per il suo carattere, ma anche per le sue intemerate «mai tenere, ma comunque costruttive». «Polemizzava sulle rendicontazioni. Poneva questioni del tipo: “Dove vanno i soldi? Da chi vengono gestite?”», raccontano.

VOLEVA UNIRE M5S E PD

Nel frattempo questo 37 enne di Genova, laureato in economia, con un dottorato alla prestigiosa Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, amministratore unico di una start up “Zonzo Fox” che si occupa di tecnologia e dunque titolare di partita Iva, non versava più nulla al Movimento. Le sue rendicontazioni sono ferme al novembre del 2019.


Non si può definire né vicino a Di Maio, né vicino a Crimi, né a Fico. Fatto sta che il terzo parlamentare che avrebbe ricevuto il bonus, assieme ai due leghisti Elena Murello e Andrea Dara, lo scorso 1 aprile scriveva su Faceboook : «Bastano cinque minuti per richiedere i 600 euro di bonus Covid per partite Iva e lavoratori autonomi».


E poi spiegava per filo e per segno la procedura: «È velocissimo. In pochi semplici passaggi ti verrà chiesto di inserire numero di telefono, email e Iban del conto su cui accreditare la somma». Esattamente la procedura seguita da lui, il promotore dell’alleanza giallorossa in Liguria, il tessitore del laboratorio della sua Regione. Perché Rizzone si è messo in testa di unire Pd e Cinquestelle con a capo della coalizione Ferruccio Sansa. «È stato lui a trattare con Andrea Orlando», spiegano. Adesso, però, se la dovrà vedere con i probiviri. Ma prima, sottolinea un collega, «dovrà spiegare la ragione di questa furbata».
 

Ed anche da Conte una manina, tra le 500 pagine del decreto Rilancio, ha inserito una norma per depenalizzare il mancato versamento delle tasse di soggiorno da parte degli albergatori. Prima si doveva pagare fino al 200% dell'ammanco e si rischiava il carcere. Adesso, almeno la prigione si potrà evitare. E a pensar bene, sembra che il principio, in tempi di emergenza, sia quello di togliere un po' di peso dalle spalle di chi già fatica a tenere aperto il proprio hotel.

Eppure, tra i furbetti condannati per non aver pagato le tasse di soggiorno al proprio Comune spunta anche il suocero del premier: Cesare Paladino, proprietario del lussuoso hotel Plaza in via del Corso.

Il padre dell'attuale fidanzata di Giuseppe Conte, dal 2014 al 2018, si è dimenticato di versare due milioni di euro nelle casse già tristi del Campidoglio. Così, il suocero ha patteggiato, pagando tutto il dovuto e ricevendo, oltre alla sanzione, una condanna a 1 anno 2 mesi e 7 giorni di carcere. Non avrebbe mai indossato il pigiama a righe, ma la fedina, quella sì, si sarebbe sporcata, non fosse stato per il decreto Rilancio. Tanto che gli avvocati del "suocero" avrebbero già chiesto la revisione della sentenza. E a pensar male.

Mentre Conte grazia il suocero , c’è un emendamento al decreto Agosto che sarà discusso in aula nei prossimi giorni ma che fa già discutere. Perché stoppa le nuove aperture di ristoranti almeno fino al 31 dicembre 2021. A firmarlo il senatore del Pd Dario Parrini che chiede la sospensione dell’efficacia della legge Bersani sulle liberalizzazioni e quindi il blocco dell’apertura di nuove attività nel settore della ristorazione fino alla fine dell’anno prossimo.

Ma le polemiche e le proteste sono già iniziate: «Non era questo che intendevamo quando pensavamo che l’emergenza Covid avrebbe potuto aiutarci a guardare al futuro» spiega Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia, l’associazione che riunisce la produzione agricola e l’industria alimentare e della distribuzione.


«La ristorazione è un settore vitale legato a doppio filo all’agroalimentare — ha precisato Scordamaglia — e la lenta ripresa si sta riverberando sul comparto con numeri importanti -60% sul vino, -45% per i formaggi e -30% sui salumi di qualità - ben vengano quindi misure come i 600 milioni a fondo perduto per gli esercizi di ristorazione che acquistano prodotti alimentari 100% Made in Italy.


No invece a una mentalità e a metodi dirigisti che mortificano l’iniziativa privata». Secondo il consigliere delegato si ripropone uno schema che si sperava superato e che vuole proteggere l’esistente bloccando l’evoluzione e l’innovazione. «È profondamente sbagliato - dicono ancora da Filiera Italia - pensare di tutelare l’occupazione attuale bloccando per anni la nuova».

E conclude Scordamaglia: «Equivale a mettere la testa sotto la sabbia aspettando che passi la tempesta, non è questo il modo per rilanciare settori strategici della nostra economia ed affrontare la modernizzazione del Paese».

Come per le mascherine :

Niente mascherine di stoffa in aereo se il volo dura oltre quattro ore. Tutti i passeggeri, compresi i bambini, devono indossare mascherine chirurgiche o dispositivi superiori come FFP2 o FFP3 da cambiare ogni quattro ore.

E’ quanto stabilito dal decreto della presidenza del Consiglio dei ministri del 7 agosto. Una disposizione fino ad oggi passata un po’ inosservata, ma che questa mattina all’aeroporto di Fiumicino ha trovato la propria applicazione.
L’episodio a Fiumicino

All’imbarco di un volo per New York, infatti, Alitalia l’ha applicata fermando al gate i passeggeri che indossavano le mascherine di stoffa.

La misura, racconta Repubblica, ha scatenato un po’ di panico perché in quel punto dell’aeroporto era impossibile procurarsi una mascherina chirurgica.

“A terra non è rimasto nessuno, il nostro personale è riuscito a fornire di mascherina chi non ne aveva a disposizione o non è riuscito a procurarsela – dicono dall’Alitalia – ma la compagnia non ne ha a sufficienza da fornire a tutti i passeggeri e più volte abbiamo sollecitato a predisporre negli aeroporti internazionali luoghi dove i passeggeri possano rifornirsi”.

La disposizione contenuta nel Dpcm recita testualmente: “I passeggeri sull’aeromobile devono indossare necessariamente una mascherina chirurgica che andrà sostituita ogni quattro ore in caso in cui sia ammessa la deroga al distanziamento interpersonale di un metro”.


Quindi in tutti gli aerei forniti di filtro Hepa in cui i passeggeri siedono uno accanto all’altro, senza posti liberi, vige l’obbligo di indossare e cambiare ogni quattro ore mascherina chirurgica o dispositivi di sicurezza superiore

Un uomo di 76 anni, G. T., ex cancelliere in pensione, maneggiando una Glock calibro 9, regolarmente registrata, ha ferito a morte il nipote. Il piccolo è stato raggiunto dal proiettile alla nuca, cadendo a terra privo di sensi. È stato il papà a chiamare i soccorsi e sul posto oltre all'ambulanza sono arrivate anche le volanti della polizia e gli agenti del commissariato Fidene. Il bambino ha varcato in condizioni disperate l'ingresso del pronto soccorso dell'Umberto I alle 11.22 ed è subito stato operato dall'equipe di Neurochirurgia. Nel pomeriggio la direzione sanitaria dell'ospedale ha fatto sapere che il piccolo dopo l'intervento è stato ricoverato nella Terapia intensiva del reparto di Pediatria. Le sue condizioni: è in stato di morte cerebrale.


LA DINAMICA Il nonno, invece, è stato iscritto nel registro degli indagati all'inizio per lesioni colpose aggravate e poi per omicidio colposo. Il pubblico ministero ha parlato di «Una tragica fatalità» anche se le indagini, tuttavia, sono nella fase iniziale e si dovrà ancora accertate con esattezza la dinamica.

Dopo lo sparo, la corsa disperata in ospedale, nell'appartamento al secondo piano di una palazzina che guarda uno dei più grandi parchi di Roma sono arrivati gli agenti della Scientifica per svolgere i rilievi ma sarà necessario aspettare gli esiti e anche la ricostruzione sulla traiettoria del proiettile per capire se la dinamica raccontata dal nonno corrisponde alla realtà. Sia lui che il figlio sono stati sottoposti allo stub, l'esame necessario a stabilire quale mano abbia davvero impugnato l'arma e sparato. Il padre del bambino ha raccontato di non aver visto nulla e, ascoltato in commissariato per diverse ore, ha solo detto di «essere uscito dal bagno non appena sentito lo sparo», trovando il corpo del figlio «in terra» e il padre «con la pistola in mano». Nessuno dei pochi condomini ascoltati dalla polizia ha fornito informazioni utili. In pochi hanno sentito il colpo di pistola e nessuno, tra coloro che sono stati ascoltati, ha parlato di grida, magari per una lite, rimbombate nel palazzo prima dello sparo.

L'ARRIVO A ROMA Ieri mattina il 76enne aspettava l'arrivo del nipote, affetto da autismo, che insieme ai genitori e alla sorellina vive a Palombara Sabina. Avrebbero dovuto trascorrere la mattinata insieme mentre il papà sbrigava alcune commissioni prima del Ferragosto anche se pare che l'appuntamento sia stato preso all'ultimo e la madre del piccolo ne fosse all'oscuro. Il citofono ha suonato intorno alle 10.30, padre e figlio salgono le scale ed entrano nell'appartamento. La nonna non c'è: è al mare e solo nel pomeriggio riuscirà a rientrare a Roma sotto choc. Il papà del piccolo - ripercorrendo le versioni fornite - lascia il figlio perché deve andare in bagno. Pochi secondi e sente da dietro la porta il colpo di pistola.

L'anziano 76enne, ha da anni un porto d'armi per sport e caccia e la polizia ha trovato in casa tre pistole regolarmente registrate. Persona esperta dunque nel maneggiare e usare le armi. Il bambino arriva in ospedale con il papà mentre la madre da Palombara Sabina arriverà in tarda mattinata su un'auto della polizia. Anche lei, come il marito e il suocero, è stata ascoltata in commissariato fino poi a straziarsi in un pianto accorato in ospedale quando è tornata al capezzale del figlioletto.

Se non fosse stato un ex cancelliere in pensione, gli avrebbero dato un porto d'armi a 74  anni ?

Se il bambino non fosse stato autistico sarebbe successo lo stesso o  no ?

"È spaesata perché sa soltanto che il figlio più piccolo, affetto da autismo, è rimasto vittima di un incidente domestico. Poi, a poco a poco, alla mamma del bambino, rimasto ferito dal proiettile esploso da una pistola del nonno, viene descritta la situazione. Mentre il figlioletto lotta tra la vita e la morte in sala operatoria la donna viene accompagnata negli uffici del commissariato Fidene dove si trova già il marito e il suocero. «Se non l'avesse portato a Roma, se non l'avesse portato lì tutto questo non sarebbe successo», ha continuato a ripetere lungo il tragitto. Il crollo avviene in serata quando le speranze si assottigliano sempre di più: il bambino è in stato di morte cerebrale.

LE GRIDA Allontana l'altra figlia, quasi a volerla proteggere per non farle sentire le parole del medici, ma le sue grida - pur soffocate nelle mani - risuonano tra i corridoi del reparto di Terapia intensiva pediatrica. «È morto? È morto?», continua a domandare ai medici, inseguendoli lungo il corridoio. Da quanto ricostruito dalla polizia la donna sapeva che il marito doveva svolgere alcune commissioni a Roma prima del weekend di Ferragosto e che avrebbe portato il figlioletto con lui ieri mattina, ma pare non sapesse che avrebbero fatto visita al nonno. Forse il papà del piccolo ha pensato, allertando il padre durante il viaggio, di lasciargli per qualche ora il figlioletto in modo da svolgere più velocemente le sue commissioni. «Se non l'avesse portato lì non sarebbe successo niente», ha continuato a ripetere la donna di fronte agli agenti di polizia. «Una famiglia normale» la descrivono alcuni amici. Nonostante qualche piccola difficoltà economica.

IL QUARTIERE Intanto nel palazzo di via Val Sillaro a Roma Nord regna lo sgomento. I vicini, quei pochi che sono rimasti nella Capitale e non sono partiti per le vacanze, non hanno parole per descrivere quanto accaduto. E lo stesso nelle piccole attività commerciali ancora aperte vicino al palazzo della tragedia. Dalla parrucchiera al supermarket fino all'elettrauto, pochi metri più in là. «La nonna sta rientrando dal mare, ancora non sa niente ma le assicuro - dice un vicino sul ciglio del portone - che il marito è una persona molto a modo, gentile, è un ex cancelliere, molto riservato ma una persona perbene; sapevamo che il figlio non abitava qui ma non veniva a trovarlo spesso». Sul fatto che avesse delle armi in casa, seppur registrate e con un regolare porto d'armi, l'osservazione: «Forse considerata l'età avanzata - dice un vicino - gliel'avrebbero dovute togliere perché se è vero che il colpo è partito accidentalmente è una tragedia insuperabile».
 

Oltre ai ripetuti appelli del procuratore di Patti, Angelo Cavallo, ai testimoni oculari che videro la donna addentrarsi nella boscaglia, dove verrà ritrovata senza vita dopo cinque giorni, hanno anche questo obiettivo. Cavallo vuole cioè chiedere alle persone che si erano fermate a prestare soccorso se davvero hanno visto la donna con il bambino in braccio, come hanno raccontato ai presenti, o se piuttosto madre e figlio camminavano entrambi.

Perché in questa seconda ipotesi Gioele potrebbe aver percorso a piedi un lungo tratto; nella prima ipotesi dovrebbe invece trovarsi nei sentieri impervi che vanno dall’autostrada al luogo dove è stato ritrovato il corpo di Viviana, circa un chilometro e mezzo. Per questa ragione è molto importante quella testimonianza.

Della quale esiste peraltro anche un audio, dove si sente la voce fuori campo di una persona, dall’accento del Nord, che dice di aver visto la donna con il bambino. Si tratta della telefonata al 112 fatta dai primi soccorritori, mentre sopraggiungevano due persone, rimaste senza nome, che avevano incrociato Viviana. Altri che viaggiavano nella stessa auto sarebbero rimasti alla piazzola di sosta. «Riteniamo che questi signori abbiano iniziato anche delle ricerche scavalcando il guard-rail — ha aggiunto Cavallo —. Quindi, vengano a raccontarci quel che hanno visto».

E' possibile che il bambino sia con questi testi ?

Con questa classe politica l'Italia non uscira' dalla crisi.

Ma  tanto gli italiani paiono fregarsene anestetizzati e spaventati dall'arroganza di tutto il potere dal M5S alla Lega.

E lei ?

Forse dovremmo imparare dai delfini : https://youtu.be/rUYaRzOlACE a vivere !

Con ossequio

Marco BAVA

 

www.marcobava.it

TO.14.08.20

Signora
Vicepresidente esecutiva del Consiglio Europeo
Margrethe

 

A causa dell’epidemia di coronavirus che ha colpito l’Italia e delle sue conseguenze economiche Mps si attende ora un andamento in perdita nel triennio 2020-2024. Lo segnala la banca nella relazione semestrale in cui si annuncia che “al fine di tener conto dell’evoluzione dello scenario macroeconomico concretizzatosi in seguito allo scoppio della pandemia di Covid-19, la Capogruppo ha aggiornato le stime interne pluriennali (2020-2024) dei valori economici e patrimoniali”.

Infine, la bomba delle cause legali. Dei 3,8 miliardi di euro di richieste danni avanzate dalla Fondazione Mps nei confronti di Mps, 3,6 miliardi sono “classificate a rischio di soccombenza ‘probabile’ e 0,2 miliardi “a rischio di soccombenza ‘possibile'”. Gran parte del risarcimento chiesto – circa 3,03 miliardi – è relativo, si legge nella semestrale di Mps, “all’acquisizione” di Antonveneta e “ad opacità informative ed errori contabili relativi all’operazione Fresh”, per i quali la richiesta danni non è stata ancora quantificata. Sulle richieste la posizione di Mps è “critica”.

Vorrei ricordare dal 18 dicembre 2017, la quota dello Stato ha raggiunto il 68,2%.

Secondo Lei il Ministero dell'economia italiano che non sa gestire la banca Monte Paschi di Siena può gestire i fondi del RF ?

Infatti ci vuole fare un tunnel che colleghi la Sicilia alla Calabria che non potrà mai funzionare per i treni ma potrebbe portare molti soldi alla MAFIA e all'a ndrangheta.

Non ci eravamo ancora ripresi dallo stupore per i 100 miliardi del decreto “Agosto” (che forse arriverà in Gazzetta Ufficiale dopo Ferragosto) propagandati a reti unificate – che però sono solo 25, in quanto sommano i 20 di marzo ed i 55 di aprile – quando il comunicato stampa congiunto del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e del Lavoro, Nunzia Catalfo, annunciava la formale richiesta alla UE dell’”attivazione” dello “strumento” Sure per finanziare le spese a sostegno dei meccanismi anti disoccupazione. Tipicamente la cassa integrazione, finanziata fino a 18 settimane dai decreti di marzo e maggio e per altre 18 dall’emanando decreto annunciato in questi giorni.

Il comunicato parla di richiesta “di poter accedere alle risorse di Sure nella misura di 28,5 miliardi”. Incredibilmente, in nessuna parte del comunicato compare la parola “prestito”, come se si trattasse di manna scesa dal cielo. Anzi, ad ingenerare nel lettore la convinzione che si tratti proprio di un dono celeste, il titolo parla di “esempio positivo di solidarietà tra gli Stati membri”. Ancor più fuorviante la scelta della parola “strumento”: evidentemente il dizionario in uso a via XX Settembre prevede che sia un sinonimo di “prestito”.

Si tratta di un prestito concesso dalla UE per la finalità prima descritta per complessivi 100 miliardi a favore dei 27 Stati membri. Poiché i primi tre maggiori beneficiari non potranno superare i 60 miliardi, è ragionevole ipotizzare che l’Italia possa ricevere tra i 20 ed i 25 miliardi, al termine di una allocazione discrezionale tra i Paesi richiedenti, che però hanno già presentato richieste leggermente superiori al totale disponibile. Ma poiché la Commissione non dispone di tale cifra, per poter consentire alla Ue di raccoglierle, emettendo titoli con tripla A sul mercato, l’Italia ha già fornito garanzie per 3,3 miliardi. Altro che solidarietà.

Tale prestito finanzierà spese già impegnate dallo Stato nel proprio bilancio, quindi già comprese nei saldi dell’autorizzazione al maggior indebitamento che il Parlamento ha votato a più riprese. Quindi costituisce uno strumento di finanziamento alternativo all’emissione di titoli pubblici. Non finanzia nuove spese. Con una enorme differenza: lo Stato trova quella cifra sui mercati in poche settimane e non ha vincoli di destinazione, la Commissione impiegherà mesi per raccogliere quella somma e poi prestarla a rate agli Stati beneficiari, poi bisognerà inviare montagne di carte a Bruxelles per rendicontare tutto. A dimostrazione, tra maggio e giugno, il Tesoro ha eseguito emissioni lorde per 130 miliardi. Invece, la Commissione ha annunciato il regolamento del Sure a fine marzo, l’ha pubblicato a fine maggio, poi a settembre comincerà ad emettere obbligazioni. Sono già passati 5 mesi ed ancora non si vede nulla. Il Financial Times ha recentemente riportato delle stime secondo le quali la Commissione emetterà i bond per il Sure per 1/3 nel 2020 e 2/3 nel 2021. Quindi non si capisce come sia possibile per il nostro Paese ricevere entro quest’anno tutta la somma richiesta. I precedenti della Ue per quanto riguarda le emissioni di titoli sono di modesto ammontare e l’organizzazione di tali operazioni richiede tempi tecnici incomprimibili per chi non è un grande emittente come l’Italia.

Non è ancora noto il costo di tali prestiti. Infatti il Regolamento 672/2020 che ne disciplina il funzionamento prevede che tutte le condizioni siano decise dal Consiglio su proposta della Commissione sulla scorta di una preventiva discussione con lo Stato richiedente e verifica dell’esistenza di spese ammissibili.

A completare l’imbarazzante quadro, c’è il tema dello status di creditore privilegiato di fatto (mentre il Mes lo è per Statuto) della Ue.

Un Paese che non pensa ad un futuro in sviluppo con un sistema 5G o le energie rinnovabili , ma solo al clientelismo politico in particolare al sud con Di MAIO meno soldi ha meno ne spreca. Ad esempio il sistema sanitario durante il Covid ha funzionato. Ora non funziona piu per giustificare lo spesa dei soldi del Mes.

Ma e’ stata siglata il 30 luglio scorso la prima tranche da 1 miliardo dei 2 complessivi di finanziamenti Bei destinati alla sanità italiana. Il prestito finanzierà, tra l’altro, 3.500 nuovi posti letto per la terapia intensiva, 4.225 in semi-intensiva, 4 strutture mobili per 300 posti di terapia intensiva, ristrutturazione di 651 pronto soccorso, forniture mediche e attrezzature sanitarie, mezzi di trasporto sanitari, personale sanitario aggiuntivo (anche temporaneo) per 9.600 unità.

E’ uno dei progetti finanziati in Italia dalla Bei in direzione anti Covid-19. Ecco tutti i dettagli.

Sei miliardi e mezzo di nuovi finanziamenti per affrontare l’emergenza economica causata dalla pandemia da Covid-19 e gettare le basi per la ripresa dei prossimi mesi è l’impegno complessivo in Italia del gruppo Banca europea per gli investimenti (Bei e Fei) nel periodo marzo-luglio, con una serie di operazioni giá perfezionate nei settori della Sanitá, Pmi e Midcap, e in ambito territoriale. A queste – si legge in una nota della Bei – si aggiungono molte negoziazioni in corso con i destinatari dei prestiti Bei per aumentare i plafond dei finanziamenti giá esistenti.

All’inizio dell’autunno, si aggiungerà poi l’attività addizionale della Bei sulla base dell’European Guarantee Fund (EGF), lo strumento varato lo scorso 26 maggio dal Consiglio di amministrazione della Banca e sostenuto dagli Stati membri della UE azionisti della Bei.

L’EGF ha l’obbiettivo di mobilizzare 200 miliardi di investimenti in tutta Europa nei prossimi due anni, soprattutto nel settore di PMI e Midcap.
Ecco il dettaglio delle operazioni giá approvate e firmate, come si rileva dal comunicato stampa della Bei.

Due miliardi per la Sanità. Framework loan per due miliardi complessivi alla Repubblica Italiana, di cui una prima tranche di un miliardo firmata lo scorso 30 luglio. La liquidità sarà canalizzata attraverso il MEF, con il Ministero della Salute parte attiva nella realizzazione del progetto; al Commissario Straordinario del governo l’incarico di dare attuazione ai piani regionali. Il finanziamento coprirà quasi i due terzi dei 3,25 miliardi di investimenti previsti dal “Decreto rilancio” del Governo italiano (convertito nella legge 77/2020) a sostegno del settore sanitario. Nel dettaglio, il prestito della BEI finanzierà progetti per il rafforzamento della rete ospedaliera: 3.500 nuovi posti letto per la terapia intensiva, 4.225 in semi-intensiva e quattro strutture mobili per 300 posti di terapia intensiva, ristrutturazione di 651 pronto soccorso, forniture mediche e attrezzature sanitarie, mezzi di trasporto sanitari, personale sanitario aggiuntivo (anche temporaneo) per 9.600 unità, assistenza domiciliare e sistemi digitali per il monitoraggio da remoto.

Per importo, si tratta di uno tra i maggiori prestiti finora concessi con una singola operazione nella storia ultrasessantennale della Bei nell’intera Unione europea. La durata del finanziamento è di 15 anni.

A 13.500 Pmi e Midcap 3,3 miliardi in partnership con gli intermediari. Come risposta alla crisi causata dalla pandemia, la novitá principale dell’azione della Bei per Pmi (fino a 250 addetti) e Midcap (250-3.000) riguarda le finalitá dei prestiti che sono canalizzati all’economia grazie alla partnership con gli intermediari finanziari. Le nuove risorse possono finanziare infatti anche il cosiddetto “capitale circolante”, cioè le esigenze di liquidità determinate dalla pesante crisi in corso legate all’attività tipica dell’impresa, e non solo gli investimenti pluriennali.

Nelle scorse settimane sono stati sottoscritti accordi con un gruppo di sei banche italiane per totali 1,8 miliardi, con durate medie di cinque anni. Destinatari dei nuovi finanziamenti saranno circa 7.500 Pmi e Midcap. Altri accordi seguiranno nel mese di settembre.

Stessa finalitá per un’operazione con la Cassa Depositi e Prestiti (CDP), la banca di promozione nazionale italiana. La Bei ha finanziato con 1,5 miliardi la “Piattaforma imprese” di CDP dedicata a Pmi e Midcap attraverso la collaborazione con il settore bancario. I nuovi finanziamenti sono a disposizione anche delle Reti d’imprese, le aggregazioni di imprenditori definiti dalla legge n. 33 del 2009 e alle imprese in filiera. Seimila le aziende italiane destinatarie, con un importo medio stimato in 250.000 euro per progetto sostenuto. In questo caso i tempi di restituzione potranno arrivare anche a 10 anni.

Finanziamenti territoriali 700 milioni – Fondo Emergenza imprese 400 milioni – Moratoria crediti esistenti. Con riferimento agli ambiti territoriali, l’azione della BEI è stata triplice. Da una parte, in attuazione al “Decreto rilancio”, la sospensione per Comuni, Province e Città metropolitane delle quote capitale delle rate di ammortamento dei finanziamenti in scadenza nel 2020 e nel 2021, fino al 31 dicembre 2021: l’accordo è stato siglato da Bei con Anci (Comuni) e Upi (Province), lo scorso 20 giugno. Le richieste di sospensione da parte degli Enti locali dovranno pervenire alla Bei entro il 30 settembre 2020.

Per quanto riguarda le nuove risorse, invece, sono stati approvati Accordi con due Regioni e con intermediari finanziari in ambito regionale per sostenere sia i Piani pluriennali sia le Pmi in ambito territoriale per un totale di 700 milioni di euro. Nuove operazioni con altre Regioni sono attese per il mese di settembre.

A questi accordi si aggiunge il Fondo di debito “Emergenza Imprese”, una struttura finanziaria che, utilizzando i Fondi strutturali e di investimento europei (SIE) con la flessibilità offerta dalla Commissione europea tramite la Coronavirus Response Investment Initiative, ha permesso di stanziare in totale 200 milioni (importo elevabile a 400 milioni sulla base delle richieste) per il sostegno alle imprese tramite prestiti di lungo termine a tassi agevolati. Un’erogazione con la Regione Sardegna è giá stata perfezionata (100 milioni), una è in dirittura d’arrivo con la Regione Sicilia (50 milioni), altre seguiranno a partire da settembre.

Dal FEI 80 milioni di garanzie. Per quanto riguarda il controllato Fondo europeo per gli investimenti (FEI, attivo nelle garanzie, private equity e venture capital nel settore Pmi), sono state firmate tre operazioni di garanzia con altrettanti intermediari finanziari per un totale di 77,8 milioni, che avranno l’effetto di mobilizzare almeno 120 milioni di prestiti. Altre operazioni, per circa 700 milioni, sono state approvate dal Board del FEI e saranno perfezionate nelle prossime settimane.

Altri soldi bruciati nella Cdp Venture Capital SGR-Fondo Nazionale Innovazione ha annunciato un investimento di 8 milioni di euro a favore di 50 startup. L’investimento, programmato nell’ambito del programma AccelerORA!, tramite il Fondo Acceleratori, ha l’obiettivo di sostenere le giovani imprese innovative, che si trovano nelle fasi iniziali del ciclo di vita e che in questi mesi devono affrontare le sfide poste dal Covid-19, in fase seed e pre-seed.

Gli investimenti, specifica una nota stampa di Cdp, saranno gestiti dal Fondo Acceleratori e diverse operazioni localizzate nel Sud d’Italia sono in coinvestimento con il Fondo Italia Venture II.
22 MILIONI PER LE STARTUP

AccelerORA, ideato in partnership con 6 primari acceleratori nazionali, ha attratto investimenti complessivi per oltre 22 milioni di euro (tra cui gli 8 milioni di Cdp).

A beneficiare degli aiuti economici saranno startup dei settori: Fashion, AgriTech, MedTech, eCommerce, Education, FinTech, Software b2b, SaaS e Digital Community. Ad ogni startup potrà essere destinato un massimo di 300.000 euro.
VENTURE CAPITAL: ASSE PORTANTE PER SVILUPPO

“Il risultato di AccelerORA! ci rende orgogliosi, non solo per essere riusciti ad aiutare realtà promettenti e meritevoli in una fase di difficoltà a seguito dell’emergenza Covid-19, ma anche per aver generato, grazie alla credibilità dell’investimento di un attore istituzionale, l’incremento della capacità di fund raising delle società.” Commenta Enrico Resmini, amministratore delegato e direttore generale di CDP Venture Capital SGR.

“Questo risultato va nella direzione di rendere il Venture Capital un asse portante dello sviluppo economico e dell’innovazione del Paese, creando i presupposti per una crescita complessiva e sostenibile dell’intero ecosistema”, aggiunge Resmini. Bruciando denaro inutilmente .

Con ossequio .

Marco BAVA

 

www.marcobava.it

TO.13.08.20

Signora
Vicepresidente esecutiva del Consiglio Europeo
Margrethe

pc.

Signor Presidente della REPUBBLICA

Mi piacerebbe sapere quanti vivono con disagio le continue ed immutabili difese di decisioni oggettivamente sbagliate come etichettare come razzista chi sostiene che bisogna sostituire gli sbarchi illegali degli immigrati con i corridoi umanitari ?

I Tunisini invece che smettere di arrivare per rientrare continuano ad arrivare.

Dopo il RF quanti immigrati arrivati in Italia sono stati ridistribuiti in Europa ?

