ARCHIVIO ONLINE di Marco BAVA , per un Nuovo Modello di Sviluppo

 

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31.08.21

 

Dopo una pausa dal 30.10,20 al 31.08.21 ho deciso di aggiornare questo sito perche’ l’apertura del semestre bianco Draghi pare cambiato. Mi sembra meno indipendente nelle scelte giuste rispetto a quelle piu’ opportune per la Sua elezione a Presidente della Repubblica.

Se un Presidente della Repubblica dovrebbe essere indipendente e super partes non essere riconosciuto tale se si comporta in modo dipendente dal consenso nazionale del M5S-PD ed internazionale della Merkel.

Il tema fondamentale e’ la gestione dei rapporti con la Cina di  Xi Jinping, che nasconde le verita’ piu’ scomode, come i Talebani, per cui  aspira ad influenzare l’occidente ad avere rapporti guidati da Lui. Ed ecco che i soliti collaboratori interessati cinesi non perdono l’occasione per mettersi a disposizione : Conte, Prodi e soprattutto la Merkel che controlla l’Europa, strumento degli interessi tedeschi. Infatti Performance fuori scala dell'azienda che coproduce il vaccino per il Covid con Pfizer

Il boom dei vaccini fa decollare i conti di Biontech e traina anche il Pil tedesco. Nel secondo trimestre la piccola società di biotecnologie, che insieme a Pfizer ha sviluppato il primo siero contro il Covid-19, ha realizzato ricavi per 5,3 miliardi di euro, contro i 41,7 milioni del secondo trimestre 2020: nel primo semestre i ricavi sono stati pari a 7,3 miliardi, contro i 69,4 milioni dello stesso periodo dello scorso anno. Un incremento spettacolare, che la stessa società in una nota attribuisce «alla rapida crescita dell'offerta del vaccino Covid-19 nel mondo».

Ma a rendere eccezionale questa performance, come ha fatto notare l'economista tedesco Sebastian Dullien, è il fatto che i risultati della sola Biontech sono «in grado di far aumentare il Pil della Germania di 0,5 punti percentuali». Un risultato definito «decisamente straordinario per una startup».

Dullien, professore di economia internazionale alla Htw-Università di scienze applicate di Berlino e direttore dell'istituto di studi macroeconomici Imk, ha argomentato le sue affermazioni in una serie di tweet. «Solitamente, in quanto studioso di macroeconomia non commento i risultati delle singole società. Tuttavia, può capitare in certi casi che i risultati di alcune aziende siano tali da avere una rilevanza macroeconomica, e Biontech è uno di questi rari esempi».

Facendo alcuni «rapidi calcoli», Dullien ha spiegato: «Biontech ha stimato che i ricavi provenienti dai vaccini contro il Covid-19 per il 2021 ammonteranno a 15,9 miliardi di dollari, cifra che rappresenta circa lo 0,5% del prodotto interno lordo tedesco», mentre lo scorso anno le vendite della società non avevano raggiunto livelli significativi.

 

Quest' anno, pur ammettendo la presenza di una componente estera - materiali acquistati oltreconfine - che non impatta sul Pil tedesco, secondo Dullien «la maggioranza dei ricavi viene realizzata in Germania, e per questo influisce direttamente sul prodotto interno lordo della nazione». Un caso più unico che raro. «Non ho memoria», scrive l'economista, «di un'altra società che abbia avuto un impatto paragonabile sul prodotto interno lordo della Germania».

Nemmeno Volkswagen, un colosso «che genera ricavi ben più importanti e che tra il 2018 e il 2019 ha visto crescere il fatturato di 18 miliardi di euro». Tuttavia, osserva Dullien, «in questo caso l'incremento è stato determinato da cambiamenti nei processi produttivi fuori dalla Germania, e per questo non ha influito sul Pil, al contrario di quanto accade per la gran parte dei ricavi di Biontech».

Questo essenzialmente per due ragioni: «In primis, Biontech realizza 1 miliardo di dosi di vaccino all'anno nello stabilimento di Marburg, e il valore aggiunto viene conteggiato nel Pil tedesco. In secondo luogo, la società ha siglato un accordo con Pfizer per la compartecipazione agli utili, e anche questi profitti vengono conteggiati nel prodotto interno lordo tedesco.

Un vaccino inutile per chi lo assume,  secondo Baric

 

Torino 19.07.21

 

ALL’ECC.MA Procura Generale di Torino

 

 Oggetto: probabile responsabilita’  della prof.ssa Shi del laboratorio virologico di Wuhan e di Xi Jinping, capo della Repubblica Popolare Cinese, nella creazione e diffusione di patogeni che hanno cambiato la loro antigenicita’ e qualsiasi vaccino o anticorpo contro il virus della Sars non avrebbe protetto le persone da questo nuovo virus

 

Il sottoscritto Marco BAVA, nato a TORINO il 07.09.57  email: marcobava@pec.ordineavvocatitorino.it

rappresenta che :

 

Ho raccolto, ed ordinato una serie di informazioni che ho denominato: doppia pistola fumante;  sulle origini del virus  Sars-CO-2, da cui emergono probabili responsabilita’ della prof.ssa Shi del laboratorio cinese di Wuhan nella creazione e diffusione di patogeni che hanno cambiato la loro antigenicita’ e qualsiasi vaccino o anticorpo contro il virus della Sars non avrebbe protetto le persone da questo nuovo virus

In un regime come quello cinese e’ ovvio che la  prof.ssa Shi condivida tale responsabilita’ con il capo dello stato Xi Jinping in quanto il laboratorio e’ statale e la stessa non si sa piu’ dove sia.

  1. Nel 1983 viene identificato il virus dell’HIV . Simon Wain-Hobson dell’Istituto Pasteur di Parigi e’ stato il primo a vedere la sequenza alla fine del 1984. Con il Sars-Cov-2 abbiamo avuto la sequenza in 10 giorni per la sequenza di fuoco genetica che oggi abbiamo. Si puo’ modificare un virus come si vuole.
  2. 2004 la Francia di CHIRAC dopo l’epidemia Sars del 2003 , stipula un’accordo intergovernativo per la lotta contro le malattie infettive emergenti .
  3. Nel 2011 in Olanda all’Universita’ Erasmus di Rotterdam e in contemporanea all’Universita’del Wisconsin negli Usa, per rendere piu’ contagioso il virus dell’influenza aviaria H5N1, un patogeno molto aggressivo che ha una letalita’ del 60% secondo l’Oms, ma che nell’uomo non si trasmette efficacemente per via aerea. Grazie a modifiche del virus e passaggi da un animale all’altro i ricercatori erano riusciti a fare in modo che i furetti in laboratorio si contagiassero solo attraverso un flusso d’aria senza contatti. I risultati erano talmente pericolosi che le riviste Science e Nature ne hanno vietato la pubblicazione per piu’ di 1 anno. All’Universita’ di Hannover lavora il prof.Osterhaus che era a capo dell’equipe olandese che sostiene che all’epoca eravamo nel mezzo di una epidemia di aviaria in cui l’H5N1 era un virus devastante per i volatili ma nel sud-est asiatico si ammalassero anche delle persone che venivano infettate dal pollame che morivano al 50%. Ma il virus non si trasmetteva in modo efficace da persona a persona . Per cui finanziati anche dall’NHI abbiamo costruito un laboratorio piu’ sicuro in 6 anni ma ad oggi non ci sono norme internazionali codificate.
  4. Nel 2012 6 uomini erano entrati in una miniera di rame abbandonata nello Yunnan per pulirla, era piena di guano. Pochi giorni dopo si erano  ammalati ti polmonite e 3 di loro erano morti. Il primo minatore aveva 63 anni, ed e’ morto dopo 12 giorni. Il secondo dopo 1 mese il 3° dopo 100 giorni. I sintomi erano febbre alta, tosse e dolore agli arti. Tutti, tranne uno facevano fatica a respirare. Tutti e 3 avevano gi anticorpi GM segno di una infezione virale recente. I test li aveva fatti il laboratorio di Wuhan. Si trattava di un coronavirus ed il dr.Nanshan aveva concluso che si trattava di polmoniti virali. Per 4 volte i ricercatori di Wuhan sono andati nella miniera per capire quali virus fossero presenti nei pipistrelli. Il collegamento fra RATG13 ed i casi di polmonite .
  5. Nel 2013 in una grotta di una miniera di rame abbandonata nello Yunnan viene  ritrovato il virus RATG13 - RABT-COV-4991.
  6. Il 12 luglio 2014 un laboratorio di massima sicurezza del CDC di Atlanta scambia inavvertitamente l’H5N1 , il virus della AVIARIA, per un ceppo di un virus dell’influenza inviandolo ad un altro laboratorio di ricerca. Tre giorni prima in un laboratorio vicino a Washington durante le pulizie le pulizie in un ripostiglio vengono trovate sei fiale con il virus del vaiolo dimenticate in una scatola dal 1950. Qualche settimana prima 80 dipendenti di un laboratorio  del CDC si infettano con batteri vivi dell’antrace.
  7. Nell’ottobre 2014 Obama blocca i fondi agli esperimenti di “gain of function” e chiede a tutti i paesi una pausa di valutazione.
  8. Nel 2015 la professoressa Shi si rivolge al prof.Baric , dell’Universita’ del North CAROLINA , uno dei maggiori esperti nella creazione di virus sintetici. Insieme i due scienziati costruiscono un virus ibrido la chimera innestando una proteina presa dal virus dei pipistrelli sul virus della Sars ricavato dai topi. E ne esce un super virus dannoso per l’uomo realizzato un Usa finanziato dal Dipartimento della Salute degli Usa , che dimostra che la proteina Spike e’ in grado di legarsi al recettore umano ed infettare le cellule direttamente. Nei data base c’erano le sequenze di molti Coronavirus di pipistrelli simili alla Sars, identificati in Cina. In quel bacino si immaginano dei ceppi che sarebbero potuti crescere bene nelle cellule umane. Da questi esperimenti e’ emerso che esistono dei ceppi nei pipistrelli che sono preprogrammati per saltare da una specie all’altra. Si puo’ sintetizzare chimicamente la sequenza del virus in laboratorio e poi ricreare il virus. Grazie ai fondi americani i ricercatori di Wuhan hanno partecipato ad esperimenti come la chimera del 2015 con il virus della Sars. Gli stessi autori del paper tra cui il prof.Baric e la prof.ssa Shi  a scrivere che :”Non e’ possibile prevedere la pericolosita’ del nuovo virus che si vuole creare come la chimera SHC014-MA15.”(NATURE-MEDICINE A SARS-like cluster of circulating bat coronavirus shows potenzial for human emergence.)
  9. Quindi nel 2015 la prof.ssa Shi, responsabile del laboratorio di Wahan si rivolge al prof.Baric dell’Universita’ del North Carolina , esperto sia nella costruzione di virus sintetici, sia di coronavis. Insieme i due scienziati costruiscono un virus ibrido , la famosa chimera di cui aveva parlato il Tg Leonardo, tornato a circolare in rete qualche tempo fa: “Dei ricercatori cinesi innestano una proteina presa dai pipistrelli sul virus della Sars ricavato di topi e ne esce un super virus che potrebbe colpire l’uomo.”

Realizzato in Usa con il finanziamento anche dell’agenzia del dipartimento della Salute degli Usa l’esperimento aveva dimostrato che la proteina Spike era in grado di legarsi al ricettore umano e infettare le cellule direttamente , come sostiene il prof.Baric protagonista di questa ricerca :””Nei data base c’erano le sequenze di molti Coronavirus dei pipistrelli simili alla Sars. Erano virus identificati in Cina. In quell’enorme bacino si potevano immaginare dei ceppi che sarebbero potuti crescere bene nelle cellule umane. La domanda nella comunita’ scientifica era : se emerge un nuovo ceppo e’ in grado di causare una epidemia ? o deve passare attraverso una serie di mutazioni ? A questo serviva l’esperimento del 2015. Ora sappiamo che nei pipistrelli esistono dei virus che sono preprogrammati per saltare da una specie all’altra. Se lo fanno si riprodurranno bene negli esseri umani . In quel caso non abbiamo avuto accesso ai virus in Cina. Avevamo solo la sequenza. Si puo’ sintetizzare chimicamente la sequenza del virus in laboratorio e poi ricreare il virus.” Dopo l’esperimento con il prof.Baric nel 2017 il team di Wuhan pubblica le sequenze di 11 nuovi Coronavirus di tipo Sars identificati ancora nel sud della Cina , nello Yunnan. Ricombinando alcuni di questi virus in un progetto sempre cofinanziato dal governo americano i ricercatori costruiscono 8 diverse chimere e due di loro sono in grado di infettare le cellule umane. La prova ancora una volta che i Coronavirus dei pipistrelli sono pronti a fare il salto senza passare da un altro animale. Nel 2015 c’erano due team al mondo molto bravi a creare virus chimerici ed entrambi lavoravano su Coronavirus simili alla Sars. Uno era in North Carolina sotto il prof.Baric e l’altro a Wuhan sotto la prof.ssa Shi. Entrambi hanno sviluppato tecniche per combinare due parti diverse di virus diversi in un unico virus. Si usa lo scheletro di un virus e la proteina Spike di un altro virus. Entrambi i due team sono diventati bravi a fare questi esperimenti. E a farlo senza lasciare traccia. Questi esperimenti sono stati fatti per capire quanto aggressivi e pericolosi fossero i Coronavirus, con la scusa di essere pronti a combattere una eventuale pandemia che invece potrebbero aver cagionato con una ennesima fuga accidentale , dopo quelle dal laboratorio di Wahan. Erano quindi giustificati a fin di bene , ma il team del prof.Baric e della prof.sssa Shi avevano avvertito il mondo del fatto che erano in grado di creare dei patogeni piu’ pericolosi e che questa era un tipo di ricerca rischiosa. Baric sostiene che “L’unica funzione in piu’ che abbiamo dato al virus e’ che abbiamo cambiato la sua antigenicita’ e qualsiasi vaccino o anticorpo contro il virus della Sars non avrebbe protetto le persone da questo nuovo virus nel caso fosse apparso in futuro .”

L’intervista al prof.Baric e’ stata fatta dalla giornalista LISA LOTTI per la     trasmissione Presadiretta nella puntata  Sars-Cov-2:identikit di un Killer del 15 settembre 2020.

  1. Nel 2016 un articolo parla del RABT-COV-4991, firmato anche dalla professoressa Shi a capo del gruppo dell’istituto di Virologia di  Wuhan.”Coexistence of multiple coronaviruses in several bat colonies in an abandoned mineshaft” aveva descritto 152 virus che aveva identificato nella miniera abbandonata nello Yunnan. Il 4991 era l’unico beta Coronavirus del tipo Sars con caratteristiche molto diverse : un nuovo ceppo.
  2. Nel 2017,  il 23 febbraio 2017  il primo ministro Francese Cazenueve inaugura il laboratorio  scientifico di Wuhan, il primo di classe P4 in Asia,  che nasce da una collaborazione del mondo scientifico francese e degli USA. La Francia aveva venduto le strumentazioni alla Cina e a dirigere i lavori per la realizzazione dell’impianto , un cubo di 3000 mq. E’ capace di resistere ad un terremoto di magnitudo 7, sta sopra l’area esondabile, e con telecamere di controllo in tutta l’area circostante . Entro il 2017 il team di Wuhan pubblica le sequenze di 11 nuovi Coronavirus di tipo SARS identificati ancora nel sud della Cina, nello Yunnan. Ricombinando alcuni di questi virus sempre cofinanziato dal governo americano i ricercatori costruiscono otto diverse chimere di cui due di loro sono in grado di infettare le cellule . I Coronavirus dei pipistrelli possono infettare direttamente l’uomo.  Un articolo di “Nature” uscito nel 2017, poco prima dell’inaugurazione del laboratorio di Wuhan riferivano che molti membri dello staff cinese , fra cui la prof.ssa Shi, avevano studiato al P4  di Lione il gemello di Wuhann, e c’era il timore che un patogeno fuoriuscisse dall’impianto  in quanto il virus della Sars era sfuggito 4 volte dai laboratori : nel settembre 2003 Singapore, a dicembre 2003 a Taiwan; 2 volte ad aprile 2004 a Pechino .  Inoltre sotto la presidenza di Trump riprende a finanziare gli esperimenti nel mondo.
  3. “Nel 2017 e nel 2018 dal laboratorio di Wuhan vengono prodotte delle sequenze relative allo stesso virus RaTG13. Grazie ai fondi americani i ricercatori di Wuhan hanno partecipato ad esperimenti come quello del 2017 con diversi ceppi di pipistrelli.
  4. Nel 2018 due ufficiali dell’ambasciata statunitense a Pechino visitano l’impianto di Whan, e rilevano una grave carenza di tecnici e ricercatori addestrati per operare in sicurezza. Gene Olinger, direttore scientifico di una societa’ americana che cerifica i livelli di sicurezza dei laboratori P3 e P4 nel mondo sostiene che oltre all’incidente di contenimento quello classico e’ che un tecnico puo’ infettarsi senza sapere di essere contagiato o si rifiuti di ammettere di aver avuto un incidente attraverso l’uso errato dei dispositivi di sicurezza personale. Gli incidenti capitano purtroppo nonostante gli aiuti al personale dato dagli Usa per aprire i laboratori.
  5. Nel 2019 grazie alla rivista Science si viene a sapere che dei lavori erano stati autorizzati 2 progetti sul virus dell’influenza aviaria perche’ si trasmettesse piu’ facilmente nei furetti, senza che se ne sapesse nulla.  Quindi si sarebbe diffuso piu’ facilmente nei mammiferi . Nel febbraio 2019 Antoine  Izambard giornalista del settimanale francese Challenger ha visitato il laboratorio di Wuhan, e nel suo libro France-Chine les liaison dangereuses, racconta in un capitolo come la collaborazione fra Francia e Cina non sia mai partita perche’ la Cina era molto poco trasparente e la Francia non si fidava. Pechino metteva 44 milioni di dollari e i francesi fornivano tecnologie e scafandri e le stanze a tenuta stagna come quelle dei sottomarini. Ma i francesi non hanno mai messo piede a Wuhan. La Cina decide da sola quello che si fa nel laboratorio di Wuhan.
  6. Fine luglio 2019 la prof.ssa Shi dice in un’intervista a Science,  che ha studiato il virus dei pipistrelli a Wuhan , ma nessuno pipistrello era portatore di CORONAVIRUS simile alla Sars
  7. Dal 12 settembre 2019  e’ inacessibile dal web la pagina intera che la prof.ssa Shi aveva messo a disposizione della comunita’ scientifica con un ricco database specializzata in virus di pipistrelli , di roditori che conteneva dati relativi a piu’ di 20.000 campioni, con informazioni molto dettagliate come le coordinate GPS del luogo del campionamento il tipo di virus trovato e se era stato sequenziato o isolato cioe’ fatto crescere in culture cellulari. Il database prevedeva un accesso tramite password per consultare i dati dei virus non ancora pubblicati prima con l’obbligo solo di non divulgare le informazioni fino alla loro pubblicazione.
  8. il 30 dicembre 2019 all’istituto di Virologia di Wuhan arrivano i campioni di 2 pazienti colpiti da una polmonite atipica.
  9. il 3 febbbario 2020 su “Nature” esce articolo “A pneumonia outbreak associated with a new coronavirus of probabile bat origin” in cui si informa la comunita’ scientifica che l’istituto di Virologia di Wuhan ha trovato un virus originato dai pipistrelli che condivide con il nuovo Coronavirus il 96,2% del genoma. E’ il coronavirus piu’ vicino al Sars-Cov-2. Questo virus viene chiamato Bat CoV RaTG13, perche’ trovato in un pipistrello nella zona sud-ovest della Cina e il laboratorio di Wuhan ne sequenzano l’intero menoma. Monali Rahalkar e’ una microbiologa indiana di scienze e tecnologia del Governo indiano, che appena e’ uscito l’articolo su “Nature comincia l’indagine su RATG13 e mette in relazione la sequenza di un gene che corrispondeva al RATG13 con RABT-COV-4991. NESSUN animale e’ risultato positivo al Sars-Cov2 Perche’ la prof.ssa Shi ha  cambiato il nome dello stesso virus da RABT-COV-4991 a RATG13 ?
  10. Il 16 marzo 2020 la prof.ssa Shi Zhengli e’ la prima ed unica volta che racconta in prima persona a una giornalista di Scientific American “How China’s Bat Woman Hunted Down Viruses from Sars to the New Coronavirus “
  11. Nell’APRILE 2020 si scopre l’esistenza di 2 vecchie tesi una di LAUREA ed una di Dottorato, che raccontano come nel 2012, nella stessa miniera dove e stato scoperto il nuovo virus RATG13 delle persone erano morte di polmonite. La professoressa Shi fino ad aprile 2020 faceva parte di un grande progetto internazionale di ricerca lanciato dagli Usa.
  12. Il 20 aprile del 2020 hanno sospeso il finanziamento del progetto a Whan.
  13. nel MAGGIO 2020, il laboratorio di Wuhan ha caricato sui database altre sequenze relative allo stesso virus. Sono 33 e coprono diverse parti del genoma fra cui il gene della proteina Spike che permette il virus di entrare nelle cellule umane e replicarsi.
  14. Dal GIUGNO 2020 e’ stata rimossa dal web la pagina intera che la prof.ssa Shi aveva messo a disposizione della comunita’ scientifica con un ricco database specializzata in virus di pipistrelli , di roditori che conteneva dati relativi a piu’ di 20.000 campioni, con informazioni molto dettagliate come le coordinate GPS del luogo del campionamento il tipo di virus trovato e se era stato sequenziato o isolato cioe’ fatto crescere in culture cellulari. Il database prevedeva un accesso tramite password per consultare i dati dei virus non ancora pubblicati prima con l’obbligo solo di non divulgare le informazioni fino alla loro pubblicazione.
  15. L’8 luglio 2020 EcoHealth Alliance ha ricevuto una lettera dell’NIH in cui l’agenzia americana propone di riattivare i fondi se un team indipendente ispeziona i laboratori di Wuhan. Morin Miller e’ una epidemiologia della Columbia University che ha collaborato per anni con EcoHEALTH Alliance e con la professoressa Shi in un progetto  per la prevenzione degli spillover ed afferma che  EcoHealth Alliance ha ricevuto una lettera e una settimana dopo il loro progetto e’ stato cancellato da Antony Fauci responsabile dell’NIH che  successivamente ha finanziato con 7,5 milioni di $ su un nuovo progetto sulle malattie infettive emergenti senza esperimenti di “gain of function” e di genetica inversa. Patner scientifici  sono Usa, Thailandia e Singapore.
  16. Fine luglio 2020 rispondendo a domande della rivista “Science” la professoressa Shi ha confermato che conoscevano la sequenza intera del virus da 2 anni ma ora il campione non c’e’ piu’ con la scusa che dopo l’ultimo sequenziamento si e’ esaurito. Le chimere hanno fornito ai virus dei pipistrelli la capacita’ di infettare le cellule umane, che in natura non avevano.

CONCLUSIONI

Sars-Cov-2 e’ stato preadattato all’uomo. Il Coronavirus che causa il Covid-19 e’ abile ad infettare le cellule umane . Secondo il prof.Nikolai Petrovsky dell’Universita’ di Adelaide, ha analizzato l’interazione fra la proteina Spike di Sars-Cov-2 e il recettore umano ACE2 che e’ la serratura che il virus usa per entrare nelle nostre cellule. Il Sars-Cov-2 ha una chiave per entrare nelle cellule umane. Ma e’ molto meno efficace per entrare nel recettore dei pipistrelli. Analizzando la proteina SPIKE che e’ la parte del virus che si lega al recettore umano, ha un sito di taglio per l’enzima umano della furina  che facilita il contagio tra uomini. Le tecniche moderne per inserire o apportare modifiche ai geni non lasciano tracce. Fra le caratteristiche anomale di Sars-cov-2 c’e’ il sito di taglio della furina. La furina e’ un enzima che taglia le proteine umane per attivarle e renderle funzionanti. Sars-COV-2 e’ l’unico coronavirus in grado di ingannare la cellula per entrare. La Sars dei pipistrelli non ha la sequenza segnale riconosciuta da questo enzima. Ci sono 2 amminoacidi che devono essere presenti in un ordine particolare affinche’ la furina riconosca la proteina.

Il virologo Numberg e’ stato il primo nel 2006 ad inserire il sito di taglio per la furina nella Sars. Senza creare un virus pericolo ha dimostrato che la proteina Spike favoriva l’entrata   del virus nella cellula umana. Quindi si tratta di una ingegneria genetica da laboratorio usando le tecnologie di genetica inversa si puo’ costruire una copia dell’intero genoma virale manipolarlo in laboratorio metterlo nelle cellule e nelle giuste condizioni si genera un nuovo virus uguale ad uno naturale. Che si replica come un virus naturale.

C’erano 2 team al mondo molto bravi a creare virus chimerici ed entrambi lavorano su coronavirus simili alla Sars: North Carolina sotto prof.Baric e l’altro a WUHAN sotto la prof.ssa Shi. Entrambi hanno sviluppato tecniche per combinare due parti diverse di due virus diversi in uno unico: si usa lo scheletro di un virus e la proteina SPIKE di un altro. Senza lasciare traccia. Questi esperimenti sono stati fatti per capire quanto aggressivi e pericolosi i fossero i Coronavirus per poter essere pronti a combattere una pandemia.

BARIC e la SHI hanno dato al virus una funzione in piu’ cambiando la sua antigenicita’ per cui qualsiasi vaccino o anticorpo contro il virus della della Sars non avrebbe protetto le persone da questo nuovo virus. Quindi entrambi i team di Barrric e della Shi erano in grado di creare dei patogeni piu’ pericolosi che cambiando la loro antigenicita’ a qualsiasi vaccino o anticorpo contro il virus della Sars non avrebbe potuto proteggere le persone da questo nuovo virus.  Ci sono milioni di sequenze di virus.

I rapporti scientifici fra Wuhan ed USA prima della pandemia erano strettissimi. Il governo americano e’ stato uno dei maggiori finanziatori sulla Sars dell’istituto di Virologia di Wuhan.  3,7 milioni di dollari dal 2014 al 2020 per sorvegliare catalogare i virus dei pipistrelli del sud della Cina con l’organizzazione EcoHealth Alliance e altri istituti del Paese. Questi esperimenti di “gain of function” sono pericolosi perche’ di fatto potenziano i virus dando loro nuove capacita’ attraverso il “guadagno di funzione” rendendoli piu’ contagiosi o aggressivi per motivi di studio determinando il punto debole del virus puo’ permettere agli scienziati di identificare nuovi bersagli antivirali. Da 10 anni si fa questa nuova ricerca senza che la popolazione lo sappia,

Il prof.Amir Attaran   fa parte  del Cambridge    Working Group un gruppo di un centinaio di scienziati ed esperti in campo etico e legale  che si batte per la sospensione dei lavori di “gain of function” per non sono serviti per difenderci da nessun virus, che si cura con terapie classiche ma tempestive.

Secondo il prof.Richard Ebright biologo molecolare della Rutgers University quello che si faceva a Whan negli ultimi anni insieme all’organizzazione americana EcoHealth Alliance era una ricerca di gain of function che potrebbe produrre nuovi potenziali virus pandemici.

Basta il codice genetico anzi un frammento lo si puo’ iniettare direttamente o si puo’ mettere questa porzione di codice genetico di Sars-Cov-2 dentro un altro virus innocuo da usare come navicella nel corpo.

                                               PQM

Il sottoscritto chiede che codesta Ecc.ma Autorità giudiziaria verifichi se esistano estremi di reato per i fatti sopra indicati.

Chiede di essere informato a norma dell’art. 408 c.p.p di un’eventuale richiesta di archiviazione.

Con deferenza.

Marco BAVA

 

 

Un vaccino dalle proprieta’ piu’ conosciute da chi ne fa la promozione, come una bottiglia d’acqua, che dai suoi produttori.

Infatti come l’acqua in bottiglia il vaccino e’ sempre piu’ caro e con un’efficacia che nessuno controlla, rispetto alle acque potabili.

 

Ma utile alla Cina visti i ritardi nelle spedizioni dai porti cinesi a quelli europei e americani salgono a livelli mai visti. Così come i prezzi, da capogiro. Un caso di Covid e la Cina ha deciso di chiudere uno dei terminal del porto di Ningbo, il terzo più grande al mondo, mettendo in crisi ancora di più la già ingolfata catena delle spedizioni. Proprio mentre il periodo di maggior picco dell'anno si avvicina.

 

 

C'è da far arrivare in tempo sugli scaffali la merce per il Natale. E potrebbe non essere così facile. Dopo la chiusura di Yantian a fine maggio, durata quasi un mese, si rischia di rivivere un incubo, con il sistema marittimo mondiale che lotta per gestire una domanda senza precedenti. «Il fatto che le navi accumulino ritardi e che ora siano in aumento i focolai nei principali centri di produzione cinesi potrebbe avere conseguenze di vasta portata per lo shopping natalizio», ha spiegato Josh Brazil, dell'americana project44. Ma è solo una parte del problema.

 

 

Dal cibo all'elettronica, dall'abbigliamento all'arredamento soffrono tutti. Se due anni fa un container di 40 piedi (cioè lungo 12 metri) da Shanghai a Rotterdam costava 2.100 dollari, oggi si arriva a 13.700. «In 30 anni prezzi così non li avevo mai visti », spiega Fabio Ciardi, branch manager a Pechino della Savino Del Bene, primo spedizioniere italiano con una decina di uffici in tutta la Cina. «Per un container sulla Shanghai- Genova oggi bisogna sborsare 12.800 dollari. Due anni fa eravamo tra i 1.500 e i 2mila».

 

 

Dopo il lungo lockdown della scorsa primavera e la crescita incredibile della domanda sulle rotte dalla Cina e dai Paesi asiatici nella prima metà dell'anno l'export cinese verso l'Ue è cresciuto del 25,5%, quello verso gli Usa del 17,8% si è prodotto un ingorgo mai visto. Ma più si esporta meno container ci sono, più la domanda si alza più i prezzi delle spedizioni crescono, come quelli della merce.

 

ARTICOLO INTEGRALE:

https://www.repubblica.it/esteri/2021/08/14/news

 

Draghi punta al Quirinale e quando ci sara’ arrivato dove puntera’ ?

Come si comportera’ ? Con queste premesse non posso che essere preoccupato  visto che rinnovare i pronto soccorso , assumere medici per l’assistenza domiciliare, ed investire nella telemedicina invece che sul Ponte sullo stretto di Messina.

 

 

 

 

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Dal Vangelo secondo Luca Lc 21,5-19
“In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». 
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine». 
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. 
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».”

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche e meteriologiche  imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12; 29.03.13;

 

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Marco Bava: pennarello di DIO, perseverante autodidatta con coraggio e fantasia , decisionista responsabile.

Sono quello che voi pensate io sia (20.11.13) per questo mi ostacolate.(08.11.16)

La giustizia non esiste se mi mettessero sotto sulle strisce pedonali, mi condannerebbero a pagare i danni all'auto.

(12.02.16)

TO.05.03.09

IL DISEGNO DI DIO A VOLTE SI RIVELA SOLO IN ALCUNI PUNTI. STA' ALLA FEDE CONGIUNGERLI

PADRE NOSTRO CHE SEI NEI CIELI SIA SANTIFICATO IL TUO NOME VENGA IL TUO REGNO, SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ COME IN CIELO COSI IN TERRA , DAMMI OGGI LA POSSIBILITA' DI NON COMMETTERE ERRORI NEL CERCARE DI REALIZZARE NEL MIGLIOR MONDO POSSIBILE IL TUO VOLERE.

TU SEI GRANDE ED IO NON SONO CHE L'ULTIMO DEI TUOI SERVI E DEI TUOI FIGLI .

SIGNORE IO NON CONOSCO I TUOI OBIETTIVI PER ME , FIDUCIOSO MI AFFIDO A TE.

Difendo il BENE contro il MALE che nell'uomo rappresenta la variabile "d" demonio per cui una decisione razionale puo' diventare irrazionale per questa ragione (12.02.16)

Non prendo la vita di punta faccio la volonta' di DIO ! (09.12.18)

La vita e' fatta da cose che si devono fare, non si possono non fare, anche se non si vorrebbero fare.(20.01.16)

Il mondo sta diventando una camera a gas a causa dei popoli che la riempiono per irresponsabilità politica (16.02.16)

I cervelli possono viaggiare su un unico livello o contemporaneamente su plurilivelli e' soggettivo. (19.02.17)

L'auto del futuro non sara' molto diversa da quella del presente . Ci sono auto che permarranno nel futuro con l'ennesima versione come : la PORSCHE 911, la PANDA, la GOLF perche' soddisfano esigenze del mercato che permangono . Per cui le auto cambieranno sotto la carrozzeria con motori ad idrogeno , e materiali innovativi. Sara' un auto migliore in termini di sicurezza, inquinamento , confort ma la forma non cambierà molto. INFATTI la Modulo di Pininfarina la Scarabeo o la Sibilo di Bertone possono essere confrontate con i prototipi del prossimo salone.(18.06.17)

La siccità e le alluvioni dimostrano l'esistenza di Dio nei confronti di uomini che invece che utilizzare risorse per cercare  inutilmente nuovi pianeti dove Dio non ha certo replicato l'esperienza negativa dell'uomo, dovrebbero curare l'unico pianeta che hanno a disposizione ed in cui rischiano di estinguersi . (31.10.!7)

L'Italia e' una Repubblica fondata sul calcio di cui la Juve e' il maggiore esponente con tutta la sua violenta prevaricazione (05.11.17)

La prepotenza della FIAT non ha limiti . (05.11.17)

I mussulmani ci comanderanno senza darci spiegazioni ne' liberta'.(09.11.17)

In Italia mancano i controlli sostanziali . (09.11.17)

Gli alimenti per animali sono senza controllo, probabilmente dannosi,  vengono utilizzati dai proprietari per comodita', come se l'animale fosse un oggetto a cui dedicare il tempo che si vuole, quando si vuole senza alcun rispetto ai loro veri bisogni  alimentari. (20.11.17)

Ho conosciuto l'avv.Guido Rossi e credo che la stampa degli editori suoi clienti lo abbia mitizzato ingiustificatamente . (20.11.17)

L'elicottero di Jaky e' targato I-TAIF. (20.11.17)

La Coop ha le agevolazioni di una cooperativa senza esserlo di fatto in quanto quando come socio ho partecipato alle assemblee per criticare il basso tasso d'interesse dato ai soci sono stato o picchiato o imbavagliato. (20.11.17)

Sono 40 anni che :

1 ) vedo bilanci diversi da quelli che vedo insegnati a scuola, fusioni e scissioni diverse da quelle che vengono richieste in un esame e mi vengono a dire che l'esame di stato da dottore commercilaista e' una cosa seria ?

2) faccio esposti e solo quello sul falso in bilancio della Fiat presentato da Borghezio al Parlamento sia andato avanti ?

 (21.11.17)

La Fornero ha firmato una riforma preparata da altri (MONTI-Europa sono i mandanti) (21.11.17)

Si puo' cambiare il modo di produrre non le fasi di produzione. (21.11,17)

La FIAT-FERRARI-EXOR si sono spostate in Olanda perche' i suoi amministratori abbiano i loro compensi direttamente all'estero . In particolare Marchionne ha la residenza fiscale in Sw (21.11.17)

La prova che e' il femore che si rompe prima della caduta e' che con altre cadute non si sono rotte ossa, (21.11.17)

Carlo DE BENEDETTI un grande finanziere che ha fallito come industriale in quanto nel 1993 aveva il SURFACE con il nome QUADERNO , con Passera non l'ha saputo produrre , ne' vendere ne' capire , ma siluro' i suoi creatori CARENA-FIGINI. (21.11.17)

Quando si dira' basta anche alle bufale finanziarie ? (21.11.17)

Per i consiglieri indipendenti l'indipendenza e' un premio per tutti gli altri e' un costo (11.12.17)

La maturita' del mercato finanziario e' inversamente proporzionale alla sottoscrizione dei bitcoin (18/12/17)

Chi risponde civilmente e penalmente se un'auto o un robot impazziscono ? (18/12/17)

Non e' la FIAT filogovernativa, ma sono i governi che sono filofiat consententogli di non pagare la exit-tax .(08.02.18) inoltre la FIAT secondo me ha fatto più danni all'ITALIA che benefici distruggendo la concorrenza della LANCIA , della Ferrari, che non ha mai capito , e della BUGATTI (13.02.18).

Infatti quando si comincia con il raddoppio del capitale senza capitale si finisce nella scissione

Tesi si laurea sull'assoluzione del sen.Giovanni Agnelli nel 1912 dal reato di agiotaggio : come Giovanni Agnelli da segretario della Fiat ne e' diventato il padrone :

https://1drv.ms/b/s!AlFGwCmLP76phBPq4SNNgwMGrRS4

 

Prima di educare i figli occorre educare i genitori (13.03.18)

Che senso ha credere in un profeta come Maometto che e'un profeta quando e' esistito  Gesu' che e' il figlio di DIO come provato  per ragioni storiche da almeno 4 testi che sono gli evangelisti ? Infatti i mussulmani  declassano Gesu' da figlio di DIO  a profeta perché riconoscono implicitamente l'assurdità' di credere in un profeta rispetto al figlio di DIO. E tutti gli usi mussulmani  rappresentano una palese involuzione sociale basata sulla prevaricazione per esempio sulle donne (19.03/18)

Il valore aggiunto per i consulenti finanziari e' solo per loro (23.03.18)

I medici lavorerebbero gratis ? quante operazioni non sono state fatte a chi non aveva i soldi per pagarle ? (26.03.18 )

lo sfregio delle auto di stato ibride con il motore acceso, deve finire con il loro passaggio alla polizia  con i loro autisti (19.03.18)

Se non si tassa il lavoro dei robot e' per la mancata autonomia in termini di liberta' di scelta e movimento e responsabilita' penale personale . Per cui le auto a guida autonoma diventano auto-killer. (26.04.18)

Quanto poco conti l'istruzione per l'Italia e' dimostrato dalla scelta DEI MINISTRI GELMINI FEDELI sono esempi drammatici anche se valorizzati dalla FONDAZIONE AGNELLI. (26.04.18) (27.08.18).

Credo che la lotta alla corruzione rappresenti sempre di piu' un fattore di coesione internazionale perche' anche i poteri forti si sono stufati di pagare tangenti (27/04/2018).

Non riusciamo neppure piu' a produrre la frutta ad alto valore aggiunto come i mirtilli....(27/04/2018)

Abbiamo un capitalismo sempre piu' egoista fatto da managers che pensano solo ad arraffare soldi pensando che il successo sia solo merito loro invece che di Dio e degli operai (27.04.18)

Le imprese dell'acqua e delle telecomunicazioni scaricano le loro inefficienze sull'utente (29.05.18)

Nel 2004 Umberto Agnelli, come presidente della FIAT,  chiese a Boschetti come amministratore delegato della FIAT AUTO di affidarmi lo sviluppo della nuova Stilo a cui chiesi di affiancare lo sviluppo anche del marchio ABARTH , 500 , A112, 127 . Chiesi a Montezemolo , come presidente Ferrari se mi lasciava utilizzare il prototipo di Giugiaro della Kubang che avrebbe dovuto  essere costruito con ALFA ROMEO per realizzare la nuova Stilo . Mi disse di si perche' non aveva i soldi per svilupparlo. Ma Morchio, amministratore delegato della FIAT, disse che non era accettabile che uno della Telecom si occupasse di auto in Fiat perche' non ce ne era bisogno. Peccato che la FIAT aveva fatto il 128 che si incendiava perche' gli ingegneri FIAT non avevano previsto una fascetta che stringesse il tubo della benzina all'ugello del carburatore. Infatti pochi mesi dopo MORCHIO  venne licenziato da Gabetti ed al suo posto arrivo' Marchionne a cui rifeci la proposta. Mi disse di aspettare una risposta entro 1 mese. Sono passati 14 anni ma nessuna risposta mi e' mai stata data da Marchionne, nel frattempo la Fiat-Lancia sono morte definitivamente il 01.06.18, e la Nissan Qashai venne presentata nel 2006 e rilancia la Nissan. Infatti dal 2004 ad oggi RENAULT-NISSAN sono diventati i primi produttori al mondo. FIAT-FCA NO ! Grazie a Marchionnne nonostante abbia copiato il suo piano industriale dal mio libro . Le auto Fiat dell'era CANTARELLA bruciavano le teste per raffredamento insufficente. Quella dell'era Marchionne hanno bruciato la Fiat. Il risultato del lavoro di MARCHIONNE e' la trasformazione del prodotto auto in prodotto finanziario, per cui le auto sono diventate tutte uguali e standardizzate. Ho trovato e trovo , NEI MIEI CONFRONTI, molta PREPOTENZA cattiveria ed incompetenza in FIAT. (19.12.18)

(   vedi :  https://1drv.ms/w/s!AlFGwCmLP76pg3LqWzaM8pmCWS9j ).

La differenza fra ROMITI MARCHIONNE e' che se uno la pensava diversamente da loro Romiti lo ascoltava, Marchionne lo cacciava anche se gli avesse detto che aumentando la pressione dei pneumatici si sarebbero ridotti i consumi.

FATTI NON PAROLE E FUMO BORSISTICO ! ALFA ROMEO 166 un successo nonostante i pochi mezzi utilizzati ma una richiesta mia precisa e condivisa da FIAT : GUIDA DIRETTA.  Che Marchionne non ha apprezzato come un attila che ha distrutto la storia automoblistica italiana su mandato di GIANLUIGI GABETTI (04.06.18).

Piero ANGELA : un disinformatore scientifico moderno in buona fede  su auto elettrica. auto killer ed inceneritore  (29.07.18)

Puoi anche prendere il potere ma se non lo sai gestire lo perdi come se non lo avessi mai avuto (01.08.18)

Ho provato la BMW i8 ed ho capito che la Ferrari e le sue concorrenti sono obsolete ! (20.08.18)

LA Philip Morris ha molti clienti e soci morti tra cui Marchionne che il 9 maggio scorso, aveva comprato un pacchetto di azioni per una spesa di 180mila dollari. Briciole, per uno dei manager più ricchi dell’industria automotive (ha un patrimonio stimato tra i 6-700 milioni di franchi svizzeri, cifra che lo fa rientrare tra i 300 elvetici più benestanti).E’ stato, però, anche l’ultimo “filing” depositato dal manager alla Sec, sul cui sito da sabato pomeriggio è impossible accedere al profilo del manager italo-canadese e a tutte le sue operazioni finanziarie rilevanti. Ed era anche un socio: 67mila azioni detenute per un investimento di 5,67 milioni di dollari (alla chiusura di Wall Street di venerdì 20 luglio 2018 ). E PROSSIMAMENTE  un'uomo Philip Morris uccidera' anche la FERRARI .   (20.08.18) (25.08.18)

verbali assemblee italiane azionisti EXOR :

https://1drv.ms/f/s!AlFGwCmLP76pg3Y3JmiDAW4z2DWx

verbali assemblee italiane azionisti FIAT :

https://1drv.ms/f/s!AlFGwCmLP76phApzYBZTNpkGlRkq

 

Prodi e' il peccato originale dell'economia italiana dal 1987 (regalo dell'ALFA ROMEO alla FIAT) ad oggi (25.08.18)

L'indipendenza della Magistratura e' un concetto teorico contraddetto dalle correnti anche politiche espresse nelle lottizzazioni delle associazioni magistrati che potrebbe influenzarne i comportamenti. (27.08.18)

Ho sempre vissuto solo con oppositori irresponsabili privi di osservazioni costruttive ed oggettive. (28.08.18)

Buono e cattivo fuori dalla scuola hanno un significato diverso e molto piu' grave perche' un uomo cattivo o buono possono fare il bene o il male con consaprvolezza che i bambini non hanno (20.10.18) 

Ma la TAV serve ai cittadini che la dovrebbero usare o a chi la costruisce con i nostri soldi ? PERCHE' ?

Un ruolo presidenziale divergente da quello di governo potrebbe porre le premesse per una Repubblica Presidenziale (11.11.2018)

La storia occorre vederla nella sua interezza la marcia dei 40.000 della Fiat come e' finita ? Con 40.000 licenziamenti e la Fiat in Olanda ! (19.11.18)

I SITAV dopo la marcia a Torino faranno quella su ROMA con costi doppi rispetto a quella francese sullo stesso percorso ? (09.12.18)

La storia politica di Fassino e' fatta dall'invito al voto positivo per la raduzione dei diritti dei lavoratori di Mirafiori. Si e' visto il risultato della lungimiranza di Fassino , (18.12.18)

Perche' sono investimenti usare risorse per spostare le pietre e rimetterle a posto per giustificare i salari e non lo sono il reddito di cittadinanza e quota 100 per le pensioni ? perche' gli 80 euro a chi lavora di Renzi vanno bene ed i 780 euro di Di Maio a chi non lavora ed e' in pensione non vanno bene ? (27.12.18)

Le auto si dividono in auto mozzarella che scadono ed auto vino che invecchiando aumentano di valore (28.12.18)

Fumare non e' un diritto ma un atto contro la propria salute ed i doveri verso la propria famiglia che dovrebbe avere come conseguenza la revoca dell'assistenza sanitaria nazionale ad personam (29.12.18)

Questo mondo e troppo cattivo per interessare altri esseri viventi (10.01.19)

Le ONG non hanno altro da fare che il taxi del mare in associazione per deliquere degli scafisti ? (11.02.19)

La giunta FASSINO era inutile, quella APPENDINO e' dannosa (12.07.19)

Quello che l'Appendino chiama freno a mano tirato e' la DEMOCRAZIA .(18.07.19)

La spesa pubblica finanzia le tangenti e quella sullo spazio le spese militari  (19.07.19)

AMAZON e FACEBOOK di fatto svolgono un controllo dei siti e forse delle persone per il Governo Americano ?

(09.08.19)

LA GRANDE MORIA DI STARTUP e causato dal mancato abbinamento con realta' solide (10.08.!9)

Il computer nella progettazione automobilistica ha tolto la personalizzazione ed innovazione. (17.08.19)

L' uomo deve gestire i computer non viceversa, per aumentare le sue potenzialita' non annullarle  (18.08.19)

LA FIAT a Torino ha fatto il babypaking a Mirafiori UNO DEI POSTI PIU' INQUINATI DI TORINO ! Non so se Jaky lo sappia , ma il suo isolamento non gli permette certo di saperlo ! (13.09.19)

Non potro' mai essere un buon politico perche' cerco di essere un passo avanti mentre il politico deve stare un passo indietro rispetto al presente. (04.10.19)

L'arretratezza produttiva dell'industria automobilistica e' dimostrata dal fatto che da anni non hanno mai risolto la reversibilità dei comandi di guida a dx.sx, che costa molto (09.10.19)

IL CSM tutela i Magistrati dalla legge o dai cittadini visti i casi di Edoardo AGNELLI  e Davide Rossi ? (10.10.19).

Le notizie false servono per fare sorgere il dubbio su quelle vere discreditandole (12.10.19)

L'illusione startup brucia liquidita' per progetti che hanno poco mercato. sottraendoli all'occupazione ed illude gli investitori di trovare delle scorciatoie al alto valore aggiunto (15.10.19)

Gli esseri umani soffrono spesso e volentieri della sindrome del camionista: ti senti piu' importante perche' sei in alto , ma prima o poi dovrai scendere e cedere il posto ad altri perche' nessun posto rimane libero (18.10.19)

Non e' logico che l'industria automobilistica invece di investire nelle propulsione ad emissione 0 lo faccia sulle auto a guida autonoma che brucia posti di lavoro. (22.10.19)

L'intelligenza artificiale non esiste perche' non e' creativa ma applicativa quindi rischia di essere uno strumento in mano ai dittatori, attraverso la massificazione pilotata delle idee, che da la sensazione di poter pensare ad una macchina al nostro posto per il bene nostro e per farci diventare deficienti come molti percorsi dei navigatori  (24.11.19)

Quando ci fanno domande per sapere la nostra opinione di consumatori ma sono interessati solo ai commenti positivi , fanno poco per migliorare (25.11.19)

La prova che la qualità della vita sta peggiorando e' che una volta la cessione del 5^ si faceva per evitare i pignoramenti , oggi lo si fa per vivere (27.11.19)

Per combattere l'evasione fiscale basta aumentare l'assistenza nella pre-compilazione e nel pagamento (29.11.19)

La famiglia e' come una barca che quando sbaglia rotta porta a sbattere tutti quanti (25.12.19)

Le tasse sull'inquinamento verranno scaricate sui consumatori , ma a chi governa e sa non importa (25.12.19)

Il calcio e l'oppio dei popoli (25.12.19)

La religione nasce come richiesta di aiuto da parte dei popoli , viene trasformata in un tentativo di strumento di controllo dei popoli (03.01.20)

L'auto a guida autonoma e' un diversivo per vendere auto vecchie ed inquinanoroti , ed il mercato l'ha capito (03.01.20)ttadini

Il vero potere della burocrazia e' quello di creare dei problemi ai cittadini anche se il cittadino paga i dipendente pubblico per risolvere dei problemi non per crearli.  Se per denunciare questi problemi vai fuori dal coro deve essere annientato. Per cui burocrazia=tangente (03.01.20)

Gli immigrati tengono fortemente alla loro etnina a cui non rinunciano , piu' saranno forti le etnie piu' queste  divideranno l'Italia sovrastando gli italiani imponendoci il modello africano . La mafia nigeriana e' solo un esempio. (05.01.20)

La sinistra e la lotta alla fame nel mondo sono chimere prima di tutto per chi ci deve credere come ragione di vita (07.01.20)

Credo di avere la risposta alla domanda cosa avrebbe fatto Eva se Adamo avesse detto di no a mangiare la mela ?  Si sarebbe arrabbiata. Anche oggi se non fai quello che vogliono le donne si mettono contro cercando di danneggiarti. (07.01.20)

Le sardine rappresenta l'evoluzione del buonismo Democristiano  e la sintesi fra Prodi e Renzi,  fuori fa ogni logica e senza una proposta concreta  (08.01.20)

Un cavallo di razza corre spontaneamente e nessuno puo' fermarlo. (09.01.20)

PD e M5S 2 stampelle non fanno neppure una gamba sana (22.01.20)

non riconoscere i propri errori significa sbagliare per sempre (12.04.20)

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

Sopravvaluta sempre il tuo avversario , per poterlo vincere  .Mb  15.05.13

Torino 08.04.13

Il mio paese l'Italia non crede nella mia teoria economica del valore che definisce

1) ogni prodotto come composto da energia e lavoro:

Il costo dell'energia può tendere a 0 attraverso il fotovoltaico sui tetti. Per dare avvio la volano economico del fotovoltaico basta detassare per almeno 20 anni l'investimento, la produzione ed il consumo di energia fotovoltaica sui tetti.

2) liberalizzazione dei taxi collettivi al costo di 1 euro per corsa in modo tale da dare un lavoro a tutti quelli che hanno un 'auto da mantenere e non lo possono piu fare per mancanza di un lavoro; ed inoltre dare un servizio a tutti i cittadini.

3) tre sono gli obiettivi principali della politica : istruzione, sanita', cultura.

4) per la sanità occorre un centro acquisti nazionale  ed abolizione giorni pre-ricovero.

vedi PRESA DIRETTA 24.03.13

chi e' interessato mi scriva .

Suo. MARCO BAVA

 

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

  28. SE LE FORZE DELL'ORDINE INTERVENISSERO DI PIU'PER CAUSE APPARENTEMENTE BANALI CI SAREBBE MENO CONTENZIOSO: CHIAMATO IL 117  PER UN PROBLEMA BANALE MI HA RISPOSTO : GLI FACCIA CAUSA ! (02.04.17)

  29. GRAN PARTE DEI PROFESSORI UNIVERSITARI SONO TRA LE MENTI PIU' FRAGILI ED ARROGANTI , NON ACCETTANO IL CONFRONTO E SI SENTONO SPIAZZATI DIVENTANO ISTERICI ( DOPO INCONTRO CON MARIO DEAGLIO E PIETRO TERNA) (28.02.17)

  30. Spesso chi compera auto FIAT lo fa solo per gratificarsi con un'auto nuova, e basta (04.11.16)

  31. Gli immigrati per protesta nei centri di assistenza li bruciano e noi dobbiamo ricostruirglieli  affinché  li redistruggono? (18.10.20)

  32. Abbiamo più rispetto per le cose che per le persone .29.08.21

     

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

IL TRIBUNALE DI  TORINO E LA CONSOB NON MI GARANTISCONO LA TUTELA DEL'ART.47 DELLA COSTITUZIONE

Oggi si e' tenuta l'assemblea degli azionisti Seat tante bugie dagli amministratori, i revisori ed il collegio sindacale, tanto per la Consob ed il Tribunale di Torino i miei diritti come azionista di minoranza non sono da salvaguardare e la digos mi puo' impedire il voto come e quando vuole, basta leggere la sentenza SENT.FIAT Mb

 

Tweet to @marcobava

08.03.16

 

TEMI STORICI :

 

VIDEO DELLA TRASMISSIONE TV
Storie italiane
Puntata del 19/11/2019

SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI

https://www.raiplay.it/video/2019/11/storie-italiane-504278c4-8e8c-4b79-becc-87d5c7a67be6.html

 

10° Convegno
 
La grafopatologia in ambito giudiziario
L’applicazione della grafologia in criminologia, nelle malattie neurologiche e psichiatriche nel contesto giudiziario
 
Roma, 7 Dicembre 2019
 
Auditorium Facoltà Teologica “S. Bonaventura”
Via del Serafico 1 - Roma

 
alle ore 17,50
 
Vincenzo Tarantino
Gino Saladini
 
Elio Carlos Tarantino Mendoza Garofani
Grafologo giudiziario, esperto in fotografia forenseGiornalista, Criminologo
 
Il “suicidio” di Edoardo Agnelli: aspetti medico-legali criminologici e grafopatologici.

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

 PERCHE' TORINO HA PAURA DI CONOSCERE LA VERITA' SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI ?

Il prof.Mario DE AGLIO alcuni anni fa scrisse un articolo citando il "suicidio" di EDOARDO AGNELLI.  Gli feci presente che dai documenti ufficiali in mio possesso il suicidio sarebbe stato incredibile offrendogli di esaminare tali documenti. Quando le feci lui disconobbe in un modo nervoso ed ingiustificato : era l'intero fascicolo delle indagini.

A Torino molti hanno avuto la stessa reazione senza aver visto ciò che ha visto Mario DE AGLIO ma gli altri non parlano del "suicidio" di Edoardo AGNELLI ma semplicemente della suo morte.

Mb

02.04.17

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRI SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

Thanks again,

Jennifer

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 
NON DIMENTICARE CHE:

Le informazioni contenute in questo sito provengono
da fonti che MARCO BAVA ritiene affidabili. Ciononostante ogni lettore deve
considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti
e per l'uso che fa di queste di queste informazioni
QUESTO SITO non deve in nessun caso essere letto
come fonte di specifici ed individualizzati consigli sulle
borse o sui mercati finanziari. Le nozioni e le opinioni qui
contenute in sono fornite come un servizio di
pura informazione.

Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.


MARCO BAVA

 

 

  ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA

 

SITI SOCIETARI

 

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Ø     http://www.gruppozucchi.com

M&C SITO :  http://www.mecinv.com/

 

 

La ringraziamo sinceramente per il Suo  interesse nei confronti di una produzione duramente colpita dal recente terremoto, dalle stalle, ai caseifici fino ai magazzini di stagionatura. Il  sistema del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano sono stati fortemente danneggiati con circa un milione di forme crollate a terra a seguito delle ripetute scosse che impediscono a breve la ripresa dei lavori in condizioni di sicurezza. Questo determina di conseguenza difficoltà nella distribuzione del prodotto “salvato”, che va estratto dalle “scalere” accartocciate, verificato qualitativamente e poi trasferito in opportuni locali prima di poter essere posto in vendita. Abbiamo perciò ritenuto opportuno mettere a disposizione nel sito http://emergenze.coldiretti.it tutte le informazioni aggiornate relative alla commercializzazione nelle diverse regioni italiane anche attraverso la rete di vendita degli agricoltori di Campagna Amica.

 

Cordiali saluti.

Ufficio relazioni esterne Coldiretti

 

 

www.taxjustice.net ; www.fanpage.it

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Auto e Moto d’Epoca 2013

 

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Norme per la circolazione dei veicoli storici;
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Veicoli d'interesse storico e collezionistico: circolazione e fiscalità 

 

 

 

http://delittodiusura.blogspot.it/2011/12/rete-antiusura-onlus.html

http://www.vitalowcost.it

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http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/price-sensitive/home.html?lang=it

 

http://www.societaquotate.com/

 

 

 

http://smarthyworld.com/renault.html

http://www.turbo.fr/renault/renault-avantime/photos-auto/

http://avantimeitalia.forumattivo.it/

http://it.wikipedia.org/wiki/PSA_ES_e_Renault_L7X

http://www.avantime-club.eu/

http://www.centropestelli.it/  scuola di giornalismo torinese

www.foia.it x la trasparenza

http://www.lingottoierieoggi.com la storia del lingotto

www.ipetitions.com PETIZIONI

http://www.casa.governo.it GUIDA AGEVOLAZIONI CASA

http://www.comune.torino.it/ambiente/bm~doc/report-siti-procedimenti-di-bonifica_informambiente.pdf AREE EX SITI INDUSTRIALI TORINESI DA BONIFICARE

 

 

www.siope.it

 www.rinaflow.it

 

http://news.centrodiascolto.it

http://motori.corriere.it/prezzi-auto/

http://europa.eu/epso/index_it.htm

http://www.lavoro24.ilsole24ore.com/

http://www.huffingtonpost.it/

http://oggiespatrio.it/

http://www.renaultavantime.com/

http://www.solodownload.it/

http://it.miniradioplayer.net/

www.wefightcensorship.org

http://offertesottocosto.blogspot.it/

http://www.dinoferrari.altervista.org/homepage.htm

http://www.pergliavvocati.it/

 

http://www.opzionezero.org/

 

http://www.frontisgovernance.com/index.php?lang=it

 

 

 

 

http://www.maquantospendi.it/ rimborsi parlamentari M5S

 

 

 

 

ULTIMO AGGIORNAMENTO 23/10/2021 00.10.56

 

Perché deve essere una personalità che ha avuto incarichi politici il nuovo Presidente della Repubblica ? Non sta mica scritto nella Costituzione ?Anzi e' proprio meglio che non lo sia per portare il paese al centro della Repubblica ?

Propongo Giorgio Parisi in particolare dopo aver ascoltato queste parole :

https://youtu.be/Mmb1YIp6_hE

https://www.facebook.com/groups/1126787494755316

Camera dei deputati: GIORGIO PARISI PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA - Firma la petizione! https://chng.it/RRhXq8m6 via @ChangeItalia

ALTRE MOTIVAZIONI :

  1. La misura cautelare adottata dal Gip Amodio del Tribunale di Potenza è stata notificata a Laghi dalla Squadra mobile della Questura di Potenza e dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria insieme all’ aliquota di P.G. della Guardia di Finanza presso la Procura di Potenza. ALL’INTERNO I DOCUMENTI INTEGRALI ORDINANZA

 

 

Controlla se scrivo bufale su https://www.poynter.org/

 

SE VUOI VEDERE COME VA IL MOND0 VAI SU : https://youtu.be/3sqdyEpklFU

POTETE 

SCARICARE

 

LE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI

BOSSI PRODI DE BENEDETI GIANNI AGNELLI SCALFARI 1 SCALFARI 2 PANELLA GIANNI AGNELLI 2

ORIGINALI CUSTODITI DALLA BIBLIOTECA DI SETTIMO TORINESE

SE VUOI AVERE UNA COPIA  DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI  :

 https://1drv.ms/f/s!AlFGwCmLP76pgSdXDIwzmDgGSLkE

 

COMODATO EA COMODATO D'USO DI VILLA SOLE DOVE VIVEVA EDOARDO AGNELLI

DOCUMENTi SULLA DICEMBRE SOCIETA' SEMPLICE CHE CONTROLLA STELLANTIS

DICEMBRE 2021

DICEMBRE 1984

 

il mio libro sui Piani INDUSTRIALI

Libro Mb

LA MIA TESI DI LAUREA IN GIURISPRUDENZA SUL PROCESSO AL SENATORE AGNELLI  PER AGIOTAGGIO

CON SENTENZA NEL 1912

TESI SEN AGNELLI

 

VEDET  COME LAVORA UIBM

CACAO&MIELE\7228-REG-1547819845775-rapp di ricerca.pdf

 

I MIEI COMMENTI

2021 sono nella cartella NUOVO MODELLO DI SVILUPPO  sotto-cartela  POTERI FORTI 2021 e DRAGHI

2020 sono nella cartella NUOVO MODELLO DI SVILUPPO  sotto-cartela  GIUSEPPE CONTE

 

 NOVITA del SITO OGGI   :

 

23.10.21
  1. PUTIN IL MAESTRO DI DRAGHI PER I NO GREEN PASS CONTINUA AD INSEGNARE :    Ricercata: poche ore dopo l'assegnazione ad Alexey Navalny del premio Sakharov del parlamento europeo, la magistratura russa mette nella lista dei «wanted» Lyubov Sobol, una delle sue principali collaboratrici. La 34enne avvocata moscovita, responsabile del canale YouTube Navalny Live, stava già scontando una condanna di «libertà limitata» (sorta di semi domiciliari, con in più l'interdizione a partecipare a manifestazioni e assemblee di carattere politico) per le manifestazioni in piazza del gennaio scorso: una sentenza che oltre a esserle costata mesi di arresti le ha impedito di candidarsi alla Duma nelle elezioni del settembre scorso. Le autorità giudiziarie russe però le avevano permesso di abbandonare il Paese, con il pretesto di un intervento chirurgico. Anche altri dirigenti del movimento di Navalny erano riusciti a lasciare la Russia, o prima o subito dopo essere stati processati, forse in un tacito accordo con il Cremlino, che li ritiene meno pericolosi in esilio. E per disincentivarli dal ritorno in Russia li sta indagando anche per estremismo, un'accusa che comporta diversi anni di carcere.
    «Una decisione illegale, ora mi aspetto di venire dichiarata ricercata anche a livello internazionale», ha commentato Sobol in diretta su Navalny Live. L'avvocata ritiene di venire perseguitata in particolare per aver bussato con le telecamere alla porta dell'abitazione moscovita di uno degli avvelenatori di Navalny, cercando di interrogarlo sul Novichok. Uno smacco che i servizi segreti russi non le hanno perdonato, ma Sobol considera i pretesti per dichiararla ricercata irrilevanti: «Nessuno di quelli che lottano contro il regime di Putin può considerarsi al sicuro», ha commentato.
    Sicuramente a Mosca non hanno preso bene l'onorificenza europea a Navalny, e il portavoce della presidenza russa Dmitry Peskov ha ieri parlato di «una decisione che non possiamo rispettare, anche se rispettiamo il parlamento europeo». Come tradizione del Cremlino, Peskov ha evitato di chiamare Navalny per nome, limitandosi a «quel personaggio» e «il condannato in questione», dopo che pochi giorni fa Putin l'aveva definito un «criminale».
    Navalny, che ha saputo del premio durante la visita dei suoi avvocati nel carcere di Vladimir dove è detenuto, ha ringraziato ieri il parlamento europeo «per aver creato questa onorificenza e averla intitolata al mio grande compatriota». In un ironico post sui social ha raccontato di girare per la prigione con il colbacco d'ordinanza dei detenuti, e di aver pensato subito alla celebre fotografia di Andrey Sakharov dove il Nobel per la pace sorride da sotto un colbacco calcato storto. Il parallelo è apparso evidente a molti: come Sakharov, Navalny è il dissidente più celebre, il nemico numero uno del Cremlino, un uomo simbolo che l'attenzione dell'Occidente non permette di schiacciare. Ma Navalny ha voluto lanciare anche un messaggio globale, dedicando il premio Sakharov – «un grande onore, ma anche una grande responsabilità» – a «tutti quelli che nel mondo combattono la corruzione, responsabile non solo della povertà, ma anche della violazione dei diritti umani».
    Il leader dell'opposizione aveva già invitato i suoi sostenitori a non smorzare i toni per proteggerlo dalle rappresaglie in carcere, ed è molto probabile che il riconoscimento europeo porterà altri guai a lui e ai suoi seguaci. Nonostante la repressione, lo scontro con il dissenso continua, e il sostegno dell'Occidente gli permette di conquistare nuovi spazi, come accaduto ieri quando il neo Nobel per la pace Dmitry Muratov ha chiesto a Putin di rivedere la legge sugli «agenti stranieri», che mette all'indice media, Ong e attivisti. Il presidente russo ha promesso di pensarci.
  2. ESISTE UNA LOBBY DI POTERE CHE VUOLE CONTINUARE A CERCARE DI MANIPOLARE IL MONDO :    L'imminente Cop26, la conferenza sul clima «più importante di sempre», descritta come «l'ultima grande possibilità per il pianeta», pare condannata al fallimento prima ancora di cominciare.
    Come se non bastassero le defezioni di Cina e Russia, che non saranno a Glasgow, viene fuori che alcuni dei Paesi produttori di carbone, petrolio e carne bovina stanno tentando di "annacquare" il prossimo rapporto sul clima dell'International Panel on Climate Change (Ipcc) delle Nazioni Unite, in modo da eliminare le informazioni e le conclusioni più scomode, quelle che potrebbero minacciare gli interessi di alcune grandi aziende. Una lobby, insomma, che preme per bloccare gli accordi destinati a essere messi nero su bianco a conclusione del vertice in Scozia.
    Arabia Saudita, Giappone e Australia, ad esempio, sono tra i Paesi che "chiedono" alle Nazioni Unite di minimizzare la necessità di abbandonare rapidamente i combustibili fossili. Un consigliere del ministero del petrolio saudita suggerisce che «frasi come "il bisogno di azioni urgenti e rapide per mitigare a tutti i livelli..." dovrebbero essere eliminate dal rapporto.
    L'inchiesta di Greenpeace
    L'esistenza della lobby è stata svelata da un'inchiesta realizzata da Unearthed, il team di giornalisti investigativi creato da Greenpeace Uk, a pochi giorni dall'inizio del cruciale vertice sul clima Cop26, che chiede al mondo di assumere impegni significativi per rallentare il cambiamento climatico e mantenere il riscaldamento globale a 1,5 gradi. Molti di quegli stessi Paesi che presenzieranno alla conferenza di Glasgow armati - a parole - dalle migliori intenzioni, stanno invece lavorando dietro le quinte per continuare a non agire, in nome del profitto.
    L'inchiesta si è basata su oltre 32.000 documenti e osservazioni presentati da governi, aziende e altre parti interessate, al team di scienziati delle Nazioni Unite a proposito delle bozze del prossimo rapporto Ipcc. Questi rapporti sono prodotti circa ogni sei anni dall'organismo delle Nazioni Unite incaricato di valutare il cambiamento climatico e vengono utilizzati dai governi per decidere quale azione è necessaria per affrontare il cambiamento climatico. E tutti sanno che il prossimo rapporto sarà cruciale per i negoziati alla conferenza di Glasgow. Da qui le pressioni di diversi Paesi che, ad esempio, vogliono far passare l'idea che «il mondo non ha bisogno di ridurre l'uso di combustibili fossili così rapidamente come raccomanda l'attuale bozza».
    Carbone, petrolio e gas
    Secondo l'inchiesta, alcuni Paesi (tra cui Brasile, Argentina, Australia, Giappone, Arabia Saudita e gli Stati membri dell'Opec) stanno facendo pressioni per eliminare o indebolire la parte conclusiva del rapporto, che afferma che dovremmo rapidamente cessare l'estrazione di fonti fossili come carbone, petrolio e gas fossile. Un alto funzionario del governo australiano nega in una nota che sia necessaria la chiusura delle centrali a carbone, anche se porre fine all'uso del carbone è uno degli obiettivi dichiarati dalla conferenza Cop26. Ma l'Australia è uno dei maggiori esportatori di carbone, quindi nessuna sopresa. Uno scienziato dell'India's Central Institute of Mining and Fuel Research, molto vicino al governo indiano, avverte che il carbone rimarrà probabilmente il «pilastro della produzione di energia per decenni». L'India è il secondo consumatore mondiale di carbone. E poi, perché dire alla gente cosa mangiare? Brasile e Argentina - tra i maggiori produttori di carne e mangimi - vogliono cancellare i passaggi della bozza dove si evidenziano i benefici della riduzione del consumo di carne, che abbatterebbe del 50% le emissioni di gas serra.
    Paesi poveri e nucleare
    Un numero significativo di commenti dagli esperti e dai funzionari della Svizzera - rifugio d'incalcolabili patrimoni bancari globali - è diretto a modificare parti del rapporto secondo cui i Paesi in via di sviluppo avranno bisogno del sostegno finanziario dei Paesi ricchi per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni, mentre la Repubblica ceca, la Polonia e la Slovacchia sostengono che la bozza del rapporto dovrebbe essere più positiva sul ruolo che l'energia nucleare può svolgere nel raggiungimento degli obiettivi climatici. L'India va anche oltre, sostenendo che «quasi tutti i capitoli contengono un pregiudizio contro l'energia nucleare», una «tecnologia consolidata con un buon sostegno politico tranne che in alcuni Paesi».
    In questo quadro pieno di ombre, le defezioni dei grandi inquinatori globali non sembrano essere i soli ostacoli a una Conferenza che parte decisamente in salita.
  3. BLA BLA BLA : Leggendo il rapporto "Production Gap" del 2021, appena pubblicato dallo United Nations Environment Programme, sembra di vivere in due realtà parallele. Nella prima albergano le promesse dei politici, che vogliono dare l'impressione di essere ad un passo dalla svolta definitiva per salvare la Terra dagli effetti devastanti dei cambiamenti climatici. Ché poi uno può credere o meno alle responsabilità degli esseri umani nel favorirli, epperò sono innegabilmente evidenti, così come l'inquinamento che certo non fa bene alla nostra salute. Nella seconda, invece, si va a sbattere contro la realtà, scientificamente misurata dallo studio di Unep: «Mentre i paesi fissano gli obiettivi di emissioni nette a zero, e aumentano le loro ambizioni climatiche nell'ambito dell'accordo di Parigi, non riconoscono esplicitamente o pianificano la rapida riduzione della produzione di combustibili fossili che questi obiettivi richiederebbero. Piuttosto, i governi del mondo prevedono di produrre più del doppio della quantità di tali combustibili nel 2030, rispetto a quanto sarebbe coerente con la limitazione del riscaldamento a 1,5 gradi centigradi. Il divario produttivo è rimasto sostanzialmente invariato dalla nostra prima analisi nel 2019». Capito? Da una parte ci si vede a Glasgow a fine ottobre, per cogliere l'ultima occasione di salvare la Terra; ma dall'altra si fa l'esatto contrario di quanto sarebbe necessario a raggiungere l'obiettivo, raddoppiando la produzione dei combustibili fossili.
    Lo United Nations Environment Programme ha analizzato 15 paesi, Australia, Brasile, Canada, Cina, Germania, India, Indonesia, Messico, Norvegia, Russia, Arabia Saudita, Sudafrica, Emirati Arabi Uniti, Gran Bretagna e Usa, per verificare se la loro produzione è compatibile con gli obiettivi della Cop26. I risultati sono stati disarmanti: tra il 2019 e il 2030, solo Indonesia e Gran Bretagna ridurranno le estrazioni di petrolio, mentre sul gas a loro si aggiungerà soltanto la Norvegia. Il carbone verrà ridotto da Cina, Usa, Germania e Canada, ma l'aumento di India e Russia compenserà in negativo. «I governi - nota il rapporto - stanno pianificando in modo aggregato di produrre il 110% in più di fossili combustibili nel 2030, rispetto a quanto sarebbe coerente con la limitazione globale del riscaldamento a 1,5° C, e il 45% in più di quanto servirebbe per contenerlo a 2°C, su scala mondiale. Entro il 2040, questo eccesso salirà rispettivamente al 190% e all'89%». L'opposto di quanto servirebbe, e degli impegni presi con i contributi nazionali volontari (NDC): «La produzione globale di combustibili fossili deve iniziare a diminuire immediatamente e rapidamente, per limitare il riscaldamento a 1,5°C. Tuttavia i governi prevedono collettivamente un aumento globale di petrolio e gas, e solo una modesta diminuzione del carbone nei due decenni successivi». Il divario nel 2030 sarà più ampio proprio per il combustibile fossile più dannoso: «I piani di produzione dei governi porterebbero a circa il 240% in più di carbone, il 57% di petrolio, e il 71% di gas». Ma non basta: «Questa disconnessione potrebbe essere anche peggiore della nostra analisi. La stima infatti dipende dalle ipotesi sul modello di transizione, tipo quanta anidride carbonica potrà essere catturata e immagazzinata. Se la rimozione dell'anidride e le altre tecnologie non riusciranno a svilupparsi su larga scala, o le emissioni di metano non si ridurranno rapidamente, il gap produttivo risulterà più ampio».
    E i principali colpevoli siamo noi, i più ricchi, che ci vedremo a Roma il 30 ottobre: «I paesi del G20 hanno indirizzato quasi 300 miliardi di dollari in nuovi finanziamenti per le attività relative ai combustibili fossili dal inizio della pandemia di COVID-19, più di quanto destinato all'energia pulita», mentre le banche multilaterali e le istituzioni finanziarie per lo sviluppo hanno fatto il contrario. Dunque predichiamo bene ma razzoliamo male, fingendo di avere a cuore il futuro del pianeta. —Tra pescatori attrezzati di tutto punto e gruppi di ragazzi armati di pagaia e tavola da sup, quasi nessuno ieri pomeriggio sembrava essersi accorto delle macchie oleose visibili a pelo d'acqua lungo la sponda Nord del Lago Grande di Avigliana. Portate dalla corrente proprio nel tratto di passeggiata su cui hanno insistito i lavori di rinaturalizzazione avviati a inizio anno. Un disagio reso ancor più evidente dall'odore di gasolio che ancora si respira a qualche centinaio di metri di distanza, dove i cosiddetti salsicciotti contenitivi circoscrivono l'area da cui ha avuto origine lo sversamento accidentale.
    Tutto è iniziato intorno alle 17 di martedì, con la rottura del serbatoio di un camion impegnato nelle operazioni di svuotamento della fossa biologica del Centro Velico Avigliana. Per limitare i danni, gli addetti ai lavori hanno subito provveduto ad allontanarsi dalla riva e risolvere il problema a bordo strada, ma sfortuna ha voluto che la piazzola scelta per la sosta intercettasse una risorgiva collegata proprio al lago. «Vigili del fuoco, Arpa ed ente Parco si sono attivati tempestivamente per bonificare l'area e contenere lo sversamento, scongiurando così il rischio che il gasolio raggiungesse la palude dei Mareschi - spiega il sindaco di Avigliana, Andrea Archinà - Il disagio durerà ancora qualche giorno, ma la situazione è monitorata e sotto controllo». Intanto, ieri mattina i tecnici di Arpa Piemonte sono tornati al lago per un secondo sopralluogo.
    «Se le risultanze delle analisi lo renderanno necessario - precisa il sindaco - provvederò ad emanare un'ordinanza di divieto alla balneazione fino a quando il problema non sarà del tutto risolto». Aggiunge: «Abbiamo escluso si sia trattato di uno sversamento doloso ed individuato il responsabile dell'accaduto, che sarà comunque chiamato a rispondere del reato di inquinamento ambientale». —
  4. DRAGHI VUOLE ANCORA TRATTARE CON I TALEBANI ? SU COSA ? E COME ? :Prima le hanno cacciate dai campi sportivi, costrette a rinchiudersi in casa. Poi hanno cominciato a cercarle una a una. Per punirle, ucciderle, decapitarle. È questo l'Afghanistan dei taleban per atlete e sportive. Il divieto di praticare sport in pubblico, decretato poche settimane dopo la presa di Kabul, è soltanto la superficie di una repressione implacabile. Il lato oscuro viene tenuto nascosto ma cominciano a emergere storie terribili. Come quella di Mahjabin Hakimi, giocatrice della nazionale junior di pallavolo. All'inizio di ottobre l'hanno scovata e le hanno mozzato la testa. Poi hanno minacciato i famigliari e intimato di non rivelare nulla. Ma alla fine qualcuno ha parlato. Sui social media sono anche apparse immagini macabre. Alla fine una delle allenatrici, sotto lo pseudonimo di Suraya Afzali, ha raccontato tutto al giornale britannico The Independent. Ha spiegato che da agosto i taleban «hanno cercato di identificare le atlete; in particolare quelle della nazionale di pallavolo, perché in passato ha gareggiato in competizioni internazionali trasmesse anche dalla televisione».
    Per gli studenti coranici è stato così più facile avere immagini dei volti e scatenare la caccia. La povera Hakimi giocava nel Kabul Municipality Volleyball Club, la squadra della capitale. Soltanto due delle sue compagne sono riuscite a fuggire «prima che i taleban prendessero il controllo di Kabul» lo scorso 15 agosto. Tutte le altre rischiano di fare la stessa fine. Afzali ha confermato che sono in corso perquisizioni «casa per casa». Le più a rischio sono quelle che hanno partecipato in passato a trasmissioni in tivù e hanno dato «interviste». L'uccisione di una di loro è stata confermata anche da Zahra Fayazi, per sette anni titolare nella nazionale. È riuscita a fuggire un mese fa e si è rifugiata in Gran Bretagna. Alla Bbc ha lanciato un appello perché il mondo salvi le sue compagne: «Non vogliamo che altre facciano la stessa fine», ha implorato. Zahra riesce ancora a contattare le atlete rimaste intrappolate nel Paese. «Hanno cambiato casa, si sono trasferite in altre province per sfuggire alla caccia dei taleban –ha raccontato -. Molte hanno bruciato le loro tute, l'abbigliamento sportivo, per salvare se stesse e le proprie famiglie. Sono spaventate a morte e cercano di cancellare tutto quello che ricorda lo sport».
    I taleban non hanno ancora proibito lo sport alle ragazze in maniera formale. Ma il vicepresidente della loro potente «Commissione culturale», Ahmadullah Wasiq, ha spiegato che «non è necessario» per le donne fare attività sportiva, in particolare in pubblico. Un semplice consiglio che nasconde una realtà molto più feroce. I militanti contattano le famiglie e ordinano di proibire alle figlie di fare sport, altrimenti «rischiano conseguenze molto serie e violenze inaspettate». Per le afghane è un salto all'indietro non di vent'anni ma di mezzo secolo. Già negli anni Settanta c'erano a Kabul squadre di pallavolo, e poi di calcio, cricket e altri sport. La nazionale di volley è stata fondata quarant'anni fa, poi sciolta dopo la prima conquista dell'Afghanistan da parte degli studenti coranici, nel 1996. Nel 2001, dopo la caduta del regime del mullah Omar, è stata subito ricostituita ma adesso le atlete sono ripiombate nell'incubo. Sono state più fortunate le calciatrici. Le nazionali sono riuscite a fuggire quasi tutte, mentre la scorsa settimana la Fifa e il governo del Qatar hanno evacuato con successo altre cento calciatrici e i loro familiari. I taleban moltiplicano le loro uscite all'estero, ieri erano a Mosca, dopo Doha e Ankara, mostrano un volto conciliante. Ma in patria è un'altra storia. —
  5. CON ME E' STATO IL RE DEI MENEFREGHISTI E I FATTI PARLANO  PIU' AUTOREVOLMENTE DI LUI :Riaffiora, a distanza di più di un anno, la storia del presunto finanziamento illecito di 3,5 milioni di euro che il governo venezuelano di Nicolas Maduro avrebbe operato nei confronti di numerosi partiti stranieri, tra cui anche il Movimento 5 stelle, al tempo guidato da Gianroberto Casaleggio. Oggi è un ex 007 di Caracas, Hugo "El Pollo" Carvajal, con una richiesta di estradizione da parte degli Usa e arrestato a Madrid, a lanciare l'accusa parlando con i magistrati spagnoli. E anche questa volta il figlio di Casaleggio, Davide, va su tutte le furie. Prima promette querele, poi scrive al capo dello Stato, Sergio Mattarella, per chiedere di «porre fine a questo indecente attacco, ristabilendo la verità su una persona scomparsa che dell'integrità morale ha sempre fatto il proprio faro e dello spirito francescano nella politica la propria missione».
    Nella lettera recapitata al Quirinale, Casaleggio attacca: «A rendere ancora più triste questa vicenda, come Lei sa, è il coinvolgimento di alcune componenti dello Stato italiano in questa farsa. Le chiedo quindi di invitare chi di competenza a fare chiarezza una volta per tutte sulla vicenda sollecitando ad utilizzare altri strumenti per le proprie battaglie politiche e a porre fine a questo indecente attacco». Del coinvolgimento di alcune componenti dello Stato in una macchinazione contro il Movimento – un'accusa pesante – avrebbe già parlato nel giugno 2020 a Giuseppe Conte, allora presidente del Consiglio, evidentemente senza particolare successo. Questa è quindi l'ultima carta di Casaleggio Jr. per provare a difendere la memoria del padre, «perché è stato purtroppo superato un limite – si legge nella lettera –. La calunnia ripetuta nei confronti di una persona scomparsa che non può difendersi è, infatti, un gesto vile che come figlio non posso sopportare». Lo stesso Casaleggio, in un post sui social, spiega il motivo della sua iniziativa: «Difenderò io mio padre in tutte le sedi possibili, fino a quando chi sta orchestrando questa operazione sarà costretto a trovare altri modi per condurre le proprie battaglie politiche». Casaleggio aveva già chiesto in tribunale danni per un milione di euro. Un anno dopo, però, con il processo appena iniziato, «si è ripreso a diffamare sulla base della stessa notizia rilanciata e già smentita lo scorso anno», scrive nella lettera a Mattarella.
    Interviene sulla vicenda anche Giorgia Meloni, per chiedere a Conte di fare luce sulle accuse pesanti mosse contro Casaleggio, ma la reazione del leader M5S è di segno opposto: «Gianroberto è stato vilipeso – dice durante l'assemblea dei parlamentari – e sono contento che Davide abbia annunciato una nuova querela per la ripresa di una notizia che lui stesso ha dichiarato infamante per la memoria del padre». 
  6. NEANCHE IL MONDO FINANZIARIO GIRA COME VORREBBE LA CINA : Il ritorno alle contrattazioni è stato un'agonia. Evergrande è crollata ieri del 12,5% alla borsa di Hong Kong, dopo che il giorno prima aveva annunciato il fallimento della trattativa per la cessione del 51% della sua unità di property management a Hopson Development. Le due parti si accusano reciprocamente per l'insuccesso del negoziato, con l'acquirente che sostiene che il colosso indebitato avrebbe cercato di introdurre «modifiche sostanziali» ai termini già concordati. A sua volta tornata sui listini, Hopson ha invece guadagnato il 7,6%. Ulteriore prova della scarsa fiducia degli investitori sulla sorte di Evergrande.
    Domani scade il periodo di tolleranza per pagare 83,5 milioni di dollari su cedole per un'obbligazione offshore. Evergrande sta cercando di negoziare un'estensione per non essere considerata ufficialmente in default. Secondo il fornitore di servizi finanziari Redd, sarebbe stata concessa una proroga di 3 mesi per un bond da 260 milioni emesso da Jumbo Fortune Enterprises, al prezzo di ulteriori garanzie.
    Intanto le turbolenze si allargano a tutto il settore. Baoneng ha messo in vendita asset per 16 miliardi di dollari. Modern Land ha prorogato di tre mesi il saldo di un'obbligazione da 250 milioni. Sinic Group e Fantasia sono andate in default ed è a rischio anche Kasia Group, mentre le agenzie di rating hanno declassato Central China Real Estate. «Non c'è garanzia che il gruppo sia in grado di soddisfare i suoi obblighi finanziari». Evergrande lo mette nero su bianco, in una nota che per la prima volta ammette in modo concreto il rischio di default. E lo fa subito dopo la comunicazione del fallimento del negoziato con Hopson Development sulla cessione del 51% dell'unità di property management. Un brutto colpo per il colosso immobiliare cinese, che contava sui 5,14 miliardi di dollari previsti dall'accordo per non saltare le prossime scadenze di pagamento. Dietro il naufragio della trattativa, secondo i media cinesi, ci sarebbero i pareri negativi del governo provinciale del Guangdong e di alcuni creditori. Nessun passo avanti nemmeno sulla cessione della sede di Hong Kong, valutata 1,7 miliardi, al competitor Yuexiu. Senza quelle immissioni di liquidità Evergrande rischia davvero tanto. La compagnia riconosce che qualora non riuscisse ad adempiere gli obblighi collegati al debito di oltre 300 miliardi ci sarebbe «un effetto avverso su attività, prospettive e condizioni finanziarie». A pagarne le conseguenze potrebbero essere soprattutto gli investitori offshore, mentre due giorni fa è stato pagato un coupon da 19 milioni in scadenza su un bond nazionale. Oggi il titolo torna alle contrattazioni alla borsa di Hong Kong dopo lo stop di due settimane per i negoziati con Hopson, coi listini che prendono nota anche del calo dei prezzi delle nuove case in Cina, il primo dal 2015. Intanto, per Evergrande si avvicina il termine dei 30 giorni di tolleranza sul mancato pagamento dei coupon scaduti a settembre.