Chiedo queste cose a Lei perche' i governanti del mio Paese accettano tutto da tutti quelli che non ti chiedono di ragionare ed agire , ma solo di applaudire e tacere, stile della conduttrice De Filippi , regia di Silvio Berlusconi.

Pensi che del rapporto tra Paolo Savona presidente della Consob e la massoneria si è scritto molto. Ora se ne ha nuovo motivo: il presidente della Consob sarà ospite del Grande Oriente il 12 settembre a Rimini, durante la Gran Loggia 2020. Si parlerà di "economia italiana nel mondo", ma quel che incuriosisce è la partecipazione di Savona, non iscritto eppure spesso accostato alla massoneria.

Due anni fa, quando saltò la sua nomina all'Economia, il Corriere riferì di un Luigi Di Maio convinto che Savona facesse parte della "massoneria americana". D'altra parte il nostro per decenni aveva frequentato il Pri con l'amico Armandino Corona, che del Goi fu Gran maestro.

Per non dire del rapporto con Giancarlo Elia Valori e Luigi Bisignani, esponenti della catto-massoneria. "Il fatto che Savona partecipi alla parte pubblica delle nostre attività non significa sia un massone", precisa il Gran Maestro Stefano Bisi. Che sia occasione per l'affiliazione? "I nostri metodi sono rigorosi. Si fa domanda, si viene a contatto coi fratelli e poi c'è l'eventuale approvazione, un po' come nei vecchi partiti"

Ma quello che e' peggio e' che si fa disinformazione sull'uso delle mascherine che anche la Fiat si e' messa a produrre : 

Ci sono state 3 pandemie influenzali nel 20 ° secolo e 1 finora nel 21 ° secolo. Le autorità sanitarie locali, nazionali e internazionali aggiornano regolarmente i loro piani per mitigare la prossima pandemia influenzale alla luce delle ultime prove disponibili sull'efficacia delle varie misure di controllo nel ridurre la trasmissione.

Qui, esaminiamo la base di prove sull'efficacia delle misure di protezione personale non farmaceutiche e delle misure di igiene ambientale in contesti non sanitari e discutiamo la loro potenziale inclusione nei piani pandemici.

Sebbene gli studi meccanicistici supportino il potenziale effetto dell'igiene delle mani o delle maschere facciali, le prove di 14 studi randomizzati controllati di queste misure non supportano un effetto sostanziale sulla trasmissione dell'influenza confermata in laboratorio.

Allo stesso modo abbiamo trovato prove limitate sull'efficacia di una migliore igiene e pulizia ambientale. Abbiamo identificato diverse importanti lacune di conoscenza che richiedono ulteriori ricerche, soprattutto una migliore caratterizzazione delle modalità di trasmissione da persona a persona.

Le pandemie influenzali si verificano a intervalli irregolari quando nuovi ceppi del virus dell'influenza A si diffondono nell'uomo (1). Le pandemie influenzali causano un impatto sanitario e sociale considerevole che supera quello delle tipiche epidemie influenzali stagionali (interpandemiche).

Una delle caratteristiche delle pandemie influenzali è l'elevata incidenza di infezioni in tutti i gruppi di età a causa della mancanza di immunità della popolazione. Sebbene i vaccini antinfluenzali siano la pietra angolare del controllo dell'influenza stagionale, non si prevede che vaccini specifici per un nuovo ceppo pandemico siano disponibili per i primi 5-6 mesi della prossima pandemia.

In alcune località saranno disponibili farmaci antivirali per il trattamento di infezioni più gravi, ma è improbabile che siano disponibili nelle quantità che potrebbero essere necessarie per controllare la trasmissione nella comunità generale. Pertanto, gli sforzi per controllare la prossima pandemia dipenderanno in gran parte da interventi non farmaceutici.
La maggior parte delle infezioni da virus influenzali causa una malattia lieve e auto-limitante; solo una piccola parte dei casi di pazienti richiede il ricovero. Pertanto, le infezioni da virus influenzali si diffondono principalmente nella comunità. Si ritiene che il virus influenzale sia trasmesso prevalentemente dalle goccioline respiratorie, ma la distribuzione dimensionale delle particelle responsabili della trasmissione rimane poco chiara e, in particolare, vi è una mancanza di consenso sul ruolo degli aerosol di particelle fini nella trasmissione (2,3).

Nelle strutture sanitarie, le precauzioni contro le goccioline sono raccomandate oltre alle precauzioni standard per il personale sanitario quando interagisce con i pazienti influenzali e per tutti i visitatori durante le stagioni influenzali (4). Al di fuori delle strutture sanitarie, l'igiene delle mani è raccomandata nella maggior parte dei piani pandemici nazionali (5) e le maschere mediche erano una vista comune durante la pandemia influenzale nel 2009.
È stato dimostrato che l'igiene delle mani previene molte malattie infettive e potrebbe essere considerata una componente importante in piani di pandemia influenzale, indipendentemente dal fatto che si sia dimostrata o meno efficace contro la trasmissione del virus influenzale, in particolare a causa del suo potenziale di ridurre altre infezioni e quindi ridurre la pressione sui servizi sanitari.

Metodi e risultati

Abbiamo condotto revisioni sistematiche per valutare l'efficacia delle misure di protezione personale sulla trasmissione del virus dell'influenza, inclusa l'igiene delle mani, l'etichetta respiratoria e le maschere per il viso, e una revisione sistematica della pulizia di superfici e oggetti come misura ambientale (Tabella 1). Abbiamo cercato in 4 database (Medline, PubMed, EMBASE e CENTRAL) la letteratura in tutte le lingue.

Abbiamo mirato a identificare studi randomizzati controllati (RCT) di ciascuna misura per i risultati dell'influenza confermati in laboratorio per ciascuna delle misure perché gli RCT forniscono la massima qualità di evidenza. Per l'etichetta respiratoria e la pulizia di superfici e oggetti, a causa della mancanza di RCT per l'influenza confermata in laboratorio, abbiamo anche cercato RCT che riportassero gli effetti di questi interventi sulla malattia simil-influenzale (ILI) e sugli esiti della malattia respiratoria e poi per studi osservazionali di laboratorio risultati confermati di influenza, ILI e malattie respiratorie. Per ogni recensione, 2 autori (E.Y.C.S. e J.X.) hanno selezionato titoli e abstract e hanno rivisto i testi integrali in modo indipendente.
Abbiamo eseguito una meta-analisi per l'igiene delle mani e gli interventi sulla maschera facciale e stimato l'effetto di queste misure sulla prevenzione dell'influenza confermata dal laboratorio in base ai rapporti di rischio (RR).


Abbiamo utilizzato un modello a effetti fissi per stimare l'effetto complessivo in un'analisi aggregata o in un'analisi di sottogruppo. Nessun effetto complessivo sarebbe generato se ci fosse una considerevole eterogeneità sulla base della statistica I2> 75% (6). Abbiamo eseguito la valutazione della qualità delle prove sull'igiene delle mani e sugli interventi sulla maschera facciale utilizzando l'approccio GRADE (Grading of Recommendations Assessment, Development and Evaluation) (7). Forniamo dettagli aggiuntivi sulle strategie di ricerca, selezione di articoli, sintesi degli articoli selezionati e valutazione della qualità (Appendice).

Abbiamo identificato una recente revisione sistematica di Wong et al. su RCT progettati per valutare l'efficacia degli interventi di igiene delle mani contro la trasmissione dell'influenza confermata in laboratorio (8).

Abbiamo utilizzato questa revisione come punto di partenza e poi abbiamo cercato ulteriore letteratura pubblicata dopo il 2013; abbiamo trovato 3 articoli idonei aggiuntivi pubblicati durante il periodo di ricerca dal 1 ° gennaio 2013 al 13 agosto 2018. In totale, abbiamo identificato 12 articoli (9-20), di cui 3 articoli provenivano dalla ricerca aggiornata e 9 articoli da Wong et al. (8).

Due articoli si basavano sullo stesso dataset sottostante (16,19); pertanto, abbiamo contato questi 2 articoli come 1 studio, che ha prodotto 11 RCT. Abbiamo ulteriormente selezionato 10 studi con> 10.000 partecipanti per l'inclusione nella meta-analisi (Figura 1). Abbiamo escluso 1 studio dalla meta-analisi perché forniva stime dei rischi di infezione solo a livello familiare, non a livello individuale (20).

Non abbiamo generato un effetto cumulativo complessivo della sola igiene delle mani o dell'igiene delle mani con o senza maschera facciale a causa dell'elevata eterogeneità nelle stime individuali (I2 87 e 82%, rispettivamente). L'effetto dell'igiene delle mani combinato con maschere facciali sull'influenza confermata in laboratorio non era statisticamente significativo (RR 0,91, IC 95% 0,73-1,13; I2 = 35%, p = 0,39). Alcuni studi hanno riportato di essere sottodimensionati a causa della dimensione limitata del campione e in alcuni studi è stata osservata una bassa aderenza agli interventi di igiene delle mani.

Abbiamo ulteriormente analizzato l'effetto dell'igiene delle mani impostando perché le vie di trasmissione potrebbero variare in diverse impostazioni. Abbiamo trovato 6 studi in ambienti domestici che esaminano l'effetto dell'igiene delle mani con o senza maschere facciali, ma l'effetto aggregato complessivo non era statisticamente significativo (RR 1,05, IC 95% 0,86-1,27; I2 = 57%, p = 0,65) (Appendice Figura 4) (11-15,17). I risultati di 2 studi in contesti scolastici erano diversi (Appendice Figura 5). Uno studio condotto negli Stati Uniti (16) non ha mostrato alcun effetto importante dell'igiene delle mani, mentre uno studio in Egitto (18) ha riportato che l'igiene delle mani ha ridotto il rischio di influenza di> 50%. Un'analisi aggregata di 2 studi in aule residenziali universitarie ha riportato un effetto protettivo marginalmente significativo di una combinazione di igiene delle mani e maschere facciali indossate da tutti i residenti (RR 0,48, IC 95% 0,21–1,08; I2 = 0%, p = 0,08) ( Appendice Figura 6) (9,10).

A sostegno dell'igiene delle mani come misura efficace, studi sperimentali hanno riportato che il virus dell'influenza potrebbe sopravvivere sulle mani umane per un breve periodo e potrebbe trasmettersi tra le mani e le superfici contaminate (2,21). Alcuni studi sul campo hanno riportato che l'RNA del virus dell'influenza A (H1N1) pdm09 e dell'influenza A (H3N2) e il virus dell'influenza vitale potrebbero essere rilevati nelle mani di persone con influenza confermata in laboratorio (22,23), supportando il potenziale di contatto diretto e indiretto trasmissione per svolgere un ruolo nella diffusione dell'influenza.

Altri studi sperimentali hanno anche dimostrato che l'igiene delle mani potrebbe ridurre o rimuovere il virus dell'influenza infettiva dalle mani umane (24,25). Tuttavia, i risultati della nostra meta-analisi sugli RCT non hanno fornito prove a sostegno di un effetto protettivo dell'igiene delle mani contro la trasmissione dell'influenza confermata in laboratorio. Uno studio ha riportato un effetto importante, ma in questa sperimentazione sull'igiene delle mani nelle scuole in Egitto, è stato necessario installare acqua corrente e introdurre sapone e materiale per asciugare le mani nelle scuole di intervento come parte del progetto (18).

Pertanto, l'impatto dell'igiene delle mani potrebbe anche essere un riflesso dell'introduzione di sapone e acqua corrente nelle scuole primarie in un contesto a basso reddito. Se si considerano tutte le prove degli RCT insieme, è utile notare che alcuni studi potrebbero aver sottostimato il vero effetto dell'igiene delle mani a causa della complessità dell'implementazione di questi studi di intervento.

L'igiene delle mani è anche efficace nella prevenzione di altre malattie infettive, comprese le malattie diarroiche e alcune malattie respiratorie (8,26). La necessità dell'igiene delle mani nella prevenzione delle malattie è ben riconosciuta dalla maggior parte delle comunità. L'igiene delle mani è stata accettata come misura di protezione personale in> 50% dei piani nazionali di preparazione per l'influenza pandemica (5).

La pratica dell'igiene delle mani viene comunemente eseguita con acqua e sapone, strofinacci per le mani a base di alcol o altri disinfettanti per le mani senz'acqua, tutti facilmente accessibili, disponibili, economici e ben accettati nella maggior parte delle comunità. Tuttavia, le limitazioni delle risorse in alcune aree sono una preoccupazione quando non sono disponibili acqua corrente pulita o prodotti per il lavaggio delle mani a base di alcol. Ci sono pochi effetti negativi dell'igiene delle mani ad eccezione dell'irritazione della pelle causata da alcuni prodotti per l'igiene delle mani (27).


Tuttavia, a causa di alcune pratiche sociali o religiose, i disinfettanti per le mani a base di alcol potrebbero non essere consentiti in alcuni luoghi (28). Il rispetto di una corretta pratica di igiene delle mani tende ad essere basso perché i comportamenti abituali sono difficili da cambiare (29). Pertanto, sono necessari programmi di promozione dell'igiene delle mani per sostenere e incoraggiare un'igiene delle mani adeguata ed efficace.

Etichetta respiratoria

L'etichetta respiratoria è definita come la copertura del naso e della bocca con un fazzoletto o una maschera (ma non una mano) quando si tossisce o si starnutisce, seguita da un corretto smaltimento dei tessuti usati e da una corretta igiene delle mani dopo il contatto con le secrezioni respiratorie (30).

Altre descrizioni di questa misura hanno incluso girare la testa e coprire la bocca quando si tossisce e si tossisce o si starnutisce in una manica o in un gomito, piuttosto che in una mano. Il motivo per non tossire nelle mani è prevenire la successiva contaminazione di altre superfici o oggetti (31). Abbiamo condotto una ricerca il 6 novembre 2018 e identificato la letteratura disponibile nei database dal 1946 al 5 novembre 2018. Non abbiamo identificato alcuna ricerca pubblicata sull'efficacia dell'etichetta respiratoria nel ridurre il rischio di influenza o influenza confermata in laboratorio.
Uno studio osservazionale ha riportato un tasso di incidenza simile di malattie respiratorie autoriferite (definite da> 1 sintomi: tosse, congestione, mal di gola, starnuti o problemi respiratori) tra i pellegrini statunitensi con o senza pratica dell'etichetta respiratoria durante l'Hajj (32). Gli autori non hanno specificato il tipo di etichetta respiratoria utilizzata dai partecipanti allo studio.

Uno studio di laboratorio ha riportato che l'etichetta respiratoria comune, compresa la copertura della bocca con mani, tessuti o manica / braccio, era abbastanza inefficace nel bloccare il rilascio e la dispersione di goccioline nell'ambiente circostante sulla base della misurazione delle goccioline emesse con un sistema di diffrazione laser (31).

L'etichetta respiratoria è spesso indicata come misura preventiva per le infezioni respiratorie. Tuttavia, mancano prove scientifiche a sostegno di questa misura. Se l'etichetta respiratoria sia un intervento non farmaceutico efficace nella prevenzione della trasmissione del virus dell'influenza rimane discutibile e degno di ulteriori ricerche.

Nella nostra revisione sistematica, abbiamo identificato 10 RCT che riportavano stime dell'efficacia delle maschere facciali nel ridurre le infezioni da virus influenzali confermate in laboratorio nella comunità dalla letteratura pubblicata nel periodo 1946-27 luglio 2018.

Nell'analisi aggregata, non abbiamo riscontrato una riduzione significativa nel trasmissione dell'influenza con l'uso di maschere facciali (RR 0,78, 95% CI 0,51-1,20; I2 = 30%, p = 0,25) (Figura 2). Uno studio ha valutato l'uso di maschere tra i pellegrini provenienti dall'Australia durante il pellegrinaggio Hajj e non ha riportato differenze significative nel rischio di infezione da virus influenzale confermata in laboratorio nel gruppo di controllo o maschera (33).


Due studi in ambienti universitari hanno valutato l'efficacia delle maschere per la protezione primaria monitorando l'incidenza dell'influenza confermata in laboratorio tra i residenti delle sale studentesche per 5 mesi (9,10). La riduzione complessiva dei casi di ILI o di influenza confermati in laboratorio nel gruppo con maschera facciale non è stata significativa in nessuno degli studi (9,10).

I disegni degli studi nei 7 studi sulla famiglia erano leggermente diversi: 1 studio ha fornito maschere per il viso e respiratori P2 solo per i contatti domestici (34), un altro studio ha valutato l'uso delle maschere per il viso solo come controllo della sorgente per le persone infette (35) e gli studi rimanenti hanno fornito maschere per le persone infette e per i loro stretti contatti (11-13,15,17).

Nessuno degli studi sulle famiglie ha riportato una riduzione significativa delle infezioni da virus influenzali secondarie confermate in laboratorio nel gruppo con maschera facciale (11-13,15,17,34,35). La maggior parte degli studi era sottodimensionata a causa della dimensione limitata del campione e alcuni studi hanno anche riportato un'aderenza non ottimale nel gruppo con maschera facciale.

Le maschere mediche usa e getta (note anche come maschere chirurgiche) sono dispositivi larghi che sono stati progettati per essere indossati dal personale medico per proteggere la contaminazione accidentale delle ferite del paziente e per proteggere chi lo indossa da schizzi o spruzzi di fluidi corporei (36).

Esistono prove limitate della loro efficacia nel prevenire la trasmissione del virus dell'influenza sia quando indossati dalla persona infetta per il controllo della fonte, sia quando indossati da persone non infette per ridurre l'esposizione. La nostra revisione sistematica non ha rilevato alcun effetto significativo delle maschere facciali sulla trasmissione dell'influenza confermata in laboratorio.

Non abbiamo considerato l'uso di respiratori nella comunità. I respiratori sono maschere aderenti che possono proteggere chi lo indossa dalle particelle fini (37) e dovrebbero fornire una migliore protezione contro l'esposizione al virus dell'influenza se indossati correttamente a causa della maggiore efficienza di filtrazione.

Tuttavia, i respiratori, come le maschere N95 e P2, funzionano meglio quando vengono sottoposti a test di idoneità e queste maschere saranno in quantità limitata durante la prossima pandemia. Questi dispositivi specialistici dovrebbero essere riservati per l'uso in strutture sanitarie o in sottopopolazioni speciali come le persone immunocompromesse nella comunità, i primi soccorritori e coloro che svolgono altre funzioni comunitarie critiche, se le forniture lo consentono.

In ambienti a basso reddito, è più probabile che vengano utilizzate maschere in tessuto riutilizzabili piuttosto che maschere mediche usa e getta a causa del costo e della disponibilità (38). Ci sono ancora poche incertezze nella pratica dell'uso della maschera facciale, come chi dovrebbe indossare la maschera e per quanto tempo dovrebbe essere utilizzata. In teoria, la trasmissione dovrebbe essere ridotta al massimo se sia i membri infetti che gli altri contatti indossano maschere, ma la compliance nei contatti stretti non infetti potrebbe essere un problema (12,34).

L'uso corretto delle maschere per il viso è essenziale perché un uso improprio potrebbe aumentare il rischio di trasmissione (39). Pertanto, è necessaria anche un'istruzione sull'uso corretto e sullo smaltimento delle maschere facciali usate, compresa l'igiene delle mani.

Figura 2. Meta-analisi dei rapporti di rischio per l'effetto dell'uso della maschera facciale con o senza una migliore igiene delle mani sull'influenza confermata in laboratorio da 10 studi randomizzati controllati con> 6.500 partecipanti. A) Maschera viso ...
Misure ambientali

Pulizia di superfici e oggetti
Per il periodo di ricerca dal 1946 al 14 ottobre 2018, abbiamo identificato 2 RCT e 1 studio osservazionale sulle misure di pulizia di superfici e oggetti da includere nella nostra revisione sistematica (40-42). Un RCT condotto in asili nido ha scoperto che la pulizia e la disinfezione bisettimanale di giocattoli e biancheria riduceva il rilevamento di più virus, tra cui adenovirus, rinovirus e virus respiratorio sinciziale nell'ambiente, ma questo intervento non è stato significativo nel ridurre il rilevamento del virus dell'influenza, e non ha avuto alcun effetto protettivo importante sulle malattie respiratorie acute (41).
Un altro RCT ha rilevato che l'igiene delle mani con disinfettante per le mani insieme alla disinfezione delle superfici riduceva l'assenteismo correlato a malattie gastrointestinali nelle scuole elementari, ma non c'era una riduzione significativa dell'assenteismo correlato a malattie respiratorie (42). Uno studio trasversale ha rilevato che il contatto passivo con la candeggina era associato a un forte aumento dell'influenza auto-segnalata (40).

Dato che il virus dell'influenza può sopravvivere su alcune superfici per periodi prolungati (43) e che le procedure di pulizia o disinfezione possono ridurre o inattivare efficacemente il virus dell'influenza da superfici e oggetti negli studi sperimentali (44), esiste una base teorica per ritenere che la pulizia ambientale potrebbe ridurre la trasmissione dell'influenza. Come illustrazione di questa proposta, uno studio di modellazione ha stimato che la pulizia di superfici ampiamente toccate potrebbe ridurre l'infezione da influenza A del 2% (45). Tuttavia, la maggior parte degli studi sul virus dell'influenza nell'ambiente si basa sul rilevamento dell'RNA del virus mediante PCR e pochi studi hanno riportato il rilevamento di virus vitali.


Sebbene non abbiamo trovato prove che la pulizia della superficie e degli oggetti possa ridurre la trasmissione dell'influenza, questa misura ha un impatto consolidato sulla prevenzione di altre malattie infettive (42). Dovrebbe essere possibile attuare questa misura nella maggior parte dei contesti, in base alla disponibilità di acqua e prodotti per la pulizia. Sebbene l'irritazione causata dai prodotti per la pulizia sia limitata, la sicurezza rimane una preoccupazione perché alcuni prodotti per la pulizia possono essere tossici o causare allergie (40).

Discussione

In questa revisione, non abbiamo trovato prove a sostegno di un effetto protettivo delle misure di protezione personale o delle misure ambientali nel ridurre la trasmissione dell'influenza.

Sebbene queste misure abbiano un supporto meccanicistico basato sulla nostra conoscenza di come l'influenza viene trasmessa da persona a persona, studi randomizzati di igiene delle mani e maschere facciali non hanno dimostrato protezione contro l'influenza confermata in laboratorio, con 1 eccezione (18). Abbiamo identificato solo 2 RCT sulla pulizia ambientale e nessun RCT sull'etichetta della tosse.

L'igiene delle mani è un intervento ampiamente utilizzato e ha dimostrato di ridurre efficacemente la trasmissione di infezioni gastrointestinali e respiratorie (26). Tuttavia, nella nostra revisione sistematica, l'aggiornamento dei risultati di Wong et al. (8), non abbiamo trovato prove di un effetto importante dell'igiene delle mani sulla trasmissione del virus influenzale confermata in laboratorio (Figura 1). Tuttavia, l'igiene delle mani potrebbe essere inclusa nei piani di pandemia influenzale come parte dell'igiene generale e della prevenzione delle infezioni.

Non abbiamo trovato prove che le maschere facciali di tipo chirurgico siano efficaci nel ridurre la trasmissione dell'influenza confermata in laboratorio, sia quando indossate da persone infette (controllo alla fonte) o da persone nella comunità in generale per ridurre la loro suscettibilità (Figura 2).

Tuttavia, come per l'igiene delle mani, le maschere per il viso potrebbero essere in grado di ridurre la trasmissione di altre infezioni e quindi avere valore in una pandemia influenzale quando le risorse sanitarie sono a corto di risorse.

È essenziale notare che i meccanismi di trasmissione da persona a persona nella comunità non sono stati completamente determinati. Resta la controversia sul ruolo della trasmissione attraverso aerosol di particelle fini (3,46). La trasmissione per contatto indiretto richiede il trasferimento del virus vitale dalla mucosa respiratoria alle mani e ad altre superfici, la sopravvivenza su quelle superfici e l'inoculazione riuscita nella mucosa respiratoria di un'altra persona.

Tutti questi componenti del percorso di trasmissione non sono stati studiati ampiamente. Anche l'impatto di fattori ambientali, come la temperatura e l'umidità, sulla trasmissione dell'influenza è incerto (47). Queste incertezze sulle modalità e sui meccanismi di trasmissione di base ostacolano l'ottimizzazione delle misure di controllo.

In questa recensione, ci siamo concentrati su 3 misure di protezione personale e 1 misura ambientale. Altre potenziali misure ambientali includono l'umidificazione in ambienti asciutti (48), l'aumento della ventilazione (49) e l'uso della luce UV nella stanza superiore (50), ma ci sono prove limitate a sostegno di queste misure.

Ulteriori indagini sull'efficacia dell'etichetta respiratoria e della pulizia delle superfici attraverso la conduzione di RCT sarebbero utili per fornire prove di qualità superiore; sarebbe utile anche la valutazione dell'efficacia di queste misure rivolte a gruppi di popolazione specifici, come le persone immunocompromesse (Tabella 2). Le future valutazioni del rapporto costo-efficacia potrebbero fornire un maggiore sostegno per il potenziale utilizzo di queste misure.

Ulteriori ricerche sulle modalità di trasmissione e interventi alternativi per ridurre la trasmissione dell'influenza sarebbero utili per migliorare la preparazione alla pandemia. Infine, sebbene la nostra revisione si concentri sulle misure non farmaceutiche da adottare durante le pandemie influenzali, i risultati potrebbero applicarsi anche a gravi epidemie di influenza stagionale.

Le prove da RCT sull'igiene delle mani o sulle maschere per il viso non hanno supportato un effetto sostanziale sulla trasmissione dell'influenza confermata in laboratorio ed erano disponibili prove limitate su altre misure ambientali.   

Inoltre c'e' costantemente il nepotismo del ministro degli Esteri Luigi Di Maio non ha limiti e nessuno ha intenzione di fermarlo : ha deciso di assumere quale suo fotografo ufficiale Roberto Dia, da qualche settimana tra il personale di diretta collaborazione (anche se l'atto di conferimento dell'incarico risale al 4 maggio), accanto a consiglieri diplomatici, portavoce e segretaria particolare.

Nel 2016 l'iniziale «contatto»: Dia segue la campagna elettorale di Domenico Surdi, prima candidato pentastellato e poi eletto sindaco di Alcamo.

La grande occasione, sempre stando al cv, arriva qualche anno dopo con la nomina del primo governo Conte. È proprio Dia a collaborare ad alcuni «shooting» per i neoministri pentastellati, ritraendo Giulia Grillo, Danilo Toninelli, Alberto Bonisoli, Sergio Costa e Riccardo Fraccaro.

Un'ottima esperienza, tanto che oggi lo ritroviamo al ministero degli Esteri. Ed è lo stesso staff di Luigi Di Maio che, interpellato da Panorama, conferma il ruolo di Dia quale fotografo ufficiale del ministro, «ruolo che è organicamente assente alla Farnesina in virtù di una partnership che il dicastero condivide con l'agenzia Ansa per l'ausilio, occasionale, dei fotografi dell'agenzia.

Si è ritenuto pertanto opportuno assumere nella segreteria particolare del ministro un fotografo professionale che desse disponibilità completa in occasione degli eventi istituzionali a cui il ministro partecipa quotidianamente». [] Un'esperienza che segnerà di sicuro il giovane artista, considerando la sua passione per le arti visive che l'ha portato sin dal 2007, anche come grafico pubblicitario, a lavorare nell'agenzia pubblicitaria del fratello (con cui, peraltro, oggi condivide il numero civico dell'ufficio).
Parliamo di Giuseppe Dia. Un nome che, ovviamente, ai più non dirà nulla, ma non a Palazzo Chigi dove invece è piuttosto conosciuto. Anche il fratello maggiore di Roberto, infatti, gode di una collaborazione ad hoc. Direttamente con Giuseppe Conte.
Il ruolo? «Esperto» dell'Ufficio stampa e del portavoce del presidente Rocco Casalino. Per un compenso di 40.000 euro lordi. Avranno di che confrontarsi i due fratelli siciliani, non c'è che dire. Anche perché le casualità (se così si vogliono chiamare) non finiscono qui. Nonostante il sito della Dia communication (la società di comunicazione diretta dal Dia maggiore e in cui lavora anche il Dia minore) sia ora offline per un restyling, fino a pochi giorni fa nel portfolio spiccavano interessanti lavori.

Uno su tutti? La campagna di comunicazione per la prevenzione dal contagio di coronavirus proprio per Palazzo Chigi e il ministero della Salute. Stesso discorso per la grafica e il logo «For Lybia to Lybia» pensati e ideati sempre per la presidenza del Consiglio e riguardanti l'incontro che si tenne a novembre 2018 a Palermo tra Conte, Khalifa Haftar e Fayez al-Sarraj per la stabilizzazione del Paese nordafricano.Anche in questo caso, però, non c'è da sorprendersi.

Il rapporto dura da anni: la Dia communication ha curato il look grafico del Movimento non solo in Parlamento, ma anche in tanti eventi fuori dal palazzo. Ultimo: la kermesse «Italia 5 Stelle» che si è tenuta a Napoli nell'ottobre 2019. Ma anche l'evento di presentazione dell'ipotetica squadra di governo di Di Maio prima delle elezioni politiche del 2018 (tra gli altri sedeva anche un allora sconosciuto Giuseppe Conte, indicato dal leader pentastellato quale ministro per «la pubblica amministrazione, la deburocratizzazione e la meritocrazia») fu «architettata» tra gli altri dalla Dia communication.In un periodo sempre più social, d'altronde, è meglio affidarsi a chi riesce a costruire il giusto storytelling.

Che sia per un ministro, un governo o un matrimonio. Negli ultimi anni, in effetti, le collaborazioni istituzionali pensate e predisposte per il mondo video e social non sono poche. Se restiamo a Palazzo Chigi, per esempio, accanto all'art director di fiducia del Movimento e di Conte, troviamo anche Dario Adamo, fedelissimo «responsabile editoriale del sito web e social media» con uno stipendio che supera i 100.000 euro.

Curiosa anche la collaborazione del videomaker ad hoc Filippo Attili (da 40 mila euro), che oggi registra, inquadra e fotografa Conte, mentre ieri faceva lo stesso con Matteo Renzi. Eppure una volta Attili non godeva della benevolenza dei Cinque stelle: nella scorsa legislatura fu oggetto di ben due interrogazioni parlamentari (firmate tra gli altri da Di Maio, da Roberto Fico e da chi oggi è o ministro o sottosegretario) per chiedere i motivi per cui «un ex appartenente alla polizia di Stato (proprio come Attili, ndr) accompagni il presidente, con funzioni di foto-cameraman, venendo distratto dai propri compiti istituzionali».

Anche i disastri economici e sociali di Monti hanno un riconoscimento da altri dissipatori di sviluppo : Una sovra struttura come l'Europa unita in vitro all'Organizzazione mondiale per sanità (sezione Ue) non poteva che produrre la commissione paneuropea per la salute e lo sviluppo sostenibile. Già il nome suggerisce la dovuta diffidenza, vista l'impronta di natura sovietica. Che oggi si nasconde sempre dietro due termini chiave: resilienza e sostenibilità le chiavi di volta del comunismo 4.0. L'obiettivo del comitato è infatti quello di rivedere le priorità di spesa dopo l'esperienza del Covid.

«Dopo l'analisi di come i diversi Paesi hanno risposto alla pandemia, la commissione», spiegano dall'ufficio europeo dell'Oms, «formulerà raccomandazioni sugli investimenti e le riforme per migliorare la resilienza dei sistemi sanitari e di assistenza sociale nei 53 Stati membri della regione europea dell'Oms», conclude Hans Henri Kluge, direttore generale Oms Europa. l lavori inizieranno il 26 agosto e il risultato di tale mega studio non sarà pronto prima di settembre del prossimo anno.

Quando, stando alle promesse dei leader Ue, gli assegni del Recovery fund dovrebbero essere già spesi. Per carità l'Oms ha i suoi tempi e di solito sono sempre sfasati rispetto alla realtà. Potremmo ancora pensare che lo studio possa aiutare i Paesi membri dal 2022 al 2027, anno in cui terminerà l'ombrello del Recovery fund. Il condizionale è d'obbligo perché a smontare anche le ultime speranze è il nome del presidente designato all'unanimità.

Si tratta del bocconiano Mario Monti. Stimatissimo dalla gente stimata, dai suo studenti, dai salotti che si auto alimentano, da Bruxelles, da Giorgio Napolitano (almeno fino al disastro dell'avergli disobbedito al fine di fondare un partito) e stimato soprattutto da chi ama i lunghi discorsi. nella realtà però Monti è una garanzia di fallimento. E non solo politico. Basti pensare ai cavalli di battaglia adottati dopo essere stato nominato senatore a vita e quindi incaricato premier a novembre del 2011.

Il docente della Bocconi ha capito che il nostro Paese aveva bisogno di uno choc per rilanciarsi. Così ha inventato la tassa sul lusso e ha pensato bene, primo tra i colleghi Ue, di introdurre la Tobin tax. Cominciamo da quest' ultima. In pratica, si tratta di un prelievo dello 0,1% sulle transazioni di azioni, derivati o negoziazioni ad alta frequenza. Le operazioni gestite da algoritmi che fanno capo a grandi banche d'affari e trader specializzati. La Svezia la adottò nel 1984 per un mero senso di masochismo politico. Tre anni dopo fece marcia indietro: gettito irrilevante ma danni consistenti sui flussi in Borsa. Monti invece, convinto di fare meglio, adottò qualche modifica e via.

Stimò un gettito di 1,2 miliardi all'anno. Dal 2013 al 2016 gli incassi non superarono in tutto il miliardo e mezzo. In compenso, le operazioni soggette all'imposta sono calate solo il primo anno del 30%. Chi ha potuto ha cambiato sede alla società e traslocato in altro Paese Ue. Infine, nel 2017 la Consob boccia l'intero schema. Non solo consente introiti fiscali minimi, ma impone costi di calcolo e di riscossione troppo elevati. Eppure, giornali e politica hanno preferito rimuovere il flop e continuare a considerare Monti una entità geniale. Alla nautica, l'aeronautica e le auto di lusso ha fatto ancor di peggio. Il professore ha introdotto l'imposta che tutti i giornali battezzarono sul lusso.

Alla base la classica idea cattocomunista di penalizzare all'inverosimile chi è ricco e può spendere. Risultato, il primo anno Monti incassò circa 200 milioni di euro tassando le imbarcazioni sopra una certa dimensione. L'anno dopo il fatturato del comparto è crollato di 2 miliardi circa, tornando ai livelli del 2001. Omettiamo i danni inflitti al mondo dell'aviazione leggera che non si è più ripreso. I grandi jet, invece, non furono mai nemmeno toccati.

Ovviamente battevano già bandiera svizzera o di altri fiscalità agevolate. Insomma, Monti uscendo dal suo laboratorio e sedendo a Palazzo Chigi aveva dimenticato un dettaglio. I capitali come gli aerei volano. E vanno dove stanno meglio. Con queste premesse, è difficile immaginare che il suo nuovo incarico di presidente alla commissione speciale dell'Oms possa fruttare qualcosa di buono. Tanto più che il tema sanitario è ancor più delicato. O meglio è quello più delicato quando si affronta il curriculum dell'uomo con il loden. A novembre del 2012, l'allora premier intervenne in video conferenza alla presentazione del centro per le biotecnologie della Fondazione Rimed di Palermo.

«La sostenibilità del servizio sanitario nazionale, nel prossimo futuro, potrebbe non essere garantita», disse, facendo prendere un colpo a tutti. Il ministro Piero Giarda all'epoca addetto alla spending review cercò dopo di mettere una toppa. Spiegando che il welfare andava rivisto e migliorato. In realtà, la legge finanziaria del governo Monti, approvata a dicembre del 2012, mise in piedi tagli che tra il 2013 e il 2015 valsero la bellezza di 8 miliardi, ricadendo sugli esecutivi successivi. Ora, a casa nostra rinnovare e smantellare sono due cose diverse.
Di certo, la sanità italiana grazie a Monti non è migliorata o si è rinnovata. Resta invece in piedi il concetto dello smantellamento. E che adesso Monti vada a presiedere una commissione che spieghi all'Italia come spendere i soldi per fare in modo che il Paese e il suo sistema sanitario siano in grado di affrontare una pandemia rischia di essere una presa in giro. A consolarci il solo fatto che nessuno, nemmeno i vertici di Bruxelles, si aspettano risultati concreti dai Monti boys. Così passerà un anno, attenderemo di capire quanto l'Ue ci permetterà di indebitarci con il Recovery fund e poi leggeremo il lunghissimo report della commissione e del suo presidente che continuerà a essere stimatissimo.

Le prospettive politiche americane sono negative per cui ci sarebbe spazio internazionale per l'EUROPA ma nessuno nota che la dichiarazione di "Intelligente, tosta e pronta per essere leader". di Joe Biden per Kamala Harris, la senatrice democratica scelta per la vice presidenza, sono state fatte dalla sua casa nel Delaware , paradiso fiscale americano.

E a chi non paga le tasse i suoi sostenitori hanno subito donato milioni di dollari, felici di tutto quello che fa.

Come succede in Italia : il cosiddetto bonus per le partite Iva in difficoltà, costato allo Stato 7,7 miliardi, è stato erogato in base a norme che non pongono limiti di ricchezza o di perdita di fatturato. In quindici mesi di erogazione del reddito di cittadinanza sono venute alla luce storie incredibili: a maggio 2020 si è scoperto che in un anno erano stati rintracciati 101 affiliati alla Ndrangheta con il sussidio. A Lanciano (Chieti) è stato scoperto un percettore del sussidio che possedeva 40 immobili.

Cosi finiranno tutti i soldi che arriveranno all'Italia ?

Infatti come dimostra https://youtu.be/Y8D_3IgEgZc

Conte ha offerto una interpretazione originale: niente mega-ponte, meglio un tunnel. «Da costruire - ha detto il premier con fare sornione- solo dopo che potremo toccare con mano la linea ferroviaria ad Alta Velocità che arriverà a Reggio Calabria».

Porta la firma di un ingegnere ferroviario, Giovanni Saccà, presidente di una commissione dell'Ordine degli Ingegneri della Lombardia. Il tunnel sottomarino sarebbe fruibile sia dalle auto che dai treni e sarebbe lungo circa 3,5 km (ma la parte ferroviaria che ha pendenze particolari sarebbe scavata sottoterra per 34 km sia in Sicilia che in Calabria).

La pendenza attualmente prevista da nord a sud e' in entrata del 50% ed in uscita del 40% impossibili per una rete ferroviaria:

La galleria verrebbe costruita a una profondità media di 150 metri. L'ingegner Saccà, che ha pronte anche varianti su pendenze diverse, parla di un costo inferiore ai due miliardi di euro.

tunnel sullo stretto di messina2 tunnel sullo stretto di messina2

L'apertura del dossier sul mega-tunnel si inserisce poi nel quadro dell'imminente iniezione di fondi europei nell'economia italiana. Si tratterà di circa 200 miliardi, gran parte dei quali destinati a finanziare il recupero del ritardo del Mezzogiorno sul fronte delle infrastrutture.

(…) Il Ministero dei Trasporti ha avviato l'analisi tecnica della proposta, ma il quasi-annuncio di Conte ha innescato la polemica politica. Il capogruppo di Italia Viva, Davide Faraone, fa a pezzi il progetto: «Dobbiamo far uscire dal tunnel il Sud e non infilarcelo per sempre, mi pare folle l'idea del premier».

Se la ministra De Micheli procede con cautela («quella è un'area sismica, un'area vulcanica»), il capo delegazione del Pd Dario Franceschini spinge per portare l'alta velocità fino in Sicilia e per lui ponte o tunnel pari sono, o quasi.

«Il tunnel sotto lo Stretto? Pensi che il primo progetto risale addirittura la 1870» spiega, l'ingegnere Giovanni Saccà che già tre anni fa ha presentato al Mit la sua proposta per unire Reggio con Messina. Meglio il tunnel di un ponte sospeso a campata unica di 3,3 chilometri di lunghezza, il doppio di quello sul Bosforo, che per sua natura richiederebbe anni di studi per mettersi al riparo dal rischio sismico sostiene l'esperto, che ipotizza di tenere separate strada e ferrovia e di modificare lievemente il tracciato rispetto a quello previsto per il ponte, spostando il tutto un poco più a Sud nell'area reggina di Pentimele vicino al porto per ottimizzare i collegamenti.

In campo ferroviario, ad esempio, in questo modo si potrebbero utilizzare stazioni già esistenti, Europa o Gazzi sul fronte messinese e Gallico nel reggino, come stazioni di alta velocità.

I costi sarebbero analoghi a quelli previsti per realizzare il ponte (3,9 miliardi all'epoca della gara vinta da Eurolink, almeno 8,5 ai prezzi di oggi) ed i tempi di realizzazione molto più brevi. Con in più il vantaggio di limitare notevolmente la mole degli espropri.

Il tunnel verrebbe costruito ad una profondità non inferiore ai 170 metri sotto il fondale del mare e per consentire il transito automobilistico oltre al tunnel sarebbe sufficiente realizzare due rampe di 4 km più altri 16 km di raccordi autostradali.

La galleria ferroviaria, invece, potrebbe arrivare a circa 290 metri di profondità al centro dello Stretto per risalire in direzione Reggio Calabria, raccordandosi alla ferrovia già esistente e grazie agli ampi raggi di curvatura sarebbe possibile ottenere una velocità di tracciato di 200 km all'ora in modo da mantenere tempi competitivi rispetto al vecchio progetto.

Quanto al problema dei terremoti lo studio dell'ing. Saccà spiega che basterebbero i cosiddetti «rivestimenti doppi», già testati n zone sismiche attive e progettati per resistere a scosse di intensità pari a quelle che si potrebbero verificare nell'area dello Stretto, per ovviare al problema.

Al governo Saccà ha presentato la sua idea nel 2017 nel corso di un convegno internazionale sul trasporto locale tra le città metropolitane di Messina e Reggio Calabria. E da allora è agli atti del Mit. «Sono tanti i progetti in corso - spiega Saccà - solo noi per più di 50 anni ci siamo ostinati a voler fare un ponte.

Anche se nelle ultime settimane l'Olanda stenta a tenere sotto controllo i nuovi focolai. Nella prima settimana di agosto, secondo l'ultimo report diramato dalle autorità sanitarie, vi sono stati 2.588 nuovi contagi, ben 1.259 in più rispetto a sette giorni prima quando le infezioni erano state 1.329. "Al momento - si leggeva nello studio - vi sono 242 cluster attivi nel paese e il maggior numero di contagi si riscontra nelle regioni di Rotterdam-Rijnmond, Amsterdam, Brabante occidentale e dell'Aja".

Le amministrazione di Amsterdam e Rotterdam ha immediatamente imposto la mascherina nei luoghi affollati, ma a preoccupare il governo è soprattutto la pressione che potrebbe tornare a crearsi sulle terapie intensive degli ospedali. Per trovare una soluzione a questa emergenza, come riferito dal quotidiano online Nu, il ministro della Salute ha incontrato nei giorni scorsi il suo omologo tedesco Jens Spahn. I due hanno stabilito che "la Germania coprirà tutti i costi dei pazienti coronaropatici dei Paesi Bassi (e di altri Stati membri dell'Unione europea, ndr) che sono stati trattati in Germania". Un'operazione che agli olandesi fa "risparmiare" circa 2,3 milioni di euro.

Va subito detto che non sarà solo Rutte a beneficiare della "solidarietà" della cancelliera Angela Merkel. Durante la pandemia, come ricostruito anche da De Telegraaf, Berlino si è fatta carico di pazienti dei Paesi più colpiti dal nuovo coronavirus. Anche italiani, certo. Dall'Olanda ne sono arrivati 58 pazienti, la maggior parte dei quali sono stati portati nel Nord Reno-Westfalia che si trova al confine con i Paesi Bassi. Per mesi li ha assistiti perché, come spiega la stampa locale, "le unità di terapia intensiva nei Paesi Bassi minacciavano di diventare sovraffollate".

Attualmente la Germania non sta più ospitando pazienti olandesi all'interno delle proprie terapie intensive. L'ultimo è, infatti, morto ai primi di giugno. Nei giorni scorsi, però, i due governi hanno deciso di tirare una riga sui costi di tutta questa operazione. Berlino non chiederà un solo euro all'Aja.

In Italia  un 26enne egiziano e' stato arrestato per essere entrato nel Duomo di Milano e aver tenuto in ostaggio, armato di coltello, per alcuni minuti una guardia giurata. E' stato identificato nelle indagini condotte dalla Digos e coordinate dal capo del pool antiterrorismo Alberto Nobili.

Risulta avere un regolare permesso di soggiorno emesso nel 2010 dalla Questura di Savona. Il nome che lui ha fornito agli investigatori, però, non è lo stesso che compare nel documento e quindi potrebbe essergli contestato anche il falso sulle generalità fornite. Ha un precedente per una tentata rapina impropria che ha commesso nel 2016 all'aeroporto di Malpensa. All'epoca il giovane viveva a Baranzate (Milano).

Se potesse il mio governo mi estradirebbe in Egitto per aver scritto quello che Lei legge sopra.

Infatti la stampa italiana non ha pubblicato : https://youtu.be/IzRGrDmUm_g      da:

( Home2020Agosto12BEIRUT: BASE MILITARE ITALIANA DEVASTATA DALL’ESPLOSIONE. Video shock sulla caserma del soldato ferito

BEIRUT: BASE MILITARE ITALIANA DEVASTATA DALL’ESPLOSIONE. Video shock sulla caserma del soldato ferito

Fabio Giuseppe Carlo Carisio 12 Agosto 2020 )

«E’ una situazione terribile. Ha distrutto tutto! Tutta la Base… Tutta, non c’è più la base: distrutta completamente! Distrutta completamente dalla A alla Z. Macchine tute distrutte» è il commento di chi ha girato il filmato rimbalzato tra sulle chat dove i vari uffici logistici della Joint Multimodal Operations Unit (Jmou di Beirut) appaiono sventrati con attrezzature logistiche e veicoli militari pesantemente danneggiate insieme a qualche container.

Mostra le sconcertanti immagini all’interno della base Shama dove è stato ferito ad un braccio il caporalmaggiore Roberto Caldarulo che si trovava in servizio con altri 11 militari al momento dell’esplosione: di tale potenza da devastare la base sebbene non vicina al porto. Non era grave ma era stato immediatamente trasferito in ospedale.

Nei pressi delle banchine devastate c’era anche una nave Task Force Unifil. A bordo c’era solo uno dei membri dell’equipaggio, il sessantanovenne Vincenzo Orlandini che all’improvviso è stato scaraventato ad alcuni metri di distanza. Era stato proprio il comandante generale Stefano Del Col ha comunicare subito sul profilo ufficiale della missione di Twitter il ferimento di alcuni soldati.

Con ossequio.

Marco BAVA

 

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TO.12.08.20

Signor Presidente della REPUBBLICA

Signora
Vicepresidente esecutiva del Consiglio Europeo
Margrethe

 

Ma qualcuno si sta chiedendo chi e come si ripagheranno i debiti ?

Gli esempi della Grecia, Argentina non Vi stanno  minimamente preoccupando ?

In attesa dei 209 miliardi di euro destinati a finanziare le riforme, cui si aggiungono i 28 miliardi del Safe, il Programma varato per sostenere i fondi nazionali per la disoccupazione, l'Italia si prepara ad incassare 6,5 miliardi di nuovi finanziamenti per affrontare l'emergenza economica causata dalla pandemia da Covid-19

E' questo l'impegno del Gruppo Banca europea per gli investimenti (Bei) nel periodo marzo-luglio, con una serie di operazioni già perfezionate nei in vari settori. A cominciare dalla Sanità, alla quale saranno indirizzati 2 miliardi. Una prima tranche di un miliardo è stata firmata lo scorso 30 luglio. La liquidità sarà indirizzata attraverso il Mef, con il ministero della Salute parte attiva nella realizzazione del progetto.

Al Commissario Straordinario del governo l'incarico di dare attuazione ai piani regionali. Il finanziamento coprirà quasi i due terzi dei 3,25 miliardi di investimenti previsti dal Decreto rilancio del Governo italiano (convertito nella legge 77/2020) a sostegno del settore sanitario.

Nel dettaglio, il prestito della Bei finanzierà progetti per il rafforzamento della rete ospedaliera: 3.500 nuovi posti letto per la terapia intensiva, 4.225 in semi-intensiva e quattro strutture mobili per 300 posti di terapia intensiva, ristrutturazione di 651 pronto soccorso, forniture mediche e attrezzature sanitarie, mezzi di trasporto sanitari, personale sanitario aggiuntivo (anche temporaneo) per 9.600 unità, assistenza domiciliare e sistemi digitali per il monitoraggio da remoto.

Per importo, si tratta di uno tra i maggiori prestiti finora concessi con una singola operazione nella storia della Bei nell'intera Unione europea. La durata del finanziamento è di 15 anni.o

Ma non e' detto che servano in quanto la rete ospedaliera sino al covid ha funzionato , ora non funziona piu' proprio per poter dimostrare che servono soldi che saranno dilapidati sotto la regia di Dalema .

Nel dossier figurano anche finanziamenti per Pmi (fino a 250 addetti) e Midcap (tra 250 e 3 mila). Le nuove risorse possono finanziare il cosiddetto capitale circolante, cioè le esigenze di liquidità determinate dalla pesante crisi in corso legate all'attività tipica dell'impresa, e non solo gli investimenti pluriennali. Nelle scorse settimane sono stati sottoscritti accordi con un gruppo di sei banche italiane per totali 1,8 miliardi, con durate medie di cinque anni. Destinatari dei nuovi finanziamenti saranno circa 7.500 Pmi e Midcap. La Bei, tra l'altro, ha finanziato con 1,5 miliardi la Piattaforma imprese di Cassa Depositi e imprese dedicata a Pmi e Midcap attraverso la collaborazione con il settore bancario.

Tutti soldi che verranno probabilmente bruciati per il nulla, invece che nel 5G dove solo oggi si inizia  a trattare la sicurezza che si compone  dal “Perimetro di sicurezza nazionale cibernetica”, ovvero il sistema di controlli basato sui Cvcn (Centri di valutazione e certificazione nazionale) introdotto lo scorso autunno dal “Decreto cyber”, uno dei primi atti del governo Conte-bis.

La costruzione sconta qualche ritardo (il bando per la selezione di 70 ingegneri per i Cvcn è stato iscritto in Gazzetta solo una settimana fa), ma ha ricevuto l’applauso del Nis Cooperation Group dell’Ue e vede il Dis (Dipartimento per le informazioni e la sicurezza) in prima linea per chiudere al più presto.

Dei cinque regolamenti attuativi, il primo Dpcm ha terminato il suo iter in Parlamento, un Dpr è stato presentato allo scorso Cdm e il prossimo Dpcm sarà sottoposto entro metà settembre al Cisr (Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica). Sono questi i tre atti regolamentari chiave, cui si aggiungeranno gli ultimi due Dpcm di contorno.

Per cui da oggi  le nuove prescrizioni per gli operatori italiani sulla fornitura della rete 5G da parte di aziende extra-Ue. Un documento che rende assai più oneroso lavorare con aziende come Huawei, introducendo obblighi come la consegna del codice sorgente e nuovi controlli su base settimanale. Ha un’unica, piccola falla, anzi due.

La prima: quel documento, confida un avvocato esperto del dossier, “è molto border line per il rispetto del diritto alla concorrenza”. In poche parole: c’è chi potrebbe portarlo in tribunale. La seconda: per il momento, l’onere dei controlli è in capo agli stessi operatori (Tim, Windtre, Vodafone, etc). Solo una volta costituiti i Cvcn del Perimetro, quei controlli passeranno nelle mani degli ingegneri e dei tecnici dello Stato. Ecco perché accelerare sul perimetro è quantomai urgente per fare una scelta di investimento dalla fibra in edificio alla rete 5G che permette prestazioni 10 volte più potenti della banda larga e consumi energetici 10 volte inferiori.

Ma la non conoscenza del 5G e' talmente alta e diffusa in Telecom Italia che e' difficile parlarne a chi ha i suoi lauti bonus collegati alla vecchia e superata banda larga.

E dal 2000 con Colaninno che gli interessi privati prevalgono su quelli del Paese, a cui e' mancata una rete telefonica sicura ed adeguata che ora con il 5G si puo' adeguare alle finalmente alle esigenze di sviluppo e sicurezza. A voi scegliere se farlo subito o mai , spostando gli investimenti del RF sulla rete 5G nazionale invece che farli spartire tra mafia ed 'a ndrangheta, come e' avvenuto finora con il progetto del ponte di Messina, ed ora secondo Salvini e Conte con un tunnel impossibile per i treni,che la ministra dei trasporti yes-pd non sta vedendo.

Il Paese non può aspettare 5 anni per il 5G specialmente se nel frattempo continuano ad arrivare immigrati sieropositivi che scappano.

Con ossequio.

Marco BAVA

 

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TO.11.08.20

Signor Presidente della REPUBBLICA

Signora
Vicepresidente esecutiva del Consiglio Europeo
Margrethe

 

Stefano Baldolini per www.huffingtonpost.it

 

Conte che non segue i consigli del comitato tecnico scientifico sulla necessità di un lockdown solo parziale e chiude tutto il Paese. Conte che non segue i consigli del comitato tecnico scientifico sulla urgenza di una zona rossa ad Alzano e Nembro, tergiversa e e poi decide da solo, come ribadito più volte in diverse interviste.

 

verbale del comitato tecnico scientifico sulla zona rossa ad alzano e nembro verbale del comitato tecnico scientifico sulla zona rossa ad alzano e nembro

A proposito della mancata misura, agli inizi di marzo, dei due comuni della Val Seriana colpiti dal Covid, la linea del premier è emersa con nettezza dopo la deposizione ai magistrati di Bergamo nell’ambito dell’inchiesta dove l’ipotesi di reato è epidemia colposa. “Ho deciso io dopo un’attenta valutazione ispirandomi al principio di massima precauzione”, avrebbe dichiarato ai pm, a cui avrebbe però anche detto di non aver mai ricevuto alcun verbale dal Cts.

Nei giorni della discussa proroga dello stato di emergenza diversi “osservatori qualificati” - ne scriveva Stefano Folli su la Repubblica - “hanno espresso tutta la loro inquietudine”. Sul Corriere della Sera il costituzionalista Sabino Cassese osservava che è buona norma “non abusare dell’emergenza” per evitare “l’accentramento di tutte le decisioni a Palazzo Chigi”. Dopo non poche tensioni politiche la discussione è stata almeno portata in Parlamento e il periodo di emergenza ridotto, dall’annunciato 31 dicembre, a metà ottobre.

Nei mesi del lockdown oltre a espressioni relativamente nuove come ‘distanziamento sociale’ o ‘dispositivi di protezione individuale’, il Paese ha iniziato a familiarizzare con strumenti normativi d’eccezione come i celebri Dpcm, decreti della presidenza del consiglio, con cui di volta in volta si stabilivano limiti e possibilità della vita quotidiana assediata dalla pandemia.

In quest’inizio di agosto che vede l’indice di contagio risalire sopra il pericoloso 1 in dodici regioni, la novità è la desecretazione dei cosiddetti verbali del Comitato tecnico scientifico che stanno certificando una pericolosa discrasia, anche in vista di una situazione analoga nella paventata seconda ondata di autunno, tra tecnici e politici, e nello specifico tra l’organo tecnico che il premier aveva allestito per essere ben consigliato in un contesto decisamente irrituale e drammatico e il premier stesso.

“Ho deciso io”, ha rivendicato il premier, che diviene oggetto di attacchi proprio da quella parte politica il cui leader, esattamente un anno fa, dalle piste di una discoteca romagnola chiedeva “pieni poteri”. Il paradosso o la nemesi del Papeete sta emergendo, in quest’anno lungo e difficile, i pieni poteri potrebbe averli usati Conte.

E questo nonostante  sono mesi che Vi avviso che L'imperatore del dpcm sta perdendo il controllo e lo sta facendo perdere al PAESE, SOTTO LA VS ESCLUSIVA RESPONSABILITA', VISTO CHE PUR POTENDO FERMARE I SUOI strumenti di potere, i  dcpm , non lo fate.

Volete con continuino visto che c'è un verbale ancora segreto stilato dal Comitato tecnico scientifico il 10 marzo scorso che approva la scelta del governo di decretare la chiusura totale dell'Italia per la pandemia da coronavirus. Contiene la relazione dell'Istituto superiore di sanità che dà conto dell'esplosione del numero dei contagi. Adesso dovrà essere palazzo Chigi a decidere se eliminare il vincolo di riservatezza e trasmetterlo al Copasir.

È stata infatti avviata una verifica per accertare che cosa accadde in quella settimana che cambiò l'Italia. Prima la scelta di creare «zone rosse» a Codogno, in 11 Comuni del lodigiano e a Vo' Euganeo, escludendo invece Alzano Lombardo e Nembro. Poi quella di mandare in lockdown l'intero Paese.

Il 3 marzo gli scienziati inviano a palazzo Chigi una relazione con l'indicazione di chiudere i due Comuni della Val Seriana, ma governo e Regione Lombardia continuano a prendere tempo come accade ormai da una settimana. Il 7 marzo il Cts indica la strada da seguire per tentare di fermare il propagarsi del virus. Chiede «due livelli di misure di contenimento»: uno per «i territori in cui si è osservata ad oggi maggiore diffusione del virus» dunque l'intera Lombardia e le province del nord più colpite, l'altro per «l'intero territorio nazionale».

L'8 marzo, alle 3 del mattino, il presidente Conte parla in tv e annuncia di aver disposto la chiusura della Lombardia e di altre 14 province (Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia e Rimini in Emilia Romagna, Pesaro e Urbino nelle Marche, Alessandria, Asti, Novara, Verbano Cusio Ossola e Vercelli in Piemonte, Padova, Treviso e Venezia in Veneto) perché vanno applicate «misure rigorose». In realtà la notizia è già filtrata ore prima provocando una vera e propria fuga verso il sud a bordo di treni e auto di chi teme di rimanere «prigioniero».

Appena 24 ore dopo palazzo Chigi cambia però strategia e decide di dichiarare la «chiusura» di tutta l'Italia. Conte lo annuncia alle 22 dell'8 marzo, fa sapere che il provvedimento entrerà in vigore il giorno dopo. Che cosa è accaduto in quel lasso di tempo? Perché si è deciso di non seguire il parere degli scienziati? Secondo i dati già noti, quel giorno si registrano 133 vittime, il numero più alto dall'inizio dell'emergenza, 1.326 malati e 83 ricoveri in più nelle terapie intensive in 24 ore.

Tanto che nella conferenza stampa quotidiana alla protezione civile il presidente dell'Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro dichiara: «Non c'è una parte dell'Italia completamente immune, ci sono parti d'Italia dove il virus al momento circola meno e dunque dipende dai nostri comportamenti quanto circolerà». Proprio in quelle ore anche il leader della Lega Matteo Salvini su Facebook parla di «gravità della situazione che impone scelte chiare e uniformi per mettere in sicurezza il Paese» e chiede «misure più restrittive estese a tutto il territorio nazionale» .