    Evergrande paga in zona Cesarini via Citigroup gli interessi sul bond offshore da 83,5 milioni di dollari scaduto e non onorato il 23 settembre giusto in tempo per evitare il default che sarebbe scattato il 23 ottobre, a 30 giorni dal mancato pagamento. Oberata da oltre 300 miliardi di dollari di debito, Evergrande lotta per la sopravvivenza. La notizia diffusa da Securities Times ha scatenato la volatilità sui mercati internazionali. La resa dei conti nell’immobiliare cinese è, in ogni caso, vicina. Le autorità non recedono dalla stretta al credito sull’immobiliare.
    In regola all’ultimo minuto

    Evergrande ha versato 83,5 milioni di dollari per un pagamento ritardato ai detentori stranieri di bond. A riportarlo è il quotidiano cinese Securities Times, secondo cui il colosso cinese ha versato il denaro su un conto di Citigroup per il pagamento degli interessi maturati e non pagati entro il 23 settembre.

    La lotta del gruppo Evergrande per ridurre il debito da oltre 300 miliardi di dollari tiene i mercati con il fiato sospeso sollevando timori che un default possa innescare una crisi finanziaria globale. Evergrande non ha effettuato i pagamenti dovuti da fine settembre in poi. Sabato 23 ottobre sarebbe scaduto il termine di grazia di 30 giorni, prima della dichiarazione di default tecnico.
    L’effetto volatilità sui mercati

    Il mancato pagamento da parte di Evergrande della cedola entro la scadenza del 23 settembre ha scatenato la volatilità sui mercati internazionali e accelerato la resa dei conti sulla salute del settore immobiliare cinese, sotto pressione del governo per ridurre la leva finanziaria.
    L’indice immobiliare CSI300 ha chiuso la sessione mattutina con un 2,4%, dopo un balzo del 6,5 per cento. L’omologo indice della borsa di Hong Kong ha guadagnato il 3,9%, con le azioni Evergrande aumentate fino al 7,8 per cento.
    Già giovedì 21 ottobre i commenti di Pan Gongsheng e Liu He, rispettivamente vice governatore e capo del Gruppo di stabilità finanziaria, avevano gettato acqua sul fuoco definendo il rischio Evergrande sotto controllo, sulla scia delle dichiarazioni rassicuranti del Governtaore Yi gang («Evergrande è controllabile»). Con sollievo dei titoli del comparto immobiliare. Va male invece l’andamento dell’energia, i futures sul carbone hanno esteso le perdite dopo che Pechino ha segnalato che sarebbe intervenuta per raffreddare i prezzi in aumento che hanno contribuito alla carenza di elettricità del Paese.
    Ma il crackdown non si ferma

    A breve termine, il rimborso degli interessi dovrebbe fornire un impulso agli asset di rischio cinesi, compresi lo yuan e le azioni cinesi ma il rischio default di Evergrande probabilmente è stato solo rinviato per un po’ di tempo ancora.
    Il settore immobiliare, gravemente ferito dalla crisi del debito di Evergrande, si è ripreso nei giorni scorsi anche dopo che le autorità bancarie hanno esortatole banche a sostenere le esigenze di credito del settore e a sostenere i prestiti ipotecari agli acquirenti della prima casa.
    Toni ammorbiditi, dunque, per prevenire un eccessivo inasprimento sulle politiche del credito immobiliare, il che fa prevedere una diminuzione dei tassi ipotecari. La stretta di Pechino sul credito non dovrebbe, tuttavia, segnare il passo.

Propongo Giorgio Parisi in particolare dopo aver ascoltato queste parole :

#giorgioparisipresidentedellarepubblica

https://youtu.be/Mmb1YIp6_hE

https://www.facebook.com/groups/1126787494755316

Camera dei deputati: GIORGIO PARISI PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA - Firma la petizione! https://chng.it/RRhXq8m6 via @ChangeItalia

Mb

 

22.10.21
  1. LA PANDEMIA TORNERA' PERCHE E' LEGATA AL FREDDO CON CUI E' GIA' TORNATA  NEL NOVEMBRE 2020.
  2. DRAGHI NON HA STUDIATO IL VIRUS E LO DIMOSTERA' SEMPRE DI PIU'
  3. IL MONDO DI PRIMA NON TORNERA' E DOBBIAMO CONVIVERE CON IL VIRUS CURANDOLO E TOGLIENDO I FONDI INTERNAZIONALI A CHI HA SOLO PENSATO DI CREARE UN VIRUS AGENICO : CHE NON PERMETTE ANTIVIRUS.
  4. QUANDO DRAGHI SCOPRIRA' CHE IL VACCINO NON VACCINA COSA FARA' ? SI DIMETTERA' SENZA DIVENTARE PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA O CONTINUERA' A FARE IL DITATTORE ?
  5. BASTA CHE NON SI DICA CHE LUI NON LO SAPEVA ! IO GLIELO AVEVO SCRITTO !
  6. NUOVI PREOCCUPANTI  STRUMENTI DI DIFESA :

    I "cani robot", dal famoso Spot di Boston Dynamics al CyberDog di Xiaomi, non sono più una novità assoluta ma una realtà relativamente familiare e un po' inquietante, tant'è che quando se ne parla si cita spesso l'episodo Metalhead della serie Black Mirror con i suoi - per l'appunto - letali cani robot.

    L'idea di un automa quadrupede attrezzato per uccidere era fino a oggi potenzialmente realizzabile ma ancora confinata nella fantascienza. Adesso, però, Sword Defense Systems l'ha trasformata in realtà.

    L'azienda, specializzata nella realizzazione di armamenti, ha infatti attrezzato un robot a quattro zampe creato da Ghost Robotics con uno Special Purpose Unmanned Rifle, ossia un fucile di precisione che non necessita di un essere umano per venire utilizzato.

    È pur vero che il grado di autonomia del robot non è stato rivelato (potrebbe essere semplicemente comandato a distanza), ma le precisazioni orgogliose del produttore, secondo il quale il cane è in grado di colpire un bersaglio a oltre un chilometro di distanza, non contribuiscono a tranquillizzare.
    Tesla annuncia il robot umanoide “ammansito”
    Spot diventa ispettore della sicurezza nelle fabbriche
    Elon Musk promette robot umanoidi nel 2022
    Il cane robotico di Xiaomi

    Per essere meno rilevabile, soprattutto dai sistemi di visione notturna, il fucile è coperto da un rivestimento in materiale ceramico; stando alle dichiarazioni del produttore il rinculo generato da ogni colpo è molto ridotto e, pertanto, ha un impatto praticamente nullo sulla posizione del "cane".

    Peraltro, lo sviluppo di questo genere di robot per lungo tempo s'è concentrato sui metodi migliori per il mantenimento dell'equilibrio in ogni situazione: il risultato è quindi una macchina in grado di affrontare praticamente qualsiasi terreno per raggiungere il bersaglio.
    Il valletto robotico che aiuta a indossare i vestiti
    I robot di Boston Dynamics ballano in gruppo
    Robot assassini crescono
    Personal killer robot

    Ghost Robotics ha presentato il robot durante l'evento NDIA Future Force Capabilities ma non è chiaro se abbia già trovato qualche compratore.

    Nell'attesa del debutto sui campi di battaglia (quando non addirittura in scenari urbani) di un cane robot dotato di capacità decisionali autonome e armato di fucile, non resta che sperare che qualcuno si decida a implementare le tre leggi della robotica di Asimov

     

    Propongo Giorgio Parisi in particolare dopo aver ascoltato queste parole :

    #giorgioparisipresidentedellarepubblica

    https://youtu.be/Mmb1YIp6_hE

    https://www.facebook.com/groups/1126787494755316

    Camera dei deputati: GIORGIO PARISI PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA - Firma la petizione! https://chng.it/RRhXq8m6 via @ChangeItalia

    Mb

 

21.10.21
  1. SIAMO SEMPRE PIU' SCHIAVI DI UN NON VACCINO , PER LA FURBATA DI DRAGHI. LA PROVA CHE IL VACCINO NON VACCINA E QUINDI IL GREEN PASS E' SOLO IL PRIMO ATTO DITTATTORIALE DI DRAGHI:  In questi giorni tra gli esperti ma anche nelle stanze della politica, è tutto un lanciarsi in previsioni su a quale livello di copertura vaccinale potrà essere raggiunta l'immunità di gregge. Quella per intenderci che non consente più a un virus di circolare. E quindi di riporre nel cassetto mascherine, Green Pass e tutto il restante armamentario di regole. Ma per Silvio Brusaferro, presidente dell'Iss e portavoce del Cts, quell'obiettivo è un miraggio, «meglio concentrarci sulla riduzione al minimo di contagi e ricoveri», dice. Facendo però capire che un nuovo allentamento delle restrizioni è vicino.
    Professore, il suo Iss è stato in prima linea nella lotta al Covid, che effetto le fa ora vedere la vostra sede presidiata dalle forze dell'ordine in quanto «obiettivo» dei No Vax?
    «Provo sentimenti diversi. Di gratitudine verso le forze dell'ordine che con la loro presenza ci consentono di lavorare sereni. Ma anche di sconcerto, perché se il nostro Paese sta riuscendo meglio di tanti altri a contenere la circolazione del virus, consentendo così alle attività economiche e sociali di ripartire, questo lo si deve sia ai progressi della campagna vaccinale che alle misure di contenimento adottate, Green Pass compreso. Io però sono una persona portata al dialogo e credo che di fronte a questo dissenso di una minoranza sia importante far capire le ragioni della scienza e le chiare evidenze che la realtà ci propone».
    L'immunità di gregge è un obiettivo a portata di mano o un'araba fenice?
    «L'immunità di gregge, intesa come livello di immunizzazione che azzera la circolazione di un virus, non è obiettivo che ci possiamo porre con il SarsCov-2. Gli obiettivi sono altri: ridurre il più possibile la circolazione del virus ed i contagi e contenere al minino ricoveri e morti. Questo implica avere una massiccia copertura vaccinale della popolazione e garantirne la durata nel tempo».
    Ci sembra di capire allora che si va verso la terza dose per tutti...
    «Gli studi e le esperienze in corso ci stanno consentendo di valutare l'andamento della protezione immunitaria nelle diverse fasce di popolazione, comprese quelle più giovani e senza patologie. In questa prospettiva la terza dose potrebbe essere raccomandata».
    Dovesse resistere uno zoccolo duro di non vaccinati servirà a quel punto introdurre l'obbligo?
    «La cosa migliore sarebbe vaccinare tutti senza imposizioni ma facendo acquisire la consapevolezza che i vaccini sono sicuri ed efficaci. Grazie anche al Green Pass ultimamente sta aumentando il numero di italiani che si è fatto somministrare la prima dose, il che fa ben sperare. L'importante è raggiungere livelli di copertura elevati. Poi è chiaro che bisognerà fare la scelta migliore per il Paese, perché se da un lato c'è il diritto di scelta delle persone, dall'altro c'è il dovere di mettere in sicurezza la collettività e in particolare le persone più fragili riducendo la circolazione del virus.
    Quando crede che potremo dire addio alle mascherine?
    «Le mascherine sono uno degli strumenti che ci hanno permesso di contenere l'epidemia. Ora andiamo verso la stagione invernale e una vita più al chiuso, ed è prudente continuare ad usarle. Monitorando l'evoluzione del quadro epidemiologico, con circolazione del virus molto contenuta e con coperture vaccinali ancora più elevate si potrà meglio valutare il da farsi».
    Tornando anche agli stadi pieni?
    «Nelle prossime settimane si potrà valutare l'impatto delle riaperture e dell'innalzamento delle capienze. Se l'incidenza dei casi continuerà a scendere sarà possibile considerare un allentamento delle restrizioni».
    Dallo stato di emergenza invece quando usciremo?
    «Non ho la sfera di cristallo. Certo, l'avviarci verso la cattiva stagione induce ancora alla prudenza. E poi non dobbiamo dimenticare che il virus circola massicciamente in altri Paesi e fortunatamente viviamo in un mondo interconnesso. La valutazione però non sarà solo sanitaria».
    Tra chi non vuole vaccinarsi ci sono molti guariti dal Covid da più di sei mesi che sostengono di essere iper immuni. Veramente per loro sarebbe pericolosa anche una sola dose di vaccino?
    «Chiariamo subito una cosa: il vaccino è sicuro anche quando viene somministrato a una persona che ha già contratto l'infezione. Le Igg sono indicative della presenza di una risposta anticorpale ma le diverse tecniche di diagnostica utilizzate forniscono valori diversi non confrontabili. Tant'è che non esiste una soglia di anticorpi per considerarci protetti. E poi la memoria cellulare del virus non può essere valutata con i test sierologici. Quello che sappiamo invece è che una dose di richiamo a sei mesi dalla guarigione rafforza la risposta immunitaria. Anche se si hanno anticorpi in circolo».
    In Gran Bretagna con larga parte della popolazione vaccinata si contano oltre 40 mila casi e ben più di 100 morti al giorno, significa che anche con i vaccini uscire dal tunnel non è poi così facile?
    «Quello che sta succedendo nel Regno Unito conferma che non basta la copertura immunitaria, serve anche mantenere le misure di contenimento, come mascherine e distanziamento. Per uscire dalla pandemia dobbiamo camminare su entrambe le gambe. Serve tenere il più bassa possibile la curva dei contagi, ma anche alzare la quota dei vaccinati, in particolare tra gli over 50».
    La stagione influenzale si avvicina. È il momento di immunizzarsi anche contro il virus stagionale e lei consiglia di farlo insieme alla terza dose?
    «Si possono fare contemporaneamente, l'importante però è farli perché la stagione influenzale è alle porte e, oltre al disagio ed alla sofferenza legati alla patologia, si può creare confusione con i sintomi del Covid e appesantire così anche il carico diagnostico».
    La fine di quest'incubo sembra vicina. Ci lascia una sanità migliore o peggiore di prima?
    «Ci lascia una grande opportunità e una grossa responsabilità. Con il Pnrr ci sono le risorse per innovare e rendere più efficiente il sistema. Ma il Covid ha fatto anche crescere la consapevolezza che la salute, delle persone ma anche dell'ambiente e degli animali, è alla base dello sviluppo economico di un Paese. E poi la pandemia sta generando una nuova alleanza transgenerazionale. La risposta straordinaria dei ragazzi alla vaccinazione non può che farci guardare con maggiore speranza al futuro».
  2. LA RIPRESA SECONDO DRAGHI : La ripresa del settore edilizio italiano, incoraggiata dalle agevolazioni fiscali elargite dal Governo e dedicate alla riqualificazione di edifici e ai lavori di manutenzione stradale, sta affrontando alcune serie difficoltà a causa del forte aumento dei costi delle materie prime, a cui si aggiunge anche la difficoltà nel reperire gli elementi e i prodotti necessari per l’esecuzione dei lavori.

    In particolare, scarseggiano sul mercato le materie prime derivate dal petrolio, il tutto aggravato dall’aumento vertiginoso del petrolio e dell’energia elettrica. Parliamo di aumenti che hanno raggiunto addirittura il 60%, con il costo del gas che risulta più che raddoppiato. Tutto questo si traduce in una crisi dei cantieri già avviati, con questi ultimi che denunciano difficoltà nel mandare avanti i lavori, anche a causa del forte rialzo dei prezzi in corso d’opera.
  3. LE MOTIVAZIONI DELL'ASTENSIONE AL VOTO : Chiuse le indagini sull'inchiesta Open – la fondazione che organizzava la Leopolda e le iniziative politiche di Matteo Renzi – che vede il "Giglio magico" accusato, a vario titolo, di finanziamento illecito ai partiti, traffico di influenze illecite e corruzione. Undici le persone indagate tra cui lo stesso attuale leader di Italia Viva ed ex segretario del Pd, ritenuto direttore "di fatto" della fondazione, oltre a Maria Elena Boschi, Luca Lotti, l'ex presidente di Open Alberto Bianchi e l'imprenditore Marco Carrai, quali componenti del cda. Coinvolte nell'inchiesta anche quattro società.
    Per i pm Luca Turco e Antonino Nastasi della Procura di Firenze, tra il 2014 e il 2018 nelle casse di Open, sarebbero arrivati oltre 3,5 milioni di euro in violazione del finanziamento pubblico ai partiti. Open è considerata dagli inquirenti come un'articolazione della corrente renziana del Pd.
    L'attenzione dei magistrati si è concentrata su Open dopo la verifica di una plusvalenza di un milione scarso di euro ricavato, secondo l'accusa, dall'imprenditore Patrizio Donnini (anch'egli indagato) grazie alla cessione a Renexia (gruppo Toto) di cinque società inattive ma autorizzate alla produzione di energia eolica. La lente investigativa della guardia di finanza ha notato un movimento sospetto di denaro proveniente dal gruppo Toto, che avrebbe versato 700 mila euro ad Alberto Bianchi come consulenza per un contenzioso da 75 milioni con Autostrade. Ma si scoprì che una parte del denaro era stata dirottata alla Fondazione Open.
    La procura, come si legge nell'avviso di conclusione indagine, è convinta che «Renzi, Bianchi, Carrai, Lotti e Boschi ricevevano, in violazione della normativa citata, i seguenti contributi di denaro che i finanziatori consegnavano alla Fondazione Open; somme utilizzate per sostenere l'attività politica di Renzi, Lotti e Boschi e della corrente renziana». Per essere più precisi, stiamo parlando di 3.567.562 euro dal 7 novembre 2014 all'11 luglio 2018. Un milione e 400 mila euro soltanto nel 2016.
    Gli indagati hanno ora 20 giorni di tempo per chiedere di essere interrogati dai pm o per produrre prove o memorie a loro discolpa. La procura valuterà, quindi, se chiedere l'archiviazione o il rinvio a giudizio. L'udienza per decidere se andare verso il processo non dovrebbe essere prevista prima della prossima primavera.
    Il senatore Renzi commenta positivamente la conclusione delle indagini: «Dopo due anni di incessanti indagini, perquisizioni giudicate illegittime dalla Cassazione, finisce il monologo dell'accusa. Finalmente arriva il momento in cui si passa dalla fogna giustizialista alla civiltà del dibattimento. E lì contano i fatti e il diritto. Alla fine di questa scandalosa storia emergerà la verità: non c'è nessun finanziamento illecito ai partiti perché tutto è bonificato e tracciato».
  4. LA NECESSITA' A CUI PRODI-DRAGHI-LETTA NON SAPRANNO DIRE DI NO : Da una parte Quad e Aukus, dall'altra Cina e Russia. Si delineano sempre di più gli opposti «schieramenti» nelle acque dell'Indo-Pacifico. Ieri un gruppo di dieci navi da guerra di Pechino e Mosca ha attraversato lo stretto di Tsugaru, che divide Honshu, il corpo principale dell'arcipelago giapponese, e Hokkaido, l'isola più vicina al territorio continentale russo. Una lingua di mare che separa il mar del Giappone e l'oceano Pacifico già utilizzata in passato da unità navali straniere, ma mai in maniera congiunta da componenti di due diverse flotte militari. Il transito non ha violato le acque territoriali giapponesi, che qui si estendono per sole 3 miglia nautiche invece delle tradizionali 12. Una scelta compiuta da Tokyo dopo la Seconda Guerra Mondiale, per consentire agli Usa di trasportare armi nucleari lungo lo stretto senza violare l'impegno giapponese alla non proliferazione. Anche per questo, dopo il lancio del missile ipersonico da parte di Pechino, la mossa delle marine di Cina e Russia manda un altro messaggio simbolico a Washington e ai partner regionali, sottolineando una comunione di intenti strategica che mancava invece durante la Guerra fredda. Un segnale anche per il Giappone, che dall'arrivo di Joe Biden sta progressivamente abbandonando i tradizionali toni felpati per assumere una postura più assertiva nei confronti di Pechino.
    Tokyo ha dispute territoriali irrisolte con entrambi i vicini, sulle isole Senkaku/Diaoyu nel caso della Cina e sulle isole Curili nel caso della Russia. Soprattutto nel primo caso, gli incroci pericolosi sono in aumento, tanto che il Giappone ha da poco approvato un budget difensivo da record per il 2022. Fonti del ministero della Difesa giapponese citate dal «South China Morning Post» temono che il passaggio nello stretto di Tsugaru possa essere solo il primo di una serie, in una sorta di nuova normalità che Pechino sta cercando di imporre già su altri teatri, per esempio con l'estensione della cosiddetta zona grigia militare intorno a Taiwan.
    I rapporti tra Cina e Russia continuano a rafforzarsi, con la partnership marittima che sta sempre più accompagnando quella più tradizionale sul fronte eurasiatico. Nei giorni scorsi è stata condotta un'esercitazione militare congiunta nel mar del Giappone. Ad agosto era stato compiuto un test su larga scala nella regione autonoma cinese dello Ningxia, con diecimila truppe di terra e forze aeree. Anche l'allineamento diplomatico appare di vasta portata. Nei giorni scorsi sia il ministro degli Esteri Sergej Lavrov sia Putin hanno appoggiato le rivendicazioni cinesi su Taiwan.
    Si sta svolgendo a Mosca un summit sull'Afghanistan alla presenza di inviati di Cina, Pakistan, Iran, India, taleban e paesi dell'Asia centrale. Ma non degli Stati Uniti, che saltano anche l'appuntamento della "troika" allargata con Mosca, Pechino e Islamabad. Dopo l'assenza di Putin e Xi Jinping al G20 straordinario sulla crisi afghana, un altro segnale che Cina e Russia si considerano i veri "kingmakers" della regione, senza bisogno di consultazioni coi paesi occidentali. Il tutto mentre sul fronte commerciale Pechino continua ad aumentare le importazioni di carbone da Mosca per sopperire a quello australiano: +43% nei primi otto mesi del 2021, già prima della crisi energetica. La partnership tra Cina e Russia assomiglia sempre di più un'alleanza, o almeno questo è il messaggio che Xi e Putin vogliono dare. Il presidente russo Vladimir Putin manderà una delegazione al G20 di Roma a fine mese. Non sarà presente il capo del Cremlino che però - a differenza di quanto successo nel G20 straordinario sull'Afghanistan - ha annunciato in una telefonata al premier Mario Draghi la sua «disponibilità a partecipare in video conferenza» ai lavori del G20. È il Cremlino a diffondere la nota nella quale evidenzia l'apprezzamento di Putin «per il lavoro svolto dalla presidenza italiana». I due leader hanno avuto anche uno scambio di opinioni sui risultati del G20 sull'Afghanistan. Anche il presidente cinese Xi Jinping non sarà a Roma. Invierà una delegazione di alto livello e potrebbe anch'egli essere collegato in videoconferenza. Avete provato a comprare un libro, una bici, o peggio ancora un pezzo di ricambio per l'auto? E una macchina usata? Vi siete messi in testa di rinnovare la casa, ristrutturando bagni e cucine, o anche solo di cambiare qualche mobile? Negli Usa, di questi tempi, la risposta a simili domande varia in genere fra tre possibilità: la risata, la promessa di risentirsi l'anno prossimo, o la richiesta di una cifra esorbitante.
    La rivista "Atlantic" l'ha definita la "Everything Shortage", carenza di tutto, ed è il sottoprodotto della pandemia di Covid più tedioso, a parte ovviamente i danni alla salute. E' la devastazione della "supply chain", catena di fornitura dell'economia globale di cui prima non notavamo neppure l'esistenza, tranne poi scoprirne l'importanza vitale sulla nostra pelle quando si è spezzata.
    All'inizio siamo rimasti chiusi in casa, e quindi abbiamo smesso di produrre e consumare. Ma non ne abbiamo avvertito l'effetto, perché tanto non uscivamo. Poi siamo riemersi, abbiamo ripreso a lavorare, e negli Usa sono arrivati un sacco di sussidi statali. Perciò ci è venuta una voglia matta di tornare alla normalità, a cominciare da spese e acquisti rimandati per mesi.
    Così la domanda di prodotti è schizzata in alto, senza che l'offerta fosse pronta a soddisfarla. Primo, perché la realizzazione di molti di questi beni era stata trasferita da tempo all'estero, in particolare in Asia, allo scopo di sfruttare i bassi costi locali. Ma ora questi paesi sono paralizzati dal Covid e quindi non producono più come una volta.
    Secondo, perché anche se lo facessero, per fare poi arrivare i loro beni nei nostri negozi bisogna caricarli su camion o treni, trasferirli nei porti di origine, spostarli nei container delle navi, attraversare l'oceano, scaricarli nei porti di destinazione, metterli su camion e treni, eccetera.
    Tutti questi snodi si sono inceppati, diventando imbuti attappati. Perciò i beni non arrivano, i prezzi salgono e noi ci infuriamo col governo, anche se in realtà l'economia è in forte ripresa. Le possibili soluzioni? La prima è diventare monaci, e accettare una vita di privazioni. La seconda è riportare almeno in parte la produzione in patria, cosa che cerca di fare il presidente Biden col programma Build Back Better, ma richiederà anni. La terza è armarsi di pazienza e aspettare che passi la nottata.-
  5. L'EUROPA DI PRODI SI STA SGRETOLANDO: «L'Unione europea non è uno Stato, solo gli Stati membri lo sono e per questo restano sovrani». Mateusz Morawiecki è entrato ieri nell'Aula del Parlamento di Strasburgo con una missione chiara: difendere a spada tratta il suo Paese, la Polonia, attaccando. Lo ha fatto mettendo in discussione i limiti della preminenza del diritto Ue – un tema caro ai sovranisti, ma controverso anche per molti giuristi – e accusando Bruxelles di «ricatti» nei confronti di Varsavia. Poi ha rinfacciato agli altri Paesi i vantaggi che le loro economie traggono dall'appartenenza della Polonia. Un'offensiva durata più di 35 minuti, anche se la tabella con i tempi di parola ne indicava solo 5. E quando il vicepresidente del Parlamento europeo, Pedro Silva Pereira, lo ha richiamato, il premier polacco lo ha fulminato con un secco: «Ora finisco, non mi interrompa». Quindi ha annullato la conferenza stampa prevista alla fine del dibattito. Episodi che ben descrivono lo spirito con il quale Morawiecki sta affrontando il confronto.
    La Polonia è sul banco degli imputati di Bruxelles da qualche anno, da quando è iniziato il braccio di ferro sulle riforme che minano l'indipendenza della magistratura. Un'escalation di tensioni che ha raggiunto il suo apice con la recente pronuncia della Corte costituzionale, che ha stabilito l'incompatibilità della Costituzione polacca con i Trattati Ue. In passato altre Corti nazionali avevano messo in discussione le sentenze della Corte di Giustizia Ue, per esempio quella tedesca sul Quantitative Easing della Bce, ma «è la prima volta che il tribunale di uno Stato membro rileva l'incompatibilità tra i Trattati e la propria Costituzione», ha ricordato ieri Ursula von der Leyen.
    La presidente della Commissione – dunque dell'organo che è per definizione «il guardiano dei Trattati» – si è detta «profondamente preoccupata» perché «la sentenza mette in discussione le basi dell'Unione europea» e rappresenta «una sfida all'unità dell'ordinamento giuridico europeo». Secondo von der Leyen la situazione dello Stato di diritto in Polonia «è peggiorata» e quindi l'esecutivo comunitario sta valutando le possibili contromisure. Tre gli strumenti a disposizione: una nuova procedura d'infrazione, con conseguente ricorso alla Corte di Giustizia dell'Ue; il congelamento del Recovery Fund e l'utilizzo del regolamento che permette di sospendere i fondi del bilancio Ue; un'estensione del procedimento avviato nel dicembre del 2017 in base all'Articolo 7, un iter che teoricamente potrebbe portare alla perdita del diritto di voto nelle riunioni del Consiglio, ma che in realtà è fermo per via dell'opposizione ungherese.
    «Minacce» che Morawiecki ha detto di voler respingere. «Il ricatto – ha scandito davanti agli eurodeputati – è diventato un metodo per fare politica contro alcuni Stati. Noi siamo uno dei Paesi con la più lunga storia di sviluppo della democrazia in Europa. Nel Ventesimo secolo abbiamo salvato Parigi e Berlino dagli attacchi bolscevichi e poi abbiamo combattuto contro il Terzo Reich». Alla Polonia viene spesso rinfacciato di essere il primo beneficiario dei fondi del bilancio europeo, ma anche su questo il premier non le manda a dire: «Non siamo entrati nell'Ue a mani vuote, abbiamo offerto grandi opportunità commerciali ai francesi e ai tedeschi. E proteggiamo il fronte orientale dalle minacce». Quindi ha denunciato l'ipocrisia della Germania che con il via libera al gasdotto russo Nord Stream 2 «fa il gioco di Putin». Infine ha assicurato che la Polexit non esiste: «Siamo qui e non andiamo da nessuna parte. Abbiamo delegato all'Ue alcune competenze. In quelle aree c'è la preminenza del diritto Ue, ma nelle altre no».
    Morawiecki è stato criticato da una larghissima maggioranza di eurodeputati, che hanno chiesto sanzioni immediate. Molto duro anche l'intervento di Manfred Weber, leader dei popolari. Il premier polacco è stato invece difeso dal gruppo dei Conservatori (per Raffaele Fitto, Fratelli d'Italia, che manifestato al telefono a Morawiecki il sostegno di Giorgia Meloni, le mosse dell'Ue rappresentano «un'ingerenza») e dai sovranisti di Identità e Democrazia, di cui fa parte la Lega.
  6. LA GERMANIA INIZIERA' IL DECLINO :     Le strategie di elettrificazione del marchio Volkswagen potrebbero avere conseguenze di vasta portata sulla forza lavoro, soprattutto in caso di un’eccessiva lentezza nella transizione dai motori endotermici alle propulsioni a batteria: a rischio, secondo le indiscrezioni dell'Handelsblatt, ci sarebbero ben 30 mila lavoratori (quasi un quarto di tutti i dipendenti tedeschi), per lo più impiegati nelle attività manifatturiere dello storico stabilimento di Wolfsburg.

    La riunione. In particolare, il quotidiano economico tedesco ha ricostruito quanto avvenuto lo scorso 24 settembre durante una riunione del consiglio di sorveglianza: l’incontro non aveva alcun tema di particolare rilevanza all’ordine del giorno e si è svolto in un clima disteso e tranquillo, fino a quando non ha preso la parola l’amministratore delegato Herbert Diess, presente in qualità di ospite nel rispetto del principio di separazione con il consiglio di gestione. Stando al resoconto Diess, con l’ausilio di una serie di slide, avrebbe prospettato diversi scenari, tra cui quello più negativo su un massiccio taglio della forza lavoro volto a ridurre i costi e, di conseguenza, a rendere più competitivo il marchio Volkswagen e la sua storica fabbrica.

    Consiglieri sorpresi. La presentazione si sarebbe conclusa con l’impegno di Diess a evitare lo scenario peggiore ma, ma la riunione pare aver preso una piega imprevista. I consiglieri, per la metà di nomina sindacale e per l’altra metà rappresentanti del Land della Bassa Sassonia e della famiglia Porsche/Piëch, avrebbero infatti manifestato la loro sorpresa per il resoconto dell’ad, sia per le precedenti dichiarazioni su un impatto contenuto della mobilità elettrica sull’occupazione, sia per l’assenza di un preavviso sul contenuto di una presentazione che avrebbe accesso gli animi e le discussioni tra i presenti. Il consiglio avrebbe chiesto riserbo su qualsiasi ipotesi di tagli e di rivalutare tutti gli eventuali scenari di ristrutturazione per Wolfsburg. L’impianto, da tempo considerato troppo costoso, è stato finora escluso dal processo di ammodernamento avviato in altri siti per prepararli alle produzioni elettriche, a causa dell’opposizione del consiglio di fabbrica e, nello specifico, dell’ex presidente Bernd Osterloh, solo da pochi mesi sostituito da Daniela Cavallo.

    L’ostacolo dei sindacati. La mancata riconversione dell'impianto è considerata un errore da Diess, che durante la presentazione avrebbe citato il caso della chiusura di un sito BMW in Inghilterra proprio per l’opposizione dei sindacati locali. Per l’ad, l’era dell’elettrificazione sarebbe dovuta partire proprio da Wolfsburg. Così non è stato, e ora si prospettano vari scenari, come confermato dalla stessa Volkswagen. "Dobbiamo affrontare la competitività del nostro stabilimento di Wolfsburg", ha spiegato il portavoce Michael Manske, smentendo la cifra dei 30 mila tagli indicata non solo dall’Handelsblatt ma anche da diversi altri organi di informazione. "Il dibattito è in corso e ci sono già tante buone idee, ma non scenari concreti". In ogni caso, Diess deve già affrontare un ostacolo: il consiglio di fabbrica, infatti, ha già bollato come "assurdo e priva di logica" l'ipotetico taglio delle 30 mila posizioni.
  7. IL BLUFF CINESE : Una notizia dalla Cina: se l'Unione europea crede di fare da battistrada nella de-carbonizzazione, e spera che il resto del mondo la segua, forse si illude. Ieri Pechino ha annunciato che aumenterà la sua produzione di carbone di quasi il 6% per far fronte alle attuali carenze di energia; il Paese ha appena stabilito un nuovo record di produzione giornaliera.
  8. LO SGRETOLAMENTO CINESE : La cattiva notizia sulla crisi di Evergrande è la sospensione dei negoziati con Hopson Development sulla vendita del 51% dell'unità di gestione immobiliare Evergrande Property Services Group per 5,1 miliardi di dollari. Le agenzia di stampa cinesi, citando fonti vicine al dossier, riferiscono che gli azionisti di Evergrande non hanno gradito i termini della transazione. Invece la notizia positiva è che Hengda Real Estate Group, un'altra unità di Evergrande, ha pagato alla scadenza di ieri gli interessi dovuti su un bond per un ammontare di 19 milioni di dollari. Il destino del gruppo resta comunque in bilico, e tiene in apprensione i mercati finanziari globali. —
  9. MENTRE IN USA NON  PERDONANO : Anche Jerome Powell? Se così fosse, e pure il presidente della Federal Reserve avesse approfittato della sua posizione per incassare profitti vendendo titoli, la sua conferma alla guida della banca centrale americana si complicherebbe. La Fed sostiene che è tutto regolare, e anche l'ex consigliere economico di Obama Jason Furman si è schierato in difesa di Powell. La fama però intanto corre, regalando munizioni alla senatrice Warren, che in nome dell'ala progressista del Partito democratico vuole convincere Biden ad impallinare Jerome.
    Robert Kuttner del periodico liberal Prospect ha messo le mani sulle "disclosure form" del presidente della Federal Reserve, consegnate allo scopo di garantire la trasparenza dei suoi interessi personali. In base a questi documenti, il primo ottobre del 2020 Powell ha venduto dal suo conto personale azioni per un valore compreso tra uno e cinque milioni di dollari, provenienti dal Vanguard Total Stock Market Index Fund. Il problema è che durante quel mese l'indice Dow Jones avrebbe poi perso circa 1.600 punti, ossia il 6% del suo valore, e forse il capo della Fed aveva deciso le operazioni sapendo della bufera in arrivo.
    All'epoca eravamo nella fase finale della campagna presidenziale, Trump era incerto sul varo di un nuovo pacchetto di stimoli, e il giorno dopo avrebbe annunciato di essere malato di Covid. Il primo ottobre Powell aveva parlato quattro volte col segretario al Tesoro Mnuchin, sollecitandolo ad appoggiare gli aiuti all'economia, perché la banca centrale non era in grado di rilanciarla da sola con la politica monetaria. Il 6 ottobre, dopo aver venduto i suoi titoli, Jerome aveva tenuto un discorso in cui aveva avvertito che non varare il pacchetto poteva avere conseguenze «tragiche» sull'economia. Quindi aveva aggiunto: «La fase espansiva è lontana dall'essere completa. Un sostegno troppo piccolo porterebbe ad una ripresa debole, creando difficoltà non necessarie».
    Alle 2,48 dello stesso giorno Trump, che aveva nominato Powell ma lo aveva spesso attaccato per la linea troppo prudente, aveva informato via Twitter che i negoziati con i democratici sugli stimoli erano finiti: «Immediatamente dopo la mia vittoria, approveremo un grande pacchetto».
    La rivelazione di Prospect è problematica, perché due presidenti regionali della Fed, Rosengren e Kaplan, sono già stati costretti alle dimissioni per operazioni finanziarie non etiche. Furman ha detto che il comportamento di Powell non ha violato le regole, ma Warren è pronta ad usarlo per convincere Biden a scaricarlo. —
  10. MENTRE LE RITORSIONI DI ISRAELE CONTRO I PALESTINESI CONTINUANO : Ottobre, è tempo di raccogliere le olive. Da inizio mese, quando nella Striscia di Gaza i frutti cominciano a maturare, e poi per tutto novembre, fino all'estremo Nord della Siria, rinomato per il suo olio leggero e aromatico, nel Levante arabo centinaia di migliaia di famiglie si mobilitano in una «battaglia economica» che si intreccia sempre più spesso con i conflitti della regione. La meccanizzazione è ancora limitata, gran parte del lavoro si svolge a mano e nelle aziende famigliari partecipano uomini, donne e bambini. Le olive vengono fatte cadere scrollando gli alberi, o bacchiandole con i fusti delle canne. Ammassate nelle reti stese sotto gli olivi, spesso centenari, sono poi selezionate, prima di essere portate nei frantoi. Pratiche ancestrali, che cementano le comunità ma sono a volte la fonte principale se non unica di sopravvivenza. Vale soprattutto per i palestinesi nei Territori. Centomila famiglie campano con la produzione di olio, conserve e sapone. Nella sola Cisgiordania, dove metà della terra coltivabile è coperta da oliveti, con dieci milioni di piante, il settore vale 190 milioni di dollari annui. Il sapone di Nablus, simile a quello più celebre di Aleppo, ricco di anti-ossidanti e delicato sulla pelle, è uno dei pilastri della città.
    In Cisgiordania però la «battaglia delle olive» si trasforma tutti gli anni in scontro fisico. La terra è poca, 5600 chilometri quadrati, più o meno come la Liguria, dove vivono quasi tre milioni di palestinesi e 600 mila israeliani negli insediamenti, la maggior parte in sobborghi urbani, ma circa 50 mila in avamposti nel bel mezzo dei terreni agricoli. Gli «outpost» ebraici, la maggior parte illegali anche per Israele, cercano di ostacolare in tutti i modi la raccolta, e in alcuni casi sradicano e si portano via interi alberi. Quest'anno la stagione è cominciata nel peggiore dei modi. In due settimane sono stati registrati 58 attacchi, secondo una Ong palestinese diretta da Ghassan Daghlas. Gli incidenti si sono concentrati nel villaggio di Burin, a Sud di Nablus, con nove aggressioni, mentre l'episodio più grave è stato registrato nella cittadina di Salfit, con quattro feriti.È intervenuto anche l'esercito israeliano, per frenare gli estremisti degli insediamenti ma in alcuni casi anche per bloccare le famiglie palestinesi dirette verso gli oliveti. Molti appezzamenti di terreno sono finiti nelle cosiddette «zone militari», dove l'accesso è proibito. I contadini hanno reagito con rabbia, e uno di loro è stato malmenato. L'esercito israeliano ha aperto un'inchiesta.
    Per i palestinesi però l'espansione delle zone militari è solo la premessa all'ampliamento degli insediamenti e all'esproprio di altra terra. Servono i permessi per poter lavorare in quelle zone, e ogni anno vengono ridotti. Poi ci sono gli atti di vandalismo. Soltanto nel 2020, secondo la Croce rossa internazionale, sono stati distrutti 9300 alberi, per lo più incendiati, alcuni portati via con tutte le radici. Dal 1967, secondo l'Applied Research Institute Jerusalem, i palestinesi hanno perso ben 800 mila alberi di olivo. Le piante più antiche sono quelle più pregiate, perché producono olio di migliore qualità. Vengono rivendute e trapiantate in altri terreni. Lo stesso fenomeno, ma su scala molto maggiore è in corso nel distretto di Afrin, in Siria, al confine con la Turchia. Da quando nel marzo del 2018 è stato occupato da truppe turche e miliziani arabi alleati gli oliveti, i più grandi in territorio siriano, sono stati saccheggiati senza pietà. Ong curde, come la Human Rights Organization in Afrin, denunciano l'espianto di 500 mila alberi, sui circa 18 milioni della regione. I ribelli della brigata Al-Hamzat li rivendono in Turchia e ne hanno fatto uno dei loro business principali, assieme alle estorsioni. I curdi perdono la fonte principale di sostentamento e sono costretti a lasciare la loro terra. E il cerchio si chiude. —
  11. I REALI SVEDESI IN ITALIA :   Accelerare la digital transformation sostenibile in Italia e in Svezia, in particolare nel campo del Fiber To The Home, la fibra ottica che arriva direttamente nelle case: è questo l’obiettivo della partnership siglata da Open Fiber e dall’organizzazione pubblico-privata svedese Business Sweden. Nell’ambito di questo rapporto di collaborazione si colloca la visita al quartier generale di Open Fiber di cui sono stati protagonisti oggi la Principessa ereditaria Victoria di Svezia e il Principe Daniel, accompagnati dalla ministra per il Commercio estero Anna Hallberg e dai rappresentanti di Business Sweden.

    Ad accogliere la delegazione è stato il direttore generale di Open Fiber, Mario Rossetti: “La collaborazione tra Open Fiber e Business Sweden è fruttuosa e continuerà a garantire opportunità di sviluppo per entrambi – afferma il Dg – nell’ottica del raggiungimento degli obiettivi europei di digitalizzazione del continente”.

    Tra le tappe della visita anche quella al Service Operation Center (Soc) di Open Fiber, il centro di intelligenza tecnologica da cui la società gestisce il monitoraggio e l’esercizio della sua rete sul territorio italiano.
  12. VENDERANNO INSETTICIDI TUTTO L'ANNO :  l1Professor Fontaneto, la "zanzara che non teme il freddo" e arriva dall'Oriente è una novità?
    «Purtroppo no, anzi è un fenomeno conosciuto e negli ultimi anni parecchio ricorrente. La prima diciamo "intrusa" dal sud est asiatico fu la zanzara tigre, esemplare che ormai si è perfettamente ambientato anche in Italia. Arrivò nel 1992, ma con un giro piuttosto lungo. Non direttamente dall'Asia, ma dagli Stati Uniti. In quel caso il veicolo di trasmissione fu un deposito di copertoni usati. Assolutamente ideali per trattenere piccole quantità d'acqua e trasformarsi in delle specie di culle per le larve».
    l2Cos'hanno in comune queste diverse specie asiatiche?
    «Le larve di zanzara stanno in piccole quantità di acqua, si riproducono velocemente e in quel contesto non sono minacciate da nessun tipo di predatore. Per questo le merci in transito da porti e aeroporti sono veicoli assolutamente ideali per la loro diffusione in tutto il mondo. La zanzara tigre arrivò a Genova, come ho detto. Anche se ancora non ne abbiamo le prove, è assolutamente plausibile che questa nuova specie sia arrivata dai grandi scali internazionali del Nord Italia, come Malpensa e Bergamo. E infatti è proprio in queste zone che ne troviamo la maggiore concentrazione».
    l3Perché la diffusione di queste nuove specie di insetti va monitorata, e con attenzione?
    «Per la possibilità di diffondere malattie. Per le zanzare "nostrane" non c'è, ma queste specie hanno in comune la capacità di fare da "incubatori" dei virus. Pungono una persona infetta, "ospitano" il virus e poi possono trasmetterlo a qualcun altro. Accadde con la malaria, oggi debellata, sarebbe un problema se per esempio ci fosse qualcuno infetto da zika, o da febbre del Nilo. Allora a quel punto la malattia potrebbe diffondersi. Fondamentale in questo caso è il monitoraggio dei veterinari, che individuano e segnalano eventuali focolai nel bestiame».

Propongo Giorgio Parisi in particolare dopo aver ascoltato queste parole :

#giorgioparisipresidentedellarepubblica

https://youtu.be/Mmb1YIp6_hE

https://www.facebook.com/groups/1126787494755316

Camera dei deputati: GIORGIO PARISI PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA - Firma la petizione! https://chng.it/RRhXq8m6 via @ChangeItalia

Mb

 

20.10.21
  1. GLI EBREI PAGARONO I TEDESCHI CON L'ORO UNA LIBERTA' CHE NON GLI FU DATA : MAI ACCETTARE COMPROMESSI !
  2. LA SENSIBILITA' POLITICA CANCELLATA DI DRAGHI-PRODI-LETTA.   Covid: il numero dei guariti supera quello dei nuovi contagi. Ieri l'Unità di crisi ha comunicato 102 nuovi casi di persone risultate positive al virus mentre i pazienti guariti sono diventati complessivamente 370.821 (+134 rispetto a domenica). I nuovi casi di positività sono così ripartiti: 62 screening, 28 contatti di caso, 12 con indagine in corso. Il totale dei casi positivi diventa quindi 385.920, così suddivisi: 31.742 Alessandria, 18.457 Asti, 12.174 Biella, 55.650 Cuneo, 29.966 Novara, 205.491 Torino, 14.347 Vercelli, 13.742 Vco, oltre a 1.590 residenti fuori regione, ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi. I restanti 2.761 sono in fase di attribuzione territoriale. Emblematico il fatto che nella casistica non compaiano le Rsa, pesantemente colpite nelle prime ondate dell'epidemia: merito dei vaccini. Ospedalizzazioni sotto controllo: i ricoverati in terapia intensiva sono 20 (+4 rispetto a domenica); i ricoverati nei reparti ordinari sono 175 (-6). Oltre 3 mila le persone in isolamento domiciliare. Quattro i decessi di persone positive al test del Covid.
  3. I RISULTATI DELLA POLITICA EUROPEA DI PRODI : Sulle spalle di un uomo dal viso di bambino, il sorriso gentile e i modi pacati, pesa da ieri tutta la responsabilità - enorme - di dare battaglia allo strapotere di Viktor Orban, il premier ungherese imbattuto (e per molti imbattibile) dal 2010.
    Sarà Peter Márki-Zay, a tentare di fermare la discesa dell'Ungheria nel «barato della dittatura» in cui è finita. Lui, un sindaco di una piccola città di provincia, Hodmezovasarhely, senza un partito alle spalle, ma forte di un consenso senza precedenti, ha stravinto le primarie dell'opposizione battendo la favorita, la socialdemocratica Klara Dobrev. Il «conservatore progressista», come si definisce lui, è riuscito nell'impresa impossibile di diventare il candidato di una coalizione di sei partiti d'opposizione, dall'estrema destra all'estrema sinistra, uniti per la prima volta per battere Orban alle prossime elezioni, in primavera.
    Cattolico, padre di sette figli, cinque lingue parlate fluentemente, tre lauree (Economia, ingegneria e marketing), piace alla destra e alla sinistra, ma ci tiene a sottolineare di voler essere «il candidato dell'integrazione»: cattolico ma sostenitore dei matrimoni (civili) omosessuali, conservatore, ma favorevole all'inclusione e all'apertura a migranti e minoranze, quello che vuole è «ripristinare la democrazia e i diritti».
    L'Ungheria oggi è una dittatura?
    «È una dittatura corrotta. Corrotta come non si era mai visto in mille anni di Storia».
    Su quali principi si basa la sua battaglia contro Orban?
    «Intanto sulla necessità di ripristinare la democrazia. È assolutamente fondamentale garantire l'indipendenza del sistema giudiziario, così da poter iniziare ad aprire le inchieste su chi ha abusato dei fondi pubblici negli ultimi dodici anni, per esempio. Poi garantire che i media tornino indipendenti: oggi tra l'80 e il 90% sono di proprietà del governo o controllati dal governo. In secondo luogo, serve un'iniziativa anti-corruzione seria, efficace ed estesa e, per finire, dovremo cambiare la costituzione».
    Anche voi volete cambiare la Costituzione?
    «Sì, ma in un'altra direzione: i cambiamenti fatti da Fidesz sono serviti a creare un sistema "legale" che gli permetta di conservare il potere anche nel caso perdano le elezioni. Noi vogliamo fare l'opposto, con una Carta approvata dagli ungheresi».
    Se vincesse, che tipo di governo sarebbe il suo?
    «Un governo tecnocratico».
    Cioè?
    «Sono un candidato indipendente, non ho un partito e le inevitabili pressioni che questo comporterebbe. Credo che una squadra di esperti alla guida del Paese sia la soluzione più auspicabile. Ovviamente sarebbero espressione delle linee dei partiti della coalizione».
    Lei è riuscito a mettere insieme anime apparentemente inconciliabili della politica, crede riuscirà a tenere insieme anche le anime del Paese?
    «Vengo dalla campagna, sono cattolico, sono un sindaco di provincia, di Hodmezovasarhely, ex roccaforte di Fidesz, che in passato ho anche votato. Credo che gli elettori si fideranno di me».
    Orban sembra temere la sfida e la accusa di essere un "professionista della sinistra"...
    «Sono un cristiano conservatore prima ancora di Orban, lo sono sempre stato, è lui che è stato comunista».
    Se fosse eletto cosa ne farebbe del muro anti-migranti?
    «Lo terrei, credo che l'Europa abbia bisogno di una protezione, ma non com'è adesso: Orban viola i più basilari diritti umani, da cristiano ne sono inorridito, nega l'ingresso a profughi e rifugiati e fa passare invece i peggiori criminali».
    E chi sarebbero?
    «Quei 20.000 personaggi a cui è stato garantito un permesso di soggiorno perché hanno pagato milioni. E quelli non sono certo migranti in fuga dalla povertà e dalla guerra».
    Come saranno i rapporti con l'Europa?
    «Come dovrebbero essere, nel solco dello stato di diritto. L'80% degli ungheresi sono "fanatici" europeisti, tutto il resto è propaganda di Orban».
    Come crede riuscirà a vincere?
    «Combatterò opponendo la carità alla diffidenza, l'amore all'odio». —
  4. EREDITA' APPENDINO LA PREFERITA DI DI MAIO : Non si trovano soltanto nel cuore di Torino. Non solo davanti a Porta Nuova. Da qualche giorno, con le prime serate fredde, cartoni e coperte fanno capolino in strade in cui mai si erano visti. Sono i giacigli di fortuna di chi non ha un tetto sopra la testa. Disperati, che adesso sembrano cercare rifugio anche in zone più lontane dal salotto buono, fino a raggiungere i giardini della Crocetta. Il segno forse dell'aggravarsi della crisi economica post-Covid, i cui riflessi con l'inizio dell'autunno si vedono lungo le vie e gli spazi verdi della città. Fino a qualche mese fa i clochard si fermavano soprattutto sotto i portici di via Viotti e in piazza Statuto. Adesso si vedono ad ogni angolo del centro città. I cancelli antichi, le intersezioni tra le lastre di marmo delle fontane e le colonne dei portici: in questi spazi cartoni e coperte, lasciati lì in attesa della notte, sono diventati più numerosi del passato.
    I portici di via Roma, che prima solo in parte erano rifugio per la notte, da qualche giorno sono interamente costellati di giacigli di fortuna. Il cui numero sembra essere cresciuto anche in galleria San Federico. Come pure nella zona del Duomo e alle Porte palatine: aree da cui per altro i senzatetto non se ne sono mai andati, nonostante il pugno duro della polizia municipale.
    E poi c'è piazza Cln, a due passi dalla pasticceria di lusso di Iginio Massari e dalla chiesa San Carlo Borromeo. Qui, dove fino a pochi mesi fa i clochard avevano montato tende circondate da cartoni alti più di un metro, ora ci sono due letti di fortuna appoggiati al muro del santuario, costruiti con cartoni, vestiti e coperte.
    E poi c'è la Crocetta. E quel giardino, intitolato a Cesare Valperga di Masino, all'angolo tra corso Turati e via Tirreno, a poche centinaia di metri dal Mauriziano, dove mai avevano visto fermarsi un senzatetto. Fino all'altro giorno, quando qualcuno si è sistemato con due coperte accanto a un voluminoso cespuglio. E lì, da allora, trascorre le proprie notti.
    Si tratta di uno spicchio verde che, da quasi due anni, è circondato dalle transenne. Cioè da inizio 2020, quando Iren aveva dato il via alla posa dei tubi del teleriscaldamento. Un'opera che doveva concludersi in dodici mesi, salvo essere rallentata dal Covid e dalle norme anti-contagio. Uno spazio verde in cui «da mesi non vediamo operai al lavoro», raccontano dal negozio di fronte, specializzato in dolci di cioccolato.
    È qui che ieri mattina erano ben visibili le due coperte, oltre a due scarpe incastrate tra i rovi. Questo il punto in cui, l'altra sera, i residenti in zona hanno immortalato il senzatetto disteso sull'erba, postando poi la foto sui social. Un modo per chiedere l'intervento delle istituzioni e sollecitare la chiusura di qual cantiere infinito, sulle cui transenne un mese fa avevano affisso dei cartelli eloquenti («Basta, finite i lavori!»), presenti ancora oggi. Da Iren assicurano che l'intervento è stato appena ultimato: questione di giorni e le transenne saranno rimosse.
  5. ESEMPIO DI DISINTEGRAZIONE : Non era finito in carcere neppure dopo due arresti in quindici giorni per aver devastato, in entrambe le occasioni, diverse auto parcheggiate. Oltre a non aver mai ottemperato ad un ordine di espulsione, formalizzato alcuni mesi fa. Alla fine, ironia della sorte, è finito dietro le sbarre per aver marcato visita ad un obbligo di firma: la «condanna» che gli era stata applicata per altri suoi reati. Il giudice ha infatti sentenziato l'aggravamento della misura a suo carico e così l'incubo dei residenti di largo Delle Alpi, a Nichelino, è finito in cella. Lui è Osarim A, 30 anni di origine nigeriane.
    Sembrava una storia senza fine e per certi versi assurda. I residenti cominciavano davvero a preoccuparsi per quell'uomo che ogni tanto spuntava nel quartiere e prendeva a martellate le auto parcheggiate senza motivo. Nonostante i carabinieri lo fermassero regolarmente e lo portassero via, prima che potesse compiere ben altri gesti. Cinque auto la prima volta, all'inizio del mese, altre quattro la settimana scorsa. Sempre con la stessa modalità: arrivava in zona armato in un martello da fabbro, di mattina presto, e colpiva senza motivo le vetture in sosta. Tutte all'altezza della passerella che collega una parte all'altra della maxi rotatoria dello slargo. Ogni volta che veniva arrestato, non spiegava mai perché lo facesse. Ad alcuni aveva fatto tornare in mente un terribile episodio di cronaca di qualche anno fa, capitato a Milano. Quando un uomo uccise per strada a colpi di piccone tre passanti a caso, con l'unica colpa di incrociare il suo cammino in una mattina come tante. Anche in quella circostanza, una violenza assurda e senza un perché.
    Il 30 enne arrestato a Nichelino se la prendeva con le macchine, ma erano in molti ad avere paura che potesse alle persone. Proprio come era accaduto nel capoluogo lombardo. Chi lo aveva notato sfasciare le auto, non aveva infatti voluto fermarlo per paura che quella furia finisse per compiere gesti ben più gravi. «Per fortuna ci sono i carabinieri che intervengono, ma se costui tra qualche giorno sarà di nuovo libero e anziché prendersela con le macchine comincerà ad aggredire le persone? Dobbiamo forse avere paura ad uscire di casa?». Parlano così alcuni dei residenti, preoccupati per quello che sta capitando nel quartiere.
    Anche dopo il secondo arresto, il 14 ottobre, i giudici lo avevano lasciato nuovamente libero. La sua fedina penale non era per nulla immacolata: oltre ad essere stato colpito da un provvedimento di espulsione, era pregiudicato per altri reati contro il patrimonio. Poteva però circolare liberamente, fino a che non è incappato in un errore alquanto ingenuo. Andato in caserma per ottemperare al suo obbligo di firma, i militari si sono accorti che si era «dimenticato» di farlo in altre occasioni. A quel punto è stato bloccato, portato in tribunale e poi in galera. —
  6. LA ROTTA VERSO CUI VOGLIONO PORTARE L'ITALIA PRODI-DRAGHI-LETTA si fa sempre piu incerta :
    Prima la crisi immobiliare, poi quella energetica, senza dimenticarsi la recrudescenza della pandemia, anche se qui il coronavirus ha colpito molto meno che altrove. La Cina rallenta la sua ripartenza: nel terzo trimestre il Pil di Pechino è cresciuto "solo" del 4, 9% su base annua, al minimo degli ultimi 12 mesi. L'aumento è in netto calo rispetto al +7,9% del secondo trimestre, e sotto il 5% previsto da Bloomberg. A deludere è soprattutto la produzione industriale, cresciuta del 3,% a fronte di un'aspettativa del 4,5%. Si tratta del dato più basso dall'inizio dell'emergenza sanitaria, sul quale pesano i blackout e i razionamenti dell'energia elettrica delle scorse settimane, che hanno bloccato le attività delle imprese in diverse province. Le ripercussioni delle vicende di Evergrande & company si fanno sentire invece sulle costruzioni, che a settembre sono diminuite del 13,54% con il sesto mese consecutivo di calo, peggior trend dal 2015. Rallenta anche la crescita degli investimenti negli asset fissi.
    La performance di Pechino è stata ancora una volta sostenuta dalle esportazioni, che a settembre hanno fatto segnare un +28, 1% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Il presidente Xi Jinping vorrebbe però ridurre la dipendenza dell'economia cinese dall'export, come stabilito dal modello della "doppia circolazione" lanciato nell'autunno 2020. In questo senso, Pechino guarda con soddisfazione ai dati sui consumi: a settembre le vendite al dettaglio sono aumentate del 4,4%, meglio del 2,5% di agosto e ben al di sopra delle stime del 3,5%.
    In generale, la ripresa di Pechino sta perdendo vigore a causa di uno scenario «instabile e irregolare», ha sottolineato l'Ufficio nazionale di statistica, che però parla di "situazione sociale armoniosa e stabile", grazie a un inaspettato calo della disoccupazione urbana (4, 9%, rispetto al 5, 4% del settembre 2020). Si tratta però di un dato che non tiene conto dei lavoratori migranti, cioè quelli che stanno subendo più di tutti le conseguenze economiche della pandemia. I dati dell'economia cinese hanno peraltro causato qualche turbolenza sui listini: poi Wall Street è ripartita.

     

    Propongo Giorgio Parisi in particolare dopo aver ascoltato queste parole :

    #giorgioparisipresidentedellarepubblica

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19.10.21
  1. MANCANO 200 MEDICI NEI PRONTO SOCCORSO E C'E' IL NUMERO CHIUSO NELLE  UNIVERSITA' !
  2. ANCHE LE GABELLE ERANO EMANATE PER LEGGE COME IL GREEN PASS. QUINDI NON TUTTE LE LEGGI SONO GIUSTE. QUANDO SONO SBAGLIATE SI DEBBONO CAMBIARE PER GIUSTIZIA !
  3. LA CINA INIZIA LE MANOVRE MILITARI: «Non abbiamo idea di come abbiano fatto». La Cina ha testato con successo un missile ipersonico con capacità nucleare e la reazione dell'intelligence Usai è soprattutto di sorpresa. A rivelarlo è il Financial Times, che cita cinque diverse fonti a conoscenza del test, potenziale game changer negli equilibri militari e innesco di una corsa agli armamenti. Il velivolo, dotato dell'arma ipersonica, sarebbe stato trasportato da un razzo Lunga Marcia, la serie utilizzata dal programma spaziale cinese. Il 19 luglio è stato annunciato il lancio numero 77 di un Lunga Marcia, il 24 agosto il numero 79. Il 78, misteriosamente saltato, sarebbe quello con a bordo il missile ipersonico. Il razzo è stato lanciato con a bordo un velivolo planante ipersonico. Dopo aver girato intorno alla terra, il missile ha volato a bassa orbita prima di scendere verso il suo bersaglio, mancato per poco meno di 40 chilometri. Si tratta comunque di un risultato considerato «stupefacente» nello sviluppo di armi ipersoniche.
    Questo tipo di velivoli viaggiano cinque volte oltre la velocità del suono, sono più lenti ma molto più pericolosi dei missili balistici, che volano in alto e seguono una traiettoria parabolica fissa per raggiungere il loro obiettivo. I missili ipersonici possono invece volare più in basso e sono manovrabili, diventando così difficili da tracciare, intercettare e colpire. Potrebbero così evadere i sistemi di difesa antimissile, obiettivo al quale Pechino lavora da tempo come aveva anche manifestato presentando durante una parata militare del 2019 il drone Wuzhen 8, in grado di superare la barriera del suono.
    Il completamento dell'esercitazione non significa che Pechino sia già pronta a dispiegare armi ipersoniche, ma è un ulteriore segnale dell'avanzamento tecnologico delle sue capacità militari. Nelle scorse settimane, un aereo senza pilota è stato abbattuto da un potente impulso elettromagnetico mentre si trovava a circa 1500 metri sopra il livello del mare durante un esperimento del China Eletronics Technology Group. Gli scienziati cinesi, secondo il «South China Morning Post», stanno lavorando alla creazione di un'arma elettromagnetica da 80 gigawatt. A fine luglio è stato invece messo a punto un drone sottomarino in grado di mantenere una velocità elevata anche sott'acqua. Durante un volo di prova di 90 secondi, il drone di un chilogrammo e mezzo è rimasto intatto dopo essersi immerso ed essere emerso dall'acqua per sette volte. Senza contare l'utilizzo in campo militare dell'intelligenza artificiale. La Cina è già il primo paese al mondo per numero di brevetti di intelligenza artificiale: negli ultimi dieci anni sono state depositate quasi 390 mila domande, pari al 74,7% del totale. Non si tratta di una leadership solo quantitativa ma anche qualitativa. Nel 2020, per la prima volta, gli articoli accademici cinesi sono stati più citati di quelli americani nelle pubblicazioni scientifiche mondiali di settore. «La Cina ha già vinto la battaglia sull'intelligenza artificiale e tra 15-20 anni non avremo alcuna possibilità di competere», ha dichiarato nei giorni scorsi Nicolas Chaillan, il responsabile software del Pentagono che si è appena dimesso per protestare contro la lentezza della trasformazione tecnologica dell'esercito americano.
    La rapidità dell'ammodernamento cinese costringe Washington ad accelerare la revisione della propria postura strategica. Il missile ipersonico appena testato potrebbe essere in grado di volare anche sopra il Polo Sud, forzando gli Usa a rivedere il loro sistema difensivo antimissilistico, attualmente focalizzato sulla regione artica.
  4. DOPO QUELLE ECONOMICHE : Tre voragini in tre settimane lasciate dall'agonizzante Evergrande. A Shenzen, quartier generale del gruppo immobiliare cinese schiacciato da debiti per 300 miliardi di dollari, lo spartito non cambia: ora è saltato anche il rimborso di altri 148 milioni di interessi sull'ennesimo bond con incorporato uno sgradevole odore di default.

    Il redde rationem è fissato per il 23 ottobre: se non saranno onorate le due cedole per complessivi 131 milioni, già scadute il 23 e il 29 settembre, il fallimento sarà inevitabile. Evergrande resta tuttavia la punta dell'iceberg di un settore in cui la gigantesca bolla del mattone creatasi negli anni scorsi sta esplodendo.
    Giorno dopo giorno, si sta infatti allungando in modo sinistro la lista delle società insolventi, con un effetto domino che rischia di essere catastrofico. Almeno quattro sono sul punto di alzare bandiera bianca.

    Jumbo Fortune ha appena mancato il rimborso di 260 milioni; Modern Land ha chiesto agli investitori di posticipare di tre mesi il pagamento di un'obbligazione da 250 milioni di dollari in scadenza il 25 ottobre; Xinyuan Real Estate intende versare solo il 5% del capitale su un titolo a fine corsa dopodomani e vuole scambiare quel debito con obbligazioni con scadenza 2023; Sinic Holdings è messa anche peggio: non rimborserà né il valore del capitale, né l'ultima tranche di interessi su un bond da 250 milioni con scadenza il 18 ottobre.

    Segnali di resa che, ovviamente, non stanno certo passando inosservati sui mercati. Il livello d'allarme si sta alzando come una marea e la misura dei crescenti timori è data dai rendimenti delle obbligazioni cinesi con rating junk, «spazzatura», saliti di 291 punti base al 17,54%, il livello più alto in circa un decennio.


    Non convince affatto il disperato tentativo di recuperare liquidità da parte di Evergrande che, su pressioni delle autorità cinesi, ha già liquidato la propria partecipazione in una banca e sta negoziando la cessione dell'unità di gestione degli immobili.

    Del resto, i poco meno di sette miliardi di dollari che il gruppo incasserebbe alienando entrambe le partecipazioni risolverebbero forse i problemi di cash, ma non quelli legati all'indebitamento monstre accumulato.

    Gli investitori continuano a sperare in misure di salvataggio da parte di Pechino, ma per ora si vedono solo interventi tampone. Come quello deciso ad Harbin, la capitale della provincia nord-orientale dell'Heilongjiang, che offrirà fino a 100mila yuan di sussidi per l'acquisto di case ai compratori in possesso di alcuni requisiti.
    Ci vorrebbe ben altro per impedire il rischio di veder colare a picco il mastodonte immobiliare, che vale 62mila miliardi di dollari, contribuisce al Pil del Dragone per il 29% (negli Usa il peso è di appena il 6,2%) e rappresenta il 62% della ricchezza delle famiglie cinesi.


    Un eventuale crac del settore sarebbe un colpo mortale per la crescita del Paese, stimata ancora ieri dal Fondo monetario internazionale all'8% quest'anno e al 5,6% nel 2022. Già lo scorso settembre Goldman Sachs aveva messo in guardia contro i guai del mattone, paventando la possibilità di un crollo del 30% nelle costruzioni di nuove case e un calo del 10% nel completamento delle abitazioni.
    Uno scenario da hard landing che sottrarrebbe alla crescita del prossimo anno almeno quattro punti percentuali, condannando la Cina alla recessione. Con ripercussioni incalcolabili sull'intera economia globale.
  5. METODI CINESI CON MOLTI IMITATORI ANCHE IN ITALIA : La Cina mette in ansia tutto il sistema finanziario mondiale. E non solo per il possibile fallimento di Evergrande e di altre grandi immobiliari. Non meno grave lo scandalo che rischia di travolgere il direttore generale del Fmi Kristalina Georgieva, che aveva preso il posto di Christine Lagarde. L'eventuale licenziamento dell'economista bulgara getterebbe una luce sinistra sulla credibilità del Fondo Monetario e della Banca Mondiale.
    Negli ultimi anni hanno perso luce ma immaginare che a guidarle possano essere personaggi sensibili a pressioni (e non solo) provenienti dall'esterno mette inquietudine. A giocare sporco secondo le accuse sarebbe stata Pechino convincendo la Georgieva ad abbellire i risultati del gigante asiatico nel rapporto "Doing Business" della Banca Mondiale.

    Cifre e tabelle che rappresentano un punto di riferimento per economisti, governi e imprese. Le alterazioni avrebbero inquinato le analisi fra il 2018 e il 2020. Non a caso la pubblicazione di quest'anno è stata sospesa.

    Nella classifica originaria la Repubblica Popolare era stata retrocessa al posto numero 85 della speciale graduatoria che valuta quanto sia "amichevole" una nazione con cui fare affari.

    Dopo l'intervento della Georgieva era tornata nella casella 75 che occupava anche l'anno precedente. Inevitabile l'imbarazzo del consiglio d'amministrazione del Fmi visto che a Washington è appena iniziata la sessione annuale che riunisce ministri e banchieri provenienti da tutto il mondo. Il verdetto sarà molto tempestivo, assicurano nelle stanze del Fondo.

    L'eventuale condanna colpirebbe sia l'economista bulgara sia tutto il sistema economico e finanziario cinese confermandone la scarsa trasparenza. Un problema di credibilità che si aggiunge alle difficoltà di Evergrande.

    Il colosso immobiliare da 305 miliardi di dollari di debiti, che in queste ore deve staccare tre cedole dopo le precedenti due non pagate. Si tratta delle obbligazioni con scadenza aprile 2022 (68,88 milioni di dividendi), aprile 2023 (42,5 milioni) e aprile 2024 (36,75 milioni).

    La crisi del mattone che in Cina vale oltre 50mila miliardi di dollari secondo Barclays, sta intaccando altre realtà come la moda Nomura ha calcolato che il debito immobiliare cinese, arrivato a 5 mila miliardi di dollari, è il doppio del 2016. Il settore è sotto stress da quando il governo ha messo un argine alla finanza allegra degli immobiliaristi per consentire alla popolazione l'acquisto di una casa a prezzi accessibili.

    Un passo obbligato in nome della svolta egualitaria imposta da Xi. E infatti il caso Evrgrande non è isolato. Modern Land China sta cercando di allungare di tre mesi un'obbligazione in dollari in scadenza il 25 ottobre. Il rinvio per «migliorare la gestione del flusso di cassa ed evitare potenziali inadempienze nei pagamenti» ha scritto in un documento depositato in Borsa.

    La settimana scorsa, il gruppo immobiliare del lusso Fantasia Holdings non è riuscito a rimborsare 206 milioni di dollari in obbligazioni scadute il 4 ottobre. Il mercato dei titoli junk asiatici ha subito un'ondata di vendite la scorsa settimana. Venerdì scorso, secondo i calcoli di Bloomberg, le obbligazioni di 24 delle 59 società (oltre il 40%) immobiliari cinesi inserite nell'indice Ice BofA in dollari sono state scambiate con rendimenti superiori al 20%. Un picco che indica un alto rischio di insolvenza.
  6. MENTRE HAITI E' IN MANO ALLA VIOLENZA :Le ultime vittime dell'ondata di sequestri che sta attraversando Haiti stavano tornando da una visita ad un orfanotrofio in costruzione nei pressi di Croix-des-Bouquets, nella periferia di Port-au-Prince. Il bus che stava trasportando i diciasette membri dell'organizzazione missionaria statunitense Chistian Aid Ministries è stato fermato da un commando armato, probabilmente appartenente alla gang «400 Mawozo», una delle più potenti tra le oltre 100 organizzazioni criminali che dominano le periferie della capitale. Un copione già visto in aprile, quando la gang ha sequestrato nella zona un gruppo composto da quattro preti francesi e delle monache haitiane che stavano andando alla cerimonia di assunzione di un sacerdote. I rapitori chiesero un riscatto di un milione di dollari e hanno liberato il gruppo dopo 19 giorni.
    Il business dei sequestri è cresciuto esponenzialmente ad Haiti negli ultimi mesi. Dall'inizio dell'anno sono stati più di 600, contro i 231 del 2020; gli stranieri sono gli obbiettivi privilegiati perché i criminali sanno che riusciranno a ottenere dei buoni riscatti in dollari o euro. Il panico e l'impotenza ormai regnano tra chi è venuto da fuori per aiutare; missionari, operatori di organizzazioni internazionali o Ong. Se prima si raccomandava loro di rimanere in casa più possibile per non avere problemi, adesso anche questa precauzione non serve più; le gang ti vengono a cercare, chi non si può permettere una scorta armata ventiquattr'ore al giorno, come i diplomatici nelle loro residenze, rischia grosso. Padre Michel Briand, sequestrato ad aprile, è da 37 anni sull'isola e ai media francesi ha confessato di non aver mai visto una situazione del genere. In due settimane e mezzo è stato portato in tre rifugi diversi, quattro gruppi diversi lo hanno tenuto in ostaggio. «Quando ci hanno lasciato andare - ha detto a France24 - due ragazzi armati ci hanno chiesto di pregare per loro. Ho visto la disperazione nei loro occhi». Haiti vive in un caos da anni, ma ora il più povero Paese delle Americhe è all'anarchia totale. Ancor prima dell'uccisione del presidente Jovenel Moïse, il 7 luglio, la situazione era fuori controllo. L'opposizione chiedeva la destituzione del Capo di Stato, inchieste indipendenti hanno mostrato la connivenza del suo governo con alcune gang che controllano Port-Au-Prince.
    Secondo un report della Fondazione Je Klere (Fjkl) esistono almeno 150 bande attive in tutto il Paese, i partiti politici le usano per regolamenti di conti, attacchi ad avversari o per recuperare denaro attraverso racket o sequestri. L'Osservatorio haitiano per i delitti di lesa umanità (Ohcch) ha dimostrato la partecipazione del governo di Moïse in almeno tre attentati commessi tra il 2018 e il 2020. Dopo l'uccisione del presidente il potere è passato al suo primo ministro Ariel Henry, ma questi non controlla affatto l'ordine pubblico né ha la forza per imporre una tregua e organizzare nuove elezioni. I sequestri sono la maniera più efficace per le bande per procurarsi denaro e così munirsi di ulteriori armi; un circolo vizioso che le autorità non possono e probabilmente non vogliono spezzare. Diverse vittime hanno raccontato di essere state catturate da persone con divise della polizia, il governo non nega che questo possa succedere e non fa nulla a riguardo.
    In prima linea ad Haiti da decenni c'è padre Rick Frechette, punto di riferimento della Fondazione Rava-Nph Italia impegnata fra le altre cose ad aiutare le zone colpite dal terremoto del 14 agosto; hanno assistito 6.000 feriti e fornito un tetto a centinaia di sfollati. «Ho visitato - racconta padre Rick - in questi giorni la clinica gestita dai Missionari della Carità a Croix-des-Bossales. Ci sono 600 pazienti, le condizioni sono devastanti. La stazione di polizia del quartiere è stata distrutta da un attacco delle gang, c'è ancora il sangue degli agenti uccisi sui muri». La gente è terrorizzata quasi nessuno esce di casa se non per assoluta necessità. «Delle suore mi hanno raccontato che i banditi hanno bloccato la strada con un container. La banda è nascosta dietro le macerie, rimangono appostati per decidere chi passa o no, chi potrebbe essere sequestrato o no».
    Dopo il terremoto ad Haiti è arrivata una terza ondata di Covid molto forte, con gli ospedali sprovvisti di ossigeno. Gli aiuti internazionali stanno arrivando ma la sicurezza di chi lavora sul posto è compromessa. La gente, poi, non sa più dove scappare. Dopo l'uccisione di Moïse la Repubblica Dominicana, che ha accolto 400.000 profughi haitiani negli ultimi 5 anni, ha chiuso le frontiere. Trecento haitiani scappati dopo il terremoto del 2010 sono sbarcati sull'isola come deportati dagli Stati Uniti. Uomini e donne che avevano trovato rifugio in Cile, Brasile, Perù e che sono partiti in un'odissea disperata per raggiungere il sogno americano. L'operazione di deportazione decisa dall'amministrazione Biden ha causato le dimissioni dell'inviato Usa a Port au Prince, Daniel Foote. «È disumano che il mio governo rimandi qui gente che è scappata da condizioni di fame e miseria. Tornano dopo anni in patria e non hanno più nulla», ha detto.
    A Port-Au-Prince molti chiedono un intervento armato degli Usa per ristabilire l'ordine e poter ricostruire un minimo di tessuto sociale, ma Washington non sembra per ora intenzionata a mandare i soldati nell'inferno haitiano. Stesso discorso per l'Onu, che ha smobilitato nel 2017 la sua missione guidata dai caschi blu brasiliani. Gli haitiani sono sempre più abbandonati e anche aiutarli, ormai, diventa sempre più pericoloso.