Brusaferro invia una relazione al Comitato tecnico scientifico. È la base per il nuovo parere che gli scienziati consegnano al governo il 10 marzo fornendo il via libera alla linea già decisa. Il verbale, ancora riservato, potrebbe essere consegnato al Parlamento nei prossimi giorni. Nel documento il comitato dà conto di aver ricevuto «dall'Istituto superiore di sanità i dati epidemiologici aggiornati». Sottolinea la necessità di «rallentare la diffusione per diminuire l'impatto assistenziale sul Servizio sanitario nazionale oppure diluirlo nel tempo».

E infine: «In riferimento alla decisione presa di estendere la chiusura a tutto il territorio nazionale, le misure adottate sono coerenti con il quadro epidemiologico configuratosi. Inoltre potrebbero venirsi a creare situazioni locali in cui possano essere necessarie ulteriori misure di contenimento». L'11 marzo si può uscire di casa soltanto per andare a lavorare, a fare la spesa e in farmacia.

Ed ancora tre quarti d'ora di confronto serrato per fare un bilancio dell'anno di governo e per anticipare strategie e linee guida dell'attivita' in agenda", aveva detto in esordio della terza edizione de "La Piazza" il direttore di Affaritaliani.it, Angelo Maria Perrino, introducendo il presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, per la terza volta consecutiva all'iniziativa programmata in piazza Plebiscito a Ceglie Messapica (Brindisi).

PUNTO PER PUNTO LE DICHIARAZIONI DEL PREMIER CONTE A LA PIAZZA

Conte: Mio compito è evitare che si piantino bandierine, a volte voglia c'è - "Il ruolo che io ho e' un ruolo che avverto come di grande responsabilita'. Cerco nel dialogo con tutte le forze politiche di orientare questo confronto per cercare di migliorare il dl agosto. Ci siamo resi conto che queste misure ci dovranno consentire l'impatto ad autunno di questa recessione economica e sociale.

Mb : non considera minimamente gli impatti economico sociali dei suoi dpcm

In questo dialogo il mio compito sara' sempre quello di orientare tutte le forze politiche a mettere da parte qualche bandierina per l'interesse generale. Le forze, quando il confronto viene cosi' impostato, seguono questa linea.

Mb : la nostra non e' una Repubblica Presidenziale basata sui dpcm ma Parlamentare basata sulle leggi.

Conte: Non sono interessato a fare un mio partito - "Non farò un mio partito".  "Quando dissi che non mi vedo lontano dalla politica, intendevo che non mi vedo, una volta finita questa esperienza, tornare normale cittadino senza dare contributo di idee - aggiunge -. Questo non vuol dire che farò un mio partito".

Mb : non ne ha bisogno in quato ne ha gia 2: PD e M5S.

Aborto, Conte: Decisione di Speranza, importante assistenza sanitaria e psicologica - "E' stata una decisione del ministro della Salute, non ci siamo consultati".  "Non ho elementi per valutare se occorrano 3 giorni di ricovero, ma l'importante è che in questi casi ci sia una valida assistenza e un supporto psicologico",

Mb : pilatesco come piace al VATICANO 1


Conte: A cena con Grillo o Casaleggio? Con Beppe si affronta futuro -

Mb : perche' conta di piu' ! Casaleggio non ha le unghie !

L.elettorale, Conte: Eccentrico se non sostenessi proporzionale - "Sarebbe abbastanza eccentrico, singolare, se il presidente del Consiglio se non sostenesse il proporzionale. Mi auguro che il dialogo prosegua e si finalizzi".

Mb : se no perderebbe Renzi a buon prezzo !

Migranti, Conte: Dire Di Maio 'salviniano' è torto a ministro - "Dire che il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, sia 'salviniano'" sul tema immigrazione "è fargli un torto, non perché Salvini sia spregevole, ma perché l'opera è più complessa e non si limita a dire teniamoli in mare 5, 10 o 15 giorni".

Mb : dice di fare un lavoro sporco con basso profilo, tanto non lo fa cosi prende 2 piccioni con una fava.

 "Dobbiamo prevenire i flussi e contenerli" dalla Tunisia e per questo "stiamo collaborando con le autorita', perche' "non posso chiedere sacrifici agli italiani" per evitare il diffondersi del coronavirus e poi "tollerare che arrivino in Italia migranti positivi che vanno in giro liberamente".

Usa, Conte: Che vinca Trump o Biden non cambieranno rapporti con Italia - "Sono convinto che non ne deriveremmo nessuna conseguenza negativa nel caso vinca Trump o Biden alle elezioni presidenziali americane, nonostante il buon rapporto tra me e il presidente Trump".

Mb : Ponzio Pilato perde sempre !


Tlc, Conte: Su 5G che sia Usa o Cina difesa sicurezza e interessi Italia - "Siamo aperti al 5G, ma non siamo aperti a dire scegliamo la Cina o gli Stati Uniti. Con Usa c'è una sinergia incredibile. Faremo in modo che chiunque sia interessato lo faccia alla luce delle nostre esigenza di interesse e sicurezza nazionale".

Mb : intanto non si decide il 5G cosi si danneggia il paese, ma a Conte non interessa.

Tlc, Conte: Entro fine mese definizione Rete Unica, banda larga prima di 5G - "Prima di dire si o no alla Cina" sul 5G, "dobbiamo portare la banda larga in tutto il Paese. E' stato annunciato in passato, ma non siamo ancora riusciti a realizzarlo. Sarà un dossier che troverà spazio nel piano di rilancio da presentare all'Europa.

Mb : soldi buttati visto che il 5G costa meno della fibra negli edifici ed e' 10 volte piu' potente.


Occorre la Rete Unica, siamo determinati, abbiamo le idee chiare e dobbiamo realizzarla in pochi anni. Sono convinto che entro la fine del mese ci sarà la definizione del percorso, in cui c'è anche il 5G".

Mb : non e' vero il 5G non c'e' !

Libano: Conte, auspichiamo commissione inchiesta - "Poche ore fa abbiamo fatto una videoconferenza internazionale promossa dalla Francia a cui ho partecipato io, Trump e vari leader mondiali. Abbiamo operato una ricognizione su tutti gli aiuti per il Libano, abbiamo auspicato una commissione internazionale d'inchiesta o nazionale con osservatori internazionali per fare luce sull'incidente.

Non ho elementi per ipotizzarne la causa. Siamo vicini al popolo libanese. Auspichiamo che quell'incidente diventi li' una opportunita' per eseguire le riforme strutturali che il popolo libanese attende da anni".

Mb : non succedera' nulla perche' nessuno vuole che le cose cambino in Libano come in ITALIA.


Conte: Governo meridionalista? Sciocchezze, folle tralasciare nord - "Pensare di concentrarci al Sud tralasciando il nord sarebbe folle" e chi lancia accuse su questo punto, dice "sciocchezze".

Mb : lo confermano le volontà sul collegamento Calabria - Sicilia che spartiranno il RF fra 'ndrangheta e mafia.


Conte: Obiettivo del governo non è una banca pubblica - "L'obiettivo del governo non è una banca pubblica".

Mb : Cos'e la Banca popolare di BARI ?

 "Non dico faremo il Ponte (sullo Stretto di Messina), perché non ci sono le condizioni. Ma prima dobbiamo preoccuparci dei collegamenti" interni.

Mb : e' vero non lo fara' ma molti soldi del RF verranno spesi per studiare il tunnel come e' stato fatto per il Ponte. INOLTRE LE PENDENZE DEL 50% I TRENI NON LE POSSONO FARE !


Coronavirus, Conte: Delittuoso propaganda per consenso durante pandemia -

Mb : Lui cosa ha fatto con le sue decisioni personali ?

Recovery fund, Conte: Italia dovrà correre più degli altri Paesi europei -

Mb : in che direzione ? e per fare cosa ?

Coronavirus, Conte: Se ricerca conferma segnali positivi presto vaccino - "L'Italia è leader nella ricerca del vaccino. Siamo in alcuni progetti di ricerca, con segnali positivi. Se si dovessero confermare queste previsioni, c'è la possibilità di disporre presto del vaccino e di poterlo mettere a disposizione di altri Paesi europei. Quando presto? Mesi diciamo. Entro l'anno? Speriamo". "Non ritengo che dovrà essere obbligatorio", sottolinea il premier, aggiunge.
 

Mb : l'importate e comperarlo non iniettarlo ! come per tutti i vaccini.


Coronavirus, Conte: Non abbiamo palla di vetro per prevedere nuove ondate - Cosa dobbiamo attenderci in autunno sul fronte coronavirus? "Non abbiamo una 'intelligence', le informazioni che abbiamo le condividiamo".

Mb : però il vaccino lo compreremo e tanto !

Camici Lombardia, Conte: No conoscenza diretta, indaga la magistratura -

Mb : non comment !


Coronavirus, Conte: Su P.civile giudizi ingenerosi, è chiave modello - Sulla Protezione civile ci sono "giudizi ingenerosi. La chiave del modello italiano è stata ancora una volta la Protezione civile: su mascherine, terapie intensive e subintensive. Le ha reperite ovunque e oggi siamo produttori. Come sempre di eccellenza".

Mb : nonostante le mascherine non servono, inquinano , ma ora le produce la FIAT per cui da auto inquinanti a mascherine inquinanti tutto va bene !

Coronavirus, Conte: Pubblicheremo tutto, nulla da nascondere - "Non ho posto alcun segreto di Stato. A distanza di tempo è giusto che siano resi pubbliche. Consentiremo la pubblicazione di tutto, non abbiamo nulla da nascondere".

Mb : mente sapendo di mentire !

Coronavirus, Conte: Io detto falso a pm? Sonora sciocchezza - "Su alcuni giornali si sta dicendo che ho detto il falso ai pm" di Bergamo, ma "è una sonora sciocchezza".

Mb : lo dimostrano i verbali !

Coronavirus, Conte: Rivendico riservatezza decisioni delicate, ma non è segreto - "Chiariamo bene le cose: immaginate cosa significava per gli scienziati riunirsi per suggerire soluzioni. E farlo sotto i riflettori. Quando c'è un processo decisionale così delicato, io rivendico la riservatezza, che non è secretare".

Mb : lui ha sempre detto che decideva in relazione alla CTS ed ora lo nega ?


Coronavirus, Conte: Dpcm quando erano necessari, con grande responsabilità - "Il dialogo tra il governo centrale e i governi locali è stata la chiave del modello italiano". . Ogni volta che abbiamo dovuto affrontare un decreto abbiamo svolto un grande lavoro".

Mb : continua a mentire sapendo di poterlo fare perche' Voi che potete fermarlo non lo volete fare.

Coronavirus, Conte: Mai detto che avremmo lasciato scelte a scienziati - "Di fronte a una pandemia, a un nemico invisibile e sconosciuto, era normale che tutti i virologi o gli epidemiologici avessero un'indicazione. Ho sempre detto che avremmo lavorato fianco a fianco con gli scienziati, non ho mai detto che il governo avrebbe ceduto il suo compito agli scienziati".  "Non ho mai detto che avremmo seguito alla lettera le indicazioni degli scienziati, ma che le decisioni avrebbero avuto queste come base", aggiunge.

Mb : i fatti lo smentiscono.

Conte: Progetti sanità finanziati con risorse Ue. Mes? Intanto attivato Sure - "Molti progetti per la sanità rientrano nei piani di rilancio che sarò finanziato con i fondi europei".  "Mes? Intanto abbiamo attivato lo Sure, che è stato un bel regalo di compleanno, ieri", aggiunge.

Mb : no perche' non rilancia lo sviluppo ma lo affossa.


Coronavirus, Conte: Ssn eccellenza, ma non era preparato a pandemia - "Il nostro Sistema sanitario è efficente, per certi versi eccellenti se comparato con altri. Ma non era predisposto per una pandemia da Covid-19. Questa pandemia ha rilevato delle criticità, abbiamo dovuto assumere circa 30mila tra medici e personale sanitario e abbiamo investito, in questi 5 mesi, risorse pari a quelle investite negli ultimi 5 anni".

Mb : non e' vero perche' dal 20.07.20 vorrei fare una visita oculistica a Torino e non ci riesco , sovracup bloccato ! E NESSUNO SE NE INTERESSA NEPPURE LA RAI pseudo servizio pubblico.


Coronavirus, Conte: Mai perso la pazienza né la fiducia - "No, non ho mai perso la pazienza, non me lo potevo permettere".  "Ci sono stati momenti drammatici dove anche io ho avuto il timore perché le misure non davano subito i loro effetti, ma non ho perso la fiducia che prima o poi queste misure avrebbero sortito degli effetti positivi. Non ho mai perso la fiducia, mai", ha concluso.

Mb : quante persone sono morte a causa dei ventilatori polmonari ?


Coronavirus, Conte: Mi costa non poter ancora abbracciare miei genitori - "Anche io non ho visto i miei genitori, perché ho rispettato il lockdown. Ieri sono stato con loro, ma non posso ancora abbracciarli, e la cosa mi costa".

Mb : lo può fare lavandosi semplicemente e correttamente le mani !


Coronavirus, Conte: Lockdown? Messo in sicurezza Paese, orgoglioso di decisione - "Abbiamo messo in sicurezza il Paese, sono orgoglioso di averlo fatto".

Mb : peccato che lo ha fatto uccidendo l'economia in particolare turistica senza rilanciarla neppure ora !

Coronavirus, Conte: Non potevamo affrontare emergenza al Nord e al Sud - "Non avremmo mai potuto affrontare la situazione pandemica al Nord e anche al Sud".

Mb : non ho capito !

o
Coronavirus, Conte: Lockdown per tutti dopo fuga nella notte da Milano - "Nella notte tra il 7 e l'8 marzo avevamo deciso la zona rossa per tutta la Lombardia. Poi è successa una cosa nuova, nella notte molti sono fuggiti per paura del Lockdown e abbiamo pensato di mettere in sicurezza il sud, quindi il Paese".

Mb : ovvio !


Coronavirus, Conte: Non abbiamo nulla da rimproverarci - "Anche con il senno di poi non abbiamo nulla da rimproverarci".

Mb : un ILLUSIONISTA TEMERARIO E SPAVALDO !

Coronavirus, Conte: Decisioni prese sempre su base valutazione esperti - "Cosa non rifarei? Non saprei in questo momento. Sin qui abbiamo preso delle decisioni, anche i famosi Dpcm, che a monte avevano dei decreti legge, li abbiamo assunti sempre avendo a base le valutazioni degli esperti. Con grande condivisione di tutti i ministri, anche se ero io a firmarli, e con grande condivisione di governatori e sindaci".

Mb : dice il contrario di prima confermando di mentire prima e dopo.


Coronavirus, Conte: Autopsie non erano vietate, ordinanza min.Salute - "Non è esatto dire che fossero vietate le autopsie. Lei si riferisce a un'ordinanza del ministero della Salute".

Mb : le hanno fatte dimostrando sia la morte per errato utilizzo dei respiratori polmonari, sia che il covid era una complicanza che provocava la morte , non la causa prevalente di morte.


Coronavirus, Conte: Lavorato sempre con coscienza e responsabilità - "Essere additati come modello a livello internazionale è un grande merito collettivo. Errori? Ci sono state giornate e settimane molto difficili, decisioni sofferte, perché in una pandemia ci sono valutazioni sociali ed economiche, ma abbiamo lavorato sempre con metodo, responsabilità e coscienza e questa è stata la nostra forza".

Mb : il vero merito lo hanno avuto le intuizioni mediche, molto criticate ed ostacolate dal CTS,  sull'utilizzo dell'eparina, idrossiclorochina, e plasma.

Non capisco come la Ue possa tollerare che Il padre padrone della Bielorussia, definito in passato dal Dipartimento di Stato americano l'ultimo dittatore d'Europa, sia al potere da 26 anni, ma deve fare i conti con una grave situazione economica. Gli stipendi restano molto bassi e per la popolazione la vita è comunque cara. Per questo si registra, fuori dalle città, una forte spinta migratoria, in particolare verso la Polonia.

Le relazioni con Mosca si sono inoltre incrinate dopo l'annessione della penisola di Crimea alla Russia. A rendere i rapporti con il Cremlino ancora più complicati si aggiunge il recente arresto, a Minsk, di 32 membri russi della compagnia privata Wagner. Secondo le autorità bielorusse avrebbero tentato di destabilizzare il voto. La Tikhanovskaya, uscendo dal seggio di Minsk, è stata acclamata dalla folla che le urlava, «ben fatto Sveta».


La candidata, che vive da giorni blindata, scortata da guardie del corpo, ha spiegato di temere una «frode spudorata». «Non sarebbe la prima volta. Ho temuto anch' io di finire in manette». Che la situazione sia tesa emerge anche dalla notizia della fuga repentina di Veronika Tsepkalo, una delle principali alleate della Tikhanovskaya, costretta a lasciare il Paese per timore di essere arrestata.


Avrebbe raggiunto in Germania il marito Valery, ex ambasciatore diventato uno dei più importanti oppositori di Lukashenko. Veronika Tsepkalo, così come Maria Kolesnikova, la responsabile della campagna elettorale di Viktor Babaryko, altro dissidente finito dietro le sbarre e che non ha potuto candidarsi, si sono alleate con la Tikhanovskaya creando un trio di donne che in queste settimane è stato il principale gruppo anti- Lukashenko.

«Nessuno ha condotto una repressione in violazione della legge e nessuno la condurrà», tuona il presidente. Eppure solo nelle ultime due giornate sono stati arrestati almeno 5 giornalisti e due cameramen russi «colpevoli» di aver intervistato Tikhanovskaya e ieri pomeriggio è stata fermata anche la cronista locale Katsyaryna Tkachenka.

In serata sono scoppiati scontri con feriti a Minsk tra forze dell'ordine che ha sparato granate stordenti contro i manifestanti dopo che sono stati diffusi gli exit poll. Notizie di arresti anche tra i giornalisti stranieri. Nonostante il quasi scontato successo, la popolarità di Lukashenko perde colpi.

Sta maturando una nuova generazione di nati al di fuori dell'epoca dell'Unione Sovietica che hanno una visione è un'aspettativa non più compatibili con quanto Lukashenko può offrire. Gli oppositori, così come gli elettori delle aree rurali del Paese, non gli hanno perdonato ad esempio la pessima gestione dell'epidemia di Covid-19, da lui bollata come «una psicosi». «Solo avvicinandoci all'occidente e all'Ue possiamo salvare la Bielorussia dal baratro. Ma tutto questo può avvenire sotto una nuova guida», aveva spiegato dall'esilio Valery Tsepkalo.

Con ossequio.

Marco BAVA

 

 

 

 

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TO.10.08.20

Signor Presidente della REPUBBLICA

Signora
Vicepresidente esecutiva del Consiglio Europeo
Margrethe

 

Un agguato, e poi il massacro. Sei turisti francesi, la loro guida e il loro autista sono stati uccisi senza pietà da uomini armati nel Niger sud-occidentale. «La maggior parte delle vittime è stata freddati a colpi di arma da fuoco, ma una donna che era riuscita a fuggire è stata raggiunta e sgozzata.

Sul posto è stato trovato un caricatore svuotato delle cartucce», ha riferito una fonte locale citata dalla Afp. La stessa agenzia ha riferito di aver potuto visionare delle drammatiche foto della scena del massacro, in cui si potevano vedere dei corpi che giacevano in terra vicino ad un fuoristrada carbonizzato, che aveva fori di proiettile nel lunotto.

Le notizie sono ancora frammentarie. Si sa che i sei francesi erano giunti nella zona di Kourè per ammirare quello che è considerato l'ultimo branco di giraffe dell'Africa occidentale. «L'attacco è avvenuto intorno alle 11:30 di domenica in una zona a sei chilometri ad est della città di Kouré», a circa un'ora di macchina dalla capitale Niamey, ha aggiunto la fonte. «Non conosciamo l'identità degli aggressori ma sono arrivati in moto attraverso la boscaglia e hanno aspettato l'arrivo dei turisti. Il veicolo utilizzato dai francesi appartiene alla Ong (francese) Acted».


Il Niger è alle prese sin dal 2015 con un'ondata di attacchi jihadisti vicino ai confini con Mali e Burkina Faso, a ovest. Non a caso, ad esempio, nei consigli ai viaggiatori del sito del governo britannico si afferma che «è molto probabile che i terroristi cerchino di compiere attacchi in Niger, compreso Niamey, come rappresaglia alla partecipazione del Niger all'intervento guidato dai francesi in Mali e al coinvolgimento del Paese nella lotta regionale per contrastare Boko Haram».

E proprio un commando di militari francesi lo scorso giugno ha ucciso il capo storico e carismatico di Al Qaida nel Maghreb Islamico (Aqmi), l'algerino Abdelmalek Droukdel, un curriculum più che trentennale di combattente jihadista e poi di leader terrorista, intercettato ed eliminato in una remota località desertica nel nord-ovest del Mali. All'inizio dell'anno il presidente francese Emmanuel Macron aveva inoltre intensificato l'azione dando vita ad un comando unificato fra Francia e i militari di Mauritania, Mali, Burkina Faso, Niger e Ciad e aveva disposto l'invio di altri 600 soldati francesi, per portare il totale a 5.100.

Una situazione che evidentemente non deve avere scoraggiato i sei turisti francesi, che nella loro escursione erano sulle tracce del piccolo branco di giraffe dell'Africa occidentale o del Niger, una sottospecie che si distingue per il suo colore più chiaro, che vent'anni fa trovò un rifugio sicuro da bracconieri e predatori nella regione di Koure, proprio vicino ai confini del Mali e del Burkina Faso. Quelle giraffe oggi sono un'attrazione turistica chiave nell'ex colonia francese, ma è evidente che la sicurezza della zona è per gli occidentali pressochè nulla.

Questa e' l'Africa e nulla e nessuno pare possa fare nulla per cambiarla: l'altro giorno in Veneto volevano dividere gli immigrati positivi da quelli negativi, e loro hanno rifiutato.

Per cui le infezioni si propagheranno con il consenso del ministro della Sanita e suoi sostenitori che non vogliono capire che oltre ai contagi da immigrazione dovuti alle condizioni igieniche impossibili da controllare, come era per le Rsu e ospedali .

Inoltre le infezioni si propagano fra i giovani che ritornano e che stanno in Italia per rapporti sessuali in quanto non mi risulta che qualcuno abbia mai studiato il fenomeno !


Sono passati 75 anni da quando, il 6 agosto 1945, gli Stati Uniti sganciarono un ordigno nucleare sulla città di Hiroshima, seguito tre giorni dopo dalla stessa operazione su quella di Nagasaki. Le due esplosioni, con le mostruose nuvole a forma di fungo passate alla storia, cancellarono le due città in un attimo, provocando oltre 300mila morti e condannando i sopravvissuti a sofferenze indicibili. Il doppio attacco decretò di fatto la fine della Seconda guerra mondiale con la resa incondizionata del Giappone, 6 giorni dopo.

Per la recente esplosione a Beirut si e' visto un fumo molto simile ad una esplosione nucleare .

https://youtu.be/HLIq3BY_sTE

La rabbia dei libanesi in Piazza dei Martiri, nel centro di Beirut. Scene di guerriglia urbana. A migliaia invocano le dimissioni dell'intero governo.

In fiamme la sede dell'Associazione delle banche e l'edificio davanti al ministero degli Esteri, dove un manipolo capeggiato da un ufficiale dell'esercito in pensione irrompe e lo ribattezza sede della Rivoluzione.
ASSALTO AI MINISTERI È l'inizio dell'assalto ai ministeri. In fiamme quello dell'Energia. Riecheggiano per le strade i canti del 2011, quelli della Primavera araba: «La gente vuole la caduta del regime». Giovani stanchi della vecchia classe dirigente si uniscono agli sfollati che a Beirut sono ormai centinaia di migliaia. «Non avete coscienza, non avete moralità! Go home! Andatevene. Dimettetevi, quando è troppo è troppo».

I cittadini di Beirut protestano non più solo perla crisi economico-finanziaria epocale, ma per la vita e la morte dopo la deflagrazione simbolo dell'incapacità e corruzione del regime. Gli USA appoggiano i rivoltosi e la Francia sceglie di smentire il tentativo del presidente Aoun di attribuire a interferenze esterne (bomba, missile, altro?) la devastazione che ha distrutto un terzo delle case di Beirut e provocato 158 vittime, 21 ancora da identificare, e 25 dispersi. «Ci sono elementi oggettivi a sufficienza per ritenere che l'hangar sia esploso per motivi accidentali», dichiara l'Eliseo.

Ieri è morta Hedwig Waltmans-Molier, 55 anni, moglie dell'Ambasciatore d'Olanda, investita dall'esplosione nel suo salotto. E se al ministero degli Esteri i rivoltosi strappano dai muri e frantumano le fotografie del presidente Aoun, in Piazza dei Martiri i manifestanti alzano finte forche, col manichino fra gli altri del leader degli Hezbollah, Hassan Nasrallah. C'è pericolo che si scontrino tra loro le fazioni. Vedendo il fantoccio del leader al capestro, i miliziani sciiti filo-iraniani cercano di raggiungere la piazza, fermati solo dall'esercito sul Ring.
Sotto attacco, in serata, i ministeri dell'Economia, del Commercio e dell'Ambiente. Si sentono spari. In un estremo tentativo di mitigare la rabbia della gente, il premier Hassan Diab in un discorso alla nazione assicura che «la strage del porto non resterà impunita» e dà un ultimatum di due mesi ai partiti politici per trovare una soluzione, altrimenti si andrà a elezioni anticipate. Promessa che non basta a una popolazione inferocita, che non ha visto un solo leader confrontarsi direttamente nelle strade o visitare i luoghi della sofferenza per dare risposte. Solo sermoni alla Tv e dichiarazioni rilanciate dalle agenzie.

BLACKOUT INTERNET Intanto cede la rete Internet, forse come conseguenza dell'esplosione, o forse per decisione delle autorità, per sabotare le comunicazioni tra i rivoltosi. Altri gruppi cercano di travolgere le barriere in cemento che chiudono la strada verso il Parlamento.

Sono molti i paesi che ancora decidono di rinnovare i propri arsenali

e mentre i trattati per il controllo della proliferazione falliscono o non vengono rinnovati il rischio è quello di una nuova corsa al nucleare.

Secondo uno studio recente della Federation of American Scientists gli Stati Uniti hanno tra i 100 e i 150 ordigni nucleari stoccati in Europa e l'Italia è il paese europeo col più alto numero di bombe in ben due basi nucleari: quella Usa di Aviano, in provincia di Pordenone, e quella dell’aereonautica militare a Ghedi, nel Bresciano. L'accordo bilaterale è non è noto nei dettagli ma secondo quanto riferisce Hans Kristensen della Federation of American Scientists al Fatto Quotidiano, tra il 2022 e il 2023 gli Stati Uniti dovrebbero procedere ad un ammodernamento dell’attuale arsenale, con testate atomiche tattiche di nuova generazione, le B61-12 che andrebbero a sostituire le circa 70 bombe atomiche di vecchia generazione. L'Italia aderisce Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp) del 1970 che, però, non limita né regola il dispiegamento delle armi nucleari. Per questo diverse campagne chiedono che il governo di Roma firmi il trattato sul bando totale delle armi atomiche (Tpan) approvato dall’Onu nel 2017 e che avrà carattere vincolante. Ma per entrare in vigore il Tpan deve essere ratificato da 50 Stati e per ora siamo solo a 40. Neanche l’Italia, come molti altri paesi Nato, lo ha firmato. In base al testo, il solo possesso, oltre che l’uso e la minaccia, di queste armi costituiranno un crimine, come già avviene per altre convenzioni che vietano il possesso di armi di distruzione di massa. Ma in tempi di tensioni geopolitiche crescenti, il fallimento delle misure di controllo degli armamenti spiega solo in parte le tensioni verso il riarmo nucleare. I nuovi nazionalismi e populismi autoritari, lo svilimento degli organismi sovranazionali e delle istituzioni multilaterali, contribuiscono – parallelamente alla perdita di memoria collettiva - ad accelerare il processo in atto. Settantacinque anni dopo, il mondo sembra aver dimenticato l’orrore di Hiroshima e Nagasaki, degli hibakusha e dell’intero popolo giapponese.

NON Sono rimasto stupito dai rapporti fra Cossiga ed i terroristi:

Giovanni Bianconi per il “Corriere della Sera”

Un anno dopo il fallito tentativo di concedergli la grazia nell'estate 1991, l'ormai ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga incontrò Renato Curcio, uno dei fondatori delle Brigate rosse. Il colloquio avvenne a quattr' occhi, nel carcere romano di Rebibbia, il 25 novembre 1992, quando Cossiga aveva lasciato il Quirinale da sei mesi.

Parlarono di molte cose, dal «carattere sociale e politico del fenomeno armato», che l'ex capo dello Stato non definiva terrorismo bensì «sovversivismo di sinistra», al caso Moro, alla vicenda della grazia abortita.

Cossiga spiegò che nelle sue intenzioni quell'atto di clemenza unilaterale doveva essere un primo passo per superare le leggi di emergenza a cui lui stesso aveva contributo, prima da ministro dell'Interno e poi da presidente del Consiglio, quando le Br avevano lanciato il loro «attacco al cuore dello Stato».

I vertici delle forze di sicurezza erano d'accordo, ma i parenti delle vittime no, al pari di alcune forze politiche; in primo luogo l'ex Pci divenuto Partito democratico della sinistra. «Il senatore Cossiga ha commentato che, in effetti, la nostra esperienza, per molti di quel partito, rappresenta ciò che essi hanno segretamente desiderato e mai apertamente osato fare», ha scritto Curcio in un resoconto dell'incontro conservato nell'archivio privato del presidente emerito.