 

Propongo Giorgio Parisi in particolare dopo aver ascoltato queste parole :

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18.10.21
  1. DRAGHI = ERDOGAN con la dittatura che inizia con del green pass obbligatorio...e continueranno dando potere alle lobby.
  2. ECCO LE PROVE CHE LE PREVISIONI ECONOMICHE DI DRAGHI SONO SOLO UN'AUSPICIO , NULLA DI PIU', quindi = 0  : «Dopo il rimbalzo di quest'anno e del 2022 cosa ci porta a concludere che cresceremo a un tasso del 2 per cento all'anno? Vedo troppo facile ottimismo in giro» sostiene Tito Boeri. Che dal suo osservatorio della Bocconi invita il governo alla cautela, a partire dalla prossima legge di bilancio,«perché, vista l'accelerazione dell'inflazione in Stati Uniti e Germania e l'alto livello del nostro debito, se la Fed e la Bce cambiano politica monetaria per noi potrebbero essere guai grossi». Le riforme? Dalle tasse alle pensioni «è il momento di metterle in moto più che di progettarle in astratto» sostiene. «Il rimbalzo della nostra economia – spiega l'ex presidente dell'Inps – è dovuto al fatto che il governo ha fatto un ottimo lavoro nella campagna di vaccinazione, il che ha abbattuto notevolmente il rischio di una nuova pandemia. Naturale che quando le cause della crisi – che erano sanitarie e non economiche – vengono rimosse, l'economia riparta. Ma non vedo per quali ragioni l'economia italiana dovrebbe adesso attestarsi su tassi di crescita di lungo periodo superiori al 2%, quando prima della crisi l'1% era un miraggio».
    Troppo ottimistico?
    «Chiediamoci cos'è cambiato di strutturale nell'economia italiana dalla pandemia in poi».
    Cosa teme?
    «La Bce deve calibrare la politica monetaria su tutta l'Eurozona. Oggi c'è un'impennata dell'inflazione in molti paesi dell'area a partire dalla Germania e nessuno sa quanto possa durare nel tempo. È vero che ci sono la credibilità internazionale di Draghi e il contributo del Next generation Eu, ma sin qui ciò che ha tenuto bassi i costi del nostro debito pubblico sono stati soprattutto i massicci acquisti della Bce (che oggi detiene quasi il 30% del nostro debito). Se dovesse cambiare la politica monetaria, visto l'alto livello del debito che abbiamo raggiunto, per noi sarebbe un grosso problema. Tra l'altro abbiamo deciso di utilizzare a pieno i prestiti del Next generation Eu: altri paesi meno indebitati di noi, come Spagna e Portogallo, hanno preso solo la parte delle sovvenzioni evitando di far aumentare ulteriormente il debito. Vedremo la legge di bilancio, ma l'intenzione sembra quella di utilizzare le risorse resesi disponibili con spese minori del previsto nel 2021 per finanziare spesa aggiuntiva anziché per ridurre il debito. Sono d'accordo che si debba proseguire con le politiche espansive, però bisogna essere anche molto prudenti».
    Alcuni interventi come il taglio delle tasse si possono spalmare su più anni, altri come il superamento di Quota 100 che scade a fine anno però non si possono rinviare.
    «Sul taglio delle tasse il governo ha detto che non deve essere fatto in disavanzo, ci deve quindi essere un cambiamento nella composizione del prelievo che però non è ancora definito. Su Quota 100 c'è la possibilità di affrontare la questione senza far aumentare il debito pensionistico».
    E come si deve intervenire?
    «Premesso che si è arrivati tardi - come al solito all'ultimo minuto, e questo è grave perché chi sta per andare in pensione ha bisogno di pianificare per tempo il proprio futuro – a mio giudizio bisogna fare cose semplici e che armonizzino i trattamenti anziché introdurre nuovi regimi ad hoc. In giro vedo solo tante proposte complicate, difficili da capire per le persone e ancor più difficili da tradurre in pratica. Se la strada maestra tracciata da anni dal nostro Parlamento è andare verso il regime contributivo, perché non educare il paese a ragionare con quel sistema nell'uscire da Quota 100? Questo significa oggi poter andare in pensione prima dei 67 anni ovviamente prendendo una pensione un po' più bassa di chi va dopo».
    Corretto partire dai 63 anni, con almeno 20 di contributi?
    «Sì, però bisogna fissare anche un livello minimo degli assegni. Perché se si pensa far andare la gente in pensione con un assegno 1,2 volte il trattamento minimo, che corrisponde a poco più di 600 euro, significa mandare (e far mandare in pensione perché spesso è il datore di lavoro a imporre questa scelta) la gente e poi però dover dare loro il reddito o la pensione di cittadinanza. Sarebbe assurdo».
    Dell'ipotesi di ampliare la platea degli usurati che pensa?
    «Bene il principio ma bisogna avere i piedi saldi per terra. Le sembra possibile che la Commissione sui lavori gravosi istituita due anni fa sia arrivata adesso a proporci delle categorie generiche, senza neanche fare una stima di quanti sono i lavoratori coinvolti e quali sono i costi dell'operazione?».
    Un'altra cosa da fare è la riforma degli ammortizzatori, anche questa ha dei costi rilevanti però.
    «Sugli ammortizzatori non ho ancora visto un articolato ma solo un elenco di principi generali, per cui è difficile ragionare sui costi. Anche in questo caso mi sembra che si è fermi ai buoni principi, invece di pensare concretamente a chi fa cosa. Purtroppo vedo molte dichiarazioni generiche anche sul tema degli incidenti sul lavoro».
    Su questo il governo è molto attivo, cosa non va?
    «Giustamente c'è una attenzione molto forte da parte del governo e del sindacato. Ma non affronteremo mai questa emergenza se non ci porremo il problema di come far funzionare il corpo degli ispettori. L'Ispettorato Nazionale del Lavoro è stato sin qui un fallimento. Bisogna prenderne atto e trovare correttivi. Non basta assumere altri ispettori. Lo stesso vale per le politiche attive del lavoro: tutti dicono che bisogna fare di più e poi però si decide di smantellare di fatto l'Anpal portandolo sotto il ministero del Lavoro, privandolo del suo braccio operativo, l'Anpal Servizi, e non dotandolo di una banca dati degna del suo nome. E così abbiamo rinunciato ad avere un coordinamento nazionale delle politiche attive, che a mio giudizio è un grave errore».
    Il reddito di cittadinanza va cambiato?
    «Bisogna dare di più alle famiglie numerose, dove è annidata la povertà e di meno alle persone che vivono da sole, soprattutto dove il costo della vita è più basso. Molti di quelli che ricevono il Reddito non possono lavorare. Se a quelli che possono diamo un assegno superiore a quello del 50% di chi lavora in quelle regioni, poi possiamo scatenare tutti i navigator ed i centri per l'impiego, che peraltro al Sud non esistono, ma non sarà facile attivare i beneficiari del Reddito nella ricerca di lavoro. Anche in questo caso bene lavorare sulla macchina, coinvolgere i comuni che sono quelli che hanno fatto storicamente la lotta alla povertà in Italia. Mai come in questo momento riformare vuol dire lavorare sull'attuazione, non basta scrivere nuove leggi e spesso molto si può fare anche limitandosi ad applicare quelle esistenti. Che poi è anche la filosofia di Next Generation Eu, per cui la Ue ci da dei soldi una tantum per aiutarci a mettere in moto una macchina efficiente nell'attuare le politiche che il nostro Parlamento ha scelto. Ma su questo, ahimé, vedo poca riflessione». Italiani, stranieri, under35, precari, donne con figli: se il 2020 è stato l'anno della pandemia, il 2021 è quello in cui l'Italia fa i conti con la povertà che essa ha lasciato, senza risparmiare nessuno. Quasi due milioni le persone che nei dodici mesi scorsi si sono rivolte ai 6.780 servizi della Caritas Italiana e dislocati nelle 193 diocesi sparse in tutta Italia: il 44 per cento di queste è considerato un «nuovo povero», cioè una persona che prima della pandemia non aveva problemi a pagare le bollette e metteva in tavola tre pasti al giorno. Il Covid ha stravolto le vite di tutti, ma le loro di più, e a tutte le latitudini. Regioni come la Valle d'Aosta e il Trentino Alto Adige hanno registrato i dati peggiori tra i nuovi poveri. Che sono soprattutto italiani (46,6 per cento), in quattro casi su dieci disoccupati ma c'è anche una quota consistente di lavoratori (25,8) e di pensionati (18,5). La maggior parte vive in affitto (41 per cento) e solo uno su dieci ha una casa di proprietà. E ancora: l'81 per cento è andato alla Caritas perché con la pandemia si è riscoperto in «fragilità economica», che nel 65,4 per cento dei casi si traduce in «reddito insufficiente» e, in più di un caso su cinque, in «assenza di reddito».
    Ma a essere colpite di più sono state le donne. Come Elisa, mamma di due bambini, originaria di Pozzuoli che riusciva a barcamenarsi finché non ha deciso di separarsi dal marito violento. «Le donne sono il 51 per cento dei nuovi poveri. Di queste il 75 per cento ha almeno un figlio e oltre un terzo è disoccupata», spiega la sociologa Federica De Lauso, curatrice con Walter Nanni del rapporto «Oltre l'ostacolo». Proprio la genitorialità, che riguarda 91 mila persone delle oltre 211 mila del campione, è uno dei fattori che contribuisce all'impoverimento: «Avere figli può essere un elemento di criticità, soprattutto se si è in una condizione di mono-genitorialità o non si è dotati di un'adeguata rete familiare di sostegno», chiarisce De Lauso. E sottolinea non solo il rischio che «i figli non riescano ad avere adeguate educazione e formazione» ma anche che «la povertà si tramandi poi dai genitori ai figli».
    Un nuovo povero su cinque, poi, percepisce il reddito di cittadinanza. «È stata una fortuna che questa misura ci fosse», commenta monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli, presidente della Caritas Italiana. «Tuttavia – spiega – si è rivelata non sufficiente. Innanzitutto perché i fruitori cui si rivolge sono ancora pochi, basti pensare che serve la cittadinanza da dieci anni e quindi una larga fetta di stranieri ne è tagliata fuori». Tanto che la percentuale di beneficiari andati alla Caritas è, tra gli stranieri, del 9,9 mentre tra gli italiani supera il 30. «Riteniamo che la platea debba essere allargata e che il reddito di cittadinanza venga riformulato come reddito di sussistenza, misura che esiste in tutti i Paesi europei, così da migliorare il criterio di proporzionalità, che oggi crea degli squilibri tra chi ha figli e chi no», chiarisce Redaelli. Drammatica anche la situazione dei giovani dai 18 ai 34 anni: se il valore medio dei nuovi poveri è del 44 per cento, in questa fascia di età si raggiunge il 57,7. Ragazzi e ragazze in cerca della prima occupazione (48,3 per cento) o, se occupati (23,3), che si sono ritrovati a affrontare un lavoro precario svanito con la pandemia. E il 2021? «Nei primi 8 mesi ci sono stati segnali incoraggianti ma c'è ancora un 37 per cento di nuovi poveri. E sale la quota dei "cronici", cioè coloro che da tempo usufruiscono dei servizi Caritas», conclude Redaelli. La Valle d'Aosta registra il record italiano di crescita di nuovi poveri. A riportare il dato è l'ultimo Rapporto della Caritas sulla povertà, riferito al 2020. Il documento segnala rispetto al 2019 una crescita del 61,1 per cento: su 838 valdostani che hanno chiesto aiuto alla Caritas l'anno scorso, 512 sono persone che non avevano mai fatto ricorso a questo canale di solidarietà.
    L'impoverimento generato da lockdown, blocco delle attività lavorative, in particolare quelle stagionali e legate al turismo, ha fatto emergere la fragilità di quei lavoratori precari, con tutele sporadiche, uomini e donne della ex piccola ricca regione alpina che hanno cercato un sostegno di cui forse non avrebbero mai creduto aver bisogno.
    «Con la pandemia molti valdostani si sono ritrovati improvvisamente in difficoltà – dice Andrea Gatto, direttore della Caritas diocesana di Aosta –. Uno degli aspetti che forse ha permesso loro di farsi avanti è stata l'attivazione del nostro numero verde. Questo ha attutito il senso di vergogna che spesso accompagna le richieste di aiuto in chi non è abituato a farle». La Valle è una regione piccola, con 125 mila abitanti, una sola città, poi tanti paesini con qualche centinaio di residenti. «Anche se forse c'è più isolamento e meno comunità di anni fa – spiega Gatto –, comunque si tratta di realtà dove tutti conoscono tutti». Non è facile tenere riservate le vicende personali. Il direttore fa però una precisazione sul dato: «È un indicatore, ma parliamo di numeri di popolazione davvero piccoli, sui quali applicare percentuali statistiche è complesso».
    Chi sono i nuovi poveri della pandemia? «Ci contattano persone che non hanno avuto subito accesso a interventi del servizio pubblico, a cassa integrazione o ristori nazionali e regionali – spiega il direttore della Caritas –. Persone con scadenze da rispettare. Ci sono proprietari di case generosi che sono venuti incontro alla situazione di emergenza, ma poi l'affitto lo devi pagare. Abbiamo anche contribuito alla spesa alimentare». Lo scenario post apice della pandemia non si presenta roseo, ma «la nostra impressione – aggiunge – è che l'aumento di nuove persone che chiedono aiuto stia rallentando».
    Maria (nome di fantasia), una giovane aostana con due figli a carico, racconta un po' della sua storia: «Mio marito era nell'edilizia, case in montagna, e dall'oggi al domani non lo hanno più chiamato per lavorare. Facevo le pulizie per poche ore in casa di alcuni vicini e davo una mano in un bar del centro. Prima della pandemia non avevamo mai pensato a noi come a persone a rischio di povertà. I nostri figli avevano il necessario per andare a scuola, per i regali di Natale, per qualche cena tutti insieme in pizzeria. In poche settimane è cambiato tutto. Eravamo "scoperti". Quando ho chiamato la Caritas ho definito così la nostra famiglia: scoperta». —
  3. LE LOGICHE POLITICHE SBAGLIATE E PERSONALI PORTANO AL LIBANO : Il "Pugno" è ancora lì, in mezzo a piazza dei Martiri, di un bianco ormai ingiallito, sbrecciato, simbolo di una "rivoluzione" tradita. C'è scritto sopra "17 ottobre 2019". Sembrano passati molti più di due anni. Allora un fiume di cittadini, due, trecentomila, debordava, in arrivo dai quartieri cristiani, sciiti, sunniti, sotto le sole bandiere nazionali, con il cedro verde in mezzo. Era la rivolta contro il sistema settario, la spartizione del potere che aveva spolpato lo Stato fino a svuotare del tutto le casse della Banca centrale. Finiti i dollari, chiuse le banche, congelati e poi evaporati i risparmi delle famiglie. Il Parlamento era sotto assedio, davanti a un'onda che sembrava inarrestabile. Il cordone dei soldati parlava con la gente, cercava di calmarla, faceva intendere che mai avrebbero sparato. È andata così, il sangue non è stato versato. Ma il sistema, la "mafia" come la chiamano i libanesi, ha vinto. Il ritorno alla logica settaria è in marcia più che mai, e lo si è visto negli scontri di giovedì al Palazzo di giustizia, con i cecchini delle Falangi cristiane che sparavano sui militanti sciiti di Hezbollah, in una battaglia durata tre ore e mezzo. Un segnale bruttissimo, lungo la Linea verde della guerra civile, a poche centinaia di metri dal punto esatto dove era scoppiata il 13 aprile 1975.
    Ancora più grave, il Libano si è spaccato di fronte a una figura simbolo. Il giudice Tarek Bitar, che indaga sull'esplosione del 4 agosto 2020, oltre duecento morti, e incarna la speranza di un "Paese normale", dove anche i potenti, i leader settari, pagano per i loro errori e malefatte. Doveva unire tutti, perché il sangue delle vittime ha lo stesso colore, al di là del credo religioso. E invece no. I partiti sciiti, Hezbollah e Amal, che più interessi hanno nel porto e si sentono investiti in pieno dall'inchiesta, hanno cominciato una campagna implacabile per rimuoverlo. Tre ricorsi alla magistratura, tutti respinti. La minaccia di far cadere il governo, quelle sempre meno velate di rappresaglie fisiche, fino a un'azione di bullismo spaventosa, ieri, quando un manipolo è entrato in casa del presidente dell'associazione delle vittime del 4 agosto, Ibrahim Hoteit, lo ha malmenato e costretto a registrare un video per chiedere le dimissioni dello stesso Bitar. Che in molti oramai chiamano il "Falcone libanese", in quanto si aspettano che salti in aria da un momento all'altro, come il premier Rafik Hariri nel 2005. L'assedio al giudice Bitar, 47 anni, una reputazione di incorruttibile che si è guadagnato quando ha fatto condannare i dirigenti di un ospedale per un caso di malasanità, cosa mai vista prima, è nella fase decisiva.
    Bitar ha chiesto un mandato di arresto contro l'ex ministro delle Finanze Ali Hassan Khalil, eminenza grigia e braccio destro dello speaker del Parlamento, lo sciita Nabih Berri. Lo accusa di "omicidio, incendio doloso, vandalismo a fini di lucro". Imputazioni gravissime, una sfida a viso aperto che ha risvegliato la coscienza civica, quel poco che è rimasto del movimento del "17 ottobre". Oggi pomeriggio i cittadini libanesi si ritroveranno per una marcia dal Palazzo di giustizia a piazza dei Martiri. Ma la logica settaria avanza, e la composizione della manifestazione ci dirà fino a che punto. Per Hezbollah e Amal il giudice è legato al potere cristiano e «sceglie i suoi i bersagli», cioè i loro uomini. Gli sciiti rivendicano giustizia per i "loro martiri", cioè i sei militanti uccisi giovedì. Vogliono contrapporre questa inchiesta a quella per la strage al porto, cercano sponde nel presidente Michel Aoun, un cristiano loro alleato, sempre più in imbarazzo. Aoun ha promesso che l'inchiesta di Bitar andrà avanti ma anche detto che i responsabili degli scontri dovranno «essere perseguiti». È un assist a Hezbollah e Amal, perché adesso bisognerà risalire ai cecchini, mettere sotto pressione i falangisti cristiani, per poi arrivare a un compromesso: non punire nessuno. Una logica di spartizione mafiosa. Che il Libano non può più permettersi. —

Propongo Giorgio Parisi in particolare dopo aver ascoltato queste parole :

#giorgioparisipresidentedellarepubblica

https://youtu.be/Mmb1YIp6_hE

https://www.facebook.com/groups/1126787494755316

Camera dei deputati: GIORGIO PARISI PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA - Firma la petizione! https://chng.it/RRhXq8m6 via @ChangeItalia

Mb

 

17.10.21
  1. PRIMA ASTENSIONE AD OLTRANZA PER LE COMUNALI , POI GIORGIO PARISI PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, INFINE ANDIAMO AL  VOTO POLITCO . PERCHE' CHI HA IL POTERE NON FA LE COSE DI TUTTI NOI PER CUI CHI VOTA SCEGLIE DELLE PERSONE CHE NON SANNO NULLA DELLA SUA VITA E DELLE SUE ESIGENZE ANCHE SE VANNO AL MERCATO PER VEDERLO PER 10 SECONDI E DARGLI UN STRETTA DI MANO CHE SI DIMENTICHERANNO APPENA GIRATO L'AMGOLO.
  2. IL GREEN PASS STA DIVENTANDO UN AFFARE DI STATO , UN ELEMENTO GIUDICO CHE NON VALIDA UN VACCINO TECNICAMENTE NON VACCINO.
  3. IL GREEN PASS E' PAGATO CON I VACCINI DI STATO A PREZZI INGIUSTIFICATAMENTE CRESCENTI  CHE NON VACCINANO.
  4. I PRODUTTORI DI ENERGIA AUMENTANO I PREZZI INGIUSTICATAMENTE PER RECUPERARE  LE PERDITE DEI LOODOWN
  5. LA FURBATA  DEL  GREEN PASS DI DRAGHI  AUMENTA  LA DOMANDA DI ENERGIA A PREZZI CRESCENTI E SALARI CON POTERE D'ACQUISTO DECRESCENTE.
  6. GLI SBERLEFFI GIORNALISTICI DI ISPIRAZIONE POLITICA DI MAGGIORANZA STANNO SOTTOVALUTANDO LA PROTESTA NO GREEN PASS .
  7. DRAGHI AVREBBE DOVUTO MITIGARE LA TENSIONE SOCIALE . INVECE LA MANCANZA DI SENSIBILITA' SOCIALE DI DRAGHI E DELLA STAMPA HA FATTO TRABOCCARE IL VASO ANCHE SE SI FA DI TUTTO PER ORIENTARE L'OPINONE PUBBLICA A VEDERE QUELLO CHE NON C'E' AD INIZIARE DALLA SICUREZZA DELLA FURBATA DEL GREEN PASS PER FINIRE ALL'EROSIONE DEI REDDITI , PER CHI LI HA, A CAUSA DELL'INFLAZIONE DA COSTI ENERGETICI.
  8. IL VACCINO CHE NON VACCINA : VISTA L'EPIDEMIA CHE STA PER TORNARE COME E' TORNATA IN INGHILTERRA.   Record di contagi in Gran Bretagna
    Quasi 45 mila al giorno !  Contagi nel complesso contenuti: ieri l'Unità di crisi regionale ha comunicato 203 nuovi casi di persone risultate positive al Covid. Ricoveri sostanzialmente stabili: invariati nelle terapie intensive (restano 20), in leggero aumento (+2) nei reparti ordinari. Poco più di 3 mila (3 .067) le persone in isolamento domiciliare). Due decessi.
    La fotografia di un virus che continua a circolare ma senza effetti devastanti, grazie al progredire della campagna vaccinale. Un altro indicatore è la discesa della curva, da una decina di giorni, anche nelle acque reflue, dove ormai il virus può essere rilevato: un altro segnale incoraggiante dopo l'esito dell'ultimo monitoraggio regionale sul fronte scolastico.
    Ieri in Piemonte sono state vaccinate 20.487 persone: 6.979 è stata somministrata la seconda dose, a 7.494 la terza dose. L'80% dei pazienti Covid che si trovano ricoverati in terapia intensiva non è vaccinato. In particolare, dei 20 ricoveri attuali in terapia intensiva 16 riguardano pazienti non vaccinati (8 uomini e 8 donne), altri 4 sono invece pazienti vaccinati ma con un quadro clinico serio per patologie pregresse (2 uomini e 2 donne). Dei 177 ricoveri in terapia ordinaria i pazienti non vaccinati sono 93.
  9. ELETTORI TRADITI : Massimiliano Facchinetti ieri all'alba era fuori dal deposito dell'Azienda dei Trasporti Milanesi (Atm), per cui lavora da 26 anni. Alle 12 invece è andato all'Arco della Pace con un nutrito gruppo di colleghi per protestare con i No GreenPass. Facchinetti, 53 anni, «in perfetta salute», è uno dei 272 dipendenti che non si è sottoposto né a vaccino, né a tampone 48 ore prima di iniziare il turno, né ha un certificato di guarigione dal Covid. Da bergamasco rivendica la sua «fortuna: non mi sono contagiato». Spiega che sono «sospesi fino al 31 dicembre». In realtà sono «assenti ingiustificati» che non percepiranno lo stipendio per i giorni in cui non si presentano al lavoro. «Considerando che sono circa 150 euro al giorno, tra stipendio, contributi, una parte di tredicesima, una parte di quattordicesima e la produttività, e che saremo assenti per 75 giorni, fanno un totale di oltre 11 mila euro». E allora, non sarebbe meglio averlo? «No, perché vorrebbe dire avallarne il senso». Facchinetti è pronto ad andare avanti a oltranza anche perché «non ho figli né parenti e posso mantenermi» ma si augura di «poter portare avanti questa lotta in tutta Italia insieme ad altri». Di vaccino non vuole neanche sentir parlare: «Non lo faccio per contrarietà e per paura, visto che ci sono state reazioni allergiche». E il medico, l'ha consultato? «Quello della mutua non capisce niente, non mi fido». «A Trieste siamo spiriti liberi, è così da sempre». Pietro ha 25 anni, studia al conservatorio, sogna di diventare un musicista ma ha scelto di abbandonare il pianoforte per andare a scandire i cori che invocano «Libertà» e «No Green Pass». È uno dei tanti, cinquemila, diecimila, difficile dirlo. Di certo il vialone del porto che di solito ospita colonne di tir, per un giorno straborda di una moltitudine di persone unite contro l'obbligo del certificato verde. Il credo che le accomuna viene riassunto a più riprese da Stefano Puzzer, il leader del coordinamento dei lavoratori portuali (Clpt), volto e anima delle protesta. «La libertà è un diritto sancito dalla Costituzione, non siamo disposti a rinunciare. Andremo avanti finché non arriveranno risposte dal governo». Quando parla lui, la folla si ammutolisce: è l'unica regola (non scritta) della mobilitazione e tutti la rispettano.
    Tra i primi ad arrivare all'alba c'è Liliana, 88 anni: «Fuori siamo sereni - racconta mostrando un'immagine della Madonna -, ma dentro abbiamo il fuoco». Lei ha scelto di non vaccinarsi perché «non mi hanno fatto capire che cosa c'è dietro». In mezzo ai portuali aiuta a sistemare le provviste che giungono da ogni dove: croissant, focacce, panini, bibite, birre. Ogni pacchetto un applauso. Una donna che si firma Lin invia un salame accompagnato da un biglietto: «Poca cosa ma con il cuore, grazie per averci dato coraggio». Tutti apprezzano, qualcuno si commuove, in molti mangiano. A metà tra il più classico dei picchetti operai e un festoso happening, la giornata fila via liscia senza particolari tensioni. Certo, in generale chi indossa la mascherina e i giornalisti «servi del governo» non sono visti con simpatia, ma quasi sempre gli attriti si risolvono senza problemi.
    La polizia c'è e osserva a distanza. Tra fumogeni, tamburi e striscioni, si ascolta musica, si festeggia, si insulta Draghi, si balla. Un repertorio di brani pop che mettono allegria a tutti. Un'allegria che diventa euforia quando parte «Tanti auguri» di Raffaella Carrà e la folla trasforma il «da Trieste in giù» in un grido di battaglia pronunciato all'unisono. Alessandro, 40 anni, è venuto col figlio Daniele che di anni ne ha 14: «Ci usano per un esperimento ma non siamo cavie, lo faccio anche per lui», dice indicando il figlio. Tutti rifiutano di dare alla manifestazione una connotazione politica anche se gli spunti non mancano. Mentre Fabio Tuiach, operaio portuale, consigliere comunale fuoriuscito dalla Lega si dichiara «neofascista vicino a Forza Nuova e cattolico tradizionalista», poco più in là distribuiscono volantini della rivista Spartaco, l'organo della Lega trotskista d'Italia che inneggia alla «rivoluzione comunista dalla parte dei lavoratori».
    Ma questo strano accostamento non sembra creare imbarazzi a nessuno, appena un attimo di nervosismo nel pomeriggio quando vola un cazzotto, subito arginato dagli organizzatori. Il movimento è «apartitico» ma in piazza vige un liberi tutti di pensieri e parole. Per Francesco, fisioterapista, «siamo diventati un popolo di pagani, dove la nuova religione è lo scientismo che arricchisce le multinazionali del farmaco». Fianco a fianco si ritrovano persone vaccinate, altre che dicono «meglio la morte che l'iniezione», convinti negazionisti, tiepidi scettici e anche qualche sostenitore delle teorie complottiste dell'arcivescovo Viganò. Sui portuali però, tutti d'accordo: loro sono i veri eroi e il danno economico è l'unica arma per farsi ascoltare. E qui viene il dunque. Mentre i lavoratori protestano il porto riduce le attività, ma non si ferma. Per Puzzer il presidio coinvolge «il 40%» dei lavoratori senza impedire a chi è contrario allo sciopero di prendere servizio. A fine giornata il bilancio è di un traffico più che dimezzato. Su questo fronte la vera sfida inizia oggi e di questo sono tutti consapevoli. A partire da Gianluigi Paragone, leader del movimento "Italexit", unico politico a presentarsi ai cancelli. Che la piazza abbia molte facce e sia affollata di persone comuni, giovani, anziani, studenti e lavoratori è un dato di fatto.
    Sabrina ha 27 anni: «Sono una progettista, non voglio il Green Pass e da oggi perdo il lavoro - confida -, ma non scambio la mia vita e la mia libertà con un tampone da 15 euro». Enrichetta di anni ne ha 43 ed è un'insegnante nella scuola dell'infanzia: «Farò due tamponi a settimana, 30 o 40 euro, rinuncerò alle spese superflue, non posso permettermi di non lavorare». Giorgio, 40 anni, arriva da Venezia ed è un istruttore di voga veneta. Anzi era, perché anche lui è rimasto a casa. «Ho scelto di restare senza stipendio, sono pronto ad andarmene dall'Italia».
    Poi Emanuele, 26 anni, pasticcere: «Guadagno poco più di mille euro al mese, il nostro capo sta pensando di chiudere fino a dicembre». Lo stipendio è una preoccupazione che accomuna un po' tutti. Come Mariko e Marco, che ieri in strada hanno scelto di portare anche i loro due bambini di uno e tre anni. «Faccio l'autista e sono l'unico che lavora in famiglia. Ho scelto di resistere come hanno fatto i miei nonni ebrei quando hanno vietato loro di andare a scuola. Se non facessi questa battaglia non potrei alzarmi la mattina e guardarmi allo specchio». Green Pass obbligatorio e ultimo giorno di campagna elettorale. Il mix poteva essere esplosivo, ma la bufera che l'Italia ha evitato fa abbassare i toni anche alla politica. I controlli a Montecitorio e a Palazzo Madama filano lisci, anche perché i parlamentare sono in giro per i ballottaggi. I distinguo tra i partiti però restano, Matteo Salvini, dopo essersi attribuito parte del merito del successo della giornata, insiste nelle critiche: «Siamo fra i Paesi più vaccinati al mondo e il certificato obbligatorio per andare a lavorare c'è solo in Italia: o sta sbagliando tutto il mondo, o stiamo esagerando noi», dice a Torino chiudendo la campagna di Paolo Damilano, per poi aggiungere l'auspicio, «spero che questo obbligo decada presto, a novembre o al massimo alla fine dell'anno, perché vorrebbe dire che il Covid lo abbiamo ricacciato indietro». Il presidente del Piemonte Alberto Cirio lo corregge: «Il Green Pass è uno strumento di libertà».
    La battaglia della Lega non è soltanto dialettica. Lunedì, proprio mentre inizierà lo spoglio delle schede dei ballottaggi, in Senato scade il termine per la presentazione degli emendamenti sulla conversione del decreto che introduce l'obbligo di Green Pass sui luoghi di lavoro. Da lì si capirà se il Carroccio continuerà a dare battaglia come ha fatto il mese scorso, oppure la linea sarà diversa. Il capogruppo Massimiliano Romeo non si sbilancia: «I nostri emendamenti saranno migliorativi e seguiranno la linea di quanto ha dichiarato il nostro segretario».
    L'ala dura si scalda e aspetta indicazioni, ma già prepara emendamenti abrogativi, circa 50, che, se confermati, riaprirebbero non solo lo scontro con il governo, ma quello interno al partito, accentuando lo scontro tra governisti e massimalisti che si è sopito nelle ultime settimane, ma è sempre sul punto di esplodere (ieri Salvini e Giorgetti erano insieme a Varese). Nel centrodestra però ognuno va per conto suo: «Ha vinto il buonsenso - dice Licia Ronzulli, vicepresidente del gruppo al Senato di Forza Italia -. Le poche centinaia di manifestanti che hanno sfilato contro il Green Pass lo hanno potuto fare per merito degli oltre 43 milioni di italiani che si sono vaccinati con l'intero ciclo». Di diverso avviso la leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni: «Il modo con cui il governo ha gestito la vicenda dei vaccini e del Green Pass ha contribuito ad aumentare la tensione». —
  10. CON IL GREEN PASS SI PUO' FUMARE :     Che fumare sigarette provochi danni elevatissimi alla salute dell’uomo è ormai un fatto più che conclamato, ma i risultati dell’ultima ricerca condotta dall’Istituto dei Tumori di Milano sono a dir poco scioccanti.

    Lo studio del centro oncologico milanese ha infatti verificato che un fumatore emette una quantità di micro-polveri tre volte più elevata di quella immessa nell’aria dallo scarico di una motocicletta di grossa cilindrata. Entrando nel dettaglio, si scopre che una persona che fuma per circa otto minuti di fila inquina da quattro a sei volte più di un autotreno e addirittura da dieci a quindici volte più di un’auto con motore diesel omologato euro 3.
    Mercato auto Italia 2021: diesel in caduta libera

    Roberto Boffi, responsabile della Pneumologia e del Centro antifumo dell’Istituto Tumori milanese, ha infatti dichiarato:

    La sigaretta emette polveri fini e ultrafini superiori ai più grossi motori contribuendo così direttamente all’inquinamento atmosferico delle nostre città. Per eseguire le misurazioni è stato utilizzato un apparecchio portatile la cui tecnologia si basa sul principio della diffrazione laser ed è in grado di esprimere la quantità degli inquinanti PM1, PM2,5 e PM10 – Boffi ha inoltre aggiunto – Abbiamo condotto diverse sperimentazioni, i cui esiti sono stati tutti pubblicati su riviste scientifiche internazionali (qui lo studio completo) e siamo giunti alla conclusione che tra i vari mezzi di trasporto, nulla emette tanto particolato quanto una sigaretta.

    Diesel e benzina Euro 4: limiti alla circolazione

    Nonostante l’Italia ha il triste primato di parco auto circolante più vecchio d’Europa, nel nostro Paese il fumo di sigaretta resta la principale causa di malattie polmonari. Nell’85% dei casi si tratta di tumore polmonare e a questo dato si aggiungono molte altre patologie.

    Il luminare italiano ha infatti spiegato che:

    Sono una trentina le malattie, fra le più diffuse, che hanno come maggiore responsabile il fumo, attivo e passivo. Ci sono una dozzina di diversi tipi di cancro, malattie respiratorie e cardiovascolari, patologie dentali, delle ossa, della pelle e persino la disfunzione erettile. In tutto, sono oltre 93mila ogni anno in Italia le morti provocate dal tabacco, circa 43mila delle quali per tumore. Più di un quarto dei decessi riguarda persone ancora giovani, fra i 35 ed i 65 anni d’età.
  11. LANDINI INNAMORATO DI DRAGHI :Chiudere la pagina dello scontro sul Green Pass. La giornata di Trieste, i camion che con poche difficoltà entrano ed escono dal porto, sembra la fine di un incubo. Quello temuto per mesi dai sindacati: l'ipotesi della rivolta di piazza quando fosse diventato obbligatorio il certificato verde per lavorare. A Trieste il porto non si ferma. Sono gli stessi lavoratori, quelli in protesta contro l'obbligo del Green Pass, a tenere a distanza i movimenti politici che in nome della solidarietà No Vax tentano di saltare sul carro dei dissidenti nei luoghi di lavoro. Si dimostra così, numeri alla mano, che il certificato non divide i lavoratori ma isola solo una sparuta minoranza. La minaccia di Stefano Puzzer, leader dei portuali triestini, «con il Green Pass avrete un Natale senza regali», si dimostra presto un'arma spuntata. Al punto che la vera rivolta è quella di segno opposto: l'ira dei lavoratori vaccinati che non vogliono pagare con le tasse i tamponi di chi non vuole la dose.
    Nella sede della Cgil nazionale sono ore di tensione. Si prepara la manifestazione antifascista di oggi, la risposta all'aggressione dell'onda nera negli uffici che furono di Di Vittorio. Nell'attesa i televisori trasmettono, fin dal mattino, le immagini della piazza triestina e delle analoghe proteste a Genova. «È positivo – dice Maurizio Landini ai suoi – che alla fine la tensione sia calata. Del resto proseguire la protesta dopo che il Viminale aveva concesso a quei lavoratori i tamponi gratuiti non sembrava più avere molto senso». Semmai ora il rischio è per il governo, ragionano i sindacati. Perché dopo questo precedente nascerà la spinta affinché le deroghe si moltiplichino in tutto lo Stivale, da Trieste in giù. Non sarà facile, né per Draghi né per i sindacati bloccare quelle richieste. Ma, nonostante le sbavature, è chiaro che la fase è cambiata. Ed è evidente a tutti che una lotta a prescindere contro il Green Pass rischia di esporre l'ala più radicale del movimento sindacale alla rivolta della sua stessa base. Un blocco generalizzato per difendere il diritto di pochi a non vaccinarsi mettendo a rischio la paga di tutti non sarebbe capito dai lavoratori.
    Per questo Cgil, Cisl e Uil sperano che la spinosa questione del Green Pass si possa considerare conclusa. «Abbiamo da affrontare nelle prossime settimane importanti progetti di riforma che vorremmo condividere con il governo per evitare di trovarci di fronte al fatto compiuto», dice Landini. Quello è il nuovo terreno della trattativa di fine anno. Sul certificato verde resta ancora aperta la proposta «di una defiscalizzazione per le imprese che pagano il tampone ai dipendenti», dice il segretario generale. Ipotesi che infatti non solo Confindustria ma anche i sindacati appoggiano. Una strada come un'altra per trasferire sulla fiscalità generale il costo dei tamponi, ma in questa fase non c'è spazio per simili distinguo. Il nodo sono dunque le riforme prossime a venire. E come verranno recepite nella fase delicata della scrittura delle legge di stabilità. Perché nelle prossime settimane si decideranno le regole del gioco della grande ristrutturazione post-pandemia: «Dovremo stare attenti – dice Landini – a combattere la precarietà e la disuguaglianza. Gran parte dei nuovi contratti di lavoro che si firmano in questi mesi è a tempo determinato. Lavoro a scadenza che aumenta ancora l'incertezza e le differenze sociali». Bisogna fare presto e capire subito se il governo vuole ascoltare le proposte del sindacato su temi che coinvolgono direttamente il mondo del lavoro. Perché il combinato disposto (come direbbero i giuristi) tra la riforma del welfare, quella degli ammortizzatori sociali e della delle pensioni rischia di creare un unico grumo di norme che stabiliranno chi nei prossimi anni continuerà a lavorare e chi invece è giudicato inadatto ai cambiamenti che si intravedono all'orizzonte e dunque è meglio che vada in pensione. Su tutta questa partita aleggia l'incognita di una riforma fiscale che dovrebbe spostare una parte del peso delle tasse dalle buste paga alle rendite. Grandi disegni di riforma che nel corso dei decenni hanno partorito piccoli topolini. Ora, con i denari del Pnrr a disposizione, c'è l'occasione per una riforma strutturale che non può fallire. In corso d'Italia si spera che almeno sulle pensioni Draghi conceda qualcosa.
    Il sindacato della sinistra non può certo auspicare un cedimento a Salvini ma è evidente che Palazzo Chigi qualche bandierina al leader leghista la dovrà pur concedere. E se non sarà il mantenimento di quota cento, sarà certo un provvedimento che ne attutisca in qualche modo gli effetti della fine. Questi sono i temi della fase due. La fase uno si spera sia alle spalle. Anche se la battaglia sul certificato verde ha lasciato pesanti strascichi facendo emergere l'onda nera del fascismo. E ieri a Bologna, nel corteo dei No Pass, sono volati insulti a Landini e a Liliana Segre. Spezzare il filo nero è la parola d'ordine della manifestazione sindacale di oggi a Roma.
  12. IL DIRITTO DI PAROLA DI FICO SENZA IL POTERE DI DI MAIO : Di fronte alla brusca frenata del processo Regeni, il centrodestra si chiude in un ostinato silenzio, mentre le forze del campo progressista mostrano la loro delusione e chiedono al governo di mettere in campo uno sforzo maggiore per sbloccare l'impasse. A partire dalla rogatoria per ottenere i recapiti dei quattro agenti dei servizi segreti a cui deve essere notificato il rinvio a giudizio. Una richiesta che «dovrà essere sostenuta da tutto lo Stato italiano con grande forza», sottolinea il presidente della Camera Roberto Fico, tra i più vicini – in questi anni – alla famiglia Regeni. La decisione della corte d'assise di Roma rappresenta «senza dubbio uno stop – ammette Fico -, ma andremo avanti fino alla fine, perché vogliamo gli indirizzi delle persone rinviate a giudizio e li avremo in tutti i modi». Il segretario del Pd Enrico Letta si limita a inviare, con un tweet, «un pensiero alla memoria di Giulio, in questi giorni tristi per la sua famiglia e per tutti noi». In Parlamento si sollevano però perplessità per la scelta del tribunale di Roma che, come sostiene il presidente della commissione parlamentare d'inchiesta per la morte di Regeni, Erasmo Palazzotto, «rischia di far prevalere il tentativo delle autorità egiziane di ostacolare la giustizia e la ricerca della verità». Un plauso viene rivolto al governo per esserci costituito parte civile nel processo, ma questo gesto, evidenzia ancora l'esponente di Sinistra italiana, «pone in capo al governo maggiori responsabilità nel dovere esercitare, con ogni strumento a sua disposizione, una pressione diplomatica e politica affinché l'Egitto collabori». Anche il deputato di Italia viva Massimo Ungaro, componente della commissione d'inchiesta per il caso Regeni, chiede al governo di alzare la pressione sull'Egitto e si sfoga per «la doccia fredda sulla ricerca di verità e giustizia per Giulio, frutto della mancanza di collaborazione da parte del Cairo».
    La delusione è diffusa. Non la nasconde nemmeno la vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, Elly Schlein, che ieri era a Roma per seguire la prima udienza: «Il governo egiziano ha negato gli indirizzi degli imputati e l'elezione di domicilio sperando esattamente in questo esito. Ma così si rischia di certificare che in qualsiasi regime si possa fare qualunque cosa a un cittadino di un altro Paese, basta che poi il governo nasconda bene gli esecutori materiali, negando la minima collaborazione ed anzi provvedendo a ostacolare costantemente il corso della giustizia e la ricerca della verità». È un momento di «amarezza - conclude -, ma bisogna continuare a battersi». Nessuno, invece, tra le file del centrodestra, interviene sul caso. Non una parola sulla decisione della Corte, né una richiesta da portare al governo. —
  13. SERVONO CORRIDOI UMANITARI SUBITO PER L'AFGHANISTAN : Kabul, Kunduz, Kandahar. L'Isis colpisce una moschea a settimana in un'escalation che ha come principale obiettivo la minoranza sciita hazara. L'ultima strage, ieri all'ora della preghiera di mezzogiorno, ha visto i jihadisti, alla ricerca di un nuovo califfato in Asia centrale, fare strage nella culla e roccaforte dei taleban. A Kandahar il mullah Omar, assieme a una cinquantina di studenti coranici, aveva fondato nel 1994 il movimento che si è preso l'Afghanistan per ben due volte, nel 1996 e lo scorso 15 agosto. Ma adesso i nuovi padroni del Paese sono in difficoltà di fronte a nemico dall'ideologia simile, anche se portata alla massima esasperazione. L'Isis-K, dove K sta per Khorasan, provincia più orientale dei grandi imperi islamici del passato, ha cellule nelle principali città, sfida le forze di sicurezza talebane dove si credono più forti, e intanto conduce un'implacabile campagna settaria contro gli sciiti, considerati "kuffar", miscredenti.
    A Kandahar i terroristi hanno schierato quattro kamikaze. Due si sono fatti esplodere all'ingresso, gli altri ne hanno approfittato per penetrare nella sala di preghiera e innescare i detonatori in mezzo ai fedeli. Il bilancio, ieri sera, era salito a 67 morti e un centinaio di feriti. Sul posto sono accorse decine di ambulanze le autorità talebane hanno fatto un appello per le donazioni di sangue. Il portavoce del ministro dell'Interno, Sayed Khosti, ha espresso il suo «dolore per il massacro in una moschea dei nostri fratelli sciiti». Le forze speciali sono accorse sul posto e hanno promesso di «portare i colpevoli davanti alla giustizia islamica». L'accenno alla "fratellanza" con gli sciiti fa parte dell'offensiva propagandistica per convincere la comunità internazionale che il risorto Emirato è tollerante e rispetta diritti umani e minoranze. In questo momento i taleban hanno bisogno di aiuti internazionali e soprattutto dello sblocco dei fondi della Banca centrale congelati negli Stati Uniti, oltre nove miliardi.
    Delegazioni sono andate a Doha, dove hanno incontrato funzionari americani, e poi in Turchia, in cerca di sostegno. Ma la facciata diplomatica nasconde una realtà molto diversa. I diritti delle donne sono calpestati. Via dai posti di lavoro, fuori dalle scuole superiori. È tornata la sharia e le orrende esecuzioni in piazza. L'apertura verso le minoranze è limitata, a dir poco. Una mezza dozzina di posti nel governo per tagiki, uzbeki e hazara, che pure rappresentano metà della popolazione. Gli hazara, i più discriminati perché sciiti, denunciano espropri, esodi forzati ed esecuzioni nelle province di Bamiyan e Daykundi. Il timore è che si torni ai tempi del mullah Omar, che lasciava mano libera agli alleati di Al Qaeda. Nel 2000 i jihadisti massacrarono migliaia di hazara a Mazar-e-Sharif, nel Nord. I tempi sono cambiati. Il grande protettore degli sciiti, l'Iran, ha un atteggiamento generoso nei confronti dei "nuovi taleban", invia aiuti, a patto però che rispettino gli hazara. Un equilibrio molto precario che l'Isis potrebbe presto spezzare.
  14. ECCO PERCHE' L'EUROPA NON VUOLE GLI IMMIGRATI CHE RESTANO INCONTROLLATI IN ITALIA : Accoltellato più volte e ucciso nel suo collegio, nel corso di un incontro con i suoi elettori: è morto così, all'interno di una chiesa metodista in una cittadina a est di Londra, il deputato David Amess. Un'aggressione che fa ripiombare il Paese nell'orrore e i deputati nella paura, come cinque anni fa, quando alla vigilia del referendum sulla Brexit la deputata Jo Cox venne colpita a morte in circostanze analoghe. «Quanto successo fa tornare tutto alla mente: il dolore, la perdita, ma anche l'affetto che ci è arrivato dopo la morte di Jo», ha detto Brendan, il marito della deputata uccisa nel 2016. «Spero che ora saremo in grado di fare lo stesso per David».
    Il presunto aggressore, un uomo di origini somale di 25 anni, è stato arrestato e l'arma del delitto rinvenuta sul luogo dell'attentato. Al momento non ci sono altri sospetto ed è mistero sul movente. Ma in serata la polizia ha fatto sapere che l'indagine sarà condotta dall'anti-terrorismo.
    Amess, 69, deputato della maggioranza Tory che sostiene il governo di Boris Johnson, era nel suo collegio elettorale per un incontro con gli elettori nella cittadina costiera di Leigh-on-Sea, nell'Essex. Secondo le prime ricostruzioni, l'aggressore è entrato nella chiesa verso mezzogiorno (le 13 in Italia) e si è lanciato su Amess, colpendolo molte volte, forse una dozzina, tra l'orrore dei partecipanti. I paramedici gli hanno prestato soccorso sul pavimento della chiesa, non sono riusciti a salvarlo.
    Amess era un deputato vicino all'ala più conservatrice del partito. Sposato, cinque figli, ha avuto una carriera lunga (era entrato ai Comuni per la prima volta nelle elezioni del 1983 vinte a valanga dalla Thatcher) ma non ha mai ricoperto incarichi ministeriali. Si batteva per la protezione degli animali, aveva votato a favore della Brexit e per il divieto della caccia alla volpe, era un cattolico anti-abortista, monarchico e contrario ai matrimony gay.
    La sua morte ha provocato la condanna unanime di tutte le forze politiche, con deputati, ministri del governo e membri dell'opposizione che si sono dichiarati «scioccati» e «affranti» per la notizia. «David era una delle persone più gentili, buone e cortesi della politica», ha detto il premier Johnson. «Abbiamo perso un grande servitore dello Stato, e un amico e collega molto amato. Siamo tutti in stato di choc».
    L'attentato riapre le polemiche sulla sicurezza dei deputati nel corso degli incontri con gli elettori, che tipicamente si tengono il venerdì, quando il Parlamento non è in seduta. È una consuetudine cara ai politici in quanto espressione della democrazia britannica e di un rapporto diretto con l'elettorato, ma li rende vulnerabili. I deputati sono senza scorta, incontrano le persone in luoghi pubblici, non sorvegliati, in cui chiunque può presentarsi senza bisogno di prenotazione. Jo Cox, che era laburista, fu uccisa in un attacco analogo, a margine di una riunione con gli elettori, colpita da un estremista di destra. E nel 2010, un altro deputato laburista, Stephen Timms, venne ferito da due pugnalate. «La verità è che incontriamo elettori tutto il tempo, siamo in giro, siamo sempre disponibili, dobbiamo essere disponibili, è ciò che rende il sistema parlamentare britannico uno dei più accessibili al mondo», ha detto l'ex leader conservatore Ian Duncan Smith. «Non vogliamo sentirci spaventati o intimiditi». Ma il presidente della Camera dei Comuni Lindsay Hoyle e il ministro degli Interni Priti Patel hanno già annunciato una revisione delle misure di sicurezza, e molti già invocano la presenza di agenti di polizia in occasione di questi incontri.
  15. MERKEL SUPERATA ORA TOCCA AD URSULA  PER NON FAR SCIOGLIERE L'EUROPA IMPOSSIBILE E PRODIANA?  È un'equilibrata composizione di opposti l'accordo raggiunto ieri a Berlino dai vertici dei tre partiti della nascente coalizione semaforo: socialdemocratici, Verdi e Liberali. Una composizione che ottiene il placet dalla cancelliera uscente Angela Merkel, che dall'alto della sua autorità super partes, rassicura l'Europa: «Sarà un governo pro-europeo che sa cosa significa la pace e la libertà», ha detto da Bruxelles, a margine di una visita al premier belga Alexander de Croo.
    Per ora la futura coalizione è stata impegnata a stabilire pesi e contrappesi al suo interno, per raggiungere un equilibrio difficile ma possibile. E tutto è confluito in un documento di 12 pagine che incorpora i punti chiave di un futuro contratto di coalizione, ora al vaglio dei partiti. Ciascuno ha potuto mettere a segno il proprio punto qualificante: i Verdi hanno portato a casa l'uscita dall'energia a carbone «idealmente» (così nel testo) entro il 2030, i socialdemocratici il salario minimo a 12 euro, mentre i Liberali sono riusciti a evitare l'aumento delle tasse e l'introduzione di nuove imposizioni, tra cui la temuta patrimoniale. Nel compromesso ogni partito ha ceduto qualcosa in cambio di qualcos'altro. I verdi hanno ottenuto, oltre all'uscita anticipata di 8 anni dall'energia prodotta dal carbone, il consenso sul potenziamento delle rinnovabili, la decisione di destinare il 2% del territorio nazionale all'eolico (ora è lo 0,9%) e l'estensione delle infrastrutture di ricarica per le auto elettriche. Di contro i Grünen hanno ceduto sull'addio alle auto a combustione entro il 2030, sul limite di 130/h in autostrada, sulla patrimoniale e sul sussidio ai redditi bassi per i costi dell'energia, così come sull'abolizione del freno al debito. I Liberali del Fdp l'hanno avuta vinta sul «no a nuove tasse», sull'alleggerimento fiscale per l'energia elettrica da fonti rinnovabili, sugli interventi per «sburocratizzare» la macchina pubblica accelerando la digitalizzazione e hanno scongiurato il limite dei 130 km/h. «La protezione del clima non si fa con i divieti ma con l'innovazione tecnologia» è stato il motto del Fdp in questi mesi. Non ha avuto quindi difficoltà a sostenere il potenziamento delle infrastrutture per la mobilità elettrica. D'altra parte ha dovuto cedere sul salario minimo. «Quello andava accettato» ha detto il leader del Fdp Christian Lindner, conscio che il leader dell'Spd Olaf Scholz aveva ribadito fino all'ultimo: «Se sarò cancelliere, ci sarà il salario minimo a 12 euro». I socialdemocratici riescono a far passare molti dei loro punti qualificanti: nessun taglio alle pensioni pubbliche mentre si aprono le porte ad una riforma delle pensioni private, un mega-piano di investimenti per l'edilizia popolare, nuove misure contro la povertà infantile, e una riforma del sussidio per chi non lavora. In cambio l'Spd ha dovuto rinunciare all'introduzione di tasse sui redditi più alti. Il punto debole di tutto l'impianto, sostiene la Cdu ormai pronta a fare opposizione, è il profilo finanziario dell'accordo. Se è vero che non si vuole rinunciare al meccanismo del freno al debito, come concesso all'Fdp, come si possono finanziare gli investimenti senza alzare le tasse? Il diavolo è nei particolari. Negli ultimi due anni il freno al debito è stato sospeso per contingenze straordinarie legate alla pandemia. Non è escluso, che si possa sospendere ancora nel 2022, pur rimanendo nella cornice giuridica esistente.
  16. IL POTERE NON E' INFINITO COME CREDONO PER  BERLUSCONI I SUOI ELETTORI ED ALLEATI  : È stata per anni la sua gallina dalle uova d'oro. A lungo Vincent Bolloré, in Italia azionista di maggioranza di Tim e socio rilevante di Mediaset, ha attinto ai generosi profitti realizzati dal suo gruppo in Africa per finanziare i raid finanziari. Le cose vanno ancora alla grande per la controllata Bolloré Africa Logistics (2,1 miliardi di euro di fatturato nel 2020: possiede sedici concessioni portuarie e tre ferroviarie), ma, secondo Le Monde, il magnate francese vorrebbe vendere quegli asset al miglior offerente.
    Il gruppo Bolloré ha chiesto alla «banca d'affari Morgan Stanley – scrive il quotidiano – di sondare discretamente l'interesse di acquirenti potenziali, in particolare i grandi nomi del trasporto marittimo». A Parigi gira già qualche nome, come il francese Cma Cgm, il danese Maersk o il cinese Cosco Shipping, che gestisce il porto del Pireo in Grecia. La valorizzazione di quella filiale di Bolloré è stimata trai due e tre miliardi di euro. Fu nel lontano 1986, quando mise le mani sulla francese Scac, allora privatizzata, che sbarcò nel continente.
    Ma perché vendere? Tanto più che infrastrutture e porti africani, in questa fase effervescente di post-pandemia e di corsa alle materie prime, sono utilizzati al massimo delle capacità. Però, Monsieur Bolloré sa bene che bisogna comprare quando le cose vanno male e vendere quando vanno bene, ci ha costruito la sua fortuna… Senza contare che l'imprenditore è stato rinviato a giudizio in Francia, accusato di corruzione proprio in Togo e Guinea, dove avrebbe finanziato le campagne elettorali dei rispettivi presidenti per ottenere le concessioni dei porti di Lomé e Conakry. Certe società già oggi si rifiutano di lavorare nell'area con il gruppo a causa dello scandalo. Poi Bolloré potrebbe utilizzare il nuovo cash per un'Opa da lanciare sull'intero capitale di Vivendi, che attualmente controlla, ma con una quota di appena il 27%. E Vivendi, ormai risanata, è la sua nuova gallina dalle uova d'oro.

Propongo Giorgio Parisi in particolare dopo aver ascoltato queste parole :

#giorgioparisipresidentedellarepubblica

https://youtu.be/Mmb1YIp6_hE

https://www.facebook.com/groups/1126787494755316

Camera dei deputati: GIORGIO PARISI PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA - Firma la petizione! https://chng.it/RRhXq8m6 via @ChangeItalia

Mb

 

16.10.21
  1. LE LEGGI GIUSTE DOVREBBERO GARANTIRE DEI DIRITTI. CHE DIRITTO E' L'OBBLIGO DEL GREEN PASS ? QUELLO A UN VACCINO INUTILE PER IMMUNIZZARE DA UN VIRUS CHIMERA COSTRUITO APPOSTA PER NON AVERE ANTIVIRUS ?
  2. LA VALIDITA' DEL GREEN PASS SUPERERA' QUELLA DEL VACCINO ? 6 MESI ?
  3. ECCO PERCHE' DRAGHI NON PUO' PIU' GOVERNARE IL PAESE NONOSTANTE L'APPOGGIO DI PRODI CHE PUNTA AL QUIRINALE :    Il costo del tampone non può essere a carico dell'azienda, ma del lavoratore che lo deve fare. Questa è la linea del presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, ribadita ieri durante l'incontro con Enrico Letta e la segreteria del Pd. Tuttavia, nel variegato universo imprenditoriale, molti stanno pensando di seguire una strada diversa. Nelle ultime ore si segnalano sempre più esempi di imprese che fanno sapere di voler pagare i test rapidi ai propri addetti non vaccinati per non mettere a rischio l'operatività degli uffici e dei capannoni. E anche il governo sta pensando di introdurre ulteriori detrazioni aiutando chi paga i tamponi ai dipendenti. Già adesso è in vigore un credito d'imposta del 30% sulle spese per sanificazione e sicurezza nei luoghi di lavoro che, a questo punto, sembra destinato ad essere rafforzato.
    Oggi scatta l'obbligo del Green Pass, ma molte aziende non subiranno un contraccolpo dal punto di vista organizzativo perché hanno deciso di offrire i tamponi a chi è sprovvisto del lasciapassare vaccinale. È il caso di Piquadro, marchio di zaini e valigie, che pagherà per tutti gli addetti che ne fanno richiesta. Anche Ducati Motor, come molte altre aziende metalmeccaniche del Bolognese, sosterrà le spese per i test anti Covid. In prima fila ci sono pure Toyota Material Handling e Bonfiglioli, il gruppo esperto in motoriduttori che ha aperto uno sportello negli stabilimenti per effettuare gli esami antigenici.
    Ima, industria che produce macchine automatiche, annuncia che rimborserà i tamponi per un mese, dando tempo così a chi non si è ancora vaccinato, di farlo.
    L'ex Ilva di Taranto assicurerà il Green Pass a circa 1.600 operai non vaccinati, a fronte di 8.200 che invece sono in regola. L'acciaieria ha organizzato ingressi separati e ambulatori medici in funzione dal lunedì al sabato dalle 8 alle 20 e la domenica mezza giornata. Nelle Marche, a Numana, la Sailmaker, specializzata in tessuti della nautica, garantisce tamponi gratis a tutti i dipendenti fino alla fine dell'anno.
    Scende in campo pure il mondo del biologico. «Vogliamo evitare le lotte e le divisioni che purtroppo il virus ha esasperato nella relazione tra le persone, nel dibattito pubblico e nelle aziende», dice Fabio Brescacin, presidente di NaturaSì. «Siamo intenzionati, per garantire il rispetto delle nuove norme sul Green Pass, a permettere a tutti i lavoratori di svolgere la propria attività liberamente, contribuendo come Gruppo al costo dei test previsti dalla legge», aggiunge. Una scelta che ha effetti sui 1.600 dipendenti e gli oltre 300 negozi di NaturaSì.
    Rimborsare al 100% i tamponi dal 15 al 31 ottobre è uno dei punti del protocollo di sicurezza di Metro, realtà tedesca della grande distribuzione che in Italia annovera 4.500 dipendenti in 50 punti vendita e ha la sede principale a San Donato Milanese.
    La solerzia di queste tante imprese stride con le parole di Bonomi e forse segna una spaccatura tra gli industriali. Da non sottovalutare, poi, i problemi di produzione in cui potrebbero incappare le piccole attività con meno di 15 impiegati che possono sostituire le maestranze dopo 5 giorni di mancata presentazione del certificato verde. Infatti, dovranno reperire sul mercato figure professionali da ingaggiare per pochi giorni e non oltre il 31 dicembre 2021.
    Tra le aziende che non vogliono pagare le spese, lasciando in capo ai lavoratori la scelta di non vaccinarsi, c'è Kiko: 2.500 addetti, il 15% senza certificazione verde.
    Ma c'è chi punta sugli incentivi: la Isocell di Laives, in provincia di Bolzano, promette ai dipendenti che si vaccinano un bonus di 500 euro in busta paga a dicembre e un giorno di ferie in più.
    Confcommercio condivide la strategia di Bonomi, sia per una questione economica che «di principio», così come Sergio Dompé, vicepresidente di Assolombarda e presidente esecutivo di Dompé farmaceutici. «Noi dobbiamo dare l'esempio di ciò che deve essere il rispetto delle regole e la tutela dei più deboli e delle persone che non si possono permettere il rischio di contrarre Covid», sottolinea. Sui tamponi gratuiti, spiega, «bisogna guardare se ci sono delle condizioni di fragilità e ovviamente queste verranno prese in carico dalle aziende, ma non si può e non si deve premiare un atteggiamento di disobbedienza civile».    
  4. PRODI-DRAGHI-LETTA GIUSTIFICANO LEGGI INGIUSTE VOLUTE DA LORO :     Non è stupito, ma preoccupato sì, Romano Prodi. Di fronte alle proteste «no Green pass», che «non devono nuocere alla collettività», alla violenza squadrista, «che mi angoscia», a una destra italiana che non riesce a fare i conti con il proprio passato: «Ci sono legami mai sciolti, a cominciare dai simboli – spiega l'ex premier – e alleanze pericolose con forze antieuropee». Per questo, se Salvini e Meloni arrivassero al governo sarebbe «un problema gravissimo» per il Paese, dice il Professore durante la chiacchierata con il direttore de La Stampa, Massimo Giannini, al Salone del Libro di Torino, dove presenta la sua biografia dal titolo "Strana vita è la mia" (Solferino).
    In un capitolo parla della nostra democrazia fragile, ma ora c'è chi pensa che siamo diventati una dittatura sanitaria…
    «Macché dittatura, qui il punto è che non possiamo bloccare il Paese perché qualcuno non accetta il Green pass. Confesso che io addirittura pensavo fosse opportuno l'obbligo di vaccinazione, ma il pass resta una via di mezzo importantissima. In una società i diritti individuali e quelli collettivi viaggiano in parallelo: io ho il diritto di venire a lavorare vicino a lei e attaccarle il Covid? No».
    È giusto, quindi, prevedere la sospensione dal lavoro senza stipendio?
    «Per forza, ma è stata prevista la via d'uscita del tampone, per chi non vuole vaccinarsi. O il vaccino, oppure tampone, tampone, tampone. Fuori da questo schema non si può stare, perché è pericoloso».
    Il tampone chi lo deve pagare? Lo Stato? Le imprese?
    «Direi che è un po' strano che lo Stato paghi il tampone a chi non obbedisce a una sua norma. Io ti dico di andare a destra, poi se vai a sinistra è lo stesso, non fa niente: non funziona così».
    Ci sono 3 o 4 milioni di lavoratori non vaccinati: come si procede?
    «Sui numeri reali sarei prudente, ma c'è poco da fare: bisogna mettere queste persone in condizione di non nuocere agli altri».
    Quindi, Draghi fa bene a non arretrare dalla linea del rigore?
    «Sì, sono convinto che, se quest'anno facciamo il 6% di sviluppo e abbiamo un numero molto più basso di morti, lo dobbiamo al fatto che oltre l'80% degli italiani si è vaccinato con due dosi. Tra l'altro io, avendo più di 80 anni, la prossima settimana farò la terza dose».
    C'è chi non la pensa così e protesta, anche in modo violento. Cosa pensa di quanto successo a Roma sabato scorso?
    «Ho pensato a Washington e all'attacco al Campidoglio del 6 gennaio. C'è un malessere che non è solo italiano. Quella violenza non mi ha stupito, ma mi ha angosciato: è assolutamente inaccettabile».
    Da lì è scaturita una discussione politica sulla matrice fascista dell'aggressione, che Giorgia Meloni non ha riconosciuto. C'è un problema della destra italiana a fare i conti con il proprio passato?
    «Il problema c'è, è evidente, si è sempre trovato il modo di rinviare il momento in cui affrontarlo. Nella nostra Costituzione c'è una condanna di tutti i rigurgiti neofascisti, ma la messa in atto di questo principio non c'è mai stata, almeno non come in Germania. Magari, a livello giuridico, ci possono essere dei distinguo, ma la sostanza è quella: un'eredità formale che rende difficile prendere provvedimenti».
    Se lei fosse al posto di Draghi, farebbe un decreto per sciogliere Forza Nuova?
    «Non lo so, si potrebbe creare un problema di legittimità nel farlo prima di un pronunciamento della magistratura. Politicamente sarebbe importante prendere decisione, una volta per tutte, ma giuridicamente non so darle una risposta, ammetto la mia ignoranza in materia».
    Lei ricorda quando Gianfranco Fini avviò una rivisitazione del pensiero della destra italiana, definendo il fascismo come il male assoluto. Oggi Lega e Fratelli d'Italia hanno fatto passi indietro?
    «Anche formalmente ci sono riferimenti al fascismo, nei simboli, quindi il problema esiste. Poi va detto che la nostra destra, a Bruxelles, si è alleata con le forze antieuropee. Seguo con interesse, però, la dialettica nata all'interno della Lega e spero possa dare i suoi frutti in futuro. Ricordo che anche Forza Italia nacque molto scettica sull'Europa e poi ha fatto una sua evoluzione».
    Che segnali sono la decisione della Corte Costituzionale polacca sulla prevalenza dell'ordinamento interno su quello comunitario e la richiesta di 12 Paesi di finanziamenti europei per costruire muri anti-immigrati?
    «La vicenda polacca è molto grave, perché cancellare la superiorità della legge europea significa dire che è finita l'Europa. Ma il processo è lungo e la società polacca ha saputo reagire, questo è importante. Sulla questione dei muri, siamo di fronte a una tragedia mondiale: non essendoci un'autorità sovranazionale, ognuno gioca per sé e, visto che nelle nostre democrazie l'immigrazione è la paura più grande, troppi Paesi obbediscono a questo richiamo nel momento elettorale. Il problema non è solo il muro fisico, ma che questo tema non è stato affrontato nelle sedi opportune, cioè le Nazioni Unite».
    Ma in Europa il modello sovranista è superato o resiste?
    «C'è ancora, ma la cosa positiva è che la grande maggioranza dei cittadini europei è per l'Europa, ha capito che, di fronte a Cina e Stati Uniti, o stiamo insieme o soccombiamo. Solo uniti possiamo avere un peso anche all'interno della Nato: basti pensare al ritiro dall'Afghanistan, di cui gli americani non ci hanno nemmeno avvisato».
    Vista da Bruxelles, la possibilità che Salvini e Meloni vadano al governo in Italia è percepita come un problema?
    «Certo, e gravissimo. Del resto, chiunque appoggi la mossa della Polonia, come ha fatto Meloni, è contro l'Europa».
    Le tocca dare ragione a Silvio Berlusconi, che sul nostro giornale ha espresso gli stessi dubbi su natura della destra italiana e inadeguatezza a governare di Salvini e Meloni…
    «Guardi, da Berlusconi mi dividono molte cose, ma ho davvero apprezzato il suo cambiamento dal punto di vista della collocazione europea. Come dice il Vangelo, c'è più gioia in cielo per un solo peccatore che si converte che per cento giusti».
    Nel centrodestra c'è chi pensa che Berlusconi sarebbe il miglior candidato per il Quirinale, mentre un pezzo di sinistra pensa di nuovo a lei…
    «Un pezzetto piccolino (ride, ndr). Vede, l'anno prossimo, quando si elegge il presidente della Repubblica, avrò 83 anni, più 7 fanno 90: non sta bene. Magari Berlusconi usa le statistiche in modo diverso. Comunque, al Quirinale non viene eletto chi ha più voti, ma chi ha meno veti. E io ne ho diversi. Credo ne abbia anche Berlusconi».
    Quindi al Quirinale non pensa proprio?
    «No, mi sento fuori dal giro e, nella realtà politica, lo sono. Del resto, credo che gli ultimi siano stati gli anni più belli per me: quando si ha autorità senza responsabilità si è felici».
    Ci andrà Draghi al Quirinale? O continua al governo fino a fine legislatura?
    «Si trova di fronte a una scelta: un anno di potere diretto oppure sette anni di autorità. Ma, a prescindere da quello che deciderà Draghi, non credo che la legislatura si interromperà. C'è un legittimo interesse dei parlamentari ad arrivare alla fine e credo sia anche nell'interesse del Paese».
    Il governo esce rafforzato da queste elezioni amministrative?
    «Sicuramente sì, perché il voto non ha prodotto scossoni. Rende più forte il Pd, che sostiene il governo, mostra una Lega in difficoltà, anche per i dissidi interni, e obbliga il Movimento 5 stelle a un chiarimento definitivo, perché ci sono divisioni che vanno ricomposte».
    Conte è la persona giusta per farlo? Ed è un punto di riferimento per i progressisti?
    «Conte ora ha più probabilità di altri di esercitare un ruolo da unificatore nel suo partito. Ma deve riuscire a dare una linea unitaria e a trasformare un elettorato di protesta in elettorato di governo».
    E Letta, invece? È il leader giusto per il centrosinistra?
    «Sì, sta trasformando il Pd e, soprattutto, ha detto che farà appello al popolo: se non torniamo ai congressi dei partiti non avremo mai vera democrazia. Come ai tempi dell'inizio dell'Ulivo, quando ho macinato chilometri con il pullman per coinvolgere centinaia di migliaia di persone. Se Letta davvero fa questo, resuscita il Pd».
    E resuscita pure l'Ulivo?
    «Devo dire che c'è grande nostalgia dell'Ulivo: era sparito, ma ora la gente per strada mi dice che bisogna rifarlo. Magari il nome sarà un altro, ma ci vuole una coalizione di riformisti e, dall'altra parte, una di conservatori. Servono entrambe, per il bene del nostro Paese».
  5. METODI NON DEMOCRATICI :  In attesa di «una nuova Norimberga» invocata dal palco di Roma contro «coloro che occupano abusivamente i palazzi del potere», il giudice Angelo Giorgianni dovrà presto occuparsi di un altro processo: il suo. La Procura generale della Cassazione sta avviando il procedimento disciplinare a suo carico per il proclama contro la «dittatura sanitaria», corredata da un'istanza cautelare di sospensione da funzioni e stipendio. La redazione dell'incolpazione sarebbe «molto rapida» e contesterebbe la compromissione di «credibilità personale, prestigio e decoro del magistrato». Dopo la comunicazione a Giorgianni, il Csm sarà chiamato a costituire un collegio e fissare un'udienza a breve. L'accoglimento dell'istanza priverebbe Giorgianni della toga fino al pensionamento, da lui annunciato nel comizio come immediato ma, secondo quanto risulta al Csm, operativo non prima del 2022.
  6. UNA GRANDE LEZIONE DI DEMOCRAZIA CHE NON SI FA GOVERNARE DAL BASTONE E CAROTA : Una lunga fila ordinata di tir sulla destra, un'altra identica sulla sinistra. Qualche cane della Finanza che annusa i rimorchi e in mezzo un via vai di operai che entrano ed escono dal turno di lavoro. Se non fosse per gli operatori tv, qui al varco numero quattro del porto di Trieste potrebbe sembrare una giornata come tutte le altre. Nessuno ha voglia di parlare, ma tutti sono consapevoli che sta per iniziare una fase inedita e delicatissima. Lo si capisce dai volti dei lavoratori in transito, sguardi vivaci e mezzi sorrisi che sanno di ultimo giorno di scuola, un misto di eccitazione, timore, incertezza. Raffaele ha cinquant'anni e da trenta frequenta quello che è considerato l'ingresso principale dello scalo giuliano: qui ogni giorno passa il novanta per cento dei lavoratori e da qui transita la quasi totalità delle merci. Mentre timbra i documenti per i camionisti, Raffaele sfoggia rudimenti di turco, rumeno e sloveno, sorride, poi apre la finestrella e a denti stretti si sbilancia: «Non so cosa possa succedere, ma sappiamo per certo che sarà durissima per tutti. Quelli del Clpt non scherzano». Quelli del Clpt (Coordinamento dei lavoratori portuali di Trieste) sono gli ideatori della protesta contro il Green Pass, da giorni hanno gli occhi di mezza Italia puntati addosso e, da ieri sera alle diciotto, sono riuniti in assemblea all'interno del porto. «Di fatto il blocco è già iniziato - spiega Raffaele -, hanno scelto di stare in una zona internazionale, se si controlla quella, si ferma tutto».
    Nessuno è riuscito a far desistere i manifestanti, né i tentativi di mediazione del presidente dell'Autorità portuale Zeno D'Agostino (che ha minacciato anche le dimissioni), né l'offerta di tamponi gratuiti arrivata con la mediazione del Viminale. La linea ufficiale dei contestatori resta quella espressa dal leader Stefano Puzzer: «O il governo revoca l'obbligo del certificato per tutti i lavoratori italiani o andremo avanti con un blocco oltranza». I fronti aperti sono molti, a partire da una domanda: i lavoratori che vorranno presentarsi in servizio lo potranno fare? Per Marco Rebez della Uil la stima è che «tra i portuali ci siano circa 500-600 persone contrarie allo sciopero e intenzionate a operare regolarmente». Su questo punto Puzzer ha cercato di rasserenare gli animi assicurando che «se qualcuno vuole andare a lavorare non verrà bloccato». Stesso messaggio recapitato ai dipendenti da Alessandro Volk, un altro dei personaggi simbolo della protesta: «Non impediremo a nessuno di recarsi al porto», salvo poi aggiungere che se dovessero essere in tanti a rifiutare di incrociare le braccia «non accoglieremo bene la cosa».
    Di certo i portuali non saranno soli a condurre questa battaglia. Lunedì per le strade della città è andato in scena un assaggio della mobilitazione con oltre diecimila persone coinvolte. E oggi sono attesi rinforzi No Green Pass anche da fuori regione, tanto che il prefetto Valerio Valenti non ha nascosto la sua preoccupazione e, nell'ultimo comitato per la sicurezza tenutosi ieri, ha messo in guardia chi parteciperà al blocco del porto: «Si rischiano conseguenze penali, in particolare il reato di interruzione di pubblico servizio». I possibili danni di una paralisi sono incalcolabili, basti pensare che Trieste è il settimo porto in Europa per movimentazione di merci (62 milioni di tonnellate l'anno), il primo in Italia davanti a Genova (53) e Livorno (37). «Dalla Germania all'Ungheria abbiamo in ballo progetti da centinaia di milioni di investimenti - prosegue D'Agostino - se perdiamo la credibilità rischiamo una catastrofe. I danni li pagheranno anche i lavoratori, ma io sembro l'unico preoccupato per il futuro dei loro figli». In realtà anche il fronte più duro della protesta è consapevole dei rischi a cui va incontro, ma per ora ha scelto di non arretrare, anche perché la sensazione è che, dopo aver sollevato tanto clamore, tornare indietro sarebbe difficile. «In ballo c'è qualcosa di importante - conclude Volk -, se passa questo provvedimento può arrivare di tutto, questo è un metodo punitivo. Vogliono dividerci e metterci gli uni contro gli altri, ma non ce la faranno. La nostra è una lotta per libertà, vinceremo».
  7. IL LAVORO NERO ARRIVA VOLONTARIAMENTE : Li hanno trovati nella notte, infreddoliti, tutti ancora sull'imbarcazione incagliata tra gli scogli, nel mare tra Aci Trezza e Capo Mulini, i luoghi di Giovanni Verga e del naufragio della barca dei «Malavoglia»: 84 migranti; tra loro dieci donne, una delle quali incinta, e otto bambini. Erano su un veliero, uno dei tanti che attraversano Egeo e Mediterraneo orientale per giungere fino in Grecia o in Italia. Sono tutti salvi ma il loro sbarco avrebbe potuto avere esiti drammatici per via del maltempo che in quelle ore ha sferzato l'intera Sicilia e perché la barca avrebbe potuto essere squarciata dagli scogli di pietra lavica.
    Come primo rifugio, i naufraghi sono stati portati in una struttura messa a disposizione dal comune di Aci Castello. Arrivano da Afghanistan, Siria, Iraq e Iran. Due elicotteri della Guardia costiera hanno sorvolato per ore quel tratto di mare, per la preoccupazione che qualcuno dei migranti fosse in acqua; ma non è stato trovato nessuno.
    Uno sbarco «autonomo» nel Catanese non si registrava da molto tempo, anche se la rotta da cui provengono i migranti è di nuovo molto battuta, soprattutto nelle ultime settimane. E se prima finiva sulle spiagge a Sud di Siracusa, ora spesso si conclude su quelle della Locride, in Calabria, dove l'ultimo sbarco di questo tipo è stato registrato appena mercoledì scorso: 114 persone. Martedì ne erano arrivati 78, lunedì 80. Tutti velieri, che da lontano possono essere scambiati per imbarcazioni da diporto ma poi sottocoperta sono stipati di migranti, e tutti partiti dalla stessa area, in Turchia, infine intercettati poco al largo di Roccella Jonica dalla Guardia costiera o dalla Guardia di finanza e scortati in porto.
    In poco più di tre mesi sono una quarantina gli sbarchi di questo tipo nella Locride. E d'altronde, che la «vecchia» rotta del Mediterraneo orientale si sia riattivata, lo certificano i dati di Frontex, l'agenzia per le frontiere esterne dell'Ue, secondo cui nel solo mese di settembre sono stati registrati 1590 arrivi di migranti, il 18% in più rispetto allo stesso mese del 2020. Un trend in crescita, nonostante nel complesso dei primi nove mesi dell'anno si registri un -17% complessivo di arrivi rispetto all'anno scorso: 13.190 persone. Le nazionalità di chi affronta questo viaggio, lungo e però meno pericoloso di quello attraverso il Mediterraneo centrale e che non sempre finisce in Italia, sono una sorta di mini compendio di geopolitica mediorientale: Siria, Afghanistan, Iran, Iraq, Palestina, Turchia. Ma ci sono anche eritrei e somali.
    I numeri più alti sono quelli degli afghani, cominciati ad aumentare a partire dal mese di aprile: 1067, poi 1336 a maggio, quindi 1454 a giugno, 1326 a luglio, 1375 ad agosto, 1372 a settembre, in totale 10.043. Il secondo gruppo più numeroso è quello palestinese, 527 solo in settembre. Nelle statistiche del Viminale, che alla data del 13 ottobre contano 48.987 persone giunte in Italia nell'anno, i numeri che riguardano i migranti della rotta dalla Turchia sono ancora bassi. Le prime tre nazionalità sono riferite a migranti che hanno attraversato la rotta del Mediterraneo centrale: Tunisia con 13.610, Bangladesh con 6226, Egitto con 5069. Dall'Iran sono arrivati in 2824, dall'Iraq in 1953.
    Nel 2021 tutte le rotte migratorie verso l'Europa registrano aumenti. Come ha sottolineato il direttore di Frontex Fabrice Leggeri al comitato Schengen del Parlamento italiano, «da gennaio a settembre 2021, gli Stati Ue dell'area Schengen hanno segnalato circa 134 mila attraversamenti illegali delle frontiere Ue, con un aumento di circa il 68% rispetto allo stesso periodo del 2020». Un fenomeno dunque che non riguarda solo l'Italia, sebbene la rotta del Mediterraneo centrale registri un +87% rispetto a un anno fa, e non solo le frontiere marittime. Basti pensare a quanto sta accadendo sulla rotta «terrestre» tra Bielorussia da una parte, e Lituania, Lettonia e Polonia dall'altra, dove a tentare di attraversare i confini sono per la maggior parte iracheni, afghani e congolesi. —
  8. UN GIOCO DI SQUADRA INCREDIBILE : L'economia italiana va molto bene, anche oltre le aspettative più ottimistiche, ma ora si tratta di lavorare affinché la ripresa non sia solo «un rimbalzo» seguito alla crisi provocata dal Covid, ma diventi un fenomeno duraturo. Per riuscirci sono fondamentali due cose: primo, affrontare e risolvere le questioni strutturali che minacciano la crescita, dall'aumento dei prezzi dell'energia agli imbuti che strozzano la catena delle forniture; secondo, proseguire il cammino virtuoso intrapreso con le vaccinazioni, perché contenere l'epidemia resta la condizione irrinunciabile per favorire la crescita. A dirlo è il Commissario europeo all'Economia Paolo Gentiloni, parlando con i giornalisti a margine della missione ai vertici delle istituzioni finanziarie internazionali, da dove lancia anche avvertimenti a Polonia e Ungheria, discute l'alleanza con gli Usa e il complesso rapporto commerciale con la Cina.
    «Molto si è discusso - dice l'ex premier - dei rischi che si manifestano, legati alle strozzature nelle catene del valore, prezzi dell'energia, inflazione, alto debito. Si è parlato della transizione ambientale, indispensabile per evitare ulteriori pericoli. C'è un fenomeno di aumento dei prezzi a cui bisogna far fronte, ma non può farci rallentare il percorso».
    Quanto all'Italia, «credo che l'andamento dell'economia confermi un livello di ripresa molto positivo. Potremmo avere anche nel terzo trimestre di quest'anno dati che restano tali. Non si vedono segnali di rallentamento significativo». La ripresa da noi è più forte che in altri paesi occidentali, forse fino al 6%. Ciò dipende dall'azione del governo, ma anche dall'autorevolezza internazionale del suo leader. «La vera sfida, come dice anche il presidente Mario Draghi, è se stiamo parlando solo di un rimbalzo, o se parliamo, come è possibile, di una crescita più duratura nel corso dei prossimi anni, grazie anche ai fondi europei». Gentiloni quindi elenca gli errori da evitare, e le iniziative da prendere, per non compromettere la tendenza positiva: «Fra i possibili rischi ci sono quelli che il sistema ha già incorporato e sta affrontando da settimane, legati alle strozzature in alcuni settori, in particolare l'automotive, i macchinari, le costruzioni. Dobbiamo guardare a queste difficoltà dal lato giusto: sono effetti collaterali di una travolgente ripresa economica. Quindi improvvisamente hai una ripresa senza precedenti, e questo produce una domanda di gas a cui non sei in grado di rispondere». Sull'inflazione «il consenso è che si tratti di un fenomeno transitorio», ma nell'immediato servono rimedi.
    Le soluzioni possibili a livello europeo sono principalmente tre: mitigare subito l'effetto dei prezzi alti sulle categorie più deboli, «come ha fatto il governo stanziando fra 3 e 4 miliardi»; immagazzinamento europeo da cui poi distribuire le risorse a chi ne ha più bisogno; pensare a sistemi di acquisto comuni, anche se ciò è complicato dalla diversità dei fornitori. La condizione irrinunciabile, però, è che i problemi del presente non vengano usati come scusa per «rallentare il percorso» della transizione ecologica, perché l'Europa importa il 90% del suo fabbisogno, e quindi «la misura fondamentale è rinnovabili, rinnovabili, rinnovabili. Il gas è comunque una fonte transitoria».
    L'altro punto fondamentale è proseguire la lotta al Covid, nonostante la follia anti vax che in Italia si è trasformata in violenza di strada: «Ci sono opposizioni, ma siamo tra i paesi con i livelli più elevati di vaccinazione, ora superiori anche agli Usa. Spesso si dimentica che questi vaccini sono stati acquistati e distribuiti dalla Ue, che è anche l'attore globale principale, avendo esportato 800 milioni di dosi».
    A proposito dei vantaggi di stare nell'Unione, Gentiloni manda segnali anche a Varsavia e Budapest: «Finora abbiamo approvato tutti i piani Pnrr ricevuti, tranne due, quelli di Polonia e Ungheria. Non lo abbiamo fatto perché intendiamo usare gli aiuti per la ripresa come strumenti politici, ma perché richiedono l'applicazione delle raccomandazioni della Commissione». Il contenzioso poi è anche più ampio, come ha dimostrato la sentenza della Corte Costituzionale polacca sulla prevalenza delle leggi locali su quelle europee, ma è chiaro che tenere lo stesso piede nella scarpa del sovranismo esasperato e dei finanziamenti di Bruxelles non sarà possibile.
    Il commissario ha elogiato il «cambio di passo» dell'amministrazione Biden, che ha consentito l'accordo sulla global tax: «Abbiamo due principi fondamentali: il primo è che serve una tassa minima per le multinazionali in tutto il mondo, che quando sarà attuata con efficacia al 15% ridurrà enormemente l'elusione e il rifugio nei paradisi fiscali. La seconda parte è altrettanto importante, perché afferma il concetto che le multinazionali pagano le tasse dove realizzano i profitti». Ora si tratta di superare il difficile scoglio delle ratifiche parlamentari. Gentiloni spera che lo stesso spirito possa portare ad un accordo sulle tariffe imposte da Trump su acciaio e alluminio, entro la scadenza del primo dicembre. Con questa rinnovata alleanza si potrebbe affrontare poi anche il nodo cinese, dove nessuno vuole realmente il "decoupling", ma è necessario trovare soluzioni che salvino insieme gli interessi economici e i principi delle democrazie occidentali.
  9. LE CONSEGUENZE CHE NESSUNO VUOLE VEDERE DELLA POLITICA ESTERA STILE DI MAIO  SCELTA DA DRAGHI-PRODI-LETTA : Colpo di scena. Sospeso il processo contro i quattro 007 egiziani accusati del delitto di Giulio Regeni. In barba alle aspettative, dopo cinque ore e mezzo di camera di consiglio, la Terza Corte d'Assise di Roma, guidata dal giudice Antonella Capri, non crede che gli imputati sappiano di esserlo e annulla l'atto con cui il gup aveva deciso il rinvio a giudizio. Gli atti, dunque, ora tornano al gup che con una nuova rogatoria internazionale con l'Egitto dovrà accertare che i quattro agenti della National Security vengano effettivamente informati dell'indagine nei loro confronti. Altrimenti non si potrà procedere contro di loro.
    Mentre, alle 21.01, la presidente della Corte sta finendo di leggere l'ordinanza nell'aula bunker di Rebibbia salta la corrente elettrica per un blackout. Sembra un'ironia della sorte, il segnale del diritto che sopravanza la giustizia. Secondo i giudici c'è solo «la presunzione di non conoscenza dell'indagine», condizione non sufficiente come ritenuto anche dalla Corte europea per i diritti umani.
    A parere della Corte d'Assise di Roma insomma «il decreto che disponeva il giudizio era stato notificato agli imputati comunque non presenti all'udienza preliminare mediante consegna di copia dell'atto ai difensori di ufficio nominati, sul presupposto che si fossero sottratti volontariamente alla conoscenza di atti del procedimento». Anche il governo italiano aveva creduto nella possibilità di un processo, tanto da aver chiesto di costituirsi parte civile accanto alla famiglia Regeni. Per ora invece nessuna udienza in loro assenza per i colonnelli Usham Helmi, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, e il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. I reati contestati sono, a seconda delle posizioni, di concorso in sequestro di persona pluriaggravato, concorso in lesioni personali aggravate e concorso in omicidio aggravato.
    Il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco, che in cinque anni e mezzo ha coordinato con tenacia e determinazione le indagini dei carabinieri del Ros e dei poliziotti dello Sco, ieri mattina in aula ha insistito sulla necessità di considerare gli imputati come «finti inconsapevoli. In generale su 64 rogatorie inviate al Cairo, 39 non hanno avuto risposta. Abbiamo fatto quanto umanamente possibile per fare questo processo e sono convinto che oggi i quattro imputati sappiano che qui si sta celebrando la prima udienza». Anche i legali della famiglia Regeni, gli avvocati Alessandra Ballerini e Francesco Romeo, hanno insistito sulla necessità di processare i quattro egiziani. E hanno ricordato i depistaggi clamorosi messi in atto dalla National Security e dagli imputati stessi per sviare l'inchiesta ed evitare il processo. Dal finto movente omosessuale, all'uccisione della banda di rapinatori fino ad arrivare al film sulla vicenda di Regeni, andato in onda sui media egiziani e comparso anche sui social network, «evidentemente diffamatorio tanto che i genitori di Giulio hanno presentato una denuncia-querela alla Procura di Roma».
    I quattro difensori d'ufficio degli imputati, gli avvocati Annalisa Picconi, Paola Armellin, Filomena Pollastro e Tranquillino Sarno hanno, invece, ribadito a più riprese «l'impossibilità di processare i nostri assistiti perché essi sono irreperibili, come peraltro li ha definiti la procura e quindi è impossibile che abbiamo notizia di essere stati indagati. Se sapessero di dover essere processati avrebbero nominato avvocati di fiducia e invece nessuno ci ha rimosso dall'incarico d'ufficio». Per rafforzare la loro tesi hanno inoltre ricordato un'informativa dei carabinieri del Ros del 7 aprile 2020 «in cui si evidenziava che il nome dei quattro egiziani non era mai comparso sui media del Cairo».
  10. LA ROGATORIA INTERNAZIONALE SARA' INUTILE: STOP SINO AD UN NUOVO MINISTRO DEGLI ESTERI OLTRE A : Gli uomini in maglietta nera, le barbe corte a incorniciare i visi, marciavano dai quartieri sciiti, su, verso il Palazzo di Giustizia, all'estrema propaggine della collina cristiana di Ashrafieh. Alcune centinaia, non un esercito, ma compatti. Militanti di Hezbollah e ancora più di Amal, l'altro partito alleato dell'Iran. Scandivano «con l'anima, con il sangue, difenderemo Nabih Berri», l'inamovibile e corrotto presidente del Parlamento. Il riferimento era alle indagini del giudice Tarek Bitar sull'esplosione nel porto del 4 agosto 2020, quando morirono oltre 200 persone. Bitar ha preso di mira, fra gli altri, deputati dei partiti sciiti, e in particolare il braccio destro di Berri. «Bi ruh, bi dam», gridavano. Uno slogan consueto alle manifestazioni arabe. Ma poi il sangue è stato versato sul serio. Uno, due, tre, i proiettili hanno cominciato a piovere sui manifestanti, dall'alto. Un trentenne si è accasciato subito, colpito alla testa, un altro al petto, riverso per terra, gli altri nascosi dietro i cassonetti, le auto parcheggiate, in cerca di riparo. La testa del corteo era arrivata nell'area di Tayyune, dove c'è l'unico, minuscolo spazio verde di Beirut, e dove s'incrociano quartieri musulmani come Chiyah, e altri cristiani o misti, come Badaro, Fourn el-Shibbek e Ain nel-Remmeneh.
    Nomi che adesso non dicono niente ma che durante la guerra civile erano al centro della cronaca, perché lì sono cominciati i massacri nel 1975, e lì correva la famigerata Linea verde. Era il regno dei cecchini ed è tornato a esserlo per l'intera mattinata di ieri. I tiratori, misteriosi, sparavano dai tetti dei palazzi, ad alcune centinaia di metri di distanza. Hezbollah e Amal hanno chiamato alle armi i loro uomini, che sono sbucati, in massa, dalle strade laterali. Con kalashnikov e lanciarazzi. Hanno risposto al fuoco alla cieca, specie verso Ain al-Remmeneh, da sempre roccaforte delle Forces Libanaises di Samir Geagea. Falangisti cristiani maroniti. Un proiettile vagante ha colpito una 24enne nella sua stanza che affacciava sulla strada. L'esercito, già dispiegato a protezione del Palazzo di Giustizia, ha cercato di creare un cordone di sicurezza, sono arrivate decine di blindati ma ci sono volute tre ore prima che cessasse il fuoco. Sul terreno sono rimaste sei persone. Quattro militanti di Amal, uno di Hezbollah, la giovane donna. Una trentina i feriti. Gli scontri settari più gravi dal 2008, quando Hezbollah si prese mezza Beirut e mezzo Libano. Anche allora c'era in gioco il controllo del porto, crocevia di tutti i traffici, compresi esplosivi e armi. Il giudice Bitar, l'uomo più popolare in Libano, vuole capire da dove sono arrivate le duemila tonnellate di nitrato d'ammonio che hanno devastato la città. Chi le gestiva, le spostava.
    Non guarda in faccia a nessuno. Ha chiesto di interrogare l'ex premier Hassan Diab, sunnita. Il potente capo dei Servizi, Abbas Ibrahim, sciita. E soprattutto il factotum del presidente del Parlamento Berri, Ali Hassan Khalil, che ha rifiutato l'interrogatorio e si è ritrovato sul capo un mandato di cattura. A quel punto i partiti Amal ed Hezbollah sono esplosi. Il segretario generale del Partito di Dio Hassan Nasrallah ha attaccato Bitar in un discorso in diretta tivù e lo ha bollato come «politicizzato». Hezbollah e Amal, e gli alleati cristiano-ortodossi di Marada, hanno chiesto al governo del premier Najib Mikati di bloccare il giudice, ripristinare l'immunità parlamentare. Il governo si è spaccato. Tira aria da guerra civile e la lira è passata in tre giorni da 13 mila per un dollaro a 21 mila. Hezbollah e Amal temono soprattutto le indagini sul trio di uomini di affari russo-siriani che ha portato il carico di nitrato di ammonio nel porto. Ma adesso si è passati alle armi. In un comunicato congiunto Hezbollah e Amal hanno accusato Geagea di essere dietro l'agguato, «su mandato straniero», cioè di Usa e Israele. Geagea ha replicato che il problema è il «proliferare di gruppi armati», cioè le milizie legate all'Iran. In serata l'85enne presidente cristiano ha parlato alla nazione e difeso «l'indipendenza della magistratura» e la «libertà di manifestare». Sa che qualcuno vuole alzare il livello dello scontro. Non solo sul fronte sciita, anche fra le falangi. Un gioco molto pericoloso. —Della guerra civile Hussein el Achi, 33 anni, ricorda le storie che gli raccontavano i suoi genitori. La fuga dalla città verso i monti, i rifugi per mettersi al riparo dalle bombe e dalle milizie. E la notte in cui si sono conosciuti, lui sciita, lei sunnita, entrambi in fuga in un villaggio nel sud del Libano, nascosti in una cantina, a dividere un po' di pane e un pezzo di formaggio.
    Da quel giorno non si sono più lasciati. Hussein, cresciuto in una famiglia mista, ha vissuto sulla sua pelle gli scontri confessionali del paese.
    Suo padre viene da Bent Jbeil, nel sud del Libano, una volta a Beirut ha sempre vissuto in una zona molto umile, nella "cintura della miseria" della capitale. Ha cominciato a lavorare a dodici anni come tuttofare nell'ufficio di un notaio cristiano. Quando il datore di lavoro è dovuto scappare perché la zona in cui viveva era finita sotto il controllo delle milizie sciite, suo padre ha continuato a lavorare lì perché i nuovi capi erano i leader della sua comunità «questo è il primo esempio di cosa significhi per me essere cresciuto in un paese in cui ogni cosa è spartita su base confessionale».
    Oggi Hussein osserva l'economia al collasso, gli spari in strada, si chiede ogni giorno se il Libano sia di nuovo sull'orlo di una guerra. Suo padre gli dice spesso che il paese vive una situazione simile a quella che ha preceduto lo scoppio della guerra civile, nel 1975.
    Ieri, mentre a Beirut si sparava, Hussein ha preparato i bagagli ed è fuggito sui monti, con sua moglie Nour e suo figlio, Rayan, nato due mesi fa.
    È un avvocato, si è perfezionato a Londra, dei suoi anni di università in Libano ricorda che la facoltà aveva due campus, uno nella zona cristiana e uno in quella musulmana, è cresciuto pensando che esistesse un noi e un loro, noi era la sua confessione e loro erano tutti gli altri. Questa divisione è stata la causa e insieme il prodotto della guerra civile di cui il paese paga ancora le spese: «Durante la guerra civile i signori della guerra e i leader dei gruppi confessionali hanno spartito il paese in zone di influenza, è così che Hezbollah è nato ed è diventato il movimento potente che dimostra ogni giorno di essere, creando strutture che hanno di fatto preso il posto di quelle statali, dando per decenni alla gente ciò di cui aveva bisogno: scuola primaria, sanità, università. Gruppi come Hezbollah esistono perché i governi non si sono presi cura delle persone».
    Prima dell'ottobre del 2019, prima dei giorni della "thawra", della rivoluzione, Hussein ha vissuto nella bolla della sua setta, e dell'influenza di Hezbollah, gli altri «quelli che consideravamo i loro, i nemici, non li frequentavo, non li conoscevo». È cresciuto in una città in cui i cristiani vivevano nella via parallela alla sua senza essere mai curioso delle loro ragioni, ma solo alimentando la narrativa che li divideva: la paura dell'altro. È stato educato all'idea che sei al sicuro solo se vivi entro le linee di confine della tua confessione che prima di provvedere al sostentamento delinea le forme di pensiero: «Ha funzionato così per me e per tanti altri come me. Vuoi mandare tuo figlio all'università, e se non hai abbastanza soldi vai dal tuo leader che ti finanzia. Mandi tuo figlio all'università, si laurea, vuoi che lavori e torni sempre dal tuo leader a chiedere aiuto. Così cresci dipendendo dalla struttura di potere della tua confessione. E se ti ribelli, ti lasciano solo».
    Nel 2019 Hussein si è ribellato. Quando è scoppiata la crisi economica è sceso in strada, una piazza senza bandiere, senza un noi in cui credere, senza un loro contro cui combattere. La piazza della sua generazione non era confessionale, non c'erano bandiere di partito o settarie, non c'erano armi, c'erano giovani, trentenni come lui ma di altre fedi, trentenni che, fino a quel momento, Hussein non aveva considerato se non come antagonisti «è così che ci hanno cresciuti da bambini: non sei un essere umano, sei un piccolo militante, non ricevi un'educazione, sei nutrito di ideologia».
    Con lo scoppio della crisi, e il cambio lira-dollaro che in pochi mesi è passato da 1,5 mila lire a 20 mila lire, i suoi clienti hanno sospeso le attività o dichiarato bancarotta, i pochi rimasti hanno cominciato a pagare con assegni in valuta che gli avvocati come Hussein chiamano Lollars, non dollari veri ma dollari libanesi, che hanno un tasso che varia al valore del cambio al mercato nero. In due anni ha perso il 90% dei clienti e il 70% dei suoi risparmi. L'esplosione al porto del 4 agosto 2020 ha fatto precipitare tutto e rianimato la piazza della protesta. L'unica cosa di cui Hussein parla al presente: la nostra lotta che resiste, gli slogan che continuiamo a urlare. Tutto il resto è declinato al tempo imperfetto: il benessere, la classe media «uno dei danni peggiori del collasso che viviamo è la fine della classe media. Possiamo parlarne solo al passato, era la forza trainante, economicamente e socialmente delle proteste, oggi non esiste più, eravamo ricchi e ci siamo trasformati in un paese che ha bisogno dell'aiuto esterno per sopravvivere».
    Quando lascia risuonare la parola ricchi, però, Hussein esita, indugia. Cambia posizione. Poi si corregge «ci dicevano: abbiamo un'economia solida, va tutto bene, la moneta è al sicuro, questo forse ci ha tenuto zitti così a lungo. Invece è crollato tutto, dimostrando che non era ricchezza, era un'illusione. Ci hanno venduto una chimera di benessere, l'abbiamo comprata. Era una scatola vuota».
    Da 14 mesi, ogni 4 del mese, Hussein scende in piazza con i familiari delle vittime dell'esplosione. Non vuole che le indagini vengano bloccate e il giudice Bitar rimosso. Come invece vorrebbe Hezbollah, che ieri con Amal ha dimostrato che se non è sufficiente la pressione politica è pronta a tornare alle armi. E che l'indagine sull'esplosione non è un'opzione praticabile nel Libano dell'illusione di benessere, figuriamoci nel Libano alla fame. Domenica 17 tornerà in piazza, nell'anniversario delle proteste del 2019. Una volta ancora non avrà bandiere. Il paese – dice – ha bisogno di vera politica, non di bandiere religiose che sono state fatali per decenni, che sono tornate ad essere fatali da ieri. —
  11. LE REGOLE DELLE CRYPTOVALUTE Arrivano le linee guida del G7 sull’emissione di criptovalute da parte delle banche centrali. I sette grandi dell’economia mondiale – Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti – riunitisi a Washington hanno firmato un documento sui 13 principi di politica pubblica per le valute digitali delle banche centrali retail che sancisce l’impegno a emanare criptovalute che rispondano ai criteri di trasparenza, rispetto della normativa, sicurezza, privacy e solida governance economica.

    “Un forte coordinamento e cooperazione internazionale su questi temi aiuta a garantire che l’innovazione del settore pubblico e privato generi benefici a livello nazionale e transnazionale e sia al tempo stesso sicura per gli utilizzatori e per l’intero sistema finanziario”, si legge nella nota congiunta del G7 (qui documento ufficiale Public policy principles for retail central bank digital currencies, Cbdc).

    Qualunque valuta digitale emessa da una banca centrale deve “essere di supporto e non danneggiare” la capacità della banca di ottemperare ai suoi obblighi in merito alla stabilità monetaria e finanziaria. Inoltre, l’emissione di monete virtuali da parte delle banche centrali deve soddisfare standard rigorosi, si legge nel documento del G7.

    Nel dettaglio, i 13 principi che il G7 sostiene sono:

    stabilità monetaria e finanziaria; framework legale e di governance; data privacy; resilienza nel funzionamento e cybersecurity; concorrenza (coesistenza con altri mezzi di pagamento in un ambiente aperto); mitigazione del rischio di impiego per scopi illeciti; controllo del rischio di spillover (effetti negativi sul sistema finanziario e monetario internazionale); energia e ambiente (uso efficiente delle infrastrutture per generare le valute digitali in modo da nono rallentare il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione); supporto dell’innovazione digitale responsabile; inclusione finanziaria (ampliamento dell’accesso ai servizi di pagamento); pagamenti da e per gli enti pubblici all’insegna di trasparenza, economicità e sicurezza; funzionalità cross-border (interoperabilità); sviluppo internazionale (supporto alla creazione di valute digitali di altri Paesi nel rispetto delle politiche pubbliche di tutte le parti).

    Il G7 ha anche indicato che le valute digitali delle banche centrali sarebbero un complemento del cash e potranno servire come mezzo di pagamento indipendente, oltre che ancorare sistemi di pagamento esistenti.
    Le stablecoin come Facebook Diem: solo se sicure

    La posizione del G7 riflette quella assunta dai leader finanziari del G20, incontratisi sempre a Washington sotto la presidenza italiana. Nessun progetto di stablecoin nel mondo dovrebbe diventare operativo se non soddisfa i requisiti legali, regolatori e di vigilanza, ha affermato il gruppo. Le stablecoin sono le monete virtuali ancorate a una valuta fiat, come Diem, il progetto fintech di Facebook che ha preso il posto del precedente progetto Libra (accantonato dopo i tanti ostacoli regolatori).

    La Federal reserve degli Stati Uniti è scettica sull’emissione di una valuta digitale, mentre l’Unione europea ha avallato il progetto dell’euro digitale, ma non prima del 2025. La Cina, che ha messo al bando le criptovalute come il bitcoin, sarebbe invece in fase avanzata nell’emissione del digital yuan da parte della banca centrale.
    L’appello per una nuova governance economica globale

    Il panel del G7 sulla resilienza economica ha anche fatto appello per un cambio nella governance economica globale in modo da aumentare la resilienza del sistema finanziario ed economico e fondare su basi solide la ripartenza dopo gli shock subiti per la pandemia da Coronavirus. Come riporta il quotidiano britannico The Independent, un gruppo di esperti del G7 ha sottoscritto un report intitolato “Global econonomic resilience. Building forward better”. Digitalizzazione e supply chain sono fra i temi chiave.

    Il documento è una base preparatoria per le discussioni che si terranno ad ottobre 2021, durante il summit dei leader del G20 a Roma, e a novembre alla conferenza sui cambiamenti climatici (Cop26) a Glasgow
  12. PROBLEMI PER I Boeing 787 Dreamliner: Possibili problemi alle fusoliere del Boeing 787 Dreamliner  hanno provocato ieri un forte calo in Borsa del gruppo italiano Leonardo, che costruisce grandi parti della fusoliera del B-787, particolarmente moderno e leggero, ma forse zavorrato da componenti che non soddisfano tutti i requisiti di qualità. L'ipotesi è stata lanciata dal Wall Street Journal e poi confermata informalmente dallo stesso gruppo Usa. Risultato: non solo è scivolato in Borsa a New York il titolo Boeing ma anche quello di Leonardo a Piazza Affari è stato sospeso al ribasso e alla fine ha perso oltre il 7%. Il gruppo italiano ha precisato in una nota che «in merito alle notizie sul riscontro di difetti nei componenti prodotti per il B-787, Leonardo fa sapere che si fa riferimento al subfornitore Manufacturing Processes Specification Srl, qualificato anche da Boeing. Il suddetto subfornitore è sotto indagine da parte della magistratura, per cui Leonardo risulta parte lesa e pertanto non si assumerà potenziali oneri a riguardo. Inoltre Manufacturing Processes Specification non è più fornitore di Leonardo».
  13. AUTO ELETTTRICA = DISOCCUPAZIONE . CHI comprerà LE AUTO ELETTRICHE ?

    Secondo quanto riportato dal giornale tedesco Handelsblatt, l'amministratore delegato del Gruppo Volkswagen, Herbert Diess (qui sopra in una foto di repertorio), in una riunione del consiglio di sorveglianza di settembre avrebbe dichiarato che l'azienda potrebbe perdere 30.000 posti di lavoro qualora non fosse celere nella transizione verso la mobilità elettrica. Diess fa riferimento alla Tesla, che ha messo pressione alla compagnia, spingendola a migliorare la sua strategia elettrica.

    Secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters, un portavoce della VW avrebbe confermato la posizione di Diess sulla presenza di Tesla e di altri costruttori in Germania, che hanno costretto il gruppo automobilistico tedesco ad accelerare la transizione verso gli EV, tuttavia, ha negato che siano stati fatti calcoli specifici su quanti posti di lavoro potrebbero essere persi.

    L’emergenza sarebbe da ricercare anche nello snellimento e nell’efficientamento dei processi produttivi. Infatti la Tesla nel nuovo impianto tedesco nei pressi di Berlino prevede di produrre fino a 500.000 auto all'anno impiegando 12.000 dipendenti. La Volkswagen impiega 25.000 persone per costruire 700.000 auto nella sua fabbrica di Wolfsburg, utilizzando quindi il doppio della forza lavoro.

    Un portavoce del consiglio dei lavoratori della Volkswagen ha dichiarato che "una riduzione di 30.000 posti di lavoro è assurda e senza fondamento". Un altro portavoce del sindacato dello stato tedesco della Bassa Sassonia, che è il secondo maggiore azionista del Gruppo, ha detto che tali tagli sono "fuori questione".

    I veicoli elettrici hanno molte meno parti delle auto con motore a combustione interna e quindi richiedono meno lavoratori per essere prodotte. Secondo una recente stima, entro il 2025 l'industria automobilistica tedesca potrebbe perdere circa 100.000 posti di lavoro, proprio a causa dell’elettrificazione.

    Il capo della divisone tecnologica della Volkswagen, Thomas Schmall, ha detto al Manager Magazin in un'intervista pubblicata mercoledì, che la casa automobilistica sta prendendo in considerazione la quotazione delle sue attività di ricarica ed energia per le auto, oltre ai piani di IPO esistenti per la divisione batterie. Si tratta tuttavia di decisioni che non saranno prese prima di due anni

 

#giorgioparisipresidentedellarepubblica

https://youtu.be/Mmb1YIp6_hE

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Camera dei deputati: GIORGIO PARISI PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA - Firma la petizione! https://chng.it/RRhXq8m6 via @ChangeItalia

Mb

 

15.10.21
  1. OGGI,  PURTROPPO, SI SCRIVERA' UNA BRUTTA PAGINA DI STORIA ITALIANA DI OPPOSIZIONE ALLA FURBATA DI DRAGHI , CHE PARTE DAI PORTUALI DI TRIESTE.  UN POSTO DOVE DRAGHI NON E' MAI STATO ! QUESTO SUCCEDE QUANDO A GOVERNARE UN PAESE E' UN PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SENZA SENSIBILITA' POLITICA, MA TANTA VOGLIA DI COMANDO ASSOLUTO CHE MAL SI CONCILIA CON LA VOGLIA DI DEMOCRAZIA DI UNA PARTE DEGLI ITALIANI NON YESMAN COME QUELLI CHE SONO AL GOVERNO CHE DIRANNO CHE TUTTO QUELLO CHE AVVERA' , DA ORA,  NON ERA NE' PREVDIBILE NE' EVITABILE. CARO PRESIDENTE VISTO CHE CHE LEI HA CHIAMATO DRAGHI COME IL SUO PREDECESSORE CHIAMO' MONTI PRENOMINANDOLO SENATORE A VITA. CI SIAMO FIDATI DI VOI , MA CI AVETE FATTI SOTTOMETTERE INGIUSTAMENTE AD UN POTERE INGIUSTO ED INACCETTABILE.   Da settembre la riabilitazione neuromotoria dei disabili minorenni è bloccata. Chi doveva prestare il servizio non è vaccinato e non può lavorare, come previsto dal governo. Al rientro dalla pausa estiva, i genitori si sono trovati questa brutta sorpresa e hanno segnalato il fatto all'Anfass Valli pinerolesi, un'associazione impegnata nel campo della disabilità, con una settantina di famiglie socie. «Abbiamo prima ricevuto le segnalazioni di alcuni nostri soci, poi di altri genitori che non sapevano a chi rivolgersi. Quindi, a inizio settimana, abbiamo deciso di scrivere all'Asl To3 una lettera, esprimendo le nostre preoccupazioni - spiega la presidente, Patrizia Santavicca - La mancanza di fisioterapia per alcuni ragazzi è devastante, alcuni rischiano di perdere la capacità di camminare e altri hanno registrato una grave regressione». L'Asl, dal canto suo, ha risposto alla lettera, mettendo nero su bianco la verità: «L'assenza di operatori non dipende da alcuna volontà aziendale, bensì è conseguente all'applicazione delle disposizioni nazionali circa l'obbligo di vaccinazione per la prevenzione dell'infezione da Covid. L'obbligo riguarda tutti gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario e prevede, in caso di inadempienza, la sospensione del personale». Detto altrimenti: gli operatori non sono vaccinati e non possono lavorare. Sui numeri, però, l'Asl non scende nel dettaglio: «I provvedimenti di sospensione sono ancora in corso».
    Per cercare di ridurre il disagio, come spiega il direttore generale Franca Dall'Occo, si è cercato nuovo personale, anche tramite enti accreditati o agenzie interinali: «Il reclutamento di personale tuttavia presenta notevoli difficoltà, data la carenza di professionisti a disposizione e la richiesta in contemporanea di nuovi reclutamenti da parte di tutte le aziende sanitarie». L'impegno è comunque di «trovare rapidamente soluzioni idonee». —
  2. LA DIVINA PROVVIDENZA PROVVEDE : È disperato il volo dell'elicottero da un ospedale dello Stato argentino del Paraná al prestigioso Istituto Favaloro, nosocomio tra i più all'avanguardia nella capitale Buenos Aires. Ci sono scarsissime speranze di salvare la vita alla piccola Irene (nome di fantasia), una bambina affetta da «grave encefalopatia infiammatoria acuta, stato di male epilettico refrattario maligno, shock settico», come si legge nel bollettino medico. È il mese di maggio dell'anno 2011. La migliore aspettativa per la ragazzina è lo stato vegetativo. E invece dieci anni dopo, quella bambina è diventata una ragazza di 21 anni che sta bene, ha finito regolarmente gli studi secondari e adesso frequenta, allegra e determinata, l'università nell'entroterra argentino, dando prospettive incoraggianti alla sua famiglia - madre e due sorelle - che vive in dignitosa povertà. E Irene con la sua famiglia ieri ha esultato e festeggiato - «era felicissima», assicura chi le ha parlato - alla notizia giunta dall'altra parte del mondo, dalle Sacre Stanze vaticane: il suo «salvatore», Albino Luciani diventato papa Giovanni Paolo I per trentatré giorni nel 1978, diventerà beato per volere di un successore, Francesco, conterraneo della «miracolata». Per la beatificazione di un non martire, la Chiesa «pretende» un miracolo. Ecco com'è andata.
    Il calvario di Irene è iniziato «il 20 marzo 2011» - si legge nelle carte della Congregazione delle Cause dei Santi - con «un forte mal di testa che continuò sino al 27 marzo, quando si manifestarono febbre, vomito, disturbi comportamentali e della parola». La diagnosi è devastante: «Encefalopatia epilettica ad insorgenza acuta, con stato epilettico refrattario ad eziologia sconosciuta». Il quadro clinico è gravissimo, con numerose crisi epilettiche quotidiane, «tanto che fu necessario intubarla». Passano due mesi, e la situazione non migliora. Così, il 26 maggio «la piccola venne trasferita, con prognosi riservata, a Buenos Aires». Altri due mesi senza luce all'orizzonte. E il 22 luglio la condizione clinica «peggiorò ulteriormente per la comparsa di uno stato settico da broncopolmonite». I dottori convocano i familiari per pronunciare la sentenza di «morte imminente».
    Ma non hanno tenuto conto di un parroco, padre Josè, il pastore della parrocchia vicina. Il prete «si recò al capezzale della piccola e propose alla madre di chiedere insieme l'intercessione di Giovanni Paolo I, al quale era molto devoto». Quella notte - con «un lungo momento di preghiera», racconta il postulatore della causa, il cardinale Beniamino Stella - chi vuole bene a Irene si aggrappa spiritualmente alla veste bianca del Papa veneto morto 33 anni prima, per domandargli di «convincere» Dio a compiere il prodigio.
    Il giorno dopo, 23 luglio 2011, nella sorpresa generale, si registra «un rapido miglioramento dello shock settico, che continuò con il recupero della stabilità emodinamica e respiratoria». E nelle settimane successive sarà un susseguirsi di buone e straordinarie novità. L'8 agosto la paziente viene «estubata»; il 25 agosto «lo stato epilettico apparve risolto e il 5 settembre la paziente venne dimessa». La bambina riacquisterà «la completa autonomia fisica e psico-cognitiva-comportamentale». Guarita. Inspiegabilmente dal punto di vista medico-scientifico. Per i teologi si è dimostrato chiaro «il nesso causale con l'invocazione a Giovanni Paolo I».
    Oltretevere spiegano che si tratta di una «restitutio ad integrum», uno di quei miracoli «grossi», di più c'è solo la resurrezione: significa che sono stati pienamente ricostituiti i gravi danni, in particolare al cervello, provocati dalla malattia. —
  3. SATANA 1 :  Alla notizia che il direttore di Novaya Gazeta, Dmitry Muratov, era stato insignito del Nobel per la pace, il Cremlino aveva reagito congratulandosi con il reporter russo. «È devoto ai suoi ideali, ha talento, ha coraggio», aveva commentato il portavoce di Vladimir Putin, Dmitry Peskov, nonostante Novaya Gazeta sia una delle poche testate giornalistiche che osano ancora criticare il governo. Tuttavia, a neanche una settimana di distanza, Putin ha rilasciato dichiarazioni meno lusinghiere, che suonano come un avvertimento. Il Nobel per la pace non proteggerebbe Muratov dal poter essere bollato come «agente straniero» se dovesse trasgredire la legge. «Se non vìola la legge russa e se non dà ragione alle autorità per dichiararlo agente straniero, allora Muratov potrà stare tranquillo. Ma se si nasconderà dietro il premio Nobel come dietro a uno scudo per violare la legge, vuol dire che lo farà consapevolmente per attirare l'attenzione su di sé o per altre ragioni», avrebbe affermato Putin, aggiungendo che «indipendentemente da qualunque merito, ognuno deve capire che bisogna rispettare le leggi».
    Ma che significa essere agenti stranieri? Da anni Mosca affibbia questa etichetta a organizzazioni che ricevono fondi dall'estero e sono impegnate in non meglio precisate «attività politiche». Si tratta di una definizione ampia che secondo molti osservatori consente alle autorità di prendere di mira enti e individui «scomodi».
  4. SATANA 2 : I taleban minacciano l'Europa con «un'ondata di rifugiati» se non verranno subito tolte le sanzioni economiche, mentre l'Afghanistan precipita nella miseria ed esplode il fenomeno della spose-bambine, minorenni cedute a uomini di mezza età per denaro. Era una piaga già sotto il precedente governo, frenata però dagli aiuti umanitari e dall'azione delle Ong internazionali, a cominciare dall'Unicef. Adesso le province rurali sono tagliate fuori dal mondo e la fame colpisce con durezza sempre maggiore, soprattutto nelle aree centrali del Paese. Lontano da Kabul i matrimoni combinati tra famiglie sono una tradizione ancestrale ma la povertà estrema ha stravolto tutto e genitori disperati sono arrivati a vendere le figlie ancora in fasce, a volte di un solo anno, come ha denunciato l'agenzia locale Raha. Mancano i soldi e molte famiglie non riescono a comprare cibo a sufficiente. Allora cedono le figlie a famiglie più abbienti, a un prezzo che varia dai 100 mila ai 205 mila afghani, pari adesso a 1000-2500 dollari. Se il pretendente non ha contanti, paga in natura, cibo, bestiame oppure armi. Il rapporto ha analizzato in particolare la situazione nella remota provincia di Ghor, dove la situazione umanitaria è oltre il livello di guardia. La siccità eccezionale ha dimezzato i raccolti. Il flusso di denaro dagli uffici pubblici si è prosciugato, perché il governo del nuovo Emirato islamico non ha neppure i soldi per pagare gli stipendi agli impiegati. L'altra risorsa, gli aiuti internazionali distribuiti dalle Ong, è a zero. In un mese e mezzo la provincia, come le altre confinanti, ha fatto un balzo indietro di vent'anni, se non di più.
    Le tradizioni pashtun non aiutano. Oltre alla legge islamica la vita nelle campagne è regolata dal «pashtunwali», un codice d'onore informale, orale, che regola soprattutto i rapporti fra le famiglie. Dal «pashtunwali» deriva la leggendaria ospitalità dei Pashtun, capaci di dare la vita per proteggere un loro ospite. Ma deriva pure una concezione della donna che la vede spesso come una merce di scambio. Il codice prevede per esempio il «baad», un matrimonio combinato per risolvere una disputa tra famiglie, persino con fatti di sangue. Oppure il «badal», lo scambio di spose fra due clan, in modo da cementare un'alleanza. La vendita delle figlie non è prevista dal «pashtunwali» ma è di fatto quello che avviene con il pagamento della dote.
    La miseria spinge l'età delle spose sempre più in basso. Un rapporto dell'Unicef del luglio 2018 ha calcolato che il 34 per cento delle donne fra i 20 e i 24 anni, e il 7 per cento degli uomini, si è sposato prima di compiere 18 anni, l'età minima consigliata dall'Onu. Il precedente governo aveva stabilito all'articolo 70 del codice civile un'età minima di sedici anni per le ragazze e di 18 per gli uomini e considerava «forzato» ogni matrimonio sotto quel limite. Ma il nuovo governo taleban ha spazzato via tutto. Per le bambine di Ghor e delle altre province rurali non si pone neanche il problema. I matrimoni precoci sono la principale causa dell'abbandono scolastico. L'Afghanistan si chiude in un cupo Medioevo. Ma anche i taleban hanno bisogno del mondo. Hanno accettato nuovi colloqui con gli Stati Uniti. Chiedono lo sblocco dei 9 miliardi di dollari della Banca centrale, bloccati negli Usa. E aiuti umanitari. Dietro il volto «moderato» però rispuntano sempre i loro metodi. Dopo i negoziati a Doha il viceministro degli Esteri Emirhan Muttaki ha avvertito che si corre il rischio di «migrazioni economiche» verso l'Europa se la comunità internazionale non permetterà «il normale funzionamento delle banche, in modo che Ong e agenzie governative possano pagare di nuovo i salari». Un ricatto in stile Erdogan. Soldi in cambio dello stop ai flussi di rifugiati.
  5. SATANA 3 :Per un tredicenne disabile la seconda media, in una scuola del Torinese, è stato un incubo costellato di vessazioni e umiliazioni. Un suo coetaneo, un bullo, l'aveva preso di mira e i professori non si erano accorti di nulla. «Non era compito mio controllare quella classe» è stata una delle versioni. Oppure: «Non ho mai notato niente di strano». Chi aveva il dovere giuridico di intervenire? La questione è stata discussa in Tribunale e l'insegnante di potenziamento è stata assolta dall'accusa di concorso in atti persecutori per omesso controllo. «La sentenza ha ridato dignità alla mia assistita - dice l'avvocato Calogero Meli -. Sul banco degli imputati sarebbe dovuta salire la scuola e non un'insegnante al primo incarico messa a svolgere compiti che non le competevano».
    Insomma: la colpa è stata di un «sistema scolastico» mal organizzato. E sorvegliare quella classe in quelle ore non era compito suo. Ma chi doveva controllare cosa accadeva in quell'aula al primo piano quando, durante l'intervallo o l'ora di alternativa, il bullo raggiungeva la sua vittima, invalida al 100%? Quando la insultava, sputava sui suoi giocattoli e nel suo bicchiere? Gli insegnanti: così ha sostenuto il pubblico ministero Mario Bendoni. La docente di sostegno e l'insegnante di potenziamento, per cui aveva chiesto una condanna a 1 anno e 6 mesi. Il primo ha patteggiato un anno di reclusione, la seconda è stata assolta. Centrale, nella decisione dei giudici, potrebbe essere stata la questione dei ruoli e delle competenze.
    Gli adulti, in questa vicenda, a scuola non hanno visto né sentito nulla. A denunciare erano stati gli alunni che, in un tema sull'uguaglianza, avevano scritto: «Non siamo tutti uguali. C'è chi approfitta degli altri». Quel bullo era «prepotente con tutti, ma con quel ragazzo, che non poteva alzarsi dalla sedia a rotelle e difendersi, si accaniva con particolare ferocia». All'epoca dei fatti, nel 2015, aveva 13 anni e non era imputabile. Ora ne ha diciotto e, testimone in aula, ha chiesto scusa alla mamma della vittima: «Ho fatto cose orrende. Non ne vado fiero».
  6. SATANA 4: La guardia medica di Nichelino si rifiuta di aprirle l'ambulatorio per visitare la figlia di 17 anni non vaccinata e lei decide di denunciare il medico di turno. Una rabbia che nasce anche dal modo in cui la giovane sarebbe stata «visitata», secondo il racconto della madre. Ossia via telefono: il medico dentro la struttura di via Debouché, mamma e figlia fuori. Lui avrebbe chiesto sostanzialmente alla donna di domandare alla figlia i sintomi precisi e di capire se avesse qualche ulteriore problema che poteva essere ritenuto importante per la diagnosi. Una sorta di visita a distanza, attraverso terzi. Alla fine le ha prescritto dell'antibiotico e a quel punto madre e figlia sono tornate a casa. Ma per la donna non era finita lì e dopo aver accompagnato a casa la giovane è andata a fare denuncia.
    Erano circa le 19 dello scorso 7 ottobre quando la ragazzina assieme alla mamma si presentano dalla guardia medica. Il loro medico di base ha già finito l'orario di ricevimento e non vogliono andare al pronto soccorso: la 17 enne presenta solo dei chiari sintomi influenzali. La donna vorrebbe solo una semplice visita e una ricetta per comprare i medicinali appropriati, prima che le farmacie chiudano. C'è però il nodo vaccinazione: la ragazza ne è sprovvista. Il medico spiega che la donna può entrare, la ragazza no. Apriti cielo: la madre chiede se per favore può eventualmente fare un tampone rapido per attestare che la figlia è Covid-free. Secondo il suo racconto, il medico notturno è stato irremovibile. L'unica cosa che ha proposto, in alternativa, è stata una visita «via telefono»: la donna, in sostanza, si sarebbe dovuta sostituire al dottore e «controllare» alcuni aspetti che di norma avrebbe dovuto fare la guardia medica. Non avendo altra scelta ha fatto così.
    Una volta avute le risposte alle poche domande richieste, il medico ha prescritto degli antibiotici sporgendo la ricetta alla madre sulla porta dell'ambulatorio. Infuriata, lei ha portato a casa la figlia e poi ha deciso che quella cosa non doveva finire così. Ora si valuterà se ci siano stati o meno gli estremi per qualsivoglia negligenza, ma il fatto ancora una volta mette in primo piano il problema di una mancanza di direttive chiare sul tema degli accessi a determinate strutture, per via della pandemia. Dall'Asl To 5 ribattono: «Al momento non abbiamo ricevuto alcuna notifica della presunta denuncia e di conseguenza aspettiamo per capire di cosa stiamo parlando. In ogni caso attiveremo, come al solito, le nostre procedure interne opportune per capire i contorni della vicenda. Al momento non siamo nelle condizioni di capire se il comportamento del medico sia stato quello effettivamente raccontato dalla persona in questione o ci siano state altre variabili, al momento sconosciute». —
  7. DRAGHI VA A SBATTERE ? Mario Draghi non ha cambiato idea, né è intenzionato a farsi condizionare dalle proteste: come previsto, venerdì entra in vigore il decreto che impone il passaporto vaccinale in tutti i luoghi di lavoro. È irritato con il Viminale per quanto accaduto al porto di Trieste - invitato a pagare i tamponi ai dipendenti - ed è deciso a svelenire il clima che monta nel Paese. Ieri ha chiesto ai tecnici di chiudere il testo sulla sicurezza sui luoghi di lavoro che oggi discuterà coi sindacati convocati a Palazzo Chigi. Lo approverà domani il Consiglio dei ministri, insieme al decreto fiscale. Fino a due giorni fa l'accordo era lontano.
    L'accelerazione ha un obiettivo politico più largo: Draghi ha bisogno del sostegno delle sigle, e viceversa. Sabato c'è la manifestazione contro l'aggressione fascista della scorsa settimana alla Cgil, primo test della risposta delle istituzioni. A fine mese a Roma ci saranno i leader del pianeta per il G20. Secondo quanto riferiscono fonti presenti all'incontro, a inizio settimana, davanti ai tre leader di Cgil, Cisl e Uil la ministra Luciana Lamorgese ha lamentato carenza di organico fra le forze dell'ordine. Lamorgese è sempre più in difficoltà per via dei molti attacchi da destra, ma nonostante l'irritazione per quanto accaduto a Trieste, Draghi la difenderà.
    Il premier sta passando giornate fra le più complicate di sempre a Palazzo. Ieri ha fatto contattare Confindustria, la quale stava tenendo il punto sull'entità delle sanzioni da imporre alle aziende inadempienti con gli standard di sicurezza. Non a caso in queste ore i toni del presidente Carlo Bonomi sono particolarmente accomodanti: «Sono favorevole ad un'ulteriore proroga del blocco dei licenziamenti nel tessile e nella moda. La questione del passaporto è divisiva e rischia di minare la ripresa».
    Dopo aver invitato Confindustria e sindacati alla collaborazione, Draghi ha fatto recapitare al capo di gabinetto del ministero degli Interni la sua irritazione per la decisione di invitare l'autorità portuale di Trieste a pagare i tamponi ai lavoratori. «Né avvisati, né autorizzati». Non per una contrarietà di principio all'iniziativa, anzi. «Ben vengano le imprese che decidono di pagare i tamponi ai non vaccinati», spiega una fonte dello staff. Bonomi non si mostra entuasiasta, ma il problema emerso a Trieste per Draghi è politico: quell'iniziativa ha aperto una crepa in un momento delicato, a poche ore dall'entrata in vigore dell'obbligo di passaporto vaccinale. «Non possiamo dar l'impressione di dire sì a figli e figliastri», conferma una fonte di governo che chiede di non essere citata.
    A Palazzo Chigi non sembrano preoccupati dalle proteste, che in alcuni casi sembrano più dettate dalla volontà di soffiare sul fuoco piuttosto che da ragioni pratiche. Così, a fronte della minaccia dei portuali di Trieste di scioperare e bloccare le attività, si sottolinea la decisione di molte aziende dello scalo di Genova a farsi carico del costo dei tamponi a chi ha rifiutato il vaccino.
    Draghi terrà il punto anche su questo: non può essere lo Stato a farsi carico dei tamponi ai no vax. L'unica eccezione era e resta per coloro che non possono essere vaccinati per ragioni cliniche. Né ci saranno allungamenti della durata della validità dei test, che Matteo Salvini insiste per introdurre. A Palazzo Chigi premono semmai per allargare la convenzione con le farmacie sui tamponi rapidi a prezzo calmierato: otto euro agli under diciotto, quindici agli over.
    L'entrata in vigore del passaporto vaccinale è complessa, e non tutti i dettagli sono stati studiati per tempo. Porti come quello di Trieste sono ad esempio un viavai di stranieri: autotrasportatori e dipendenti delle aziende marittime, mercantili o navi da crociera. Molti di questi sono vaccinati, ma con preparati non autorizzati dalle autorità europee come il russo Sputnik o il cinese Sinovac. Una delle questioni emerse in questi giorni è: che fare se decidessero di non sottoporsi ai tamponi? Per giorni è circolata l'ipotesi di una circolare del ministero della Salute per sanare la situazione, ma anche in questo caso il governo non vuole cedere. «Nessuna deroga», dice alla Stampa il ministro Roberto Speranza. Senza il via libera dell'Ema, non si può fare. A meno di non introdurre eccezioni per superiori ragioni politiche, come quella che ha concesso il passaporto ai sanmarinesi vaccinati con Sputnik.
  8. ANCHE QUESTO E' COMPLOTTISMO ?«Portateci da Landini o lo andiamo a prendere noi». Giuliano Castellino, leader romano di Forza Nuova, ha apostrofato così gli agenti che sabato pomeriggio hanno tentato di ostacolare l'ingresso dei militanti di estrema destra nella sede della Cgil a Roma. Epilogo di una «marcetta su Roma» fomentata dallo stesso Castellino già nel corso della manifestazione No-Vax di piazza del Popolo: «Sono loro i criminali. I criminali, gli estremisti, i pericolosi non sono in questa piazza ma nei palazzi del potere, nei palazzi del sindacato venduto», aveva affermato il 46enne prima di suonare la carica. E sul confronto tra Castellino e la polizia è intervenuto ieri sera il suo avvocato Carlo Taormina, a "Non è l'Arena" su La7 sottolineando che «c'è stata una trattativa con la Digos per ottenere il permesso di dirigersi verso la Cgil».
    Il video della performance è insieme ad altri 10 nel fascicolo della procura di Roma alla base della richiesta di convalida dell'arresto sollecitato per tre indagati accusati di essere stati i promotori della rivolta No Green Pass: oltre a Castellino, ci sono il leader nazionale di Forza Nuova Roberto Fiore e l'ex Nar Luigi Aronica. Tutti e tre inchiodati dalle immagini e accusati anche di istigazione a delinquere. Nel corso della «manifestazione e corteo, non autorizzato, istigavano i numerosi partecipanti all'iniziativa ad usare violenza nei confronti della polizia e ad invadere la sede della Cgil e devastare i relativi locali», scrivono i pm nelle 9 pagine della richiesta di convalida d'arresto di 6 persone, tra cui 5 di Forza Nuova.
    Il provvedimento restrittivo ha riguardato anche una militante Pamela Testa, Salvatore Lubrano e il leader di "IoApro", Biagio Passaro. I sei e altri non ancora identificati in «concorso tra loro hanno usato violenza e minaccia nei confronti di agenti di polizia di stato che stavano svolgendo un atto del loro ufficio». A raccontare tutto sono i video ancora all'esame della Digos che hanno documentato il pomeriggio di «guerriglia urbana». Durante gli scontri sono stati utilizzati «bastoni, spranghe di ferro e altri oggetti atti ad offendere», scrivono i pm romani, convinti che l'obiettivo di chi ha guidato e fomentato gli scontri fosse una «consistente azione volta alla distruzione della sede di una istituzione costituzionalmente rilevante e più in generale alla turbativa dell'ordine pubblico». Mentre resta nero su bianco il fallimento delle misure nei confronti di Castellino, che vanta un percorso delinquenziale inaugurato nel 1996, a meno di 20 anni: «Desta allarme sociale il fatto che tutti i provvedimenti adottati nei suoi confronti nel corso degli anni non hanno fin qui sortito risultato alcuno».
  9. A SALVINI PIACE ESSERE PRESO IN GIRO ? È il primo degli incontri settimanali che avevano concordato nella speranza di alleggerire il cammino del governo da qualsiasi fraintendimento. Matteo Salvini arriva a colloquio con Mario Draghi dopo un diluvio di parole nelle piazze che vanno al voto. «Tirare fuori gli scheletri dal passato non fa bene all'Italia e non fa bene al governo, non c'è rischio di ritorno di fascismo e nazismo – aveva detto in mattinata –. Ma siccome di alcuni ministri non ho particolare stima né fiducia, ne parlerò con l'amministratore delegato di questo governo. Puoi avere un genio come premier, ma se la macchina è fuori controllo non vai lontano». Mancano 72 ore ai ballottaggi di Roma, Torino, Trieste e altre città, e il leader della Lega è preoccupato. Molto preoccupato. La visita a Palazzo Chigi serve a incorniciare una richiesta che Salvini non arriva a formulare fino in fondo al presidente del Consiglio ma che evoca ai microfoni dei giornalisti e dal palco di Latina: «Fare cortei di parte con le bandiere rosse, attaccare Tizio e insultare Caio non è il bene dell'Italia». Vorrebbe che in qualche modo il governo fermasse la manifestazione che la Cgil ha organizzato per sabato, alla vigilia del voto, in pieno silenzio elettorale, dopo l'assalto degli squadristi di Forza Nuova alla sede del sindacato. Ma Salvini sa benissimo che una decisione di questo tipo sarebbe in mano al ministero dell'Interno. Difficile però che il Viminale faccia un passo del genere. In questo momento gli uomini della ministra Luciana Lamorgese sono concentrati più che altro sui percorsi dei cortei attesi a Roma. Il rischio di scatenare di nuovo la furia dei neofascisti, da una parte, e dei manifestanti solidali con la Cgil, dall'altra, è altissimo.
    Sollecitato da Salvini, Draghi ammette una certa preoccupazione per la tensione che si è riversata sulle strade, anche in vista del G20 di fine mese e dell'avvio del Green Pass obbligatorio da lunedì 15. «Gli ho chiesto di darmi una mano per svelenire il clima», rivela all'uscita Salvini. Il premier è consapevole che una manifestazione a poche ore da elezioni molto divisive è benzina che può esasperare il conflitto, ma non va oltre la condivisione di questo timore. E quando il leghista gli chiede di «mettere fine alle campagne di delegittimazione che nelle ultime settimane sono state particolarmente feroci contro il centrodestra, a partire da Lega e Fratelli d'Italia» Draghi si limita ad ascoltare. Come potrebbe, si chiede l'ex banchiere, fermare qualcosa che attiene alla lotta politica? «Potrebbe farlo grazie alla sua autorevolezza», spiega Salvini, parlando ai leader dei partiti, o con un appello. «Potrebbe promuovere una pacificazione nazionale chiedendo di evitare di inquinare il dibattito politico continuando a parlare di "fascisti" solo per aggressione nei confronti dei partiti della coalizione».
    Ma il tema della sicurezza delle piazze e dello scontro politico non è l'unico che il premier e il leader della Lega affrontano in un'ora di faccia a faccia. Anzi, lo stringato comunicato diramato dalla presidenza del Consiglio si limita a riportare che si è discusso di provvedimenti economici. Un modo per non farsi trascinare nella battaglia elettorale. Venerdì il Consiglio dei ministri approverà la delega fiscale mentre il governo si appresta a inviare a Bruxelles lo schema della legge di Bilancio. Draghi ribadisce per l'ennesima volta che «non ci saranno aumenti di tasse», tantomeno sulla casa, senza però alcun bisogno di scriverlo da qualche parte come aveva chiesto Salvini. La convergenza su questo è nei fatti ed è l'unico argomento sul quale il premier si lascia andare a uno scambio con il leghista. Per il resto, spiegano da Palazzo Chigi, il capo del governo ha ascoltato i Cahiers de doléances del senatore, senza che il suo volto, notoriamente imperturbabile, cedesse su nessuna delle sue richieste. Non alla flat tax fino a 100 mila euro, non alla rottamazione delle cartelle esattoriali, non a una profonda revisione del reddito di cittadinanza, non a Quota 100. Né, infine, ai tamponi gratuiti per i dipendenti, che Salvini vorrebbe sovvenzionati dallo Stato.
  10. LA MIOPIA DELL'EUROPA : Estrazione delle materie prime, sfruttamento delle energie rinnovabili, creazione di infrastrutture strategiche: l'Artico rischia di diventare il nuovo epicentro delle tensioni geopolitiche tra le principali potenze mondiali. Stati Uniti, Russia e Cina si stanno muovendo da tempo per mettere le mani su quell'area del pianeta che, a causa dello scioglimento dei ghiacciai provocato dal riscaldamento globale, sta subendo le trasformazioni più significative. Per questo l'Unione europea ha deciso di non rimanere a guardare e ha messo a punto una strategia ad hoc per rispondere alle sfide e sfruttare le nuove opportunità. «L'aumento degli interessi nelle risorse dell'Artico e nelle rotte di trasporto - recita il documento approvato ieri dalla Commissione europea - può trasformare la regione in un'area di concorrenza locale e geopolitica, provocando possibili tensioni e minacciando gli interessi dell'Ue».
    Il piano - tra le altre cose - punta a fare in modo che il petrolio, il carbone e il gas estratti nell'Artico restino nella regione. Bruxelles si attiverà inoltre con i partner globali per un approccio più sostenibile nell'estrazione delle terre rare che fanno gola a tutti. E cercherà di convincerli a sostenere una moratoria sulle trivellazioni per l'estrazione di idrocarburi. Secondo un recente report dell'Ong «Reclaim Finance» ci sono 599 siti estrattivi di gas e di petrolio nell'Artico: le attività sono in netta espansione grazie allo scioglimento dei ghiacciai che rende più facile le trivellazioni e il trasporto. Un contesto che attrae con estrema facilità i finanziamenti dei grandi investitori, nonostante i rischi ambientali. L'area a Nord del Circolo polare artico interessa otto Paesi: Stati Uniti, Canada, Russia, Islanda, Norvegia, Danimarca, Finlandia e Svezia. Gli ultimi tre fanno parte dell'Unione europea, che dunque vuole ritagliarsi un ruolo. Recentemente ha nominato un inviato speciale per le questioni relative all'Artico e presto aprirà una sua delegazione a Nuuk, in Groenlandia. Ma altri protagonisti si stanno muovendo nella regione, pur non facendone parte. È il caso di Pechino. «C'è stata una ripresa delle attività da parte di altri attori, tra cui la Cina - continua il documento della Commissione -. C'è un crescente interesse legato alla proprietà delle infrastrutture critiche, alla costruzione di cavi marittimi, alla navigazione e al cyberspazio». Ancor più esplicita la risoluzione approvata la scorsa settimana dal Parlamento europeo, con i deputati che si sono detti molto preoccupati per «gli imponenti progetti cinesi nell'Artico». Il testo dice che l'Ue «dovrebbe monitorare con attenzione i tentativi della Cina di integrare la rotta del Mare del Nord nella sua iniziativa "Nuova via della Seta" poiché ciò pone a rischio l'obiettivo di proteggere l'Artico dagli interessi geopolitici globali».
    Ci sono poi i timori legati al rafforzamento militare della Russia nell'Artico, una mossa che «aumenta le sfide della sicurezza e potrebbe aggravare le conseguenze dei cambiamenti climatici». Per questo l'Ue intende collaborare strettamente con la Nato per rispondere alle azioni russe nei mari e nei cieli artici.
    La strategia europea per l'Artico si intreccia anche con il Green Deal. L'Ue sa di essere responsabile del 31% della CO2 emessa nella regione - che negli ultimi 50 anni si è riscaldata tre volte di più della media del pianeta -, ma sa anche che lo scioglimento dei ghiacciai provoca un effetto-domino che rischia di colpire i suoi Paesi. Preservare l'Artico significa preservare l'Europa. Non solo: l'area offre grandi opportunità grazie al suo enorme potenziale di energie rinnovabili (geotermica, idroelettrica, eolico, idrogeno verde) e di materie prime. «Altri attori globali si stanno muovendo rapidamente per assicurarsi le forniture» riconosce la Commissione, che non vuole rimanere indietro ma nemmeno scatenare una corsa per depredare l'area. Per questo intende coinvolgere i partner per promuovere standard etici e ambientali in modo da ridurre l'impatto delle attività estrattive ed evitare una concorrenza economica spietata tra le principali potenze mondiali.
  11. LA VOLKSWAGEN DEVE PAGARE : Il vortice della vicenda Dieselgate continua a colpire la casa tedesca, dopo la sconfitta della Class Action promossa da Altroconsumo (qui per saperne di più), ecco che arriva una nuova condanna da parte della magistratura. Questa volta ad esprimersi è il tribunale di Genova con la sentenza n. 2160/2021, emessa dal giudice Francesca Lippi, che punisce la sede tedesca del gruppo (non la Volkswagen Group Italia Spa) a corrispondere al proprietario di una Golf con motore EA189 (comprata nel 2011) una somma di 3.540 euro oltre a eventuali rivalutazione e interessi, pari al 15% dei 23.600 euro spesi per l’acquisto del veicolo.

    CONDANNATA LA SEDE CENTRALE - Già con la sentenza del Tribunale di Avellino la giustizia italiana si schierò a favore di un singolo consumatore. Ma a differenza della causa campana, con Genova si crea un precedente, sì perché ad essere condannata è la sede tedesca del gruppo. Infatti, agli atti figura “l’illegalità del software”, il famoso programma in grado di abbassare le emissioni di NOx nei test di omologazione del veicolo, il che rende colpevole la casa costruttrice e inammissibile la domanda di risarcimento contro la concessionaria secondo il Tribunale ligure.

    LA VICENDA - Il procedimento inizia nel 2016, con la presentazione della domanda di risarcimento di 10.000 euro da parte dell’acquirente nei confronti della concessionaria, a cui aggiungono le spese legali e la richiesta di verifica sulle eventuali responsabilità del rivenditore. Al rifiuto del dealer viene chiamata in causa direttamente la Volkswagen, in quanto il querelante cita i danni subiti a causa dell’installazione di un “defeat device”. Secondo il Tribunale di Genova, da qui nasce la responsabilità del costruttore tedesco e la natura illecita del dispositivo nella vicenda, inoltre, il foro precisa che “le comunicazioni pubblicitarie sono state omissive e fuorvianti per il consumatore che non è stato posto nella condizione di compiere una scelta consapevole” perché incentrate sul lato green dei motori equipaggiati con i dispositivi illegali.

    È SOLO IL PRIMO ATTO - La concessionaria è stata esclusa dalla responsabilità di comunicazione commerciale ingannevole, perché riconosciuta dal giudice come non a conoscenza di quanto emerso dalle indagini avviate nel 2015 dall’agenzia americana per l’ambiente (EPA), quelle che fecero scoppiare lo scandalo Dieselgate. Una valutazione da parte del Tribunale che scagiona la concessionaria dalla richiesta di risarcimento, ma, che invece condanna la Volkswagen a corrispondere all’automobilista la somma di 3.540 euro oltre a eventuali rivalutazioni ed interessi insieme alle spese accessorie di giudizio. C’è da segnalare la decisione del venditore di "non chiamare in manleva" la Volkswagen (ha evitato la chiamata in causa del Gruppo da una richiesta risarcitoria), scongiurando così una possibile causa civile con la stessa casa madre. Molto probabilmente sentiremo ancora parlare della vicenda, è naturale aspettarsi
    il ricorso in appello da parte della Volkswagen, essendo la sentenza solo al primo grado di giudizio

 

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14.10.21
  1. GIORGIO PARISI : Questo convegno parla degli aspetti medici e sociali dell'età pediatrica. Si ha l'impressione che la sanità italiana sia più che soddisfacente. Quello che si è visto con il Covid, ma anche prima, è che ci sono luci e ombre, ci sono situazioni dove le cose vanno benissimo e situazioni dove esistono sacche mal funzionanti. Ci sono ospedali con meno di 500 nascite l'anno, situazioni che mettono a rischio la salute dei bambini perché la cosa più importante in medicina è che i medici abbiano la capacità di intervenire correttamente, e questa capacità si acquisisce solo attraverso una frequente ripetizione delle stesse operazioni. Mi ricordo che il figlio di un amico solo dopo la millesima operazione di cataratta, che è la più semplice da fare, mi ha detto di aver iniziato a sentirsi relativamente tranquillo quando operava. Quando le cose iniziano a andare male i medici devono essere in grado di identificare i sintomi vari, devono essere in grado di identificare le patologie rare, e questo avviene solo grazie a una grande esperienza.
    Il distacco dal territorio
    È chiaro che una riorganizzazione della sanità che preveda la chiusura delle strutture piccole vuol dire intervenire sui centri fondamentali di contatto con il territorio. Le persone devono essere in grado di ricevere i primi soccorsi e le situazioni più delicate, come le nascite, è importante che avvengano in strutture che abbiano tutte le attrezzature, con medici capaci di intervenire con l'esperienza che serve. È un problema politico spesso trascurato, perché si tende a pensare che tutto vada bene, ma c'è una probabilità di mortalità infantile del 47% superiore al Sud rispetto al Nord-Est dell'Italia: corrisponde a un numero considerevole di morti infantili che si sarebbero potute evitare se le strutture fossero state migliori.
    Queste morti di bambini appena nati, o le gravidanze non portate a termine, sono disastri che colpiscono altamente le famiglie, ed è un problema che deve essere portato davanti alla politica. Bisogna cercare di vedere tutti gli aspetti medici e sociali dell'età pediatrica in Italia, e sono tanti. C'è il problema enorme della natalità che tendeva a decrescere ed è ancora diminuita per effetto del Covid 19 - ed è difficile non pensare che non dipenda dalla struttura della società italiana.
    Ho avuto il piacere di essere intervistato dalla trasmissione radiofonica
    Non è un Paese per giovani
    , e l'Italia davvero non è un Paese per giovani.
    La fuga dei cervelli
    Come è sottolineato da Massimo Livi Bacci, abbiamo un'emigrazione italiana ampia, sostanziosa, costante. Ed è un'emigrazione di persone che hanno un'alta preparazione professionale. Il motivo è abbastanza chiaro: una coppia per decidere di fare un figlio vuole avere una sicurezza economica che con contratti a termine precari rinnovati di anno in anno non c'è. E la precarietà del lavoro nel mondo giovanile, che in Italia si è sviluppata a macchia d'olio, è qualcosa che poi ha delle conseguenze dirette, perché persone che non hanno un posto permanente non possono accedere a un mutuo, quindi non possono comprare una casa e non hanno la sicurezza economica per fare figli. Questo è un problema politico fondamentale che bisogna considerare.
    Effettivamente l'Italia sta andando dentro una trappola demografica. Il numero di nascite è sempre più basso e bisogna intervenire. Bisogna intervenire anche mediante aiuti fiscali. Un amico francese aveva quattro figli e praticamente non pagava tasse. Se noi invece abbiamo una piccola detrazione annua per assegni familiari per ogni figlio, non andiamo avanti. Dobbiamo far capire che fare figli è qualcosa di estremamente utile per il Paese, e le famiglie che vogliono allevarli devono avere tutti i mezzi per farlo con tranquillità. È chiaro che questo richiede una grande riorganizzazione, a partire dagli asili nido che dovrebbero essere più numerosi.
    Gli effetti della pandemia
    Abbiamo poi avuto problemi enormi a causa del Covid. Ci sono effetti della pandemia sulla popolazione pediatrica che si incrociano con i diritti dei bambini. Alcuni diritti non sono stati rispettati, come quello della frequenza scolastica. Il Covid ha inciso anche sui rapporti familiari di coppia e con i bambini: è importante sottolinearlo, perché molto spesso abbiamo visto che la chiusura delle scuole primarie, degli asili e delle scuole dell'infanzia ha avuto un peso fondamentale nel cambiare i rapporti nella famiglia in questo periodo e nel cambiare anche i rapporti dei bambini con la famiglia.
    La pandemia ha causato una crisi economica parzialmente tamponata dai provvedimenti governativi, ma ha avuto riflessi rilevanti.
  2. PERO' SU GIORGIO PARISI  QUALCUNO PENSA CHE : Il conferimento del premio Nobel per la Fisica 2021 a Giorgio Parisi, per le sue ricerche sui sistemi complessi, ha portato in auge un episodio disdicevole per il cursus honorem del fisico teorico dell’Università Sapienza di Roma. In molti, infatti, non hanno dimenticato quando il premio Nobel Parisi contestava il diritto di papa Ratzinger di parlare alla Sapienza.

    Parisi, in particolare, non si limitò, insieme ad altri 67 docenti, ad appellarsi al Rettore per negare a Benedetto XVI di prendere parte all’inaugurazione dell’Anno accademico 2008, ma intervistato all’Unità ribadiva che Ratzinger era ospite sgradito, perché con le sue prese di posizione contro l’evoluzionismo aveva rotto il patto tra fede e scienza.

    Lo spirito di contestazione del fisico insignito del riconoscimento sembra tornare a farsi sentire nel suo ultimo intervento a Montecitorio. Il premio Nobel per la Fisica, infatti, invitato alla Camera per la riunione preparatoria alla Cop26, non ha esitato a bacchettare i parlamentari presenti parlando, ad esempio, di “Governi inadeguati sulla crisi”.

    Ma è l’appello rivolto all’istruzione e alla ricerca pubblica ad attirare la nostra attenzione: “Dare ai bambini un’educazione scientifica a partire dalla scuola materna”. Vogliamo sperare che Parisi non alluda ad un’educazione scientifica separata dalla ricerca della verità.

    Significative, a riguardo, le parole con le quali si esprimeva il prof. Ratzinger nel testo Introduzione al cristianesimo, scaturito dalle lezioni tenute a Tubinga nel semestre estivo del 1967: “Nel separare il problema della verità dall’essere e nel trasferirlo sul factum ac faciendum, lo stesso concetto di verità si è essenzialmente alterato. Al posto della verità dell’essere in sé è subentrata l’utilizzabilità delle cose a beneficio nostro, che trova la sua convalida nell’esattezza dei risultati”.

    Com’è noto, il Vaticano decise di soprassedere e Benedetto XVI rinunciò all’incontro, diffondendo comunque il testo del suo intervento che così si concludeva: “Che cosa ha da fare o da dire il Papa nell’università? Sicuramente non deve cercare di imporre ad altri in modo autoritario la fede, che può essere solo donata in libertà. Al di là del suo ministero di Pastore nella Chiesa e in base alla natura intrinseca di questo ministero pastorale è suo compito mantenere desta la sensibilità per la verità; invitare sempre di nuovo la ragione a mettersi alla ricerca del vero, del bene, di Dio”.

    Prendendo a prestito proprio le parole di Benedetto XVI, mutatis mutandis, auguriamo al prof. Parisi che, proprio mediante le sue ricerche sui sistemi complessi, possa mantenere desta la sensibilità per la verità, invitando la ragione a mettersi sempre alla ricerca del vero.
  3. GLI USA A FINE SVILUPPO : Il nemico più pericoloso dell'America è l'America. Noam Chomsky spiega così il perché: «Sul piano militare, siamo ancora di gran lunga la superpotenza dominante. Stesso discorso sull'economia, per la forza delle nostre imprese private. Ciò che invece ci indebolisce, e potrebbe davvero provocare il declino degli Usa, è la profonda spaccatura culturale». Il linguista del Mit a questo punto pesa bene le parole, e poi azzarda: «Corriamo il rischio di una nuova guerra civile? Anche. Storicamente siamo un Paese violento, pieno di armi. L'attacco del 6 gennaio è stato contenuto, per ora. Ma chi può sapere dove porterà la rabbia da cui è nato, che ancora cova?».
    Il ritiro dall'Afghanistan è stato un disastro, o la fine necessaria di una guerra infinita?
    «Non è la fine delle guerre eterne, perché gli Usa restano coinvolti in una politica aggressiva dalla loro fondazione. Non aveva senso invadere l'Afghanistan nel 2001, e forse ora le potenze regionali come Cina, Tajikistan, Uzbekistan e Russia potranno cooperare con i taleban per creare un governo più o meno funzionante, con gli Usa coinvolti in qualche modo. Ma il ritiro ha un impatto assai più ampio».
    Quale?
    «La Cina sta costruendo un sistema asiatico in cui avrà il ruolo centrale, includendo Russia, India, Pakistan, Iran, Turchia, ma tenendo fuori gli Usa. La Via della Seta è solo un aspetto, e Kabul potrà essere portata dentro per sviluppare le sue risorse minerarie. Ciò avrà un impatto globale sostanziale, perché molte analisi geopolitiche dimostrano che il controllo dell'Asia centrale sarà una chiave della dominazione globale».
    Pechino lancia una sfida epocale alle democrazie?
    «Non è un regime autocratico, ma totalitario, antidemocratico e violatore dei diritti umani. Però non minaccia nessuno, a parte i popoli della regione che considera sua. Le azioni nel Mar Cinese Meridionale violano le norme globali, ma gli Usa non sono in posizione di obiettare, per due ragioni: non hanno mai ratificato la legge marittima internazionale, e la violano costantemente».
    Se Pechino è un regime totalitario, Washington non dovrebbe respingerlo?
    «Come reagirebbero gli Usa, se la Cina desse sottomarini nucleari a Cuba con l'intenzione di distruggere la flotta americana, e apparissero non annunciati nel porto di New York? Con una guerra nucleare».
    Biden all'Onu ha detto che non vuole una nuova Guerra fredda, ma punta sulla diplomazia.
    «Non posso giudicare se sia stato sincero, ma dichiarazioni e azioni sono in conflitto».
    Come giudica la leadership globale degli Usa sul Covid?
    «Sul piano internazionale hanno avuto un ruolo molto migliore dell'Europa, ad esempio appoggiando l'idea di liberalizzare la produzione dei vaccini. Sul piano interno è stata una catastrofe, siamo uno dei peggiori hotspot globali. Non è colpa di Biden, ma di un serio problema culturale. La resistenza massiccia ai vaccini esiste anche in Europa, ma è più forte negli Usa. È localizzata nell'estrema destra del Sud, gli Stati confederati della Guerra civile, schiavisti e fortemente repubblicani, più Idaho, Wyoming e Montana».
    Come bisogna rispondere?
    «La gente che rifiuta il vaccino dovrebbe isolarsi, per decenza. Se vuoi, hai la libertà di far male a te stesso, ma non agli altri. Abbiamo l'obbligo dei vaccini per andare a scuola, non si capisce perché il Covid dovrebbe fare eccezione. Se i no vax rifiutano di isolarsi, vanno adottate misure più forti».
    La divisione culturale è più ampia di quella sui vaccini. Perché è così profonda?
    «La Guerra civile non è mai finita. Il compromesso delle leggi Jim Crow ha consentito al Sud di continuare a fare come voleva, ristabilendo la schiavitù fino al Movimento per i diritti civili. Allora i repubblicani con Nixon hanno iniziato la strategia meridionale, appoggiando razzisti e suprematisti. Non lo dicevano apertamente, ma Trump ha rotto questo tabù. I bianchi sono in declino demografico e le tensioni sono destinate a peggiorare».
    Trump prepara la candidatura nel 2024, e il documentarista Ken Burns ha equiparato le condizioni attuali a quelle della Guerra civile. Vede questo rischio?
    «Potrebbe esserci. Gli Usa sono un Paese violento. Ci sono milizie armate pesantemente, più della polizia. Finora sono state sotto controllo, ma dopo il 6 gennaio non sappiamo come tornerà a esplodere quella rabbia».
    Superare le disuguaglianze economiche può essere una soluzione?
    «Secondo uno studio della Rand, il neoliberalismo di Reagan ha trasferito 50 trilioni di dollari dalla classe media e lavoratrice a una minoranza ricchissima. Biden cerca di ripristinare politiche leggermente socialdemocratiche ispirate al New Deal, ma i repubblicani e la destra democratica si oppongono. Perciò le possibilità di approvarle sono basse».
    Così l'America rischia il declino?
    «Sul piano militare ed economico restiamo dominanti, ma se guardi ai temi sociali domestici, gli Usa hanno seri problemi. Potrebbero distruggersi da soli, internamente. È una possibilità. La vera minaccia al potere americano».
  4. IL MISTERO ITALVOLT : Quando Lars Carlstrom, manager svedese 55enne, lo scorso febbraio presentò il maxi progetto da 4 miliardi di euro per produrre batterie per l'auto elettrica nel sito della ex Olivetti di Scarmagno, alle porte di Ivrea, con la promessa di 4 mila assunzioni, disse che nell'avventura chiamata Italvolt sarebbe stato assistito da Comau in qualità di «fornitore di soluzioni innovative, impianti e tecnologie» per la gigafactory. Un'uscita avventata o comunque troppo frettolosa. Da Comau infatti non sono mai arrivate conferme riguardo la collaborazione, che nel corso del tempo è stata così cancellata.
    Nove mesi dopo, l'annuncio dei sostituti. Sarà Abb, azienda svizzero-svedese con sede a Zurigo e operante nella robotica, il partner industriale scelto da per offrire le soluzioni di automazione, elettrificazione e digitalizzazione «più adatte per accelerare i processi di produzione delle batterie del sito di Scarmagno».
    In attesa che si concretizzi l'acquisto dell'area di un milione di metri quadrati a Scarmagno, c'è in ballo un accordo vincolante con Prelios Sgr, gestore del Fondo Monteverdi, e che arrivino i soldi (promessi da Carlstrom) necessari ad un investimento dal valore vicino ai 3 miliardi e mezzo di euro, la notizia dell'accordo con Abb fa ben sperare.
    La multinazionale, nel 2017, fu una delle prime realtà industriali ad aderire al progetto Northvolt, la mega fabbrica svedese di batterie agli ioni di litio coinvolta nel piano di elettrificazione di Volkswagen, ordini per 14 miliardi, e vicina all'essere quotata in borsa con una valutazione monstre che potrebbe partire da 20 miliardi per arrivare fino a 30 miliardi. «Italvolt ricerca le eccellenze industriali in ogni area del nostro business, per questo siamo lieti di annunciare questa collaborazione con Abb, uno dei nomi più importanti del settore a livello globale. La tecnologia all'avanguardia di Abb ci aiuterà a garantire la sostenibilità del nostro impianto, nonché una produzione efficiente, affidabile e conveniente. Siamo felici che Abb si unisca a noi in questo viaggio», ha commentato Carlstrom.
    Mauro Martis, Cluster Manager South Europe, ProcessIndustries di Abb, ha aggiunto: «I piani di Italvolt per una produzione di batterie su larga scala sono cruciali per la mobilità elettrica, l'aumento della sostenibilità e la reindustrializzazione della regione. Unendo le nostre forze, vogliamo condividere le nostre tecnologie e sinergie con Italvolt, mettendo il nostro know-how a disposizione di questo ambizioso progetto». Tra gli altri partner, la divisione Pininfarina Architecture che progetterà il nuovo impianto.
    Intanto sono partite le interlocuzioni, per ora informali con il Mise, che dovrebbero essere indirizzate a ottenere supporto per il progetto. «A breve il ministro riceverà il fondatore di Italvolt, Lars Carlstrom, per vagliare il suo dossier e iniziare con la valutazione tecnica. Nel caso andasse in porto, la fabbrica di batterie è un progetto enorme. Ma dobbiamo ancora vedere i piani industriali. Aspettiamo la richiesta formale di incontro», spiega il viceministro allo Sviluppo economico, Gilberto Pichetto. Una partita sostenuta sia dalla Regione sia da Confindustria Canavese.