 

Francesco Cossiga in via Caetani, davanti alla R4 con il cadavere di Aldo Moro Francesco Cossiga in via Caetani, davanti alla R4 con il cadavere di Aldo Moro

Insieme e a un biglietto inviato al fondatore delle Br per ringrazialo dell'incontro che «è stato per me di grande interesse politico, culturale, e soprattutto umano». Risposta dell'ex brigatista: «Debbo dirle che dopo anni di fuoco, non solo metaforico, e di K (nell'estrema sinistra il ministro dell'Interno del '77 veniva chiamato Kossiga, con la doppia S stilizzata come il simbolo delle SS naziste, ndr ), ho sentito la nostra stretta di mano come segno di una nuova maturazione personale... Il colloquio mi ha lasciato una visione più chiara dei sentieri percorsi e anche di me stesso, e di ciò le sono grato»

Curcio comincerà a uscire dal carcere solo l'anno successivo, in un periodo in cui Cossiga (non più Kossiga bensì il «picconatore» del sistema di cui era stato parte) ha intrattenuto rapporti epistolari e diretti con molti ex terroristi. In prevalenza di sinistra, ma non solo.

Nel suo archivio donato alla Camera dei deputati, oltre al carteggio con Curcio ci sono le lettere inviate ad altri brigatisti come Prospero Gallinari, Mario Moretti e Germano Maccari, militanti dell'Unione dei comunisti combattenti, pentiti come Marco Barbone e l'ex di Prima linea Roberto Sandalo, esponenti dell'Autonomia operaia fuggiti in Francia per evitare il carcere, a cominciare da Toni Negri.

Il quale, una volta rientrato in Italia per finire di scontare la pena, si rivolse all'ex presidente per chiedere una buona parola con un dirigente della Digos. Su sollecitazione di Cossiga, in virtù di un'antica conoscenza personale e «come primo effetto della reciproca smobilitazione ideologica», Negri gli dava del tu, e il 12 aprile 1998, giorno di Pasqua, gli scrisse per fargli gli auguri e «per chiederti di intervenire eccezionalmente in mio favore».

Dopo un primo diniego, il professore detenuto aspirava a ottenere un permesso per «una brevissima vacanza», però serviva che la polizia «dichiarasse insussistente, come in realtà è, il pericolo di fuga».

Così Negri s' era rivolto al presidente emerito: «Mi permetto di insistere con te perché, se ti è possibile, tu faccia questo intervento. Ti ringrazio fin d'ora per quello che potrai fare». All'ex carceriere di Moro Prospero Gallinari, scarcerato per motivi di salute, Cossiga scrisse il 5 maggio '94: «Sono lieto che Lei sia rientrato a casa e formulo gli auguri più fervidi per una vita normale e serena»

Aggiungendo il rammarico perché nell'ex Pci c'era chi considerava le Br «uno strumento della Cia e della P2! Che vergogna e che falsità, che viltà e che malafede! Ma non se la prenda. Se viene a Roma me lo faccia sapere».

In una lettera a Mario Moretti, il «regista» del caso Moro, l'ex presidente lo ringrazia per il libro sulla storia delle Br scritto nel 1994, e ribadisce la sua idea di un fenomeno «radicato socialmente e radicalmente nella società e nella sinistra italiana, e collegata alla divisione ideologica dell'Europa».

 

mario moretti mario moretti

È per questa sua analisi che Cossiga, morto dieci anni fa, è stato e continua ad essere pressoché l'unico politico apprezzato dagli ex militanti della lotta armata di sinistra. Compresi i giovani aderenti alla fazione brigatista che nel 1987 uccisero il generale Licio Giorgieri, come Francesco Maietta e Fabrizio Melorio.

 

arrestato renato curcio arrestato renato curcio

«Le sue esternazioni hanno avuto per me lo stesso effetto di rottura e di nuovo punto di partenza delle considerazioni del professor De Felice in materia di fascismo e resistenza», gli scrive Maietta dalla cella nel 1993; cinque anni dopo Cossiga sarà ospite al matrimonio dell'ex brigatista, uscito dal carcere.

 

E al suo compagno di cella Melorio, che all'ex presidente aveva raccontato il passaggio dall'essere suo nemico giurato nel '77 a «condividere molte delle cose che lei sostiene», Cossiga confida: «Ho letto con attenzione, trepidazione e commozione la sua lettera... perché in fondo mi sento anche un po' "colpevole" della Sua prigionia, essendo stato uno di quelli che hanno combattuto quella guerra, e per di più per essermi trovato dalla parte dei vincitori».

IL CADAVERE DI ALDO MORO NELLA RENAULT 4 ROSSA IL CADAVERE DI ALDO MORO NELLA RENAULT 4 ROSSA

 

Nel 2002 il «picconatore» manda una lettera a Paolo Persichetti, altro ex dell'Udcc appena estradato dalla Francia e chiuso in prigione: «Ormai la cosiddetta "giustizia" che si è esercitata e ancora si esercita verso di voi, anche se legalmente giustificabile, è politicamente o "vendetta" o "paura", come appunto lo è per molti comunisti di quel periodo, quale titolo di legittimità repubblicana che credono di essersi conquistati non col voto popolare o con le lotte di massa, ma con la loro collaborazione con le forze di polizia e di sicurezza dello Stato».

AGGUATO DI VIA FANI - UNO DEGLI AGENTI DI SCORTA DI ALDO MORO AGGUATO DI VIA FANI - UNO DEGLI AGENTI DI SCORTA DI ALDO MORO

In un altro faldone, insieme a documenti e atti parlamentari e giudiziari sulla strage di Bologna di quarant' anni fa, sono conservate alcune lettere inviate a Cossiga da Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, quando ancora erano sotto processo per la bomba alla quale si sono sempre proclamati estranei.

Dopo la condanna nell'appello bis, a luglio '94, gli scrisse pure la mamma di Francesca Mambro: «Io e i miei figli Le chiediamo aiuto per la ricerca della verità, perché chi è dalla parte della Giustizia si senta anche dalla parte della difesa di Francesca e Valerio». Ma un anno dopo arrivò l'ergastolo definitivo».

Conte: "Tunnel sottomarino per attraversare lo Stretto": cosa vi avevo scritto sino a ieri : l'imperatore del dcpm ogni giorno e' sempre più fuori dalla realtà se Voi non lo fermate farà tante sorprese mettendosi in gara con TRUMP a chi le spara più grosse !

A mani nude per fermare la marea nera La lotta di Mauritius a difesa del paradiso : le petroliere  come sono controllate ?

I tribunali dei minori come sono controllati ? Il tribunale tiene separate Alice e Giulia Le sorelle restano in comunità diverse : Dovranno rimanere separate, ospiti in due comunità differenti. Malgrado la loro lettera accorata, Alice e Giulia, le due sorelle adolescenti che nei giorni scorsi avevano raccontato attraverso le pagine della Stampa le loro sofferenze frutto di una separazione conflittuale tra i genitori, non potranno riabbracciare i familiari che si erano resi disponibili ad accoglierle. Il tribunale di Torino ha respinto l'istanza per annullare il provvedimento con cui le due sorelle erano state allontanate e collocate in comunità. Perché ? E' giusto ?

Con ossequio.

Marco BAVA

 

www.marcobava.it

TO.09.08.20

Signor Presidente della REPUBBLICA

Signora
Vicepresidente esecutiva del Consiglio Europeo
Margrethe

 

«Dopo quella specie di nuvola a forma di fungo che ricorda molto le esplosioni nucleari sono visibili nei video negli attimi successivi i cosiddetti “anelli termici” che si sviluppano in un’esplosione solo quando è provocata dall’alto verso il basso e non quando è un semplice scoppio da terra. Ciò rende assai probabile l’ipotesi che l’esplosione nel porto di Beirut sia stata provocata da una bomba o da un missile».

A dirlo è un ufficiale dei Carabinieri in congedo che per ovvie ragioni vuole restare anonimo. Ma è esperto di esplosivi, ha il brevetto per emergenze NBCR (Nucleare Batteriologico Chimico Radiologico) e soprattutto ha operato a lungo in missioni in Medio Oriente.

L’esplosione che provoca il fungo simile a quello atomico e poi gli anelli termici – video

Non solo rivela questo particolare tecnico che avvalora la tesi di un missile con una piccola carica nucleare sganciato sul porto della città libanese che ha fatto più di 130 morti, 5mila feriti e 300mila sfollati. Ma aggiunge altri dettagli che avvalorano la tesi dell’attentato militare fatto con malignità, precisione e abilità così raffinate da rendere il Mossad, il controspionaggio israeliano, quale indiziato numero uno.

Sul disastro di Beirut il presidente libanese Michel Aoun avvalora questa possibiità pur con tutte le cautele che la diplomazia impone. Come riporta l’emittente libanese Mtv, il capo di Stato libanese ha detto che «la causa delle esplosioni ancora non è stata determinata dato che esiste la possibilità che si sia prodotta un’interferenza esterna attraverso un missile, una bomba, o una qualsiasi altra azione».

«Una dichiarazione di estrema rilevanza, visto che lo stesso Aoun ha confermato che durante l’incontro con Emmanuel Macron, ha chiesto alla Francia di fornire al Libano le immagini aeree dell’esplosione. “Se non le hanno, chiederemo ad altri paesi per determinare se si sia trattato di un attacco esterno”, ha concluso il leader cristiano, mettendo ancora una volta in chiaro la volontà di Beirut di non fermarsi a un’indagine superflua» scrive un reportage di InsideOver, il sito di geopolitica italiano e inglese del quotidiano Il Giornale.

Finora tutti i media, soprattutto europei, hanno accusato gli Hezbollah per aver tenuto in un magazzino al centro di una città le circa 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio sequestrate alcuni anni fa in un cargo straniero.

Ma chi lo fa non conosce veramete la situazione economica del Libano, devastato dalle sanzioni USA emesse senza motivo, solo perché gli Hezbollah sono alleati dei Pasdaran, le Guardie della Rivoluzione Islamica dell’Iran, e minato da continue insurrezioni che appaiono pilotate da CANVAS, il sedicente centro anti-biolenza che in realtà è stato usato dal controspionaggio americano della CIA (Central Intelligence Agency) per i sanguinari golpe in Libano (Rivoluzione del Cedro, 2005), in Georgia (Rivoluzione delle Rose, 2003) e in Ucraina (Rivoluzione arancione, 2004 e poi 2014) di cui la stessa organizzazione si vanta sul suo sito ufficiale.

In un simile contesto non è facile trasportare e mettere in sicurezza tanto materiale esplosivo che per di più in un porto è facile da trasportare all’estero per gli Hezbollah che, non va dimenticato, pur essendo un’organizzazione paramilitare dichiarata terrorista dagli Usa hanno dato un contributo fondamentale al oresidente siriano Bashar Al Assad a sconfiggere l’ISIS in quanto sono di confessione musulmana Sciita come il governo di Damasco e pertanto sono nemici degli estremisti terroristi islamici Sunniti Salafiti.

E’ pertanto evidente che nell’ipotesi di un attacco missilistico qualche libanese abia tradito la sua patria allettato dagli ingaggi assai generosi del Mossad israeliano. C’è infatti un altro particolare nella dinamica dell’esplosione evidenziato sempre dalla nostra fonte militare.

«Quando avviene un’esplosione in un deposito di materiale infiammabile c’è un “innesco per simpatia”» ci spiega. Si tratta di un effetto domino. Ogni carica esplosiva ne accende un’altra in pochissimi secondi tanto da produrre una deflagrazione unica.

Perché allora a Beirut prima è divampato un incendio e solo dopo l’esplosione deflagrante con effetto termico successivo all’innesco e poi effetto meccanico, quello che ha devastato edifici nel raggio di chilometri?

l primo potrebbe essere stato lanciato esternamente al deposito per causare il botto, l’incendio e la prima gigante nuvola di fumo. Il secondo è stato lanciato nel magazzino per creare il disastro. Perché? Per dar modo a tutto il mondo di fare i video.

Se ci fosse stata una sola gigantesca deflagrazione non ci sarebbe stato il tempo per fare i filmati dell’esplosione e pertanto l’effetto terroristico non sarebbe stato efficace. Proprio come accaduto per gli aerei contro le Twin Towers del World Trade Center che sono serviti solo per attirare l’attenzione del mondo intero sul disastro in modo che si potesse assistere all’esplosione innescata da micro cariche nucleari come sostengono gli esperti militari di Veterans Today e gli avvocati in causa per le vittime.

I grillini danno un’altra sberla in faccia al Pd e piazzano Giacomo Lasorella all’Autorità per le comunicazioni. La nomina durante il cdm di ieri. Lasorella è il vice segretario della Camera dei deputati, mentore di Di MAIOquando appena a 26 anni assunse la carica di vicepresidente.
A Lasorella si aggiungono Giacomelli (Pd), Giomi (M5s) e Laura Aria. Quest’ultima, votata in quota Forza Italia in realtà è un’altra fedelissima di DI MAIO. La piazzo’ al Mise a capo della direzione più importante.

Poteva dircelo ieri sera l'Imperatore 2020 !

Come sempre ieri mi aspettavo più che contributi per la CIG , progetti di investimento pubblico sul 5G e nelle energie rinnovabili modificando l'accesso al bonus energetico del 110% senza costosi lunghi ed inutili attestati energetici, e con la possibilità di pagare con la carta di credito perché ugualmente tracciabile come il bonifico bancario.

Ed invece senza considerare che il nord si e' impoverito come il sud, ha dato vantaggi fiscali al lavoro solo al sud, impoverendo quindi ancora di piu' il nord: EMBRACO, un caso per tutti.

Per cui chi sta danneggiando l'economia italiana viene manlevato da Bonaccini & C invece che difendere i suoi elettori danneggiati. Mentre Salvini che ha ridotto difeso i confini nazionali e e ridotto l'immigrazione viene processato per ragioni politiche visto che i Pm avevano chiesto l'archiviazione ma tutti se lo sono dimenticato !

Anche perche' il 2020 verrà ricordato negli archivi energetici nazionali soprattutto per due elementi: l’impressionante calo dei consumi e il contributo delle fonti rinnovabili. I blocchi e le chiusure, imposte in risposta alla pandemia, hanno stravolto il sistema italiano (e non solo) raggiungendo in questi mesi una serie di picchi record. Primo fra tutti quello delle fonti rinnovabili sulla domanda elettrica italiana: nel mese di maggio il contributo delle fer ha superato addirittura il 50%.

Un valore record per il Paese. Così come record è stato il calo dei consumi di energia complessivi e delle emissioni associate. Secondo quanto riportato da Enea, nel secondo trimestre di quest’anno la domanda è scesa del 22% (con un picco del -30% ad aprile), mentre la CO2 ha segnato un meno 26%. I dati appartengono all’Analisi trimestrale del sistema energetico italiano, il report curato dall’Agenzia, che valuta le tendenze relative alle tre dimensioni della politica energetica: decarbonizzazione, sicurezza e costo dell’energia.

“I cali di consumi e di emissioni sono senza precedenti. E, anche nell’ipotesi ottimistica di un ritorno alla normalità nella seconda parte dell’anno, a fine 2020 la flessione sarà probabilmente superiore al record negativo del 2009”, spiega Francesco Gracceva, il ricercatore ENEA che ha curato l’Analisi. “Le emissioni sono diminuite più dei consumi di energia in quanto si è ridotto principalmente il ricorso alle fonti fossili con maggiore intensità carbonica, come carbone e petrolio”.

Con il traffico ridotto all’osso, la domanda la domanda di petrolio è scesa del 30% da aprile a giugno 2020; nello stesso lasso di tempo i consumi del gas naturale sono calati del 18% mentre le importazioni elettriche sono precipitate perdendo addirittura 70 punti percentuali. Di contro, le rinnovabili sono cresciute del 7% delle fonti rinnovabili, segnando il nuovo massimo storico nella domanda elettrica.
L’indice ISPRED dell’Enea

Le eccezionali condizioni legate al lockdown, hanno avuto un impatto diretto sul trilemma energetico incrementando l’indice ISPRED, lo strumento Enea che misura la transizione nazionale.
 

Sul fronte prezzi, l’indice ha registrato un miglioramento del 20% grazie ai livelli eccezionalmente bassi raggiunti nei mercati all’ingrosso del gas e dell’elettricità, con un ‘avvicinamento’ soprattutto per l’elettricità e una riduzione degli spread “storici” dei prezzi al dettaglio italiani rispetto a quelli europei. A peggiorare è, però, la sicurezza energetica, con un meno 10%. “Le cause – sottolinea Gracceva – sono da ricercare soprattutto nei settori della raffinazione – che ha sofferto un forte calo dell’utilizzo degli impianti con margini in territorio negativo – e della gestione in sicurezza del sistema elettrico, nel quale, anche senza eventi critici evidenti, sono emerse problematiche legate alla crescente penetrazione delle fonti rinnovabili intermittenti”.

l dato sulla decarbonizzazione è invece migliorato del 30%, grazie ovviamente al momentaneo crollo delle emissioni di CO2. “Tuttavia – conclude il ricercatore – è plausibile che in uno scenario di ritorno dell’attività economica sui livelli pre-crisi, la traiettoria delle emissioni torni a discostarsi dagli obiettivi al 2030, se si confermasse il trend degli ultimi anni di modesto disaccoppiamento tra andamento dell’economia e consumi di energia”

Ecco perché e importante semplificare l'accesso al 110%.

Altri fronti per il futuro possono essere la tracciabilita' della filiera alimentare e l'eco-design, LE MANUTENZIONI VIABILISTICHE !

Cosi si pagano le persone per lavorare e creare valore aggiunto non per aspettare la chiusura delle imprese !

Anni fa questo lo avrebbe detto Landini , oggi perché non lo dice più ?

Con ossequio

Marco BAVA

 

TO.08.08.20

Signor Presidente della REPUBBLICA

Signora
Vicepresidente esecutiva del Consiglio Europeo
Margrethe

 

Ieri vi ho scritto il vero motivo del dpcm con l'emergenza : rinnovo dei vertici dei servizi segreti.

Ecco per quali finalità :

L'ultimo annuncio di Donald Trump su Twitter lascia presagire che presto saranno sganciate delle bombe devastanti sul caso spygate.

Il presidente americano ha parlato di imminenti rivelazioni sulla vicenda di spionaggio internazionale che lo ha visto vittima di un elaborato complotto per sabotare la sua campagna elettorale da candidato repubblicano prima, e successivamente il suo mandato da presidente degli Stati Uniti.

Trump non poteva essere più esplicito. Il tentativo di colpo di Stato ai suoi danni è partito direttamente dalla Casa Bianca, orchestrato sin dal primo momento da Barack Obama, all'epoca presidente, e dal suo vice, quel Joe Biden attuale candidato dem alle prossime presidenziali e già coinvolto in un altro scandalo in Ucraina per via delle sue indebite pressioni sulla magistratura locale dirette a salvare suo figlio Hunter Biden dall'inchiesta sugli enormi e anomali compensi ricevuti dallo stesso Hunter quando lavorava per Burisma, una società ucraina attiva nel settore petrolifero.
E' a Roma che tutto iniziò, quando l'allora consigliere della campagna di Trump, George Papadopoulos, si recò nella capitale nel marzo del 2016 per incontrare il professor Joseph Mifsud, misteriosa e criptica figura già docente della Link Campus University, presieduta da Vincenzo Scotti, noto ai tempi della Prima Repubblica per essere stato ministro dell'Interno ai tempi dell'attentato a Falcone

Mifsud all'epoca non fece altro che tendere una trappola per topi all'ingenuo Papadopoulos. Gli promise del materiale compromettente sulla sfidante di Trump, la democratica Hillary Clinton, che Misfud disse di poter ricevere direttamente dal Cremlino.

Il consigliere di Trump abboccò all'esca e nei mesi successivi confidò il tutto ad un diplomatico australiano, Alexander Downer, noto per essere molto vicino alla famiglia Clinton, che a sua volta passò l'informazione all'intelligence americana.

La macchina pertanto si mise in moto e l'FBI diretta allora da James Comey ottenne il pretesto formale che attendeva per avviare la sorveglianza illegale ai danni di Trump.

L'Italia è rimasta profondamente coinvolta in questa vicenda, perchè nel mese di settembre dello stesso anno parte un'inchiesta della procura di Roma su Giulio Occhionero, ingegnere nucleare e analista finanziario, indagato dai magistrati romani per hackeraggio informatico.

L'ingegnere italiano si ritrova suo malgrado al centro di questo complotto che vuole servirsi apparentemente di lui per colpire ancora una volta Donald Trump.

Sostanzialmente, l'ipotesi dell'ingegnere è che i servizi segreti italiani abbiano cercato di accedere ai server della sua società negli USA, la Westlands Security, nel tentativo poi di piazzarci le email della Clinton e avallare così il teorema di un collegamento tra questi server e lo stesso Trump.

L'ipotesi di Occhionero non sembra essere affatto remota, dal momento che l'inchiesta condotta dal procuratore di Roma, Eugenio Albamonte, è finita nel 2019 sotto la lente investigativa di altri magistrati della procura di Perugia.

Nel processo, ancora in corso, il procuratore Albamonte è accusato di omissione di atti di ufficio e falso ideologico.

Quello che appare certo è che questo tentativo di hackeraggio ai danni di Occhionero non poteva avvenire senza l'indispensabile ruolo delle agenzie di intelligence italiane.

All'epoca i servizi segreti italiani erano sotto la diretta responsabilità di Renzi prima e Gentiloni poi, primi ministri nel periodo 2016-2017.

Se l'apparato di intelligence italiano è stato usato per uno spionaggio illegale contro Trump, questa circostanza vedrebbe direttamente coinvolti i due ex premier, in quanto capi dei servizi in quel lasso temporale.

John Durham, il magistrato che negli USA sta conducendo l'inchiesta sotto la diretta supervisione del ministro della Giustizia Barr, è, non a caso, sul ruolo dell'Italia che sta indagando.

Lo spygate pertanto, dopo tanta attesa, sembra essere ad un passo dalla sua conclusione e l'ipotesi che scattino dei mandati di cattura internazionali nei confronti di Matteo Renzi e Paolo Gentiloni si sta facendo sempre più concreta.

Da un lato, quindi ci sarebbe la diretta responsabilità di Barack Obama, quale mente di questo golpe ai danni di Trump, dall'altro, ci sarebbe stato il determinante appoggio dei due ex primi ministri italiani.

E' importante ricordare che durante la campagna elettorale di Trump, Renzi si recò negli Stati Uniti in visita ad Obama.

Lo stesso governo Renzi e larga parte del partito democratico italiano all'epoca si schierarono apertamente e pubblicamente a favore della rivale della Clinton, violando così il principio di non ingerenza in elezioni straniere.

Mentre pertanto i media italiani e internazionali hanno millantato una inesistente ingerenza russa nelle presidenziali americane, avveniva una vera e reale ingerenza da parte dell'esecutivo italiano di allora nel processo elettorale degli USA ai danni di Trump.

Se questa illecita interferenza nelle elezioni si è avvalsa della collaborazione dei servizi italiani per accusare Trump di reati mai commessi, i due ex premier rischiano davvero grosso.

Lo spygate può far crollare il sistema italiano:
la tangentopoli firmata Trump

Un ipotetico rinvio a giudizio dei due comunque non sarà qualcosa probabilmente di circoscritto e limitato.

Se la bomba dello spygate esplode è arduo pensare che l'onda d'urto dello scandalo non travolga l'establishment del partito democratico attorno al quale questi due personaggi ruotano.

Potrebbe mettersi in moto un meccanismo del tutto simile a quanto già visto nel lontano 1992, seppur con motivazioni e, soprattutto mandanti, completamente diversi.

La prima tangentopoli infatti era una diretta emanazione del deep state di Washington e aveva il preciso scopo di spazzare via l'intera classe dirigente dell'epoca per poter lasciare campo libero all'ex PCI, il partito dell'establishment designato ad applicare l'agenda mondialista in Italia.

Se si dà uno sguardo alle carriere e alle dichiarazioni che hanno fatto gli allora esponenti del pool di Mani Pulite, si ha una ulteriore conferma della loro evidente appartenenza al campo della sinistra globalista e immigrazionista.

Ilda Boccassini, la pasionaria del pool, rivendicò apertamente, in un'intervista al Corriere del 1998, il ruolo politico della magistratura che aveva avuto il "merito" di traghettare l'Italia nell'euro e di spogliare quindi il Paese della sua sovranità monetaria.

Gherardo Colombo ha annunciato che si dedicherà alla raccolta di immigrati clandestini in mezzo al mare, proposito per il quale ha già dato vita ad una campagna per racimolare fondi.

Antonio Di Pietro, che per anni ha militato nelle file dell'Ulivo eurista, ha rilasciato recentemente dichiarazioni dove in pratica ha ammesso che la procura di Milano agì chirurgicamente per risparmiare il PDS dalle inchieste giudiziarie.

L'ispirazione politica dell'operazione Tangentopoli orchestrata da ambienti sovranazionali contigui alla finanza anglosassone e a Bruxelles pertanto è chiara. Questa volta invece ci si trova di fronte ad un fenomeno nuovo e di natura opposta.

Non una operazione giudiziaria pensata e voluta per permettere un avanzamento nei piani del deep state e dell'establishment globalista, ma piuttosto una sorta di controrivoluzione per liberare l'Italia proprio da quel deep state che ha consegnato completamente il Paese nelle mani delle élite internazionali.

La presidenza Trump ha infatti cambiato il ruolo degli Stati Uniti nella partita in corso. Da motore principale del mondialismo, a Paese che più di tutti sta resistendo per arrestare l'agenda della massoneria internazionale.

L'America che per decenni è stata l'agente principale del nuovo ordine mondiale si ritrova ora incredibilmente dall'altra parte della barricata.

La presidenza Trump è stato il vero elemento di novità che ha portato Washington ad essere nemica e ingombrante ostacolo sulla strada che porta all'instaurazione della dittatura globale.

Lo spygate dunque in questo gioco assume una valenza importantissima, volutamente trascurata dai media italiani terrorizzati dalle conseguenze di una sua eventuale deflagrazione.

Se questo scandalo esplode e investe con tutta la sua carica esplosiva direttamente Renzi e Gentiloni, lo tsunami da Washington travolgerà probabilmente l'intera classe dirigente del Paese e si assisterà ad un probabile reset completo del sistema persino più devastante e radicale di quello del 1992.

Lo spygate rappresenta perciò una delle armi più potenti che Trump ha a disposizione per spazzare via il sistema politico italiano, tra troppi anni ormai legato inestricabilmente all'esecuzione dei piani del mondialismo.

Per mettere fine al nuovo ordine mondiale bisogna mettere fine all'UE

L'Italia infatti è stata scelta dalle élite come laboratorio "privilegiato" per testare e valutare le reazioni della popolazione di fronte alla nuova dittatura tecnotronica che sta prendendo forma.

Per questo è indispensabile rompere quanto prima il cordone ombelicale che lega l'Italia al nuovo ordine mondiale.

Trump sa perfettamente che questo scontro non può essere vinto se prima Roma non viene strappata dalle spire mortali della dittatura globale.

Le ragioni sono due principalmente.

La prima è quella che l'Italia è il Paese che ospita la Chiesa cattolica ed è la culla mondiale del cristianesimo.

La seconda è che l'Italia si trova nell'Unione europea, dominata dall'asse franco-tedesco designato dalle élite europee a guidare questa organizzazione.

L'UE in tutto questo ha un ruolo semplicemente fondamentale.

Non si può pensare di arrestare il nuovo ordine mondiale se prima non si smantella l'organizzazione che più di tutte, assieme alla Cina comunista, incarna lo spirito antinazionale e massonico.

L'UE è una cattedrale fondamentale del mondialismo.


potrà sorgere definitivamente solo pertanto quando la falsa Europa degli Stati Uniti d'Europa profetizzati da Kalergi vedrà la luce.

Senza l'Italia, questo piano è destinato a fallire e l'unico modo Bruxelles, la sua capitale, ospita sia la NATO, braccio armato del deep state, e il braccio esecutivo dell'Unione, la Commissione.

L'UE è impregnata dell'anima della massoneria fin da quando è stata concepita l'idea stessa della sua creazione, in particolar modo dal Conte Kalergi che già negli anni'20 del secolo scorso avocava di fatto la scomparsa delle nazioni europee e la pulizia etnica dei popoli europei da sostituire con un incrocio eugenetico tra asiatici e africani.

Lo spirito del globalismo trasuda dai palazzi di Bruxelles, dove il fine ultimo non è altro che quello di sradicare ogni residua traccia dell'Europa cristiana e occidentale, per lasciare il posto ad una falsa Europa artificiale che nulla ha a che vedere con le tradizioni della vera Europa.

Il nuovo ordine mondiale per colpire al cuore il mondialismo in questo momento è liberare Roma.

Trump pertanto può premere il bottone che può far saltare la politica italiana ormai irrimediabilmente prostrata ai piedi delle élite che vogliono distruggerla e assestare il colpo fatale a Bruxelles.

Se si porta via l'Italia dalla prigione dell'UE franco-tedesca, si mette inevitabilmente fine a questa organizzazione.

La chiave di tutto sta nella riconquista della sovranità monetaria e nell'abbandono definitivo dell'euro, la moneta costruita a immagine e somiglianza della Germania.

Ma questo scopo non sarà raggiungibile fino a quando non si libera il Paese dall'opprimente presenza della sua classe dirigente completamente rimessa nelle mani dell'eurismo e delle tecnocrazie globaliste.

Prima è indispensabile assestare il colpo definitivo e lo spygate in questo momento sembra essere il detonatore migliore per far saltare il sistema.

2 giorni fa vi ho scritto in merito ai gruppi FCA e PSA che hanno “avviato discussioni per potenziali progetti di cooperazione sul segmento B, separatamente da qualsiasi negoziato sulla fusione". Con questa dichiarazione illusionista e spavalda, i due costruttori hanno confermato il progetto di condivisione dell’architettura francese Cmp (già usata per la Peugeot 208 e la Opel Corsa) che ha scatenato le prime preoccupazioni tra i fornitori italiani. La collaborazione, però, è ancora in via di definizione e per ora non ci sono polemiche politiche o sindacali (come nel caso del prestito da 6,3 miliardi con garanzie statali): in ogni caso, apprende Quattroruote, le gare d’appalto non escluderanno a priori gli approvvigionamenti tricolori.