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13.10.21
  1. LA SENSIBILITA' POLITICA DI DRAGHI = 0
  2. UN'ALTRO GROSSO ERRORE : Nel mirino c'era già dopo essere salita sul palco anti vaccini di piazza del Popolo a Roma il mese scorso, ma poi la vice questore No Green Pass, Nunzia Alessandra Schilirò, ha deciso di aggiungere altra benzina sul fuoco chiedendo «di punire gli agenti che hanno picchiato i manifestanti», nel sabato nero di violenze a Roma. E così la sospensione dal servizio è scattata in automatico. Il provvedimento cautelare le è stato notificato ieri dal dipartimento di pubblica sicurezza, visto che la Schilirò è una funzionaria in servizio alla Criminalpol.
    Ma a rischiare se non la sospensione il doversene restare a casa senza divisa e senza stipendio sono però in circa 40mila tra carabinieri, poliziotti e finanzieri. All'incirca un 80% delle nostre forze dell'ordine e, con l'aria che tira, anche questo può diventare un bel problema. Tanto più che al Viminale hanno già cerchiato di rosso due date, quella di venerdì 15 ottobre, giorno di esordio del Green Pass e il 30 ottobre, quando a Roma si riuniranno i grandi per il G20. Giorni che metteranno sotto stress le nostre forze dell'ordine, che rischiano di arrivare però all'appuntamento a ranghi ridotti, proprio per i troppi No Green Pass presenti tra le proprie schiere. L'ultimo rilevamento preciso risale a metà settembre, ma calcolando un aumento di circa il 10% dei vaccinati a partire da quella data, senza antidoto sarebbero ancora circa 20 mila carabinieri su 81mila. Se gli uomini dell'Arma sembrano i più recalcitranti a mostrare il braccio, di resistenti al vaccino ce ne sono comunque mica pochi anche tra i poliziotti: 14 mila su 98mila. Va leggermente meglio tra i finanzieri, dove a non aver assunto nemmeno la prima dose sono in cinquemila su 58mila divise grigie.
    Questo perché le forze dell'ordine finirono all'inizio della campagna tra la categorie da vaccinare in via prioritaria per essere poi depennate anche da questa lista. Senza che nessuno provasse nemmeno a includerli, insieme ai sanitari, tra chi il vaccino deve farlo obbligatoriamente. Forse perché già allora qualcuno temeva defezioni difficili poi da gestire. —
  3. LA STRADA PER CURARE IL COVID E' STATA APERTA DALLA MERKEL: La società farmaceutica americana Merck ha annunciato di aver depositato una richiesta di autorizzazione d'urgenza alla Food and Drug Admnistration (Fda), l'agenzia del farmaco degli Stati Uniti, per la sua sua pillola che, secondo uno studio clinico, dimezzerebbe i rischi di ospedalizzazione e di decesso dei malati di Covid. Se approvato, questo farmaco, denominato molnupiravir e da assumere entro il quinto giorno dal contagio, rappresenterebbe uno sviluppo importante nella lotta contro la pandemia e permetterebbe di ridurre le forme gravi della malattia. Anthony Fauci, immunologo consulente del presidente Usa Joe Biden, aveva definito «impressionanti» i risultati della sperimentazione. —
  4. POTREMMO ARRIVARE AL MODELLO NORD COREA ? Tre stranieri portati dall'estero per lavorare in un laboratorio costruito ad hoc per produrre metanfetamine. Non è la trama della serie tv Breaking Bad, ma quanto accade in Corea del Nord. Almeno secondo il racconto di Kim Kuk-song, un disertore di alto profilo che ha deciso di svelare in un'intervista alla Bbc i segreti della sua carriera al servizio delle agenzie di spionaggio di Pyongyang.
    Viene fuori un quadro di un Paese alla disperata ricerca di fondi in valuta straniera e pronto a fare di tutto per ottenerli: produzione e traffico di droga, vendita di armi a regimi alle prese con guerre civili o proteste interne. Fondi che poi non verrebbero destinati al popolo, nonostante il «triste» stato dell'economia ammesso ieri dallo stesso Kim Jong-un durante il 76esimo anniversario del Partito dei lavoratori. «Quei soldi appartengono al leader, che compra ville, macchine, cibo e vestiti», dice Kim, uno dei più importanti dei trentamila disertori che vivono in Corea del Sud. Lui è arrivato a Seul nel 2014 per lavorare con i servizi segreti, dopo aver passato trent'anni nelle agenzie di spionaggio che rappresentano «occhi, orecchie e cervello del leader supremo». Ma nemmeno lui, che si descrive come «il più rosso dei rossi», si è sentito al sicuro con le purghe lanciate da Kim dopo la sua ascesa al potere nel 2011.
    Prima di allora, aveva lavorato per il padre dell'attuale leader. Durante la carestia degli Anni 90, a Pyongyang definita «ardua marcia», il partito incrementa la produzione di droga. Già celebre per eroina e oppio, la Corea del Nord inizia a commerciare metanfetamine: «Così eravamo in grado di incassare dollari», vale a dire quelli che ufficialmente erano definiti «fondi rivoluzionari» da consegnare poi a Kim Jong-il. Un'altra importante fonte di entrata, secondo il disertore, è rappresentata dalla vendita di armi, tra cui «piccoli sottomarini e semisommergibili», in particolare all'Iran. Tanto che secondo Kim, il rappresentante nordcoreano a Teheran convocava gli iraniani nella sua piscina per concludere gli affari. Ma Pyongyang avrebbe venduto armi anche di recente a Libia, Siria, Sudan e Myanmar.
    Oltre al traffico di droga e armi, il regime è riuscito a costruire una sofisticata rete di spie, «presenti in Cina, Russia e Sud-Est asiatico». Al centro di questa rete viene costituito nel 2009 il Reconnaissance General Bureau, anno in cui viene formata una «task force del terrore» per uccidere il disertore Hwang Jang-pop. Il piano non riesce, ma secondo l'intervistato dalla Bbc dimostra che «il terrorismo è uno strumento politico che protegge la dignità della dinastia Kim» e che gli omicidi dei «traditori sono un regalo per dimostrare la lealtà del successore».
    Le spie di Pyongyang sarebbero in grado di infiltrarsi ad alti livelli nelle istituzioni della Corea del Sud. Kim racconta di aver gestito l'invio di un agente nel palazzo presidenziale di Seul. «Dopo aver lavorato tra i 5 e i 6 anni per la Casa Blu è tornato a casa in sicurezza». Negli ultimi anni il numero di spie nordcoreane arrestate nella parte meridionale della penisola è diminuito, anche perché Pyongyang ha sviluppato metodi più tecnologicamente avanzati di spionaggio, con l'utilizzo di un cyber-esercito composto da seimila hacker. Un progetto nato sin dagli Anni 80, quando secondo Kim l'allora leader diede l'ordine di «prepararsi per la guerra cibernetica». Sì, perché al centro c'è sempre e comunque la guida suprema. «In Corea del Nord, persino una strada non può essere costruita senza la sua approvazione», dice il disertore. Di recente, Pyongyang ha aperto alla possibilità di rilanciare il dialogo con la Corea del Sud, ma Kim avverte: «La Corea del Nord è sempre la stessa, non è cambiata dello 0,01%». Tanto che lo scorso aprile il suo leader ha chiesto alla popolazione di prepararsi per un'altra «ardua marcia».
  5. LA STORIA PURTROPPO SI RIPETE :È vero: il problema è sempre quello, forse insolubile, ovvero del buon uso del tradimento. Perché se a tradire non ci vuol nulla, ben più arduo è il tradire bene.
    Alcune settimane fa gli americani (e noi a deplorevole rimorchio) hanno tradito gli afghani, lasciandoli in balia dei loro carcerieri, portando via, a furia, trasformandoli in mendicanti, un piccolo gruppo di coloro che avevano pensato, gli ingenui, che l'occidente con la "O" maiuscola non li avrebbe mai lasciati soli, dopo averli illusi con le promesse meraviglie del ventunesimo secolo.
    Cinquantasette anni fa c'è chi tradì altrettanto male: era la Francia, era De Gaulle. I traditi erano algerini, e venivano chiamati "harkis", le bande. Settantacinquemila "ausiliari" dell'esercito francese (solo la Francia sa inventare termini così suggestivamente ipocriti), milizie locali che si batterono a fianco dei coscritti metropolitani contro i ribelli, per difendere ostinatamente quanto restava dell'Empire. Il ritiro, con gli accordi di Evian, fu voluto da De Gaulle che, tornato al potere, aveva deciso di finirla con quell'emorragia senza fine, politicamente ormai nefasta.
    Evian... Doha: c'è sempre, allora e oggi, in queste fughe, il momento della stretta di mano con i "terroristi'' diventati di colpo affidabili, necessari. Senza rimorsi, come se fossero materiale diventato inutile, gli harkis furono abbandonati con le loro famiglie alla vendetta dei vincitori che li consideravano collaborazionisti e traditori.
    Disarmati e congedati
    Dopo essere stati disarmati vennero congedati senza neppure un grazie: nessuno pensò a piani per farli partire o a garanzie per il loro futuro nella nuova Algeria indipendente che non voleva certo perdonare. Non erano più un interesse della Francia. Dopo 57 anni Macron, giovane presidente che non era ancora nato ai tempi della guerra di Algeria, ha chiesto perdono ai combattenti abbandonati e alle loro famiglie. Non è archeologia storica visto che ha innescato una crisi diplomatica con l'ex colonia per cui gli harkis restano infami traditori.
    Forse bisogna riguardare i cinegiornali dell'epoca per capire quanto la storia delle ritirate occidentali si lascia dietro, con noncuranza, una risacca di quelli che per noi sono rottami e in realtà sono esseri umani vite dolore. Vedrete scorrere le immagini di uomini, ragazzi che piangendo, invocando pietà cercano, invano, di aggrapparsi ai camion che portano alle navi i soldati francesi e i "pieds noirs" che tornano a casa. Abbiamo assistito all'aeroporto di Kabul alla replica della stessa disperazione impotente, alle stesse grida.
    Le prove della sconfitta
    La maggior parte di loro fu massacrata, sgozzata senza pietà: il peccato originale della nuova Algeria indipendente, il segno di Caino che la marchierà fino a un altro massacro tra fratelli, il jihad fanatico degli Anni Novanta. Una parte degli harkis con le famiglie, sessantamila persone, riuscirono a raggiungere la Francia, relegati come bestiame nelle stive delle navi. Nessuno voleva quelle prove viventi della sconfitta. L'accoglienza furono "i campi di transito", li chiamarono così, baracche circondate da reticolati dove alcuni vegetarono fino agli Anni Settanta, o nelle foreste dove venivano impiegati come tagliaboschi. Nessuno previde programmi di inserimento, o scuole visto che la maggioranza erano analfabeti. Nelle banlieue "harkis" è ancora oggi una parola usata come insulto.
    Ho conosciuto un harkis, ormai anziano, aveva lavorato in fabbrica dopo anni di miseria, dopo mezzo secolo parlava ancora un francese elementare perchè non era andato a nessuna scuola, i figli dovevano aiutarlo per tutte le piccole o grandi incombenze burocratiche della vita. Tutta la sua esistenza era in un libretto, grande come un passaporto, liso, macchiato come se l'avesse tenuto in mano per tutti questi anni, a destra la fotografia di un ragazzo in uniforme, faccia fiera: era il suo libretto militare. sembrava un tranquillo pensionato, ma fiutavi in lui i fumi della sofferenza: non un soffrire saltuario, incompleto ma il fallimento totale, il punto di fallimento assoluto che diviene legge del sangue. I suoi figli potevano tornare in Algeria, lui no. Raccontava che si destava a tarda notte con gli stessi pensieri rimasti svegli anche nel sonno come un nido di insetti che continuano tutta la notte, sotto un raggio di luce, un ronzio sordo e battono le ali da fermi.
    Usati e gettati via
    Lo accosto agli afghani che abbiamo "aiutato" portandoli via, trasformandoli in profughi: anche loro con in mano il documento che esibivano quando andavano al lavoro nelle basi militari occidentali, anche loro a lottare, soli, contro il diventare nessuno, al cominciare a slegarsi dalla propria persona per cancellarsi con un dolore meno cosciente.
    Gli harkis non appartengono a una storia di ieri, a una pagina del vecchio colonialismo fatto di quarte sponde e di missione dell'uomo bianco. Mentre gli afghani sono vittime della stagione della esportazione autoritaria della democrazia, della falsa globalizzazione dei diritti e della ambigua "guerra al terrorismo" piena di sottintesi.
    Anche i vecchi fedeli e obbedienti algerini sono stati usati e poi gettati via: per essere riutilizzati ancora una volta per essere infilati in una storia che è mai stata loro ma imposta. Non è un caso che Macron, e prima di lui Hollande e Sarkozy, si ricordino di loro e delle loro famiglie promettendo decorazioni monumenti pensioni quando si avvicinano le scadenze delle presidenziali. Sono mezzo milione e i loro voti ancora di più; fanno comodo.
    La fuga da Kabul
    La stessa operazione condotta con i "nostri" afghani, quelli che hanno lavorato per noi, accolti in una fugace manifestazione di solidarietà che si è subito estinta; ed è servita a nascondere le vergogne e gli errori della fuga da Kabul.
    Come gli harkis che non si arruolarono perché devoti alla patria francese ma per necessità e miseria, gli afghani ci hanno scelto perché si illudevano che avremmo migliorato la loro difficile condizione umana, non perché erano diventati discepoli della civiltà dell'occidente di cui conoscevano solo una labile traccia. Dimenticati, cancellati anche loro.
    Anche per loro vale l'epitaffio scolpito a Aix-en-Provence sul memorial dei rimpatriati d'Algeria: «La vera tomba dei morti è il cuore dei vivi».
  6. GLI ELETTORI DI BERLUSCONI LO SANNO COME SPENDE I SUOI SOLDI MENTRE PARLA DEI PROBLEMI DEL PAESE CON DRAGHI ?La Fininvest della famiglia Berlusconi, dopo essere rimasta a secco di dividendi da Mediolanum e Mediobanca, ha salutato il 2020 con una perdita civilistica di 27 milioni e un indebitamento finanziario netto in crescita a 216 milioni dai 24,2 milioni del 2019. Come rivela il bilancio di Fininvest spa, su quest'ultima voce, all'interno della quale la sola esposizione verso le banche è cresciuta da 310 a 600 milioni, hanno pesato sia «gli interventi sul capitale a favore della controllata Ac Monza», sia «la distribuzione di dividendi agli azionisti». La squadra di calcio biancorossa, comprata dalla famiglia Berlusconi una volta ceduto il Milan, dopo avere chiuso il 2020 in perdita per 26,8 milioni e con un indebitamento finanziario di 7,1 milioni, ha richiesto una iniezione di capitali per 29 milioni. Così, l'assemblea dei soci del 28 giugno, presieduta da Marina Berlusconi, ha deciso di coprire la perdita del 2020 con gli utili degli anni scorsi portati a nuovo. Una riserva destinata a ridursi nel 2021 anche per lo stacco della maxi-cedola da 100 milioni a favore della famiglia del leader di Forza Italia annunciato a giugno, che segue i 184 milioni di dividendi dell'anno prima. Del resto, nel 2021 Fininvest spa stima di rivedere l'utile proprio grazie al ritorno alla cedola di Mediolanum, all'uscita da Mediobanca e al dividendo straordinario deciso da Mediaset nell'ambito della pace siglata con Vivendi.
  7. PIEMONTE FALLITO ? : Il sociale, la finanza, l'impresa e il turismo halal. Sono alcuni dei temi al centro del Tief, Turin Islamic Economic Forum, a Torino dal 15 ottobre alle Ogr.
    Nei primi due giorni sono previste quattordici sessioni con approfondimenti e dibattiti, l'intervento di cinquanta relatori tra amministratori pubblici, docenti universitari, imprenditori, esperti di finanza islamica ed etica. La terza giornata sarà dedicata al dibattito accademico internazionale e alla presentazione e discussione, in sei sessioni parallele, di trenta "papers" di ricercatori universitari italiani e stranieri. Le sessioni di apertura vedono gli interventi, tra gli altri, del ministro degli Esteri Luigi di Maio, della vice ministra dell'Economia Laura Castelli, del vice ministro per lo Sviluppo Economico Gilberto Pichetto, del segretario generale della fondazione Crt, Ceo e il direttore generale di Ogr Massimo Lapucci.
    Nell'anteprima dell'evento è stata presentata una ricerca del dipartimento di Management dell'Università di Torino che fotografa il mercato turistico internazionale halal: ne viene fuori un Paese che non sfrutta le potenzialità di questo turismo, basti pensare che il nostro Paese non compare fra le prime dieci posizioni nel Global Muslim Travel Index che classifica i Paesi europei che più si sono dati da fare per intercettare questo flusso di viaggiatori islamici, nel 2020, 158 milioni di persone.
    L'assessore comunale al Commercio, Alberto Sacco, ha parlato della necessità di stimolare questo turismo anche nel territorio torinese a partire da grandi eventi come Atp Finals, coppa Davis e Eurovision 2022. Va detto che in Piemonte sono già attive collaborazioni con i Paesi islamici, soprattutto industriali. Collaborazioni che hanno però bisogno di essere rilanciate. Secondo i dati della Camera di Commercio nel 2020 il Piemonte ha esportato beni e servizi nei Paesi della finanza islamica per 1,6 miliardi di euro pari all'8% delle esportazioni complessive nazionali), meno 12,6% rispetto al 2019. A eccezione del Bahrein, con i restanti paesi dell'area presa in esame si è assistito a un calo delle vendite piemontesi: i peggiori risultati nei rapporti commerciali con Indonesia, Iran, Emirati Arabi e Turchia. Le importazioni valgono 1,6 miliardi (-22,6%) con un interscambio complessivo di 3,29 miliardi di euro.
  8. APPENDINO DISTRUTTIVA : Il colpo d'occhio lascia spazio a pochi dubbi: le chiome verdi degli alberi del recente passato hanno lasciato il passo all'asfalto. È così che è cambiato il volto di corso Chieti, soprattutto nel tratto che ogni mattina ospita le bancarelle del mercato rionale. A terra ci sono ancora i segni di quella che una volta era la sede delle piante, per coprire il buco è bastato un piccolo rattoppo di cemento. Dei quindici esemplari presenti nell'originario progetto del viale, ne sono spariti sei. Una situazione che sta facendo sollevare la protesta dei residenti, che vorrebbero rivedere il verde sotto casa.
    Tanto per cominciare, dal settore Verde Pubblico descrivono le ragioni della scelta. «Come in tutte le aree dove si svolge un mercato, anche qui c'è un carico antropico più alto, vale a dire che la pressione degli utilizzi impropri da parte dei cittadini è decisamente maggiore. Di conseguenza le piante hanno la tendenza a morire più che in altre zone: per questo motivo in tutte le aree mercatali nel corso degli anni abbiamo deciso di non sostituirle». Come dire che lo spazio è utilizzato legittimamente dagli ambulanti per le loro attività di vendita, ma questo non si concilia con la salute degli esemplari. In alcuni casi si è provato a creare delle sedi protette, ma laddove gli alberi sono a raso diventa più difficile. È questo il caso di corso Chieti. Ma quali sono i danni maggiori provocati alle piante? «Ad esempio il lavaggio del plateatico con sostanze detergenti, gli urti continui dei mezzi meccanici per le pulizie, l'abitudine degli operatori di usare l'albero per attaccare punti luce e chiodi, ma anche l'accumulo di rifiuti alla base del tronco» spiegano dal Verde. In qualche caso, le pinze per raccogliere la spazzatura a fine giornata danneggiano anche la corteccia. «In passato ne abbiamo abbattuti e sostituiti tanti, ma quei tentativi hanno sempre avuto vita breve». Un caso analogo a quello che succede, ad esempio, nel viale che ospita il mercato di corso Racconigi. Spesso e volentieri l'abbattimento degli alberi avviene per prevenire eventuali pericoli, legati alla loro stabilità ormai compromessa.
    Intanto dai cittadini si leva un coro di proteste. «Una volta quel viale aveva degli alberi stupendi, d'estate facevano un'ombra meravigliosa, era piacevole andare al mercato» dice Lucetta. «Facciamo una richiesta alla Circoscrizione per far ripristinare le piante, auspicando che non sia troppo tardi» le fa eco Alessandro. Più di una decina di anni fa l'area del mercato di corso Chieti fu riqualificata con la nuova pavimentazione e la messa a dimora di tutti gli alberi. Luca Deri, presidente della Sette, dice: «Quegli esemplari non sono vissuti a sufficienza per colpa della noncuranza di chi interagisce di frequente nell'area. Si potrebbe pensare di ripiantarli, ma bisogna trovare una posizione condivisa con il mercato».
  9. IL FUTURO CHE APPENDINO—PISANO CI LASCIANO E CHE DOBBIAMO SCODARE MAI ! Prima il blocco delle prenotazioni per le carte d'identità. E ora la chiusura che, salvo sorprese, diventerà definitiva entro fine mese. È questa la situazione dell'anagrafe di via Carrera. Le difficoltà della sede decentrata non sono una novità. Da tempo il personale è all'osso e addirittura lo scorso agosto, il responsabile delle Anagrafi Enrico Donotti aveva annunciato che la serrata ormai non era più un tabù. Adesso la chiusura ha una data di scadenza. Se entro fine ottobre non cambierà qualcosa, il destino della decentrata della Circoscrizione 4 sarà segnato, almeno fino a nuove assunzioni o ad una riorganizzazione interna del personale.
    Una notizia che travolgerà subito la nuova amministrazione e sta già preoccupando il nuovo Consiglio circoscrizionale: «Quando saremo ufficialmente eletti valuteremo la situazione. Di certo questa chiusura è un gran peccato - dice Alberto Re, neopresidente del centro civico - Noi stiamo raccontando alla Città che apriremo gli uffici decentrati, non il contrario. Di conseguenza, ci metteremo subito al lavoro: ci vuole un'organizzazione diversa e nuove assunzioni». Così diventerebbero tre le anagrafi chiuse recentemente per le problematiche del personale. Era capitato a cavallo con il lockdown alle sedi di Falchera e Barriera di Milano, lasciando a secco tutta la Circoscrizione 6, e ora rischia di toccare a via Carrera. In questa situazione, i residenti della Quattro saranno costretti a rivolgersi ad altri Comuni oppure ad altre circoscrizioni. L'ennesima ferita aperta per la Città, che da anni non riesce a venire a capo rispetto alle problematiche delle anagrafi. Dagli uffici dicono che «anche per via Carrera si profila l'ipotesi dell'anagrafe itinerante per coprire, almeno in parte, i disagi causati dalla chiusura come già avvenuto per le sedi di via Astengo e Leoncavallo».
    Sta invece resistendo l'altra anagrafe in difficoltà: quella di Mirafiori. Anche qui, Donotti aveva sottolineato la possibilità di una chiusura a causa dell'emergenza personale. Ma per ora gli uffici stanno tenendo duro, anche se con solo quattro operatori. m. ros. —

#giorgioparisipresidentedellarepubblica

https://youtu.be/Mmb1YIp6_hE

https://www.facebook.com/groups/1126787494755316

Camera dei deputati: GIORGIO PARISI PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA - Firma la petizione! https://chng.it/RRhXq8m6 via @ChangeItalia

Mb

 

12.10.21
  1. IL VACCINO CHE GARANZIE DA' VISTI I RICHIAMI PERIODICI ?
  2. NON SAREBBE IL CASO DI SOSPENDERE L'OBBLIGO DEL GREE PASS ?
  3. IL 15.10.21 POTREBBE SCOPPIARE UNA PROTESTA GENERALE ?
  4. RENZI=SALVINI PER ATTRAZIONI RUSSE : Una società di car sharing in Russia, fondata e guidata da un italiano, che si quota a New York. Con Matteo Renzi nel consiglio d'amministrazione e la banca statale russa Vtb nel capitale con il 15%.
    L'italiano è Vincenzo Trani, da anni a Mosca, che oltre a Delimobil - il nome della società che si quoterà al Nyse - guida anche il fondo Mikro Kapital e la Camera di commercio italo-russa. In questa veste, nei mesi scorsi aveva lanciato un'iniziativa per produrre in Italia il vaccino russo Sputnik e in precedenza era stato citato dalle cronache come primo italiano vaccinato con il siero «di Stato» russo. Delimobil, che nel prospetto per la quotazione dichiara di essere il primo operatore del car sharing in Russia, presente in 11 città e con una quota del 44% a Mosca, punta a raccogliere 350 milioni di euro con la quotazione. La società ha fatturato circa 70 milioni di euro nel primo semestre del 2021, raddoppiando il fatturato rispetto all'anno precedente.
    Secondo la documentazione depositata alla Sec da Delimobil, Renzi è amministratore dall'agosto scorso. Non è specificato il compenso di ogni amministratore, ma il prospetto indica in 1 milione di euro il compenso complessivo del board, più i rimborsi spese non quantificati. Lo stesso prospetto avverte delle indagini che coinvolgono Renzi: quella sui finanziamenti della Fondazione Open, dell'ipotesi di false fatture per i compensi ricevuti per una conferenza ad Abu Dhabi e la vicenda dei corrispettivo pagato dalla società di produzione del documentario «Firenze secondo me», sulla quale indaga la procura di Roma. Il prospetto avvisa che in caso di sviluppi di queste indagini negativi per Renzi, questi potrebbe essere costretto a lasciare il cda. Anche se, aggiunge, «Il signor Renzi e i suoi avvocati ritengono queste accuse
    infondate».
    In una nota circolata nella serata di ieri, Renzi si dice «molto felice di collaborare all'attività della società Delimobil il cui socio di riferimento, Vincenzo Trani, è un imprenditore napoletano da me stimato». Delimobil è leader nel car sharing a livello mondiale e in molte città tra cui Mosca». La quotazione a Wall Street «rappresenta una fase di internazionalizzazione importante a livello globale — si legge in una nota dell'ex premier —. Il senatore Renzi, da sempre convinto dell'importanza di valorizzare le competenze degli imprenditori italiani in tutto il mondo, sarà al fianco del dottor Trani in questa sfida. Ovviamente la presenza di Renzi nel board Delimobil rispetta tutte le regole della vigente legislazione italiana».
    Nel consiglio di vigilanza di Mikro Kapital, altro veicolo lussemburghese come Delimobil controllato da Trani, per circa sei mesi c'è stato Vincenzo Amendola, attuale sottosegretario agli Esteri, che lasciò l'incarico in concomitanza col suo ingresso nel governo Conte due.
    Nel board di Delimobil figura anche Artur Melikyan, socio con il 4,23%. È rappresentante della Federazione internazionale del Sambo a Losanna e a Mosca. Si tratta di una variante del judo praticata da Trani e molto popolare in Russia: è quella preferita da Vladimir Putin. —
  5. ABBIAMO DIMENTICATO I LIBANESI ? «Hanno rubato i nostri soldi, i risparmi di una vita. Perché le persone restano in casa passivamente? Perché nessuno scende più in piazza a manifestare? Abbiamo perso tutto e nessuno si ribella, yalla Beirut, riprendiamoci ciò che è nostro!».
    Sono le dieci di sera, le voci degli ascoltatori delle radio libanesi risuonano sulla via che dall'aeroporto Rafic Hariri conduce al centro di Beirut. Intorno la città è buia. Spenti i semafori, buie le case, buie le strade. Bui Mar Mikhael, Gemmayze, i quartieri che fino a due anni fa erano animati da giovani, studenti, turisti. Buio il quartiere di Hamra: saracinesche abbassate, vetrine su cui si è accumulata la polvere di mesi di crisi che sta affamando il Paese. Sedute a terra, sull'asfalto, decine di donne a questuare. Tengono in braccio ragazzini scalzi, sporchi. Sono quasi tutti siriani, ne vivono un milione e mezzo in Libano. I più vulnerabili tra i vulnerabili.
    I distributori di benzina sono transennati. Tra luglio e agosto Electricité du Liban, la società statale dell'energia, ha garantito due o tre ore di elettricità al giorno. Sabato pomeriggio ha smesso del tutto di fornire elettricità al Paese. Ieri le due centrali sono ripartite grazie a 600 mila litri di carburante portato dall'esercito libanese. «La rete è tornata alla normalità», ha annunciato il ministro dell'Energia, Walid Fayad. Ma normalità significa che l'elettricità sarà disponibile a Beirut per due, tre ore al giorno.
    In due anni la lira libanese ha perso oltre il 90% del suo valore rispetto al dollaro Usa, raggiungendo, al mercato nero, più di 20.000 lire per dollaro la scorsa estate. Tuttavia, la banca centrale, Banque du Liban, mantiene un tasso ufficiale introdotto nel 1997, che agganciava la lira al dollaro a un cambio di 1.500. La lira dollarizzata, il cambio che ha retto lo schema Ponzi che ha consentito ai cittadini di godere di una valuta stabile e di un alto potere d'acquisto per decenni. Un sistema costruito attirando capitali esteri da depositare in Libano in cambio di un tasso di interesse di oltre il 10% l'anno. I tassi venivano ripagati attirando nuovi capitali, le banche incoraggiavano le persone – soprattutto i libanesi della diaspora – a depositare denaro sapendo che non avrebbero potuto ripagare quei tassi d'interesse. Una frode gigantesca cominciata a incrinarsi quando l'instabilità dell'area ha innervosito gli investitori, dopo l'inizio della guerra siriana, e che si è inceppata irreversibilmente dopo il 2017, quando l'allora primo ministro Saad Hariri è stato di fatto rapito per dieci giorni in Arabia Saudita e costretto alle dimissioni in diretta televisiva da Riad. La fragilità dei suoi movimenti, il terrore nel suo volto erano l'inizio della caduta definitiva dell'economia del Paese. Il castello di carte è cominciato a crollare, e le persone a scendere in piazza. Era l'autunno del 2019, l'autunno della «thaura», della rivoluzione. Dopo l'annuncio di una tassa sulle telecomunicazioni il Libano scende in piazza al grido di Ashaab yurid isqaat al nizam – «il popolo vuole la caduta del sistema», Kollun yani kollun – «tutti significa tutti». Di fronte alla gente in strada per settimane le banche limitarono l'accesso ai conti dei correntisti, limitarono i prelievi, e alla fine chiusero i battenti per due settimane.
    Alla riapertura il cambio dollarizzato a 1,5 era saltato. La frode smascherata. L'illusione del Paese in costante crescita era finita, i risparmi vanificati. Il sistema bancario è fallito e il debito pubblico sfiora il 180% del Pil. Chi aveva diecimila dollari di depositi, due anni fa, oggi si ritrova con 600 dollari a malapena. La pandemia e l'esplosione al porto di Beirut del 4 agosto scorso hanno fatto il resto. Oggi restano solo cocci da raccogliere.
    Amal vive a Naba'a, un sobborgo di Beirut, zona storicamente musulmana sciita e armeno-cristiana, una delle più vulnerabili del Paese. Dalla fine della guerra civile, negli anni Novanta, con l'arrivo di migranti asiatici e africani, Naba'a è diventata un crogiolo culturale, religioso e politico, è un quartiere oggi abitato da migliaia di rifugiati siriani e dalle fasce più fragili della società libanese.
    Come la famiglia di Amal, che vive al quinto piano di un edificio fatiscente in un vicolo stretto della parte armena. La struttura porta ancora i segni dei danni provocati dall'esplosione. È passato più di un anno ma qui gli aiuti statali non si sono visti. Le porte e le finestre le hanno riparate le organizzazioni non governative. Le stesse che oggi le portano i pacchi alimentari.
    «Viviamo all'inferno» è la prima cosa che dice accogliendoci sulla porta di una casa dignitosa. Appesi alle pareti i disegni fatti dai suoi tre figli, due ragazzi adolescenti di 13 e 16 anni e una bambina di otto. Appeso al frigorifero un paesaggio disegnato dal più grande, Mustafa. Un giovane dal sorriso affabile, premuroso con sua madre, sempre. La segue con lo sguardo mentre lei racconta la cronaca di un costante sacrificio. Inizia dalle regole, Amal: «È vietato aprire il frigorifero», in casa c'è un'ora di corrente al giorno e non possono permettersi il carburante al mercato nero. Il poco cibo fresco che si riesce ad acquistare è chiuso in frigorifero, che non va aperto affinché non vada a male, «mi sto abituando a non cucinare» dice, «come ci siamo abituati a lavarci con l'acqua fredda. È un anno e mezzo che non abbiamo l'acqua calda».
    L'ultima volta che in casa hanno mangiato la carne è stato tre mesi fa, oggi le abitudini alimentari sono cambiate: solo riso e lenticchie. Amal ne prende una scatola da un chilo dal pacco alimentare, un anno fa costava mille lire libanesi, oggi ne costa ventiduemila: «Un anno fa questo era il cibo dei poveri – dice –, oggi i poveri non se lo possono permettere».
    Amal lavora in uno dei ristoranti di lusso della costa che conduce ai faraglioni di Rouché, guadagna 700 mila lire libanesi. Un anno fa valevano circa 500 dollari, oggi 36. Lo stesso per suo marito che è autista. Così la scorsa estate Amal e suo marito hanno dovuto chiedere ai due figli adolescenti di andare a lavorare, è successo dopo che in una bottega lei ha realizzato di non avere abbastanza soldi neppure per comprare le candele «quindicimila lire per la scatola, prima ne costavano mille».
    Al racconto dei suoi sacrifici di adolescente Mustafa piange, un pianto composto, degno come quello di sua madre «non vorrei che lavorassero, vorrei che vivessero la loro età, che avessero l'adolescenza che meritano. Ma non avevamo scelta».
    Due anni fa anche Amal era in piazza, guardava al futuro pensando che la forza di quella protesta avrebbe regalato un Libano nuovo ai giovani, una protesta viva, non animata da spiriti settari in un Paese in cui ogni cosa, dal governo agli affari, è spartita su base confessionale, «ci hanno impoverito, ci hanno portato via i sogni della rivoluzione, perdevamo tutto mentre loro mettevano in salvo i soldi all'estero».
    Mentre le banche con problemi di liquidità trattenevano i depositi dei libanesi per evitare la fuga dei capitali, miliardi di dollari sono stati trasferiti all'estero da politici, imprenditori e banchieri. Secondo l'economista libanese Mahasin Mursil dopo il 17 ottobre 2019, data di inizio delle proteste, circa 10 miliardi sono stati trasferiti all'estero dalla classe dirigente del Paese, numeri aggravati dai recenti documenti dei Pandora Papers che hanno svelato la rete di società offshore del primo ministro Mikati e della sua famiglia, del governatore della Banca centrale Riad Salamé, dell'ex premier Hassane Diab e dell'ex direttore della Mawarid Bank, Marwan Kheireddine.
    In due anni, in Libano, la forbice della disuguaglianza sociale si è divaricata.
    Fatma è una sarta, anche lei vive a Naba'a. Anche lei sopravvive con un'ora di elettricità al giorno. Alle tre del pomeriggio il posto in cui vive è già buio, è un garage che ha adibito a casa e bottega insieme. C'è un materasso su una rete scalcinata, un lavandino e un water con una tanica d'acqua. E ci sono sei macchine da cucire, «un tempo il rumore dell'ago e dei pedali riempivano l'aria», dice.
    Il lavoro era così tanto che anche sua madre, anziana, doveva darle una mano per non tardare le consegne. Oggi i fili, le stoffe, i ricami, le spille, sono un altare alla memoria di un tempo andato. Una foto ritrae una donna in carne, è la lei di un tempo che non c'è più. Oggi Fatma ha un corpo esile che non è un corpo magro, è un corpo asciugato dalla fame.
    Non può comprare nemmeno un manaush, il tradizionale pane coperto di spezie. Costa 1000 lire libanesi, cinque centesimi. Non se li può più permettere.
  6. FINALMENTE IN USA HANNO CAPITO CIO' CHE L'EUROPA NON HA NEPPURE AMMESSO : Biden vuole regolamentare le "stablecoin", perché teme che facciano saltare l'intero sistema da due trilioni di dollari delle criptomonete, mettano a rischio la divisa americana, e scatenino il panico finanziario globale. Questo è noto, perché lo ha scritto il Wall Street Journal il primo ottobre scorso. Meno noto è che la preoccupazione a Washington sia stata accesa soprattutto da Tether, compagnia guidata dall'ex chirurgo plastico italiano Giancarlo Devasini. Non ci sono iniziative legali che lo riguardano, ma secondo Bloomberg a luglio la segretaria al Tesoro Yellen ha convocato un vertice con Fed e Sec, per discutere proprio di Tether, i 68 miliardi di monete digitali che ha emesso, e le coperture.
    Le stablecoin sono cryptocurrency garantite ad altri beni, e quindi in teoria non rischiose come Bitcon e simili. Vengono usate nel mercato delle monete digitali, allo scopo di fare scambi più veloci. La compagnia di Devasini è leader nel settore, anche perché ha assicurato che per ogni Tether emesso ha un dollaro fisico, o comunque asset ancorati alla divisa americana. Quindi se qualcuno ci ripensa, può scambiare la moneta digitale con l'equivalente reale.
    Tether era stata fondata nel 2013 da Brock Pierce, che da bambino era noto come attore in film tipo "Mighty Ducks", ma da adulto è diventato un player globale delle criptomonete. Quando aveva scoperto che la Bitfinex di Devasini lavorava a un progetto simile avevano unito le forze, ma nel 2015 Pierce aveva lasciato tutto ai soci. Da allora Tether ha avuto una crescita spettacolare, emettendo 68 miliardi di monete digitali.
    La storia di Devasini è stata ricostruita dal Financial Times. Nato nel 1964 a Torino, aveva studiato medicina a Milano diventando chirurgo plastico. Deluso da questo mestiere, era passato al business. All'inizio si era dedicato all'elettronica, dove aveva incontrato qualche problema, quando ad esempio aveva subito una causa per la contraffazione di software Microsoft. Secondo FT l'aveva risolto pagando cento milioni di lire, ma attribuendo la responsabilità dell'errore al fornitore. Poi aveva scoperto le criptomonete, entrando in Bitfinex e Tether.
    Anche qui era sorta qualche difficoltà, quando la procuratrice di New York Laetitia James aveva aperto un'inchiesta su Tether, sospettando che nel 2017 non avesse avuto accesso ai servizi bancari per mesi, e conservasse l'85% della liquidità in un conto di Bitfinex contabilizzato come credito. Poi Tether aveva prestato 625 milioni a Bitfinex, quando questa compagnia aveva perso 850 milioni, depositati presso la società panamense Crypto Capital. Devasini ha sempre sostenuto che tutto era legale e il prestito era stato rimborsato. Quindi ha patteggiato con James, pagando una multa da 18 milioni, senza però riconoscere alcun torto, anche se FT ha sottolineato che la procuratrice aveva definito lui e i suoi colleghi come «individui senza licenza e non regolamentati (...) che si muovono negli angoli più oscuri del sistema finanziario».
    Giovedì questa vicenda è tornata alla ribalta su Bloomberg, con un articolo in cui Zeke Faux rivela che Tether è finita sul tavolo della Yellen a luglio. Secondo l'agenzia, i federali temono che i soldi di copertura non esistano, o magari siano concentrati in pericolosi prestiti a breve concessi a compagnie cinesi. Quindi se i possessori fossero presi dal panico, e corressero a cambiare i Tether in dollari, il sistema crollerebbe. Perciò «hanno discusso l'ipotesi di regolare la compagnia come una banca, costringendo Devasini a mostrare dove sono i soldi, o minandolo con l'emissione di una stablecoin ufficiale Usa». Qualche tempo fa, all'Onu, l'ambasciatore Paolo Zampolli aveva anche sollevato il dubbio che queste monete digitali possano essere usate per finanziare il terrorismo. Di sicuro la Casa Bianca le ha messe sotto la lente, per evitare che provochino una crisi finanziaria.

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11.10.21
  1. Quando si governa si deve fare attenzione alle decisioni che si prendono. Perche' il green pass e' obbligatorio  solo in Italia ? Siamo diventati una dittatura?  che dialogo c'e' stato sul green pass obbligatorio ? Il lavoro non e' reso sicuro dal green pass anzi crea una falsa sicurezza.
  2. Il controllo dei partiti blocca ogni iniziativa di sviluppo specialmente nelle energie rinnovabili con il mio PALOMULTIMEDIALE (R) !
  3. DAMILANO per Torino e' una grande illusione che Salvini poteva evitare !
  4. PER 40 ANNI HO CERCATO DI EVITARE LA FINE DELLA FIAT MA NON CI SONO RIUSCITO :  Nel 1980 era già iniziata la stagione della crisi per l'industria dell'auto. Il 5 settembre la Fiat aveva annunciato la cassa integrazione per più di 22.000 operai, l'11 settembre 14.000 licenziamenti. Il 30 settembre prende il via la cosiddetta «lotta dei 35 giorni», punteggiata da manifestazioni, scioperi, picchetti ai cancelli. La base contro la dirigenza. Uno scontro di cui fa le spese un caporeparto di 48 anni, Vincenzo Bonsignore, fulminato da un infarto mentre tenta di forzare i blocchi all'ingresso della Mirafiori.
    Ma quel 14 ottobre tutto è diverso. I quadri si sono riuniti di buon'ora al Teatro Nuovo guidati dal caporeparto Luigi Arisio. «Alcuni militanti sindacali pensavano sarebbe stata una manifestazione da niente - ricorda Airaudo - In fondo quelli erano solo crumiri, capi, la gerarchia. Altri invece erano molto preoccupati. Fuori del Teatro trovammo già accatastati contro il muro cartelli e striscioni, si intuiva che c'era stata un'organizzazione precedente. Quando sono usciti erano più di quanti ne avessimo mai visti. E man mano il corteo si gonfiò ancora».
    Improbabile fossero 40.000, quello lo disse il segretario della Cgil Lama, chissà perché. Secondo la questura e gli altri sindacati erano in 12.000, ma il numero conta poco. Ciò che importa è che quella manifestazione, senza precedenti nella storia del lavoro in Italia, rimbombò come un tuono. Nelle stesse ore a Roma la Fiat stava lavorando a un accordo con le organizzazioni sindacali e quel segnale da Torino le diede la forza di tenere duro. Tre giorni dopo si chiuderà con il ritiro dei licenziamenti ma non delle messe in cassa.
    «Il sindacato venne spiazzato dal fatto che strumenti tipici delle lotte operaie quali erano le manifestazioni e i cortei venissero utilizzati contro di lui, per chiedere di riaprire i cancelli di una fabbrica. Per anni la narrazione sindacale ha preferito rimuovere quell'episodio sgradevole, sembrava quasi che la colpa di tutto fosse di chi fino a quel momento aveva lottato. Una cosa è certa: un pezzo della solitudine del mondo del lavoro iniziò allora. È quella solitudine che si è espansa fino alla precarietà di oggi, dove il lavoratore viene considerato meno importante delle merci che produce». —
  5. MORRA deve essere rispettato invece che bacchettato :Non è la prima volta che scatena un putiferio, ma stavolta forse è andato davvero oltre. Nicola Morra, presidente della commissione parlamentare Antimafia, parla di mafia «nelle prefetture» e nel «ministero dell'Ambiente», lo dice come se non avesse un ruolo istituzionale: «La criminalità organizzata non va ricercata solo nelle periferie e nei posti degradati ma anche nelle Prefetture e al ministero dell'Ambiente dove ci sono colletti bianchi che non fanno l'interesse delle comunità». Non è una frase scappata per caso, il concetto viene argomentato: «Siamo abituati a pensare alle mafie come una parte avversa al sistema ed invece sono parte integrante perché consentono di nascondere la polvere sotto il tappeto e di far arricchire ancora di più quelli che accumulano profitti illeciti».
    Una bomba, che provoca la reazione immediata della ministra dell'Interno Luciana Lamorgese e che spinge la destra a chiedere le dimissioni di Morra. La ministra è dura: «Sono affermazioni gravissime e inaccettabili. Il presidente Morra chiarisca immediatamente sulla base di quali elementi o valutazioni ha reso le sue dichiarazioni. Non può essere in alcun modo messa in discussione l'attività che viene svolta dalle prefetture per contrastare le organizzazioni criminali e i loro interessi illeciti».
    Brusca anche la reazione del ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani: quelle di Morra sono parole che «offendono la credibilità e il lavoro dei dipendenti del ministero. Chiediamo che il presidente renda note tutte le informazioni di cui è in possesso per poter intervenire nelle sedi opportune».
    Franco Mirabelli, Pd, aggiunge che «buttare fango sulle istituzioni non è certo il compito del presidente della commissione Antimafia», per Davide Faraone, Iv, «uno come Morra non può più stare al suo posto». Ma è soprattutto il centrodestra a chiedere le dimissioni del presidente dell'Antimafia: «Morra abbia la decenza di dimettersi e consentire che alla guida dell'Antimafia sia eletta una persona autorevole», dice Giorgia Meloni. Matteo Salvini, poi, parla di «accuse gravissime senza fornire prove: ora ci aspettiamo le dimissioni immediate di Nicola Morra, Draghi e Lamorgese intervengano».
  6. L'EUROPA DI PRODI SI SCIOGLIE :Viktor Orban mette la sua firma su un decreto del governo con il quale - fuor da tecnicismi - Budapest si schiera al fianco di Varsavia «contro le cattive pratiche Ue» nel braccio di ferro con Bruxelles, rivendicando il primato del diritto nazionale su quello europeo. È uno scontro che mina le fondamenta stesse dell'Unione e apre un vulnus fra i Ventisette. «Il primato del diritto dell'Ue dovrebbe applicarsi solo nelle aree in cui l'Ue ha competenza e il quadro giuridico è stabilito nei trattati istitutivi dell'Ue», dice la risoluzione del governo magiaro che invita le istituzioni Ue a «rispettare le identità nazionali degli Stati membri, che costituiscono parte integrante del loro ordinamento politico e costituzionale». È, in fondo, il cuore del pensiero identitario attorno al quale i governi di stampo conservatore e sovranista della Mitteleuropa hanno costruito l'impianto delle loro politiche e lanciato la sfida alla Ue. Nei giorni scorsi lo stesso Orban, parlando a un panel dei Paesi centro-europei e dei Balcani, aveva rivendicato maggior peso decisionale per l'Ungheria e degli alleati visto - la tesi di Orban - che è la Mitteleuropa a crescere maggiormente sotto il profilo economico.
    Mentre corre ad abbracciare la causa polacca, Orban rischia di perdere l'alleato ceco, il miliardario Andrej Babis, premier sconfitto di un decimale nelle elezioni legislative a Praga. L'alleanza di centrodestra Insieme (Spolu) è al 27,78%, seguita da Ano, al 27,14%. I dati parziali (così come i sondaggi) avevano dato il miliardario populista in testa per buona parte del pomeriggio ma, con il proseguire dello spoglio, i dati delle grandi città hanno ribaltato la situazione. Babis è uno dei politici più vicini a Orban, la sintonia fra i due sui temi economici e soprattutto su sicurezza ed immigrazione è finissima. Soprattutto entrambi vedono di cattivo occhio le "interferenze" europee su alcuni dossier nazionali. Sia Repubblica Ceca sia Ungheria sono tra i Paesi firmatari della lettera indirizzata alla Commissione europea in cui si chiedono fondi per la costruzione di muri anti-migranti ai confini esterni dell'Unione. Un tema che tiene sulle spine - al pari della vicenda polacca - la Commissione che se dovesse ricevere il mandato di destinare soldi per i muri dal Consiglio europeo, non potrebbe sottrarsi. Ma in questo caso modifiche al bilancio Ue richiedono l'accordo con il Parlamento europeo, e riaprire il negoziato con gli eurodeputati rischia di paralizzare l'Unione.
    Con il voto di ieri Babis non esce comunque di scena, il suo partito è singolarmente il più votato e il presidente Zeman aveva detto nei giorni scorsi di essere pronto a conseguire il mandato di formare il governo al primo partito. Pur essendo rimasto «sorpreso» dall'esito del voto (che ha visto per la prima volta l'estromissione dei comunisti dal Parlamento) Babis ha detto di accettare la sconfitta elettorale e ha assicurato che accetterebbe la richiesta del presidente Milos Zeman di formare il governo e potrebbe trattare con Spolu. Che però in serata ha già annunciato un memorandum d'intesa per il governo con il partito deiPirati (15%). «Il nostro risultato è stato favoloso, non me l'aspettavo, perché a giugno i sondaggi ci davano il 22%. Non abbiamo deluso. Contro di noi c'erano 5 partiti con un unico programma: mettere Babis fuori gioco tramite cose inventate come la pandemia gestita male, il non esistente conflitto di interessi, ora la Francia (il caso dei conti offshore emersi dai Pandora Papers)», ha dichiarato Babis.
  7. IL FURTO IN AUSTRIA NON E' LEGALIZZATO : «Il mio Paese è più importante della mia persona. Perciò, per superare lo stallo, faccio spazio». Sebastian Kurz non è più il cancelliere dell'Austria. Si è dimesso ieri sera, dopo quattro giorni di pressioni per l'inchiesta che lo vede accusato di abuso di fiducia e favoreggiamento della corruzione. Uno scandalo che risalirebbe al 2016 ma è emerso solo negli ultimi mesi, quasi per caso, con gli sviluppi di un'altra inchiesta. E che, dopo le perquisizioni di mercoledì scorso, ha subito fatto tremare il governo. Fino a che i Verdi, partner di coalizione dei popolari di Kurz, non lo hanno scaricato: «È inadatto alla carica», ha intimato il leader ambientalista Werner Kogler, «ci vuole qualcuno di irreprensibile».
    Una tegola pesante sul capo del 35enne, politico dalla carriera folgorante: a 27 anni era ministro degli Esteri, quattro anni dopo ha fatto risorgere il partito, portandolo al primo posto col 31% alle urne e consentendogli di diventare il leader più giovane del mondo. Ma dal 2017, il percorso dell'énfant prodige d'Europa, che si è imposto prima di tutti con la linea dura sui migranti, la chiusura della rotta balcanica e il rigore dei conti pubblici, è stato pieno di bruschi stop. Il primo a maggio 2019, con l'«Ibiza gate»: il suo vice dell'epoca, il capo dell'ultradestra (Fpö) Heinz-Christian Strache, fu ripreso mentre trattava in una supervilla delle Baleari favori con una sedicente oligarca russa, in cambio di investimenti statali. Lo scandalo costò le dimissioni del governo Kurz I, seguì un esecutivo ad interim della prima donna cancelliera (Brigitte Bierlein), e poi nuove elezioni. In cui Kurz ha trionfato di nuovo, riuscendo a rilanciarsi grazie a un patto coi Verdi. Sembrava più forte di prima, sgravato degli imbarazzi estremisti che gli procurava l'Fpö, l'ex partito nazionalista di Haider.
    E invece la corsa bis del cancelliere più giovane (ha giurato nuovamente il 7 gennaio 2020) non è durata nemmeno due anni. La batosta è arrivata da lontano, dal 2016: anno in cui, presumono gli inquirenti, l'allora ministro Kurz chiese di utilizzare soldi del dicastero delle Finanze per pagare pubblicità e sondaggi concordati che lo incoronassero leader dell'Övp. Mettendo in cattiva luce l'allora capo dei popolari, Reinhold Mitterlehner, e aiutandolo a candidarsi l'anno successivo. Il sondaggio, pubblicato sul tabloid «Österreich», forse gli ha spianato la carriera, ma ora potrebbe interromperla per sempre, molto prima di quanto l'Austria e la comunità internazionale si aspettasse.
    «Queste accuse sono false!», ha tuonato ieri il cancelliere dimissionario in conferenza stampa. E ha motivato il suo ritiro come una scelta «per dare stabilità al Paese», indicando il suo successore ad interim, il responsabile degli Esteri Alexander Schallenberg, sempre del suo partito. «Molti politici di spicco, anche all'estero - ha tenuto a precisare con una stoccata -, hanno sperimentato quello che sto vivendo io. Vorrei che la presunzione di innocenza si applicasse per tutti». Le dimissioni sono anche «per evitare un'inedita coalizione multipartitica alla mercé di Kickl», ha aggiunto, riferendosi al falco dell'estrema destra, contrario tra il resto al vaccino anti-Covid (l'ha di recente definito «esperimento di ingegneria genetica») disposto forse a formare un governo con i socialdemocratici. Di fronte all'indagine che ha travolto Kurz, i Verdi hanno minacciato il voto di sfiducia. Il cancelliere avrebbe dovuto affrontarlo martedì prossimo in Parlamento, ma ha annunciato prima il passo indietro. Intanto, in questi giorni, i vertici dell'Spö avevano incontrato quelli dell'Fpö, per programmare un'inedita alleanza a quattro, con Verdi e liberali. Kurz, comunque, non lascia la politica: guiderà ancora il club dei popolari e sarà il loro capo in Parlamento. «Anch'io sono umano e commetto errori che non rifarei più», ha detto ieri, riferendosi agli sms incriminati, oggetto dell'inchiesta. A raccogliere la sua eredità il diplomatico poliglotta Schallenberg, duro quanto Kurz sulla politica dei migranti. —
  8. Xi Jinping : HITLER =TAIWAN : POLONIA La bandiera con cielo blu, sole bianco e terra rossa è stata issata nelle strade principali. È tutto pronto per le celebrazioni della festa nazionale della Repubblica di Cina, Taiwan. Ma in questo 10 ottobre c'è qualcosa di diverso dal solito. Se in anni recenti la scena era dominata da parate di minoranze etniche, carri colorati e fuochi d'artificio, stavolta i protagonisti saranno 47 aerei da combattimento impegnati in un'esibizione sopra il palazzo presidenziale e quattro nuovi tipi di missili. È la prima volta da quando Tsai Ing-wen è presidente che durante la ricorrenza vengono messi in mostra mezzi militari. Sintomo delle crescenti tensioni nei rapporti con la Cina.
    Ieri Xi Jinping ha ribadito dalla Grande sala del popolo di Pechino che «la riunificazione con Taiwan sarà realizzata», definendo «il secessionismo taiwanese il più grande ostacolo» al completamento del ringiovanimento nazionale. «Chiunque voglia tradire e separare il Paese sarà condannato dalla Storia», ha aggiunto, auspicando una «riunificazione con mezzi pacifici» ma avvertendo che si tratta di una «questione interna» nella quale non saranno ammesse «interferenze». Una risposta chiara all'oscuro «accordo su Taiwan» citato da Joe Biden e alla notizia della presenza di consiglieri militari americani sull'isola.
    Eppure, la sorte di Taiwan non è sempre stata considerata fondamentale dalla Cina. L'isola è stata definita «una palla di fango oltre il mare, che non aggiunge nulla alla vastità dell'impero» durante l'era Qing nel diciassettesimo secolo. A lungo periferia, semiabbandonata, nel 1885 diventa provincia autonoma ma dopo soli dieci anni cade in mano al Giappone. Tutto cambia nel 1949 con la fine della guerra civile, la nascita della Repubblica Popolare e il trasferimento sull'isola del governo nazionalista di Chiang Kai-shek. Per il Partito comunista l'indipendenza de facto di Taiwan, seppure oggi riconosciuta solo da 15 Paesi nel mondo, rappresenta l'ultima ferita del "secolo delle umiliazioni", durante il quale la Cina era stata ridotta a semi colonia. Ma non si tratta solo di questioni storiche. Col tempo, Taipei è diventata una spina nel fianco a causa del suo avvicinamento agli Stati Uniti e a potenze medie regionali come Giappone e Australia. E un tappo alle crescenti ambizioni marittime cinesi. Ma è anche utile, vista la sua leadership mondiale nella produzione dei semiconduttori, cruciali per conquistare la supremazia tecnologica desiderata da Pechino.
    Il Partito comunista non può rinunciare alla riunificazione, quantomeno a livello retorico. Senza Taiwan, la Cina non potrà completare la sua rinascita. Ma intanto Taipei si allontana sempre di più. Ha respinto per l'ennesima volta il modello "un Paese, due sistemi", che Pechino ha prepensionato a Hong Kong ma che vorrebbe riproporre sull'isola. Dimenticati i tempi della legge marziale, negli ultimi anni Taiwan ha compiuto passi importanti anche sui diritti civili, per esempio con la legalizzazione (prima in Asia) dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. Ulteriore passo in direzione opposta di Pechino, sfruttato da Tsai per presentare l'eventuale caduta di Taipei come una "catastrofe" per il sistema delle alleanze democratiche.
    Secondo gli ultimi sondaggi tra i cittadini, il 67,9% degli intervistati si definisce «solo taiwanese», il 27,9% «sia taiwanese sia cinese» e appena l'1,8% «solo cinese». Percentuale in picchiata, così come quella di coloro che vogliono la riunificazione immediata, l'1%. Più passa il tempo, più l'identità dei cittadini si taiwanizza. Non è un caso che, parlando nelle strade di Taipei, siano soprattutto i giovani a considerare le imponenti incursioni aeree cinesi dei giorni scorsi più una parata militare che dei test per l'invasione. «Nel 1995 e 1996 sì che avevamo avuto paura», racconta una donna over 40, riferendosi alla terza crisi dello Stretto nata dopo il viaggio dell'allora presidente Lee Teng-hui negli Stati Uniti e in previsione delle prime elezioni dirette sull'isola. «Poi ci siamo abituati», tanto che le pressioni militari non sembrano per ora creare particolari paure.
    Il 60% dei taiwanesi è convinto che non ci sarà una guerra con la Cina entro i prossimi dieci anni. Il governo, però, teme che entro il 2025 Pechino possa operare un'invasione e ritiene ci sia il rischio che, in caso di minaccia reale, la popolazione non sia pronta a combattere. Anche per questo Tsai ha deciso di tirare fuori i missili nel giorno della festa nazionale. Taipei sa che Pechino non mollerà la presa. —
  9. L'ABORTO NON E' UN REATO : La Corte d'Appello del Texas sospende la sentenza con cui il giudice di primo grado Robert Pittman aveva sospeso la legge approvata ad Austin, che vieta l'aborto dopo la sesta settimana di gestazione. Il testo quindi torna in vigore e la vicenda si fa sempre più ingarbugliata, ma la sostanza è questa: negli Usa è in corso un'offensiva per bandire l'interruzione di gravidanza, che verrà risolta solo quando la Corte Suprema di Washington si esprimerà.
    L'aborto negli Usa è legale dal 1973, a causa della sentenza Roe vs. Wade emessa dal massimo tribunale federale. Il Texas ha approvato una legge che lo vieta dopo la sesta settimana, ma invece di incaricare le autorità statali di farla rispettare, ha affidato questa responsabilità ai cittadini, che posso denunciare i violatori. Ciò mette lo stato al riparo da cause, rendendo più difficile l'abrogazione del testo. Il dipartimento alla Giustizia ha fatto ricorso, sostenendo che l'iniziativa texana viola il diritto costituzionale stabilito da Roe vs Wade. Il giudice Pittman gli ha dato ragione, bloccando l'applicazione del divieto, ma Austin ha fatto ricorso alla Corte d'Appello, che lo ha ristabilito, proprio perché il governo federale non può citare il Texas per un provvedimento che viene applicato dai singoli cittadini fuori dal suo controllo. La questione finirà alla Corte Suprema, che con una maggioranza di 6 giudici conservatori contro 3 liberal dovrà stabilire se Roe vs. Wade è ancora la legge del paese.
  10. IL LIBANO NON E' GIUSTO CHE MUOIA : L'ultimo spenga la luce, era una scritta nella Germania dell'Est da dove tutti stavano scappando. In Libano l'hanno spenta ben prima che tutti fossero scappati. Certo, duecentomila giovani hanno lasciato il Paese in due anni, da quando è cominciata la crisi finanziaria, la scomparsa dei dollari, la chiusura delle banche, poi la «saura», la «rivoluzione del 17 ottobre», che tante speranze aveva suscitato. Due primi ministri si sono dimessi, un vecchio cacicco della politica, Najib Mikati, ha messo su un governo «tecnico», sono riprese le trattative con il Fondo monetario. Ma niente. I soldi nelle casse statali sono finiti. Il governo non può più finanziare l'Electricité du Liban, il pachiderma statale che fornisce l'energia elettrica pubblica, «daule», come dicono qui. L'Edl ha finito il carburante e ieri le due principali centrali di Al-Zahrani e Deir Amar, le ultime ancora in funzione, hanno spento i motori. Le forniture, che già erano calate mese dopo mese da 21 ore al giorno a 2 soltanto, sono scese a zero. Alle sei e mezzo, dopo il tramonto, Beirut si è ritrovata al buio, spettrale, come la sede della stessa Edl, sventrata dall'esplosione del 4 agosto 2020 e mai ricostruita.
    Non siamo ancora al black-out totale, perché come in tutti i settori, dove il pubblico si ritira, arrivano i privati. Ma è un'iniziativa privata fatta di collusioni e corruzione, in questo caso «la mafia dei generatori». È nata trent'anni fa, sulle macerie della guerra civile, e ha fatto soldi a palate, anche perché l'Edl non ha mai potuto, o voluto, fornire elettricità 24 ore su 24. Ma adesso vive i suoi tempi d'oro. Nei quartieri benestanti, e anche in quelli della classe media, tutti i palazzi hanno il loro generatore, il «moteur», fonte di speranza e arrabbiature continue. Le fatture si sono moltiplicate per cinque, per dieci, mano a mano che i «moteur» sostituivano l'elettricità «daule» e il prezzo del kerosene aumentava sempre più. Molte famiglie non riescono più a pagare. E i «moteur», sollecitati oltre i loro limiti, si scassano in continuazione. Bisogna adattarsi a periodi al buio. Di notte la luce va via all'una e torna alle sette. Di giorno ci sono almeno un paio di tagli di due o tre ore. Quando c'è, bisogna caricare tutto, telefonini, computer, per non ritrovarsi sguarniti sul più bello.
    Il portiere, il «natùr», figura fondamentale nella vita beirutina, detta i tempi e informa sui tagli, accende e spegne il generatore, si ustiona le mani quando si rompe e bisogna ripararlo in tutta fretta. Ma più ci si allontana dal centro, peggio è. Oltre i quartieri cristiani e sunniti abbienti, di «moteur» ce ne sono pochi. Sia verso Nord, come per esempio a Burj Hammoud, quartiere armeno povero, sia verso Sud, nei campi palestinesi, nella banlieue sciita, il buio è già totale, o quasi. I partiti-setta si sono mobilitati, ognuno per conto proprio. Hezbollah è stato più svelto di tutti, ha chiesto aiuto al suo padrino, l'Iran. I Pasdaran hanno organizzato tre spedizioni nel giro di un mese. Gasolio e benzina, scaricati nel porto siriano di Baniyas e poi trasferiti in Libano, nella valle della Bekaa, con autocisterne e un corteo di bandiere e sostenitori. Tanta propaganda e poca sostanza, perché alla fine sono gocce nel mare. Il governo ha tentato la strada con l'Iraq, greggio scambiato «in natura», con servizi medici, finanziari e turistici, i punti forti della defunta economia libanese. Uno scambio complicato, in una triangolazione con gli Emirati arabi. Non è mai decollato. Le centrali elettriche si sono ritrovate a secco, questa è la realtà.
    Servono i dollari. A parole tutti sono pronti ad aiutare. Due giorni fa è arrivato il ministro degli Esteri iraniano Hossein Amir-Abdollahian. Ha promesso mari e monti, compresa la costruzione di due impianti a gas «in 18 mesi». Progetto irrealizzabile in ogni caso, viste le sanzioni americane. Washington ha risposto con l'invio della numero tre del Dipartimento di Stato, Victoria Nuland, in arrivo a Beirut dopo una tappa a Mosca. Il premier Mikati si barcamena fra le due potenze, e punta però a percorrere la strada degli aiuti internazionali attraverso l'Fmi. Garantisce «trasparenza e lotta alla corruzione» ma intanto il suo nome spicca nei Pandora Papers assieme a quello del governatore della Banca centrale Riad Salamé. Le mille luci di Beirut si sono spente, le code ai distributori si sono ridotte, un poco, ma soltanto perché il prezzo della benzina è quadruplicato e molti lasciano la macchina a casa, in un Paese dove non esistono i mezzi pubblici. Restano le imprecazioni e la voglia di scappare. «Killon mujramin», tutti criminali.

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10.10.21

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  1. IL GREEN PASS OBBLIGATORIO E' UNA FURBATA CHE POTREBBE COSTARE CARO AL PAESE.
  2. Rendere il vaccino obbligatorio sarebbe una soluzione superficiale italiana espressione della mediocrita delle soluzioni attuate dai governanti italiani.perche' pare che il vero obiettivo sia diventato un vaccino insicuro con contro  il virus piu' che la prevenzione dal virus.
  3. RITORNO AL VIETNAM : La guerra in Vietnam, in fondo, era cominciata così. Una manciata di courrnsiglieri militari, inviati dal presidente Kennedy per aiutare Saigon a difendersi da Hanoi, che poi erano diventati un intervento durato un decennio e capace di cambiare la storia dell'America. I tempi adesso sono diversi, e la speranza è che questa deriva non si ripeta con le due dozzine di marines e forze speciali mandate dagli Stati Uniti a Taiwan per addestrare i soldati locali. Però questo ultimo sviluppo della complicata relazione fra Washington e Pechino dimostra quanto siano alti la posta e i rischi, tra i presidenti Biden e Xi Jinping che si preparano ad un faccia a faccia virtuale auspicabilmente distensivo, e i loro leader militari che invece si mettono in condizione di affrontare lo scenario peggiore, fra i sorvoli dell'aviazione cinese ai margini dello spazio aereo taiwanese, i marines sull'isola, e i sottomarini nucleari impegnati a pattugliare i mari contesi del Pacifico, come lo USS Connecticut che il 2 ottobre scorso si è scontrato con un qualcosa ancora non bene identificato.
    È stato il Wall Street Journal a confermare la notizia: oltre a vendere armi, gli Stati Uniti hanno inviato a Taiwan due dozzine di marines e forze speciali. Il loro compito è addestrare piccole unità di terra, e i marinai impegnati sulle navi più agili, con l'idea di rispondere rapidamente ad eventuali attacchi. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian, ha risposto con calma, ricordando però che Pechino «prenderà tutte le misure necessarie a proteggere la sua sovranità e integrità territoriale». I media, tipo il Global Times, hanno invece alzato il tono: «Lanciamo i dadi. Vediamo chi ha la volontà più forte su Taiwan».
    Due dozzine di consiglieri non sono un'invasione, ma dimostrano che il Pentagono considera necessario aiutare Taipei a prepararsi ad ogni evenienza. Del resto anche la Repubblica popolare non ci va piano con le provocazioni, visto che durante lo scorso fine settimana ha celebrato la festa nazionale conducendo oltre 150 voli ai limiti dello spazio aereo di Taiwan, con i caccia J-16, i bombardieri strategici H-6 e quelli anti sottomarino Y-8. Il 2 ottobre, poi, lo USS Connecticut si è scontrato con qualcosa nel Mar Cinese Meridionale, e diversi marinai sono rimasti feriti. L'unità nucleare è riuscita a riparare a Guam, e gli Stati Uniti non hanno accennato all'ipotesi che l'incidente abbia avuto natura militare. Questo caso però dimostra come anche un errore potrebbe fare precipitare la situazione.
    Il ministro della Difesa di Taipei, Chiu Kuo-cheng, pochi giorni fa ha avvertito che Pechino avrà la capacità di invadere l'isola e conquistarla entro il 2025. Non siamo ancora a questo punto, perché Biden ha detto che lui e Xi Jinping concordano nel rispettare le intese in vigore, ossia la «One China Policy» che riconosce l'esistenza di una sola Cina, ma protegge l'autonomia di Taiwan. I due presidenti si parleranno presto via video, dopo che Xi ha rinunciato a venire al G20 di Roma. Discuteranno aree di collaborazione, come il clima; divergenze da sanare, come le pratiche economiche e commerciali non di mercato; e rivalità geopolitiche, che non si limitano a Taiwan, ma riguardano la sfida che l'autocrazia della Repubblica popolare ha lanciato alla democrazia americana, per diventare la nuova superpotenza dominante. Il dialogo dunque ancora prevale, ma sullo sfondo delle manovre militari.
  4. ANCHE LA CINA NON CAMBIA AZIONE SUL CARBONE: La rivoluzione green e la lotta al cambiamento climatico possono aspettare. Per uscire dalla pericolosa crisi energetica in cui era piombata nelle scorse settimane, la Cina chiede aiuto al caro (e inquinante) vecchio carbone. Dopo il via libera del governo centrale, le autorità locali hanno ordinato alle miniere di carbone di aumentare la produzione. Solo in Mongolia Interna sono coinvolte 72 miniere che produrranno quasi cento milioni di tonnellate in più per allentare la crisi che aveva portato al razionamento energetico e alla sospensione della produzione in numerosi stabilimenti in più parti del paese. Si tratta della seconda provincia cinese per produzione di carbone, alle spalle dello Shanxi che ha però dovuto temporaneamente chiudere 27 miniere a causa delle inondazioni dei giorni scorsi. La Cina ha scelto di operare un allentamento delle restrizioni per il resto del 2021, mettendo anche a disposizione prestiti bancari speciali per le aziende minerarie. Si stima ora che alla fine dell'anno saranno state estratte più delle 3,9 miliardi di tonnellate di carbone estratte nel 2020. Allo stesso tempo, il China State Railway Group si è impegnato a garantire maggiore capacità di trasporto di scorte di carbone verso 363 centrali elettriche con accesso ferroviario diretto.
    Il governo ha deciso anche di aumentare le importazioni, che nei primi otto mesi erano calate di quasi il 10%. Dopo mesi di blocco ufficioso, è stato dato il via libera anche al carbone australiano, nonostante lo scontro diplomatico tuttora in corso con Canberra e rinfocolato dalla sua recente adesione al patto di difesa Aukus. Per l'elettricità si guarda invece a Mosca, con gli impianti dell'Estremo oriente russo vicini al confine con la provincia cinese dello Heilongjiang che hanno esteso il funzionamento fino a 16 ore al giorno per rispondere all'aumento della domanda.
    Per ovviare alla contingenza, Pechino mette dunque un freno alla transizione energetica annunciata negli scorsi mesi. Dopo la recente visita di John Kerry in Cina, Xi Jinping ha promesso che Pechino non costruirà più centrali a carbone all'estero e in precedenza aveva garantito il raggiungimento della neutralità carbonica entro il 2060. —
  5. MA SOPRATUTTO IL COMPORTAMENTO DI Xi Jinping NEI CONFRONTI DI TAIWAN SEMBRA QUELLO DI HITLER VERSO LA POLONIA : AGI - La Cina realizzerà la riunificazione con Taiwan, e chiunque cerchi di dividere il Paese "non farà una bella fine". E' l'ultimo, durissimo, monito sulla questione dell'isola pronunciato dal presidente cinese, Xi Jinping, che ha tenuto un discorso per commemorare i 110 anni della rivoluzione ispirata da Sun Yat-sen, che nel 1911 ha portato alla caduta del Celeste Impero, e dato vita alla Repubblica di Cina.

    "La questione di Taiwan sarà risolta e il rinnovamento nazionale diventerà una realtà", ha detto Xi nel suo intervento alla Grande Sala del Popolo, su piazza Tiananmen, nel quale ha citato più volte l'obiettivo del rinnovamento nazionale, che egli stesso ha promosso da quando è diventato segretario generale del Partito comunista cinese, alla fine del 2012. La riunificazione di Taiwan alla Cina "con mezzi pacifici" serve agli interessi della nazione cinese, "inclusi i nostri compatrioti di Taiwan".
    La replica di Taipei

    Parole che hanno scatenato la reazione di Taipei: in una nota, il Consiglio per le Relazioni con la Cina ha sottolineato che i 23 milioni di abitanti dell'isola hanno il diritto di decidere il futuro e lo sviluppo di Taiwan e ha respinto le proposte politiche "errate" provenienti da Pechino, che propone il modello "un Paese, due sistemi".

    Citando la presidente Tsai Ing-wen, il Consiglio ha invitato Pechino ad abbandonare le "misure provocatorie e di intrusione" e a riconsiderare "con mentalità più aperta" i temi di pace, reciprocità, democrazia e dialogo. "Solo allora", ha concluso la nota, "ci potrà essere uno sviluppo sano delle relazioni nello Stretto".

    La questione di Taiwan è tornata fortemente alla ribalta negli ultimi giorni, con l'innalzamento della pressione militare di Pechino sull'isola, che ha destato allarme a livello internazionale e forti critiche, soprattutto dagli Stati Uniti. I toni del discorso sono tra i più perentori mai usati dal presidente cinese, che non ha mai fatto mistero di considerare la riunificazione di Taiwan uno degli obiettivi prioritari della Cina sotto la sua leadership.

    Il secessionismo dell'isola è "il più grande ostacolo" alla realizzazione del rinnovamento nazionale, ha detto Xi. "Chi dimentica il passato, tradisce la madrepatria e cerca di dividere il Paese non farà una bella fine. Saranno presi dal popolo e condannati dalla storia", ha aggiunto, interrotto dagli applausi.

    Nella questione di Taiwan la Cina non ammetterà interferenze, ha avvertito il presidente cinese, perché si tratta di una questione puramente interna. "Nessuno dovrebbe sottovalutare la determinazione e la forte capacità del popolo cinese di difendere la sovranità nazionale e l'integrità territoriale", ha concluso Xi, e "il compito storico della completa riunificazione della madrepatria deve essere realizzato e sarà sicuramente realizzato".

Mb

 

09.10.21
  1. GLI ANIMALI CI INSEGNANO ANCHE A MORIRE :     Anche perché siamo passati attraverso un tempo senza abbracci, la foto di Ndakasi con gli occhi chiusi e la testa poggiata sulle gambe di André Bauma ci commuove così tanto. Quando qualcuno sta male, qualsiasi essere si rifugia tra le braccia di chi lo ha protetto, di chi gli ha voluto bene. Soprattutto se sente la debolezza, che la vita lo sta abbandonando. Per troppi mesi ci siamo salutati da lontano, senza poter contare il battito del cuore amato che si affievoliva, la stretta della mano che respiro dopo respiro si allentava. Ma è non solo questo, non è solo lo struggimento per i mesi mutilati che ci siamo, speriamo, lasciati alle spalle. C'è, in quella foto, il sentimento della sproporzione. Tra quei due corpi, la testa enorme di lei, le gambe magre dell'uomo. La sproporzione è il segno dell'amore incondizionato, dell'accoglienza silenziosa e sincera, che non entra dentro i parametri tradizionali dell'amore. Una figlia, un'amante, un padre, si amano secondo forme conosciute del bene, che guardiamo con distrazione perché non sorprendono. Ndakasi è una gorilla, era un gorilla perché è morta. L'uomo che la stringe a sé, André Bauma, l'ha salvata molti anni fa quando i genitori di lei erano stati uccisi dai bracconieri. Siamo in Congo, e Ndakasi, che all'epoca aveva solo due mesi, è stata accolta in un parco naturale, il parco nazionale dei Virunga. André Bauma, lo scrive lui stesso ricordandola, l'ha cresciuta come una bambina e hanno vissuto da amici per 14 anni. Ndakasi aveva una personalità allegra, scrive ancora André Bauma. Lo si capiva dall'episodio che la rese famosa. Qualche anno fa si era intrufolata dentro una fotografia, accanto a un'altra gorilla femmina, Ndeze. Si era sporta in avanti per entrare nell'inquadratura insieme a André Bauma e, a guardare quella foto, sembra quasi che sorrida della sua bravata. Era buffa, anche se questo forse è un modo umano di guardare, attribuendole una gestualità a noi familiare. Dicevamo infatti della sproporzione. È una caratteristica dell'amore che si sviluppa tra persone e animali, a patto che questa distinzione abbia ancora senso. Sembra che finiremo per trascurarla, come trascureremo il sesso biologico e alcune altre catalogazioni della nostra specie che ci erano sembrate imprescindibili. Quanto meno, come spiegano gli anti-specisti, noi umani smetteremo di considerarci superiori e quindi nella posizione di decidere diritti e doveri, chi mangia chi tra noi e i maiali, chi deve essere tosato per tenere al caldo l'altro tra noi e le pecore, e via dicendo. Ma la foto di ieri non parla di etica, di comportamenti giusti o sbagliati. Parla solo d'amore. Dell'amore sproporzionato incontenibile che proviamo per qualsiasi essere sia fuori scala, diverso, inaccettabile, scombinato. Come un animale. Un cane, un gatto, un gorilla, uno di quegli esseri che vivono nell'accadere, che a differenza di noi non fanno progetti per il futuro. Che ci ricambiano con l'enormità del loro amore solo sulla base di quello che sentono, non di quello che siamo. Essere amati da un animale mette la tua vita in scacco matto. Ti guardo negli occhi, ti annuso, ti lecco e questo mi basta per fidarmi. E mi stringo a te, affidandoti un corpo che non somiglia al tuo, né per odore, né per peso, un corpo che non potrai mai amare sulla base di un ideale estetico, o perché si incastra col tuo. Un corpo abnorme, con esigenze diverse dalle tue. Il patto sentimentale tra un essere umano e un animale, quello che ha stretto il legame tra André Bauma e Ndakasi, passa attraverso l'accettazione di una sproporzione e la rescissione di ogni pretesa di convenienza. L'unica convenienza che ci lega a un animale, e l'animale a noi, è un affetto fanciullo, spensierato. Una distrazione rispetto alla conduzione economica della nostra esistenza. Ed è questa la ragione più seria della nostra emozione di fronte alla foto di André Bauma e Ndakasi abbracciati. Se l'amore è il mistero più grande, quando grande è il mistero dell'amore per chi è inerme, strampalato, socialmente inutile? L'amore verso lo sconosciuto, l'inaccettabile, il malato. Il prossimo tuo, chiunque esso sia. —
  2. I PRIVILEGI INFINITI: Ci sono anche gli investimenti offshore di Roberto Mancini e Gianluca Vialli, il ct della Nazionale campione d'Europa e il capo della delegazione azzurra, tra i 12 milioni di documenti dei Pandora Papers.
    Il nuovo capitolo italiano dell'inchiesta internazionale che sta svelando le ricchezze offshore di capi di Stato, politici e vip di mezzo mondo è stato svelato ieri da l'Espresso – partner italiano del consorzio di testate che ha lavorato sui Pandora Papers – rigurda i due ex calciatori, simboli della Sampdoria campione d'Italia del 1991.
    Secondo la ricostruzione de l'Espresso, Mancini ha intestato un aereo privato (un Piaggio) a una società delle Isole vergini britanniche della quale risulta titolare.
    «Mancini – riferisce il settimanale in un'anticipazione – viene indicato nei documenti come l'azionista di Bastian Asset Holdings, società con sede nel paradiso fiscale delle British Virgin Islands. Vialli è invece qualificato come titolare di un'altra società, la Crewborn Holdings, anche questa registrata alle British Virgin Islands. Dai Pandora Papers – si legge ancora – emergono numerosi dettagli sulle attività dei due ex calciatori. Si scopre così che nel 2009 l'attuale ct aveva segnalato a una fiduciaria italiana di voler chiedere lo scudo fiscale per regolarizzare la sua posizione col Fisco. Lo schermo offshore di Vialli, è invece servito a gestire una serie di finanziamenti ad attività italiane».
    Al momento, nessun commento da Mancini (il cui nome era già comparso nel Football Leaks tre anni fa) e Vialli: nel caso del ct il capitolo offshore sarebbe stato chiuso con lo scudo fiscale, per rimettere in carreggiata una posizione per altro non perseguibile dall'erario italiano. Giorni fa, dai milioni di file disponibili erano usciti anche i nomi di altri due nomi di primo piano del calcio, come Carlo Ancelotti e Pep Guardiola. Per il primo, che siede sulla panchina del Real Madrid, sono citate alcune società estere che erano finite nel mirino del fisco spagnolo, mentre l'attuale manager del Manchester City, secondo le carte, aveva aperto un conto ad Andorra senza segnalarlo al fisco spagnolo, situazione regolarizzata poi nel 2012 grazie ad un condono.
    Le inchieste dei Pandora Papers continuano a scatenare reazioni, soprattutto per il gran numero di capi di Stato e esponenti di governo di almeno 35 paesi i cui nomi sono stati legati dai Pandora Papers a interessi in società offshore. Il presidente dell'Ecuador Guillermo Lasso ha inviato una lettera alla Commissione di Vigilanza del Congresso, in cui conferma di essere disposto a rispondere a tutte le domande che gli verranno poste sulle rivelazioni che lo riguarda. Il ministro dell'Economia brasiliano, Paulo Guedes, comparirà invece mercoledì prossimo davanti al Congresso per fornire chiarimenti sul suo conto offshore rivelato dai Pandora Papers. La convocazione di uno dei ministri più importanti del presidente della Repubblica, Jair Bolsonaro, è stata approvata dalla Camera dei deputati con 310 voti favorevoli e 142 contrari. –
  3. LA TRAPPOLA PER SALVINI DOPO L'INIZIO DEL SEMESTRE BIANCO PER PRODI AL QUIRINALE , LETTA ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, E DRAGHI ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO EUROPEO :È la Lega di Matteo Salvini, il secondo fronte che viene tirato in ballo dalla nuova puntata di «Lobby Nera», l'inchiesta condotta da Fanpage e trasmessa da Corrado Formigli su La 7. Stavolta il partito di Giorgia Meloni non viene nemmeno citato perché i protagonisti sono i fascio-leghisti.
    Oddio, c'è un finale a sorpresa su cui i magistrati di Milano sapranno indagare: la puntata si conclude con una beffa, la consegna a una persona di fiducia del «barone nero» Roberto Jonghi Lavarini di un trolley che sarebbe dovuto essere zeppo di soldi e invece erano libri sull'Olocausto. Fondi palesemente destinati a chi nella puntata precedente parlava di «black», soldi al nero.
    Stavolta però lasciamo da parte l'eurodeputato di FdI Carlo Fidanza per scoprire che ci sono almeno altri due eurodeputati nella manica di Jonghi Lavarini. E sono leghisti perché tra 2018 e 2019, Jonghi Lavarini era proteso a scalare posizioni nella Lega. E lì tanti lo corteggiavano perché lui a Milano porta voti.
    Uno si chiama Angelo Ciocca, nel 2019 è stato il più votato dopo Salvini. Si è fatto ricordare all'Europarlamento soprattutto per alcune sceneggiate, la più famosa di tutte sono state le scarpe sbattute su un discorso del commissario europeo Moscovici. Ecco, Ciocca pende dalle labbra di Jonghi Lavarini, che di lui dice: «Lo vogliamo per il dopo-Salvini. Ma deve tenere un ruolo moderato». E però Ciocca non si nega al giornalista infiltrato. «Se possiamo essere d'aiuto - gli dice, pensando di avere davanti l'intermerdiario di una ricca multinazionale della finanza - lo facciamo volentieri». E già si lecca i baffi. Tra l'altro, un incontro è in un ristorante senza insegne («È di un avvocato della 'ndrangheta») e un altro nella sede della Regione Lombardia, nello studio della vicepresidente del Consiglio regionale, Francesca Attilia Brianza. Il solito Jonghi Lavarini: «Ce l'ha messa lui, quindi...». Quindi Ciocca usa gli uffici come suoi.
    E poi c'è Silvia Sardone, altra eurodeputata della Lega, il cui cuore batte per l'estrema destra. Come anche il consigliere regionale Max Bastoni. Sono un tutt'uno con il movimento di estrema destra «Lealtà Azione», che a Milano ha politicizzato gli ultras. Il solito Jonghi: «A Milano, una militanza così i partiti se la sognano». Ecco perché tanti corteggiamenti.
    E siccome certi fidanzamenti non possono essere ostentati, per il leader di «Lealtà Azione», il giovane Stefano Pavesi, la Lega ha riservato un posto defilato di consigliere di zona, ma anche un ricco contratto come portaborse della Sardone a Bruxelles. «Sono tutti nazisti nelle segreterie», se la ride Jonghi Lavarini.
    Dietro questo fenomeno di infiltrazione c'è un altro storico eurodeputato, ormai ex, l'anziano Mario Borghezio, che in verità non ha fatto mistero delle sue idee di estrema destra nemmeno ai tempi di Bossi e Maroni. È Borghezio che Jonghi Lavarini scarrozza per Milano. Lui che progetta la «terza Lega» che dovrebbe venire dopo Salvini. «L'ho fatto entrare io, ma è un debole». Il suo sogno? Grida a un comizio: «A Milano ci vuole ordine, ci vogliono i bastoni!»
  4. MENTRE LA MELONI CERCA LO SVINCOLO : Alla fine l'ha detto, non si è limitata ad evocare astrattamente il «nazismo» e il «razzismo», stavolta Giorgia Meloni è andata oltre e in Tv, alla trasmissione ‘Dritto e rovescio' su Rete 4, ha scandito che dentro Fdi non «c'è spazio per atteggiamenti nostalgici del fascismo». Da giorni la leader Fdi era incalzata su questo punto, dopo l'inchiesta che ha coinvolto Carlo Fidanza, il capodelegazione del partito all'europarlamento indagato per finanziamento illecito ai partiti e riciclaggio dopo la divulgazione di un video in cui un giornalista di Fanpage sotto copertura prospetta versamenti di denaro in nero. Nel video, oltre alle conversazioni sui possibili contributi elettorali «in black», come li chiama Fidanza, ci sono saluti romani, richiami al fascismo, ci si saluta con l'appellativo «camerata», si parla di svastiche e c'è il barone Roberto Jonghi Lavarini - uno degli uomini più attivi dell'estrema destra milanese - che evoca un gruppo a cui partecipano «massoni» e «ammiratori di Hitler».
    Più volte in questi giorni il segretario del Pd Enrico Letta ha attaccato la leader di Fdi, rinfacciandole di non avere mai pronunciato la parola «fascismo» e lei, attenta, ha sempre glissato la questione spiegando, sul piano storico, che il Ventennio è qualcosa che risale a molto tempo prima che lei nascesse. Stavolta non è andata così. Magari deve farlo, con le polemiche montanti sull'anima nera della sua opposizione. Tant'è che stavolta la Meloni è «arrabbiata» con Fidanza, perché «ha contravvenuto a una mia precisa indicazione», ossia quella di «non frequentare certi ambienti». Dice fascismo, dice no ai nostalgici del fascismo. Certo, non arriva ad una vera e propria abiura, dopo il bando alla «nostalgia del fascismo» definisce saluti romani e svastiche «folklorismo», immagini del passato «macchiettistiche, incompatibili con un partito serio come il nostro che vuole guardare avanti». Invece, aggiunge, «fare queste cose qui è esattamente quello che stanno aspettando i nostri avversari».
    E' su questo che la leader di Fdi se la prende con Fidanza, perché alla storia del finanziamento illecito lei crede poco o nulla. Certo, precisa che non vuole parlarne più di tanto con l'inchiesta in corso, ma in realtà, poi, dice chiaramente come la pensa: parla di «killeraggio politico» da parte del giornale online Fanpage perché, secondo lei, «il vero problema è che Fdi è un partito di persone libere, non ricattabili, che dà fastidio a parecchi poteri». Spiega di avere parlato con Fidanza e «lui nega» che ci siano stati illeciti.
    Per carità, sottolinea, «Fidanza è stato sospeso», in attesa che si chiarisca la vicenda giudiziaria. «Però a guardare questa cosa c'è qualcosa che non funziona. Perché il direttore di Fanpage non mi consente di vedere le 100 ore di girato che dice di avere? Non è che le cose non sono andate esattamente come è stato mostrato? Io so dai diretti interessati che le cose non sono andate esattamente come abbiamo visto». Soprattutto, non va bene che qualcuno abbia «tagliato, cucito e mandato in onda» pochi minuti su oltre 100 ore di girato. Però, appunto, è sul fascismo che ce l'ha con Fidanza: «La prima cosa che gli ho detto è: come ti viene in mente? Ora stiamo qui a interrogarci sul "folklorismo" di Jonghi Lavarini mentre il governo aumenta le tasse sulla casa. Sono armi di distrazione di massa. E invece io sono costretta a difendermi anche per la stupidità di alcuni dirigenti di Fdi. Noi vogliamo guardare avanti, se c'è chi vuole guardare indietro… è legittimo, ma lo va a fare da un'altra parte. Questa non è la mia linea politica, Fdi vuole fare politica nel suo tempo».
  5. SE NE COLPISCONO 4 PER EDUCARLI TUTTI : Si chiudono le prime due partite dell'inchiesta di Brescia sullo scontro fratricida nella procura di Milano. E sulla graticola di una possibile richiesta di rinvio a giudizio finiscono da una parte il pm Paolo Storari e l'ex consigliere del Csm Piercamillo Davigo per la "fuga" dei verbali dell'avvocato Piero Amara sulla presunta "loggia Ungheria", e dall'altra il procuratore aggiunto Fabio De Pasquale e il pm Sergio Spadaro, per la gestione delle prove al processo Eni-Nigeria, che si è concluso poi con una clamorosa assoluzione di tutti gli imputati.
    Non pervenuta invece la decisione sugli altri magistrati indagati per omissione di atti d'ufficio, ovvero il procuratore milanese Francesco Greco e l'aggiunta Laura Pedio. Ma è chiaro che la procura bresciana dovrà sciogliere la riserva anche su di loro, sebbene ieri sera il procuratore Greco, oramai a un passo dalla pensione, ostentasse tranquillità: «Io sto aspettando solo una cosa: l'archiviazione».
    Nell'avviso di conclusione indagini notificato ieri, Brescia ipotizza per Davigo e Storari il reato all'articolo 326 del codice penale, ovvero rivelazione e utilizzazione di segreti d'ufficio. La storia ormai è nota. A Storari viene contestato di «aver consegnato i verbali dell'avvocato Piero Amara» resi di fronte a lui e alla collega Laura Pedio tra il 6 dicembre del 2019 e l'11 gennaio del 2020, sotto forma di file contenuti in una chiavetta Usb, al collega Piercamillo Davigo «nei primi giorni del mese di aprile del 2020 nei pressi dell'abitazione di quest'ultimo». La contestazione a Davigo è più articolata perché non solo li avrebbe ricevuti illecitamente, autorizzando il collega a darglieli, ma li avrebbe anche «diffusi» a Roma. Non soltanto infatti li avrebbe consegnati a membri del Csm, come il vicepresidente David Ermini, e ne avrebbe parlato con il Pg di Cassazione Giovanni Salvi (titolare dell'azione disciplinare), ma li avrebbe mostrati o ne avrebbe riferito pure a Giuseppe Cascini, Giuseppe Gigliotti, Stefano Cavanna, Giuseppe Marra e Ilaria Pepe, tutti del Csm. Nonché al presidente della Commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra (5Stelle).
    L'accusa di rifiuto di atti d'ufficio ipotizzata, in un altro provvedimento di chiusura inchiesta per gli altri due magistrati, ovvero Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro, racconta invece l'altra faccia della medaglia di questa storia. Quando nel maggio scorso Storari viene interrogato a Brescia, con mail e documenti alla mano, spiega infatti di aver consegnato quei verbali di Amara a Davigo per «autotutelarsi» dalla presunta «inerzia della procura».
    «Inerzia» che, secondo il procuratore di Brescia Francesco Prete, si tradusse, per quanto riguarda De Pasquale e Spadaro, nel non aver portato a conoscenza delle difese Eni-Nigeria alcune prove che erano state raccolte da Storari nell'indagine con la collega Pedio sul presunto «complotto Eni». A partire dalle chat telefoniche che dimostrerebbero come il coimputato e teste dell'accusa Vincenzo Armanna, ex manager Eni, avesse promesso 50 mila dollari a un poliziotto nigeriano per indurlo a una falsa testimonianza. Evidentemente a nulla sono servite le spiegazioni fornite a Brescia da De Pasquale e Spadaro, che sostenevano come quegli accertamenti fossero «incompleti».
    Ora tutti e quattro i magistrati rischiano di finire a processo.
  6. QUANDO NON SI PUO' NASCONDERE LA VERITA   :Quattro spari nel petto e uno, di controllo, in testa, nel centro di Mosca, nel giorno del compleanno del presidente: quindici anni fa, quella di Anna Politkovskaja è stata una morte che ha scosso tutto il mondo, forse il primo omicidio politico clamoroso della Russia putiniana, sicuramente quello che ha inaugurato una nuova era di paura, e di attentati a dissidenti e oppositori del Cremlino. Ed è anche il primo a venire archiviato: ieri sono scaduti i termini di prescrizione, e ora il mandante dell'omidicio della giornalista di «Novaya Gazeta» non verrà più indagato o ricercato, e il suo nome potrebbe rimanere sconosciuto al pubblico. Non al Cremlino, ha accusato ieri il vicedirettore della «Novaya Gazeta»: «La leadership politica russa conosce il suo nome, ma non ha mai ritenuto politicamente opportuno rivelarlo. E il mandante è convinto di non correre alcun rischio», sostiene Sergey Sokolov, che ha firmato insieme ai suoi colleghi una videoinchiesta pubblicata su YouTube, «Come hanno ucciso Anna». Il giornale - ultima delle testate critiche russe a non essere ancora stata chiusa o proclamata dal governo "agente straniero" - ha chiesto ufficialmente di riaprire il caso, e di continuare le indagini, per portare sul banco degli imputati non soltanto il killer Rustam Makhmudov – che attualmente sta scontando l'ergastolo – e quattro suoi complici, ma il potente che ha ordinato di uccidere la giornalista.
    Una richiesta sostenuta anche dall'Unione Europea e dalla Casa Bianca, che nell'anniversario della morte di Politkovskaja hanno ribadito la necessità di proseguire le indagini, e inviato i loro diplomatici a Mosca a piantare tulipani in sua memoria, insieme ai suoi figli Vera e Ilya e ai suoi colleghi. Che ieri hanno rivelato alcuni dei particolari dell'indagine parallela che non hanno mai smesso di svolgere. Con piste che portano nel Caucaso – da dove Politkovskaja aveva inviato i suoi reportage più coraggiosi – ma anche a Mosca, tra killer ceceni che avevano strane complicità con i servizi segreti russi, evidenti tentativi di coprire gli indiziati e altrettanto palesi indicazioni di incriminare per l'omicidio l'oligarca esiliato Boris Berezovsky, mentre la giornalista che nei mesi precedenti all'attentato veniva pedinata non soltanto dai poliziotti moscoviti collusi con gli assassini, ma anche dai servizi segreti Fsb, che non potevano non essersi accorti della presenza dei loro "concorrenti". Le domande restano molto più numerose delle risposte, ma il portavoce della presidenza Dmitry Peskov ha dichiarato ieri che Putin «non commenta né vuole commentare il lavoro degli inquirenti», pur augurandosi che tutti i responsabili dell'omicidio rispondano davanti alla giustizia, «anche tra molti anni».
    Per poter rispondere però ci vorrebbe una decisione del tribunale per prorogare il termine di prescrizione, ma i giornalisti di «Novaya Gazeta» sostengono che «nessuno ha mai voluto cercare il mandante, fin dal primo giorno». L'omicidio, che quindici anni fa aveva messo in imbarazzo Mosca - con manifestazioni di protesta durante le visite di Putin in Europa e decine di vie e giardini intitolati ad Anna Politkovskaja in diverse città europee - non aveva però preoccupato particolarmente la leadership russa, con il presidente russo che dichiarò in pubblico che la giornalista era «nota solo in Occidente e quasi sconosciuta in Russia e nessuno aveva interesse a ucciderla». All'epoca, era sembrato uno scivolone mediatico, come anche le allusioni di molti commentatori vicini al governo a una complicità dei critici di Putin, che avrebbero ordinato l'omicidio di Politkovskaja proprio per gettare un'ombra sul presidente. Quindici anni dopo, il copione si è ripetuto tante altre volte, con Aleksandr Litvinenko, con Boris Nemzov, con Alexey Navalny, solo per citare gli attentati più famosi, in nessuno dei quali è mai stato individuato il colpevole.
  7. NEL FRATTEMPO IL REGNO EUROPEO DI DRAGHI SI SGRETOLA NONOSTANTE LE PROMESSE DI SUCCESSIONE TEMPORANEA DELLA MERKEL : Con una sentenza della Corte costituzionale polacca, guidata dalla giudice filo-governativa Julia Przylebska, la frattura tra Bruxelles e Varsavia sullo stato di diritto è ormai talmente profonda da sembrare insanabile, in un ennesimo scontro che potrebbe allontanare sempre di più i fondi del Recovery destinati alla Polonia, e rappresenta di fatto un passo verso la "Polexit" legale.
    L'Alta corte, la cui legittimità è già oggetto di una procedura di infrazione dell'Ue per le numerose nomine di giudici fedeli al partito nazionalista al governo (PiS), ha stabilito che alcuni articoli dei Trattati dell'Unione europea sono «incompatibili» con la Costituzione dello Stato polacco e che le istituzioni comunitarie «agiscono oltre l'ambito delle loro competenze». Insomma, in parole povere, stabilisce che nessuno - tantomeno l'Unione - può dire a Varsavia cosa sia legittimo o no. Un principio in lampante contrasto con il presupposto chiave dell'integrazione europea, che stabilisce il primato delle leggi Ue su quelle nazionali. «Questa sentenza - ha twittato il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli -, non può restare senza conseguenze. Il primato del diritto Ue deve essere indiscusso». Il premier polacco Morawiecki aveva portato il caso di fronte alla Corte a marzo, sostenendo che le riforme del governo erano «necessarie per rimuovere le influenze dell'era comunista». Ha vinto un punto, con la Corte schierata dalla sua, ma ora rischia grosso: i 57 miliardi di euro del Pnrr della Polonia devono ancora essere approvati da Bruxelles.
  8. LA SOLITA MISTIFICAZIONE ITALIANA DI UNA RETE 5G CHE NON ESISTE PERCHE' LA RETE NON LA FANNO SOLO LE GRADI CITTA': Dal 10 al 95% della popolazione raggiunta dalla rete 5G in un anno. E l'ora della concorrenza nelle grandi città, dove i principali operatori iniziano ad esserci tutti: Wind-Tre e Vodafone ovunque, Iliad, Tim e Fastweb quasi (e in arrivo). La grande accelerazione verso la quinta generazione della telefonia mobile si concretizza, circa dodici mesi fa, nel momento in cui il settore riesce a superare tre ostacoli in un colpo solo: il periodo più duro della pandemia, il ban per imprese straniere e il costo delle licenze.
    L'esito è una fortissima spinta agli investimenti dei giganti delle telecomunicazioni. «È una curva di crescita che ci aspettavamo in realtà già dal 2019, visto che l'Italia era un paese pioniere per le licenze – analizza Irene Pipola, Italy TMT Leader di EY che ha curato il report "Copertura 5G" dell'Osservatorio Ultra Broadband presentato ieri all'EY Digital Summit –. I pesanti esborsi per le licenze e i freni alle aziende straniere avevano tenuto la curva della crescita piatta. In alcuni casi, penso a Wind-Tre, l'accelerazione è anche figlia di una integrazione di strutture già pronte per gli standard tecnologici richiesti e dunque capaci di fare in fretta ».
    La competizione, pur crescente, resta concentrata nelle grandi città e nelle aree metropolitane: sono solo 60 i Comuni italiani con almeno tre operatori, mentre l'85% ha una sola azienda attiva.
    La diffusione del 5G è omogenea nelle regioni del Paese, tutte attorno alla quota del 95%. Le differenze rimangono forti tra le aree urbane, coperte completamente, e le zone rurali, dove però spesso si trovano realtà produttive importanti: «In questo caso – spiega ancora Pipola – ci sono casi di aziende che stanno costruendo private nework, con investimenti autonomi. I buchi restano, ma gli operatori lentamente arriveranno a dare copertura capillare. È un obiettivo che possiamo considerare realizzabile entro il 2024-25».
    Un motore di innovazione
    Un passaggio decisivo per aumentare la competitività del sistema industriale, viste le applicazioni nell'industria 4.0 e nell'internet of things, che spingono le aziende a dotarsi di network interni privati ad uso esclusivo e con applicazioni specifiche per le proprie esigenze produttive. E per crearne di nuove, com'è tipico di una tecnologia driver di innovazione. Ecco allora che la spinta del Recovery Plan, che non ha inciso nel boom del 5G, diventerà decisiva nell'aumentare il bisogno di digitalizzazione, con un effetto di moltiplicatore delle esigenze. Anche se, per riuscirci, servirà personale qualificato: «Per realizzare questa trasformazione – spiega l'amministratore delegato di Vodafone Italia, Aldo Bisio - in Italia mancano circa 100-150 mila persone con le competenze necessarie. Con i fondi del Pnrr ci sono 40-45 miliardi "targati digitale" da qui al 2026 che verranno immessi nel sistema, quindi la domanda continuerà a crescere».
    Nelle case degli italiani
    Diverso lo scenario per le famiglie: la rivoluzione del 5G non scalza i vecchi router. Non ancora, perlomeno: «Le connessioni tradizionali o in fibra continuano a farsi preferire per costi e prestazioni per tutte quelle attività che si fanno in casa, come guardare un film in streaming o gestire la domotica – aggiunge Pipola –. Il 5G è rivolto a servizi in mobilità, dunque c'è convergenza e non sostituzione. I router di quinta generazione arriveranno, ma ad oggi il 5G non è destinato a cannibalizzare la fibra».
  9. ICE E SACE SERVONO ? Il ritorno di Sace sotto le insegne del Tesoro, benché non ancora perfezionato, produce già un impatto negativo per 1,24 miliardi nel bilancio della venditrice Cassa depositi e prestiti. La cifra emerge dalla relazione semestrale consolidata di Cdp che, alla luce del via libera al trasferimento giunto il 5 marzo scorso dal cda all'epoca guidato da Fabrizio Palermo, ha riclassificato a bilancio Sace e tutte le sue controllate, al netto di Simest che invece resterà alla Cassa, all'interno della voce «attività in via di dismissione». E il passaggio ha comportato un impatto negativo sul conto economico consolidato della Cdp per 1.241 milioni, cifra che scaturisce dalla differenza tra i 5.492 milioni di valore contabile delle attività nette del Gruppo Sace (al lordo delle partite infragruppo) e il prezzo di vendita fissato per il trasferimento del "pacchetto" al Tesoro, pari a 4.251 milioni da pagare in titoli di Stato.
    Anche tenendo conto dell'effetto Sace, la semestrale al 30 giugno del Gruppo Cdp si è chiusa con utili di pertinenza della capogruppo per 266 milioni rispetto alla perdita di 1,4 miliardi dell'anno prima.
    Proprio intorno al corrispettivo di vendita di 4,25 miliardi, nei mesi scorsi, si era consumato un lungo braccio di ferro tra l'ex ad della Cassa Palermo (che avrebbe voluto di più) e l'ex ministro Roberto Gualtieri, intenzionato a fare di Sace il "braccio armato" di Palazzo Chigi nel sostegno alle imprese in fase pandemica. Il confronto aveva contribuito a ritardare i tempi di un'operazione poi congelata dal governo Draghi, che tra l'altro ha scelto Dario Scannapieco nuovo ad di Cdp. Il compromesso trovato alla fine prevede il ritorno di Sace al Mef per 4,25 miliardi e che il 76% di Simest resti in mano a Cdp, che per questo pagherà Sace per 228,4 milioni. Per chiudere il cerchio manca il decreto del Mef.
  10. ANCHE SE GLI USA DANNO L'ESEMPIO : Il dipartimento al Tesoro americano sta valutando se chiedere le dimissioni della direttrice del Fondo Monetario Internazionale Kristalina Georgieva, per le presunte interferenze a favore della Cina. Lo scrive l'agenzia Bloomberg, mentre il board dell'Fmi si prepara a ridiscutere la questione oggi, durante una riunione che potrebbe decidere il destino dell'economista bulgara.
    La direttrice dell'Fmi è stata accusata di aver spinto gli autori dello studio "Doing Business" a migliorare la posizione della Cina, quando nel 2018 era ceo dell'istituzione finanziaria. In quel periodo la Banca Mondiale stava negoziando un aumento di capitale da 13 miliardi di dollari, e Pechino era una delle fonti su cui puntava. Nell'ottobre del 2017 la Georgieva aveva convocato il direttore per la Cina e il responsabile di "Doing Business", e secondo il Wall Street Journal aveva chiesto di modificare alcuni parametri. Pechino era salita dall'85a posizione alla 78a, e nell'aprile del 2018 l'accordo per l'aumento di capitale era stato finalizzato.
    Il rapporto è stato ritirato e lo studio legale WilmerHale ha condotto un'inchiesta. La Georgieva ha smentito interferenze e ha dichiarato di essere «in fondamentale disaccordo con i risultati e le interpretazioni dell'investigazione». Mercoledì è stata sentita dal board, ma la questione rimane aperta.
    La portavoce del Tesoro americano, Alexandra LaManna, ha detto a Bloomberg che «è in corso una revisione, e noi abbiamo spinto per un'approfondita ed equa verifica dei fatti. La nostra responsabilità primaria è preservare l'integrità delle istituzioni finanziarie internazionali».
    Il premio Nobel Joseph Stiglitz, ex capo economista della Banca, ha detto che si tratta di un complotto dei conservatori, che vogliono punire Georgieva per l'attenzione data ai paesi in via di sviluppo, e creare una grana per Biden, che in questo momento non può tollerare favoreggiamenti per la Cina. Oggi il board si riunirà di nuovo, e potrebbe prendere una decisione definitiva.
  11. MA TESLA NO :   I sensori delle Tesla rilevano persone morte? [
    Alcuni attribuiscono alle Tesla dei poteri soprannaturali. Del resto, Elon Musk è un visionario ed anche le sue auto elettriche sembrano sposare la filosofia dell’eccentrico boss della casa di Palo Alto. Pensare, tuttavia, che la spia di avvertimento dei pedoni, presente sulle vetture del marchio statunitense, possa addirittura rilevare la presenza delle persone morte, all’interno di un camposanto, sembra quantomeno stravagante. Su TikTok, però, spopola un video che propone alla visione del pubblico un’esperienza del genere.

    La clip, che ha collezionato un mare di visualizzazioni, mostra la strampalata impresa di un gruppo di ragazzi che, non avendo di meglio da fare, sono andati a fare un giro notturno in un cimitero, a bordo di una Tesla. I giovani protagonisti delle riprese sono molto agitati, perché la loro auto segnala un numero crescente di persone, lampeggiando per avvisare della loro presenza, che però non si coglie visivamente. Uno dei ragazzi a bordo dice: “Amico, la tua Tesla vede i morti!”.

    I più scettici commentatori del post pensano che magari il dispositivo abbia scambiato le lapidi per pedoni. Un collega del tizio che ha postato il video, sostenendo di aver lavorato per la casa di Palo Alto, afferma che i sensori di queste auto sono molto potenti, quindi non ci sarebbe da sorprendersi se rilevassero dispositivi come i pacemaker, anche a tre metri sotto terra. Speriamo che la tendenza a visitare con le auto i cimiteri di notte non prenda piede. Almeno i morti lasciamoli in santa pace, evitando le derive più stupide della società odierna.
    Come un drone è riuscito ad hackerare una Tesla
     
  12. MENTRE RISCHIAMO DI PERDERE LA GUARDIA MEDICA: La comunicazione, datata 4 ottobre, è indirizzata all'assessore regionale alla Sanità Luigi Icardi e a Mario Minola, il direttore. Due pagine, un allarme declinato in tre punti.
    L'allarme rimanda alla carenza di medici per la continuità assistenziale, ex-guardia medica, «che in Piemonte si sta aggravando da inizio 2021». Lo segnala Fimmg Continuità assistenziale (CA), settore della Federazione dei medici di medicina generale, preoccupata da una situazione in rapido divenire: «Molte sedi risultano carenti di personale, le Asl pubblicano bandi che generano graduatorie insufficienti, vengono quindi proposte soppressioni di sedi o accorpamenti o vicariamenti tra sedi con peggioramento della qualità dell'assistenza e lavoro aggiuntivo non retribuito dei medici. Il problema si aggraverà senza dubbio con la stagione invernale, in cui il carico di lavoro aumenta notevolmente».
    Le cause, si diceva. Tre quelle elencate: «Carenza strutturale di medici, anche per il coinvolgimento dei medesimi in altri settori tra cui la medicina di famiglia, sempre più precocemente, per carenza dovuta all'aumento dei pensionamenti»; «Coinvolgimento dei medici, che ordinariamente fanno parte del servizio di continuità assistenziale, nel servizio Usca, meglio pagato, non notturno, e meno impegnativo nei periodi di minor incidenza Covid»; «Dimissioni dei medici di continuità assistenziale in seguito all'attivazione del sistema 116117, come riferito da molti medici». Problema, quest'ultimo, «che vede imputato non il numero unico in sè ma il modello organizzativo imposto a monte», e per il quale si richiede un confronto a tutto campo «a fronte di limiti gravi».
    E' lo stesso numero unico che pochi giorni fa, a Torino e provincia, è collassato a causa del guasto di una centralina Telecom seguìto dalla brusca riduzione delle linee su cui conta la Centrale operativa: così aveva spiegato l'assessorato alla Sanità.
    Un tema divisivo anche per i sindacati dei medici di famiglia. Come lo SMI, che contrariamente a Fimmg CA difende ragioni e vantaggi del nuovo servizio. «Grazie a questa organizzazione l'utente può accedere al servizio di continuità assistenziale senza dover ricordare gli oltre ottanta differenti numeri presenti in precedenza in Regione - spiega Antonio Barillà, segretario regionale -. L'operatore non può effettuare un triage, una volta recepita la richiesta dell'utente questa viene girata immediatamente al medico di continuità assistenziale competente per quel territorio». E ancora: «La messa in opera di un sistema innovativo per la continuità assistenziale ha una serie di vantaggi per la popolazione e per i medici, non solo permette di dare una rapida risposta al cittadino che prima non poteva in alcun modo essere garantita ma prevede sistemi di registrazione delle telefonate entranti ed uscenti, il monitoraggio dei flussi, la possibilità di erogare informazioni generiche di natura sanitaria». Da ultimo, «non va dimenticato che la Centrale operativa può supportare i medici anche in termini di sicurezza». Un insieme di buone ragioni per sostenere il numero unico, lodato o criticato: anche tra i sindacati.
  13. MENTRE LA SPERANZA NON MUORE MAI :Hanno esultato senza freni i ragazzi del liceo Valsalice sentendo pronunciare il loro nome per la vittoria della sesta edizione di «Mad for Science», il concorso nazionale della fondazione DiaSorin che si rivolge ai licei scientifici, classici e agli Itis con percorso di potenziamento di biologia.
    Per questa edizione di Mad for Science la fondazione aveva invitato le scuole a sviluppare progetti sul tema della "salute sistemica", ovvero sul riconoscimento del fatto che la salute degli esseri umani è strettamente legata a quella degli animali e dell'ambiente. Sulle circa 160 scuole partecipanti erano rimaste solo otto finaliste. A classificarsi al primo posto è stata proprio la rappresentanza della quinta scientifico della liceo torinese che ha ottenuto il primo posto proponendo un progetto di ricerca dal titolo: «La passione per la scienza fila veloce». Il lavoro studia la possibilità di riciclare gli scarti alimentari (in questo caso delle mense) per la produzione di fibre tessili.
    Grazie alla collaborazione con l'azienda alessandrina Bef Biosystems gli studenti del Valsalice hanno creato all'interno della scuola una fattoria degli insetti in grado di utilizzare un sistema integrato, ovvero la bioconversione di scarti alimentari in proteine con cui realizzare tessuti o anche da utilizzare nella produzione di mangimi. Il sistema consente l'allevamento intensivo della mosca «Hermetia illucens» nota anche come «mosca soldato».
    Nelle fattorie degli insetti le aziende del settore alimentare locale forniscono i propri scarti di frutta e verdura - ad esempio patate troppo grosse o melanzane non conformi - da trasformare in mangimi. Nel giro di una settimana le larve crescono cibandosi di questi scarti e sono loro a realizzare il processo di bioconversione.
    Il liceo torinese, che ha sviluppato questa soluzione all'interno delle mura scolastiche, è stato premiato con l'implementazione del biolaboratorio, per un valore di 50 mila euro e la fornitura dei relativi materiali di consumo per un valore di 5 mila euro all'anno per cinque anni a partire dall'anno 2021: totale 75 mila euro.
    «Una bella cifra e un grande riconoscimento per portare avanti i nostri progetti di economia circolare» ha commentato la professoressa Giuliana Losana, responsabile del progetto. «È un grande orgoglio essere arrivati così lontano, una bella medaglia e un onore per la scuola e anche per la città».
    All'evento di premiazione, che si è tenuto all'auditorium Vivaldi, è intervenuta anche la presidente del Cnr Maria Chiara Carrozza, che ha ricordato l'importanza dell'economia circolare sottolineando la necessità «di una rivoluzione scientifica che sia compatibile con le esigenze del nostro pianeta e con le risorse che abbiamo in questo momento».
    Necessità, secondo i giurati, ampiamente soddisfatte dalla fattoria degli insetti made in Torino.
  14. ECCO UN ESEMPIO DELLA POLITICA ECONOMICA CHE FARA' LETTA DOPO DRAGHI VISTI I SUOI LEGAMI CON LA CINA :  Il governo italiano non ha fatto un buon affare a cedere una parte importante e strategica delle sue reti a State Grid of China (Sgoc), colosso pubblico che gestisce le infrastrutture elettriche della Cina e della maggior parte del Sudamerica.

    Nel luglio 2014 Cassa Depositi e Prestiti aveva bisogno di capitale, così vendette una quota di minoranza (35%) di Cdp Reti - la società che racchiude le quote di controllo di Snam (30,3%), Terna (29,8%) e Italgas (26%) - per 2,1 miliardi. Ma se l'avesse tenuta avrebbe potuto rafforzare il suo capitale con i dividendi poi distribuiti dalla società, pari a 2,58 miliardi in sette anni. Inoltre il valore di Cdp Reti nello stesso periodo è raddoppiato (da 5 a 9,8 miliardi).

    All'epoca il ministro del Tesoro era Pier Carlo Padoan e invece di cercare investitori istituzionali, il governo scelse un partner strategico come la cinese Sgoc perché l'alleanza avrebbe dovuto aprire un ponte tra i due Paesi. Così non è stato, le aziende italiane sono cresciute con le loro gambe e, anzi, a tratti si sono trovate a gareggiare contro il loro socio cinese.

    L'episodio più eclatante risale al 2016 quando Terna tentò l'acquisto del 24% della rete greca Ipto, ma Sgoc presentò un'offerta di quelle difficili da superare (320 milioni), e perfino maggiore di quanto speso dalla connazionale Cosco per il porto del Pireo (293 milioni per il 51%).
    Ora, secondo indiscrezioni attendibili, alcune banche d'affari sono al lavoro per cercare di trovare una soluzione che riduca il peso dei cinesi nel gruppo partecipato dallo Stato. L'accordo del 2014 prevedeva un diritto di prima offerta tra Cdp e Sgoc, ma non un meccanismo per regolare un'eventuale uscita dei cinesi, che hanno diritto a nominare 2 membri su 5 nel cda di Cdp Reti (e 1 sindaco su 3) e una persona di loro fiducia nei consigli delle tre quotate. Yunpeng He, classe 1965, è l'uomo di fiducia di Sgoc che siede nei cda di Cdp Reti, Snam, Italgas, Terna e della greca Ipto.
  15. MENTRE DRAGHI CONTINUA A DISTRUGGERE LA DEMOCRAZIA ITALIANA CON IL GREEN PASS OBBLIGATORIO PERCHE' SI STA DIMOSTRADO PRIVO DI UNA SENSIBILITA' DEMOCRATICA.DRAGHI e' sempre piu' autoritario con l'obbligo del green pass ed altre sorprese dal cilidro del PNRR come la riforma del catasto che servira' per le imposte che il governo Letta del 2026 imporra'. Siete sicuri di votare Draghi come presidente della Repubblica ? io ho paura di un Draghi presidente della Repubblica che potrebbe nominare un governo Letta !
  16. Mettere il green pass obbligatorio e' una dichiarazione di guerra alla democrazia sul modello cinese !
  17. Visto che abbiamo capito i possibili effetti negativi della nostra dipendenza produttiva dalla Cina, probabilmente stanno strozzado le nostre produzioni con alti costi energetici provocati dalla alta domanda cinese, per farci continuare a comperare da loro !
  18. IL DOPPIOGIOCHISMO DI PRODI NON HA LIMITI : parla di democrazia quando Draghi ha imposto il green pass !  

Mb

 

 

08.10.21
  1. AUTO ELETTRICA + AUMENTO DEL COSTO DELL'ENERGIA ELETTRICA = NUOVO LAZZO AL COLLO PER I POPOLI. C'e' una via di uscita ?
  2. In questo sistema dopo la Merkel  Draghi punta a diventare il capo dell'Europa con l'obiettivo di un esercito europeo al posto della NATO !
  3. SOLDI PUBBLICI PER ACQUA PRIVATA Giù le mani dell‘acqua pubblica! A lanciare l’allarme è il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, che ci mette in guardia sulle insidie nascoste nel PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), che prevede ingenti investimenti pubblici finalizzati principalmente a portare profitti ai soggetti privati, in particolare nel settore idrico. Con il referendum di 10 anni fa 26 milioni di italiani hanno detto no alla privatizzazione dell’acqua.

    Inoltre, in questi ultimi anni l’emergenza climatica ha reso ancora più urgente la necessità di una gestione della risorsa idrica finalizzata all’interesse comune. Eppure, nel nostro Paese di tanto in tanto riappare lo spettro dell’acqua privata.

    L’obiettivo della conversione ecologica di cui si ammanta il PNRR e nello specifico anche la missione “Tutela del territorio e della risorsa idrica” assume come elementi fondamentali da sostenere, a maggior ragione in un periodo di crisi pesante come quella attuale, la competitività, la concorrenza, l’idea della centralità dell’impresa e del mercato come regolatore fondamentale – spiega la rete (nata nel 2006) che riunisce comitati, associazioni, sindacati e singoli cittadini – Abbiamo già avuto modo di denunciare come il PNRR punti a realizzare una vera e propria “riforma” nel settore idrico fondata sull’allargamento del territorio di competenza di alcune grandi aziende multiservizio quotate in Borsa che gestiscono i fondamentali servizi pubblici a rete (acqua, rifiuti, luce e gas) la quale si sostanzierebbe in una vera e propria strategia di rilancio dei processi di privatizzazione e il cui effetto si risolverà, quindi, nell’ennesima esplicita violazione della volontà popolare espressa con i referendum del 2011.

    Nel Pnrr l’Italia meridionale si configura come una sorta di nuova frontiera in cui permettere l’espansione di aziende classificate come “gestori efficienti, ma che – come sottolinea il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua – sono orientate soltanto a massimizzare i loro profitti.

    Negli ultimi tempi si è diffusa la tesi del cosiddetto “water service divide” (sostenuta in primis dallo stesso PNRR, ma anche da Utilitalia e ARERA), secondo cui i servizi idrici e le attività legislative regionali sarebbero soddisfacenti se non addirittura ottime, mentre al Sud persisterebbero enormi criticità e una situazione ancora molto arretrata.

    Intendiamo porre in risalto il fatto che proprio dal Meridione può costruirsi una prospettiva diversa che parta dalle gestioni pubbliche come ABC Napoli e l’Azienda idrica dei Comuni Agrigentini – AICA, l’azienda speciale consortile dei Comuni della provincia di Agrigento di nuova costituzione – sottolinea il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua – Ulteriore prospettiva che risulta assai preoccupante per il sud Italia è quella dell’unificazione della gestione della grande adduzione. A riguardo abbiamo già avuto modo di denunciare come la privatizzazione dell’EIPLI, azienda il cui compito è la gestione delle reti e opere di a valenza interregionale tra Puglia, Irpinia e Lucania, possa giocare un ruolo determinante nel costituire un colosso sul modello delle grandi multiutility quotate in Borsa, magari con la partecipazione di aziende partecipate dallo stato come SNAM, TERNA e con la partecipazione diretta di Cassa Depositi e Prestiti.

    Leggi anche: Nel silenzio generale, l’acqua è stata quotata in borsa per la prima volta nella storia (e potrà essere oggetto di speculazione)
    I punti più allarmanti del PNRR

    A preoccupare gli aderenti al forum sono i contenuti della nota del Ministero alla Transizione Ecologica “PNRR – Proposte di interventi da ammettere a finanziamento” tramite cui si evidenziano e riportano le condizioni necessarie ai fini dell’allocazione delle risorse. Sono due i passaggi che destano maggiore preoccupazione in coloro che si battono per l’acqua pubblica:

    il PNRR prevede che il 70% delle risorse riguardanti l’investimento in parola siano assegnate ai singoli progetti per i quali l’affidamento del servizio idrico integrato interviene o sia intervenuto entro settembre 2021 mentre il restante 30% ai singoli progetti per i quali l’affidamento interviene entro giugno 2022 (scadenza quest’ultima inderogabile e indifferibile).
    nell’ambito del negoziato e del definitivo PNRR sono state introdotte ulteriori condizioni ritenute necessarie ai fini dell’allocazione delle risorse. Per gli interventi riguardanti il servizio idrico integrato è necessario che vi sia l’avvenuta costituzione degli Enti di Governo di Ambito e l’avvenuto affidamento del Servizio Idrico Integrato a soggetti industriali adeguatamente strutturati, efficienti e affidabili aventi adeguata capacità gestionale e in grado di conseguire le previsioni di spesa e di realizzazione degli interventi nei tempi e nei modi imposti dal PNRR

    Proposte e iniziative per tutelare l’acqua pubblica

    Per esprimere il proprio dissenso nei confronti del PNNR, il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua ha deciso di mobilitarsi, organizzando la “carovana dell’acqua”, che consiste in una serie di iniziative che si terranno tra ottobre e novembre in vari territori italiani e che si concluderà il 20 novembre a Napoli, con una manifestazione pubblica a carattere nazionale.

    Per tutelare questa risorsa preziosa, il Forum Italiano dei Movmienti per l’Acqua chiede l’investimento delle seguenti risorse – tramite il PNRR – nell’arco dei prossimi 5 anni

    2 mld di € per la ripubblicizzazione del servizio idrico, da utilizzare nel primo anno di intervento
    7,5 mld. di € (cui aggiungere risorse provenienti dai soggetti gestori per circa ulteriori 2,5 mld) per la ristrutturazione delle reti idriche
    26 mld. di € (di cui 50% provenienti dal Recovery Plan e il restante 50% da ulteriori fonti di entrata) per il riassetto idrogeologico e la messa in sicurezza del territorio

    La parola d’0rdine dovrebbe essere migliorare (la gestione dei servizi idrici). Non privatizzare!
  4. L'ASSURDO NON HA LIMITI : Senza Green Pass non sarà possibile lavorare nemmeno da casa in smart working, «in sostituzione della prestazione non eseguibile in presenza», specificano le linee guida della Presidenza del Consiglio, prossime ad essere inviate in tutte le sedi della Pubblica amministrazione. Senza certificato, fanno entrare solo gli utenti dei servizi e chi è esente da vaccinazione per motivi di salute. Fuori restano non solo i dipendenti non ancora vaccinati, ma anche quelli nella medesima condizione che lavorano presso ditte esterne per servizi come mensa, pulizie o manutenzione. Devono avere il Green Pass anche i visitatori, le autorità politiche e i componenti di giunte e assemblee degli enti locali. Chi resta a casa è assente ingiustificato. Conserva il posto ma non percepisce lo stipendio, non matura ferie e non gli vengono versati i contributi previdenziali. Chi non ha scaricato il Green Pass può mostrare i certificati di avvenuta guarigione, vaccinazione o esito negativo al tampone. Il Green Pass potrà essere richiesto fino a 48 ore prima di attaccare al lavoro in quei servizi, come il trasporto pubblico, che hanno necessità di programmare in anticipo i turni di lavoro per organizzare i servizi. —
  5. I VIROLOGI SONO SOPRA LEGGI E NORME , SPECIE DI CONTROLLO ? Se le conferme di Massimo Puoti, bocciato al concorso per una docenza alla Statale di Milano, sono arrivate «a fatica» e solo dopo tre ore e mezza di interrogatorio, la professoressa Maria Rita Gismondo, direttore responsabile di Macrobiologia clinica, virologia e diagnostica bioemergenze del Sacco, è stata un fiume in piena. Tra querele e controquerele, Il professore Massimo Galli, direttore della clinica Malattie infettive del Sacco, ordinario alla Statale, ora al centro dell'inchiesta sulla nuova concorsopoli all'Università, è da tempo in contrapposizione con lei. Da quando, a fine febbraio 2020, l'attaccò pubblicamente per la sua tesi sul Coronavirus: «Si è scambiata un'infezione appena più seria di un'influenza per una pandemia letale».
    Fuori dall'ufficio dei pm, ai giornalisti la dottoressa Gismondo ha dichiarato: «Non commento le indagini e non dico nulla sulle accuse. È giusto che facciano il loro corso». E ha sottolineato sorridente: «Non sono stata io a denunciare e i rapporti con Galli sono sempre stati cordiali». Davanti ai magistrati che ipotizzano a vario titolo, contro Galli e altri 32 indagati, le accuse di associazione per delinquere, turbativa e falso, invece, la docente avrebbe alzato il tiro. Non si sarebbe limitata a confermare le presunte manovre di Galli per pilotare – questa è l'accusa – il concorso del 15 aprile 2020 per l'assunzione a tempo determinato, per otto mesi, di quattro dirigenti biologi del Sacco. Selezione in cui, secondo i pm, il professor Galli si sarebbe messo d'accordo col direttore generale Alessandro Visconti per «modellare il bando sulle caratteristiche delle due candidate che intendeva favorire» e decidere «la composizione della commissione giudicatrice in modo da farvi entrare membri a lui favorevoli».
    Un tentativo che da ultimo non si sarebbe concretizzato, si legge nelle carte, proprio «perché fortemente osteggiato da Gismondo» che aveva minacciato di denunciarlo. Ma la professoressa, in un'ora di testimonianza, avrebbe raccontato anche altre presunte irregolarità che si sarebbero consumate al Sacco. Come, addirittura, il presunto utilizzo «improprio» del laboratorio di analisi che dovrebbe essere invece destinato solo ai test per gli studenti. Ha alzato la voce, ha spiegato la sua posizione, poi si è allontanata dalla procura che erano già le otto di sera.
    Molto più complicato sarebbe stato invece l'ascolto di Massimo Puoti, direttore di struttura complessa di malattie infettive dell'ospedale Niguarda, il grande «sfavorito» in uno dei quattro concorsi che i pm Carlo Scalas e Luigi Furno, con l'aggiunto Maurizio Romanelli, contestano al professor Galli. La selezione risale al giugno 2019 per un posto di professore di ruolo di seconda fascia. Ci sarebbero almeno due telefonate intercettate che per l'accusa incastrerebbero Galli. Attraverso il cellulare della sua segretaria, il luminare avrebbe concordato col prescelto, Agostino Riva, con cui peraltro aveva stretti rapporti professionali, criteri di selezione cuciti su di lui. Per esempio, per attribuire il punteggio sarebbero state privilegiate le pubblicazioni nelle quali, a prescindere da autorevolezza e prestigio delle riviste scientifiche internazionali, il candidato figurasse come primo o ultimo autore e non nel mezzo del gruppo di autori.
    All'inizio con i pm, ieri, Puoti avrebbe negato. Messo però alle strette avrebbe confermato tutto: «È vero, era evidente fosse tutto pilotato». Del resto già all'epoca – stando sempre alla ricostruzione accusatoria – lo stratagemma lo aveva capito anche lui. Al punto da precipitarsi a telefonare a Galli per ritirarsi dal concorso provando a incassare in cambio dal primario del Sacco un credito futuro per una successiva selezione a Napoli. Alla fine dell'ascolto, Puoti è uscito in fretta dal palazzo: «Delle indagini non parlo. Che cosa le devo dire? Si metta al mio posto, non so neanche perché sono qui. Posso solo rinnovare la mia stima nei confronti del professore Massimo Galli».
    Il quale verrà interrogato settimana prossima. «È troppo presto, non sappiamo ancora bene neanche di cosa è accusato», chiosa il difensore, l'avvocato Ilaria Li Vigni. –
  6. POCHE TUTELE AI MINORI :Sono arrivati in quattro, a bordo di un van Mercedes nero. In due sono scesi dal furgoncino e hanno immobilizzato una donna, Alexandra Moraru, 26 anni, moldava. Il terzo ha rapito il figlio, David, di 5 anni. Il terzo è anche il padre del piccolo. Si chiama Bogdan, 31 anni, romeno. Un mese fa, il tribunale di Bucarest aveva emesso un'ordinanza restrittiva nei suoi confronti, vietandogli di avvicinarsi al bimbo e alla madre. Periferia di Padova, martedì mattina, poco dopo le 8. Tutto si è consumato in pochi secondi. La donna stava portando il figlioletto all'asilo, quando su di lei sono piombati i due uomini, mentre il terzo, l'ex compagno, sollevava il bimbo con la forza e lo introduceva nel van. Poi si sono dileguati, lasciando la giovane sul marciapiede, ferita, in lacrime. Immediatamente è scattata la caccia al commando. Il timore è che i tre uomini siano riusciti a superare il confine, anche perché alle 17 di martedì è stato confermato il transito del van da Villesse, in provincia di Gorizia, a pochi chilometri dal confine con la Slovenia. La madre del piccolo è disperata: «Per David, suo padre è uno sconosciuto. Non lo vede da due anni». La storia tra Alexandra e Bogdan era terminata poco dopo la nascita di David. I due all'epoca vivevano in Romania, ma le continue liti e la violenza avevano spinto la donna a tornare a casa sua, in Moldavia, portando con sé il piccolo. L'uomo, però, li aveva rintracciati ed era riuscito a convincere la donna a fargli incontrare il figlio. Quello di martedì, per Alexandra, è un incubo che si ripete. Già al primo incontro in Moldavia, infatti, Bogdan rapì il bambino, dando vita a una fuga durata otto mesi, conclusasi a Bucarest: con la minaccia del papà di lanciarsi dal tetto di un palazzo assieme al figlio. Fu quell'episodio a convincere i giudici romeni ad assegnare a mamma Alexandra l'affidamento esclusivo del bambino. Per individuare i rapitori sono stati organizzati posti di blocco, acquisiti i filmati delle telecamere, diffuse le foto del bambino e la targa del furgone con cui è stato rapito: B79CAR. Ma di David ancora non c'è traccia. —
  7. Lo sguardo dritto sulla città. Per non dimenticare. E, scavando in quegli occhi, un bambino cammina stretto accanto ai suoi genitori. Mano nella mano, forse, per quell'ultimo viaggio. La Taranto in cerca di riscatto ha il volto di Giorgio Di Ponzio, impresso sulla facciata di un palazzo di periferia. «Finché avrò vita, cercherò di far sapere a tutti chi era mio figlio. Quest'immagine è un simbolo di lotta e speranza. E di tutti i bambini vittime dell'inquinamento di quella fabbrica maledetta». Angelo ha ritrovato il sorriso di suo figlio in un murale alto dieci piani. «Passo da quelle parti minimo 4-5 volte al giorno. Anche quando potrei fare un altro giro, magari più breve, penso: vado lì, così c'è Giorgio».
    A giugno sarebbe diventato maggiorenne. Invece è morto a 15 anni per un sarcoma dei tessuti molli. «I medici hanno detto che era legato alla diossina» ripete da sempre mamma Carla che, insieme al marito, non si è mai arresa. E adesso si ferma a osservare quel dipinto in via Mediterraneo che porta la firma di Jorit, lo street-artist napoletano conosciuto a livello internazionale. Sui suoi volti, ampie cicatrici. Un realismo che porta con sé messaggi sociali: «Quest'opera è dedicata a Giorgio– dice l'artista– che ha combattuto una guerra che non doveva essere sua, ai suoi genitori che con incredibile forza continuano a lottare per il diritto alla salute di chi resta. A chiunque si senta solo in questa battaglia, a chi l'ha vinta, a chi l'ha persa». È lo stesso Jorit, sui suoi profili social, a parlare del murale come «un invito a non arrendersi». Mentre Taranto, con la sua più grande acciaieria d'Europa, rivendica un futuro ecocompatibile e intanto ospita gli artisti del festival Trust– Taranto Regeneration Urban and Street– promosso dal comune. Tutti nomi di primo piano del panorama europeo della street art a colorare le periferie, costruendo tasselli di rigenerazione urbana. «Quest'opera mantiene vivo il ricordo di mio figlio» commenta Angelo allungando lo sguardo verso il cielo. «Sono stati 15 anni vissuti fianco a fianco. Eravamo sempre insieme, a prescindere dalla malattia». In comune la passione per le moto e la pesca. «Era solare, altruista, amante dei gatti e con il suo bel caratterino». Il suo sorriso sincero anche sui cartelloni delle tante proteste contro l'inquinamento, per la chiusura dell'ex Ilva. Per lui è nata l'associazione Giorgioforever e, più di recente, la Fondazione Giorgio Di Ponzio per la ricerca oncologica pediatrica. Si punta a creare un polo di avanguardia per le patologie collegate all'ambiente, anche con il coinvolgimento dell'immunologa Antonella Viola che di Taranto è originaria. Angelo va avanti. Lotta per gli altri due figli e per quelli degli altri. E nei momenti più bui, il pensiero va a quella frase di Giorgio, insieme in ospedale, nell'attesa di una delle tante visite: «Papà mi fido di te». —
  8. I LADRI NON SONO SOLO ITALIANI :Un sondaggio molto favorevole per scalare il partito, commissionato per avere buona stampa, ma pagato con fondi pubblici. E pubblicato sul tabloid «Österreich», in cambio di copiosa pubblicità. Sono queste le molle che hanno fatto scattare le perquisizioni nelle stanze del governo austriaco guidato da Sebastian Kurz, nella sua casa, nella sede dell'Övp e negli uffici e nelle abitazioni di alcuni stretti collaboratori. Il cancelliere è indagato insieme ad altre nove persone. Le accuse sono di peculato, concussione e concorso in corruzione. Nel mirino della Procura austriaca per gli affari e la corruzione (Wksta) anche i suoi strateghi della comunicazione.
    Una specie di House of cards in salsa viennese, che risalirebbe al 2016, quando Kurz era un giovane ministro degli Esteri di ottime speranze e puntava a conquistare e svecchiare il partito popolare, per poi candidarsi. A questo scopo, allora 30enne, avrebbe studiato il «progetto Ballhausplatz» - dal nome della piazza della cancelleria -: un piano in 61 passaggi tra cui l'incarico per un sondaggio, per preparare la sua ascesa e mettere in cattiva luce il leader dell'epoca, Reinhold Mitterlehner. Gli inquirenti sono partiti dal sequestro di telefoni cellulari di un'altra inchiesta, quella del «caso Ibiza», che nel 2019 fece cadere il governo Kurz (diventato nel 2017 cancelliere d'Austria) con l'ultradestra. In questa indagine Kurz è accusato di falsa testimonianza in merito ad una sua deposizione sullo scandalo.
    Ora, arriva una tegola più grossa, con il sospetto che l'ex ministro e i suoi collaboratori abbiano utilizzato fondi pubblici del ministero delle Finanze per pagare sondaggi compiacenti e pubblicità da 1,3 milioni di euro, che avrebbe garantito copertura mediatica positiva sul quotidiano austriaco. Kurz e i suoi avrebbero architettato tutto questo per scopi politici del partito, ma con soldi ministeriali, visto che ai fondi dell'Övp lui non aveva accesso. «Il 61% degli austriaci intervistati ritiene che la leadership Kurz avrebbe un'influenza positiva sul partito popolare, il 33% abbastanza positiva, solo il 6% negativa», diceva la rilevazione, costata, pare, 70 mila euro, rendicontata con fatture false e affidata a una sondaggista amica ed ex ministro della Famiglia, Sophie Karmasin, in accordo con gli editori di «Österreich», i fratelli Fellner, proprietari anche della tv Oe24 e attualmente indagati. Il patto l'avrebbe messo in piedi un intermediario, l'ex segretario generale del ministero delle Finanze, Thomas Schmid, ex ceo della holding di Stato austriaca Österreichische Industrieholding (Öbag), coinvolto a sua volta nell'inchiesta.
    Le perquisizioni non sono arrivate d'improvviso, anzi l'Övp negli scorsi giorni aveva convocato una conferenza stampa definita da alcuni «insolita», in cui avvisava che «non si sarebbe trovato nulla». «Contro di me accuse costruite», tuona Kurz, «estrapolati passaggi di sms, messi in un contesto sbagliato per costruirci intorno». L'opposizione dell'ultradestra e dei socialdemocratici chiede le sue dimissioni. Il partito popolare invece parla di «cellule di sinistra nella magistratura», ma in questo modo imbarazza i Verdi, partner di coalizione. Kurz resiste, ma a Vienna potrebbe aprirsi una crisi politica, che travolgerebbe per la seconda volta in quattro anni un governo guidato da lui.
  9. COME  SI PAGA UN ESERCITO EUROPEO ?La chiamano autonomia strategica, per dire quello che fino a inizi agosto appariva impensabile: il progetto di una difesa comune che dia maggiore indipendenza alla Ue. Il vocabolario rispecchia i passi millimetrici della diplomazia europea almeno finché Mario Draghi non risponde a Jens Stoltenberg da Brdo, Slovenia, dove il capo del governo è impegnato in un vertice Ue. Secondo il segretario generale della Nato un'organizzazione di difesa europea rischierebbe di «indebolire» l'Alleanza e di «dividere l'Europa». Il norvegese sa che i Paesi baltici, la Danimarca e la Polonia sono scettici sul progetto che sta a cuore a Emmanuel Macron. Ma è una preoccupazione che non trova sponda in Draghi: «Non credo che qualunque cosa nasca fuori dalla Nato indebolisca la Nato e indebolisca l'Europa. Molti, se non tutti i Paesi, hanno la sensazione di aver perso centralità geopolitica all'interno della Nato. Qualcosa di complementare alla Nato rafforza la Nato e l'Europa». Complementare, dice. Come richiesto dal segretario di Stato Usa Antony Blinken.
    Quanto successo in Afghanistan potrebbe rivelarsi il prologo di una svolta inevitabile. E le parole di Draghi, frutto anche dell'asse con Macron, ne sono una prova: «La Nato sembra meno interessata all'Europa» perché, «l'attenzione si è spostata verso altre zone del mondo».
    Nel castello di Brdo i Ventisette parlano di energia comune, di allargamento dell'Ue ai Balcani e appunto del progetto di difesa europeo. Il patto militare in funzione anti-Cina tra Australia, Stati Uniti e Regno Unito, (Aukus) esige una risposta, secondo il leader francese. Macron è l'unico della Ue a sedere nel Consiglio di sicurezza dell'Onu e da gennaio si dividerà tra la presidenza di turno dell'Ue e la campagna elettorale per l'Eliseo. Ha dunque più ragioni di altri per rendersi protagonista di questa iniziativa. Per Draghi è una scommessa in cui credere a patto che si affermi il principio che «senza politica estera comune non è possibile un'autonomia strategica». Vuol dire trovare una voce unica sulle relazioni internazionali, su Russia e Cina, sulle sfide commerciali e tecnologiche. Nel colloquio i due leader parlano anche della conferenza sulla Libia prevista a Parigi per il 12 novembre. Alla cena capi di governo di martedì, Draghi ha chiesto alla Commissione di produrre un documento sulle «prospettive comuni dell'Europa su questi temi» e poi ha posto una domanda: «È possibile pensare per i membri dell'Ue di coordinarsi maggiormente all'interno della Nato su difesa e politica estera»? A questo punto, sostiene Draghi, a una soluzione di autonomia militare comune si può arrivare in due modi: «O all'interno dell'Ue o con alleanze tra Paesi». E il primo «è di gran lunga preferibile» perché «manterremmo uno schema sovranazionale invece che relazioni intergovernative». Detto in altri termini, l'Europa resterebbe unica e unita.
  10. GLI USA ALLA CANNA DEL GAS ? Per chi fosse abbastanza vecchio da ricordarlo, sembra una storia uscita dai fumetti del Signor Bonaventura, curioso personaggio di Sergio Tofano che finiva le sue avventure incassando sempre un premio esorbitante da un milione di lire. Invece è una storia vera, perché il governo americano ha preso sul serio in considerazione l'idea di coniare una moneta di platino dall'astronomico valore di un trilione di dollari, per superare l'emergenza debito ed evitare un default che precipiterebbe l'economia nella recessione. La segretaria al Tesoro Yellen è contraria, e quindi è assai difficile che la proposta diventi realtà. Ciò però non toglie nulla alla drammaticità della situazione vissuta dagli Usa, o semmai l'accresce.
    Al Congresso tocca determinare quanto debito può contrarre il governo, e quindi ogni volta che viene raggiunto il tetto deve alzarlo. Questa operazione è stata fatta oltre ottanta volte, e al momento il limite è 28,5 trilioni di dollari. Non si tratta di soldi appropriati per nuove spese, ma solo dell'autorità necessaria a raccoglierne abbastanza per onorare quelle già approvate dal Parlamento. In passato era una pratica di routine, espletata con voto bipartisan, ma ormai negli Usa non c'è quasi più nulla di routine e bipartisan. La politica sembra dominata da un cupio dissolvi, dove nessuno si preoccupa se insieme a Sansone muoiono tutti i filistei. Perciò i repubblicani si oppongono all'innalzamento del debito, anche se servirebbe a pagare le spese decise da Trump. La Yellen ha avvertito che il 18 ottobre lo stato finirà i soldi, andando incontro al default e allo shutdown, ossia la sospensione delle attività non essenziali. Il Gop le ha risposto di arrangiarsi. Non darà aiuto, per punire i democratici del progetto di investire 3,5 trilioni di dollari nelle «infrastrutture umane». Biden, non avendo il sostegno di alcun repubblicano, punta a varare questo pacchetto usando il processo della «reconciliation», che consente di approvare alcune leggi di spesa a maggioranza semplice. Ciò permette di aggirare il «filibustering», ossia il blocco dei provvedimenti che secondo la prassi hanno bisogno di una maggioranza di 60 voti al Senato. Al momento i democratici ne hanno solo 50, e quindi per varare da soli il pacchetto «infrastrutture umane» hanno bisogno ricorrere alla «reconciliation», tenendo uniti tutti i propri voti. I repubblicani allora hanno risposto che dovranno usare lo stesso metodo anche per il debito, o in alternativa hanno offerto di alzare il tetto fino a dicembre. I democratici però non vogliono, perché è rischioso e per non assumersi tutta la responsabilità della spesa. Infatti sono divisi tra loro anche sul pacchetto «infrastrutture umane», dove i senatori moderati Manchin e Sinema si oppongono alla cifra di 3.500 miliardi. Biden quindi sta negoziando, ma ha già abbassato il totale ad una cifra compresa tra 1,9 e 2,2 trilioni.
    La trattativa sul pacchetto andrà avanti almeno fino al 31 ottobre, ma quella sul tetto del debito ha i giorni contati per legge. Perciò come soluzione di emergenza il governo ha considerato l'ipotesi di coniare una moneta di platino da un trilione, da depositare alla Fed per avere i liquidi. Yellen si oppone, perché minerebbe l'indipendenza della banca centrale e alimenterebbe l'inflazione. Il default però incombe, e serve una soluzione in pochi giorni per evitare il rischio di una recessione.
  11. LA VIA CINESE E' SEMPRE PIU' PERICOLOSA : L'ultimo regalo di compleanno era stato un test su larga scala che prevedeva la simulazione di un'invasione terrestre di un'isola. Quest'anno, i «festeggiamenti» sono iniziati prima, con 156 aerei militari entrati nella zona di identificazione di difesa aerea nel giro di quattro giorni. Taiwan si avvicina con qualche timore alla ricorrenza del 10 ottobre, quando celebra la rivolta di Wuchang del 1911 che diede il via al collasso dei Qing e alla nascita della Repubblica di Cina. Pechino ha alzato la pressione su Taipei da venerdì 1° ottobre, giorno della festa nazionale della Repubblica Popolare. 156 velivoli nel giro di 96 ore: numeri senza precedenti. In tutto il 2020 le incursioni erano state 380, nel 2021 sono già oltre 600. Gli aerei non violano lo spazio aereo sovrano de facto di Taiwan (non riconosciuto da Pechino), che si estende per 12 miglia nautiche dalla costa, ma negli ultimi tempi sui media cinesi sono comparsi inviti all'esercito di sorvolare direttamente il territorio dell'isola. Azione che rischierebbe di innescare un'escalation, anche perché i canali di comunicazione intrastretto sono tagliati sin dall'elezione di Tsai Ing-wen nel 2016.
    «La Cina prenderà tutte le contromisure necessarie e schiaccerà risolutamente qualsiasi complotto per l'indipendenza», ha commentato la portavoce del ministero degli Esteri cinese Hua Chunying. Dopo la normalizzazione di Hong Kong, il prossimo obiettivo di Xi Jinping è avvicinarsi alla riunificazione di Taiwan e completare il «ringiovanimento nazionale». Ma, a differenza di quanto accaduto con l'ex colonia britannica, tentare di prendere Taipei potrebbe portare a una guerra. Joe Biden ha dichiarato che, in una recente telefonata, avrebbe convenuto con Xi di attenersi a un non chiaro «accordo su Taiwan». Ma qualche ora dopo il segretario di Stato Antony Blinken ha parlato di azioni cinesi «provocatorie» e la Casa Bianca ha sottolineato che il vertice virtuale tra Biden e Xi non si farà prima della fine dell'anno. E il ministero della Difesa di Taipei ha spiegato che le attuali tensioni militari sono «al punto più alto degli ultimi 40 anni», aggiungendo di temere che Pechino possa davvero optare per un'invasione entro il 2025. Un modo anche per alzare l'attenzione di un'opinione pubblica interna assuefatta alle manovre cinesi.
    È proprio intorno al destino di Taiwan che si decideranno gli equilibri dell'Indo-Pacifico e della competizione tra Stati Uniti e Cina, che sta estendendo la sua zona grigia per erodere progressivamente spazio a Taipei e mettere forse nel mirino alcune sue isole minori. In un intervento su Foreign Affairs, Tsai ha avvertito che «l'eventuale caduta di Taiwan avrebbe conseguenze catastrofiche» per la pace regionale e segnalerebbe al mondo che «l'autoritarismo può avere la meglio sulla democrazia». Il governo ha anche sottolineato che senza la pace salterebbe la cruciale catena di approvvigionamento globale dei semiconduttori, settore in cui Taiwan è leader mondiale. Il tentativo è quello di presentarsi come indispensabili a livello economico, strategico e retorico, provando così a rendere più esplicito l'appoggio degli Usa e dei suoi partner. Washington ha sempre mantenuto una «ambiguità strategica» sulla possibilità di intervenire militarmente a difesa di Taiwan in caso di attacco, ma l'appoggio a Taipei è diventato più chiaro nell'ultimo anno, sia con Trump sia con Biden. Coinvolti anche i partner di Quad e Aukus, più reattivi rispetto al passato sul dossier taiwanese. Il ministero degli Esteri dell'Australia si è detto «preoccupato» per le incursioni aeree cinesi, auspicando che la questione possa essere risolta pacificamente «senza la minaccia o l'uso della forza» , mentre l'ex premier Tony Abbott si trova a Taipei per incontrare Tsai. Anche il Giappone è meno timido di un tempo: per la prima volta ha citato «l'importanza della stabilità» intorno a Taiwan come un obiettivo strategico nel suo libro bianco della difesa. Interpellato da Theresa May su una possibile guerra su Taiwan come conseguenza di Aukus, il premier britannico Boris Johnson non ha escluso nulla. Nei giorni scorsi, tre portaerei di Usa e Regno Unito più un elicottero del Giappone hanno condotto delle esercitazioni congiunte a sud di Okinawa, a poca distanza da Taiwan, sempre più al centro delle mappe di esecutivi e generali.
  12. I GUAI PER L'ITALIA NON FINISCONO MAI : Dopo la Xylella che ha ucciso migliaia ulivi, adesso in Puglia si teme per la salute dei fichi pugliesi a causa di un altro parassita killer

    Potrebbe essere il Xylotrechus smei la causa della estrema sofferenza cui sono sottoposti in questo periodi i fichi del Salento: disseccati per la gran parte, potrebbe essere stato proprio quel parassita a mettere in pericolo la salute dei ficheti pugliesi.

    A dirlo è l’agronomo salentino Vincenzo Mello, che ha analizzato la progressiva moria dei fichi a Guagnano e nel nord del Salento.

    Leggi anche: La produzione di fichi in Italia è al collasso (e il loro prezzo sale alle stelle)

    Tutto ha avuto inizio nel mese luglio scorso, quando alcuni esperti in fitopatologia hanno cominciato a puntare l’attenzione su alcuni esemplari di fico a Guagnano, quasi completamente essiccati o in via di disseccamento, rinvenendo poi, attraverso varie analisi, delle larve di Cerambicidi.

    Bisognerebbe evitare le potature drastiche, che, indebolendo la pianta, la predispongono agli attacchi di molti parassiti; ispezionare il colletto, il tronco e le branche dei fichi per scoprire eventuali fori di aerazione con emissione di rosura bruno-ocracea dovuta all’attacco di insetti e intervenire eventualmente con un filo di ferro sottile per uccidere la larva; segnalare subito la moria di piante al Servizio Fitopatologico della provincia; abbattere e distruggere col fuoco le piante disseccate. Per quanto riguarda le possibili strategie di lotta integrata contro questi parassiti bisogna aspettare le indicazioni che verranno emanate dagli organi competenti.