La lettera. Il rischio di una nuova controversia è legato a una lettera inviata ai fornitori diverse settimane fa. Nella missiva, il gruppo FCA comunica ai fornitori lo stop al progetto di sviluppo di un nuova piattaforma da utilizzare per la produzione di veicoli del segmento B, in particolare nella fabbrica polacca di Tychy, la "casa" della Fiat 500 e della Lancia Ypsilon: "Vogliamo comunicare alla Sua società, per conto di Fca Italy e di Fca Poland, che il progetto relativo alla piattaforma del segmento B di Fiat Chrsyler è stato interrotto a causa di un cambiamento tecnologico in corso", recita il testo. "Pertanto, vi chiediamo di cessare immediatamente ogni attività di ricerca, sviluppo e produzione onde evitare ulteriori costi e spese". Il cambiamento tecnologico sarebbe legato, almeno in parte, alle conseguenze della crisi sanitaria in corso: la pandemia di coronavirus ha allungato i tempi di progettazione e quindi, per imprimere un colpo di acceleratore, FCA ha deciso di affidarsi a una nuova architettura, già disponibile sul mercato e ritenuta più evoluta, efficiente e, tra l’altro, in predicato di diventare uno dei cardini del nuovo gruppo Stellantis, anche se in tempi non certo brevi. Si tratta, come detto, della piattaforma Cmp made in PSA ed è proprio questa scelta che ha scatenato i timori di alcuni fornitori, preoccupati di perdere commesse e appalti per una presunta corsia preferenziale assegnata di diritto ai concorrenti d'Oltralpe. In particolare, all'interno dell'indotto torinese, c’è chi ha elaborato un'equazione che almeno per ora non ha riscontri, ovvero "piattaforma francese uguale componenti francesi".

Senza bisogno della Ministra Pisano : Anagrafi on-line. A Rivoli e Collegno hanno trovato soluzioni semplici, diverse ma in fondo simili, per evitare sia l'«assedio» degli uffici comunali da parte dei cittadini, sia le proteste per aver perso troppo tempo per un semplice certificato. E così, adesso, nei due Comuni della cintura di Torino gran parte della documentazione viaggia on-line. «È il volto nuovo della nostra anagrafe - confida l'assessore Maria Luisa Mattiuzzo -, e sarà anche più digitale, ma per essere più umana». Ossia più attenta alle esigenze dell'utente. «I cittadini possono collegarsi da casa per ottenere qualsiasi documento e passare dagli uffici solo per i documenti che richiedono la firma - puntualizza -. E per evitare inutili e fastidiose attese si può prenotare un appuntamento». E per avere lapossibilità avere un certificato «fatto in casa» basterà inviare il pdf della carta di identità e del codice fiscale alla mail dell'ufficio elettorale. Poi si riceverà una videochiamata per verificare che a richiederlo sia proprio l'interessato, poi due click e il documento è pronto. A Rivoli, invece, per ottenere i certificati si deve andare sulla home page del sito del Comune ed entrare nei servizidell'anagrafe, ma si deve avere lo «Spid», il Sistema pubblico di identità digitale. «Per questo faremo una campagna per sensibilizzare i cittadini a ottenerlo» dice l'assessore Andrea Filattiera

Per inquadrare meglio la situazione, non va dimenticato come buona parte dei fornitori italiani non sia più legata mani e piedi a FCA come in passato accadeva con la Fiat: oggi i componentisti tricolori lavorano con i produttori di tutto il mondo, spesso anche con i francesi della PSA (proprio per la Cmp) e della Renault. In secondo luogo, dal gruppo italoamericano filtrano ulteriori informazioni su quanto ulteriormente comunicato ai fornitori, più o meno sintetizzabile così: iniziate a lavorare sui progetti necessari per partecipare alla gara per le nuove forniture. Gli italiani, insomma, non saranno esclusi a priori: nella gara d’appalto conteranno la qualità, l’affidabilità e l’efficienza, non la bandiera. Infine, non dovrebbero mancare prospettive di nuove opportunità di business, soprattutto per quei fornitori che non hanno legami con il gruppo PSA e che, tramite FCA, potranno ampliare la loro sfera d’azione.

L’intero progetto, comunque, è in una fase iniziale e il puzzle manca di alcuni elementi vitali: per esempio, andrà chiarito come PSA metterà a disposizione della Fiat Chrysler la piattaforma Cmp nei mesi che precederanno il perfezionamento della fusione. A tal proposito, non è esclusa la possibilità che FCA "acquisti" il diritto d'utilizzo della piattaforma, ma per saperne di più bisognerà attendere alcune informazioni che - per ora - i due gruppi non intendono fornire: "Per ragioni di riservatezza e per ovvi motivi di competitività”, spiegano PSA e FCA, "in questa fase non forniremo ulteriori dettagli". L'operazione, quindi, è in pieno divenire.

Credo che chi ha concesso garanzie statali al prestito da 6,3 miliardi debba ricevere delle risposte più impegnative di quelle date per fabbrica Italia da parte di Marchionne !

Intanto l'imperatore riduce il costo del lavoro del 30% al sud mentre il nord cosa fa chiude per trasferirsi al Sud ? Continuano a chiudere ?

Se i ristoratori non possono aprire e' ovvio che non possono vendere i prodotti agricoli italiani. La Bellanova li legge i dpcm ?

Come si fa a bloccare i licenziamenti che provocano tutt'ora le misure che bloccano del turismo con l'approvazione tacita di Franceschini.

Intanto Renzi incassa per il suo salvinicidio il ministero dell'istruzione per la Boschi .

Infatti tra i 450 nuovi assunti come presidi che dovrebbero prendere servizio da settembre compare lei medesima, Lucia Azzolina, nata il 25 agosto dell'82 a Siracusa: non vi è dubbio che si tratti proprio della pentastellata che siede, con alterne fortune, sulla poltrona più alta di viale Trastevere. Poltrona piuttosto traballante. Nel 2018 è entrata in Parlamento nelle fila del M5S e quasi subito, cioè l'anno successivo, è stata catapultata al governo in qualità di sottosegretario all'Istruzione. Nel 2019 ha partecipato al concorso per dirigenti e l'ha passato, il suo nome compare negli elenchi di chi ha superato le prove e del resto è scritto anche nero su bianco sul sito del Miur. Era già deputata nonché membro della commissione Cultura della Camera e nello stesso anno è stata nominata sottosegretario all'Istruzione. In pratica, Azzolina rientrerebbe al liceo da preside anziché da semplice docente.

Sulle mascherine anche CTS ha detto che sono inutili , per essere intelligenti facciamo un controllo sulla pulizia delle mani oltre che sempre della temperatura corporea.
La pubblicazione selettiva dei verbali del Comitato tecnico scientifico, che supporta il governo giallorosso nel contrasto al coronavirus, non svela tutti i segreti sull'istituzione della zona rossa. Sono solo cinque i verbali (uno dei quali era stato secretato) concessi dopo un contenzioso amministrativo ingaggiato dalla Fondazione Einaudi e durato quattro mesi. La richiesta di accesso agli atti è del 14 aprile 2020. Segue un sollecito di riscontro, al quale il governo ha risposto con un «niet» il 4 maggio.

I giuristi della Fondazione hanno impugnato quel diniego davanti ai giudici del Tar. Ma non è bastata neppure una sentenza con richiesta di adempimento a far mollare a Giuseppe Conte i verbali secretati. L'avvocatura dello Stato ha fatto ricorso. Il governo, però, anticipando il prevedibile esito dell'udienza fissata a settembre al Consiglio di Stato e dopo che anche il Copasir ha chiesto di rendere pubblici i verbali, ha deciso di permettere l'accesso agli atti che sono alla base dei Dpcm di Giuseppi.

Ma solo parzialmente. Perché mancano ancora i resoconti più delicati, quelli che contengono le indicazioni sulla mancata chiusura delle zone rosse lombarde di Alzano e Nembro (questione che è anche oggetto di inchieste della magistratura). D'altra parte, il governo si è fatto schermo dietro questo principio: la Fondazione ha chiesto gli atti ad aprile, quindi ha diritto di ottenere i verbali redatti fino a quel momento. «Sono solo quelli che erano stati adottati al tempo in cui li abbiamo chiesti», spiega Rocco Todero, uno dei legali della Fondazione, che aggiunge: «Gli altri sono successivi alla richiesta». E l'ultimo, infatti, è del 9 aprile. Le oltre 200 pagine sono piene delle raccomandazioni tecniche per gestire l'emergenza. Alle quali sono seguiti i Dpcm di Giuseppi che le accoglievano in pieno.

Tutte. Il 28 febbraio, per esempio, i tecnici suggeriscono già di rivedere le misure per tre regioni «Emilia Romagna, Lombardia e Veneto», interessate da «una situazione epidemiologica complessa». Due giorni dopo il governo prepara un Dpcm che riprende la raccomandazione e vieta proprio in quelle regioni gli eventi e le manifestazioni sportive, sospende l'attività scolastica. Ma riapre musei e luoghi di culto, a condizione che «assicurino modalità di fruizione contingentata o comunque tali da evitare assembramenti di persone», proprio come indicato dagli esperti. Fin dai primi giorni, ovvero quando a Codogno viene individuato il paziente 1, il governo ha preso come oro colato le indicazioni del Comitato.

Sin dal primo marzo, quando è scattato lo stop ad abbracci e strette di mano. Anche quella era una raccomandazione del Comitato. Il 30 marzo arriva anche la proposta di un protocollo su come gestire la giornata dei bambini con consigli su igiene personale, pranzi e cene, attività scolastiche e giochi all'aperto. Ma anche merende (compreso sparecchiare, mettere in ordine e lavaggio denti) e lettura delle favole. Tv ridotta, con una selezione accurata dei programmi da vedere. Giuseppi e compagnia hanno fatto di testa propria in una sola, clamorosa occasione: la decisione sul lockdown totale.
Nel documento del 7 marzo, che fa bella mostra di un timbro che ricorda che si tratta di un atto «riservato», i tecnici suggeriscono misure più rigorose per la Lombardia, per Parma, Piacenza (il cui sindaco, inascoltato, le chiedeva già da tempo), Reggio Emilia, Rimini, Modena, Pesaro e Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Alessandria e Asti, ma non per tutto il Paese. Dopo un primo Dpcm in cui il governo accoglie i suggerimenti dal comitato, Giuseppi ne emana un altro, quello del 9 marzo ed entrato in vigore il 10, che dispone il lockdown per tutti gli italiani fino al 3 aprile. Spiegare agli imprenditori e alle partite Iva finiti a gambe all'aria per quella scelta del governo che le altre aree della nazione non erano state incluse nel lockdown non deve essere affatto una cosa semplice.

Ma sarà altrettanto difficile spiegarlo a chi ha pianto i propri cari perché alcune zone rosse non sono state istituite. Probabilmente è per questo motivo che Conte non tirava fuori i verbali. La Lega è insorta: «Presenteremo immediatamente un'interrogazione perché consideriamo grave che non si faccia chiarezza su uno degli aspetti più delicati della gestione dell'emergenza, ovvero la mancata zona rossa in bassa Val Seriana. Si verifichi anche se qualche esponente politico ha fatto pressioni sul governo perché non fosse istituita la zona rossa».

Nel verbale del 7 marzo, infatti, i tecnici proposero di rivedere la distinzione tra le «zone rosse» (gli 11 Comuni del Lodigiano) e le «zone gialle» (Emilia Romagna, Lombardia, Veneto e le provincie di Pesaro-Urbino e Savona), ipotizzando di applicare «due livelli di misure di contenimento. L'uno nei territori in cui si è osservata maggiore diffusione del virus, l'altro sull'intero territorio nazionale». Mancava la Val Seriana. Inoltre nelle 200 pagine non si fa praticamente mai riferimento ai tamponi. In quello del 9 aprile c'è solo un riferimento a uno studio di sieroprevalenza. Un progetto d'indagine sulla popolazione che, si dà atto, è stato presentato alle Regioni in videoconferenza.

Un lungo capitolo, però, è dedicato agli strumenti per la ventilazione polmonare e ai medicinali in via di sperimentazione nei vari ospedali italiani. A sorpresa, invece, dai documenti viene fuori un'interpretazione del sistema lombardo ben diversa dalla vulgata odierna. Nel verbale del 7 marzo, il Cts propone «di adottare l'elaborato della Regione Lombardia» contenente le indicazioni «per gravida-partoriente, puerpera-neonato e allattamento», addirittura, «come documento di riferimento». Insomma, gli scienziati che affiancavano l'esecutivo parevano tutt' altro che snobbare il modello lombardo. Un altro dettaglio che cozza con la narrazione sulla pandemia.

Anche la gestione economica del Paese dimostra che non si sviluppa adeguatamente non può far crescere tutti e pagare le navi 

Infatti manca un piano immediato:

  1. sul 5G  per il telelavoro, la telemedicina telegiustizia e la teledidattica, che Enel non puo' fare senza acquisire Telecom Italia.
  2. la semplificazione dell'accesso al bonus del 110% per la riqualificazione energetica togliendo le certificazioni delle classi ed i relativi costi, ed introducendo la tacciabilita' dei costi di ristrutturazione attraverso la carta di credito;
  3. emanazione dei dcpm dopo i decreti legge, se no diventiamo una Repubblica Presidenziale.

Con ossequio per una società che dovrà inevitabilmente rimettere al centro il culto di Dio e non dell'uomo se non vuole consegnarsi alla sua distruzione come sta facendo quella attuale dei pieni poteri dati ad un imperatore su modello berlusconiano salvo intese molto esperto di accordi politici visto le maggioranze che ha rappresentato.

Marco BAVA

 

TO.07.08.20

Signor Presidente della REPUBBLICA

Signora
Vicepresidente esecutiva del Consiglio Europeo
Margrethe

«Una proroga allo stato di emergenza legata al rischio pandemia è inevitabile», ha esordito così il 28 luglio scorso Giuseppe Conte di fronte ai banchi del Senato. Per sua scelta e per raffreddare le polemiche sui pieni poteri, il premier ha deciso di chiedere preventivamente l'autorizzazione alle due Camere per poter prorogare le deleghe e i poteri straordinari di Palazzo Chigi fino al prossimo 15 ottobre.

Il Senato dopo averlo ascoltato ha detto sì con 157 voti. Opposizione contraria anche alla Camera, ma senza riuscire a smontare lo schema. Infatti, dopo aver elencato le prerogative valide fino all'autunno, Conte si è presentato in Cdm e ha fatto approvare il decreto, firmato poi dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e finito in Gazzetta Ufficiale tre giorni fa.

Ma la trasparenza non è il forte del presidente del Consiglio che si è dimenticato una novità non da poco. Il dettaglio non l'ha raccontato preventivamente all'Aula, né l'ha comunicato a fine Cdm con la consueta nota di Palazzo Chigi. Eppure il comma 6 dell'articolo 1 del decreto sull'emergenza cambia in modo strutturale la legge che norma gli apparati di sicurezza e amplia in modo spropositato il ruolo della politica.

O meglio, il ruolo dello stesso Conte che fin dal suo primo incarico con i gialloblù tiene saldamente tra le mani le deleghe ai servizi. Adesso con la scusa del Covid è riuscito a fare ancor di più. Il testo del decreto va a modificare un passaggio della legge 124 del 2007, considerata la bibbia statutaria delle agenzie di intelligence.

Le parole «una sola volta» sono state sostituite da una frase più ampia: «Con successivi provvedimenti per una durata complessiva massima di ulteriori quattro anni». Tradotto, fino a tre giorni fa i vertici dei servizi venivano nominati di prassi per due anni e poi potevano essere rinnovati per una sola volta.

In teoria la durata complessiva di un incarico poteva essere di otto anni totali, nella prassi (sempre rispettata dagli ultimi governi) tra incarico e rinnovo non si andava mai oltre i quattro anni complessivi. Non un calcolo a caso, ma una scelta basata sull'equilibrio delle istituzioni democratiche.

I direttori delle agenzie non potevano avere incarichi troppo brevi per permettere loro di svolgere serenamente gli incarichi e non potevano aver incarichi troppo lunghi per evitare che la durata superasse quella della singola legislatura. Adesso, invece, Conte potrà rinnovare più volte i capi dell'intelligence anche per brevi periodi di un anno e prima di andarsene potrebbe rinnovare un suo preferito affinché sia operativo anche quando arriverà un successore a Palazzo Chigi.

Finalmente e' chiaro che il decreto sullo stato di emergenza e' servito al governo ha per inserire una nuova norma che consente di rinnovare più volte i vertici dei servizi.

La scusa è quella di trovare una soluzione che garantisca la continuità dei vertici e permetta scelte in deroga rispetto alle norme originarie, approvate nel 2007 dal Parlamento ma solo sotto al cappello del periodo emergenziale.

Perché il presidente del Consiglio non ne ha fatto menzione in Parlamento quando ha illustrato nei particolari i contenuti del decreto legge sullo stato di emergenza, come non ne ha fatto menzione la risoluzione presentata dalla maggioranza a conclusione del dibattito e approvata dal Parlamento.

Non sono stati avvertiti in via preventiva i componenti del Copasir, non è stata fatta alcuna menzione nel comunicato di Palazzo Chigi. Si modifica per decreto una cosa delicatissima come la legge sui servizi segreti, all'insaputa di tutti e in spregio alle istituzioni.

A chi si chiede come possa essere retroattiva e quindi mantenere in carica Parente (si può rinnovare una nomina già scaduta?) la risposta sta nei cavilli. Le tre paroline «con successivi provvedimenti» stanno a indicare sia con successivi rinnovi, ma anche con successivi interventi o decreti. Molto semplice.

E che Voi dovreste rappresentare e tutelare in quanto la norma stravolge e distorce la legge 124 del 2007 perché crea un rapporto eccessivamente discrezionale e, quindi, di marcata subordinazione dei vertici dei servizi all'autorità politica

Il direttore del servizio interno era infatti stato prorogato di un anno a metà giugno attraverso un semplice Dpcm, che giustificava la scelta in relazione a possibili problemi di ordine pubblico nella fase post Covid. Il mese scorso la Corte dei conti ha bocciato il testo nella sua forma e rimandato al mittente il Dpcm.

Pertanto, il governo è dovuto correre ai ripari e la modifica inserita nel decreto Emergenza serviva principalmente a questo

Questa e' l'ennesima dimostrazione che occorre riportare in uso gli strumenti istituzionali definito dalla Costituzione prima che scadano le nomine : 16 gennaio 2021 (tra meno di sei mesi) è in scadenza il mandato triennale, al momento non rinnovabile per legge, del comandante generale dei carabinieri, Giovanni Nistri. Il 27 febbraio, stessa situazione per il capo di stato maggiore dell'Esercito, Salvatore Farina. Il 31 ottobre toccherà all'Aeronautica cambiare capo di stato maggiore, quando il generale Alberto Rosso concluderà il suo triennio. E, a novembre, sarà la volta della carica più ambita, quella del capo di stato maggiore della Difesa, adesso affidata a Enzo Vecciarelli. 

Dai giorni di inizio maggio, quando Giuseppe Conte viene convinto da Gennaro Vecchione (l'uomo che gli sussurra all'orecchio perché a lui legato da vincoli personali e amicali, e che nella stagione giallo-verde ha voluto al vertice del Dis contro ogni logica e competenza), di liberarsi dei due direttori di Aise (Luciano Carta) e Aisi (Mario Parente). Vecchione ne soffre la capacità e la considerazione internazionale, di cui lui è privo anche in ragione di una certa disinvoltura della sua vita privata.

Soprattutto, rimprovera a entrambi la mancanza di "lealtà", quale lui la intende: fedeltà non alla Presidenza del Consiglio ma alla persona del Presidente del Consiglio. A un'idea dei Servizi come "moschettieri del Re". Il piano di Vecchione prevede che il licenziamento di Carta dall'Aise veda l'ingresso al vertice del Servizio di un "ticket" costituito dal generale Giovanni Caravelli e, come vice, dal Kaiser Soze dell'Intelligence italiana dai tempi del Sismi di Pollari. Marco Mancini.

Un uomo che Repubblica ha a lungo raccontato, sopravvissuto al sequestro di Abu Omar, alla morte di Nicola Calipari, alla vicenda dello spionaggio Telecom, parcheggiato da anni al Dis e in cerca da sempre di una riabilitazione che lo riporti nella stanza dei bottoni dell'Intelligence, anche in forza di una ventina d'anni di segreti dell'Intelligence su cui è seduto. E per questo pronto a mettersi a disposizione

A Di Maio, quella norma sembra un'occasione eccellente per far ballare Palazzo Chigi, mettere a rumore le opposizioni, e mantenere l'incertezza del quadro. Perché anche il ministro degli Esteri ha una sua agenda per gli apparati. Che non coincide con quella del Presidente del Consiglio.

Dopo aver rivendicato come proprio uomo l'ex direttore dell'Aise Luciano Carta (facendo un torto alla sua storia professionale), al punto da trasferirlo come una figurina dalla direzione di un Servizio segreto a una partecipata di Stato (Leonardo), Di Maio ha infatti il problema di costruire le condizioni che consegnino a un altro suo uomo o il Comando Generale dell'Arma o la direzione di un Servizio.

Parliamo del generale di corpo d'armata dei carabinieri Angelo Agovino, pupillo del fu comandante generale Gallitelli, e voluto proprio da Di Maio, nell'estate del 2019, a vicedirettore dell'Aise, dove è oggi. A maggior ragione come risposta all'offensiva che Conte si preparerebbe a lanciare ancora una volta sul nome di Marco Mancini, "sedato" in queste settimane dalla promessa di una vicedirezione del Dis destinata a trasformarsi in direzione quando, in autunno, Vecchione dovrà lasciare.(Claudio Antonelli per “la Verità”)

Anche dal punto di vista informativo e della trasparenza la gestione della vicenda dei verbali Vi fornisce una ulteriore prova dello stravolgimento democratico in atto da parte dei VS controllati : mancano i verbali delle riunioni tra il 22 e il 27 di gennaio, quando non si sa bene perché l'ordine di testare tutte le polmoniti virali anomale si trasformò nell'ordine di testare solo quelle di chi proveniva dalla Cina.

Mancano i verbali del periodo tra l'1 e il 7 marzo, i giorni in cui si decise di non fare la zona rossa ad Alzano e Nembro, condannando Bergamo a essere l'epicentro globale della pandemia nei mesi a venire.

Mancano i verbali dell'8 e del 9 marzo, quelli in cui si decise il lockdown di tutta l'Italia, ma curiosamente c'è quello del 7, in cui il CTS suggeriva chiusure parziali e differenziate.

Cosa contengono da nascondere ?

E' lecito secondo Voi che lo faccia ?

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte con il Dpcm del 9 marzo dà il via al lockdown generalizzato per tutto il Paese. Perché abbia preso questa decisione non è spiegato nei verbali del Cts, tanto meno nessuno ha reso note le reali motivazioni. Certo, è nella facoltà del governo prendere provvedimenti di stampo diverso dalle proposte del comitato ma la compagine dovrebbe almeno spiegare perché, data la gravità degli eventi.

E' chiaro che il governo e' diretto da Bill GATES che con il lockdown generalizzato otteneva gli scopi enunciati nell'ID2020.

Quindi non possiamo accettare che l'Italia sia di fatto governata da Bill GATES.

Il secondo elemento significativo è nel primo verbale desecretato e datato 28 febbraio 2020, dove il Cts parla delle misure igieniche da adottare. Al punto g del capitolo in questione si affronta la questione “mascherine”. Il Comitato sostiene si debba “usare la mascherina solo se si sospetta di essere malato o si assiste persone malate”.

Abbiamo saputo poi che queste disposizioni non erano corrette e che le mascherine, sia mediche che non, dovevano essere usate come precauzione dalla popolazione. Lo ha messo nero su bianco proprio il ministero della Salute ma il 16 aprile, quando la pandemia stava riducendo i suoi effetti più drammatici. Ecco il passaggio più significativo della disposizione pubblicata sul sito del ministero.


“*L'uso di mascherine facciali in pubblico può servire come mezzo di controllo per ridurre la diffusione dell'infezione nella comunità minimizzando l'escrezione di goccioline respiratorie da individui infetti che non hanno ancora sviluppato sintomi o che rimangono asintomatici. Non è noto quanto l'uso delle mascherine facciali nella comunità possa contribuire a una riduzione della trasmissione oltre alle altre contromisure.


*L'uso di mascherine facciali nella comunità può essere preso in considerazione specialmente quando si visitano spazi affollati e chiusi, come negozi di alimentari, centri commerciali o quando si utilizzano i mezzi pubblici, ecc.

*Si può prendere in considerazione l'uso di mascherine facciali non mediche realizzate con vari tessuti, specialmente se - a causa di problemi di fornitura - le mascherine mediche devono essere utilizzate prioritariamente come dispositivi di protezione individuale da parte degli operatori sanitari. A supporto dell'uso di mascherine non mediche come mezzo di controllo della fonte di infezione esistono evidenze scientifiche indirette e limitate.

*L'uso di mascherine facciali nella comunità deve essere considerato solo come una misura complementare e non in sostituzione delle misure preventive consolidate, come, ad esempio, il distanziamento fisico, l’igiene respiratoria (tra cui tossire o starnutire in un fazzoletto monouso o nella piega del gomito per evitare di trasmettere agli altri le goccioline con le secrezioni respiratorie), l’igiene meticolosa delle mani e l’evitare di toccarsi con le mani il viso, il naso, gli occhi e la bocca”

Tutto ciò Vi era stato scritto da me ancora prima del CTS , per il solo uso del buon senso !

Quello che usava anche Zavoli : un esempio non seguito!

Qualcuno ha fatto indagini sui danni respiratori che puoì provocare la mascherina in particolare ad anziani, cardiopatici ?

Credo che la credibilità dell'intero governo non possa più essere messa in dubbio da tutti ne' si possa riabilitare con un semplice rimpasto  che peggiorerebbe ulteriomente la situazione !

Solo Voi dovete e potete prendere i provvedimenti necessari per fermare questa palese ed illegale  devianza sulla trasparenza nell'informazione sulle relazioni del CTS (da pubblicare nel sito della Presidenza della Repubblica)  ed il controllo sui dpcm .

Se non intervenite nei prossimi 40 gg fara' almeno altrettante cose pericolose di cui Voi risponderete nel confronti delle Vs istituzioni.

Con ossequio, ed in attesa di provvedimenti adeguati di normalizzazione.

Marco BAVA

 

TO.06.08.20

Signor Presidente della REPUBBLICA

Signora
Vicepresidente esecutiva del Consiglio Europeo
Margrethe

 

Sono oltre 100 i morti e più di 4.000 i feriti per le esplosioni avvenute ieri nel porto di Beirut, in Libano, e causate da circa 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio presenti in un deposito.

E’ quanto ha riferito oggi la Croce rossa, citata dal sito libanese Daily Star. Ma il bilancio potrebbe essere più pesante, avvertono le autorità: secondo il governatore della città, Marwan Abboud, citato dai media, i dispersi sono più di 100. Feriti lievemente alcuni dei militari di una nave italiana della missione di pace Unifil ormeggiata nel porto.

Anche la moglie dell’ambasciatore olandese in Libano è stata ferita ma in modo assai grave, lo ha riferito mercoledì il ministero degli Esteri olandese. E’ stata trasportata d’urgenza in ospedale dove si trova in condizioni assai critiche.

Il ministro della salute libanese Hamad Hasan ha consigliato a chiunque possa di andare via da Beirut. Hasan – citato dai media locali – ha affermato che i materiali pericolosi sprigionatisi nell’aria dopo le deflagrazioni potrebbero avere effetti a lungo termine mortali.

Il governatore di Beirut, Marwan Abboud, ha affermato che il costo del danno alla capitale potrebbe essere compreso tra $ 3 miliardi e $ 5 miliardi, aggiungendo che l’esplosione ha lasciato senza casa tra le 200.000 e le 250.000 persone. “Stiamo assistendo a una vera catastrofe”, ha detto ai giornalisti il ​​Primo Ministro Hassan Diab, chiedendo aiuto internazionale e promettendo un’indagine completa.

Tra i morti c’è anche una vittima eccellente che fa assumere una connotazione “politica” ancor più forte a quello che ormai molteplici fonti ritengono essere stato un attentato “chirurgico” capace di colpire un deposito di nitrato di ammonio per rendere ancor più devastante l’impatto di una bomba di tipo nucleare. In effetti, il filmato sopra mostra che c’erano due esplosioni e la seconda ha creato il gigantesco fungo tipico di un’esplosione atomica.

Dirigenti militari Usa pensano che l’esplosione a Beirut sia stata un attacco, una bomba di qualche tipo: lo ha detto Donald Trump in una conferenza stampa alla Casa Bianca. “Gli Usa aiuteranno il Libano” ha detto poi il presidente degli Stati Uniti. Ma tre fonti del Dipartimento della Difesa – coperte da anonimato – hanno poi riferito alla Cnn di non aver visto indicazioni sulla possibilità che le terribili esplosioni siano frutto di un attacco.

Il segretario generale del Partito libanese Christian Kataeb, o Falange, Nizar Najarian è stato ucciso in questa potente esplosione che mira a destabilizzare il paese dove, come in Siria, convivono pacificamente i Musulmani di confessione Sciita ed i Cristiani Maroniti, tanto da essere l’alleanza fondamentale di governo minata dalle proteste degli ultimi mesi (pilotate dall’organizzazione CANVAS vicina alla Central Intelligence Agency) e dalle sanzioni imposte dagli Stati Uniti in una palese intimidazione contro gli Hezbollah

Questa organizzazione paramilitare libanese (Ḥizb Allāh) nata nel giugno del 1982 e divenuta successivamente anche un partito politico sciita, è invisa a Stati Uniti ed Israele perché da sempre alleata dei Pasdaran, il Corpo della Guardie della Rivoluzione Islamica dell’Iran. Entrambe alleate di Bashar Al Assad in Siria.

«Tutto quello che succede in Medio Oriente, sia in Egitto, sia in Siria, sia in Iraq, è una guerra che ha due dimensioni. In Iraq e in Siria, la guerra è tra sunniti e sciiti; in Egitto la guerra è tra fondamentalisti, tra cui i Fratelli musulmani, e i moderati. Sono guerre senza fine ma, mi dispiace di doverlo dire, ci sono dei Paesi, soprattutto occidentali, ma anche dell’Oriente, che stanno fomentando tutti questi conflitti. Bisogna trovare una soluzione a tutti questi problemi. Nelle guerre in Medio Oriente i cristiani pagano il prezzo più alto».

Queste parole sono di Bechara Boutros Rai, il Patriarca di Antiochia della Chiesa Cristiana Maronita che è in comunione con quella Cattolica e riconosce come Primate il Papa.

Ecco perché secondo alcuni analisti internazionali dietro agli attentati di Beirut di ieri potrebbe esserci la regia occulta di Israele e del Mossad, il controspionaggio israeliano più criminale del mondo, tanto da essere accusato di aver addestrato Brenton Tarrant, l’attentatore delle stragi nelle moschee di Christchurch del 15 marzo 2019.

Ieri il presidente libanese Michel Aoun ha dichiarato tre giorni di lutto nazionale al termine della riunione del Consiglio di difesa, durante il quale il premier Hassan Diab ha definito “inaccettabile che un carico di nitrato di ammonio, stimato in 2.750 tonnellate, sia stato presente per sei anni in un deposito, senza misure di precauzione”.

Le esplosioni avvenute ieri sera sono state registrate dai sismografi come un terremoto di magnitudo 3.3, secondo i dati del servizio geologico statunitense Usgs. La magnitudo riportata non è comunque direttamente paragonabile a un sisma di dimensioni simili, essendo l’esplosione libanese avvenuta in superficie (al contrario di un’onda sismica).

Ma il senior editor di Veteran Today Gordon Duff, noto consulente di intelligence internazionale ex ufficiale dei Marines ed ex 007 della CIA, ha riferito la probabile causa delle esplosioni grazie a fonti confidenziali che hanno fornito addirittura un’immagine di una delle due presunte bombe.

Le esplosioni avvenute  sono state registrate dai sismografi come un terremoto di magnitudo 3.3, secondo i dati del servizio geologico statunitense Usgs. La magnitudo riportata non è comunque direttamente paragonabile a un sisma di dimensioni simili, essendo l’esplosione libanese avvenuta in superficie (al contrario di un’onda sismica).

Ma il senior editor di Veteran Today Gordon Duff, noto consulente di intelligence internazionale ex ufficiale dei Marines ed ex 007 della CIA, ha riferito la probabile causa delle esplosioni grazie a fonti confidenziali che hanno fornito addirittura un’immagine di una delle due presunte bombe.

«I terroristi coinvolti in Urban Warfare in Medio Oriente non hanno accesso a queste armi tattiche altamente avanzate. Se ce l’hanno adesso, allora qualcuno li sta attrezzando per guadagni politici. Aspettiamo le dichiarazioni ufficiali dal Libano. Anche se nelle prossime ore ci sarà un governo nascosto per la pace e le implicazioni politiche, una cosa è chiara, è un’operazione clandestina da parte di un’agenzia straniera anti-libanese non da un terrorista a caso (attore non statale)» si legge ancora su VT.

Un generale dell’esercito libanese riferisce che Israele ha lasciato cadere un’arma nucleare tattica sul porto di Beirut oggi. Riferisce che ciò è stato fatto per far crollare l’attuale regime politico e ribellarsi contro Hezbollah.

«Tuttavia, ciò che mi dicono le fonti influenti e credibili di Beirut è questo: “L’esplosione di Beirut è circa 100 volte l’energia dell’esplosione di Tianjin del 2015, o 5,4 chilotoni di equivalente TNT (usando l’estrapolazione lineare di Tianjin, che ha coinvolto 800 tonnellate di ammonio nitrato)» ha evidenziato VT.

La foto non ritoccata da VT Damasco avrebbe identificato un «Missile israeliano Delilah che trasporta missili nucleari da 6 kiloton (6000 tonnellate equivalenti a TNT)  Tineye afferma che questa è un’immagine unica e non appare in nessun punto del web. Tuttavia, siamo sempre sospettosi quando qualcosa sembra “troppo bello per essere vero”».

Il presunto missile israeliano in una foto diffusa da VT Damasco

Il segretario generale del partito libanese Christian Kataeb, Nizar Najarian, ucciso non è stato l’unico personaggio politico coinvolto nell’esplosione. La moglie e la figlia del primo ministro Hassan Diab sono state presumibilmente ferite, mentre anche l’ambasciatore kazako in Libano è stato ferito mentre l’esplosione ha danneggiato l’edificio dell’ambasciata, ha riferito Al-Jazeera. Anche il complesso dell’ambasciata australiana è stato gravemente danneggiato.

«A nome di @UNIFIL_ peacekeepers, i nostri pensieri e le nostre preghiere sono rivolti a tutti coloro che sono stati colpiti dall’orribile esplosione di #Beirut. #UNIFIL è pronto a supportare le persone, il governo di #Lebanon e @LebarmyOfficial. Sono in contatto con le autorità e pronto ad aiutare »ha scritto su Twitter Stefano Del Col, comandante delle truppe italiane impegnate nella missione Unifil per mantenere la pace sulla Linea Blu al confine tra LIbano e Israele sulle alture del Golan.

«A causa dell’esplosione che ha colpito il porto di # Beirut oggi, una delle nostre navi della Task Force marittima è stata danneggiata, lasciando feriti alcuni soldati delle forze di pace della Marina. #UNIFIL sta valutando la situazione ed è pronto a fornire assistenza e supporto al governo libanese» ha aggiunto il generale di Bersaglieri.

I 1.200 soldati italiani animano la Joint Task Force – Lebanon Sector West, zona nella quale appena il 27 luglio è avvenuto il passaggio di mano della bandiera delle Nazioni Unite che ha sancito il cambio del contingente italiano in Unifil: il generale di Brigata Diego Filippo Fulco, comandante della Brigata “Granatieri di Sardegna” ha ceduto il comando al Generale di Brigata Andrea Di Stasio, comandante della Brigata “Sassari” . A sancire il trasferimento d’autorità il generale di Divisione Stefano Del Col, capo della missione Unifil nel Sud del Libano. Alla cerimonia era presente Nicoletta Bombardiere, ambasciatrice d’Italia in Libano.

Hezbollah afferma che Beirut esplode “Tragedia nazionale”, Sayyed Nasrallah ha ritardato il discorso. Il presidente Aoun a ricevuto solidarietà dal presidente francese Emmanuel Macron, dallo sceicco Emirato del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani e dal presidente iracheno Barham Saleh.

Cosa si direbbe oggi se la bomba atomica l'avesse sganciata il Giappone in Usa e l'avesse giustificato dicendo di aver salvato molte vite americane ?

La bomba fu un esperimento sugli esseri umani.

Ci sono individui privi di valutazioni umane , ma da avatar, come la ministra Pisano o Bill Gates e che 20 anni fa Beppe Grillo criticava mentre oggi  ne condivide obiettivi e strumenti.

Per cui non sono minimamente stupito dalla lettera inviata da Jaky agli avatar fornitori dello stabilimento polacco ai fornitori torinesi : Cari fornitori smettete di fare sviluppo e ricerca, ma soprattutto smettete subito di produrre perché la vostra roba non ci serve più: sarebbe uno spreco continuare a costruire componenti che noi non monteremo più sulle nostre auto. A questo si aggiunga che ora gli stabilimenti vanno in ferie e alla riapertura non sarà chiesta più alcuna fornitura.

Tutto ciò che compatibilità ha con le garanzie che Jaki vi ha dato per il  prestito da 6,3 miliardi che Fca ha chiesto al San Paolo, ma con la garanzia dello Stato attraverso la Sace il 16 maggio scorso ?

E' chiaro che chi dirige la FIAT sta negli Usa e si chiama JP Morgan, alleato di Bill Gates, per cui Conte disse: «Non c' entra nulla che Fca abbia la sede legale in Olanda, i soldi noi li prestiamo per le attività italiane, questo governo sostiene le imprese con il decreto Liquidità»

Infatti John Elkann - degno nipote di Gianni Agnelli, l' Avvocato - i quattrini garantiti dalla Sace li ha incassati, ha pure confermato il dividendo straordinario da 5,5 miliardi con la capogruppo, ma dice ai fornitori italiani: non abbiamo più bisogno di voi.

Da ora in avanti le utilitarie di Fca quindi la Panda, la 500, i nuovi modelli come la Panda XL e la nuova Punto annunciati per il prossimo anno non saranno più realizzati su pianale ex Fiat, ma sulle «forme» delle auto Peugeot. E la componentistica italiana non serve più.

Nella missiva spedita a circa 1.000 aziende fornitrici il gruppo italo-americano che tra qualche settimana diventa franco-italo-americano spiega: «Tutte le nuove utilitarie Fca saranno costruite su piattaforma Psa-Cmp» per cui sospensioni, parti elettriche ed elettroniche, scarichi, pianali, ammortizzatori e via elencando saranno quelli dei fornitori abituali di Peugeot.

La sospensione delle forniture per ora riguarda solo i modelli che sono prodotti da Fca Italia e Fca Poland in particolare nello stabilimento polacco di Tychy dove Fiat costruisce Panda, 500, alcuni modelli Abarth, Punto e alcuni modelli che sono destinati ai mercati dell' Est Europa e orientali.

In quelle stesse linee di montaggio vengono assemblati anche i modelli Peugeot 208, Citroen C-3 e C-4 e Opel Cora. Non solo su quelle linee saranno sviluppati tutti i nuovi modelli di segmento B (utilitarie) che andranno sul mercato con i diversi marchi di Fiat e di Chrysler, ma senza componentistica italiana.

E pensare che Fca quando ha chiesto la garanzia di Sace per i famosi 6,3 miliardi scriveva annunciando anche la riapertura post Covid: «È stato avviato un dialogo con Intesa Sanpaolo per il perfezionamento di una linea di credito a tre anni, destinata esclusivamente alle attività italiane del Gruppo Fca e al sostegno della filiera dell' automotive in Italia, composta da circa 10.000 piccole e medie imprese, a seguito alla riapertura degli stabilimenti italiani, avviata a fine aprile».

Infatti sono arrivati gli impianti per le mascherine che Bill Gates ci consentirà di togliere quando metteremo il microchip umano, vedi ID2020.

E voi glielo consentirete ?

Sono evidenti le incompetenze tecniche di questo governo che e' gestito fantasiosamente con l'arringa finale dell'avvocato della difesa:

Per rompere lo stallo del negoziato con Cdp, Atlantia spariglia e avvia un processo competitivo per la vendita dell'intero 88% detenuto in Autostrade o, in alternativa, la scissione proporzionale della controllata, da quotare in Borsa, a favore dei propri azionisti. E' una nuova puntata della lunga e complicata vicenda che da due anni coinvolge il gruppo controllato dai Benetton, finito nel mirino per le responsabilità avute in occasione del crollo del Ponte di Genova alla vigilia di ferragosto 2018.

Ed è la conseguenza dello stop and go degli ultimi giorni di trattative caratterizzate da malintesi e appuntamenti rinviati senza apparente motivo. Ieri sera, dopo il lungo cda di Atlantia che, oltre all'approvazione della semestrale (chiusa in rosso), ha avviato il nuovo percorso in coerenza con l'accordo siglato il 14 luglio col governo che sembra contemplasse la cessione tout court della quota, Fabio Cerchiai e Carlo Bertazzo - rispettivamente presidente e ad della holding - hanno incontrato Fabrizio Palermo presso la sede di Cdp per notificare la nuova situazione alla quale la holding sarebbe pervenuta «per le incomprensioni e i reciproci cambiamenti di fronte degli ultimi giorni». I due manager si sarebbero indispettiti nel week end quando da Cdp sarebbero pervenute tre richieste giudicate irricevibili.

La prima: una manleva sulla manutenzione della rete autostradale per evitare imprevedibili oneri ai nuovi azionisti con la definizione di una responsabilità in solido. La seconda: i soldi versati da Cdp in aumento di capitale avrebbero dovuto essere destinati in via prioritaria alla riduzione del debito verso la stessa Cdp. La terza: l'abbandono della partita da parte di Cdp senza penali in qualunque momento se non fosse stato ceduto il 22% a investitori graditi. Inoltre fra le parti sarebbero sorte divergenze sul prezzo dell'Ipo mentre sempre ai fini di definire un valore adeguato, Atlantia avrebbe voluto cedere il 22% attraverso asta competitiva e non tramite Ipo.

Adesso tramite un advisor indipendente il gruppo aprirà un'asta internazionale alle quale potrà partecipare Cdp ma anche altri, a cominciare da F2i - partecipata da fondazioni e casse di previdenza - che tra qualche giorno ha un cda in cui potrebbe fare valutazioni. Per procedere con la scissione, Atlantia riunirà un cda straordinario il 3 settembre. Da Cdp trapela irritazione per l'atteggiamento «dilatorio e contraddittorio» fra la prima lettera del 14 luglio con il percorso dell'aumento di capitale riservato (33%) e quella di ieri in cui si parla di asta internazionale aperta a Cdp.

Nonostante le interlocuzioni con il governo volte alla definizione di un «procedimento di grave inadempimento» di Aspi, «permangono talune significative incertezze principalmente riconducibili ai contenuti, modalità e tempi di attuazione per addivenire alla conclusione degli accordi», si legge nella nota diffusa da Atlantia. «Permangono i rischi di liquidità e finanziari di Autostrade per l'Italia e di Atlantia stessa, conseguenti anche agli impatti significativi sui livelli di traffico e di ricavi delle principali società controllate del gruppo» causate dal Covid-19.
Secondo il cda, assistito dallo studio Gop, si ritiene «non probabile il rischio di esercizio della revoca della concessione» e «ragionevolmente probabile la conclusione di un accordo con il governo italiano». A tale ultimo proposito, come ha anche specificato di recente la ministra Paola De Micheli, oggi nel nuovo incontro sulle tariffe non dovrebbe esserci alcun accordo, visto che venerdì scorso il ministero dell'Economia avrebbe avuto da ridire sul sistema proposto da Aspi e consistente in aumenti dell'1,75% annui.

Capite come tutto questo anno di governo sia stato gestito al mojito più dello scorso agosto salviniano.

E gli effetti pare che Voi non li vogliate vedere : un pcdm non può cancellare le regole del diritto societario come vi avevo scritto piu' volte, senza che Voi lo abbiate voluto leggere.

Cerchiai forse si .

Il potere logora chi lo ha perché crede di poter fare tutto visto che Voi glielo state permettendo pur avendo, questa volta,  il potere di intervenire !

In 40 giorni prima delle prossime elezioni con 40 dpcm saranno capaci di tutto, visto che JAKI ed i suoi giornali, tutti, quelli si leggono in TV e Radio Radicale, da sempre aiutata da Gianni Agnelli, che ospitava anche PANNELLA quando andava a Torino.

La conferma e' data dal fatto che ieri con una lettera firmata dai ministri Gualtieri e Patuanelli, e' stata inviata al il cda TIM che ha discusso la proposta di un rinvio di un mese della discussione dell'offerta Kkr che avrebbe acconsentito a tenere in piedi l'offerta per altri 30 giorni. Secondo indiscrezioni, il premier Giuseppe Conte avrebbe chiamato durante il consiglio di amministrazione usando termini molto persuasivi, per farlo desistere dal portare in votazione l'offerta di Kkr.

Il fine e' giusto ma i mezzi no . Anche su questo vi ho scritto che occorre usare il golden power per evitare ingerenze estere sulla gestione delle telecomunicazioni.

Ma  le diplomazie del premier, hanno rassicurato l'ambasciatore Usa,  che l'operazione che sarebbe solo rinviata, in attesa di poterla costruire su altre basi per realizzare al rete unica insieme a Open Fiber, in cui far entrare i predestinati da JP Morgan.

Visto i pericoli che si corrono in 40 giorni ?

Con ossequio.

Marco BAVA

 

TO.05.08.20

Signor Presidente della REPUBBLICA

Signora
Vicepresidente esecutiva del Consiglio Europeo
Margrethe

 

Il giudice di pace di Frosinone ha emesso una sentenza contestando lo stato di emergenza e annullando le multe fatte durante il lockdown.
La sentenza arriva da Frosinone, dove il giudice di pace Emilio Manganiello ha annullato un provvedimento nei confronti di due cittadini poiché multe ricevute per motivi legati alla violazione del lockdown sono state definite “illegittime”.

Il giudice Manganiello, con la risoluzione 516/2020, ha deciso di annullare l’ammenda di oltre 400 euro nei confronti di due persone.

“Lo stato di emergenza può essere dichiarato in presenza di calamità naturali o azioni connesse all’attività dell’uomo, come decretato dal codice della Protezione Civile. I due scenari non hanno nulla a che vedere con una pandemia mondiale e tantomeno con emergenze di tipo sanitario”, ha stabilito il tribunale.

La sanzione era stata emessa nei confronti di padre e figlia, multati dopo essere stati trovati fuori casa durante il lockdown mentre si dirigevano a fare rifornimento di acqua presso un distributore a scheda.

Questo stato di polizia che il Comitato Tecnico e Scientifico sta continuando a gestire per nome e conto del Presidente del Consiglio un progressivo maniacale  blocco del Paese.

La gestione economica si basa sui bonus che drogano il mercato delle vacanze che si chiuderanno fra 20 giorni quando i treni e navi dovrebbero viaggiare   di più invece sono ferme.

Fra 20 giorni la popolazione dovrebbe ricominciare a lavorare ma , il Ministro Speranza non ci pensa proprio a lasciar viaggiare liberamente treni e navi limitando la liberta' delle persone che desidererebbero dare lavoro al turismo per il proprio benessere con o senza i bonus vacanze.

Il comitato segreto vorrebbe dimostrare che le navi ed i treni non viaggiano di più d'estate quindi si possono eliminare.

Vi rendete conto in che mani state lasciando la gestione dell'ITALIA.

E le Vs responsabilità rimarranno come Vs testimonianza storia e responsabile

Il concetto dello stato di emergenza segreto ed immotivato non aiuta a convivere con il virus correggendo gli errori, perche' non ci sono ! 

Da il comitato segreto e' gestito direttamente da Conte o per conto di Bill GATES.

E' anticostuzionale , e' segreto, ed e' motivato dallo stato di emergenza , che a sua volta lo giustifica.

Ma Voi vi rendete conto cosa resterà nella vostra eredità storia ? Uno stato di emergenza indeterminato !

Mentre invece sarebbe piu' ragionevole e lucido puntare a realizzare la rete XG (5-6-...G),e le energie rinnovabili per abbassare i costi energetici e di gestione ragionevole del Pianeta . Da qui nasce lo sviluppo per promuovere l'innovazione per la qualità ed lavoro onesto non con la droga  degli sconti che  lasciano tutti i normali cittadini piu' povero di prima.

Non con il bonus che distorgono e drogano il mercato. Anche quello del 110% perché e' ingestibile per cui non fara' sviluppare veramente le rinnovabili ma i business degli intermediari professionali a cui dare molto lavoro inutile che costerà molti soldi a chi si illuderà di avvalersene !

L'ennesima furbata nell'era dei furbasti del bonus, che quando finiscono non c'e più nulla e noi dovremmo pagare il conto di scelte segrete ed imposte con la forza che offende chi dovrebbe essere difeso all'interno di uno STATO che non e' più ne' libero ne controllato dai cittadini !

Ve ne rendete conto ?

I cittadini sono privati di ogni esigenza di aiuto sociale per cui filmano chi si da fuoco ma non chiamano i soccorsi per paura di essere responsabilizzato e pagare la multa !

Infatti la P2 era segreta come la MASSONERIA da cui deriva, e la P3 e P4 che ne sono derivate.

L'ORIGINE E' SEMPRE LA STESSA !

Con ossequio

Marco BAVA

 

TO.04.08.20

Signor Presidente della REPUBBLICA

Signora
Vicepresidente esecutiva del Consiglio Europeo
Margrethe

Credo che sarà difficile , tra 20 mesi , spiegare agli italiani perché il Presidente della Repubblica non sia intervenuto per inibire  l'uso legislativo di strumenti amministrativi come i dpcm. Si dirà  che non poteva fare diversamente perché altri dpcm avevano emanato lo stato di e dcpm di emegenza che era stato prorogato ogni 3 mesi con altri appositi dcpm giornalieri.

Perché questa azione di sospensione democratica e' stata accettata? per il grande APPOGGIO internazionale del Presidente del Consiglio, per cui Macron e la Merkel hanno fatto credere di aver regalato  90 miliardi di euro.

Tutto ciò collima perfettamente con una visione storica sbagliata come lo furono le dittature passate e presenti come quella CINESE. Con molti fans come DI Maio, Beppe Grillo e Casaleggio.

Ma oggi tendiamo a giustificare tutto ciò che gli storici non giustificarono neppure al Re sul  fascismo e Mussolini. Perché gli italiani amano purtroppo l'ambiguità politica di chi ha  appoggiato al potere gli ispiratori contrapposti e contemporanei al modello populista  : Andreotti, Berlusconi, Prodi, Renzi e Conte.

Il voto e' l'unica possibilità che abbiamo per decidere e spesso lo sprechiamo perché la politica non e' trasparente ed onesta come i rapporti umani tra parenti amici e conviventi.

Ci arrocchiamo su posizioni sbagliate , lo sappiamo ma non molliamo come dei fumatori, degli ubriachi , degli sfaccendati dei drogati che continuano a sbagliare ma continuano a farlo con il menefreghismo del fascismo.

Con una incoscienza umana che neppure la miopia Papale vuole vedere su fatti macroscopici come la falsa accettazione della immigrazione, e l'assistenzialismo pagato dall'assistito.

Di fatto state tagliando l'albero su cui e' rifugiato il PAESE che per svilupparsi ha bisogno della rete 5G, che esiste gia'  in Europa con Ericsoon e Nokia ma Voi avete permesso che non sarà fatta per palese negligenza, incompetente incapacità Vostra e da parte della attuale dirigenza di Telecom Italia che sta rivendendo a 10 cio' che vale 1 con la rete intelligente superata 10 volte dal 5G.

Tutto ciò rendera' impossibile la teledidattica, il telelavoro, la telegiustizia, la telemedicina.e

E quindi la vita reale.

In sintesi il menefreghismo politico alimentato dal reddito di cittadinanza, di emergenza, gli incentivi ai diesel ci impedisce il reddito dal giusto lavoro, distruggono l'ambiente provocano nubifragi e stati di emergenza che bruciano risorse che non possono piu' incentivare nulla se non le morti per COVID ieri e per fame e freddo degli italiani domani.

Ci siamo fidati, ci siamo sbagliati, dobbiamo rassegnarci ai frutti del compromessi andreottiani, prodiani, belusconiani, ed ora renziani  contiani-grilliani-di maiani.

L'ideologia di Andreotti sconfisse De Gasperi senza che se ne accorgesse, ecco perché continua ad avere molti proseliti e vittime : l'ultima MATTEO SALVINI. Che da Ministro degli interni e' stato sostituito da un prefetto, per ora, e poi da DI MAIO, per dimostrare a tutti quello che non lo hanno ancora capito che il sistema Andreotti-GAVA , DI MAIO lo ha capito bene. Complimenti a chi glielo ha spiegato, purtroppo per noi,che dopo 74 anni continuiamo ad essere zavorrati nel nostro benessere.

Con ossequio.

Marco BAVA

 

TO.03.08.20

Signor Presidente della REPUBBLICA

Signora
Vicepresidente esecutiva del Consiglio Europeo
Margrethe

 

La CONSOB ha pubblicato un nuovo rapporto. E’ dedicato agli effetti del Covid-19 sul sistema finanziario italiano. Ed il focus è sulle banche. Gli istituti italiani si trovano in condizioni complessivamente più solide, dice l’Authority. Più solide rispetto a prima della crisi finanziaria globale. O a quella del debito sovrano. Ma questo non le mette purtroppo al riparo da eventuali scenari negativi. Come nel caso in cui ci fossero problemi. Problemi come la forte contrazione dell’attività economica prevista per l’autunno. Situazione che probabilmente innescherà diffuse crisi di liquidità. E un aumento rilevante del tasso di insolvenza tra le imprese debitrici. Ma anche crescenti difficoltà delle famiglie a estinguere i propri debiti.

L’Italia è stata colpita quando il Paese era già in una fase crescita rallentata. Crescita che da anni rimane inferiore a quella delle maggiori economie avanzate. E che sconta squilibri preesistenti nelle finanze pubbliche. Squilibri che costituiscono un vincolo alle misure di contrasto alla crisi. Le prospettive macroeconomiche sono quindi incerte. E la CONSOB parla perciò di rischi al ribasso. Rischi anche per le società quotate non finanziarie. Società che nel complesso hanno una più elevata vulnerabilità rispetto alle imprese europee. Vulnerabilità che rende più difficile sostenere il maggior livello di debito che verrà contratto per soddisfare le esigenze di liquidità.

Anche la ripresa di Piazza Affari non è stata molto buona, finora. Infatti è stata la peggiore in Europa dopo Madrid nel primo semestre. La ripresa, quindi, potrebbe subire una brusca correzione. Quando? Quando e se le condizioni economiche generali dovessero peggiorare. O se fosse più lenta del previsto. Sul mercato obbligazionario del debito sovrano potrebbero emergere tensioni. Le cause? Il deterioramento dello stato delle finanze pubbliche. Ma anche le accresciute esigenze di finanziamento del debito.

Per la CONSOB, i mercati dei titoli di Stato potrebbero sperimentare tensioni significative. Questo a fronte delle emissioni di nuovo debito che si renderanno necessarie. Emissioni che serviranno per la gestione della crisi sanitaria ed economica. Ma anche per il rifinanziamento del debito in scadenza. Tranquillizza il fatto che a livello europeo la risposta delle istituzioni è stata molto forte. Sin da subito superiore a quella per contrastare le crisi del 2008 e del 2011. E, al tempo stesso, eccezionale.

Ma la natura della crisi rende la cooperazione in ambito internazionale più che mai indispensabile. Questo per garantire misure a sostegno dell’attività economica efficaci e tempestive. La crisi consegna quindi alcune lezioni fondamentali. Quali? Prima di tutto, la necessità di coordinamento a livello internazionale. Coordinamento che serva per definire e attuare misure di contrasto alla crisi adeguate e tempestive. In secondo luogo, la necessità di affinare e sviluppare strumenti di indagine che possano aiutare i policy makers. Come le analisi di scenario e i nuovi approcci di indagine. Approcci basati sulla combinazione di modelli epidemiologici e macroeconomici. E sull’utilizzo dei cosiddetti dati in real-time e ad alta frequenza. Il rapporto CONSOB, infine, mette in evidenza anche un ultimo aspetto, quello dell’accelerazione del fintech.

L’accelerazione della digitalizzazione dei servizi finanziari porta sicuramente vantaggi. Vantaggi per tutti i partecipanti dei mercati finanziari. Ma potrebbe anche far aumentare il rischio di esclusione finanziaria di alcune categorie di utenti. Bisogna quindi fare molta attenzione alla sua progressiva implementazione.

Il mancato controllo preventivo sui dpc, come e' avvenuto su quello del 14 luglio che consentivano la deroga al distanziamento sociale a bordo dei treni AV e a Media e Lunga Percorrenza visto che sono state revocate ieri.

Lo stesso bonus del 110% sulle ristrutturazioni e' complesso da applicare e con notevoli costi di professionisti che rischiano di non essere detraibili se dimostrano il non raggiungimento di 2 classi in piu' .

Sembrano incentivi piu' d'immagine che possibili.

Come per gli strumenti per sconfiggere tutti i tipi di infezione lavandoci le mani come ci ha insegnato Ignác Fülöp Semmelweis (Buda, 1º luglio 1818 – Döbling, 13 agosto 1865) è stato un medico ungherese nel 1847.

Svolse i suoi studi di medicina presso l'università di Pest e a Vienna. Per i suoi importanti contributi allo studio delle trasmissioni batteriche da contatto e alla prevenzione della febbre puerperale, è noto anche come il salvatore delle madri. Semmelweis nel 1847 scoprì che, nelle cliniche ostetriche, l'alta incidenza di febbre puerperale poteva essere drasticamente ridotta mediante la disinfezione delle mani. Era il maggio 1847.

Nell'anno 1846, su circa 4 000 puerpere ricoverate presso il Padiglione I, ne erano morte 459 (pari all'11%) per febbre puerperale. Nel 1847, dopo l'adozione del lavaggio delle mani con cloruro di calce, su 3 490 pazienti ne morirono 176 (pari al 5%) e l'anno successivo la percentuale si attesterà intorno all'1%, la stessa da sempre del Padiglione II.