Mb

 

07.10.21
  1. LE TASSE NON AUMENTERANNO , PER ORA !
  2. L’UOMO CHE AVREBBE CONVINTO BALDASSARRE MONGE, FONDATORE A CUNEO DELL’OMONIMO IMPERO DEL PET-FOOD, AD ENTRARE NEL CAPITALE DI MEDIOBANCA, SAREBBE UN ALTRO PIEMONTESE: GABRIELE GALATERI DI GENOLA. ESSÌ, AL FINE DI SUPPORTARE NAGEL DALL’ATTACCO DI DEL VECCHIO E CALTAGIRONE, IL PRESIDENTE DI GENERALI SI SPACCHETTA IN DUE E VA IN SOCCORSO DI PIAZZETTA CUCCIA…
  3. TUTTI I NODI POSSONO VENIRE AL PETTINE : Tutto nasce molto prima della pandemia, tre anni fa, da un vecchio fascicolo ereditato alla pensione dalla pm Ilda Boccassini. Il primo docente universitario viene messo sotto intercettazione e da lì si apre un mondo. Un «sistema di concorsi pilotati», come lo definiscono i magistrati che ipotizzano a vario titolo le accuse di associazione per delinquere, falso e turbativa d'asta, nei confronti di trentatré persone, tra importanti professori universitari e ricercatori anche di fama internazionale.
    Il più noto e stimato è il professor Massimo Galli, ordinario di malattie infettive all'università Statale di Milano e direttore della clinica di malattie infettive del Sacco, in prima linea nella lotta al Coronavirus, che ha già annunciato che andrà in pensione il primo novembre. Ieri mattina, con un'altra trentina di indagati, la sua casa e il suo ufficio in Statale sono stati perquisiti dai carabinieri del Nas, per sequestrare documenti, scambi di mail e chat relativi ai concorsi finiti nell'inchiesta. «Sono tranquillo, sono cose di cui non ho contezza nella maniera più assoluta» commenta il luminare. «Attendo però di conoscere meglio le accuse che mi vengono rivolte», aggiunge prudentemente. Oggi pomeriggio si difenderà nel corso dell'interrogatorio davanti ai pm.
    L'indagine – si legge nel decreto di perquisizione – ha portato alla luce «collusioni e altri metodi di turbativa che hanno inquinato sistematicamente la regolarità delle procedure di selezione» ai concorsi «sostituendo logiche clientelari al metodo meritocratico e al principio di imparzialità».
    Più di una trentina in tutta Italia, da Torino a Milano, da Roma a Pavia, le procedure «truccate» secondo le accuse mosse dai pm Luigi Furno e Carlo Scalas, coordinati dall'aggiunto Maurizio Romanelli. I bandi sarebbero stati cuciti addosso al candidato da favorire proprio come un «abito di sartoria». In qualche caso sarebbe stato lo stesso "protetto" a scrivere «criteri e subcriteri» di scelta, oppure a «concordare» con il componente della commissione giudicante «il cosiddetto medaglione (cioè la tipologia di impegno scientifico richiesto dal bando) calibrandolo sul suo profilo».
    Sono ventiquattro i nomi dei docenti coinvolti. Tra loro Giovanni Di Perri, ordinario presso il dipartimento di Scienze mediche a Torino, Massimo Andreoni, ordinario di Malattie infettive al dipartimento di Medicina dei sistemi di Tor Vergata e Guido Angelo Cavaletti, ordinario di Anatomia umana e prorettore alla Ricerca alla Bicocca di Milano. Gli accertamenti avevano spinto i magistrati a chiedere una misura interdittiva rimasta appesa, al vaglio del gip, per nove mesi. Un tempo troppo lungo per gli inquirenti che l'hanno revocata per procedere con i sequestri. I concorsi contestati al professor Galli sono quattro. Il primo è stato bandito nel giugno 2019 per un posto di professore di ruolo di seconda fascia alla Statale nel dipartimento di Scienze biomediche del Sacco. In quanto presidente della commissione, Galli avrebbe condizionato la procedura per penalizzare il candidato Massimo Puoti, attraverso criteri di valutazione dei punteggi che favorissero il candidato Agostino Riva (indagato). Con lui Galli avrebbe anche concordato il «prospetto contenente i punteggi attribuiti», falsificando il verbale del 14 febbraio 2020 della commissione. Dei comportamenti che hanno talmente agitato la sua segretaria da temere che così il professore si sarebbe messo nei guai, rischiando addirittura di finire arrestato. Lo sfavorito Puoti all'epoca avrebbe capito tutto ma ieri si è affrettato a commentare: «Non sono stato io a denunciare ma ci tengo a manifestare la mia stima al professor Galli». Il secondo concorso è del giugno 2020: una procedura per assumere per 8 mesi quattro dirigenti biologi per l'Unità malattia infettive del Sacco. In questo caso a mettersi di traverso sarebbe stata un'altra scienziata, Maria Rita Gismondo, che aveva minacciato di denunciare tutto. Agli atti c'è anche la procedura, per un posto di professore di ruolo in Igiene generale e applicata dell'aprile 2020, vinta da Gianguglielmo Zehender (indagato). Un bando per l'accusa ritagliato su di lui per «allontanare gli altri candidati». Sotto la lente anche un concorso per professore di seconda fascia all'Università di Torino bandito nel luglio 2020. —
  4. CONTRADDIZIONI  EVIDENTI : «Le buone notizie sui farmaci anti-Covid non devono portare a sottovalutare l'indispensabilità della vaccinazione». Alberto Mantovani, immunologo di fama internazionale e direttore scientifico dell'Humanitas di Milano, sottolinea la differenza tra le nuove cure e i vaccini: «Le prime non sono ancora disponibili, avranno costi alti e interverranno quando si è già ammalati, magari ricoverati, in una finestra di tempo limitata. Nel caso della pillola Molnupiravir Merck, per esempio, funzionerebbe solo nei primi cinque giorni e nella metà dei casi. Il vaccino invece evita con grande efficacia l'ospedalizzazione».
    L'Ema ha dato di fatto il via alla terza dose, che già molti Paesi hanno iniziato a somministrare, che ne pensa?
    «Nei soggetti fragili, per esempio i pazienti oncoematologici, il vaccino ha efficacia minore e i dati suggeriscono l'utilità della terza dose. Per gli anziani che perdono la memoria del sistema immunitario, come quella cerebrale, non ci sono ancora evidenze simili, ma esistono buoni motivi per evitare il rischio del non fare».
    E per il resto della popolazione?
    «Non ci sono ancora dati, per cui si può temporeggiare vaccinando gli operatori sanitari con patologie. Probabilmente tutti faremo la terza dose, che dovremmo chiamare un richiamo, perché non ci sono preoccupazioni di effetti collaterali. L'importante è accompagnarla con la ricerca per capire in quali categorie e quando è meglio somministrarla».
    Dopo il richiamo quanto durerebbe l'immunità?
    «La conoscenza del sistema immunitario è ancora imperfetta e questo rende difficile una previsione, ma si spera che duri a lungo, varianti permettendo. E un eventuale richiamo annuale come per l'influenza non sarebbe un dramma».
    Come considera la vaccinazione concomitante?
    «La suggerisco sulla base dei dati: a Bristol hanno provato l'antinfluenzale sia con Pfizer sia con AstraZeneca, dimostrando che non ci sono aumenti di effetti collaterali e c'è buona induzione di risposta immunitaria a entrambi».
    Sull'immunità data da due dosi cosa sappiamo?
    «I dati sono discordanti perché raccolti in contesti diversi, ma tutti concordano sul fatto che al di là di una caduta della protezione verso il contagio la protezione contro ricovero e morte resta molto alta per almeno 6-7 mesi».
    E poi?
    «Non è detto che finisca, ma si entra in una differenziazione per classi di età o situazioni varie per cui si consiglia la terza dose».
    Le varianti sono sopite?
    «La Delta occupa il campo europeo, ma in Sudamerica le varianti Mu e Lambda destano preoccupazione. Vale sempre il motto ecclesiastico "State pronti". La terza dose servirà anche per questo, vedremo se aggiornata o meno».
    Con queste variabili si può fissare un livello di immunità di comunità?
    «No, perché non conosciamo la durata dell'immunità e il virus potrebbe mutare. Certo con il 90 per cento di vaccinati con due dosi e anziani e fragili coperti dal richiamo il servizio sanitario sarebbe in sicurezza, le categorie a rischio pure e le attività economiche non avrebbero impedimenti».
    Sarà necessario introdurre l'obbligo vaccinale?
    «No, ma servirà più attività informativa da parte del governo e dei medici. Personalmente conduco un'incessante attività di conferenze in scuole e associazioni. Inutile contestare il Green Pass e chiedere provocatoriamente l'obbligo: Paolo di Tarso dice "La legge sia maestra" e il certificato è un messaggio chiaro basato sull'indispensabilità della vaccinazione».
    Nei prossimi mesi avremo un aumento dei contagi o la vaccinazione anche se parziale farà da barriera?
    «L'Italia è uno dei Paesi all'avanguardia nel contrasto alla pandemia. Sono stato a Londra e fanno molti più tamponi, ma non usano mascherine mentre in metro a Milano la portano tutti. La vaccinazione crescente ci proteggerà, poi molto dipenderà dal numero e dai comportamenti dei non vaccinati. Il Green Pass per esempio ha il limite attivarsi anche solo col tampone antigenico, che può essere fallace».
    Il Sars-Cov-2 alla fine è un virus stagionale?
    «Il calo durante l'estate lo dimostra. Clima e vita all'aperto ci hanno aiutato ed è chiaro che ora andiamo verso una stagione a maggiore rischio».
    Affrontiamo alcune paure dei non vaccinati: esistono effetti collaterali di lungo periodo?
    «Non ci possono essere dati su questo, ma non è mai successo che i vaccini abbiano dato problemi simili. Gli effetti collaterali eventuali, più che sopportabili in questo caso, sono sempre a breve termine».
    I giovani non hanno bisogno di vaccinarsi?
    «Ne hanno meno degli adulti, ma facendolo aiutano l'immunità di comunità e l'uscita dalla pandemia, inoltre va detto che il long Covid desta grande preoccupazione. Questo è un virus che è meglio non prendere, perché anche negli asintomatici guariti il 13 per cento può avere problemi renali, polmonari, cardiaci, depressione e stanchezza. Nei bambini uno su sette, che è molto, rischia conseguenze a lungo termine. Ci sono ottimi motivi per vaccinare tutti».
    E ai guariti che si sentono protetti cosa consiglia?
    «Di vaccinarsi con almeno una dose, la migliore difesa anche contro le varianti. Inutile controllarsi gli anticorpi, perché soprattutto negli anziani la protezione è insufficiente». —Gli esperti del Cts hanno deciso ieri di togliere i lucchetti dalle discoteche, chiusi a doppia mandata dal lontano 29 febbraio 2020. Ma sarà un divertimento per pochi perché - compreso chi ci lavora - nei locali al chiuso sarà consentita una presenza limitata al 35% della capienza, che diventa del 50% all'aperto.
    La mascherina è stata risparmiata a chi balla, che dovrà però tirarla su per andare al bancone del bar o spostarsi in qualsiasi altra direzione. Poi bicchieri monouso, impianti di areazione senza ricircolo dell'aria e possibilità di igienizzare frequentemente le mani. Paletti che risulteranno sgraditi ai gestori dei locali, i quali da tempo ne reclamano la riapertura ma a pieno regime, sostenendo che già prima della pandemia le nostre discoteche erano quelle con la più bassa capienza consentita. Chi entra dovrà essere registrato per consentire il tracciamento in caso di focolai e comunque senza Green Pass si torna a casa. Le riaperture, sia pur limitate, riguarderanno anche sale da ballo e balere. Sul quando riaprire le danze sarà il governo a decidere. Forse già con il decreto legge che aumenta le capienze di cinema, teatri e stadi, all'esame del Cdm di domani.
    Intanto, dopo Pfizer l'Ema, l'agenzia del farmaco europea, ha autorizzato la terza dose dai 18 anni in su anche con Moderna. Nei prossini giorni la stessa agenzia deciderà inoltre se far imboccare all'anti virale della Merck la scorciatoia della rolling review, che consente di esaminare i dati della sperimentazione mano a mano, senza attendere la conclusione dei trials clinici. La pillola che va assunta entro 5 giorni dalla comparsa dei primi sintomi risulterebbe in grado di ridurre del 50% il rischio di morte e di malattia grave da Covid nei pazienti fragili. Negli Usa invece AstraZeneca ha chiesto alla Fda di approvare il suo trattamento a base di anticorpi per prevenire il Covid sintomatico nelle persone immuno-compromesse.
    Sulla terza dose Lombardia e Liguria hanno nel frattempo deciso di correre. «Il 22 novembre, e se non sarà per quella data comunque entro Natale – ha annunciato Guido Bertolaso, coordinatore della campagna vaccinale lombarda - cominceremo a vaccinare tutti com'è giusto e saggio che sia». La Liguria, ha comunicato il governatore Giovanni Toti, punta di dare il via alle terze punture «dalla terza o quarta settimana di ottobre». —
  5. TUTTO CIO' CHE LA GENTE NON DEVE SAPERE:La prima reazione formale dell'Ue al caso Pandora Papers è l'uscita delle Seychelles – uno dei Paesi al centro del caso per la facilità di domiciliazione di scatole societarie a fini fiscali – dalla Black list europea dei paradisi fiscali.
    La decisione era nell'aria da tempo e il passaggio di ieri- il via libera dei ministri Ue delle Finanze - è solo il «timbro» formale arrivato al termine di un processo di analisi portato avanti dalle strutture della Commissione, che hanno escluso dalla lista anche Antigua e Dominica mentre hanno respinto le richieste di Panama. I tre paesi passano adesso nella cosidetta Grey list, che prevede minori restrizioni. Ma la decisione crea comunque un caso perché arriva nel pieno della tempesta dei Pandora Papers e solo un giorno dopo l'impegno dell'Ue di una nuova normativa per fronteggiare gli abusi delle società di comodo.
    Al voto per la revisione della Black list ha partecipato anche Wopke Hoekstra, il ministro olandese delle Finanze il cui nome compare anche nei Pandora Papers per un investimento fatto tramite una società delle Isole vergini britanniche. Particolare questo che ha aumentato le polemiche del Parlamento, soprattutto da parte della sinistra. Secondo Paul Tang, europarlamentare olandese che presiede il subcomitato sugli affari fiscali, «la lista nera è una vergogna». Mentre Manon Aubry (sinistra francese) ha attaccato duramente Hoekstra per aver preso parte al meeting dei ministri: «Qualcuno che elude le tasse spiega alla povera gente che devono pagare loro la crisi».
    Le rivelazioni dell'inchiesta che ha coinvolto 600 giornalisti e 150 testate di vari Paesi non è destinata però a fermarsi. Ieri l'Espresso ha pubblicato le attività offshore di Enrico Crasso, il finanziere sotto processo per lo scandalo dei fondi vaticani che ha travolto il cardinale Becciu. L'uomo d'affari ha tre società alle Isole vergini, utilizzate per comprere immobili a Miami. Sempre ieri sono emersi i nomi del premio Nobel spagnolo Mario Vargas Llosa e dell'ex commissario Ue alla Salute, il maltese John Dalli, che nel 2012 era stato destituito dall'allora presidente Barroso per il suo coinvolgimento in un tentativo di corruzione da 60 milioni di dollari.

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06.10.21
  1. PER SALVINI E GIOVANNINI MEGLIO DARE SOLDI ALLA MAFIA CON IL PONTE SULLO STRETTO CHE AI CITTADINI :«Non c'è nulla di naturale in un "disastro naturale"»: queste parole di David Harvey sono le più adatte a commentare le allarmanti notizie che inaugurano il nostro autunno. Puntualmente ogni anno, e spesso nelle stesse identiche regioni come la Liguria, piogge intense, frane e allagamenti colpiscono un territorio già martoriato da incurie, ferite mal curate, amnesia delle istituzioni. Da Genova a Savona, chiunque abiti la Riviera di Ponente sperimenta disagi, strade chiuse al traffico, autostrade inagibili, blocchi stradali, e vive sotto la spada di Damocle di nubifragi sempre imminenti, sempre più gravi, e delle loro conseguenze sulle persone, gli abitati, le campagne. Le cronache già si rincorrono a raccontare nei dettagli l'accaduto, ma mentre lo seguiamo con ansia anche se ne siamo fisicamente lontani dovremmo sforzarci di guardare quel che accade con lo spirito analitico (e indignato) di chi non osserva da passivo spettatore, ma da cittadino attivo e sollecito del bene comune. Perché tanto accanimento dei «disastri naturali» sul nostro Paese? Come mai le stesse valli, le stesse città, le stesse coste vengono colpite periodicamente, e dopo le rituali proteste e promesse così poco vien fatto perché simili sciagure non si ripetano? Se la frase di Harvey coglie nel segno, quale è la causa (o quanto meno la con-causa) umana di questi ripetuti flagelli?
    Il territorio è il grande malato d'Italia: e, proprio come il nostro corpo, se viene colpito ripetutamente da un morbo richiede perentoriamente non solo un'accurata diagnosi e qualche misura terapeutica d'urgenza, ma anche un paziente lavoro di previsione e prevenzione, che impedisca la ricaduta nella stessa malattia. E ci vuol davvero poco a capire che quel che manca in Italia è la cultura della prevenzione, la consapevolezza che il nostro territorio richiede cure sistematiche e una veduta d'insieme per porre rimedio ai cronici mali che lo affliggono. Ogni congiuntura come quella che ora attraversiamo, ogni maltempo, esondazione, valanga di fango ci obbliga a constatare la fragilità del nostro suolo (come un anziano cagionevole impara a riconoscere i propri punti deboli), e abbondano le statistiche sul consumo di suolo, sulla dissennata cementificazione che lo devasta, sulle 620.000 aree franose a rischio, sull'instabilità di coste che intanto vengono assediate da ondate crescenti di nuovi insediamenti spesso abusivi. Sappiamo di essere fragili, e non ci curiamo. Le poche misure prese di quando in quando sono segmentate, frammentarie, e subito si allentano appena sulle terre devastate torna a splendere il bel sole d'Italia, che siamo fin troppo inclini a scambiare per la medicina d'ogni male.
    Le prove? Accenniamone solo due: la carta geologica (che non c'è), e la legge contro il consumo di suolo, che alle Camere ha registrato un record di insabbiamenti. La carta geologica: per quasi metà del Paese quella che abbiamo è ancora una versione attardata alla scala di 1:100.000, e i finanziamenti per una carta aggiornata alla scala di 1:50.000, interrotti per anni, sono ripresi solo col governo Conte 2. È già qualcosa, certo. Ma troppo poco: una vera analisi del territorio, che fosse mirata allo studio e alla realizzazione di serie misure preventive, richiederebbe una carta assai più dettagliata, alla scala quanto meno di 1:10.000 se non 1:5.000. E ne siamo ben lontani. Intanto abbondano, con singolare spreco di ingegni e di risorse, cartografie regionali o comunali fra loro concorrenti e non coordinate, e si continua a ignorare l'assoluta necessità di una cartografia nazionale coerente che consenta efficaci forme di programmazione di aree vaste.
    Se possibile ancor peggio vanno le cose con il consumo di suolo, in Italia tra i più alti d'Europa anche per l'affollarsi di capannoni «industriali» che restano vuoti ma generano benefici fiscali sulla base di leggi regionali (come in Veneto) mai contestate dallo Stato. Un disegno di legge per arginare il consumo di suolo venne presentato (chi se lo ricorda più?) dal ministro Catania (governo Monti), e immediatamente assoggettato a estenuanti manovre parlamentari: emendamenti, chiose, codicilli, commi riscritti dodici volte. Con pieno successo: si ottenne infatti che la XVI legislatura finisse senza mettere davvero in discussione un testo concordato. E nelle due successive legislature? Il ddl Catania venne ripescato, riscritto, limato, addolcito, annacquato, tagliuzzato in segmenti e frasette infilate qua e là in leggi o norme di maggiore o minor portata, ma senza mai giungere a una normativa efficace. Intanto il rapporto Ispra 2021, di grande qualità come sempre (e facilmente disponibile on line), elenca dati spietati: nell'ultimo anno, le coperture artificiali di suolo «hanno riguardato altri 56,7 chilometri quadrati, ovvero, in media, oltre 15 ettari al giorno, facendo perdere al nostro Paese quasi due metri quadrati al secondo». Il suolo consumato permanente (cioè sigillato e reso impermeabile per sempre, con conseguenze ovvie sul regime idrogeologico) «è cresciuto, nello stesso periodo, di 18 chilometri quadrati». Inutile aggiungere che il suolo che si consuma è spesso suolo agricolo, prezioso perché potenziale fonte non solo di cibo, ma di lavoro e di ricchezza. Nulla come l'agricoltura di qualità tutela il territorio, il paesaggio, l'ambiente: normative e incoraggiamenti fiscali in tal senso dovrebbero dunque accompagnare una vera legge che limiti finalmente il consumo del suolo.
    La diagnosi e la cura del nostro territorio è la prima, se non la sola, grande opera di cui il Paese ha urgente bisogno, e dovrebbe essere in cima a tutte le preoccupazioni di qualsiasi governo, di qualsivoglia segno politico. Le emergenze climatiche e ambientali non fanno che rendere ancor più pressante questa necessità, e sarebbe colpevolmente ingenuo chi pensasse che per arginare tali emergenze basti seminare per ogni dove pale eoliche e pannelli solari, incrementando il consumo di suolo e accrescendo la fragilità del territorio nazionale. Chi ponesse mano a vastissime installazioni di impianti per le energie alternative senza provvedere alla drastica riduzione del rischio idrogeologico, alla limitazione del consumo di suolo, alla promozione dell'agricoltura di qualità, alla tutela del paesaggio, non mostrerebbe solo la sua pochezza. Si renderebbe complice di tutte le alluvioni, frane, disgrazie che ci aspettano dietro l'angolo. —
  2. LA COMPLICITA' EUROPEA C'E' SEMPRE STATA DA PARTE DI UNA COMMISSIONE EUROPEA SORRETTA DA PD-M5S : L'Unione europea, per bocca del commissario all'economia e agli affari fiscali Paolo Gentiloni, ha confermato che prima di fine anno sarà presentata la proposta normativa per fronteggiare «gli abusi» delle società di comodo. Le autorità di nove paesi del mondo, dalla Repubblica Ceca all'India, dalla Spagna al Brasile e all'Australia, hanno annunciato l'apertura di indagini formali.
    Le rivelazioni dei Pandora Papers, come era prevedibile, stanno scatenando una tempesta globale. Il database di circa 12 milioni di documenti, sui quali hanno lavorato 600 giornalisti di 150 testate di vari paesi (per l'Italia l'Espresso) per la prima volta «espone» le ricchezze nascoste di un gran numero di capi di Stato e leader politici e non solo di vip e figure influenti come era stato per precedenti progetti analoghi. Non solo: per gli Usa il tema principale è ad esempio la normativa che consente al South Dakota di «nascondere» i veri beneficiari di asset per 367 miliardi di dollari, rendendo lo Stato Usa un vero e proprio paradiso fiscale dentro i confini di Washington e creando qualche problema al presidente Biden.
    Le reazioni dei personaggi chiamati direttamente in causa delle inchieste del consorzio guidato da Icij (International consortium of investigative journalism) sono le più variegate. Se il premier ceco Babis, che avrebbe acquistato tramite un complesso schema offshore un proprietà in Francia, nega qualunque coinvolgimento e sottolinea la coincidenza delle rivelazioni con l'imminente tornata elettorale, il presidente keniano Uhuru Kenyatta, arrivato al potere promettendo di combattere privilegi e corruzione e collegato dall'inchiesta a 13 società offshore, promette che farà piena chiarezza su questa vicenda.
    Dal Cremlino si sottolinea come tra i nomi usciti non ci sia un coinvolgimento diretto di Vladimir Putin, evitando di commentare la presenza della sua supposta amante nonché madre di una figlia mai riconosciuta dal presidente russo, diventata improvvisamente dopo la nascita della bambina una delle donne più ricche e influenti di Russia.
    Le rivelazioni dei Pandora Papers stanno scatenando un dibattito feroce anche in Gran Bretagna. Non solo per il ruolo di Londra come capitale della finanza opaca, come già dimostrato da una serie di inchieste giornalistiche. Ma anche per i cospicui finanziamenti arrivati ai Tories da figure coinvolte nelle investigazioni. Come i 2,1 milioni di sterline che i coniugi Chernukin hanno versato negli anni nelle casse del partito conservatore. Chernukin, considerato uno dei fedelissimi della prima ora del presidente, era stato nominato da Putin al vertice della banca statale Veb poche settimane dopo la sua prima nomina a primo ministro e dal 2004 vive a Londra, accreditato di una ricchezza personale di circa 350 milioni di sterline.
    Ripercussioni anche in Olanda, dove il ministro delle finanze Wopke Hoekstra - teorico del rigore dei conti e spesso polemico con Italia e paesi del Sud Europa - ha detto di «non sapere» che la società dove ha investito 12 anni fa con alcuni amici fosse domiciliata alle Isole Vergini britanniche, di aver sempre seguito le regole ma che avrebbe dovuto avere «maggiore cautela» nella vicenda.
  3. IL MODELLO AMERICANO PUO' DIVENTARE PERICOLOSO SE BIDEN NON LO CONTROLLA : Come se non bastasse, ad accanirsi col "pianeta Zuckerberg" è stato il "black out" comunicativo che ieri ha tenuto in ostaggio per ore WhatsApp, Instagram e Facebook. Un vuoto di linea che ha creato ulteriori pensieri al re dei social network, negli stessi istanti alle prese con uno scivolone in Borsa figlio delle spericolate rilevazioni della "talpa" sui meccanismi di sicurezza non osservati nella gestione di Facebook. E la sua testimonianza oggi al Senato potrebbe essere dirompente. «Facebook nella sua attuale forma è pericolosa, pone una minaccia alla democrazia», ha denunciato in alcune interviste Frances Haugen, ex manager di Facebook dopo essersi presentata nella popolare trasmissione 60 Minutes della Cbs News come la "whistleblower", ovvero la gola profonda dietro agli scoop del Wall Street Journal titolato "Facebook Files". La fuga di notizie e la rivelazione pubblica della fonte rappresenta forse la crisi più grave nella storia della società di Mark Zuckerberg, dopo la maxi multa di 5 miliardi di dollari per aver violato le norme sulla privacy ai danni di milioni di utenti nella raccolta dati di Cambridge Analytica per alcune campagne elettorali, tra cui quella vinta da Donald Trump nel 2016.
    Una vicenda che ha già i contorni del cyber scandalo e che rischia di deteriorare ulteriormente i rapporti della piattaforma non solo col pubblico ma anche con il Congresso, che da anni discute su come limitare lo strapotere e la crescente influenza di Big Tech. Senza contare la minaccia di un'inchiesta da parte della Securities and Exchange Commission (Sec), l'autorità di vigilanza del settore finanziario. Facebook è inoltre al centro di una storica indagine della Federal Trade Commission (antitrust Usa) per abuso di posizione dominante.
    Le accuse della 37enne Haugen pesano come macigni, anche perché arrivano da una veterana del settore, che ha lavorato per Pinterest, Yelp e Google prima di dimettersi lo scorso maggio da Facebook, dove era arrivata due anni prima proprio per limitare la disinformazione elettorale. La manager contesta alla società di anteporre il profitto e lo sviluppo alla sicurezza, ingannando il pubblico e gli investitori, tanto che ha presentato ben otto denunce alla Sec. «C'erano conflitti di interesse tra ciò che è buono per il pubblico e ciò che è buono per Facebook. E Facebook, ancora una volta, ha scelto di ottimizzare i suoi interessi, come il fare più soldi», ha denunciato. Haugen ha anche svelato che il social ha rimosso le protezioni contro la disinformazione subito dopo le ultime elezioni Usa. «Non appena sono finite, hanno fatto marcia indietro per dare priorità alla crescita sulla sicurezza e questo mi sembra davvero un tradimento della democrazia», ha spiegato. Tenue la replica della società fondata da Zuckerberg: «Ogni giorno i nostri esperti devono bilanciare la protezione della capacità di miliardi di persone di esprimere apertamente se stessi con la necessità di mantenere la nostra piattaforma un posto sicuro e positivo. Suggerire che incoraggiamo i cattivi contenuti e non facciamo nulla è semplicemente non vero». Ma il Congresso ha già attivato la macchina degli accertamenti, mentre ieri sul Nasdaq il titolo di Facebook ha perso oltre il 5,5% proprio quando il social, assieme a Instagram e Whatsapp, veniva oscurato dai buchi neri della rete.
  4. ALTRA PUNTATA DEI MISTERI PERICOLOSI CINESI :Se davvero il destino di Evergrande è una demolizione controllata, sta per arrivare la prima detonazione. Secondo quanto riportato dai media cinesi, il colosso immobiliare starebbe per cedere il 51% della sua unità di property management a Hopson Development per 5,1 miliardi di dollari. Indiscrezioni nate dopo che Evergrande ha giustificato lo stop alle contrattazioni alla borsa di Hong Kong con l'attesa di un annuncio su una «transazione importante».
    Sospensione che ha coinvolto anche Hopson, sviluppatore immobiliare fondato nel 1992 a Guangzhou, la stessa città in cui è nato il gigante in crisi. Le somiglianze si fermano qui. Tanto Xu Jiayin ha ostentato ricchezza, con l'acquisto di mega yacht e squadre di calcio, quanto è rimasto low profile Zhu Mengyi, il fondatore di Hopson che ha ceduto lo scorso anno la presidenza alla figlia. Ex funzionario governativo con importanti agganci politici, Zhu è descritto come un «magnate invisibile». Il suo coinvolgimento sarebbe un nuovo segnale dell'interesse del governo di Pechino a procedere sulla strada dello spacchettamento di Evergrande senza intervenire in prima persona con un salvataggio diretto.
    Solo pochi giorni fa, Evergrande ha ceduto la partecipazione nella Shengjing Bank a una società di gestione patrimoniale di proprietà statale per circa 1,5 miliardi di dollari. E sta cercando di cedere altri asset, compresa l'unità che si occupa di auto elettriche.
    La cifra offerta da Hopson non sarebbe sufficiente a risolvere i problemi legati a un debito da 305 miliardi di dollari, ma darebbe la liquidità necessaria a rispettare le imminenti scadenze obbligazionarie, che includono una cedola da 260 milioni di dollari che avrebbe dovuto essere pagata proprio in queste ore. La prima urgenza del governo cinese è di evitare instabilità sociale: gli interessi dei creditori locali vengono prima rispetto a quelli dei creditori esterni.
  5. UNA LUCE SULL'ONNIPRESENTE LAGHI : 

    https://www.ilcorrieredelgiorno.it/continua-lo-show-giudiziario-a-potenza-arresti-domiciliari-per-enrico-laghi-ex-commissario-ilva/

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05.10.21
  1. LE PROVE CHE I POLITICI RUBANO :  Trentacinque capi di Stato, ministri e leader politici di vari paesi del mondo hanno nascosto i propri patrimoni tramite fiduciari e società in paradisi fiscali. È la prima puntata dei Pandora Papers, un database di circa 12 milioni di documenti sui quali ha lavorato per due anni un consorzio di oltre 600 giornalisti di varie testate mondiali - per l'Italia l'Espresso - e che si preannuncia come un terremoto ancora più ampio dei Panama Papers.
    Intanto, per il coinvolgimento di capi di Stato e esponenti politici, anche europei. Come il ministro olandese dell'Economia, Wopke Hoekstra, cristiano democratico, spesso su posizioni da «falco» nei confronti dei paesi del Sud Europa e dell'Italia, che nel 2009 con altri soci è entrato in una società offshore che controlla una compagnia di safari in Africa, senza mai dichiarare il suo investimento estero. C'è il premier ceco Andrej Babis, alla guida di un governo populista di destra arrivato al potere con una campagna che prometteva di combattere corruzione e privilegi delle elite, che nel 2009 ha acquistato un proprietà da 22 milioni di euro in Costa Azzurra tramite una società delle Isole Vergini Britanniche. Anche in questo caso l'investimento non risulta dichiarato alle autorità del suo paese.
    Dai documenti dei Pandora Papers emerge anche come Tony e Cherie Blair hanno risparmiato centinaia di migliaia di sterline in tasse sulla proprietà con l'acquisto di un edificio per uffici a Londra tramite una società offshore.
    C'è anche una milionaria russa di 46 anni, Svetlana Krivonogikh. Ex addetta alle pulizie in un albergo moscovita ed ex amante di Putin, con il quale avrebbe avuto una figlia mai riconosciuta dal presidente russo. Un mese dopo la nascita della bambina, ha comprato un lussuoso appartamento a Montecarlo. Adesso ha un patrimonio personale stimato in 100 milioni di dollari. I file rivelano anche come il Re di Giordania Abdullah, storico alleato degli Stati Uniti, abbia usato varie società fantasma per acquistare per oltre 100 milioni di dollari proprietà di lusso a Malibu, in California, a Londra e a Washington.
    Mentre in Africa tra le rivelazioni del consorzio di giornalisti ci sono gli affari del presidente del Kenya Uhuru Kenyatta: pur dipingendosi da anni come nemico numero uno della corruzione, Kenyatta e alcuni dei suoi stretti familiari hanno creato almeno sette entità offshore per nascondere denaro e beni immobiliari per più di 30 milioni di dollari. Nei documenti c'è anche la famiglia reale britannica, che tramite il fondo della Regina ha acquistato per 67 milioni di sterline una proprietà a Londra legata alla famiglia del presidente dell'Azarbaijan, Ilham Aliyev, accusata di corruzione.
    Tre i nomi di cittadini italiani finora esposti, anche se l'Espresso ha annunciato una nuova puntata per venerdì prossimo con altri nomi di connazionali. Carlo Ancelotti, allenatore del Real Madrid, i cui affari offshore sono finiti nel mirino del fisco spagnolo. Raffaele Amato, boss di Camorra, capo degli «scissionisti» e al centro della sanguinosa guerra tra clan che ha ispirato il libro e la serie televisiva Gomorra, ha fatto una serie di investimenti in Spagna grazie a una fiduciaria di Montecarlo poco prima della sua fuga nel 2005. Arrestato proprio in Spagna nel 2009, sta scontando una condanna definitiva a venti anni di reclusione. I consulenti di Montecarlo, scrive l'Espresso, non hanno mai risposto alle richieste di chiarimenti arrivate dal consorzio di giornalisti.
    Italiano è anche l'ex nazifascista Delfo Zorzi, intercettato dalla polizia italiana nel 1997 mentre era latitante, utilizzava per le comunicazioni più riservate un telefonino intestato alla filiale svizzera di una misteriosa società offshore. La sua esistenza e le sue attività in Italia, dove Zorzi controllava segretamente catene di negozi e aziende di abbigliamento, fu svelata da un'inchiesta giornalistica dell'Espresso firmata da Alessandro Gilioli. I Pandora Papers ora documentano che Zorzi era cliente della Fidinam, una società fiduciaria svizzera controllata da prestigiosi avvocati ed ex magistrati, che aveva registrato quel cliente con il suo nuovo nome giapponese, Hagen Roi, ottenuto a Tokyo dove vive dagli anni '70. Processato e condannato in primo grado per la strage di Piazza Fontana, Zorzi è stato assolto in appello e la Cassazione ha confermato in via definitiva la sua innocenza. Nel suo curriculum giudiziario compare solo una vecchia condanna definitiva dopo un arresto in Veneto nel 1968 per armi ed esplosivi. —
  2. BASTA CON IL CELIBATO PER I PRETI :Circa tremila pedofili, per due terzi preti, hanno agito all'interno della Chiesa cattolica francese dagli Anni 50. Lo ha rivelato un'inchiesta condotta dalla Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa che ha aggiunto che il numero di casi (su un totale di 115mila preti e religiosi) «è una stima minima». La commissione consegnerà martedì il rapporto alla Conferenza episcopale francese e alla Conferenza dei religiosi e delle religiose di Francia. In 22 casi è ancora possibile avviare un'azione penale, mentre in 40 casi i presunti crimini sono ormai troppo vecchi per essere portati a processo.
  3. BASTA CON PREVISIONI ELETTORALI : È quando i governi dicono «No Panic» che di solito inizia il panico. L'ordine arrivato da Pechino alle aziende di Stato dell'energia di assicurarsi forniture di gas per l'inverno «a tutti i costi», cioè pagando qualsiasi cifra, non è forse ancora un segno di disperazione; certo, dice che la preoccupazione è forte.
    La direttiva è stata emessa, la settimana scorsa, direttamente da Han Zheng, il vicepremier che sovrintende settore e industria dell'energia. Le imprese cinesi sul mercato con assegni in bianco sono ovviamente un guaio per il resto del mondo: i prezzi, già a livelli record, rischiano di salire ulteriormente e, nei prossimi mesi, aggiudicarsi forniture potrebbe essere difficile. È che l'intero mercato dell'energia è sotto pressione: sempre la settimana scorsa, il barile di petrolio ha toccato gli 80 dollari.
    In Cina, la ripresa dell'economia dopo la caduta indotta dalla pandemia, ha provocato una carenza di carbone disponibile e dunque la domanda di gas è esplosa. Il prezzo per assicurarsi una fornitura ha toccato nei giorni scorsi, in Asia, livelli record mai raggiunti, sopra i 34 dollari per milione di Btu (British Thermal Units).
    Ciò ha provocato rialzi record anche in Europa, dove le difficoltà del settore erano già presenti da mesi, dovute a un inverno lungo, a forniture limitate dalla Russia, a scarsità di vento per fare girare le pale eoliche. Di fatto, oggi i compratori asiatici e quelli europei sono in competizione diretta per assicurarsi cargo di gas naturale liquefatto (Lng).
    Questi livelli dei prezzi potrebbero ridursi via via che le scorte - basse nei mesi scorsi - si ricostituiscono e via via che si intravvede un ritorno alla stabilità, o addirittura un rallentamento delle economie. Fatto sta che al momento il mercato del gas è sotto pressione. Nel mondo del petrolio, la domanda è alta, nonostante la spinta dei governi a favore delle energie rinnovabili.
    Quest' estate, è cresciuta di quasi il 15% rispetto a un anno prima, secondo la International Energy Agency (Iea). E l'offerta è calata. Succede che gli investimenti nell'esplorazione di nuovi giacimenti e in nuovi pozzi si sono dimezzati negli ultimi dieci anni e sui mercati si prevede quindi che il prezzo del barile rimarrà alto, anche perché l'uso di petrolio non è destinato a ridursi nei prossimi anni.
    Oggi, lunedì 4 ottobre, si riunisce l'Opec+ (i 13 Paesi dell'Opec più la Russia e altri) e ci si aspetta che i produttori aprano un po' di più i rubinetti. Il loro obiettivo è mantenere il prezzo del barile di greggio tra i 70 e 80 dollari e ci si aspetta che decidano di aumentare la produzione di 400 mila barili al giorno per evitare che i prezzi salgano ulteriormente.
    L'attesa della riunione di oggi ha già allentato le tensioni sul mercato, con il barile di Brent sceso venerdì a poco più di 78 dollari e quello del West Texas Intermediate sotto i 75 dollari. La situazione nei mercati del gas e del petrolio crea preoccupazioni, naturalmente.
    E se i prezzi dell'energia dovessero rimanere alti nei prossimi mesi, o aumentare, l'allarme diventerebbe serio. Fonti di energia meno abbondanti, con costi in aumento, provocherebbero un rallentamento delle economie. In parallelo, il livello generale dei prezzi sta crescendo nelle maggiori economie: non solo per gas e petrolio ma anche per un gran numero di materie prime, a livelli record da un decennio, e nel settore alimentare, dove gli aumenti hanno toccato il 30% in un anno.
    Rallentamento dell'economia e inflazione in salita fanno parlare analisti e molti investitori di una vecchia e non amata conoscenza, la stagflazione diventata famosa negli Anni Settanta degli shock petroliferi.
    Detto succintamente, si tratta di un circolo vizioso: l'inflazione cresce e si fatica a contenerla, le banche centrali aumentano i tassi d'interesse e l'economia rallenta. Fino a che la circolarità non si spezza, si è in presenza di crescita bassa o nulla e di prezzi in aumento. Non siamo agli Anni Settanta, quando l'inflazione era in Occidente a due cifre.
    I prezzi, però stanno aumentando ovunque. Negli Stati Uniti, l'inflazione è sopra al 5% e il presidente della Fed Jerome Powell ha segnalato l'intenzione di ridurre lo stimolo monetario (acquisti per 120 miliardi di dollari al mese) prima di fine anno. Nell'Eurozona, le stime sull'inflazione di settembre pubblicate venerdì indicano il 3,3%, massimo da 13 anni.
    In Germania, il Paese europeo più avverso alla crescita dei prezzi, l'inflazione ha toccato il 4,1% in settembre, ha comunicato giovedì scorso l'ufficio statistico Destatis: è il balzo più consistente dal 1993. Le aspettative di molti economisti e della Banca centrale europea sono per un aumento ulteriore per fine anno ma poi una discesa nel 2022 e nel 2023.
    Non ci sono però certezze: sui prezzi dell'energia; su quelli delle materie prime; sui colli di bottiglia che mettono sottosopra le catene di fornitura globali, a cominciare dai microchip; sul mercato immobiliare cinese scosso dal caso Evergrande; sull'andamento della pandemia da Covid-19. E sulla susseguente tenuta o meno dei mercati finanziari, quello dei titoli pubblici e privati e le Borse. Anche i governi e le autorità monetarie, per quanto vigili, sono nella nebbia. Attenzione, comunque, a quando passeranno all'inquietante «No Panic».
  4. SE LE PREVISIONI ECONOMICHE DI DRAGHI SONO LE BASI SU CUI POGGIA LA SUA CREDIBILITA' :
    Certe storie si capiscono dalla fine e allora conviene partire da quello che sembra essere l'effetto politico dell'ondata d'inflazione che investe gli Stati Uniti, tocca l'Europa e (per ora) lambisce l'Italia. La conseguenza immediata è che riduce il margine di errore del parlamento, in vista della stagione in cui andrà eletto il capo dello Stato, attuato il Recovery mentre i partiti entrano in campagna elettorale.
    Se lo spazio per le sbandate si restringe, è perché rischia di restringersi più del previsto il sostegno che la Banca centrale europea darà al finanziamento del debito italiano nel 2022. Stanno per cambiare alcune coordinate di fondo che hanno guidato il Paese, durante due anni nei quali la Bce di fatto ha assorbito tutta la nuova offerta supplementare di titoli del Tesoro.
    Fra pochi mesi probabilmente non sarà più così e assorbire senza sbalzi questa transizione è una delle missioni della stagione che sta per aprirsi. C'è del resto un filo rosso fra la produzione di acciaio in Cina, quella di chip a Taiwan, il rincaro globale del prezzo del gas e gli equilibri italiani.
    Quelli della politica e della ripresa. L'alta marea dei prezzi seguita alle riaperture post-Covid si sta infatti dimostrando un po' più alta e persistente di quanto molti si aspettassero. Il prezzo delle materie prime quest' anno è salito in media del 60%.
    La produzione di chip di cui Taiwan è leader globale è ai massimi di sempre ma fatica a stare dietro alla domanda, creando scarsità e rincari per molti beni sofisticati. In Cina dodici grandi acciaierie hanno frenato la produzione dopo che il governo, in ritardo sui suoi obiettivi ambientali, ha proibito loro di bruciare carbone.
    Sempre in Cina il premier Li Keqiang ha ordinato alle aziende di Stato di assicurarsi le forniture di gas a qualunque prezzo, proprio per prevenire nuovi blackout. Questo non potrà che far salire ancora il prezzo dell'energia, almeno nel breve periodo. Per la prima volta la Cina genera così inflazione nel resto mondo, dopo aver eroso i prezzi durante trent' anni.
    Riconosce Gita Gopinath, capoeconomista del Fondo monetario internazionale: «I colli di bottiglia nell'offerta stanno persistendo più a lungo di quanto molti di noi si aspettassero all'inizio di quest' anno».
    Per Gopinath c'è il rischio «di coda« (a bassa probabilità, ma alto impatto) che l'inflazione in Occidente sfugga di mano, se gli choc energetici proseguono e i sindacati chiedono adeguamenti immediati dei salari. Per Capital Economics, un centro studi, a novembre in zona euro il carovita toccherà il 4%.
    Non sarebbe politicamente un buon momento: a dicembre la Bce decide la sua strategia sugli acquisti di titoli nel 2022 e i banchieri centrali più ortodossi spingeranno per ridurre molto. La presidente Christine Lagarde capisce che reagire troppo a due mesi d'inflazione può essere un errore. Ma la battaglia sta per aprirsi. L'Italia è parte della posta in gioco.
  5. COME POTETE ESSERE CREDIBILI SALVINI E GIOVANNINI se proponete il ponte stretto di Messina mentre i treni tra Torino e SAVONA si bloccano. PER CUI  aspettatevi altre astensioni.
  6. DRAGHI non capisce che gli italiani non sono minorenni a cui imporre la vaccinazione per avere il green pass obbligatorio. Perche' i minorenni non dovrebbero lavorare ma studiare !
  7. Draghi & C che Italia pensate di rappresentare e gestire ? Non certo la NOSTRA !
  8. La politica avrebbe dovuto stoppare il green pass obbligatorio, ma lo ha fatto solo la Meloni ! Che e' la sola in grado di rappresentare veramente il paese. Ma non l'ha capito !
  9. La credibilita' politica si rappresenta chiudendo l'era Draghi, per tendenze assurdamente autoritarie !

Mb

 

04.10.21
  1. LA VIA CINESE VERSO CUI CI VUOLE PORTARE IL GATTOPARDO DRAGHI:Undici. È il numero di giorni consecutivi in cui in cui si sono verificate incursioni di velivoli militari cinesi nello spazio di identificazione di difesa aerea taiwanese. Una zona che Pechino non riconosce, ritenendo Taiwan parte del suo territorio. Venerdì 1° ottobre la Repubblica Popolare Cinese ha celebrato il 72° anniversario della sua fondazione e per l'occasione ha inviato 38 aerei nello Stretto, un record. Un chiaro segnale che la riunificazione resta un obiettivo imprescindibile. Il primo gruppo era composto da 25 velivoli: 18 caccia J-16, quattro SU-30, due cacciabombardieri H-6 e un anti sommergibile Yun-8. Il secondo gruppo comprendeva invece 13 aerei. La seconda incursione di venerdì è avvenuta in orario serale, fatto inusuale che segnala lo sviluppo di capacità di aviazione notturna. Secondo i media locali, i velivoli provenivano da diversi squadroni, a dimostrazione che Pechino è in grado di assemblare rapidamente forze di varie unità. Taiwan ha reagito facendo decollare alcuni caccia e allertando i sistemi di difesa antimissile. Le azioni sono continuate anche ieri, con un'incursione di 20 aerei. BASTANO ?Circa 75 anni fa Hermann Göring testimoniò
    al tribunale di Norimberga, gli venne chiesto:
    "Come avete convinto il popolo tedesco
    ad accettare tutto questo?"
    Lui rispose:
    "E' stato facile,
    non ha nulla a che fare con il nazismo,
    ha a che fare con la natura umana.
    Lo puoi fare in un regime nazista, socialista,
    comunista, in una monarchia e anche in
    una democrazia.
    L'unica cosa che si deve fare per rendere
    schiave le persone è impaurirle.
    Se riuscite a immaginare un modo per impaurire
    le persone, potete fargli fare quello che volete."
  2. Mentono prima delle elezioni perche' loro pensano che gli italiani siano scemi : «Speriamo che dopo il primo trimestre del 2022 saranno aperte nuove pipeline e torneremo a prezzi più ragionevoli del gas». Le parole del ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, nel suo intervento alla pre-Cop 26 di Milano, lasciano intravedere un orizzonte di altri sei mesi di caro-bolletta per famiglie e imprese.
    In poco tempo le quotazioni del gas hanno toccato quota 100 euro per Megawattora (MWh), quasi cinque volte il livello di inizio anno: un record mai visto prima. L'andamento è dovuto anche a nuovi crolli dei flussi dalla Russia. Per Cingolani la svolta ecologica pesa limitatamente: «Le bollette aumentano all'80% per il rincaro del gas e al 20% per quello del carbonio - ha rassicurato Cingolani -. Non si può dire che la transizione energetica aumenti il costo dell'energia. Vogliamo uscire dal gas, servono investimenti sulle rinnovabili».
    La speranza è quindi che si tratti di un trend solo temporaneo e passeggero come più volte sottolineato dalle Banche centrali alle prese con i rincari globali dei prezzi dell'energia e delle materie prime. La paura è che la fiammata delle quotazioni di luce, gas e anche petrolio possa avere effetti rialzisti strutturali su tutta la catena delle attività di produzione e arrivare ai consumi delle famiglie. Il tutto rimetterebbe in moto una corsa dei prezzi che sfocerebbe in tassi d'inflazione elevati, sopra alla soglia del 2% desiderata dalle banche centrali e ritenuta sana per la crescita. Questo in una fase di ripresa ancora fragile.
    Sul tasto di una risalita dell'indice dei prezzi solo temporanea ha spinto ieri anche il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco: «Il recente rialzo dell'inflazione appare in gran parte dovuto a fattori temporanei e non vi sono oggi segnali di surriscaldamento negli andamenti dei salari e delle aspettative sulla crescita dei prezzi – chiarisce –. Tuttavia il rischio di un'inflazione più elevata e persistente di quanto attualmente previsto va attentamente monitorato» ha detto ieri Visco. Che, pur sottolineando come «larga parte delle analisi disponibili tendono a suggerire che la transizione energetica potrebbe comportare un aumento dell'inflazione», ha anche aperto a scenari di segno opposto: «Studi recenti, anche di economisti della Banca d'Italia, indicano che, quando si tengono in conto gli effetti più generali di una carbon tax tale da indurre una rapida transizione verso un'economia a emissioni zero, il suo impatto nelle prime fasi di aggiustamento potrebbe addirittura essere deflattivo»
  3. Infatti «Si ferma la salita della produzione industriale», che non arretra solo ad agosto (-0,2%) ma ancora a settembre (-0,3%), con un terzo trimestre che così si chiude con il segno più grazie solo alla spinta di luglio (+0,8% su giugno). A dirlo è il Centro studi Confindustria che però rileva che nella manifattura non c'è pessimismo, anzi: «La domanda si è confermata forte e l'incertezza sulle possibili ricadute economiche di eventuali irrigidimenti delle restrizioni amministrative dovute alla pandemia si è molto attenuata» e «sono molto migliorate le attese sull'andamento dell'economia nei prossimi tre mesi». La produzione industriale è «cresciuta nel terzo trimestre del 2021, secondo quanto rilevato dalle imprese intervistate dal CsC, dello 0,5% trimestrale, ovvero un ritmo fisiologicamente più contenuto di quanto osservato nei primi due (quando era aumentata rispettivamente di +1,2% e +1,5%)». Intanto Confartigianato lancia l'allarme per «la vera e propria batosta ai danni delle piccole e medie imprese legata agli aumenti shock di prezzo delle commodities non energetiche», e calcola che è di 46,2 miliardi l'impatto annuo su 848 mila micro e piccole imprese. —
  4. INTANTO ASPETTA E SPERA : «Siccome l'esplosione dei prezzi non è giustificata e viene addebitata alla riduzione delle risorse, spero che l'Ue abbia la forza di mettersi a trattare con i grandi produttori, a partire dalla Russia. Più che il costo della transizione, i rincari mi sembrano il colpo di coda dell'energia fossile». La svolta verde non sarà un pranzo di gala, ormai è chiaro a tutti. Secondo Renato Mazzoncini, però, non è il momento di cercare appigli e innescare la retromarcia. «È dalla crisi petrolifera degli anni Settanta che avremmo dovuto fare scelte diverse» dice l'amministratore delegato di A2A, la Life Company quotata in Borsa da 13.000 dipendenti che gestisce la generazione, la vendita e la distribuzione di energia oltre a teleriscaldamento, raccolta e recupero dei rifiuti, mobilità elettrica e servizi smart per le città.
    Mazzoncini, il mondo si spacca sui grandi temi dell'ambiente e il risultato è che, senza l'intervento del governo, sarebbe arrivato un salasso in bolletta. Qualcuno si è mosso troppo in fretta?
    «No, anzi. Il costo del gas è triplicato, lo stesso vale per il petrolio, che è raddoppiato. L'unico modo che abbiamo per fermare i prezzi è accelerare le rinnovabili. A differenza delle risorse naturali, l'energia esistente in natura, a cominciare da quella prodotta dal sole, dal vento e dall'acqua, è sostanzialmente infinita, e abbiamo le tecnologie per catturarla. Noi ci siamo già preparati: siamo i secondi produttori del Paese e nel 2050 tutta la nostra energia sarà da fonti rinnovabili».
    Nel suo libro appena uscito per Egea, "Inversione a E", sostiene che «l'energia del petrolio è talmente comoda che ci ha impigrito». Perché?
    «Per i miei figli non sono preoccupato per il tema energetico, sono convinto che arriveremo alla decarbonizzazione. Ma occorre accelerare, a partire dai trasporti. Il settore della mobilità può e deve contribuire al futuro».
    Secondo le regole Ue nei prossimi anni la maggior parte delle vetture dovrà necessariamente abbandonare l'impiego di fonti fossili tradizionali e adottare il vettore elettrico. Eppure, le auto elettriche rappresentano meno del 5% di quelle vendute…
    «Se in Italia si trovassero le auto elettriche allo stesso prezzo di quelle tradizionali, sono pronto a scommettere che uno su due punterebbe su quelle green. Sono i produttori, oggi, a non essere ancora preparati per affrontare il passaggio. I problemi si risolvono, ma serve una visione estesa».
    Che cosa manca?
    «Bisognerebbe seguire l'esempio di Elon Musk, che ha creato una gigafactory. I costruttori tradizionali, invece, non hanno ancora messo in piedi una filiera di produzione per le batterie. Per disporre nel 2050 di un parco automobilistico mondiale totalmente decarbonizzato, ipotizzando una produzione annua invariata di 80 milioni di veicoli elettrici, serviranno circa 160 impianti come quello di Tesla, e tre nel nostro Paese».
    Ma smaltire le batterie è un processo complicato, con costi ambientali. Non è un circolo vizioso?
    «No. Le batterie sul lungo periodo sono ampiamente riciclabili, la Ue ha fissato un obiettivo per il 2050: l'80% delle terre rare arriveranno dal riciclo».
    L'Italia è pronta?
    «In Italia siamo esperti di economia circolare, anzi: il riciclo rappresenta la nostra vera miniera».
    Anche in questo caso però la transizione è dolorosa.
    «Penso che il Pnrr rappresenti una straordinaria opportunità, un'occasione per la riconversione dell'automotive. Le tre gigafactory che servirebbero all'Italia possono creare 30 mila posti di lavoro. La transizione non è un pranzo di gala, ma abbiamo di fronte a noi quattordici anni. Possiamo farcela. Ma serve un'inversione di tendenza radicale e globale: mi auguro che la politica fissi degli obiettivi chiari e poi cominci a correre». —
  5. LA PROVA CHE I SALVINI BOYS NON RAGIONANO E POSSONO DIVENTARE PERICOLOSI : Centosessanta euro di multa per essersi seduto su un muretto a chiacchierare in attesa di prendere servizio. A essere sanzionato dai vigili non è stato qualcuno che infastidiva i passanti ma un autista della Sun, l'azienda di trasporto pubblico locale partecipata dal Comune. La vicenda, capitata l'altra sera a Novara, è destinata a riaccendere il dibattito sul Regolamento di polizia urbana, già oggetto di vivaci polemiche quando fu adottato nel 2018. È accaduto in piazza Garibaldi, di fronte alla stazione ferroviaria, dove fanno capolinea tutti gli autobus urbani e dove avviene il cambio degli autisti a fine turno. Fabio Saladino, 40 anni, di Novara, dal 2017 alla Sun, venerdì aveva un orario spezzato, con tre ore di stacco pomeridiano. Alle 17,10 doveva riprendere servizio sulla linea 5. «Sono arrivato un po' in anticipo - racconta - e mi sono messo a chiacchierare con gli altri colleghi, una decina, che aspettavano d'iniziare il lavoro. Ero in divisa, come tutti».
    L'azienda di trasporto ha lì un chiosco di pochi metri quadri, usato soprattutto d'inverno ma inutilizzabile ora che c'è da mantenere il distanziamento. In ogni caso nella bella stagione gli autisti hanno sempre preferito sostare all'aria aperta. Saladino si è seduto sul muretto di cemento che delimita la piazza, lungo una quindicina di metri, quando si sono avvicinati due agenti.
    Racconta l'autista: «Mi hanno detto: "Gentilmente può alzarsi? Lì non si può stare seduti". Ho chiesto perché, visto che non ci sono cartelli. "C'è un regolamento del 2018, se non si alza dobbiamo farle la multa". E dal 2018 venite adesso? Gli autisti da decenni si siedono qui ogni giorno. In questa piazza abbiamo visto di tutto: persone che bevono alcolici in violazione di un'ordinanza comunale, che dormono, che defecano, che si lavano le parti intime alla fontanella. E tanti che si siedono su questo muretto, anche i tassisti e i passanti. Ho risposto, con molta calma, che non vedevo il motivo di alzarmi: "Non sto urlando, né schiamazzando, né infastidendo nessuno. Non faccio nulla di male. Se ritenete che violi qualche norma, qui ci sono i miei documenti"».
    Gli hanno contestato l'articolo 11, comma 2, lettera B del Regolamento di polizia urbana perché «si sedeva e sostava sul muro di cinta situato in piazza Garibaldi fronte hotel Cavour». Un comportamento che avrebbe messo a repentaglio la «Sicurezza urbana»: così è intitolato l'articolo 11, che vieta tra l'altro di «sedersi o salire sui monumenti, e/o sostare sui basamenti degli stessi, sui fabbricati, sui manufatti, sui lampioni, sui muri di cinta». Sanzione prevista: da 80 a 500 euro. «Ho scoperto ieri - dice Saladino - che quello è un monumento, abbiamo sempre creduto fosse una panchina. Avendomi preso i documenti, non ho potuto entrare in servizio e ho saltato le prime due corse. Mi sono sentito preso in giro. Lunedì sentirò un legale». Il comandante della polizia locale, Pietro Di Troia, interpellato sull'episodio, ha risposto laconico: «Non mi risulta». La vicenda ricorda quella avvenuta nel 2010 a Vigevano, quando due ragazze furono multate per essersi sedute sui gradini del basamento di una statua in piazza Ducale in un pomeriggio di fine giugno. Anche in quel caso 160 euro a testa per violazione del Regolamento di polizia urbana, sanzioni poi annullate dal giudice di pace. A verbalizzarle era stato personalmente il comandante: lo stesso Di Troia, all'epoca in servizio a Vigevano. —
  6. ANCHE IL PAPA SBAGLIA : Migliaia di donne americane hanno marciato in oltre seicento città per difendere il diritto all'aborto e la storica sentenza della Corte Suprema del 1973 che lo ha di fatto legalizzato negli Stati Uniti.
    La manifestazione più partecipata è stata quella di Washington, non lontano dal Congresso dal quale pretendono rassicurazioni di fronte alle minacce che arrivano da più parti. A partire dalla legge choc del Texas, che ha vietato le interruzioni di gravidanza dopo la sesta settimana anche in caso di stupro e incesto. La norma è entrata già in vigore e finora i tentativi legali per fermarla non hanno avuto successo. C'è poi la più complessa e pericolosa partita della Corte Suprema: il 1° dicembre i saggi americani le argomentazioni contro la legge sull'interruzione di gravidanza del Mississippi, una delle più rigide d'America, in quello che è il caso il più importante sull'aborto sul quale la Corte interviene dal 1992. L'udienza è un test cruciale per la Roe v. Wade, la sentenza del 1973 che ha legalizzato l'aborto. Il timore è che la Corte Suprema, a maggioranza conservatrice e di matrice trumpiana, stravolga e capovolga la legge facendo cadere un diritto ormai acquisito.
    Nonostante la maggioranza degli americani sia contraria allo stralcio della Roe v. Wade, molti conservatori e Stati repubblicani premono affinché la Corte Suprema si pronunci, sperando che le tre nomine effettuate da Donald Trump possano far la differenza e regalare loro la vittoria della vita, ovvero l'abolizione dell'aborto. Un'ipotesi alle quale le circa 40.000 donne americane in piazza non vogliono neanche pensare. «Sono cresciuta con la Roe v. Wade e mi sono sentita sicura. Ora, con questa vicenda del Texas, non lo sono più e quindi manifesto per tutte le altre donne che hanno bisogno di questo servizio», dice una manifestante di 52 anni, giunta a Washington dall'Indiana. All'inizio del corteo va in scena anche una piccola contro protesta: alcune decine di persone a favore dell'abolizione dell'aborto hanno urlato contro le manifestanti: «Avete il sangue di bambini innocenti sulle vostre mani».
    Pur essendo un tema caldo e al centro di un acceso dibattito, le manifestazioni attraggono un numero decisamente minore di manifestanti rispetto a quelle dell'era Trump, quando milioni di americane scesero in piazza contro il presidente. Proprio sui numeri dei partecipanti è concentrata l'attenzione della politica, soprattutto dei democratici, che considerano le proteste un test per verificare l'entusiasmo liberal nell'era post-Trump in vista delle elezioni di metà mandato. L'elezione di Biden ha calmato gli animi e reso milioni di americane più sicure: molte hanno staccato la spina dal vortice delle news quotidiane innescato dall'ex presidente tanto, altre ammettono di essersi prese una pausa dalla "politica", altre temono per il Covid, altre ancora sono convinte che si siano emergenze più preoccupanti. Un mix di fattori che riduce la partecipazione e preoccupa i democratici, mostrando loro una strada non facile per le elezioni del 2022. —
  7. LA PROVA DEI BLA BLA DI CINGOLANI-DRAGHI  SPONSOR DEL NUCLEARE : La partita energie rinnovabili contro nucleare? Nel 2020 si è chiusa con un punteggio di 250 a zero a favore delle prime. La cifra rappresenta i nuovi gigawatt di capacità installati a livello mondiale lo scorso anno, quando il distacco tra impiantistico tra le due settori energetici si è fatto più evidente. A riportare i numeri di questo scontro virtuale è il World Nuclear Industry Status Report 2021, pubblicazione che valuta lo stato e le tendenze dell’industria nucleare internazionale. Il rapporto è curato da Mycle Schneider, consulente energetico e attivista anti-nucleare, ma ha coinvolto nella sua stesura 13 esperti interdisciplinari internazionali e prestigiose istituzioni accademiche come l’Università Harvard, quella di Meiji a Tokyo, l’Università di Nagasaki, La British Columbia e la Technical University di Berlino.

    Il risultato è un documento di 409 pagine che valuta da vicino lo stato della programmazione di nuovi impianti nei 33 paesi nucleari (fino a metà del 2021) e nelle nazioni interessate all’atomo, fornendo anche una panoramica su produzione e chiusura dei reattori. I dati sono gli stessi già pubblicati dalla World Nuclear Association, l’associazione internazionale che promuove l’energia nucleare. Ma il rapporto aggiunge anche alcuni capitoli di approfondimento a partire da quello “Energie rinnovabili contro nucleare” che compara i due settori mettendo a confronto investimenti, nuova capacità e generazione elettrica.
    Energie rinnovabili contro nucleare

    Una premessa è d’obbligo. Il 2020 non rappresenta l’anno migliore per le analisi energetiche per gli ovvi effetti della pandemia su consumi, produzione ed economia in generale.

    Il World Nuclear Industry Status Report 2021 sottolinea come lo scorso anno la produzione di energia nucleare sia crollata di un margine senza precedenti (>100 TWh) – escludendo il periodo post Fukushima (2011-12) – mentre la capacità operativa ha raggiunto un nuovo picco a metà del 2021. Contemporaneamente le rinnovabili non idroelettriche hanno superato gli impianti nucleari nella produzione di elettricità su scala globale, con un 3.137,47 TWh contro 2.616 TWh. Aggiungendo la generazione idroelettrica, la quota verde sale sopra i 7.492 TWh (fonte).

    L’aumento netto della capacità nucleare (nuovi reattori meno impianti chiusi) è sceso a 0,4 GW, rispetto agli oltre 250 GW installati dalle rinnovabili. “Il nucleare è irrilevante nell’odierno mercato delle nuove costruzioni di capacità elettrica”, scrivono gli autori. Nel complesso “la quota nucleare nella produzione lorda globale di elettricità ha perso l’aumento di 0,2 punti percentuali del 2019 ed è tornata al suo lento ma costante declino da un picco del 17,5% nel 1996 con una quota del 10,1% nel 2020″.

    Il rapporto punta il dito anche sull’età degli impianti. In assenza di importanti programmi di nuova costruzione, a parte la Cina, l’età media della flotta mondiale di reattori nucleari in funzione continua ad aumentare e alla metà del 2021 ha raggiunto i 30,9 anni. E “i piccoli reattori modulari (SMR) ottengono molta copertura mediatica, un po’ di denaro pubblico, ma finora non sono disponibili in commercio e non lo saranno per altri 10-15 anni. I progetti pilota in Argentina, Cina e Russia sono stati deludenti”.Negli ultimi anni si è parlato diverse volte di ridurre i sussidi ambientalmente dannosi (SAD) dell’Italia, ossia quegli incentivi che oggi supportano progetti e risorse con un impatto negativo su clima e/o ambiente. Purtroppo al di là dei grandi proclami e delle buone intenzioni, i SAD si aggirano ancora su cifre altissime. Per la precisone nel 2020 il loro costo totale ha toccato quota 34,6 miliardi di euro. Appena poco sotto i 35,7 miliardi di euro segnalati per il 2019.

    A ricordarci l”annuale spesa “anti transizione” dell’Italia è ancor una volta Legambiente nel rapporto Stop sussidi ambientalmente dannosi (pdf). Il documento, pubblicato oggi, analizza il costo dei SAD destinati al settore energetico ma anche ai trasporti, all’agricoltura, ai canoni ed all’edilizia. Per un totale di 51 voci diverse tra sussidi diretti e indiretti. Una buona parte, ci tiene a sottolineare l’associazione, sarebbe eliminabile già entro il 2025, ri-destinando le risorse al nuovo percorso di decarbonizzazione. Parliamo di 18,3 miliardi oggi a sostegno di elementi come la ricerca fossile o il capacity market per le centrali a gas.


    “Non è più accettabile – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – continuare a rimandare […] È importante che l’Italia definisca al più presto una roadmap di uscita dalle fossili e dai sussidi, che preveda interventi entro il 2025. Il nostro auspicio è che dalla Pre-Cop di Milano che si è aperta oggi possa arrivare dal nostro Paese anche un impegno concreto di questo tipo”.
    I sussidi ambientalmente dannosi in dettaglio

    Quando si tratta di sussidi dannosi per l’ambiente, il settore energia si fa notare. Tra incentivi diretti e indiretti, oggi conta 12,9 miliardi di euro di SAD sotto forma di per lo più di risorse destinate al comparto degli idrocarburi. In mezzo a questi questi, fanno capolino i 498,94 milioni di euro destinati alle trivellazioni ma anche vecchie conoscenze come i CIP6, le agevolazioni IVA, le riduzioni di prezzi e i fondi pubblici per la realizzazione di infrastrutture del settore. “Fra le 24 voci di sussidi, almeno 13 sono subito eliminabili entro il 2025, per un valore pari a 6,1 miliardi di euro”, spiega Legambiente. “Gli altri 6,7 miliardi andrebbero, invece, rimodulati, in quanto strettamente connessi con settori strategici produttivi o di consumo”.

    Al settore edilizio appartengono 1.147,8 i milioni di euro, in forma di sussidi indiretti alle fonti fossili. Seguono i trasporti con 16.600 milioni di euro di sussidi ambientalmente dannosi. Non manca il capitolo Capacity Market. Il sostegno alle centrali a gas garantito da questo meccanismo “costerà alla collettività circa 15 miliardi di euro per i prossimi 15 anni”.

    Per Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente “intervenire sui sussidi ambientalmente dannosi vuol dire liberare ingenti risorse, almeno 35 miliardi di euro l’anno, a favore di interventi che permetterebbero di rilanciare investimenti in innovazione ambientale”. Risorse “in grado di portare non solo cambiamenti strutturali nei diversi settori di intervento ma anche di creare benefici per le famiglie e per le imprese”.
  8. I RISCHI DIETRO L'ANGOLO :Bufera nel carcere di Torino, per le condizioni di lavoro e sicurezza. Il personale della polizia penitenziaria punta il dito contro il direttore e il comandante di reparto. Con una lettera ai vertici nazionali del Dap, a firma congiunta dei sindacati di categoria, si chiede una «ispezione urgente per verificare la completa assenza di disposizioni sulla organizzazione del lavoro e sulla gestione degli eventi critici, sulla assenza di relazioni, rapporti, riferimenti certi con il personale». I sindacati sono netti nell'affermare che «l'incolumità fisica del personale di polizia penitenziaria è a grave rischio». E preannunciano, in «mancanza di riscontri», proteste di fronte al carcere. —

  9. PETIZIONE PER LO STUDIO DELLE MISCELE DI PESTICIDI , METALLI PESANTI E MUFFE NATURALI NEI CAMPI E NELLE SERRE EUROPEE.


    Considerato che: 1. i danni che provocano le miscele di pesticidi alle api che impollinano i fiori . 2. Tutti gli alberi da frutto necessitano di impollinazione . 3. Le api sono seriamente minacciate dalla chimica. 4. Il mondo non potrebbe esistere senza le api. 5. Secondo l’allarmante rapporto della FAO e dell’Oms l’uso sistematico di insetticidi del gruppo dei neonicotinoidi influisce negativamente sul potenziale riproduttivo degli impollinatori ed e’ stato collegato con altri fattori al declino funzione di api da miele e selvatiche. 6. I NEOCOTINOIDI sono gli insetticidi piu’ utilizzati al mondo. L’EUROPA ne ha vietati 3 nel 2018 ma solo in campo non in serra. 7. Nei paesi dell’Ue sono state rilasciate almeno 67 diverse autorizzazioni di emergenza per l’uso all’aperto di questi prodotti chimici. 8. In deroga perche’ e’ vietato come l’insetticida neonicotinoide usato in Italia per contrastare la cimice asiatica. In questa situazione di ambiguità si propone una petizione al fine avviare, entro il 2021, uno studio sulle miscele di pesticidi , metalli pesanti e muffe naturali sono presenti nei campi e nelle serre europee.
    Temi

    Agriculture

    Environment

    Environment - Water

    Environment - Pollution

    Environment - Protection and Preservation
    Paese interessato dalla petizione

    EU - European Union
    Lingua della petizione

    italiano
    Vuoi autorizzare altre persone a sostenere la tua petizione?


    OPZIONI SULLA RISERVATEZZA

    Acconsento alla pubblicazione del mio nome da parte del Parlamento europeo per motivi di trasparenza.
    Rappresenti un'associazione?


    Nome dell'associazione

    EUROPEANCOMMUNITY
  10.  Tesoro degli Agnelli, Margherita insiste per la ‘sua’ fetta
    Dal clima di famiglia stile caserma alla lotta per l'eredità dell'Avvocato: cosa succede tra Margherita Agnelli e i figli del 'ramo' Elkann
    Pubblicato il 02 Ottobre 2021 ore 09:25
    Tesoro degli Agnelli, Margherita insiste per la ‘sua’ fetta
    4 min


    La tensione all’interno della famiglia Agnelli-Elkann non è affatto calata. Anzi, continuano a essere riportati battibecchi e tentativi di scalata al ‘tesoro’ diviso da Gianni Agnelli e Marella Caracciolo, gestito secondo ‘testamento’ dai tre fratelli Elkann John, Lapo e Ginevra. La figlia dell’Avvocato e madre dei tre, la oggi 65enne Margherita Agnelli, vuole mettere in discussione gli accordi familiari e i patti di successione, recuperando una parte dell’eredità che secondo lei le spetterebbe di diritto. Gli Elkann non sarebbero d’accordo di mettere in piazza la discussione, né di accontentare Margherita.

    Riporta la rivista Oggi: “Il 13 settembre Margherita Agnelli ha aperto un nuovo fronte davanti ai giudici di Ginevra: sostiene di essere stata ingannata, di aver ricevuto solo le briciole della fortuna paterna, chiede di rifare i conti e di avere quel che le spetta. Le posizioni sono inconciliabili e la guerra continua. Margherita ha portato avanti una montagna di atti. A partire dalle carte del 2004, un anno dopo la morte del padre Gianni, quando le furono liquidati circa un miliardo e trecento milioni di euro in quadri, danaro e beni immobili, che oggi soprattutto per la rivalutazione delle opere d’arte, potrebbero valere quasi il triplo. Il problema è che accettando quel tesoretto, Margherita di fatto rinunciò a tutto il resto. «Accetto, per motivi di pace, di risolvere definitivamente la successione di mio padre», lasciò scritto in calce all’accordo, «in conformità a questa proposta, chiarendo che ai miei occhi alcune cifre non sono conformi alla realtà». Qualcosa quindi aveva capito. Margherita in quasi due decenni di ricerche sarebbe riuscita a mappare un immenso tesoro, disperso in più isole, come le Vergini Britanniche, nelle finanziarie off-shore dei più remoti paradisi fiscali o nel triangolo d’oro tra Svizzera, Lichtenstein e Lussemburgo. Ha consegnato la lista ai giudici svizzeri, con una richiesta: aprire una a una tutte le casseforti di famiglia, valutare il loro contenuto e suddividerne la parte che non è rientrata nella sue cessioni del 2003. Ammesso che le informazioni siano corrette e che i magistrati elvetici diano ragione a Margherita, cosa potrebbe uscire dai forziere di famiglia? «Non lo sanno nemmeno loro quanti soldi hanno», commenta un finanziere milanese“.

    Secondo Marco Bava, consulente industriale e legale nonché amico di Edoardo Agnelli, ha commentato: «Gli affetti e i sentimenti, o meglio la loro assenza, sono lo snodo centrale di tutta la vicenda. Gli Agnelli non sono una famiglia come tutte le altre. Una volta Gianni Agnelli disse che in casa sua si era sempre vissuto come in caserma. Un ambiente restio a manifestare il calore delle emozioni. Margherita è cresciuta in quel contesto e una volta adulta non ha fatto altro che perpetuarlo all’interno del suo nucleo familiare. I suoi primi tre figli vivevano come principini, ovvio, frequentavano le migliori scuole, ma basta per rendere felice un bimbo o una bimba? Lapo un anno fa ha dichiarato di aver subito abusi in un istituto di gesuiti nel quale era stato mandato a 13 anni. Chi si occupava di lui in quegli anni? L’Avvocato non sarà ricordato come un papà modello, forse è stato migliore come nonno. Lui e Marella di fatto hanno adottato i tre figli di Margherita fino a farne i loro eredi. Non credo che in anni recenti le cose siano cambiate e non so quante volte nonna Margherita abbia preso in braccio i suoi nipoti».

Mb

 

 

03.10.21
  1. Perché deve essere una personalità che ha avuto incarichi politici il nuovo Presidente della Repubblica ?  Non sta mica  scritto nella Costituzione ?Anzi e' proprio meglio che non lo sia per portare il paese al centro della Repubblica. Ad esempio la promotrice dell'Erasmus ha dimostrato piu' lungimiranza del candidato dei partiti: il gattopadersco Draghi che attraverso Lamorgese intende perseguitare la poliziotta Nunzia Alessandra Schilirò, vicequestore di Roma finita al centro delle polemiche per le sue dichiarazioni contro il green pass sul palco di San Giovanni, per reato di opinione.
  2. Questa e' la dimostrazione che sta nascendo la dittatura di Draghi  con l'appoggio di Prodi, Letta Conte !
  3. Tutte le votazioni prevedono la possibilità di astensione perche' non si puo' fare con le votazioni politiche per i bla bla di incompetente superficialita' economica di Conte, o di superficialità democratica di Draghi-Letta , o di ambiguita' di Salvini-Giorgetti ?
  4. L'esercito europeo non deve essere un costo aggiuntivo che sottrae risorse ad altri impieghi , come dichiara Draghi. Ma deve essere un costo sostitutivo rispetto agli eserciti nazionali.
  5. Invece di far perseguitare le persone che non la pensano come Draghi-Figliolo sarebbe meglio che si chiedessero perche' i vaccinati continuano ad ammalarsi !
  6. Una delle associazioni in prima linea, per quanto ancora possibile in stato di emergenza, a Usnarz Górny, è Fundacja Ocalenie, una ong polacca che da anni offre sostegno ai richiedenti asilo. Al confine porta cibo, acqua, coperte, abiti asciutti e assistenza legale. Due settimane fa - spiega la portevoce Marianna Wartecka - la ong ha scritto alle Nazioni Unite per un intervento immediato.
    l1Le condizioni del gruppo di richiedenti asilo bloccati a Usnarz Górny sono terribili, pensate che ci saranno altre vittime?
    «Pensiamo ci siano già altre vittime. Il problema è che potremmo non saperlo mai, potremmo non trovarli. Da quando il confine è diventato una zona off limits ci dobbiamo affidare a quello che ci dicono le autorità polacche, e potrebbero non voler dire tutto. Credo che altri corpi verranno trovati nell'area, non si può resistere a lungo al freddo, senza acqua nè cibo. E tra due settimane inizierà la stagione della mietitura, sul lato polacco è pieno di campi di grano, perfetti per nascondersi. Temiamo molto che quando verrà tagliato scopriremo altro».
    l2Il governo polacco ha decretato lo stato d'emergenza per contrastare la "pratica" della Bielorussia, che spinge i migranti in Europa per rappresaglia. Cosa ne pensa?
    «Penso che Varsavia sia complice di una violazione intollerabile dei diritti umani. Inoltre, la zona di confine larga 3 chilometri è stata chiusa agli operatori delle ong e ai giornalisti, rendendo impossibile verificare in modo indipendente le affermazioni delle guardie di frontiera polacche o bielorusse».
    l3Come reagiscono i polacchi che vivono vicino al confine?
    «All'inizio, quando vedevano i migranti fuggire dalla Bielorussia per entrare in Polonia preparavano loro un tè caldo e un piatto di zuppa, poi chiamavano le autorità affinché li potessero aiutare. Non immaginavano cosa sarebbe successo, quando hanno capito hanno smesso di chiamare le guardie di frontiera».
    l4Il governo ha prorogato lo stato di emergenza. Cosa ne pensa?
    «Il governo sta uccidendo il principio di umanità, quell'idea minima di umanità che ci rende persone. Sta cercando di legalizzare la cosiddetta procedura disumana, nega l'accesso alla procedura di asilo, permette che persone confuse, deboli ed esauste vengono lasciate nelle foreste, senza voce e senza speranza. mon.per. —
  7. IL PUNTO DEBOLE di Mediobanca :  tempi cambiano e con essi i ruoli. Non solo di chi è in consiglio e nelle liste di maggioranza. Ma anche di manager, imprenditori e professionisti. Perché se, legittimamente, il primo socio (19%) di Mediobanca, la Delfin di Leonardo Del Vecchio, ha chiesto modifiche della governance in Piazzetta Cuccia - in particolare in merito alla presenza di tre dirigenti della merchant bank nella lista di maggioranza - è altrettanto vero che il Diavolo sta sovente nei dettagli.

    Ripercorrendo infatti a ritroso la storia recente della banca d'affari guidata da Alberto Nagel si scopre che tra fine 2007 e autunno 2008 a lavorare alla revisione dello statuto è stato lo studio BonelliErede, nella persona del suo co-fondatore, Sergio Erede.
    Proprio quell'affermato avvocato d'affari che da anni è il super consulente legale di Del Vecchio e che lo sta supportando in questa partita strategica e fondamentale per le sorti di Mediobanca, per il principale asset rappresentato dalle Generali e, probabilmente, per i futuri equilibri della finanza nazionale.

    All'epoca, Erede aveva assistito Piazzetta Cuccia nella revisione dello statuto, in particolare nella parte che riguarda il cda (articolo 14, oggi articolo 15), in seguito alla fusione di Capitalia in Unicredit.

    Così tredici anni fa venne deciso di introdurre la clausola che garantiva l'indipendenza della merchant bank, relativa alla presenza nel board di cinque manager dell'istituto (dirigenti in carica da almeno tre anni) e che imponeva che l'ad fosse individuato tra questi ultimi.

    Poi tra il 2015 e il 2020 erano state apportate le modifiche relative dapprima alla riduzione del numero di dirigenti in lista da cinque a tre e poi quelle relative al vincolo che l'ad fosse scelto tra i manager in consiglio. E proprio in questi mesi, in Mediobanca sono in corso valutazioni su eventuali, ulteriori modifiche.

    Di fatto le stesse che oggi l'avvocato Erede ha studiato, conoscendo approfonditamente l'argomento, per l'offensiva di Del Vecchio. Un doppio ruolo in questa complessa e fondamentale partita che per qualcuno stride.

Mb

 

02.10.21
  1. Quanta energia si spreca con la produzione di bitcoin ed i videogiochi ?
  2. Abbiamo spese risorse ed energia per portare da decenni l'acqua potabile nelle case e la gente spende soldi, tempo ed energie per consumare l'acqua in bottiglia che asseta i paesi che la producono !
  3. Credo che l'Europa stia arrivando a fine corsa grazie ad Ursula by Merkel ! :https://www.raiplay.it/video/2021/09/Indovina-chi-viene-a-cena---Una-rivoluzione-quasi-verde---Puntata-del-25092021-e034697e-fbd4-408a-9aa9-671f4991a431.html
  4. Hanno costruito il virus chimera Covid  mutante in modo tale renderlo antigenico. Per cui  se si fa il vaccino per il gene X , poi questo cambia in Y per cui il vaccino non ha piu' valore. Il vaccino non da una protezione temporale, ma limitata alla tipologia del virus che mutando continuamente , il vaccino copre per tipologia che se muta non copre piu'. Ecco il boomerang  del green pass che ne' Draghi ne' Figliolo vogliono accettare peche' le banche e l'esercito funzionano diversamente perché la BCE di Draghi ha potuto emettere liquidità senza conseguenze sull'inflazione se c'e' recessione.  L'esercito esegue gli ordini senza chiedersi quali conseguenze umane possono derivarne perche' questo dovrebbe chiderselo chi da gli ordini, in questo caso Draghi su Figliolo.
  5. Risolvere con il green pass il problema delle vaccinazioni, non e' una soluzione tecnica ma autoritaria.
  6. Ignorare tutto questo e' una grande mistificazione come lo sono i dati di crescita irrealistici con la contemporanea previsione di aumento dei costi energetici che creano inflazione che a sua volta frena i consumi quindi la crescita reale depurata dalla componente inflazionistica da energia fossile.Un +6% del Pil atteso quest'anno e un ritorno da metà 2022 ai livelli precrisi. Queste le previsioni inserite nella nota di aggiornamento al Def e illustrate in conferenza stampa da Mario Draghi e dal ministro dell'Economia, Daniele Franco.
    Quella crescita va «protetta» e rafforzata nei prossimi anni, senza disperdere la fiducia che «ora c'è nell'Italia, fra gli italiani e nel resto del mondo verso l'Italia». Protetta da cosa? O meglio, quali sono i «cigni neri» che aleggiano minacciosamente sulle prospettive di ulteriore recupero del Pil nei prossimi trimestri?
    Almeno quattro. I riflettori sono puntati verso una delle più gravi crisi di forniture degli ultimi anni. Tradotto: manca la roba e quella che c'è costa sempre di più. Alla carenza mondiale di chip e semiconduttori che ha colpito il settore dell'automotive, si è aggiunta la carenza di energia e l'aumento dei prezzi delle materie prime e del gas. Intanto, anche il costo dei container schizzato alle stelle ha trasformato in un incubo muovere le merci.