Questi dati avrebbero potuto suscitare se non entusiasmo almeno interesse o curiosità, invece gli attirarono gelosia, invidia e risentimenti vari. Il suo direttore, Johann Klein, che sosteneva con forza la necessità per gli studenti di praticare molte autopsie, trovava irritanti le iniziative di questo straniero ungherese, per giunta nazionalista (partecipò con entusiasmo ai moti del 1848) e che si arrogava il diritto di emanare disposizioni che non gli competevano, offensive per il personale (l'obbligo di lavarsi le mani) ed onerose per le pazienti (cambio delle lenzuola) e non gli fece rinnovare il contratto. L'appoggio di alcuni amici - Josef Škoda, Ferdinand von Hebra, del suo vecchio maestro e grande patologo Rokitansky - servì solo in parte ad aiutarlo a diffondere le nuove teorie, osteggiate dal mondo medico che per principio rifiutava di ammettere che i medici stessi potessero essere degli "untori". Uno dei suoi più accaniti oppositori fu Rudolf Virchow, considerato il padre dell'istologia moderna. A causa del rifiuto dei medici e della Scuola viennese circa la sua teoria, Semmelweis si lasciò schiacciare sempre di più da complessi d'inferiorità e cadde in depressione. Ci vollero molti anni prima che la scoperta di Semmelweis venisse accettata e applicata in modo generalizzato: la dimostrazione della contaminazione batterica fu data da Pasteur solo nel 1864. Prima di allora, le scoperte di Semmelweis vennero screditate, egli fu licenziato dall'ospedale di Vienna nonostante i risultati positivi per aver dato disposizioni senza esserne autorizzato e le morti per l'infezione aumentarono nuovamente.

Tornato in Ungheria applicò lo stesso metodo all'ospedale di San Rocco a Pest, ottenendo anche qui un abbassamento significativo dei nuovi casi di febbre puerperale. Fu proprio in Ungheria che nel 1861, scrisse il suo testo storico, Eziologia, concetto e profilassi della febbre puerperale. Purtroppo la comunità scientifica dell'epoca gli si scagliò contro e Semmelweis finì per essere ricoverato in manicomio. Morì per setticemia contratta durante un intervento chirurgico.

I lavori del 1879 di Louis Pasteur e del 1883 di Joseph Lister avrebbero dimostrato la grandezza delle intuizioni di Semmelweis. Mettendo fine ad uno dei più grandi esempi di pregiudizio nei confronti di un uomo geniale, la città di Budapest nel 1894 gli eresse un monumento tombale e poi nel 1906 una statua, che successivamente sarebbe stata collocata davanti all'ospedale San Rocco, e infine gli intitolò la Clinica Ostetrica dell'Università.

Già durante le più accese polemiche contro Semmelweis, l'amico Ferdinand von Hebra si era esposto in suo favore, pubblicando numerosi lavori sulle sue straordinarie scoperte ed attirandosi per questo non poche né trascurabili inimicizie. Sono sue le parole: "Quando qualcuno scriverà la storia degli errori umani ne troverà pochi più gravi di quello commesso dalla scienza nei confronti di Semmelweis."

Ecco perché il comitato scientifico di Colao ha bloccato l'occupazione del 100% dei treni AV.

Con ossequio.

Marco BAVA

 

TO.02.08.20

Signor Presidente della REPUBBLICA

Signora
Vicepresidente esecutiva del Consiglio Europeo
Margrethe

 

Conte sta nascondendoci la verità sui 208 miliardi del RF, in quando sottraendo i versamenti ne resteranno solo 40 . Come ho già dettagliato nei giorni scorsi.

Ma sta nascondendoci soprattutto la contropartita perché Conte doveva far apparire una vittoria ciò di fatto e' una imposizione per consentirgli di stare al governo affinché non ci arrivi Salvini.

Di fatto dopo la la chiusura degli accordi con Macron e Merkel gli immigrati sono tornati pesantemente in Italia a modo loro e sono assistiti ai modi di Buzzi e Carminati.

Si riapre il pre-Salvini durante il quale gli immigrati erano talmente assistiti che non pulivano neppure dove vivevano .

Per tenerci tranquillo DI MAIO & C dichiarano che li rimpatrieranno tutti. Ma se era difficile per Salvini che lo voleva fare figuriamoci se ci riescono loro che non lo possono fare.

Quindi sempre e solo menzogne e parole soporifere.

Vorrebbero tenerci tutti tranquilli per continuare a sviluppare il progetto Marchionne che ha trasferito i brevetti Fiat in Crysler per salvarne i posti di lavoro.

Gianni Agnelli ha fatto un lavoro egregio per compiacere al meglio le grandi élite del club di Roma e del comitato dei 300, governate dalla famiglia più potente del mondo, ovvero i Rothschild, i banchieri di origini askenazita che risalgono al loro capostipite Mayer Amschel nel XVIII secolo.

La deindustrializzazione continua della nazione era stata infatti stata già decisa negli anni'70 del secolo scorso, quando i circoli mondialisti decretarono la morte dell'Italia.

Aldo Moro, perfettamente consapevole già allora dei piani del mundialismo per l'Italia, voleva sottrarre il Paese al destino della decrescita infelice che avrebbe smantellato una delle economie più floride del mondo.nascondendo

Le minacce di Kissinger, allora segretario di Stato USA, all'ex ministro degli Esteri non potevano essere più esplicite.

"Se non abbandona la sua politica, la pagherà cara." Il tragico epilogo della storia è noto. Moro fu trovato crivellato di colpi in una Renault 4 rossa a pochi passi dalla sede della DC a Roma.

Aldo Moro fu in questo senso uno dei primi martiri del sovranismo. Pagò con la vita la difesa della sovranità e degli interessi nazionali.

Da allora, è stata una marcia di avvicinamento inarrestabile verso i piani del club di Roma.

Il secondo fu Edoardo Agnelli che avrebbe voluto portare la FIAT verso est.

Dopo la morte del presidente della DC, giunsero le privatizzazioni a prezzo di saldo degli anni'80 firmate da Romano Prodi, all'epoca presidente dell'IRI.

Ci fu il golpe giudiziario di Mani Pulite nel 1992 che spazzò via una intera classe dirigente, con la sola eccezione del PDS progressista rappresentante privilegiato del disegno globalista in Italia, divenuta potenzialmente d'intralcio per i piani del mundialismo, e accelerò la deindustrializzazione stavolta operata a bordo del panfilo Britannia, sul quale a fare gli onori di casa c'era quel Mario Draghi che oggi molti vorrebbero a Palazzo Chigi.

A settembre di quell'anno, in mezzo al caos delle manette e della pioggia di avvisi di garanzia che all'epoca equivalevano ad una condanna, un Parlamento falcidiato dalle inchieste giudiziarie approvava Maastricht e l'Italia veniva agganciata al vincolo esterno dell'UE, strappandole la sovranità monetaria con l'introduzione dell'euro, una moneta dei mercati e non dello Stato pensata espressamente per gonfiare artificialmente le esportazioni tedesche e minare irrimediabilmente la competitività industriale dell'Italia.

Le élite internazionali misero a segno un colpo formidabile perché si procedeva all'indebolimento economico nazionale a tutto vantaggio dei grandi gruppi mercantilisti del Nord-Europa e allo stesso tempo, si accompagnava il Paese verso la denatalità che ora ha raggiunto livelli allarmanti.

In tutto questo, ha giocato un ruolo fondamentale l'accantonamento del modello dell'economia mista che aveva costruito la forza industriale dell'Italia in favore di quello neoliberale, pensato espressamente per sottrarre allo Stato le leve della spesa pubblica, attraverso il costante e disastroso conseguimento di avanzi primari dagli anni'90 ad adesso.

In questo viaggio a tappe di progressiva morte di una nazione, si è giunti ora al 2020, un anno che sembra aver partorito la madre di tutte le crisi del mondialismo.

Una crisi per abbattere ogni residua resistenza degli Stati nazionali, tale da polverizzarli e permettere così al supergoverno mondiale di prendere il loro posto.

La famiglia Rockefeller, una delle più potenti nel clan globalista, lo aveva annunciato tempo fa in una sua pubblicazione del 2010.

In questo documento, si descriveva l'esplosione di una pandemia che avrebbe visto instaurarsi una sorta di autoritarismo mondiale tale da cancellare le libertà personali per come le si è conosciute fino ad ora.

E' questa crisi che spianerà la strada al nuovo ordine mondiale e permetterà la nascita di una dittatura globale.

Che la pandemia non esista in realtà, poco importa. E' compito dei media crearla e far credere che questa esista.

Le masse, come spiegato sopra, non stanno facendo altro che credere alla falsa realtà presentatale dai media.

Una volta messo in moto il meccanismo non ci sono virtualmente più ostacoli. La democrazia in questo senso si sta rivelando paradossalmente come la peggiore delle dittature.

Dal momento che la maggioranza della popolazione ha deciso che si deve arrivare all'autodistruzione, la minoranza riluttante si ritrova malgrado nel burrone assieme alla maggioranza.

Questo sistema di governo nei fatti si sta confermando semplicemente perfetto per consentire alle oligarchie di raggiungere meglio i loro scopi.

Le oligarchie che dispongono di mezzi finanziari illimitati controllano i media e tramite questi, di fatto, hanno il controllo delle menti della popolazione.

E' esattamente il mondo che voleva David Rockefeller quando auspicava il governo di una élite internazionale.

L'Italia è quindi indubbiamente ancora nel mirino del nuovo ordine mondiale.

Questo disegno non può arrivare a compimento se prima non si sradicano le radici spirituali ed economiche di questo Paese.

Non è certamente un caso che l'Italia nei mesi scorsi sia divenuta una sorta di laboratorio "privilegiato" delle élite per testate tutte le misure repressive della quarantena che poi sono state solamente in parte eseguite in tutti i Paesi del mondo occidentale.

Quello che è accaduto qui, accadrà perciò anche nel resto del mondo.

E' sarà così anche dopo l'estate quando inizierà la fase ancora più acuta dell'operazione Covid. Quella dove ci sarà un crollo economico senza precedenti tale da portare molte persone a scendere per le strade perché prive del pane sulla tavola.

La massoneria ricorre sempre alla stessa strategia. Semplice, ma terribilmente efficace. Ordo ab chaos.

Da questo disordine completo e da questa violenza generalizzata, dovrà uscire il mondo che le élite hanno in mente.

Un mondo nel quale non esistono più chiare identità etniche, e dove esisterà una forbice così ampia tra il vertice della piramide e il resto della popolazione tale da rendere l'Italia simile ad un Paese dell'America Latina.

Per avere un'idea del livello di povertà che sta per travolgere il Paese, basti pensare che nei prossimi mesi quattro italiani su dieci non avranno i soldi per comprare i beni di prima necessità.

Il comitato segreto Colao sta governando il paese , illegalmente e nel modo peggiore possibile.

Se le mascherine sono obbligatorie perché garantiscono la sicurezza perché lo fanno sugli aerei Alitalia e non lo fanno sui treni dove il ricambio aria e' migliore che sui treni ?

Inoltre i contatti sono maggiori per il mezzo che va in aeroporto, l'aeroporto, l'aereo contiene 3 volte il numero di passeggeri di un aereo, e poi di nuovo aeroporto e treno per la stazione.

Questa decisione ci ha fatto capire che Colao non serve come chi la usa perché pensano che i cittadini meno sanno e piu ubbiscono.

Siete d'accordo anche Voi ?

Con ossequio.

Marco BAVA

 

 

 

TO.01.08.20

Signor Presidente della REPUBBLICA

Signora
Vicepresidente esecutiva del Consiglio Europeo
Margrethe

 

Mi duole constatare che la frase più efficacie per esprimere lo stato d'animo di gran parte del popolo italiano sia:" io speriamo che me la cavo!".

Personalmente credo che la "pandemia" non debba essere un alibi ma una sfida per questo Le sto scrivendo tutti i giorni dal 22 febbario.

Credo che il comitato scientifico sia anticostituzionale in quanto sta agendo di fatto come un governo segreto.

Mi riferisco alla segregazione delle sue relazioni.

Inoltre la vera emergenza non e' sanitaria ma economica.

Quello che e' sconvolgente che invece di imparare a convivere con il virus, lavandosi le mani , si rinviano le elezioni per ora ad Hong Kong, o si rendono piu' difficili come in Usa, o si inseriscono governi segreti come in Italia.

Sui Tunisini che arrivano e' chiaro che c'e' una connessione segreta che Conte non può rivelare agli italiani ma che auspico che almeno Voi conosciate se no possiamo consideare che il modello di democrazia cinese sia stato importato anche in Europa.

Il Mes innominato ed accettato da Beppe Grillo & C credo dimostri come solo gli elettori e gli eletti del comitato Rousseau.

E tutto questo avviene perché Macron e Merkel usano i nostri soldi, come Vi ho scritto nei giorni scorsi, per scaricare su Conte la gestione ingestibile degli immigrati che a loro volta i loro elettori non vogliono più fare perché e' impossibile per le dinamiche imprevedibili, legalmente di arrivi .

E qui si apre un discorso già fatto da anni da Gratteri : usare i servizi segreti per intercettare le partenze ed ovviamente anche evirarle.

Salvini , Meloni ed il Papa sono d'accordo sui corridoi umanitari.

Nessuno si e' mai dichiarato contro. Però non sono accettati dagli immigrati e dai loro trafficanti, per cui le popolazioni italiane del sud debbono subire situazioni che soli i Bartolo  accettano perché identificano l'obiettivo degli immigrarti nelle condizioni mediche. Il dopo non per loro in modo fascista, non gliene frega nulla.

Il Papa potrebbe fare molto , e dichiara di essere disponibile a farlo, ma con coerenze di difficile condivisione umana e logica, se non fosse il Papa , a cui e' tutto concesso da parte di chi detenete il potere politico, che di fatto raggiungete, con accordi non certo sempre condivisibili e democratici come i poteri dati a Conte a un governo segreto definito da subito da LUI comitato scientifico per giustificare lo stato di emergenza dei dpcm antidemocratici.

Per cui i problemi immigrati saranno gestiti dai sindaci che ovviamente non useranno i soldi che hanno non piu' per i loro cittadini italiani ma per gli immigarti .

Anche perché con la sentenza della Corte Costituzionale gli immigrati non potranno piu' essere espulsi in quanto dovranno ottenere obblifatoriamente da parte dei Comuni la carta d'identità' per cui avranno gli stessi diritti degli italiani, ma ovviamente non gli stessi obblighi in quanto non sono perseguibili come italiani . E' questo l'obiettivo data da Macron e Merkel a Conte, per cui ecco che occorreva togliere di mezzo chi intendeva comportarsi come Salvini : colpirne 1 per educare tutto il PAESE.

20 anni fa nasceva questo sito per raccontare chi fosse veramente la FIAT, perché nessuno osava dirlo, ed infatti la Dogos mi ha puntato, controllato ed osteggiato.

Ora che molti giornali ne parlano, io lo sto facendo molto meno perché oggi il problema e' la democrazia che non e' piu' cercata dai cittadini a causa dello svuotamento dell'informazione fatta da dalla Rai che non e' più un servizio pubblico ma a servizio dei politici, che la usano per mantenere l'indottrinamento .

Ed anche il voto di protesta viene poi dirottalo da Di MAIO , su ordine di Beppe Grillo & C perché Lui ha sempre puntato al PD, che prima non lo ha voluto e poi l'ha preso come scialuppa di salvataggio fin che gli serve.

E questo lo sanno anche Beppe Grillo & c per cui ognuno punta ad assorbire gli elettori dell'altro.  

Elettori quindi come strumenti per raggiungere il potere non a cui dare il potere.

Per cui su Salvini , venduto dai suoi, e' stato fatto un test politico a cui seguiranno scelte di impiego di fondi per gli immigrati, per farli stare bene in Italia e non cerchino neppure di andare in Europa per cui le Ong SARANNO FINANZIATE PER PORTARE GI IMMIGRATI IN ITALIA, E POI SARANNO I SINDACI A MANTENERLI, PERCHE' IL LAVORO NON C'E' PER NESSUNO.

E qui scatterà il ruolo dei politici e del Papa : bisogna mantenerli per ragioni umanitarie per cui arriverà anche il reddito di immigrazione con nuove tasse comunali o l'aumento dell'Imu ? Addio al turismo in particolare europeo ! TANTO I CITTADINI SONO D'ACCORDO !

Il renzismo nato per questo sarà il collante del paese, che gli crederà ancora , per disinformazione, perché la gente non ha tempo di pensare al domani , ma all'oggi per raccogliere le briciole che si dividerà con gli immigrati perché tutti , gli arruolati con alti stipendi , diranno che ' giusto dobbiamo lasciare il Paese AGLI IMMIGRATI, MANTENENDOLI perché tanto l'Europa ci da credito come i commercianti quando non abbiamo i soldi per pagare la spesa. Solo ce se poi il commerciante non paga i fornitori, fallisce. E se falliscono i commercianti anche le imprese chiudono. Ma non vi preoccupate ci sono il reddito di cittadinanza di emergenza e la CIG pagata con i fondi che noi diamo all'Europa, e che l'Olanda e' autorizzata a non dare più.

Tanto prima o poi tornerà un Monti o un Amato che farà un prelievo dai nostri conti correnti visto che li stiamo riempiendo sempre di più per mantenere gli immigrati.

Ma tutto ciò non e' colpa dell'immigrato , ma di li frutta per i suoi obiettivi.

E noi subiamo per tutto quando i corridoi umanitari sono una soluzione seria ma non utile a mantenere Conte ed evitare la sua successione.

Grazie a Voi se almeno ci consentirete  di conoscere la verità che e' un nostro diritto ed un Vs dovere per cui vi retribuiamo e che l'informazione pubblica a volte non da !

 Il grido d'allarme dei commercianti "Così chiuderanno 15mila imprese"
L'appello di Ascom e Confesercenti alle istituzioni: "Servono strategie per uscire dalla crisi" .

 Migranti, da Lampedusa 19 positivi Prime fughe dal centro di Torino
Cirio teme altri focolai: "In una settimana i nuovi casi in Piemonte sono quasi raddoppiati" .

La miseria bussa alla porta del Cottolengo In 200 fanno la coda per ottenere il cibo .

Con ossequio.

Marco BAVA

 

TO.31.07.20

Signor Presidente della REPUBBLICA

Sen Matteo Salvini

Signora
Vicepresidente esecutiva del Consiglio Europeo
Margrethe

E' stato colpito Salvini per concludere il patto Conte-Merkel-Macron per confermare il servilismo dell'Italia verso Francia,  Germania e VATICANO a diventare la terra promessa degli immigrati.

Non sono veri i poteri di difesa nazionale .

Renzi lo ha spiegato chiaramente.

La ministra degli interni lo ha spiegato ancora meglio :

«Stiamo facendo il possibile, ma ci troviamo davanti a un evento con numeri elevatissimi. Bisogna lavorare con le Regioni sul tema della redistribuzione.
Ovviamente ognuno si preoccupa che dal un punto di vista sanitario ci sia una garanzia.
E noi stiamo lavorando per questo: fare i tamponi e poi redistribuire i migranti in modo che non ci sia preoccupazione alcuna sui territori rispetto a una possibile diffusione del coronavirus».

Quindi Regioni non Paesi europei.

Anche se probabilmente Conte non le ha detto tutto:«Per noi sono inaccettabili questi arrivi continui, che stanno collassando l' isola di Lampedusa».

Neppure DI Maio e' stato informato ? :«Non dobbiamo avere paura di dire scrive il ministro degli Esteri - che in questo momento l' Italia da sola non ce la può fare. Serve un' azione di ampio respiro sul tema, che salvaguardi la tenuta sociale del Paese».

I sindaci del Pd cosa faranno quando e se lo scopriranno ?"Quando, con parole chiare, avremo il coraggio di dire che non possiamo accoglierli tutti. Quando cominceremo a chiedere, a questi ragazzi, di imparare la nostra lingua e un mestiere. Dove sta scritto che ai migranti non bisogna chiedere nulla? E' di sinistra emanciparli e non mantenerli. E' di sinistra avere una griglia di regole e non lasciare i suoi sindaci disarmati". Giorgio Gori, che a Bergamo è sindaco di sinistra, del Pd, dice che ogni giorno deve amministrare la sua città ma combattere contro gli sciocchi che abbondano anche dalla sua parte e che per insolentirlo "mi additano come uomo di destra che è poi lo stesso insulto che rivolgono a Marco Minniti".

Ad Agrigento, il sindaco di centrosinistra Calogero Firetto, racconta che, sotto un capannone di plastica calda e vicino alla spazzatura fermentata, i migranti sbarcati sono 500 e che 15 sono risultati positivi al Covid. Nessuna paura. "Sono stati immediatamente ricoverati grazie al lavoro eccezionale della prefettura". E' vero che molti di loro stanno scappando? "E' vero. Chi non lo farebbe? Sento dire, anche nel Pd, 'più siamo e meglio stiamo. E' il bello della mescolanza'. Mi dispiace ma non sono d' accordo. Ci sono ancora, a sinistra, troppe stupidaggini totemiche".

"Gli immigrati sono pericolosi per il contagio? Ma no, c'è un rischio generale che riguarda la mobilità delle persone. Non si possono chiudere i porti ma neppure pensare di gestire i migranti con l'anarchia". Emilio Del Bono, il sindaco dem di Brescia, città tragicamente provata dalla pandemia, contesta alla destra di cavalcare le paure. Ma sull'immigrazione denuncia: "Manca un governo del fenomeno migratorio. Il Pd e l'esecutivo mostrino lo stesso coraggio che hanno avuto con il lockdown e sul Recovery Fund, anche per affrontare il problema dei migranti. E ascoltino noi sindaci, che abbiamo molto da dire. Senza rimozioni".

Il Senato ha emesso la Sua Sentenza come richiesto dalla Merkel e Macron in cambio di 208 miliardi che non arriveranno mai perche' volontariamente non saremo in grado di adempiere alle richieste per averli.

Continua ad essere incerto nel suo ammontare, in quanto tutti dati sui presunti miliardi destinati all’Italia sono finalmente accompagnati dal modo verbale condizionale. La Commissione non ha rilasciato dati, quelle che circolano sono solo stime dei governi.

La Commissione non può riversare sui mercati circa 850 miliardi di titoli in un attimo. Il Financial Times ha pubblicato stime secondo le quali il grosso delle emissioni si concentrerà tra il 2021 ed il 2024, con il RF in particolare concentrato tra 2022 e 2024. E se la Commissione non raccoglie denaro con le sue obbligazioni, i bonifici agli Stati non possono partire. Quindi i fondi a prescindere dal loro ammontare, arriveranno con relativa lentezza.

Infine, la stima del beneficio netto. Oggi non è possibile calcolare alcun beneficio netto per il nostro Paese. Come detto, è perfino in dubbio il calcolo del beneficio lordo. Il denaro preso in prestito dalla Commissione per erogare 390 miliardi di sussidi e 360 miliardi di prestiti, dovrà essere restituito facendo affidamento sulle cosiddette “risorse proprie”, cioè nostre, in quanto trattasi di tasse (a partire da quella sulla plastica). I contributi al bilancio Ue, che determineranno il saldo netto per il nostro Paese del RF, saranno noti solo quando sarà noto o stimabile il gettito delle nuove imposte o i contributi aggiuntivi richiesti di anno in anno per chiudere in pareggio il bilancio UE.

Anche se l'Ufficio Parlamentare di Bilancio ha fatto i conti e, dei 209 miliardi sbandierati, a vera disposizione dell'Italia sono solo 46 fino al 2027, vale a dire meno di 7 miliardi all'anno.

Ma come si arriva da 209 a 46 miliardi? Intanto perché dei 209 solo 87 sono trasferimenti a fondo perduto mentre i restanti 122 sono prestiti che dovremo restituire con gli interessi. Il documento firmato da Conte al Consiglio europeo della scorsa settimana, inoltre, dice chiaramente che il nuovo Fondo deve essere finanziato con risorse proprie del Bilancio Ue che significa, oltre a plastic tax, carbon tax e digital tax, con contributi che i singoli Stati dovranno versare.

Il Consiglio Ue non ha, volutamente, fatto una stima certa sull'ammontare del contributo a nostro carico, ma per l'Ufficio Parlamentare di Bilancio saranno circa 41 miliardi di euro. Dunque il beneficio netto per le casse dell'Erario italiano sarebbe, appunto, di 46 miliardi (87 meno 41).

Al danno la beffa: se in termini nominali tale beneficio netto resterebbe comunque il più alto tra i Paesi Ue, in rapporto al Pil è pari al 2,6%. Mentre per la Spagna ammonta al 3,7%, per il Portogallo al 5,3% e per la Grecia all'8,4%, per non parlare dei Paesi del centro Europa che avranno un beneficio netto fino al 9,18% del Pil o della Croazia che arriva al 10,83%.

Se ciò non bastasse, per ottenere questi fondi l'Italia dovrà presentare un dettagliato piano di investimenti da realizzare entro 7 anni e di riforme da implementare entro 4 anni, indicando un preciso calendario di attuazione, le modalità e i costi di esecuzione, gli obiettivi intermedi e finali previsti, gli effetti sulla crescita e l'occupazione.

Con controlli stringenti della Commissione europea che potrà sindacare anche sul merito delle proposte se non contribuiscono alla transizione verde e digitale e, soprattutto, non rimborserà il governo se, come spesso accaduto in passato, le stime saranno irrealistiche e gli impegni presi irrealizzabili.

Sono tutti fondi, infatti, che l'Italia dovrà anticipare e che l'Europa darà indietro solo dopo aver certificato la perfetta aderenza di ciò che sarà fatto al piano presentato, con il rischio che da 46 miliardi in 7 anni si finisca addirittura a zero per il nostro Paese, mentre i 41 dovranno essere versati comunque.

Vale allora la pena di partecipare a quest' avventura o forse meglio fare in casa e destinare i 41 miliardi, piuttosto che all'Ue, al taglio delle tasse, con un'aliquota unica uguale per tutti e più bassa delle attuali, cosa che con i fondi europei non si può fare? È di questo che c'è bisogno oggi in Italia e non di distribuire risorse a pioggia, come accadrebbe seguendo le Raccomandazioni della Commissione.

Una cosa è certa: il debito pubblico italiano supererà il 160% del Pil, nonostante il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri, anche di fronte all'evidenza che rappresenta tutt' altro, sostenga che dall'anno prossimo tornerà a scendere.

I prestiti di soggetti sovranazionali, come ad esempio il Fondo monetario internazionale, sono generalmente dotati di privilegio rispetto agli altri creditori. Ciò che sorprende, e rende clamorosa l'ammissione di Gualtieri, è che nelle 67 pagine fitte di condizioni e tabelle che costituiscono l'accordo politico raggiunto il 21 luglio dal Consiglio europeo, non c'è una sola parola a questo riguardo.

A Bruxelles avevano forse paura di rivelare all'opinione pubblica che quei prestiti erano equivalenti, se non peggio, a quelli erogati dall'impopolare Meccanismo europeo di stabilità? Gioverà ricordare che, in base a quell'accordo politico, l'Italia potrebbe accedere - solo dopo aver esaurito il tetto massimo di sussidi, provvisoriamente stimato intorno a 75 miliardi - ai prestiti per finanziare riforme e investimenti ammessi dal Next gen Eu, per un ammontare massimo del 6,8% del Reddito nazionale lordo (circa 127 miliardi).

Quello che l'accordo politico non dice, e non poteva dire non essendo un atto avente forza di legge (che solo il Consiglio Ue può adottare), sarà decisivo per comprendere l'effettiva convenienza per il nostro Paese del Recovery fund.

Da settembre a dicembre saranno almeno una decina i regolamenti da adottare con tutti i dettagli. Ed è proprio leggendo le bozze dei regolamenti preparati dopo la proposta della Commissione del 27 maggio che abbiamo trovato spiegato il tema della consequenzialità dei prestiti rispetto ai sussidi. C'è ancora un'altra incognita che pende su tutto il complesso meccanismo di obbligazioni emesse dalla Ue e dei conseguenti prestiti e sussidi agli Stati.

Le entrate dell'Ue, oltre a essere state stabilmente elevate all'1,4% del Reddito nazionale lordo (circa 190 miliardi), sono state ulteriormente aumentare di un altro 0,6% (circa 81 miliardi) proprio per garantire, in ogni caso e anche nel peggiore scenario, il rimborso ai detentori di obbligazioni. E questi miliardi saranno tutte tasse e contributi per i cittadini italiani ed europei, senza che sia nota la loro ripartizione.

Infatti il Mes e' stato gia' approvato con un dpcm senza nominarlo.

In una delle due risoluzioni approvate ieri in Senato dalla maggioranza c' è il via libera al Fondo salva-Stati: il controverso strumento al quale i grillini, da sempre, si oppongono. Tutto questo nel giorno in cui, tramite l' altro documento votato, si autorizza l' Italia ad indebitarsi per ulteriori 25 miliardi di euro, portando il totale, da quando è iniziata la pandemia, a quota 100 miliardi.

Esplosione del debito pubblico ed accettazione del Mes conducono da una parte sola: subordinazione dell' Italia alla Commissione europea nel migliore dei casi, Tramite essa il Senato impegna il governo, tra le altre cose, ad utilizzare «gli strumenti già resi disponibili dall' Unione europea per fronteggiare l' emergenza sanitaria e socio economica in atto». E il principale «strumento» che la Ue ha offerto all' Italia con tale obiettivo è proprio il Fondo salva-Stati.In un passaggio precedente, la stessa risoluzione obbliga l' esecutivo «ad adottare rapidamente un Piano per la ripresa nazionale» che consenta l' utilizzo «di tutte le risorse che saranno messe a disposizione del nostro Paese nei prossimi mesi per gli interventi finalizzati a ridurre l' impatto della crisi su imprese e cittadini». E il Mes, di certo, rientra pure in questa definizione. Pur senza chiamarlo per nome, insomma, e grazie a due perifrasi, ieri il Fondo salva-Stati ha passato il primo ostacolo parlamentare.

L' altra risoluzione, quella che allarga il buco nei conti pubblici di 25 miliardi di euro nel 2020 (e di ulteriori 23,3 mi