    La Cina sta facendo i conti con i timori di insolvenza intorno al gigante immobiliare Evergrande - immerso in un pantano di debiti da 300 miliardi di dollari - che hanno colpito la fiducia dei consumatori, mentre il governo cerca di impedire che il rischio finanziario si riversi nel resto del settore immobiliare.
    È probabile che il principale impatto si registri sulle materie prime per uso industriale e sui semilavorati, in particolare sul rame ma anche sull'acciaio. Ancor più preoccupante è l'onda d'urto della più recente crisi sull'approvvigionamento energetico che sta costringendo le fabbriche a tagliare le produzioni, minacciando di mandare in tilt le catene del commercio globale

    L'attività dell'industria cinese si è contratta a settembre al livello più basso da febbraio 2020, mentre il Paese affronta ondate di interruzioni di corrente e timori per l'instabilità nel settore immobiliare. L'Indice dei responsabili degli acquisti (Pmi) è sceso a 49,6 da 50,1 ad agosto. Qualsiasi cifra al di sotto del segno di 50 punti rappresenta una contrazione, mentre al di sopra indica una crescita.
    Le sospensioni delle fabbriche e i blackout elettrici hanno già colpito almeno 17 province negli ultimi mesi, una situazione ulteriormente esacerbata dalla scarsa offerta di carbone che ha portato a un balzo dei prezzi. Con conseguenze anche sulle catene di approvvigionamento per le aziende internazionali.
    Se la Cina è vicina, con il possibile «effetto farfalla» di crisi immobiliari e blackout, ancor più vicini per noi sono i rincari delle bollette. A causa dell'aumento dei prezzi delle materie prime, da oggi le bollette della luce in Italia saliranno del 29,8% e quelle del gas del 14,4%, nonostante l'intervento del governo da 3,5 miliardi.
    La crescita dei prezzi dell'energia sarà al centro del prossimo Consiglio dell'Ue, che si riunirà i prossimi 21-22 ottobre. Ma intanto il conto si fa più salato. Per le famiglie e anche per le imprese. Pensiamo all'industria agroalimentare, eccellenza del made in Italy. Ma anche alla grande e piccola distribuzione, che fa un copioso uso di energia per la climatizzazione, l'illuminazione e soprattutto per la refrigerazione.
    Poi ci sono i prezzi dei trasporti. Come ha spiegato in un'intervista a La Verità il presidente dell'associazione delle imprese della logistica, Umberto Ruggerone, i costi dei container sono aumentati del 600% in 18 mesi. Intere flotte sono ferme sia per l'aumento delle materie prime sia perché mancano gli autisti (la stima è di un deficit di almeno 20.000 addetti).
    Questo ricadrà sulle tasche dei consumatori ma anche sul recupero del Pil. Nella conferenza stampa di mercoledì scorso, Draghi ha anche ribadito più volte che ora c'è fiducia nell'Italia, «fra gli italiani e nel resto del mondo nei confronti dell'Italia», e che si prevede per gli investimenti un aumento di circa il 15% quest'anno e di oltre il 6% il prossimo, dopo il calo del 9,2% nel 2020.
    Eppure, gli investitori stranieri continuano a scontrarsi con una realtà più ancora complicata. E con la contrapposizione tra gli impegni assunti dal governo e l'atteggiamento dei soggetti delegati poi a realizzarli e a dare le autorizzazioni.
    Nel Lazio, ad esempio, lo scorso 13 agosto è stata pubblicata una legge regionale che ha bloccato il rilascio delle autorizzazioni e delle costruzioni di impianti eolici e fotovoltaici per otto mesi, ovvero fino al 13 aprile del 2022.
    La motivazione formale è quella di cercare il miglior bilanciamento delle fonti rinnovabili sul territorio. Di fatto, viene bloccato in modo indiscriminato il rilascio delle autorizzazioni per gli impianti eolici, se ci sono procedure in corso sono quindi stoppate fino al 13 aprile del prossimo anno, e bloccata anche la possibilità di costruire impianti fotovoltaici superiori a 20 kW.
    Per l'eolico quindi le autorizzazioni sono congelate per otto mesi. Per il fotovoltaico sembra che ancora possano essere rilasciate, ma viene bloccata la costruzione. Con il rischio di allontanare gli investimenti italiani e stranieri sul territorio ma anche di mandare all'aria gli obiettivi del Pnrr. Dobbiamo infatti installare 70 gigawatt di rinnovabili in 9 anni, entro il 2030
  7. Questa e' la prova del bla bla bla di Draghi che finge rilanci sempre piu' verso l'alto mentre continua a confermare le scelte del passato, i metodi del passato che ci portano sempre più verso il basso.
  8. La gente ricorda ancora ora che i treni arrivavano in orario durante in fascismo ma non che avevano promulgato le leggi razziali !
  9. Salvini sono arrivati 700 immigrati in solo sbarco 3 giorni fa ! Che ci stai ancora a fare con Draghi - Lamorgese ?

Mb

 

01.10.21
  1. Alla Consob
    Al Presidente del Collegio sindacale Generali e Mediobanca

    Il sottoscritto Marco BAVA socio Mediobanca e Generali denuncia un fatto censurabile alla Consob ed ai collegi sindacali di Mediobanca e Generali che
    Bnp Paribas, per conto di alcune importanti istituzioni finanziarie sue clienti (tra di loro si fa anche il nome di Axa), avrebbe organizzato quello che in gergo si chiama prestito titoli. Un prestito che servirà all'ad di Mediobanca Alberto Nagel ad avere munizioni nell'assemblea di aprile, quando voterà la lista del cda che il board del Leone sta stilando per rinnovare il management. È la prima banca francese l'intermediario che per conto di Mediobanca ha messo insieme un pacchetto pari al 4,3% dei diritti di voto di Generali, e che così facendo ha fatto salire la presa di Piazzetta Cuccia sul Leone dal 12,9 al 17,2%.
    Il contratto che ha un valore di 5-10 milioni è infatti coperto da un accordo di riservatezza, e se anche Nagel conosce il nome della banca che ha fatto da tramite, non può sapere chi sono i clienti per cui questa si muove. Per cui ritengo che non si possa votare per queste azioni a prestito senza una presenza o una delega da parte dell'intestatario.
    Buon lavoro.
    Marco BAVA
     
  2. IL MODELLO CINESE DI DRAGHI DIMOSTRA TUTTO IL SUO IRREALISMO :Evergrande è sull'orlo del default. Fitch ha tagliato il rating da CC a C, una tacca sopra il precipizio, per il mancato pagamento degli interessi maturati sui bond. Ieri scadeva un coupon da 47,5 milioni di un'emissione offshore in dollari; non è a stato pagato, aggiungendosi a quello da 83,5 milioni non onorato il 23 settembre. «Il declassamento riflette il fatto che è probabile che Evergrande manchi il pagamento degli interessi su titoli senior non garantiti», scrive Fitch. La società si trova nel periodo di tolleranza di trenta giorni dopo cui scatta il default. —(ANSA) - Evergrande vola alla Borsa di Hong Kong al massimo intraday di 3,12 dollari di Hk (+16,8%) con l'annuncio sulla vendita per 1,5 miliardi di dollari del 19,93% di Shengjing Bank a Shenyang Shengjing Finance Investment, società di gestione patrimoniale statale, al fine di raccogliere liquidità. Shengjing Bank aveva chiesto che i proventi netti della cessione fossero usati per estinguere le passività del gruppo con l'istituto: Evergrande, che la scorsa settimana non ha pagato interessi per 83,5 milioni, non sarà in grado di usare tali fondi per come la cedola dovuta agli obbligazionisti offshore in scadenza oggi per 47,5 milioni.
    (ANSA) - La Banca centrale cinese (Pboc) ha immesso ulteriore liquidità nel sistema finanziario per il nono giorno di fila, in quella che è la striscia più lunga da dicembre 2020, nel tentativo di soddisfare l'impennata della domanda stagionale in vista della lunga festività della Golden Week. L'istituto ha iniettato 100 miliardi di yuan (15,5 miliardi di dollari) con accordi di riacquisto inverso di 14 giorni, con un salfo netto di 40 miliardi di yuan. La mossa, tuttavia, potrebbe anche essere stata finalizzata a calmare i nervosismi alimentati da Evergrande, il secondo sviluppatore immobiliare cinese oberato da 305 miliardi di debiti.
    (ANSA) - Fitch ha tagliato a 'C' da 'CC' il rating su Evergrande (+10.86% alla Borsa di Hong Kong), appena una tacca sopra il default, sul probabile mancato pagamento degli interessi dovuti sui bond. Evergrande ha un altro coupon da 47,5 milioni su un bond offshore in dollari in scadenza oggi, in aggiunta a quello da 83,5 milioni non onorato il 23 settembre. "Il declassamento riflette il fatto che è probabile che Evergrande manchi il pagamento degli interessi su titoli senior non garantiti", hanno scritto gli analisti di Fitch in una nota, essendo la società già nel 'periodo di tolleranza' di 30 giorni superato il quale scatta il default.
  3. LA NON OSPEDALIZZAIONE DELLA PADEMIA SI POTEVA FARE DA SUBITO ANCHE SENZA VACCINI
  4. ROMA EXPO 2030 IRREALISTICO non ci saranno piu' EXPO nel 2030 glielo spieghino i giovani ! Sorgerà a Castellarano, in provincia di Reggio Emilia, la prima fabbrica ceramica al mondo alimentata a idrogeno verde. Iris Ceramica e Snam hanno messo a punto un procedimento che usa l'energia di un mix di idrogeno verde (generato con l'energia solare) e di gas naturale: sul tetto dello stabilimento, verrà installato un impianto fotovoltaico - con una potenza di 2,5 MagaWatt - abbinato a un elettrolizzatore e a un sistema di stoccaggio dell'idrogeno rinnovabile prodotto in loco. L'utilizzo di idrogeno verde e gas naturale, anziché del solo metano, consentirà di abbattere le emissioni di anidride carbonica e aprirà la strada, nel lungo termine, all'utilizzo esclusivo di energia rinnovabile per una produzione a zero emissioni. Iris Cermica ha circa mille dipendenti in sei siti produttivi italiani, e cinquecento in altre due fabbriche in Germania e negli Stati Uniti. Iris Ceramica e Snam hanno cominciato a collaborare già negli anni '80, quando Snam portò a Sassuolo la rete del metano. —
  5. Come pagheremo i debiti ? La legge per la concorrenza non è ancora arrivata sul tavolo del consiglio dei ministri, ma con il lavoro del governo ancora in corso e l'obiettivo indicato da Mario Draghi di approvarlo entro ottobre, l'Antitrust traccia alcune delle priorità per liberare il Paese dai «lacci e lacciuoli» che ancora lo soffocano. La dicitura è antica, prima dell'attuale presidente dell'Autorità, Roberto Rustichelli, molti l'hanno già utilizzate per descrivere lo stato di restrizione in cui versa l'economia italiana. Ma negli anni la situazione è evidentemente poco cambiata e ora la fiducia è riposta tutta nella riforma annunciata dall'esecutivo Draghi per portare a casa gli obiettivi di crescita e sviluppo del Pnrr. Attenzione però, avverte Rustichelli. Il Piano potrebbe essere messo a rischio da alcuni dei peggiori difetti del Paese. L'eccesso normativo da una parte e la corruzione dall'altra. Per questo, dopo le indicazioni già arrivate nella segnalazione inviata al governo a marzo scorso (e in parte già assorbite nelle bozze del ddl circolate finora), la parola d'ordine se si vuole dare una spinta al tessuto produttivo italiano deve essere oggi più che mai semplificare. «Le incognite sull'attuazione del Piano - ha spiegato Rustichelli nella sua relazione annuale - sono molte, a partire da un quadro normativo ipertrofico che fa da freno agli investimenti». Il rischio è che le risorse in arrivo «non riescano a tradursi tempestivamente in opere pubbliche». D'altra parte, la corruzione continua ad essere un fenomeno radicato che va combattuto con forza, perché rischia di compromettere la nuova fase di sviluppo. Non a caso, il 74% dei procedimenti in materia di corruzione riguarda proprio il settore degli appalti pubblici, in particolar modo le procedure di gara (82%) più che gli affidamenti diretti (18%). Da qui la necessità urgente di rivedere il Codice degli appalti.
  6. MICA SIAMO LA JUVE CHE FA PAGARE AGLI AZIONISTI EXOR : «Con lettera in data 12 luglio 2021, la Consob ha avviato nei confronti della Società una verifica ispettiva, attualmente in corso, ai sensi dell’art. 115, comma 1, lett. c), del TUF avente ad oggetto l’acquisizione, da parte dell’Autorità, di documentazione ed elementi informativi relativi ai proventi derivanti dalla gestione dei diritti dei calciatori».
    È quanto emerge dalla relazione finanziaria annuale al 30 giugno 2021 pubblicata dalla Juventus. La “Commissione nazionale per le società e la Borsa”, in sostanza, ha avviato una verifica nei confronti del calciomercato del club bianconero.
    Sotto la lente d’ingrandimento della Consob gli oltre 43 milioni di euro di ricavi da gestione dei diritti dei calciatori, suddivisi in quasi 30 milioni di euro di plusvalenze, oltre 6 milioni di euro da ricavi per prestiti e altri ricavi sempre per circa 6 milioni di euro.
    Le plusvalenze maggiori nel 2020/21 sono state quelle derivanti dalla cessione dei calciatori Portanova e Petrelli al Genoa e dal trasferimento di Tongya al Marsiglia. Il dato complessivo è risultato in netto calo rispetto ai 172 milioni di euro della stagione 2019/20.
  7. Sergio Pasini, ex manager di FCA accusato dalle autorità statunitensi di diversi reati nel quadro dell'inchiesta penale sulla manipolazione delle emissioni dei veicoli diesel del costruttore italoamericano, oggi confluito in Stellantis, è stato arrestato lunedì scorso dai carabinieri della stazione di Vigarano Mainarda, nelle ferrarese, durante un normale controllo stradale. Dopo due giorni in carcere, l'ingegnere, attualmente impiegato presso il reparto Ricerca e Sviluppo della VM Motori di Cento (controllata dal gruppo automobilistico) e temporaneamente sospeso dalle sue funzioni, è stato rilasciato dalla corte di appello di Bologna, che non ha rilevato un eventuale pericolo di fuga.
    Rischio estradizione. Pasini, sottoposto a custodia cautelare in seguito a un mandato d’arresto internazionale, dovrà comparire tra 40 giorni davanti a un giudice del capoluogo felsineo per l’udienza che dovrà decidere in merito alla richiesta di estradizione negli Stati Uniti. Il manager e il collega Gianluca Sabbioni, responsabili della supervisione sullo sviluppo e la calibrazione dei diesel di 3.0 litri al centro dell’inchiesta, sono stati denunciati dal dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti per il loro presunto ruolo in una frode ai danni delle autorità di vigilanza statunitensi. In particolare, sono accusati di cospirazione (insieme a Emanuele Palma, arrestato due anni fa) per aver fornito dichiarazioni "false e fuorvianti" sui sistemi di controllo delle emissioni e dei consumi di oltre 100 mila veicoli diesel venduti nel Paese. A loro carico ci sono, nel complesso, otto capi di accusa: uno per "cospirazione finalizzata alla frode e alla violazione del Clean Air Act", uno per "complotto in frode telefonica" e sei per violazione di disposizioni specifiche del Clean Air Act. Se condannati, rischiano fino a 37 anni di carcere.
    Le dichiarazioni della Casa. "FCA Usa continua a cooperare pienamente con le autorità, come ha sempre fatto dall'inizio della vicenda, e al momento non intende fornire ulteriori commenti" scrive in una nota ufficiale il costruttore, che ha anche sottolineato di non aver ricevuto alcuna notifica dell'arresto imminente di Pasini.M

Mb

 

I MIEI COMMENTI

2021 sono nella cartella NUOVO MODELLO DI SVILUPPO  sotto-cartela  POTERI FORTI 2021 e DRAGHI

2020 sono nella cartella NUOVO MODELLO DI SVILUPPO  sotto-cartela  GIUSEPPE CONTE

 

QUERELA DELLA ASTM QUE ASTM       OPP ARCH

CHE DERIVA DA:

TORINO 17.05.19
 
ALLA CONSOB

 
Il sottoscritto MARCO BAVA  socio ASTM segnala che in data 16.05.19 nel corso dell'assemblea degli azionisti ASTM il presidente Gross Pietro mi ha invitato "ad uscire e farmi curare " in quanto ritiene che i miei interventi siano degli sfoghi.
Inoltre nella votazione del cda il mio voto negativo e' stato considerato doppio per le 2 liste invece che essere conteggiato solo per 1^ sola lista.
Vi invito ad intervenire visto che il prof,Gross Pietro, uno degli uomini piu' potenti del paese,  e' solito apostrofarmi, come gia' segnalato senza che evidentemente siate intervenuti,  con frasi di scherno difronte all'uditorio a modo del pollice verso dell'imperatore romano al Colosseo nei confronti del gladiatore che era condannato a morte.
 
Marco BAVA 

 

 

 

 

MEMORANDUM ELETTORALE

LA TASSA NOVAMONT-BASTIOLI DI RENZI

Cosa dice la direttiva europea Quasi tre anni fa, il 29 aprile 2015, il Parlamento europeo ha approvato la direttiva 2015/720. Il testo ne modifica una precedente (94/62/CE), adottata per prevenire o ridurre l’impatto degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio sull’ambiente. Con questo atto, il Parlamento europeo, considerando che “le borse di plastica con uno spessore inferiore a 50 micron («borse di plastica in materiale leggero»), (…) diventano più rapidamente rifiuto e comportano un maggiore rischio di dispersione di rifiuti, a causa del loro peso leggero”, obbliga gli Stati membri ad adottare misure per diminuire in modo significativo il loro utilizzo. Secondo la direttiva europea per raggiungere questo scopo, gli Stati membri possono prevedere “il mantenimento o l’introduzione di strumenti economici nonché restrizioni alla commercializzazione (…)”. Le misure adottate, si legge ancora nella direttiva, includono l’una o l’altra delle seguente opzioni o entrambe, lasciando libertà di scelta ai singoli paesi: a) L’adozione di misure che assicureranno un livello di utilizzo annuale non superiore a 90 borse di plastica di materiale leggero per ciascun cittadino entro il 31 dicembre 2019 e a 40 borse di plastica di materiale leggero per persona entro il 31 dicembre 2025 o “obiettivi equivalenti in peso”. b) L’adozione di strumenti volti ad assicurare che, entro il 31 dicembre 2018, le borse di plastica in materiale leggero non siano fornite gratuitamente nei punti vendita di merci o prodotti, a meno “che non siano attuati altri strumenti di pari efficacia”. Le borse di plastica in materiale ultraleggero (ossia con uno spessore inferiore a 15 micron) possono essere escluse da tali misure. Entro il 27 novembre 2021, la Commissione europea presenterà poi al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull’efficacia delle misure adottate dai singoli paesi. La procedura d’infrazione aperta contro l’Italia A gennaio del 2017, la Commissione europea apre cinque procedure di infrazione verso l’Italia, tra cui quella per il “mancato recepimento della direttiva 2015/0720/UE (…) per quanto riguarda la riduzione dell’utilizzo di borse di plastica in materiale leggero”. Il recepimento della direttiva europea da parte dell’Italia L’Italia recepisce questa direttiva europea tramite la conversione in legge del decreto del 20 giugno 2017 che contiene “disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno”. Nel farlo, si modifica il decreto legislativo n.152 del 2006 che tratta di norme in materia ambientale. Le misure del decreto di questa estate puntano a favorire una riduzione dell’utilizzo di borse di plastica e a informare del loro impatto sull’ambiente tramite campagne di educazione ambientale e di sensibilizzazione dei consumatori. L’articolo 226-bis, “fatta salva comunque la commercializzazione delle borse di plastica biodegradabili e compostabili”, al comma 1 vieta la commercializzazione di quelle di plastica in materiale leggero che non hanno precise caratteristiche stabilite dalla legge, mentre al comma 2 stabilisce che non possono essere distribuite a titolo gratuito: “a tal fine il prezzo di vendita deve risultare dallo scontrino”. Con l’articolo successivo, poi — il 226 ter–, si avvia “una progressiva riduzione della commercializzazione delle borse di plastica in materiale ultraleggero (ndr cioè con uno spessore inferiore a 15 micron)” che non hanno precise caratteristiche, certificate da organismi accreditati, come la biodegradabilità e la compostabilità "secondo la norma armonizzata UNI EN 13432:2002". In base alla legge, la riduzione dovrà avvenire tramite questi passaggi: a) Dal 1º gennaio 2018, possono essere commercializzate esclusivamente le borse biodegradabili e compostabili e con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile non inferiore al 40%. b) Dal 1º gennaio 2020, possono essere commercializzate esclusivamente le borse biodegradabili e compostabili e con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile non inferiore al 50%. c) Dal 1º gennaio 2021, possono essere commercializzate esclusivamente le borse biodegradabili e compostabili e con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile non inferiore al 60%. Anche in questo caso, le borse di plastica in materiale ultraleggero non possono essere distribuite a titolo gratuito e devono avere il prezzo di vendita nello scontrino. Gli esercizi commerciali che violeranno la legge saranno puniti con una sanzione amministrativa pecuniaria da 2.500 a 25.000 euro. Il prezzo dei sacchetti e il costo medio all’anno a famiglia Nella legge dello scorso agosto non si stabilisce un prezzo dei sacchetti. Il Fatto alimentare scrive che i prezzi rilevati al 2 gennaio — in base ai primi dati diffusi da Assobioplastiche — si attestano prevalentemente su una media di 2 centesimi a busta, ma variano da 1 a 3 centesimi. Come spiegato da Polimerica non si tratta di una tassa, perché “i proventi (…) non finiranno nelle casse del tesoro,

Ricorda di citare la fonte: https://www.valigiablu.it/legge-sacchetti-biodegradabili/
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l provvedimento favorirà i produttori di bioplastiche, aggiungendo però che “Novamont non è l’unica azienda a produrre bioplastiche per film, anche se è il principale fornitore di polimeri biobased e compostabili in Italia” e che “uno dei competitor — solo per citare il più noto — è il gruppo tedesco BASF”. Bastioli, intervistata dal Corriere della sera, ha definito «oltraggiosa» la tesi secondo cui la scelta introdotta dal governo sia un regalo alla Novamont "che è a monte della filiera della bioplastica". A Repubblica, alla domanda del giornalista che chiedeva quanto avrebbe guadagnato l'azienda grazie alle biobuste, l'ad di Novamont ha risposto: «Noi nel 2016 abbiamo fatturato 170 milioni di euro, con circa una quota di mercato del 50% a livello europeo. Se invece parliamo dei numeri del business del bioplastico in Italia sono circa 450 milioni di euro totali, di tutte le imprese, che sono circa 150» aggiungendo che «dunque c'è una filiera integrata, ampia» e che «se il mercato crescerà anche noi potremmo ottimizzare le capacità produttive e potremmo avere anche noi la nostra fetta di mercato, se saremo bravi». Sulla sua partecipazione alla Leopolda nel 2011, Bastioli ha affermato che non fu Renzi a invitarla all'evento, ma Ermete Relacci: «mi disse che avevo un progetto interessante e dovevo presentarlo lì. Quando poi Renzi è diventato presidente me ne sono tenuta ben alla larga dalla Leopolda». "Cosa c'è da sapere" sull'infografica del Partito democratico Due giorni fa sulla pagina del Partito democratico è stata pubblicata una card per spiegare alcune questioni emerse nel dibattito intorno alla legge che stabilisce il pagamento dei sacchetti per la spesa. La stessa card presenta però delle semplificazioni che non permettono di inquadrare al meglio la questione di cui si sta discutendo. via Partito democratico Al punto 1) si legge che "l'Italia ha adottato una direttiva europea 2015/720) per evitare il rischio di infrazione". Il governo italiano ha infatti adottato la direttiva europea per non essere multata, dopo l'apertura dell'infrazione nel gennaio scorso. Bisogna però specificare che l'atto normativo europea del 2015 non obbligava gli Stati membri ad adottare una precisa soluzione per la riduzione dell'utilizzo dei sacchetti di plastica, ma lasciava libertà di scelta ai singoli paesi tra le varie opzioni presentate. È il governo italiano, così, che ha scelto quella specifica soluzione di cui si sta parlando in questi giorni. Il punto 2) non è chiaro. La legge parla di sacchetti biodegradabili a pagamento. Quindi come il pagamento possa incentiva il riciclo di vecchi sacchetti di plastica è oscuro. Al punto 3) e 4) si parla dei costi dei sacchetti. Nel punto 4 viene affermato che se un esercizio commerciale chiede "un contributo superiore ai due centesimi per sacchetto (...) è illegale". Nella legge (3 agosto 2017, n. 123 ) però non viene stabilito il costo del singolo sacchetto, quindi non si capisce come farlo pagare più di due centesimi possa risultare "illegale". Lo stesso sito d'informazione del Partito democratico, Democratica, in un articolo scrive che "non c’è un prezzo fissato dalla legge, perché la legge non può imporre un prezzo a un prodotto". I primi dati attuali del costo dei sacchetti provengono da Assobioplastiche e dicono che si attesta prevalentemente su una media di 2 centesimi a busta, ma variano da 1 a 3 centesimi Il Partito democratico ha poi rettificato "parzialmente il quarto punto della card", specificando che "imporre un prezzo superiore ai due centesimi per sacchetto non è illegale, ma è comunque ingiustificato". Sul punto 2) della card, il Pd, inoltre, ha spiegato "che il riciclo dei sacchetti si riferisce ad altri tipi di applicazioni, e non al riuso degli stessi sacchetti per nuovi acquisti di frutta e verdura". Aggiornamento 3 gennaio 2018, ore 20:10: l'articolo è stato aggiornato dopo un confronto sulla nostra pagina Facebook. Aggiornamento 4 gennaio 2018, ore 13:36: l'articolo è stato aggiornato specificando in chiaro ulteriori passaggi della legge italiana, con le dichiarazioni del Ministero dell'Ambiente, con quelle di Catia Bastioli ai media, con "le cose da sapere" sulla card del Partito democratico e la posizione del Ministero della Salute.

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Cosa dice la direttiva europea Quasi tre anni fa, il 29 aprile 2015, il Parlamento europeo ha approvato la direttiva 2015/720. Il testo ne modifica una precedente (94/62/CE), adottata per prevenire o ridurre l’impatto degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio sull’ambiente. Con questo atto, il Parlamento europeo, considerando che “le borse di plastica con uno spessore inferiore a 50 micron («borse di plastica in materiale leggero»), (…) diventano più rapidamente rifiuto e comportano un maggiore rischio di dispersione di rifiuti, a causa del loro peso leggero”, obbliga gli Stati membri ad adottare misure per diminuire in modo significativo il loro utilizzo. Secondo la direttiva europea per raggiungere questo scopo, gli Stati membri possono prevedere “il mantenimento o l’introduzione di strumenti economici nonché restrizioni alla commercializzazione (…)”. Le misure adottate, si legge ancora nella direttiva, includono l’una o l’altra delle seguente opzioni o entrambe, lasciando libertà di scelta ai singoli paesi: a) L’adozione di misure che assicureranno un livello di utilizzo annuale non superiore a 90 borse di plastica di materiale leggero per ciascun cittadino entro il 31 dicembre 2019 e a 40 borse di plastica di materiale leggero per persona entro il 31 dicembre 2025 o “obiettivi equivalenti in peso”. b) L’adozione di strumenti volti ad assicurare che, entro il 31 dicembre 2018, le borse di plastica in materiale leggero non siano fornite gratuitamente nei punti vendita di merci o prodotti, a meno “che non siano attuati altri strumenti di pari efficacia”. Le borse di plastica in materiale ultraleggero (ossia con uno spessore inferiore a 15 micron) possono essere escluse da tali misure. Entro il 27 novembre 2021, la Commissione europea presenterà poi al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull’efficacia delle misure adottate dai singoli paesi. La procedura d’infrazione aperta contro l’Italia A gennaio del 2017, la Commissione europea apre cinque procedure di infrazione verso l’Italia, tra cui quella per il “mancato recepimento della direttiva 2015/0720/UE (…) per quanto riguarda la riduzione dell’utilizzo di borse di plastica in materiale leggero”.

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Cosa dice la direttiva europea Quasi tre anni fa, il 29 aprile 2015, il Parlamento europeo ha approvato la direttiva 2015/720. Il testo ne modifica una precedente (94/62/CE), adottata per prevenire o ridurre l’impatto degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio sull’ambiente. Con questo atto, il Parlamento europeo, considerando che “le borse di plastica con uno spessore inferiore a 50 micron («borse di plastica in materiale leggero»), (…) diventano più rapidamente rifiuto e comportano un maggiore rischio di dispersione di rifiuti, a causa del loro peso leggero”, obbliga gli Stati membri ad adottare misure per diminuire in modo significativo il loro utilizzo. Secondo la direttiva europea per raggiungere questo scopo, gli Stati membri possono prevedere “il mantenimento o l’introduzione di strumenti economici nonché restrizioni alla commercializzazione (…)”. Le misure adottate, si legge ancora nella direttiva, includono l’una o l’altra delle seguente opzioni o entrambe, lasciando libertà di scelta ai singoli paesi: a) L’adozione di misure che assicureranno un livello di utilizzo annuale non superiore a 90 borse di plastica di materiale leggero per ciascun cittadino entro il 31 dicembre 2019 e a 40 borse di plastica di materiale leggero per persona entro il 31 dicembre 2025 o “obiettivi equivalenti in peso”. b) L’adozione di strumenti volti ad assicurare che, entro il 31 dicembre 2018, le borse di plastica in materiale leggero non siano fornite gratuitamente nei punti vendita di merci o prodotti, a meno “che non siano attuati altri strumenti di pari efficacia”. Le borse di plastica in materiale ultraleggero (ossia con uno spessore inferiore a 15 micron) possono essere escluse da tali misure. Entro il 27 novembre 2021, la Commissione europea presenterà poi al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull’efficacia delle misure adottate dai singoli paesi. La procedura d’infrazione aperta contro l’Italia A gennaio del 2017, la Commissione europea apre cinque procedure di infrazione verso l’Italia, tra cui quella per il “mancato recepimento della direttiva 2015/0720/UE (…) per quanto riguarda la riduzione dell’utilizzo di borse di plastica in materiale leggero”. Il recepimento della direttiva europea da parte dell’Italia L’Italia recepisce questa direttiva europea tramite la conversione in legge del decreto del 20 giugno 2017 che contiene “disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno”. Nel farlo, si modifica il decreto legislativo n.152 del 2006 che tratta di norme in materia ambientale. Le misure del decreto di questa estate puntano a favorire una riduzione dell’utilizzo di borse di plastica e a informare del loro impatto sull’ambiente tramite campagne di educazione ambientale e di sensibilizzazione dei consumatori. L’articolo 226-bis, “fatta salva comunque la commercializzazione delle borse di plastica biodegradabili e compostabili”, al comma 1 vieta la commercializzazione di quelle di plastica in materiale leggero che non hanno precise caratteristiche stabilite dalla legge, mentre al comma 2 stabilisce che non possono essere distribuite a titolo gratuito: “a tal fine il prezzo di vendita deve risultare dallo scontrino”. Con l’articolo successivo, poi — il 226 ter–, si avvia “una progressiva riduzione della commercializzazione delle borse di plastica in materiale ultraleggero (ndr cioè con uno spessore inferiore a 15 micron)” che non hanno precise caratteristiche, certificate da organismi accreditati, come la biodegradabilità e la compostabilità "secondo la norma armonizzata UNI EN 13432:2002". In base alla legge, la riduzione dovrà avvenire tramite questi passaggi: a) Dal 1º gennaio 2018, possono essere commercializzate esclusivamente le borse biodegradabili e compostabili e con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile non inferiore al 40%. b) Dal 1º gennaio 2020, possono essere commercializzate esclusivamente le borse biodegradabili e compostabili e con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile non inferiore al 50%. c) Dal 1º gennaio 2021, possono essere commercializzate esclusivamente le borse biodegradabili e compostabili e con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile non inferiore al 60%. Anche in questo caso, le borse di plastica in materiale ultraleggero non possono essere distribuite a titolo gratuito e devono avere il prezzo di vendita nello scontrino. Gli esercizi commerciali che violeranno la legge saranno puniti con una sanzione amministrativa pecuniaria da 2.500 a 25.000 euro. Il prezzo dei sacchetti e il costo medio all’anno a famiglia Nella legge dello scorso agosto non si stabilisce un prezzo dei sacchetti. Il Fatto alimentare scrive che i prezzi rilevati al 2 gennaio — in base ai primi dati diffusi da Assobioplastiche — si attestano prevalentemente su una media di 2 centesimi a busta, ma variano da 1 a 3 centesimi. Come spiegato da Polimerica non si tratta di una tassa, perché “i proventi (…) non finiranno nelle casse del tesoro, ma resteranno ad esercenti e grande distribuzione, a copertura dei maggiori costi dei sacchetti biodegradabili e biobased rispetto a quelli tradizionali”. L’Osservatorio di Assiobioplastiche ha calcolato inoltre che, stando ai dati dell’analisi Gfk-Eurisko presentati nel 2017, “ipotizzando che ogni spesa comporti l’utilizzo di tre sacchetti per frutta/verdura, il consumo annuo per famiglia dovrebbe attestarsi a 417 sacchetti, per un costo compreso tra 4,17 e 12,51 euro (considerando appunto un minimo rilevato di 0,01 e un massimo di 0,03 euro)”, riporta l’Ansa. Posso portarmi i sacchetti da casa, riutilizzandoli? Federdistribuzione — che riunisce le imprese distributive operanti nei settori alimentare e non alimentare — in un comunicato del 3 gennaio ha spiegato che sul tema è intervenuto il Ministero dell’Ambiente precisando “che la vigente disciplina ambientale non prevede il riutilizzo delle borse ultraleggere”. Per motivi igienico sanitari, quindi, si dovrebbe consentire solo l’utilizzo di quelle che sono “integre e conformi, al pari di quelle distribuite nei punti vendita”. Visto però che, continua Federdistribuzione, il Ministero dello Sviluppo Economico, in una circolare di dicembre scorso, “ha affermato (ndr salvo diverso avviso del Ministero della Salute) anche la possibilità per i consumatori di utilizzare nei punti di vendita sacchetti ultraleggeri ‘già in loro possesso’, risulterebbe, in linea teorica, possibile quest’ultima pratica solo alle seguenti condizioni: ● Utilizzo di sacchetti nuovi e integri. ● Utilizzo di sacchetti conformi a quanto indicato dalla normativa ambientale e igienico sanitaria. ● Utilizzo di sacchetti idonei al contatto con gli alimenti. ● Utilizzo di sacchetti con lo stesso peso dei sacchetti ultraleggeri distribuiti nei negozi dal 1° gennaio 2018, stante l’impossibilità di ritarare le bilance di volta in volta in base al diverso imballaggio del consumatore”. Il Ministero dell'Ambiente ha poi comunicato di star verificando con il Ministero della Salute «la possibilità di consentire ai consumatori di usare sporte portate da casa in sostituzione dei sacchetti ultraleggeri, convinti come siamo che il miglior rifiuto è sempre quello che non si produce», ha scritto il Sole 24 Ore. Il 4 gennaio il Ministero della Salute, tramite il segretario generale del dicastero Giuseppe Ruocco, ha annunciato che non esiste la possibilità di riutilizzare i sacchetti per la spesa di frutta e verdura per il rischio di eventuali contaminazioni, ma ha poi aggiunto di non essere contrario "al fatto che il cittadino possa portare i sacchetti da casa, a patto che siano monouso e idonei per gli alimenti". Ruoco ha poi continuato dicendo che l'esercizio commerciale "avrebbe ovviamente la facoltà di verificare l'idoneità dei sacchetti monouso introdotti". Se peso i singoli prodotti senza imbustarli, pago lo stesso i sacchetti? Sui social gira molto una foto in cui si vedono delle arance non imbustate con sopra attaccate le etichette del prezzo. Un tentativo per aggirare le nuove regole e non pagare il sacchetto. Ma, come spiegato da Maddalena Balacco su Pianeta Donna, “per legge e per comodità, la busta viene contata ogni qual volta si passa un codice a barre alimentare per alimenti sfusi sul lettore. Quindi, nel caso in oggetto, la persona avrà pagato una busta per ogni alimento, evidentemente andandoci a perdere”. Il Salvagente, verificando come funziona questo meccanismo facendo la prova in due supermercati di Roma, ha mostrato poi come, una volta arrivato al pagamento, nel primo caso "il cassiere ci ha stornato il costo del sacchetto prima ancora che lo chiedessimo" mentre nell'altro supermercato "ci è toccato pagare lo shopper fantasma". In un servizio di RaiNews, un dipendente Coop ha infatti spiegato che nel caso in cui si etichetti il prodotto senza imbustarlo, «la cassiera ha facoltà di stornare il costo del sacchetto e quindi ritorna il prezzo finito al chilo». Si tratta di un provvedimento “per far ricca la manager renziana”? Il Giornale ha pubblicato un articolo dal titolo “La tassa sui sacchetti di plastica fa ricca la manager renziana” in cui si domanda chi ci guadagna dal provvedimento. Il quotidiano, che parla di “coincidenze”, fa il nome di Catia Bastioli, amministratore delegato di Novamont, “l’unica azienda italiana che produce il materiale per produrre i sacchetti bio e detiene l’80%” del mercato. Nell’articolo Bastioli viene definita “una capace manager che ha incrociato più volte la strada del Pd e di Renzi": "Nel 2011 partecipa come oratore alla seconda edizione della Leopolda (...)”. Nel 2014, durante il governo Renzi, Bastioli viene nominata presidente di Terna (operatore di reti per la trasmissione dell'energia elettrica ) dopo essere stata indicata da Cassa Depositi e Prestiti (titolare del 29,8% del capitale sociale di Terna). Ruolo poi confermato anche nel 2017. Dieci anni prima, in Germania, le era stato conferito il premio "European inventor of the year" (istituito dall’Ufficio europeo dei brevetti) per i brevetti sulle bioplastiche. Un messaggio con un contenuto simile ha girato molto anche su diversi social. Sempre Polimerica spiega che è indubbio che il provvedimento favorirà i produttori di bioplastiche, aggiungendo però che “Novamont non è l’unica azienda a produrre bioplastiche per film, anche se è il principale fornitore di polimeri biobased e compostabili in Italia” e che “uno dei competitor — solo per citare il più noto — è il gruppo tedesco BASF”. Bastioli, intervistata dal Corriere della sera, ha definito «oltraggiosa» la tesi secondo cui la scelta introdotta dal governo sia un regalo alla Novamont "che è a monte della filiera della bioplastica". A Repubblica, alla domanda del giornalista che chiedeva quanto avrebbe guadagnato l'azienda grazie alle biobuste, l'ad di Novamont ha risposto: «Noi nel 2016 abbiamo fatturato 170 milioni di euro, con circa una quota di mercato del 50% a livello europeo. Se invece parliamo dei numeri del business del bioplastico in Italia sono circa 450 milioni di euro totali, di tutte le imprese, che sono circa 150» aggiungendo che «dunque c'è una filiera integrata, ampia» e che «se il mercato crescerà anche noi potremmo ottimizzare le capacità produttive e potremmo avere anche noi la nostra fetta di mercato, se saremo bravi». Sulla sua partecipazione alla Leopolda nel 2011, Bastioli ha affermato che non fu Renzi a invitarla all'evento, ma Ermete Relacci: «mi disse che avevo un progetto interessante e dovevo presentarlo lì. Quando poi Renzi è diventato presidente me ne sono tenuta ben alla larga dalla Leopolda». "Cosa c'è da sapere" sull'infografica del Partito democratico Due giorni fa sulla pagina del Partito democratico è stata pubblicata una card per spiegare alcune questioni emerse nel dibattito intorno alla legge che stabilisce il pagamento dei sacchetti per la spesa. La stessa card presenta però delle semplificazioni che non permettono di inquadrare al meglio la questione di cui si sta discutendo. via Partito democratico Al punto 1) si legge che "l'Italia ha adottato una direttiva europea 2015/720) per evitare il rischio di infrazione". Il governo italiano ha infatti adottato la direttiva europea per non essere multata, dopo l'apertura dell'infrazione nel gennaio scorso. Bisogna però specificare che l'atto normativo europea del 2015 non obbligava gli Stati membri ad adottare una precisa soluzione per la riduzione dell'utilizzo dei sacchetti di plastica, ma lasciava libertà di scelta ai singoli paesi tra le varie opzioni presentate. È il governo italiano, così, che ha scelto quella specifica soluzione di cui si sta parlando in questi giorni. Il punto 2) non è chiaro. La legge parla di sacchetti biodegradabili a pagamento. Quindi come il pagamento possa incentiva il riciclo di vecchi sacchetti di plastica è oscuro. Al punto 3) e 4) si parla dei costi dei sacchetti. Nel punto 4 viene affermato che se un esercizio commerciale chiede "un contributo superiore ai due centesimi per sacchetto (...) è illegale". Nella legge (3 agosto 2017, n. 123 ) però non viene stabilito il costo del singolo sacchetto, quindi non si capisce come farlo pagare più di due centesimi possa risultare "illegale". Lo stesso sito d'informazione del Partito democratico, Democratica, in un articolo scrive che "non c’è un prezzo fissato dalla legge, perché la legge non può imporre un prezzo a un prodotto". I primi dati attuali del costo dei sacchetti provengono da Assobioplastiche e dicono che si attesta prevalentemente su una media di 2 centesimi a busta, ma variano da 1 a 3 centesimi Il Partito democratico ha poi rettificato "parzialmente il quarto punto della card", specificando che "imporre un prezzo superiore ai due centesimi per sacchetto non è illegale, ma è comunque ingiustificato". Sul punto 2) della card, il Pd, inoltre, ha spiegato "che il riciclo dei sacchetti si riferisce ad altri tipi di applicazioni, e non al riuso degli stessi sacchetti per nuovi acquisti di frutta e verdura". Aggiornamento 3 gennaio 2018, ore 20:10: l'articolo è stato aggiornato dopo un confronto sulla nostra pagina Facebook. Aggiornamento 4 gennaio 2018, ore 13:36: l'articolo è stato aggiornato specificando in chiaro ulteriori passaggi della legge italiana, con le dichiarazioni del Ministero dell'Ambiente, con quelle di Catia Bastioli ai media, con "le cose da sapere" sulla card del Partito democratico e la posizione del Ministero della Salute.

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Diritti degli azionisti

La Direttiva 2007/36/EC stabilisce diritti minimi per gli azionisti delle societa' quotate in Unione Europea. Tale Direttiva stabilisce all'Articolo 9 il diritto degli azionisti a porre domande connesse ai punti all'ordine del giorno dell'assemblea e a ricevere risposte dalle societa' ai quesiti posti.

 

Considerando le difficolta' che spesso si incontrano nel proporre domande e nel ricevere risposte in tempo utile, in particolare per quanto riguarda gli azionisti individuali impossibilitati a partecipare alla assemblea, e considerando che talvolta vi e' poca chiarezza sulle modalita' da seguire per porre domande alle societa',

 

Ritiene la Commissione:

che il diritto degli azionisti a formulare domande e ricevere risposte sia adeguatamente garantito all'interno dell'Unione Europea?

che la possibilita' di porre domande e ottenere risposte solo nel caso l'azionista sia fisicamente presente nell'assemblea sia compatibile con la Direttiva 2007/36/EC?

 

In che modo la Commissione ritiene che le societa' quotate debbano definire e comunicare le modalita' per porre domande da parte degli azionisti, in modo da assicurare che tale diritto sia rispettato appieno? Sergio Cofferati

 

 

IL MIO LIBRO "L'USO DELLA TABELLA MB nei CASI DI PIANI INDUSTRIALI: FIAT, TELECOMITALIA ED ALTRI..." che doveva essere pubblicato da LIBRAMI-NOVARA nel 2004,  e' ora disponibile liberamente  CLICCA QUI 

 

In data 3103.14 nel corso dell'assemblea Fiat il presidente J.Elkann mi fa fatto allontanare dalla stessa dalla DIGOS impedendomi il voto eccone la prova:   

DOC DIGOS

 

Sentenze  

1) IL 21.12.12  alle ore 09.00 nel TRIBUNALE TORINO aula 80 C'E'  STATA LA SENTENZA DI ASSOLUZIONE  PER LA QUERELA DELLA  FIAT,  PER QUANTO DETTO nell'ASSEMBLEA FIAT 2008 .UN TENTATIVO DI IMBAVAGLIARMI, AL FINE DI VEDERE COME  DIFENDO I MIEI DIRITTI E DI TUTTI GLI AZIONISTI DI MINORANZA NELLE ASSEMBLEE .

 Mb

SCAPARONE     SENT Mb

il 24.11.14 alle ore 1200 si tenuto al TRIBUNALE DI TORINO aula 50 ingresso 19 l'udienza finale del mio processo d'appello in seguito alla querela di Fiat per aver detto il 27.03.2008 all'assemblea FIAT che ritengo "Marchionne un'illusionista temerario e spavaldo" e che "la sicurezza Fiat e' responsabile della morte di Edoardo Agnelli per omessa vigilanza". In 1° grado ero stato assolto anche in 2° e nuovamente sia FIAT che PG hanno impugnato per ricorso in Cassazione che mi ha negato la libertà di opinione con una sentenza del 14.09.15.

SOTTO POTETE TROVARE LA DOCUMENTAZIONE

SENT 2013   FIAT 2013  PM 2013 SENT 2015  FIAT 2015  PG 2015  SCA 14.11.14 SCA 24.11.14  SENT CASS

2) il 21 FEBBRAIO 2013  GS-GABETTI sono stati condannati per agiotaggio informativo.

SENTENZA DELLA CASSAZIONE SULL'ERRORE DEL TRIBUNALE DI TORINO NELL'ASSOLVERE GABETTI E GRANDE STEVENS

SENT CASS  SENT AP TO

 

Ifil-Exor: no risarcimento a parti civili, Consob punta a Cassazione

Borsa Italiana-21/feb/2013

Come parti civili si erano costituite la Consob e due piccoli azionisti, tra cui Marco Bava, noto per il suo attivismo in molte assemblee. "Non so ...

 

SU INTERNET IL  LIBRO DI GIGI MONCALVO  SULL'OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

PRES LIBRO   COP LIBRO DICEMBRE

Edoardo, un Agnelli da dimenticare

 

Marco Bernardini non ha le prove del suicidio io ho molte prove dell'omicidio che sono state illustrate in 5 libri di cui l'ultimo e' l'ultimo di Puppo :

EDOARDO AGNELLI, UN GIALLO TROPPO COMPLICATO - DIRITTO DI CRONACA

Ma Lapo ricorda il suo cane :

http://www.today.it/rassegna/morto-cane-lapo-elkann-comodino.html

 

 

La vostra voce in Europa - Consultazioni aperte - IT

 

 

www.italiachecambia.org

www.jobyourlife.com

www.osservatoriodannoallapersona.org

www.valserena.it PER PRODOTTI NATURALI

 rowdfundingbuzz.it

http:/fliiby.com/marcobava/?utm_source=in150&utm_medium=email&utm_campaign=life_cycle

http://paoloferrarocdd.blogspot.it/

 

Sarà operativa dal 9 gennaio la nuova piattaforma per la risoluzione alternativa delle controversie online messa in campo dalla Commissione europea. Gli organismi di risoluzione alternativa delle controversie (Adr) notificati dagli Stati membri potranno accreditarsi immediatamente, mentre consumatori e professionisti potranno accedere alla piattaforma a partire dal 15 febbraio 2016, all'indirizzo

http://ec.europa.eu/consumers/odr/

 

 

http://www.freevillage.it/ sito avv.Mario Piccolino ucciso il 29.05.15

 

VIDEO Mb

https://youtu.be/ACwrglgdOeA

https://youtu.be/gQoC1u6yWOM

https://youtu.be/pJ3Y_oSqMV8

https://youtu.be/cSQo3ljpM-Y

 

 

 

 http://www.barattobb.it/

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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FRA GLI OBETTIVI :

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 IL 31.10 15  la sentenza del PROCESSO CONTRO GERONZI E CRAGNOTTI PER ESTORSIONE NEI CONFRONTI DI PARMALAT ha ammesso il danno per i soci Parmalat .     

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per non fare diventare l'ITALIA un'hotspot europeo dell'immigrazione in quanto bisogna resistere come italiani nel nostro paese dando agli immigrati un messaggio forte e chiaro : ogni paese puo' svilupparsi basta impegnarsi per farlo con le risorse disponibili e l'intelligenza , che significa adattamento nel superare le difficolta'.

Inventarsi un lavoro invece che fare l'elemosina.

Quanti miracoli ha fatto Maometto rispetto a Gesu' ?

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obiettivi:

1) esame d'italiano e storia italiana per gli immigrati

2) lavori socialmente utili

3) pulizia e cucina autonoma

3 gennaio 1917, Suor Lucia nel Terzo segreto di Fatima: Il sangue dei martiri cristiani non smetterà mai di sgorgare per irrigare la terra e far germogliare il seme del Vangelo.  Scrive suor Lucia: “Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva grandi fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo intero; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l’Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo in una luce immensa che è Dio: “Qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti” un Vescovo vestito di Bianco “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”. Vari altri vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della croce c’erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio”. interpretazione del Terzo segreto di Fatima era già stata offerta dalla stessa Suor Lucia in una lettera a Papa Wojtyla del 12 maggio 1982. In essa dice:  «La terza parte del segreto si riferisce alle parole di Nostra Signora: “Se no [si ascolteranno le mie richieste la Russia] spargerà i suoi errori per il mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte” (13-VII-1917). La terza parte del segreto è una rivelazione simbolica, che si riferisce a questa parte del Messaggio, condizionato dal fatto se accettiamo o no ciò che il Messaggio stesso ci chiede: “Se accetteranno le mie richieste, la Russia si convertirà e avranno pace; se no, spargerà i suoi errori per il mondo, etc.”. Dal momento che non abbiamo tenuto conto di questo appello del Messaggio, verifichiamo che esso si è compiuto, la Russia ha invaso il mondo con i suoi errori. E se non constatiamo ancora la consumazione completa del finale di questa profezia, vediamo che vi siamo incamminati a poco a poco a larghi passi. Se non rinunciamo al cammino di peccato, di odio, di vendetta, di ingiustizia violando i diritti della persona umana, di immoralità e di violenza, etc. E non diciamo che è Dio che così ci castiga; al contrario sono gli uomini che da se stessi si preparano il castigo. Dio premurosamente ci avverte e chiama al buon cammino, rispettando la libertà che ci ha dato; perciò gli uomini sono responsabili».

Le storie degli immigrati occupanti che cercano di farsi mantenere insieme alle loro famiglie , non lavoro come gli immigrati italiani all'estero:

1)  Mi trovavo all'opedale per prenotare una visita delicata , mentre stato parlando con l'infermiera, una donna mi disse di sbrigarmi : era di colore.

2) Mi trovavo in C,vittorio ang V.CARLO ALBERTO a Torino, stavo dando dei soldi ad un bianco che suonava una fisarmonica accanto ai suoi pacchi, arriva un nero in bici e me li chiede

3) Ero su un bus turistico e' salito un nero ha spostato la roba che occupava i primi posti e si e' messo lui

4) Ero in un team di startup che doveva fare proposte a TIM usando strumenti della stessa la minoranza mussulmana ha imposto di prima vedere gli strumenti e poi fare le proposte: molto innovativo !

5) FINO A QUANDO I MUSSULMANI NON ACCETTANO LA PARITA' UOMO DONNA , ANCHE SE LO SCRIVE IL CORANO E' SBAGLIATO. E' INACCETTABILE QUESTO PRINCIPIO CHE CI PORTA INDIETRO.

6) perche' lITALIA deve accogliere tutti ? anche gli alberghi possono rifiutare clienti .

09.01.19

Tutti i nulllafacenti immigrati Boeri dice che ne abbiamo bisogno : per cosa ? per mantenerli ?

04.02.17l

L'ISIS secondo me sta facendo delle prove di attentato con l'obiettivo del Vaticano con un attacco simultaneo da terra con la tecnica dei camion e dal cielo con aerei come a NY l'11.09.11.

Riforma sostenuta da una maggioranza trasversale: «Non razzismo, ma realismo» Case Atc agli immigrati La Regione Piemonte cambia le regole Gli attuali criteri per le assegnazioni penalizzano gli italiani .

Screening pagato dalla Regione e affidato alle Molinette Nel Centro di Settimo esami contro la Tbc “Controlli da marzo” Tra i profughi in arrivo aumentano i casi di scabbia In sei mesi sono state curate un migliaio di persone.

Il Piemonte è la quarta regione italiana per numero di richiedenti asilo. E gli arrivi sono destinati ad aumentare. L’assessora Cerutti: “Un sistema che da emergenza si sta trasformando in strutturale”. Coinvolgere maggiormente i Comuni.In Piemonte ci sono 14.080 migranti e il flusso non accenna ad arrestarsi: nel primo mese del 2017 sono già sbarcati in Italia 9.425 richiedenti asilo, in confronto ai 6030 dello scorso anno e ai 3.813 del 2015. Insomma, serve un piano. A illustrarlo è l’assessora all’Immigrazione della Regione Monica Cerutti, che spiega come la rete di accoglienza in questi anni sia radicalmente cambiata, trasformando il sistema «da emergenziale a strutturale».

La Regione punta su formazione e compensazioni mentre aumentano i riconoscimenti In Piemonte 14 mila migranti Solo 1200 nella rete dei Comuni A Una minoranza inserita in progetti di accoglienza gestiti dagli enti locali umentano i riconoscimenti delle commissioni prefettizie, meno rigide rispetto al passato prossimo: la tendenza si è invertita, le domande accolte sono il 60% rispetto al 40% dei rigetti. Non aumenta, invece, la disponibilità a progetti di accoglienza e di integrazione da parte dei Comuni. Stando ai dati aggiornati forniti dalla Regione, si rileva che rispetto ai 14 mila migranti oggi presenti in Piemonte quelli inseriti nel sistema Sprar - gestito direttamente dai Comuni - non superano i 1.200. Il resto lo troviamo nelle strutture temporanee sotto controllo dalle Prefetture. Per rendere l’idea, nella nostra regione i Comuni sono 1.2016. La trincea dei Comuni Un bilancio che impensierisce la Regione, alle prese con resistenze più o meno velate da parte degli enti locali: il termometro di un malumore, o semplicemente di indifferenza, che impone un lavoro capillare di convincimento. «Di accompagnamento, di compensazione e prima ancora di informazione contro la disinformazione e certe strumentalizzazioni politiche», - ha precisato l’assessora Monica Cerutti riepilogando le azioni previste nel piano per regionale per l’immigrazione. A stretto giro di posta è arrivata la risposta della Lega Nord nella persona del consigliere regionale Alessandro Benvenuto: «Non esistono paure da disinnescare ma necessità da soddisfare sia in termini di sicurezza e controllo del territorio, sia dal punto di vista degli investimenti. Il Piemonte ha di per sé ben poche risorse, che andrebbero utilizzate per creare lavoro e risolvere i problemi che attanagliano i piemontesi, prima di essere adoperate per far fare un salto di qualità all’accoglienza». Progetti di accoglienza Tre i progetti in campo: «Vesta» (ha come obiettivo il miglioramento dei servizi pubblici che si relazionano con i cittadini di Paesi terzi), “Petrarca” (si occupa di realizzare un piano regionale per la formazione civico linguistica), “Piemonte contro le discriminazioni” (percorsi di formazione e di inclusione volti a prevenire le discriminazioni). Inoltre la Regione ha attivato con il Viminale un progetto per favorire lo sviluppo delle economie locali sostenendo politiche pubbliche rivolte ai giovani ivoriani e senegalesi. Più riconoscimenti Come si premetteva, aumentano i riconoscimenti: 297 le domande accolte dalla Commissione di Torino nel periodo ottobre-dicembre 2016 (status di rifugiato, protezione sussidiaria e umanitaria); 210 i rigetti. In tutto i convocati erano mille: gli altri o attendono o non si sono presentati. I tempi della valutazione, invece, restano lunghi: un paio di anni, considerando anche i ricorsi. Sul fronte dell’assistenza sanitaria e della prevenzione, si pensa di replicare nel Centro di Castel D’Annone, in provincia di Asti, lo screening contro la tubercolosi che dal marzo sarà attivato al Centro Fenoglio di Settimo con il concorso di Regione, Croce Rossa e Centro di Radiologia Mobile delle Molinette.

INTANTO :«Non sono ipotizzabili anticipazioni di risorse» per l’asilo che Spina 3 attende dal 2009. La lunga attesa aveva fatto protestare molti residenti e c’era chi già stava perdendo le speranze. Ma in Circoscrizione 4, in risposta a un’interpellanza del consigliere della Lega Carlo Morando, il Comune ha messo nero su bianco che i fondi dei privati per permettere la costruzione dell’asilo non ci sono. Quella di via Verolengo resta una promessa non rispettata. Con la crisi immobiliare, la società Cinque Cerchi ha rinunciato a costruire una parte dei palazzi e gli oneri di urbanizzazione versati, spiegò mesi fa l’ex assessore Lorusso, erano andati per la costruzione del tunnel di corso Mortara. Ad ottobre c’è stata una nuova riunione. L’esito è stata la fumata nera da parte dei privati. «Sarà necessario che la progettazione e la realizzazione dell’opera vengano curate direttamente dalla Città di Torino», scrive il Comune nella sua risposta. Senza specificare come e dove verranno reperiti i fondi necessari, né quando si partirà.

 

Tunisia. Frattini: "Proporremo immigrazione circolare" - Il portale dell ...

www.stranieriinitalia.it/.../tunisia-frattini-qproporremo-immigrazione-circolareq.html

20 gen 2011 - L'immigrazione "circolare" è quella in cui i migranti, dopo un certo periodo di lavoro all'estero, tornano nei loro Paesi d'origine. Un sistema più ...

Tutto è iniziato quando è stato chiuso il bar. I 60 stranieri che erano a bordo del traghetto Tirrenia diretto a Napoli volevano continuare a bere. L’obiettivo era sbronzarsi e far scoppiare il caos sulla nave. Lo hanno fatto ugualmente, trasformando il viaggio in un incubo anche per gli altri 200 passeggeri. In mezzo al mare, nel cuore della notte, è successo di tutto: litigi, urla, botte, un tentativo di assalto al bancone chiuso, molestie ai danni di alcuni viaggiatori e persino un’incursione tra le cuccette. La situazione è tornata alla calma soltanto all’alba, poco prima dell’ormeggio, quando i protagonisti di questa interminabile notte brava hanno visto che sulle banchine del porto di Napoli erano già schierate le pattuglie della polizia. Nella nave Janas partita da Cagliari lunedì sera dalla Sardegna era stato imbarcato un gruppo di nordafricani che nei giorni scorsi aveva ricevuto il decreto di espulsione. Una trentina di persone, alle quali si sono aggiunti anche altri immigrati nordafricani. E così a bordo è scoppiato il caos. Il personale di bordo ha provato a riportare la calma ma la situazione è subito degenerata. Per ore la nave è stata in balia dei sessanta scatenati. All’arrivo a Napoli, il traghetto è stato bloccato dagli agenti della Questura di Napoli che per tutta la giornata sono rimasti a bordo per identificare gli stranieri che hanno scatenato il caos in mezzo al mare e per ricostruire bene l’episodio. «Il viaggio del gruppo è stato effettuato secondo le procedure previste dalla legge, implementate dalle autorità di sicurezza di Cagliari – si limita a spiegare la Tirrenia - La compagnia, come sempre in questi casi, ha destinato ai passeggeri stranieri un’area della nave, a garanzia della sicurezza dei passeggeri, non essendo il gruppo accompagnato  dalle forze di polizia. Contrariamente a quanto avvenuto in passato, il gruppo ha creato problemi a bordo per tensioni al suo interno che poi si sono ripercosse sui passeggeri». A bordo del traghetto gli agenti della questura di Napoli hanno lavorato per quasi 12 ore e hanno acquisito anche le telecamere della videosorveglianza della nave. Nel frattempo sono scoppiate le polemiche. «I protagonisti di questo caos non sono da scambiare con i profughi richiedenti asilo - commenta il segretario del Sap di Cagliari, Luca Agati - La verità è che con gli sbarchi dal Nord Africa, a cui stiamo assistendo anche in questi giorni, arrivano poco di buono, giovani convinti di poter fare cio’ che vogliono una volta ottenuto il foglio di espulsione, che di fatto è un lasciapassare che garantisce loro la libertà di delinquere in Italia. Cosa deve accadere per far comprendere che va trovata una soluzione definitiva alla questione delle espulsioni?»  In ostaggio per ore Per ore la nave è stata in balia dei sessanta scatenati, che hanno trasformato il viaggio in un incubo per gli altri 200 passeggeri  21.02.17

Istituto comprensivo Regio Parco La crisi spegne la musica in classe Le famiglie non pagano la retta da 10 euro al mese: a rischio il progetto lanciato da Abbado, mentre la Regione Piemonte finanzia un progetto per insegnare ai bambini italiani la lingua degli immigrati non viceversa.

 Qui Foggia Gli sfollati di una palazzina crollata nel 1999 vivono in container di appena 24 mq Qui Messina Nei rioni Fondo Fucile e Camaro San Paolo le baracche aumentano di anno in anno Donne e bambini Nei rioni nati dopo il sisma le case sono coperte da tetti precari, spesso di Eternit Qui Lamezia Terme Oltre 400 calabresi di etnia rom vivono ai margini di una discarica a cielo aperto  Qui Brescia Nelle casette di San Polino le decine di famiglie abitano prefabbricati fatiscenti Da Brescia a Foggia, da Lamezia a Messina. Oltre 50 mila italiani vivono in abitazioni di fortuna. Tra amianto, topi e rassegnazione Caterina ha 64 anni e tenacia da vendere. Con gli occhi liquidi guarda il tetto di amianto sopra la sua testa: «Sono stata operata due volte di tumore, è colpa di questo maledetto Eternit». Indossa una vestaglia a righe bianche e blu. «Vivo qui da vent’anni. D’estate si soffoca, d’inverno si gela, piove in casa e l’umidità bagna i vestiti nei cassetti. Il dottore mi ha detto di andare via. Ma dove?». In fondo alla strada abita Concetta, che tra topi e lamiere trova la forza di sorridere: «A ogni campagna elettorale i politici ci promettono case popolari, ma una volta eletti si dimenticano di noi. Sono certa che morirò senza aver realizzato il mio sogno: un balcone dove stendere la biancheria». Antonio invece no, lui non ride. Digrigna i denti rimasti: «Gli altri li ho persi per colpa della rabbia. In due anni qui sono diventato brutto, mi vergogno». Slum, favela, bidonville: Paese che vai, emarginazione che trovi. Un essere umano su sei, nel mondo, vive in una baraccopoli. In Italia sono almeno 53 mila le persone che, secondo l’Istat, abitano nei cosiddetti «alloggi di altro tipo», diversi dalle case. Cantine, roulotte, automobili e soprattutto baracche. Le storie di questi cittadini invisibili (e italianissimi) sono raccontate nel documentario «Baraccopolis» di Sergio Ramazzotti e Andrea Monzani, prodotto da Parallelozero, in onda domenica sera alle 21,15 su Sky Atlantic Hd per il ciclo «Il racconto del reale». Le baraccopoli sono non luoghi popolati da un’umanità sconfitta e spesso rassegnata. Donne, uomini, bambini, anziani. Vittime della crisi economica o di circostanze avverse. Vivono in stamberghe all’interno di moderni ghetti al confine con quella parte di città degna di questo nome. Di là dal muro la civiltà. Da questo lato fango, calcinacci, muffa, immondizia, fogne a cielo aperto. A Messina le abitazioni di fortuna risalgono ad oltre un secolo fa, quando il terremoto del 1908 rase al suolo la città. Qui l’emergenza è diventata quotidianità. Fondo Fucile, Giostra, Camaro San Paolo. Eccoli i rioni del girone infernale dei diseredati. Legambiente ha censito più di 3 mila baracche e altrettante famiglie. I topi, invece, sono ben di più. A Lamezia Terme oltre 400 calabresi di etnia rom vivono ai margini di una discarica. Tra loro c’è Cosimo, che vorrebbe andare via: «Non per me, ma per mio figlio, ha subìto un trapianto di fegato». A Foggia gli sfollati di una palazzina crollata nel 1999 vivono nei container di 24 mq. Andrea abita invece nelle casette di San Polino a Brescia, dove un prefabbricato fatiscente è diventato la sua dimora forzata: «Facevo l’autotrasportatore. Dopo due ictus ho perso patente e lavoro. I miei figli non sanno che abito qui. Non mi è rimasto nulla, nemmeno la dignità». Sognando un balcone «Il mio sogno? È un balcone dove stendere la biancheria», dice la signora Caterina nIl documentario «Baraccopolis» di Sergio Ramazzotti e Andrea Monzani, prodotto da Parallelozero, andrà in onda domani sera alle 21.15 su Sky Atlantic Hd per il ciclo «Il racconto del reale». Su Sky Atlantic Il documentario 3 domande a Sergio Ramazzotti registra e fotografo “Così ho immortalato la vita dentro quelle catapecchie” Chi sono gli abitanti delle baraccopoli? «Sono cittadini italiani, spesso finiti lì per caso. Magari dopo aver perso il lavoro o aver divorziato». Quali sono i tratti comuni? «Chi finisce in una baracca attraversa fasi simili a quelle dei malati di cancro. Prima lo stupore, poi la rabbia, il tentativo di scendere a patti con la realtà, la depressione, infine la rassegnazione». Cosa ci insegnano queste persone? «È destabilizzante raccontare donne e uomini caduti in disgrazia con tanta rapidità. Sono individui come noi. La verità è che può succedere a chiunque». Baraccopolid’Italia

01.03.17

GLI ITALIANI AIUTANO più FACILMENTE GLI EXTRACOMUNITARI RISPETTO AGLI ITALIANI.

 

 

 

SE VUOI SCRIVERTI UN BREVETTO CONSULTA dm.13.01.10 n33

13/01/2010 - Decreto ministeriale del 13 gennaio 2010, n. 33 - Uibm

 

 

 

CORRISPONDENZA sulla Xylella fastidiosa con la UE luglio 2018

XYLELLA\18-07-31-ARES 4037967.pdf

XYLELLA\18-07-31-ARES 4037967-cover.pdf

 

 

 

Mutui, la prova della truffa Via a rimborsi per 16 miliardi

Dopo tre anni ecco la sentenza Ue sull'Euribor truccato da banche estere. Ma si può far causa pure alle italiane

Giuseppe Marino - Sab, 19/11/2016 - 15:52

La Commissione europea, tre anni dopo aver condannato quattro tra le più grandi banche europee per aver truccato il tasso di interesse che incide sui mutui di milioni di cittadini europei, ha finalmente tolto il segreto al testo della sentenza. E quel documento di trenta pagine potrebbe valere, solo per gli italiani che hanno un mutuo sulle spalle, ben 16 miliardi di euro di rimborsi da chiedere alle banche.

La storia parte con la scoperta di un'intesa restrittiva della concorrenza, ovvero un cartello, tra le principali banche europee. Lo scopo, secondo l'Antitrust europeo, era di manipolare a proprio vantaggio il corso dell'Euribor, il tasso di interesse che funge da riferimento per un mercato di prodotti finanziari che vale 400mila miliardi di euro. Tra questi ci sono i mutui di 2,5 milioni di italiani, per un controvalore complessivo stimabile in oltre 200 miliardi. L'Euribor viene calcolato giorno per giorno con un sondaggio telefonico tra 44 grandi banche europee, che comunicano che tasso di interesse applicano in quel momento per i prestiti tra banche. Il risultato del sondaggio viene comunicato all'agenzia Thomson Reuters che poi comunica il valore dell'Euribor agli operatori e al pubblico. L'Antitrust ha scoperto che alcune grandi banche, tra il 2005 e il 2008, si erano messe d'accordo per falsare i valori comunicati e manipolare il valore del tasso secondo la propria convenienza. «Alcune volte, -recita la sentenza che il Giornale ha potuto visionare- certi trader (omissis...) comunicavano e/o ricevevano preferenze per un settaggio a valore costante, basso o alto di certi valori Euribor. Queste preferenze andavano a dipendere dalle proprie posizioni commerciali ed esposizioni»

Il risultato ovviamente si è riflettuto sui mutui degli ignari cittadini di tutta Europa, che però finora avevano le unghie spuntate. Un avvocato di Sassari, Andrea Sorgentone, legato all'associazione Sos Utenti, ha subissato la Commissione di ricorsi per farsi consegnare il testo della sentenza dell'Antitrust che condanna Deutsche Bank, Société Genéralé, Rbs e Barclay's a pagare in totale una multa di oltre un miliardo di euro.

La Ue ha sempre rifiutato adducendo problemi di riservatezza delle banche, ma alla fine l'avvocato ha ottenuto una copia della sentenza, seppur in parte «censurata». E ora il conto potrebbe salire. E non solo per quelle direttamente coinvolte, perché il tasso alterato veniva applicato ai mutui variabili da tutte le banche, anche le italiane, che ora potrebbero dover pagare il conto dei trucchi di tedesche, francesi e inglesi. Sorgentone si dice convinto di poter ottenere i risarcimenti: «Secondo le stime più attendibili -dice- i mutuatari italiani hanno pagato interessi per 30 miliardi, di cui 16 indebitamente. La sentenza europea è vincolante per i giudici italiani. Ora devono solo quantificare gli interessi che vanno restituiti in ogni rapporto mutuo, leasing, apertura di credito a tasso variabile che ha avuto corso dal 1 settembre 2005 al 31 marzo 2009».

27.01.17

 

 

Come creare un meeting su Zoom? In un periodo in cui è richiesto dalla società il distanziamento sociale, la nota app per le videoconferenze diventa uno strumento importante per molte aziende e privati. Se partecipare a un meeting è un processo estremamente semplice, che non richiede neppure la registrazione al servizio, discorso diverso vale per gli utenti che desiderano creare un meeting su Zoom.

Ecco dunque una semplice guida per semplificare la vita a coloro che hanno intenzione di approcciare alla piattaforma senza confondersi le idee.

Come si crea un meeting su Zoom

Dopo aver scaricato e installato Zoom, e aver effettuato la registrazione, si dovrà dunque effettuare l’accesso premendo Sign In (è possibile loggare direttamente con il proprio account Google o Facebook, comunque). A questo punto, bisogna procedere in questo modo:

  • Fare tap su New Meeting (pulsante arancione)
  • Scegliere se avviare il meeting con la fotocamera accesa o spenta, tramite il toggle Video On
  • Premere Start a Meeting

A questo punto è stata creata la videoconferenza, ma affinché venga avviata è necessario invitare i partecipanti. Per proseguire sarà necessario quindi:

  • Fare tap su Participants (nella parte in basso dello schermo)
  • Premere su Invite
  • Scegliere il mezzo attraverso cui inviare il link di partecipazione ai mittenti (tramite e-mail o messaggio, per esempio)

Una volta invitati gli utenti, chi ha creato il meeting avrà la possibilità di fare tap su ognuno di essi per utilizzare diverse funzioni: per esempio si potranno silenziare, piuttosto che chiedergli di attivare la fotocamera, eccetera.

Zoom, anche su dispositivi mobile

Zoom (immagine: Zoom).

Facendo tap sul pulsante Chats (in basso a sinistra dello schermo), inoltre, si potranno inviare messaggi di testo a tutti i partecipanti o solo a uno di essi. Una volta terminata la videoconferenza, la si potrà chiudere facendo tap sulla scritta rossa End in alto a destra: si potrà in ultimo scegliere se lasciare il meeting (Leave Meeting), permettendo agli altri di continuare a interagire, o se scollegare tutti (End Meeting).

 

 

Windows File Recovery recupera i file cancellati per sbaglio

È la prima app di questo tipo realizzata direttamente da Microsoft.

A tutti - beh, a quanti non hanno un backup efficiente - sarà capitato di cancellare per errore un file, non solo mettendolo nel Cestino, ma facendolo sparire apparentemente per sempre.

Recuperare i file cancellati ha tante più possibilità di riuscire quanto meno la zona occupata da quei file è stata sovrascritta, ed è un lavoro per software specializzati.

Fino a oggi, l'unica possibilità per i sistemi Windows era scegliere programmi di terze parti. Ora Microsoft ha rilasciato una piccola utility che si occupa proprio del recupero dei file.

Si chiama Windows File Recovery ed è disponibile gratuitamente sul Microsoft Store.

Si tratta di un programma privo di interfaccia grafica: per adoperarlo bisogna quindi superare la diffidenza per la linea di comando che alberga in molti utenti di Windows.

L'utility ha tre modalità base di funzionamento. Default, suggerita per i drive Ntfs, si rivolge alla Master File Table (MFT) per individuare i segmenti dei file. Segment fa a meno della MFT e si basa invece sul rilevamento dei segmenti (che contengono informazioni come il nome, la data, il tipo di file e via di seguito). Signature, infine, si basa sul tipo di file: non avendo a disposizione altre informazioni, cerca tutti i file di quel tipo (Microsoft consiglia questo sistema per le unità esterne come chiavette Usb e schede SD).

Windows File Recovery è in grado di tentare il recupero da diversi filesystem - quali Ntfs, exFat e ReFS - e per apprendere il suo utilizzo Microsoft ha messo a disposizione una pagina d'aiuto (in inglese) sul sito ufficiale.

Qui sotto, alcune schermate di Windows File Recovery.

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Leggi l'articolo originale su ZEUS News - https://www.zeusnews.it/n.php?c=28141

 

Bloatbox ripulisce Windows 10 dalle app indesiderate

Bastano pochi clic per eliminare tutto il bloatware preinstallato.

Leggi l'articolo originale su ZEUS News - https://www.zeusnews.it/n.php?c=28201

Non si può dire che Windows 10 sia un sistema operativo essenziale: ogni nuova installazione porta con sé, insieme al sistema vero e proprio, tutta una serie di applicazioni che per la maggior parte degli utenti si rivelano inutili, se non fastidiose, senza contare le aggiunte dei singoli produttori di Pc.

Rimuoverle a mano una a una è un compito tedioso, ma esiste una piccola applicazione che facilita l'intera operazione: Bloatbox.

Nata come estensione per Spydish, app utile per gestire le informazioni condivise con Microsoft da Windows 10 e più in generale le impostazioni del sistema che coinvolgono la privacy, è poi diventata un software a sé.

Il motivo è un po' la medesima ragione di vita di Bloatbox: non rendere Spydish troppo "grasso" (bloated), ossia ricco di funzioni che, per quanto utili, vadano a incidere sulla possibilità di avere un'applicazione compatta, efficiente e facile da usare.

Bloatbox si scarica da GitHub sotto forma di archivio .zip da estrarre sul Pc. Una volta compiuta questa operazione non resta altro da fare che cliccare due volte sul file Bloatbox.exe per avviare l'app.

La finestra principale mostra sulla sinistra una colonna in cui è presente la lista di tutte le app installate in Windows, tra cui anche quelle che normalmente non si possono disinstallare - come il Meteo, Microsoft News e via di seguito - e quelle installate dal produttore del computer.

Ciò che occorre fare è selezionare quelle app che si intende rimuovere e, quando si è soddisfatti, premere il pulsante , che le aggiungerà alla colonna di destra, dove si trovano tutte le app condannate alla cancellazione.

A questo punto si può premere il pulsante Uninstall, posto nella parte inferiore della colonna centrale, e il processo di disinstallazione inizierà.

L'ultima versione al momento in cui scriviamo mostra anche, nella colonna di destra di un pratico link per effettuare una "pulizia generale" di una nuova installazione di Windows 10, identificato dalla dicitura Start fresh if your Windows 10 is loaded with bloat....

Cliccandolo, verranno aggiunte all'elenco di eliminazione tutte le app preinstallate e considerate bloatware. Chiaramente l'elenco può essere personalizzato a piacere rimuovendo da esso le app che si intende tenere tramite il pulsante Remove selected.

 

 

 

 

Il sito che installa tutte le app essenziali per Windows 10

Bastano pochi clic per ottenere un Pc perfettamente attrezzato, senza dover scaricare ogni singolo software.

Reinstallare il sistema operativo è solo il primo passo, dopo un incidente al Pc che abbia causato la necessità di ripartire da capo, tra quelli necessari per arrivare a riavere un computer perfettamente configurato e utilizzabile.

A quel punto inizia infatti il processo di configurazione e di installazione di tutte quelle grandi e piccole applicazioni che svolgono i vari compiti ai quali il computer è dedicato. Si tratta di un'operazione che può essere lunga e tediosa e che sarebbe bello poter automatizzare.

Una delle alternative migliori da tempo esistente è Ninite, sito che permette di selezionare le app preferite e si occupa di scaricarle e installarle in autonomia.


Da quando però Microsoft ha lanciato un proprio gestore di pacchetti (Winget) sono spuntate delle alternative che a esso si appoggiano e, dato che funziona da linea di comando, dette alternative si occupano di fornire un'interfaccia grafica.

Una delle più interessanti è Winstall, che semplifica l'installazione delle app dai repository messi a disposizione da Microsoft.

Winstall è una Progressive Web Application (Pwa), ossia un sito da visitare con il proprio browser e che permette di scegliere le app da installare sul computer; in questo senso, dal punto di vista dell'uso è molto simile al già citato Ninite.

Diverso è però il funzionamento: se Ninite scarica i singoli installer dei vari programmi, Winstall si appoggia a Winget, che quindi deve essere preventivamente installato sul Pc.

Inoltre offre una propria funzionalità specifica, che il suo sviluppatore ha battezzato Featured Pack.

Si tratta di gruppi di applicazioni unite da un tema o una funzionalità comune (browser, strumenti di sviluppo, software per i giochi) che si possono selezionare tutte insieme; Winstall si occupa quindi di generare il codice da copiare nel Prompt dei Comandi per avviare l'installazione.

In alternativa si può scaricare un file .bat da eseguire, che si occupa di invocare Winget per portare a termine il compito.

I Featured Pack sono infine personalizzabili: gli utenti sono invitati a creare il proprio e a condividerlo.

Leggi l'articolo originale su ZEUS News - https://www.zeusnews.it/n.php?c=28369

 

 

Cos’è e a cosa serve la pasta madre

La pasta madre è un lievito naturale che permette di preparare un ottimo pane, ma anche pizze e focacce. Conosciuta anche come pasta acida, la pasta madre è un impasto che può essere realizzato in diversi modi. Ad esempio, la pasta madre si può ottenere prelevando un impasto del pane da conservare grazie ai “rinfreschi”, oppure preparando un semplice impasto di acqua e farina da lasciare a contatto con l’aria, così che si arricchisca dei lieviti responsabili dei processi fermentativi che consentono la lievitazione di pane e altri prodotti da forno.

Gli impasti preparati con la pasta madre hanno generalmente bisogno di lievitare per diverse ore, ma il risultato ripaga dell’attesa: pane, pizze e focacce risulteranno infatti più gonfi, più digeribili, conservabili più a lungo e con un sapore decisamente migliore.

La pasta madre, inoltre, accresce il valore nutrizionale del pane e di altri prodotti da forno. Negli impasti preparati con la pasta madre diverse importanti sostanze rimangono intatte e, grazie alla composizione chimica della pasta madre, il nostro organismo riesce ad assimilare meglio i sali minerali presenti nelle farine.

I lieviti della pasta madre, poi, favoriscono la crescita di batteri buoni nell’intestino, favorendo un buon equilibrio del microbiota e migliorando così la digestione. È importante anche notare che il pane preparato con lievito naturale possiede un indice glicemico inferiore rispetto al pane realizzato con altri lieviti. Questo significa che quando i carboidrati presenti nel pane vengono assimilati sotto forma di glucosio, questo si riversa più lentamente nel flusso sanguigno, evitando picchi glicemici.

Oltre a conferire al pane proprietà organolettiche e nutrizionali migliori, la pasta madre presenta altri vantaggi. Grazie ai rinfreschi, si può infatti avere a disposizione questo straordinario lievito naturale a lungo; in più, la pasta madre può essere preparata con vari tipi di farine, anche senza glutine.

La dieta senza glutine è l’unica terapia per le persone celiache e per chi presenta sensibilità verso le proteine del frumento e in altri cereali come orzo e farro. Inoltre, ridurre il consumo di glutine può migliorare alcuni disturbi intestinali ed è consigliato anche a chi vuole seguire un regime alimentare antinfiammatorio.

 

 ATTENZIONE MOLTO IMPORTANTE PER LA TUA SALUTE :

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Nostra Madre Terra - Articoli

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Dai termovalorizzatori alla raccolta differenziata

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?azione=det&id=2548

 

Video Marco Bava Giuseppe Catizone 6 marzo 2009

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  Videoinforma :  www marcobava.it